mercoledì 17 febbraio 2010

KOSOVO: L'INDIPENDENZA VISTA DALLA GERMANIA E DAGLI ESPERTI KOSOVARI

Di Marina Szikora
Corrispondente di Radio Radicale. Il testo che segue è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata del 17 febbraio dello Speciale di Passaggio a Sud Est dedicato ai due anni di indipendenza del Kosovo

A due anni dalla proclamazione dell’indipendenza del Kosovo, sulla legalita’ di questo atto unilaterale di Pristina, la cui indipendenza ad oggi riconoscono soltanto 65 Stati membri delle Nazioni Unite, per la radio tedesca Deutsche Welle, Bahri Cani ha intervistato Christian Tomuschat, professore emeritus dell’Universita’ Humboldt di Berlino, esperto di diritto internazionale. Secondo Tomuschat la decisione sulla proclamazione dell’indipendenza e’ stata una decisione dei kosovari ed e’, secondo la sua opinione, una decisione del tutto capibile poiche’ i kosovari vivevano in circostanze particolari. Innanzitutto a causa della repressione delle forze jugoslave e in piu’ per il fatto che il Kosovo per anni si trovava sotto l’amministrazione internazionale che comunque “non era ideale”.
Per quanto riguarda futuri riconoscimenti, alcuni Stati sono reticenti, osserva Tomuschat, poiche’ hanno paura di movimenti secessionistici interni. Secondo la sua opinione questo timore e’ infondato. Ad esempio – spiega il professor Tomuschat – il problema dei Baschi in Spagna e’ del tutto diverso. I Baschi hanno una larga autonomia e godono di diritti che ad essi competono. Non possono mai chiedere il diritto all’autodeterminazione o alla secessione. Con i kosovari la situazione e’ diversa: in quanto minoranza, essi sono stati veramente discriminati, sottolinea Tomuschat. E’ questa e’ stata anche la base per la proclamazione dell’indipendenza che molto probabilmente verra’ confermata – ritiene l’esperto politico tedesco – anche dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Aggiunge che secondo la sua opinione, la decisione di Pristina e’ stata in linea con il diritto internazionale anche se ammette che si tratta di una questione molto difficile e che i giuristi su questo sono divisi.
Secondo Tomuschat non e’ immaginabile una risposta negativa della Corte. Alla fin fine – afferma – la ruota della storia non si puo’ girare indietro ma bisogna guardare al futuro. “Un giorno avremo relazioni di amicizia tra la Serbia e il Kosovo. Quando pensiamo all’Europa occidentale, in cui oggi quasi non ci sono confini, allora dovremmo sperare che miglioreranno le relazioni tra il Kosovo, la Serbia e il Montenegro e che tra loro ci sara’ armonia” sostiene Tomuschat. Infine, avverte che senza il riconoscimento del Kosovo non sara’ possibile l’ingresso della Serbia nell’Ue. I due paesi, e’ dell’opinione Tomuschat, possono diventare membri dell’Unione soltanto insieme ma l’adesione del Kosovo sara’ un problema enorme per l’Unione poiche’ il Kosovo e’ economicamente estremamente debole.
Dopo due anni dalla proclamazione dell’indipendenza, la situazione in Kosovo non e’ molto cambiata, valutano gli esperti tedeschi di Berlino. “L’indipendenza del Kosovo e’ conseguenza della politica di Slobodan Milosevic. E’ una nuova realta’ nei Balcani e la Serbia deve fare i conti con questo fatto” affermano. Il Kosovo deve continuare a collaborare con la Serbia perche’ soltanto cosi’ puo’ compiere progressi, ha dichiarato per la ‘Deutsche Welle” Johannes Jung, esperto tedesco per l’Europa sudorientale. “Speriamo che l’avvicinamento all’Ue, che e’ l’impegno della Serbia, portera’ pregi anche per il Kosovo. Il Kosovo, in quanto stato indipendente, in questo momento non ci lascia sperare che si sta’ avviando verso l’Ue” ha sottolineato Jung.
Il politico tedesco Christian Schwartz Schilling, ex alto rappresentante della comunita’ internazionale in Bosnia Erzegovina, afferma che “il Kosovo e’ uno stato indipendente e questo non si puo’ piu’ annullare. Prima la Serbia accettera’ questo fatto, piu’ velocemente sara’ migliorato il suo futuro” e aggiunge che “Serbia e Kosovo devono collaborare evitando di sottovalutarsi”. Il politico tedesco ha rilevato che l’Europa deve risolvere finalmente la questione statale e legale del Kosovo. Oltre 20 paesi dell’Ue hanno riconosciuto il Kosovo. E’ una grande maggioranza – osserva Schwartz Schilling – e anche rispetto ai quattro o cinque paesi che sostengono opinioni diverse “l’Europa non dovrebbe essere cosi’ silenziosa e inpaurita rispetto a questa questione”.
In occasione del secondo anniversario del Kosovo indipendente si e’ pronunciato anche il presidente uscente della Croazia, Stjepan Mesic che domani con la cerimonia dell’inaugurazione del neoeletto presidente Ivo Josipovic, lascia il suo incarico di capo dello Stato croato durato per dieci anni. Mesic ha affermato qualche giorno fa, trovandosi in visita ufficiale a Berlino, che “la Serbia sta’ inasprendo le sue relazioni con tutti quelli che hanno riconosciuto il Kosovo, ma questo non lo fa’ con gli americani e gli altri ‘potenti’, bensi’ soltanto con i piccoli”. Mesic e’ dell’opinione che questo non e’ necessario e che la Serbia non deve riconoscere il Kosovo se non lo vuole, ma deve acconsentire agli altri nella regione di comunicare. Il presidente croato uscente ha aggiunto che secondo lui la questione, nonostante sia stata trasferita dalla sfera politica a quella giuridica, si trascinera’ anche nel futuro.
La piu’ grande minaccia alla stabilita’ del Kosovo, a due anni dalla proclamazione dell’indipendenza, e’ la difficile situazione economica, scrive la giornalista Zulfija Jakupi, corrispondente in Germania. A causa di grande poverta’ ma anche della corruzione, esiste la possibilita’ che scoppino grandi disordini sociali. Secondo i dati della Banca mondiale, il 45 percento della popolazione del Kosovo e’ povera, di cui il 15 percento vive in estrema poverta’. Quasi la meta’ dei kosovari non lavora, mentre lo stipendio medio degli impiegati e’ di 230 euro, scrive la Jakupi. Fehmi Krasnici, un operaio di Pristina, con lo stipendio di 185 euro sopravvive con grandi difficolta’: “e’ molto difficile in questa crisi con uno stipendio del genere mantenere la famiglia di cinque membri. Non so cosa fare prima. I salari sono bassi e i prezzi molto molto alti”, dice. Arbnor Kastrati, venditore di libri per strada, sottolinea che il suo stipendio e’ instabile e di essere costretto ad arrangiarsi in diversi modi: “Prima della guerra con uno stipendio era possibile mantenere una famiglia di dieci persone, mentre adesso sette membri devono lavorare per poter mantenere la stessa famiglia. Il nostro tenore di vita e’ molto basso”, racconta questo kosovaro.
L’esperto di economia Ibrahim Redzepi ritiene che e’ stato sbagliato aspettarsi che con la proclamazione dell’indipendenza tutto si sarebbe sistemato: “Era chiaro che appena con il riconoscimento iniziano i problemi interni, economici e sociali. Anche se i dati parlano di una certa crescita economica, essa e’ rallentata a causa dell’ ereditato non sviluppo e questo si riflette attraverso la disoccupazione e la crescita di estrema poverta’” spiega Redzepi. Negli ultimi due anni vi e’ un trend di calo degli investimenti stranieri. Gli esperti lo spiegano a causa di un clima inconveniente per gli investimenti e della corruzione, commenta Redzepi e aggiunge che c’e’ anche una mancanza di spettro legislativo, che le istituzioni non funzionano e il Parlamento non ha il pieno controllo sul Governo del Kosovo, per non parlare della corruzione.
Il vicepresidente della Camera di economia del Kosovo, Safet Grdjaliju, avverte che il Kosovo vive oggi secondo gli standard europei ma i salari sono a livello dell’Africa. Questo e’ un segnale molto negativo, afferma Grdjalijiu e tutto cio’ “rappresenta il Kosovo come una poloveriera che un giorno potrebbe scoppiare. Ogni giorno abbiamo le insoddisfazioni di certi settori della sanita’, giustizia, polizia e quando in uno stato anche la polizia si ribella e non e’ soddisfatta, allora questo e’ sicuramente il peggiore e il piu’ negativo segnale per il Governo”.
In Kosovo praticamente non c’e’ produzione e si esporta soltanto denaro, aggiunge il presidente della Camera di economia del Kosovo. “Il solo fatto che il 92 percento di tutto quello che si puo’ trovare nei negozie in Kosovo viene dall’esporto, dimostra che noi esportiamo il cash e in questo modo non possiamo avere nessun progresso economico. Dobbiamo ammettere con amarezza che in tal modo il Kosovo finanzia lo sviluppo economico di Serbia, Montenegro, Macedonia e Albania” avverte Grdjaljiu e aggiunge che in Kosovo vie e’ molta corruzione nella quale sono coinvolti anche gli ufficiali del governo. Per questo momento, la lotta per l’ordine e per il rispetto della legge sara’ dura, ma ci deve essere: se non sara’ raggiunto un livello di responsabilita’, se non si lottera’ contro la corruzione, il criminale e il monopolio, che purtroppo hanno qui le loro radici – sottolinea Grdjaliju – allora il Kosovo perdera’ la lotta per il suo futuro.

4 commenti:

  1. il kosovo collaborare con la serbia ????
    in che senso ???
    il kosovo vuole far sparire la serbia !

    http://balkan-crew.blogspot.com/2010/02/
    attentato-contro-un-poliziotto-albanese.html

    Lina

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  2. Siamo seri e lasciamo perdere gli slogan.
    Come possono essere risolti i problemi dei Balcani se non puntando alla collaborazione tra tutti i Paesi della regione? Un processo complesso e non facile, ma anche l'unica strada possibile.

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  3. Lina quell'episodio (l'attentato al poliziotto)è accaduto.. in Serbia.
    Non in Kosovo.

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  4. appunto !!
    criminali albanesi in serbia a bruciare un poliziotto albanese che collaborava coi serbi !!
    ma avete il paraocchi ?
    chi dice che non sarebbe giusto collaborare ?????
    sto dicendo che la situazione è disperata, si susseguono gli attacchi terroristici e nessuno ha voglia di collaborare se non sparuti poveri diavoli che per dar da mangiare ai figli accettano lavori sapendo di rischiare la vita
    altro che collaborazione !!!

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