mercoledì 30 aprile 2014

ELEZIONI EUROPEE 2014: IL PRIMO CONFRONTO TRA I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE UE

Lunedì 28 aprile Euronews ha mandato in onda il primo confronto tra i candidati alla presidenza della Comissione Europea, in vista delle elezioni per il Parlamento europeo che si svolgeranno tra il 22 e il 25 maggio (in Italia si voterà in questa data). Si tratta di un evento a suo modo storico: per la prima volta, infatti, il prossimo presidente della Commissione, che succederà a José Manuel Barroso, secondo quanto prevede il trattato di Lisbona del 2009 sarà scelto tenendo conto del risultato delle urne. E per la prima volta, dunque, i principali candidati alla guida dell'esecutivo comunitario si sono confrontati pubblicamente, presentando i loro programmi e rispondendo alle domande dei conduttori e dei cittadini.



Il dibattito ha avuto luogo a Maastricht, in Olanda, nel luogo cioè dove nel 1991 fu firmato il trattato che ha dato vita all'Unione Europea. Quattro i candidati che hanno accettato la sfida proposta da Euronews: Jean Claude Junker, ex premier lussemburghese, ex presidente dell'Eurogruppo, candidato dal Partito popolare europeo; Martin Schultz, attuale presidente del Parlamento, proposto dal Partito socialista europeo; Guy Verhofstadt, ex premier belga ed attuale capogruppo dell'Alleanza dei liberali e democratici; Ska Keller che, insiemea José Bové, è la candidata dei Verdi. Ha invece declinato l'invito il greco Alexis Tsipras, leader di Syriza e candidato della Sinistra unita europea che ha però già fatto sapere che sarà presente il 15 maggio al terzo e ultimo dibattito (il secondo è fissato per il 9 maggio).

Tre i temi di questo primo confronto: l'economia, con le politiche per uscire dalla crisi e rilanciare l'ocupazione, la questione energetica e il modello di crescita; la politica estera, alle prese con le gravi conseguenze della crisi ucraina nel confronto con la Russia; il futuro dell'Unione, con l'allargamento comuntario e le incognite poste dall'avanzata dei movimenti antieuropeisti e xenofobi. Alla fine i quattro candidati hanno riassunto i temi portanti della loro proposta per il governo dell'Unione Europea per i prossimi anni.

Se da un alto è sicuramente positivo che anche i candidati alla presidenza della Commissione si confrontino finalmente in pubblico sulle loro proposte e i loro programmi, rispondendo alle domande dei cittadini, come avviene ormai in tutti i Paesi dell'Unione in occasione delle elezioni, dall'altra parte non è detto che altrettanta trasparenza si avrà nella scelta effettiva del prossimo presidente, nonostante quanto preveda il trattato di Lisbona. Non solo perché questa nuova prassi non è gradita da alcuni dei più influenti leader europei, come la cancelliera Merkel, ma anche perché se dalle urne non dovesse uscire un risultato chiaro, la scelta del capo dell'esecutivo tornerà ad essere affidata alle trattative riservate tra i vari governi.

Sul sito di Euronews analisi e approfondimenti sull'esito di questo primo dibattito televisivo.
Qui di seguito la registrazione in traduzione italiana


sabato 26 aprile 2014

ITALIA, EUROPA, MONDO: SCEGLIERE PER CONTARE

Presentazione del rapporto IAI sulla politica estera italiana

Lo scorso 16 aprile è stata presentata a Roma l'edizione 2014 del Rapporto sulla politica estera italiana dell'Istituto Affari Internazionali: alla tavola rotonda su "Italia, Europa, Mondo: scegliere per contare", hanno preso parte tre ex ministri degli Esteri, Emma Bonino, Massimo D'Alema e Franco Frattini, e l'attuale sottosegretario Benedetto Della Vedova.




Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
L'Italia si trova ad affrontare una sfida duplice: da una parte deve riprendere con più coerenza e determinazione le riforme necessarie per riacquistare stabilmente credibilità internazionale, dall'altra deve aggiornare la propria strategia complessiva di politica estera alla luce dei cambiamenti del quadro europeo e internazionale. In particolare, vanno profondamente riviste alcune politiche come quelle sull'immigrazione e sulla difesa. Solo con un concreto programma di riforme, infatti, l'Italia può sperare di ottenere da Bruxelles una maggiore flessibilità nel rispetto dei parametri fiscali. D'altra parte deve anche insistere per alcune modifiche sostanziali della strategia e dell'agenda di politica estera dell'Unione: il primo banco di prova sarà la presidenza italiana dell'UE nel secondo semestre del 2014.


Italia, Europa. Mondo: scegliere per contare
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale


venerdì 25 aprile 2014

LA COMUNITA' ARMENA RISPONDE ALLE CONDOGLIANZE DI ERDOGAN

La turchia di Erdogan non si smentisce…negazionista è, e negazionista rimane.

Alla vigilia del 99° anniversario del Genocidio armeno il premier turco Erdogan ha rilasciato un comunicato, diramato in ben sette lingue, armeno compreso, nel quale si lascia andare a talune considerazioni sugli “accadimenti della prima guerra mondiale”. La stampa internazionale ha dato ovviamente molta enfasi alle suddette dichiarazioni che taluni, molto affrettatamente, hanno giudicato una apertura turca sulla questione armena. In realtà una attenta lettura del testo evidenzia, accanto a qualche timida frase di circostanza, la consueta impostazione negazionista della Turchia. Che anzi esce rafforzata proprio dalle frasi del leader turco condite dai soliti distinguo e prese di circostanza.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” si associa alle reazioni negative che giungono dagli armeni di tutto il mondo ed invita a vigilare contro il negazionismo turco che, a pochi mesi dal centenario del Genocidio armeno, continua a caratterizzare la politica di Ankara. Il messaggio di Erdogan, a parte le “condoglianze ai nipoti” degli armeni, rafforza ancor di più l’antistorica posizione turca, cerca di mettere sullo stesso piano un milione e mezzo di armeni trucidati con alcune decine di migliaia di soldati turchi caduti nel corso delle avventate campagne militari dei generali ottomani; addita, inequivocabilmente, agli armeni la responsabilità se ancora oggi la questione del Grande Male non è risolta e getta nello stesso calderone della Grande Guerra un popolo sterminato dalla ferocia dei Giovani Turchi e tutti coloro che hanno perso la vita nel corso della guerra. Guerra che diviene, ancora una volta, una cortina fumogena dietro alla quale celare la grande strage armena.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” rifiuta con fermezza ogni atto che non sia un pieno e formale riconoscimento di responsabilità per il genocidio del popolo armeno. Nessun tentativo di “depistaggio” diplomatico potrà mai arrestare il diritto alla Memoria che gli armeni in ogni angolo del mondo reclamano a gran voce; il 24 aprile ed ogni giorno dell’anno.

Il memoriale del genocidio armeno a Erevan (Foto Z@doune/Flickr)

giovedì 24 aprile 2014

GENOCIDIO DEGLI ARMENI: LE CONDOGLIANZE DI ERDOGAN

Recep Tayyip Erdogan
In occasione del 99° anniversario dell'inizio del genocidio degli armeni, che viene commemorato ogni anno il 24 aprile, il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan ha espresso le condoglianze dello Stato turco ai discendenti di coloro che persero la vita “all'inizio del ventesimo secolo”. Nella nota diffusa dall'ufficio del premier si legge: “Speriamo che tutti gli armeni che persero la vita nel contesto dell'inizio del ventesimo secolo riposino in pace e porgiamo le nostre condoglianze ai loro nipoti”.

“Gli incidenti della prima guerra mondiale - prosegue la nota - sono nostra sofferenza condivisa. Valutare questo doloroso periodo di storia con una prospettiva di giusta memoria è una responsabilità della gente comune e degli studiosi”. Nella dichiarazione, Erdogan sottolinea anche l'importanza della libertà di espressione e del rispetto della pluralità nei riguardi della storia: “In Turchia, esprimere opinioni diverse e pensieri in modo libero sugli eventi del 1915 è requisito per una prospettiva pluralistica così come per una cultura di democrazia e modernità”.

E' la prima volta che un leader turco compie un gesto del genere che, in qualche modo, ha quindi un valore storico. Tuttavia, il testo, tradotto in diverse lingue, tra cui anche l'armeno, se da una parte accenna alle “conseguenze disumane” della deportazione e ammette che essa riveste “un significato particolare per i nostri cittadini armeni e per tutti gli armeni nel mondo”, dall'altra parte si guarda bene dall'utilizzare il termine “genocidio” che la Turchia continua a rifiutare recisamente. Erdogan esprime comunque il desiderio che “gli armeni che hanno perso la vita all'inizio del ventesimo secolo riposino in pace e noi porgiamo le nostre condoglianze ai loro nipoti”.

Il 24 aprile gli armeni commemorano l'inizio dello sterminio deciso dal governo dei “Giovani Turchi” nell'ultima fase della caduta dell'impero ottomano e cominciato con gli arresti e la successiva eliminazione della élite armena di Costantinopoli (Istanbul). In seguito centinaia di migliaia di armeni subirono la deportazione e violenze di ogni genere che provocarono la morte di 1 milione e mezzo di persone. Secondo molti storici, quello degli armeni rappresenta il primo genocidio del ventesimo secolo. La repubblica turca, succeduta all'impero, ha però sempre contestato questa cifra, sostenendo che ci furono vittime in ogni parte, che i morti armeni furono molti meno e che la loro uccisione non fu il prodotto di uno sterminio pianificato.

Armeni impiccati ad Aleppo nel 1915


UN ANNO FA LO STORICO ACCORDO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Ivica Dacic, Catherine Ashton e Hashim Thaqi
di Marina Szikora
Il 19 aprile e’ stato ricordato l'anniversario dalla firma dell’accordo di Bruxelles tra Belgrado e Priština che nella sede dell’Unione Europea hanno firmato i due premier, quello della Serbia, ormai uscente Ivica Dačić e il suo omologo kosovaro Hashim Thaci. L’accordo e’ stato frutto di dieci round di colloqui tra le due parti con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza Chaterine Ashton. Secondo il commissario europeo all’Allargamento Stefan Feule, questo accordo aiutera’ Belgrado e Priština sul suo cammino verso l’adesione all'UE e segna una giornata storica nei rapporti tra Serbia e Kosovo, ma anche per i Balcani Occidentali e per l’intera Unione.

Ad un anno dalla firma dell’Accordo, il membro della delegazione kosovara a Bruxelles e consigliere del premier Driton Lajci sostiene che quanto raggiunto abbia portato ad una migliore comprensione delle due parti ma non si aspetta che il dialogo consentira’ di raggiungere l’obiettivo finale dell’ingresso nell’Ue. In una dichiarazione all’agenzia di stampa serba Tanjug, Lajci ricorda che l’obbiettivo del dialogo era innanzitutto quello di portare i due paesi aspiranti all’adesione all’Ue a stabilire relazioni di vicinato normali. Il fatto e’ pero’- afferma il rappresentante kosovaro – che Kosovo e Serbia non hanno ancora “aperto tutte le carte” nell’intenzione di negoziare come due paesi vicini.

Tutto sommato, un anno dopo la firma dell’Accordo dei due premier, serbo e kosovaro, sul “primo accordo relativo ai principi generali della normalizzazione delle relazioni”, l’Ue continua a ribadire che “la priorita’ e’ quella dell’implementazione (dell’accordo)”. Secondo le valutazioni attuali, quello che e’ stato concordato e’ stato parzialmente adempiuto. C’e’ da dire che Bruxelles ufficialmente si dice soddisfatta di quanto raggiunto, Belgrado afferma invece di “aver adempiuto la sua parte degli obblighi quasi al cento per cento” mentre Priština rileva che “e’ stato fatto abbastanza” ma che pero’ “la Serbia deve impegnarsi di piu’” per quanto riguarda l’implementazione dell’accordo.

Nell’ambito dell’Accordo, lo scorso settembre e’ stato stipulato anche l’accordo sull’energia e le telecomunicazoni anche se la parte piu’ difficile, quella relative alla proprieta’ resta ad essere soggetto di futuri colloqui. Poi, a novembre un altro punto dell’Accordo e’ stato raggiunto con lo svolgimento delle elezioni locali in Kosovo inclusi anche i comuni a maggioranza serba. Come ricorda Marina Maksimović, giornalista della Deutsche Welle a Bruxelles, Priština ha rilevato di aver “superato il test europeo” realizzando le elezioni su tutto il territorio del Kosovo, con la partecipazione di tutti i comuni, mentre per Belgrado l’elezione di legittimi rappresentanti serbi ha significato la base per la formazione della Comunita’ dei comuni serbi. Pero’, la Comunita’ dei comuni serbi non e’ ancora funzionante e la parte serba afferma di attendere che Priština soddisfi la sua parte degli obblighi accordati.

Nei giorni precedenti sono iniziati gli scavi in Serbia meridionale che potrebbero chiarire finalmente il destino delle persone uccise nei conflitti tra il 1998/99. Si tratta prima di tutto di albanesi kosovari, ma anche di serbi. Quali che siano o saranno gli effetti dell’Accordo in 15 punti firmato a Bruxelles, esso e’ stato qualificato come “un accordo storico” e “una svolta nelle relazioni tra Serbia e Kosovo”. Proprio in base a quanto raggiunto nella normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština, la Serbia ha ottenuto il segnale verde per l’inizio dei negoziati di adesione all’Ue, mentre per Priština sono stati avviati i negoziati sull’Accordo di stabilizzazione e associazione.

Verso la fine dello scorso anno, Belgrado e Priština hanno finalizzato l’accordo sull’integrazione di tutti quelli che vogliono far parte della polizia kosovara. Bruxelles si dice quindi soddisfatta. L’Altro rappresentante dell’Ue, Catherine Ashton ha affermato che quanto raggiunto “e’ impressionante” e che attualmente sis ta lavorando sugli ultimi dettagli relativi alla giustizia. Il tema piu’ pesante e delicate e’ quello che riguarda l’integrazione del nord Kosovo in un sistema giuridico unico. La finalizzazione di questo tema si attende a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

SERBIA: A VUČIĆ L’INCARICO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO

Aleksandar Vucic
di Marina Szikora
Martedi’, il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, come previsto e annunciato e ovviamente in base ai risultati elettorali, ha conferito ad Aleksandar Vučić, leader del Partito serbo del progresso, l’incarico di formare il nuovo governo. Precedentemente, settimana scorsa, il capo dello stato serbo ha avviato le consultazioni con i rappresentanti dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale, vale a dire con i rappresentanti del Partito socialista serbo, del Partito democratico, del Nuovo Partito democratico, dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e del Parito di azione democratica.Ricordiamo che alle recenti elezioni parlamentari tenutesi il 16 marzo scorso, il Partito serbo del progresso (SNS) ha ottenuto il 48,34 per cento dei voti e quindi 158 seggi su 250. Questi risultati potrebbero consentire ai massimi vincitori, il Partito serbo del progresso di controllare i due terzi del parlamento grazie all’appoggio degli 11 deputati delle minoranze e quindi attuare le riforme senza l’appoggio di altri partiti.

Ricevendo l’incarico dal presidente Nikolić, il futuro premier Aleksandar Vučić ha promesso di lavorare con molto impegno e onestamente rilevando che il suo esecutivo trasformera’ la Serbia in uno stato sano e dignitoso. Secondo le sue parole e’ difficile immaginare che finora qualcuno abbia ottenuto l’incarico di premier in circostanze cosi’ difficili, soprattutto „dopo le mali decisioni del 2007 e 2009 a causa delle quali il paese affronta un deficit cosi’ alto con una economia non funzionante“. Vučić ha aggiunto che la Serbia entra in riforme difficili e serie poiche’, cosi’ come annunciato all’inizio della campagna elettorale, la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti nella storia moderna serba, lavorera’ per le future generazioni e non per le prossime elezioni. Il presidente Nikolić, da parte sua, ha detto che inizia il tempo di responsabilita’ e che con Vučić ha concordato di collaborare strettamente sulle decisioni che non saranno popolari.

Il futuro governo avra’ tra 16 e 18 membri, ha informato Vučić e faranno parte di questo esecutivo il Partito socialista e l’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina. L’accordo di coalizione sara’ firmato il 26 aprile. Nel governo ci saranno anche molte personalita‘ senza appartenenza di partito, esperti di singoli settori, ha precisato il futuro premier, anche se dalle fila dell’opposizione queste mosse vengono qualificate come delle „follie“. „Ci saranno molte sorprese nella composizione del governo“ ha annunciato Vučić dicendosi convinto che i cittadini saranno soddisfatti con il lavoro dell’esecutivo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


L'apertura è dedicata al 99° anniversario del genocidio degli armeni con il messaggio di condoglianze inviato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan ai discendenti delle vittime: si tratta di un evento in qualche modo storico dato che per la prima volta un premier turco compie un passo del genere. Tuttavia il comunicato ufficiale non nomina mai la parola "genocidio" e, a proposito di quelli che definisce gli "accadimenti" del 1915, mette sostanzialmente sullo stesso piano le vittime armene e quelle turche, confermando la tradizionale posizione di Ankara che rifiuta di ammettere qualunque tipo di coinvolgimento, anche indiretto, della Turchia moderna nello sterminio.

Macedonia: la tornata elettorale del 27 aprile nella ex repubblica jugoslava in cui si vota per il secondo turno delle presidenziali, che vedono favorito il presidente uscente Giorgi Ivanov vincitore del primo turno, e per il rinnovo anticipato del parlamento con il partito del premier Nikola Gruevski probabile vincitore. 

Albania: la banca centrale segnala un miglioramento della situazione economica, ma si acuisce lo scontro tra la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo del leader socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra guidata dal sindaco di Tirana Lulzim Basha

Kosovo: un anno fa, al termine di un difficile negoziato mediato dall'Unione Europea, il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaqi firmavano lo storico accordo per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina che ha rilanciato il processo di integrazione europea dei due paesi anche se la soluzione di molti problemi resta lontana. 

Serbia: dopo la grande vittoria del 16 marzo, il leader del Partito del progresso, Aleksandar Vucic, ha ricevuto l'incarico formale di formare il nuovo governo. Probabile la riedizione della passata maggioranza con i socialisti del premier uscente Ivica Dacic, mentre smbrerebbe possibile un ingresso al governo del Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic.

L'ultima parte della trasmissione proposne l'intervento di Emma Bonino al convegno svoltosi a Roma in occasione della presentazione del rapporto dell'Istituto Affari Internazionali sulla politica estera italiana.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora eArtur Nura è ascoltabile direttamente qui



giovedì 17 aprile 2014

MACEDONIA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI SI INTRECCIANO CON QUELLE PARLAMENTARI ANTICIPATE

Ivanov vince il primo turno ma è costretto al ballottaggio dalla scarsa affluenza alle urne. Dopo il boicottaggio del 13 aprile sarà cruciale l'atteggiamento della minoranza albanese il 27, quando insieme alle presidenziali si voterà per le elezioni parlamentari anticipate.

Skopje
Di Marina Szikora
Al centro delle vicende politiche nell’area balcanica, ci sono le elezioni presidenziali in Macedonia nonche’ quelle per il rinnovo del parlamento, elezioni anticipate che dovrebbero coincidere con il secondo turno delle presidenziali. Tutto questo accade in un clima che vede abbastanza disuniti sia i politici macedoni, governativi e opposizione, che quelli in rappresentanza della minoranza albanese: l’Unione democratica per l’integrazione (Dui) in quanto parte della coalizione governativa e il Partito democratico degli albanesi che resta in opposizione. Il politologo macedone Petar Arsovski in un commento per la sezione della Deutsche Welle tedesca che si occupa della Macedonia, spiega che tra i blocchi politici ci sono feroci scontri e gli avversari politici si comportano da veri nemici. Cio’ implica una mala situazione dell’ordinamento democratico del paese. Secondo il rapporto della Freedom Haus, il sistema politico in Macedonia nel 2013 e’ stato qualificato come “democrazia semiconsolidata”. Oltre alle divisioni politiche, la Deutsche Welle rileva un altro problema molto serio: poca liberta‘ dei media. Negli ultimi anni i giornalisti investigativi sono sottoposti ad intimidazioni, perfino condannati a lunghe pene carcerarie per presunte „rivelazioni di informazioni confidenziali” e per di piu’ la morte di un giornalista che aveva criticato il regime e’ rimasta senza chiarimenti. E’ stata chiusa anche la televisione A1 che si opponeva alle autorita’ come anche tre quotidiani a causa di presunte irregolarita’ finanziarie, si afferma nel commento della Deutsche Welle.

Tornando alle elezioni, sia quelle presidenziali che quelle parlamentari, in questo periodo quindi in Macedonia si conduce una doppia campagna elettorale. L’attuale premier e presidente del partito governativo Vmro-Dpmne, Nikola Gruevski rileva i successi del suo esecutivo: la disoccupazione e’ calata dal 39 al 28 per cento, vale a dire, sono stati aperti 120.000 nuovi posti di lavoro. Le sovvenzioni agricole sono di 590 milioni di euro, investimenti diretti stranieri raggiungono due miliardi di euro. “Abbiamo effettuato anche oltre di quello che avevamo promesso, a differenza di tutti i governi precedenti” sottolinea Gruevski. Dall’altra parte, l’opposizione afferma che la Macedonia continua ad essere un paese dei poveri. E dal punto di vista finanziario, la Macedonia e’ davvero messa molto male se paragonata con gli altri paesi europei. Uno stipendio medio e’ di 350 euro al mese e il piu’ grande imprenditore e’ lo stato. Molti criticano il fatto che la Macedonia ha speso diverse centinaia di milioni di euro per il contestato progetto Skopje 2014 il quale consiste nella costruzione di edifici monumentali, monumenti e statue nella capitale macedone mentre i soldi per urgenti progetti infrastrutturali non ci sono.

A livello di politica estera, tutto e’ ben chiaro. Tutte le forze politiche concordano almeno sullo stesso obiettivo: l’adesione all’Ue e l’ingresso nella Nato. Ma nonostante questa unanimita’, non si riesce a superare la fase di blocco. Come sappiamo la Grecia ostacola le integrazioni euroatlantiche della Macedonia a causa del nome. Come giustificazione indica il fatto che questa ex repubblica jugoslava potrebbe avere pretese territoriali relative alla regione greca che porta lo stesso nome. La Corte internazionale di giustizia, in questo caso pero’, si e’ espressa a favore della Macedonia. Nel suo rapporto, la Commissione europea, gia’ per cinque anni consecutivi raccomanda l’inizio di negoziati di adesione della Macedonia all’Ue ma il processo di eurointegrazioni resta ancora fermo.

Gli analisti politici non sono sorpresi del risultato del voto presidenziale di domenica scorsa, e’ quanto piu’ o meno si aspettava. Secondo loro il potere utilizza la propria ‘pole position’ perche’ l’opposizione non ha offerto un programma chiaro, queste le osservazioni del politologo Ivica Bocevski il quale aggiunge che la politica dei socialdemocratici di opposizione e’ “tossica e fa pensare agli anni novanta, ai danni della privatizzazione, all’arroganza e alla sfrenata spesa di soldi statali”. Dall’altra parte, l’ambasciatore della Macedonia presso l’OSCE, Arsim Zekoli afferma che la coalizione governativa ha utilizzato il suo potere e la macchina del partito per guadagnarsi l’attuale vantaggio. Secondo questo diplomatico si rafforza lo stile populista di governamento.

La giornalista Katerina Blaževska, sempre per la Deutsche Welle osserva che decisivo al prossimo appuntamento elettorale del 27 aprile potrebbe essere il voto degli albanesi. Vale a dire, un partner nel cosidetto ‘matrimonio calcolato’ potrebbe nuovamente essere DUI, l’Unione democratica per l’integrazione, il maggiore partito albanese nel paese. Questo nel caso se i conservatori non riusciranno ad assicurarsi la maggioranza assoluta. Dall’altra parte, DUI ha boicottato le elezioni presidenziali, pare con successo, perche’ la risposta alle urne nelle aree albanesi e’ stata molto bassa. “Gli albanesi dicono ‘si’ al consenso interetnico in Macedonia, ma al tempo stesso dicono ‘no’ al governamento unilaterale e al presidente unilaterale. Oggi la nostra idea ha trionfato” ha detto Bujar Osmani il portavoce di DUI. Per il giornalista Erol Rizaov e’ ancora poco chiaro se il boicotaggio degli albanesi alle presidenziali e’ soltanto una messa in scena precedentemente stabilita con la coalizione governativa. “Se e’ da giudicare la disciplina degli elettori di DUI, allora il lider di questo partito, Ali Ahmeti potrebbe nuovamente svolgere un ruolo importante e decidere chi sara’ il nuovo presidente ma anche chi sara’ il futuro premier della Macedonia” e’ dell’opinione Rizaov. Gli analisti ricordano le elezioni presidenziali del 2009 quando un candidato ha vinto nettamente al primo turno per poi perdere al ballottaggio. Allora sono stati decisivi proprio i voti degli albanesi.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

I MINISTRI DEGLI ESTERI DELL'UE SUL FUTURO EUROPEO DELLA BOSNIA

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Lussemburgo i ministri degli esteri dei 28 stati membri dell’Ue hanno discusso della BiH. Il processo di integrazione europea della Bosnia Erzegovina da lungo tempo in stallo a causa della fallita implementazione della sentenza Sejdić-Finci, deve muoversi dal punto fermo, concordano i capi di diplomazia dell’UE. La Bosnia come tema di discussione e’ stata messa in agenda grazie ad una iniziativa dell’Austria e Ungheria. Il rispetto della sentenza Sejdić-Finci resta una questione molto importante, ma il paese deve affrontare “una serie di problemi” economici e sociali per far avanzare il processo di integrazione europea al momento bloccato, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, Catherine Ashton in vista di questa riunione. Ma l’UE e’ pronta a individuare una nuova strategia nei confronti della Bosnia Erzegovina che sarebbe meno incentrata sulla necessita’ di rispettare la sentenza in questione e piu’ rivolta alla necessita’ e importanza delle riforme economiche e sociali.

In conclusione e’ stato approvato il cosidetto “Patto per la crescita” una decisione questa dell’UE per far ripartire il processo di integrazione. Nelle conclusioni dei ministri riuniti a Lussemburgo si ribadisce l’impegno inequivocabile a favore dell’integrita’ territoriale della Bosnia Erzegovina e a favore della sua prospettiva europea. Il documento dei ministri condanna fermamente “l’inaccettabile retorica secessionista” e si ricorda che Sarajevo rischia di rimanere indietro nel processo di avvicinamento a Bruxelles a causa “della mancanza di volonta’ da parte dei politici bosniaci” a differenza di altri paesi della regione che stanno facendo progressi. Adesso tocca alla Bosnia o meglio ai suoi politici ad intraprendere quello che sono i loro obblighi per il benessere del paese e del proprio popolo. I ministri delgi Esteri del 28 ricordano le proteste popolari all’inizio dell’anno che hanno travolto l’intero paese e quindi spetta ai leader politici offrire risposte concrete relative alle aspettative e preoccupazioni espresse dai cittadini. Le priorita’ da affrontare, rileva il documento dell’UE, sono l’attuazione delle riforme sociali ed economiche tra cui emergente il problema dell’altissimo tasso di disoccupazione, la necessita’ di migliorare il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, la creazione di un migliore ambiente imprenditoriale, un maggiore coinvolgimento della societa’ civile e dei giovani.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

SERBIA: VUČIĆ PROSEGUE I COLLOQUI CON I POTENZIALI PARTNER DI GOVERNO

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana si e’ concluso il primo giro di consultazioni del presidente del Partito serbo del progresso e futuro premier, Aleksandar Vučić con tutti i rappresentanti dei partiti politici che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Vučić ha annunciato che la Serbia avra’ il nuovo esecutivo il 24 o 25 aprile. I colloqui si sono aperti con l’incontro con il leader dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, Istvan Pastor, a cui Vučić ha esplicitamente offerto di prendere parte nel nuovo governo. In effetti, questa si direbbe l’unica offerta certa resa pubblica. Il giorno dopo vi e’ stato l’incontro con il leader dei socialisti e premier uscente Ivica Dačić. 

A seguito di questo incontro Vučić ha detto che non vuole un governo partitocratico ma che l’obiettivo e’ quello di unire la Serbia e affrontare le difficili riforme. Ha fatto sapere anche che i colloqui con i socialisti proseguiranno a fin di stabilire le modalita’ della loro partecipazione nel futuro governo. “Noi siamo pronti ad intraprendere la nostra parte del lavoro – affinche’ la Serbia non manchi all’occasione ma faccia un passo avanti piu’ grande”, ha detto Dačić dopo l’incontro con Vučić. Infine i colloqui con la delegazione del Nuovo partito democratico guidata da Boris Tadić. Un partito che Tadić lasciando il Partito democratico ha formato poco prima delle elezioni. Su questo incontro, Aleksandar Vučić ha detto che con il Nuovo partito democratico e’ stato raggiunto un livello di accordo significativo sulle questioni cruciali, che si e’ parlato in modo consistente della situazione in Serbia e dei compiti che stanno di fronte al paese, quali riforme sono necessarie per creare una economia sana.

“In Serbia e’ arrivato un momento storico quando e’ necessario che il governo e l’opposizione lavorino unisono sulla soluzione dei problemi sociali ed economici” ha rilevato Tadić, l’ex presidente della Serbia succeduto dopo le ultime elezioni presidenziali da Tomislav Nikolić. Tadić ha aggiunto che il suo partito si comportera’ in sintonia con questa necessita’, nel caso faccia parte della coalizione governativa come anche se rimarra’ in opposizione. Gli obiettivi nazionali e strategici dell’NDS e del Partito serbo del progresso non si differenziano, mentre la presenza del Partito socialista serbo sarebbe controproducente, ha detto Boris Tadić e ha osservato che il socialisti non possono in alcun modo dare un contributo positivo al futuro governo serbo. “Se nel 2008 il Partito socialista serbo e’ stato utile per arrivare ad un accordo di orientamento strategico per l’integrazione della Serbia nell’Ue, oggi lo stesso partito non puo’ in alcun modo apportare un contributo nel processo negoziale con cui si realizza un tale obiettivo” ha concluso Tadić.

Per quanto riguarda il nuovo parlamento della Serbia insediatosi il 16 aprile, esso e’ composto da 158 deputati della lista del Partito serbo del progresso, 44 della lista guidata dal Partito socialista serbo, 19 della lista del Partito democratico, 18 della lista del Nuovo partito democratico con i Verdi, sei della lista dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, tre dello SDA del Sangiaccato e due del PDD di Riza Halimi.

La stampa di Belgrado in questo periodo e’ piena di speculazioni su quello che potrebbe essere la composizione del futuro governo. Cosi’ in questi giorni si specula che per quanto riguarda la coalizione guidata dai socialisti, l’unico nome sicuro a far parte dell’esecutivo e’ quello del leader socialista e premier uscente Ivica Dačić. Gli attribuiscono come possibili incarichi, il ministero della difesa o gli esteri. Ma a guidare la diplomazia serba, sempre secondo i media, ci potrebbero essere anche il leader del Nuovo partito democratico Boris Tadić oppure persino il presidente del Movimento serbo per il rinnovamento (SPO) Vuk Drašković. Non si dovrebbe sentir preoccupato Rasim Ljajić, che secondo le stesse dichiarazioni di Vučić, sara’ di sicuro nel suo governo.Boris Tadić pero’ ribadisce la sua posizione espressa durante l’incontro con i massimi vincitori: se verra’ decisa la partecipazione dei socialisti nel prossimo governo, allora in questo esecutivo i nuovi democratici non vogliono prendere parte.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
Il già difficile quadro politico dominato dal conflitto permanente tra il governo e l'opposizione di centro-destra viene ulteriormente complicato dallo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Kosovo
Le forze politiche si preparano alle sempre più probabili elezioni anticipate. Secondo indiscrezioni dei media la Germania sembra voler favorire un ricambio al vertice del partito dell'attuale premier Hashim Thaci.

Macedonia/Fyrom
Le dichiarazioni e i commenti sul primo turno delle elezioni presidenziali che hanno segnato la vittoria del presidente uscente Giorgi Ivanov costretto però al ballottaggio dalla scarsa affluenza ai seggi (inferiore al 50% previsto dalla legge) a causa del boicottaggio della minoranza albanese.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 17 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Albania: in un quadro politico caratterizzato dalla dura contrapposizione tra il governo guidato dal leader del Partito socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra, emerge ora anche lo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra.

Kosovo: grandi movimenti dentro e fuori i partiti in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate che potrebbero tenersi a giugno; la Germania starebbe favorendo le manovre per spodestare l'attuale premier Hashim Thaci dal vertice del Partito democratico.

Serbia: il grande vincitore delle elezioni del 16 marzo, Aleksandar Vucic, prosegue i colloqui per formare il nuovo governo; il Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic potrebbe entrare nella magioranza ma non insieme al Partito socialista del premier uscente Ivica Dacic; il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato entro la fine del mese.

Macedonia/Fyrom: il presidente uscente Giorgj Ivanov ha ottenuto la maggioranza assoluta nel primo turno delle elezioni presidenziali ma è costretto al ballottaggio a causa della bassa affluenza alle urne provocata dalla decisione dei partiti della minoranza albanese di non partecipare al voto; il secondo turno delle presidenziali, il 27 aprile, si intreccerà ora con le elezioni parlamentari anticipate sul cui esito peserà il voto degli albanesi.

In apertura le decisioni del Consiglio Esteri dell'UE: la crisi in Ucraina e l'intregrazione europea dei Balcani a partire dalla Bosnia Erzegovina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, da Lussemburgo.

Si conclude, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata l'Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e quello occidentale 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo Vienna e Bratislava, il viaggio prosegue in Repubblica Ceca, Austria sud orientale e Slovenia (dove una volta c'era la Jugoslavia) per concludersi a Trieste: accanto alle diverse memorie della frontiera e ai molto problemi che pure rimangono emergono però anche le realtà positive della nuova Europa nata dalla fine della "guerra fredda".

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



martedì 15 aprile 2014

TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO

Ma pesa l'incertezza della situazione in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca

Lo stemma della Transdnistria
Mentre la diplomazia al lavoro per cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria. Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia, con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori. "Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo della missione Osce in Moldova.

La Transdnistria, una striscia di territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU, nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel 2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi giorni non c'è stato.

La rappresentante dell'Osce in Moldova ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.


domenica 13 aprile 2014

PROSEGUE IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

Prosegue il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.

Foto di Ignacio Maria Coccia
 Dopo Lubecca, l'unica città dell'allora Germania ovest che toccava fisicamente la cortina di ferro, il “Checkpoint Alpha”, principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino attuale con la sua memoria del muro , il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l’Austria, nelle zone dove la Nato si attendeva l’eventuale invasione dei carri armati dell’Armata Rossa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Foto Ignacio Maria Coccia
Vienna e Bratislava, una volta divise dal confine che separava l'Europa tra l'occidente atlantico e l'oriente sovietico, sono oggi unite dalla comune appartenze all’Unione Europea. A Gmund, in Austria, si sfruttano le bellezze neturalistiche e le acque termali, mentre subito al di là della frontiera pullulano casinò, pensioni un po’ dubbie, sexy shop e “asian market”, in una sorta di Tijuana mitteleuopea. Rispetto alla Germania, riunificata dopo la caduta del muro di Berlino, tra Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca si avverte di più la presenza di un confine anche se oggi del tutto aperto grazie agli accordi di Schengen. Più sfumata invece, rispetto alla Germania, la memoria della cortina e della divisione determinata dall'appartenenza ai due sistemi politici che si contrapponevano in Europa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Per ritrovare tutte le puntate, a partire dall'intervista di presentazione del viaggio, vai alla pagina speciale sul sito di Radio Radicale


Il sito ufficiale del viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia

giovedì 10 aprile 2014

IL PRESIDENTE DELLA SERBIA FERMAMENTE CONTRARIO AD OGNI RICONOSCIMENTO DEL KOSOVO

Di Marina Szikora
Dopo la formazione del nuovo governo serbo, non ci sara’ nessun cambiamento nel dialogo con Priština, ha assicurato il capo dello stato serbo, Tomislav Nikolić in una lunga intervista al quotidiano austriaco ‘Die Presse’. Ma se l’Unione Europea decidera’ di accogliere la Serbia senza il Kosovo in quanto sua parte integrale, allora cio’ vuol dire che l’UE non vuole nemmeno la Serbia tra i suoi stati membri, e’ l’opinione del presidente Nikolić. Significherebbe che l’UE non accoglierebbe la Serbia nella forma in cui questo paese e’ membro delle Nazioni Unite, avverte Nikolić e risponde cosi’ al giudizio che nel momento dell’ingresso della Serbia nell’UE le divergenze sullo status del Kosovo potrebbero diventare un problema relativo al territorio con il quale la Serbia aderirebbe all’Unione. “Ai nostri diplomatici abbiamo acconsentito di partecipare alle conferenze alle quali sono invitati anche gli albanesi kosovari. Siamo pronti a dare al Kosovo una vasta autonomia, ma non di piu’. L’indipendenza del Kosovo non la possiamo riconoscere quali che siano le conseguenze”, ha ribadito Nikolić ricordando che molti stati membri delle Nazioni Unite non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.

Per quanto riguarda la domanda se la Serbia riconoscera’ l'annessione della Crimea da parte della Russia, il capo dello stato  serbo ha risposto che la Serbia ha relazioni molto buone sia con l’Unione uropea che con la Russia. La Serbia, secondo Nikolić, non puo’ fare a meno dell’UE ed e’ per questo che si impegna a diventarne stato membro, ma al tempo stesso, la Serbia non puo’ nemmeno senza la Russia poiche’ il mercato che offre la Russia e’ molto importante per la Serbia. “Non ci intrometteremo nella politica dei grandi e ci impegniamo per il rispetto del diritto internazionale e per uguali regole per tutti”, ha precisato il presidente serbo. Secondo Nikolić adesso saremo testimoni di ulteriori tendenze separatiste anche in Europa.

Ha ricordato inoltre che gli stati europei, contrariamente al diritto internazionale, nel 1999 insieme agli Stati Uniti hanno bombardato la Serbia e ha aggiunto che la violazione dei diritti umani non rappresenta nessun “casus belli” rispetto a quello che e’ stabilito come base della civilizzazione moderna. Nikolić ha ricordato anche che centinaia di migliaia serbi sono stati uccisi da parte degli albanesi in Kosovo. Ma all’affermazione che in Kosovo sono state incendiate moschee e cacciati via oltre decine migliaia di persone da parte delle forze serbe, Nikolić valuta che si e’ trattato soltanto di pretesti per l’intervento. Rilevando di non voler giustificare i crimini di guerra, il presidente della Serbia ha ricordato pero’ che dal Kosovo sono stati cacciati via 200.000 serbi di cui 1300 sono considerati a tutt’oggi scomparsi. I responsabili per i crimini di guerra serbi si sono trovati davanti al Tribunale dell’Aja e molti sono stati condannati, ha detto Nikolić, mentre gli albanesi kosovari sono stati assolti soltanto perche’ i serbi possano essere considerati colpevoli.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

CROAZIA: AL VIA LA PRIMA GARA PUBBLICA PER LA RICERCA DI GAS NATURALE E PETROLIO NEL MARE ADRIATICO

Di Marina Szikora
Anche se in questa trasmissione ci occupiamo maggiormente di questioni politiche, niente mento importanti sono i temi economici, soprattutto quando si tratta di possibili investimenti stranieri nei singoli paesi dell'Europa sudorientale. Per il neo stato membro dell'Unione Europea, la Croazia, settimana scorsa si e' aperto un capitolo economico, o meglio energetico molto importante. Il ministro dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak ha aperto ufficialmente la prima gara pubblica per il rilascio di permessi per l'esplorazione e la ricerca di gas naturale e petrolio nella parte croata dell'Adriatico. Durante una conferenza stampa sono stati presentati tutti i dettagli della gara ivi inclusi i presupposti legali che permettono l'esplorazione di giacimenti di idrocarburi sulla costa. L'obiettivo e' quello di assicurare le garanzie per gli investimenti in modo tale da rendere possibile che la Croazia diventi uno snodo energetico dell'intera regione.

Come spiegato dallo stesso ministro dell'Economia, la Croazia e' stata per anni in una situazione di stallo e adesso sono stati creati i presupposti per investimenti importanti nell'esplorazione e nella ricerca di idrocarburi. Va detto che i dati relativi alle potenzialita' di sfruttamento di idrocarburi sulla costa croata sono stati raccolti dalla compagnia norvegese Spectrum e precedentemente dalla compagnia petrolifera croata Ina e quindi messi tutti a disposizione agli investitori interessati. Alla presentazione della gara hanno preso parte i rappresentanti di una quarantina di compagnie. L'obiettivo e' quello di assicurare il rifornimento di energia e il gas meno costoso per i cittadini e per l'industria della regione. Secondo l'ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D'Alessandro, in una intervista a proposito di questo gara rilasciata all'agenzia italiana 'Nova', la velocita' con la quale si sta portando avanti questo progetto dimostra il grande interesse del governo croato per gli investimenti esteri.

L'ambasciatore D'Alessandro ha precisato che la Croazia importa il 52 per cento del fabbisogno energetico del paese e il 70 per cento di petrolio e derivati. Ha ricordato inoltre che la maggior parte della costa croata e’ ancora inesplorate. La vicinanza geografica e culturale dei due paesi, Italia e Croazia, secondo l’ambasciatore italiano, potrebbero essere un vantaggio per le compagnie italiane a questo progetto. L’interesse e’ stato dimostrato, tra l’altro, da Eni ed Edison. Nella gara sono state individuate 29 aree di esplorazione, di cui 8 nell’Adriatico settentrionale e 21 in quello centrale e meridionale, la superficie varia dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati. Si possono presentare progetti entro il 3 novembre mentre i primi contratti dovrebbero essere firmati nella primavera del 2015. Rune Eng, direttore della compagnia norvegese Spectrum la quale ha racolto i dati relativi alle potenzialita’ di sfruttamento di idrocarburi si e’ detto soddisfatto dall’interesse dimostrato dagli investitori all’acquisto di dati ma resta tuttavia cauto nella valutazione. Eng ha detto che ci sono “buone possibilita’ per trovare idrocarburi, ma per trovarli bisogna eseguire perforazioni che non sono state fatte negli ultimi 10 o 15 anni” ed e’ per questo difficile dire al momento se verranno trovati giacimenti interessanti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

SERBIA: PROSEGUONO I COLLOQUI SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

Di Marina Szikora
Secondo la legge serba, il nuovo Parlamento deve confermare il nuovo esecutivo entro tre mese dalle elezioni. La data dell’insediamento del Parlamento, ormai e’ confermato, sara’ il 16 aprile. Dopo questa data, il presidente Nikolić conferira’ con i rappresentanti dei partiti che faranno parte del nuovo parlamento e incarichera’ ufficialmente il nuovo capo del governo. Alla riunione dei vertici del partito vincente, del Partito serbo del progresso, tenutasi sabato scorso, il futuro premier, Aleksandar Vučić ha annunciato che il nuovo governo sara’ costituito il 25 o 26 aprile e che sara’ composto al massimo da 19 membri. Le priorita’ del nuovo governo, come ribadito da Vučić, saranno l’occupazione e il rafforzamento del settore privato. Vučić ha annunciato la necessita’ di risparmiare drasticamente nel settore pubblico ma ha promesso anche che le pensioni non saranno ridotte.

Lunedi’ intanto Vučić ha iniziato le consultazioni con i leader dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Il primo incontro e’ stato quello con il presidente dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina, Istvan Pasztor. Poi, martedi’ l’incontro con il leader del Partito socialista Ivica Dačić. E’ previsto anche l’incontro con i rappresentanti del Nuovo partito democratico, guidato dall’ex presidente della Serbia Boris Tadić. Tuttavia, Vučić ha detto che cio’ non significa che questo schieramento entrera’ sicuramente nella prossima coalizione governativa.

A fine incontro con Istvan Pastor, leader degli ungheresi di Vojvodina, lo stesso Vučić ha informato che all’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e’ stato offerto di far parte del nuovo esecutivo.  Infatti, proprio su questo partito e il futuro ruolo nel governo serbo, il Partito serbo del progresso e’ stato unanime e senza alcuna divergenza interna. Per quanto riguarda altri partiti ed interlocutori, la situazione e’ diversa. “Desideriamo questa coalizione – ha detto Vučić – e desideriamo lavorare insieme”. Istvan Pastor da parte sua ha ribadito che il suo partito e’ pronto ad essere un partner nella soluzione dei problemi della Serbia e ha auspicato che il programma dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina possa essere parte del programma del prossimo esecutivo. Pastor si e’ detto soddisfatto dei colloqui e che l’invito da parte di Vučić lo considera come un riconoscimento al partito e la conferma che ne vale la pena essere onesti.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
La visita ufficiale del ministro degli Esteri Ditmir Bushati a Berlino, una settimana dopo quella del premier Edi Rama, per consolidare l'appoggio tedesco alla candidatura all'adesione all'Unione Europea, in vista del Consiglio europeo di giugno. La conferenza del Partito Popolare Europeo sull'integrazione dei Balcani nell'UE.

Macedonia/Fyrom
Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione favorevole all'integrazione della Macedonia nell'Unione Europea e nella Nato. La questione del nome ufficiale della repubblica ex jugoslava, che a causa del veto della Grecia, blocca l'adesione all'UE e all'Alleanza Atlantica, è entrata nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 13 aprile.

Kosovo
Fa discutere e provoca molte polemiche la proposta di istituire un Tribunale ad hoc per giudicare i crimini di guerra nella guerra del 1999 prima che il Parlamento sia sciolto per le elezioni anticipate ormai praticamente sicure ma la cui data non è stata ancora fissata ufficialmente.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 10 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Turchia: intervista a Emma Bonino sul terzo rapporto della Independent Commission on Turkey presentato a Istanbul il 7 aprile che, anche alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, dopo aver sottolineato gli errori europei e indicato le responsabilità turche per lo stallo nei negoziati, ribadisce con forza la necessità di rilanciare la prospettiva di adesione all'Unione Europea. Emma Bonino sottolinea, in particolare, il dovere delle classi politiche di andare oltre le contingenze quotidiane e avere una visione strategica a medio-lungo termine nella quale inquadrare il processo di adesione.

Macedonia: nella campagna per la presidenziali del 13 aprile entra la questione della disputa ultra ventennale con la Grecia sulla questione del nome ufficiale della repubblica ex jugoslava che blocca l'adesione di Skopje alla Unione Europea e alla Nato. Intanto il Congresso Usa vota una risoluzione a favore dell'adesione della Macedonia all'Alleanza Atlantica.

Albania: la visita a Berlino del ministro degli Esteri Ditmir Bushati una settimana dopo quella del premier Edi Rama per consolidare il sostegno tedesco per l'ottenimento della candidatura all'adesione all'Unione Europea al prossimo Consiglio europeo di giugno.

Kosovo: mentre il presidente serbo Tomislav Nikolic ribadisce il no al riconoscimento dell'indipendenza, a Pristina fa discutere la proposta di istituire un tribunale ad hoc sui crimini di guerra commessi dagli albanesi durante il conflitto del 1999 prima delle elezioni anticipate ormai sicure (anche se ancora non è stata fissata la data del voto).

Croazia: l'Adriatico nasconde forse importanti giacimenti di gas e petrolio e il governo di Zagabria, che non vuole lasciarsi sfuggire questa importante risorsa energetica ed economica, ha bandito la prima gara pubblica per appaltare le ricerche nei propri fondali.

Nella puntata si parla anche di una recente conferenza del Partito popolare europeo sul processo di integrazione europea dei Balcani.

Prosegue, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata la fetta di Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e il "mondo libero" 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo la capitale tedesca il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l'Austria, attraverso le zone di boschi e colline dove la Nato riteneva avrebbero attaccato gli eserciti del Patto di Varsavia nel caso in cui la "guerra fredda" fosse diventata calda.

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



sabato 5 aprile 2014

UNICEF: NUOVO RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DEI MINORI ROM NELL'EX JUGOSLAVIA

DAL SITO DI UNICEF ITALIA: Dati approfonditi sulla condizione dei bambini Rom in Serbia, Bosnia e Macedonia: lo scarso accesso ai servizi di base ostacola l'inclusione sociale, urgono politiche e fondi adeguati
Alla vigilia del terzo vertice della Commissione Europea sui Rom ("European Roma Summit") che si terrà domani, 4 aprile 2014, a Bruxelles, l’UNICEF lancia il rapporto "Realizing the Rights of Roma Children and Women" (Realizzare i diritti dei bambini e delle donne rom), che presenta dati su bambini e donne rom di Bosnia-Erzegovina, Macedonia (ex Repubblica Jugoslava) e Serbia

L’UNICEF richiede ai governi europei di porre stabilmente i bambini al centro delle politiche di inclusione dei Rom.

In tutta Europa sono stati fatti progressi per realizzare i diritti dei bambini e delle bambine rom, ma come emerge dal rapporto dell’UNICEF, ancora molti di essi devono affrontare povertà estrema, esclusione sociale e forme di discriminazione.

«È tempo che i governi europei traducano in realtà i propri impegni per i minori rom», dichiara Marie-Pierre Poirier, Direttore UNICEF per l’Europa Centrale e Orientale e per la Confederazione Stati Indipendenti (CSI). Porier ha sottolineato come quest’anno - in cui cade il 25° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - sia l’occasione per valutare cosa è stato fatto e cosa resta ancora da fare nel cammino verso la realizzazione dei diritti dei bambini Rom.

«Le promesse ora devono trasformarsi in politiche sociali, e in risorse economiche per raggiungere direttamente i bambini rom, così che essi possano sviluppare il loro pieno potenziale. Una delle prime priorità dovrebbe essere raccogliere dati disaggregati sui bambini. Più dati avremo a disposizione, migliori saranno le politiche e i controlli a livello centrale e locale» ha aggiunto Poirier.
Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Serbia sono stati tra i primi Stati a raccogliere e a pubblicare dati disaggregati sui bambini rom. «Apprezziamo queste coraggiose iniziative e chiediamo agli altri governi di seguire quest’esempio», ha aggiunto il Direttore regionale dell'UNICEF.
L’UNICEF raccomanda che venga data priorità agli investimenti per i bambini e i ragazzi quale contributo necessario per una maggiore coesione sociale e uno sviluppo sostenibile in Europa, in linea con quanto sancito nella “Strategia 2020 per l‘Europa”.
Rom, tra diritti ed esclusione: i dati principali del rapporto
Malnutrizione: nei primi anni di vita, la percentuale di bambini in Bosnia-Erzegovina che risultano troppo bassi per la propria età (stunting) è di 1 su 5 fra i Rom, il doppio rispetto alla media nazionale (1 su 10).

La percentuale dei bambini rom tra i 6 e i 23 mesi che usufruiscono di un numero minimo di pasti regolari al giorno è più bassa della media nazionale: 60% dei bambini rom in Bosnia Erzegovina (rispetto al 72% dei non rom) e il 72% in Serbia (rispetto alla media nazionale dell'84%). 
In tutti e tre i paesi esaminati, i bambini rom hanno molte più probabilità di nascere sottopeso rispetto agli altri bambini. I bambini rom sotto i 5 anni hanno più probabilità degli altri di crescere sottopeso e di soffrire di malnutrizione acuta o cronica. 

In Serbia, solo l’8% dei bambini rom tra i 3 e i 4 anni riceve un’istruzione pre-scolare rispetto al 44% degli altri bambini. 

In Serbia, i genitori rom che hanno un’istruzione secondaria o superiore, hanno il doppio delle probabilità di prendersi cura responsabilmente dei figli, rispetto a genitori che non sono mai andati a scuola. Quando i genitori sono più istruiti, sono anche più coinvolti nella crescita dei propri figli, con effetti positivi sulla sopravvivenza, la crescita e lo sviluppo dei bambini.

In Macedonia, il 35% delle ragazze rom frequenta la scuola secondaria, rispetto alla media nazionale dell'84%.

Nei 3 paesi considerati, le famiglie rom hanno meno probabilità di avere servizi igienici o un luogo idoneo per lavarsi le mani, e più probabilità di usare legna per cucinare rispetto alla media nazionale.

Le madri rom che affermano di aver registrato i figli all'anagrafe, ma di non essere in grado di esibire un certificato di nascita sono il 20% in Bosnia-Erzegovina e il 35% in Macedonia e Serbia.
Matrimoni precoci: il 15-16% delle donne rom di età compresa tra i 15 e i 49 anni in Bosnia-Erzegovina e in Serbia, e il 12% di quelle in Macedonia, si sono sposate prima dei 15 anni: tassi enormemente superiori rispetto all'analogo dato medio nazionale (1%). Metà delle donne rom di età compresa tra 20 e 24 anni si sono sposate prima dei 18 anni in tutti e tre i paesi (cinque volte più della media nazionale). 

Gravidanze precoci: il 40% delle ragazze rom tra 15 e 19 anni in Serbia ha partorito o è rimasta incinta, rispetto al 4% delle ragazze non Rom. Il tasso di gravidanze precoci è del 31% fra le giovani rom in Bosnia-Erzegovina e del 18% in Macedonia. 

In Macedonia e Serbia 4 bambini rom su 5 subiscono punizioni corporali rispetto a circa il 70% tra i non Rom, mentre in Bosnia-Erzegovina i livelli sono inferiori al 60% per entrambi i gruppi di riferimento. In tutti e tre i paesi, fra i Rom, i maschi subiscono più spesso punizioni corporali rispetto alle ragazze.  

In tutti e tre i paesi esaminati, la percentuale di neonati allattati al seno entro un'ora dalla nascita è più bassa di quanto sarebbe auspicabile, ma è comunque superiore fra i Rom che non fra i non Rom: riguarda la metà dei neonati rom in Bosnia-Erzegovina, il 39% in Macedonia, il 10% in Serbia.

Anche i tassi di allattamento al seno fino a uno o due anni di vita risultano più alti tra i bambini rom in tutti e tre i paesi, rispetto agli altri bambini. In Bosnia-Erzegovina la quota di bambini che sono allattati al seno adeguatamente rispetto alla loro età sono il 40% fra i Rom rispetto alla media nazionale del 18%; in Macedonia il tasso è del 43% fra i Rom rispetto al 22% nazionale.

venerdì 4 aprile 2014

E' INIZIATO IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

E' iniziato il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino. 

Foto Ignacio Maria Coccia
Matteo Tacconi, in questa seconda intervista per Radio Radicale dopo quella di presentazione del viaggio, racconta di Lubecca, l'unica città della Germania ovest che toccava fisicamente la frontiera con la Germania est e la cortina di ferro e dove il centro storico ancora racconta i tempi gloriosi della Lega Anseatica. Lì c'è Schlutup, il sobborgo dove sorgeva la più settentrionale delle dogane disposte lungo la frontiera tra le due Germanie. Sul fiume Trave, c'è Travemunde, località di villeggiatura dove il primo tratto di cortina segnava il confine tedesco-tedesco. Poi ancora, il Checkpoint Alpha, il principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino di oggi dove, da Potsdammerplatz alla campagna del Brandeburgo, le memoria del muro ha accompagnato i grandi cambiamenti che la città ha vissuto nell'ultimo quarto di secolo.





Ascolta qui l'intervista




Il sito ufficiale del viaggio

giovedì 3 aprile 2014

A SARAJEVO UNA CONFERENZA CONTRO LE VIOLENZE SESSUALI NEI CONFLITTI ARMATI

di Marina Szikora
La settimana scorsa, a Sarajevo, si e' svolta una conferenza internazionale importante dedicata alla prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Come luogo dello svolgimento di questo evento, la scelta di Sarajevo e' stata molto significativa, in quanto citta' simbolo delle sofferenze della sanguinosa guerra degli anni novanta. Partecipanti di questa conferenza sono stati il ministro degli esteri britannico William Hague, la sua collega croata Vesna Pusić e l'attrice Angelina Jolie. La ministro degli Esteri ed affari europei Vesna Pusić vi ha partecipato in qualità di copromotorice dell'iniziativa per l'approvazione di una Dichiarazione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Hague, Pusić e Jolie hanno avvertito che tutt'oggi in giro per il mondo milioni di persone sono sottoposti a violenze brutali che distruggono la loro dignita' e lasciano conseguenze permanenti, piu' difficili da superare rispetto a tutti i danni materiali che portano le guerre. Hanno chiesto soprattutto maggiore ruolo delle forze internazionali di pace per ostacolare le violenze sessuali e gli stupri nelle zone di guerra.

Va sottolineato che proprio William Hague ed Angelina Jolie sono stati quelli che si sono maggiormente impegnati su questo tema trovando motivo proprio nelle guerre dell'ex Jugoslavia in cui ci sono state decine di migliaia di donne violentate mentre soltanto alcune decine di colpevoli di questi orrendi crimini sono stati portati a rispondere davanti ai tribunali. Angelina Jolie fu insignita nel 2012 della cittadinanza onoraria di Sarajevo dopo che nel 2011 aveva partecipato alla realizzazione di un lungometraggio dedicato proprio alla violenza sulle donne durante la guerra in Bosnia.Vogliamo aiutare la Bosnia Erzegovina a superare le dolorose eredita' del passato, ha detto il ministro britannico Hague aggiungendo che l'obiettivo e' quello di ostacolare la ripetizione di tali crimini in tutto il mondo. La ministro Pusić da parte sua ha espresso forte sostegno alla lotta contro le violenze sessuali nelle guerre rilevando che questi crimini devono essere chiaramente definiti e trattati come crimini di guerra e cosi' devono anche essere puniti. Secondo Pusić, gli stupri di guerra sono forse l'arma piu' efficace delle pulizie etniche. Va detto anche che in Croazia recentemente e' stata presentata la proposta di legge sui diritti delle vittime di violenze sessuali durante la guerra degli anni novanta che definisce queste violenze come crimini di guerra senza prescrizione.

Sempre durante la sua visita a Sarajevo, la ministro degli esteri ed affari europei Vesna Pusić ha avuto anche l'incontro bilaterale con il suo collega bosniaco Zlatko Lagumdžija. I due ministri continueranno a cercare un nuovo approccio di adesione della Bosnia all'UE a fin di accelerare il cammino di eurointegrazione che da tempo e' bloccato. Lagumdžija ha qualificato la ministro croata come “promotore del futuro europeo della Bosnia Erzegovina” e in questa ottica si valuta anche l'iniziativa croata verso una nuova strategia per l'adesione del Paese all'UE. Un nuovo approccio e' necessario ma al tempo stesso la Bosnia deve mostrare prontezza e fermezza nell'attuazione delle indispensabili riforme, hanno valutato Vesna Pusić e il presidente del Consiglio di ministri della Bosnia Vjekoslav Bevanda.

Pusic ha ribadito che all'interno dell'Unione ci sara' un processo di consultazioni alle quali si potrebbe stabilire una posizione relativa ad un possibile approccio piu' attivo nei confronti della Bpsnia. Bevanda ha detto che il suo paese non chiede l'abbassamento dei criteri per l'adesione all'UE, nessun sconto e la Bosnia e' intenzionata a fare i compiti a casa ma il desiderio e' quello di aprire la prosepettiva europea che attualmente si trova in stato di blocco. Secondo Vesna Pusić, la Croazia ha interesse a vedere la Bosnia, paese vicino, come stabile e in pace. Il tema dell'allargamento dell'Ue sui Balcani occidentali, ha ribadito Pusić, e' molto importante, soprattutto nei rapporti geopolitici attuali. L'approccio attuale dell'Ue secondo il quale la Bosnia Erzegovina deve adempiere ad alcune condizioni molto impegnative prima di avanzare sul percorso europeo, non ha dato finora nessun frutto.

RIPRENDE IL DIALOGO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

L'intenzione del governo kosovaro di costituire un vero esercito non blocca i colloqui. A Belgrado la formazione del nuovo governo attesa entro fine mese.

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Bruxelles e’ ripreso il dialogo tra Belgrado e Priština. Il primo tra gli incontri dalle elezioni parlamentari in Serbia con pero’ sempre gli stessi protagonisti: il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić e il premier uscente Ivica Dačić dalla parte serba, il premier Hashim Thaqi dalla parte kosovara e con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza Cathrine Ashton. Secondo Aleksandar Vučić, in condizioni difficili, per la Serbia e per il popolo serbo e’ stato raggiunto il risultato migliore possibile quando si tratta delle questioni della giustizia in Kosovo. Il presidente della corte di Mitrovica sara’ un serbo e un numero significativo di giudici e procuratori saranno altrettanto serbi, ha informato Vučić precisando che e’ stato ottenuto quello che per la parte serba sono state le questioni chiave e piu’ importanti e che ci sara’ una rappresentanza serba anche in altre parti del Kosovo, quindi non soltanto quelle settentrionali. Il futuro premier si aspetta che dopo la formazione del nuovo esecutivo serbo, al massimo entro il 27 aprile, a Bruxelles sara’ raggiunto l’accordo finale sulla giustizia il che, secondo le parole di Vučić, sara’ importante per il rilassamento di tutte le altre questioni nelle relazioni con l’Ue. Ivica Dačić, il premier uscente, ha rilevato che i colloqui sulla giustizia sono stati lunghi e difficili, durati diversi mesi ma ha aggiunto che e’ stato mantenuto quello che si considera piu’ importante per la parte serba, vale a dire che il maggior numero degli impiegati nella giustizia al nord del Kosovo siano serbi.

Nell’incontro con Cathrine Ashton, i due rappresentati serbi hanno sollevato anche la questione della posizione serba rispetto alla crisi ucraina. A tal proposito la Serbia resta devota ai suoi principi, ha precisato Dačić. Da una parte, Belgrado vuole proseguire sul cammino verso l’Ue, ma dall’altra parte e’ altrettanto importante la questione dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ “proprio perche’ anche sul caso della Serbia e stata violate l’integrita’ territoriale e la sovranita’”. La Serbia vuole proteggere e ha relazioni di amicizia con la Federazione Russa, in questo senso, la politica estera di Belgrado e le posizioni serbe saranno concordate in base a questo orientamento e ai principi fondamentali, ha concluso Dačić. Per quanto riguarda il dialogo sulla giustizia, l’alto rappresentante dell’Ue Cathrine Ashton si e’ detta soddisfatta che le due parti hanno quasi concluso i colloqui su questo argomento importante e delicato che, secondo la sua opinione, verra’ finalizzato al prossimo incontro. Tutto sommato, l’accordo finale sulla giustizia manca ancora anche se si annuncia che tutto dovrebbe essere finalizzato al prossimo round di negoziati che, sempre secondo gli annunci, dovrebbe svolgersi a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

IL NUOVO GOVERNO SERBO ENTRO FINE APRILE
Secondo fonti mediatiche, in particolare quelle del quotidiano di Belgrado ‘Blic’, sabato alla riunione della presidenza del Partito serbo del progresso sara’ presa la decisione con chi i vincitori in assoluto delle elezioni parlamentari in Serbia formeranno il governo. Nel frattempo, il futuro premier Aleksandar Vučić afferma di garantire che alla meta’ del mandato del nuovo esecutivo in Serbia si vivra’ meglio e che il numero di disoccupati sara’ diminuito. Promette che proseguira’ “la feroce lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata” perche’ si tratta di “un male che ostacola lo sviluppo e il progresso della Serbia”. “Il nostro lavoro e’ quello di condurre seriamente e responsabilmente il paese. Questo non sara’ per niente facile e con alcune decisioni non tutti saranno sempre soddisfatti” ha detto il futuro premier. Si prevede che il nuovo esecutivo serbo avra’ meno dicasteri. E’ noto che la Serbia finora ha tenuto il record nella regione per quanto riguarda il numero di ministeri a fin di soddisfare tutti i partiti che facevano parte della coalizione governativa. Adesso, Vučić ha l’occasione di formare il suo esecutivo secondo le necessita’ reali del paese. Tuttavia, gli esperti avvertono che un numero ridotto di ministeri non resolve il problema senza il ridimensionamento dell’enorme amministrazione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata inonda il 3 aprile a Radio Radicale