giovedì 9 aprile 2015

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"





L'egemonia dei servizi
Si pensa all'Est come a una grande officina. Non del tutto a torto, visto che in vent'anni il travaso produttivo dalla "vecchia" alla "nuova" Europa è stato considerele. Ma guai a pensare che le economie dell'Est siano trascinate dalla sola manifattura. Tutt'altro. I Pil della regione sono composti prevalentemente da attività del terziario. Conseguenza: l'internazionalizzazione non passa solo dalla fabbrica. I servizi sono un'occasione da cogliere.   




Putin: identikit e consenso
Capo assoluto o primus inter pares? Il ruolo dell'inquilino del Cremlino nel sistema di potere russo, spiegato da Stefano Grazioli. Che, in un altro articolo, ricorda che se è vero che le sanzioni occidentali e il calo dei prezzi del petrolio hanno ferito l'economia russa, è altrettanto evidente che, al momento, la morsa su Mosca ha innalzato il consenso di Vladimir Vladimirovich.  


Banca dati
Tutto quello che c'è da sapere per chi investe a Est:

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Tutte le voci del database sono raccolte a questo indirizzo.      


Noi e l'Est
Seimila aziende presenti. Il principale sbocco per il nostro export. Guida alla presenza italiana nell'Europa emergente


Che succede a Istanbul? 
Violenza politica, black out energetico, tensione che si taglia a fette. Una rassegna stampa ragionata sui recenti fatti nella megalopoli turca. Con un occhio alle elezioni di luglio e un altro al quadro economico, un po' in rallentamento.  


La Germania legge l'Ucraina
Il mercato editoriale tedesco è pieno di libri sulla crisi nell'ex repubblica sovietica. Una nostra selezione.

domenica 5 aprile 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 5 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Turchia: il riassunto di una settimana difficile e un'opinione di Emma Bonino (da un'intervista di Giovanna Reanda). 
Croazia/Serbia: il caso del leader ultranazionalista Vojslav Seselj mette a rischio le relazioni bilaterali tra Zagabria e Belgrado. 
Albania: situazione politica sempre molto agitata a causa degli ulteriori sviluppi del caso Doshi. 
Macedonia-Fyrom: prosegue lo scontro tra il premier Gruevski e l'opposizione a causa delle intercettazioni illegali; interviene anche il presidente Ivanov. 
Kosovo: un bilancio dei primi 100 giorni di governo del premier Isa Mustafa. 

L'ultima parte della puntata è dedicata al piano di licenziamenti che mette a rischio la vita di Osservatorio Balcani e Caucaso: intervista alla direttrice scientifica Luisa Chiodi.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

mercoledì 1 aprile 2015

#SAVEOBC OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO E' IN PERICOLO

Mentre ottiene il sostegno delle istituzioni internazionali guadagnandosi il sesto progetto europeo degli ultimi anni, Osservatorio Balcani e Caucaso sta subendo un drastico taglio del personale, tale da mettere seriamente a rischio la continuazione di un'esperienza che in 15 anni ha prodotto uno dei migliori e più autorevoli portali di informazione, documentazione e analisi sull'Europa sud orientale, l'area balcanica. la Turchia e il vicino Oriente.
Pubblichiamo qui di seguito il comunicato diffuso dai dipendenti di OBC il 27 marzo scorso e invitiamo tutti coloro che ci leggono e ci ascoltano da Radio Radicale a sottoscrivere e a diffondere l'appello.


Si è tenuto oggi a Rovereto, in Trentino, il primo incontro di una vertenza sindacale sul futuro di Osservatorio Balcani e Caucaso: sul tavolo il licenziamento di metà del personale con cui si mette a repentaglio un progetto costruito in 15 anni.
OBC è l'animatore di un'ampia comunità centinaia di migliaia di persone che hanno a cuore il progetto europeo, i diritti di cittadinanza e il pluralismo. E che ha fatto della conoscenza uno strumento per la costruzione di un'Europa aperta e democratica.
OBC stava per iniziare il suo sesto progetto Europeo e ora rischia di non poter più dare il suo contributo in ambito locale, nazionale e internazionale. Chiediamo alla Provincia autonoma di Trento, principale finanziatore, di non smettere di investire sulla qualità, di non rinunciare ad un'eccellenza del territorio e di riconsiderare la strada intrapresa.
Chiediamo a voi, che siete la nostra comunità, di farvi sentire. Dateci il vostro sostegno per continuare insieme a raccontare, approfondire, e relazionarci superando i confini in un'Europa allargata.
Sottoscrivete il nostro appello al Presidente della Provincia Autonoma di Trento Ugo Rossi e all'Assessora provinciale all'università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo Sara Ferrari.
Lo potete fare compilando il formulario a questo link o mandando una mail con il vostro nome e cognome e l'adesione all'appello all'indirizzo sostieni@balcanicaucaso.org
Grazie per il vostro sostegno che non avete mai mancato di dimostrarci in questa lunga strada percorsa assieme.
Il personale di Osservatorio Balcani e Caucaso

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"



Il debito va su. Ragioni e rischi (anche per le imprese)
Senza eccezioni, se non quella della Turchia, anche a Est questa variabile ha registrato un'impennata. Malgrado le politiche di austerity. Due grafici e un ragionamento sulla tendenza in corso, con qualche consiglio alle imprese.  



Ucraina: guerre oligarchiche e nodo del gas
Igor Kolomoisky, il tycoon che più ha alzato l'asticella dell'ambizione dopo la rivoluzione di Maidan, è stato costretto alle dimissioni forzate dalla carica di governatore di Dnepropetrovsk. Questione di denaro e influenza politica. Il suo scontro con il presidente Petro Poroshenko (altro oligarca) rammenta che la stratificazione del potere, nell'ex repubblica sovietica, è rimasta essenzialmente la stessa. Nel frattempo si riapre la questione del gas. Kiev vuole sganciarsi dalla dipendenza dalla Russia, ma la missione è ai limiti dell'impossibile. Si ricorca infine la recente pubblicazione di "Cronache di una rivoluzione: crisi e guerra in ucraina". lI nostro ebook è liberamente scaricabile da questa pagina. Lo sostiene il Comitato imprenditori italiani in Ucraina. Prefazione di Fabrizio Romano, ambasciatore italiano a Kiev. 



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Noi e l'Est 
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L'arsenale balcanico dell'Isis
Le milizie jihadiste utilizzerebbero armi provenienti dall'ex Jugoslavia, in particolare da Serbia e Croazia. Una nostra inchiesta, ancora una volta in copubblicazione con Limes



Cartoline dall'ex impero 
Marco Citron ha realizzato un libro fotografico dedicato all'urbanizzazione nell'ex Urss. L'abbiamo intervistato.  

domenica 29 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 29 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 22 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 22 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Bosnia Erzegovina: Bruxelles sostiene il nuovo approccio del processo di integrazione proposto da Germania e Regno Unito che antepone ile riforme sociali ed economiche a quelle istituzionali da risolvere in un secondo momento.

Macedonia/Fyrom: lo scontro tra il governo di Nicola Gruevski e l'opposizione socialdemocratica guidata da Zoran Zaev sulle intercettazioni telefoniche illegali; lo stato del processo di integrazione europea su cui pesa sempre il veto greco a causa dell'irrisolta questione del nome della repubblica ex jugoslava.

Albania: la situazione economica.

Kosovo: le nuove tensioni tra serbi e albanesi a Mitrovica.

Croazia: la visita della presidente Grabar-Kitarovic a Berlino e la sua decisione di sfrattare la collezione d'arte di Tito dal palazzo presidenziale.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui




domenica 15 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 15 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Energia: le iniziative di Italia e Slovenia e la mobilitazione dei cittadini costringe il governo croato a sospendere gli accordi con le compagnie petrolifere per la ricerca di idrocarburi nell'Adriatico mentre il premier Zoran Milanovic apre ad un referendum popolare.

Albania: il caso del presunto attentato contro il parlamentare ex socialista Tom Doshi sconvolge la politica albanese e fa salire la tensione tra il governo di centro sinistra del premier Edi Rama, e il presidente del Parlamento Ilir Meta, e l'opposizione di centro-destra guidata dal sindaco di Tirana Lulzim Basha.

Croazia: la visita del ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic a Zagabria; la possibile candidatura della vicepremier e ministro degli Esteri, Vesna Pusic, alla carica di segretario generale dell'Onu.

La trasmissione propone in apertura un ricordo di Zoran Djindjic, il premier democratico ed europeista serbo, simbolo della rinascita dopo le guerre degli anni '90 e la fine del regime di Milosevic, assassinato a Belgrado il 12 marzo del 2003.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 9 marzo 2015

I PRO E CONTRO L'ESPLORAZIONE NELL'ADRIATICO CROATO

Dalla puntata di Passaggio a Sud Est del 8 marzo cominciamo ad occuparci della vicenda della ricerca di idrocarburi in Adriatico. La decisione del governo croato di dare via libera a importanti compagnie petrolifere per la ricerca di giacimenti ha intensificato la mobilitazione di ong, associazioni ambientaliste e semplici cittadini seriamente preoccupati che lo sfruttamento dei fondali marini comprometta irreversibilmente gli equilibri di un ambiente delicato come quello dell'Adriatico, ma anche attività importanti come la pesca e il turismo.



Di Marina Szikora
Dalla piazza San Marco di Zagabria (sede del governo croato) non ci sono commenti relativi all'annuncio del premier Zoran Milanovic, informa la televisione RTL croata. In visita a Fiume, il capo del governo non ha voluto rispondere ulteriormente alle domande dei giornalisti. Si tratta della sua proposta di referendum sull'esplorazione del petrolio nell'Adriatico. Anche il “Wirtschaftsblatt” austriaco scrive su questo tema e rileva che le concessioni per l'esplorazione sono gia' state divise ma che la febbre petrolifera sta diminuendo. Il giornale austriaco aggiunge che le azioni delle organizzazioni per la protezione dell'ambiente sono sempre piu' operative, soprattutto perche' adesso vengono anche appoggiate dalle personalita' croate. Il governo croato finora ha segnato un totale di 29 campi per l'esplorazione. Le concessioni, tra gli altri, hanno ottenuto la OMV e il suo partner americano Marathon Oil, nonche' l'italiana ENI. I contratti dovrebbero essere firmati fino al 2 aprile.

Va detto che dei famosi cantanti croati si sono uniti per promuovere la loro voce nella lotta contro i nuovi scavi nell'Adriatico. L'annuncio del premier a favore di un referendum sulla questione, i cantanti hanno accolto con approvazione ma restano attenti. Annunciano anche uno spot e un grande concerto il cui messaggio sarebbe quello che loro non sono una minoranza chiassosa come qualificati dal premier. Anche il ministro dell'Economia, Ivan Vrdoljak parla di una minoranza quando si tratta degli oppositori al progetto di esplorazione e afferma che dietro di loro vi e' un lobby di importazione. La produzione domestica significa anche prezzi piu' bassi di energetici, afferma il ministro croato, mentre 4 mila navi cisterna che annualmente entrano nell'Adriatico, sono piu' pericolose della produzione. “Faro' il tutto possibile affinche' i cittadini della Croazia abbiano il gas piu' economico e i derivati petroliferi meno costosi e che l'Adriatico croato non sia sporcato dalle navi cisterna straniere” ha detto il ministro Vrdoljak.

Dall'Agenzia per gli idrocarburi affermano che l'Adriatico viene esplorato da ben 40 anni ma adesso lo si farebbe in maniera ancora piu' sicura. Barbara Doric, presidente della gestione dell'Agenzia per gli idrocarburi assicura che “noi tutti siamo per la protezione dell'Adriatico, loro con le loro posizioni ed io con la posizione degli esperti e le modalita' con le quali abbiamo ulteriormente protetto assicurando i piu' alti standard ecologici e tecnologici, vale a dire standard di sicurezza”.
Ma come detto, viste le ultimissime dichiarazioni del premier Zoran Milanovic, sull'esplorazione dell'Adriatico si potrebbe decidere al referendum. Il Sabor (parlamento) lo potrebbe indire con i voti della maggioranza di governo. Il maggiore partito di opposizione, l'HDZ, ritiene la proposta di Milanovic come poco seria e una “avventura” per ottenere consensi elettorali (in vista delle ormai vicine elezioni parlamentari).

In vista del summit petrolifero che si svolgera' la settimana prossima in Montenegro, a Budva, le associazioni che sono contrarie non si calmeranno, informa la RTL croata. Si sono mossi anche gli scrittori croati. Una scrittrice tra questi ha affermato di essere “offesa come elettore e quella che paga le tasse perche', per quanto riguarda le fonti energetiche, proprio sull'Adriatico e' stato fatto poco ad esempio sullo sfruttamento del vento e del sole ovvero sulle fonti rinnovabili”. “Qui vorremmo il turismo e li le piattaforme? Cosi' come siamo organizzati, siccome hanno fretta, e se petrolio c'e', forse potremmo perfino nuotare nel petrolio”, ha detto ironicamente la scrittrice croata. A proposito della sua proposta di referendum, il premier croato ha detto che in Croazia finora si e' andato al referendum sulle cose che non sono state decisive per la nazione. Adesso pero' e' lui a dire di “andare al referendum per vedere se vogliamo lo sfruttamento dei minerali e delle fonti naturali a causa delle quali ci sono le guerre nel mondo mentre noi forse le abbiamo nel sottosuolo, oppure lo trascureremo a causa delle voci di una minoranza che e' chiassosa ma che ha il diritto ad esserlo”.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale domenica 8 marzo

IL FUTURO DELLA BOSNIA E LA PRIMA VISITA ALL'ESTERO DELLA PRESIDENTE CROATA

Di Marina Szikora
I croati desiderano un organizzazione istituzionale di tipo belga per la Bosnia Erzegovina che nel 1992 era la condizione per il riconoscimento dell'Unione Europea. Cosi' un commento del quotidiano croato 'Vecernji list'. Nell'articolo si ricorda che all'alba della guerra in Bosnia del 1992 la Comunita' Europea aveva proposto l'unione delle tre repubbliche come il modello per evitare la guerra. Quasi l'identica soluzione e' stata proposta sabato scorso, 28 febbraio, in occasione dell'anniversario del referendum per l'indipendenza che si tenne il primo marzo 1992. I leader politici croati, scrive ancora 'Vecernji list', alla riunione del Sabor (parlamento) popolare croato di Mostar, rappresentato da quasi tutti i partiti croati in Bosnia Erzegovina e appoggiato dalla chiesa, dall'universita', da organizzazioni culturali e scientifiche nonche' da Zagabria.

Cosi' i croati, 20 anni dopo i negoziati sotto il patronato degli Stati Uniti, che avevano posto fine alla guerra - prosegue il giornale - hanno chiesto praticamente una seconda Dayton affinche' il Paese possa avere la nuova costituzione che potrebbe accontentare anche i loro appetiti. Cio' significa che i bosgnacchi ed i serbi, le due entita' che sono maggioritarie, non scelgono i rappresentanti politici in modo tale come lo faceva Milosevic nell'ex Jugoslavia, e cosi' possano fermare l'impoverimento sistematico condotto da Sarajevo che sequestra loro il reddito, indebolisce la contea oppure indebolisce costantemente il contributo del popolo croato nel governo, scrive “Vecernji list”. Le reazioni dei partiti bosgnacchi di Sarajevo che in effetti sono contrari all'uguaglianza dei croati in Bosnia sono del tutto aspettate, afferma il giornale croato e aggiunge che lo stesso e' con i feroci attacchi contro il rappresentante dell'HDZ, il maggiore partito di opposizione in Croazia, Tomislav Karamarko, al quale e' stato detto che soltanto con un'altra guerra si possono realizzare gli obbiettivi della federalizzazione della Bosnia Erzegovina.

Trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 8 marzo a Radio Radicale

domenica 8 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 8 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Croazia: le trivellazioni in Adriatico alla ricerca di idrocarburi suscitano la mobilitazione di ong e ambientalisti, ma anche la reazione negativa dei governi di Slovenia e Italia.

Bosnia Erzegovina: i croato-bosniaci chiedono di rivedere l'assetto istituzionale derivato agli accordi di pace di Dayton; la neo-presidente croata sceglie Sarajevo per la sua prima visita ufficiale all'estero.

Macedonia/Fyrom: la visita a Skopje del Commissario europeo all'Allargamento Johannes Hahn.

Albania: il mondo politico è sconvolto per le dichiarazioni del controverso parlamentare ex socialista Tom Doshi che accusa il presidente del parlamento Ilir Meta di aver organizato un attentato per eliminarlo.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur NUra, è ascoltabile direttamente qui