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| Nicolae Timofti |
Passaggio a Sud Est
la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia
venerdì 16 marzo 2012
MOLDAVIA: DOPO TRE ANNI ELETTO IL PRESIDENTE
KOSOVO: MOSCA CHIEDE INDAGINE ONU SU PRESUNTO TRAFFICO ORGANI
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| La "casa gialla" dove sarebbero avvenuti gli espianti di organi |
Il traffico di organi fu denunciato per prima dall'ex pocuratore capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Tpi), Carla Del Ponte, nel suo libro del 2008 "La caccia". A fine 2010, il senatore svizzero Dick Marty, ha presentato un rapporto realizzato per conto del Consiglio d'Europa che lo ha poi adottato all'unanimità. Secondo il documento nel traffico sarebbe stato coinvolto anche l'attuale premier kosovaro, Hashim Thaci, che all'epoca dei fatti era tra i capi della guerriglia albanese. L'Uck avrebbe trasferito prigionieri civili serbi e non albanesi, ma anche kosovari accusati di collaborazionismo con i serbi, dal Kosovo al nord dell'Albania, per sottoporli all'espianto degli organi che poi sarebbero stati rivenduti sul mercato nero internazionale.
La scorsa estate l'Ue, in coordinamento con Eulex, ha costituito un'apposita task force di indagine, ma la competenza territoriale della missione è limitata al solo Kosovo. L'Albania, ha infatti sempre negato ogni coinvolgimento e per questo ha finora negato l'autorizzazione ad indagare sul proprio territorio. Il Tribunale internazionale ha potuto svolgere una missione investigativa in Albania nel 2004, ma le prove raccolte sono state distrutte, in quanto ritenute, in quella sede, insufficienti. Belgrado chiede, pertanto, un organo d'inchiesta, con mandato Onu e competenza territoriale internazionale. Tirana, da parte sua, si è ora detta favorevole alla cooperazione con Eulex. Per il ministro degli Esteri russo, dato che "i Paesi occidentali prendono con orgoglio le loro posizioni in difesa dei diritti umani, affermandole in ogni luogo e contesto” è sperabile “che non saranno applicati doppi standard in questo caso, dove sono assistiamo alla violazione più flagrante dei diritti umani ed inosservanza di ogni standard morale". [RS]
giovedì 15 marzo 2012
SERBIA: LA CANDIDATURA ALL'UE E LA MEMORIA DI ZORAN DJINDJIC
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| Zoran Djindjic |
Sono passati nove anni dall'uccisione del premier serbo Zoran Đinđić e in occasione di questa tragica ricorrenza, sono in molti a ricordarlo, soprattutto nel momento in cui questo anniversario coincide praticamente con l'attribuzione dello status di candidato alla Serbia. Si parla della sua lotta senza compromessi per la democrazia e per l'ordinamento democratico che e' l'essenza dell'idea europea. Molti affermano che la Serbia in Europa e' indubbiamente un progetto di Zoran Đinđić e che la candidatura all'adesione all'Ue e' la vittoria delle sue idee.
L'ex premier serbo fu stato assassinato nel cortile della sede del governo serbo il 12 marzo 2003. Đinđić fu il primo premier serbo dopo la caduta del regime di Slobodan Milošević e dopo l'arrivo al potere del DOS, l'Opposizione democratica della Serbia. Durante il suo mandato inizio' il processo della democratizzazione della societa' serba e le riforme economiche e sociali. Il governo di Đinđić si impegnava per la collaborazione con il Tribunale dell'Aja e in quell'epoca furono arrestati alcuni imputati dell'Aja tra cui anche l'ex presidente della Serbia e della Jugoslavia, Slobodan Milošević, estradato all'Aja il 28 giugno 2001.
Nel maggio 2007, l'ex comandante delle unita' per le operazioni speciali del Ministero degli interni serbo, Milorad Ulemek e' stato condannao a 40 anni di carcere per aver organizzato l'assassinio di Đinđić mentre come esecutore diretto, altrettanto a 40 anni di reculusione e' stato giustiziato l'ex vice comandante di queste unita', Zvezdan Jovanović. Le sentenze sono state confermate nel 2008 in secondo grado e poi nel 2009 in terzo grado.
La presidente del Fondo per l'eccellenza politica di Belgrado, Sonja Liht afferma che anche se molti vedono Đinđić come un prediletto dell'Occidente, durante la sua vita non aveva il sostegno necessario per le sue decisioni politiche pragmatiche e spesso rischiose. "Zoran Đinđić era un uomo estremamente ambizioso nel senso di raggiungere i cambiamenti, era veloce a prendere decisioni essenziali e come una locomotiva ha cercato di spingere il paese in avanti. Pero' dobbiamo ricordare anche che, purtroppo, mentre era vivo non ha ottenuto il sufficiente appoggio nemmeno dalla stessa Europa – piu' gli e' stato promesso di quello che gli e' stato dato. Molte cose sono anche nostra responsabilita' ma non siamo soltanto noi responsabili per il cammino della Serbia negli ultimi 12 anni" ha detto Sonja Liht per la Deutsche Welle. Va sottolineato che la Procura per il criminale organizzato ha deciso che non sono state trovate sufficienti prove per sollevare le accuse che potrebbero scoprire lo sfondo politico dell'assassinio dell'ex premier serbo.
Svetlana Lukić, redatrice di 'Peščanik', uno dei rari media indipendenti in Serbia, scrive il settimanale croato 'Nacional', in occasione dell'anniversario dell'uccisione di Đinđić ritiene che e' cinico dire che vi sia una continuita' seria con la politica di Zoran Đinđić in Serbia. Lukić ricorda che la Serbia ha le stesse condizioni come gli altri paesi candidati, in piu' la questione della collaborazione con l'Aja e il Kosovo. Se la prima questione e' stata risolta, il Kosovo, afferma Lukić, non e' nemmeno vicino alla soluzione il che e' visibile anche dalle diverse interpretazioni sugli accordi raggiunti. Se anche questa condizione viene considerata adempiuta, tutte le altre condizioni, vale a dire le riforme dello stato, a partire dalle riforme della giustizia, dei media, della lotta alla corruzione, la restituzione, niente e' stato fatto. Per questa ragione, e' dell'opinione Svetlana Lukić, le riforme iniziate da Zoran Đinđić, da allora praticamente non si sono piu' mosse e ritiene che in molte cose si e' andati perfino indietro. Lukić critica che in vista delle elezioni tutte le opzioni sono aperte e per nessuna cosa, che si pensa avvenuta, non si e' certi che sia veramente accaduta. In questo senso punta sul fatto che in Serbia non si sa qual'e' l'accordo tra Belgrado e Priština. Ne' in Serbia, ne i serbi in Kosovo, ne' gli albanesi kosovari, non sanno qual'e' il contenuto degli accordi, afferma questa giornalista.
[*] Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
IL SECONDO VERTICE ITALO-SERBO A BELGRADO
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| Mario Monti e Boris Tadic (Afp) |
"La Serbia e' sulla buona strada" ha detto il presidente del Consiglio italiano Mario Monti in visita a Belgrado lo scorso giovedi'. Se la Serbia continuera' ad impegnarsi come lo ha fatto finora, sono reali le aspettative del presidente Boris Tadić che la Serbia entro la fine dell'anno potra' ottenere la data per l'inizio di negoziati di adesione all'Ue, ha detto Monti assicurando che l'Italia continuera' ad appoggiare fortemente la Serbia, a Bruxelles e presso i partner europei per quanto riguarda gli argomenti che portano a veloci integrazioni europee. La Serbia appartiene alla famiglia europea e noi l'aspettiamo con fiducia, ha rilevato il presidente del Consiglio in una intervista esclusiva per il quotidiano di Belgrado 'Blic'.
Mario Monti, ricordiamolo, settimana scorsa ha guidato una delegazioni del suo paese al vertice Serbia-Italia. Secondo l'opinione del presidente Monti, l'attribuizione dello status di candidato all'adesione e' il riconoscimento degli sforzi che il presidente della Serbia Boris Tadić ha investito nell'attuazione delle riforme richieste dall'Ue, consegnando all'Aja tutti i criminali di guerra e raggiungendo accordi concreti nell'ambito del dialogo con Priština in cui l'Ue fa da mediatore.
Al vertice di Belgrado il governo italiano ha partecipato con una folta delegazione ad alto livello ed e' capitata in un momento molto importante, scrive 'Blic'. Come rilevato dal presidente Tadić, incamminandosi sulla via che conduce direttamente all'Ue, si aprono nuove prospettive per uno sviluppo piu' veloce e per l'internazionalizzazione della societa' ed economia serba. L'Italia ha un ruolo attivo in questi processi stabilito nell'accordo sul partenariato strategico dei due paesi, firmato nel 2009. In questa occasione, ha spiegato Monti, si apre una nuova fase di ulteriore avvicinamento nel segno dell'Ue e il rafforzamento dello sviluppo, tenendo conto della complementarita' dei due sistemi economici.
Monti ha precisato che ci sono ben oltre 200 ditte italiane che operano in Serbia e il loro obiettivo e' quello di realizzare un livello di produzione che portera' a migliori posizioni sul mercato mondiale, e in particoalare in Europa centrale ed orientale nonche' nel Mediterraneo sudorientale. In questo modo, le aziende ottengono l'importanza sul piano internazionale e al tempo stesso servono a rafforzare l'industria in Serbia e questo, ha detto il presidente del Consiglio, e' qualcosa di cui l'Italia e' particolarmente orgogliosa.
Se il riconoscimento del Kosovo non e' la condizione per l'integrazione della Serbia nell'Ue, qual'e' allora il livello delle relazioni tra Belgrado e Priština indispensabile affinche' la Serbia possa diventare membro dell'Ue, e' stata una delle domande di 'Blic' a cui Monti ha risposto che le condizioni per l'adesione della Serbia all'Ue sono uguali come quelle per tutti gli altri paesi che vogliono diventare parte della famiglia europea e che sono state stabilite nel 1993 a Kopenhagen. Alla Serbia si chiede di normalizzare gradualmente le relazioni con il Kosovo e di offrire un contributo importante per la stabilita' nella regione curando la collaborazione con i paesi vicini, ha sottolienato Monti ma ha specificato che il governo serbo ha fatto molto in questo senso negli ultimi anni. Con la Croazia le relazioni sono migliorate notevolmente grazie, tra l'altro, alla ottima comunicazione che hanno stabilito Tadić e Josipović. Inoltre, ha detto il presidente del Consiglio, Belgrado da sempre sta dando il suo contributo all'integrita' territoriale della BiH.
Nel corso delle riunioni bilaterali son stati firmati diversi accordi con la parte italiana di cui uno riguarda anche le integrazioni europee, ha spiegato il premier serbo Mirko Cvetković. Il premier serbo ha ringraziato l'Italia per il suo sostegno alla Serbia nell'avvicinamento all'Ue e ha rilevato che cio' rappresenta anche un obbligo a continuare le riforme. Cvetković ha ricordato che l'Italia e' il terzo partner commerciale della Serbia e per quanto riguarda gli investimenti stranieri si trova al quinto posto. L'Italia e' pero' il patner commerciale piu' importante nell'ambito dell'Ue e lo scambio nel 2011 e' stato oltre 3,1 miliardi di dollari. Altri accordi firmati a Belgrado riguardano la lotta contro la criminalita' organizzata, traffico di droghe e terrorismo internazionale. Anche un memorandum sulla collaborazione nelle questioni di protezione civile, il protocollo sullo sviluppo rurale e qualita' agricola, cooperazione nella protezione ambientale.
Doris Pack sull'integrazione europea della Serbia
Per l'inizio dei negoziati di adesione della Serbia con l'Ue e' necessario un governo stabile e proeuropeo nonche' l'attuazione di tutti gli accordi finora raggiunti nel dialogo tra Serbia e Kosovo, ritiene la capo delegazione del PE per l'Europa sudorientale, Doris Pack. Per il giornale di belgrado 'Danas' Pack ha sottolineato che le integrazioni europee della Serbia sono collegate con la normalizazzione delle relazioni con il vicino Kosovo il che crea lo spazio per un lavoro intenso nei settori economico, infrastrutturale e educativo che saranno a servizio di tutti i cittadini. Parlando dell'allargamento dell'Ue, considerando l'attuale crisi dell'Unione, Doris Pack afferma che il processo di allargamento continua per tutta la regione balcanica. E' nell'interesse dell'Ue poiche' la regione e' fortemente collegata con la stabilita' dell'Ue.
[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
SERBIA: SI VOTA IL 6 MAGGIO
di Marina Szikora [*]
Il presidente serbo Boris Tadić ha indetto le elezioni parlamentari in Serbia per il prossimo 6 maggio. La presidente del Parlamento serbo Slavica Đukić-Dejanović ha fatto lo stesso, come di dovere, per quanto riguarda le elezioni locali. Le elezioni regionali, vale a dire per li Parlamento della regione multietnica Vojvodina sono indette altrettanto per il 6 maggio, insieme a quelle locali e parlamentari, ha informato il presidente del Parlamento della Vojvodina Šandor Egereši. I cittadini della Serbia sono quindi invitati alle urne per decidere quali partiti e coalizioni entreranno nel prossimo Parlamento serbo che ha 250 deputati. Il sistema elettorale e' quello proporzionale e l'intero paese rappresenta una circoscrizione elettorale. Attualmente in Serbia sono registrati 87 partiti politici ma non e' conosciuto ancora il numero di quelli che si presenteranno alle prossime elezioni. I partiti dell'attuale coalizione governativa nonche' quelli dell'opposizione gia' annunciano che correranno o individualmente o in coalizioni preelettorali.
Il maggiore partito governativo, il Partito democratico (DS) del presidente Boris Tadić ha gia' firmato l'accordo di coalizione con il Partito socialdemocratico della Serbia il cui presidente e' l'attuale ministro del lavoro e della politica sociale Rasim Ljajić. Fara' parte di questa coalizione anche la Lega socialdemocratica della Vojvodina (LSV) di Nenad Čanak, in piu' il Partito democristiano della Serbia di Olgica Batić e il Partito dei verdi nonche' i rappresentanti delle minoranze nazionali. Il Partito socialista della Serbia (SPS) guidato dal ministro della polizia Ivica Dačić a queste elezioni entrera' in coalizione con la Serbia unica e con il partito dei pensionati (PUPS). Il Partito del rinovamento serbo (SPO) di Vuk Drašković si presentera' in coalizione con 'la Svolta' di cui fanno parte il Partito liberaldemocratico di Čedomir Jovanović e l'Unione socialdemocratica di Žarko Korać con il sostegno dell'Associazione dei sindacati liberi ed indipendenti e rappresentanti di minoranze. Il maggiore partito di opposizione, il Partito serbo del progresso (SNS) di Tomislav Nikolić e' in coalizione con Nuova Serbia dell'ex ministro delle infrastrutture Velimir Ilić e ancora alcuni partiti. Altra opposizione e' quella di Vojislav Koštunica e del suo Partito democratico della Serbia e l'ultranazionalsita Partito Radicale Serbo dell'imputato dell'Aja Vojislav Šešelj che correranno da soli. Altrettanto individuale si presentera' le Regioni unite della Serbia (URS) che fa parte dell'attuale coalizione governativa, guidata dall'ex ministro dell'economia Mlađan Dinkić.
Saranno queste le none elezioni per il rinovamento del Parlamento serbo dal 1990 quando e' stato introdotto il pluriparlamentarismo in Serbia. Al momento non ci sono ancora informazioni per quanto riguarda le prossime elezioni presidenziali che si annunciava potrebbero essere indette per la stessa data.
[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa oggi da Radio Radicale.
La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a tutte quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.
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mercoledì 14 marzo 2012
SERBIA E KOSOVO OLTRE LE NOTE A MARGINE
L'accordo raggiunto tra Belgrado e Pristina, con la mediazione dell'UE, il 24 febbraio scorso, che ha consentito alla Serbia di ottenere lo status di Paese candidato all'adesione, prevede che il Kosovo d'ora in avanti potrà essere rappresentato nei summit regionali e potrà siglare accordi commerciali con Paesi terzi a condizione che il nome sia essere seguito da un asterisco che rimanda ad una "nota a piè pagina" che fa riferimento sia alla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che garantisce l'integrità territoriale della Serbia, sia alla decisione con cui la Corte internazionale di giustizia ha sancito che la dichiarazione di indipendenza di Pristina non è contraria al diritto internazionale. Il significato di questo asterisco si presta, com'è ovvio, a svariate interpretazioni e giudizi. Mi sembra particolarmente interessante il commento di Andrea Lorenzo Capussela pubblicato originariamente da Osservatorio Balcani e Caucaso il 13 marzo che riporto qui di seguito. Lo riporto perché sull'"asterisco" ho scritto un post qualche giorno fa e questo articolo mi sembra un approfondimento molto interessante. Il titolo parla di "pensieri ovvii": immagino che sia inteso nel senso che si tratta di un'analisi molto lucida e realistica, cioè ovvia data la situazione attuale, anche se meno scontata di quanto potrebbe sembrare.
Kosovo: pensieri ovvii sulla nota a margine
Andrea Lorenzo Capussela - 13 marzo 2012
http://www.balcanicaucaso.org/
Le economie dei Balcani sono piccole e non possono prosperare se non sono aperte al mondo e ben integrate tra loro. Questo è in particolar modo vero per il Kosovo, il cui mercato interno può contare su meno di 2 milioni di persone: il Kosovo sarà in grado di attirare investimenti se i suoi prodotti potranno accedere al mercato regionale, e può entrare a far parte di catene di produzione regionali. Quindi, vi è una relazione tra commercio regionale e integrazione economica, investimenti, posti di lavoro e standard di vita.
“L'accordo sulla nota a margine” assicura ora al Kosovo la partecipazione al commercio regionale e alla cooperazione economica. Questo è quanto vi è scritto nell'accordo, e a mio avviso è l'unica cosa che veramente conti.
Catherine Ashton lo ha definito un accordo “storico”. E' un'iperbole, perché la “nota a margine” lascia tutti i problemi principali ancora aperti: nessun riconoscimento da parte di Serbia, Russia e dei 5 dissidenti in seno all'UE: la questione del Nord; l'elettricità, i telefoni.... la si può guardare in questo modo: se una nota a margine potesse rappresentare la soluzione, il problema da risolvere non era evidentemente troppo grande.
Ma quest'accordo è comunque più importante di quanto emerga. In primo luogo, non si tratta solo di accettare di partecipare a degli incontri: il punto cruciale (paragrafo 5) implica che il Kosovo potrà firmare accordi di cooperazione regionale. L'evoluzione del CEFTA (Accordo di libero scambio centro-europeo) e la sottoscrizione di un accordo sui trasporti, ad esempio, erano bloccati dal 2008 a causa del Kosovo: adesso si potrà procedere, con beneficio per l'intera regione.
L'accordo è inoltre importante perché fa intendere che l'UE e gli Stati Uniti sono finalmente allineati su politiche che vanno a vantaggio sia del Kosovo che della stabilità regionale, e perché in quest'atmosfera più costruttiva potrebbe essere più facile risolvere problemi tutt'ora aperti: ad esempio se la Serbia accetta di sottoscrivere i protocolli CEFTA e l'accordo sui trasporti assieme al Kosovo, perché dovrebbero i 5 dissidenti UE rifiutarsi di accettare il Kosovo nella BERS (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo)?
La nota a margine è stata una soluzione razionale, perché la Serbia non perde nulla nel permettere al Kosovo di partecipare alla cooperazione economica regionale (al contrario, ne beneficia) e il Kosovo può beneficiare molto da ciò; la soluzione era anche ovvia, perché la stessa UE utilizzava la “nota a margine”.
E' infatti noto che lo scorso anno il Regno Unito bloccò un regime di scambi favorevole, garantito dall'UE ai Balcani, perché Londra insisteva che il Kosovo fosse chiamato solo “Kosovo” senza nota a margine: le discussioni si sono protratte per un anno, durante il quale gli esportatori kosovari hanno perso mercati e clienti perché i loro prodotti erano sottoposti a dazi d'ingresso; il Regno Unito ha perso la sua battaglia: nel regolamento che rinnova il regime di scambi (Regolamento UE 1336/2011 del 13 dicembre 2011) il Kosovo, in una nota a margine, viene definito “territorio”, diversamente dagli altri beneficiari che vengono definiti “Paesi”.
Non è quindi una sorpresa che la stessa battaglia combattuta nuovamente tra gli stessi attori avrebbe lo stesso risultato. Inoltre, nella stessa dichiarazione di indipendenza si afferma che il Kosovo “agirà in rispetto [...] della Risoluzione 1244 (punto 12)” e che la Corte internazionale di giustizia, in modo implicito, ha affermato che la 1244 è ancora in vigore: il problema del Kosovo è proprio che questa risoluzione sia ancora in vigore, e non tanto che una nota a margine ce lo ricordi.
Ovviamente alcuni – come Hashim Thaçi (premier del Kosovo, ndr), Daniel Serwer (docente di studi internazionali all'Università Johns Hopkins) e, a sorpresa, l'ex responsabile legale di Unmik (che ora vende i suoi servizi al governo kosovaro) – affermano che la 1244 sia stata superata e “appartiene al passato”: non sono d'accordo con loro, perché né il Kosovo né i Balcani sembrano motivi sufficienti per indebolire l'effettività del Consiglio di Sicurezza e delle sue Risoluzioni come strumento per imporre dell'ordine nella comunità internazionale; ma se hanno ragione, perché invocano la 1244 contro la Serbia in relazione alla questione del Nord? Le origini di questa contraddizione stanno nel fatto che la 1244 è l'unico legame esistente tra Pristina e il Nord.
L'opposizione alla “nota a margine” è in coerenza con l'approccio generale di Vetëvendosje, ma non con quello di LDK e AAK, che hanno dovuto inventarsi alcuni argomenti per giustificare la loro posizione. L'ex ministro degli Esteri ha utilizzato la peggiore: la “nota a margine” aprirà alla Serbia le porte dell'Europa, che bloccherà invece l'ingresso del Kosovo una volta diventata membro UE. Ci si dimentica però che 22 stati membri sono in disaccordo su come la Serbia intende i propri confini, ed è improbabile sottoscrivano l'accordo di ingresso a meno che Belgrado non riconosca il Kosovo: prima di entrare nell'UE la Serbia dovrà scegliere tra il Kosovo e l'Europa, e presumo sceglierà la seconda. Ciononostante, tutto ciò che rafforza l'orientamento europeo della Serbia sarà di beneficio sia per il Kosovo che per l'intera regione: lamentarsi dello status di candidato della Serbia è una reazione emotiva, non certo razionale.
In questo contesto, parlare di vincitori e perdenti è futile: il governo del Kosovo dovrebbe essere encomiato per aver preso una decisione impopolare ma responsabile, di lunga veduta e in fin dei conti buona. Sfortunatamente, ma in modo molto tipico, hanno mal gestito l'intera questione: si sono posti pubblicamente impossibili linee rosse (“Repubblica” e nessuna nota a margine); hanno cambiato da un giorno all'altro opinione dicendo – con poco riguardo anche della loro stessa dignità personale e politica – che accettavano la nota a margine perché erano obbligati a farlo da Stati Uniti e UE; hanno rifiutato di discutere la questione in Parlamento; e, come al solito, Edita Tahiri (vice premier e capo negoziatore nelle trattative con la Serbia, ndr) afferma che ora la Serbia ha riconosciuto il Kosovo.
Il governo pagherà un prezzo politico per questi errori, e il suo comportamento dimostra come potrebbe nuovamente andare in panico.
Gli USA e l'UE hanno deciso di concedere libertà provvisoria a questo governo dopo il fallito blitz di luglio, che fu la sua risposta irresponsabile ed incendiaria ad un'altra percezione di sconfitta nel dialogo con Belgrado: questa volta però sanno cosa aspettarsi, ed hanno l'occasione di prendere posizione prima che il governo lanci un altro raid della polizia o provochi altri disordini in modo da evitare le conseguenze delle modalità disastrose con cui ha gestito una delle sue rare decisioni responsabili.
E mentre ci si rende conto di quanto grande sia questo paradosso, mi congratulerò con il governo per la loro vivida, vera e poetica metafora: quest'asterisco è un fiocco di neve, che si scioglierà sotto il sole.
Kosovo: pensieri ovvii sulla nota a margine
Andrea Lorenzo Capussela - 13 marzo 2012
http://www.balcanicaucaso.org/
Le economie dei Balcani sono piccole e non possono prosperare se non sono aperte al mondo e ben integrate tra loro. Questo è in particolar modo vero per il Kosovo, il cui mercato interno può contare su meno di 2 milioni di persone: il Kosovo sarà in grado di attirare investimenti se i suoi prodotti potranno accedere al mercato regionale, e può entrare a far parte di catene di produzione regionali. Quindi, vi è una relazione tra commercio regionale e integrazione economica, investimenti, posti di lavoro e standard di vita.
“L'accordo sulla nota a margine” assicura ora al Kosovo la partecipazione al commercio regionale e alla cooperazione economica. Questo è quanto vi è scritto nell'accordo, e a mio avviso è l'unica cosa che veramente conti.
Catherine Ashton lo ha definito un accordo “storico”. E' un'iperbole, perché la “nota a margine” lascia tutti i problemi principali ancora aperti: nessun riconoscimento da parte di Serbia, Russia e dei 5 dissidenti in seno all'UE: la questione del Nord; l'elettricità, i telefoni.... la si può guardare in questo modo: se una nota a margine potesse rappresentare la soluzione, il problema da risolvere non era evidentemente troppo grande.
Ma quest'accordo è comunque più importante di quanto emerga. In primo luogo, non si tratta solo di accettare di partecipare a degli incontri: il punto cruciale (paragrafo 5) implica che il Kosovo potrà firmare accordi di cooperazione regionale. L'evoluzione del CEFTA (Accordo di libero scambio centro-europeo) e la sottoscrizione di un accordo sui trasporti, ad esempio, erano bloccati dal 2008 a causa del Kosovo: adesso si potrà procedere, con beneficio per l'intera regione.
L'accordo è inoltre importante perché fa intendere che l'UE e gli Stati Uniti sono finalmente allineati su politiche che vanno a vantaggio sia del Kosovo che della stabilità regionale, e perché in quest'atmosfera più costruttiva potrebbe essere più facile risolvere problemi tutt'ora aperti: ad esempio se la Serbia accetta di sottoscrivere i protocolli CEFTA e l'accordo sui trasporti assieme al Kosovo, perché dovrebbero i 5 dissidenti UE rifiutarsi di accettare il Kosovo nella BERS (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo)?
La nota a margine è stata una soluzione razionale, perché la Serbia non perde nulla nel permettere al Kosovo di partecipare alla cooperazione economica regionale (al contrario, ne beneficia) e il Kosovo può beneficiare molto da ciò; la soluzione era anche ovvia, perché la stessa UE utilizzava la “nota a margine”.
E' infatti noto che lo scorso anno il Regno Unito bloccò un regime di scambi favorevole, garantito dall'UE ai Balcani, perché Londra insisteva che il Kosovo fosse chiamato solo “Kosovo” senza nota a margine: le discussioni si sono protratte per un anno, durante il quale gli esportatori kosovari hanno perso mercati e clienti perché i loro prodotti erano sottoposti a dazi d'ingresso; il Regno Unito ha perso la sua battaglia: nel regolamento che rinnova il regime di scambi (Regolamento UE 1336/2011 del 13 dicembre 2011) il Kosovo, in una nota a margine, viene definito “territorio”, diversamente dagli altri beneficiari che vengono definiti “Paesi”.
Non è quindi una sorpresa che la stessa battaglia combattuta nuovamente tra gli stessi attori avrebbe lo stesso risultato. Inoltre, nella stessa dichiarazione di indipendenza si afferma che il Kosovo “agirà in rispetto [...] della Risoluzione 1244 (punto 12)” e che la Corte internazionale di giustizia, in modo implicito, ha affermato che la 1244 è ancora in vigore: il problema del Kosovo è proprio che questa risoluzione sia ancora in vigore, e non tanto che una nota a margine ce lo ricordi.
Ovviamente alcuni – come Hashim Thaçi (premier del Kosovo, ndr), Daniel Serwer (docente di studi internazionali all'Università Johns Hopkins) e, a sorpresa, l'ex responsabile legale di Unmik (che ora vende i suoi servizi al governo kosovaro) – affermano che la 1244 sia stata superata e “appartiene al passato”: non sono d'accordo con loro, perché né il Kosovo né i Balcani sembrano motivi sufficienti per indebolire l'effettività del Consiglio di Sicurezza e delle sue Risoluzioni come strumento per imporre dell'ordine nella comunità internazionale; ma se hanno ragione, perché invocano la 1244 contro la Serbia in relazione alla questione del Nord? Le origini di questa contraddizione stanno nel fatto che la 1244 è l'unico legame esistente tra Pristina e il Nord.
L'opposizione alla “nota a margine” è in coerenza con l'approccio generale di Vetëvendosje, ma non con quello di LDK e AAK, che hanno dovuto inventarsi alcuni argomenti per giustificare la loro posizione. L'ex ministro degli Esteri ha utilizzato la peggiore: la “nota a margine” aprirà alla Serbia le porte dell'Europa, che bloccherà invece l'ingresso del Kosovo una volta diventata membro UE. Ci si dimentica però che 22 stati membri sono in disaccordo su come la Serbia intende i propri confini, ed è improbabile sottoscrivano l'accordo di ingresso a meno che Belgrado non riconosca il Kosovo: prima di entrare nell'UE la Serbia dovrà scegliere tra il Kosovo e l'Europa, e presumo sceglierà la seconda. Ciononostante, tutto ciò che rafforza l'orientamento europeo della Serbia sarà di beneficio sia per il Kosovo che per l'intera regione: lamentarsi dello status di candidato della Serbia è una reazione emotiva, non certo razionale.
In questo contesto, parlare di vincitori e perdenti è futile: il governo del Kosovo dovrebbe essere encomiato per aver preso una decisione impopolare ma responsabile, di lunga veduta e in fin dei conti buona. Sfortunatamente, ma in modo molto tipico, hanno mal gestito l'intera questione: si sono posti pubblicamente impossibili linee rosse (“Repubblica” e nessuna nota a margine); hanno cambiato da un giorno all'altro opinione dicendo – con poco riguardo anche della loro stessa dignità personale e politica – che accettavano la nota a margine perché erano obbligati a farlo da Stati Uniti e UE; hanno rifiutato di discutere la questione in Parlamento; e, come al solito, Edita Tahiri (vice premier e capo negoziatore nelle trattative con la Serbia, ndr) afferma che ora la Serbia ha riconosciuto il Kosovo.
Il governo pagherà un prezzo politico per questi errori, e il suo comportamento dimostra come potrebbe nuovamente andare in panico.
Gli USA e l'UE hanno deciso di concedere libertà provvisoria a questo governo dopo il fallito blitz di luglio, che fu la sua risposta irresponsabile ed incendiaria ad un'altra percezione di sconfitta nel dialogo con Belgrado: questa volta però sanno cosa aspettarsi, ed hanno l'occasione di prendere posizione prima che il governo lanci un altro raid della polizia o provochi altri disordini in modo da evitare le conseguenze delle modalità disastrose con cui ha gestito una delle sue rare decisioni responsabili.
E mentre ci si rende conto di quanto grande sia questo paradosso, mi congratulerò con il governo per la loro vivida, vera e poetica metafora: quest'asterisco è un fiocco di neve, che si scioglierà sotto il sole.
martedì 13 marzo 2012
TURCHIA, MASSACRO DI SIVAS: PROCESSO PRESCRITTO
Il processo per il massacro avvenuto a Sivas nel 1993 contro la minoranza degli Aleviti, nel quale morirono 35 persone, è stato finito in prescrizione: questa la decisione della undicesima sezione penale del tribunale di Ankara che ha accolto la richiesta del pubblico ministero. Migliaia di persone si sono radunate di fronte al tribunale chiedendo di considerare il massacro come un crimine contro l'umanità e e di non archiviare il procedimento. Qui di seguito la notizia come riportata da Bianet.
Sivas Massacre - Procedures Time-Barred
The trial regarding the Sivas massacre was closed by prescription in line with the request of the prosecutor. Thousands of people gathered in front of the courthouse and demanded to accept the massacre as a crime against humanity and hence not to drop procedures.
Ankara - BİA News Center13 March 2012, Tuesday
The Ankara 11th High Criminal Court decided to drop procedures of the Sivas Massacre trial in line with the prosecutor's demand to apply the statute of limitation. The final hearing of the trial related to the Sivas Massacre that left 35 people dead in 1993 was held on Tuesday (13 March).
The Sivas massacre in central Anatolia was an attack against Alevi intellectuals and artists. 35 people burned to death and two assailants died when the Madimak Hotel in Sivas was set on fire on 2 July 1993.
The trialswould have continued if the Sivas Massacre would have been accepted as a crime against humanity.
At the hearing on 6 December 2011, Prosecutor Hakan Yüksel put forward that after 15 years the statute of limitation had been reached for fugitive defendants Şevket Erdoğan, Köksal Koçak, İhsan Çakmak, Hakan Karaca, Yılmaz Bağ and Necmi Karaömeroğlu who stood accused of "participating in the attempt to change the constitutional order by force". With today's decision, any punishment of the defendants was rendered impossible.
Lawyers: Crime against humanity, statute of limitations cannot be applied
The plaintiff lawyers had demanded to handle the Sivas Massacre as a crime against humanity. Lawyer Şanal Saruhan stated that the statute of limitations could not be applied to the case in the scope of a crime against humanity.
Lawyer Mehdi Bektaş reiterated the same demand with regard to Article 7 of the European Convention on Human Rights. Lawyer Kazım Genç reminded verdicts given related to crimes against humanity and that it was a requirement of the jurisprudence to take these rulings into consideration.
Lawyer Süleyman Ateş introduced himself as the nephew of Sehergül Ateş who died at the Madımak hotel in the course of the massacre. He urged the court, "Dismiss the request for the statute of limitation for the sake of the relief of the heart of sensitive people who have lost a relative and have been waiting for justice for 19 years".
Outraged reactions outside the courthouse
Many people gathered in front of the courthouse upon the call of the Pır Sultan Culture and Solidarity Association. They were outraged about the court decision. Members of political parties, non-governmental organizations and trade unions carried photographs of the victims of the Sivas massacre and a banner reading "We did not make the massacre be forgotten and we will not forget". The group chanted slogans like "No to statute of limitation, we want justice" and "The light of Sivas will not go out". (NV)
Sivas Massacre - Procedures Time-Barred
The trial regarding the Sivas massacre was closed by prescription in line with the request of the prosecutor. Thousands of people gathered in front of the courthouse and demanded to accept the massacre as a crime against humanity and hence not to drop procedures.
Ankara - BİA News Center13 March 2012, Tuesday
The Ankara 11th High Criminal Court decided to drop procedures of the Sivas Massacre trial in line with the prosecutor's demand to apply the statute of limitation. The final hearing of the trial related to the Sivas Massacre that left 35 people dead in 1993 was held on Tuesday (13 March).
The Sivas massacre in central Anatolia was an attack against Alevi intellectuals and artists. 35 people burned to death and two assailants died when the Madimak Hotel in Sivas was set on fire on 2 July 1993.
The trialswould have continued if the Sivas Massacre would have been accepted as a crime against humanity.
At the hearing on 6 December 2011, Prosecutor Hakan Yüksel put forward that after 15 years the statute of limitation had been reached for fugitive defendants Şevket Erdoğan, Köksal Koçak, İhsan Çakmak, Hakan Karaca, Yılmaz Bağ and Necmi Karaömeroğlu who stood accused of "participating in the attempt to change the constitutional order by force". With today's decision, any punishment of the defendants was rendered impossible.
Lawyers: Crime against humanity, statute of limitations cannot be applied
The plaintiff lawyers had demanded to handle the Sivas Massacre as a crime against humanity. Lawyer Şanal Saruhan stated that the statute of limitations could not be applied to the case in the scope of a crime against humanity.
Lawyer Mehdi Bektaş reiterated the same demand with regard to Article 7 of the European Convention on Human Rights. Lawyer Kazım Genç reminded verdicts given related to crimes against humanity and that it was a requirement of the jurisprudence to take these rulings into consideration.
Lawyer Süleyman Ateş introduced himself as the nephew of Sehergül Ateş who died at the Madımak hotel in the course of the massacre. He urged the court, "Dismiss the request for the statute of limitation for the sake of the relief of the heart of sensitive people who have lost a relative and have been waiting for justice for 19 years".
Outraged reactions outside the courthouse
Many people gathered in front of the courthouse upon the call of the Pır Sultan Culture and Solidarity Association. They were outraged about the court decision. Members of political parties, non-governmental organizations and trade unions carried photographs of the victims of the Sivas massacre and a banner reading "We did not make the massacre be forgotten and we will not forget". The group chanted slogans like "No to statute of limitation, we want justice" and "The light of Sivas will not go out". (NV)
I SERBI DEL KOSOVO NON VOTERANNO INSIEME ALLA MADREPATRIA
Il governo serbo ha deciso di escludere i serbi del Kosovo dalle prossime elezioni. Dopo aver ottenuto lo status ufficiale di paese candidato all'adesione all'Unione europea, Belgrado ha deciso di non rischiare uno scontro con Bruxelles e quindi di non estendere le prossime elezioni parlamentari e locali, previste alla fine di aprile o all'inizio di maggio, anche ai comuni del nord del Kosovo dove la maggioranza serba non riconosce l'autorità di Pristina.
Leggi qui l'articolo pubblicato su Balkan Insight
EU Prevails in Serbia Election Row over Kosovo
Fresh after obtaining candidate country status, Belgrade has decided not to risk a confrontation with Brussels by extending its spring elections to Kosovo.
Bojana Barlovac BIRN Belgrade 13 Mar 12 / 09:34:31
Solo pochi giorni fa i rappresentanti dei comuni serbi del nord Kosovo si erano recati a Belgrado proprio per non essere esclusi dalle elezioni. L'obiettivo di ottenere entro l'anno la data dell'inzio ufficiale dei negoziati formali per l'adesione all'Ue (che si annunciano lunghi e non facili) evidentemente ha invece convinto l'attuale leadership belgradese a far prevalere il pragmatismo sul richiamo storico e identitario. Anche perché il presidente Tadic e la coalizione democratica hanno bisogno di giocarsi la carta europea sia alle politiche di primavera, sia alle presidenziali del prossimo inverno, per recuperare lo svantaggio nei sondaggi rispetto al conservatori e rinnovare un'immagine un po' appannata dalla crisi economica.
Leggi qui l'articolo pubblicato su Balkan Insight
EU Prevails in Serbia Election Row over Kosovo
Fresh after obtaining candidate country status, Belgrade has decided not to risk a confrontation with Brussels by extending its spring elections to Kosovo.
Bojana Barlovac BIRN Belgrade 13 Mar 12 / 09:34:31
Solo pochi giorni fa i rappresentanti dei comuni serbi del nord Kosovo si erano recati a Belgrado proprio per non essere esclusi dalle elezioni. L'obiettivo di ottenere entro l'anno la data dell'inzio ufficiale dei negoziati formali per l'adesione all'Ue (che si annunciano lunghi e non facili) evidentemente ha invece convinto l'attuale leadership belgradese a far prevalere il pragmatismo sul richiamo storico e identitario. Anche perché il presidente Tadic e la coalizione democratica hanno bisogno di giocarsi la carta europea sia alle politiche di primavera, sia alle presidenziali del prossimo inverno, per recuperare lo svantaggio nei sondaggi rispetto al conservatori e rinnovare un'immagine un po' appannata dalla crisi economica.
ALBANIA: PROTESTE CONTRO LA SENTENZA PER IL DISASTRO DI GERDEC
I familiari delle vittime del disastro avvenuto il 15 marzo 2008 in uno stabilimento per lo smaltimento di munizioni ed esplosivi nei pressi del villaggio di Gerdec hanno protestato per le pene inflitte dalla corte distrettuale di Tirana ai responsabili giudicandole troppo lievi. Le esplosioni provocarono la morte di 26 persone e il ferimento di più di 300 e la distruzione e il danneggiamento di 5500 abitazioni.
Albania Blast Trial Sentences Disappoint Victims
Victims’ families have protested against the sentences handed down by Tirana district court for the blast on March 15, 2008 in the village of Gerdec, which killed 26 people and wounded more than 300, saying they were too lenient.
Besar Likmeta BIRN Tirana
Leggi l'articolo pubblicato poco fa da Balkan Insight
Albania Blast Trial Sentences Disappoint Victims
Victims’ families have protested against the sentences handed down by Tirana district court for the blast on March 15, 2008 in the village of Gerdec, which killed 26 people and wounded more than 300, saying they were too lenient.
Besar Likmeta BIRN Tirana
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lunedì 12 marzo 2012
UE: NUOVO DIALOGO CON LA MACEDONIA
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| (Foto: Reuters) |
"Ci proponiamo di avvicinare il paese all'Unione europea e di mantenere l'obiettivo dell'adesione all'Unione europea come forza trainante della trasformazione", ha detto Fuele la settimana scorsa a seguito di un incontro a Bruxelles con Arifi. Giovedì i due team saranno guidati rispettivamente dal commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fuele, e dal primo ministro macedone, Nikola Gruevski. I primi argomenti di discussione saranno il rafforzamento dello Stato di diritto e la libertà di espressione. Bruxelles vorrebbe anche vedere il miglioramento della pubblica amministrazione, della legge elettorale e dell'economia di mercato.
La Macedonia ha acquisito lo status di paese candidato all'adesione nel 2005 e negli anni seguenti la Commissione europea ha più raccomandato l'apertura dei negoziati di adesione. Bruxelles non ha però indicato fino ad oggi una data effettiva di inizio a causa del veto di Atene sulla questione del nome ufficiale della Macedonia. La Grecia insiste sul fatto che il nome Macedonia implica rivendicazioni territoriali sulla sua omonima provincia settentrionale. Entrambi i paesi sono impegnati da lunghissimo tempo in colloqui per cercare di risolvere la quesitone con la mediazione dell'ONU, ma senxza trovare una soluzione.
Secondo gli annunci, le riunioni si terranno almeno due volte all'anno per valutare i progressi del paese e fissare nuovi obiettivi. Il dialogo "deve darci una leva per coinvolgere i funzionari macedoni in un momento in cui non possiamo procedere ufficialmente con i negoziati", ha detto un funzionario della Commissione europea a Balkan Insight. Ma l'ex vice-premier, responsabile degli affari europei, Ivica Bocevski, ha espresso cautela: "Non è ancora chiaro come questo meccanismo funzionerà. Dobbiamo aspettare l'avvio del dialogo e poi confrontarlo con le esperienze di altri paesi che hanno aderito all'UE", ha detto Bocevski.
* Notizia tratta da un articolo di Sinisa Jakov Marusic da Skopje per Balkan Insight
domenica 11 marzo 2012
DEJA VU...
1991 Vukovar
2012 Homs
1991 Osijek
2012 Idlib
1992 Sarajevo
2012 Homs
Slobodan Milosevic
Bashar Al Assad
1992-2012

giovedì 8 marzo 2012
PER IL KOSOVO BASTA UN ASTERISCO?
L'asterisco è segno tipografico che serve a rimandare a qualcos'altro. Si usa quando necessita una spiegazione che non può essere data subito, ma per la quale si ricorre ad una nota o una precisazione a pié di pagina. E' un segno minore, subordinato, che esiste solo in funzione di qualcosa di più importante. Non chiude il discorso, non afferma, non domanda. Rimanda.
La Serbia non riconosce l'indipendenza proclamata unilateralmente dai kosovari nel 2008 e si è sempre rifiutata di partecipare a incontri ufficiali a cui il Kosovo si presenti come Stato indipendente. Il 24 febbraio scorso, nell'ambito dei colloqui in corso con la mediazione dell'UE, Belgrado e Pristina hanno raggiunto un compromesso per la partecipazione del Kosovo ai forum internazionali.
L'intesa prevede che il Kosovo "sarà presentato con una nota a piè di pagina affiancata al suo nome che farà riferimento alla Risoluzione 1244 (del Consiglio di sicurezza Onu che sancisce l'integrità territoriale serba, ndr) e al parere della Corte internazionale di giustizia (che dichiarò nel 2010 l'indipendenza di Pristina 'non contraria' al Diritto internazionale, ndr)".
In tutte le situazione in cui sarà necessario, il nome "Kosovo" sarà accompagnato da un asterisco che rimanderà alla nota a pié di pagina. Il problema è fino a quando si potranno rimandare le questioni a cui rinvia quella nota. Anche perché i problemi rischiano di moltiplicarsi: del resto, l'asterisco non viene talvolta usato al posto del segno "per" a indicare la moltiplicazione?
E problemi rischiano di presentarsi quanto prima, già in occasione delle prossime elezioni in Serbia, previste tra le fine di aprile e i primi di maggio: se il Kosovo è ancora una provincia serba, i serbi del Kosovo devono poter votare per quella che è ancora la loro patria; ma un tale voto potrebbe provocare danni piuttosto seri sia in Serbia, che in Kosovo, che nelle relazioni internazionali della Serbia che ha appena ottenuto lo status di Paese candidato all'adesione all'UE.
La questione è seria e presenta molto incognite come spiega l'articolo che riporto qui di seguito pubblicato oggi su BalkanInsight.
Serbia Faces Dilemma Over Elections in Kosovo
Belgrade is still mulling the consequences of extending spring elections to its former province after winning EU candidate status.
Bojana Barlovac BIRN Belgrade 08 Mar 12
Serbia's Electoral Commission is due to to discuss the organisational aspects of holding local elections in Kosovo with representatives of the international community this week.
The government will make a final decision by Tuesday on whether to include Kosovo in its next round of local elections, Balkan Insight has learned from the cabinet.
General and local elections are due on April 29 or May 6.
The Kosovo election question comes at a delicate time for Serbia, just after it obtained EU candidate status for membership at the European Union summit in Brussels on March 1.
The country's further progress on the EU path, which now requires getting a date for a start to accession talks, mostly depends on the outcome of ongoing talks with Kosovo.
The mainly ethnic Albanian province unilaterally declared independence from Serbia in February 2008.
But Serbia has vowed never to recognise this act of secession, and it still insists that the land remains part of its own territory.
Belgrade organised both parliamentary and local elections in Serb-majority areas in Kosovo in 2008, but the UN authority in Kosovo, UNMIK, as well as the Kosovo government, condemned these polls as illegitimate.
The US ambassador to Kosovo, Christopher Dell, said on Tuesday that including Kosovo in Serbia's spring polls would inflict more damage on Serbia than on Kosovo.
In recent months, Serbian officials have sounded undecided over whether to include Kosovo in the next round of local elections.
First they insisted that Belgrade could not exclude Kosovo as that would violate the Serbian consitution.
But in the run-up to the decision on EU candidacy, officials moved away from that initial idea, saying it would be difficult to hold the polls in Kosovo without the full consent of international factors.
Serbian parliament speaker Slavica Djukic Dejanovic on Tuesday met local Serb leaders from mainly Serb northern Kosovo to discuss the issue.
She noted that Serbia had a constitutional obligation to call elections in the entire national territory but that international consent was necessary in order to hold them in Kosovo.
Meanwhile, Kosovo's government firmly opposes the idea of another country holding local elections anywhere in Kosovo.
Arber Vlahiu, media adviser to the President of Kosovo, said holding Serbian elections in Kosovo would be illegal and in contradiction with international resolutions.
"Kosovo elections are organized in accordance with the laws and constitution of this country," Vlahiu said on Wednesday.
La Serbia non riconosce l'indipendenza proclamata unilateralmente dai kosovari nel 2008 e si è sempre rifiutata di partecipare a incontri ufficiali a cui il Kosovo si presenti come Stato indipendente. Il 24 febbraio scorso, nell'ambito dei colloqui in corso con la mediazione dell'UE, Belgrado e Pristina hanno raggiunto un compromesso per la partecipazione del Kosovo ai forum internazionali.
L'intesa prevede che il Kosovo "sarà presentato con una nota a piè di pagina affiancata al suo nome che farà riferimento alla Risoluzione 1244 (del Consiglio di sicurezza Onu che sancisce l'integrità territoriale serba, ndr) e al parere della Corte internazionale di giustizia (che dichiarò nel 2010 l'indipendenza di Pristina 'non contraria' al Diritto internazionale, ndr)".
In tutte le situazione in cui sarà necessario, il nome "Kosovo" sarà accompagnato da un asterisco che rimanderà alla nota a pié di pagina. Il problema è fino a quando si potranno rimandare le questioni a cui rinvia quella nota. Anche perché i problemi rischiano di moltiplicarsi: del resto, l'asterisco non viene talvolta usato al posto del segno "per" a indicare la moltiplicazione?
E problemi rischiano di presentarsi quanto prima, già in occasione delle prossime elezioni in Serbia, previste tra le fine di aprile e i primi di maggio: se il Kosovo è ancora una provincia serba, i serbi del Kosovo devono poter votare per quella che è ancora la loro patria; ma un tale voto potrebbe provocare danni piuttosto seri sia in Serbia, che in Kosovo, che nelle relazioni internazionali della Serbia che ha appena ottenuto lo status di Paese candidato all'adesione all'UE.
La questione è seria e presenta molto incognite come spiega l'articolo che riporto qui di seguito pubblicato oggi su BalkanInsight.
Serbia Faces Dilemma Over Elections in Kosovo
Belgrade is still mulling the consequences of extending spring elections to its former province after winning EU candidate status.
Bojana Barlovac BIRN Belgrade 08 Mar 12
Serbia's Electoral Commission is due to to discuss the organisational aspects of holding local elections in Kosovo with representatives of the international community this week.
The government will make a final decision by Tuesday on whether to include Kosovo in its next round of local elections, Balkan Insight has learned from the cabinet.
General and local elections are due on April 29 or May 6.
The Kosovo election question comes at a delicate time for Serbia, just after it obtained EU candidate status for membership at the European Union summit in Brussels on March 1.
The country's further progress on the EU path, which now requires getting a date for a start to accession talks, mostly depends on the outcome of ongoing talks with Kosovo.
The mainly ethnic Albanian province unilaterally declared independence from Serbia in February 2008.
But Serbia has vowed never to recognise this act of secession, and it still insists that the land remains part of its own territory.
Belgrade organised both parliamentary and local elections in Serb-majority areas in Kosovo in 2008, but the UN authority in Kosovo, UNMIK, as well as the Kosovo government, condemned these polls as illegitimate.
The US ambassador to Kosovo, Christopher Dell, said on Tuesday that including Kosovo in Serbia's spring polls would inflict more damage on Serbia than on Kosovo.
In recent months, Serbian officials have sounded undecided over whether to include Kosovo in the next round of local elections.
First they insisted that Belgrade could not exclude Kosovo as that would violate the Serbian consitution.
But in the run-up to the decision on EU candidacy, officials moved away from that initial idea, saying it would be difficult to hold the polls in Kosovo without the full consent of international factors.
Serbian parliament speaker Slavica Djukic Dejanovic on Tuesday met local Serb leaders from mainly Serb northern Kosovo to discuss the issue.
She noted that Serbia had a constitutional obligation to call elections in the entire national territory but that international consent was necessary in order to hold them in Kosovo.
Meanwhile, Kosovo's government firmly opposes the idea of another country holding local elections anywhere in Kosovo.
Arber Vlahiu, media adviser to the President of Kosovo, said holding Serbian elections in Kosovo would be illegal and in contradiction with international resolutions.
"Kosovo elections are organized in accordance with the laws and constitution of this country," Vlahiu said on Wednesday.
SERBIA: DOPO LA CANDIDATURA UE ORA E' TEMPO DI ELEZIONI
di Marina Szikora [*]
Lo status di candidato all'adesione all'Ue per la Serbia e' importante perche' include grandi potenziali per la Serbia. Cosi' il presidente serbo Boris Tadić in occasione della buona notizia che finalmetne ha potuto soddisfare, almeno parzialmetne, le aspettative delle forze proeuropee in Serbia. "Questa e' una grande conquista, naturalmente non e' epocale, epocale sara' quando la Serbia oltrepassera' questo confine e diventera' membro dell'Ue con la possibilita' di utilizzare tutti i potenziali, i fondi di adesione e tutto quello che e' a disposizione degli stati membri a pieno titolo dell'Ue" ha stabilito Boris Tadić.
E' chiaro che i riflessi della notizia positiva giunta da Bruxelles praticamente all'ultimo momento durante la riunione preparatoria del Consiglio europeo che e' stata quella dei capi di diplomazia dei 27, sono ancora ben presenti sia in Serbia che nella regione balcanica. Il presidente della Serbia ha ringraziato anche la Croazia per il suo "grande, caloroso e molto aperto sostegno". Ha ringraziato il suo collega croato, il presidente Josipović e il premier Milanović con i quali, come ha detto, in tutti questi giorni e' stato in diretti colloqui telefonici. Il capo dello stato serbo ha rilevato che lo status di candidato e' una conferma chiara di giorni migliori per la Serbia e ha detto che per la loro realizzazione bisogna continuare a lavorare e che l'ingresso nell'Ue e' un obiettivo formale mentre il fondamentale sara' il cmabiamento della qualita' di vita della societa' serba. Per quanto riguarda la domanda se l'adesioen della Serbia all'Ue sara' preceduta dalla soluzione del contenzioso territoriale con il Kosovo, Tadić ha risposto che la Serbia a nessuna condizione non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo e che non si aspetta condizionamenti di questo tipo.
Secondo un commento del quotidiano croato 'Vjesnik', il presidente Tadić "ha parlato meno dell'importanza politica della decisione a Bruxelles ma piuttosto di quella economica. Innanzitutto ha dato importanza al fatto che la Serbia adesso sara' piu' sicura per gli investitori stranieri, per gli investitori che sono orientati verso i paesi che hanno un sistema giuridico ordinato". E mentre la Serbia si avvia verso il viaggio europeo ancora incerto, molti dei suoi cittadini lottano ferocemente per la sopravvivenza, scrive 'Vjesnik' e aggiunge che questo non e' niente meno drammatico rispetto all'intera regione. I recenti sondaggi in Serbia hanno dimsotrato che quelli fortunati che hanno un lavoro, spendono il loro salario gia' entro la meta' del mese. I risultati di questo sondaggio in Serbia sono quasi identici ai risultati dei so ndaggio effettuati un anno fa. Quindi nessun cambiamento tranne il fatto che adesso sempre meno gente guadagna sufficientemente per la vita.
Comunque sia, ora tutto puo' essere indirizzato verso le elezioni. Piu' concretamente, il prossimo 13 marzo il capo dello stato Boris Tadić e la presidente del Parlamento serbo, Slavica Đukić Dejanović,ciascuno nei loro rispettivi gabinetti, firmeranno il documento con il quale verranno indette le elezioni parlamentari e locali in Serbia. Fino ad allora, scrivono i media serbi, si sapra' se il presidente Tadić decidera' a dimettersi affinche' in contemporanea ci siano le elezioni a tutti i livelli, quindi anche quelle presidenziali. La precondizione che lo stesso giorno ci siano le elezioni a tutti i livelli e' proprio quella delle dimissioni del presidente Boris Tadić poiche' il suo mandato regolare scade appena tra 11 mesi. Per questo motivo, secondo l'opinione degli analisti, la decisione sulle elezioni generali sara' strategica e tattica.
Il leader del Partito socialdemocratico della Serbia, Rasim Ljajić ritiene che nella crisi economica e' piuttosto razionale avere allo stesso tempo tutte le elezioni, ma e' anche logico poiche' con lo status di candidato per la Serbia inizia una nuova fase politica che richiede il sostegno dei cittadini. L'Ue non puo' avere i preferiti alle prossime elezioni in Serbia, ha detto il relatore del PE per la Serbia, il deputato sloveno Jelko Kacin. L'europarlamentare ha ripetuto che dopo l'attribuzione dello status di candidato alla Serbia, l'Ue aspettera' i risultati delle elezioni non volendo essere un tema elettorale. "Ogni gruppo politico che dimostra di avere un chiaro orientamento politico europeo puo' e deve avere pieno sostegno da parte di Bruxelles" ha detto Kacin in una intervista per il giornale di Novi Sad 'Dnevnik'.
L'europarlamentare sloveno ha osservato che l'Ue puo' soltanto riconoscere il risultato elettorale democratico e collaborare in maniera migliore. Come la Serbia non puo' decidere sulla nomina dei funzionari dell'Ue, cosi' non puo' essere nemmeno viceversa, ha aggiunto Kacin rilevando che siamo arrivati al momento delle integrazioni europee della Serbia quando non e' piu' importante chi vince alle elezioni. In questo senso ha ricordato che la ratifica dell'Accordo di stablizzazione e associazione e' iniziata quando Tomislav Nikolić ha abbandonato il partito ultranazionalista di Šešelj e si e' impegnato per la ratifica dell'Accordo in Parlamento.
"Quando la Serbia diventera' membro dell'Ue, tutti i suoi cittadini diventeranno cittadini europei, non soltanto i membri della coalizione governativa o dei movimenti proeuropei" ha detto il parlamentare europeo Kacin e ha sottolineato che secondo i criteri di adesione, verra' valutato il contributo di ogni governo poiche' non vi e' sostegno senza le riforme necessarie. Secondo l'opinione del relatore per la Serbia del PE, da quando la Serbia ha ottenuto lo status di candidato all'adesione, la Federazione russa "non esiste piu' ne' come alternativa politica, tantomeno come alternativa economica o democratica all'Ue". Kacin in questa intervista ha invitato la Serbia ad essere ancora piu' ambiziosa sulla sua via verso l'Ue affinche' la prospettiva europea sia ancora piu' visibile e palpabile per i cittadini.mbre 2007 dopo che a seguito di uno sciopero di fame ha ottenuto il diritto a difendersi da solo.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi
Lo status di candidato all'adesione all'Ue per la Serbia e' importante perche' include grandi potenziali per la Serbia. Cosi' il presidente serbo Boris Tadić in occasione della buona notizia che finalmetne ha potuto soddisfare, almeno parzialmetne, le aspettative delle forze proeuropee in Serbia. "Questa e' una grande conquista, naturalmente non e' epocale, epocale sara' quando la Serbia oltrepassera' questo confine e diventera' membro dell'Ue con la possibilita' di utilizzare tutti i potenziali, i fondi di adesione e tutto quello che e' a disposizione degli stati membri a pieno titolo dell'Ue" ha stabilito Boris Tadić.
E' chiaro che i riflessi della notizia positiva giunta da Bruxelles praticamente all'ultimo momento durante la riunione preparatoria del Consiglio europeo che e' stata quella dei capi di diplomazia dei 27, sono ancora ben presenti sia in Serbia che nella regione balcanica. Il presidente della Serbia ha ringraziato anche la Croazia per il suo "grande, caloroso e molto aperto sostegno". Ha ringraziato il suo collega croato, il presidente Josipović e il premier Milanović con i quali, come ha detto, in tutti questi giorni e' stato in diretti colloqui telefonici. Il capo dello stato serbo ha rilevato che lo status di candidato e' una conferma chiara di giorni migliori per la Serbia e ha detto che per la loro realizzazione bisogna continuare a lavorare e che l'ingresso nell'Ue e' un obiettivo formale mentre il fondamentale sara' il cmabiamento della qualita' di vita della societa' serba. Per quanto riguarda la domanda se l'adesioen della Serbia all'Ue sara' preceduta dalla soluzione del contenzioso territoriale con il Kosovo, Tadić ha risposto che la Serbia a nessuna condizione non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo e che non si aspetta condizionamenti di questo tipo.
Secondo un commento del quotidiano croato 'Vjesnik', il presidente Tadić "ha parlato meno dell'importanza politica della decisione a Bruxelles ma piuttosto di quella economica. Innanzitutto ha dato importanza al fatto che la Serbia adesso sara' piu' sicura per gli investitori stranieri, per gli investitori che sono orientati verso i paesi che hanno un sistema giuridico ordinato". E mentre la Serbia si avvia verso il viaggio europeo ancora incerto, molti dei suoi cittadini lottano ferocemente per la sopravvivenza, scrive 'Vjesnik' e aggiunge che questo non e' niente meno drammatico rispetto all'intera regione. I recenti sondaggi in Serbia hanno dimsotrato che quelli fortunati che hanno un lavoro, spendono il loro salario gia' entro la meta' del mese. I risultati di questo sondaggio in Serbia sono quasi identici ai risultati dei so ndaggio effettuati un anno fa. Quindi nessun cambiamento tranne il fatto che adesso sempre meno gente guadagna sufficientemente per la vita.
Comunque sia, ora tutto puo' essere indirizzato verso le elezioni. Piu' concretamente, il prossimo 13 marzo il capo dello stato Boris Tadić e la presidente del Parlamento serbo, Slavica Đukić Dejanović,ciascuno nei loro rispettivi gabinetti, firmeranno il documento con il quale verranno indette le elezioni parlamentari e locali in Serbia. Fino ad allora, scrivono i media serbi, si sapra' se il presidente Tadić decidera' a dimettersi affinche' in contemporanea ci siano le elezioni a tutti i livelli, quindi anche quelle presidenziali. La precondizione che lo stesso giorno ci siano le elezioni a tutti i livelli e' proprio quella delle dimissioni del presidente Boris Tadić poiche' il suo mandato regolare scade appena tra 11 mesi. Per questo motivo, secondo l'opinione degli analisti, la decisione sulle elezioni generali sara' strategica e tattica.
Il leader del Partito socialdemocratico della Serbia, Rasim Ljajić ritiene che nella crisi economica e' piuttosto razionale avere allo stesso tempo tutte le elezioni, ma e' anche logico poiche' con lo status di candidato per la Serbia inizia una nuova fase politica che richiede il sostegno dei cittadini. L'Ue non puo' avere i preferiti alle prossime elezioni in Serbia, ha detto il relatore del PE per la Serbia, il deputato sloveno Jelko Kacin. L'europarlamentare ha ripetuto che dopo l'attribuzione dello status di candidato alla Serbia, l'Ue aspettera' i risultati delle elezioni non volendo essere un tema elettorale. "Ogni gruppo politico che dimostra di avere un chiaro orientamento politico europeo puo' e deve avere pieno sostegno da parte di Bruxelles" ha detto Kacin in una intervista per il giornale di Novi Sad 'Dnevnik'.
L'europarlamentare sloveno ha osservato che l'Ue puo' soltanto riconoscere il risultato elettorale democratico e collaborare in maniera migliore. Come la Serbia non puo' decidere sulla nomina dei funzionari dell'Ue, cosi' non puo' essere nemmeno viceversa, ha aggiunto Kacin rilevando che siamo arrivati al momento delle integrazioni europee della Serbia quando non e' piu' importante chi vince alle elezioni. In questo senso ha ricordato che la ratifica dell'Accordo di stablizzazione e associazione e' iniziata quando Tomislav Nikolić ha abbandonato il partito ultranazionalista di Šešelj e si e' impegnato per la ratifica dell'Accordo in Parlamento.
"Quando la Serbia diventera' membro dell'Ue, tutti i suoi cittadini diventeranno cittadini europei, non soltanto i membri della coalizione governativa o dei movimenti proeuropei" ha detto il parlamentare europeo Kacin e ha sottolineato che secondo i criteri di adesione, verra' valutato il contributo di ogni governo poiche' non vi e' sostegno senza le riforme necessarie. Secondo l'opinione del relatore per la Serbia del PE, da quando la Serbia ha ottenuto lo status di candidato all'adesione, la Federazione russa "non esiste piu' ne' come alternativa politica, tantomeno come alternativa economica o democratica all'Ue". Kacin in questa intervista ha invitato la Serbia ad essere ancora piu' ambiziosa sulla sua via verso l'Ue affinche' la prospettiva europea sia ancora piu' visibile e palpabile per i cittadini.mbre 2007 dopo che a seguito di uno sciopero di fame ha ottenuto il diritto a difendersi da solo.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi
CRIMINI DI GUERRA: LA PROCURA DEL TPI CONFERMA LE ACCUSE CONTRO VOJISLAV ŠEŠELJ
![]() |
| Vojislav Seselj sotto processo al Tribunale internazionale dell'Aja |
La procura dell'Aja ha provato senza dubbi razionali la responsabilita' del leader degli ultranazionalista radicali serbi Vojislav Šešelj per crimini commessi durante la guerra in Croazia e in BiH nonche' contro i croati in Vojvodina, ha detto nel suo intervento conslusivo lunedi' all'Aja il procuratore Mathias Marcusen. Il Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia ha accusato Šešelj per aver contribuito ai crimini di guerra innanzitutto con i suoi discorsi di odio e sollecitando a crimini contro la popolazione croata e musulamana in Croazia, Vojvodina e BiH nel periodo tra il 1991 e 1993. Secondo il procuratore Mathias, le prove hanno dimsotrato che l'imputato Šešelj ha commesso crimini a Vukovar e Hrtkovci e che e' responsabile per i crimini che i suoi volontari hanno commesso in Croazia e in BiH ai quali Šešelj invitava a fin di realizzare l'idea della 'Grande Serbia'. Come ormai consueto, Šešelj ha seguito le parole conclusive con commenti ironici.
Il leader ultranazionalista serbo e' accusato di aver tentato, insieme ad altri partecipanti nell'impresa criminale condotta da Slobodan Milošević, a stabilire un nuovo stato serbo nelle parti della Croazia, BiH e nella stessa Serbia commettendo uccisioni, deportazioni, maltrattamenti, saccheggio e distruzione del patrimonio dei croati e bosgnacchi. E' accusato di crimini contro l'umanita' in BiH e Croazia e in particolare del massacro ad Ovčara e delle persecuzioni di craoti nonche' di persecuzioni e uccisioni di bosgnacchi. Durante il processo i procuratori dimostravano che Šešelj era ben consapevole della forza stimolante dei suoi discorsi ferventi in cui aveva etichettato i croati come ustasce mentre tutti quelli in BiH che si impegnarono per la sopravvivenza dello stato venivano considerati fondamentalisti islamici. Va detto che Vojislav Šešlj si trova nel carcere del Tribunale dell'Aja dal 24 febbraio 2003 mentre il processo e' iniziato nel novembre 2007 dopo che a seguito di uno sciopero di fame ha ottenuto il diritto a difendersi da solo.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.
UE: SULL'ADESIONE DELLA CROAZIA L'OLANDA SARA' “SEVERA E GIUSTA”
di Marina Szikora [*] Ad oggi sono cinque i paesi membri dell'Ue che hanno ratificato l'accordo di adesione con la Croazia. Dopo la Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Italia, lunedi' Malta e' il quinto paese dell'Ue a ratificare l'accordo croato. Come si comportera' a tal proposito il parlamento olandese dipende dai risulati del monitoraggio degli obblighi assunti, ha detto lunedi a Zagabria il ministro degli esteri olandese Uri Rosenthal confermando che l'Olanda continuera' a comportarsi in maniera "severa e giusta" nei confronti della Croazia ma anche verso l'intero processo di allargamento dell'Unione. "Se i risultati saranno positivi, sono convinto che non ci saranno problemi di andare avanti con il processo" ha detto Rosenthal alla conferenza stampa in occasione della sua visita alla capitale croata.
Stesso comportamento, ha rilevato il ministro degli esteri olandese, e' valido per la Serbia che ha appena ottenuto lo status di candidato. Rosenthal ha incontrato a Zagabria il presidente croato Ivo Josipović nonche' la sua collega Vesna Pusić la quale ha annunciato che entro il 15 marzo Bruxelles mandera' le cosidette tabelle del monitoraggio e un rapporto speciale sul capitolo 23 relativo alla Giustizia e diritti fondamentali. Il rapporto della Commissione europea sul monitoraggio e' atteso ad aprile. Pusić ha spiegato che il motto dell'Olanda e' stato sempre quello di essere 'severi e giusti' il che significa, ha detto, che i criteri sono alti ma quando saranno adempiuti cio' vuol dire essere pronti a funzionare all'interno dell'Ue. "La nostra regola e' la stessa: mandare messaggi politici positivi e adempiere i criteri piu' alti" ha aggiunto la capo della diplomazia croata.
Rosenthal da parte sua ha rilevato che il suo governo nei confronti della Croazia adottera' tutti i meccanismi del monitoraggio, in particolare sul capitolo 23 e si attende la ratifica dell'accordo di adesione entro la fine dell'anno il che dipende esclusivamente dal Parlamento dell'Aja sul quale il governo non puo' incidere. Ricordiamolo, l'Olanda e' stato il paese dell'Ue che ha piu' di tutti insistito sull'inserimento del monitoring alla Croazia dal momento della conclusione dei negoziati fino al pieno ingresso nell'Ue previsto per il primo luglio 2013. I due ministri degli esteri a Zagabria hanno discusso anche dell'inserimento della Croazia nell'iniziativa olandese-slovacca per Tunisi. Questo prevederebbe il trasferimento delle esperienze croate nella costruzione delle istituzioni nei paesi del sud Mediterraneo, vale a dire nei paesi della 'Primavera araba'.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi
DROGA: IL NUOVO GOVERNO CROATO APRE AD UNA POLITICA MENO REPRESSIVA
di Marina Szikora [*]
L'uso di stupefacenti in Croazia non sara' piu' un crimine, bensi' un delitto. La conferma giunge dal profilo ufficiale Facebook e Twitter del Governo croato. Il neo governo afferma quindi di aver seguito da lungo tempo i commenti e concorda che una condanna di tre mesi e' sufficiente perche' la societa' possa esprimere l'opinione che il consumo di stupefacenti e' inaccettabile. Il neo ministro della giustizia Orsat Miljenić ha dichiarato per il quotidiano di Fiume 'Novi list' che secondo il suo parere per il possesso di droghe ad uso personale e' sufficiente la responsabilita' di delitto. Ha aggiunto che la massima pena e' quella di tre mesi di reclusione prevista dalla Legge contro l'abuso di droghe ed e' sufficiente perche' la societa' possa esprimere la posizione relativa all'inaccettabilita' del consumo di droghe. Il ministro ritiene anche che la pena e' proporzionale alla gravita' dell'atto e che sia piu' adatta rispetto alla responsabilita' criminale poiche' non ha un carattere stigmatico e non conduce all'iscrizione dei tossicodipendenti o consumatori temporanei nel registro di crimini che successivamente puo' danneggiare la loro inclusione nella societa'. Questa posizione, secondo il ministro della giustizia croata, significherebbe anche il risparmio di soldi poiche' per il possesso di droghe vengono condotti molti processi penali e una gran percentuale della popolazione carceraria sono proprio i tossicodipendenti. Inoltre, il Ministero ritiene che le persone che fanno uso personale di droghe non minacciano altre persone quindi non sono ragione di sanzioni criminali.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi
Errata corrige: abbiamo corretto la frase "la massima pena e' quella di tre mesi di reclusione prevista dalla Legge contro l'abuso di droghe ed e' sufficiente". Inizialmente avevamo scritto "tre anni" che era evidentemente sbagliato. Ci scusiamo dell'errore.
mercoledì 7 marzo 2012
TURCHIA: IL PROCESSO A PINAR SELEK
Riporto il seguente testo così come pubblicato sul sito www.pinarselek.com perché indipendentemente da come la si pensi sulla questione curda, sull'attuale governo e sulla condizione della democrazia in Turchia è importante sapere cosa succede e cercare di farsi una propria opinione. Soprattutto se si ama questo grande Paese e se si è a favore del suo ingresso nell'Unione Europea.
Il processo del 7 marzo: le prospettive non sono buone
Il prossimo 7 marzo, la sociologa e scrttrice femminista Pinar Selek deve nuovamente passare in giudizio davanti alla Corte d’Assise di Istanbul.
Questo processo doveva aver luogo in Settembre ; ufficialmente, è stato rimandato a marzo per ragioni « tecniche » di procedure. Ci fa riflettere questa nuova peripezia alla luce degli arresti fatti in Turchia, in ottobre, dicembre e gennaio scorsi.
Ricordiamo che Pinar Selek è stata arrestata nel 1998 in seguito ai suoi lavori sociologici sull’impegno di attivisti nel PKK. Torturata per rivelare i nomi delle persone che aveva intervistato, lei non ha parlato. E’ stato montato contro di lei una accusa di complicità in un attentato con bomba ( processo del
Un nuovo processo doveva aver luogo nel settembre 2011; è stato rinviato per ragioni
Pinar Selek, dopo aver subito la tortura e la prigione, subisce una tortura psicologica da più di tredici anni. E’ vittima di un accanimento giudiziario, a dispetto della Convenzione europea dei diritti umani di cui la Turchia è firmataria. Minacciata di arresto, ha dovuto sciegliere l’esilio.
Le autorità giudiziarie rifiutano di prendere in considerazione i tre proscioglimenti successivi e rifiutano di prendere in considerazione gli esperti che sollevano Pinar Selek dalle accuse di terrorismo.
Per il processo del 7 marzo, le prospettive non sono buone.
Da settembre, le ondate di arresti si sono succedute, toccando centinaia di persone : studenti, ricercatori, giornalisti, editori, univrsitari. La guerra nel sud-est del paese serve da pretesto a una repressione di un’ampiezza mai vista dal colpo di Stato del 1980.
E’ possibile che nuove accuse – immaginarie – siano utilizzate contro la sociologa, per prolungare indefinitamente l’accanimento giudiziario.
Perchè un tale accanimento?
Noi pensiamo che il potere giudiziario voglia dare l’esempio. Pinar Selek è un’intellettuale e una militante che non si è mai conformata; ha sempre scelto di lottare e di lavorare sui e con i diseredati, gli oppressi, gli oppositori.
Lei è emblematica di una ricerca libera e indipendente, che non si piega alle ingiunzioni del potere.
Nella caccia senza fine, nella costrizione all’esilio per le minacce di arresto sempre reali, si cerca non solo di scoraggiarla, ma anche di scoraggiare ogni velleità di lavoro intellettuale e di prese di posizione che rimetterebbe in causa il falso consenso cimentato da un nazionalismo esacerbato.
Ogni società ha le sue tecniche di controllo sociale. Nel < modello turco> che è proposto ai paesi arabi, gli oppositori sono stigmatizzati come
Pinar Selek non ha ceduto sotto totura fisica, e tiene testa alla tortura psicologica.
Per lei stessa, per la libertà di pensiero e di opinione in Turchia, per tutti gli altri imprigionati, dobbiamo sostenerla !
Collettivo di Solidarietà con Pınar Selek- Francia
CIPRO NORD: "OFFENSIVA" LA POSSIBILITA' DELL'ANNESSIONE ALLA TURCHIA
Politici e giornalisti nord-ciprioti "offesi" dalla dichiarazione del minitro turco, Bagis, sulla possibilità di un'annessione alla Turchia
riporto dal sito BIANET
Journalists and Politicians Outraged about Minister's Proposal
Journalists and politicians in Northern Cyprus criticized Minister Bağış's suggestion to "connect Northern Cyprus to Turkey".
Lefkoşa - Nicosia - BİA News Center06 March 2012, Tuesday "It might be possible to connect Northern Cyprus to Turkey" - this is the gist of a statement of Egemen Bağış, Minister for European Affairs and Chief Negotiator, that fuelled a wave of criticism among journalists and politicians in Northern Cyprus.
In a statement released during his visit to London on Sunday (5 March), Bağış expressed the aspiration to unite both constituent states under one roof.
Bağış announced that the Turkish Republic was going to support any solution that would be accepted by the two political leaders in Southern and Northern Cyprus and both communities. This included a unification of both parts as well as no unification or also the possibility of connecting Northern Cyprus to Turkey, Bağış said.
In an announcement on Monday (5 March), Bağış said, "To those who did not want to understand my words or who misunderstood I recommend to read them again very carefully".
The Afrika and Yeni Düzen newspapers voiced the harshest criticism on Bağış's suggestion. Also politicians, trade unions and universities expressed their dissent.
"Dangerous statement"
Şener Levent, General Publications Director of the Afrika newspaper, indicated that for the first time such a suggestion was voiced officially. Levent said that he found Bağış's statement dangerous.
In a statement made to bianet, Levent said that Turkish Cypriots never wanted to be connected to Turkey. "Turkish Cypriots most of all want a united and independent Cyprus. They do not want two independents states or to be connected to Turkey", he stated.
Hüseyin Yalyalı, Secretary General of the Turkish Journalists Association of Cyprus and the Press Workers Trade Union (Basın-Sen), remarked that the Turkish Republic would never be able to realize such an undertaking.
He pointed out that Turkey was not able to connect Northern Cyprus to the state because that would mean a breach of all international agreements. Yalyalı evaluated Bağış's announcement as an attack against Cypriot and Turkish politics.
Columnist Cenk Mutluyakalı from the Yeni Düzen newspaper wrote on Monday that Northern Cyprus was already made dependent on Turkey.
"The budget of Northern Cyprus is dependent and so are the economy as well as tourism and casinos. All hotels have changed owners one by one. The Central Bank, security forces and civil defence are dependent. Banks and universities were not enough, also private colleges and even prisons are dependent. Telephone, internet, air travel and very soon electricity, water and what' left... In particular and most of all money..."
Addressing Minister Bağış, Mutluyakalı added, "Gentlemen, you might connect The Turkish Republic of Northern Cyprus (KKTC) but you will have to try hard to connect Cyprus...".
"Turkey's good intentions are questioned"
The Chairman of the Republican Turkish Party (CTP), Özkan Yorgancıoğlu, assessed Bağış's words in a written statement as 'unacceptable'.
As reported in the Afrika newspaper, Yorgancıoğlu pointed to the ongoing efforts to find a solution to the Cypriot question within the UN parameters, a process that was being supported by Turkey as well. In this context, he deemed Bağış's statement a reason to question Turkey's good intentions in the negotiations. According to the politician, a grave situation was created.
"Violation of the Treaty of Guarantee"
Didem Menteş of the Yeni Düzen newspaper gave voice to the concerns of Cypriot politicians, academics and business people in her column on Monday.
The experts emphasized that connecting Northern Cyprus to Turkey would be a violation of the Treaty of Guarantee between the Republic of Cyprus, Greece, Turkey and the UK that was promulgated in 1960.
* CTP Lefkosia Deputy Özdil Nami: "This is contrary to the Treaty of Guarantee from 1960".
* İzzet İzcan, Secretary General of the United Cyprus Party (BKP): "This threatens Cypriots and the world".
* Ertuğrul Hasipoğlu, General Secretary of the National Union Party (UBP): "Turkey has no such consideration and neither do we".
* Party for Democracy and Trust (DGP) Chairman Tahsin Ertuğruloğlu: "We want the KKTC to be an independent state".
* Tahir Gökçebel, Head of the Cyprus Turkish Secondary Education Teachers' Union (KTOEÖS): "Showpiece politics reached the end".
* Turkish Public Workers' Union of Cyprus (Kamu-İş) President Sami Dilek: "It is impossible to connect to Turkey".
* Chamber of Industry Chairman Ali Çıralı: "An unfortunate comment".
* Vice Dean of the Eastern Mediterranean University Faculty of Law, Assoc. Prof Tufan Erhürman: "This option is an annexation and lacks legal grounds". (EKN)
riporto dal sito BIANET
Journalists and Politicians Outraged about Minister's Proposal
Journalists and politicians in Northern Cyprus criticized Minister Bağış's suggestion to "connect Northern Cyprus to Turkey".
Lefkoşa - Nicosia - BİA News Center06 March 2012, Tuesday "It might be possible to connect Northern Cyprus to Turkey" - this is the gist of a statement of Egemen Bağış, Minister for European Affairs and Chief Negotiator, that fuelled a wave of criticism among journalists and politicians in Northern Cyprus.
In a statement released during his visit to London on Sunday (5 March), Bağış expressed the aspiration to unite both constituent states under one roof.
Bağış announced that the Turkish Republic was going to support any solution that would be accepted by the two political leaders in Southern and Northern Cyprus and both communities. This included a unification of both parts as well as no unification or also the possibility of connecting Northern Cyprus to Turkey, Bağış said.
In an announcement on Monday (5 March), Bağış said, "To those who did not want to understand my words or who misunderstood I recommend to read them again very carefully".
The Afrika and Yeni Düzen newspapers voiced the harshest criticism on Bağış's suggestion. Also politicians, trade unions and universities expressed their dissent.
"Dangerous statement"
Şener Levent, General Publications Director of the Afrika newspaper, indicated that for the first time such a suggestion was voiced officially. Levent said that he found Bağış's statement dangerous.
In a statement made to bianet, Levent said that Turkish Cypriots never wanted to be connected to Turkey. "Turkish Cypriots most of all want a united and independent Cyprus. They do not want two independents states or to be connected to Turkey", he stated.
Hüseyin Yalyalı, Secretary General of the Turkish Journalists Association of Cyprus and the Press Workers Trade Union (Basın-Sen), remarked that the Turkish Republic would never be able to realize such an undertaking.
He pointed out that Turkey was not able to connect Northern Cyprus to the state because that would mean a breach of all international agreements. Yalyalı evaluated Bağış's announcement as an attack against Cypriot and Turkish politics.
Columnist Cenk Mutluyakalı from the Yeni Düzen newspaper wrote on Monday that Northern Cyprus was already made dependent on Turkey.
"The budget of Northern Cyprus is dependent and so are the economy as well as tourism and casinos. All hotels have changed owners one by one. The Central Bank, security forces and civil defence are dependent. Banks and universities were not enough, also private colleges and even prisons are dependent. Telephone, internet, air travel and very soon electricity, water and what' left... In particular and most of all money..."
Addressing Minister Bağış, Mutluyakalı added, "Gentlemen, you might connect The Turkish Republic of Northern Cyprus (KKTC) but you will have to try hard to connect Cyprus...".
"Turkey's good intentions are questioned"
The Chairman of the Republican Turkish Party (CTP), Özkan Yorgancıoğlu, assessed Bağış's words in a written statement as 'unacceptable'.
As reported in the Afrika newspaper, Yorgancıoğlu pointed to the ongoing efforts to find a solution to the Cypriot question within the UN parameters, a process that was being supported by Turkey as well. In this context, he deemed Bağış's statement a reason to question Turkey's good intentions in the negotiations. According to the politician, a grave situation was created.
"Violation of the Treaty of Guarantee"
Didem Menteş of the Yeni Düzen newspaper gave voice to the concerns of Cypriot politicians, academics and business people in her column on Monday.
The experts emphasized that connecting Northern Cyprus to Turkey would be a violation of the Treaty of Guarantee between the Republic of Cyprus, Greece, Turkey and the UK that was promulgated in 1960.
* CTP Lefkosia Deputy Özdil Nami: "This is contrary to the Treaty of Guarantee from 1960".
* İzzet İzcan, Secretary General of the United Cyprus Party (BKP): "This threatens Cypriots and the world".
* Ertuğrul Hasipoğlu, General Secretary of the National Union Party (UBP): "Turkey has no such consideration and neither do we".
* Party for Democracy and Trust (DGP) Chairman Tahsin Ertuğruloğlu: "We want the KKTC to be an independent state".
* Tahir Gökçebel, Head of the Cyprus Turkish Secondary Education Teachers' Union (KTOEÖS): "Showpiece politics reached the end".
* Turkish Public Workers' Union of Cyprus (Kamu-İş) President Sami Dilek: "It is impossible to connect to Turkey".
* Chamber of Industry Chairman Ali Çıralı: "An unfortunate comment".
* Vice Dean of the Eastern Mediterranean University Faculty of Law, Assoc. Prof Tufan Erhürman: "This option is an annexation and lacks legal grounds". (EKN)
martedì 6 marzo 2012
KOSOVO: NUOVE TENSIONI NEL NORD?
I serbi bloccano un convoglio Eulex. La Kfor blocca le strade.
Dal sito di B92 (con fonte Beta e Tanjug)
KOSOVSKA MITROVICA
NATO troops in Kosovo, KFOR, blocked the main road between Kosovska Mitrovica and Ribariće near in Zupče on Tuesday afternoon.
(Tanjug, file) The Zvečan-Zubin Potok road in Jagnjenica is also blocked, a Tanjug correspondent has reported. According to the news agency, a KFOR soldier briefly stated that the blockade "followed a EULEX action".
Earlier today, local Serbs stopped a EULEX convoy in order to prevent it from reaching the administrative checkpoint of Brnjak, located between Kosovo and central Serbia.
An EULEX vehicle made an attempt to head towards Zubin Potok and the Brnjak crossing individually, and not, as it has been usual so far, in a convoy and accompanied by KFOR.
KFOR soldiers with armored personnel carriers and trucks are standing on a section of the main road in Zupče, and Austrian soldiers are equipped for riot control, Tanjug said.
Beta news agency reported that a number of local Serbs had gathered in Zupče, at a location where they previously built a now removed barricade.
The situation in the area is calm, said Beta.
Serbs form the majority in northern Kosovo and do not accept the ethnic Albanian unilateral declaration of independence, rejecting at the same time the Kosovo authorities in Priština.
The local Serbs previously announced that the EU mission, EULEX, vehicles suspected of assisting in attempts to establish Kosovo's institutions in the north would be denied passage. At the same time, KFOR and EULEX are demanding to be given unconditional freedom of movement.
Dal sito di B92 (con fonte Beta e Tanjug)
KOSOVSKA MITROVICA
NATO troops in Kosovo, KFOR, blocked the main road between Kosovska Mitrovica and Ribariće near in Zupče on Tuesday afternoon.
(Tanjug, file) The Zvečan-Zubin Potok road in Jagnjenica is also blocked, a Tanjug correspondent has reported. According to the news agency, a KFOR soldier briefly stated that the blockade "followed a EULEX action".
Earlier today, local Serbs stopped a EULEX convoy in order to prevent it from reaching the administrative checkpoint of Brnjak, located between Kosovo and central Serbia.
An EULEX vehicle made an attempt to head towards Zubin Potok and the Brnjak crossing individually, and not, as it has been usual so far, in a convoy and accompanied by KFOR.
KFOR soldiers with armored personnel carriers and trucks are standing on a section of the main road in Zupče, and Austrian soldiers are equipped for riot control, Tanjug said.
Beta news agency reported that a number of local Serbs had gathered in Zupče, at a location where they previously built a now removed barricade.
The situation in the area is calm, said Beta.
Serbs form the majority in northern Kosovo and do not accept the ethnic Albanian unilateral declaration of independence, rejecting at the same time the Kosovo authorities in Priština.
The local Serbs previously announced that the EU mission, EULEX, vehicles suspected of assisting in attempts to establish Kosovo's institutions in the north would be denied passage. At the same time, KFOR and EULEX are demanding to be given unconditional freedom of movement.
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