martedì 15 dicembre 2015

LAVORI IN CORSO





Dopo molti mesi di sospensione stiamo procedendo ad una revisione del blog.
Contiamo di riprendere un'attività regolare entro qualche settimana.

A presto.

QUESTA SETTIMANA SU RASSEGNA EST

Il ring polacco 
A due mesi dalle elezioni generali, il paese si ritrova impigliato in una brutta crisi costituzionale, specchio di quella "guerra civile fredda" che liberali e populisti combattono da anni. Varsavia e la sua economia in ascesa possono permettersi questri strappi? Il punto

Sanzioni a Mosca? Parliamone
L'Italia ha chiesto all'Ue un momento di riflessione sulla guerra commerciale con la Russia, prima di rinnovare le misure restrittive. La posizione di Roma e quella degli altri paesi comunitari in una nostra scheda per l'agenzia Askanews

Russia vs Turchia
Le sanzioni comminate da Mosca nei confronti di Ankara nell'analisi dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. 

Putin e il mondo
Per L'Unità online spieghiamo i movimenti del Cremlino su Siria, Ucraina e conflitto commerciale con l'Europa.  

 
Due passaggi chiave per Angela Merkel
La cancelliera ha domato la fronda interna nella Cdu, che oggi chiude il congresso. A scatenarla era stata la politica delle porte aperte per i rifugiati. La bundeskanzlerin ha nel frattempo deciso di partecipare alle azioni militari in Siria. Una svolta. 

Tirana in cinque minuti
Per la Radio svizzera italiana abbiamo raccontano la capitale albanese, tra sviluppo, sacche di povertà e altre cose ancora. 

La crescita a Est fino al 2020 (grafici e tabelle)
Rassegna Est rielabora le previsioni di crescita 2016-2020, prodotte dal Fondo monetario internazionale. Articoli, grafici e tabelle su tutte le economie dell'Est.  

A una media del 2,9%: questo il tasso di crescita 2016 nell'Europa centrale e nei paesi balticiNel periodo 2017-2020 il ritmo sarà grosso modo lo stesso. Tutti i paesi dell'area balcanica sono finalmente usciti dalla recessione. Nei prossimi anni ci sarà una fase espansiva abbastanza generalizzata. La crisi in Russia ha ricadute in tutto l'arco post-sovietico, tra recessioni e rallentamenti. 

Grafici e tabelle su ciascuno dei paesi delle tre macro-aree dell'Est possono essere visualizzate anche nella pagina unica che le raggruppa.  
 
Est! Est!! Est!!!
Tutti i dati sulle partecipazioni italiane nella "nuova" Europa. Dal rapporto "Italia multinazionale", promosso dall'Ice. La Polonia gioca un ruolo preponderante.


Contatti
redazione@rassegnaest.com
www.rassegnaest.com

martedì 3 novembre 2015

QUESTA SETTIMANA SU RASSEGNA EST


Populisti alla prova del governo
Come previsto, le elezioni parlamentari polacche (di domenica scorsa) hanno segnato il ritorno al potere di Diritto e Giustizia (PiS), partito conservatore, filo-cattolico e statalista. In molti gridano al pericolo autoritario, eppure i populisti guidaranno un paese che rispetto alla loro ultima esperienza di potere (2005-2007) è molto cambiato. E di questo dovranno tenere conto. Spiega tutto Pierluigi Mennitti. Mentre sul sito di Limes (ora a pagamento) avevamo segnalato che la rottura storica di questo voto sta nel fatto che PiS vince anche nelle città e tra i giovani.  



La Varsavia all'americana
Per Il Foglio, sempre a proposito di Polonia, raccontiamo in presa diretta, intorno ai due simboli dello skyline di Varsavia (lo Stadio nazionale e il Palazzo della Cultura e della Scienza) la rivoluzione degli stili e dei consumi che ha rivoluzionato la capitale polacca negli ultimi anni.



Ankara e Kiev, gli altri voti
Nei due recenti fine settimane si sono tenute elezioni in Turchia e Ucraina. Nel primo caso, l'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e del primo ministro Ahmet Davutoglu ha trionfato ottenendo una super maggioranza. Nessuno, prima del voto, celebrato questa domenica, si attendeva un tale risultato. I mercati per ora sorridono, ma non è automatico che la vittoria granitica dell'Akp garantisca stabilità politica ed economica (Fortune). Quanto all'Ucraina, le elezioni amministrative del 25 ottobre hanno confermato la relativa forza del partito del presidente Poroshenko e del Blocco di opposizione (molti sono ex alleati di Yanukovich), ma il dato più chiaro, in attesa dei ballottaggi del 15 novembre, è che gli equilibri politici del paese dipendono ancora dagli accordi intra-oligarchici (European Council on Foreign Relations), come indicato anche dal nostro Stefano Grazioli.  



Export verso la Russia, continua il crollo
Il gioco di sanzioni e controsanzioni tra Bruxelles e Mosca ha avuto ricadute pesati sull'interscambio totalizzato dalle aziende italiane con la Federazione russa. Tutti i più recenti dati, ricavati dall'ultimo rapporto Istat sul commercio con l'estero. 



L'Est nell'Ease of Doing Business 
I paesi dell'Europa centrale, dei Balcani e dell'area post-sovietica guadagnano - salvo rare eccezioni - diverse posizioni nell'ormai celebre gradutatoria sulla competitività globale (articolo e tabella), stilata come ogni anno dalla Banca mondiale.  



Addio a Gunther Schabowski
"Ab sofort", da subito. Con queste due parole l'ex dirigente della Germania Est, morto dei giorni scorsi, fece cadere il Muro di Berlino. Dopo il 1989 aveva intrapreso una riflessione critica sui fallimenti del comunismo. Un suo ritratto




Muri jugoslavi
Mentre l'89 tedesco e dell'Europa centrale sanciva la fine inquivocabile e immediata del comunismo, quello jugoslavo preannunciava l'inizio della disgregazione violenta del paese degli slavi del sud. Un articolo di Rodolfo Toè.



Est! Est!! Est!!!
Tutti i dati sulle partecipazioni italiane nella "nuova" Europa. Dal rapporto "Italia multinazionale", promosso dall'Ice. La Polonia gioca un ruolo preponderante



2015-2020
II Fondo monetario internazionale diffonde le previsioni sul Pil e sui fondamentali macro nel periodo 2015-2020. Rassegna Est riporta tutto in forma di grafici e tabelle, paese dopo paese dell'Est. Il quadro nell'Europa centrale e baltica, gli scenari nell'area dei Balcani e in Turchia, il contesto nello spazio post-sovietico, con un occhio di riguardo per la Russia. Tutte le previsioni sono raccolte a questo link.

domenica 17 maggio 2015

CIPRO: RIPRENDE IL DIALOGO

Sono ripresi il 15 maggio a Nicosia i colloqui tra greco-ciprioti e turco-ciprioti per giungere ad un accordo sulla riunificazione dell'isola, con la mediazione dell'Onu. Quello di venerdì è stato il primo incontro tra le due parti da quando il 26 aprile scorso Mustafa Akinci è stato eletto presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord, l'entità autoproclamata sul territorio occupato nel 1974 dall'esercito turco e riconosciuta dalla sola Turchia. Nei giorni precedenti l'inviato delle Nazioni Unite Espen Barth Eide aveva spiegato che i colloqui sarebbero serviti ad Akinci ed al presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades per avere uno "scambio generale di vedute".
Il primo contatto è evidentemente andato bene, visto che quattro ore di faccia a faccia, dopo mesi di stallo, hanno portato all'impegno per rilanciare il negoziato e ad un'intesa per facilitare il transito tra Cipro Sud e Cipro Nord. Akinci, ha compiuto un'importante apertura accettando che il passaggio possa avvenire senza necessità di procedure simili ad un visto. Le due parti hanno inoltre concordato di incontrarsi almeno due volte al mese ed un nuovo colloquio è già stato fissato per il 28 maggio.
Ora sarà interessante vedere se e in che modo la Turchia sosterrà la presidenza Akinci. Ricordiamo che subito dopo le elezioni del 26 aprile, le dichiarazioni di Akinci, per cui i turco-ciprioti devono essere padroni del loro destino, erano state censurate piuttosto seccamente sia dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che dal premier Ahmet Davutoglu. Cipro Nord, non esistendo formalmente, dipende in tutto e per tutto dalla Turchia e forte resta la presenza militare turca in questa parte dell'isola.
Il problema di Cipro resta un punto rilevante nel negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Inoltre, la questione della ricerca e del futuro sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo orientale, balzata alla ribalta negli ultimi anni, invece di offrire un'opportunità per risolvere finalmente la vicenda della riunificazione, rischia di diventare un nuovo motivo di attrito tra gli attori internazionali coinvolti in un'area già delicatissima.


"TERRORISMO E NAZIONALISMO SONO FABBRICATI PER COMBATTERCI GLI UNI CON GLI ALTRI"

Una settimana fa, nelle ore dello scontro armato di Kumanovo, tra le forze di sicurezza macedoni e presunti “terroristi kosovari” che hanno lasciato sul campo 22 morti e provocato gravi danni alle abitazioni suscitando timori e inquietudine in tutta la regione e nel resto d'Europa, hanno fatto notizia le parole un abitante di Kumanovo, raccolte per strada da Vasko Magleshov, giornalista del canale TV 24 Vesti, nelle stesse ore e a poca distanza dai combattimenti.L'uomo è un albanese di Macedonia e in modo naturale e con parole molto semplici invita a difendere la convivenza, a non farsi trascinare nella spirale delle violenze, a diffidare della propaganda dei politici locali. La gente intorno lo applaude e un altro cittadino, di etnia slavo-macedone, lo abbraccia, si dice d'accordo con lui, ripete le sue parole. Il video in poco tempo si è diffuso in rete, è stato visualizzato e condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social network ed è diventato, come si dice, “virale”. 



Questa è la trascrizione tradotta in italiano di alcuni momenti del video che trovate sul portale Eastjournal.net che ringraziamo per averla resa disponibile insieme al video.

Vedete, io sono una persona ragionevole e so cosa sto dicendo. Non ho alcuna minima intenzione negativa nei confronti dei macedoni. Al contrario, ho molti amici e abbiamo un’ottima vita in comune. E chiedo a tutti di mantenere la calma e di proteggere la nostra gente, di rimanere calmi mentre c’è qualcuno che sta giocando sporco, che siano gli uni o che siano gli altri. Pensano che siamo ciechi? Dove porta tutto questo? Qualcuno ha dato una risposta? Qualcuno si è preso delle responsabità, etiche o morali?  Perché dobbiamo arrivare noi a questo, [per poi dire che] è stato Putin o l’America? Noi abbiamo creato il marcio a casa nostra e poi diciamo che puzza? Pensiamoci, chi ci ha portato a questo?
Le persone non sono responsabili. Turchi, albanesi, macedoni: nessuno è colpevole. Forse c’è stato un tempo in cui ci hanno mentito e siamo stati manipolati. La gente è consapevole di questo. Ma questo non può durare finché la gente crede ai loro “film”, i loro film dove ci sono persone innocenti rapite, uccise, gente che non ha niente a che vedere con le armi, e che improvvisamente diventano terroristi. Ma cosa significa “terrorista”? Ma che prima rispondano su chi ha ucciso Neshkovski. E tutto ciò che nascondono. Che rispondano sul caso Smilkovsko, sul caso Sopot, sul caso Monster.
Sentiamo cosa dicono sull’economia, sulle persone che hanno fame, su chi non mette assieme pranzo e cena. Non ho soldi in tasca, non ho futuro, non ho nulla. Eppure loro raccontano ogni giorno che creeranno posti di lavoro. Idee fittizie. Zone economiche speciali che nnessuno ha mai visto. Cos’è tutto questo? Qui nessuno vuole la guerra. Non sopporto nemmeno i rumori forti, figuriamoci gli spari. E se devo desiderare che qualcuno muoia, allora che sia io il primo a morire.
[...] Invito tutti i leader, Ali Ahmeti, Thaci [leaders dei partiti albanesi di Macedonia], anche se sono corrotti… dovrebbero essere qui con la gente. Anche l’SDSM [il principale partito di opposizione]. Anche Gruevski [il primo ministro]. Visto che è amato dalla gente… Che venga qui. Non posso amare i miei figli e allo stesso tempo avere paura di loro. Questa filosofia non regge. Dove sono le loro famiglie? Dicono che [Gruevski] abbia portato la propria famiglia a Lugano. Dove l’ha portata? Ha un figlio o un cugino qui in questa guerra? Che prendano una pistola in mano, allora! Goce Delcev e Skanderbeg [due personaggi di riferimento delle memorie nazionali, rispettivamente, macedone e albanese] almeno erano andati a combattere. Lui è là nel suo ufficio, nascosto in qualche tunnel.
[Applausi della folla. Si avvicina un altro uomo che gli dice: "Io sono macedone, bravo", e lo abbraccia. Il primo uomo si interrompe, poi riprende]
Se proprio dobbiamo parlare di terrorismo e nazionalismo, queste sono cose fabbricate per farci combattere gli uni contro gli altri. È da quarant’anni che vivo qui, e non ho sentito quaranta parole di macedoni contro albanesi, o di albanesi contro macedoni. [L'altro uomo aggiunge: "io è da cinquant'anni e non ho mai avuto problemi"].
E sono contento che lui macedone, e io albanese, abbiamo capito che ci manipolano. Ma qui ci sono ancora persone che non riescono a capirlo. E non dobbiamo permettere che questa minoranza di persone ci divida.

Penso si tratti di una testimonianza che, nella sua apparente normalità, contribuisce ad avere un diverso punto di vista sui fatti di questi giorni. Diverso rispetto a certe cronache che abbiamo sentito in questi giorni e che troppo spesso continuano a interpretare le tensioni nei Balcani come “la polveriera pronta a esplodere”. Non si va a cercare le manipolazioni che stanno dietro ad operazioni con cui si fomenta l’odio. Non si fa la fatica di comprendere quali erano davvero gli interessi che hanno fatto scoppiare le guerre jugoslave degli anni '90. E non si considera mai la gente, che è stata vittima di quegli interessi e di quelle manipolazioni. Oppure si propinano tesi “geopolitiche” che, oggi come venti anni fa, servono solo a sostenere le proprie tesi unilaterali sulle cause delle guerre jugoslave e sulle tensioni che ancora restano nell'area.

A questo proposito segnalo il gruppo diFacebook denominato “Quando un giornalista scrive "Lapolveriera dei Balcani", muore un panda”. E' una reazione – ironica ma non troppo – ad un certo giornalismo sempre innamorato di "scontri etnici", "tensioni mai sopite", "fucina di odi", "focolaio di instabilità". Un giornalismo che, come spiegano i promotori del gruppo, fa dell'inutile sensazionalismo ingigantendo problemi con cui tutta l'Europa fa i conti o li ha fatti in passato. Troppo forte la tentazione di presentare i Balcani sempre e comunque come l'eccezione d'Europa, come il teatro di violenze sempre pronte a riaccendersi, invece che come un'area che ha la sua storia, le sue particolarità, le sue risorse e, certamente, anche i suoi non semplici problemi. Un'area che andrebbe trattata con maggiore attenzione. E con maggiore rispetto.

sabato 16 maggio 2015

SREBRENICA, LA GIUSTIZIA NEGATA

Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Luca Leone, “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA”, scritto a quattro mani con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
 
A venti anni dal genocidio Leone e Noury hanno deciso di affrontre quella vicenda terribile con un linguaggio semplice e in forma di dialogo con l'obiettivo non solo di raccontare cause, svolgimento e conseguenze del genocidio di Srebrenica, ma di analizzare tutto ciò che ruota da vent’anni intorno a questo orrore della storia europea contemporanea.

L'11 luglio 1995: oltre ottomila (ma alcune stime parlano di più di diecimila) maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Lo stesso destino tocca ad alcune giovani donne che vemngono prima stuprate e poi uccise. Le vittime sono bognacchi (bosniaci di religione musulmana), da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dalle bande di paramilitari serbi. Venti anni dopo, Mladic e Karadzic (l'allora capo politico dei serbo-bosniaci) sono sotto processo all'Aja, alcuni capi paramilitari sono morti, ma ancora molti dei carnefici di allora sono a piede libero e una parte dell'opinione pubblica serba li considera "eroi" lasciando un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti.
 

Il libro di Leone e Noury è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nella mancanza di giustizia che seguita al genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. In questo viaggio attraverso uno degli eventi più importanti e mostruosi della storia del Novecento gli autori si sono fatti accompagnare da amici importanti com Moni Ovadia, Miralem Pjanic, Irfanka Pašagic, Silvio Ziliotto. Che hanno scritto quanto segue.

“L’ipocrisia, il cinismo e l’indifferenza della politica interessata solo al potere, fanno sì che ancora, a Srebrenica, le vittime degli orrori debbano vedersi quotidianamente davanti, impuniti, arroganti, beffardi, minacciosi – spesso trasformati in eroi –, molti dei loro carnefici o quelli dei loro cari sepolti in fosse comuni o fatti a pezzi e conservati in frigoriferi, gli stupratori individuali e di massa, e non possano elaborare immani sofferenze e lutti atroci. Noi piccoli o grandi militanti della Memoria e attivisti dell’integrità inviolabile dell’uomo, ci sentiamo presi alla gola da un insopprimibile senso di impotenza sfregiato da revisionismi e negazionismi. Qualcosa però possiamo farlo!”. (Moni Ovadia)

“Luca Leone e Riccardo Noury sanno quanto sia importane raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica e quanto sia vitale che anche gli altri, più persone possibile, sentano e facciano qualcosa affinché finalmente avvenga quello che le Donne di Srebrenica da anni chiedono durante le loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla: ‘Noi vogliamo verità e giustizia, e vogliamo condanne per i criminali’”. (Irfanka Pašagic)

“Il popolo bosniaco va accompagnato e aiutato verso quell’Europa che qui ha dimenticato a lungo le sue carte dei diritti e da qui deve ripartire in un cammino, arduo ma possibile, di pace e giustizia”. (Silvio Ziliotto)

“I bosniaci hanno un cuore grande e meritano un futuro positivo. Spero davvero che andrà sempre meglio. Io continuerò a fare il massimo per aiutare il mio Paese”. (Miralem Pjanic)
Ci accompagnano, inoltre, in questo viaggio, alcune associazioni importanti, Amnesty International in testa, quindi Rete, Sie, Iscos, Associazione per i popoli minacciati.

Il consiglio di Passaggio a Sud Est è di leggere “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA” e, se ancora non lo avete fatto, anche gli altri lavori che in questi anni Luca Leone ha dedicato alla sua amata Bosnia e che trovate sul sito della Infinito Edizioni. 

Leggi qui la prefazione del libro

GLI AUTORI

Luca Leone
(Albano Laziale, 1970), giornalista professionista e saggista, è laureato in Scienze politiche.
È direttore editoriale e co-fondatore della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto e scrive per molte testate. Ha firmato, tra gli altri, per Infinito edizioni: Srebrenica. I giorni della vergogna (2005-2011); Bosnia Express (2010); Saluti da Sarajevo (2011); I bastardi di Sarajevo (2014).

Riccardo Noury
E' il portavoce di Amnesty International Italia, organizzazione non governativa per i diritti umani di cui fa parte dal 1980. Ha curato Non sopportiamo la tortura (Rizzoli Libri Illustrati, 2001), Poesie da Guantánamo (Edizioni Gruppo Abele, 2007) ed è stato coautore di Un errore capitale (EdizioniCultura della Pace, 1999). Blogger per Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Articolo 21. Zemaniano.

 

LA NEWSLETTER DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO

 

PRIMO PIANO

Buone nuove
Si è conclusa la lunga vertenza che ha visto coinvolto Osservatorio Balcani e Caucaso e che prevedeva, inizialmente, il drastico ridimensionamento del nostro gruppo di lavoro. Da marzo, quando la situazione è emersa in tutta la sua gravità, molto è cambiato. Innanzitutto è avvenuto che la comunità che in questi anni si è creata attorno a noi ed ha accompagnato il progetto Obc ha dimostrato tutta la sua solidarietà. Un appoggio straordinario, di migliaia di persone e centinaia di associazioni, università, testate giornalistiche e istituzioni. Un punto per tutti noi da cui ripartire.
Poi abbiamo ricevuto la conferma che l'Unione europea avrebbe continuato a sostenerci con un nuovo progetto a sostegno della libertà dei media. Avremo modo di parlarvi della nuova iniziativa in modo approfondito nelle prossime settimane. Infine le istituzioni trentine hann o preso atto che Obc è un servizio messo a disposizione del nostro territorio e dell'Europa tutta e che merita un rilancio.
Tutto questo ha portato a una soluzione che evita licenziamenti: grazie ad una dimissione volontaria e alla solidarietà interna che ha portato ad un rilevante ridimensionamento degli orari della componente giornalistica della struttura.Ora è quanto mai necessario lavorare assieme ai nostri storici sostenitori per rilanciare con ambizione il nostro progetto. Vogliamo concludere ringraziando una volta ancora voi lettori, amiche, amici. E' soprattutto grazie a voi che Osservatorio Balcani e Caucaso potrà quest'anno festeggiare i suoi 15 anni di lavoro e, assieme a voi, continuare a lavorare per l'Europa che vogliamo: democratica, sostenibile e solidale.
Bloc-notes: Kumanovo, zona di guerra; Crisi in Macedonia, l’UE preoccupata; Macedonia, cadono le prime teste; Lettera al Papa

NOTIZIE

Kosovo, le reazioni dopo Kumanovo

Violeta Hyseni Kelmendi Dopo gli scontri a Kumanovo le istituzioni kosovare prendono le distanze da qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Secondo le autorità macedoni i leader del gruppo armato sono cittadini del Kosovo. Ma per gli analisti di Pristina non sono stati chiariti i dubbi sull'identità e sugli obiettivi del gruppo armato

Montenegro: la terra promessa è la Bassa Sassonia

Aida Skorupan Sono molti i cittadini dei Balcani a tentare la via dell'emigrazione. In pochi mesi, dal nord del Montenegro, più di 3500 persone sarebbero partite per la Germania, ed in particolare per la Bassa Sassonia. Vijesti ha raccolto le testimonianze di alcuni di loro

La Serbia e la crisi in Macedonia

Dragan Janjić Il recente scontro armato nella cittadina di Kumanovo, in Macedonia, viene sfruttato dal governo di Belgrado per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal tema del Kosovo al supposto pericolo della Grande Albania. Un’analisi

I due giorni di Roberto Saviano in Albania

Erion Gjatolli, Nicola Pedrazzi Due giornate intense in cui Roberto Saviano ha avuto modo di condividere storie e riflessioni, aprire alla critica e al dibattito, invitando al coraggio e alla libertà. Le impressioni raccolte durante le giornate di Tirana

Azerbaijan: il silenzio degli innocenti

Arzu Geybullayeva Ad un mese dai Giochi olimpici europei che si terranno nella capitale azera Baku, decine di donne e uomini, attivisti e oppositori al governo, sono in carcere e messi a tacere. A preoccupare però è anche il silenzio da parte della comunità internazionale su questa questione

Liberland: la terra di tutti e di nessuno

Giovanni Vale Un pezzo di "terra di nessuno", tra Croazia e Serbia, dichiarato stato indipendente sul web. La storia di Liberland e del suo giovane presidente, il militante del partito euroscettico “Svobodní”, Repubblica ceca, Vit Jedlička

Buone nuove

Nessun licenziamento, una dimissione volontaria e la riduzione degli orari della componente giornalistica. Si conclude la vertenza che ha visto coinvolto OBC in questi mesi. Con una certezza: il grande sostegno dimostrato da tutti voi lettrici e lettori

Macedonia, dopo Kumanovo

Ilcho Cvetanoski La Macedonia tenta di fare i conti con gli scontri armati che sabato scorso hanno sconvolto la città di Kumanovo. Al centro del dibattito il nazionalismo pan-albanese, ma anche sospetti di un tentativo di distrarre l'opinione pubblica dagli scandali che scuotono il governo

Cannes, poche speranze per il sud-est Europa

Nicola Falcinella L'anno scorso aveva vinto la Turchia, quest'anno sembra invece ci sarà poca gloria per l'Europa del sud-est a Cannes. La rassegna francese si inaugura domani

Sarajevo, il Tribunale delle Donne

Andrea Oskari Rossini Il primo Tribunale delle Donne in Europa si è svolto a Sarajevo dal 7 al 10 maggio. Le partecipanti sono giunte da tutti i paesi dell’ex Jugoslavia ed hanno denunciato la guerra combattuta ogni giorno contro le donne. Molte le delegazioni internazionali

APPUNTAMENTI

L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

Oltre 200 opere d’arte raccontano le vicende del primo conflitto mondiale, in mostra dipinti, disegni, incisioni, diari, lettere e documenti
Fino al 6 settemnbre 2015
TRENTO

Gli Italiani dell'Altrove: Sloveni

Evento organizzato nell'ambito del ciclo di incontri sulla realtà storica e contemporanea delle Minoranze Linguistiche d'Italia
18 maggio 2015
ROMA

Il viaggio di Zijo

Proiezione del docu-film di Michael Jovic (sub IT) alla presenza del protagonista; evento organizzato nell'ambito del ciclo di incontri "Bosnia vent'anni dopo - il dopoguerra infinito"
20 maggio 2015
BOLZANO

Stolica | Sedia

Proiezione del documentario di Elisabetta Lodoli (2013, 65’), nell'ambito della rassegna "Doc in Tour"
19 maggio 2015
FIORENZUOLA D'ARDA (PC)

OPPORTUNITÁ


A Trento per discutere di "Interventi civili in aree di conflitto"
Il Centro per la Ricerca sulla Politica Internazionale e la Risoluzione dei Conflitti (CeRPIC) della Fondazione Bruno Kessler (FBK) ospita il 26 e 27 giugno 2015 a Trento l'ottava conferenza annuale dello Standing Group Italiano di Relazioni Internazionali (SGRI), gruppo di discussione tematica sulla politica internazionale. Nell'ambito della conferenza "Disentangling Subsystem Dynamics. The Search for Peace and Cooperation" OBC presiede il panel "Transnational civilian intervention in conflict areas: from global civil society to jihadism". Esperti e ricercatori interessati a presentare il proprio contributo originale alla conferenza sono invitati a inviare un brev e abstract all'organizzazione entro il 15 maggio 2015. Info: FBK - CeRPIC | sgri@fbk.eu

martedì 12 maggio 2015

BUONE NOTIZIE

Buone notizie da Osservatorio Balcani e Caucaso: riportiamo qui di seguito il testo pubblicato oggi su www.balcanicaucaso.org con i nostri migliori auguri agli amici di OBC perché questa conclusione positiva sia anche un nuovo inizio.

Nessun licenziamento, una dimissione volontaria, riduzione degli orari della componente giornalistica. Si conclude la vertenza che ha coinvolto OBC in questi mesi. Con una certezza: il grande sostegno ricevuto

Si è conclusa oggi la lunga vertenza che ha visto coinvolto Osservatorio Balcani e Caucaso e che prevedeva, inizialmente, il drastico ridimensionamento del nostro gruppo di lavoro. Da marzo, quando la situazione è emersa in tutta la sua gravità, molto è cambiato.
Innanzitutto è avvenuto che la comunità che in questi anni si è creata attorno a noi ed ha accompagnato il progetto Obc ha dimostrato tutta la sua solidarietà. Un appoggio straordinario, di migliaia di persone e centinaia di associazioni, università, testate giornalistiche e istituzioni. Un punto per tutti noi da cui ripartire.
Poi abbiamo ricevuto la conferma che l'Unione europea avrebbe continuato a sostenerci con un nuovo progetto a sostegno della libertà dei media. Avremo modo di parlarvi della nuova iniziativa in modo approfondito nelle prossime settimane.
Infine le istituzioni trentine hanno preso atto che Obc è un servizio messo a disposizione del nostro territorio e dell'Europa tutta e che merita un rilancio.
Tutto questo ha portato a una soluzione che evita licenziamenti: grazie ad una dimissione volontaria e alla solidarietà interna che ha portato ad un rilevante ridimensionamento degli orari della componente giornalistica della struttura.
Ora è quanto mai necessario lavorare assieme ai nostri storici sostenitori per rilanciare con ambizione il nostro progetto.
Vogliamo concludere ringraziando una volta ancora voi lettori, amiche, amici. E' soprattutto grazie a voi che Osservatorio Balcani e Caucaso potrà quest'anno festeggiare i suoi 15 anni di lavoro e, assieme a voi, continuare a lavorare per l'Europa che vogliamo: democratica, sostenibile e solidale.

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


La sorpresa polacca
Il conservatore Andrzej Duda ribalta i sondaggi e vince il primo turno delle presidenziali, un banco di prova per le politiche di questo autunno. Il partito di governo, la Piattaforma civica, rischia di cedere lo scettro. Malgrado l'ottimo ruolino economico. Analisi di Pierluigi Mennitti per Lettera 43


Automotive: l'Est e il mondo
Nel 2014 si sono prodotte a livello mondiale 90 milioni di vetture. Mai si era toccata una simile cifra. Il ruolo della "nuova" Europa, i suoi alti e bassi, il rapporto con il resto del pianeta. Dove domina la Cina.  


Banca dati
Tutto quello che c'è da sapere per chi investe a Est. Previsioni di crescitapeso fiscalefondi strutturalibandi pubblici e indici di competitività. Tutte le voci del database sono raccolte a questo indirizzo.      


La cortina di ferro della Storia
Le celebrazioni del settantesimo della fine della Seconda guerra mondiale risentono della divisione tra Russia e Occidente, alimentata dalla crisi ucraina. L'Europa centrale si spacca, racconta Matteo Tacconi su Reset. Mentre Stefano Grazioli si concentra sul modo in cui l'Ucraina odierna, in crisi politico-militare, percepisce questo evento.  


Turkish Stream
Non decolla il progetto alternativo a South Stream, bocciato dall'Ue e archiviato dalla stessa Mosca. Un articolo di Rodolfo Toè


Ucraina e Cortina di ferro: i nostri libri
Si ricorda che "Cronache di una rivoluzione", l'ebook su crisi e guerra a Kiev, è sempre scaricabile, liberamente, da questo indirizzo. Da pochi giorni, inoltre, è pronta la ristampa di "Verde cortina", il viaggio lungo il crinale della guerra fredda che Matteo Tacconi e il fotografo Ignacio Coccia hanno effettuato qualche mese fa. Il volume può essere acquistato dal sito dell'editore.  


La nuova Europa è già vecchia
Anche a Est incombe la crisi demografica. I dati e le conseguenze socio-economiche di questo tallone d'Achille. L'immigrazione come risorsa per invertire la rotta. 


E poi... 
I soliti proclami secessionisti di Milorad Dodik in Bosnia, il sindacalista ex Ddr che ha paralizzato la Germania, i bikers di Putin e la crisi degli euroscettici tedeschi.  

lunedì 11 maggio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 10 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Grecia: lo stato del negoziato sul debito e le prospettive di un accordo (con una sintesi dell'intervista di Lanfranco Palazzolo al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova).

Macedonia: la situazione politica sempre più preoccupante dopo le proteste contro il governo e gli scontri di piazza a Skopje. [*]

Albania: anche se non ufficialmente aperta, è sempre più accesa la campagna elettorale per le elezioni locali del 21 giugno.

Turchia: le elezioni parlamentari del 7 giugno, le polemiche sul genocidio armeno, gli sviluppi del progetto del gasdotto "Turkish stream".

Serbia: Belgrado attende di cominciare il negoziato di adesione all'UE.

Kosovo: Bruxelles preme per l'istituzione del tribunale sui presunti crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1998-99.

Balcani: tra crisi in Ucraina e conflitto con il sedicente Califfato gli Usa temono la destabilizzazione della regione

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



[*] La puntata è stata registrata nella giornata di venerdì 8 maggio, prima dei gravi scontri armati avvenuti a Kumanovo sabato e domenica