giovedì 17 aprile 2014

MACEDONIA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI SI INTRECCIANO CON QUELLE PARLAMENTARI ANTICIPATE

Ivanov vince il primo turno ma è costretto al ballottaggio dalla scarsa affluenza alle urne. Dopo il boicottaggio del 13 aprile sarà cruciale l'atteggiamento della minoranza albanese il 27, quando insieme alle presidenziali si voterà per le elezioni parlamentari anticipate.

Skopje
Di Marina Szikora
Al centro delle vicende politiche nell’area balcanica, ci sono le elezioni presidenziali in Macedonia nonche’ quelle per il rinnovo del parlamento, elezioni anticipate che dovrebbero coincidere con il secondo turno delle presidenziali. Tutto questo accade in un clima che vede abbastanza disuniti sia i politici macedoni, governativi e opposizione, che quelli in rappresentanza della minoranza albanese: l’Unione democratica per l’integrazione (Dui) in quanto parte della coalizione governativa e il Partito democratico degli albanesi che resta in opposizione. Il politologo macedone Petar Arsovski in un commento per la sezione della Deutsche Welle tedesca che si occupa della Macedonia, spiega che tra i blocchi politici ci sono feroci scontri e gli avversari politici si comportano da veri nemici. Cio’ implica una mala situazione dell’ordinamento democratico del paese. Secondo il rapporto della Freedom Haus, il sistema politico in Macedonia nel 2013 e’ stato qualificato come “democrazia semiconsolidata”. Oltre alle divisioni politiche, la Deutsche Welle rileva un altro problema molto serio: poca liberta‘ dei media. Negli ultimi anni i giornalisti investigativi sono sottoposti ad intimidazioni, perfino condannati a lunghe pene carcerarie per presunte „rivelazioni di informazioni confidenziali” e per di piu’ la morte di un giornalista che aveva criticato il regime e’ rimasta senza chiarimenti. E’ stata chiusa anche la televisione A1 che si opponeva alle autorita’ come anche tre quotidiani a causa di presunte irregolarita’ finanziarie, si afferma nel commento della Deutsche Welle.

Tornando alle elezioni, sia quelle presidenziali che quelle parlamentari, in questo periodo quindi in Macedonia si conduce una doppia campagna elettorale. L’attuale premier e presidente del partito governativo Vmro-Dpmne, Nikola Gruevski rileva i successi del suo esecutivo: la disoccupazione e’ calata dal 39 al 28 per cento, vale a dire, sono stati aperti 120.000 nuovi posti di lavoro. Le sovvenzioni agricole sono di 590 milioni di euro, investimenti diretti stranieri raggiungono due miliardi di euro. “Abbiamo effettuato anche oltre di quello che avevamo promesso, a differenza di tutti i governi precedenti” sottolinea Gruevski. Dall’altra parte, l’opposizione afferma che la Macedonia continua ad essere un paese dei poveri. E dal punto di vista finanziario, la Macedonia e’ davvero messa molto male se paragonata con gli altri paesi europei. Uno stipendio medio e’ di 350 euro al mese e il piu’ grande imprenditore e’ lo stato. Molti criticano il fatto che la Macedonia ha speso diverse centinaia di milioni di euro per il contestato progetto Skopje 2014 il quale consiste nella costruzione di edifici monumentali, monumenti e statue nella capitale macedone mentre i soldi per urgenti progetti infrastrutturali non ci sono.

A livello di politica estera, tutto e’ ben chiaro. Tutte le forze politiche concordano almeno sullo stesso obiettivo: l’adesione all’Ue e l’ingresso nella Nato. Ma nonostante questa unanimita’, non si riesce a superare la fase di blocco. Come sappiamo la Grecia ostacola le integrazioni euroatlantiche della Macedonia a causa del nome. Come giustificazione indica il fatto che questa ex repubblica jugoslava potrebbe avere pretese territoriali relative alla regione greca che porta lo stesso nome. La Corte internazionale di giustizia, in questo caso pero’, si e’ espressa a favore della Macedonia. Nel suo rapporto, la Commissione europea, gia’ per cinque anni consecutivi raccomanda l’inizio di negoziati di adesione della Macedonia all’Ue ma il processo di eurointegrazioni resta ancora fermo.

Gli analisti politici non sono sorpresi del risultato del voto presidenziale di domenica scorsa, e’ quanto piu’ o meno si aspettava. Secondo loro il potere utilizza la propria ‘pole position’ perche’ l’opposizione non ha offerto un programma chiaro, queste le osservazioni del politologo Ivica Bocevski il quale aggiunge che la politica dei socialdemocratici di opposizione e’ “tossica e fa pensare agli anni novanta, ai danni della privatizzazione, all’arroganza e alla sfrenata spesa di soldi statali”. Dall’altra parte, l’ambasciatore della Macedonia presso l’OSCE, Arsim Zekoli afferma che la coalizione governativa ha utilizzato il suo potere e la macchina del partito per guadagnarsi l’attuale vantaggio. Secondo questo diplomatico si rafforza lo stile populista di governamento.

La giornalista Katerina Blaževska, sempre per la Deutsche Welle osserva che decisivo al prossimo appuntamento elettorale del 27 aprile potrebbe essere il voto degli albanesi. Vale a dire, un partner nel cosidetto ‘matrimonio calcolato’ potrebbe nuovamente essere DUI, l’Unione democratica per l’integrazione, il maggiore partito albanese nel paese. Questo nel caso se i conservatori non riusciranno ad assicurarsi la maggioranza assoluta. Dall’altra parte, DUI ha boicottato le elezioni presidenziali, pare con successo, perche’ la risposta alle urne nelle aree albanesi e’ stata molto bassa. “Gli albanesi dicono ‘si’ al consenso interetnico in Macedonia, ma al tempo stesso dicono ‘no’ al governamento unilaterale e al presidente unilaterale. Oggi la nostra idea ha trionfato” ha detto Bujar Osmani il portavoce di DUI. Per il giornalista Erol Rizaov e’ ancora poco chiaro se il boicotaggio degli albanesi alle presidenziali e’ soltanto una messa in scena precedentemente stabilita con la coalizione governativa. “Se e’ da giudicare la disciplina degli elettori di DUI, allora il lider di questo partito, Ali Ahmeti potrebbe nuovamente svolgere un ruolo importante e decidere chi sara’ il nuovo presidente ma anche chi sara’ il futuro premier della Macedonia” e’ dell’opinione Rizaov. Gli analisti ricordano le elezioni presidenziali del 2009 quando un candidato ha vinto nettamente al primo turno per poi perdere al ballottaggio. Allora sono stati decisivi proprio i voti degli albanesi.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

I MINISTRI DEGLI ESTERI DELL'UE SUL FUTURO EUROPEO DELLA BOSNIA

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Lussemburgo i ministri degli esteri dei 28 stati membri dell’Ue hanno discusso della BiH. Il processo di integrazione europea della Bosnia Erzegovina da lungo tempo in stallo a causa della fallita implementazione della sentenza Sejdić-Finci, deve muoversi dal punto fermo, concordano i capi di diplomazia dell’UE. La Bosnia come tema di discussione e’ stata messa in agenda grazie ad una iniziativa dell’Austria e Ungheria. Il rispetto della sentenza Sejdić-Finci resta una questione molto importante, ma il paese deve affrontare “una serie di problemi” economici e sociali per far avanzare il processo di integrazione europea al momento bloccato, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, Catherine Ashton in vista di questa riunione. Ma l’UE e’ pronta a individuare una nuova strategia nei confronti della Bosnia Erzegovina che sarebbe meno incentrata sulla necessita’ di rispettare la sentenza in questione e piu’ rivolta alla necessita’ e importanza delle riforme economiche e sociali.

In conclusione e’ stato approvato il cosidetto “Patto per la crescita” una decisione questa dell’UE per far ripartire il processo di integrazione. Nelle conclusioni dei ministri riuniti a Lussemburgo si ribadisce l’impegno inequivocabile a favore dell’integrita’ territoriale della Bosnia Erzegovina e a favore della sua prospettiva europea. Il documento dei ministri condanna fermamente “l’inaccettabile retorica secessionista” e si ricorda che Sarajevo rischia di rimanere indietro nel processo di avvicinamento a Bruxelles a causa “della mancanza di volonta’ da parte dei politici bosniaci” a differenza di altri paesi della regione che stanno facendo progressi. Adesso tocca alla Bosnia o meglio ai suoi politici ad intraprendere quello che sono i loro obblighi per il benessere del paese e del proprio popolo. I ministri delgi Esteri del 28 ricordano le proteste popolari all’inizio dell’anno che hanno travolto l’intero paese e quindi spetta ai leader politici offrire risposte concrete relative alle aspettative e preoccupazioni espresse dai cittadini. Le priorita’ da affrontare, rileva il documento dell’UE, sono l’attuazione delle riforme sociali ed economiche tra cui emergente il problema dell’altissimo tasso di disoccupazione, la necessita’ di migliorare il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, la creazione di un migliore ambiente imprenditoriale, un maggiore coinvolgimento della societa’ civile e dei giovani.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

SERBIA: VUČIĆ PROSEGUE I COLLOQUI CON I POTENZIALI PARTNER DI GOVERNO

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana si e’ concluso il primo giro di consultazioni del presidente del Partito serbo del progresso e futuro premier, Aleksandar Vučić con tutti i rappresentanti dei partiti politici che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Vučić ha annunciato che la Serbia avra’ il nuovo esecutivo il 24 o 25 aprile. I colloqui si sono aperti con l’incontro con il leader dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, Istvan Pastor, a cui Vučić ha esplicitamente offerto di prendere parte nel nuovo governo. In effetti, questa si direbbe l’unica offerta certa resa pubblica. Il giorno dopo vi e’ stato l’incontro con il leader dei socialisti e premier uscente Ivica Dačić. 

A seguito di questo incontro Vučić ha detto che non vuole un governo partitocratico ma che l’obiettivo e’ quello di unire la Serbia e affrontare le difficili riforme. Ha fatto sapere anche che i colloqui con i socialisti proseguiranno a fin di stabilire le modalita’ della loro partecipazione nel futuro governo. “Noi siamo pronti ad intraprendere la nostra parte del lavoro – affinche’ la Serbia non manchi all’occasione ma faccia un passo avanti piu’ grande”, ha detto Dačić dopo l’incontro con Vučić. Infine i colloqui con la delegazione del Nuovo partito democratico guidata da Boris Tadić. Un partito che Tadić lasciando il Partito democratico ha formato poco prima delle elezioni. Su questo incontro, Aleksandar Vučić ha detto che con il Nuovo partito democratico e’ stato raggiunto un livello di accordo significativo sulle questioni cruciali, che si e’ parlato in modo consistente della situazione in Serbia e dei compiti che stanno di fronte al paese, quali riforme sono necessarie per creare una economia sana.

“In Serbia e’ arrivato un momento storico quando e’ necessario che il governo e l’opposizione lavorino unisono sulla soluzione dei problemi sociali ed economici” ha rilevato Tadić, l’ex presidente della Serbia succeduto dopo le ultime elezioni presidenziali da Tomislav Nikolić. Tadić ha aggiunto che il suo partito si comportera’ in sintonia con questa necessita’, nel caso faccia parte della coalizione governativa come anche se rimarra’ in opposizione. Gli obiettivi nazionali e strategici dell’NDS e del Partito serbo del progresso non si differenziano, mentre la presenza del Partito socialista serbo sarebbe controproducente, ha detto Boris Tadić e ha osservato che il socialisti non possono in alcun modo dare un contributo positivo al futuro governo serbo. “Se nel 2008 il Partito socialista serbo e’ stato utile per arrivare ad un accordo di orientamento strategico per l’integrazione della Serbia nell’Ue, oggi lo stesso partito non puo’ in alcun modo apportare un contributo nel processo negoziale con cui si realizza un tale obiettivo” ha concluso Tadić.

Per quanto riguarda il nuovo parlamento della Serbia insediatosi il 16 aprile, esso e’ composto da 158 deputati della lista del Partito serbo del progresso, 44 della lista guidata dal Partito socialista serbo, 19 della lista del Partito democratico, 18 della lista del Nuovo partito democratico con i Verdi, sei della lista dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, tre dello SDA del Sangiaccato e due del PDD di Riza Halimi.

La stampa di Belgrado in questo periodo e’ piena di speculazioni su quello che potrebbe essere la composizione del futuro governo. Cosi’ in questi giorni si specula che per quanto riguarda la coalizione guidata dai socialisti, l’unico nome sicuro a far parte dell’esecutivo e’ quello del leader socialista e premier uscente Ivica Dačić. Gli attribuiscono come possibili incarichi, il ministero della difesa o gli esteri. Ma a guidare la diplomazia serba, sempre secondo i media, ci potrebbero essere anche il leader del Nuovo partito democratico Boris Tadić oppure persino il presidente del Movimento serbo per il rinnovamento (SPO) Vuk Drašković. Non si dovrebbe sentir preoccupato Rasim Ljajić, che secondo le stesse dichiarazioni di Vučić, sara’ di sicuro nel suo governo.Boris Tadić pero’ ribadisce la sua posizione espressa durante l’incontro con i massimi vincitori: se verra’ decisa la partecipazione dei socialisti nel prossimo governo, allora in questo esecutivo i nuovi democratici non vogliono prendere parte.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
Il già difficile quadro politico dominato dal conflitto permanente tra il governo e l'opposizione di centro-destra viene ulteriormente complicato dallo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Kosovo
Le forze politiche si preparano alle sempre più probabili elezioni anticipate. Secondo indiscrezioni dei media la Germania sembra voler favorire un ricambio al vertice del partito dell'attuale premier Hashim Thaci.

Macedonia/Fyrom
Le dichiarazioni e i commenti sul primo turno delle elezioni presidenziali che hanno segnato la vittoria del presidente uscente Giorgi Ivanov costretto però al ballottaggio dalla scarsa affluenza ai seggi (inferiore al 50% previsto dalla legge) a causa del boicottaggio della minoranza albanese.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 17 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Albania: in un quadro politico caratterizzato dalla dura contrapposizione tra il governo guidato dal leader del Partito socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra, emerge ora anche lo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra.

Kosovo: grandi movimenti dentro e fuori i partiti in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate che potrebbero tenersi a giugno; la Germania starebbe favorendo le manovre per spodestare l'attuale premier Hashim Thaci dal vertice del Partito democratico.

Serbia: il grande vincitore delle elezioni del 16 marzo, Aleksandar Vucic, prosegue i colloqui per formare il nuovo governo; il Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic potrebbe entrare nella magioranza ma non insieme al Partito socialista del premier uscente Ivica Dacic; il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato entro la fine del mese.

Macedonia/Fyrom: il presidente uscente Giorgj Ivanov ha ottenuto la maggioranza assoluta nel primo turno delle elezioni presidenziali ma è costretto al ballottaggio a causa della bassa affluenza alle urne provocata dalla decisione dei partiti della minoranza albanese di non partecipare al voto; il secondo turno delle presidenziali, il 27 aprile, si intreccerà ora con le elezioni parlamentari anticipate sul cui esito peserà il voto degli albanesi.

In apertura le decisioni del Consiglio Esteri dell'UE: la crisi in Ucraina e l'intregrazione europea dei Balcani a partire dalla Bosnia Erzegovina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, da Lussemburgo.

Si conclude, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata l'Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e quello occidentale 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo Vienna e Bratislava, il viaggio prosegue in Repubblica Ceca, Austria sud orientale e Slovenia (dove una volta c'era la Jugoslavia) per concludersi a Trieste: accanto alle diverse memorie della frontiera e ai molto problemi che pure rimangono emergono però anche le realtà positive della nuova Europa nata dalla fine della "guerra fredda".

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



martedì 15 aprile 2014

TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO

Ma pesa l'incertezza della situazione in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca

Lo stemma della Transdnistria
Mentre la diplomazia al lavoro per cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria. Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia, con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori. "Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo della missione Osce in Moldova.

La Transdnistria, una striscia di territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU, nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel 2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi giorni non c'è stato.

La rappresentante dell'Osce in Moldova ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.


domenica 13 aprile 2014

PROSEGUE IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

Prosegue il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.

Foto di Ignacio Maria Coccia
 Dopo Lubecca, l'unica città dell'allora Germania ovest che toccava fisicamente la cortina di ferro, il “Checkpoint Alpha”, principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino attuale con la sua memoria del muro , il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l’Austria, nelle zone dove la Nato si attendeva l’eventuale invasione dei carri armati dell’Armata Rossa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Foto Ignacio Maria Coccia
Vienna e Bratislava, una volta divise dal confine che separava l'Europa tra l'occidente atlantico e l'oriente sovietico, sono oggi unite dalla comune appartenze all’Unione Europea. A Gmund, in Austria, si sfruttano le bellezze neturalistiche e le acque termali, mentre subito al di là della frontiera pullulano casinò, pensioni un po’ dubbie, sexy shop e “asian market”, in una sorta di Tijuana mitteleuopea. Rispetto alla Germania, riunificata dopo la caduta del muro di Berlino, tra Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca si avverte di più la presenza di un confine anche se oggi del tutto aperto grazie agli accordi di Schengen. Più sfumata invece, rispetto alla Germania, la memoria della cortina e della divisione determinata dall'appartenenza ai due sistemi politici che si contrapponevano in Europa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Per ritrovare tutte le puntate, a partire dall'intervista di presentazione del viaggio, vai alla pagina speciale sul sito di Radio Radicale


Il sito ufficiale del viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia

giovedì 10 aprile 2014

IL PRESIDENTE DELLA SERBIA FERMAMENTE CONTRARIO AD OGNI RICONOSCIMENTO DEL KOSOVO

Di Marina Szikora
Dopo la formazione del nuovo governo serbo, non ci sara’ nessun cambiamento nel dialogo con Priština, ha assicurato il capo dello stato serbo, Tomislav Nikolić in una lunga intervista al quotidiano austriaco ‘Die Presse’. Ma se l’Unione Europea decidera’ di accogliere la Serbia senza il Kosovo in quanto sua parte integrale, allora cio’ vuol dire che l’UE non vuole nemmeno la Serbia tra i suoi stati membri, e’ l’opinione del presidente Nikolić. Significherebbe che l’UE non accoglierebbe la Serbia nella forma in cui questo paese e’ membro delle Nazioni Unite, avverte Nikolić e risponde cosi’ al giudizio che nel momento dell’ingresso della Serbia nell’UE le divergenze sullo status del Kosovo potrebbero diventare un problema relativo al territorio con il quale la Serbia aderirebbe all’Unione. “Ai nostri diplomatici abbiamo acconsentito di partecipare alle conferenze alle quali sono invitati anche gli albanesi kosovari. Siamo pronti a dare al Kosovo una vasta autonomia, ma non di piu’. L’indipendenza del Kosovo non la possiamo riconoscere quali che siano le conseguenze”, ha ribadito Nikolić ricordando che molti stati membri delle Nazioni Unite non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.

Per quanto riguarda la domanda se la Serbia riconoscera’ l'annessione della Crimea da parte della Russia, il capo dello stato  serbo ha risposto che la Serbia ha relazioni molto buone sia con l’Unione uropea che con la Russia. La Serbia, secondo Nikolić, non puo’ fare a meno dell’UE ed e’ per questo che si impegna a diventarne stato membro, ma al tempo stesso, la Serbia non puo’ nemmeno senza la Russia poiche’ il mercato che offre la Russia e’ molto importante per la Serbia. “Non ci intrometteremo nella politica dei grandi e ci impegniamo per il rispetto del diritto internazionale e per uguali regole per tutti”, ha precisato il presidente serbo. Secondo Nikolić adesso saremo testimoni di ulteriori tendenze separatiste anche in Europa.

Ha ricordato inoltre che gli stati europei, contrariamente al diritto internazionale, nel 1999 insieme agli Stati Uniti hanno bombardato la Serbia e ha aggiunto che la violazione dei diritti umani non rappresenta nessun “casus belli” rispetto a quello che e’ stabilito come base della civilizzazione moderna. Nikolić ha ricordato anche che centinaia di migliaia serbi sono stati uccisi da parte degli albanesi in Kosovo. Ma all’affermazione che in Kosovo sono state incendiate moschee e cacciati via oltre decine migliaia di persone da parte delle forze serbe, Nikolić valuta che si e’ trattato soltanto di pretesti per l’intervento. Rilevando di non voler giustificare i crimini di guerra, il presidente della Serbia ha ricordato pero’ che dal Kosovo sono stati cacciati via 200.000 serbi di cui 1300 sono considerati a tutt’oggi scomparsi. I responsabili per i crimini di guerra serbi si sono trovati davanti al Tribunale dell’Aja e molti sono stati condannati, ha detto Nikolić, mentre gli albanesi kosovari sono stati assolti soltanto perche’ i serbi possano essere considerati colpevoli.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

CROAZIA: AL VIA LA PRIMA GARA PUBBLICA PER LA RICERCA DI GAS NATURALE E PETROLIO NEL MARE ADRIATICO

Di Marina Szikora
Anche se in questa trasmissione ci occupiamo maggiormente di questioni politiche, niente mento importanti sono i temi economici, soprattutto quando si tratta di possibili investimenti stranieri nei singoli paesi dell'Europa sudorientale. Per il neo stato membro dell'Unione Europea, la Croazia, settimana scorsa si e' aperto un capitolo economico, o meglio energetico molto importante. Il ministro dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak ha aperto ufficialmente la prima gara pubblica per il rilascio di permessi per l'esplorazione e la ricerca di gas naturale e petrolio nella parte croata dell'Adriatico. Durante una conferenza stampa sono stati presentati tutti i dettagli della gara ivi inclusi i presupposti legali che permettono l'esplorazione di giacimenti di idrocarburi sulla costa. L'obiettivo e' quello di assicurare le garanzie per gli investimenti in modo tale da rendere possibile che la Croazia diventi uno snodo energetico dell'intera regione.

Come spiegato dallo stesso ministro dell'Economia, la Croazia e' stata per anni in una situazione di stallo e adesso sono stati creati i presupposti per investimenti importanti nell'esplorazione e nella ricerca di idrocarburi. Va detto che i dati relativi alle potenzialita' di sfruttamento di idrocarburi sulla costa croata sono stati raccolti dalla compagnia norvegese Spectrum e precedentemente dalla compagnia petrolifera croata Ina e quindi messi tutti a disposizione agli investitori interessati. Alla presentazione della gara hanno preso parte i rappresentanti di una quarantina di compagnie. L'obiettivo e' quello di assicurare il rifornimento di energia e il gas meno costoso per i cittadini e per l'industria della regione. Secondo l'ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D'Alessandro, in una intervista a proposito di questo gara rilasciata all'agenzia italiana 'Nova', la velocita' con la quale si sta portando avanti questo progetto dimostra il grande interesse del governo croato per gli investimenti esteri.

L'ambasciatore D'Alessandro ha precisato che la Croazia importa il 52 per cento del fabbisogno energetico del paese e il 70 per cento di petrolio e derivati. Ha ricordato inoltre che la maggior parte della costa croata e’ ancora inesplorate. La vicinanza geografica e culturale dei due paesi, Italia e Croazia, secondo l’ambasciatore italiano, potrebbero essere un vantaggio per le compagnie italiane a questo progetto. L’interesse e’ stato dimostrato, tra l’altro, da Eni ed Edison. Nella gara sono state individuate 29 aree di esplorazione, di cui 8 nell’Adriatico settentrionale e 21 in quello centrale e meridionale, la superficie varia dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati. Si possono presentare progetti entro il 3 novembre mentre i primi contratti dovrebbero essere firmati nella primavera del 2015. Rune Eng, direttore della compagnia norvegese Spectrum la quale ha racolto i dati relativi alle potenzialita’ di sfruttamento di idrocarburi si e’ detto soddisfatto dall’interesse dimostrato dagli investitori all’acquisto di dati ma resta tuttavia cauto nella valutazione. Eng ha detto che ci sono “buone possibilita’ per trovare idrocarburi, ma per trovarli bisogna eseguire perforazioni che non sono state fatte negli ultimi 10 o 15 anni” ed e’ per questo difficile dire al momento se verranno trovati giacimenti interessanti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

SERBIA: PROSEGUONO I COLLOQUI SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

Di Marina Szikora
Secondo la legge serba, il nuovo Parlamento deve confermare il nuovo esecutivo entro tre mese dalle elezioni. La data dell’insediamento del Parlamento, ormai e’ confermato, sara’ il 16 aprile. Dopo questa data, il presidente Nikolić conferira’ con i rappresentanti dei partiti che faranno parte del nuovo parlamento e incarichera’ ufficialmente il nuovo capo del governo. Alla riunione dei vertici del partito vincente, del Partito serbo del progresso, tenutasi sabato scorso, il futuro premier, Aleksandar Vučić ha annunciato che il nuovo governo sara’ costituito il 25 o 26 aprile e che sara’ composto al massimo da 19 membri. Le priorita’ del nuovo governo, come ribadito da Vučić, saranno l’occupazione e il rafforzamento del settore privato. Vučić ha annunciato la necessita’ di risparmiare drasticamente nel settore pubblico ma ha promesso anche che le pensioni non saranno ridotte.

Lunedi’ intanto Vučić ha iniziato le consultazioni con i leader dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Il primo incontro e’ stato quello con il presidente dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina, Istvan Pasztor. Poi, martedi’ l’incontro con il leader del Partito socialista Ivica Dačić. E’ previsto anche l’incontro con i rappresentanti del Nuovo partito democratico, guidato dall’ex presidente della Serbia Boris Tadić. Tuttavia, Vučić ha detto che cio’ non significa che questo schieramento entrera’ sicuramente nella prossima coalizione governativa.

A fine incontro con Istvan Pastor, leader degli ungheresi di Vojvodina, lo stesso Vučić ha informato che all’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e’ stato offerto di far parte del nuovo esecutivo.  Infatti, proprio su questo partito e il futuro ruolo nel governo serbo, il Partito serbo del progresso e’ stato unanime e senza alcuna divergenza interna. Per quanto riguarda altri partiti ed interlocutori, la situazione e’ diversa. “Desideriamo questa coalizione – ha detto Vučić – e desideriamo lavorare insieme”. Istvan Pastor da parte sua ha ribadito che il suo partito e’ pronto ad essere un partner nella soluzione dei problemi della Serbia e ha auspicato che il programma dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina possa essere parte del programma del prossimo esecutivo. Pastor si e’ detto soddisfatto dei colloqui e che l’invito da parte di Vučić lo considera come un riconoscimento al partito e la conferma che ne vale la pena essere onesti.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale