LAVORI IN CORSO

DOPO QUALCHE MESE DI SILENZIO IL BLOG STA TORNANDO ALLA NORMALE ATTIVITA'. LE PUNTATE DI "PASSAGGIO A SUD EST", GLI SPECIALI E LE INTERVISTE NON PUBBLICATE SONO COMUNQUE REPERIBILI SUL SITO DI RADIORADICALE.IT

lunedì 15 dicembre 2014

CROAZIA: INIZIATA LA CAMPAGNA ELETTORALE. CHI SARA' IL NUOVO PRESIDENTE?

Di Marina Szikora
A mezzanotte, tra lunedi' e martedi' della scorsa settimana e' iniziata ufficialmente la campagna presidenziale per le seste elezioni del presidente della Croazia che si svolgeranno il prossimo 28 dicembre. Con la pubblicazione della lista dei candidati sono state adempiute le condizioni per l'inizio della campagna ufficiale che durera' questa volta soltanto 18 giorni, vale a dire fino il silenzio elettorale di mezzanotte del 26 dicembre. I candidati sono: Kolinda Grabar-Kitarovic, Ivo Josipovic, Milan Kujundzic e Ivan Sincic. Soltanto quattro candidati i quali sono riusciti a raccogliere il numero indispensabile delle firme di appoggio dei cittadini per entrare in corsa elettorale per la sede del colle di Pantovcak. Il minimo numero delle firme, secondo la legge croata, e' 10.000 firme.

Per illustrarvi quanta vi e' stata la mobilitazione delle squadre o meglio dei partiti che appoggiano i candidati, va detto che la candidata del maggiore partito di opposizione, Unione Democratica Croata (HDZ), Grabar-Kitarovic ha presentato oltre 328 mila firme dei cittadini aventi voto, Josipovic oltre 203 mila, Kujundzic circa 50 mila firme mentre il piu' giovane candidato, Sincic ha raccolto oltre 15 mila firme. Il record in assoluto e' quello della candidata HDZ ma va sottolineato che qui si tratta di una buona macchina organizzativa quale e' sempre stata l'HDZ, i cui membri molto disciplinati e obbedienti, come si dice, hanno bussata anche da una porta all'altra per ottenere le firme di sostegno alla loro candidata. Il numero delle firme non ha pero' nessun valore di sondaggio poiche' anche nel passato, alle elezioni presidenziali di cinque anni fa, il candidato dell'HDZ ha avuto il maggior numero di firme per la candidatura ma poi non ha raggiunto nemmeno il secondo turno. Va altrettanto sottolineato che prima dell'inizio della campagna ufficiale i candidati hanno dovuto aprire i conti separati ai quali verranno versati i soldi per la loro campagna e al massimo tre giorni prima dell'inizio della campagna, tutti e quattro i candidati hanno dovuto rendere pubblico se e quanto verseranno di mezzi finanziari personali nella loro campagna. Il primo a farlo e' stato Milan Kujundzic, candidato indipendente. Sette giorni prima delle elezioni, quindi il 20 dicembre, i candidati devono consegnare alla Commissione elettorale statale (DIP) i rapporti preliminari delle donazioni ricevute e delle spese della campagna elettorale. Si annuncia che mai come prima, le istituzioni competenti sorveglieranno la trasparenza e il giusto svolgimento sia della campagna elettorale che dello stesso voto, ma in particolare i finanziamenti che ne sono preceduti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 14 dicembre a Radio Radicale


IL CASO SESELJ AL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

Di Marina Szikora
Il caso Seselj, dopo le fortissime critiche da parte della Croazia che hanno visto l'invio di una lettera aperta del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Theodor Meron, dopo l'approvazione all'unanimita' di una dichiarazione di condanna del Parlamento croato, succeduta subito dall'iniziativa dei deputati croati al Parlamento europeo che ha prodotto una forte risoluzione di condanna e la richiesta del PE verso il Tribunale di riesaminare la propria decisione sul rilascio di Seselj, martedi' del caso Seselj si e' discusso anche al Palazzo di Vetro a New York, in concreto alla riunione annuale del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul lavoro del Tribunale internazionale. I rappresentanti croati all'ONU hanno parlato soltanto del caso Seselj che ha suscitato un raffreddamento delle relazioni tra Croazia e Serbia, informano i media croati. L'ambasciatore serbo all'ONU, Milan Milanovic, ha accusato la Croazia di utilizzare il Consiglio di sicurezza per condurre una politica elettorale nazionale. Il rappresentante serbo ha poi girato il discorso sulla situazione della minoranza serbe e sui presunti incidenti contro i serbi in Croazia, rilevando i problemi del ritorno dei profughi serbi in Croazia e la restituzione delle loro proprieta'.

Vladimir Drobnjak, ambasciatore croato presso le Nazioni Unite ha detto invece che il Consiglio di Sicurezza non e' il luogo per discutere della situazione della minoranza serba in Croazia. “Seselj invece e' una questione di cui bisogna discutere, mentre il collegamento della mancanza delle reazioni serbe sul caso Seselj con la questione della minoranza non e' soltanto terribilmente improprio ma dimostra anche la non comprensione serba di questo problema” ha detto l'ambasciatore croato e ha aggiunto che “la Serbia non ha imparato certe lezioni del passato”. Il rappresentante serbo ha replicato che la Serbia non appoggia le dichiarazioni belliche di Seselj ma non accetta nemmeno una colpa e responsabilita' collettive. La responsabilita' per i comportamenti di Seselj, secondo Belgrado e' del Tribunale dell'Aja che lo ha rilasciato. La retorica di odio non esiste soltanto in Serbia, bensi' nell'intera regione, ha detto l'ambasciatore serbo rilevando che dell'importanza di Seselj in Serbia parlano i risultati elettorali secondo i quali Seselj e' stato marginalizzato. Secondo il rappresentante croato il rilascio di Seselj e' invece dannoso per la pace e stabilita' in Europa Sudorientale, un'umiliazione per le vittime e compromette le basi fondamentali del Tribunale sull'ex Jugoslavia. “Aspettare undici anni la giustizia e' gia' di per se difficile, ma vederlo libero con provocazioni scandalose e' assolutamente inaccettabile e offensivo” ha detto l'ambasciatore Drobnjak.

Precedentemente a questa aspra discussione tra i due ambasciatori all'ONU, il procuratore dell'Aja, Serge Brammertz ha chiesto la revoca della decisione del rilascio di Seselj. Bremmertz ha detto che Seselj ha ignorato gli ordini del Tribunale e che ha offeso le vittime. Ha aggiunto che le reazioni sul rilascio di Seselj e la ripetizione della retorica di 20 anni fa ricordano quanto la riconciliazione sia fragile. Anche gli Stati Uniti, in seno all'ONU hanno condannato il comportamento bellico di Seselj che secondo Washington rappresenta una sfida alla riconciliazione nella regione. Cosi', nel suo intervento David Pressman, l'ambasciatore americano al Consiglio di Sicurezza ONU. Pressman ha invitato i governi della regione di “fare il tutto possibile a fin di evitare la retorica bellica” e assicurare la piena collaborazione con il Tribunale. Il rappresentante russo, Evgenij Zagajnov non ha voluto invece commentare il comportamento di Seselj, ma ha detto che il fatto di mancanza della sentenza dopo 12 anni di processo rappresenta “il non adempimento degli standard giuridici”.
“Rispettando tutta la complessita' di questo caso, ci aspettiamo dal Tribunale che la sentenza a Seselj venga pronunciata al piu' presto possibile” ha detto la rappresentante britannica rilevando che la sentenza in tempo giusto e' cruciale per la riconciliazione. Il presidente del Tribunale, Theodor Meron non ha fatto riferimento al comportamento di Seselj dopo il rilascio. Ma nel suo intervento ha rilevato che lo stato di salute degli imputati, soprattutto quello di Goran Hadzic, Ratko Mladic e Vojislav Seselj rende la situazione difficile e rallenta i processi.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 14 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 14 dicembre


Albania
Dopo mesi di scontro politico senza vie d'uscita e dopo le pressioni internazionali, in particolare da Bruxelles, l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento, mettendo fine all' "Aventino" che sta mettendo a rischio il processo di riforma chiesto dall'Unione Europea.

Kosovo/1
Raggiunto l'accordo politico tra Lega democratica, Partito democratico e Lista Srpska (sostenuta da Belgrado) per la formazione del nuovo governo. La nuova maggioranza ha molti punti deboli, ma è molto importante l'accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord, per la garanzia dei diritti delle minoranze e per la tutela della chiesa ortodossa.

Kosovo/2
L'Unione Europea vuole vederci chiaro nello scandalo sulla presunta corruzione che coinvolgerebbe alcuni funzionari della missione civile europea Eulex.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 14 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte della puntata è dedicata alla Grecia: l'annuncio delle elezioni presidenziali anticipate, con conseguente rischio di crisi politica e scioglimento anticipato del parlamento, e il conseguente crollo della borsa, con ripercussioni negative su tutti i mercati europei e sull'euro, ma anche la vicenda di Nikos Romanos, il giovane di 21 anni detenuto in sciopero della fame per ottenere di poter studiare all'università. Interviste al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e a Elisabetta Casalotti, giornalista di Eleftherotypia.

Si parla poi di Serbia e dei rapporti bilaterali con l'Italia a proposito della visita a Roma del premier Alksandar Vucic che ha incontrato il presidente della Repubblica, Napolitano, il presidente del Senato, Grasso, e il presidente del Consiglio Renzi con cui ha parlato, tra l'altro, del percorso di integrazione europea di Belgrado e delle possibili alternative a South Stream. Intervista al  sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Si prosegue con un ampia pagina sul Kosovo: l'accordo di governo tra Partito democratico, Lega democratica e Lista Srpska con il conseguente accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord Kosovo, la garanzia delle minoranze e la tutela dei beni della chiesa ortodossa. Poi l'inchiesta dell'Unione Europa sui presunti casi di corruzione che avrebbero coinvolto funzionari della missione civile europea Eulex.

In Croazia è iniziata la campagna elettorale per la elezioni presidenziali il cui primo turno è fissato il prossimo 29 dicembre e il presidente Ivo Josipovic si presenta per un secondo mandato. I suoi prrincipali sfidanti e i loro programmi elettorali.

In Albania, dopo le pressioni venute da Bruxelles l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento mettendo fine a mesi di scontro politico senza uscita con la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Infine si parla di crimini di guerra: dopo le polemiche seguite alla liberazione condizionale del leader ultranazionalista serbo sotto processo al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, l'imbarazzo del governo di Belgrado, le dure proteste della Croazia e una mozione di censure votata, non senza distinguo, dal Parlamento europeo, il "caso Seselj" è arrivato anche al consiglio di sicurezza dell'Onu.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

mercoledì 10 dicembre 2014

GRECIA: IL GOVERNO ANNUNCIA ELEZIONI PRESIDENZIALI ANTICIPATE, CROLLA LA BORSA

Intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Elftherotypia

Il premier greco Antonis Samaras ha annunciato che le elezioni presidenziali anticipate si terranno con due mesi di anticipo: il parlamento voterà il successore di Karolos Papoulias il 17 dicembre. Se, come quasi certo, non sarà raggiunto il qorum necessario, le successive votazioni si terranno il 22 e il 27 dicembre. In caso di mancata elezione (ipotesi assai probabile, visto che il candidato unico, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, potrà contare su una maggioranza di 155 voti ma per l'elezione ne occorrono 180 che difficilmente potrà ottenere) il parlamento sarà sciolto e si andrà a elezioni anticipate, probabilmente all'inizio di febbraio. Tutti i sondaggi danno al momento in vantaggio Syriza, la coalizione della sinistra radicale che intende rinegioziare il piano si salvataggio internazionale. Da marzo, però, la Grecia sarà priva di protezione.

Le notizie provenienti dalla Grecia hanno provocato una tempesta sui mercati: la borsa di Atenza è crollata di quasi il 13% - il ribasso peggiore da 27 anni - trascinando al ribasso tutte le piazze finianziarie europee che in un giorno hanno bruciato oltre 200 miliardi. Anche lo spread dei titoli di Stato greci è schizzato verso l'alto. Si riaffacciano così i timori per il futuro dell'euro. Tutto questo mentre la Grecia si prepara ad un Natale al freddo e sempre all'insegna della profonda crisi economica e sociale che da diversi anni attanaglia il Paese.

Intanto il paese è scosso dalla vicenda di Nikos Romanos, il giovani studente di 21 anni, in carcere con pesanti accuse, in sciopero della fame (che minaccia di trasformare in scioperio della sete) per ottenere il permesso dis tudiare all'università, e le cui condizioni si sono aggravate al punto da far temere seriamente per la sua vita.

Ascolta l'intervista per Radio Radicale

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


Notiziario politico-economico sui paesi dell'Europa centrale, balcanica e post-sovietica. I fatti e i numeri.   
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La Russia ferita dai numeri
Sanzioni, crollo dei prezzi del petrolio e svalutazione del rublo stanno piegando l’economia russa. Il “quadro clinico”, numero dopo numero. Ma lo spettro del default del 1998 è ancora lontano.  

Corruzione: l’Est migliora, l’Italia no
Il Corruption Perceptions Index, elaborato da Transparency International, rivela ancora una volta che i paesi della “nuova” Europa funzionano meglio del nostro, quanto a lotta alla corruzione. Male, invece, l’ex Unione sovietica. Balcani a corrente alternata.

Banca dati per le aziende
Tutto quello che c’è da sapere per chi investe a Est.  
Previsioni di crescita 2014-2019
Indici competitivi
Fisco
Fondi strutturali
Bandi pubblici
Import, export
I rapporti con l’Italia

Largo al forestiero
L’Ucraina forma il nuovo esecutivo. Tre i ministri di nazionalità straniera. Fa discutere la creazione del ministero dell’informazione. Nella coalizione si intravedono già delle crepe. Ne abbiamo scritto per Limes e Askanews.

Bad bank, di nome e di fatto
La creazione di una banca per i titoli tossici è un normale rimedio, per un paese in crisi. Ma in Slovenia non tutto è andato così ordinariamente. E a rimetterci sono i cittadini.

Mosca-Ankara, la grande realpolitik
Sfuma South Stream, ma i progetti energetici russi ricominciano, almeno sulla carta, sempre dalla Turchia. Con cui negli ultimi anni i rapporti economici sono cresciuti molto rapidamente. Cronaca di un’amicizia di interessi.

Romania on the road
Un viaggio nel paese, fuori dalle rotte tradizionali, per raccontare la caduta del regime di Ceausescu. L’abbiamo fatto cinque anni fa. Ma il “ripescaggio” è ancora attuale.

Il filosofo di Putin
Conservatore. Anti-bolscevico. A favore di un governo autoritario, ma non dittatoriale. Chi è Ivan Ilyn, il pensatore preferito del presidente russo.

Turingia rossa
Svolta in Germania. Nel Land orientale sale al potere un presidente della Linke, partito che include gli ex comunisti della Ddr. Alleanza con Spd e Verdi. Situazione da tenere d’occhio, in vista delle politiche del 2017.  

lunedì 8 dicembre 2014

LA RUSSIA ANNUNCIA LA FINE DI SOUTH STREAM: LE PREOCCUPAZIONI NEI BALCANI

La Russia ha dichiarato la fine del progetto South Stream, il gasdotto - frutto di una joint venture tra Gazprom, Eni Edf e Wintershall - che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa occidentale attraverso i Balcani aggirando l'Ucraina. La chiusura del progetto, annunciata dal presidente russo Putin ad Ankara e confermata dal numero uno di gazprom Miller, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni nei Paesi balcanici interessati al passaggio della pipeline.

Di Marina Szikora
Poco prima della notizia della fine del progetto South Stream, Joe Biden, il vicepresidente americano ha menzionato la Croazia come un centro energetico regionale, scrive il quotidiano croato 'Slobodna Dalmacija' di Spalato. Si tratta delle osservazioni di Biden al recente summit del Consiglio atlantico ad Istanbul quando ha parlato del fatto che la Croazia ha i potenziali per diventare “centro energetico regionale”. Ma allora, scrive il giornale croato, Biden probabilmente non sapeva ancora che il presidente russo, Vladimir Puti e il direttore di “Gazprom”, Aleksej Millersamo, una settimana dopo renderanno pubblico che il piano della costruzione del cosi detto South Stream, vale a dire il progetto dell' approvvigionamento dell'Europa sudorientale con il gas russo attraverso il Mar nero sia morto. Biden sapeva pero' benissimo delle pressioni dell'Ue sulla Bulgaria, durate da mesi, nonche' della posizione negativa della Commissione europea verso la costruzione del South Stream e quello ancora piu' importante, il comune dissenso dell'Ue e della NATO alla diffusione dell'influenza russa in questa parte d'Europa.

Il quotidiano croato rileva che la notizia del rinuncio al South Stream, di un valore complessivo di 40 miliardi di dollari ha scioccato e causato incredulita' del governo dei nostri vicini serbi che proprio su questo progetto basavano la loro stabilita' energetica. Da parte del governo croato arrivano invece dichiarazioni presuntuose. Tuttavia, bisogna dire, scrive 'Slobodna Dalmazia' che il nostro esecutivo non ha particolari meriti per la posizione della Croazia in questo “gioco” tra l'Occidente e la Russia. Sembra che stiamo sulla buona via di diventare il leader energetico della regione – senza alcuna colpa! Lo si puo' dedurre dal commento del ministro dell'economia croato, Ivan Vrdoljak: “Il rinuncio da parte della Russia non ci riguarda minimamente, non minaccia la nostra strategia energetica. Noi abbiamo aperto l'opzione della costruzione del braccio per il South Stream perche' la Croazia non aveva la possibilita' di essere sulla trasse principale del South Stream. Di seguito abbiamo iniziato il progetto di esplorazione del gas e del petrolio nonche' la costruzione del terminale LNG e questo evidentemente sara' una opzione di fornitura del gas in questa parte d'Europa. E evidentemente avevamo ragione” ha detto il ministro croato. Un noto esperto economico croato, Damir Novotny, osserva pero' che la Croazia finora dipendeva troppo dal gas della Russia e l'aumento di questa dipendenza non sarebbe buono ne' per l'economia ne' per la stabilita' politica nella regione. “... questa e' l'occasione di ricuperare gli anni perduti e ne abbiamo perso almeno 15 fidandoci dell'approvvigionamento da una sola fonte” e' dell'opinione l'esperto economico croato e aggiunge che questo dovrebbe essere anche uno stimolo per l'esplorazione delle possibili fonti petrolifere nel nostro mare ma anche per il progetto del terminale LNG per il gas liquido.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

SESELJ: LA PROCURA DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE CHIEDE IL RIENTRO IN CARCERE

Di Marina Szikora
Le iniziative giuste e la pressione orchestrata all'unanimita' hanno avuto il suo effetto positivo sull'ICTY, anche se la decisione del rilascio di Seselj, concordano tutti, non doveva nemmeno succedere. La procura dell'Aja ha chiesto che l'imputato Vojislav Seselj torni nel carcere di Scheweningen perche' il suo comportamento in liberta' compromette le basi della decisione del suo rilascio condizionato, e' stato comunicato dall'Aja. Ricordiamolo, il Tribunale aveva preso la decisione del rilascio temporaneo di Seselj argomentandola con la possibilita' che l'imputato avesse una cura adeguata nell'ambiente piu' adeguato, viste le condizioni della sua salute, ma garantendo al tempo stesso la sicurazza dei testimoni e l'intero processo giudiziario.Vojislav Seselj non tornera' pero' volontariamente all'Aja. Lo ha detto il vicepresidente dell'ultranazionalista Partito Radicale Serbo (SRS), Nemanja Sarovic e ha aggiunto che Seselj ha terminato il suo lavoro all'Aja: “Come e che cosa fara' prossimamente, chiedetelo ad Aleksandar Vucic e Tomislav Nikolic”, ha detto Sarovic, stretto collaboratore di Seselj.

Il premier croato, Zoran Milanovic, il quale ha cancellato la sua partecipazione alla riunione bilaterale dei capi di governo dell'Europa centrale e sudorientale con il premier cinese Li Keqiang, fissato per questo mese a Belgrado, ha dichiarato di aspettarsi che le autorita' serbe rispettino i loro obblighi e restituiscano l'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj all'Aja. Milanovic ha aggiunto che il suo desiderio, tutto il tempo, era quello di sentire Belgrado distanziarsi dalla retorica di odio costantemente diffusa da Seselj sin dal suo rilascio in liberta' provvisoria. “Non c'era bisogno di mostrare questi muscoli inesistenti” ha detto il premier croato precisando di aver soltanto voluto che la gente in Serbia prenda posizione per dire che quello che Seselj dice e' un male. “E' noto a tutti quanto io personalmente e il mio esecutivo ci stiamo impegnando per il rispetto delle minoranze in Croazia, soprattutto quella piu' vasta, la minoranza serba, e mi aspetto quindi almeno un minimo di correttezza e umanita' da parte di Belgrado, ma forse mi aspetto troppo” ha detto Milanovic.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 7 dicembre


Corruzione

I dati del rapporto 2014 di Transparency international per la regione balcanica.

Albania
Le sanzioni di Mosca contro Tirana per l'importazione degli ortaggi dall'Albania.

Macedonia/Fyrom

Le proteste degli studenti contro la riforma dell'istruzione del governo Gruevski.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 7 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

South Stream: la Russia ha confermato la fine del progetto; i timori e le ripercussioni nei Balcani; i possibili sviluppi geopolitici, dopo l'annuncio di un progetto alternativo che coinvolgerebbe Grecia e Turchia. L'analisi di Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (dal sito www.affarinternazionali.it)

Turchia: dopo le recenti controverse dichiarazioni del presidente Erdogan anche il premier Davutoglu su esprime contro l'ugaglianza donna-uomo. L'opinione di Emma Bonino sullo stato della democrazia turca e i rischi di involuzione autoritaria.

Corruzione: la situazione dei paesi balcanici secondo il rapporto di Transparency International. 

Caso Seselj: dopo lo scandalo e le polemiche per la liberazione condizionata "per motivi di salute", il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia fa marcia indietro e dispone il rientro all'Aja del capo ultranazionalista serbo. 

Albania: la Russia decide l'embargo per i prodotti agricoli albanesi. 

Macedonia/Fyrom: le proteste studentesche contro la riforma dell'istruzione decisa dal governo Gruevsk.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui