LAVORI IN CORSO

DOPO QUALCHE MESE DI SILENZIO IL BLOG E' IN FASE DI RISTRUTTURAZIONE E STA TORNANDO ALLA NORMALE ATTIVITA'. TUTTE LE PUNTATE DI "PASSAGGIO A SUD EST", GLI SPECIALI E LE INTERVISTE SONO DISPONIBILI ONLINE SUL SITO DI RADIORADICALE.IT

mercoledì 22 ottobre 2014

MILIARDARIO GRECO SI PRENDE L'OROLOGIO DEL BIG BEN

Un miliardario greco ha asportato l'orologio del Big Ben per portarlo in salvo e preservarlo dallo smog londinese. Di restituirlo per farlo tornare al suo posto non se ne parla proprio: al massimo è disponibile a prestarlo "per alcuni giorni". E' l'ultima trovata della campagna "Bring them back" che sostiene la restituzione delle sculture del Partenone portate a Londra oltre due secoli fa e custodite al British Museum.
Dopo un finto telegiornale in cui viene data la notizia della scomparsa dell'orologio dal Big Ben e intervistato il magnate greco che lo tiene nel giardino della sua villa, il video diventa serio e chiede agli spettatori: "Avete trovato questa storia divertente ma assurda? In realtà è esattamente ciò che la Grecia ha subito. Circa 200 anni fa l'ambasciatore inglese Lord Elgin, ha fatto tagliare e rimuovere un numero significativo di sculture di inestimabile valore storico e archeologico dal Partenone. La maggior parte di queste sono ora custodite al British Museum che si rifiuta di restituirle".

 
Lo scopo della campagna è chiaro e molto preciso: "Migliaia di pezzi di antichità greche sono ospitati al British Museum - è spiegato sul sito - La nostra campagna non chiede la restituzione di quelli. Chiediamo il ritorno delle sculture del Partenone in Grecia e la riunificazione del monumento. Noi utenti di Internet possiamo mobilitare l'opinione pubblica internazionale. Il nostro obiettivo può essere raggiunto in questo modo. Credi che questo sia giusto? Se sì, contribuisci perché questo obiettivo diventi realtà. la tua: "Riportiamoli indietro!".

lunedì 20 ottobre 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 ottobre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Grecia: intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia, il crollo della borsa, la situazione politica con le possibilità di elezioni anticipate a breve, Syriza primo partito, differenze e analogie con la situazione italiana;. 
Serbia: la visita ufficiale del presidente russo Vladimir Putin a Belgrado per le celebrazioni del 70° della liberazione dall'occupazione nazista, reazioni, commenti e analisi. 
Energia: in un rapporto della Commisione Europea le preoccupazioni per le debolezze dei Paesi balcanici in caso di diminuzione o chiusura delle forniture russe all'Europa. 
Albania: rimane alta la tensione con la Serbia dopo i gravi incidenti in occasione della partita tra le due nazionali provocati dal volo di un drone con la bandiera della "Grande Albania". 
Bosnia Erzegovina: i commenti e le analisi in Europa sulle elezioni del 12 ottobre che hanno confermato la situazione di stallo politico e istituzionale del Paese. 

Il ricordo di Antonio Russo, assassinato 14 anni fa in Georgia mentre seguiva la guerra in Cecenia, e di Sergio Stanzani ad un anno dalla scompars.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

giovedì 5 giugno 2014

LE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA

Vincono il centro-destra e il socialdemocratico Tonino Picula (ma non il suo partito ed è bufera)

Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse comunque nell'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaie di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Malgrado questo fatto, come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Ue, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non innaspettato, e' stato un colpo duro per i governativi. Nel nuovo PE la Croazia avra' 11 deputati e per scelta dei suoi cittadini, 6 saranno dalle fila della coalizione di centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un mandato lo avra' il nuovo partito OraH - Sviluppo sostenibile della Croazia dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con 9,42 per cento di preferenze.

Vince il socialdemocratico Picula (ma non il partito)
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne a causa dell'ingresso della Croazia all'Ue, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli esteri del governo di Ivica Račan. Tonino Picula ha ottenuto il 47,75 per cento di voti preferenziali anche se per volonta' del presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato al solo quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano nel PE Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato – liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Tonino Picula, il quale ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori ed assistenti e lontano dalla sede del Partito socialdemocratico, ha comunque dichiarato di essere „parte dello SDP“ e che questa vittoria non la puo' vivere diversamente che come riconoscimento e stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. „Senza modestie ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri“ ha detto Picula aggiungendo di essere legalista e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.

La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non ha trionfato dal lontano 1992. Come centro intelettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata. Ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' „la rossa Zagabria non esiste piu'“ e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Del crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list' parla anche l'alto posizionamento, al terzo posto, dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i loro elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. La maggiore sconfitta e' comunque quella a Zagabria e Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza opzione politica, i verdi di Mirela Holy, ovvero lo Sviluppo sostenibile della Croazia, OraH. L'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy si e' dimessa dal suo incarico e ha lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.

Il governo Milanovic in difficoltà
Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: „a tal ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare! Andiamo avanti! Ancora piu' forte!“. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi. Invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente: „Congratulazioni a Mirela Holy che ha ottenuto cosi' tanti voti“ ha detto il premier. Ha valutato la sua vittoria sorprendente soprattutto perche' senza infrastrutture partitiche.
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di voti preferenziali ha ottenuto l'euroscettica e controversa Ruža Tomašić del partito dell'estrema destra (HSP AS). Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko avverte che „non sono i tempi per essere euforici“ e fa ricordare le vittime delle alluvioni in Slavonia che stanno nelle sale sportive e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascolatre i consigli dei vincitori sul come sanare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla loro vita normale. Il lider dell'opposizione rileva che la Croazia „si trova in una situazione catastrofica, e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita“. L'HDZ con la sua mentalita' di vincitore, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, „da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente“ e promette che questo „e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari“.

Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, inoltre presidente del Partito popolare croato – liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a mostrare i risultati e continuare a lavorare concentratamente con obiettivi chiari e successi dimostrativi. „Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo capisce come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“ ha sottolineato Vesna Pusić.
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento allo SDP governativo e al premier Milanović. Rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy.

I commenti negli altri Paesi della regione
Secondo l'agenzia di stampa slovena, STA i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo aggiutivo del premier e' il fatto che i suoi „sfidanti della sinistra“ Tonino Picula e Mirela Holy hanno vinto i mandati europei e grazie ai voti preferenziali sono in effetti „i veri vincitori“ di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana „Delo“ valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti „scandali di corruzione“ nel partito mentre l'HDZ che era appesantita dalla riputazione di un partito corrotto, a causa dell'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito in quanto membro dei Verdi, a differenza della maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno „scoperto“ improvvisamente di preferire i movimenti ecologici e i partiti verdi.

I media in BiH hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha favoreggiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della BiH che queste elezioni potrebbero essere positive anche per la BiH. I rappresentanti croati della BiH che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri questa e' una cosa estremamente positiva per la BiH perche' rafforza la coscienza europea“. Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la BiH perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza „la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia“ rilevando il fatto che il relatore per la Serbia al PE, lo sloveno Jelko Kacin non e' riuscito a vincere il suo terzo mandato e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia „rappresentano un momento di verita' della politica slovena“.

Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Ue dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: „vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi“ ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Ue, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. „Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerge l'antisemitismo, unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale“ ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il fatto del successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović „ha fatto allontanare“ dimostrano che si tratta di problemi all'interno del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico che devono essere risolti.

Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio a Radio Radicale

giovedì 29 maggio 2014

L'ESITO DELLE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA

Vince l'opposizione di centro-destra, si affermano gli ecologisti e scoppia la bufera tra i socialdemocratici


Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse all'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaia di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Unione Europea, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non inaspettato, e' stato un colpo duro per i partiti che sostengono il governo. Nel nuovo Parlamento europeo la Croazia avra' 11 deputati e, per volontà degli elettori, 6 proverranno dalle fila della coalizione di centro-destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico, ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un seggio lo avra' il nuovo partito OraH (Sviluppo sostenibile della Croazia) dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con il 9,42 per cento di preferenze.

Vince Tonino Picula, il socialdemocratico che non piace a Milanovic
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne per la prima volta in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli Esteri del governo di Ivica Račan, che ha ottenuto il 47,75 per cento di preferenze anche se per volonta' dell'attuale presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato solo al quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano al Parlamento Europeo anche Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato–Liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Picula, che ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori lontano dalla sede del partito, ha comunque dichiarato di essere “parte del SDP” e che questa vittoria non la puo' vivere altro che come un riconoscimento e uno stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. “Senza modestia, ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri”, ha detto Picula aggiungendo di essere per la legalità e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.

I socialdemocratici perdono Zagabria
La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non trionfava dal lontano 1992. Come centro intellettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata, ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' “la rossa Zagabria non esiste piu'” e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Il crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list', è dimostrato anche dal terzo posto dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con il 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i suoi elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. Le maggiori sconfitte sono comunque quelle di Zagabria e di Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza forza politica: i verdi di “Sviluppo sostenibile della Croazia” (OraH) dell'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy che si era dimessa dal suo incarico e aveva lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.

Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: “Per tale ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare: andiamo avanti ancora piu' forte”. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi ed invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, per la sua affermazione, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente, giudicando l'affermazione di Mirela Holy “che ha ottenuto cosi' tanti voti” una sorpresa soprattutto perche' ottenuta senza strutture di partito alle spalle.

I vincitori del centro-destra
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di preferenze lo ha ottenuto l'euroscettica Ruža Tomašić controversa figura del partito dell'estrema destra HSP AS. Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, avverte che “non sono i tempi per essere euforici” e ricorda le vittime delle alluvioni in Slavonia ancora sfollati nei palasport e in altre strutture di fortuna e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascoltare i consigli dei vincitori su come riparare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla sua vita normale. Il leader dell'opposizione rileva che la Croazia “si trova in una situazione catastrofica, mentre e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita”. L'HDZ con una mentalita'  vincente, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, “da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente” e promette che questo “e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari”. Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, presidente del Partito popolare croato-Liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a ottenere risultati e continuare a lavorare restando concentrati sugli obiettivi chiari da realizzare. “Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo avverte come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“, ha sottolineato Vesna Pusić.

I commenti sui media della regione
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento al SDP, principale forza di governo e al premier Milanović e rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy. Secondo l'agenzia di stampa slovena STA, i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo ulteriore del premier e' il fatto che i suoi “sfidanti a sinistra” Tonino Picula e Mirela Holy hanno conquistato un seggio europeo e grazie ai voti di preferenza sono in effetti “i veri vincitori” di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e l'SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana 'Delo' valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti “scandali di corruzione” nel partito mentre l'HDZ che era appesantito dalla reputazione di essere un partito corrotto, a causa delle condanne per l'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito, aderente al gruppo dei Verdi, a differenza di quanto avvenuto nella maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno “scoperto” improvvisamente di preferire i movimenti ecologisti e i partiti verdi.

I media in Bosnia Erzegovina hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha premiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della Bosnia Erzegovina che queste elezioni potrebbero essere positive anche per quest'ultimo Paese. I rappresentanti croato-bosniaci che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri, questa e' una cosa estremamente positiva per la Bosnia perche' rafforza la coscienza europea. “Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la Bosnia Erzegovina perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee”, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza “la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia” rilevando che il relatore per la Serbia al Parlamento europeo, lo sloveno Jelko Kacin, non e' riuscito a conquistare il suo terzo mandato, e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia “rappresentano un momento di verita' della politica slovena”.

Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Unione dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: “Vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi”, ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Unione Europea, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. “Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerga l'antisemitismo, ci siano unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale”, ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović “ha fatto allontanare” dimostrano che si tratta di problemi interni del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico, che devono essere risolti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

LE ALLUVIONI NEI BALCANI: CONSEGUENZE E PREOCCUPAZIONI

Bosnia: la città di Doboj invasa dalle acque
Di Marina Szikora
Lunedi' i ministri di salute di Serbia, Croazia e Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina hanno concordato una comune strategia per far fronte alle conseguenze delle alluvioni che hanno colpito recentemente i tre Paesi. A Morović, un villaggio della Serbia colpito altrettanto dalla catastrofe, i tre ministri hanno concordato che tutte le istituzioni lavorino congiuntamente affinche' davanti all'Unione Europea e all'Organizzazione mondiale della sanita' non si presentino diverse posizioni e richieste. La comunicazione tra i ministeri di salute nella regione in questi giorni e' molto intensa, hanno confermato i ministri. Il ministro della salute croato, Rajko Ostojić, ha detto che vi e' un consenso assoluto che e' necessario, come primo passo, una disinfestazione contemporanea contro le zanzare nelle zone alluvionate e ha spiegato che si tratta di un'area di oltre 100 mila ettari. Il direttore dell'Istituto per la salute pubblica serbo, Dragan Ilić, ha valutato di non aspettarsi una epidemiologia di grandi dimensioni e che la cosa piu' importante e' garantire l'acqua potabile. Il maggiore pericolo potenziale e' la febbre del Nilo occidentale che viene trasmessa dalle zanzare. Il ministro della Republika Srpska ha detto che la situazione piu' difficile e' quella di Šamac e Doboj poiche' si tratta di citta' completamente devastate.

In Serbia, di giorno in giorno la situazione si sta normalizzando. Nelle alluvioni hanno perso la vita in tutto 35 persone mentre sono state distrutte oltre 3.500 case e abitazioni. Il ritorno a Obrenovac, la localita' maggiormente colpita e in alcune altre zone, anche se l'acqua si e' ritirata, non e' ancora possibile perche' e' necessaria la disinfestazione. Al tempo stesso, dopo pressioni da parte dell'opinione pubblica e polemiche se alcune vittime e proprieta' potevano essere salvate, sono state annunciate indagini sull'eventuale responsablita' delle autorita' locali. Lo ha confermato il premier della Serbia, Aleksandar Vučić, il quale visitando Krupnja, una delle zone colpite, ha promesso che lo stato costruira' e riparera' tutte le case distrutte entro la fine di settembre e rinnovera' l'intera infrastruttura. Va detto che a Krupnja oltre 200 famiglie sono rimaste senza tetto. Gli abitanti di Obrenovac, invece, un comune nei pressi di Belgrado, affermano che una vita normale non sara' possibile almeno per due-tre mesi poiche' e' impossibile prosciugare completamente le case e gli appartamenti alluvionati. Purtroppo, lunedi', dopo una abbondante pioggia nella zona di Kragujevac, una cinquantina di persone dovevano essere evacuate e l'acqua e' entrata in molte abitazioni.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
Le preoccupazioni per l'esito del voto delle elezioni europee e le iniziative prese dal governo di Edi Rama per convincere i paesi scettici sul proseguimento del processo di allargamento dell'Unione Europea.
E’ giunto al nono giorno a Tirana lo sciopero della fame di un gruppo di ex dipendenti pubblici rimossi dai loro incarichi dopo l’insediamento del governo del premier Edi Rama. In due tende a poche decine di metri dalla sede del governo si trova una quindicina di persone il cui stato di salute si è progressivamente aggravato.

Kosovo
E' cominciata ufficialmente la campagna per le elezioni anticipate del 8 giugno, mentre i sondaggi sull'esito del voto restano incerti e contrastanti, si moltiplicano le denunce reciproche tra i parincipali partiti in lizza. Nel frattempo sono cominciati ad arrivare i componenti della missione di osservazione internazionale. La presidente Atifete Jahjaga fa appello alla correttezza e al senso di responsabilità di tutti.

Macedonia (Fyrom)
L'opposizione socialdemocratica accusa Nikola Gruevski di evasione fiscale e tangenti e secondo i media la magistratura potrebbe aprire un'inchiesta sul premier. Intanto, le dimissioni dei deputati dell'opposizione potrebbero portare a nuove elezioni anticipate dopo quelle di aprile.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


La puntata odierna è dedicata in larga parte ai risultati delle elezioni europee nei paesi balcanici che fanno parte dell'Unione Europea, con una particolare attenzione al voto in Croazia e in Grecia, e alle reazioni in un paese che non fa parte dell'UE, l'Albania, che ha accolto con preoccupazione l'esito del voto e l'avanzata dei partiti antieuropeisti.

Gli altri argomenti
Le preoccupazioni per le conseguenze delle devastanti inondazioni che hanno colpito Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia.
Le possibili nuove elezioni anticipate in Macedonia/Fyrom e le accuse di corruzione contro il premier Nicola Gruevski.
La campagna elettorale, l'incertezza sull'esito del voto e le accuse ad alcuni leader politici, compreso il premier Hashim Thaci, in Kosovo.
Lo sciopero della fame di alcuni dipendenti pubblici licenziati dopo l'insediamento del governo di centro-sinistra in Albania.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui


domenica 25 maggio 2014

SPECIALE UCRAINA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TRA SCONTRI ARMATI E TENTATIVI DI SECESSIONE

L'Ucraina va oggi al voto per eleggere il nuovo presidente dopo la secessione della Crimea e la sua annessione alla Russia, contraria al diritto internazionale ma ormai data per acquisita, e mentre permangono incertezze e timori per la situazione dell'est, soprattutto nelle regioni di Donetsk e Luhanks, dove continuano gli scontri armati tra truppe regolari  e separatisti filo russi. Scontri che hanno già provocato molti morti e che proprio in queste ore, alla vigilia del voto, sono costati la vita al fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e al giornalista e attivista dei diritti umani Andrei Mironov, già dissidente e condannato al Gulag nel periodo sovietico, tra i fondatori di "Memorial", collaboratore di Anna Politkovskaja e già iscritto al Partito radicale transnazionale. Mentre sono in corso le operazioni di voto - non però a Donetsk, Luhanks e in Crimea - cerchiamo di fare il punto sulla situazione e sulla sua possibile evoluzione.

Ospite della trasmissione Antonio Stango, esperto di relazioni intenazionali e di diritti umani, esponente del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito. Intervengono: Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, e Paolo Tatti, osservatore internazionale in Ucraina. Nel programma anche una sintesi dell'intervista a Danilo Elia, giornalista freelance e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, sul suo recente viaggio attraverso l'Ucraina della quale ha raccontato la realtà attuale e le divisioni storiche, culturali e politiche.

Ascolta qui lo Speciale di Passaggio a Sud Est sull'Ucraina



sabato 24 maggio 2014

CCBS: UNA STORIA DI SUCCESSO DELL'IMPRENDITORIA ITALIANA IN ALBANIA

Intervista all'ad Luca Busi

La Ccbs è una impresa italiana, imbottigliatrice e distributrice dei prodotti Coca Cola in Albania, che nel 2014 ha festeggiato vent'anni di presenza nel "paese delle aquile". Una sfida imprenditoriale partita in anni in cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull'Albania e che nel corso del tempo ha saputo radicarsi e svilupparsi affrontando anche momenti estremamente difficili, come la grave crisi politica ed economica del 1997 che portò il Paese sull'orlo della guerra civile. Quella della Ccbs della famiglia Busi non è il solito caso di delocalizzazione verso un paese con basso costo del lavoro, ma un esempio della capacità dell'imprenditoria italiana di espandersi e di creare impresa e lavoro in un paese dalle grandi potenzialità.

Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale




giovedì 22 maggio 2014

L'ALLUVIONE DEL SECOLO TRAVOLGE I BALCANI: BOSNIA, SERBIA E CROAZIA IN GINOCCHIO

Decine di morti, centinaia di migliaia di sfollati, danni incalcolabili. Il pericolo delle epidemie e delle mine antiuomo rimaste dalle guerre degli anni '90. La solidarietà verso le popolazioni colpite dalla catastrofe unisce tutta la regione.


Di Marina Szikora
Le alluvioni in questi ultimi sette giorni hanno colpito e messo in ginocchio tre paesi, Bosnia, Serbia e Croazia. Sono almeno una cinquantina le persone che in questi paesi hanno perso la vita a causa delle inondazioni e circa mezzo milione gli sfollati, ma sono le conseguenze che saranno catastrofiche e le cui dimensioni in questo momento sono forse ancora incalcolabili. Una situazione tremenda che non si e’ vista negli ultimi 120 anni. Le numerose squadre di salvataggio sono al lavoro per garantire assistenza e fornire i beni indispensabili alle popolazioni alluvionate. Anche se è stata colpita essa stessa, la Croazia e’ stata tra i primi paesi che hanno offerto soccorso in elicotteri e personale alla Serbia e alla Bosnia Erzegovina da dove sono giunte immagini apocalittiche, sconosciute alla storia moderna di questi due paesi. Basti dire che a Doboj, in Bosnia, il livello dell’acqua ha raggiunto i 4 metri di altezza. Colpite tutte le zone lungo il fiume Sava, in Serbia nel centro del paese, in Bosnia Erzegovina le citta’ nel nord e nel nord-est e in Croazia nell’est del paese, la Slavonia e la Posavina. Nella regione a preoccupare sono le piene della Sava, della Kolubara, della Drina e del Danubio. La citta’ maggiormente colpita in Serbia e’ Obrenovac, una citta’ che ormai non esiste piu’.


La solidarietà tra Paesi un tempo in guerra
Paesi negli anni novanta erano in guerra tra loro, oggi sono uniti dalla solidarietà contro l'assalto subito dai fiumi mostri. Si fa tutto il possibile, non soltanto per soccorrere i propri connazionali ma anche per aiutare i cittadini colpiti dalle alluvioni nei paesi vicini. In Croazia, i partiti della coalizione governativa hanno interrotto la campagna per le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e la propaganda dei candidati nei media. I mezzi finanziari che erano destinati a questo scopo verranno inviati al Fondo per l’aiuto alle zone alluvionate della Croazia. Il partito di opposizione, l’Unione democratica croata (HDZ) ha deciso di cancellare cinque comizi elettorali conclusivi e i soldi verranno altrettanto inviati ai cittadini colpiti dalla tragedia. Anche in Slovenia vi e’ una grande risposta all’azione di solidarieta’ e aiuto alle popolazioni colpite dalla catastrofe in Bosnia e Serbia. I media sloveni sottolineano che l’intera regione balcanica ha dimostrato grande solidarieta’ in cui non e’ mancato nemmeno l’aiuto da parte della Slovenia che negli ultimi anni aveva subito a sua volta i danni causati da alluvioni e altre catastrofi naturali quando le venivano inviati aiuti internazionali. Da tanto tempo, tra i paesi della regione, non si registrava una cosi’ grande solidarieta’ e aiuto reciproco come adesso, ha scritto il quotidiano di Maribor “Večer”. Anche dal Montenegro, finora sono stati inviati sei convogli di aiuti ai cittadini della Serbia e della Bosnia Erzegovina, e’ stato comunicato lunedi’ dal governo di Podgorica. La croce rossa bosniaca informa che in tre giorni sono state raccolte 200 tonnellate di aiuti per far fronte ai bisogni indispensabili delle popolazioni colpite. In Serbia si rileva il particolare ringraziamento agli aiuti internazionali, soprattutto quelli provenienti dai paesi della regione. Si sottolinea che nelle zone alluvionate sono impegnati i team di esperti e di soccorritori da Bulgaria, Slovenia, Montenegro, Macedonia e Croazia anche se la stessa Croazia e’ tra i paesi colpiti dalla catastrofe.

Le ripercussioni economiche su Paesi già colpiti dalla crisi
E’ chiaro che quanto avvenuto negli ultimi giorni in Serbia, Bosnia e Croazia rischia di avere forti ripercussioni sulle economie di questi paesi che ormai sono colpiti da diversi anni da una profonda crisi economica e finanziaria. Il premier serbo Aleksandar Vučić ha tracciato una prima stima dei danni in Serbia: si tratta di danni pari a centinaia di milioni e forse persino di un miliardo di euro. Tra questi i danni subiti dal complesso minerario di Kolubara che rifornisce la centrale “Nikola Tesla” di Obrenovac che e’ una delle localita’ piu’ colpite. Il neo premier serbo ha detto che si aspettano aiuti dai governi stranieri poiche’ servono medicine e viveri, soprattutto alimenti per i neonati e materiale edilizio. La Serbia, come spiegato da Vučić, dovra’ ricostruire ponti e strade e rinnovare molte infrastrutture. Il premier croato  Zoran Milanović ha dichiarato che la settima citta’ in ordine di grandezza, Slavonski Brod, ha subito i danni peggiori ed e’ stata sfiorata la catastrofe. Il fiume Sava e’ stato in questa citta’ ad un passo dal rompere gli argini, ma questo per fortuna non e’ avvenuto. Anche se da lunedi’ il tempo si e’ calmato e il livello dell’acqua e’ leggermente in discesa, non c’e’ ancora cessato allarme in Slavonia poiche’ la situazione non e’ ancora fuori pericolo. Oltre mille membri delle Forze armate lavorano giorno e notte e soccorrono quanto possono. Ci sara’ un piano di lavoro anche dopo il ritiro completo dell’acqua. Va aggiunto anche che l’aiuto arriva da ogni parte della Croazia. Praticamente non c’e’ citta’, comune, associazione, istituzione o impresa che non si sia inserita nell’azione di solidarieta’. Esemplare l'aiuto venuto da parte degli sportivi della regione. Rimane critica anche la situazione in Bosnia Erzegovina, nelle zone vicine ai tre fiumi principali, Sava, Bosna e Drina. Alcuni villaggi di Podrinje, vicino alla Drina, nella parte orientale, sono ancora del tutto isolati dall’acqua. A Bijeljina invece, gli sfollati sono diverse migliaia. Martedi’ 20 maggio e’ stata proclamata giornata di lutto nazionale, la giornata in cui il paese piange le vittime della piu’ grande catastrofe naturale del Paese. Alcuni villaggi hanno davvero un aspetto apocalittico. Secondo i rapporti e’ quasi impossibile descrivere con parole la situazione a Topčić polje, Nemile, Šerići e altri villaggi nei pressi di Zenica. Le case, i garage e i mulini sono completamente scomparsi sotto l’acqua e il fango e visibili sono soltanto i tetti ed i sottotetti di case grandi. Il problema ulteriore e’ che dopo le alluvioni, la popolazione rischia diverse epidemie e infezioni addominali. Secondo gli ultimi aggiornamenti dalla Bosnia Erzegovina, un ulteriore problema legato alle alluvioni e’ quello delle mine. Si tratta di smottamenti che hanno smosso gli ordigni inesplosi dalla guerra degli anni Novanta, in particolare a Olovo, nella Bosnia centrale, ma anche in altre localita’.

Bosnia: il salvataggio di un'anziana in un villaggio nei pressi di Zenica
Foto Reuters/Dado Ruvic
La Bosnia in ginocchio
Lunedi’ la CNN ha dedicato grande spazio alle alluvioni in Bosnia Erzegovina e ospite della giornalista Christiane Amanpour e’ stato il presidente di turno, Bakir Izetbegović, il quale ha parlato della situazione attuale nel suo paese. Izetbegović ha sottolineato che senza l’aiuto internazionale sara’ difficile riabilitarsi poiche’ i danni di questa catastrofe si esprimono in miliardi di euro. Alla domanda di Amanpour se in questi momenti nella regione e in Bosnia si riescono a dimenticare i problemi politici, Izetbegović ha risposto che “in questo momento tutti si aiutano a vicenda, soprattutto la gente semplice. I croati nelle loro case hanno accolto alcuni bosgnacchi rimasti senza le loro abitazioni. Similmente accade anche con i serbi ospitati dai bosgnacchi”. “I nostri vicini croati, poi gli sloveni, i macedoni chiamano e offrono aiuto. Anche i turchi hanno aiutato molto. In questi momenti non pensiamo alle cose che ci dividono”, ha rilevato Izetbegović. Secondo Amanpour la situazione ricorda i tempi di unita’ prima della guerra, prima che prendessero il sopravvento i Ratko Mladić, i Radovan Karadžić e gli Slobodan Milošević. Chiesto di commentare l’ironia che lunedi’ e’ ripreso il processo contro Mladić all’Aja, Izetbegović ha detto: “Spero che la gente che aveva sofferto durante l’epoca di Mladić avra’ soddisfazione nel futuro. Generalmente, il processo di riconciliazione e’ incamminato. Non sono paragonabili le relazioni tra gente semplice con quelle di 20 anni fa. Noi qui viviamo insieme e siamo funzionanti insieme”, ha concluso Izetbegović.

Enormi danni materiali in Serbia
In Serbia invece, su decisione del governo e del premier Vučić sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale, mercoledi’, giovedi’ e venerdi’. Vučić ha detto che la Serbia, secondo i danni materiali, e’ stata colpita dieci volti di piu’ rispetto agli altri paesi nella regione ma ha espresso speranza che questo non sara’ visibile nel numero delle vittime. Secondo le valutazioni del premier, la Serbia dovrebbe concorrere da sola per gli aiuti finanziari dei fondi dell’Ue per sanare i danni. “I danni sono enormi ma essi devono essere misurati realisticamente”, ha detto Vučić. Ha ringraziato inoltre i giornalisti stranieri, agli uomini di stato stranieri e al famoso tennista Novak Đoković nonche’ a tutti quelli che in questi difficili momenti hanno aiutato la Serbia. Un grazie anche ai giornalisti coraggiosi che hanno svolto il loro lavoro con tanta devozione e amore verso il proprio paese. Con un lungo comunicato il governo della Serbia ha ringraziato il governo croato per il veloce soccorso e gesti di solidarieta’. Nel comunicato inviato tramite l’ambasciata serba a Zagabria tra l’altro si legge: “A nome del Governo della Repubblica di Serbia e tutti i suoi cittadini ringraziamo molto il Governo della Repubblica di Croazia per la veloce reazione e dimostrata prontezza ad aiutare. Questo gesto ha un valore ancora piu’ grande visto che la Croazia stessa deve affrontare le alluvioni sul proprio territorio. Siamo convinti che i cittadini della Serbia sapranno apprezzare questo gesto di solidarietà”.


In Croazia il rischio delle mine antiuomo
In conclusione, ultime notizie che giungono dalla Croazia parlano altrettanto del rischio di infezioni ma soprattutto delle mine antiuomo rimaste sepolte e inesplose dopo la fine della guerra. Vi e’ il pericolo che l’acqua trasporti le mine nelle zone che gia’ sono state sminate con i precedenti progetti del Centro croato per lo sminamento poiche’ si tratta di zone piu’ a valle rispetto a quelle dove attualmente si trovano le mine ancora da rimuovere. Adesso non e’ possibile prevedere l’esatta localita’ a causa dell’imprevedibilita’ del movimento delle acque delle alluvioni. Va precisato che la zona del comune di Vrbanja e’ segnalata con 30 demarcazioni di pericolo di mine. Gli esperti del Centro croato per lo sminamento sono in contatto e a piena disposizione con i rappresentanti dei centri per lo sminamento della Bosnia Erzegovina e della Serbia e insieme formeranno una commissione comune che seguira’ la situazione sul terreno.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.