domenica 28 dicembre 2014

1989: LA RIVOLUZIONE ROMENA E I RADICALI


Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per Radio Radicale, a 25 anni dalla caduta di Nicolae Ceausescu in Romania, per ripercorrere quei giorni del dicembre 1989 e rievocare la fine dell'ultimo regime comunista dell'Europa orientale e l'iniziativa politica dei Radicali.

La trasmissione propone registrazioni tratte dall'archivio di Radio Radicale, documenti sonori originali di quei giorni e una lunga intervista a Antonio Stango, membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale, già protagonista di azioni nonviolente nei Paesi dell'allora blocco comunista e in seguito, dopo la caduta del muro di Berlino, animatore di molte iniziative dei Radicali nell'Europa dell'est, che nei giorni della caduta di Ceausescu fu in Romania, a Bucarest e a Timisoara.


 

lunedì 22 dicembre 2014

LA CINA CERCA AFFARI NELL'EUROPA CENTRO E SUDORIENTALE

Di Marina Szikora
La Cina sta preparando per l'Europa centro-orientale dieci miliardi di euro. Cosi' i media croati in apertura del vertice dei capi di governo cinese e quelli dell'Europa centro-orientale ospitato questa settimana a Belgrado. Martedi', un giorno prima del summit dei capi di governo e delle delegazioni di 16 paesi dell'Europa centrale ed orientale (CEEC), e' arrivato il premier cinese Li Keqiang, accolto a Belgrado dal premier serbo Aleksandar Vucic. In vista del vertice, il premier cinese ha dichiarato per il giornale di Belgrado 'Politika' che la collaborazione della Cina con i paesi dell'Europa centrale ed orientale e quindi la riunione annuale dei capi di governo “rappresenta il maggiore motore e il piu' affidabile appoggio”. Il premier cinese ha sottolineato che per l'appoggio alle ditte nella regione e' prevista una linea di credito di dieci miliardi di dollari ed ha espresso aspettative che il commercio tra la Cina e questa parte d'Europa entro quest'anno per la prima volta oltrepassera' 60 miliardi di dollari. Il premier cinese ha valutato che “l'economia Cinese e quelle dei 16 paesi del CEE sono molto complementari”. Li Kequiang ha indicato i settori in cui e' possibile il miglioramento della collaborazione. CEEC ha l'industria, scienza, tecnologia, educazione e risorse umane. La Cina ha un buon sistema industriale, un settore di produzione economico e solide riserve di valuta il che potrebbe soddisfare le richieste dei paesi CEE per l'infrastruttura, commercio e investimenti.

L'arrivo di Li  Keqiang a Belgrado e' la prima visita di un capo di governo cinese nella capitale serba dopo 28 anni e va rilevato che Belgrado da giorni si preparava per la visita dell'alto ospite cinese. Per l'evento sono stati registrati circa 1.100 giornalisti e fotoreporter di 110 testate nazionali ed internazionali. In parallelo con la riunione dei capi di governo si e' svolto il forum economico-commerciale il quale ha riunito le delegazioni dei settori in questione. Si e' discusso in tre pannel: quello sull'infrastruttura – relativo all'energetica, traffico ed infrastruttura, quello economico – relativo all'industria, tecnologie e agricoltura e infine il pannel commerciale-turistico. La delegazione croata, come si e' annunciato precedentemente, dovuto all'inasprimento delle relazioni tra Serbia e Croazia per motivi del caso Seselj, non e' stata guidata dal suo premier, Zoran Milanovic bensi' dalla vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusic. Sul premier cinese, Li Keqiang, il quotidiano croato 'Jutarnji list' ha rilevato il fatto che si tratta del politico che appartiene alla generazione di politici cinesi che sono arrivati al potere nel 2013. Laureato in legge e con un dottorato in scienze economiche, a 43 anni fu eletto governatore della provincia Henan e cosi' e' diventato il piu' giovane capo di una regione in Cina. Trasformo' la provincia povera in un risorgimento economico e la fece attrattiva per gli investimenti. Nel 2008 divento' vicepremier incaricato per lo sviluppo economico, finanze e macroeconomia. Dal marzo 2013 e' presidente del governo cinese.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 dicembre a Radio Radicale

BOSNIA ERZEGOVINA: PROSPETTIVA EUROPEA “LAST MINUTE”?

Di Marina Szikora
L'Unione Europea e' pronta con “occhi nuovi” ad esaminare la situazione in Bosnia Erzegovina e fare nuove mosse a fin di aiutare questo paese ad andare avanti. In cambio si aspetta serieta' e responsabilita' dei politici bosniaci. Cosi' almeno si afferma dopo che recentemente e' avvenuta una visita della nuova Alta rappresentante della politica estera e di sicurezza dell'UE, Federica Mogherini, e del commissario europeo all'Allargamento, Johannes Hahn. L'Unione concorda nell'intenzione di dare alla Bosnia Erzegovina una nuova chance per incamminarsi nelle riforme e nel processo di integrazione europea. In questa ottica, la visita di Mogherini e Hahn si vede come un segno di appoggio europeo ma anche una specie di prova: “Abbiamo il mandato chiaro di sondare la volonta' politica della neo eletta leadership e la sua prontezza di inserirsi nei processi che non sono formali bensi' sostanziali e che ci aiuteranno a muoverci avanti”, ha detto l'Alta rappresentante dell'Unione Europea, Mogherini.

Quando si tratta della Bosnia Erzegovina, a Bruxelles tutti concordano che la situazione di stallo che dura da tempo, e' inammissibile. Pero', come osserva la Deutche Welle in un recente articolo, mentre nel Paese molti si aspettano che i funzionari europei arrivino con “una proposta pronta” che si rispecchia innanzitutto nell'iniziativa anglo-tedesca, a Bruxelles dicono che questa proposta sia ancora una delle molte che si stanno esaminando quando si tratta del nuovo approccio europeo al nodo politico ed economico di questo Paese. I dati sono impietosi e parlano del piu' alto tasso di disoccupazione tra i giovani in Europa, perfino del 59 per cento. Con il 28 per cento, la Bosnia e' il secondo paese in Europa per il numero di disoccupati in assoluto e ha inoltre il piu' basso livello di qualita' dell'ambiente imprenditoriale ma anche la piu' alta percezione di corruzione.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 21 dicembre


Albania
La situazione politica a Tirana, le pressione degli Stati Uniti e del'Unione Europea perché riprenda il dialogo sulle riforme fra governo e opposizione e il centro-destra metta fine al boicottaggio dei lavori parlamentari.

Kosovo 1
Dopo l'accordo tra Lega democratica e Partito democratico per la formazione del governo, il nuovo esecutivo ha cominciato la sua attività: le prime visite di Hashim Thaci, già primo ministro e ora vicepremier e ministro degli Esteri, in Europa.

Kosovo 2
L'istituzione di un tribunale speciale sui crimini di guerra, chiesto come priorità anche dal Consiglio europeo, e gli ultimi sviluppi sulla presunta corruzione all'interno della missione civile europea Eulax e i contenuti di un rapporto di Human Rights Whatch.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.

Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.

Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.

Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.

In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



lunedì 15 dicembre 2014

CROAZIA: INIZIATA LA CAMPAGNA ELETTORALE. CHI SARA' IL NUOVO PRESIDENTE?

Di Marina Szikora
A mezzanotte, tra lunedi' e martedi' della scorsa settimana e' iniziata ufficialmente la campagna presidenziale per le seste elezioni del presidente della Croazia che si svolgeranno il prossimo 28 dicembre. Con la pubblicazione della lista dei candidati sono state adempiute le condizioni per l'inizio della campagna ufficiale che durera' questa volta soltanto 18 giorni, vale a dire fino il silenzio elettorale di mezzanotte del 26 dicembre. I candidati sono: Kolinda Grabar-Kitarovic, Ivo Josipovic, Milan Kujundzic e Ivan Sincic. Soltanto quattro candidati i quali sono riusciti a raccogliere il numero indispensabile delle firme di appoggio dei cittadini per entrare in corsa elettorale per la sede del colle di Pantovcak. Il minimo numero delle firme, secondo la legge croata, e' 10.000 firme.

Per illustrarvi quanta vi e' stata la mobilitazione delle squadre o meglio dei partiti che appoggiano i candidati, va detto che la candidata del maggiore partito di opposizione, Unione Democratica Croata (HDZ), Grabar-Kitarovic ha presentato oltre 328 mila firme dei cittadini aventi voto, Josipovic oltre 203 mila, Kujundzic circa 50 mila firme mentre il piu' giovane candidato, Sincic ha raccolto oltre 15 mila firme. Il record in assoluto e' quello della candidata HDZ ma va sottolineato che qui si tratta di una buona macchina organizzativa quale e' sempre stata l'HDZ, i cui membri molto disciplinati e obbedienti, come si dice, hanno bussata anche da una porta all'altra per ottenere le firme di sostegno alla loro candidata. Il numero delle firme non ha pero' nessun valore di sondaggio poiche' anche nel passato, alle elezioni presidenziali di cinque anni fa, il candidato dell'HDZ ha avuto il maggior numero di firme per la candidatura ma poi non ha raggiunto nemmeno il secondo turno. Va altrettanto sottolineato che prima dell'inizio della campagna ufficiale i candidati hanno dovuto aprire i conti separati ai quali verranno versati i soldi per la loro campagna e al massimo tre giorni prima dell'inizio della campagna, tutti e quattro i candidati hanno dovuto rendere pubblico se e quanto verseranno di mezzi finanziari personali nella loro campagna. Il primo a farlo e' stato Milan Kujundzic, candidato indipendente. Sette giorni prima delle elezioni, quindi il 20 dicembre, i candidati devono consegnare alla Commissione elettorale statale (DIP) i rapporti preliminari delle donazioni ricevute e delle spese della campagna elettorale. Si annuncia che mai come prima, le istituzioni competenti sorveglieranno la trasparenza e il giusto svolgimento sia della campagna elettorale che dello stesso voto, ma in particolare i finanziamenti che ne sono preceduti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 14 dicembre a Radio Radicale


IL CASO SESELJ AL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

Di Marina Szikora
Il caso Seselj, dopo le fortissime critiche da parte della Croazia che hanno visto l'invio di una lettera aperta del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Theodor Meron, dopo l'approvazione all'unanimita' di una dichiarazione di condanna del Parlamento croato, succeduta subito dall'iniziativa dei deputati croati al Parlamento europeo che ha prodotto una forte risoluzione di condanna e la richiesta del PE verso il Tribunale di riesaminare la propria decisione sul rilascio di Seselj, martedi' del caso Seselj si e' discusso anche al Palazzo di Vetro a New York, in concreto alla riunione annuale del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul lavoro del Tribunale internazionale. I rappresentanti croati all'ONU hanno parlato soltanto del caso Seselj che ha suscitato un raffreddamento delle relazioni tra Croazia e Serbia, informano i media croati. L'ambasciatore serbo all'ONU, Milan Milanovic, ha accusato la Croazia di utilizzare il Consiglio di sicurezza per condurre una politica elettorale nazionale. Il rappresentante serbo ha poi girato il discorso sulla situazione della minoranza serbe e sui presunti incidenti contro i serbi in Croazia, rilevando i problemi del ritorno dei profughi serbi in Croazia e la restituzione delle loro proprieta'.

Vladimir Drobnjak, ambasciatore croato presso le Nazioni Unite ha detto invece che il Consiglio di Sicurezza non e' il luogo per discutere della situazione della minoranza serba in Croazia. “Seselj invece e' una questione di cui bisogna discutere, mentre il collegamento della mancanza delle reazioni serbe sul caso Seselj con la questione della minoranza non e' soltanto terribilmente improprio ma dimostra anche la non comprensione serba di questo problema” ha detto l'ambasciatore croato e ha aggiunto che “la Serbia non ha imparato certe lezioni del passato”. Il rappresentante serbo ha replicato che la Serbia non appoggia le dichiarazioni belliche di Seselj ma non accetta nemmeno una colpa e responsabilita' collettive. La responsabilita' per i comportamenti di Seselj, secondo Belgrado e' del Tribunale dell'Aja che lo ha rilasciato. La retorica di odio non esiste soltanto in Serbia, bensi' nell'intera regione, ha detto l'ambasciatore serbo rilevando che dell'importanza di Seselj in Serbia parlano i risultati elettorali secondo i quali Seselj e' stato marginalizzato. Secondo il rappresentante croato il rilascio di Seselj e' invece dannoso per la pace e stabilita' in Europa Sudorientale, un'umiliazione per le vittime e compromette le basi fondamentali del Tribunale sull'ex Jugoslavia. “Aspettare undici anni la giustizia e' gia' di per se difficile, ma vederlo libero con provocazioni scandalose e' assolutamente inaccettabile e offensivo” ha detto l'ambasciatore Drobnjak.

Precedentemente a questa aspra discussione tra i due ambasciatori all'ONU, il procuratore dell'Aja, Serge Brammertz ha chiesto la revoca della decisione del rilascio di Seselj. Bremmertz ha detto che Seselj ha ignorato gli ordini del Tribunale e che ha offeso le vittime. Ha aggiunto che le reazioni sul rilascio di Seselj e la ripetizione della retorica di 20 anni fa ricordano quanto la riconciliazione sia fragile. Anche gli Stati Uniti, in seno all'ONU hanno condannato il comportamento bellico di Seselj che secondo Washington rappresenta una sfida alla riconciliazione nella regione. Cosi', nel suo intervento David Pressman, l'ambasciatore americano al Consiglio di Sicurezza ONU. Pressman ha invitato i governi della regione di “fare il tutto possibile a fin di evitare la retorica bellica” e assicurare la piena collaborazione con il Tribunale. Il rappresentante russo, Evgenij Zagajnov non ha voluto invece commentare il comportamento di Seselj, ma ha detto che il fatto di mancanza della sentenza dopo 12 anni di processo rappresenta “il non adempimento degli standard giuridici”.
“Rispettando tutta la complessita' di questo caso, ci aspettiamo dal Tribunale che la sentenza a Seselj venga pronunciata al piu' presto possibile” ha detto la rappresentante britannica rilevando che la sentenza in tempo giusto e' cruciale per la riconciliazione. Il presidente del Tribunale, Theodor Meron non ha fatto riferimento al comportamento di Seselj dopo il rilascio. Ma nel suo intervento ha rilevato che lo stato di salute degli imputati, soprattutto quello di Goran Hadzic, Ratko Mladic e Vojislav Seselj rende la situazione difficile e rallenta i processi.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 14 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 14 dicembre


Albania
Dopo mesi di scontro politico senza vie d'uscita e dopo le pressioni internazionali, in particolare da Bruxelles, l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento, mettendo fine all' "Aventino" che sta mettendo a rischio il processo di riforma chiesto dall'Unione Europea.

Kosovo/1
Raggiunto l'accordo politico tra Lega democratica, Partito democratico e Lista Srpska (sostenuta da Belgrado) per la formazione del nuovo governo. La nuova maggioranza ha molti punti deboli, ma è molto importante l'accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord, per la garanzia dei diritti delle minoranze e per la tutela della chiesa ortodossa.

Kosovo/2
L'Unione Europea vuole vederci chiaro nello scandalo sulla presunta corruzione che coinvolgerebbe alcuni funzionari della missione civile europea Eulex.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 14 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte della puntata è dedicata alla Grecia: l'annuncio delle elezioni presidenziali anticipate, con conseguente rischio di crisi politica e scioglimento anticipato del parlamento, e il conseguente crollo della borsa, con ripercussioni negative su tutti i mercati europei e sull'euro, ma anche la vicenda di Nikos Romanos, il giovane di 21 anni detenuto in sciopero della fame per ottenere di poter studiare all'università. Interviste al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e a Elisabetta Casalotti, giornalista di Eleftherotypia.

Si parla poi di Serbia e dei rapporti bilaterali con l'Italia a proposito della visita a Roma del premier Alksandar Vucic che ha incontrato il presidente della Repubblica, Napolitano, il presidente del Senato, Grasso, e il presidente del Consiglio Renzi con cui ha parlato, tra l'altro, del percorso di integrazione europea di Belgrado e delle possibili alternative a South Stream. Intervista al  sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Si prosegue con un ampia pagina sul Kosovo: l'accordo di governo tra Partito democratico, Lega democratica e Lista Srpska con il conseguente accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord Kosovo, la garanzia delle minoranze e la tutela dei beni della chiesa ortodossa. Poi l'inchiesta dell'Unione Europa sui presunti casi di corruzione che avrebbero coinvolto funzionari della missione civile europea Eulex.

In Croazia è iniziata la campagna elettorale per la elezioni presidenziali il cui primo turno è fissato il prossimo 29 dicembre e il presidente Ivo Josipovic si presenta per un secondo mandato. I suoi prrincipali sfidanti e i loro programmi elettorali.

In Albania, dopo le pressioni venute da Bruxelles l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento mettendo fine a mesi di scontro politico senza uscita con la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Infine si parla di crimini di guerra: dopo le polemiche seguite alla liberazione condizionale del leader ultranazionalista serbo sotto processo al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, l'imbarazzo del governo di Belgrado, le dure proteste della Croazia e una mozione di censure votata, non senza distinguo, dal Parlamento europeo, il "caso Seselj" è arrivato anche al consiglio di sicurezza dell'Onu.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

mercoledì 10 dicembre 2014

GRECIA: IL GOVERNO ANNUNCIA ELEZIONI PRESIDENZIALI ANTICIPATE, CROLLA LA BORSA

Intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Elftherotypia

Il premier greco Antonis Samaras ha annunciato che le elezioni presidenziali anticipate si terranno con due mesi di anticipo: il parlamento voterà il successore di Karolos Papoulias il 17 dicembre. Se, come quasi certo, non sarà raggiunto il qorum necessario, le successive votazioni si terranno il 22 e il 27 dicembre. In caso di mancata elezione (ipotesi assai probabile, visto che il candidato unico, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, potrà contare su una maggioranza di 155 voti ma per l'elezione ne occorrono 180 che difficilmente potrà ottenere) il parlamento sarà sciolto e si andrà a elezioni anticipate, probabilmente all'inizio di febbraio. Tutti i sondaggi danno al momento in vantaggio Syriza, la coalizione della sinistra radicale che intende rinegioziare il piano si salvataggio internazionale. Da marzo, però, la Grecia sarà priva di protezione.

Le notizie provenienti dalla Grecia hanno provocato una tempesta sui mercati: la borsa di Atenza è crollata di quasi il 13% - il ribasso peggiore da 27 anni - trascinando al ribasso tutte le piazze finianziarie europee che in un giorno hanno bruciato oltre 200 miliardi. Anche lo spread dei titoli di Stato greci è schizzato verso l'alto. Si riaffacciano così i timori per il futuro dell'euro. Tutto questo mentre la Grecia si prepara ad un Natale al freddo e sempre all'insegna della profonda crisi economica e sociale che da diversi anni attanaglia il Paese.

Intanto il paese è scosso dalla vicenda di Nikos Romanos, il giovani studente di 21 anni, in carcere con pesanti accuse, in sciopero della fame (che minaccia di trasformare in scioperio della sete) per ottenere il permesso dis tudiare all'università, e le cui condizioni si sono aggravate al punto da far temere seriamente per la sua vita.

Ascolta l'intervista per Radio Radicale

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


Notiziario politico-economico sui paesi dell'Europa centrale, balcanica e post-sovietica. I fatti e i numeri.   
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La Russia ferita dai numeri
Sanzioni, crollo dei prezzi del petrolio e svalutazione del rublo stanno piegando l’economia russa. Il “quadro clinico”, numero dopo numero. Ma lo spettro del default del 1998 è ancora lontano.  

Corruzione: l’Est migliora, l’Italia no
Il Corruption Perceptions Index, elaborato da Transparency International, rivela ancora una volta che i paesi della “nuova” Europa funzionano meglio del nostro, quanto a lotta alla corruzione. Male, invece, l’ex Unione sovietica. Balcani a corrente alternata.

Banca dati per le aziende
Tutto quello che c’è da sapere per chi investe a Est.  
Previsioni di crescita 2014-2019
Indici competitivi
Fisco
Fondi strutturali
Bandi pubblici
Import, export
I rapporti con l’Italia

Largo al forestiero
L’Ucraina forma il nuovo esecutivo. Tre i ministri di nazionalità straniera. Fa discutere la creazione del ministero dell’informazione. Nella coalizione si intravedono già delle crepe. Ne abbiamo scritto per Limes e Askanews.

Bad bank, di nome e di fatto
La creazione di una banca per i titoli tossici è un normale rimedio, per un paese in crisi. Ma in Slovenia non tutto è andato così ordinariamente. E a rimetterci sono i cittadini.

Mosca-Ankara, la grande realpolitik
Sfuma South Stream, ma i progetti energetici russi ricominciano, almeno sulla carta, sempre dalla Turchia. Con cui negli ultimi anni i rapporti economici sono cresciuti molto rapidamente. Cronaca di un’amicizia di interessi.

Romania on the road
Un viaggio nel paese, fuori dalle rotte tradizionali, per raccontare la caduta del regime di Ceausescu. L’abbiamo fatto cinque anni fa. Ma il “ripescaggio” è ancora attuale.

Il filosofo di Putin
Conservatore. Anti-bolscevico. A favore di un governo autoritario, ma non dittatoriale. Chi è Ivan Ilyn, il pensatore preferito del presidente russo.

Turingia rossa
Svolta in Germania. Nel Land orientale sale al potere un presidente della Linke, partito che include gli ex comunisti della Ddr. Alleanza con Spd e Verdi. Situazione da tenere d’occhio, in vista delle politiche del 2017.  

lunedì 8 dicembre 2014

LA RUSSIA ANNUNCIA LA FINE DI SOUTH STREAM: LE PREOCCUPAZIONI NEI BALCANI

La Russia ha dichiarato la fine del progetto South Stream, il gasdotto - frutto di una joint venture tra Gazprom, Eni Edf e Wintershall - che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa occidentale attraverso i Balcani aggirando l'Ucraina. La chiusura del progetto, annunciata dal presidente russo Putin ad Ankara e confermata dal numero uno di gazprom Miller, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni nei Paesi balcanici interessati al passaggio della pipeline.

Di Marina Szikora
Poco prima della notizia della fine del progetto South Stream, Joe Biden, il vicepresidente americano ha menzionato la Croazia come un centro energetico regionale, scrive il quotidiano croato 'Slobodna Dalmacija' di Spalato. Si tratta delle osservazioni di Biden al recente summit del Consiglio atlantico ad Istanbul quando ha parlato del fatto che la Croazia ha i potenziali per diventare “centro energetico regionale”. Ma allora, scrive il giornale croato, Biden probabilmente non sapeva ancora che il presidente russo, Vladimir Puti e il direttore di “Gazprom”, Aleksej Millersamo, una settimana dopo renderanno pubblico che il piano della costruzione del cosi detto South Stream, vale a dire il progetto dell' approvvigionamento dell'Europa sudorientale con il gas russo attraverso il Mar nero sia morto. Biden sapeva pero' benissimo delle pressioni dell'Ue sulla Bulgaria, durate da mesi, nonche' della posizione negativa della Commissione europea verso la costruzione del South Stream e quello ancora piu' importante, il comune dissenso dell'Ue e della NATO alla diffusione dell'influenza russa in questa parte d'Europa.

Il quotidiano croato rileva che la notizia del rinuncio al South Stream, di un valore complessivo di 40 miliardi di dollari ha scioccato e causato incredulita' del governo dei nostri vicini serbi che proprio su questo progetto basavano la loro stabilita' energetica. Da parte del governo croato arrivano invece dichiarazioni presuntuose. Tuttavia, bisogna dire, scrive 'Slobodna Dalmazia' che il nostro esecutivo non ha particolari meriti per la posizione della Croazia in questo “gioco” tra l'Occidente e la Russia. Sembra che stiamo sulla buona via di diventare il leader energetico della regione – senza alcuna colpa! Lo si puo' dedurre dal commento del ministro dell'economia croato, Ivan Vrdoljak: “Il rinuncio da parte della Russia non ci riguarda minimamente, non minaccia la nostra strategia energetica. Noi abbiamo aperto l'opzione della costruzione del braccio per il South Stream perche' la Croazia non aveva la possibilita' di essere sulla trasse principale del South Stream. Di seguito abbiamo iniziato il progetto di esplorazione del gas e del petrolio nonche' la costruzione del terminale LNG e questo evidentemente sara' una opzione di fornitura del gas in questa parte d'Europa. E evidentemente avevamo ragione” ha detto il ministro croato. Un noto esperto economico croato, Damir Novotny, osserva pero' che la Croazia finora dipendeva troppo dal gas della Russia e l'aumento di questa dipendenza non sarebbe buono ne' per l'economia ne' per la stabilita' politica nella regione. “... questa e' l'occasione di ricuperare gli anni perduti e ne abbiamo perso almeno 15 fidandoci dell'approvvigionamento da una sola fonte” e' dell'opinione l'esperto economico croato e aggiunge che questo dovrebbe essere anche uno stimolo per l'esplorazione delle possibili fonti petrolifere nel nostro mare ma anche per il progetto del terminale LNG per il gas liquido.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

SESELJ: LA PROCURA DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE CHIEDE IL RIENTRO IN CARCERE

Di Marina Szikora
Le iniziative giuste e la pressione orchestrata all'unanimita' hanno avuto il suo effetto positivo sull'ICTY, anche se la decisione del rilascio di Seselj, concordano tutti, non doveva nemmeno succedere. La procura dell'Aja ha chiesto che l'imputato Vojislav Seselj torni nel carcere di Scheweningen perche' il suo comportamento in liberta' compromette le basi della decisione del suo rilascio condizionato, e' stato comunicato dall'Aja. Ricordiamolo, il Tribunale aveva preso la decisione del rilascio temporaneo di Seselj argomentandola con la possibilita' che l'imputato avesse una cura adeguata nell'ambiente piu' adeguato, viste le condizioni della sua salute, ma garantendo al tempo stesso la sicurazza dei testimoni e l'intero processo giudiziario.Vojislav Seselj non tornera' pero' volontariamente all'Aja. Lo ha detto il vicepresidente dell'ultranazionalista Partito Radicale Serbo (SRS), Nemanja Sarovic e ha aggiunto che Seselj ha terminato il suo lavoro all'Aja: “Come e che cosa fara' prossimamente, chiedetelo ad Aleksandar Vucic e Tomislav Nikolic”, ha detto Sarovic, stretto collaboratore di Seselj.

Il premier croato, Zoran Milanovic, il quale ha cancellato la sua partecipazione alla riunione bilaterale dei capi di governo dell'Europa centrale e sudorientale con il premier cinese Li Keqiang, fissato per questo mese a Belgrado, ha dichiarato di aspettarsi che le autorita' serbe rispettino i loro obblighi e restituiscano l'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj all'Aja. Milanovic ha aggiunto che il suo desiderio, tutto il tempo, era quello di sentire Belgrado distanziarsi dalla retorica di odio costantemente diffusa da Seselj sin dal suo rilascio in liberta' provvisoria. “Non c'era bisogno di mostrare questi muscoli inesistenti” ha detto il premier croato precisando di aver soltanto voluto che la gente in Serbia prenda posizione per dire che quello che Seselj dice e' un male. “E' noto a tutti quanto io personalmente e il mio esecutivo ci stiamo impegnando per il rispetto delle minoranze in Croazia, soprattutto quella piu' vasta, la minoranza serba, e mi aspetto quindi almeno un minimo di correttezza e umanita' da parte di Belgrado, ma forse mi aspetto troppo” ha detto Milanovic.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 7 dicembre


Corruzione

I dati del rapporto 2014 di Transparency international per la regione balcanica.

Albania
Le sanzioni di Mosca contro Tirana per l'importazione degli ortaggi dall'Albania.

Macedonia/Fyrom

Le proteste degli studenti contro la riforma dell'istruzione del governo Gruevski.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 7 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

South Stream: la Russia ha confermato la fine del progetto; i timori e le ripercussioni nei Balcani; i possibili sviluppi geopolitici, dopo l'annuncio di un progetto alternativo che coinvolgerebbe Grecia e Turchia. L'analisi di Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (dal sito www.affarinternazionali.it)

Turchia: dopo le recenti controverse dichiarazioni del presidente Erdogan anche il premier Davutoglu su esprime contro l'ugaglianza donna-uomo. L'opinione di Emma Bonino sullo stato della democrazia turca e i rischi di involuzione autoritaria.

Corruzione: la situazione dei paesi balcanici secondo il rapporto di Transparency International. 

Caso Seselj: dopo lo scandalo e le polemiche per la liberazione condizionata "per motivi di salute", il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia fa marcia indietro e dispone il rientro all'Aja del capo ultranazionalista serbo. 

Albania: la Russia decide l'embargo per i prodotti agricoli albanesi. 

Macedonia/Fyrom: le proteste studentesche contro la riforma dell'istruzione decisa dal governo Gruevsk.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

venerdì 5 dicembre 2014

MOLDOVA: TEST ELETTORALE NEL PAESE SCHIACCIATO TRA EUROPA E RUSSIA

Domenica 30 novembre si è votato Moldova per il rinnovo del parlamento. Un evento importante per la piccola repubblica ex-sovietica, il Paese più povero d'Europa, incuneata tra Romania e Ucraina, che si trova malgrado suo sulla "linea del fronte" dello scontro tra Russia e Occidente, ma è essa stessa divisa al suo interno tra chi guarda all'integrazione nell'Unione Europea e chi vorrebbe invece legarsi alla Russia. Per questo alla vigilia c'era chi valutava questo voto come un vero e proprio referendum sul futuro del Paese. La partecipazione è stata del 55.86%, ovvero inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto alla tornata del 2010.

Il voto ha assegnato la vittoria alla attuale coalizione di governo, denominata Coalizione pro-europea, guidata dal premier Iurie Leancă, che ha ottenuto 55 dei 101 seggi del parlament di Chișinău. I restanti seggi sono stati divisi tra il Partito socialista, diventato a sorpresa il primo partito, e il Partito comunista: il primo sostenitore del legame con la Russia e della rinuncia all'accordo di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, il secondo su posizioni più equidistanti e non pregiudizialmente ostile all'UE. Con una maggioranza così risicata è probabile che ora la formazione di un nuovo governo non sarà molto agevole.

La Coalizione europeista può vantare l'accordo con l'UE e la liberalizzazione dei visti Schengen, ma la crisi economica si fa sentire e l'embargo di Mosca sui prodotti agricoli conseguente all'accordo con Bruxelles non facilita le cose. Chisinau, inoltre, è fortemente dipendente dal gas russo. In soccorso dei pro-Europa potrebbero venire i comunisti in nome di un governo di unità nazionale che però avrebbe i suoi costi. Ci sono poi le tensioni nella regione della Gagauzia, dove è diffuso il sentimento filo-russo, e la irrisolta questione della Transdnistria.

Tutti questi fattori fanno di questo piccolo e povero Paese un teatro da seguire con attenzione, tanto più che la crisi Ucraina è tutt'altro che chiusa e anzi è sempre a rischio di esplodere nuovamente su vasta scala, e mentre continua il confronto muscolare tra Putin e l'Occidente.

Per un approfondimento delle elezioni in Modova e dei possibili scenari futuri

MOLDAVIA: Elezioni, tiene la maggioranza europeista. Comunisti e socialisti non sfondano
di Davide Denti - Eastjournal.net - 1 dicembre

MOLDAVIA: Un paese conteso tra Russia ed Europa
di Nicolò Bondioli - Eastjournal,net - 4 dicembre


giovedì 4 dicembre 2014

PUTIN CHIUDE SOUTH STREAM: "L'UE NON VUOLE IL NOSTRO GAS? ANDRA' AD ALTRI"

Vladimir Putin blocca South Stream: se l'Europa non vuole lo sviluppo del progetto, non sarà sviluppato, il gas russo sarà indirizzato verso altre regioni del mondo e l'Europa non riceverà queste forniture. Fine della storia. Per il capo del Cremlino è la Commissione europea ad aver bloccato il progetto a seguito delle sanzioni dopo la crisi in Ucraina. La Bulgaria, infatti, pressata da Bruxelles, non ha ancora autorizzato il passaggio della pipeline sul suo territorio. L'economia russa è in difficoltà e deve fare i conti con il calo del prezzo del petrolio, il crollo del rublo, i problemi di liquidità sui mercati internazionali e gli effetti delle sanzioni occidentali. Putin, però, da spregiudicato giocatore, rilancia e rovescia le responsabilità sull'UE che "non favorisce i suoi interessi economici e danneggia la nostra cooperazione”. I bulgari, anzi, "dovrebbero chiedere i danni all'Ue per i mancati guadagni che avrebbero con South Stream, 400 milioni di euro all'anno per il transito del gas".

Già in passato Putin aveva minacciato di bloccare la realizzazione di South Stream senza però mai fare passi concreti. Questa volta, invece, il presidente russo passa alle vie di fatto, e per il suo annuncio ha scelto non a caso Ankara dove si è recato in visita il 1° dicembre, per il periodico vertice bilaterale di alto livello con la autorità turche. Nella conferenza stampa congiunta con il premier turco Recep Tayyp Erdogan, Putin ha voluto annunciare che proprio la Turchia sarà uno dei primi Paesi “beneficiari” della nuova politica energetica russa con uno sconto del 6% e un aumento delle forniture di 3 miliardi di metri cubi. E non solo: Mosca annuncia un nuovo gasdotto lungo il confine greco-turco, “per approvvigionare i consumatori del sud Europa”, ovvero la crescente domanda turca. Secondo quanto dichiarato dal capo di Gazprom, Alexey Miller, si tratterebbe di una pipeline con una capacità annuale di 63 miliardi di metri cubi.

Bruxelles ha ribadito a più riprese che il progetto non è una priorità europea e che occorre invece puntare sul “Corridoio meridionale” e sulla diversificazione delle forniture. South Stream è un progetto da 16 miliardi di euro che riguarda direttamente l'Italia dato che Eni è il primo partner di Gazprom, insieme ai francesi di Edf e ai tedeschi di Wintershall. Ma proprio i vertici di Eni, fin dallo scoppio della crisi in Ucraina, avevano avvertito che il progetto aveva un futuro incerto. Nonostante i nuovi sviluppi l'Ue conferma che il prossimo incontro su South Stream già fissato per il 9 dicembre "avrà luogo a prescindere dall'annuncio della Russia di fermare il progetto". Il vicepresidente della Commissione europea per l'Unione dell'energia, Maros Sefcovic, sottolinea che "il panorama energetico sempre mutevole nell'Ue è una ragione di più per costruire un'Unione delle'energia resistente" dove "una delle priorità sarà la sicurezza energetica".

Per saperne di più
Putin chiude l’autostrada del gas di South Stream
di Nicolò Sartori
Pubblicato il 02/12/2014 su Affariinternazionali.It



SLOVENIA: IL TEMPO DEL PORNO-GIORNALISMO

di Stefano Lusa, Capodistria 3 dicembre 2014
Pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso

Dopo giorni e giorni di gogna mediatica si è suicidato. E’ finita così la storia del preside di un istituto tecnico di Maribor e di un'insegnante di matematica. I due erano stati filmati in un‘aula scolastica. Lei seduta su un banco senza pantaloni e mutandine e lui con la testa infilata tra le sue cosce. Il video amatoriale, di una ventina di secondi, realizzato da uno studente, postato sui social-network, è subito balzato agli onori della cronaca. Da quel momento la loro esistenza è cambiata. Due illustri sconosciuti sono finiti alla ribalta della cronaca e le conseguenze per loro e le loro famiglie sono state devastanti. Radio, televisioni e giornali hanno versato fiumi di inchiostro per narrare l’accaduto e per prendersi gioco dei due amanti. La notizia è presto rimbalzata nel resto dei Balcani ed anche più in là. I due hanno tentato di difendersi negando; hanno gridato al falso, ma alla fine non sono potuti sfuggire al pubblico ludibrio. Tutto è finito quando il preside ha deciso di togliersi la vita.

Un simile epilogo era, in realtà, nell’aria. Era solo questione di tempo prima che ci scappasse il morto. Il compassato, austero e noioso stile che aveva caratterizzato il giornalismo nazionale sino agli anni novanta da tempo è stato soppiantato da una nuova forma di informazione molto più rampante ed aggressiva, che vuole inseguire la notizia senza troppi scrupoli e senza farsi troppe domande di carattere etico o morale. I modelli sono quelli del giornalismo d’inchiesta e soprattutto scandalistico americano, senza lo stesso talento, lo stesso stile e soprattutto senza avere mostri reali di cui occuparsi. L’obiettivo è quello di racimolare un click più degli altri, di avere più spettatori o ascoltatori, o di vendere una copia di giornale in più. Logiche normali, ti dicono, per chi ogni giorno deve battere la concorrenza per restare su un piccolo e difficile mercato. Bisogna dare al pubblico quello che desidera, trovare lo scandalo, raccontarlo, andare ad indagare nelle questioni più pruriginose dei protagonisti della vita politica, economica e sociale, ma anche di singoli cittadini.

La professione in Slovenia
Ad inseguire queste notizie una nuova specie di cani da guardia della società, fatta molto spesso da precari, più o meno giovani, a caccia di fama e premi. La professione in Slovenia è dura. E’ da anni che nei giornali non si fa che tagliare, le redazioni sono sempre più piccole, i tempi molto stretti, i compensi non sempre adeguati, mentre il prestigio sociale del giornalista è immensamente inferiore rispetto all’Italia. Il mestiere, comunque, conserva il suo fascino anche perché consente di esercitare il potere che in tutto il mondo regalano penna, microfono e soprattutto telecamera. In realtà, questa, come altre storie che sono salite alla ribalta della cronaca nazionale, non avrebbe meritato di essere messe all’attenzione dell’opinione pubblica e non sarebbe accaduto in passato, quando la cronaca veniva liquidata con poche righe a bordo pagina; ma da tempo oramai non è più così.

In Slovenia il quotidiano più venduto è un tabloid, mentre i programmi radiofonici e televisivi di maggior successo sono proprio quelli che propongono questo tipo di giornalismo. Era chiaro che su una vicenda del genere ci sarebbero andati a nozze. Così la notizia ha continuato a tenere banco e ha continuato ad interessare maledettamente gli sloveni, talmente tanto da essere una tra le più seguite e più cliccate della settimana. Il pubblico voleva sapere tutto di quella storia e chi la raccontava era convinto che bisognasse continuare a parlarne: era necessario mettere in luce tutti i dettagli. Bisognava spiegare che la professoressa di matematica poteva anche negare di essere lei, visto che nel filmato non si vedeva la sua faccia, ma gli anelli che aveva al dito erano simili a quelli che apparivano in una sua fotografia fatta durante una gita scolastica. In parole povere lo stile e la delicatezza era lo stessa che certi media italiani hanno usato per raccontare il delitto di Garlasco o altri fatti di cronaca nera.

E ora?
Se non ci fosse stato di mezzo il suicidio si sarebbe proseguito ancora per settimane e poi la faccenda sarebbe rimasta negli annali degli scandali a sfondo sessuale che hanno attraversato la Slovenia in questi anni e sarebbe stata tirata fuori ogni volta che si sarebbe riproposta una vicenda simile. Oggi la Slovenia sembra interrogarsi sull’accaduto. Qualcuno parla di un errore di percorso, delle derive giornalistiche e della necessità di arrivare ad una maggiore autoregolamentazione della categoria. Finito il polverone non si tornerà però indietro e tutto continuerà come prima. Grandi penne, moralisti ed esperti dalla loro torre d’avorio pontificano sulla necessità di conservare la dimensione etica della professione. Le loro parole saranno dimenticate non appena all’orizzonte apparirà un nuovo scandalo. Il giornalismo sloveno è cambiato da tempo ed in questi giorni non ha fatto che raggiungere la sua più importante vittoria.

martedì 2 dicembre 2014

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


I contenuti pubblicati da Rassegna Est nel corso dell'ultima settimana

Russia-Ue / 1 
Mosca al tempo della guerra commerciale con l’Ue e della recessione. Qualche storia quotidiana, dal mattone al Parmigiano. 

Russia-Ue / 2  
Le sanzioni servono davvero? Intanto un risultato l'hanno prodotto: hanno rafforzato Putin

Berlino non cambia verso 
L'idea che la Merkel sia pentita per l'austerity non regge. La Germania proseguirà sulla solita strada: conti in ordine, riforme, competitività. 

I fondi strutturali: la manna dell'Est 
Più della metà sono destinati ai paesi di più recente ingresso. Flussi, settori, tassi di assorbimento, grafici. La nostra guida

Banca dati 
Dinamiche di crescita, fondi strutturali, competitività. fisco, rapporti con l'Italia, importazioni, esportazioni, bandi pubblici: tutto quello che c'è da sapere sulla "nuova" Europa. Un servizio per le imprese

Un vecchio treno nell'ex Cecoslovacchia
Sulla strada ferrata, nel 1989, a poche settimane dalla "rivoluzione di velluto". Un amarcord

L'etica degli investimenti
La rivista Business New Europe stila l'Ethical Index 2014 e si chiede: è morale, con la crisi ucraina in corso, fare business in Russia? 

lunedì 1 dicembre 2014

IL "CASO SESELJ" ARRIVA ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO E PROVOCA CRITICHE E POLEMICHE

Su iniziativa croata il PE ha votato una risoluzione che condanna l'atteggiamento del leader ultranazionalista e critica il Tpi e la Serbia. La reazione di Belgrado: “O si tratta di una ipocrisia di enormi dimensioni oppure vogliono danneggiare la Serbia per altri motivi”. Dissensi anche tra gli eurodeputati.

Seselj a Belgrado dopo il rilascio "temporaneo" deciso dal
Tribunale internazionale per "motivi di salute"
Di Marina Szikora
Non e' la prima volta che una decisione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia viene criticata, che desta delusione e che fa perdere la fiducia ma anche l'autorita' di questa istituzione internazionale in difesa della sua giustizia. Ma questa volta si tratta di una agitazione molto elevata. Il caso Seselj non cessa di esserne al suo centro e da quando il tribunale ha deciso di lasciarlo a piede libero, con da subito la ripresa della sua accanita retorica dell'odio che invoca la grande Serbia, durissime sono le reazioni da parte della Croazia. Il primo passo e' stata, come abbiamo gia' informato, una lettera del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tpi, Theodor Meron. E proprio in questi giorni il presidente del Tribunale si trova in visita in Bosnia Erzegovina e afferma che “la negazione del genocidio di Srebrenica e' molto preoccupante”. Meron ha detto di essere stato molto colpito quando, l'anno scorso, aveva visitato la fossa comune di Tomasica, vicino a Prijedor, che si crede di essere la piu' grande fossa comune nei Balcani. Adesso si tratta di un nuovo viaggio di Meron in Bosnia durante il quale ha visitato Celebici, Uzdol e infine Sarajevo per incontrare le vittime dei conflitti degli anni Novanta nelle zone in cui sono stati commessi crimini contro tutti e tre popoli bosniaci, vale a dire bosgnacchi, croati e serbi.

A proposito del caso Seselj, il presidente del Tribunale internazionale non ha voluto commentare troppo questa decisione. “Come presidente del Tribunale non ho nessun ruolo nel processo di decisione del consiglio. Questo e' il principio fondamentale dell'indipendenza della giustizia e ne resto dedicato. Inoltre, la procura non ha fatto nessun appello alla decisione del rilascio temporaneo di Vojislav Seselj e con questo la questione non e' giunta davanti al consiglio di appello al quale presiedo” ha detto Meron aggiungendo che ogni processo non puo' comunque essere concluso con la pena. “Essere imputato non significa automaticamente colpevole. I giudici prendono decisioni in base alle prove presentate da parte del procuratore....Se tutti i processi terminassero con una sentenza di condanna, il mondo sarebbe lontano dal senso di giustizia”, ritiene il presidente del Tpi.

Sul “caso Seselj” il fatto piu' importante di questa settimana e' l'approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo. L'iniziativa a questa risoluzione e' stata promossa dall'europarlamentare croato, Andrej Plenkovic (HDZ) e appoggiata subito all'unanimita' da tutti gli eurodeputati croati. La risoluzione approvata giovedi' a Strasburgo ricorda alla Serbia i suoi obblighi relativi alla collaborazione con il Tribunale dell'Aja come anche gli obblighi di Belgrado in quanto paese candidato che si trova in mezzo ai negoziati di adesione all'Unione Europea. L'Europarlamento si dice preoccupato per la mancanza di una reazione politica adeguata e una risposta legittima delle autorita' serbe al comportamento di Seselj. La risoluzione invita il Tribunale internazionale e la procura di verificare se sono rispettati i criteri per il rilascio temporaneo viste le nuove circostanze. Nel documento si dice che la fiducia nei confronti del Tribunale si e' indebolita a causa “delle dichiarazioni inaccettabili ed offensive di Seselj”. Infine, i parlamentari europei invitano le autorita' serbe ad esaminare se Seselj abbia violato anche le leggi serbe.


PAPA FRANCESCO APPLAUDITO DAL PARLAMENTO EUROPEO

“La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato”. 

Di Marina Szikora
Non e' stata una sessione consueta quella del Parlamento Europeo a Strasburgo lo scorso martedi', ma una giornata con un ospite particolare ed eccellente come papa Francesco. Il suo viaggio a Strasburgo e' stato il secondo viaggio europeo e molto probabilmente il piu' breve dei viaggi di un papa nella storia, cosi' il quotidiano croato 'Vecernji list'. Sia questo che gli altri media croati, hanno rilevato il fatto che il papa, anche se alla fine del suo intervento davanti agli eurodeputati, ha osservato che nell'Unione Europea ci dovrebbero essere tutti i Balcani. Oggi come se le grandi idee che una volta ispirarono l'Europa, avessero perso la loro attrazione e fossero scambiate con le tecniche burocratiche delle istituzioni, ha detto il papa. Il giornale croato rileva inoltre che non vi e' stata nessuna parola sull'Ucraina mentre in conclusione del suo discorso, il pontefice ha detto che il processo dell'allargamento dell'Ue non sara' completo senza l'adesione di tutti i paesi dei Balcani.

L'ingresso dei Balcani nell'Ue, ha detto il papa, sarebbe una risposta al desiderio di pace nella regione che ha sofferto moltissimo durante le guerre del passato. Davanti ai parlamentari europei, tra cui anche agli 11 della Croazia, ha scritto 'Vecernji list', il pontefice ha posto un compito difficile dicendo che devono essere loro a mantenere in vita la democrazia dei popoli europei, invitando alla costruzione dell'Europa che non gira intorno all'economia, bensi' intorno alla sacralita' dell'essere umano e dei valori inalienabili. E' una sensazione particolare, ascoltare i messaggi del Papa che riguardano anche la Bosnia Erzegovina e le sue istituzioni, ha detto Borjana Kristo, componente della delegazione permanente del parlamento bosniaco all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, anche lei presente a Strasburgo durante la visita del Papa. Kristo ha osservato che questa e' una grande giornata per lei personalmente ed e' un onore particolare.

Salutato con un lungo applauso all'inizio e alla fine del suo discorso, il capo della Chiesa cattolica ha sottolineato di voler trasmettere un messaggio di pace agli europei che non hanno fiducia nelle loro istituzioni e che sono appesantiti dalla crisi economica e si sono smarriti spiritualmente nella cultura che, come rileva il papa, non valorizza piu' la dignita' dell'essere umano, scrive l'agenzia di stampa serba 'Tanjug' a proposito della visita del pontefice a Strasburgo e aggiunge che papa Francesco ha invitato i legislatori europei di introdurre le misure per sollecitare l'apertura dei posti di lavoro e per accogliere gli immigrati. Il pontefice ha indicato inoltre le mancanze di una politica di migrazione coerente dell'Ue che contribuisce alla diffusione del lavoro di schiavitu' e la continuazione delle tensioni sociali, rileva 'Tanjug'.

Il papa ha “dato una lezione” ai funzionari dell'UE su una Europa migliore in cui tutti sono benvenuti, quindi anche i profughi, scrive la Deutsche Welle tedesca e aggiunge che papa Francesco si appella a maggiore solidarieta' e unita' nel risolvere i numerosi problemi. Il media tedesco precisa che per la prima volta ai politici europei a Strasburgo, 26 anni fa, si rivolse papa Giovanni Paolo II e adesso, un quarto del secolo dopo, lo ha fatto papa Francesco parlando di una Europa ideale ma anche dei Balcani. Papa Francesco, tra l'altro, ha avvertito i rappresentanti del PE che il Mediterraneo potrebbe diventare un grande cimitero e su questo ha pienamente ragione, osserva il Nordsee Zeitung tedesco e fa presente che soltanto quest'anno affondarono 2.500 profughi dell'Africa e dell'Asia i quali tentavano di raggiungere l'Europa, pace e liberta', giustizia e uguaglianza, ma anche la prosperita'. Tutto quello di cui l'Europa ne e' orgogliosa, ma che sembra non essere pronta a condividere con gli altri, scrive il giornale tedesco.

E secondo il SüdKurier, il Papa chiede all'Europa di girarsi verso i valori morali e per questo ha ottenuto un grandissimo applauso dai suoi ospiti in Parlamento. La domanda e' solo se i rappresentanti europei hanno capito questo messaggio. Secondo questo giornale, sara' innanzitutto la politica dell'Ue sugli immigrati a dimostrarlo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 novembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 30 novembre


Albania
Il Parlamento approva la legge finanziaria e il bilancio statale per il 2015; a Tirana in visita una delegazione del Fodo monetario internazionale.

Kosovo
Trovato l'accordo tra Partito democratico e Lega democratica per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipate del 8 giugno.

Macedonia/Fyrom
Si fanno sempre più difficili le condizioni di vita e di lavoro dei giornalisti precari e senza un contratto a tempo indeterminato; le preoccupazioni del sindacato.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 30 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte è dedicata alla notizia della settimana, ovvero il viaggio di papa Francesco in Turchia. Gli incontri con il presidente Erdogan e il premier Davutoglu. Il dialogo con l'Islam e l'appello per la pace. La visita alla "Moschea blu", il raccoglimento insieme al Gran Muftì di Istanbul. L'incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta. Un bilancio della visita con Marta Ottaviani, collaboratrice de La stampa e di Avvenire.

Si parla quindi del discorso tenuto dal papa al Parlamento europeo a Strasburgo in cui ha parlato di Europa, della necessità di ritrovare lo spirito e le radici dell'unità europea, di immigrazione, dell'integrazione dei Paesi che sono in attesa a partire da quelli dei Balcani.

Gli altri argomenti.

Caso Seselj: continua a far discutere la libertà condizionata concessa dal Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia per motivi di salute al capo ultrazionalista serbo; dopo le dure reazioni da parte della Croazia, il Parlamento europeo vota un documento che critica fortemente i giudici dell'Aja.

Kosovo: sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipare dello scorso giugno, che aveva fatto paventare il ritorno alle urne, e che aveva provocato interventi della presidente Jahjaga giudicati da alcuni al limite se non fuori dai suoi poteri.

Albania: il parlamento ha approvato la legge finanziaria e il bilancio per il 2015 mentre a Tirana si è recata una delegazione del Fondo monetario internazionale che ha avuto incontri e colloqui con le autorità.

Macedonia: come in altri paesi europei, compresa l'Italia, si fanno sempre più preoccupanti la condizione di vita e di lavoro dei giornalisti precari.

La trasmissione, realizzata con le consuete corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Attenzione: la registrazione sarà disponibile a breve - Ci scusiamo dell'inconveniente

giovedì 27 novembre 2014

HURRIYET: ANKARA USI IL VIAGGIO DEL PAPA PER MIGLIORARE L'IMMAGINE DELL'ISLAM

Domani papa Francesco sarà in Turchia per un viaggio ufficiale che durerà tre giorni. "Migliorare l'immagine dell'Islam" agli occhi dell'Occidente e "condannare lo Stato islamico in modo inequivocabile" sono gli obiettivi che la Turchia dovrebbe raggiungere in occasione della visita del pontefice secondo quanto ha scritto martedì la giornalista Barcin Yinanc in un editoriale sul quotidiano turco Hurriyet. Yinanc nota come sia significativo che uno dei primi viaggi del papa fuori dall'Italia (il sesto dall'inizio del suo pontificato nel 2013) abbia come meta proprio la Turchia. Io aggiungerei anche, come ulteriore motivo di importanza, che il Paese della Mezzaluna è stato scelto per il secondo viaggio in Europa dopo che il primo ebbe come meta l'Albania. Dopo i Balcani, citati nel discorso del papa davanti al Parlamento europeo l'altro ieri a Strasburgo, la Turchia.

Barcin Yinanc ricorda che il primo a invitare il Pontefice in Turchia è stato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, nel quadro della distensione dei rapporti con Roma cominciata da qualche anno e fortemente voluta proprio da Bergoglio. Ovviamente il papa non va in Turchia solo per migliorare i rapporti tra le due chiese cristiane, scrive Yinanc: gli sviluppi regionali e la posizione della Turchia danno al Paese una grande importanza. L'emergere dello cosiddetto Stato islamico ha dato "un secondo duro colpo all'immagine dell'Islam dopo gli attacchi dell'11settembre", creando risentimento nei cristiani, che accusano la comunità musulmana di non aver preso una posizione compatta e forte contro l'Is, ma anche nei musulmani che in Occidente si vedono assimilati ai terroristi.

"Proprio su questo la Turchia dovrebbe intervenire", scrive Yinanc ricordando che fu Ankara ad avvertire l'Occidente che le politiche settarie dell'ex premier iracheno Nuri al-Maliki rischiavano di spingere i sunniti nelle braccia degli estremisti e che occorreva intervenire in Siria prima che il paese diventasse il quartier generale dei terroristi. Invece "è finita che la Turchia viene criticata perché avrebbe chiuso un occhio sul passaggio attraverso il suo territorio degli estremisti diretti in Siria dando l'impressione che fosse nell'interesse di Ankara, perché combattono contro il regime di Bashar al-Assad".

mercoledì 26 novembre 2014

UCRAINA E UE: IL DIBATTITO ONLINE DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO


La politica europea di vicinato è stata sviluppata a partire dal 2004 con l'obiettivo di rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza per l'Unione europea e i suoi vicini. Nell'ultimo anno si è assistito ad una drammatica escalation del conflitto in Ucraina. Possono essere attribuite responsabilità alla Politica di vicinato per aver contribuito al conflitto? Se sì, quali?

Sul tema posto da Osservatorio Balcani e Caucaso si confrontano due parlamentari europei: Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo, e Helmut Scholzdel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Ai lettori la possibilità di commentare i loro interventi sia sul sito che sui social network dell'Osservatorio. Cinque giorni dopo l'inizio del dibattito Paolo Bergamaschi, funzionario del Parlamento europeo, interverrà come moderatore per riassumere le diverse posizioni. Dopo un'altra settimana i due ospiti posteranno le loro conclusioni, rispondendo ad alcune delle eventuali domande poste dal pubblico.
Il dibattito è iniziato il 25 novembre e termina il 5 dicembre


Il dibattito online non è pre-moderato. I commenti dei lettori vengono pubblicati direttamente sulla pagina del dibattito. Tuttavia, i moderatori di OBC si riservano la facoltà di rimuovere ex-post commenti ritenuti estranei ai temi trattati nell’articolo (off topic), o contenuti volgari, offensivi e violenti

QUESTA SETTIMANA SU "RASSEGNA EST"


L’accelerata delle capitali 
Il Pil delle grandi città del lato est dell’Ue nel periodo 2004-2011. Varsavia, Bucarest, Sofia e Bratislava le più scattanti. Praga l’unica che ha perso punti. Tre nostri grafici, con relativi commenti.

Terzetto russo 
Tre conseguenze della crisi ucraina e della stagnazione economica, anche alimentata dalle sanzioni. Il rublo crolla e l’inflazione sale. Subisce una battuta d’arresto il turismo dalla Russia, asset importante del mercato mondiale. E intanto il Cremlino guarda con rinnovato interesse ai rapporti con la Cina.

2014-2019
Sono online le previsioni sulle economie dell’Est, da qui alla fine del decennio. Numeri del Fondo monetario internazionale, rielaborati sotto forma di grafici da Rassegna Est. E in più, tutto il resto della nostra banca dati, dai bandi pubblici alla competitività, passando per il fisco. Uno strumento per chi investe a Est, ma anche per capire la progressione di questa regione.  

Il Berlusconi di Praga 
L’oligarca Andrej Babis, volto nuovo della politica ceca, viene spesso associato al Cavaliere. Ma il paragone regge? Ne abbiamo scritto sul Venerdì.

La Maidan un anno dopo e la strana lotta per Donetsk Il 21 novembre 2013 iniziavano le proteste a Kiev. Si sono evolute in guerra. Il punto sulla più grave crisi internazionale degli ultimi anni. A Donetsk, intanto, si combatte duramente per l’aeroporto, malgrado la struttura non abbia più valore strategico. Perché?  

Un rigassificatore contro Mosca
La Lituania guida la rincorsa dei Baltici verso una maggiore indipendenza energetica dalla Russia. Protagonista il porto di Klaipeda. 

Stari Most Una giornata a Mostar, sotto il vecchio ponte ottomano. Dal nostro archivio fotografico.