mercoledì 2 gennaio 2013

TRA LA SERBIA E L'UNIONE EUROPEA C'E' SEMPRE DI MEZZO IL KOSOVO

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Il capo della delegazione dell'Ue in Serbia, Vensen Deger, ha valutato che il 2012 e' stato un buon anno per quanto riguarda le relazioni tra l'Ue e la Serbia, a partire dal mese di marzo quando alla Serbia e' stato attribuito lo status di candidato all'adesione, in piu' sono stati compiuti passi importanti, ivi compresa la ripresa del dialogo tra Belgrado e Priština. Questo impegno e' gia' materializzato e ci sono state tre riunioni con la capo della diplomazia europa Cathrin Ashton e con il suo team a Bruxelles, ha precisato Deger salutando anche la prontezza e la buona volonta' del governo serbo nell'attuazione delle prossime indispensabili riforme. Secondo il rappresentante dell'Ue a Belgrado, dopo molta energia consumata nella campagna elettorale e l'intero processo elettorale in Serbia, si e' riusciti a collegare nel lavoro sulle questioni molto importanti e come esempio ha indicato il dialogo tra Belgrado e Priština. Degen ha fatto sapere inoltre che Bruxelles aiutera' finanziariamente gli aspetti tecnici del dialogo. A Belgrado, nei giorni scorsi, Degen ha firmato un accordo con il quale l'Ue e' pronta a stanziare 172 milioni di euro per i progetti che aiuteranno la Serbia ad attuare le riforme nei settori chiave, indispensabili per il suo processo di eurointegrazione.

Degen ha precisato che l'aiuto e' indirizzato alla modernizzazione dello stato e dell'amministrazione, ad alzare il tenore di vita e per la costruzione dell'infrastruttura e questo riguarda tutte le citta' della Serbia. Il capo della delegazione dell'Ue ha ricordato che l'Ue ha stanziato per la Serbia quest'anno 202 milioni di euro, di cui maggiormente per la transizione e per le infrastrutture. Il ministro della giustizia serba, Nikola Selaković ha valutato da parte sua che l'aiuto europeo testimonia l'appoggio dell'Ue alla Serbia relativo alla costruzione di una giustizia indipendente, efficace e responsabile e ha sottolineato che il 30 percento del finanziamento previsto dall'accordo e' destinato alla riforma della giustizia e dell'amministrazione pubblica. Il ministro serbo ha rilevato che il suo dicastero ha tre obbiettivi: lotta alla corruzione e criminalita' organizzata, una giustizia piu' efficace ed indipendente nonche' un'amministrazione pubblica piu' moderna. Il direttore dell'Ufficio del governo serbo per le integrazioni europee, Milan Pajević, che settimana scorsa a Belgrado ha sottoscritto l'accordo, ha detto che lo stato aggiungera' ai fondi europei 27 milioni di euro e che un totale di 199 milioni di euro verranno spesi in 13 progetti.

Intanto Washington e Bruxelles in questo momento non si pronunciano ancora con una posizione ufficiale relativa alla piattaforma sul Kosovo offerta dal presidente della Serbia Tomislav Nikolić che pero' non e' stata nemmeno presentata ufficialmente dal governo serbo. Secondo il quotidiano di Belgrado 'Blic', si viene pero' a sapere ufficiosamente che le reazioni di Washington e Bruxelles sono molto negative e sempre in forma ufficiosa che ne sono a conoscenza anche i vertici serbi. 'Blic' scrive che le fonti vicine alla diplomazia avvertono che gli Stati Uniti e l'Ue esprimeranno la loro posizione solo dopo consultazioni congiunte ma prima pero' tenteranno di influenzare i partner serbi a cambiare le parti piu' significative della Piattaforma che riguardano l'esercito e la polizia. Se si sa che i leader degli stati membri dell'Ue hanno appoggiato il dialogo tra i premier serbo e kosovaro, l'istituzione della gestione integrata dei valichi di confine e come priorita' avevano esposto la richiesta di smantellare le infrastrutture giuridiche, militari e di polizia che la Serbia ha al nord del Kosovo, e' chiaro che il documento proposto dal presidente Nikolić e' in pieno contrasto con i principi fondamentali per i quali si impegna l'Ue.

Va detto anche che il premier serbo Ivica Dačić che alla riunione con tutti i vertici statali si e' detto d'accordo con la piattaforma, manda adesso messaggi sempre piu' aperti che questo documento non deve ostacolare il proseguimento del dialogo e che bisogna rispettare la realta'. "La piattaforma non e' la sacra lettera e qualcosa che si deve attuare ma si conducono colloqui aperti. Non e' nostro obiettivo emanare documenti che poi non sono realizzabili" ha detto Dačić ai giornalisti e ha aggiunto che "esistono diverse opinioni ed idee sul modo di come affrontare la soluzione pratica dei problemi tra cui anche quello delle istituzioni parallele in Kosovo". Il premier serbo ha detto che dall'altra parte si pone la domanda se attualmente sia reale parlare di una soluzione permanente della questione kosovara. Dačić ha ricordato che il prossimo 10 gennaio continua il dialogo dei gruppi tecnici mentre il 17 gennaio si dovrebbe continuare il dialogo tra lui ed il premier del Kosovo Hashim Thaci e l'alta rappresentante dell'Ue Catherine Ashton. Uno dei temi nei prossimi sei mesi, ha precisato Dačić, saranno le istituzioni parallele, vale a dire se si tratta di istituzioni della Serbia o dei serbi in Kosovo.

L'integrazione europea comporta anche le buone relazioni con i vicini e particolarmente stabilita' nella regione balcanica. In questo senso il premier serbo Ivica Dačić ha valutato in questi giorni che la collaborazione regionale della Serbia non e' mai stata migliore, ma ha sottolineato che "esiste il problema con la Croazia" e ha suggerito che qualcosa deve essere cambiato su questo piano. Dačić ha detto che bisogna fare qualcosa ed ostacolare che questo ghiaccio diventi cosi' grosso da non poter essere facilmente sciolto. Nonostante tutte le diversita' e diverse posizioni, le relazioni tra Serbia e Croazia devono esistere, ha rilevato Dačić. Ha ricordato che il presidente della Serbia Tomislav Nikolić e' stato in visita in Macedonia, Ungheria e Grecia mentre Dačić ha visitato la BiH e la Slovenia e c'e' l'iniziativa che si realizzi un incontro tra il premier croato Zoran Milanović e quello serbo. Va detto che simili dichiarazioni del premier serbo risalgono allo scorso novembre, dopo il suo incontro con il rappresentante dell'amministrazione americana Philip Reeker quando ha detto che "bisogna sciogliere il ghiaccio" e trovare una soluzione per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Zagabria.

[*] Il teso è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in ondail27 gennaio a Radio Radicale.


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