E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.
Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.
In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
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domenica 27 marzo 2016
lunedì 14 marzo 2016
MIGRANTI: LE PROPOSTE DI ANKARA A BRUXELLES
La puntata del 12 marzo di Spazio Transnazionale, trasmissione di Radio Radicale sull'attualità internazionale in collaborazione con OltreRadio
Focus sulle proposte della Turchia all’Unione Europea in tema di immigrazione.
Intervengono Mariano Giustino (Direttore della rivista “Diritto e Libertà”), Marco Guadagnino (Responsabile dei contenuti e della comunicazione della Divisione Programmi Internazionali di “Save the Children”), Giampiero Gramaglia (Analista dell’Istituto Affari Internazionali), Roberto Spagnoli (Vice Capo redattore di RadioRadicale), Danilo Taino (Corrispondente dalla Germania per il Corriere della Sera) in collegamento da Berlino.
Ascolta qui la trasmissione
Focus sulle proposte della Turchia all’Unione Europea in tema di immigrazione.
Intervengono Mariano Giustino (Direttore della rivista “Diritto e Libertà”), Marco Guadagnino (Responsabile dei contenuti e della comunicazione della Divisione Programmi Internazionali di “Save the Children”), Giampiero Gramaglia (Analista dell’Istituto Affari Internazionali), Roberto Spagnoli (Vice Capo redattore di RadioRadicale), Danilo Taino (Corrispondente dalla Germania per il Corriere della Sera) in collegamento da Berlino.
Ascolta qui la trasmissione
domenica 13 marzo 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 13 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Anche questa puntata è quasi interamente dedicata alla crisi dei profughi e alla situazione sulla "rotta balcanica" dopo il vertice Unione europea/Turchia di lunedì 7 marzo: la bozza di accordo in vista del Consiglio europeo del 17/18 marzo; le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi; il giudizio di Emma Bonino; le reazioni e i commenti in Croazia e Slovenia; le preoccupazioni dell'Albania per il possibile spostamento del flusso dei profughi; la situazione in Macedonia.
Si parla anche della Turchia e della repressione della libertà di stampa negata però dal governo di Ankara.
Nella seconda parte si parla di Kosovo e delle relazioni con l'Unione Europea e della situazione in Albania del Partito socialista del premier Edi Rama che si prepara al congresso.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Anche questa puntata è quasi interamente dedicata alla crisi dei profughi e alla situazione sulla "rotta balcanica" dopo il vertice Unione europea/Turchia di lunedì 7 marzo: la bozza di accordo in vista del Consiglio europeo del 17/18 marzo; le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi; il giudizio di Emma Bonino; le reazioni e i commenti in Croazia e Slovenia; le preoccupazioni dell'Albania per il possibile spostamento del flusso dei profughi; la situazione in Macedonia.
Si parla anche della Turchia e della repressione della libertà di stampa negata però dal governo di Ankara.
Nella seconda parte si parla di Kosovo e delle relazioni con l'Unione Europea e della situazione in Albania del Partito socialista del premier Edi Rama che si prepara al congresso.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
sabato 12 marzo 2016
UE-TURCHIA: LA MANCANZA DI UNA VISIONE STRATEGICA
La vicenda del compromesso tra Unione Europea e Turchia sulla crisi dei profughi porta al pettine tutti i nodi del controverso processo di integrazione della Mezzaluna e la mancanza di un pensiero strategico, di una visione e medio-lungo termine che ha caratterizzato le leadership di entrambe le parti in causa e che sarebbero invece stati necessari in una trattativa così importante quanto delicata.
L'UE, dopo aver deciso di dare via libera formalmente al negoziato con la Turchia per l'adesione nel 2005, lo ha di fatto bloccato. Protagoniste di questo evidente voltafaccia sono state la Francia del presidente Sarkozy e la Germania della cancelliera Merkel. La stessa che, dopo aver proposto un “partenariato rafforzato” con Ankara, ora, pressata dalle circostanze, sembra sostenere una “partnership privilegiata” che fa della Turchia una sorta di 29° stato membro dell'Unione.
In tempi di Brexit e di messa in discussione degli accordi di Schengen, se non della stessa Unione, è chiaro che è meglio avere una Germania che chiede maggiore integrazione anziché accodarsi ai governi euroscettici. Però in questa situazione di crisi e di divisione tra i 28, l'UE, se non proprio sotto ricatto, si trova comunque in una situazione di debolezza di fronte al presidente Erdogan proprio nel momento in cui il governo di Ankara appare più lontano dagli standard comunitari.
Senza almanaccare sull'esistenza o meno di una “agenda segreta”, c'è da domandarsi se l'uomo forte di Ankara sia mai stato davvero interessato all'adesione all'UE o se non abbia solo usato opportunisticamente questa prospettiva. C'è da chiedersi, anche, se in tutti questi anni ci siamo un po' illusi sulla Turchia di Erdogan, vedendo solo ciò che ci piaceva credere di vedere (quasi l'Akp fosse una sorte di “Democrazia islamica” simile ai partiti democristiani europei), invece dei segnali preoccupanti che pure arrivavano dal Bosforo.
La svolta autoritaria che abbiamo visto concretizzarsi con la brutale repressione delle proteste di Gezi Park e la furiosa reazione allo scandalo del 2013 era stata preceduta da segnali preoccupanti. C'erano state però, insieme, aperture impensate come quella sulla “questione curda”, diventata appunto questione politica dopo decenni di conflitto e decine di migliaia di morti. Anche l'uso opportunistico dell'Islam (perché di questo si tratta) che Erdogan ha fatto fin dal suo arrivo al potere avrebbe dovuto suonare un altro campanello d'allarme.
Se l'UE avesse aperto da subito i capitoli negoziali su diritti umani e libertà fondamentali, forse oggi la situazione ad Ankara sarebbe diversa, ma del senno di poi, come si sa, son pieni i fossi (e gli editoriali). Ma questa è la Turchia e questo il governo con cui dobbiamo trattare oggi (facendo finta di non vedere la guerra in corso nel sud-est curdo, la repressione della libertà di stampa e le relazioni pericolose con l'Isis). Anche perché Erdogan prima o poi passerà, mentre la Turchia sarà sempre lì, in posizione strategica in uno degli scenari geopolitici più complicati e instabili del globo.
Avremmo bisogno di classi politiche lungimiranti e invece ci dobbiamo affidare a politici di piccolo cabotaggio il cui orizzonte non va al di là delle prime elezioni utili. Per cui una leader di medio livello come Angela Merkel emerge come una statista. E per fortuna c'è almeno la cancelliera a chiedere più Europa per rispondere alla crisi dell'Unione. Perché se non si rilancia la costruzione di una “patria europea”, federalista e democratica, il destino sarà quello del ritorno all'Europa delle patrie. Sempre più piccole, sempre più divise, sempre più ininfluenti.
giovedì 10 marzo 2016
PASSAGGIO IN ONDA - supplemento
Il
"supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 10 marzo 2016 su
Radio Radicale propone una rassegna di articoli sulla Turchia
pubblicati in questi giorni su giornali e siti Internet: il compromesso
con l'Unione Europea sulla crisi dei profughi e la situazione della
libertà di espressione dopo il commissariamento del
quotidiano di opposizione Zaman.
Gli articoli citati:
Rifugiati: cinque cose da sapere dell'accordo UE-Turchia
Andrea Sorbello, Rivista Europae, 9 marzo 2016
L'Europa spaccata al gran ballo del sultano
Adriana Cerretelli, Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2016
Il rinvio una sconfitta per l'Unione
Stefano Stefanini, La Stampa, 8 marzo 2016
Europa a corto di statisti
Ugo Tramballi, Il Sole 24 Ore, 9 marzo 2016
Turchia: il sultano riceve altri 3 mld per i migranti, come buttare i soldi nel cesso
Matteo Zola, Eastjournal.net, 9 marzo 2016
Erdogan ha capito che può fare tutto quello che vuole con questa Europa
Marta Ottaviani, EastWest, 8 marzo 2016
Emergenza migranti: intervista a Emma Bonino sull'esito del vertice Ue-Turchia
Andrea Billau, Radio Radicale, marzo 2016
La Turchia dopo Zaman
Dimitri Bettoni, Osservatorio Balcani e Caucaso, 8 marzo 2016
Turchia, la stretta di Erdogan sui media di opposizione
s.a., Askanews Nuova Europa, 9 marzo 2016
Turchia: il difficile rapporto fra Erdogan e la democrazia
Marta Ottaviani, EastWest, 7 marzo 2016
"Fare il reporter è diventato pericoloso" Intervista a Elif Shafak
Marco Ansaldo, La Repubblica, 7 marzo 2013
Gli articoli citati:
Rifugiati: cinque cose da sapere dell'accordo UE-Turchia
Andrea Sorbello, Rivista Europae, 9 marzo 2016
L'Europa spaccata al gran ballo del sultano
Adriana Cerretelli, Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2016
Il rinvio una sconfitta per l'Unione
Stefano Stefanini, La Stampa, 8 marzo 2016
Europa a corto di statisti
Ugo Tramballi, Il Sole 24 Ore, 9 marzo 2016
Turchia: il sultano riceve altri 3 mld per i migranti, come buttare i soldi nel cesso
Matteo Zola, Eastjournal.net, 9 marzo 2016
Erdogan ha capito che può fare tutto quello che vuole con questa Europa
Marta Ottaviani, EastWest, 8 marzo 2016
Emergenza migranti: intervista a Emma Bonino sull'esito del vertice Ue-Turchia
Andrea Billau, Radio Radicale, marzo 2016
La Turchia dopo Zaman
Dimitri Bettoni, Osservatorio Balcani e Caucaso, 8 marzo 2016
Turchia, la stretta di Erdogan sui media di opposizione
s.a., Askanews Nuova Europa, 9 marzo 2016
Turchia: il difficile rapporto fra Erdogan e la democrazia
Marta Ottaviani, EastWest, 7 marzo 2016
"Fare il reporter è diventato pericoloso" Intervista a Elif Shafak
Marco Ansaldo, La Repubblica, 7 marzo 2013
domenica 6 marzo 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 6 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata è quasi interamente dedicata alla crisi dei rifugiati sulla "rotta balcanica": Stefano Lusa di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, racconta la situazione a Idomeni, al confine greco-macedone; Elisabetta Casalotti, da Atene, spiega la difficile situazione politica e il rischio di crisi di governo in Grecia di fronte alla crisi dei migranti; i colloqui del neoministro degli Esteri della Croazia con la cancelliera Merkel e con il presidente del Consiglio europeo Tusk; la situazione in Macedonia e in Albania e la possibilità che i profughi respinti dalla Macedonia si spostino verso Albania, Bosnia e Montenegro; le considerazioni di Emma Bonino sulla attuale crisi, le sue prospettive e il futuro dell'Unione Europea.
In apertura la Turchia, il commissariamento del quotidiano d'opposizione Zaman, le proteste e le reazioni interne e internazionali.
In chiusura la Serbia e le elezioni anticipate della prossima primavera.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata è quasi interamente dedicata alla crisi dei rifugiati sulla "rotta balcanica": Stefano Lusa di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, racconta la situazione a Idomeni, al confine greco-macedone; Elisabetta Casalotti, da Atene, spiega la difficile situazione politica e il rischio di crisi di governo in Grecia di fronte alla crisi dei migranti; i colloqui del neoministro degli Esteri della Croazia con la cancelliera Merkel e con il presidente del Consiglio europeo Tusk; la situazione in Macedonia e in Albania e la possibilità che i profughi respinti dalla Macedonia si spostino verso Albania, Bosnia e Montenegro; le considerazioni di Emma Bonino sulla attuale crisi, le sue prospettive e il futuro dell'Unione Europea.
In apertura la Turchia, il commissariamento del quotidiano d'opposizione Zaman, le proteste e le reazioni interne e internazionali.
In chiusura la Serbia e le elezioni anticipate della prossima primavera.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
sabato 5 marzo 2016
TURCHIA: LA REPRESSIONE DI ERDOGAN CONTRO ZAMAN
Ennesimo duro attacco in Turchia alla libertà di stampa e alla libertà di informazione. Nella notte tra venerdì e sabato la polizia turca ha fatto irruzione nella sede del quotidiano di opposizione Zaman, il più diffuso del paese. Questo dopo la sentenza di un tribunale di Istanbul che ha ordinato il commissariamento del giornale e l'allontanamento degli amministratori e dei giornalisti sgraditi.
Centinaia di persone hanno protestato davanti alla sede del giornale e hanno cercato di impedire l'irruzione della polizia. Per disperderli sono intervenuti i reparti antisommossa che, stando alle testimonianze, hanno fatto uso di gas lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti.
Per mettere sotto controllo il gruppo editoriale Feza, al quale oltre a Zaman fanno capo anche la sua edizione in inglese Zaman Today. l'agenzia di stampa Cihan, il settimanale Acsyon e l'emittente televisiva Samanyolu, l'accusa è quella ormai consueta usata dal regime – ormai possiamo definirlo così – del presidente RecepTayyip Erdogan per mettere a tacere le voci critiche: “propaganda terroristica”.
Questa volta non a favore dei guerriglieri curdi, ma del presunto stato parallelo che sarebbe stato creato dal magnate e predicatore sunnita Fetullah Gulen, ex alleato e sostenitore di Erdogan, poi diventato suo acerrimo nemico.
Dopo aver disperso i manifestanti che si erano riuniti davanti alla sede del quotidiano, la polizia ha fatto irruzione nella redazione e ha letteralmente buttato fuori i giornalisti e gli amministratori. I giornalisti sono riusciti a mettere online sul sito del quotidiano la cronaca e le immagini delle cariche della polizia al di fuori della sede del giornale e poi l'irruzione nella redazione. In precedenza il direttore del quotidiano nel corso di un'assemblea aveva parlato ai giornalisti dicendo: “Questo è un giorno nero per la democrazia”
Il leader del Chp, il principale partito di opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha denunciato l'azione della magistratura definendola un colpo alla libertà di espressione. Condanne sono arrivate anche dall'estero: il commissario europeo all'Allargamento Johannes Hahn ha detto di essere estremamente preoccupato per quanto accaduto. Il Dipartimento di Stato americano ha definito inquietanti le azioni giudiziarie per mettere a tacere gli organi di informazione sgraditi al al potere ricordando che la Turchia è candidata all'adesione all'Unione europea e deve rispettare la libertà di stampa. "I diritti fondamentali non sono negoziabili”.
A Zaman è successo quello che era già accaduto per il gruppo editoriale Ipker che era stato commissariato alla vigilia delle elezioni dello scorso novembre sempre per il suo legame con l'organizzazione che fa capo alla al predicatore e magnate Fetullah Gulen. “Oggi è un giorno di vergogna per la libertà dei media in Turchia. La Costituzione è stata sospesa”, ha detto tra l'altro la direttrice della versione online di Zaman, Sevgi Akarcesme, che ha parlato ai giornalisti della stampa internazionale davanti alla sede del giornale. Ricordiamo che la Costituzione turca vieta il sequestro di tipografie e delle attrezzature necessarie alla stampa dei giornali.
Una petizione su internet è stata lanciata da Index on Censorship che chiede al tribunale di Istanbul di rivedere la decisione e al presidente Erdogan di mettere fine alla repressione degli organi di informazione. “Le autorità turche - si legge tra l'altro nella petizione - hanno confermato di non rispettare più la libertà dei media che è la base di ogni società democratica. Noi sottoscritti chiediamo al tribunale di rivedere la sua decisione di porre sotto sequestro Zaman e chiediamo alla comunità internazionale di prendere posizione contro i ripetuti tentativi della Turchia di soffocare i media liberi e indipendenti “. La petizione è stata lanciata sulla piattaforma Change.org.
Non sfugge una coincidenza tra la decisione di commissariare Zaman e l'allontanamento forzato dei dei giornalisti e degli amministratori e il vertice di lunedì 7 marzo a Bruxelles tra il Governo turco. L'Unione Europea da molto tempo chiude gli occhi di fronte alle violazioni alla libertà di stampa e di espressione in Turchia vista la potente arma di ricatto che Erdogan ha in mano. Bruxelles ha stanziato tre miliardi per a sostenere la Turchia nell'accoglienza dei profughi che arrivano dalla Siria e delle altre zone di conflitto del Medio Oriente ed evitare che arrivino sulle coste europee. Ormai sono centinaia di migliaia in territorio turco e, purtroppo, nulla fa pensare che l'atteggiamento europeo possa cambiare molto presto vista la debolezza e le divisioni tra i 28 su come affrontare e gestire la crisi dei profughi.
Post aggiornato il 11/03/2016
Centinaia di persone hanno protestato davanti alla sede del giornale e hanno cercato di impedire l'irruzione della polizia. Per disperderli sono intervenuti i reparti antisommossa che, stando alle testimonianze, hanno fatto uso di gas lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti.
Per mettere sotto controllo il gruppo editoriale Feza, al quale oltre a Zaman fanno capo anche la sua edizione in inglese Zaman Today. l'agenzia di stampa Cihan, il settimanale Acsyon e l'emittente televisiva Samanyolu, l'accusa è quella ormai consueta usata dal regime – ormai possiamo definirlo così – del presidente RecepTayyip Erdogan per mettere a tacere le voci critiche: “propaganda terroristica”.
Questa volta non a favore dei guerriglieri curdi, ma del presunto stato parallelo che sarebbe stato creato dal magnate e predicatore sunnita Fetullah Gulen, ex alleato e sostenitore di Erdogan, poi diventato suo acerrimo nemico.
Il leader del Chp, il principale partito di opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha denunciato l'azione della magistratura definendola un colpo alla libertà di espressione. Condanne sono arrivate anche dall'estero: il commissario europeo all'Allargamento Johannes Hahn ha detto di essere estremamente preoccupato per quanto accaduto. Il Dipartimento di Stato americano ha definito inquietanti le azioni giudiziarie per mettere a tacere gli organi di informazione sgraditi al al potere ricordando che la Turchia è candidata all'adesione all'Unione europea e deve rispettare la libertà di stampa. "I diritti fondamentali non sono negoziabili”.
A Zaman è successo quello che era già accaduto per il gruppo editoriale Ipker che era stato commissariato alla vigilia delle elezioni dello scorso novembre sempre per il suo legame con l'organizzazione che fa capo alla al predicatore e magnate Fetullah Gulen. “Oggi è un giorno di vergogna per la libertà dei media in Turchia. La Costituzione è stata sospesa”, ha detto tra l'altro la direttrice della versione online di Zaman, Sevgi Akarcesme, che ha parlato ai giornalisti della stampa internazionale davanti alla sede del giornale. Ricordiamo che la Costituzione turca vieta il sequestro di tipografie e delle attrezzature necessarie alla stampa dei giornali.
Una petizione su internet è stata lanciata da Index on Censorship che chiede al tribunale di Istanbul di rivedere la decisione e al presidente Erdogan di mettere fine alla repressione degli organi di informazione. “Le autorità turche - si legge tra l'altro nella petizione - hanno confermato di non rispettare più la libertà dei media che è la base di ogni società democratica. Noi sottoscritti chiediamo al tribunale di rivedere la sua decisione di porre sotto sequestro Zaman e chiediamo alla comunità internazionale di prendere posizione contro i ripetuti tentativi della Turchia di soffocare i media liberi e indipendenti “. La petizione è stata lanciata sulla piattaforma Change.org.
Non sfugge una coincidenza tra la decisione di commissariare Zaman e l'allontanamento forzato dei dei giornalisti e degli amministratori e il vertice di lunedì 7 marzo a Bruxelles tra il Governo turco. L'Unione Europea da molto tempo chiude gli occhi di fronte alle violazioni alla libertà di stampa e di espressione in Turchia vista la potente arma di ricatto che Erdogan ha in mano. Bruxelles ha stanziato tre miliardi per a sostenere la Turchia nell'accoglienza dei profughi che arrivano dalla Siria e delle altre zone di conflitto del Medio Oriente ed evitare che arrivino sulle coste europee. Ormai sono centinaia di migliaia in territorio turco e, purtroppo, nulla fa pensare che l'atteggiamento europeo possa cambiare molto presto vista la debolezza e le divisioni tra i 28 su come affrontare e gestire la crisi dei profughi.
Post aggiornato il 11/03/2016
domenica 28 febbraio 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 28 febbraio 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Turchia: la scarcerazione di Can Dundar e Erdem Gul non risolve il problema della repressione della libertà di informazione.
Crisi dei rifugiati: le conclusione del Consiglio europeo Affari Interni, la chiusura delle frontiere, la situazione sulla "rotta balcanica" e il prossimo vertice con Turchia e paesi balcanici.
Macedonia: la situazione politica dopo il rinvio delle elezioni anticipate.
Kosovo: l'opposizione impedisce l'elezione del nuovo presidente della repubblica e punta alla crisi di governo e alle elezioni anticipate per far fallire l'accordo con la Serbia.
Albania: lo scontro tra presidente dela repubblica e maggioranza parlamentare sul rimpasto di governo.
Croazia: la visita del neo ministro degli Esteri Kovac in Italia.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Turchia: la scarcerazione di Can Dundar e Erdem Gul non risolve il problema della repressione della libertà di informazione.
Crisi dei rifugiati: le conclusione del Consiglio europeo Affari Interni, la chiusura delle frontiere, la situazione sulla "rotta balcanica" e il prossimo vertice con Turchia e paesi balcanici.
Macedonia: la situazione politica dopo il rinvio delle elezioni anticipate.
Kosovo: l'opposizione impedisce l'elezione del nuovo presidente della repubblica e punta alla crisi di governo e alle elezioni anticipate per far fallire l'accordo con la Serbia.
Albania: lo scontro tra presidente dela repubblica e maggioranza parlamentare sul rimpasto di governo.
Croazia: la visita del neo ministro degli Esteri Kovac in Italia.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
venerdì 26 febbraio 2016
TURCHIA: SCARCERATI CAN DUNDAR E ERDEM GUL
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| Erdem Gul e Can Dundar |
“Pensiamo che quello della Corte Costituzionale sia un pronunciamento storico, perché traccia la via verso la libertà di stampa e di espressione”, ha dichiaratoCan Dundar secondo il quale la sentenza “dimostra che la Corte non dipende dal Palazzo e apre la strada a una stampa che non sia sotto la pressione del potere.”
“Il fatto che stiamo uscendo dal carcere non significa che la lotta per i giornalisti detenuti sia finita”, ha detto da parte sua Erdem Gul ricordando i tanti colleghi ancora ancora in prigione in Turchia: "La nostra battaglia per loro deve continuare. Dobbiamo restare uniti contro le pressioni sui media”.
Qui il video che corredava l’inchiesta di Cumhuriyet e che mostrava il camion carico di armi dirette in Siria fermato dalla polizia turca.
domenica 17 maggio 2015
CIPRO: RIPRENDE IL DIALOGO
Sono ripresi il 15 maggio a Nicosia i
colloqui tra greco-ciprioti e turco-ciprioti per giungere ad un
accordo sulla riunificazione dell'isola, con la mediazione dell'Onu.
Quello di venerdì è stato il primo incontro tra le due parti da
quando il 26 aprile scorso Mustafa Akinci è stato eletto presidente
della Repubblica Turca di Cipro Nord, l'entità autoproclamata sul
territorio occupato nel 1974 dall'esercito turco e riconosciuta dalla
sola Turchia. Nei giorni precedenti l'inviato delle Nazioni Unite
Espen Barth Eide aveva spiegato che i colloqui sarebbero serviti ad
Akinci ed al presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades per avere
uno "scambio generale di vedute".
Il primo contatto è evidentemente
andato bene, visto che quattro ore di faccia a faccia, dopo mesi di
stallo, hanno portato all'impegno per rilanciare il negoziato e ad
un'intesa per facilitare il transito tra Cipro Sud e Cipro Nord.
Akinci, ha compiuto un'importante apertura accettando che il
passaggio possa avvenire senza necessità di procedure simili ad un
visto. Le due parti hanno inoltre concordato di incontrarsi almeno
due volte al mese ed un nuovo colloquio è già stato fissato per il
28 maggio.
Ora sarà interessante vedere se e in
che modo la Turchia sosterrà la presidenza Akinci. Ricordiamo che subito
dopo le elezioni del 26 aprile, le dichiarazioni di Akinci, per cui i
turco-ciprioti devono essere padroni del loro destino, erano state
censurate piuttosto seccamente sia dal presidente turco Recep Tayyip
Erdogan che dal premier Ahmet Davutoglu. Cipro Nord, non esistendo
formalmente, dipende in tutto e per tutto dalla Turchia e forte resta
la presenza militare turca in questa parte dell'isola.
Il problema di Cipro resta un punto
rilevante nel negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione
Europea. Inoltre, la questione della ricerca e del futuro
sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo
orientale, balzata alla ribalta negli ultimi anni, invece di offrire
un'opportunità per risolvere finalmente la vicenda della
riunificazione, rischia di diventare un nuovo motivo di attrito tra
gli attori internazionali coinvolti in un'area già delicatissima.
lunedì 11 maggio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 10 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: lo stato del negoziato sul debito e le prospettive di un accordo (con una sintesi dell'intervista di Lanfranco Palazzolo al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova).
Macedonia: la situazione politica sempre più preoccupante dopo le proteste contro il governo e gli scontri di piazza a Skopje. [*]
Albania: anche se non ufficialmente aperta, è sempre più accesa la campagna elettorale per le elezioni locali del 21 giugno.
Turchia: le elezioni parlamentari del 7 giugno, le polemiche sul genocidio armeno, gli sviluppi del progetto del gasdotto "Turkish stream".
Serbia: Belgrado attende di cominciare il negoziato di adesione all'UE.
Kosovo: Bruxelles preme per l'istituzione del tribunale sui presunti crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1998-99.
Balcani: tra crisi in Ucraina e conflitto con il sedicente Califfato gli Usa temono la destabilizzazione della regione
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
[*] La puntata è stata registrata nella giornata di venerdì 8 maggio, prima dei gravi scontri armati avvenuti a Kumanovo sabato e domenica
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: lo stato del negoziato sul debito e le prospettive di un accordo (con una sintesi dell'intervista di Lanfranco Palazzolo al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova).
Macedonia: la situazione politica sempre più preoccupante dopo le proteste contro il governo e gli scontri di piazza a Skopje. [*]
Albania: anche se non ufficialmente aperta, è sempre più accesa la campagna elettorale per le elezioni locali del 21 giugno.
Turchia: le elezioni parlamentari del 7 giugno, le polemiche sul genocidio armeno, gli sviluppi del progetto del gasdotto "Turkish stream".
Serbia: Belgrado attende di cominciare il negoziato di adesione all'UE.
Kosovo: Bruxelles preme per l'istituzione del tribunale sui presunti crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1998-99.
Balcani: tra crisi in Ucraina e conflitto con il sedicente Califfato gli Usa temono la destabilizzazione della regione
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
[*] La puntata è stata registrata nella giornata di venerdì 8 maggio, prima dei gravi scontri armati avvenuti a Kumanovo sabato e domenica
lunedì 4 maggio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
venerdì 24 aprile 2015
UNA RIFLESSIONE SUL GENOCIDIO ARMENO
Oggi 24 aprile ricorre il centenario dell'inizio del genocidio degli armeni. Scrivo volutamente “genocidio” ben consapevole di quale dibattito sia in corso da molto tempo sui quei fatti di cento anni fa e di come ci sia chi, pur non negando la realtà dei massacri e la loro dimensione, resti cauto nell'usare questa parola. E quanto i nervi siano scoperti lo ha dimostrato pochi giorni fa la polemica suscitata dall'omelia di papa Francesco in San Pietro.
E' forse meglio usare la definizione di “pulizia etnica”? Gli armeni furono eliminati non perché armeni ma perché, cristiani alleati della Russia zarista, rappresentavano un avversario per la politica dei “giovani turchi”? Forse è così, ma una differente definizione non cambia la realtà delle cose: centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini furono deportati, uccisi o lasciati morire, perché la loro etnia era vista come un ostacolo ad un disegno politico.
A differenza dello sterminio degli ebrei, che era costitutivo dell'ideologia nazista, l'annientamento degli armeni fu deciso e organizzato perché in quel momento era utile alla politica turca. Ciò che è accaduto agli armeni è analogo a quanto subito dai bosgnacchi in Bosnia. E il massacro di Srebrenica è stato qualificato dalla giustizia internazionale come “genocidio”. Perché allora tutte queste resistenze ad accettare questa definizione per il massacro degli armeni?
Se la Turchia di oggi non può essere messa sul banco degli accusati per quei fatti di cento anni fa, non può però nemmeno continuare a rifiutarsi di discutere. Si chiede alla Turchia ufficiale di accettare di confrontarsi con il proprio passato, così come è stato chiesto alla Germania o come viene chiesto alla Serbia. Così, sia detto per inciso, come dovrebbe una buona volta fare l'Italia sulla Libia o sui Balcani, anziché nascondersi dietro il mito degli “italiani brava gente” o dietro la retorica a buon mercato sulle foibe.
In Turchia, e in Armenia, molti e non solo tra gli storici, riflettono e discutono senza pregiudizi. Aiuterebbe, probabilmente, sei governi e i parlamenti che ogni anno chiedono “mea culpa” o votano risoluzioni sul genocidio armeno, non fingessero di non vedere la tante questioni aperte, attorno alle quali ruotano interessi non sempre confessabili, a partire dalla vicenda del Nagorno-Karabakh.
Oggi, però, lasciamo perdere le polemiche storiche e le analisi geopolitiche, e per un momento pensiamo alle donne, agli uomini, ai bambini che cento anni fa furono stritolati dalla macchina implacabile della guerra e dei nazionalismi solo perché appartenevano all'etnia sbagliata nel momento sbagliato. Mi pare che Hitler disse una volta che nessuno avrebbe più ricordato lo sterminio degli ebrei così come nessuno ricordava quello degli armeni. Per fortuna non è stato così.
lunedì 20 aprile 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
giovedì 16 aprile 2015
SUL "GENOCIDIO" ARMENO IL PAPA HA SBAGLIATO
Intervista a Carlo Panella, i
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
lunedì 13 aprile 2015
GENOCIDIO ARMENO: IL CORAGGIO DI PAPA FRANCESCO
Intervista a Franca Giansoldati, vaticanista del quotidiano Il Messaggero
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
domenica 5 aprile 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 5 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
domenica 29 marzo 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 29 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
lunedì 2 febbraio 2015
LA TURCHIA DOPO LA VITTORIA DEI CURDI A KOBANE
Intervista a Marta Ottaviani
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
domenica 1 febbraio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 1 febbraio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata odierna propone un'ampia pagina dedicata alle elezioni del 25 gennaio in Grecia che hanno prodotto la grande affermazione di Syriza e la formazione di un nuovo governo guidato da Alexis Tsipras: le reazioni, i commenti e le analisi nei Paesi della regione, in particolare in Albania, Croazia, Macedonia/Fyrom e Serbia.
Il secondo argomento riguarda la Turchia e alle conseguenze dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al supporto della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis, con un'intervista a Marta Ottaviani, collaboratrice de La Stampa e di Avvenire.
Infine il Kosovo: l'opposizione è scesa in piazza contro il governo a Prisitina e in altre località (con scontri e molti feriti) sulla questione del complesso minerario di Trepce e anche contro le dichiarazioni di un ministro rappresentante della minoranza serba sugli albanesi che avevano impedito ad un gruppo di serbi di raggiungere un santuario in occasione del Natale ortodosso.
L'apertura è dedicata all'appello di Emma Bonino alla unità dei laici di tutto il mondo contro l'intolleranza, diffuso attraverso un'intervista al settimanale L'Espresso.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata odierna propone un'ampia pagina dedicata alle elezioni del 25 gennaio in Grecia che hanno prodotto la grande affermazione di Syriza e la formazione di un nuovo governo guidato da Alexis Tsipras: le reazioni, i commenti e le analisi nei Paesi della regione, in particolare in Albania, Croazia, Macedonia/Fyrom e Serbia.
Il secondo argomento riguarda la Turchia e alle conseguenze dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al supporto della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis, con un'intervista a Marta Ottaviani, collaboratrice de La Stampa e di Avvenire.
Infine il Kosovo: l'opposizione è scesa in piazza contro il governo a Prisitina e in altre località (con scontri e molti feriti) sulla questione del complesso minerario di Trepce e anche contro le dichiarazioni di un ministro rappresentante della minoranza serba sugli albanesi che avevano impedito ad un gruppo di serbi di raggiungere un santuario in occasione del Natale ortodosso.
L'apertura è dedicata all'appello di Emma Bonino alla unità dei laici di tutto il mondo contro l'intolleranza, diffuso attraverso un'intervista al settimanale L'Espresso.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
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