Intervista a Luca Leone per Radio Radicale
Ad una settimana esatta dalla condanna di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto l'ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, fondatore e presidente del Partito radicale serbo, da tutti i capi d'accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per fatti accaduti durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Una sentenza che ha sorpreso il procuratore capo del Tribunale, Serge Brammertz, che ha già preannunciato un ricorso contro la decisione dei giudici che ha rigettato completamente l'ipoptesi accusatoria. L'intervista propone un'interessante analisi sulle ragioni dettate dalla realpolitik che spiegano queste due decisioni così di diverse da parte del Tribunale internazionale.
Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni) ha scritto doversi saggi sull'ex Jugoslavia e in particolare sulla Bosnia, un paese che ama e conosce molto bene. I suoi interventi si possono leggere sul suo blog Occhio Critico.
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giovedì 31 marzo 2016
venerdì 25 marzo 2016
LA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO
Intervista a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
giovedì 24 marzo 2016
EMMA BONINO SULLA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA
Intervista di Lorenzo Rendi per Radio Radicale
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
domenica 6 marzo 2016
GRECIA: LA CRISI DEI PROFUGHI E LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA
Intervista a Elisabetta Casalotti
In vista del consiglio europeo straordinario di lunedì sulla crisi dei profughi, e dell'incontro con il capo del governo turco Ahmet Davutoglu, il premier greco Alexis Tsipras ha convocato venerdì 4 marzo un vertice di tutti i partiti presenti in parlamento (esclusa Alba Dorata) presieduto dal capo dello stato Pavlopuolos.
Otto ore di confronto e tre ore di trattativa per riuscire a stendere un comunicato congiunto danno la misura delle difficoltà dell'esecutivo che sulla crisi dei profughi rischia la sua stessa tenuta, mentre la popolazione greca cerca come può di affrontare la situazione e di dare una mano alle migliaia di profughi accampati non solo a Idomeni e in altre località di confine, ma anche nella stessa capitale Atene.
In vista del consiglio europeo straordinario di lunedì sulla crisi dei profughi, e dell'incontro con il capo del governo turco Ahmet Davutoglu, il premier greco Alexis Tsipras ha convocato venerdì 4 marzo un vertice di tutti i partiti presenti in parlamento (esclusa Alba Dorata) presieduto dal capo dello stato Pavlopuolos.
Otto ore di confronto e tre ore di trattativa per riuscire a stendere un comunicato congiunto danno la misura delle difficoltà dell'esecutivo che sulla crisi dei profughi rischia la sua stessa tenuta, mentre la popolazione greca cerca come può di affrontare la situazione e di dare una mano alle migliaia di profughi accampati non solo a Idomeni e in altre località di confine, ma anche nella stessa capitale Atene.
venerdì 4 marzo 2016
PROFUGHI: CRISI UMANITARIA A IDOMENI
Intervista a Stefano Lusa
Stefano Lusa, giornalista di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso racconta la situazione a Idomeni, località greca al confine con la Macedonia, dove migliaia di persone sono ammassate, in condizioni sempre più precarie, sotto ripari di fortuna, in attesa di riuscire a proseguire verso il nord Europa. Solo la saggezza e l'umanità con cui le autorità e la polizia greca stanno gestendo la situazione ha impedito che si ripetessero i tentativi di sfondamento dei confini dei giorni scorsi.
Stefano Lusa, giornalista di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso racconta la situazione a Idomeni, località greca al confine con la Macedonia, dove migliaia di persone sono ammassate, in condizioni sempre più precarie, sotto ripari di fortuna, in attesa di riuscire a proseguire verso il nord Europa. Solo la saggezza e l'umanità con cui le autorità e la polizia greca stanno gestendo la situazione ha impedito che si ripetessero i tentativi di sfondamento dei confini dei giorni scorsi.
giovedì 16 aprile 2015
SUL "GENOCIDIO" ARMENO IL PAPA HA SBAGLIATO
Intervista a Carlo Panella, i
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
lunedì 13 aprile 2015
GENOCIDIO ARMENO: IL CORAGGIO DI PAPA FRANCESCO
Intervista a Franca Giansoldati, vaticanista del quotidiano Il Messaggero
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
giovedì 5 marzo 2015
LA CRISI ECONOMICA IN RUSSIA E LE RELAZIONI CON L'ITALIA
Intervista a Matteo Tacconi
Coordinatore del portale RassegnaEst.com
La crisi economica della Russia dipende dalle sanzioni decise da Stati Uniti ed Unione Europea, ma soprattutto dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla svalurtazione del rublo: una situazione che ha origini antecedenti alla crisi con l'Ucraina. L'interscasmbio con l'Italia e il ruolo italiano nel quadro delle sanzioni decise dall'Unione Europea.
Ascolta qui l'intervista a Radio Radicale
Coordinatore del portale RassegnaEst.com
La crisi economica della Russia dipende dalle sanzioni decise da Stati Uniti ed Unione Europea, ma soprattutto dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla svalurtazione del rublo: una situazione che ha origini antecedenti alla crisi con l'Ucraina. L'interscasmbio con l'Italia e il ruolo italiano nel quadro delle sanzioni decise dall'Unione Europea.
Ascolta qui l'intervista a Radio Radicale
lunedì 2 febbraio 2015
LA TURCHIA DOPO LA VITTORIA DEI CURDI A KOBANE
Intervista a Marta Ottaviani
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
sabato 17 gennaio 2015
ALLARGAMENTO UE: IL MAGRO BILANCIO DEL SEMESTRE ITALIANO
Intervista a Davide Denti, vicedirettore di Eastjournal.net
Il 13 gennaio si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo, nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza dell'integrazione europea dei Balcani, citando espressamente Albania, Serbia e Montenegro. Il 2014 avrebbe potuto essere un anno favorevole all'avanzamento del processo di integrazione della regione: la presidenza di turno è toccata, infatti, prima alla Grecia e poi all'Italia, due paesi tradizionalmente amici dei Balcani. Inoltre, c'erano stati in precedenza fatti positivi: nel 2013 l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e l'ingresso della Croazia nell'UE; nel 2014 l'avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, lo status di Paese candidato dell'Albania, l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo (che non dovrà passare per la ratifica dei 28 Paesi membri).
Il 13 gennaio si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo, nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza dell'integrazione europea dei Balcani, citando espressamente Albania, Serbia e Montenegro. Il 2014 avrebbe potuto essere un anno favorevole all'avanzamento del processo di integrazione della regione: la presidenza di turno è toccata, infatti, prima alla Grecia e poi all'Italia, due paesi tradizionalmente amici dei Balcani. Inoltre, c'erano stati in precedenza fatti positivi: nel 2013 l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e l'ingresso della Croazia nell'UE; nel 2014 l'avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, lo status di Paese candidato dell'Albania, l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo (che non dovrà passare per la ratifica dei 28 Paesi membri).
Per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre italiano rimane invece assai magro. L’unico passo avanti formale è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro e il lancio della macro-regione adriatico-ionica, iniziativa importante ma che convolge 4 Paesi membri UE (Italia, Grecia, Croazia e Slovenia) e 4 Paesi candidati (Albania, Bosnia, Montenegro e Serbia), ma non potrà contare su risorse e un bilancio aggiuntivo rispetto ai vari fondi UE e bilaterali ed esclude Kosovo e Macedonia per via dei veti della Grecia e della Serbia. Ma proprio la Grecia si è mostrata ben poco interessata al proprio ruolo storico, mentre le tante scadenze elettorali, dalle elezioni europee a quelle in Bosnia, Serbia e Kosovo, hanno ulteriormente fatto perdere tempo. Così il 2014 è stato un anno sprecato e la presidenza italiana non è riuscita a portare a casa quasi nulla.
Questo in estrema sintesi il contenuto dell'analisi di Davide Denti pubblicata su Eastjournal.net.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Allargamento UE, il magro bilancio della presidenza italiana del Consiglio UE
di Davide Denti - Eastjournal.net, 14 gennaio 2015
Da SARAJEVO - Il 13 gennaio, con il passaggio di consegne alla Lettonia, si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. E anche per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre rimane magro. L’unico passo avanti formale dei paesi dei Balcani occidentali verso l’integrazione europea è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro, oltre al lancio della strategia macroregionale adriatico-ionica. Ferme al palo Serbia e Albania, i maggiori paesi della regione, così come Macedonia, Kosovo e Bosnia ed Erzegovina.
mercoledì 10 dicembre 2014
GRECIA: IL GOVERNO ANNUNCIA ELEZIONI PRESIDENZIALI ANTICIPATE, CROLLA LA BORSA
Intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Elftherotypia
Il premier greco Antonis Samaras ha annunciato che le elezioni presidenziali anticipate si terranno con due mesi di anticipo: il parlamento voterà il successore di Karolos Papoulias il 17 dicembre. Se, come quasi certo, non sarà raggiunto il qorum necessario, le successive votazioni si terranno il 22 e il 27 dicembre. In caso di mancata elezione (ipotesi assai probabile, visto che il candidato unico, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, potrà contare su una maggioranza di 155 voti ma per l'elezione ne occorrono 180 che difficilmente potrà ottenere) il parlamento sarà sciolto e si andrà a elezioni anticipate, probabilmente all'inizio di febbraio. Tutti i sondaggi danno al momento in vantaggio Syriza, la coalizione della sinistra radicale che intende rinegioziare il piano si salvataggio internazionale. Da marzo, però, la Grecia sarà priva di protezione.
Le notizie provenienti dalla Grecia hanno provocato una tempesta sui mercati: la borsa di Atenza è crollata di quasi il 13% - il ribasso peggiore da 27 anni - trascinando al ribasso tutte le piazze finianziarie europee che in un giorno hanno bruciato oltre 200 miliardi. Anche lo spread dei titoli di Stato greci è schizzato verso l'alto. Si riaffacciano così i timori per il futuro dell'euro. Tutto questo mentre la Grecia si prepara ad un Natale al freddo e sempre all'insegna della profonda crisi economica e sociale che da diversi anni attanaglia il Paese.
Intanto il paese è scosso dalla vicenda di Nikos Romanos, il giovani studente di 21 anni, in carcere con pesanti accuse, in sciopero della fame (che minaccia di trasformare in scioperio della sete) per ottenere il permesso dis tudiare all'università, e le cui condizioni si sono aggravate al punto da far temere seriamente per la sua vita.
Ascolta l'intervista per Radio Radicale
Il premier greco Antonis Samaras ha annunciato che le elezioni presidenziali anticipate si terranno con due mesi di anticipo: il parlamento voterà il successore di Karolos Papoulias il 17 dicembre. Se, come quasi certo, non sarà raggiunto il qorum necessario, le successive votazioni si terranno il 22 e il 27 dicembre. In caso di mancata elezione (ipotesi assai probabile, visto che il candidato unico, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, potrà contare su una maggioranza di 155 voti ma per l'elezione ne occorrono 180 che difficilmente potrà ottenere) il parlamento sarà sciolto e si andrà a elezioni anticipate, probabilmente all'inizio di febbraio. Tutti i sondaggi danno al momento in vantaggio Syriza, la coalizione della sinistra radicale che intende rinegioziare il piano si salvataggio internazionale. Da marzo, però, la Grecia sarà priva di protezione.
Le notizie provenienti dalla Grecia hanno provocato una tempesta sui mercati: la borsa di Atenza è crollata di quasi il 13% - il ribasso peggiore da 27 anni - trascinando al ribasso tutte le piazze finianziarie europee che in un giorno hanno bruciato oltre 200 miliardi. Anche lo spread dei titoli di Stato greci è schizzato verso l'alto. Si riaffacciano così i timori per il futuro dell'euro. Tutto questo mentre la Grecia si prepara ad un Natale al freddo e sempre all'insegna della profonda crisi economica e sociale che da diversi anni attanaglia il Paese.
Intanto il paese è scosso dalla vicenda di Nikos Romanos, il giovani studente di 21 anni, in carcere con pesanti accuse, in sciopero della fame (che minaccia di trasformare in scioperio della sete) per ottenere il permesso dis tudiare all'università, e le cui condizioni si sono aggravate al punto da far temere seriamente per la sua vita.
Ascolta l'intervista per Radio Radicale
lunedì 3 novembre 2014
CROAZIA: IL PRESIDENTE IVO JOSIPOVIC INTERVISTATO DAL FINANCIAL TIMES
Di Marina Szikora
A due mesi, piu' o meno, dalle elezioni presidenziali in Croazia, di cui la data ufficiale non e' ancora stata decisa, l'attuale presidente Ivo Josipovic rilascia una intervista al giornale britannico, 'The Financial Times'. In questa intervista, il capo dello stato croato si appella ai suoi cittadini di superare la sfiducia che nutrono nei confronti delle riforme. Secondo Josipovic, proprio la sfiducia verso il capitalismo che e' diffusa nella societa' croata e' una delle ragioni per cui nessun governo croato finora non ha voluto attuare le riforme necessarie per poter modernizzare l'economia e sanare le finanze pubbliche. Josipovic afferma che nessuno dei governi croati e' riuscito ad attuare le riforme economiche indispensabili per attirare gli investimenti stranieri, creare nuovi posti di lavoro e tirare il Paese fuori dalla recessione che potrebbe prolungarsi anche nel 2015, il che sarebbe il settimo anno consecutivo, avverte il presidente croato.
Come membro del Partito Socialdemocratico, ricorda il 'Financial Times', Ivo Josipovic fu eletto presidente nel 2010 sulla piattaforma che si occupava di ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata. “Il piu' grande ostacolo alle riforme sta nelle nostre teste” afferma Josipovic e aggiunge che quando arriva qualcuno in veste di importante investitore, la societa' reagisce dicendo: “arriva per poter guadagnare e noi questo non lo possiamo permettere”. Si tratta molto probabilmente di una eredita' del sistema precedente, del socialismo, e' dell'opinione il presidente croato e punta sul periodo tra il 1945 e il 1990 quando la Croazia faceva parte della Jugoslavia comunista. Un tale approccio e' visibile nei media e tra i politici. E' diffusa la paura di investitori e di imprenditori. Adesso pero' abbiamo una nuova legislazione che incoraggia gli investimenti, ma questo non e' sufficiente, spiega Josipovic. Per quanto riguarda misure difficili, quali ad esempio un ipotetico programma di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale, Josipovic afferma che in tal caso si dovrebbe pensare alla stabilita' della societa' e relazioni oneste nella societa'. “Spero che con noi non si comporterebbero come con la Grecia” dice il presidente.
La Croazia e' simile alla Grecia, che nel 2010 doveva essere salvata dall'Ue e dal FMI in cambio di severe misure di risparmio e di riforme dell'amministrazione ed economia statali, appesantita da un costoso e affollato settore pubblico, disciplina di bilancio insufficiente e debole concorrenza, osserva il Financial Times e aggiunge che il BDP di questo paese dal 2008 e' calato del quasi 13 per cento mentre la disoccupazione nello scorso settembre era del 17,7 per cento. Il debito pubblico cresce a picco e l'anno scorso ha raggiunto il 67 per cento del PIL, oltre il doppio rispetto al 2008. Il programma del FMI per la Croazia sarebbe comunque diverso rispetto a quello che si e' adoperato per la Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, paesi che sono membri della zona euro.
Gli esperti economici dicono che la Croazia, se si decidesse di chiedere aiuti internazionali, aspetterebbe molto probabilmente che prima si svolgessero le elezioni parlamentari previste regolarmente tra un anno. Pensando alle elezioni, Zoran Milanovic, premier socialdemocratico dal 2011, scrive Financial Times, ha promesso a settembre che il suo esecutivo evitera' le misure che sono socialmente penose, come il grande ridimensionamento del numero dei posti di lavoro nel settore pubblico e che proseguira' “per un cammino di riforme piu' lento ma meno traumatico”. Infine, in questo articolo-intervista, si e' fatto riferimento anche alle recenti dichiarazioni del governatore della Banca Centrale Croata, Boris Vujcic il quale ha criticato aspramente la classe politica croata nel suo governamento economico dicendo che nella politica nazionale era prevalso “un obiettivo miope di come guadagnarsi facilmente i voti piuttosto che creare un'economia efficace, aperta e flessibile che porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Va detto ancora che il presidente Josipovic ha rilasciato questa intervista al 'Financial Times' subito dopo la sua partecipazione, in quanto relatore introduttivo, alla recentissima conferenza svoltasi a Londra sul futuro dell'energetica. Il capo dello stato croato, in quella occasione, e' stato presentato come la persona che sta realizzando il programma “di lotta contro l'ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata”. Sottolineando che il Presidente non ha una influenza diretta sulla politica economica, il Financial Times scrive che il capo dello stato croato attraverso il suo Ufficio “promuove presso l'opinione pubblica i pregi del mercato libero e degli investimenti internazionali” a fin di superare la paura dell'imprenditoria.
Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre a Radio Radicale
A due mesi, piu' o meno, dalle elezioni presidenziali in Croazia, di cui la data ufficiale non e' ancora stata decisa, l'attuale presidente Ivo Josipovic rilascia una intervista al giornale britannico, 'The Financial Times'. In questa intervista, il capo dello stato croato si appella ai suoi cittadini di superare la sfiducia che nutrono nei confronti delle riforme. Secondo Josipovic, proprio la sfiducia verso il capitalismo che e' diffusa nella societa' croata e' una delle ragioni per cui nessun governo croato finora non ha voluto attuare le riforme necessarie per poter modernizzare l'economia e sanare le finanze pubbliche. Josipovic afferma che nessuno dei governi croati e' riuscito ad attuare le riforme economiche indispensabili per attirare gli investimenti stranieri, creare nuovi posti di lavoro e tirare il Paese fuori dalla recessione che potrebbe prolungarsi anche nel 2015, il che sarebbe il settimo anno consecutivo, avverte il presidente croato.
Come membro del Partito Socialdemocratico, ricorda il 'Financial Times', Ivo Josipovic fu eletto presidente nel 2010 sulla piattaforma che si occupava di ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata. “Il piu' grande ostacolo alle riforme sta nelle nostre teste” afferma Josipovic e aggiunge che quando arriva qualcuno in veste di importante investitore, la societa' reagisce dicendo: “arriva per poter guadagnare e noi questo non lo possiamo permettere”. Si tratta molto probabilmente di una eredita' del sistema precedente, del socialismo, e' dell'opinione il presidente croato e punta sul periodo tra il 1945 e il 1990 quando la Croazia faceva parte della Jugoslavia comunista. Un tale approccio e' visibile nei media e tra i politici. E' diffusa la paura di investitori e di imprenditori. Adesso pero' abbiamo una nuova legislazione che incoraggia gli investimenti, ma questo non e' sufficiente, spiega Josipovic. Per quanto riguarda misure difficili, quali ad esempio un ipotetico programma di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale, Josipovic afferma che in tal caso si dovrebbe pensare alla stabilita' della societa' e relazioni oneste nella societa'. “Spero che con noi non si comporterebbero come con la Grecia” dice il presidente.
La Croazia e' simile alla Grecia, che nel 2010 doveva essere salvata dall'Ue e dal FMI in cambio di severe misure di risparmio e di riforme dell'amministrazione ed economia statali, appesantita da un costoso e affollato settore pubblico, disciplina di bilancio insufficiente e debole concorrenza, osserva il Financial Times e aggiunge che il BDP di questo paese dal 2008 e' calato del quasi 13 per cento mentre la disoccupazione nello scorso settembre era del 17,7 per cento. Il debito pubblico cresce a picco e l'anno scorso ha raggiunto il 67 per cento del PIL, oltre il doppio rispetto al 2008. Il programma del FMI per la Croazia sarebbe comunque diverso rispetto a quello che si e' adoperato per la Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, paesi che sono membri della zona euro.
Gli esperti economici dicono che la Croazia, se si decidesse di chiedere aiuti internazionali, aspetterebbe molto probabilmente che prima si svolgessero le elezioni parlamentari previste regolarmente tra un anno. Pensando alle elezioni, Zoran Milanovic, premier socialdemocratico dal 2011, scrive Financial Times, ha promesso a settembre che il suo esecutivo evitera' le misure che sono socialmente penose, come il grande ridimensionamento del numero dei posti di lavoro nel settore pubblico e che proseguira' “per un cammino di riforme piu' lento ma meno traumatico”. Infine, in questo articolo-intervista, si e' fatto riferimento anche alle recenti dichiarazioni del governatore della Banca Centrale Croata, Boris Vujcic il quale ha criticato aspramente la classe politica croata nel suo governamento economico dicendo che nella politica nazionale era prevalso “un obiettivo miope di come guadagnarsi facilmente i voti piuttosto che creare un'economia efficace, aperta e flessibile che porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Va detto ancora che il presidente Josipovic ha rilasciato questa intervista al 'Financial Times' subito dopo la sua partecipazione, in quanto relatore introduttivo, alla recentissima conferenza svoltasi a Londra sul futuro dell'energetica. Il capo dello stato croato, in quella occasione, e' stato presentato come la persona che sta realizzando il programma “di lotta contro l'ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata”. Sottolineando che il Presidente non ha una influenza diretta sulla politica economica, il Financial Times scrive che il capo dello stato croato attraverso il suo Ufficio “promuove presso l'opinione pubblica i pregi del mercato libero e degli investimenti internazionali” a fin di superare la paura dell'imprenditoria.
Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre a Radio Radicale
giovedì 23 ottobre 2014
"VERDECORTINA": IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO RACCONTATO ANCHE IN UN LIBRO
"Verdecortina" è il racconto di un viaggio lungo la ex "cortina di ferro" compiuto da Matteo Tacconi, giornalista, saggista e coordinatore del portale Rassegnaest.com, insieme al fotografo Ignacio Maria Coccia, per raccontare come è cambiato quello che per quasi mezzo secolo fu il confine tra due Europe e i due sistemi politici e ideologici che facevano riferimento da una parte agli Usa e dall'altra all'Urss. Quella linea di confine che correva dal Baltico all'Adriatico, da Lubecca a Trieste, e che avrebbe potuto diventare la linea del fronte in caso di conflitto aperto tra i due blocchi, era segnata da reticolati e torrette di sorveglianza e vigilata da guardie armate e divideva profondamente l'Europa uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale: di quella divisione il muro di Berlino fu il simbolo più forte e drammatico.
Il viaggio di Tacconi e Coccia, realizzato venticinque anni dopo la caduta del muro, racconta come oggi la "cortina di ferro", per una serie di fortunate circostanze, si sia trasformata in una "cortina verde" di parchi e aree protette e di come la frontiera sia diventata più labile grazie alla riunificazione tedesca e all'allargamento dell'Unione Europea a est. Ed è lungo questa "cortina verde" che oggi si intrecciano memorie e ricordi, dimenticanze e rimozioni, nuove realtà e nostalgie.
Ora quel viaggio, dopo essere stato raccontato su Verdecortina.com e anche a Radio Radicale, è diventato un libro pubblicato grazie ad una campagna di fund raising e distribuito online.
L'intervista a Matteo Tacconi per Radio Radicale
Il sito ufficiale di Verdecortina
La pagina speciale realizzata da Radio Radicale con il racconto del viaggio
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est dedicato al viaggio
Il viaggio di Tacconi e Coccia, realizzato venticinque anni dopo la caduta del muro, racconta come oggi la "cortina di ferro", per una serie di fortunate circostanze, si sia trasformata in una "cortina verde" di parchi e aree protette e di come la frontiera sia diventata più labile grazie alla riunificazione tedesca e all'allargamento dell'Unione Europea a est. Ed è lungo questa "cortina verde" che oggi si intrecciano memorie e ricordi, dimenticanze e rimozioni, nuove realtà e nostalgie.
Ora quel viaggio, dopo essere stato raccontato su Verdecortina.com e anche a Radio Radicale, è diventato un libro pubblicato grazie ad una campagna di fund raising e distribuito online.
L'intervista a Matteo Tacconi per Radio Radicale
Il sito ufficiale di Verdecortina
La pagina speciale realizzata da Radio Radicale con il racconto del viaggio
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est dedicato al viaggio
sabato 24 maggio 2014
CCBS: UNA STORIA DI SUCCESSO DELL'IMPRENDITORIA ITALIANA IN ALBANIA
Intervista all'ad Luca Busi
La Ccbs è una impresa italiana, imbottigliatrice e distributrice dei prodotti Coca Cola in Albania, che nel 2014 ha festeggiato vent'anni di presenza nel "paese delle aquile". Una sfida imprenditoriale partita in anni in cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull'Albania e che nel corso del tempo ha saputo radicarsi e svilupparsi affrontando anche momenti estremamente difficili, come la grave crisi politica ed economica del 1997 che portò il Paese sull'orlo della guerra civile. Quella della Ccbs della famiglia Busi non è il solito caso di delocalizzazione verso un paese con basso costo del lavoro, ma un esempio della capacità dell'imprenditoria italiana di espandersi e di creare impresa e lavoro in un paese dalle grandi potenzialità.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
La Ccbs è una impresa italiana, imbottigliatrice e distributrice dei prodotti Coca Cola in Albania, che nel 2014 ha festeggiato vent'anni di presenza nel "paese delle aquile". Una sfida imprenditoriale partita in anni in cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull'Albania e che nel corso del tempo ha saputo radicarsi e svilupparsi affrontando anche momenti estremamente difficili, come la grave crisi politica ed economica del 1997 che portò il Paese sull'orlo della guerra civile. Quella della Ccbs della famiglia Busi non è il solito caso di delocalizzazione verso un paese con basso costo del lavoro, ma un esempio della capacità dell'imprenditoria italiana di espandersi e di creare impresa e lavoro in un paese dalle grandi potenzialità.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
venerdì 9 maggio 2014
UCRAINA: IN VIAGGIO ATTRAVERSO UN PAESE DIVISO
Intervista a Danilo Elia
Un viaggio attraverso l'Ucraina, da est a ovest, da Donetsk a Leopoli, dalla frontiera con la Russia a Kiev e fino al confine con la Polonia e l'Unione Europea. E' quello compiuto dal giornalista freelance Danilo Elia, e pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, per raccontre la situazione dopo la secessione della Crimea e mentre aumentano le spinte separatiste nelle regioni orientali e toccare con mano quanto siano reali le divisioni del paese e quanto sia concreto o meno il rischio di una guerra civile alla luce degli avvenimenti recenti.
Ascolta qui l'intervista
Il reportage fotografico di Danilo Elia
Un viaggio attraverso l'Ucraina, da est a ovest, da Donetsk a Leopoli, dalla frontiera con la Russia a Kiev e fino al confine con la Polonia e l'Unione Europea. E' quello compiuto dal giornalista freelance Danilo Elia, e pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, per raccontre la situazione dopo la secessione della Crimea e mentre aumentano le spinte separatiste nelle regioni orientali e toccare con mano quanto siano reali le divisioni del paese e quanto sia concreto o meno il rischio di una guerra civile alla luce degli avvenimenti recenti.
Ascolta qui l'intervista
Il reportage fotografico di Danilo Elia
venerdì 2 maggio 2014
GRECIA: PRIMI SEGNALI DI RIPRESA MA LA CRISI RESTA PESANTE
Intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia
Giudizi positivi dai creditori internazionali, i titoli di stato che tornano sul mercato, un surplus finanziario che il governo annuncia di voler in parte ridistribuire alle famiglie: dopo mesi e mesi di crisi durissima sembrano arrivare i primi segnali di ripresa in Grecia, ma la situazione resta ancora molto difficile per milioni di cittadini che hanno ormai una tale scarsissima fiducia nella politica da essersi ormai anche stancati di scendere in piazza a protestare.
Nell'ultima parte dell'intervista si parla anche della siuazione nelle carceri: la Grecia non ha comunicato i dati al Consiglio d'Europa sui propri istituti di pena, gravemente degradati e in condizione di pesante sovraffollamento: un problema di cui si parla molto, soprattutto quando in occasione di morti o di episodi di violenza dietro le sbarre, senza però che la politica riesca poi a prendere misure concrete per risolvere il problema.
Ascolta qui l'intervista
Giudizi positivi dai creditori internazionali, i titoli di stato che tornano sul mercato, un surplus finanziario che il governo annuncia di voler in parte ridistribuire alle famiglie: dopo mesi e mesi di crisi durissima sembrano arrivare i primi segnali di ripresa in Grecia, ma la situazione resta ancora molto difficile per milioni di cittadini che hanno ormai una tale scarsissima fiducia nella politica da essersi ormai anche stancati di scendere in piazza a protestare.
Nell'ultima parte dell'intervista si parla anche della siuazione nelle carceri: la Grecia non ha comunicato i dati al Consiglio d'Europa sui propri istituti di pena, gravemente degradati e in condizione di pesante sovraffollamento: un problema di cui si parla molto, soprattutto quando in occasione di morti o di episodi di violenza dietro le sbarre, senza però che la politica riesca poi a prendere misure concrete per risolvere il problema.
Ascolta qui l'intervista
martedì 1 aprile 2014
ELEZIONI IN TURCHIA: ERDOGAN HA VINTO MA ORA E' PIU' DEBOLE
Intervista a Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera
Il partito Akp del premier turco Recep Tayyip Erdogan ha vinto le elezioni
amministrative in Turchia con un risultato al di là delle aspettative, ma il referendum sul premier ha spaccato il paese e la
sua leadership è indebolita, così il suo futuro politico appare in declino e la
prospettiva di elezione alla presidenza della repubblica si fa ora più lontana.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
venerdì 28 marzo 2014
LA CRISI UCRAINA E LE FORNITURE ENERGETICHE ALL'EUROPA
Intervista di Lorenzo Rendi a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, per Radio Radicale
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
giovedì 6 marzo 2014
TURCHIA: LA SITUAZIONE POLITICA E IL FUTURO DI ERDOGAN
Intervista a Marta Ottaviani
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan si prepara alle elezioni locali del 30 marzo dopo le grandi proteste per Gezi Park della scorsa estate, mai del tutto spente nonostante la dura repressione, e dopo gli scandali di corruzione emersi negli ultimi mesi che hanno terremotato il governo, messo in seria difficoltà il suo partito Akp, e appannato la sua immagine.
Le elezioni amministrative sono molto importanti in Turchia perché non esiste un livello intermedio tra le amministrazioni locali e il governo centrale e perché il voto avviene in contemporanea in tutto il Paese. L'appuntamento del 30 marzo rappresenterà, quindi, un vero e proprio test sulla tenuta dell'Akp, dopo un decennio di potere incontrastato, e sul futuro politico di Erdogan soprattutto in vista delle presidenziali della prossima estate, le prime in cui i cittadini turchi voteranno direttamente l'elezione del loro presidente.
Con una opposizione politica praticamente inesistente, i veri avversari del premier saranno la situazione economica, la cui grande crescita nel decennio ha accompagnato e sostenuto le fortune politiche di Erdogan ma che ora non appare più florida come una volta, e il leader religioso Fetulah Gulen, un tempo grande sostenitore dell'Akp, ma oggi acerrimo avversario di Erdogan. Da considerare anche il ruolo dell'attuale presidente Abdullah Gul, che dopo essere stato per molti anni il fedele numero 2 di Erdogan, da tempo, anche grazie al suo ruolo istituzionale, ha cercato di smarcarsi dal premier.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Marta Ottaviani, dopo essere stata per alcuni anni corrispondente dalla Turchia per l'agenzia TMNews, attualmente collabora con i quotidiani L'Avvenire e La Stampa. E' autrice dei volumi "Mille e una Turchia" e "Cose da Turchi", entrambi pubblicati da Mursia.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan si prepara alle elezioni locali del 30 marzo dopo le grandi proteste per Gezi Park della scorsa estate, mai del tutto spente nonostante la dura repressione, e dopo gli scandali di corruzione emersi negli ultimi mesi che hanno terremotato il governo, messo in seria difficoltà il suo partito Akp, e appannato la sua immagine.
Le elezioni amministrative sono molto importanti in Turchia perché non esiste un livello intermedio tra le amministrazioni locali e il governo centrale e perché il voto avviene in contemporanea in tutto il Paese. L'appuntamento del 30 marzo rappresenterà, quindi, un vero e proprio test sulla tenuta dell'Akp, dopo un decennio di potere incontrastato, e sul futuro politico di Erdogan soprattutto in vista delle presidenziali della prossima estate, le prime in cui i cittadini turchi voteranno direttamente l'elezione del loro presidente.
Con una opposizione politica praticamente inesistente, i veri avversari del premier saranno la situazione economica, la cui grande crescita nel decennio ha accompagnato e sostenuto le fortune politiche di Erdogan ma che ora non appare più florida come una volta, e il leader religioso Fetulah Gulen, un tempo grande sostenitore dell'Akp, ma oggi acerrimo avversario di Erdogan. Da considerare anche il ruolo dell'attuale presidente Abdullah Gul, che dopo essere stato per molti anni il fedele numero 2 di Erdogan, da tempo, anche grazie al suo ruolo istituzionale, ha cercato di smarcarsi dal premier.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Marta Ottaviani, dopo essere stata per alcuni anni corrispondente dalla Turchia per l'agenzia TMNews, attualmente collabora con i quotidiani L'Avvenire e La Stampa. E' autrice dei volumi "Mille e una Turchia" e "Cose da Turchi", entrambi pubblicati da Mursia.
domenica 15 dicembre 2013
UN FUMETTO PER ALEX LANGER
Recentemente ho parlato di "In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer", un bel racconto a fumetti (o graphic novel, come si dice oggi) scritto da Jacopo Frey e Nicola Gobbi e pubblicato dalle edizioni Comma 22. Attraverso il racconto di un viaggio in un paese in guerra (l'ex
Jugoslavia) l'opera ripercorre la vicenda umana di Alex Langer, politico, pensatore,
militante della pace (ma non necessariamente pacifista ad ogni costo), sostenitore del
dialogo tra i popoli e del superamento delle frontiere fisiche e
mentali, morto suicida il 3 luglio del 1995. Usando le parole dello stesso Langer, insieme ai ricordi di chi lo ha conosciuto e ne ha condiviso la vicenda umana e politica, Frey e Gobbi, pagina dopo pagina trasformano quella missione di
pace in un viaggio in cui Lamger va alla ricerca dei fili da riannodare per tentare di
ritrovare una convivenza possibile tra le persone ma anche con sé stesso. Ora l'intervista che ho fatto ai due autori per Radio Radicale la potete leggere sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso che ringrazio per l'ospitalità.
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