E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 6 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata è quasi interamente dedicata alla
crisi dei rifugiati sulla "rotta balcanica": Stefano Lusa di Radio Capodistria e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, racconta
la situazione a Idomeni, al confine greco-macedone; Elisabetta
Casalotti, da Atene, spiega la difficile situazione politica e il
rischio di crisi di governo in Grecia di fronte alla crisi dei migranti;
i colloqui del neoministro degli Esteri della Croazia con la cancelliera
Merkel e con il presidente del Consiglio europeo Tusk; la situazione
in Macedonia e in Albania e la possibilità che i profughi respinti
dalla Macedonia si spostino verso Albania, Bosnia e Montenegro; le
considerazioni di Emma Bonino sulla attuale crisi, le sue prospettive e
il futuro dell'Unione Europea.
In apertura la Turchia, il commissariamento del quotidiano d'opposizione Zaman, le proteste e le reazioni interne e internazionali.
In chiusura la Serbia e le elezioni anticipate della prossima primavera.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Visualizzazione post con etichetta consiglio europeo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consiglio europeo. Mostra tutti i post
domenica 6 marzo 2016
sabato 17 gennaio 2015
ALLARGAMENTO UE: IL MAGRO BILANCIO DEL SEMESTRE ITALIANO
Intervista a Davide Denti, vicedirettore di Eastjournal.net
Il 13 gennaio si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo, nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza dell'integrazione europea dei Balcani, citando espressamente Albania, Serbia e Montenegro. Il 2014 avrebbe potuto essere un anno favorevole all'avanzamento del processo di integrazione della regione: la presidenza di turno è toccata, infatti, prima alla Grecia e poi all'Italia, due paesi tradizionalmente amici dei Balcani. Inoltre, c'erano stati in precedenza fatti positivi: nel 2013 l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e l'ingresso della Croazia nell'UE; nel 2014 l'avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, lo status di Paese candidato dell'Albania, l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo (che non dovrà passare per la ratifica dei 28 Paesi membri).
Il 13 gennaio si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo, nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza dell'integrazione europea dei Balcani, citando espressamente Albania, Serbia e Montenegro. Il 2014 avrebbe potuto essere un anno favorevole all'avanzamento del processo di integrazione della regione: la presidenza di turno è toccata, infatti, prima alla Grecia e poi all'Italia, due paesi tradizionalmente amici dei Balcani. Inoltre, c'erano stati in precedenza fatti positivi: nel 2013 l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e l'ingresso della Croazia nell'UE; nel 2014 l'avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, lo status di Paese candidato dell'Albania, l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo (che non dovrà passare per la ratifica dei 28 Paesi membri).
Per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre italiano rimane invece assai magro. L’unico passo avanti formale è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro e il lancio della macro-regione adriatico-ionica, iniziativa importante ma che convolge 4 Paesi membri UE (Italia, Grecia, Croazia e Slovenia) e 4 Paesi candidati (Albania, Bosnia, Montenegro e Serbia), ma non potrà contare su risorse e un bilancio aggiuntivo rispetto ai vari fondi UE e bilaterali ed esclude Kosovo e Macedonia per via dei veti della Grecia e della Serbia. Ma proprio la Grecia si è mostrata ben poco interessata al proprio ruolo storico, mentre le tante scadenze elettorali, dalle elezioni europee a quelle in Bosnia, Serbia e Kosovo, hanno ulteriormente fatto perdere tempo. Così il 2014 è stato un anno sprecato e la presidenza italiana non è riuscita a portare a casa quasi nulla.
Questo in estrema sintesi il contenuto dell'analisi di Davide Denti pubblicata su Eastjournal.net.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Allargamento UE, il magro bilancio della presidenza italiana del Consiglio UE
di Davide Denti - Eastjournal.net, 14 gennaio 2015
Da SARAJEVO - Il 13 gennaio, con il passaggio di consegne alla Lettonia, si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. E anche per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre rimane magro. L’unico passo avanti formale dei paesi dei Balcani occidentali verso l’integrazione europea è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro, oltre al lancio della strategia macroregionale adriatico-ionica. Ferme al palo Serbia e Albania, i maggiori paesi della regione, così come Macedonia, Kosovo e Bosnia ed Erzegovina.
lunedì 22 dicembre 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.
Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.
Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.
Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.
In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.
Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.
Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.
Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.
In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
giovedì 9 gennaio 2014
UE: LA PRESIDENZA GRECA VISTA DAI MEDIA CROATI
Di Marina Szikora
Dal 1 gennaio, la presidenza semestrale
del Consiglio europeo e' passata alla Grecia. L'agenzia di stampa
croata ed i media croati indicano che l'annunciata priorita' della
presidenza greca sara' la lotta alla crisi economica e finanziaria,
la questione delle migrazioni e tutela dei confini nonche' la
politica marittima. Incorraggiata dai segnali che dopo una
profondissima crisi, risparmi, protesta e scioperi quest'anno si
dovrebbe scorgere un po' di luce alla fine del tunnel, la Grecia
annuncia che a causa di una pesante crisi economica in Paese non
stara' solo a compiere formalmente il suo lavoro fino alla prossima
presidenza che sara' quella dell'Italia, prosegue la Hina croata. Per
quanto riguarda le indicate priorita', risulta che l'allargamento non
sara' uno dei compiti primari pero' proprio durante la presidenza
greca la Serbia, il prossimo 21 gennaio, iniziera' ufficialmente i
negoziati di adesione all'Ue.
Per quanto riguarda la crisi economica,
l'accento sara' sulla crescita ed occupazione nel momento in cui il
tasso di disoccupazione in diversi stati membri dell'Ue hanno
raggiunto record storici, in particolare la disoccupazione dei
giovani e la coesione. La Grecia, rilevano i media croati, ritiene
anche che a causa dell'aumentata sfiducia dei cittadini verso l'Ue si
dovrebbe riaffermare il ruolo dell'Unione „nei loro cuori e
spiriti“. Al tempo stesso, l'affrontare la crisi in modo tale da
condurre una severa disciplina fiscale, ha influenzato fortemente la
coesione sociale, soprattutto nei paesi colpiti direttamente dalla
crisi. Per questa ragione, secondo la Grecia, una grande sfida per il
progresso e stabilita' sta nella riaffermazione dell'Ue.
I media croati rilevano inoltre che la
Grecia durante la sua presidenza vuole svegliare anche una maggiore
solidarieta' tra i paesi membri quando si tratta della tutela delle
ondate di immigrati per proteggere i confini territoriali e marittimi
dell'Ue e ricordano che le ondate di immigrazione, causate
dall'instabilita' nelle zone limitrofe europee hanno causato un peso
maggiore sugli Stati membri proprio nel periodo della crisi economica
quando tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulla
stabilita' e sollecitazione della crescita economica.
Gia' in questo mese, quindi, la Serbia
che aveva ottenuto lo status di candidato nel marzo 2012, iniziera' i
negoziati di adesione. Siccome la Grecia non ha riconosciuto
l'indipendenza del Kosovo, la posizione greca e' che il nuovo passo
della Serbia verso le integrazioni europee e' una buona notizia anche
per il Kosovo e „il fatto che alcuni Stati membri dell'Ue non hanno
riconosciuto la dichiarazione dell'indipendenza del Kosovo non
rappresentano un ostacolo per il progresso nelle relazioni con il
Kosovo“. I media croati ricordano che la Grecia e' uno dei paesi
che si e' sempre impegnato per le integrazioni dei Balcani
Occidentali e proprio durante una delle precedenti presidenze greche
all'Ue, quest'attuale e' la quinta da quando Atene fa parte dell'Ue,
a Salonico nel 2003 e' stata confermata la prospettiva europea dei
Balcani Occidentali che all'epoca includeva anche la Croazia.
Una delle questioni dell'attuale
presidenza sara' anche l'avanzamento dei negoziati di adesione della
Turchia la quale aveva iniziato i negoziati insieme alla Croazia con
pero' un progresso minimale.
Tuttavia, nonostante gli annunci, il
maggior numero di analisti politici europei ritiene che non sono da
aspettarsi grandi opere da parte della presidenza greca fino a quella
prossima cioe' italiana. Va detto anche che il senso di questa
presidenza e' stato messo in questione da parte di due parlamentari
tedeschi, Klaus-Peter Wilsch e Frank Schaeffler i quali alcuni mesi
fa hanno dichiarato per il giornale tedesco 'Bild' che secondo loro
la Grecia dovrebbe saltare la presidenza europa perche' si tratta di
una spesa di 100 milioni di euro per la quale Atene dovra' nuovamente
indebitarsi.
Il testo è tratto dalla trascrizione
della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 9 gennaio a Radio Radicale.
mercoledì 18 dicembre 2013
BELGRADO CE L'HA FATTA: IL 21 GENNAIO INIZIA IL NEGOZIATO PER L'ADESIONE ALLA UE
Sarà il 21 gennaio 2014: in quel
giorno la Serbia inizierà ufficialmente il suo cammino verso il
traguardo dell'ingresso nell'Unione Europea. E' questa la notizia
venuta ieri da Bruxelles, alla vigilia del Consiglio europeo. Forse
non casualmente, sono stati gli “ex jugoslavi” ministri degli
Esteri sloveno, Karl Erjavec, e croata, Vesna Pusic, a informare per
primi che Belgrado ce l'ha fatta e che, dopo aver incassato dal
Consiglio europeo dello scorso giugno l”ok” all'apertura del
negoziato di adesione all'UE, ora ha ottenuto anche la tanto agognata
data per l'apertura ufficiale delle trattative.
Dopo una lunga riunione, nella quale è stato illustrato ai ministri degli Esteri dell’Unione il rapporto sul dialogo tra Belgrado e Pristina, e in base anche al giudizio positivo dell'Alto rappresentante per la politica estera europea, Catherine Ashton, che di quel dialogo è stata ed è la mediatrice, alla fine è arrivato il via libera dei Ventotto. La data sarà ufficialmente confermata dalla presidenza di turno greca che inizia il 1° gennaio, ma ormai è certo che in un martedì del gennaio 2014 la Serbia volterà una pagina fondamentale della sua storia recente: quello che seguirà non sarà un negoziato né breve, né facile, ci saranno battute d'arresto e slanci in avanti, ma una fase nuova inizia, anche formalmente.
Ieri, via Twitter, il commissario europeo all’Allargamento Stefan Fuele ha confermato che Bruxelles e i governi europei hanno voluto riconoscere la bontà del processo di riforme avviato in Serbia, i passi avanti fatti e soprattutto la disponibilità ad arrivare ad una normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Un processo di normalizzazione che però per Belgrado al momento non comprende il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e questo scoglio riemergerà molto presto nei negoziati con Bruxelles. Tanto più che per Fuele il negoziato dovrebbe essere “comprensivo”.
La Germania, da parte sua, auspica una “piena normalizzazione” delle relazioni tra Serbia e Kosovo, un'espressione che assomiglia così tanto al riconoscimento dell’indipendenza di Pristina che, secondo l'agenzia di stampa serba Tanjug, dovrebbe alla fine essere esclusa dal documento ufficiale sull’inizio dei negoziati. Anche perché sulla questione non c'è unanimità nemmeno tra i Paesi membri dell'UE, cinque dei quali, lo ricordiamo, non hanno ancora riconosciuto l'indipendenza del Kosovo e non intendono farlo, per il momento.
Forse anche per questo, per ora si preferisce guardare alla metà (o forse un quarto) del bicchiere già piena e lasciare al futuro negoziato trovare il modo di riempire il resto. In conferenza stampa Fuele ha voluto dare ampio riscontro a quelli che ha definito “gli enormi sforzi” compiuti dai vertici di Belgrado e di Pristina per cercare di trovare un compromesso sui tanti punti di contrasto. Sforzi che sono valsi a Pristina l'auspicio che entro la primavera siano concluse le trattative in corso per l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l'UE. Il problema, semmai, per il Kosovo, per la Serbia, ma non solo per loro, è capire quale Europa ci sarà fra qualche anno.
Comunque, per il momento è indubbio che la Serbia abbia raggiunto un “obiettivo storico”, come ha detto alla tv di Stato il premier Ivica Dacic. Un risultato “atteso da generazioni e da molti governi” prima dell'attuale e che ora “non è più solo un sogno ma una realtà”, per gli attuali vertici serbi, ma anche per una buona parte dei cittadini. Finisce un processo, quello che ha portato alla decisione unanime dei Ventotto sull'apertura dei negoziati con Belgrado, e nello stesso tempo ne inizia un altro “molto più difficile”. Che questo sia riuscito all'attuale leadership conservatrice e nazionalista moderata del presidente Nikolic, del premier Dacic e del vicepremier Vucic, invece che a quella precedente, guidata dall'ex presidente filo-europeo Tadic è, forse, solo uno scherzo della Storia.
Dopo una lunga riunione, nella quale è stato illustrato ai ministri degli Esteri dell’Unione il rapporto sul dialogo tra Belgrado e Pristina, e in base anche al giudizio positivo dell'Alto rappresentante per la politica estera europea, Catherine Ashton, che di quel dialogo è stata ed è la mediatrice, alla fine è arrivato il via libera dei Ventotto. La data sarà ufficialmente confermata dalla presidenza di turno greca che inizia il 1° gennaio, ma ormai è certo che in un martedì del gennaio 2014 la Serbia volterà una pagina fondamentale della sua storia recente: quello che seguirà non sarà un negoziato né breve, né facile, ci saranno battute d'arresto e slanci in avanti, ma una fase nuova inizia, anche formalmente.
Ieri, via Twitter, il commissario europeo all’Allargamento Stefan Fuele ha confermato che Bruxelles e i governi europei hanno voluto riconoscere la bontà del processo di riforme avviato in Serbia, i passi avanti fatti e soprattutto la disponibilità ad arrivare ad una normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Un processo di normalizzazione che però per Belgrado al momento non comprende il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e questo scoglio riemergerà molto presto nei negoziati con Bruxelles. Tanto più che per Fuele il negoziato dovrebbe essere “comprensivo”.
La Germania, da parte sua, auspica una “piena normalizzazione” delle relazioni tra Serbia e Kosovo, un'espressione che assomiglia così tanto al riconoscimento dell’indipendenza di Pristina che, secondo l'agenzia di stampa serba Tanjug, dovrebbe alla fine essere esclusa dal documento ufficiale sull’inizio dei negoziati. Anche perché sulla questione non c'è unanimità nemmeno tra i Paesi membri dell'UE, cinque dei quali, lo ricordiamo, non hanno ancora riconosciuto l'indipendenza del Kosovo e non intendono farlo, per il momento.
Forse anche per questo, per ora si preferisce guardare alla metà (o forse un quarto) del bicchiere già piena e lasciare al futuro negoziato trovare il modo di riempire il resto. In conferenza stampa Fuele ha voluto dare ampio riscontro a quelli che ha definito “gli enormi sforzi” compiuti dai vertici di Belgrado e di Pristina per cercare di trovare un compromesso sui tanti punti di contrasto. Sforzi che sono valsi a Pristina l'auspicio che entro la primavera siano concluse le trattative in corso per l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l'UE. Il problema, semmai, per il Kosovo, per la Serbia, ma non solo per loro, è capire quale Europa ci sarà fra qualche anno.
Comunque, per il momento è indubbio che la Serbia abbia raggiunto un “obiettivo storico”, come ha detto alla tv di Stato il premier Ivica Dacic. Un risultato “atteso da generazioni e da molti governi” prima dell'attuale e che ora “non è più solo un sogno ma una realtà”, per gli attuali vertici serbi, ma anche per una buona parte dei cittadini. Finisce un processo, quello che ha portato alla decisione unanime dei Ventotto sull'apertura dei negoziati con Belgrado, e nello stesso tempo ne inizia un altro “molto più difficile”. Che questo sia riuscito all'attuale leadership conservatrice e nazionalista moderata del presidente Nikolic, del premier Dacic e del vicepremier Vucic, invece che a quella precedente, guidata dall'ex presidente filo-europeo Tadic è, forse, solo uno scherzo della Storia.
venerdì 28 giugno 2013
LA SERBIA OTTIENE LA DATA PER L'APERTURA DEI NEGOZIATI PER L'ADESIONE ALL'UE
Il Consiglio europeo ha deciso anche l'apertura del negoziato per l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo.
Lunedì la Croazia diventa il 28° Paese dell'Unione Europea
Lunedì la Croazia diventa il 28° Paese dell'Unione Europea
I negoziati per l'adesione della Serbia
all'Unione europea partiranno ''al piu' tardi a gennaio del 2014'': la notizia è stata diffusa
da fonti comunitarie questo pomeriggio, mentre ancora era in corso a
Bruxelles il Consiglio europeo. Poi è stato il presidente del
Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, a confermarla via Twitter. Il
Consiglio europeo ha quindi deciso di aprire i negoziati di adesione
con la Serbia dando mandato alla Commissione europea di condurre il
negoziato sia per l'adesione della Serbia, sia per l'accordo di
associazione e stabilizzazione con il Kosovo. Sarà il Consiglio
europeo di dicembre a dare il via libera definitivo ai negoziati con
Belgrado.
La giornata di oggi, ha detto Van
Rompuy in una conferenza stampa a Bruxelles, rappresenta "un
momento storico per i Balcani e per l'Ue in generale: non solo diamo
il benvenuto alla Croazia come 28mo Paese membro, ma abbiamo
anche deciso di aprire i negoziati con la Serbia" e quelli per
l'accordo di associazione con il Kosovo. Questo, ha sottolineato, "e'
il risultato immediato dell'accordo coraggioso dell'aprile scorso tra
Pristina e Belgrado" sulla normalizzazione delle relazioni.
Secondo quanto si è appreso, la
maggior parte dei leader europei avrebbe preferito aprire i negoziati
con Belgrado nel prossimo autunno, ma la Germania ha insistito su una
data di poco successiva. Un compromesso comunque accettabile perché
l'importante era dare una data: un ulteriore rinvio senza una
decisione chiara sull'apertura del negoziato avrebbe frustrato le
attese delle autorità serbe, e di quelle kosovare, che nei mesi
scorsi, come ha detto Emma Bonino nella sua recente visita a Belgrado
e a Pristina, con lo storico accordo di aprile, si erano meritate
l'indicazione di una data certa per il negoziato.
Con il via libera dell'Ue all'apertura
dei negoziati la Serbia è tornata a essere trattata con
considerazione e rispetto nella comunita' internazionale, nonostante
gli ''ostacoli'' della Germania, ha detto il presidente serbo
Tomislav Nikolic. ''Ora tutti parlano con rispetto del nostro
paese'', ha sottolineato Nikolic, anche se ''vi e'
ancora un Paese che cerca di ostacolare la Serbia, cosa che comunque
non durera' in eterno'', ha osservato con chiaro riferimento alla
Germania. Il premier Ivica Dacic, durante una visita a Bruxelles
questa settimana, ha manifestato la speranza che i negoziati non
durino che "quattro o cinque anni", e "non dieci"
affermando che i 27 possono essere sicuri “che la Serbia farà di
tutto per accelerare le riforme. Non vogliamo più perdere tempo,
apparteniamo alla famiglia europea", aveva affermato
Il presidente del consiglio Enrico
Letta, da parte sua, ha ricordato che "la data certa per
l'inizio del negoziato e' un tema su cui ci siamo battuti",
sottolineando quanto per l'Italia sia "importante la dimensione
balcanica dell'Ue". In questo contesto, dunque, va letto il
mandato all'Unione a negoziare l'accordo di stabilizzazione e
associazione con il Kosovo, che rappresenta anche questo "un
passo importante verso la stabilizzazione dell'area". Quanto
alla Croazia, che da lunedì sarà il 28mo Paese membro dell'Ue,
Letta ha ricordato che l'Italia "si e' spesa molto per il suo
ingresso". Lo stato eccellente dei rapporti bilaterali e
l'importanza che la Croazia ha per la nostra economia (l'Italia è il
primo partner commerciale) lo dimostra la presenza domenica a
Zagabria del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del
ministro degli Esteri Emma Bonino.
giovedì 2 febbraio 2012
LA CROAZIA CON ZORAN MILANOVIĆ PER LA PRIMA VOLTA AL VERTICE DI BRUXELLES
di Marina Szikora [*]
Al vertice dei capi di stato e di governo dell'Ue lunedi' a Bruxelles, per la prima volta tra i soliti 27, un capo di governo nuovo, il croato Zoran Milanović, al momento come osservatore, ma in rappresentanza del futuro 28-esimo paese membro dell'Ue. Un ruolo del tutto nuovo per Milanović, ma una destinazione ben conosciuta: come ha affermato lo stesso neo premier e leader socialdemocratico croato, Bruxelles per lui e' il luogo della sua carriera da giovane diplomatico, ci ha anche vissuto e qui e' nato uno dei suoi due figli. Lunedi' e' stata una giornata nel segno di incontri al Consiglio europeo e presso la Commissione europea. "Bruxelles diventa luogo di lavoro dei ministri croati, dei loro vice e consiglieri" ha osservato Milanović.
Il primo degli incontri e' stato quello con il presidente del Consiglio Herman van Rompuy. Congratulandosi con il premier croato per la decisione positiva e democratica che i cittadini della Croazia hanno preso al referendum di adesione all'Ue lo scorso 22 gennaio, van Rompuy ha detto di incorraggiare gli sforzi croati e le riforme positive che acconsentiranno alla Croazia di utilizzare tutte le buone occasioni che l'integrazione economica e politica offre. Le questioni della giustizia e delle liberta' fondamentali, della liberta' e sicurezza nonche' della politica competitiva restano le questioni strategiche chiave che l'Ue osservera' prima del definitivo ingresso della Croazia nell'Ue, ha ricordato il capo del Consiglio Ue. Van Rompuy si e' detto fiducioso che la Croazia riuscira' a motivare i paesi vicini sulla loro via europera perche' la Croazia continua ad avere un ruolo cruciale nell'orientamento delle relazioni di buon vicinato e della collaborazione regionale nei Balcani occidentali. Ha aggiunto di ritenere che il processo di ratifica dell'trattato di adesione proseguira' liscio sia nel Sabor croato che nei parlamenti degli stati membri e che la Croazia diventera' membro a pieno titolo dell'Ue come previsto il 1 luglio 2013. Sia Van Rompuy, che il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso e il presidente del PE Martin Schulz, incontrando il presidente del governo croato, hanno qualificato la Croazia come una storia europea di successo.
Per quanto riguarda i temi al vertice bruxellese, il premier croato ha ricordato ai giornalisti nazionali che la Croazia ha una Legge sulla responsabilita' fiscale abbastanza severa e che il suo governo nella proposta della cornice della finanziaria e' andato oltre allo standard europeo. "Noi lottiamo sia per il tempo che per la fiducia degli investitori; il nostro obiettivo non e' quello di tagliare il deficit e di diminuire le spese, bensi' che sia soltanto un mezzo temporaneo per raggiungere la crescita affinche' di anno in anno potremmo avere di piu'", ha sottolineato il premier. Per la Croazia, ha rilevato, una cosa e' importante: da oggi, tutto quello di cui viene discusso al vertice dell'Ue diventa per la Croazia una politica domestica. Ma la Croazia e' un paese sovrano e ha i suoi interessi e lottera' per difenderli secondo le regole dell'Ue. "Quello che stiamo facendo in Croazia con la finanziaria, che non e' molto bello ne' popolare, ma e' necessario, questo l'Europa sta facendo al suo livello, accordando il contratto fiscale. E' relativo al fatto che il deficit e il debito pubblico siano limitati, che diventino parte dell'accordo europeo, quindi una regola severa. Noi questa regola in Croazia la adotteremo ancora prima che diventera' vincolante dal contratto. Cosa ne sara' dopo, vedremo" ha spiegato il premier croato da Bruxelles.
Intanto i cittadini della Croazia sembrano essere ottimisti e in questo momento credono che la Croazia stia andando veso la direzione giusta. Lo dimostrano almeno i risultati dei sondaggi del Crobarometro effettuato dall'agenzia Ipsos puls. Secondo questo sondaggio, perfino il 49 percento dei cittadini ritiene che le mosse del nuovo governo porteranno il Paese sulla via giusta, mentre quelli che continuano ad essere pessimisti e pensano il contrario sono il 33 percento. Il 17 percento e' indeciso sulla questione. Quanto alla politica del governo, il maggiore sostegno va alla politica estera, poi a quella sociale, ma anche alto sostegno alla politica economica e quella delle finanze. Il premier Zoran Milanović, sempre secondo questo sondaggio, gode attualmente di un alto sostegno dei cittadini, del 73 percento. Pefino il 45 percento degli elettori dell'HDZ attualmente gli affidano sostegno. Tuttavia, il presidente croato Ivo Josipović continua ad essre il politico piu' popolare con l'88 percento di sostegno dei cittadini. Tempo per festeggiare e rilassarsi pero' non c'e', avverte il premier Milanović e' afferma che il momento e' difficile e che il paese e' in crisi di fiducia. La responsabilita' di questo governo, rileva il capo del governo, e' quella di restituire la fiducia ai cittadini, agli investitori stranieri e a tutti quelli che in Croazia ci vogliono vivere, lavorare e guadagnare.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.
![]() |
| Milanovic e Van Rompuy a Bruxelles |
di Marina Szikora [*]
Al vertice dei capi di stato e di governo dell'Ue lunedi' a Bruxelles, per la prima volta tra i soliti 27, un capo di governo nuovo, il croato Zoran Milanović, al momento come osservatore, ma in rappresentanza del futuro 28-esimo paese membro dell'Ue. Un ruolo del tutto nuovo per Milanović, ma una destinazione ben conosciuta: come ha affermato lo stesso neo premier e leader socialdemocratico croato, Bruxelles per lui e' il luogo della sua carriera da giovane diplomatico, ci ha anche vissuto e qui e' nato uno dei suoi due figli. Lunedi' e' stata una giornata nel segno di incontri al Consiglio europeo e presso la Commissione europea. "Bruxelles diventa luogo di lavoro dei ministri croati, dei loro vice e consiglieri" ha osservato Milanović.
Il primo degli incontri e' stato quello con il presidente del Consiglio Herman van Rompuy. Congratulandosi con il premier croato per la decisione positiva e democratica che i cittadini della Croazia hanno preso al referendum di adesione all'Ue lo scorso 22 gennaio, van Rompuy ha detto di incorraggiare gli sforzi croati e le riforme positive che acconsentiranno alla Croazia di utilizzare tutte le buone occasioni che l'integrazione economica e politica offre. Le questioni della giustizia e delle liberta' fondamentali, della liberta' e sicurezza nonche' della politica competitiva restano le questioni strategiche chiave che l'Ue osservera' prima del definitivo ingresso della Croazia nell'Ue, ha ricordato il capo del Consiglio Ue. Van Rompuy si e' detto fiducioso che la Croazia riuscira' a motivare i paesi vicini sulla loro via europera perche' la Croazia continua ad avere un ruolo cruciale nell'orientamento delle relazioni di buon vicinato e della collaborazione regionale nei Balcani occidentali. Ha aggiunto di ritenere che il processo di ratifica dell'trattato di adesione proseguira' liscio sia nel Sabor croato che nei parlamenti degli stati membri e che la Croazia diventera' membro a pieno titolo dell'Ue come previsto il 1 luglio 2013. Sia Van Rompuy, che il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso e il presidente del PE Martin Schulz, incontrando il presidente del governo croato, hanno qualificato la Croazia come una storia europea di successo.
Per quanto riguarda i temi al vertice bruxellese, il premier croato ha ricordato ai giornalisti nazionali che la Croazia ha una Legge sulla responsabilita' fiscale abbastanza severa e che il suo governo nella proposta della cornice della finanziaria e' andato oltre allo standard europeo. "Noi lottiamo sia per il tempo che per la fiducia degli investitori; il nostro obiettivo non e' quello di tagliare il deficit e di diminuire le spese, bensi' che sia soltanto un mezzo temporaneo per raggiungere la crescita affinche' di anno in anno potremmo avere di piu'", ha sottolineato il premier. Per la Croazia, ha rilevato, una cosa e' importante: da oggi, tutto quello di cui viene discusso al vertice dell'Ue diventa per la Croazia una politica domestica. Ma la Croazia e' un paese sovrano e ha i suoi interessi e lottera' per difenderli secondo le regole dell'Ue. "Quello che stiamo facendo in Croazia con la finanziaria, che non e' molto bello ne' popolare, ma e' necessario, questo l'Europa sta facendo al suo livello, accordando il contratto fiscale. E' relativo al fatto che il deficit e il debito pubblico siano limitati, che diventino parte dell'accordo europeo, quindi una regola severa. Noi questa regola in Croazia la adotteremo ancora prima che diventera' vincolante dal contratto. Cosa ne sara' dopo, vedremo" ha spiegato il premier croato da Bruxelles.
Intanto i cittadini della Croazia sembrano essere ottimisti e in questo momento credono che la Croazia stia andando veso la direzione giusta. Lo dimostrano almeno i risultati dei sondaggi del Crobarometro effettuato dall'agenzia Ipsos puls. Secondo questo sondaggio, perfino il 49 percento dei cittadini ritiene che le mosse del nuovo governo porteranno il Paese sulla via giusta, mentre quelli che continuano ad essere pessimisti e pensano il contrario sono il 33 percento. Il 17 percento e' indeciso sulla questione. Quanto alla politica del governo, il maggiore sostegno va alla politica estera, poi a quella sociale, ma anche alto sostegno alla politica economica e quella delle finanze. Il premier Zoran Milanović, sempre secondo questo sondaggio, gode attualmente di un alto sostegno dei cittadini, del 73 percento. Pefino il 45 percento degli elettori dell'HDZ attualmente gli affidano sostegno. Tuttavia, il presidente croato Ivo Josipović continua ad essre il politico piu' popolare con l'88 percento di sostegno dei cittadini. Tempo per festeggiare e rilassarsi pero' non c'e', avverte il premier Milanović e' afferma che il momento e' difficile e che il paese e' in crisi di fiducia. La responsabilita' di questo governo, rileva il capo del governo, e' quella di restituire la fiducia ai cittadini, agli investitori stranieri e a tutti quelli che in Croazia ci vogliono vivere, lavorare e guadagnare.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.
giovedì 15 dicembre 2011
DAL VERTICE EUROPEO NOTIZIE BUONE E CATTIVE PER I BALCANI
di Marina Szikora
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
Lo scorso venerdi', come ancora se ne discute, al vertice del Consiglio europeo di Bruxelles la crisi della zona euro ha raggiunto una crisi storica dell'Ue e nonostante dibattiti e tentativi di oltreppasarla, continua a mancare una soluzione definitiva. I paesi dell'Ue sono divisi in diversi gruppi con interessi, desideri e necessita' diverse. In quest'atmosfera, lo scorso 9 dicembre, sempre a Bruxelles, vi e' stata anche una notizia positiva che ad un certo punto potrebbe rappresentare una goccia di ottimismo che il tutto non e' ancora perso e che certi impegni e sforzi verso gli obblighi europei possono condurre alla conclusione di un cammino di successo. La bella notizia riguarda la Croazia e la cerimonia solenne della firma del Trattato di adesione della Croazia all'Ue alla cui hanno partecipato tutti i capi di stato o governo dei 27, tranne quello della Francia che ha preferito affidare il compito di mettere la firma sui due grandi libri al ministro per l'Europa. Un momento storico per la Croazia che ha dovuto passare un cammino lungo, faticoso e molto richiedente del processo di negoziati con l'Unione, durati oltre sei anni. Il documento firmato dai 27 a nome della Croazia e' stato firmato dal presidente Ivo Josipović e dalla premier uscente Jadranka Kosor e specifica la data del primo luglio 2013 in quanto data dell'ingresso di Zagabria a pieno titolo nell'Ue. Un momento quindi storico, ma vista la situazione globale dell'atmosfera europea, e' chiaro che in Croazia, che vive tempi di profondissima crisi economica e dell'incertezza verso il suo futuro, e' capibile che la buona notizia da Bruxelles non ha destato quell'entusiasmo che il successo europeo croato avrebbe dovuto destare.
Questa Croazia, dopo il voto del 4 dicembre ha deciso comunque per notevoli cambiamenti: con la vittoria netta della coalizione dei quattro partiti di sinistra guidati dal Partito socialdemcoratico del futuro premier Zoran Milanović i cittadini della Croazia hanno espresso il loro disaccordo e rifiuto nei confronti del potere dell'Unione democratica croata durato 8 anni e che ha visto il Paese coinvolto in numerosi scandali di corruzione e di abuso del potere, che innanzitutto cadono sulle spalle dell'ex premier Ivo Sanader ma anche di diversi altri nomi della piu' alta politica ed imprenditoria croata. Dopo che i risultati delle elezioni sono diventati del tutto definitivi, vale a dire che e' scaduto anche il termine per i ricorsi, ieri il Presidente Josipović ha affidato il mandato per la composizione del nuovo governo a Zoran Milanović il quale e' stato proposto dai vincitori elettorali, cioe' dai leader della coalizione vincente. Il governo di Zoran Milanović con il suo programma deve adesso ottenere il sostegno del Parlamento e il capo dello stato ha annunciato che la sessione costitutiva del Sabor croato verra' da lui convocata per la prossima settimana. Il futuro premier Milanović ha dichiarato che questo mandato e' un obbligo: "Ci aspetta un grande lavoro, dobbiamo tirare fuori la Croazia dalla crisi, e l'unico modo per uscire dalla crisi e' la crescita economica. Ci aspettano anche cambiamenti del sistema che negli ultimi anni ha fatto perdere la fiducia e questo e' il nostro secondo se forse non il piu' importante compito" ha detto Milanović. Ha aggiunto che la sua intenzione e' quella di far diventare la Croazia un paese piccolo ma sicuro nel quale e' molto importante che i politici si accordino sugli obiettivi fondamentali. Milanović ha promesso infine che lavorera' affinche' il maggior numero dei cittadini esca al referendum sull'adesione della Croazia all'Ue e voti per il 'Si'' perche' si tratta dell'interesse della Croazia.
La firma del trattato di adesione della Croazia all'Ue, nonostante tutto e' una buona notizia per l'Europa e per tutti quelli che hanno gli stessi obiettivi. Tuttavia, per la regione balcanica il destino, il futuro, l'orientamento, anche se si continua a dire che come primario e' quello delle integrazioni europee, sara' ancora una grande incertezza e una attesa senza traguardi concreti che sicuramente avra' implicazioni sullo scenario politico interno dei singoli paesi della regione. La Serbia i cui cittadini oggi sono sempre piu' delusi e richiedenti di sicurezza esistenziale, invece di ottenere lo status di candidato, cosa che ancora alcuni mesi fa si dava per scontata, come sappiamo ha dovuto subire il rinvio della decisione del Consiglio europeo fino a fine febbraio per poter poi, se tutto andra' come richiesto dall'Ue, ottenere lo status di candidato all'adesione a marzo del 2012. L'obbligo principale riguarda la soluzione della delicatissima questione Kosovo e il rispetto di quanto accordato nel dialogo che e' in corso tra Belgrado e Priština con l'intermediazione dell'Ue. Con la decisione che e' piuttosto una non decisione dell'Ue, c'e' il grave rischio che la forte delusione dei cittadini serbi porti verso il consolidamento delle forze politiche antieuropee e nazionaliste e che l'attuale potere di Boris Tadić che si afferma essere proeuropeo e che al suo centro ha come obiettivo l'integrazione europea, rischia di essere sconfitto dal suo principale oppositore, il nazionalista Tomislav Nikolić.
Infatti, la prima conseguenza di quanto e' stato deciso venerdi' scorso a Bruxelles, sono le dimissioni del vicepresidente del governo serbo, incaricato per le integrazioni europee, Božidar Đelić il quale ha giustificato la sua decisione con l'insuccesso di Belgrado rispetto a quello che si aspettava. In piu', Tomislav Nikolić, presidente del Partito serbo del progresso, il partito che Nikolić ha fondato dopo essersi allontanato dall'ultranazionalista Partito radicale serbo di Vojislav Šešelj, che attualmente e' sotto processo al Tribunale dell'Aja, addossa la colpa dell'insuccesso europeo al presidente Tadić e dice che la sua delusione relativa alla decisione di Bruxelles non e' indirizzata all'Ue ne' ai cittadini della Serbia ma che la massima colpa va sul conto del presidente della Serbia. Per Nikolić il rinvio dell'attribuzione dello status di candidato in effetti e' un rifiuto e secondo la sua opinione "le conseguenze le sentiranno i cittadini della Serbia mentre il governo continuera' a lavorare sotto il controllo del presidente Tadić". Nikolić afferma inoltre che non accetterebbe mai che il Kosovo abbia i suoi rappresentanti ufficiali nei forum regionali perche' "rispetta la Costituzione della Serbia".
Trovandosi a Trieste, il presidente serbo Boris Tadić, ai giornalisti italiani ha detto di sperare che la Serbia a marzo otterra' lo status di candidato ma se anche allora la decisone sara' rimandata, non rinuncera' comunque dal suo orientamento strategico proeuropeo. Rispondendo alle domande sul collegamento della via europea della Serbia e il problema con il Kosovo, Tadić ha rilevato che Belgrado e' aperta alla ricerca della soluzione per il Kosovo che possa accontentare entrambe le parti ma che non si puo' andare sotto il limite che mette a repenataglio l'integrita' territoriale della Serbia. "Potete immaginare qualche parte dell'Italia che proclami l'indipendenza e dopo questa parte venga riconosciuta da alcuni stati? Questo provocherebbe subito una instabilita' interna. Il Kosovo e' la culla del nostro paese ed e' molto importante per la nostra identita' poiche' li' ci sono i nostri monasteri medievali e questa questione naturalmente desta in Serbia di volta in volta delle scosse" ha detto Tadić aggiungendo che Belgrado cerca soluzioni che saranno sostenibili e accettabili per tutte e due le parti. Ha ribadito che la Serbia non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo ma che in questa cornice e' possibile trovare la soluzione per le quattro questioni chiave: come proteggere la popolazione serba al sud del fiume Ibar, come salvaguardare il patrimonio statale e privato serbo nonche' i luoghi sacri della cultura e religione serba e trovare uno status speciale per i serbi al nord del Kosovo. Domandato se la decisione del Consiglio Ue di rinviare la decisione sullo status di candidato rafforzera' in Serbia le forze della destra, il presidente serbo ha detto di capire le preoccupazioni dell'Ue che e' stufa di conflitti e non vuole che la Serbia ne diventi membro importando un conflitto irrisolto. "Ma sono convinto che con la politica proeuropea anche alle prossime elezioni ripeteremo i risultati dell'ottobre 2000 quando abbiamo sconfitto le forze politiche nazionaliste che avevano tentato di allontanarci dall'Ue" ha risposto Tadić.
Sul sito della 'Deutsche Welle' che si occupa di sviluppi politici in Europa sudorientale, in particolare in ex Jugoslavia, un articolo firmato da Ivica Petrović di Belgrado racconta che la delusione e in qualche senso la rabbia sono soltanto alcune delle emozioni presso l'opinione pubblica serba dopo la decisione del Consiglio europeo. Una moltitudine di reazioni emotive e meno emotive hanno invaso i media serbi in cui i politici adesso cercano, ognuno a modo suo, di consolare in qualche modo l'opinione pubblica a causa delle notizie negative arrivate da Bruxelles. Tuttavi, scrive l'articolo, ci sono ancora abbastanza voci che avvertono che questa non e' la fine delle integrazioni europee della Serbia e che la Serbia continuera' questo processo. Jelena Milić, direttrice del Centro per gli studi euroatlantici di Belgrado, osserva che "la palla ora e' nel cortile di Belgrado, o piu' precisamente nel cortile del Partito democratico" e ritiene che in questo senso, anche il piano Ahtisaari come anche la proposta di Carl Bilt e' il massimo che la Serbia ed i serbi al nord del Kosovo potrebbero ottenere nelle date condizioni. "Penso che non c'e' molto spazio per includere i serbia al nord del Kosovo come terza parte. Penso che questo fa parte ancora delle competenze e degli accordi tra Belgrado e Priština e la comunita' internazionale. La Serbia deve capire che quanto adesso le viene offerto e che altrettanto sara' difficile realizzare, puo' scapparci se ci dimostriamo testardi e irrazionali" e' dell'opinione questa osservatrice della politica serba.
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
Lo scorso venerdi', come ancora se ne discute, al vertice del Consiglio europeo di Bruxelles la crisi della zona euro ha raggiunto una crisi storica dell'Ue e nonostante dibattiti e tentativi di oltreppasarla, continua a mancare una soluzione definitiva. I paesi dell'Ue sono divisi in diversi gruppi con interessi, desideri e necessita' diverse. In quest'atmosfera, lo scorso 9 dicembre, sempre a Bruxelles, vi e' stata anche una notizia positiva che ad un certo punto potrebbe rappresentare una goccia di ottimismo che il tutto non e' ancora perso e che certi impegni e sforzi verso gli obblighi europei possono condurre alla conclusione di un cammino di successo. La bella notizia riguarda la Croazia e la cerimonia solenne della firma del Trattato di adesione della Croazia all'Ue alla cui hanno partecipato tutti i capi di stato o governo dei 27, tranne quello della Francia che ha preferito affidare il compito di mettere la firma sui due grandi libri al ministro per l'Europa. Un momento storico per la Croazia che ha dovuto passare un cammino lungo, faticoso e molto richiedente del processo di negoziati con l'Unione, durati oltre sei anni. Il documento firmato dai 27 a nome della Croazia e' stato firmato dal presidente Ivo Josipović e dalla premier uscente Jadranka Kosor e specifica la data del primo luglio 2013 in quanto data dell'ingresso di Zagabria a pieno titolo nell'Ue. Un momento quindi storico, ma vista la situazione globale dell'atmosfera europea, e' chiaro che in Croazia, che vive tempi di profondissima crisi economica e dell'incertezza verso il suo futuro, e' capibile che la buona notizia da Bruxelles non ha destato quell'entusiasmo che il successo europeo croato avrebbe dovuto destare.
Questa Croazia, dopo il voto del 4 dicembre ha deciso comunque per notevoli cambiamenti: con la vittoria netta della coalizione dei quattro partiti di sinistra guidati dal Partito socialdemcoratico del futuro premier Zoran Milanović i cittadini della Croazia hanno espresso il loro disaccordo e rifiuto nei confronti del potere dell'Unione democratica croata durato 8 anni e che ha visto il Paese coinvolto in numerosi scandali di corruzione e di abuso del potere, che innanzitutto cadono sulle spalle dell'ex premier Ivo Sanader ma anche di diversi altri nomi della piu' alta politica ed imprenditoria croata. Dopo che i risultati delle elezioni sono diventati del tutto definitivi, vale a dire che e' scaduto anche il termine per i ricorsi, ieri il Presidente Josipović ha affidato il mandato per la composizione del nuovo governo a Zoran Milanović il quale e' stato proposto dai vincitori elettorali, cioe' dai leader della coalizione vincente. Il governo di Zoran Milanović con il suo programma deve adesso ottenere il sostegno del Parlamento e il capo dello stato ha annunciato che la sessione costitutiva del Sabor croato verra' da lui convocata per la prossima settimana. Il futuro premier Milanović ha dichiarato che questo mandato e' un obbligo: "Ci aspetta un grande lavoro, dobbiamo tirare fuori la Croazia dalla crisi, e l'unico modo per uscire dalla crisi e' la crescita economica. Ci aspettano anche cambiamenti del sistema che negli ultimi anni ha fatto perdere la fiducia e questo e' il nostro secondo se forse non il piu' importante compito" ha detto Milanović. Ha aggiunto che la sua intenzione e' quella di far diventare la Croazia un paese piccolo ma sicuro nel quale e' molto importante che i politici si accordino sugli obiettivi fondamentali. Milanović ha promesso infine che lavorera' affinche' il maggior numero dei cittadini esca al referendum sull'adesione della Croazia all'Ue e voti per il 'Si'' perche' si tratta dell'interesse della Croazia.
La firma del trattato di adesione della Croazia all'Ue, nonostante tutto e' una buona notizia per l'Europa e per tutti quelli che hanno gli stessi obiettivi. Tuttavia, per la regione balcanica il destino, il futuro, l'orientamento, anche se si continua a dire che come primario e' quello delle integrazioni europee, sara' ancora una grande incertezza e una attesa senza traguardi concreti che sicuramente avra' implicazioni sullo scenario politico interno dei singoli paesi della regione. La Serbia i cui cittadini oggi sono sempre piu' delusi e richiedenti di sicurezza esistenziale, invece di ottenere lo status di candidato, cosa che ancora alcuni mesi fa si dava per scontata, come sappiamo ha dovuto subire il rinvio della decisione del Consiglio europeo fino a fine febbraio per poter poi, se tutto andra' come richiesto dall'Ue, ottenere lo status di candidato all'adesione a marzo del 2012. L'obbligo principale riguarda la soluzione della delicatissima questione Kosovo e il rispetto di quanto accordato nel dialogo che e' in corso tra Belgrado e Priština con l'intermediazione dell'Ue. Con la decisione che e' piuttosto una non decisione dell'Ue, c'e' il grave rischio che la forte delusione dei cittadini serbi porti verso il consolidamento delle forze politiche antieuropee e nazionaliste e che l'attuale potere di Boris Tadić che si afferma essere proeuropeo e che al suo centro ha come obiettivo l'integrazione europea, rischia di essere sconfitto dal suo principale oppositore, il nazionalista Tomislav Nikolić.
Infatti, la prima conseguenza di quanto e' stato deciso venerdi' scorso a Bruxelles, sono le dimissioni del vicepresidente del governo serbo, incaricato per le integrazioni europee, Božidar Đelić il quale ha giustificato la sua decisione con l'insuccesso di Belgrado rispetto a quello che si aspettava. In piu', Tomislav Nikolić, presidente del Partito serbo del progresso, il partito che Nikolić ha fondato dopo essersi allontanato dall'ultranazionalista Partito radicale serbo di Vojislav Šešelj, che attualmente e' sotto processo al Tribunale dell'Aja, addossa la colpa dell'insuccesso europeo al presidente Tadić e dice che la sua delusione relativa alla decisione di Bruxelles non e' indirizzata all'Ue ne' ai cittadini della Serbia ma che la massima colpa va sul conto del presidente della Serbia. Per Nikolić il rinvio dell'attribuzione dello status di candidato in effetti e' un rifiuto e secondo la sua opinione "le conseguenze le sentiranno i cittadini della Serbia mentre il governo continuera' a lavorare sotto il controllo del presidente Tadić". Nikolić afferma inoltre che non accetterebbe mai che il Kosovo abbia i suoi rappresentanti ufficiali nei forum regionali perche' "rispetta la Costituzione della Serbia".
Trovandosi a Trieste, il presidente serbo Boris Tadić, ai giornalisti italiani ha detto di sperare che la Serbia a marzo otterra' lo status di candidato ma se anche allora la decisone sara' rimandata, non rinuncera' comunque dal suo orientamento strategico proeuropeo. Rispondendo alle domande sul collegamento della via europea della Serbia e il problema con il Kosovo, Tadić ha rilevato che Belgrado e' aperta alla ricerca della soluzione per il Kosovo che possa accontentare entrambe le parti ma che non si puo' andare sotto il limite che mette a repenataglio l'integrita' territoriale della Serbia. "Potete immaginare qualche parte dell'Italia che proclami l'indipendenza e dopo questa parte venga riconosciuta da alcuni stati? Questo provocherebbe subito una instabilita' interna. Il Kosovo e' la culla del nostro paese ed e' molto importante per la nostra identita' poiche' li' ci sono i nostri monasteri medievali e questa questione naturalmente desta in Serbia di volta in volta delle scosse" ha detto Tadić aggiungendo che Belgrado cerca soluzioni che saranno sostenibili e accettabili per tutte e due le parti. Ha ribadito che la Serbia non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo ma che in questa cornice e' possibile trovare la soluzione per le quattro questioni chiave: come proteggere la popolazione serba al sud del fiume Ibar, come salvaguardare il patrimonio statale e privato serbo nonche' i luoghi sacri della cultura e religione serba e trovare uno status speciale per i serbi al nord del Kosovo. Domandato se la decisione del Consiglio Ue di rinviare la decisione sullo status di candidato rafforzera' in Serbia le forze della destra, il presidente serbo ha detto di capire le preoccupazioni dell'Ue che e' stufa di conflitti e non vuole che la Serbia ne diventi membro importando un conflitto irrisolto. "Ma sono convinto che con la politica proeuropea anche alle prossime elezioni ripeteremo i risultati dell'ottobre 2000 quando abbiamo sconfitto le forze politiche nazionaliste che avevano tentato di allontanarci dall'Ue" ha risposto Tadić.
Sul sito della 'Deutsche Welle' che si occupa di sviluppi politici in Europa sudorientale, in particolare in ex Jugoslavia, un articolo firmato da Ivica Petrović di Belgrado racconta che la delusione e in qualche senso la rabbia sono soltanto alcune delle emozioni presso l'opinione pubblica serba dopo la decisione del Consiglio europeo. Una moltitudine di reazioni emotive e meno emotive hanno invaso i media serbi in cui i politici adesso cercano, ognuno a modo suo, di consolare in qualche modo l'opinione pubblica a causa delle notizie negative arrivate da Bruxelles. Tuttavi, scrive l'articolo, ci sono ancora abbastanza voci che avvertono che questa non e' la fine delle integrazioni europee della Serbia e che la Serbia continuera' questo processo. Jelena Milić, direttrice del Centro per gli studi euroatlantici di Belgrado, osserva che "la palla ora e' nel cortile di Belgrado, o piu' precisamente nel cortile del Partito democratico" e ritiene che in questo senso, anche il piano Ahtisaari come anche la proposta di Carl Bilt e' il massimo che la Serbia ed i serbi al nord del Kosovo potrebbero ottenere nelle date condizioni. "Penso che non c'e' molto spazio per includere i serbia al nord del Kosovo come terza parte. Penso che questo fa parte ancora delle competenze e degli accordi tra Belgrado e Priština e la comunita' internazionale. La Serbia deve capire che quanto adesso le viene offerto e che altrettanto sara' difficile realizzare, puo' scapparci se ci dimostriamo testardi e irrazionali" e' dell'opinione questa osservatrice della politica serba.
Iscriviti a:
Post (Atom)







