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domenica 24 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 24 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Argomenti della puntata


Albania, Armenia, Azerbaigian, Balcani, Bosnia, Bulgaria, Cipro, Commissione Ue, Croazia, Grecia, Elezioni, Informazione, Integrazione, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Nagorno Karabak, Romania, Serbia, Slovenia, Turchia, Unione Europea.


giovedì 7 aprile 2016

LE MINACCE DEL TERRORISMO NEI BALCANI

di Marina Szikora [*]
Secondo Europol, nei Balcani ci sono tutta una serie di campi terroristici di bassa intensita' in cui si esercitano i novizi dell'ISIS, scrive in questi giorni il quotidiano croato 'Vecernji list'. Anche se la Croazia si menzionava finora come un paese esclusivamente di transito per i militanti terroristici, quanto pubblicato nel rapporto di Europol si rileva che tutta l'area dell'Europa sudorientale si puo' osservare come un'area problematica. In questi campi terroristici di bassa intensita' nei Balcani i novizi dell'ISIS si esercitano e verificano la loro resistenza nonche' fermezza di riunirsi ai terroristi. Secondo alcuni dati in Bosnia Erzegovina esistono 35 campi di addestramento mentre in Kosovo gli estremisti si esercitano negli ex campi dell'UCK. Anche una alta fonte dell'ufficio della presidente croata di recente ha parlato del rischio di islamizzazione degli albanesi finora secolari in Kosovo, Macedonia e Albania nonche' dell'importanza della stabilita' nel vicinato della Croazia, rilevando che persino un singolo incidente potrebbe distruggere il turismo croato che fa il 20% del pil.

Ma oltre alla Bosnia Erzegovina, la Croazia anche dalla parte orientale, molto vicino al confine con la Serbia, tocca l'estremismo – membri di queste organizzazioni non ci sono soltanto nel Sangiaccato bensi' anche a Belgrado, Novi Sad e Subotica, in Vojvodina. Anche se il loro numero non e' troppo impressionante, non ha importanza per il terrorismo poiche' bastano 2-3 persone per eseguire un'azione terroristica di grande portata, avvertono dall'Agenzia di sicurezza e informazione serba, scrive sempre il giornale croato. Aggiunge che anche nel vicinato occidentale della Croazia, in Slovenia i servizi segreti hanno scoperto campi di addestramento dell'ISIS. Nei pressi della capitale Ljubljana, sono stati organizzati radunamenti nel centro sportivo Korant dal quale sono stati mandati diversi militanti in Iraq e in Siria. I confini aperti dello Schengen hanno acconsentito il passaggio senza controllo e quindi in Slovenia arrivavano estremisti dall'Austria, Germania e Lussemburgo.

Una storia particolare sono le armi che dopo le guerre degli anni '90 ci sono in quest'area e che continuano a circolare. Il direttore della fabbrica “Zastava armi” Milojko Brzakovic ha confermato che diversi pezzi di armi che avevano usato i jihadisti negli attacchi terroristici di Parigi lo scorso 13 novembre sono stati prodotti proprio in questa fabbrica di Kragujevac, in Serbia. Proprio per questo, affermano alcuni esperti, tra i servizi di sicurezza spesso si dice “chiama i Balcani per il terrorismo”. E mentre negli ultimi giorni si ripete che i servizi di sicurezza di diversi paesi si ostinano a scambiare i messaggi di informazione, dalla polizia croata affermano che lo scambio di informazioni utili e' costante per mezzo della collaborazione internazionale con i partner, prima lo era l'Interpol, oggi lo e' l'Europol. E' importantissima inoltre la collaborazione regionale.

Dopo gli attentati di Parigi e recentissimamente quelli di Bruxelles, all'UE spetta adesso prendere decisioni importanti – se lo Schengen sara' del tutto sospeso, se l'UE si impegnera' piu' fortemente nelle zone di guerra, innanzitutto in Siria, ma anche in Libia, attraverso la quale arriva nell'UE un gran numero di profughi. Secondo le valutazioni degli analisti della casa Stratfor, potrebbe essere compromesso persino il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sui migranti, scrive il quotidiano croato “Glas Slavonije”. I governi di diversi paesi dell'Europa Occidentale tra breve annunceranno nuove regole di sicurezza, maggiori controlli di quelli che rientrano dai conflitti nel Medio Oriente e in nord Africa, uno scambio piu' intenso di informazioni dei servizi di sicurezza e verranno riattivati i dibattiti sulle modalita' della lotta al terrorismo nei paesi di instabilita' e conflitti quali la Libia e Siria, scrive il quotidiano croato. Si aggiunge che potrebbe essere messo in questione anche il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sulle migrazioni poiche' gli attacchi potrebbero riaccendere posizioni antimusulmane in Europa e rafforzare le pressioni dell'opinione pubblica sui governi UE di non abolire il regime di visti a questo paese, una richiesta chiave da parte di Ankara per la collaborazione sulla questione migranti.

“Glas Slavonije” rileva che il premier italiano Matteo Renzi ritiene che il rafforzamento della sicurezza ai confini sia un passo insoddisfacente per quanto riguarda il ridimensionamento del pericolo di futuri attacchi terroristici. Il giornale aggiunge che in quanto conseguenza delle posizioni antimusulmane aumenta il sostegno ai partiti nazionalisti e siccome nel 2017 ci saranno le elezioni in Francia e in Germania, e' probabile che i partiti tradizionalisti perdano un numero significativo di mandati rispetto ai loro concorrenti nazionalisti. Uno scenario simile si aspetta in Olanda e in Svezia che hanno dei movimenti nazionalisti relativamente forti. Anche per i sostenitori dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, secondo il giornale croato, il terrorismo potrebbe essere un argomento preso in considerazione.

[*] Il testo è la trascrizione della parte di corrispondenza andata in onda a Radio Radicale nel supplemento del giovedì di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA - supplemento

Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016 su Radio Radicale propone alcune analisi e prese di posizione dai vari paesi della regione sulla realtà della minaccia terroristica nei e dai Balcani. Si parla quindi del riaccendersi degli scontri armati tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno Karabakh e del perché questo conflitto erroneamente definito "congelato" ma in realtà quasi dimenticato dovrebbe interessare molto da seriamente l'Europa.



Gli articoli citati nella trasmissione:

Dobiamo temere i Balcani? Droni, carri armati e pistole
di Shpend Kursani - Osservatorio Balcani e Caucaso, 1 aprile 2016
(pubblicato originariamente su Pristina Insight il 28 marzo)

Alta tensione in Nagorno Karabakh
Simoze Zoppellaro - Osservatorio Balcani e Caucaso, 4 aprile 2016


Pane e guerra in Nargorno Karabakh
Simone Zoppellaro, Il Manifesto, 7 ottobre 2015

Ricordiamoci del Nagorno Karabakh prima che sia troppo tardi
Simone Zoppellaro - Gariwo, la foresta dei giusti, 5 aprile 2016

Israeli-made kamikaze drone spotted in Nagorno Karabakh
Thomas Gibbons-Neff - The Washington Post - 5 aprile 2016



It’s Cyberwar, it’s Turkish vs Armenian Hackers Amid Nagorno-Karabakh Dispute
Waqas - www.hackread.com, 3 aprile 2016

giovedì 10 marzo 2016

PASSAGGIO IN ONDA - supplemento

Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 10 marzo 2016 su Radio Radicale propone una rassegna di articoli sulla Turchia pubblicati in questi giorni su giornali e siti Internet: il compromesso con l'Unione Europea sulla crisi dei profughi e la situazione della libertà di espressione dopo il commissariamento del quotidiano di opposizione Zaman.



Gli articoli citati:

Rifugiati: cinque cose da sapere dell'accordo UE-Turchia
Andrea Sorbello, Rivista Europae, 9 marzo 2016

L'Europa spaccata al gran ballo del sultano
Adriana Cerretelli, Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2016

Il rinvio una sconfitta per l'Unione
Stefano Stefanini, La Stampa, 8 marzo 2016

Europa a corto di statisti
Ugo Tramballi, Il Sole 24 Ore, 9 marzo 2016

Turchia: il sultano riceve altri 3 mld per i migranti, come buttare i soldi nel cesso
Matteo Zola, Eastjournal.net, 9 marzo 2016

Erdogan ha capito che può fare tutto quello che vuole con questa Europa
Marta Ottaviani, EastWest, 8 marzo 2016

Emergenza migranti: intervista a Emma Bonino sull'esito del vertice Ue-Turchia
Andrea Billau, Radio Radicale, marzo 2016

La Turchia dopo Zaman
Dimitri Bettoni, Osservatorio Balcani e Caucaso, 8 marzo 2016

Turchia, la stretta di Erdogan sui media di opposizione
s.a., Askanews Nuova Europa, 9 marzo 2016

Turchia: il difficile rapporto fra Erdogan e la democrazia
Marta Ottaviani, EastWest, 7 marzo 2016

"Fare il reporter è diventato pericoloso" Intervista a Elif Shafak
Marco Ansaldo, La Repubblica, 7 marzo 2013







lunedì 15 febbraio 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 14 febbraio 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


La prima parte della puntata è dedicata interamente al futuro dell'Unione Europea e del processo di allargamento e integrazione di fronte alla crisi dei profughi e dei migranti che attraverso la "rotta balcanica" cercano di raggiungere l'Europa nord-occidentale.

Nel resto della trasmissione si parla della situazione politica in Macedonia e delle possibili alleanze tra i partiti in vista delle ormai prossime elezioni anticipate, e della situazione e delle previsioni economiche per l'Albania. Sempre per l'Albania si
parla anche della decisione del Governo di creare un'agenzia nazionale per le investigazioni.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile qui


giovedì 7 gennaio 2016

I BALCANI NEL LIMBO

Montenegro nella Nato, Bosnia impantanata, Serbia strattonata: la lunga analisi di Matteo Tacconi pubblicata su Reset alla fine del 2015 per capire i riflessi della crisi tra Occidente e Russia nell’ex Jugoslavia.

Nei Balcani la depressione economica globale ha lasciato strascichi pesanti. Il 2016 sarà il primo anno in cui, dal 2009, nella regione non ci saranno paesi in recessione. Si chiude questa crisi, ma se ne apre un’altra: quella dei rifugiati. Sta mettendo a dura prova i governi e alza il tasso di vulnerabilità di questo lembo d’Europa.
Nel frattempo il processo di allargamento europeo procede troppo a rilento e questo comporta l’emergere di stanchezza, malumori e risentimenti, in un’area in cui già ci sono picchi vertiginosi di esclusione sociale. Attecchiscono, così, le sirene della militanza islamista. La componente balcanica dei foreign fighters è limitata, ma il fenomeno diventa non trascurabile se rapportato alle dimensioni demografiche dei paesi d’origine.
L’incrociarsi di questi fattori non aiuta a ricomporre le fratture della regione. Anzi. 
Leggi l'articolo su Reset 

domenica 17 maggio 2015

"TERRORISMO E NAZIONALISMO SONO FABBRICATI PER COMBATTERCI GLI UNI CON GLI ALTRI"

Una settimana fa, nelle ore dello scontro armato di Kumanovo, tra le forze di sicurezza macedoni e presunti “terroristi kosovari” che hanno lasciato sul campo 22 morti e provocato gravi danni alle abitazioni suscitando timori e inquietudine in tutta la regione e nel resto d'Europa, hanno fatto notizia le parole un abitante di Kumanovo, raccolte per strada da Vasko Magleshov, giornalista del canale TV 24 Vesti, nelle stesse ore e a poca distanza dai combattimenti.L'uomo è un albanese di Macedonia e in modo naturale e con parole molto semplici invita a difendere la convivenza, a non farsi trascinare nella spirale delle violenze, a diffidare della propaganda dei politici locali. La gente intorno lo applaude e un altro cittadino, di etnia slavo-macedone, lo abbraccia, si dice d'accordo con lui, ripete le sue parole. Il video in poco tempo si è diffuso in rete, è stato visualizzato e condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social network ed è diventato, come si dice, “virale”. 



Questa è la trascrizione tradotta in italiano di alcuni momenti del video che trovate sul portale Eastjournal.net che ringraziamo per averla resa disponibile insieme al video.

Vedete, io sono una persona ragionevole e so cosa sto dicendo. Non ho alcuna minima intenzione negativa nei confronti dei macedoni. Al contrario, ho molti amici e abbiamo un’ottima vita in comune. E chiedo a tutti di mantenere la calma e di proteggere la nostra gente, di rimanere calmi mentre c’è qualcuno che sta giocando sporco, che siano gli uni o che siano gli altri. Pensano che siamo ciechi? Dove porta tutto questo? Qualcuno ha dato una risposta? Qualcuno si è preso delle responsabità, etiche o morali?  Perché dobbiamo arrivare noi a questo, [per poi dire che] è stato Putin o l’America? Noi abbiamo creato il marcio a casa nostra e poi diciamo che puzza? Pensiamoci, chi ci ha portato a questo?
Le persone non sono responsabili. Turchi, albanesi, macedoni: nessuno è colpevole. Forse c’è stato un tempo in cui ci hanno mentito e siamo stati manipolati. La gente è consapevole di questo. Ma questo non può durare finché la gente crede ai loro “film”, i loro film dove ci sono persone innocenti rapite, uccise, gente che non ha niente a che vedere con le armi, e che improvvisamente diventano terroristi. Ma cosa significa “terrorista”? Ma che prima rispondano su chi ha ucciso Neshkovski. E tutto ciò che nascondono. Che rispondano sul caso Smilkovsko, sul caso Sopot, sul caso Monster.
Sentiamo cosa dicono sull’economia, sulle persone che hanno fame, su chi non mette assieme pranzo e cena. Non ho soldi in tasca, non ho futuro, non ho nulla. Eppure loro raccontano ogni giorno che creeranno posti di lavoro. Idee fittizie. Zone economiche speciali che nnessuno ha mai visto. Cos’è tutto questo? Qui nessuno vuole la guerra. Non sopporto nemmeno i rumori forti, figuriamoci gli spari. E se devo desiderare che qualcuno muoia, allora che sia io il primo a morire.
[...] Invito tutti i leader, Ali Ahmeti, Thaci [leaders dei partiti albanesi di Macedonia], anche se sono corrotti… dovrebbero essere qui con la gente. Anche l’SDSM [il principale partito di opposizione]. Anche Gruevski [il primo ministro]. Visto che è amato dalla gente… Che venga qui. Non posso amare i miei figli e allo stesso tempo avere paura di loro. Questa filosofia non regge. Dove sono le loro famiglie? Dicono che [Gruevski] abbia portato la propria famiglia a Lugano. Dove l’ha portata? Ha un figlio o un cugino qui in questa guerra? Che prendano una pistola in mano, allora! Goce Delcev e Skanderbeg [due personaggi di riferimento delle memorie nazionali, rispettivamente, macedone e albanese] almeno erano andati a combattere. Lui è là nel suo ufficio, nascosto in qualche tunnel.
[Applausi della folla. Si avvicina un altro uomo che gli dice: "Io sono macedone, bravo", e lo abbraccia. Il primo uomo si interrompe, poi riprende]
Se proprio dobbiamo parlare di terrorismo e nazionalismo, queste sono cose fabbricate per farci combattere gli uni contro gli altri. È da quarant’anni che vivo qui, e non ho sentito quaranta parole di macedoni contro albanesi, o di albanesi contro macedoni. [L'altro uomo aggiunge: "io è da cinquant'anni e non ho mai avuto problemi"].
E sono contento che lui macedone, e io albanese, abbiamo capito che ci manipolano. Ma qui ci sono ancora persone che non riescono a capirlo. E non dobbiamo permettere che questa minoranza di persone ci divida.

Penso si tratti di una testimonianza che, nella sua apparente normalità, contribuisce ad avere un diverso punto di vista sui fatti di questi giorni. Diverso rispetto a certe cronache che abbiamo sentito in questi giorni e che troppo spesso continuano a interpretare le tensioni nei Balcani come “la polveriera pronta a esplodere”. Non si va a cercare le manipolazioni che stanno dietro ad operazioni con cui si fomenta l’odio. Non si fa la fatica di comprendere quali erano davvero gli interessi che hanno fatto scoppiare le guerre jugoslave degli anni '90. E non si considera mai la gente, che è stata vittima di quegli interessi e di quelle manipolazioni. Oppure si propinano tesi “geopolitiche” che, oggi come venti anni fa, servono solo a sostenere le proprie tesi unilaterali sulle cause delle guerre jugoslave e sulle tensioni che ancora restano nell'area.

A questo proposito segnalo il gruppo diFacebook denominato “Quando un giornalista scrive "Lapolveriera dei Balcani", muore un panda”. E' una reazione – ironica ma non troppo – ad un certo giornalismo sempre innamorato di "scontri etnici", "tensioni mai sopite", "fucina di odi", "focolaio di instabilità". Un giornalismo che, come spiegano i promotori del gruppo, fa dell'inutile sensazionalismo ingigantendo problemi con cui tutta l'Europa fa i conti o li ha fatti in passato. Troppo forte la tentazione di presentare i Balcani sempre e comunque come l'eccezione d'Europa, come il teatro di violenze sempre pronte a riaccendersi, invece che come un'area che ha la sua storia, le sue particolarità, le sue risorse e, certamente, anche i suoi non semplici problemi. Un'area che andrebbe trattata con maggiore attenzione. E con maggiore rispetto.

lunedì 11 maggio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 10 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Grecia: lo stato del negoziato sul debito e le prospettive di un accordo (con una sintesi dell'intervista di Lanfranco Palazzolo al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova).

Macedonia: la situazione politica sempre più preoccupante dopo le proteste contro il governo e gli scontri di piazza a Skopje. [*]

Albania: anche se non ufficialmente aperta, è sempre più accesa la campagna elettorale per le elezioni locali del 21 giugno.

Turchia: le elezioni parlamentari del 7 giugno, le polemiche sul genocidio armeno, gli sviluppi del progetto del gasdotto "Turkish stream".

Serbia: Belgrado attende di cominciare il negoziato di adesione all'UE.

Kosovo: Bruxelles preme per l'istituzione del tribunale sui presunti crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1998-99.

Balcani: tra crisi in Ucraina e conflitto con il sedicente Califfato gli Usa temono la destabilizzazione della regione

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



[*] La puntata è stata registrata nella giornata di venerdì 8 maggio, prima dei gravi scontri armati avvenuti a Kumanovo sabato e domenica

lunedì 20 aprile 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Argomento principale della puntata è lo scontro politico-diplomatico tra Turchia e Vaticano dopo le parole del Papa che ha definito "genocidio" il massacro degli armeni avvenuto cento anni fa con le opinioni di Franca Gansoldati, vaticanista de Il Messaggero, Carlo Panella, giornalista esperto di Islam, e Marco Perduca, rappresentante del Partito Radicale all'Onu. In appendice anche le ripercussioni che questa polemica avrà sul prossimo viaggio del Papa in Bosnia Erzegovina. 

Gli altri argomenti
Le risoluzioni della Commissione Esteri del Parlamento Europeo su Albania e Bosnia; il vertice di Brdo sui Balcani; le tensioni tra Belgrado, Pristina e Tirana dopo le dichiarazioni del premier albanese sulla riunificazione "inevitabile" tra Albania e Kosovo; il rapporto Jacqué sulla missione civile europea Eulex in Kosovo. 

Questa puntata di Passagio a Sud Est è dedicata a Klodian Elezi, il ragazzo italiano di origini albanesi, morto a 21 anni lavorando in un cantiere della Tangenziale Esterna di Milano (una delle grandi opere collegate all'Expo 2015)

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora a Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 29 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 29 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 1 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 1 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Grecia: l'accordo all'Eurogruppo sul debito è una sconfitta o un compromesso per il premier Alexis Tispras? Intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente della radiotv greca dall'Italia.

Allargamento Ue: i ritardi del processo di integrazione e i problemi interni dei vari Paesi dei Balcani; la situazione in particolare della Bosnia Erzegovina.

Ucraina: la particolare condizione dei Balcani sulla "linea del fronte" dello scontro tra Usa e Russia.

Albania: a Tirana si è tenuto un vertice ministeriale internazionale per il coordinamento della lotta al terrorismo.

Macedonia: sale il il tono dello scontro tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico Zaev accusato di voler rovesciare il governo usando intercettazioni ottenute da servizi stranieri.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui




lunedì 26 gennaio 2015

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 25 gennaio


Albania
La situazione economica del paese è uno dei principali terreni di scontro tra la maggioranza di centri-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana, Lluzim Basha, leader del Partito Democratico.

Cooperazione multilaterale
Il vertice tra i ministri degli Esteri di Italia, Albania e Serbia che si è svolto a Roma nei giorni scorsi.

Kosovo
Le relazioni e la cooperazione bilaterale con l'Italia al centro dell'incontro tra la presidente kosovara Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini.

domenica 25 gennaio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 25 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.

Gli argomenti della trasmissione 

Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.

Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.

Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha

Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri

Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



lunedì 19 gennaio 2015

CROAZIA: META' DEGLI ELETTORI HANNO ELETTO LA PRIMA PRESIDENTE DONNA

Domenica 11 gennaio i cittadini croati hanno eletto il loro quarto presidente dall'indipendenza del 1991: Kolinda Grabar-Kitarovic, candidata dell'HDZ, principale partito del centro-destra attualmente all'oposizione, smentendo tutti i sondaggi della vigilia ha sconfitto il presidente uscente Ivo Josipovic.
46 anni, già ministro degli Esteri nel governo di Ivo Sanader, Grabar-Kitarovic è diventata per una manciata di voti (50,5% contro 49,5%) la prima donna eletta presidente in Croazia e la prima esponente dell'HDZ a diventare capo dello stato, se si eccettua il “padre della patria” Franjo Tudjman. 
Nonostante sessantamila schede nulle e l'esigua differenza con la sua sfidante, il presidente uscente ha subito riconosciuto la sconfitta e ha incontrato la neoeletta per concordare il passaggio dei poteri facendo sapere che fino alla fine del suo mandato, il prossimo 18 febbraio, non firmera' nessun atto importante. 
Lo staff dell'ormai ex presidente ha fatto sapere inoltre che Josipovic intende riprendere il suo lavoro come professore di diritto penale all'universita' di Zagabria, come aveva dichiarato dopo la sua elezione. Molti nel suo entourage e moltissimi sostenitori sperano pero' che Josipovic non lasci la politica attiva e che diventi il punto di riferimento della sinistra croata continuando la realizzazione del suo programma politico.

Qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 18 gennaio a Radio Radicale, con un ampio panorama dei commenti e delle analisi apparsi in questa settimana sulla stampa di vari Paesi della regione.

C'e' molto da dire e ci sara' molto da analizzare per quanto riguarda l'esito di queste seste elezioni presidenziali in Croazia, quelle sicuramente piu' incerte e movimentate dall'indipendenza del Paese e che hanno rappresentato una sconfitta amara e sicuramente inaspettata per il presidente uscente Ivo Josipovic, per ben cinque anni il politico piu' popolare e apprezzato in Croazia. Una sconfitta sorprendente e dolorosa visto che Josipovic, fin dal momento in cui assunse l'incarico di capo dello stato, in tutti i sondaggi e' stato sempre nettamente al primo posto come popolarita' e come gradimento nel Paese, e fino all'ultimo è stato in testa ai sondaggi di questa competizione elettorale. Ma con l'avvicinarsi del momento decisivo, il ballottaggio dell'11 gennaio, il suo vantaggio rispetto alla sfidante Kolinda Grabar Kitarovic è diventava sempre piu' sottile e minima, fino a tramutrasi in una sconfitta.

Adesso ci vorra' del tempo per fare il punto della situazione, per capire che cosa e' veramente successo, che cosa e' andato storto, il perche' di questa sconfitta e di questo risultato. Alcuni mesi fa, erano pochi ad aspettarsi che la Croazia avrebbe avuto per la prima volta una donna come Presidente. Kolinda Grabar Kitarovic, che verra' insediata il prossimo 18 febbraio quando formalmente finirà il mandato di Ivo Josipovic, si associa alla lista delle donne di spicco nella politica croata. Ricordiamolo, l'attuale governo socialdemocratico di Zoran Milanovic ha prerso il posto di quello precedente dell'HDZ con l'ex premier Jadranka Kosor, arrivata a capo del governo dopo le dimissioni di Ivo Sanader, l'ex premier e leader dell'HDZ, attualmente in carcere per gravi crimini di corruzione e abuso di ufficio.

Nessun dubbio che questo esito elettorale ha scatenato subito reazioni della stampa e dei media anche internazionali.

domenica 18 gennaio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 18 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

L'apertura della puntata odierna è dedicata al semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea: con Davide Denti, vicedirettore di Eastjournal.net, esperto di questioni dell'Europa centro e sud orinetale, tracciamo un bilancio in particolare dal punto di vista della politica di allargamento e dell'integrazione dei Balcani occidentali e della Turchia.

A seguire un ampia pagina con analisi e commenti sulle elezioni presidenziali in Croazia che hanno visto l'inattesa vittoria della candidata del centro-destra Kolinda Grabar-Kitarovic, prima donna e prima esponente dell'Hdz a conquistare la più alta carica dello stato, e la sconfitta del presidente uscente Ivo Josipovic che sembra aver pagato più che altro la sfiducia degli elettori nell'attuale governo di centro-sinistra.

Gli altri argomenti della trasmissione

Albania: la promozione della convivenza religiosa, il contrasto del fondamentalismo e la cooperazione con l'Italia nella lotta al terrorismo.

Kosovo: la visita del premier serbo Aleksandar Vucic nel nord e le contestazioni da parte di alcuni kosovari albanesi e le iniziative del governo di Pristina per il controllo e la gestione dell'importante complesso minerario di Trepce.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui:

sabato 17 gennaio 2015

ALLARGAMENTO UE: IL MAGRO BILANCIO DEL SEMESTRE ITALIANO

Intervista a Davide Denti, vicedirettore di Eastjournal.net

Il 13 gennaio si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo, nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza dell'integrazione europea dei Balcani, citando espressamente Albania, Serbia e Montenegro. Il 2014 avrebbe potuto essere un anno favorevole all'avanzamento del processo di integrazione della regione: la presidenza di turno è toccata, infatti, prima alla Grecia e poi all'Italia, due paesi tradizionalmente amici dei Balcani. Inoltre, c'erano stati in precedenza fatti positivi: nel 2013 l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e l'ingresso della Croazia nell'UE; nel 2014 l'avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, lo status di Paese candidato dell'Albania, l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo (che non dovrà passare per la ratifica dei 28 Paesi membri).

Per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre italiano rimane invece assai magro. L’unico passo avanti formale è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro e il lancio della macro-regione adriatico-ionica, iniziativa importante ma che convolge 4 Paesi membri UE (Italia, Grecia, Croazia e Slovenia) e 4 Paesi candidati (Albania, Bosnia, Montenegro e Serbia), ma non potrà contare su risorse e un bilancio aggiuntivo rispetto ai vari fondi UE e bilaterali ed esclude Kosovo e Macedonia per via dei veti della Grecia e della Serbia. Ma proprio la Grecia si è mostrata ben poco interessata al proprio ruolo storico, mentre le tante scadenze elettorali, dalle elezioni europee a quelle in Bosnia, Serbia e Kosovo, hanno ulteriormente fatto perdere tempo. Così il 2014 è stato un anno sprecato e la presidenza italiana non è riuscita a portare a casa quasi nulla.

Questo in estrema sintesi il contenuto dell'analisi di Davide Denti pubblicata su Eastjournal.net. 

Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale



Allargamento UE, il magro bilancio della presidenza italiana del Consiglio UE
di Davide Denti - Eastjournal.net, 14 gennaio 2015

Da SARAJEVO - Il 13 gennaio, con il passaggio di consegne alla Lettonia, si è chiuso definitivamente il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. E anche per quanto riguarda la politica d’allargamento, il bilancio del semestre rimane magro. L’unico passo avanti formale dei paesi dei Balcani occidentali verso l’integrazione europea è stata l’apertura di quattro nuovi capitoli negoziali con il Montenegro, oltre al lancio della strategia macroregionale adriatico-ionica. Ferme al palo Serbia e Albania, i maggiori paesi della regione, così come Macedonia, Kosovo e Bosnia ed Erzegovina.

lunedì 22 dicembre 2014

LA CINA CERCA AFFARI NELL'EUROPA CENTRO E SUDORIENTALE

Di Marina Szikora
La Cina sta preparando per l'Europa centro-orientale dieci miliardi di euro. Cosi' i media croati in apertura del vertice dei capi di governo cinese e quelli dell'Europa centro-orientale ospitato questa settimana a Belgrado. Martedi', un giorno prima del summit dei capi di governo e delle delegazioni di 16 paesi dell'Europa centrale ed orientale (CEEC), e' arrivato il premier cinese Li Keqiang, accolto a Belgrado dal premier serbo Aleksandar Vucic. In vista del vertice, il premier cinese ha dichiarato per il giornale di Belgrado 'Politika' che la collaborazione della Cina con i paesi dell'Europa centrale ed orientale e quindi la riunione annuale dei capi di governo “rappresenta il maggiore motore e il piu' affidabile appoggio”. Il premier cinese ha sottolineato che per l'appoggio alle ditte nella regione e' prevista una linea di credito di dieci miliardi di dollari ed ha espresso aspettative che il commercio tra la Cina e questa parte d'Europa entro quest'anno per la prima volta oltrepassera' 60 miliardi di dollari. Il premier cinese ha valutato che “l'economia Cinese e quelle dei 16 paesi del CEE sono molto complementari”. Li Kequiang ha indicato i settori in cui e' possibile il miglioramento della collaborazione. CEEC ha l'industria, scienza, tecnologia, educazione e risorse umane. La Cina ha un buon sistema industriale, un settore di produzione economico e solide riserve di valuta il che potrebbe soddisfare le richieste dei paesi CEE per l'infrastruttura, commercio e investimenti.

L'arrivo di Li  Keqiang a Belgrado e' la prima visita di un capo di governo cinese nella capitale serba dopo 28 anni e va rilevato che Belgrado da giorni si preparava per la visita dell'alto ospite cinese. Per l'evento sono stati registrati circa 1.100 giornalisti e fotoreporter di 110 testate nazionali ed internazionali. In parallelo con la riunione dei capi di governo si e' svolto il forum economico-commerciale il quale ha riunito le delegazioni dei settori in questione. Si e' discusso in tre pannel: quello sull'infrastruttura – relativo all'energetica, traffico ed infrastruttura, quello economico – relativo all'industria, tecnologie e agricoltura e infine il pannel commerciale-turistico. La delegazione croata, come si e' annunciato precedentemente, dovuto all'inasprimento delle relazioni tra Serbia e Croazia per motivi del caso Seselj, non e' stata guidata dal suo premier, Zoran Milanovic bensi' dalla vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusic. Sul premier cinese, Li Keqiang, il quotidiano croato 'Jutarnji list' ha rilevato il fatto che si tratta del politico che appartiene alla generazione di politici cinesi che sono arrivati al potere nel 2013. Laureato in legge e con un dottorato in scienze economiche, a 43 anni fu eletto governatore della provincia Henan e cosi' e' diventato il piu' giovane capo di una regione in Cina. Trasformo' la provincia povera in un risorgimento economico e la fece attrattiva per gli investimenti. Nel 2008 divento' vicepremier incaricato per lo sviluppo economico, finanze e macroeconomia. Dal marzo 2013 e' presidente del governo cinese.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 dicembre a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.

Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.

Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.

Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.

In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



lunedì 8 dicembre 2014

LA RUSSIA ANNUNCIA LA FINE DI SOUTH STREAM: LE PREOCCUPAZIONI NEI BALCANI

La Russia ha dichiarato la fine del progetto South Stream, il gasdotto - frutto di una joint venture tra Gazprom, Eni Edf e Wintershall - che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa occidentale attraverso i Balcani aggirando l'Ucraina. La chiusura del progetto, annunciata dal presidente russo Putin ad Ankara e confermata dal numero uno di gazprom Miller, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni nei Paesi balcanici interessati al passaggio della pipeline.

Di Marina Szikora
Poco prima della notizia della fine del progetto South Stream, Joe Biden, il vicepresidente americano ha menzionato la Croazia come un centro energetico regionale, scrive il quotidiano croato 'Slobodna Dalmacija' di Spalato. Si tratta delle osservazioni di Biden al recente summit del Consiglio atlantico ad Istanbul quando ha parlato del fatto che la Croazia ha i potenziali per diventare “centro energetico regionale”. Ma allora, scrive il giornale croato, Biden probabilmente non sapeva ancora che il presidente russo, Vladimir Puti e il direttore di “Gazprom”, Aleksej Millersamo, una settimana dopo renderanno pubblico che il piano della costruzione del cosi detto South Stream, vale a dire il progetto dell' approvvigionamento dell'Europa sudorientale con il gas russo attraverso il Mar nero sia morto. Biden sapeva pero' benissimo delle pressioni dell'Ue sulla Bulgaria, durate da mesi, nonche' della posizione negativa della Commissione europea verso la costruzione del South Stream e quello ancora piu' importante, il comune dissenso dell'Ue e della NATO alla diffusione dell'influenza russa in questa parte d'Europa.

Il quotidiano croato rileva che la notizia del rinuncio al South Stream, di un valore complessivo di 40 miliardi di dollari ha scioccato e causato incredulita' del governo dei nostri vicini serbi che proprio su questo progetto basavano la loro stabilita' energetica. Da parte del governo croato arrivano invece dichiarazioni presuntuose. Tuttavia, bisogna dire, scrive 'Slobodna Dalmazia' che il nostro esecutivo non ha particolari meriti per la posizione della Croazia in questo “gioco” tra l'Occidente e la Russia. Sembra che stiamo sulla buona via di diventare il leader energetico della regione – senza alcuna colpa! Lo si puo' dedurre dal commento del ministro dell'economia croato, Ivan Vrdoljak: “Il rinuncio da parte della Russia non ci riguarda minimamente, non minaccia la nostra strategia energetica. Noi abbiamo aperto l'opzione della costruzione del braccio per il South Stream perche' la Croazia non aveva la possibilita' di essere sulla trasse principale del South Stream. Di seguito abbiamo iniziato il progetto di esplorazione del gas e del petrolio nonche' la costruzione del terminale LNG e questo evidentemente sara' una opzione di fornitura del gas in questa parte d'Europa. E evidentemente avevamo ragione” ha detto il ministro croato. Un noto esperto economico croato, Damir Novotny, osserva pero' che la Croazia finora dipendeva troppo dal gas della Russia e l'aumento di questa dipendenza non sarebbe buono ne' per l'economia ne' per la stabilita' politica nella regione. “... questa e' l'occasione di ricuperare gli anni perduti e ne abbiamo perso almeno 15 fidandoci dell'approvvigionamento da una sola fonte” e' dell'opinione l'esperto economico croato e aggiunge che questo dovrebbe essere anche uno stimolo per l'esplorazione delle possibili fonti petrolifere nel nostro mare ma anche per il progetto del terminale LNG per il gas liquido.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 7 dicembre


Corruzione

I dati del rapporto 2014 di Transparency international per la regione balcanica.

Albania
Le sanzioni di Mosca contro Tirana per l'importazione degli ortaggi dall'Albania.

Macedonia/Fyrom

Le proteste degli studenti contro la riforma dell'istruzione del governo Gruevski.