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domenica 28 dicembre 2014

1989: LA RIVOLUZIONE ROMENA E I RADICALI


Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per Radio Radicale, a 25 anni dalla caduta di Nicolae Ceausescu in Romania, per ripercorrere quei giorni del dicembre 1989 e rievocare la fine dell'ultimo regime comunista dell'Europa orientale e l'iniziativa politica dei Radicali.

La trasmissione propone registrazioni tratte dall'archivio di Radio Radicale, documenti sonori originali di quei giorni e una lunga intervista a Antonio Stango, membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale, già protagonista di azioni nonviolente nei Paesi dell'allora blocco comunista e in seguito, dopo la caduta del muro di Berlino, animatore di molte iniziative dei Radicali nell'Europa dell'est, che nei giorni della caduta di Ceausescu fu in Romania, a Bucarest e a Timisoara.


 

mercoledì 26 novembre 2014

SARA' IOHANNIS LA NUOVA SPERANZA PER LA ROMANIA?

Di Marina Szikora
“La nuova speranza per la Romania”, cosi' la Deutsche Welle tedesca sulle recenti elezioni in Romania, ovvero sulla vittoria dello sfidante del premier socialdemocratico, Victor Ponta. La sconfitta di Ponta e la grande sorpresa della vittoria di Klaus Iohannis e', secondo il media tedesco, una sorpresa di dimensioni storiche. Per la prima volta dalla caduta del comunismo di 25 anni fa, i rumeni hanno dimostrato una solidarieta' extra partito. I cittadini semplici e la generazione 2.0 ormai matura che si informano e non permettono di essere manipolati dai media, rileva la DW, sono riusciti a convincere i loro genitori e i loro nonni che il candidato Ponta, similmente come il premier Ponta, e' una vergogna per il loro paese. Non gli hanno aiutato nemmeno le promesse elettorali vuote, una campagna sporca come mai prima delle sue truppe fedeli, menzogne e offese, scrive la Deutsche Welle. E' stato Ponta a far diventare Iohannis presidente grazie ai suoi tentativi estremamente antidemocratici di creare un abisso tra i rumeni. Proprio il suo slogan nazionale – populista che il rumeno ortodosso sia “un buon rumeno” gli e' stato di contraccolpo, precisa la Deutsche Welle e rileva che se Ponta avesse ancora un minimo di educazione, allora dovrebbe presentare le dimissioni.

Klaus Iohannis ha dimostrato in modo impressionante che anche un politico protestante di radici tedesche puo' essere un buon rumeno e di sicuro gli e' stato di aiuto anche il suo pragmatismo. Eletto ben quattro volte consecutive a sindaco di Sibiu (in tedesco Hermannstadt), Iohannis ha dimostrato all'intero paese, e non soltanto ai cittadini della sua citta' natale in Transilvania, che sta pensando seriamente quando parla di una “Romania del lavoro ben eseguito”. Pero' Klaus Iohannis e' anche un uomo di piccoli gesti, precisa la Deutsche Welle e indica il fatto che ad una conferenza stampa, alla domanda del giornalista se conosce il testo dell'inno rumeno, ha cantato la prima strofa senza alcun errore. Con questo ha colpito in pieno, proprio tutti quei elettori che necessitavano di una ultima prova per dimostrare che sia proprio lui l'uomo a cui dare la loro fiducia. Infine, ci sono state congratulazioni con i rumeni della diaspora. Circa 400.000 elettori, tre volte di piu' rispetto al primo turno del 2 novembre, hanno votato con l'oltre 40 per cento delle preferenze a favore di Iohannis. E questo anche nonostante il fatto che un percorso normale del voto non e' stato possibile in tutti i seggi. Adesso spetta a Klaus Iohannis a dimostrare di aver meritato la fiducia dei suoi elettori e che al tempo stesso, come presidente di tutti i rumeni possa occuparsi dell'equilibrio e della riconciliazione, conclude la Deutshe Welle tedesca.

Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 novembre a Radio Radicale

martedì 25 novembre 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 23 novembre 2014(*).
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Romania: le analisi e i commenti in patria e all'estero sul risultato delle elezioni presidenziali e sulla vittoria di Klaus Iohannis che ha smentito tutti i pronostici e i sondaggi.

Serbia: continua a far discutere il ritorno di Vojislav Seselj, scarcerato per motivi di salute dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia dove è sotto processo, le cui dichiarazioni hanno provocato dure reazioni in Croazia. 

Kosovo: a oltre cinque mesi dalle elezioni anticipate dello scorso giugno è stato raggiunto un accordo tra il Pdk del premier uscente Hashim Thaqi e la Ldk di Isa Mustafa per la formazione del nuovo governo. 

Albania: in Parlamento la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama approva la legge finanziaria, mentre continua la dura contrapposizione con l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana e leader del Partito democratico Lulzim Basha.

L'ultima parte della trasmissione è dedicata alla Bosnia Erzegovina e a I bastardi di Sarajevo, il nuovo libro di Luca Leone che dopo molti saggi ha scelto il romanzoper raccontare la realtà di un Paese in balia della corruzione e senza senza speranza di futuro. 

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



(*) A causa di un cambio di programmazione, per dare spazio ad uno speciale sulle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria, la puntata è andata lunedì 24 novembre

lunedì 17 novembre 2014

ROMANIA: IL NUOVO PRESIDENTE E' IOHANNIS. SCONFITTO PONTA (E I SONDAGGISTI)

Klaus Iohannis, sindaco di Sibiu ed esponente della minoranza tedesca, è il nuovo presidente della Romania. Una vittoria a sorpresa che smentisce i sondaggi che anche alla vigilia del voto davano per vincente il premier socialdemocratico Victor Ponta. Da notare che il 55% dei voti per Iohannis sono più o meno la percentuale che le rilevazioni attribuivano a Ponta che, da parte sua, ha invece incrementato appena i voti del primo turno (dal 40 al 45%). Una vittoria storica per il leader liberale che in solo due settimane è riuscito a recuperare uno svantaggio enorme e ad infliggere a Ponta un distacco pari al vantaggio che quest'ultimo aveva sul neo presidente dopo il primo turno.

I primi commenti attribuiscono la disastrosa performance di Ponta alla pessima gestione del voto dei romeni all'estero. La comunità romena che vive fuori dai confini del Paese, infatti, ha votato in maggioranza per Iohannis e anche in Romania la solidarietà per gli emigrati a cui era stato in pratica negato il voto nel primo turno ha avuto un peso non secondario: migliaia di persone sono scese in piazza anche ieri per chiedere che venisse prolungato il termine di voto per l'estero, dove moltissimi romeni sono stati in coda ore per esprimere il proprio voto (con momenti di tensione e tafferugli a Parigi e a Torino). Il totale dei votanti della diaspora (360 mila), che conta più di tre milioni di persone, è stato più del doppio del primo turno quando erano andati alle urne in 150 mila. L'affluenza più alta è stata registrata in Italia, in Spagna, Moldova, Gran Bretagna, Germania e Francia.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 16 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Albania: la storica visita del premier Edi Rama a Belgrado, la polemica con il premier serbo Aleksandar Vucic sulla questione del Kosovo, i commenti dei politici e degli analisti, il comportamento dei media serbi, le conseguenze sulle relazioni bilaterali.

Crimini di guerra: il ritorno a Belgrado per motivi di salute di Vojslav Seselj, il leader ultranazionalista serbo sotto processo al Tribunale internazionale per l'ex jugoslavia.

Kosovo: gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sulla missione civile europea Eulex riportati sui media kosovari.

In trasmissione si parla anche della Romania in attesa dei risultati del secondo turno delle presidenziali di oggi, e della Turchia dove sembra poter ripartire il negoziato con i curdi dopo il raffreddamento delle ultime settimane a causa del conflitto contro lo Stato islamico.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

martedì 4 novembre 2014

ROMANIA: PRIMO TURNO PRESIDENZIALI CONFERMA VITTORIA DI PONTA

Ma l'esito del ballottaggio del 16 novembre non è scontato

I risultati finali del primo turno delle elezioni presidenziali romene confermano le previsioni della vigilia: col 40,33 per cento dei voti, il leader socialdemocratico e attuale premier Victor Ponta il 16 novembre sfiderà al ballottaggio il candidato del centrodestra, il liberale Klaus Iohannis, che ha ottenuto il 30,44. ”Sono fiero che tanti romeni abbiano creduto al mio progetto. Nelle prossime due settimane mi rivolgerò a tutti i romeni perché mi sento responsabile per tutti loro”, ha dichiarato Ponta dopo i primi exit poll invitando Iohannis ad un confronto pubblico.

Il programma elettorale del premier punta sullo sviluppo di settori chiave come agricoltura, industria, infrastrutture ed energia e sul rafforzamento dello stato sociale e dei servizi pubblici promuovendo l’uguaglianza sociale, la riduzione del divario fra persone abbienti e classi disagiate e favorendo il dialogo sociale. Iohannis, da parte sua, ha sostenuto che "i risultati dimostrano che sta avvenendo un cambiamento” proponendosi come “l'unico candidato rimasto in corsa che è disposto a garantire l'indipendenza della giustizia e dello stato di diritto".

Anche se tra i due candidati la differenza è di quasi dieci punti, l'esito del ballottaggio non è però scontato e molto dipenderà dalle decisioni dei tre candidati “minori”: l’indipendente Monica Macovei (4,65%), la candidata e leader del Partito movimento popolare Elena Udrea (5,17%) e l’indipendente Calin Popescu Tariceanu, attuale presidente del Senato (5,83%). Qualche settimana fa, Ponta aveva annunciato che Tariceanu è uno dei candidati alla carica di primo ministro, ma a situazione resta comunque instabile.

E' difficile che Monica Macovei decida di appoggiare Ponta viste le ultime dichiarazioni e il suo passato politico, mentre Elena Udrea, sostenuta dal presidente della Repubblica Traian Basescu,
deve però fare i conti con l'opposizione interna del suo partito che, visto il magro risultato, le chiede di farsi da parte e spinge per un accordo con Iohannis. Inoltre, l'alto livello di astensione (secondo l’Ufficio elettorale centrale ha votato solo il 53,1 % degli aventi diritto) e il gran numero di candidati al primo turno (erano ben 14) lascia un notevole numero di voti in “libera uscita” che potrebbero avere un certo peso sull’esito finale.

giovedì 13 dicembre 2012

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 13 dicembre. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

giovedì 5 luglio 2012

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa oggi da Radio Radicale. La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

mercoledì 4 luglio 2012

ROMANIA: SCONTRO POLITICO-ISTITUZIONALE TRA PRESIDENTE E GOVERNO

Victor Ponta e Traian Basescu
E' ormai al calor bianco la crisi politica e istituzionale in Romania: il governo di centrosinistra, guidato dal premier Victor Ponta, ha avviato oggi le procedure per la rimozione del presidente Traian Basescu. La stampa parla di una "guerra totale" tra la maggioranza parlamentare che sostiene l'esecutivo e il capo dello Stato. Di certo per la democrazia romena si tratta di uno dei momenti più difficili dalla caduta del regime comunista di Ceausescu.
Ieri il quotidiano Adevarul aveva previsto che la sostituzione dei presidenti democratico-liberali della Camera e del Senato, approvata dall'Unione socialista-liberale, era la premessa della destituzione del presidente e oggi la previsione si è realizzata. Il neo presidente della Camera dei deputati, Valeriu Zgonea, ha annunciato l'avvio delle procedure per la destituzione di Basescu annunciando la convocazione straordinari del Parlamento per domani e dopodomani per discutere la rimozione del presidente.

La Costituzione stabilisce che il presidente può essere sospeso "se commette dei fatti gravi che violino il dettato costituzionale". Se la proposta è approvata, entro 30 giorni deve essere convocato un referendum per la destituzione del capo dello Stato. "Il documento che prevede la sospensione del presidente dalle sue funzioni è pronto e sarà depositato presso gli uffici permanenti del Parlamento nel pomeriggio", ha spiegato il vicepresidente della Camera, Viorel Hrebenciuc.
Basescu, che era è stato già sospeso dalle sue funzioni una prima volta nel 2007 (anche in quel caso da una maggioranza di centrosinistra), ma aveva poi vinto il successivo referendum, ha chiesto al premier e all'altro leader della coalizione social-liberale, Crin Antonescu, “di fermare immediatamente le loro azioni contro le istituzioni dello stato romeno" e la grave violazione delle leggi e della Costituzione che “hanno posto lo stato romeno e 22 milioni di persone in una situazione estremamente pericolosa".

La coabitazione tra il governo guidato dal socialista Ponta, insediato il mese scorso dopo la crisi del governo di centrodestra guidato da Emil Boc, è stata fin dall'inizio impossibile e che la situazione stesse precipitando lo si è capito quando il governo ha tentato di impedire a Basescu la partecipazione al recente Consiglio europeo. Il presidente si è rivolto alla Corte costituzionale che gli ha dato ragione, provocando le minacce del ministro della Giustizia di far saltare i membri dell'alta corte accusati di essere fedeli a Basescu. Ponta si è poi recato da solo al vertice Ue.
L'Unione socialista-liberale sta tentando di prendere il controllo sulle istituzioni ancora in mano al partito di Basescu. Ieri è stato rimosso anche l'Avvocato del popolo, cioè l'"ombudsman" Gherghe Iancu, che in Romania riveste un ruolo importante. Al suo posto è stato nominato Valer Dorneanu. Secondo diversi osservatori il centro-sinistra sta cercando di conquistare una posizione di vantaggio in vista delle elezioni che si terranno nel prossimo autunno.

La situazione in Romania ha suscitato com'era prevedibile molte preoccupazioni a Bruxelles. Il commissario europeo alla Giustizia, Viviane Reding, si è detta "seriamente preoccupata" per gli attacchi alla Corte costituzionale. Un sentimento condiviso dall'ambasciatore americano a Bucarest, Mark Gitenstein, che ha detto di essere "profondamente preoccupato da ogni tentativo che minaccia l'indipendenza delle istituzioni democratiche".
Il premier Ponta ha chiesto al suo ministro della Giustizia Titus Corlatean di ritirare i ricorsi presentati contro giudici costituzionali. Una decisione che secondo il Partito socialdemocratico, di cui Ponta è il leader, vuole dare "un segnale fermo sul rispetto assoluto dell'indipendenza delle istituzioni democratiche e sull'integrità del sistema giudiziario romeno". L'impressione, però, è che si tratti solo di una mossa per tranquillizzare gli osservatori internazionali mentre la guerra interna prosegue senza esclusione di colpi.

mercoledì 8 giugno 2011

EUROPARLAMENTO: OK A BULGARIA E ROMANIA IN SCHENGEN

Oggi a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la mozione che proponeva di includere anche la Romania e la Bulgaria nell'area di libera circolazione del Trattato di Schengen. Con 487 a favore, 77 contrari e 29 astenuti gli eurodeputati hanno approvato la relazione presentata dal popolare portoghese Carlos Coelho giudicando che, in base ai rapporti di valutazione, i due Paesi hanno ''soddisfatto le condizioni necessarie'' anche se il Parlamento dovrà essere informato sulle ''ulteriori misure'' da adottare nell'area Bulgaria-Turchia-Grecia per poter rispondere al possibile incremento della pressione migratoria. Nel suo intervento in Aula Coelho, ha auspicato che il Consiglio adotti la stessa posizione non appena riceverà il parere favorevole dei parlamentari. La mozione sarà discussa domani a Lussemburgo nella riunione dei ministri degli Interni dell'Ue. I paesi che attualmente sono contrari all'integrazione di Bulgaria e Romania nella zona Schengen sono Olanda, Francia, Germania, Svezia, Finlandia e Danimarca che giudicano ancora insufficienti i risultati ottenuti da Sofia e Bucarest nella lotta contro la criminalità e la corruzione. Scontata l'opposizione dei rappresentanti dei gruppi populisti e xenofobi come il leghista Borghezio, ma Coelho ha affermato che "i cittadini dei due paesi dovrebbero essere trattati come cittadini europei al 100% e non dovrebbero essere alla mercé di discorsi populistici".

mercoledì 28 aprile 2010

PASSAGGIO SPECIALE

La situazione economica e gli effetti della crisi greca nell'Europa sud orientale

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est, approfondimento settimanale sulla situazione dell'Europa sud orientale, in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale è dedicato agli effetti della gravissima crisi econimica greca nei Balcani con particolare attenzione alla situazione in Albania, Croazia, Romania e Serbia.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è gia disponibile per l'ascolto o il podcasting sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche, oppure può essere ascoltata direttamente qui sotto.