E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
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lunedì 20 aprile 2015
lunedì 12 gennaio 2015
"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA
Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale l'11 gennaio
Albania/1
La situazione politica generale all'inizio del nuovo anno dopo che il 2014 è stato contrassegnato dal continuo scontro tra la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo del premier Edi Rama, leader del Partito socialista, e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana, Lulzim Basha, leader del Partito democratico, principale forza del centro-destra.
Albania/2
La visita a Tirana del relatore del Parlamento europeo per l'Albania per fare il punto sull'approvazione delle riforme richieste dall'UE rese difficili dallo scontro parlamentare tra maggioranza e opposizione che sta rallentando il processo di integrazione dopo la candidatura all'adesione finalmente e faticosamente raggiunta lo scorso anno.
Kosovo
Procede l'iter della legge che istituisce il tribunale speciale per giudicare i crimini di guerra commessi durante il conflitto del 1998/99, così come richiesto da Bruxelles nell'ultimo rapporto della Commissione europea sullo stato di avanzamento del processo di integrazione. Intanto prosegue il procedimento penale su alcuni crimini commessi durante la guerra che coinvolge alcuni importanti esponenti politici kosovari all'epoca dirigenti dell'Uck (l'Esercito di liberazione del Kosovo).
La registrazione integrale della puntata del 11 gennaio è ascoltabile direttamente qui http://www.radioradicale.it/scheda/430842
Albania/1
La situazione politica generale all'inizio del nuovo anno dopo che il 2014 è stato contrassegnato dal continuo scontro tra la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo del premier Edi Rama, leader del Partito socialista, e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana, Lulzim Basha, leader del Partito democratico, principale forza del centro-destra.
Albania/2
La visita a Tirana del relatore del Parlamento europeo per l'Albania per fare il punto sull'approvazione delle riforme richieste dall'UE rese difficili dallo scontro parlamentare tra maggioranza e opposizione che sta rallentando il processo di integrazione dopo la candidatura all'adesione finalmente e faticosamente raggiunta lo scorso anno.
Kosovo
Procede l'iter della legge che istituisce il tribunale speciale per giudicare i crimini di guerra commessi durante il conflitto del 1998/99, così come richiesto da Bruxelles nell'ultimo rapporto della Commissione europea sullo stato di avanzamento del processo di integrazione. Intanto prosegue il procedimento penale su alcuni crimini commessi durante la guerra che coinvolge alcuni importanti esponenti politici kosovari all'epoca dirigenti dell'Uck (l'Esercito di liberazione del Kosovo).
La registrazione integrale della puntata del 11 gennaio è ascoltabile direttamente qui http://www.radioradicale.it/scheda/430842
lunedì 1 dicembre 2014
IL "CASO SESELJ" ARRIVA ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO E PROVOCA CRITICHE E POLEMICHE
Su iniziativa croata il PE ha votato una risoluzione che condanna l'atteggiamento del leader ultranazionalista e critica il Tpi e la Serbia. La reazione di Belgrado: “O si tratta di una ipocrisia di enormi dimensioni oppure vogliono danneggiare la Serbia per altri motivi”. Dissensi anche tra gli eurodeputati.
Di Marina Szikora
Non e' la prima volta che una decisione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia viene criticata, che desta delusione e che fa perdere la fiducia ma anche l'autorita' di questa istituzione internazionale in difesa della sua giustizia. Ma questa volta si tratta di una agitazione molto elevata. Il caso Seselj non cessa di esserne al suo centro e da quando il tribunale ha deciso di lasciarlo a piede libero, con da subito la ripresa della sua accanita retorica dell'odio che invoca la grande Serbia, durissime sono le reazioni da parte della Croazia. Il primo passo e' stata, come abbiamo gia' informato, una lettera del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tpi, Theodor Meron. E proprio in questi giorni il presidente del Tribunale si trova in visita in Bosnia Erzegovina e afferma che “la negazione del genocidio di Srebrenica e' molto preoccupante”. Meron ha detto di essere stato molto colpito quando, l'anno scorso, aveva visitato la fossa comune di Tomasica, vicino a Prijedor, che si crede di essere la piu' grande fossa comune nei Balcani. Adesso si tratta di un nuovo viaggio di Meron in Bosnia durante il quale ha visitato Celebici, Uzdol e infine Sarajevo per incontrare le vittime dei conflitti degli anni Novanta nelle zone in cui sono stati commessi crimini contro tutti e tre popoli bosniaci, vale a dire bosgnacchi, croati e serbi.
A proposito del caso Seselj, il presidente del Tribunale internazionale non ha voluto commentare troppo questa decisione. “Come presidente del Tribunale non ho nessun ruolo nel processo di decisione del consiglio. Questo e' il principio fondamentale dell'indipendenza della giustizia e ne resto dedicato. Inoltre, la procura non ha fatto nessun appello alla decisione del rilascio temporaneo di Vojislav Seselj e con questo la questione non e' giunta davanti al consiglio di appello al quale presiedo” ha detto Meron aggiungendo che ogni processo non puo' comunque essere concluso con la pena. “Essere imputato non significa automaticamente colpevole. I giudici prendono decisioni in base alle prove presentate da parte del procuratore....Se tutti i processi terminassero con una sentenza di condanna, il mondo sarebbe lontano dal senso di giustizia”, ritiene il presidente del Tpi.
Sul “caso Seselj” il fatto piu' importante di questa settimana e' l'approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo. L'iniziativa a questa risoluzione e' stata promossa dall'europarlamentare croato, Andrej Plenkovic (HDZ) e appoggiata subito all'unanimita' da tutti gli eurodeputati croati. La risoluzione approvata giovedi' a Strasburgo ricorda alla Serbia i suoi obblighi relativi alla collaborazione con il Tribunale dell'Aja come anche gli obblighi di Belgrado in quanto paese candidato che si trova in mezzo ai negoziati di adesione all'Unione Europea. L'Europarlamento si dice preoccupato per la mancanza di una reazione politica adeguata e una risposta legittima delle autorita' serbe al comportamento di Seselj. La risoluzione invita il Tribunale internazionale e la procura di verificare se sono rispettati i criteri per il rilascio temporaneo viste le nuove circostanze. Nel documento si dice che la fiducia nei confronti del Tribunale si e' indebolita a causa “delle dichiarazioni inaccettabili ed offensive di Seselj”. Infine, i parlamentari europei invitano le autorita' serbe ad esaminare se Seselj abbia violato anche le leggi serbe.
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| Seselj a Belgrado dopo il rilascio "temporaneo" deciso dal Tribunale internazionale per "motivi di salute" |
Non e' la prima volta che una decisione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia viene criticata, che desta delusione e che fa perdere la fiducia ma anche l'autorita' di questa istituzione internazionale in difesa della sua giustizia. Ma questa volta si tratta di una agitazione molto elevata. Il caso Seselj non cessa di esserne al suo centro e da quando il tribunale ha deciso di lasciarlo a piede libero, con da subito la ripresa della sua accanita retorica dell'odio che invoca la grande Serbia, durissime sono le reazioni da parte della Croazia. Il primo passo e' stata, come abbiamo gia' informato, una lettera del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tpi, Theodor Meron. E proprio in questi giorni il presidente del Tribunale si trova in visita in Bosnia Erzegovina e afferma che “la negazione del genocidio di Srebrenica e' molto preoccupante”. Meron ha detto di essere stato molto colpito quando, l'anno scorso, aveva visitato la fossa comune di Tomasica, vicino a Prijedor, che si crede di essere la piu' grande fossa comune nei Balcani. Adesso si tratta di un nuovo viaggio di Meron in Bosnia durante il quale ha visitato Celebici, Uzdol e infine Sarajevo per incontrare le vittime dei conflitti degli anni Novanta nelle zone in cui sono stati commessi crimini contro tutti e tre popoli bosniaci, vale a dire bosgnacchi, croati e serbi.
A proposito del caso Seselj, il presidente del Tribunale internazionale non ha voluto commentare troppo questa decisione. “Come presidente del Tribunale non ho nessun ruolo nel processo di decisione del consiglio. Questo e' il principio fondamentale dell'indipendenza della giustizia e ne resto dedicato. Inoltre, la procura non ha fatto nessun appello alla decisione del rilascio temporaneo di Vojislav Seselj e con questo la questione non e' giunta davanti al consiglio di appello al quale presiedo” ha detto Meron aggiungendo che ogni processo non puo' comunque essere concluso con la pena. “Essere imputato non significa automaticamente colpevole. I giudici prendono decisioni in base alle prove presentate da parte del procuratore....Se tutti i processi terminassero con una sentenza di condanna, il mondo sarebbe lontano dal senso di giustizia”, ritiene il presidente del Tpi.
Sul “caso Seselj” il fatto piu' importante di questa settimana e' l'approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo. L'iniziativa a questa risoluzione e' stata promossa dall'europarlamentare croato, Andrej Plenkovic (HDZ) e appoggiata subito all'unanimita' da tutti gli eurodeputati croati. La risoluzione approvata giovedi' a Strasburgo ricorda alla Serbia i suoi obblighi relativi alla collaborazione con il Tribunale dell'Aja come anche gli obblighi di Belgrado in quanto paese candidato che si trova in mezzo ai negoziati di adesione all'Unione Europea. L'Europarlamento si dice preoccupato per la mancanza di una reazione politica adeguata e una risposta legittima delle autorita' serbe al comportamento di Seselj. La risoluzione invita il Tribunale internazionale e la procura di verificare se sono rispettati i criteri per il rilascio temporaneo viste le nuove circostanze. Nel documento si dice che la fiducia nei confronti del Tribunale si e' indebolita a causa “delle dichiarazioni inaccettabili ed offensive di Seselj”. Infine, i parlamentari europei invitano le autorita' serbe ad esaminare se Seselj abbia violato anche le leggi serbe.
PAPA FRANCESCO APPLAUDITO DAL PARLAMENTO EUROPEO
“La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato”.
Di Marina Szikora
Non e' stata una sessione consueta quella del Parlamento Europeo a Strasburgo lo scorso martedi', ma una giornata con un ospite particolare ed eccellente come papa Francesco. Il suo viaggio a Strasburgo e' stato il secondo viaggio europeo e molto probabilmente il piu' breve dei viaggi di un papa nella storia, cosi' il quotidiano croato 'Vecernji list'. Sia questo che gli altri media croati, hanno rilevato il fatto che il papa, anche se alla fine del suo intervento davanti agli eurodeputati, ha osservato che nell'Unione Europea ci dovrebbero essere tutti i Balcani. Oggi come se le grandi idee che una volta ispirarono l'Europa, avessero perso la loro attrazione e fossero scambiate con le tecniche burocratiche delle istituzioni, ha detto il papa. Il giornale croato rileva inoltre che non vi e' stata nessuna parola sull'Ucraina mentre in conclusione del suo discorso, il pontefice ha detto che il processo dell'allargamento dell'Ue non sara' completo senza l'adesione di tutti i paesi dei Balcani.
L'ingresso dei Balcani nell'Ue, ha detto il papa, sarebbe una risposta al desiderio di pace nella regione che ha sofferto moltissimo durante le guerre del passato. Davanti ai parlamentari europei, tra cui anche agli 11 della Croazia, ha scritto 'Vecernji list', il pontefice ha posto un compito difficile dicendo che devono essere loro a mantenere in vita la democrazia dei popoli europei, invitando alla costruzione dell'Europa che non gira intorno all'economia, bensi' intorno alla sacralita' dell'essere umano e dei valori inalienabili. E' una sensazione particolare, ascoltare i messaggi del Papa che riguardano anche la Bosnia Erzegovina e le sue istituzioni, ha detto Borjana Kristo, componente della delegazione permanente del parlamento bosniaco all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, anche lei presente a Strasburgo durante la visita del Papa. Kristo ha osservato che questa e' una grande giornata per lei personalmente ed e' un onore particolare.
Salutato con un lungo applauso all'inizio e alla fine del suo discorso, il capo della Chiesa cattolica ha sottolineato di voler trasmettere un messaggio di pace agli europei che non hanno fiducia nelle loro istituzioni e che sono appesantiti dalla crisi economica e si sono smarriti spiritualmente nella cultura che, come rileva il papa, non valorizza piu' la dignita' dell'essere umano, scrive l'agenzia di stampa serba 'Tanjug' a proposito della visita del pontefice a Strasburgo e aggiunge che papa Francesco ha invitato i legislatori europei di introdurre le misure per sollecitare l'apertura dei posti di lavoro e per accogliere gli immigrati. Il pontefice ha indicato inoltre le mancanze di una politica di migrazione coerente dell'Ue che contribuisce alla diffusione del lavoro di schiavitu' e la continuazione delle tensioni sociali, rileva 'Tanjug'.
Il papa ha “dato una lezione” ai funzionari dell'UE su una Europa migliore in cui tutti sono benvenuti, quindi anche i profughi, scrive la Deutsche Welle tedesca e aggiunge che papa Francesco si appella a maggiore solidarieta' e unita' nel risolvere i numerosi problemi. Il media tedesco precisa che per la prima volta ai politici europei a Strasburgo, 26 anni fa, si rivolse papa Giovanni Paolo II e adesso, un quarto del secolo dopo, lo ha fatto papa Francesco parlando di una Europa ideale ma anche dei Balcani. Papa Francesco, tra l'altro, ha avvertito i rappresentanti del PE che il Mediterraneo potrebbe diventare un grande cimitero e su questo ha pienamente ragione, osserva il Nordsee Zeitung tedesco e fa presente che soltanto quest'anno affondarono 2.500 profughi dell'Africa e dell'Asia i quali tentavano di raggiungere l'Europa, pace e liberta', giustizia e uguaglianza, ma anche la prosperita'. Tutto quello di cui l'Europa ne e' orgogliosa, ma che sembra non essere pronta a condividere con gli altri, scrive il giornale tedesco.
E secondo il SüdKurier, il Papa chiede all'Europa di girarsi verso i valori morali e per questo ha ottenuto un grandissimo applauso dai suoi ospiti in Parlamento. La domanda e' solo se i rappresentanti europei hanno capito questo messaggio. Secondo questo giornale, sara' innanzitutto la politica dell'Ue sugli immigrati a dimostrarlo.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 novembre a Radio Radicale
Di Marina Szikora
Non e' stata una sessione consueta quella del Parlamento Europeo a Strasburgo lo scorso martedi', ma una giornata con un ospite particolare ed eccellente come papa Francesco. Il suo viaggio a Strasburgo e' stato il secondo viaggio europeo e molto probabilmente il piu' breve dei viaggi di un papa nella storia, cosi' il quotidiano croato 'Vecernji list'. Sia questo che gli altri media croati, hanno rilevato il fatto che il papa, anche se alla fine del suo intervento davanti agli eurodeputati, ha osservato che nell'Unione Europea ci dovrebbero essere tutti i Balcani. Oggi come se le grandi idee che una volta ispirarono l'Europa, avessero perso la loro attrazione e fossero scambiate con le tecniche burocratiche delle istituzioni, ha detto il papa. Il giornale croato rileva inoltre che non vi e' stata nessuna parola sull'Ucraina mentre in conclusione del suo discorso, il pontefice ha detto che il processo dell'allargamento dell'Ue non sara' completo senza l'adesione di tutti i paesi dei Balcani.
L'ingresso dei Balcani nell'Ue, ha detto il papa, sarebbe una risposta al desiderio di pace nella regione che ha sofferto moltissimo durante le guerre del passato. Davanti ai parlamentari europei, tra cui anche agli 11 della Croazia, ha scritto 'Vecernji list', il pontefice ha posto un compito difficile dicendo che devono essere loro a mantenere in vita la democrazia dei popoli europei, invitando alla costruzione dell'Europa che non gira intorno all'economia, bensi' intorno alla sacralita' dell'essere umano e dei valori inalienabili. E' una sensazione particolare, ascoltare i messaggi del Papa che riguardano anche la Bosnia Erzegovina e le sue istituzioni, ha detto Borjana Kristo, componente della delegazione permanente del parlamento bosniaco all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, anche lei presente a Strasburgo durante la visita del Papa. Kristo ha osservato che questa e' una grande giornata per lei personalmente ed e' un onore particolare.
Salutato con un lungo applauso all'inizio e alla fine del suo discorso, il capo della Chiesa cattolica ha sottolineato di voler trasmettere un messaggio di pace agli europei che non hanno fiducia nelle loro istituzioni e che sono appesantiti dalla crisi economica e si sono smarriti spiritualmente nella cultura che, come rileva il papa, non valorizza piu' la dignita' dell'essere umano, scrive l'agenzia di stampa serba 'Tanjug' a proposito della visita del pontefice a Strasburgo e aggiunge che papa Francesco ha invitato i legislatori europei di introdurre le misure per sollecitare l'apertura dei posti di lavoro e per accogliere gli immigrati. Il pontefice ha indicato inoltre le mancanze di una politica di migrazione coerente dell'Ue che contribuisce alla diffusione del lavoro di schiavitu' e la continuazione delle tensioni sociali, rileva 'Tanjug'.
Il papa ha “dato una lezione” ai funzionari dell'UE su una Europa migliore in cui tutti sono benvenuti, quindi anche i profughi, scrive la Deutsche Welle tedesca e aggiunge che papa Francesco si appella a maggiore solidarieta' e unita' nel risolvere i numerosi problemi. Il media tedesco precisa che per la prima volta ai politici europei a Strasburgo, 26 anni fa, si rivolse papa Giovanni Paolo II e adesso, un quarto del secolo dopo, lo ha fatto papa Francesco parlando di una Europa ideale ma anche dei Balcani. Papa Francesco, tra l'altro, ha avvertito i rappresentanti del PE che il Mediterraneo potrebbe diventare un grande cimitero e su questo ha pienamente ragione, osserva il Nordsee Zeitung tedesco e fa presente che soltanto quest'anno affondarono 2.500 profughi dell'Africa e dell'Asia i quali tentavano di raggiungere l'Europa, pace e liberta', giustizia e uguaglianza, ma anche la prosperita'. Tutto quello di cui l'Europa ne e' orgogliosa, ma che sembra non essere pronta a condividere con gli altri, scrive il giornale tedesco.
E secondo il SüdKurier, il Papa chiede all'Europa di girarsi verso i valori morali e per questo ha ottenuto un grandissimo applauso dai suoi ospiti in Parlamento. La domanda e' solo se i rappresentanti europei hanno capito questo messaggio. Secondo questo giornale, sara' innanzitutto la politica dell'Ue sugli immigrati a dimostrarlo.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 novembre a Radio Radicale
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 30 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte è dedicata alla notizia della settimana, ovvero il viaggio di papa Francesco in Turchia. Gli incontri con il presidente Erdogan e il premier Davutoglu. Il dialogo con l'Islam e l'appello per la pace. La visita alla "Moschea blu", il raccoglimento insieme al Gran Muftì di Istanbul. L'incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta. Un bilancio della visita con Marta Ottaviani, collaboratrice de La stampa e di Avvenire.
Si parla quindi del discorso tenuto dal papa al Parlamento europeo a Strasburgo in cui ha parlato di Europa, della necessità di ritrovare lo spirito e le radici dell'unità europea, di immigrazione, dell'integrazione dei Paesi che sono in attesa a partire da quelli dei Balcani.
Gli altri argomenti.
Caso Seselj: continua a far discutere la libertà condizionata concessa dal Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia per motivi di salute al capo ultrazionalista serbo; dopo le dure reazioni da parte della Croazia, il Parlamento europeo vota un documento che critica fortemente i giudici dell'Aja.
Kosovo: sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipare dello scorso giugno, che aveva fatto paventare il ritorno alle urne, e che aveva provocato interventi della presidente Jahjaga giudicati da alcuni al limite se non fuori dai suoi poteri.
Albania: il parlamento ha approvato la legge finanziaria e il bilancio per il 2015 mentre a Tirana si è recata una delegazione del Fondo monetario internazionale che ha avuto incontri e colloqui con le autorità.
Macedonia: come in altri paesi europei, compresa l'Italia, si fanno sempre più preoccupanti la condizione di vita e di lavoro dei giornalisti precari.
La trasmissione, realizzata con le consuete corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Attenzione: la registrazione sarà disponibile a breve - Ci scusiamo dell'inconveniente
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte è dedicata alla notizia della settimana, ovvero il viaggio di papa Francesco in Turchia. Gli incontri con il presidente Erdogan e il premier Davutoglu. Il dialogo con l'Islam e l'appello per la pace. La visita alla "Moschea blu", il raccoglimento insieme al Gran Muftì di Istanbul. L'incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta. Un bilancio della visita con Marta Ottaviani, collaboratrice de La stampa e di Avvenire.
Si parla quindi del discorso tenuto dal papa al Parlamento europeo a Strasburgo in cui ha parlato di Europa, della necessità di ritrovare lo spirito e le radici dell'unità europea, di immigrazione, dell'integrazione dei Paesi che sono in attesa a partire da quelli dei Balcani.
Gli altri argomenti.
Caso Seselj: continua a far discutere la libertà condizionata concessa dal Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia per motivi di salute al capo ultrazionalista serbo; dopo le dure reazioni da parte della Croazia, il Parlamento europeo vota un documento che critica fortemente i giudici dell'Aja.
Kosovo: sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipare dello scorso giugno, che aveva fatto paventare il ritorno alle urne, e che aveva provocato interventi della presidente Jahjaga giudicati da alcuni al limite se non fuori dai suoi poteri.
Albania: il parlamento ha approvato la legge finanziaria e il bilancio per il 2015 mentre a Tirana si è recata una delegazione del Fondo monetario internazionale che ha avuto incontri e colloqui con le autorità.
Macedonia: come in altri paesi europei, compresa l'Italia, si fanno sempre più preoccupanti la condizione di vita e di lavoro dei giornalisti precari.
La trasmissione, realizzata con le consuete corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Attenzione: la registrazione sarà disponibile a breve - Ci scusiamo dell'inconveniente
giovedì 5 giugno 2014
LE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA
Vincono il centro-destra e il socialdemocratico Tonino Picula (ma non il suo partito ed è bufera)
Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse comunque nell'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaie di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Malgrado questo fatto, come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Ue, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non innaspettato, e' stato un colpo duro per i governativi. Nel nuovo PE la Croazia avra' 11 deputati e per scelta dei suoi cittadini, 6 saranno dalle fila della coalizione di centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un mandato lo avra' il nuovo partito OraH - Sviluppo sostenibile della Croazia dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con 9,42 per cento di preferenze.
Vince il socialdemocratico Picula (ma non il partito)
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne a causa dell'ingresso della Croazia all'Ue, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli esteri del governo di Ivica Račan. Tonino Picula ha ottenuto il 47,75 per cento di voti preferenziali anche se per volonta' del presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato al solo quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano nel PE Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato – liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Tonino Picula, il quale ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori ed assistenti e lontano dalla sede del Partito socialdemocratico, ha comunque dichiarato di essere „parte dello SDP“ e che questa vittoria non la puo' vivere diversamente che come riconoscimento e stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. „Senza modestie ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri“ ha detto Picula aggiungendo di essere legalista e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.
La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non ha trionfato dal lontano 1992. Come centro intelettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata. Ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' „la rossa Zagabria non esiste piu'“ e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Del crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list' parla anche l'alto posizionamento, al terzo posto, dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i loro elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. La maggiore sconfitta e' comunque quella a Zagabria e Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza opzione politica, i verdi di Mirela Holy, ovvero lo Sviluppo sostenibile della Croazia, OraH. L'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy si e' dimessa dal suo incarico e ha lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.
Il governo Milanovic in difficoltà
Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: „a tal ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare! Andiamo avanti! Ancora piu' forte!“. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi. Invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente: „Congratulazioni a Mirela Holy che ha ottenuto cosi' tanti voti“ ha detto il premier. Ha valutato la sua vittoria sorprendente soprattutto perche' senza infrastrutture partitiche.
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di voti preferenziali ha ottenuto l'euroscettica e controversa Ruža Tomašić del partito dell'estrema destra (HSP AS). Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko avverte che „non sono i tempi per essere euforici“ e fa ricordare le vittime delle alluvioni in Slavonia che stanno nelle sale sportive e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascolatre i consigli dei vincitori sul come sanare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla loro vita normale. Il lider dell'opposizione rileva che la Croazia „si trova in una situazione catastrofica, e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita“. L'HDZ con la sua mentalita' di vincitore, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, „da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente“ e promette che questo „e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari“.
Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, inoltre presidente del Partito popolare croato – liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a mostrare i risultati e continuare a lavorare concentratamente con obiettivi chiari e successi dimostrativi. „Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo capisce come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“ ha sottolineato Vesna Pusić.
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento allo SDP governativo e al premier Milanović. Rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy.
I commenti negli altri Paesi della regione
Secondo l'agenzia di stampa slovena, STA i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo aggiutivo del premier e' il fatto che i suoi „sfidanti della sinistra“ Tonino Picula e Mirela Holy hanno vinto i mandati europei e grazie ai voti preferenziali sono in effetti „i veri vincitori“ di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana „Delo“ valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti „scandali di corruzione“ nel partito mentre l'HDZ che era appesantita dalla riputazione di un partito corrotto, a causa dell'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito in quanto membro dei Verdi, a differenza della maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno „scoperto“ improvvisamente di preferire i movimenti ecologici e i partiti verdi.
I media in BiH hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha favoreggiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della BiH che queste elezioni potrebbero essere positive anche per la BiH. I rappresentanti croati della BiH che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri questa e' una cosa estremamente positiva per la BiH perche' rafforza la coscienza europea“. Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la BiH perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza „la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia“ rilevando il fatto che il relatore per la Serbia al PE, lo sloveno Jelko Kacin non e' riuscito a vincere il suo terzo mandato e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia „rappresentano un momento di verita' della politica slovena“.
Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Ue dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: „vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi“ ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Ue, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. „Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerge l'antisemitismo, unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale“ ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il fatto del successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović „ha fatto allontanare“ dimostrano che si tratta di problemi all'interno del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico che devono essere risolti.
Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse comunque nell'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaie di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Malgrado questo fatto, come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Ue, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non innaspettato, e' stato un colpo duro per i governativi. Nel nuovo PE la Croazia avra' 11 deputati e per scelta dei suoi cittadini, 6 saranno dalle fila della coalizione di centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un mandato lo avra' il nuovo partito OraH - Sviluppo sostenibile della Croazia dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con 9,42 per cento di preferenze.
Vince il socialdemocratico Picula (ma non il partito)
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne a causa dell'ingresso della Croazia all'Ue, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli esteri del governo di Ivica Račan. Tonino Picula ha ottenuto il 47,75 per cento di voti preferenziali anche se per volonta' del presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato al solo quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano nel PE Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato – liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Tonino Picula, il quale ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori ed assistenti e lontano dalla sede del Partito socialdemocratico, ha comunque dichiarato di essere „parte dello SDP“ e che questa vittoria non la puo' vivere diversamente che come riconoscimento e stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. „Senza modestie ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri“ ha detto Picula aggiungendo di essere legalista e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.
La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non ha trionfato dal lontano 1992. Come centro intelettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata. Ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' „la rossa Zagabria non esiste piu'“ e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Del crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list' parla anche l'alto posizionamento, al terzo posto, dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i loro elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. La maggiore sconfitta e' comunque quella a Zagabria e Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza opzione politica, i verdi di Mirela Holy, ovvero lo Sviluppo sostenibile della Croazia, OraH. L'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy si e' dimessa dal suo incarico e ha lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.
Il governo Milanovic in difficoltà
Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: „a tal ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare! Andiamo avanti! Ancora piu' forte!“. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi. Invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente: „Congratulazioni a Mirela Holy che ha ottenuto cosi' tanti voti“ ha detto il premier. Ha valutato la sua vittoria sorprendente soprattutto perche' senza infrastrutture partitiche.
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di voti preferenziali ha ottenuto l'euroscettica e controversa Ruža Tomašić del partito dell'estrema destra (HSP AS). Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko avverte che „non sono i tempi per essere euforici“ e fa ricordare le vittime delle alluvioni in Slavonia che stanno nelle sale sportive e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascolatre i consigli dei vincitori sul come sanare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla loro vita normale. Il lider dell'opposizione rileva che la Croazia „si trova in una situazione catastrofica, e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita“. L'HDZ con la sua mentalita' di vincitore, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, „da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente“ e promette che questo „e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari“.
Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, inoltre presidente del Partito popolare croato – liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a mostrare i risultati e continuare a lavorare concentratamente con obiettivi chiari e successi dimostrativi. „Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo capisce come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“ ha sottolineato Vesna Pusić.
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento allo SDP governativo e al premier Milanović. Rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy.
I commenti negli altri Paesi della regione
Secondo l'agenzia di stampa slovena, STA i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo aggiutivo del premier e' il fatto che i suoi „sfidanti della sinistra“ Tonino Picula e Mirela Holy hanno vinto i mandati europei e grazie ai voti preferenziali sono in effetti „i veri vincitori“ di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana „Delo“ valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti „scandali di corruzione“ nel partito mentre l'HDZ che era appesantita dalla riputazione di un partito corrotto, a causa dell'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito in quanto membro dei Verdi, a differenza della maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno „scoperto“ improvvisamente di preferire i movimenti ecologici e i partiti verdi.
I media in BiH hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha favoreggiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della BiH che queste elezioni potrebbero essere positive anche per la BiH. I rappresentanti croati della BiH che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri questa e' una cosa estremamente positiva per la BiH perche' rafforza la coscienza europea“. Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la BiH perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza „la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia“ rilevando il fatto che il relatore per la Serbia al PE, lo sloveno Jelko Kacin non e' riuscito a vincere il suo terzo mandato e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia „rappresentano un momento di verita' della politica slovena“.
Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Ue dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: „vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi“ ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Ue, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. „Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerge l'antisemitismo, unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale“ ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il fatto del successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović „ha fatto allontanare“ dimostrano che si tratta di problemi all'interno del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico che devono essere risolti.
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio a Radio Radicale
giovedì 29 maggio 2014
L'ESITO DELLE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA
Vince l'opposizione di centro-destra, si affermano gli ecologisti e scoppia la bufera tra i socialdemocratici
Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse all'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaia di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Unione Europea, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non inaspettato, e' stato un colpo duro per i partiti che sostengono il governo. Nel nuovo Parlamento europeo la Croazia avra' 11 deputati e, per volontà degli elettori, 6 proverranno dalle fila della coalizione di centro-destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico, ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un seggio lo avra' il nuovo partito OraH (Sviluppo sostenibile della Croazia) dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con il 9,42 per cento di preferenze.
Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse all'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaia di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Unione Europea, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non inaspettato, e' stato un colpo duro per i partiti che sostengono il governo. Nel nuovo Parlamento europeo la Croazia avra' 11 deputati e, per volontà degli elettori, 6 proverranno dalle fila della coalizione di centro-destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico, ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un seggio lo avra' il nuovo partito OraH (Sviluppo sostenibile della Croazia) dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con il 9,42 per cento di preferenze.
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La puntata odierna è dedicata in larga parte ai risultati delle elezioni europee nei paesi balcanici che fanno parte dell'Unione Europea, con una particolare attenzione al voto in Croazia e in Grecia, e alle reazioni in un paese che non fa parte dell'UE, l'Albania, che ha accolto con preoccupazione l'esito del voto e l'avanzata dei partiti antieuropeisti.
Gli altri argomenti
Le preoccupazioni per le conseguenze delle devastanti inondazioni che hanno colpito Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia.
Le possibili nuove elezioni anticipate in Macedonia/Fyrom e le accuse di corruzione contro il premier Nicola Gruevski.
La campagna elettorale, l'incertezza sull'esito del voto e le accuse ad alcuni leader politici, compreso il premier Hashim Thaci, in Kosovo.
Lo sciopero della fame di alcuni dipendenti pubblici licenziati dopo l'insediamento del governo di centro-sinistra in Albania.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La puntata odierna è dedicata in larga parte ai risultati delle elezioni europee nei paesi balcanici che fanno parte dell'Unione Europea, con una particolare attenzione al voto in Croazia e in Grecia, e alle reazioni in un paese che non fa parte dell'UE, l'Albania, che ha accolto con preoccupazione l'esito del voto e l'avanzata dei partiti antieuropeisti.
Gli altri argomenti
Le preoccupazioni per le conseguenze delle devastanti inondazioni che hanno colpito Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia.
Le possibili nuove elezioni anticipate in Macedonia/Fyrom e le accuse di corruzione contro il premier Nicola Gruevski.
La campagna elettorale, l'incertezza sull'esito del voto e le accuse ad alcuni leader politici, compreso il premier Hashim Thaci, in Kosovo.
Lo sciopero della fame di alcuni dipendenti pubblici licenziati dopo l'insediamento del governo di centro-sinistra in Albania.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
giovedì 8 maggio 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.
Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.
Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.
Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.
Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.
Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.
Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.
Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.
Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.
Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.
Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.
Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.
Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
mercoledì 30 aprile 2014
ELEZIONI EUROPEE 2014: IL PRIMO CONFRONTO TRA I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE UE
Lunedì 28 aprile Euronews ha mandato in onda il primo confronto tra i candidati alla presidenza della Comissione Europea, in vista delle elezioni per il Parlamento europeo che si svolgeranno tra il 22 e il 25 maggio (in Italia si voterà in questa data). Si tratta di un evento a suo modo storico: per la prima volta, infatti, il prossimo presidente della Commissione, che succederà a José Manuel Barroso, secondo quanto
prevede il trattato di Lisbona del 2009 sarà scelto tenendo conto del
risultato delle urne. E per la prima volta, dunque, i principali candidati alla guida dell'esecutivo comunitario si sono confrontati pubblicamente, presentando i loro programmi e rispondendo alle domande dei conduttori e dei cittadini.
Il dibattito ha avuto luogo a Maastricht, in Olanda, nel luogo cioè dove nel 1991 fu firmato il trattato che ha dato vita all'Unione Europea. Quattro i candidati che hanno accettato la sfida proposta da Euronews: Jean Claude Junker, ex premier lussemburghese, ex presidente dell'Eurogruppo, candidato dal Partito popolare europeo; Martin Schultz, attuale presidente del Parlamento, proposto dal Partito socialista europeo; Guy Verhofstadt, ex premier belga ed attuale capogruppo dell'Alleanza dei liberali e democratici; Ska Keller che, insiemea José Bové, è la candidata dei Verdi. Ha invece declinato l'invito il greco Alexis Tsipras, leader di Syriza e candidato della Sinistra unita europea che ha però già fatto sapere che sarà presente il 15 maggio al terzo e ultimo dibattito (il secondo è fissato per il 9 maggio).
Tre i temi di questo primo confronto: l'economia, con le politiche per uscire dalla crisi e rilanciare l'ocupazione, la questione energetica e il modello di crescita; la politica estera, alle prese con le gravi conseguenze della crisi ucraina nel confronto con la Russia; il futuro dell'Unione, con l'allargamento comuntario e le incognite poste dall'avanzata dei movimenti antieuropeisti e xenofobi. Alla fine i quattro candidati hanno riassunto i temi portanti della loro proposta per il governo dell'Unione Europea per i prossimi anni.
Se da un alto è sicuramente positivo che anche i candidati alla presidenza della Commissione si confrontino finalmente in pubblico sulle loro proposte e i loro programmi, rispondendo alle domande dei cittadini, come avviene ormai in tutti i Paesi dell'Unione in occasione delle elezioni, dall'altra parte non è detto che altrettanta trasparenza si avrà nella scelta effettiva del prossimo presidente, nonostante quanto preveda il trattato di Lisbona. Non solo perché questa nuova prassi non è gradita da alcuni dei più influenti leader europei, come la cancelliera Merkel, ma anche perché se dalle urne non dovesse uscire un risultato chiaro, la scelta del capo dell'esecutivo tornerà ad essere affidata alle trattative riservate tra i vari governi.
Sul sito di Euronews analisi e approfondimenti sull'esito di questo primo dibattito televisivo.
Qui di seguito la registrazione in traduzione italiana
Il dibattito ha avuto luogo a Maastricht, in Olanda, nel luogo cioè dove nel 1991 fu firmato il trattato che ha dato vita all'Unione Europea. Quattro i candidati che hanno accettato la sfida proposta da Euronews: Jean Claude Junker, ex premier lussemburghese, ex presidente dell'Eurogruppo, candidato dal Partito popolare europeo; Martin Schultz, attuale presidente del Parlamento, proposto dal Partito socialista europeo; Guy Verhofstadt, ex premier belga ed attuale capogruppo dell'Alleanza dei liberali e democratici; Ska Keller che, insiemea José Bové, è la candidata dei Verdi. Ha invece declinato l'invito il greco Alexis Tsipras, leader di Syriza e candidato della Sinistra unita europea che ha però già fatto sapere che sarà presente il 15 maggio al terzo e ultimo dibattito (il secondo è fissato per il 9 maggio).
Tre i temi di questo primo confronto: l'economia, con le politiche per uscire dalla crisi e rilanciare l'ocupazione, la questione energetica e il modello di crescita; la politica estera, alle prese con le gravi conseguenze della crisi ucraina nel confronto con la Russia; il futuro dell'Unione, con l'allargamento comuntario e le incognite poste dall'avanzata dei movimenti antieuropeisti e xenofobi. Alla fine i quattro candidati hanno riassunto i temi portanti della loro proposta per il governo dell'Unione Europea per i prossimi anni.
Se da un alto è sicuramente positivo che anche i candidati alla presidenza della Commissione si confrontino finalmente in pubblico sulle loro proposte e i loro programmi, rispondendo alle domande dei cittadini, come avviene ormai in tutti i Paesi dell'Unione in occasione delle elezioni, dall'altra parte non è detto che altrettanta trasparenza si avrà nella scelta effettiva del prossimo presidente, nonostante quanto preveda il trattato di Lisbona. Non solo perché questa nuova prassi non è gradita da alcuni dei più influenti leader europei, come la cancelliera Merkel, ma anche perché se dalle urne non dovesse uscire un risultato chiaro, la scelta del capo dell'esecutivo tornerà ad essere affidata alle trattative riservate tra i vari governi.
Sul sito di Euronews analisi e approfondimenti sull'esito di questo primo dibattito televisivo.
Qui di seguito la registrazione in traduzione italiana
giovedì 27 marzo 2014
LA CROAZIA AL VOTO IL 25 MAGGIO PER IL PARLAMENTO EUROPEO
Di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipovic ha indetto le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. I cittadini croati si recheranno alle urne il prossimo 25 maggio. Il capo dello stato croato ha invitato i cittadini a non mancare a questo importante appuntamento elettorale perché riguarda anche il futuro della Croazia. Josipović ha auspicato che a campeggiare siano i temi europei e che non si finisca soltanto a dibattere su quanto i deputati guadagneranno, oppure parlare di ustascia e partigiani. Le liste elettorali possono proporre tutti i partiti registrati in Croazia e si possono presentare liste singole oppure in coalizione. I deputati vengono eletti in base al sistema proporzionale ma a differenza delle elezioni politiche, alle europee gli elettori hanno la possibilità di esprimere anche il voto preferenziale per un singolo candidato della lista che decidono scegliere. E’ solo dopo un anno quindi che gli elettori in Croazia torneranno a votare per il PE. Le prime elezioni si sono svolte il 13 e 14 aprile del 2013 in vista dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea avvenuto il primo luglio successivo. L’affluenza alle urne, in quella occasione, e’ stata pero’ molto scarsa, soltanto il 20,83 per cento degli aventi diritto andò a votare. Questa volta, vale a dire nel prossimo mandato, la Croazia avrà un rappresentante in meno, cioè 11 deputati, perché il numero degli europarlamentari verrà ridotto dagli attuali 766 a 751.
Sabato scorso, il consiglio generale del Partito socialdemocratico ha approvato l’accordo sulla coalizione per le prossime elezioni europee: di questa coalizione faranno parte, oltre ai socialdemocratici, il Partito popolare, i liberaldemocratici, il partito istriano e il Partito croato dei pensionati. E’ stata inoltre approvata la proposta della lista comune capeggiata dall'attuale commissario europeo per i consumatori, Neven Mimica, esponente socialdemocratico. Rivolgendosi ai concorrenti, vale a dire al maggiore partito di opposizione, l’Hdz e ai suoi partner di coalizione, il premier e presidente dei socialdemocratici Zoran Milanović ha detto che quello che divide i due schieramenti è un bivio insormontabile nell’interpretare la politica e per quanto riguarda i valori sociali fondamentali. La proposta delle liste non e’ mai semplice, ha detto Milanović e ha aggiunto di assumersi tutte le responsabilità. Non è passato innoservato però il fatto che Tonino Picula, alle precedenti elezioni capolista della coalizione governativa, su decisione di Milanović, in questa occasione è sceso al quinto posto. Una decisione questa che giustamente ha suscitato attenzione e speculazioni mediatiche. L’attuale commissario europeo croato Neven Mimica, al quale e’ stata affidata la posizione di capolista, si e’ detto convinto che la lista di coalizione proposta dai socialdemocratici ha forza e profilo europeo e che puo’ garantire il maggior numero di seggi.
Il quinto posto sulla lista della coalizione socialdemocratica per Tonino Picula resta comunque per molti una sorpresa. Va ricordato che alle precedenti elezioni europee Picula aveva ottenuto il maggior numero di preferenze in assoluto e si è dimostrato uno degli europarlamentari croati più attivi nell’attuale assemblea. In vista della decisione del consiglio generale del Partito socialdemocratico sui candidati, Picula si e’ detto convinto che gli elettori sapranno riconoscere il suo vero posto, quale che esso sia, e alla domanda se ritiene che si tratti di una strategia del suo partito oppure di una punizione, ha risposto di ritenere che “c’è del vero sia nell’uno che nell’altro caso”. “Il mio destino non è stato soltanto una volta quello di avere davanti ai miei occhi un obiettivo chiaro, ma un vento forte al petto, se lo sarà anche questa volta non lo posso prevedere. Nelle circostanze in cui questo mi sarà possibile, saprò dare il mio contributo”, ha detto Picula rilevando che è stato eletto al Parlamento europeo in base alla sua grande esperienza di politica internazionale. Ha ammesso comunque in una trasmissione televisiva che secondo la sua opinione, il primo posto sulla lista se lo meritava, ma anche il quinto lo accetta come una sfida e promette massimo impegno. Ricordiamo che durante il primo governo socialdemocratico di Ivica Račan, Tonino Picula ebbe l’incarico di ministro degli Esteri e che attualmente è membro del Consiglio generale del Partito Radicale nonviolento transnazionale transpartito.
E mentre l’attenzione dei media è concentrata sulle liste delle due maggiori coalizioni elettorali, quello governativo guidato dal Partito socialdemocratico e quello dell’opposizione capeggiato dall’Unione democratica croata, sulla scena politica per le elezioni europee si sono presentati in questi giorni anche i presidenti di otto partiti riunitisi sotto il nome di “Alleanza per la Croazia”. Hanno lanciano aspre critiche sia all’attuale governo di centro-sinistra che alla precedente maggioranza conservatrice affermando che entrambe si sono allontanate dal popolo e sono in contrasto con tutti. Accusano sia i socialdemocratici che l’Hdz di condurre una politica che tradisce le aspettative dei cittadini, di aver impoverito e umiliato il popolo croato e di lavorare soltanto per i loro interessi. L’Alleanza per la Croazia vuole fermare la crisi e l’ulteriore fallimento dell'economia, salvaguardare la famiglia e la dignità della guerra per la patria e i suoi leader si vantano di essere politici delle intenzioni oneste e di rappresentare la nuova forza che porterà unità al Paese.
Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale
Il presidente croato Ivo Josipovic ha indetto le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. I cittadini croati si recheranno alle urne il prossimo 25 maggio. Il capo dello stato croato ha invitato i cittadini a non mancare a questo importante appuntamento elettorale perché riguarda anche il futuro della Croazia. Josipović ha auspicato che a campeggiare siano i temi europei e che non si finisca soltanto a dibattere su quanto i deputati guadagneranno, oppure parlare di ustascia e partigiani. Le liste elettorali possono proporre tutti i partiti registrati in Croazia e si possono presentare liste singole oppure in coalizione. I deputati vengono eletti in base al sistema proporzionale ma a differenza delle elezioni politiche, alle europee gli elettori hanno la possibilità di esprimere anche il voto preferenziale per un singolo candidato della lista che decidono scegliere. E’ solo dopo un anno quindi che gli elettori in Croazia torneranno a votare per il PE. Le prime elezioni si sono svolte il 13 e 14 aprile del 2013 in vista dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea avvenuto il primo luglio successivo. L’affluenza alle urne, in quella occasione, e’ stata pero’ molto scarsa, soltanto il 20,83 per cento degli aventi diritto andò a votare. Questa volta, vale a dire nel prossimo mandato, la Croazia avrà un rappresentante in meno, cioè 11 deputati, perché il numero degli europarlamentari verrà ridotto dagli attuali 766 a 751.
Sabato scorso, il consiglio generale del Partito socialdemocratico ha approvato l’accordo sulla coalizione per le prossime elezioni europee: di questa coalizione faranno parte, oltre ai socialdemocratici, il Partito popolare, i liberaldemocratici, il partito istriano e il Partito croato dei pensionati. E’ stata inoltre approvata la proposta della lista comune capeggiata dall'attuale commissario europeo per i consumatori, Neven Mimica, esponente socialdemocratico. Rivolgendosi ai concorrenti, vale a dire al maggiore partito di opposizione, l’Hdz e ai suoi partner di coalizione, il premier e presidente dei socialdemocratici Zoran Milanović ha detto che quello che divide i due schieramenti è un bivio insormontabile nell’interpretare la politica e per quanto riguarda i valori sociali fondamentali. La proposta delle liste non e’ mai semplice, ha detto Milanović e ha aggiunto di assumersi tutte le responsabilità. Non è passato innoservato però il fatto che Tonino Picula, alle precedenti elezioni capolista della coalizione governativa, su decisione di Milanović, in questa occasione è sceso al quinto posto. Una decisione questa che giustamente ha suscitato attenzione e speculazioni mediatiche. L’attuale commissario europeo croato Neven Mimica, al quale e’ stata affidata la posizione di capolista, si e’ detto convinto che la lista di coalizione proposta dai socialdemocratici ha forza e profilo europeo e che puo’ garantire il maggior numero di seggi.
Il quinto posto sulla lista della coalizione socialdemocratica per Tonino Picula resta comunque per molti una sorpresa. Va ricordato che alle precedenti elezioni europee Picula aveva ottenuto il maggior numero di preferenze in assoluto e si è dimostrato uno degli europarlamentari croati più attivi nell’attuale assemblea. In vista della decisione del consiglio generale del Partito socialdemocratico sui candidati, Picula si e’ detto convinto che gli elettori sapranno riconoscere il suo vero posto, quale che esso sia, e alla domanda se ritiene che si tratti di una strategia del suo partito oppure di una punizione, ha risposto di ritenere che “c’è del vero sia nell’uno che nell’altro caso”. “Il mio destino non è stato soltanto una volta quello di avere davanti ai miei occhi un obiettivo chiaro, ma un vento forte al petto, se lo sarà anche questa volta non lo posso prevedere. Nelle circostanze in cui questo mi sarà possibile, saprò dare il mio contributo”, ha detto Picula rilevando che è stato eletto al Parlamento europeo in base alla sua grande esperienza di politica internazionale. Ha ammesso comunque in una trasmissione televisiva che secondo la sua opinione, il primo posto sulla lista se lo meritava, ma anche il quinto lo accetta come una sfida e promette massimo impegno. Ricordiamo che durante il primo governo socialdemocratico di Ivica Račan, Tonino Picula ebbe l’incarico di ministro degli Esteri e che attualmente è membro del Consiglio generale del Partito Radicale nonviolento transnazionale transpartito.
E mentre l’attenzione dei media è concentrata sulle liste delle due maggiori coalizioni elettorali, quello governativo guidato dal Partito socialdemocratico e quello dell’opposizione capeggiato dall’Unione democratica croata, sulla scena politica per le elezioni europee si sono presentati in questi giorni anche i presidenti di otto partiti riunitisi sotto il nome di “Alleanza per la Croazia”. Hanno lanciano aspre critiche sia all’attuale governo di centro-sinistra che alla precedente maggioranza conservatrice affermando che entrambe si sono allontanate dal popolo e sono in contrasto con tutti. Accusano sia i socialdemocratici che l’Hdz di condurre una politica che tradisce le aspettative dei cittadini, di aver impoverito e umiliato il popolo croato e di lavorare soltanto per i loro interessi. L’Alleanza per la Croazia vuole fermare la crisi e l’ulteriore fallimento dell'economia, salvaguardare la famiglia e la dignità della guerra per la patria e i suoi leader si vantano di essere politici delle intenzioni oneste e di rappresentare la nuova forza che porterà unità al Paese.
Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale
giovedì 27 febbraio 2014
CROAZIA: I PARTITI DI GOVERNO ALLA PROVA DELLE ELEZIONI EUROPEE
Di Marina Szikora
“Il Partito Socialdemocratico resta il cuore dei buoni cambiamenti. Andiamo verso una nuova vittoria. Non tradite la fiducia della gente di cui ancora godiamo. Questi sono i tempi delle frustrazioni, dell’odio, delle parole aspre che spesso sono ad un passo dal golpe o dalla piazza. Noi ci meritiamo ancora la fiducia della gente e la fiducia resta la parola chiave“. Questo il messaggio del premier socialdemocratico croato Zoran Milanović alla convenzione del suo partito svoltasi sabato scorso a Zagabria. Parole che dovrebbero essere ancora convincenti in un clima di profonda delusione e grave crisi economica in cui si trova il Paese da meno tempo membro dell’UE. Parole queste che dovrebbero difendere l’attuale governo giunto alla meta’ del suo mandato e che avra’ una grande prova della fiducia dei cittadini al prossimo appuntamento elettorale che sara’ quello delle elezioni per il Parlamento Europeo a fine maggio.
Il principale messaggio del premier alla convenzione e’ che l’SDP con i suoi partner di coalizione e’ riuscito a proteggere la coesione sociale in Croazia, mentre gli altri, e per “altri”, anche se non nominati, si intende il maggiore partito di opposizione, l’HDZ, dichiarano di essere pronti per il grande rovesciamento. “Non spaventatevi dai racconti di una rivoluzione liberale”, ha detto Milanović promettendo che l’SDP resta fedele ai valori civici e sociali. Con i partner di coalizione, ha osservato il premier croato, si e’ realizzata una collaborazione buona, attiva e trasparente, i disaccordi sono a livello di errori statistici. A confermarlo e’ stata la vicepremier e ministro degli Esteri, presidente del Partito popolare croato – Liberali democratici, Vesna Pusić, che ha qualificato questo governo come il migliore finora a guida della Croazia.
Come detto, la prima grande prova per sentire chiaramente la voce dei cittadini della Croazia saranno le prossime elezioni europee. E non sara’ facile. Entrambi i maggiori partiti, l’SDP e l’ HDZ, secondo i sondaggi, negli ultimi mesi si trovano quasi alla pari nelle intenzioni di voto: l’SDP gode attualmente di un sostegno attorno al 23 per cento mentre l’HDZ è tra il 20 e il 21 per cento. L’HDZ si dice convinta che in caso di vittoria sarebbe allora l’occasione giusta e buona per richiedere le elezioni anticipate. Per i partiti, sia quelli che governano che quelli dell’opposizione, sara’ comunque battaglia dura, ma per i cittadini la preoccupazione principale e’ come fronteggiare l’esaurimento dovuto alla troppo lunga crisi economica di cui non si intravede ancora la via d’uscita e nella politica ci credono ben poco.
Testo tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 febbraio a Radio Radicale
“Il Partito Socialdemocratico resta il cuore dei buoni cambiamenti. Andiamo verso una nuova vittoria. Non tradite la fiducia della gente di cui ancora godiamo. Questi sono i tempi delle frustrazioni, dell’odio, delle parole aspre che spesso sono ad un passo dal golpe o dalla piazza. Noi ci meritiamo ancora la fiducia della gente e la fiducia resta la parola chiave“. Questo il messaggio del premier socialdemocratico croato Zoran Milanović alla convenzione del suo partito svoltasi sabato scorso a Zagabria. Parole che dovrebbero essere ancora convincenti in un clima di profonda delusione e grave crisi economica in cui si trova il Paese da meno tempo membro dell’UE. Parole queste che dovrebbero difendere l’attuale governo giunto alla meta’ del suo mandato e che avra’ una grande prova della fiducia dei cittadini al prossimo appuntamento elettorale che sara’ quello delle elezioni per il Parlamento Europeo a fine maggio.
Il principale messaggio del premier alla convenzione e’ che l’SDP con i suoi partner di coalizione e’ riuscito a proteggere la coesione sociale in Croazia, mentre gli altri, e per “altri”, anche se non nominati, si intende il maggiore partito di opposizione, l’HDZ, dichiarano di essere pronti per il grande rovesciamento. “Non spaventatevi dai racconti di una rivoluzione liberale”, ha detto Milanović promettendo che l’SDP resta fedele ai valori civici e sociali. Con i partner di coalizione, ha osservato il premier croato, si e’ realizzata una collaborazione buona, attiva e trasparente, i disaccordi sono a livello di errori statistici. A confermarlo e’ stata la vicepremier e ministro degli Esteri, presidente del Partito popolare croato – Liberali democratici, Vesna Pusić, che ha qualificato questo governo come il migliore finora a guida della Croazia.
Come detto, la prima grande prova per sentire chiaramente la voce dei cittadini della Croazia saranno le prossime elezioni europee. E non sara’ facile. Entrambi i maggiori partiti, l’SDP e l’ HDZ, secondo i sondaggi, negli ultimi mesi si trovano quasi alla pari nelle intenzioni di voto: l’SDP gode attualmente di un sostegno attorno al 23 per cento mentre l’HDZ è tra il 20 e il 21 per cento. L’HDZ si dice convinta che in caso di vittoria sarebbe allora l’occasione giusta e buona per richiedere le elezioni anticipate. Per i partiti, sia quelli che governano che quelli dell’opposizione, sara’ comunque battaglia dura, ma per i cittadini la preoccupazione principale e’ come fronteggiare l’esaurimento dovuto alla troppo lunga crisi economica di cui non si intravede ancora la via d’uscita e nella politica ci credono ben poco.
Testo tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 febbraio a Radio Radicale
mercoledì 12 febbraio 2014
ALBANIA: I RAPPORTI CON L'ITALIA E CON L'UNIONE EUROPEA
Intervista di Artur Nura per Radio Radicale a Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamwnto Europeo durante la sua visita a Tirana.
giovedì 30 gennaio 2014
PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO DI FARE LUCE SULL’ASSASSINIO DI ZORAN ĐINĐIĆ
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| Zoran Djindjic |
Di Marina Szikora
ll chiarimento del retroscena politico
dell’uccisione dell’ex premier democratico della Serbia, Zoran
Đinđić [vittima di un attentato a Belgrado il 12 marzo 2003,
n.d.r.] dovrebbe essere inserito come condizione nel capitolo
giustizia e diritti fondamentali del negoziato di adesione della
Serbia all’Unione Europea. Lo pensano alcuni deputati europei con a
capo l’eurodeputato sloveno e relatore per la Serbia Jelko Kacin.
Infatti e’ questa la richiesta di quattro deputati dei principali
gruppi politici del Parlamento europeo i quali hanno inviato una
lettera alla Commissione europea in cui sottolineano che lo stato di
diritto in Serbia non potra’ essere rafforzato senza far luce sui
crimini del regime di Slobodan Milošević e una completa indagine
sull’assassinio di Đinđić “i cui esecutori sono dietro le
sbarre ma i cui mandanti ancora in libertà”.
Secondo questi deputati europei le
recenti indiscrezioni secondo le quali l’ex capo dei servizi
segreti di Milošević potrebbe essere rilasciato dal carcere se
collaborasse con la procura che indaga sull'assassinio di Đinđić,
sono una ragione in piu’ per preoccuparsi che gli interessi
particolari del regime Milošević potrebbero fermare o rallentare
le riforme dell’attuale governo in Serbia. Gli eurodeputati
ritengono che queste misure avrebbero delle conseguenze importanti
per tentare di eliminare i difetti pericolosi del sistema dei servizi
segreti in Serbia che ancora persistono, come i collegamenti e le
collusioni con la criminalita’ organizzata. Infine, sarebbero un
test definitivo per valutare l’indipendenza e l'efficacenza della
giustizia serba.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 gennaio a Radio Radicale.
domenica 12 gennaio 2014
L'UNIONE EUROPEA SOMMERSA DALL'EUROSCETTICISMO?
Martedì scorso ho proposto un pezzo di Massimo Nava uscito sul Corriere della Sera lo scorso 20
dicembre che esprimeva, in maniera fondata e argomentata, la preoccupazione su ciò che potrebbe accadere a maggio prossimo alle elezioni per il rinnovo del
Parlamento europeo che potrebbero segnare il successo di movimenti antieuropei, populisti e xenofobi che si sono difusi in questi ultimi anni in molti Paesi europei. Per bilanciare quella preoccupante prospettiva, e per la mia inguaribile inclinazione euro-ottimista, propongo oggi l'interessante analisi di Davide Denti, pubblicata il 23 dicembre su East Journal. Buona lettura e di nuovo auguri Europa e auguri a tutti noi.
Unione Europea: saremo sommersi dagli euroscettici?
Unione Europea: saremo sommersi dagli euroscettici?
“Stiamo andando a cento all’ora a sbattere contro un muro”, commentavano solo qualche mese fa nei corridoi dell’europarlamento a Bruxelles. Il riferimento era alla marea montante dei partiti populisti ed euroscettici, che in tutta Europa si stanno mobilitando in vista delle elezioni europee previste per il prossimo 25-26 maggio nei 28 stati membri dell’Unione, mentre la crisi dell’eurozona ancora morde le loro società.
Le elezioni europee del 2014 sembrano destinate a essere ricordate per due cose, forse contraddittorie tra loro: l’inevitabile declino della partecipazione al voto, e la crescita dei partiti populisti ed euroscettici.
Il rischio, qualcuno ha paventato, è che l’istituzione dedicata alla
rappresentanza dei cittadini si trovi incapace di funzionare nel suo
prossimo mandato. Una diagnosi così negativa è giustificata? Forse no, sostiene in un suo documento Yves Bertoncini, direttore di Notre Europe. Vediamo perché.
Affluenza alle urne: l’importanza di mettere l’asticella al livello giusto
Le elezioni europee, da quando si sono tenute a suffragio dirette a partire dal 1979, hanno dato risultati paradossali per quanto riguarda la partecipazione alle urne. Mentre i poteri del parlamento europeo sono costantemente cresciuti,
da una camera puramente consultiva com’era ad un co-decisore su un
piano di parità con il Consiglio UE nella stragrande maggioranza dei
dossier (fanno ancora eccezione allargamento e politica estera), il tasso di affluenza alle urne dei cittadini europei è costantemente diminuito, dal 62% del 1979 al 43% del 2009. Il timore è che nel 2014 non si arrivi a superare la barra del 40%.
Un dato preoccupante, se si considera che la partecipazione alla urne alle elezioni politiche nei diversi paesi europei varia tra il 65% e il 95%. Ma sarebbe un paragone corretto? Le elezioni europee non sono come le elezioni nazionali. In primo luogo, perchè non si elegge un governo.
Votare per il Parlamento europeo ha un effetto sostanziale sulla
composizione delle leggi stabilite in sede UE, e da quest’anno dovrebbe
avere un chiaro legame anche con la scelta del presidente della
Commissione, ma non influenza la composizione dell’altro organo
legislatore, il Consiglio, nè le politiche perseguite dalla BCE, che
sono stabilite nei trattati. E’ meno evidente per l’uomo della strada capire come la sua scelta possa produrre un cambiamento sostanziale a livello europeo.
In secondo luogo, una delle ragioni del calo costante degli elettori all’europarlamento è dato dalla diminuzione del peso degli stati con sistemi di voto obbligatorio rispetto al totale: da 3 su 9 nel 1979 (inclusa l’Italia), a 3 su 28 (Belgio, Grecia e Lussemburgo).
Inoltre, è sbagliato paragonare le elezioni europee alle elezioni nazionali. Se paragonate alle elezioni federali di sistemi politici come la Svizzera o gli Stati Uniti, il quadro cambia: solo il 48% degli americani (e ancor meno in caso di elezioni di mid-term) o il 54% degli svizzeri si è recato a votare per le elezioni federali, in media, tra il 1965 e il 1995. Eppure nessuno si sogna di contestare per questo l’assenza di democrazia parlamentare degli Stati Uniti o della Svizzera.
Segno che l’astensione è una sfida accettabile per un livello politico
meno vicino al cittadino di quanto possano essere le elezioni comunali o
politiche nazionali.
Infine, una serie di fattori di circostanza sembrano convergere nel fare delle elezioni del 2014 una possibile eccezione: le elezioni si terranno in maggio
anziché, come solito, in giugno, con minor rischio che la gente “vada
al mare”. In secondo luogo, in diversi casi le elezioni europee saranno simultanee ad altre tornate elettorali, nazionali o locali. Si voterà lo stesso giorno delle europee in Belgio, Irlanda, Grecia e Lituania, oltre che in 10 Länder tedeschi e in diverse constituency britanniche. Infine, l’eurocrisi ha portato l’Europa ad essere un tema di dibattito quotidiano in molti stati membri. La politicizzazione delle questioni europee
potrebbe aiutare a convincere i cittadini a recarsi alle urne per
esprimere la loro opinione – non necessariamente positiva – su come l’UE
ha gestito la crisi. La sinistra in particolare, come partiti di minoranza a livello europeo e nazionale nell’ultimo periodo, ha l’opportunità e la responsabilità di puntare il dito contro il magro bilancio dell’ultimo mandato europeo del centrodestra, e al contempo articolare una visione alternativa per l’Europa unita dei prossimi cinque anni.
Dell’inutilità degli euroscettici a Bruxelles
Ma che fare se, anche con una
partecipazione al voto a livelli decenti, un gran numero di
europarlamentari si rivelassero euroscettici o populisti? Il Parlamento europeo potrebbe restarne in scacco?
In realtà, sarebbe molto più grave per l’UE se partiti euroscettici o
populisti andassero al governo in più stati membri (e le relazioni di
Cameron, Orban, e dell’ex presidente céco Klaus con l’UE lo dimostrano).
Euroscettici e populisti, infatti, hanno ben poca influenza sul processo decisionale europeo, e questo perché l’influenza è in funzione non solo del numero di seggi, ma anche della coesione interna dei gruppi politici e della loro capacità di coalizzarsi con altre forze politiche.
In primo luogo, gli euroscettici e populisti sono profondamente divisi tra loro. I loro temi di battaglia possono essere simili: il deficit democratico dell’UE, la difesa delle identità nazionali contro Bruxelles e spesso anche contro immigrati e Islam, identificati come “altro da sè“, e talvolta la denuncia dell’agenda neoliberista dell’UE. Ma a parte un generale rigetto delle istituzioni europee, i vari partiti populisti ed euroscettici hanno ben poco in comune. Così, si trovano frammentati tra tre gruppi diversi nell’emiciclo di Bruxelles e Strasburgo: i conservatori più mainstream nell’ECR (Tories britannici, il PiS dei Kaczynski, l’ODS céco di Klaus), la destra autonomista nel gruppo EFD (Lega Nord, UKIP, Veri Finlandesi, Popolari danesi, TT lituani, SNS slovacco), la sinistra radicale nel gruppo GUE/NGL
(Die Linke, Syriza, Front de Gauche, Izquierda Unida, Sinn Fein,
comunisti céchi). Fuori da ogni gruppo sono rimasti, all’ultimo giro, i
partiti di estrema destra (Front National, FPOE, il PVV di Geert Wilders, Ataka, Jobbik), incapaci di trovare una sintesi tra diversi nazionalismi: il loro gruppo Identità, tradizione, sovranità si è frantumato nel 2007 per via delle offese che gli eurodeputati del Partito della Grande Romania ritenevano di aver subito dalla collega italiana Alessandra Mussolini.
Un gruppo europeo della destra potrebbe risorgere a questo giro (prova ne sia l’attivismo europeo di Marine Le Pen), ma ciò non costituirebbe una grave minaccia per il Parlamento europeo. Infatti, la coesione interna e la partecipazione ai lavori dei gruppi euroscettici sono più basse di quelle degli altri gruppi politici, e ciò ne riduce l’influenza nell’europarlamento, diminuendo il valore del numero dei seggi conquistati alle elezioni.
Inoltre, se oggi gli euroscettici al
Parlamento europeo possono contare su circa 140 eurodeputati su un
totale di 766 (il 20%), nel 2014 il loro numero potrebbe salire fino a circa 200 su 751 (il 25%), ma non oltre. Ciò poiché gli equilibri del prossimo europarlamento dipendono soprattutto dai sette stati che raccolgono due terzi dell’elettorato e determinano il 60% dei seggi. E in alcuni di questi (Spagna, Polonia) non si prevede un’aumento del voto populista, mentre in altri (UK, Romania) gli euroscettici avevano già ottenuto ottimi risultati nel 2009. L’aumento previsto verrebbe quindi da quei paesi in cui il voto populista o euroscettico è in ascesa: Francia, Italia e Germania.
Ma, come spiegato sopra, l’aumento numerico non corrisponderebbe necessariamente ad un aumento d’influenza
di tali gruppi. In mancanza di una dinamica ben definita tra
maggioranza e opposizione, le decisioni al Parlamento europeo vengono
prese il 70% delle volte per consenso tra i due gruppi maggiori,
popolari (PPE) e socialisti (S&D), con l’eventuale aggiunta dei
liberali (ALDE). Al contrario, il 15% delle volte le decisioni passano
con una maggioranza di centrosinistra (liberali, socialisti e verdi) e
il restante 15% con una maggioranza di centrodestra (liberali, popolari e
conservatori). La crescita dei gruppi euroscettici di destra e di sinistra, che costituiscono l’opposizione alla “grande coalizione” europea tra popolari, liberali e socialisti, potrebbe avere l’effetto paradossale di rafforzarla, aumentando la propensione alla coesione tra i 550 eurodeputati dei gruppi centrali.
Porre le sfide nella giusta prospettiva
Il Parlamento europeo affronta delle
sfide difficili in vista delle elezioni del 2014, conclude Yves
Bertoncini, ma le cose vanno messe nella giusta prospettiva. Per quanto
riguarda l’astensionismo, il 2014 potrebbe portare ad
una inversione di tendenza, o potrebbe confermare quelli che sono
considerati livelli accettabili in elezioni federali paragonabili quali
quelle in Svizzera e Stati Uniti. Per quanto riguarda l’ascesa dei populisti, nonostante il loro numero crescerà quasi per certo, la loro influenza sul processo decisionale europeo non aumenterà; la loro presenza farà più danno all’immagine del loro paese di provenienza, che all’UE.
Una possibile conseguenza
è che i gruppi politici centrali – popolari, socialisti e liberali –
siano spinti dalla presenza di un maggior numero di euroscettici
nell’emiciclo europeo a discutere, difendere e spiegare meglio le tematiche europee alle opinioni pubbliche dei 28 stati membri, formulando e mettendo in atto alternative alle politiche del centrodestra che ha governato la maggioranza degli stati membri nell’ultimo decenni. Il dibattito che ne conseguirà potrebbe risultarne più politicizzato, ma anche in grado di creare per la prima volta quella sfera pubblica transnazionale che è da molti considerata il prerequisito per una vera democrazia europea.
sabato 23 novembre 2013
LE ELEZIONI IN AZERBAIJAN, IL PARLAMENTO EUROPEO, L'OSCE... E PINO ARLACCHI
![]() |
| Foto Afp / Tofik Babayev |
Il caso, ovviamente, suscita reazioni.
L’11 ottobre, l'Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE,
Catherine Ashton, e il commissario all'Allargamento, Štefan Füle,
hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui fanno riferimento solo
ai risultati della missione OSCE-ODIHR con solo un rapido accenno
alle missioni di monitoraggio PE/PACE. Una settimana dopo, nella
Commissione Esteri del Parlamento europeo che ha discusso il rapporto
della missione guidata da Arlacchi, il gruppo dei Verdi reagisce
duramente e in un comunicato ha criticato il rapporto ufficiale della
missione PE accusando il Parlamento europeo di perdere credibilità
con dichiarazioni che ignorano la realtà della situazione azera
danneggiando la reputazione del Parlamento europeo nella lotta per i
diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Anche il gruppo
socialista, cui appartiene Arlacchi, ha preso le distanze dalle
conclusioni della missione PE/PACE, giudicandole così lontane da
quelle dell'OSCE da non poter essere minimamente sostenute. Arlacchi
però non ci sta e in un'intervista concessa all'agenzia azera Apa,
ha ribadito la sua posizione e ha attaccato l'ODIHR accusandolo di essere
formato “da un gruppo di cosiddetti esperti senza responsabilità
politica, che non sono stati eletti da nessuno”, dunque facilmente
manipolabili, “che vogliono solo essere sicuri di ottenere lavoro
alla prossima occasione”.
La sicumera di Arlacchi non ha però
potuto evitare alla questione di aggravarsi. Tanto più che è venuto fuori il caso
dei parlamentari europei che, in occasione delle elezioni del 9 ottobre, si
sono recati non ufficialmente in Azerbaijan. L’European Voice,
autorevole testata del gruppo Economist, in un articolo del 17 ottobre, ha scritto senza mezzi termini che “una grossolana stupidità
o una meschina venalità sembrano essere le uniche spiegazioni
plausibili per far sì che un membro del Parlamento europeo scelga di
andare a Baku come osservatore non ufficiale alla farsa delle
elezioni presidenziali in Azerbaijan della scorsa settimana”. Il
giornale riporta la lista (precisando che probabilmente è
incompleta) coi nomi dei deputati che “pare si siano dati al
turismo elettorale” viaggiando a spese della Società per la
promozione delle relazioni tedesco-azero, un'associazione tedesca
“che appare come una subdola organizzazione di facciata per gli
interessi del governo azero”. Tra questi ci sono alcuni aderenti al gruppo
ALDE del quale ha fatto parte anche Arlacchi prima di passare al
gruppo socialista. Secondo un funzionario interno al PE, citato da
Osservatorio Balcani e Caucaso sotto garanzia di anonimato, “non
c'è da stupirsi, è risaputo che vari membri del PE sono sulla
'business list azera'. Vale a dire regali, viaggi, hotel di lusso,
eccetera”. La stessa fonte non nasconde che sontuosi cesti
natalizi, caviale compreso (quello azero è uno dei migliori), raggiungono tranquillamente gli uffici di
Bruxelles.
Il Parlamento europeo a questo punto
reagisce screditando indirettamente le conclusioni della sua stessa
missione e nella risoluzione sulle Politiche di vicinato adottata il
23 ottobre viene messo nero su bianco il rammarico per il fatto che
“stando alle conclusioni della missione a lungo termine dell'ODIHR,
le recenti elezioni presidenziali tenutesi il 9 ottobre 2013 non
abbiano, nemmeno in questo caso, soddisfatto gli standard dell'OSCE,
essendo state imposte restrizioni alla libertà di riunione e di
espressione; chiede, in tale ottica, alle autorità azere di
affrontare e attuare rapidamente tutte le raccomandazioni incluse
nell'attuale relazione e in quelle passate elaborate
dall'ODIHR/OSCE”. Parole che non piacciono per niente al governo
azero che, per bocca del suo capo delegazione in Euronest
(l'assemblea istituita nel 2009 che riunisce i deputati del PE con
quelli di Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldavia e Ucraina), accusa
il PE di voler “creare disordini e sabotare l’Azerbaijan” anche
se non è riuscito nel suo “piano di sabotaggio” per “trasformare
l’Azerbaijan nella Libia o nella Siria” visto quanto ha
dichiarato la missione guidata da Pino Arlacchi. Quindi la
delegazione azera sospende la sua presenza in Euronest.
Il 7 novembre a Bruxelles, la
responsabile della missione di monitoraggio elettorale OSCE/ODIHR in
Azerbaijan, si è incontrata con i portavoce dei gruppi della
Commissione Esteri alla presenza del Democracy Support and Election
Coordination Group (DEG). Stando a quanto si è appreso, la riunione
è stata piuttosto accesa, ma non ha prodotto risultati, tanto che è
stata aggiornata al prossimo 12 dicembre. In attesa di una possibile
conclusione della vicenda, restano al momento due punti fermi. Il
primo è che a sette mesi dalle elezioni per il rinnovo del
Parlamento europeo, la crisi delle missioni di monitoraggio in
Azerbaijan rischia di compromettere l’immagine di un pilastro
importante dell'azione esterna e dell'immagine dell'Unione europea. Lo ha scritto anche l'European Stability Initiative in un recentissimo rapporto.
Il secondo è che, al centro di questo pasticcio, c'è Pino Arlacchi,
del quale si ricorda la spregiudicata gestione dell'ufficio antidroga
dell'Onu, denunciata da un suo collaboratore e documentata in un
corposo dossier del Partito Radicale Transnazionale. Una gestione
tanto discutibile che, alla scadenza, l'incarico non gli fu rinnovato
come da prassi consolidata del Palazzo di vetro, ma solo prorogato.
Pare che l'allora segretario generale Kofi Annan abbia chiesto
esplicitamente ad Arlacchi di dare spontaneamente le dimissioni per
levarlo dall'imbarazzo di non riconfermarlo per un secondo mandato.
Passano gli anni ma, evidentemente, non cambiano i metodi con cui il
sociologo di Gioia Tauro gestisce gli incarichi che riceve (o almeno alcuni di questi).
Per informazioni più dettagliate si
rimanda alla lettura dell'articolo di Luka Zanoni per OsservatorioBalcani e Caucaso al quale questo post è debitore.
Sul sito di Radio Radicale è
disponibile un'intervista di Ada Pagliarulo a Tana De Zulueta e un
servizio sulla missione di monitoraggio internazionale in Azerbaijan.
Informazioni sulla gestione dell'Ufficio Onu per il controllo
delle droghe e la prevenzione del crimine diretto da Arlacchi dal
1997 al 2002 sono reperibili sul sito del Partito Radicale Transnazionale.
giovedì 31 ottobre 2013
SERBIA: IL PARLAMENTO EUROPEO PREPARA IL SUO RAPPORTO
Di Marina Szikora
E’ in preparazione il rapporto del PE
sulla Serbia. Nella bozza di cui si e’ discusso presso la
Commissione esteri del PE, il relatore per la Serbia,
l’europarlamentare sloveno Jelko Kacin ha rilevato la valutazione
della Commissione europea secondo la quale il 2013 sarebbe un anno
storico per la Serbia poiche’ il Paese ha aperto una nuova pagina
di collaborazione sia con l’Ue che con i vicini intensificando
ulteriormente le riforme interne. Presentando la bozza del rapporto,
Kacin si e’ focalizzato sul significato storico dell’accordo di
Bruxelles tra Belgrado e Priština. Al tempo stesso si sottolinea che
e’ indispensabile attuare gli accordi raggiunti al fine di avanzare
nel processo di integrazione europea. Le elezioni locali in Kosovo
del prossimo 3 novembre rappresentano una prova importante e in
questo senso i leader serbi devono continuare ad incoraggiare la
comunita’ serba in Kosovo a partecipare in questo appuntamento
elettorale, si legge nel rapporto. La Serbia deve inoltre rafforzare lo
stato di diritto, l’indipendenza della giustizia, della pubblica
amministrazione e dei media.
Nella bozza del rapporto sulla Serbia
che il PE dovrebbe approvare il prossimo gennaio, vi e’ anche una
valutazione critica relativa alla decisione dell’esecutivo di
Belgrado di vietare il Gay Pride.Le autorita’ in Serbia sono invitate
ad attuare piu’ velocemente la strategia sui media e assicurare la
loro indipendenza nonche’ la trasparenza dei loro proprietari.
Kacin ha posto l’attenzione sulla soluzione della questione del
finanziamento del servizio pubblico in Serbia. Per quanto riguarda la
situazione economica, in evidenza l’alto tasso di disoccupazione
nel paese. Si spera nel successo dell’annunciato pacco di misure
economiche appoggiato dalla Banca mondiale e dal FMI. Particolare
attenzione, si legge nel rapporto, si dovrebbe dare alla
ricostruzione delle imprese pubbliche. Il relatore del PE per la
Serbia, Jelko Kacin ha concluso la presentazione del rapporto con
l’invito di organizzare la prima conferenza intergovernativa
dell’UE con la Serbia gia’ a dicembre di quest’anno affinche’
la Serbia possa avviare il suo cammino verso l’Ue.
Il testo è tratto dalla trascrizione
della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Suid Est andata inonda oggi a Radio Radicale.
giovedì 18 aprile 2013
CROAZIA: ALLE PRIME ELEZIONI PER IL PARLAMENTO EUROPEO VINCE L'ASTENSIONE
Di Marina Szikora [*]
Al suo voto storico di domenica 14
aprile, il primo per i deputati croati al Parlamento europeo, ha
quasi battuto il record europeo per quanto riguarda la bassa
affluenza alle urne: soltanto il 20,79 per cento, poco oltre il
numero del minimo europeo della Slovacchia nel 2009. Inoltre, queste
elezioni hanno segnato la vittoria della coalizione del maggiore
partito dell'opposizione l'Unione Democratica Croata (Hdz): 6
deputati contro i 5 eletti della lista di coalizione guidata dal
Partito Socialdemocratico con il Partito Popolare Croato, liberali
democratici ed il Partito dei Pensionati. Il vincitore in assoluto e'
il socialdemocratico, ex ministro degli esteri croato Tonino Picula
il quale ha ottenuto il 47,34 % di voti. Picula e' membro, tra
l'altro, del Consiglio generale del Partito Radicale transnazionale e
transpartito.
Seconda arrivata, a grande sorpresa, e'
Ruža Tomašić, membro del Partito del Diritto dr.Ante Starčević,
il partito dell'estrema destra presentatosi in coalizione con l'HDZ.
Senza questo suo trionfo in effetti, l'HDZ non avrebbe raggiunto il
risultato di un seggio in piu' rispetto ai socialdemocratici. Sulla
lista della coalizione guidata dall'HDZ, Ruža Tomašić si trovava
al quinto posto. Va sottolineato che questa deputata ed ex poliziotta
croata in Canada e' stata l'unica voce contro l'ingresso della
Croazia nell'Ue al Parlamento croato. Il suo impegno politico mette
in primo piano l'orientamento di estremo nazionalismo e spesso grida
omofobiche.
Secondo molte opinioni, il voto di
domenica scorsa in Croazia non e' stato un voto contro l'Europa anche
se di sicuro vi e' molta stanchezza ed esaurimento nel cammino
europeo del nostro paese durato praticamente dieci anni. Nessun
attuale stato membro dell'Ue non ha subito cosi' lunghe e richiedenti
prove di ammissione come la Croazia che dal prossimo 1 luglio
diventera' finalmente il 28 paese dell'Ue. La bassissima affluenza
alle urne e' pero' un messaggio chiaro ai partiti politici nazionali
ed ai loro leader. I cittadini croati non credono piu' nella politica
nazionale, sono fortemente delusi e il continuo aggravamento della
situazione economica in Paese, con un altissimo tasso di
disoccupazione hanno soltanto contribuito a questa specie di boicotto
del voto.
Poi va aggiunto che la presenza della
campagna elettorale europea e' stata poco visibile nei media, molti
lamentavano troppo poca informazione e una troppo breve campagna
elettorale.
Quale che siano le ragioni, la vittoria
dell'opposizione deve far riflettere molto ed agire per quanto
rigurda i governativi e in primis il premier socialdemocratico Zoran
Milanović. Gia' il prossimo 19 maggio i cittadini della Croazia
dovranno recarsi nuovamente alle urne per le elezioni locali e tra un
anno, ancora, per le elezioni europee del 2014. Va ricordato che nel
gennaio 2012 vi e' stato anche il referendum del SI' all'adesione
della Croazia all'Ue quando ha votato il 33 percento dei cittadini
aventi diritto di voto.
Alle prime elezioni per il PE in
Croazia sono stati eletti quindi 12 rappresentanti croati che si
uniranno ai loro colleghi al PE, 6 della coalizione HDZ, 5 di quella
dell'SDP di cui tutti e 5 sono socialdemocratici e tra i 12 eletti vi
e' un deputato del Partito laburista. Grazie alla nuova Legge sugli
elettori, per la prima volta hanno potuto votare anche le persone
private di capacita' di lavoro. La novita' e' stata anche la
possibilita' del "voto preferenziale", vale a dire il
diritto dei votanti ad eleggere, oltre che una delle 28 liste anche
il candidato preferito della lista a cui si dava la priorita'.
Siccome questo mandato durera' soltanto un anno, cioe' fino alle
prossime elezioni europee in tutta l'Ue, la Croazia voleva che gli
attuali osservatori al PE diventassero automaticamente membri a pieno
titolo del PE, cosa che sarebbe stata gradita anche in termini di
costi, ma questa richiesta e' stata respinta da parte dell'Ue.
"Il popolo ha voluto mostrare al
premier cosa ne pensa poiche' il premier nelle ultime due settimane
ha tentato di inchiodarmi alla colonna di vergogna per quello che
dicevo, in effetti cosi' si parla in tutto il mondo e forse questo e'
un messaggio del popolo che cosa ne pensa di tutto questo" ha
detto Ruža Tomašić, rappresentante dell'estrema destra croata e
seconda in assoluto a queste elezioni con il voto preferenziale.
Tomašić ha aggiunto "se non amate la patria, se non credete
veramente in quello che fate, allora lavorate per qualcun'altro e non
sinceramente dal cuore".
Il vincitore in assoluto, come detto,
e' il capolista della coalizione SDP-HNS-HSU, Tonino Picula.
Soddisfatto del suo risultato personale e' pero' deluso per il
risultato della sua lista. "Dobbiamo siederci e analizzare i
risultati, esaminare bene quello che e' successo. Abbiamo ragione ad
essere delusi perche' non abbiamo realizzato l'obbiettivo – la
vittoria" ha detto Picula.
Nella notte elettorale, subito dopo
mezzanotte, il premier Zoran Milanović, presidente del Partito
Socialdemocratico si e' rivolto ai cittadini con un breve intervento
dicendo che i voti sono stati contati e che non gli resta nient'
altro e con peso nel cuore, che congratularsi con quelli che hanno
ottenuto piu' voti. Le elezioni sono incerte, ci aspettavamo un
risultato migliore, ha detto il premier aggiungendo che la poca
affluenza e' stata per tutti e che nei prossimi giorni se ne
discutera'.
Euforica e trionfante invece
l'opposizione. Nel centro elettorale dell'HDZ, dopo mezzanotte si e'
rivolto il suo presidente Tomislav Karamarko. In mezzo ai suoi
colleghi e simpatizzanti che scandivano "Vittoria!"
Karamarko ha detto che questa e' solo la prima vittoria. Ha
sottolineto che l'HDZ e' uscita dall'abisso della sconfitta
parlamentare, un anno hanno lavorato su se stessi e adesso e'
arrivata la vittoria. Il loro obiettivo, oggi, ha assicurato il lider
dell'HDZ, che il popolo accetta, e' "fuori con quelli che
rubano, furoi con la corruzione e criminalita' e restituzione
dell'onesta' e dell'amore sincero per la patria nell'HDZ".
Questo, secondo il presidente del partito del primo presidente
croato, il defunto Franjo Tuđman, ma anche dell'ex premier
incarcerato Ivo Sanader, adesso e' avvenuto, la catarsi vi e' stata e
ora si aspettano che cio' accada ugualmente anche agli altri.
Il capo dello stato croato, Ivo
Josipović, a seguito delle elezioni ed i risultati preliminari
(quelli definitivi saranno resi pubblici sabato 21 aprile) ha detto
che nonostante la bassa affluenza alle urne, si e' trattato comunque
di una giornata molto importante per la Croazia. Qesta modestissima
risposta dei cittadini, secondo Josipović, non e' comunque una
grande sorpresa. Gli analisti, spiega il presidente, prevedevano che
ci sarebbe stata una risposta minore sia per la natura delle
elezioni, sia per il fatto che la gente per diverse ragioni ha poca
fiducia in politica ed e' un tema su cui si dovrebbe riflettere. Ha
sottolineato pero' che il cosidetto, come alcuni lo chiamano 'partito
delle schede vuote' (un' allusione questa alle schede non valide) ha
ottenuto oltre il cinque percento di voti. "Penso si tratti di
un messaggio molto chiaro alla politica" ha sottolineato
Josipović.
Per quanto riguarda la stampa estera,
gli articoli ed i commenti si possono riassumere in quanto: bassa
affluenza alle urne, delusione degli elettori con l'elite politica
nonche' una sorprendente devozione al centro destra rispetto alla
coalizione governativa. L'agenzia di stampa slovena sottolinea che si
tratta della piu' bassa affluenza alle urne in Croazia dalla sua
indipendenza. I media croati citano anche l'ANSA la quale ha
informato che si tratta di una sconfitta sorprendente per il premier
socialdemocratico Zoran Milanović e che i candidati dell'opposizione
del centro destra hanno ottenuto piu' deputati al PE rispetto ai
governativi. Secondo l'ANSA queste elezioni sono state il primo esame
per Milanović ed il suo SDP dopo le elezioni parlamentari di un anno
e mezzo fa. Citando gli analisti, l'agenzia di stampa italiana scrive
che la bassa affluenza alle urne rispecchia l'apatia degli elettori a
causa della recessione che dura da cinque anni e costanti notizie
negative della zona euro nonche' a causa della disoccupazione del 22
percento in Croazia.
Secondo 'Le Monde' l'HDZ torna alla
retorica nazionalista dopo essere stata respinta dal potere ma adesso
ha usato le difficolta' della coalizione governativa che cerca una
soluzione della crisi in Croazia. La televisione Euronews ha
trasmesso le valutazioni degli analisti che i politici croati hanno
mancato ad organizzare una campagna sulle questioni legate all'Ue,
mentre il portale EurActiv valuta che i croati non ritengono queste
elezioni importanti e che l'entusiasmo dell'ingresso nell'Ue e'
diminuito perche' una uscita dalla crisi della zona euro sembra
incerta.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di oggi di Passaggio a Sud Est.
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