Visualizzazione post con etichetta marco perduca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marco perduca. Mostra tutti i post

lunedì 4 maggio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte del programma è dedicata a Cipro Nord: le presidenziali del 26 aprile, con l'elezione del socialdemocratico Mustafa Akinci, sembrano poter rilanciare le prospettive di una ripresa del negoziato per la riunificazione dell'isola; le prime reazioni di parte turca, però, non hanno gradito le affermazioni di autonomia dalla "madrepatria" venute dal neopresidente. Intervista a Marco Perduca, rappresentante del Partito Radicale all'Onu. 

Parliamo poi di Grecia: come la crisi del debito viene vista in altri Paesi della regione, nell'opinione di alcuni analisti e nei dati di alcuni sondaggi, ma anche l'interesse della Cina per investimeni nelle infrastrutture greche e dei Balcani. 

In Bosnia Erzegovina salgono le preoccupazioni dentro e fuori il Paese dopo l'attacco armato di un estremista islamico ad una stazione di polizia. 

In Albania, in anticipo sulla data ufficiale, si è aperta la campagna elettorale per le elezioni locali di giugno, una scadenza che promette di rinfocolare la già alta tensione politica tra maggioranza e opposizione. 

Turchia: dopo l'inaugurazione dell'Expo 2015, Marta Ottaviani, collaboratrice de La Stampa e di Avvenire, fa un ritratto di Smirne, la bella e importante città turca che ha conteso a Milano l'assegnazione dell'Expo 2015 e, dopo la sconfitta subita anche da Dubai per il 2020, si prepara per la terza sfida.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 19 novembre 2012

TURCHIA: L'ITALIA PONGA ALL'UE LA QUESTIONE DI CIPRO

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale
"Come più volte affermato in Parlamento e pubblicamente, l'Italia resta uno dei paesi dell'UE più vicino alla Turchia e convinto sostenitore del suo ingresso nell'Unione; a oggi, purtroppo, non si è riusciti a creare quel consenso necessario per facilitare tale prospettiva perpetrando, in questo modo e tra le altre cose, la totale cancellazione delle promesse fatte alla comunità turco-cipriota ostaggio di questi tentennamenti europei.
Occorre quindi che l'Italia ponga con forza al Turkey Focus Group, composto da Svezia, Regno Unito, Finlandia, Germania, Portogallo ed Ungheria, la questione di Cipro, anche perché, per ironia della sorte Nicosia presiede l'UE nell'anno in cui l'Unione è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.
Possibile onorare l'Unione europea con quel prestigioso riconoscimento quando sul suolo di chi potrebbe ritirare il premio a nome dell'UE permane la più longeva missione di pace, l'UNFICYP? Possibile infine che si possa premiare qualcuno che, come fa Nicosia da 30 anni, blocca qualsiasi riconoscimento dei diritti della comunità turco-cipriota, concorre a mantere l'isolamento economico della parte nord dell'isola e tiene la Turchia fuori dall'Unione?

domenica 27 maggio 2012

TURCHIA: L'ATTENZIONE AL CASO FAZIL SAY E' ATTENZIONE AI PROGRESSI SUI DIRITTI UMANI

L'attenzione al caso del pianista Fazil Say, che rischia la prigione per "ateismo", è attenzione ai progressi turchi verso i più alti standard internazionali per i diritti umani
Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale

"Secondo quanto raccolto da TMNews, un procuratore di Istanbul avrebbe chiesto un anno e mezzo di prigione per il compositore e pianista turco di fama internazionale, il 42enne Fazil Say, perche' accusato di "attentato ai valori religiosi" per dei messaggi ritenuti offensivi verso l'Islam su Twitter. Say sarebbe accusato di avere "offeso senza ragione i valori religiosi che sono sacri". La procura deve confermare le accuse mosse da utenti di twitter dove il pianista, che notoriamente e' vicino ad ambienti laici, avrebbe scritto messaggi canzonatori e colti nei confronti dell'Islam richiamando dei versi del grande poeta persiano dell'11esimo secolo, Omar Khayyam, che criticano l'islam.

Credo che tutti gli amici della Turchia e i sinceri alleati della sua battaglia per l'adesione all'Unione europea debbano vigilare da vicino anche questa vicenda, dopo quanto accaduta ad alcuni giornalisti in passato o continua ad accadere ad alcuni militanti nonviolenti kurdi, perche' anche da li' passa la possibilita' di portare a buon fine quanto la turchia ha con grande profitto avviato da anni pur nella grande indifferenza europea. Scriveremo all'Ambasciatore turco a Roma per esser informati nel dettaglio.


Il lancio dell'agenzia TMNews

Turchia/ Insulti all'islam, pianista Fazil Say rischia prigione
Si è dichiarato ateo su Twitter, pronto a emigrare in Giappone

Ankara, 26 mag. (TMNews) - Un procuratore di Istanbul ha chiesto un anno e mezzo di prigione per Fazil Say, compositore e pianista turco di fama internazionale, accusato di "attentato ai valori religiosi" per dei messaggi ritenuti offensivi verso l'Islam su Twitter.
Say, 42 anni, è accusato di avere "offeso senza ragione i valori religiosi che sono sacri", ha sottolineato la stampa turca. La procura di Istanbul deve ancora confermare l'atto d'accusa, redatto dopo la presentazione di denunce da parte di singoli individui che chiedono l'apertura di un processo nei prossimi giorni.
Il musicista, portavoce degli ambienti laici e pronto a emigrare in Giappone, si è attirato le ire dei conservatori negli ultimi tempi in Turchia per dei messaggi postati sul sito di microblogging. Sottolineando il suo ateismo, Say avrebbe preso in giro la chiamata alla preghiera del muezzin richiamando dei versi del grande poeta persiano dell'11esimo secolo, Omar Khayyam, che criticano l'islam. "Sono forse la prima persona al mondo a essere oggetto di un'inchiesta per avere dichiarato il mio ateismo - ha affermato in un'intervista a Hurriyet, aggiungendo - se vado in prigione la mia carriera è finita".
(fonte Afp)
Cuc
26-MAG-12 09:39 NNNN

lunedì 16 aprile 2012

SIRIA: L'ONU RICORDI LA LEZIONE JUGOSLAVA

Assad non può essere parte della soluzione così come non poteva esserlo Milosevic

"Questo è ciò che chiamo un lavoro pulito"
(Michel Kichka, 2012 / http://en.kichka.com)

Dichiarazione di Marco Perduca, senatore Radicale eletto nelle liste del Pd

"Sono passati quasi vent'anni ma pare che la storia dell'inazione politica internazionale di fronte ai massacri di civili sia destinata a ripetersi. I negoziati e le aperture di credito al regime di Assad ricordano sempre di piu' quanto fu concesso, in termini di fiducia e di reazioni rallentate se non in alcuni casi di spudorata vicinanza politica come quella dei comunisti e leghisti italiani, al sanguinario Milosevic. La stessa ricerca del consenso all'interno del Consiglio di Sicurezza che caratterizzo' gli anni Novanta sui Balcani rischia di produrre altrettante migliai di morti in Siria. Le proteste dei siriani iniziate oltre un anno fa hanno avuto, proprio come in Tunisia, una caratterizzazione sinceramente e spiccatamente nonviolenta, solo l'inerzia colla quale la comunita' internazionale ha risposto alle brutali repressioni delle armate di Assad hanno favorito la creazione di un esercito di liberazione che, chiaramente, ha "autorizzato" un ulteriore inasprimento della repressione da parte del regime di Damasco.

Oggi il Consiglio di Sicurezza deve votare l'invio di una missione di osservatori da inviare in Siria, proprio come varie missioni furono inviate dall'Onu nei Balcani 15-20 anni fa - buon ultima quella che in Kosovo non s'accorse dell'eccidio di Rachak nel gennaio del 1999, a cui fece seguito la convocazione di una conferenza di pace con Milosevic a Rambouillet, salvo di li' a qualche settimana dar ordine alla NATO di bombardare la Serbia.

In occasione della Libia, e per repressioni molto minori, si e' voluto praticare la cosiddetta "responsabilita' di proteggere" i civili dai loro governi; anche in Siria occorre ri-prendere in considerazione l'applicazione di questo principio che e' universale e che, se ben articolato, puo; riuscire a mettere Russia e Cina di fronte alle loro responsabilita' di connivenza con quel regime sanguinario il cui capo non puo' essere seriamente preso in considerazione come attore della ricerca della soluzione essendo la causa della tirannia che gli Assad hanno istaurato in Siria da quasi mezzo secolo.

giovedì 1 marzo 2012

UE: IL SENATO RATIFICA L'ADESIONE DELLA CROAZIA; I RADICALI RICORDANO IL LORO IMPEGNO

Qui di seguito l'intervento del senatore Marco Perduca (Radicali-Pd) in sede di dichiarazioni di voto al Senato sulla ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Unione Europea.

Signor Presidente,
una voce ben più autorevole della mia, quella della senatrice Emma Bonino, avrebbe voluto festeggiare oggi, assieme ai colleghi parlamentari croati e all'ambasciatore croato in Italia, questo importantissimo atto, che porta a termine anni e anni non soltanto di richiesta da parte della Croazia di divenire membro dell'Unione europea, ma anche quasi trent'anni di campagne del Partito Radicale che hanno voluto, fin dalla metà degli anni Ottanta, anteporre la forza del diritto a quella che, di lì a poco, sarebbe diventata la forza delle armi, alle prepotenze e alle aggressioni che hanno distrutto nel giro di pochi anni una Repubblica che, secondo noi, era tenuta insieme non soltanto dall'ideologia, ma anche dalla violenza di uno Stato totalitario.


Risale infatti alla metà degli anni Ottanta una campagna del Partito Radicale che all'epoca iniziava a diventare transnazionale. Molti dei presenti si iscrissero al Partito Radicale proprio per sostenere queste campagne di diritto internazionale che chiedevano all'allora CEE di adottare la Iugoslavia per consentire, attraverso il diritto europeo (quel poco che esisteva allora), un processo di disintegrazione che già all'epoca era evidente a chi conosceva da vicino le questioni iugoslave, e governarlo con le armi della politica, facendo diventare quella Comunità economica una Comunità sempre più politica fino ad arrivare - e questo continuiamo a chiederlo ancora oggi - dei veri e propri Stati Uniti d'Europa.

Quegli appelli, quelle grida rimasero inascoltate, ma non per questo ci dimenticammo dei croati, degli sloveni, dei bosniaci, dei macedoni, dei serbi, dei kosovari e anche degli albanesi. Tanto è vero che, da non violenti, Marco Pannella e Olivier Dupuis indossarono la divisa dell'esercito croato e passarono la notte del Capodanno del 1992 in trincea, ad Osijek, per portare l'attenzione dei mezzi d'informazione, italiani e internazionali, su un luogo in cui si stavano ammazzando vittime civili e dove era chiaro sin da allora chi fosse l'aggressore e chi fosse l'aggredito: Milosevic stava in quegli anni rafforzando la sua campagna contro tutte le Repubbliche che stavano lentamente dichiarando la loro secessione dalla Federazione iugoslava.

Non soltanto vi fu la presenza in trincea di due militanti non violenti, con tutte le polemiche che ciò comportò, ma di lì a poco il Partito Radicale avrebbe tenuto a Zagabria, sotto le bombe ancora una volta serbe, il suo consiglio federale, per far vedere che la vicinanza non si dimostra soltanto con le dichiarazioni, sempre e solo arricchite quando il problema è stato risolto, ma quando invece il problema è in corso ed occorre dare corpo alle proprie convinzioni e alle proprie speranze e recarsi nei luoghi in cui si verificano sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale.

Di lì a poco Emma Bonino e Marco Pannella furono tra i principali promotori del Tribunale penale per la ex Iugoslavia, che avrebbe dovuto guadagnare alla giustizia internazionale i più alti responsabili di quegli eccidi che, nel caso della Bosnia, saranno definiti veri e propri genocidi.

Le armi della politica seppero soltanto rispondere - e sicuramente fu una decisione importante, ma non risolutiva, come è stato ancora una volta ricordato oggi - convocando la Conferenza di Dayton che sicuramente pose fine - e, per quanto riguarda la Croazia, sicuramente concluse la guerra contro quella Repubblica - ad una serie di ammazzamenti, ma non risolse il problema della ex Iugoslavia, che ci stiamo - ahinoi! - purtroppo continuando a portare dietro, perché sempre si sono anteposti gli interessi commerciali o le relazioni diplomatiche che da sempre esistevano con quel Paese. Ricordo che nel 1998, durante l'ultimatum della NATO, mi recai nella ex Iugoslavia, quando solo i russi e gli italiani potevano entrare in quel Paese senza aver bisogno di un visto; non abbiamo perciò mai ceduto di un centimetro nella nostra amicizia nei confronti della Iugoslavia di Milosevic. Si riuscì quindi a convocare la Conferenza di Dayton, tenendo conto di alcuni iugoslavi, ma non di tutti, e poco fa è stato ricordato come ancora oggi questi problemi esistano nei confronti della Bosnia.

I croati, da parte loro, hanno sempre riconosciuto questa vicinanza italiana e, in particolare, hanno voluto onorare la vicinanza del Partito Radicale, iscrivendosi essi stessi, sia da semplici cittadini che da parlamentari, a un partito non violento, transnazionale e transpartito, e molti di loro fanno ancora parte dei nostri organi.

Esprimiamo perciò sicuramente un voto favorevole, ma non perché ci sia da concludere un capitolo, che per alcuni Stati balcani è ancora aperto, ma perché occorre onorare la storia di quei popoli, fatta di uccisioni, continuando altresì a denunciare l'inazione delle istituzioni europee che l'anno prossimo si arricchiranno di un nuovo Stato membro, al quale diamo il benvenuto e che sicuramente ci valorizzerà. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

lunedì 28 novembre 2011

GASDOTTI: COSA INTENDE FARE IL GOVERNO DI FRONTE ALL'ESPANSIONISMO RUSSO?

Dichiarazione di Marco Perduca (senatore radicale, co-presidente del Partito radicale transnazionale) e di Giulio Manfredi (Direzione nazionale di Radicali Italiani)

Nella guerra dei gasdotti la Russia ha vinto recentemente due battaglie: è divenuto operativo il gasdotto North Stream, che unisce direttamente, tramite condutture sottomarine, la Russia alla Germania, bypassando Stati Baltici e Polonia; Gazprom ha acquisito la proprietà completa dei gasdotti bielorussi (diventa così praticamente ininfluente la posizione geostrategica dell'Ucraina).
Per chiudere il cerchio, Mosca deve coprire il fronte sud portando a compimento il gasdotto South Stream, dove Gazprom è impegnata con l'italiana ENI, la francese EDF e la tedesca BASF-Wintershall. Ma nello scacchiere meridionale le mire di Mosca hanno un temibile concorrente, il progetto di gasdotto Nabucco, patrocinato dall'Unione Europea (e dagli Stati Uniti).
Su tutto questo, qual'è la posizione e quali sono le intenzioni del nuovo super-ministro Corrado Passera? Continueremo per inerzia a delegare la rappresentanza italiana all'ENI, ormai saldamente legata al carro di Putin o ripudieremo l' “amico Putin”, tanto caro all'ex premier Berlusconi? Il governo Monti si batterà per una politica energetica europea degna di questo nome?
Anche in materia di gasdotti è arrivato il tempo delle scelte.

venerdì 25 novembre 2011

SIRIA: ASSAD SEMPRE PIÙ COME MILOSEVIC, IMPARARE LA LEZIONE DEI BALCANI

L'Italia proponga di discutere la sospensione all'Assemblea generale dell'Onu
Dichiarazione del senatore radicale Marco Perduca

“Il ministro Terzi ha oggi giustamente affermato dalla Turchia che di fronte alla responsabilità di proteggere la popolazione inerme non si può dar credito al principio di non ingerenza in affari interni di uno stato membro delle Nazioni unite. Occorre però essere conseguenti a queste lodevole affermazione di principio.
In queste ore, come ampiamente documentato dalla Bbc, è in corso di formazione e addestramento un vero e proprio esercito per la "Siria libera" ed è ragionevole ipotizzare che quei kalashnikov inizieranno a essere usati se la comunità internazionale continuerà con la sua inefficace azione nei confronti delle brutali repressioni del regime di Assad.
Dopo la sospensione del Sud Africa nel 1974, nel settembre del 1992, quando ormai nella ex Jugoslavia si stavano infiammando sempre più fronti interni, mentre si definivano le norme dello statuto del Tribunale penale ad hoc per i crimini commessi colà, si sospendeva Belgrado dal suo seggio all'Assemblea generale.
Quelle misure non furono sufficienti a salvare la vita di migliaia di persone perché la necessaria coesione internazionale non esisteva; oggi, con l'esempio dato dalla risolutezza colla quale la Lega Araba sta agendo nei confronti di Damasco, prima con la sospensione e poi con l'ultimatum per l'invio degli osservatori internazionali, le condizioni potrebbero essere diverse, occorre però che se ne inizi a discutere al Palazzo di Vetro per doversi poi trovare di fronte a una guerra civile.

Perdukistan - Il blog di Marco Perduca

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri da Istanbul (da un lancio dell'agenzia TMNews)
La posizione italiana sul conflitto siriano è stata illustrata oggi al Forum Italo-Turco di Istanbul dal ministro degli Esteri Giulio Terzi. L'Italia è preoccupata per la situazione in Siria e appoggia le iniziative della Lega Araba, evidenziando che “il principio della non ingerenza negli affari interni non può avere un valore assoluto quando è così chiaro che ciò che si sta sviluppando in un Paese crea la possibilità di moltiplicare in modo drammatico le spinte all'instabilità”.
“Vogliamo sottolineare - ha detto Terzi - quanto la situazione in Siria ci preoccupa, perché innanzitutto la tragedia continua a colpire la popolazione siriana e soprattutto anche perché quello che sta avvenendo rischia di essere un elemento di destabilizzazione degli equilibri regionali, oltre a essere una violenza proprio al concetto di rappresentatività democratica della popolazione e delle diverse opinioni che animano il mondo della politica siriana".

lunedì 19 settembre 2011

CIPRO: IN NOME DEL PETROLIO L'UE CONFERMA LA POLITICA ANTI-TURCA

Dichiarazione del senatore Marco Perduca, radicale eletto nel Pd

"Dopo anni di totale disinteresse per la soluzione dei negoziati su Cipro, con picchi di complicità per il rispetto della parola data alla comunità turco-cipriota, l'Unione europea oggi conferma la sue politiche sostanzialmente anti-turche girandosi ancora una volta dall'altra parte in occasione dell'avvio delle esplorazioni alla ricerca dell'oro nero al largo delle coste cipriote in un contesto in cui qualsiasi tipo di iniziativa deve tener di conto che la giurisdizione del governo di Nicosia è limitata sia geograficamente che politicamente dovendo comunque avere sempre a che fare almeno coi poteri garanti Grecia e Turchia se non le Nazioni unite intere.

Tra l'altro le esplorazioni della Noble Energy in acque disputate vanno a incrociarsi coi ferri corti in cui Ankara è con Israele; una pausa di riflessione, anche alla vigilia del dibattito generale dell'Assemblea generale, sarebbe la scelta più saggia per poi però immediatamente agire sotto l'egida dell'Onu per la conclusione dei negoziati tra le due comunità cipriote entro la fine dell'anno, anche perché si avvicina la presidenza di turno cipriota dell'Ue (prevista dal 1 luglio 2012) e non tenere di conto di quanto paventato da Ankara nei giorni scorsi potrebbe veramente far crollare non solo la possibilità di un ingresso turco un (dopo)domani ma dell'Unione stessa come soggetto politico tout court. Se l'Italia vuol confermare la sua storica amicizia con Ankara oltre che il suo presunto europeismo adesso è il momento.

domenica 25 aprile 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 24 aprile alle 22,30 a Radio Radicale

L'apertura è dedicata al genocidio degli armeni di cui ricorre oggi il 95° anniversario: il 24 aprile del 1915, con la deportazione degli armeni di Istanbul, cominciava il Medz Yeghern, il "grande male", che sarebbe proseguito con le "marce della morte" e con i massacri perpetrati dall'esercito turco e dalle milizie curde. Una pagina tragica che pesa ancora oggi sul presente della Turchia, sul negoziato per l'adesione all'Unione Europea, sugli sforzi per la normalizzazione dei rapporti con l'Armenia e per la pacificazione del caicaso con la soluzione della questione del Nagorno Karabakh.

Il programma prosegue poi facendo il punto delle iniziative politico-diplomatiche per la preparazione della conferenza internazionale sui Balcani che si terrà il 2 giugno a Sarajevo, con in primo piano la questione della partecipazione del Kosovo del quale la Serbia non intende riconoscere l'indipendenza. Si continua con la situazione della Bosnia Erzegovina al centro dell'attenzione di Unione Europea e Stati Uniti e con la Macedonia che ha tra l'altro firmato alcuni accordi con l'Albania.

La seconda parte è interamente dedicata alle elezioni presidenziali del 18 aprile a Cipro Nord e alla vittoria del premier nazionalista Dervish Eroglu con le sintesi di due interviste ai parlamentari radicali Marco Perduca e Maurizio Turco, entrambi cittadini della Repubblica Turca di Cipro del Nord.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è riascoltabile direttamente qui



oppure scaricabile con il podcast dal sito di Radio Radicale

sabato 24 aprile 2010

CIPRO NORD: E SE LA VITTORIA DEL NAZIONALISTA EROGLU FOSSE LA SVOLTA NECESSARIA?

Domenica 18 aprile Cipro Nord ha scelto il suo nuovo presidente. "Ha vinto il falco" hanno commentato molti organi di informazione annunciando la vittoria dell'attuale premier turco-cipriota, il nazionalista Dervish Eroglu, che non vede di buon occhio il negoziato per la riunificazione dell'isola portato avanti in questo ultimo anno e mezzo dal suo predecessore Mehmet Alì Talat dopo l'elezione a presidente della Repubblica di Cipro (la parte greco-cipriota dell'isola) di Dimitris Christofias. In effetti l'elezione di Eroglu, prevista da tempo da tutti i sondaggi, pone alcuni problemi perché il neo-presidente turco-cipriota non si oppone al proseguimento del negoziato con i greco-ciprioti, ma non vede la riunificazione come l'unico sbocco possibile e propone in alternativa la creazione di due stati in qualche modo federati. Questa ipotesi viene rifiutata dai greco-ciprioti e, ufficialmente, anche dalla comunità internazionale perché stabilirebbe definitivamente la divisione dell'isola determinata dall'intervento turco del 1974 e in seguito alla quale nacque poi la Repubblica Turca di Cirpo del Nord, entità statale riconosciuta solo da Ankara. Quella di Cipro rappresenta una delle questioni più complesse sul tavolo del negoziato per l'adesione delle Turchia all'Unione Europea ed è per questo che Bruxelles, in attesa di vedere quali saranno le prime mosse del neo-presidente turco-cipriota, ha invitato Eroglu a "proseguire in spirito costruttivo gli sforzi per un accordo ed una riunificazione". Sulla vittoria di Dervish Eroglu, il futuro del negoziato per la riunificazione, i diritti dei cittadini turco-ciprioti, l'atteggiamento dell'Unione Europea e le conseguenze sul negoziato di adesione della Turchia anche in relazione all'evoluzione della politica estera turca, segnalo una mia intervista in cui Marco Perduca, senatore radicale eletto nel Pd, analizza l'esito delle elezioni presidenziali a Cipro Nord.

Qui l'intervista a Marco Perduca per Radio Radicale



L'elezione di Dervish Eroglu alla presidenza di Cipro Nord è stata accolta con una preoccupazione appena celata dalle dichiarazioni ufficiali sia da Bruxelles che delle varie cancellerie europee. E secondo alcune voci nemmeno ad Ankara hanno gradito l'elezione del leader nazionalista temendo che un irrigidimento dei turco-ciprioti nel negoziato per la riunificazione dell'isola possa riflettersi negativamente sul negoziato di adesione della Turchia all'Ue. Ma se non fosse davvero così? Se l'elezione di Eroglu fosse la svolta per far finire l'isolamento di cui sono vittime i turco-ciprioti? La Rtcn, infatti, si trova al momento stretta nel gioco dei veti e degli embarghi incrociati tra Turchia e Repubblica di Cipro. E non bisogna nemmeno dimenticare che nel 2004, mentre i turco-ciprioti in un referendum approvarono a maggioranza il piano di riunificazione elaborato con la mediazione dell'allora segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, le autorità greco-cipriote, non appena avuta le certezza dell'ingresso nell'Ue, smentirono le promesse fatte a Bruxelles e fecero in modo che la maggioranza dei loro concittadini bocciassero il piano Annan (e di tradimento parlò apertamente l'allora commissario europeo all'Allargamento). Dopo di che Cipro (tutta l'isola di Cipro) entrò nell'Ue, ma i turco-ciprioti si sono venuti a trovare in un limbo: formalmente sono cittadini dell'Unione Europea, ma di fatto non possono accedere ai diritti che questo status garantirebbe loro in quanto appartenenti ad uno Stato che ufficialmente non esiste. La ripetizione del referendum sull'unificazione potrebbe essere allora la condizione per risolvere la divisione dell'isola garantendo l'effettiva parità fra tutti i suoi abitanti. Questa è l'opinione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nel Pd, secondo il quale l'atteggiamento più deciso di Eroglu rispetto al predecessore Talat, al contrario di quanto sembra pensare la maggioranza dei commentatori, potrebbe dare dare una svolta positiva al negoziato sul futuro di Cipro.

Qui l'intervista a Maurizio Turco per Radio Radicale



In una dichiarazione diffusa all'indomani delle elezioni presidenziali a Cirpo Nord e della vittoria di Dervish Eroglu, Perduca e Turco affermano che ora "occorre che la sufficienza con cui gli europei trattano i turco-ciprioti si confronti una volta per tutte con la pratica della democrazia nella Repubblica Turca di Cipro Nord confermata in occasione di queste contese elezioni". I due parlamentari radicali ricordano "agli europei che oggi si appellano al nuovo leader turco-cipriota affinché mantenga vivo il dialogo con la contro-parte che occorre praticare quanto si predica. La Commissione europea infatti, dopo aver fatto promesse di aiuti - anche economici - al nord, ha adottato un approccio burocratico verso la ricerca di una soluzione politica onnicomprensiva arrivando a dilazionare i contributi per il sostegno dello sviluppo della parte turca di Cipro". Quindi, "è sicuramente necessario tenere ingaggiate le due parti sulla piattaforma composta con anni di contatti sotto l'egida della Nazioni unite, ma occorre anche onorare gli sforzi e le dinamiche democratiche dei turco ciprioti cambiando radicalmente l'atteggiamento e mantenendo le promesse fatte quando si concesse a Nicosia di rappresentare tutta l'isola come nuovo stato membro dell'Unione Europea".

Ricordo che sia Marco Perduca che Maurizio Turco hanno chiesto e ottenuto nel 2007 la cittadinanza della Repubblica Turca di Cipro Nord.

Le interviste a Marco Perduca e Maurizio Turco sono disponibili per il podcast sul sito di Radio Radicale

venerdì 19 febbraio 2010

CIPRO NORD, I RADICALI: BENE LA MEDIAZIONE DELL'ITALIA. ROMA CONCEDA UNO STATUS COME QUELLO DI TAIWAN

"Esiste una finestra di opportunità" per un accordo di riunificazione di Cipro "che non va persa". Lo ha detto tre giorni fa il presidente della repubblica di Cipro Nord Mehmet Ali Talat, nel corso di una conferenza svoltasi presso l'Istituto Affari Internazionali (Iai), a Roma. Talat ha ricordato che il 18 aprile si terrano le elezioni presidenziali a Cipro Nord e che in vista di quella data è necessaria una soluzione per l'isola divisa in due dal 1974. I negoziati tra greco-ciprioti e turco-ciprioti in corso dalla fine del 2008 nelle ultime settimane si sono intensificati, ma se entro aprile non si giungerà a un accordo la finestra di opportunità verrà fortemente limitata e anche dovesse essere rieletto, ha detto Talat, "non potrò negoziare all'infinito, si arriverà comunque a una stagnazione". Il fatto è che Talat ha bisogno di chiudere un accordo accettabile da spendere in campaga elettorale per cercare di battere i nazionalisti che hanno già vinto le politiche dello scorso anno ed è favorita nei sondaggi. E' però vero che la destra che guida l'attuale governo è meno disposta a cercare un compromesso per la riunificazione. Per questo Talat chiede "l'aiuto della comunità internazionale, perché una soluzione è nell'interesse di tutti".

Spiegando i passi avanti fatti finora nell'ambito dei negoziati con il presidente greco-cipriota Dimitris Christofias, Talat ha spiegato che su questioni come governance e condivisione del potere, economia e affari Ue, l'intesa è quasi raggiunta, anche se ha ammesso che su questioni cruciali come la restituzione delle proprietà ai profughi e la presenza delle truppe turche sull'isola molto resta amcora da fare. Quello delle proprietà resta il capitolo più difficile condiziona tutti gli altri. I greco-ciprioti chiedono la completa restituzione degli immobili di cui erano proprietari nel nord prima dell'intervento militare turco nel 1974 e portano a loro sostegno alcune sentenze internazionali. "Queste sentenze influenzano negativamente i negoziati, perché sono del tutto discriminatorie per i turco-ciprioti", ha detto Talat secondo il quale "queste sono questioni che non si decidono con le sentenze". Ma sia la Corte europea per i diritti dell'uomo che alcuni tribunali britannici hanno più volte affermato la legittimità delle sentenze pronunciate a Cipro Sud a favore della restituzione delle terre ai greco-ciprioti. Talat sostiene però che quelle sentenze ignorano il fatto che i tribunali del sud non prendono in esame le richieste dei turco-ciprioti ritenendo che esse potranno essere prese in considerazione solo dopo la riunificazione.

Talat respinge l'ipotesi che Cipro possa essere definitivamente divisa in due stati, entrambi riconosciuti a livello internazionale, perché mentre "per l'opinione pubblica del nord è un'ipotesi possibile, i cittadini del sud non lo accetterebbero mai". Il presidente di Cipro Nord si è detto comunque ottimista sulla possibilita' di giungere a una soluzione in tempo utile, "perche' i fattori internazionali sono tutti a favore", anche se "bisogna lavorare duro" ed "essere disposti al compromesso, perche' nessuna delle due parti può avere tutto". Per questo, a suo giudizio, "serve una leadership forte per difendere il compromesso dalle forze contrarie, tra cui anche alcuni esponenti del mio governo". Talat ha annunciato l'intenzione di chiedere aiuto all'Italia "che puo' agire come un attore imparziale". Secondo Talat, nell'ambito dell'Unione Europea, "Paesi come Italia e Germania, che hanno anche ottimi rapporti con Turchia e Grecia, possono giocare un ruolo importante" per arrivare ad una soluzione accettabile, ma ha precisato che per il successo dei negoziati serve "un'azione congiunta" nell'ambito dell'Ue.

L'intenzione di Talat di chiedere la mediazione italiana ha suscitato una reazione positiva da parte dei parlamentari Radicali Marco Perduca e Maurizio Turco secondo i quali "un primo segnale che la Farnesina potrebbe dare sarebbe quello di riconoscere alla rappresentanza della Repubblica Turca di Cipro Nord uno status come quello che da anni viene garantito a Taiwan". Per gli esponenti Radicali, il riconoscimento di tale status sarebbe "un gesto concreto a sostegno di chi da anni ha intrapreso il cammino del dialogo per garantire i diritti civili e politici della comunita' turco-cipriota su basi politiche e di pieno rispetto delle recenti decisioni delle Nazioni unite". Ricordo che da qualche hanno sia Turco che Perduca sono in possesso della cittadinanza turco-cipriota.