“I giovani orfani di cui mi occupo sono consapevoli del fatto che, se non hanno più i genitori e vivono in povertà, la colpa è di due criminali che si chiamano Karadžić e Mladić.erto, tutti sanno che Milošević è il responsabile maggiore di quanto è successo nella ex Jugoslavia e, dalla fine della guerra, i nostri media hanno diffuso molti reportage e pubblicato analisi su di lui, che però resta un personaggio lontano. Invece i bosgnacchi non dimenticheranno così facilmente Karadžić e Mladić. Non passava giorno senza che apparissero in televisione o fossero sui giornali. I due erano a 15 chilometri da Sarajevo, a Pale. È a loro due che rivà la memoria – tenuta desta dalla stampa che li menziona continuamente – quando si pensa al bambino o al vecchio ammazzati da uno sniper”.
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mercoledì 30 marzo 2016
JOVAN DIVJAK: "I BOSGNACCHI NON DIMENTICHERANNO KARADZIC E MLADIC"
A proposito della condanna a 40 anni di Radovan Karadzic, emessa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi durante la guerra di Bosnia, Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni), sul suo blog "Occhio critico" riporta un passo del libro di Jovan Divjak, il generale serbo che decise di restare a Sarajevo per difendere la sua città dall'aggressione dell'esercito e delle milizie paramilitari serbo-bosniache.
lunedì 28 marzo 2016
COMMENTI ALLA SENTENZA DI CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC
![]() |
| La sede del Tribunale internazionale all'Aja |
di Marina Szikora (*)
Giovedi' la tanto attesa sentenza del
Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia a
Radovan Karadzic. Dopo che nel 2006 nel carcere di Scheveningen e'
morto l'ex presidente serbo, Slobodan Milosevic, Radovan Karadzic e'
il piu' alto rappresentante politico degli anni novanta ad essere
sentenziato per i crimini e per le atrocita' commesse durante la
guerra in Bosnia Erzegovina dal 1992 al 1995. Come detto, con il
verdetto, il leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic viene
condannato a 40 anni di carcere, ritenuto responsabile di crimini di
guerra in Bosnia. Subito dopo il pronunciamento della sentenza,
divise sono state le reazioni in Bosnia ma in sostanza, sono stati
pochi ad essere pienamente soddisfatti con la decisione del Tribunale
dell'Aja. I rappresentanti di diverse associazioni bosgnacche che si
aspettavano una condanna all'ergastolo nonche' la conferma della
corte che oltre a Srebrenica il genocidio e' stato commesso anche in
altri sei comuni che si trovano inclusi nell'imputazione, sono
rimasti un'altra volta delusi. Dall'altra parte, i commentatori della
Republika Srpska [l'entità a maggioranza serba della Bosnia
Erzegovina] affermano in sostanza che la sentenza e' “politica”
ma che nulla cambiera' per quanto riguarda lo status dell'entita'
serba.
“Siamo consapevoli che non esiste una
pena che possa far tornare in vita le vittime innocenti, ma la
condanna ad uno dei principali statisti della politica di aggressione
della politica di una Grande Serbia in Bosnia Erzegovina, i cui
risultati sono stati il genocidio e crimini terribili, rappresenta il
minimo di cui le vittime e le loro famiglie hanno atteso troppo a
lungo”, questa la posizione e la reazione del Governo croato alla
sentenza dell'Aja. Secondo il capo della diplomazia croata, Miro
Kovac, la sentenza offre una soddisfazione morale insufficiente agli
eredi delle vittime della politica di sistematiche uccisioni e
violenze. Radovan Karadzic e' stato condannato ma non e' stato
sconfitto ancora il suo spirito, come nemmeno l'eredita' della sua
politica di crimini e di genocidio. Soltanto quando questo sara'
raggiunto, allora si potra' arrivare ad una riconciliazione tra la
gente della Bosnia ed oltre, ha rilevato il ministro Kovac.
La presidente croata, Kolinda
Grabar-Kitarovic ritiene che la sentenza all'ex leader dei serbi
bosniaci sia una consolazione debole alle vittime ma e' un messaggio
ai criminali e terroristi odierni che non passeranno impuniti. “Anche
se si tratta di una sentenza di primo grado, con essa la comunita'
internazionale ha riconosciuto che a Srebrenica e' stato commesso un
genocidio e che nei sette comuni della RS e nella citta' di Sarajevo
sono stati commessi i piu' gravi crimini con l'obbiettivo di creare
uno spazio serbo omogeneo” ha detto la presidente croata. “Questa sentenza non pou' e non deve
influenzare il destino della RS e per questo mi appello a tutti i
rappresentanti politici del popolo serbo in Bosnia Erzegovina, in
particolare della Republika Srpska, di lottare con una posizione
congiunta per la loro Republika e per il loro popolo il cui destino,
con questa sentenza puo' essere messo in questione” sono invece le
parole di reazione del presidente della Serbia, Tomislav Nikolic.
Il testo è la trascrizione di parte
della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in
onda il 27 marzo a Radio Radicale
domenica 27 marzo 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.
Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.
In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.
Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.
In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
venerdì 25 marzo 2016
LA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO
Intervista a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
giovedì 24 marzo 2016
EMMA BONINO SULLA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA
Intervista di Lorenzo Rendi per Radio Radicale
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
KARADZIC CONDANNATO A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO
Il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha giudicato l'ex capo politico dei serbi di Bosnia colpevole per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini commessi durante la guerra del 1992-95. La corte ha invece giudicato non sufficienti le prove per l'accusa di genocidio relativa ai fatti avvenuti in una serie di villaggi.
Quarant'anni di carcere: questa la condanna decisa dalla 3a sezione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia al termine del processo di primo grado contro Radovan Karadzic, l'ex leader dei serbi di Bosnia durante il conflitto degli anni '90, giudicato colpevole di genocidio, uccisioni, deportazioni e altri crimini di guerra. Una sentenza che sulle prime ha scontentato molti: la difesa, ovviamente, ma anche i parenti delle vittime e i sopravvissuti che speravano nella condanna all'ergastolo chiesta dal procuratore Tieger. Inoltre la corte non ha ritenuto sufficienti le prove che volevano dimostrare l'esistenza di un piano genocidiario premeditato e organizzato dalla dirigenza serbo-bosniaca fin dall'inizio del conflitto. Altro elemento di delusione è che la sentenza è giunta a più di vent'anni dai fatti, a quasi un anno e mezzo dalla chiusura di un processo durato 5 anni che si è celebrato dopo ben 13 anni di latitanza dell'imputato che nel frattempo aveva potuto vivere pressoché indisturbato nonostante sul suo capo pendesse una taglia di 5 milioni di dollari. Una latitanza durata fino al luglio del 2008 quando Karadzic, grazie ai cambiamenti politici che nel frattempo erano avvenuti in Serbia, fu finalmente arrestato a Belgrado dove esercitava la professione di medico specializzato in medicina alternativa e psicologia sotto il falso nome di Dragan David Dabic.
Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.
Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic
Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.
Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia
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| Radovan Karadzic mentre ascolta la sentenza |
Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.
Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic
Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.
Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia
giovedì 18 ottobre 2012
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa
da Radio Radicale oggi 18 ottobre. La trasmissione è ascoltabile nella
sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito
di Radio Radicale.
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giovedì 16 agosto 2012
CRIMINI DI GUERRA: RADOVAN KARADŽIĆ CHIEDE UN NUOVO PROCESSO
Di Marina Szikora
L'ex leader politico dei serbi
bosniaci, Radovan Karadžić, attualmente sotto processo al Tribunale
dell'Aja, ha chiesto lunedi' un nuovo processo perche' accusa la
Procura di essere in ritardo con la consegna dei documenti che lo
assolverebbero dalla colpa. Lo ha fatto sapere lo stesso Tribunale
dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia. L'ex
presidente della RS e leader del Partito democratico serbo nonche'
comandante supremo dell'esercito dei serbi bosniaci all'epoca della
guerra in ex Jugoslavia, ricordiamolo, e' accusato di genocidio,
crimini contro l'umanita' e violazione delle leggi di guerra in
Bosnia Erzegovina dal 1992 al 1995, nel corso della sanguinosa guerra
in cui morirono circa 100.000 persone, mentre 2,2 milioni di persone
sono state traslocate. A Karadžić viene particolarmente addossata
la colpa del massacro di 8.000 uomini e ragazzi di Srebrenica nel
luglio 1995, il piu' grave massacro in Europa dalla Seconda guerra
mondiale.
Adesso, il famigerato leader dei serbi
bosniaci, Radovan Karadžić chiede un nuovo processo e aggiunge che
questa sarebbe l'unica soluzione affinche' il processo possa essere
giusto. Nella sua richiesta si legge che "ha subito danni
perche' e' il suo diritto di essere a conoscenza dei documenti della
Procura sin dall'inizio e non di conoscerli soltanto nel corso del
processo".
La Procura dell'Aja all'inizio di
luglio aveva presentato ricorso alla decisione del consiglio di primo
grado secondo la quale non ci sarebbero sufficienti prove che le
forze serbe sotto la guida di Radovan Karadžić avrebbero commesso
il genocidio nei comuni di Bratunac, Foča, Ključ, Prijedor, Sanski
Most, Vlasenica e Zvornik. In questo modo, Karadžić e' assolto
dalle accuse di genocidio in alcune localita' della BiH me continua
ad essere accusato di genocidio a Srebrenica nel 1995.
Va detto anche che il processo a
Karadžić e' stato rimandato piu' volte a fin di mettrlo a
conoscenza dei documenti in questione.
L'atto di accusa contro Karadžić e'
stato sollevato ancora nel lontano 25 luglio 1995 ma la sua latitanza
e' durata per ben 13 anni. Karadžić si trova nel carcere di
Scheveningen dal 30 luglio 2008 mentre il processo e' iniziato il 26
ottobre 2009. Lo scorso 4 maggio e' terminata la presentazione degli
elementi dell'atto di accusa e il prossimo 16 ottobre si dovrebbe
iniziare con la presentazione delle prove contro l'imputato che si e'
dichiarato non colpevole e si difende da solo.
Il testo fa parte della corrispondenza
per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a RadioRadicale
sabato 21 aprile 2012
KARADZIC E' RESPONSABILE PER SREBRENICA
Lo ha detto l'esperto militare Richard Butler al processo contro l'ex presidente della Republika Srpska
Qui di seguito una mia rielaborazione dell'articolo di Denis Dzidic per Balkan Investigative Reporting Network. Leggi qui l'articolo originale.
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| Ratko Mladic e Radovan Karadzic all'epoca della guerra in Bosnia |
Karadzic è sotto processo all'Aja con l'accusa del genocidio di più di 7000 bosgnacchi compiuto dall'esercito serbo-bosniaco nei giorni che seguirono l'occupazione di Srebrenica, l'11 luglio 1995. L'ex presidente della Republika Srpska, è anche accusato della persecuzione dei croato-bosniaci in tutta la Bosnia, del terrore inflitto ai civili di Sarajevo durante l'assedio e della presa in ostaggio di “caschi blu” dell'Onu tra il 1992 e il 1995. “Come comandante supremo, Karadzic non si limitò a ricevere informazioni sulle attività dell'esercito, ma ebbe e utilizzò la possibilità di chiamare direttamente i comandanti sul campo al fine di ottenere nuove informazioni e impartire disposizioni. Ha avuto un ruolo diretto in questo processo”, ha detto ancora Butler. Karadzic, da parte sua, durante l'esame incrociato ha affermato che nella primavera del 1993, e quindi prima degli eventi di Srebrenica, le forze armate bosgnacche attaccarono i villaggi serbi circostanti Zepa e Gorazde nonostante le due località fossero state dichiarate zone protette dalle Nazioni Unite, e uccisero civili a Podrinje.
Secondo Butler, l'ordine di sparare a migliaia di bosgnacchi di Srebrenica dopo la caduta della città doveva provenire dal vertice della catena di comando delle forze armate della Republika Srpska. L'ordine, ha affermato Butler, fu impartito dal comandante dell'esercito serbo-bosniaco, Ratko Mladic, e fu trasmesso lungo la catena di comando come qualsiasi altro ordine, nonostante il fatto che fosse “evidentemente illegale”. “Nessuno lo mise in discussione. L'ordine fu eseguito. Se prescindiamo dalla sua illegittimità, la catena di comando militare funzionò come avrebbe dovuto”, ha detto Butler. Mladic è accusato di genocidio, crimini contro l'umanità e violazione delle leggi e delle consuetudini di guerra in Bosnia-Erzegovina. Il processo a Radovan Karadzic davanti al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia inizierà il 14 maggio. Il processo a Radovan Karadzic continuerà lunedì 23 aprile.
giovedì 4 marzo 2010
GIUSTIZIA INTERNAZIONALE: I PROCESSI A KARADZIC E A SESELJ
di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 marzo su Radio Radicale
Il tema della giustizia internazionale torna all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione mediatica anche a livello internazionale. In primo piano la ripresa del processo contro l’ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic. Il processo a Karadzic e’ iniziato lo scorso 26 ottobre ed e’ stato rinviato a piu’ riprese perche’ Karadzic affermava di avere bisogno di maggiore tempo per preparare la sua difesa e si e’ rifiutato di presentarsi in aula.
La ripresa del processo con adesso Karadzic presente davanti al Tribunale, in questi giorni e’ molto seguita in Germania e in Gran Bretagna. Il quotidiano tedesco ‘Die Welt’ inizia uno dei suoi articoli parlando del momento in cui Karadzic ha concluso la sua disposizione lunedi’ in aula del Tpi. Il giornale tedesco scrive che “dalla prima fila una giovane donna salta dalla sedia e vittoriosamente saluta Karadzic. ‘Sono orgogliosa di lui’ dice questa donna che e’ sua parente e sottolinea: ‘Una guerra giusta e santa che lui ha condotto per difendere la BiH dai fundamentalisti islamici’. Quattro fila piu’ in giu’, si trova Munira Subasic, con altre sette donne. Spera ancora che trovera’ le ossa di suo figlio. Aveva soltanto 18 anni. ‘Karadzic e’ stato e rimane un bugiardo” dice Munira e aggiunge che lui di questo e’ perfino orgoglioso. “Anche oggi per me e’ una umiliazione come lo era 15 anni fa’ “. La 62-enne Munira non crede che Karadzic dira’ mai la verita’. La sua versione e’ che i Serbi nel 1990 avevano accettato dolorosamente la divisione della BiH.
‘Non volevamo la guerra, la guerra l’avevano voluta gli altri’. E gli altri per Karadzic, oltre ai bosniaci estremisti, sono l’Occidente, innanzitutto la Germania, gli Stati Uniti e la Nato. Il riconoscimento di Genscher dell’indipendenza della Croazia - e’ certo Karadzic - ha causato la guerra civile’ scrive tra l’altro “Die Welt”. L’ex leader dei serbi bosniaci considera il processo contro di lui in effetti come un processo contro i serbi bosniaci e interpreta la propria difesa con il desiderio, all’epoca, di risolvere la crisi jugoslava in modo paicifico accusando i croati ed i musulmani ad aver voluto uno Stato etnicamente pulito. Come anche prima, anche questa volta, l’imputato dell’Aja che era riuscito a sfuggiere la giustizia internazionale per quasi 13 anni, ha chiesto il rinvio del processo fino al 17 luglio, ma alla fine, dopo che e’ stata rigettata la sua richiesta dai giudici, si e’ presentato in aula del Tpi dell’Aja.
Per la guerra in BiH, Karadzic ha accusato le grandi forze mondiali controponendovi “la propria innocenza nonche’ quella dell’intero popolo serbo”. Secondo le sue parole, i poveri serbi bosniaci sono rimasti senza alcun alleato, tranne alcuni stati poco importanti. “La Croazia e l’Europa centrale sognavano il rinnovamento dell’Impero austro-ungarico, mentre la BiH e la Turchia sognavano l’invasione della Turchia nei Balcani” ha detto Karadzic aggiungendo che la Jugoslavia fu sempre creata e poi scompariva a causa degli interesssi delle forze stranieri.
C'e' da sottolineare che l'imputato per motivi della sua difesa, aveva chiesto lo scorso 11 settembre 2009 dalla Croazia e da altri sei paesi i documenti relativi all'armamento dei bosgnacchi attraverso l'aeroporto di Tuzla, al trasporto delle armi dall'Iran attraverso Zagabria, all'utilizzo delle organizzazioni internazionali per il contrabbando di armi in BiH, all'uccisione dei civili al mercato di Sarajevo nonche' le trascrizioni delle intercettazioni degli ex leader serbo bosniaci. Ancora lo scorso 15 febbraio, l'ambasciatore croati in Olanda, Josko Paro ha informato che la Croazia aveva consegnato a Karadzic 15 documenti e di essere pronta a soddisfare le altre richieste se Karadzic descrivera' con piu' precisazione i documenti richiesti e se questi documenti si trovano negli archivi croati.
Il Tribunale adesso vuole sapere quali sono gli ostacoli che sta' affrontando il Governo croato in cerca dei documenti richiesti, tenendo conto in particolare del fatto che il Ministero della difesa croato aveva trovato una parte dei documenti nonostante la posizione della Croazia che le richieste di Karadzic non sono sufficientemente chiare. Il Tribunale vuole anche la risposta alla domanda se il Governo croato sta' cercando i documenti richiesti e quanto tempo sia ancora necessario per questa ricerca. In piu', se Zagabria ha da aggiungere qualcosa alle affermazioni che i documenti in questione sono in posesso del Governo croato.
Nella sua parola introduttiva durata due giorni, Karadciz si e' soffermato sull'assedio di Sarajevo dichiarando che sono state le forze musulmane ad uccidere al mercato della capitale bosniaca per provocare le condoglianze della comunita' internazionale mentre il massacro di Srebrenica e' un mito con un numero ecessivo di vittime. L'imputato ha detto che Sarajevo non e' mai stata sotto assedio bensi' divisa a secondo dei confini etnici. «Le forze bosgnacche attacavano i quartieri serbi e i serbi vi rispondevano soltanto contro i soggetti militari legittimi difendendosi soltanto dal massacro» afferma Karadzic e aggiunge che «le uccisioni di massa a Sarajevo soni il risultato di una strategia bosgnacca furba». Karadzic ha accusato l'allora presidente della BiH, Alija Izetbegovic di aver ordinato l'uccisione del proprio popolo. Per la morte tragica di oltre 40 civili al mercato Markale a Sarajevo, Karadzic ha detto che forse non ci sono state nemmeno vittime civili, mentre per i campi di concentramento Omarska e Keraterm ha affermato che si e' trattato di centri di investigazione regolari degli organi del potere. Negando il numero delle vittime nel massacro di Srebrenica, qualificandolo come un mito, l'ex leader dei serbi bosniaci ha detto ironicamente ai giudici che «e' gia' crimine quando viene ucciso un solo uomo, perche' allora bisogna esagerare?» e ha affermato che Srebrenica e Zepa erano centri di musulmani che terrorizzarono i serbi, uccidevano interi villaggi a Natale e nei giorni di feste, sparavano dietro alle spalle dell'esercito e sepellirono il popolo impotente senza alcuna ragione.
Mentre Radovan Karadzic esporreva la sua parola introduttiva, davanti al Tribunale si sono riuniti in segno di protesta contro il criminale dell'Aja i membri delle famiglie vittime della guerra in Bosnia tra cui anche le madri dell'associazione 'Madri di Srebrenica'. Nel suo intervento, Karadzic ha accusato per la difusione della guerra in BiH «il nucleo di complotto» del Partito dell'azione democratica (SDA) il quale, secondo l'imputato dell'Aja, ha condotto una politica di guerra a favore dei musulmani e a danno della maggioranza cristiana – serbi e croati. «Qui dimostreremo che l'SDA non voleva i serbi in BiH bensi' i territori serbi nonche' i due terzi del territorio in Bosnia» ha detto Karadzic.
I media britannici avvertono che appare in effetti che Karadzic si presenta come un Vaclav Havel dei Balcani. «Accusato di essere il principale organizzatore dei piu' gravi crimini in Europa dopo quelli del nazismo, le sue vittime cercano di descriverlo come un mostro, ma nel lungo atteso autoritratto davanti al Tribunale, Karadzic ha illustrato se stesso come «un dissidente incompreso e un anticomunista diffamato» scrive 'The Guardian'. Il 'Times' valuta che «il tempo ha reso fertile il terreno» dove cadranno le menzogne di Karadzic. Sono passati quindici anni dalla guerra in Bosnia e le nuove generazioni in Europa non riescono a ricordare chi ha commesso che cosa e perche', aggiunge il giornale britannico e sottolinea che «quando l'abile oratore serbo, quale si dimostra Karadzic, i suoi crimini di guerra descrive come parte di una difesa «giusta e santa» del suo popolo ortodosso cristiano dall'islam militante in Bosnia, molti troveranno argomenti di questo genere accettabili. Secondo «Guardian» il messaggio di Karadzic di difendere davanti al Tribunale non se stesso bensi' il popolo e la sua causa giusta e santa forse sara' ben accolto tra il pubblico televisivo in BiH che attualmente e' preso dalle divisioni etniche in modo ancora piu' elevato che nei tempi di guerra quando Karadzic fu al culmine del suo potere.
Il due marzo ha ripreso anche il processo contro l'ultranazionalista leader radicale serbo Vojislav Seselj, accusato di aver partecipato nei crimini di guerra contro i non serbi in Croazia, Vojvodina e BiH. Martedi' Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa. Allo stesso tempo Seselj ha affermato che il Tribunale potrebbe liberarlo gia' alla fine della presentazione di prove dell'accusa poiche' «la procura non ha prove per nessuna delle accuse». Il presidente del Tribunale dell'Aja ha annunciato che l'udizione dei rimanenti sei testimoni nonche' l'esposizione delle prove da parte dell'accusa potrebbero essere terminati a maggio. Secondo le regole del Tribunale, Seselj ha il diritto di chiedere successivamente la sua scarcerazione. «Si potrebbe prendere facilmente la decisione sulla mia liberazione gia' a maggio se non ci fossero influenze esterne...Sono consapevole quanto per le forze Occidentali sia importante che io non torni ancora in Serbia. Se la decisione non sara' qeulla della piena liberazione, non contate che preparero' la mia difesa in due mesi... per questo saranno necessari almeno due anni» ha detto Seselj ai giudici. Ha avvertito, pero', che non potra' presentare le prove della difesa se il Tribunale non sostera' le spese, a partire da quelle arretrate della fase preliminare. La segreteria del Tribunale finora ha rigettato di finanziare la difesa di Seselj argomentando questa decisione con il rifiuto da parte di Seselj di presentare i dati relativi al suo patrimonio. Come annunciato dal giudice Antonetti, il processo riprendera' settimana prossima. Da ricordarvi che Vojislav Seselj si trova nel carcere del Tribunale dal 24 febbraio 2003 quando si era consegnato volontariamente mentre il processo e' iniziato a novembre del 2007.
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 marzo su Radio Radicale
Il tema della giustizia internazionale torna all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione mediatica anche a livello internazionale. In primo piano la ripresa del processo contro l’ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic. Il processo a Karadzic e’ iniziato lo scorso 26 ottobre ed e’ stato rinviato a piu’ riprese perche’ Karadzic affermava di avere bisogno di maggiore tempo per preparare la sua difesa e si e’ rifiutato di presentarsi in aula.
La ripresa del processo con adesso Karadzic presente davanti al Tribunale, in questi giorni e’ molto seguita in Germania e in Gran Bretagna. Il quotidiano tedesco ‘Die Welt’ inizia uno dei suoi articoli parlando del momento in cui Karadzic ha concluso la sua disposizione lunedi’ in aula del Tpi. Il giornale tedesco scrive che “dalla prima fila una giovane donna salta dalla sedia e vittoriosamente saluta Karadzic. ‘Sono orgogliosa di lui’ dice questa donna che e’ sua parente e sottolinea: ‘Una guerra giusta e santa che lui ha condotto per difendere la BiH dai fundamentalisti islamici’. Quattro fila piu’ in giu’, si trova Munira Subasic, con altre sette donne. Spera ancora che trovera’ le ossa di suo figlio. Aveva soltanto 18 anni. ‘Karadzic e’ stato e rimane un bugiardo” dice Munira e aggiunge che lui di questo e’ perfino orgoglioso. “Anche oggi per me e’ una umiliazione come lo era 15 anni fa’ “. La 62-enne Munira non crede che Karadzic dira’ mai la verita’. La sua versione e’ che i Serbi nel 1990 avevano accettato dolorosamente la divisione della BiH.
‘Non volevamo la guerra, la guerra l’avevano voluta gli altri’. E gli altri per Karadzic, oltre ai bosniaci estremisti, sono l’Occidente, innanzitutto la Germania, gli Stati Uniti e la Nato. Il riconoscimento di Genscher dell’indipendenza della Croazia - e’ certo Karadzic - ha causato la guerra civile’ scrive tra l’altro “Die Welt”. L’ex leader dei serbi bosniaci considera il processo contro di lui in effetti come un processo contro i serbi bosniaci e interpreta la propria difesa con il desiderio, all’epoca, di risolvere la crisi jugoslava in modo paicifico accusando i croati ed i musulmani ad aver voluto uno Stato etnicamente pulito. Come anche prima, anche questa volta, l’imputato dell’Aja che era riuscito a sfuggiere la giustizia internazionale per quasi 13 anni, ha chiesto il rinvio del processo fino al 17 luglio, ma alla fine, dopo che e’ stata rigettata la sua richiesta dai giudici, si e’ presentato in aula del Tpi dell’Aja.
Per la guerra in BiH, Karadzic ha accusato le grandi forze mondiali controponendovi “la propria innocenza nonche’ quella dell’intero popolo serbo”. Secondo le sue parole, i poveri serbi bosniaci sono rimasti senza alcun alleato, tranne alcuni stati poco importanti. “La Croazia e l’Europa centrale sognavano il rinnovamento dell’Impero austro-ungarico, mentre la BiH e la Turchia sognavano l’invasione della Turchia nei Balcani” ha detto Karadzic aggiungendo che la Jugoslavia fu sempre creata e poi scompariva a causa degli interesssi delle forze stranieri.
C'e' da sottolineare che l'imputato per motivi della sua difesa, aveva chiesto lo scorso 11 settembre 2009 dalla Croazia e da altri sei paesi i documenti relativi all'armamento dei bosgnacchi attraverso l'aeroporto di Tuzla, al trasporto delle armi dall'Iran attraverso Zagabria, all'utilizzo delle organizzazioni internazionali per il contrabbando di armi in BiH, all'uccisione dei civili al mercato di Sarajevo nonche' le trascrizioni delle intercettazioni degli ex leader serbo bosniaci. Ancora lo scorso 15 febbraio, l'ambasciatore croati in Olanda, Josko Paro ha informato che la Croazia aveva consegnato a Karadzic 15 documenti e di essere pronta a soddisfare le altre richieste se Karadzic descrivera' con piu' precisazione i documenti richiesti e se questi documenti si trovano negli archivi croati.
Il Tribunale adesso vuole sapere quali sono gli ostacoli che sta' affrontando il Governo croato in cerca dei documenti richiesti, tenendo conto in particolare del fatto che il Ministero della difesa croato aveva trovato una parte dei documenti nonostante la posizione della Croazia che le richieste di Karadzic non sono sufficientemente chiare. Il Tribunale vuole anche la risposta alla domanda se il Governo croato sta' cercando i documenti richiesti e quanto tempo sia ancora necessario per questa ricerca. In piu', se Zagabria ha da aggiungere qualcosa alle affermazioni che i documenti in questione sono in posesso del Governo croato.
Nella sua parola introduttiva durata due giorni, Karadciz si e' soffermato sull'assedio di Sarajevo dichiarando che sono state le forze musulmane ad uccidere al mercato della capitale bosniaca per provocare le condoglianze della comunita' internazionale mentre il massacro di Srebrenica e' un mito con un numero ecessivo di vittime. L'imputato ha detto che Sarajevo non e' mai stata sotto assedio bensi' divisa a secondo dei confini etnici. «Le forze bosgnacche attacavano i quartieri serbi e i serbi vi rispondevano soltanto contro i soggetti militari legittimi difendendosi soltanto dal massacro» afferma Karadzic e aggiunge che «le uccisioni di massa a Sarajevo soni il risultato di una strategia bosgnacca furba». Karadzic ha accusato l'allora presidente della BiH, Alija Izetbegovic di aver ordinato l'uccisione del proprio popolo. Per la morte tragica di oltre 40 civili al mercato Markale a Sarajevo, Karadzic ha detto che forse non ci sono state nemmeno vittime civili, mentre per i campi di concentramento Omarska e Keraterm ha affermato che si e' trattato di centri di investigazione regolari degli organi del potere. Negando il numero delle vittime nel massacro di Srebrenica, qualificandolo come un mito, l'ex leader dei serbi bosniaci ha detto ironicamente ai giudici che «e' gia' crimine quando viene ucciso un solo uomo, perche' allora bisogna esagerare?» e ha affermato che Srebrenica e Zepa erano centri di musulmani che terrorizzarono i serbi, uccidevano interi villaggi a Natale e nei giorni di feste, sparavano dietro alle spalle dell'esercito e sepellirono il popolo impotente senza alcuna ragione.
Mentre Radovan Karadzic esporreva la sua parola introduttiva, davanti al Tribunale si sono riuniti in segno di protesta contro il criminale dell'Aja i membri delle famiglie vittime della guerra in Bosnia tra cui anche le madri dell'associazione 'Madri di Srebrenica'. Nel suo intervento, Karadzic ha accusato per la difusione della guerra in BiH «il nucleo di complotto» del Partito dell'azione democratica (SDA) il quale, secondo l'imputato dell'Aja, ha condotto una politica di guerra a favore dei musulmani e a danno della maggioranza cristiana – serbi e croati. «Qui dimostreremo che l'SDA non voleva i serbi in BiH bensi' i territori serbi nonche' i due terzi del territorio in Bosnia» ha detto Karadzic.
I media britannici avvertono che appare in effetti che Karadzic si presenta come un Vaclav Havel dei Balcani. «Accusato di essere il principale organizzatore dei piu' gravi crimini in Europa dopo quelli del nazismo, le sue vittime cercano di descriverlo come un mostro, ma nel lungo atteso autoritratto davanti al Tribunale, Karadzic ha illustrato se stesso come «un dissidente incompreso e un anticomunista diffamato» scrive 'The Guardian'. Il 'Times' valuta che «il tempo ha reso fertile il terreno» dove cadranno le menzogne di Karadzic. Sono passati quindici anni dalla guerra in Bosnia e le nuove generazioni in Europa non riescono a ricordare chi ha commesso che cosa e perche', aggiunge il giornale britannico e sottolinea che «quando l'abile oratore serbo, quale si dimostra Karadzic, i suoi crimini di guerra descrive come parte di una difesa «giusta e santa» del suo popolo ortodosso cristiano dall'islam militante in Bosnia, molti troveranno argomenti di questo genere accettabili. Secondo «Guardian» il messaggio di Karadzic di difendere davanti al Tribunale non se stesso bensi' il popolo e la sua causa giusta e santa forse sara' ben accolto tra il pubblico televisivo in BiH che attualmente e' preso dalle divisioni etniche in modo ancora piu' elevato che nei tempi di guerra quando Karadzic fu al culmine del suo potere.
Il due marzo ha ripreso anche il processo contro l'ultranazionalista leader radicale serbo Vojislav Seselj, accusato di aver partecipato nei crimini di guerra contro i non serbi in Croazia, Vojvodina e BiH. Martedi' Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa. Allo stesso tempo Seselj ha affermato che il Tribunale potrebbe liberarlo gia' alla fine della presentazione di prove dell'accusa poiche' «la procura non ha prove per nessuna delle accuse». Il presidente del Tribunale dell'Aja ha annunciato che l'udizione dei rimanenti sei testimoni nonche' l'esposizione delle prove da parte dell'accusa potrebbero essere terminati a maggio. Secondo le regole del Tribunale, Seselj ha il diritto di chiedere successivamente la sua scarcerazione. «Si potrebbe prendere facilmente la decisione sulla mia liberazione gia' a maggio se non ci fossero influenze esterne...Sono consapevole quanto per le forze Occidentali sia importante che io non torni ancora in Serbia. Se la decisione non sara' qeulla della piena liberazione, non contate che preparero' la mia difesa in due mesi... per questo saranno necessari almeno due anni» ha detto Seselj ai giudici. Ha avvertito, pero', che non potra' presentare le prove della difesa se il Tribunale non sostera' le spese, a partire da quelle arretrate della fase preliminare. La segreteria del Tribunale finora ha rigettato di finanziare la difesa di Seselj argomentando questa decisione con il rifiuto da parte di Seselj di presentare i dati relativi al suo patrimonio. Come annunciato dal giudice Antonetti, il processo riprendera' settimana prossima. Da ricordarvi che Vojislav Seselj si trova nel carcere del Tribunale dal 24 febbraio 2003 quando si era consegnato volontariamente mentre il processo e' iniziato a novembre del 2007.
PASSAGGIO SPECIALE - Crimini di guerra in ex Jugoslavia: Karadzic, Seselj e gli altri
Questa settimana lo Speciale di Passaggio a Sud Est, andato in onda mercoledì 3 marzo su Radio Radicale è dedicato alla giustizia internazionale nei Paesi dell'ex Jugoslavia.
Lunedì 1 marzo all'Aja è ripreso il processo contro Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Il procedimento era iniziato il 26 ottobre scorso, quindici mesi dopo l'arresto del super ricercato ex capo politico dei serbi di Bosnia, ma si era subito interrotto perché Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo come aveva fatto Slobodan Milosevic, non si era infatti ripresentato in aula dopo la prima udienza sostenendo di aver bisogno di più tempo per preparare la sua difesa. Karadžić aveva chiesto un rinvio di dieci mesi: è riuscito ad ottenerne quattro. Si è confermato un buon negoziatore, com'era stato durante la guerra di Bosnia, quando per anni aveva preso in giro la diplomazia europea ed internazionale. A giudicare dalle prime battute di questa ripresa del procedimento sembrerebbe che Karadzic abbia deciso di adottare una tattica un po' diversa, ma staremo a vedere.
I giudici hanno accolto la sua richiesta di potersi difendere da solo, ma gli hanno anche assegnato un avvocato in modo tale che se l'imputato sceglierà nuovamente di non presentarsi, il processo andrà avanti senza di lui. Il lupo comunque non ha perso il pelo (Karadzic continua a sfoggiare un'invidiabile folta capigliatura), ma nemmeno il vizio. Si difende attaccando e sostenendo che le due peggiori atrocità avvenute durante la guerra di Bosnia, l'assedio di Sarajevo e il massacro genocida di Srebrenica sono miti diffusi dai musulmani bosniaci. L'assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 e durante il quale morirono diecimila persone, sarebbe stato il risultato di una battaglia interna tra i musulmani. Il massacro di Srebrenica (ottomila mila morti almeno) è invece una "invenzione", "un mito" sul quale sono state raccontate "menzogne" dai musulmani che hanno raggrupparono dei corpi in fosse comuni per incolpare le forze serbe. Anche il numero delle vittime è stato "esagerato".
Il tema della giustizia internazionale è tornato dunque all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione anche a livello internazionale. Tra l'altro in questi giorni è ripreso anche un'altro procedimento, quello contro il leader ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, capo del Partito Radicale Serbo, accusato di crimini di guerra commessi in Croazia, Vojvodina e Bosnia Erzegovina. Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa e ha sostenuto che il Tribunale potrebbe liberarlo molto presto perché la procura non avrebbe prove sufficienti per sostenere le accuse.
Nella trasmissione si parla anche di un altro caso, quello del presunto traffico di organi che sarebbe stato organizzato da elementi dell'Uck, l'Esercito per la liberazione del Kosovo, e del quale sarebbero rimasti vittime prigionieri serbi e non solo, tra Kosovo e nord dell'Albania durante la guerra del 1999. La vicenda era stata rivelata dall'ex procuratrice del Tpi, Carla Del Ponte, nel suo libro "La caccia", ma senza portare prove e mentre l'Ue e la missione civile europea Eulex restano cauti, il Consiglio d'Europa da tempo sta conducendo una sua inchiesta. Nel frattempo la procura serba per i crimini di guerra sostiene di avere trovato testimonianze convincenti, ma le autorità di Pristina negano con decisione e da Tirana è stata fino ad ora negata collaborazione per cercare di fare luce sulla vicenda.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è disponibile sul sito di Radio Radicale
Lunedì 1 marzo all'Aja è ripreso il processo contro Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Il procedimento era iniziato il 26 ottobre scorso, quindici mesi dopo l'arresto del super ricercato ex capo politico dei serbi di Bosnia, ma si era subito interrotto perché Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo come aveva fatto Slobodan Milosevic, non si era infatti ripresentato in aula dopo la prima udienza sostenendo di aver bisogno di più tempo per preparare la sua difesa. Karadžić aveva chiesto un rinvio di dieci mesi: è riuscito ad ottenerne quattro. Si è confermato un buon negoziatore, com'era stato durante la guerra di Bosnia, quando per anni aveva preso in giro la diplomazia europea ed internazionale. A giudicare dalle prime battute di questa ripresa del procedimento sembrerebbe che Karadzic abbia deciso di adottare una tattica un po' diversa, ma staremo a vedere.
I giudici hanno accolto la sua richiesta di potersi difendere da solo, ma gli hanno anche assegnato un avvocato in modo tale che se l'imputato sceglierà nuovamente di non presentarsi, il processo andrà avanti senza di lui. Il lupo comunque non ha perso il pelo (Karadzic continua a sfoggiare un'invidiabile folta capigliatura), ma nemmeno il vizio. Si difende attaccando e sostenendo che le due peggiori atrocità avvenute durante la guerra di Bosnia, l'assedio di Sarajevo e il massacro genocida di Srebrenica sono miti diffusi dai musulmani bosniaci. L'assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 e durante il quale morirono diecimila persone, sarebbe stato il risultato di una battaglia interna tra i musulmani. Il massacro di Srebrenica (ottomila mila morti almeno) è invece una "invenzione", "un mito" sul quale sono state raccontate "menzogne" dai musulmani che hanno raggrupparono dei corpi in fosse comuni per incolpare le forze serbe. Anche il numero delle vittime è stato "esagerato".
Il tema della giustizia internazionale è tornato dunque all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione anche a livello internazionale. Tra l'altro in questi giorni è ripreso anche un'altro procedimento, quello contro il leader ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, capo del Partito Radicale Serbo, accusato di crimini di guerra commessi in Croazia, Vojvodina e Bosnia Erzegovina. Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa e ha sostenuto che il Tribunale potrebbe liberarlo molto presto perché la procura non avrebbe prove sufficienti per sostenere le accuse.
Nella trasmissione si parla anche di un altro caso, quello del presunto traffico di organi che sarebbe stato organizzato da elementi dell'Uck, l'Esercito per la liberazione del Kosovo, e del quale sarebbero rimasti vittime prigionieri serbi e non solo, tra Kosovo e nord dell'Albania durante la guerra del 1999. La vicenda era stata rivelata dall'ex procuratrice del Tpi, Carla Del Ponte, nel suo libro "La caccia", ma senza portare prove e mentre l'Ue e la missione civile europea Eulex restano cauti, il Consiglio d'Europa da tempo sta conducendo una sua inchiesta. Nel frattempo la procura serba per i crimini di guerra sostiene di avere trovato testimonianze convincenti, ma le autorità di Pristina negano con decisione e da Tirana è stata fino ad ora negata collaborazione per cercare di fare luce sulla vicenda.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è disponibile sul sito di Radio Radicale
martedì 2 marzo 2010
IL LUPO NON HA PERSO NEMMENO IL PELO
Il lupo non ha perso il pelo e nemmeno il vizio. E torna a mostrare i denti. Eccolo Radovan Karadzic, alla sbarra, davanti ai giudici del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia che si difende da solo. Si difende? Piuttosto potremmo dire che attacca. Oggi, infatti, ha sostenuto che le due peggiori atrocità avvenute durante la guerra di Bosnia del 1992-1995, l'assedio di Sarajevo e il massacro genocida di Srebrenica sono miti diffusi dai musulmani bosniaci.
L'assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 e durante il quale morirono diecimila persone, non è stato un assedio ma il risultato di una battaglia interna tra i musulmani. Il massacro di Srebrenica (ottomila mila morti almeno) è una "invenzione", "un mito" sul quale sono state raccontate "menzogne" dai musulmani che hanno raggrupparono dei corpi in fosse comuni per incolpare le forze serbe. Anche il numero delle vittime è stato "esagerato".
"Sarà facile per me dimostrare che non ho nulla a che vedere con questo", ha detto Karadzic, affermando che le prove del massacro sono troppo sommarie per poter dimostrare quello che realmente avvenne.
L'assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 e durante il quale morirono diecimila persone, non è stato un assedio ma il risultato di una battaglia interna tra i musulmani. Il massacro di Srebrenica (ottomila mila morti almeno) è una "invenzione", "un mito" sul quale sono state raccontate "menzogne" dai musulmani che hanno raggrupparono dei corpi in fosse comuni per incolpare le forze serbe. Anche il numero delle vittime è stato "esagerato".
"Sarà facile per me dimostrare che non ho nulla a che vedere con questo", ha detto Karadzic, affermando che le prove del massacro sono troppo sommarie per poter dimostrare quello che realmente avvenne.
RIPRESO IL PROCESSO A KARADZIC
Ieri mattina all'Aja è ripreso il processo contro Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Il procedimento era iniziato il 26 ottobre scorso, quindici mesi dopo l'arresto del super ricercato ex capo politico dei serbi di Bosnia, ma si era subito interrotto perché Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo come aveva fatto Slobodan Milosevic, non si era infatti ripresentato in aula dopo la prima udienza sostenendo di aver bisogno di più tempo per preparare la sua difesa. I giudici hanno accolto la sua richiesta, ma gli hanno anche assegnato un avvocato e se l'imputato sceglierà nuovamente di non presentarsi, il processo andrà avanti senza di lui. A giudicare dalle prime battute di questa ripresa sembrerebbe che Karadzic abbia deciso di adottare una tattica un po' diversa, ma staremo a vedere. Intanto vi consiglio di leggere il pezzo di Andrea Rossini pubblicato ieri sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso per ripercorrere la strategia dell'imputato e quella del Tribunale e il percorso tortuoso della giustizia per i crimini contro l'umanità commessi negli anni '90 in Europa.
Scrive tra l'altro Rossini, in apertura del pezzo: "Karadžić aveva chiesto un rinvio di dieci mesi. Ne ha guadagnati quattro. E' un buon negoziatore. Lo ha già dimostrato in un periodo non troppo lontano della nostra storia (1992-95) prendendo in giro per anni la diplomazia europea ed internazionale. Ora, nell'arena del TPI, sembra avviato a confermare le sue capacità". E conclude: "Le vittime hanno bisogno di risarcimento, non di teatro. Hanno bisogno di capire quello che viene fatto dalla giustizia internazionale e perché. Sotto questo profilo, quello della comunicazione, l'azione del TPI è stata finora ampiamente deficitaria. Il processo Karadžić rappresenta una nuova occasione. Se si trascinerà in un lungo negoziato, in una battaglia legale dai contorni sfumati, l'autorità del Tribunale potrebbe subire un nuovo colpo. Nonostante gli importantissimi risultati sin qui raggiunti".
Scrive tra l'altro Rossini, in apertura del pezzo: "Karadžić aveva chiesto un rinvio di dieci mesi. Ne ha guadagnati quattro. E' un buon negoziatore. Lo ha già dimostrato in un periodo non troppo lontano della nostra storia (1992-95) prendendo in giro per anni la diplomazia europea ed internazionale. Ora, nell'arena del TPI, sembra avviato a confermare le sue capacità". E conclude: "Le vittime hanno bisogno di risarcimento, non di teatro. Hanno bisogno di capire quello che viene fatto dalla giustizia internazionale e perché. Sotto questo profilo, quello della comunicazione, l'azione del TPI è stata finora ampiamente deficitaria. Il processo Karadžić rappresenta una nuova occasione. Se si trascinerà in un lungo negoziato, in una battaglia legale dai contorni sfumati, l'autorità del Tribunale potrebbe subire un nuovo colpo. Nonostante gli importantissimi risultati sin qui raggiunti".
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