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giovedì 7 aprile 2016

LE MINACCE DEL TERRORISMO NEI BALCANI

di Marina Szikora [*]
Secondo Europol, nei Balcani ci sono tutta una serie di campi terroristici di bassa intensita' in cui si esercitano i novizi dell'ISIS, scrive in questi giorni il quotidiano croato 'Vecernji list'. Anche se la Croazia si menzionava finora come un paese esclusivamente di transito per i militanti terroristici, quanto pubblicato nel rapporto di Europol si rileva che tutta l'area dell'Europa sudorientale si puo' osservare come un'area problematica. In questi campi terroristici di bassa intensita' nei Balcani i novizi dell'ISIS si esercitano e verificano la loro resistenza nonche' fermezza di riunirsi ai terroristi. Secondo alcuni dati in Bosnia Erzegovina esistono 35 campi di addestramento mentre in Kosovo gli estremisti si esercitano negli ex campi dell'UCK. Anche una alta fonte dell'ufficio della presidente croata di recente ha parlato del rischio di islamizzazione degli albanesi finora secolari in Kosovo, Macedonia e Albania nonche' dell'importanza della stabilita' nel vicinato della Croazia, rilevando che persino un singolo incidente potrebbe distruggere il turismo croato che fa il 20% del pil.

Ma oltre alla Bosnia Erzegovina, la Croazia anche dalla parte orientale, molto vicino al confine con la Serbia, tocca l'estremismo – membri di queste organizzazioni non ci sono soltanto nel Sangiaccato bensi' anche a Belgrado, Novi Sad e Subotica, in Vojvodina. Anche se il loro numero non e' troppo impressionante, non ha importanza per il terrorismo poiche' bastano 2-3 persone per eseguire un'azione terroristica di grande portata, avvertono dall'Agenzia di sicurezza e informazione serba, scrive sempre il giornale croato. Aggiunge che anche nel vicinato occidentale della Croazia, in Slovenia i servizi segreti hanno scoperto campi di addestramento dell'ISIS. Nei pressi della capitale Ljubljana, sono stati organizzati radunamenti nel centro sportivo Korant dal quale sono stati mandati diversi militanti in Iraq e in Siria. I confini aperti dello Schengen hanno acconsentito il passaggio senza controllo e quindi in Slovenia arrivavano estremisti dall'Austria, Germania e Lussemburgo.

Una storia particolare sono le armi che dopo le guerre degli anni '90 ci sono in quest'area e che continuano a circolare. Il direttore della fabbrica “Zastava armi” Milojko Brzakovic ha confermato che diversi pezzi di armi che avevano usato i jihadisti negli attacchi terroristici di Parigi lo scorso 13 novembre sono stati prodotti proprio in questa fabbrica di Kragujevac, in Serbia. Proprio per questo, affermano alcuni esperti, tra i servizi di sicurezza spesso si dice “chiama i Balcani per il terrorismo”. E mentre negli ultimi giorni si ripete che i servizi di sicurezza di diversi paesi si ostinano a scambiare i messaggi di informazione, dalla polizia croata affermano che lo scambio di informazioni utili e' costante per mezzo della collaborazione internazionale con i partner, prima lo era l'Interpol, oggi lo e' l'Europol. E' importantissima inoltre la collaborazione regionale.

Dopo gli attentati di Parigi e recentissimamente quelli di Bruxelles, all'UE spetta adesso prendere decisioni importanti – se lo Schengen sara' del tutto sospeso, se l'UE si impegnera' piu' fortemente nelle zone di guerra, innanzitutto in Siria, ma anche in Libia, attraverso la quale arriva nell'UE un gran numero di profughi. Secondo le valutazioni degli analisti della casa Stratfor, potrebbe essere compromesso persino il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sui migranti, scrive il quotidiano croato “Glas Slavonije”. I governi di diversi paesi dell'Europa Occidentale tra breve annunceranno nuove regole di sicurezza, maggiori controlli di quelli che rientrano dai conflitti nel Medio Oriente e in nord Africa, uno scambio piu' intenso di informazioni dei servizi di sicurezza e verranno riattivati i dibattiti sulle modalita' della lotta al terrorismo nei paesi di instabilita' e conflitti quali la Libia e Siria, scrive il quotidiano croato. Si aggiunge che potrebbe essere messo in questione anche il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sulle migrazioni poiche' gli attacchi potrebbero riaccendere posizioni antimusulmane in Europa e rafforzare le pressioni dell'opinione pubblica sui governi UE di non abolire il regime di visti a questo paese, una richiesta chiave da parte di Ankara per la collaborazione sulla questione migranti.

“Glas Slavonije” rileva che il premier italiano Matteo Renzi ritiene che il rafforzamento della sicurezza ai confini sia un passo insoddisfacente per quanto riguarda il ridimensionamento del pericolo di futuri attacchi terroristici. Il giornale aggiunge che in quanto conseguenza delle posizioni antimusulmane aumenta il sostegno ai partiti nazionalisti e siccome nel 2017 ci saranno le elezioni in Francia e in Germania, e' probabile che i partiti tradizionalisti perdano un numero significativo di mandati rispetto ai loro concorrenti nazionalisti. Uno scenario simile si aspetta in Olanda e in Svezia che hanno dei movimenti nazionalisti relativamente forti. Anche per i sostenitori dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, secondo il giornale croato, il terrorismo potrebbe essere un argomento preso in considerazione.

[*] Il testo è la trascrizione della parte di corrispondenza andata in onda a Radio Radicale nel supplemento del giovedì di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA - supplemento

Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016 su Radio Radicale propone alcune analisi e prese di posizione dai vari paesi della regione sulla realtà della minaccia terroristica nei e dai Balcani. Si parla quindi del riaccendersi degli scontri armati tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno Karabakh e del perché questo conflitto erroneamente definito "congelato" ma in realtà quasi dimenticato dovrebbe interessare molto da seriamente l'Europa.



Gli articoli citati nella trasmissione:

Dobiamo temere i Balcani? Droni, carri armati e pistole
di Shpend Kursani - Osservatorio Balcani e Caucaso, 1 aprile 2016
(pubblicato originariamente su Pristina Insight il 28 marzo)

Alta tensione in Nagorno Karabakh
Simoze Zoppellaro - Osservatorio Balcani e Caucaso, 4 aprile 2016


Pane e guerra in Nargorno Karabakh
Simone Zoppellaro, Il Manifesto, 7 ottobre 2015

Ricordiamoci del Nagorno Karabakh prima che sia troppo tardi
Simone Zoppellaro - Gariwo, la foresta dei giusti, 5 aprile 2016

Israeli-made kamikaze drone spotted in Nagorno Karabakh
Thomas Gibbons-Neff - The Washington Post - 5 aprile 2016



It’s Cyberwar, it’s Turkish vs Armenian Hackers Amid Nagorno-Karabakh Dispute
Waqas - www.hackread.com, 3 aprile 2016

domenica 27 marzo 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.

Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.

Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.

In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 22 febbraio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 22 febbraio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Il tema principale della trasmissione riguarda il contrasto al terrorismo jihadista e i rischi di diffusione del fondamentalismo religioso in particolare in Bosnia Erzegovina e in Albania.

In apertura, dopo un aggiornamento sulla questione del debito della Grecia in vista dell'accordo all'Eurogruppo, si parla della crisi dell'unità europea e del prevalere della concertazione intergovernativa rispetto alla prospettiva dell'unione politica dell'Europa con un'analisi di Emma Bonino (intervista di Ada Pagliarulo).

Gli altri argomenti: la visita del premier albanese Edi Rama a Bruxelles; le prospettive della nuova presidenza della Croazia dopo l'insediamento del nuovo capo dello stato, Kolinda Grabar Kitarovic.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 19 gennaio 2015

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 18 gennaio


Albania
Il governo di Edi Rama chiede la collaborazione delle principali autorità religiose del Paese per favorire la convivenza religiosa; la collaborazione bilaterale con l'Italia per contrastare il terrorismo fondamentalista.

Kosovo
La visita del premier serbo Alksandar Vucic nel nord del Paese e le contestazioni da parte di alcuni giovani kosovari; le iniziative del governo di Pristina per la gestione ed il controllo dell'importante complesso minerario di Trepce.

lunedì 12 gennaio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 11 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

L'apertura della puntata odierna è dedicata - e non poteva essere altrimenti - alla strage di Parigi e alle vittime del fanatismo, contro la logica del fanatismo e della xenofobia di chi, in Europa e in Italia, parla di scontro tra civiltà e fomenta un clima da guerre di religione: "Nous sommes tous Charlie" e tutti gli altri.

Argomenti della puntata: le elezioni presidenziali in Croazia(*); la situazione politica in Albania; la presidenza dell'Osce assunta dalla Serbia; l'istituzione di un tribunale per i crimini di guerra in Kosovo; le proteste contro il premier Vikton Orban in Ungheria.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



(*) La puntata è stata registrata nel pomeriggio del 11 gennaio, quando ancora erano aperti i seggi. Quindi la parte sulla Croazia è limitata alle analisi e alle previsioni alla vigilia del voto per le presidenziali.

giovedì 4 agosto 2011

LA CORRUZIONE FIORISCE NEI REGIMI ANTIDEMOCRATICI

Intervista del mensile serbo Ekonom East Magazine a Matteo Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, diritti umani e problemi umanitari dell'OSCE, su Balcani e diritti umani

Là dove vi sono regimi autoritari o dove il regime ha tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore, ma la repressione non è l’antidoto giusto. Paradossalmente, le tensioni che hanno animato i Balcani e che adesso sono sotto controllo sono riapparse in forme diverse ma altrettanto allarmanti nella Unione Europea. Esiste un largo consenso perché si conduca l’inchiesta sul commercio illegale degli organi nel Kosovo, però tale inchiesta deve essere legale, tutelando i diritti umani.

E’ interessante che nel momento in cui le tensioni che hanno animato i Balcani sono diminuite, nello stesso tempo abbiamo nuove tensioni nell’Europa Occidentale, all’interno della Unione Europea. L’Unione Europea insiste nel rispetto dei diritti umani e nei rapporti di buon vicinato nei Balcani, e nella stessa UE vi sono casi che mettono a rischio il rispetto dei diritti umani o la chiusura dell’area Schengen, ci dice nell’intervista ad Ekonom:east Matteo Mecacci, Presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e i problemi umanitari dell’OSCE. Mecacci aggiunge che la situazione nei Balcani sta migliorando, soprattutto nei rapporti tra le nazioni, ma vi è bisogno ancora di molto lavoro. «Abbiamo ancora problemi importanti in Kosovo, Bosnia e Macedonia, però le relazioni tra gli stati sono migliorate. I Balcani sono stati una grande sfida per la UE, che non è riuscita a gestire la possibilità che il metodo democratico fosse subito accettato. Questo ritardo ha avuto conseguenze drammatiche durante gli anni novanta, e dopo le guerre è stato difficile riallacciare le relazioni tra gli stati».

Una delle conseguenze di cui Lei parla è il commercio di organi in Kosovo Lei ritiene che le indagini saranno fatte in maniera accurata o ha l’impressione che da alcuni fattori internazionali arrivino segnali di relativizzazione del caso?
Esiste un consenso generale perché venga condotta una indagine seria ed accurata su questi casi. Le accuse che qui vengono formulate sono molto gravi. Dobbiamo far sì che si arrivi alla verità, rispettando il diritto e la legge. Non possiamo parlare di cose che sono ancora agli inizi. Non ho l’impressione che vi sia relativizzazione del problema, vi e solo l’esigenza che le indagini vengano svolte in maniera legale.

Quali sono le maggiori sfide sulla sicurezza su cui oggi si confronta l’Europa?
Per i Paesi Osce, il tema della sicurezza è centrale. In questo momento i maggiori problemi provengono dalle frontiere Osce. Quello che sta avvenendo nel Nord dell’Africa è una delle maggiori sfide per l’Osce. Ma non dimentichiamo la Georgia ed il Kirghizistan. Si tratta di problemi congelati ma ancora attuali.

Come rientra qui il crimine internazionale? Si ha l’impressione che il crimine non conosca le frontiere. Quali sono le forme di lotta alla criminalità organizzata?
Nella lotta alla criminalità organizzata deve esserci collaborazione tra gli stati al più alto livello oltre alla collaborazione tra le polizie. La maniera più efficace rimane però la democratizzazione dei paesi e lo sviluppo economico. Durante la Guerra nei Balcani si sono sviluppate alleanze tra i criminali dei vari stati in lotta che si sono collegati con organizzazioni criminali in tutto il mondo. Le frontiere per il crimine organizzato non esistono. L’integrazione dei Balcani in UE, la collaborazione transnazionale tra le polizie e la cooperazione economica sono tra le misure che aiutano a combattere il crimine organizzato internazionale.

Ciò vale anche per la lotta al terrorismo?
Si. Il terrorismo è un pericolo costante con cui si confronta l’Osce, e soprattutto, il terrorismo come opzione di lotta politica. E ciò è direttamente collegato con i processi democratici. Il terrorismo come opzione politica perde attrattiva quando i processi democratici istituzionali funzionano come devono. La lotta al terrorismo si fa con la cooperazione internazionale tra le polizie ed i servizi di intelligence, ma la democrazia e le istituzioni democratiche sono l’arma migliore per la lotta al terrorismo.

La Serbia ha gravi problemi con la corruzione. Quali sono le raccomandazioni per l’eliminazione di tale problema?
L’anno scorso ho predisposto un rapporto per l’Osce in cui è stata fatta una comparazione tra il livello di democratizzazione dei Paesi ed il livello di corruzione. Lì dove c’è più democrazia e stato di diritto, c’è meno corruzione. Vale naturalmente anche il contrario. Là dove vi sono regimi autoritari o con tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore. Le misure repressive non sono quelle che possono risolvere la corruzione. La prevenzione e la trasparenza sono i migliori farmaci contro la corruzione, ciò vuoi dire informazione sulla spesa pubblica e sui funzionari pubblici. L’Osce considera che la lotta alla corruzione è soprattutto preventiva. E’ molto importante il rispetto delle leggi e dello stato di diritto. Spesso si è visto che le leggi esistono ma non vengono applicate.

Come vede i rapporti tra l’Italia ed i Balcani, Lei pensa che l’Italia presti abbastanza attenzione alla Regione, che per logica delle cose dovrebbe essere partner strategico?
Mi sembra che l’Italia sia molto poco attenta sulle questioni mediterranee e nei Balcani. Per l’Italia la Regione dovrebbe essere assolutamente strategica dal punto di vista economico e politico. Il processo di integrazione di tutti i Balcani nella UE dovrebbe essere una priorità costante dell’Italia, assieme alla democratizzazione dell’Africa del Nord. Nel Parlamento italiano sono stato autore di una tra le più importanti opposizioni parlamentari relativa ai contratti di amicizia tra l’Italia e la Libia. La mia posizione così come quella del mio gruppo è che gli affari non possono essere buoni se da una parte c’è un dittatore o una dittatura. E’ importante che Berlusconi venga in Serbia, proprio nel momento in cui la Serbia è sulla strada per entrare nella UE, aldilà dei problemi che Berlusconi in questo momento ha in Italia (La visita di Berlusconi è stata poi annullata nda)

Dove vede Lei la possibilità di allargamento delle relazioni tra l’Italia e la Serbia?
La Serbia è una grande opportunità per le imprese italiane e l’Italia deve capire l’enorme potenziale della Serbia, non solo per la produzione, ma anche per la possibilità di esportazioni verso paesi terzi con cui la Serbia ha accordi favorevoli, in primo luogo si pensi alla Russia e alla Turchia. È molto meglio investire in paesi democratici e in paesi che sono in via di democratizzazione che nei paesi con gli oligarchi al potere, che a prima vista sembrano luoghi in cui il capitale è sicuro, e invece si scopre che è la più insicura destinazione dei capitali e degli investimenti.

La traduzione dell'intervista è tratta dal sito di Radio Radicale