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giovedì 18 febbraio 2016

PASSAGGIO IN ONDA - supplemento

Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 18 febbraio 2016 su Radio Radicale propone una rassegna di articoli e analisi su Kosovo, Serbia, Bosnia, Transnistria, Ucraina, sul riemergere dei fascismi in Europa e sulla questione delle foibe, pubblicati in questo ultimo periodo.



Gli articoli citati:

Una fragile indipendenza, i fantasmi del Kosovo 8 anni dopo
Alessando Leogrande, Pagina 99, 17 febbraio 2016

Kosovo, il nodo delle "strutture parallele"
Violeta Hyseni Kelmendi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 17 febbraio 2016

Serbia alle urne, la scommessa di Vučić
Francesco Martino, Ispionline.it/Osservatorio Balcani e Caucaso, 15/16 febbraio 2016

Serbia: Vučić da primo ministro a presidente?
Dragan Janjić, Osservatorio Balcani e Caucaso, 16 febbraio 2016

Sarajevo presenta la richiesta di adesione alla Ue: una buona notizia?
Luca Leone, lucaleone.blogspot.it, 16 febbraio 2016

La Transnistria si avvicina all’Europa?
Danilo Elia, Osservatorio Balcani e Caucaso, 10 febbraio 2016

Ucraina, molto come prima
Balazs Jarabik, New Eastern Europe, 20 gennaio 2016 / Osservatorio Balcani e Caucaso. 9 febbraio 2016

Ucraina: Ecco come il Cremlino mantiene le Repubbliche di Donetsk e Luhansk
Pietro Rizzi, Eastjournal,net,  11 febbraio 2016

Il fascismo sta riemergendo in Europa
Mladina / Eastjournal.net (trad.) 17 febbraio 2016

La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?
Matteo Zola, Eastjournal.net, 12 febbraio 2016

giovedì 5 marzo 2015

LA CRISI ECONOMICA IN RUSSIA E LE RELAZIONI CON L'ITALIA

Intervista a Matteo Tacconi
Coordinatore del portale RassegnaEst.com

La crisi economica della Russia dipende dalle sanzioni decise da Stati Uniti ed Unione Europea, ma soprattutto dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla svalurtazione del rublo: una situazione che ha origini antecedenti alla crisi con l'Ucraina. L'interscasmbio con l'Italia e il ruolo italiano nel quadro delle sanzioni decise dall'Unione Europea.

Ascolta qui l'intervista a Radio Radicale

domenica 1 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 1 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Grecia: l'accordo all'Eurogruppo sul debito è una sconfitta o un compromesso per il premier Alexis Tispras? Intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente della radiotv greca dall'Italia.

Allargamento Ue: i ritardi del processo di integrazione e i problemi interni dei vari Paesi dei Balcani; la situazione in particolare della Bosnia Erzegovina.

Ucraina: la particolare condizione dei Balcani sulla "linea del fronte" dello scontro tra Usa e Russia.

Albania: a Tirana si è tenuto un vertice ministeriale internazionale per il coordinamento della lotta al terrorismo.

Macedonia: sale il il tono dello scontro tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico Zaev accusato di voler rovesciare il governo usando intercettazioni ottenute da servizi stranieri.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui




domenica 15 febbraio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 15 febbraio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Ucraina: l'accordo di Minsk e la possibilità che i Balcani diventino un teatro di confronto tra Russia e Occidente.

Grecia: le ragioni del nulla di fatto all'Eurogruppo di mercoledì e le attese per la nuova riunione di domani.

Kosovo: la ripresa positiva dei colloqui per la normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Serbia; il problema della massiccia emigrazione irregolare verso l'Unione Europea.

Macedonia: intercettazioni telefoniche e servizi segreti nel durissimo scontro in corso tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico all'opposizione.

Croazia: le sfide della nuova presidenza dopo il giuramento odierno di Kolinda Grabar Kitarovic.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

giovedì 29 gennaio 2015

L'UCRAINA COME LA JUGOSLAVIA?

L'Ucraina di Putin e le possibili lezioni di Milosevic
Articolo di Davide Denti pubblicato su Aspenia Online

Chi ricorda la storia delle guerre di dissoluzione della Yugoslavia, e specialmente il contesto bosniaco, avrà assistito al conflitto del 2014 tra Russia e Ucraina con un sinistro sentimento di déjà vu. Come da copione, alla costruzione retorica del conflitto è seguita l’azione di gruppi paramilitari e truppe sotto copertura. Ma, nel caso ucraino, una soluzione al conflitto resta per ora preclusa.

In primo luogo, le basi del conflitto sono state poste attraverso la costruzione retorica dell’alterità e la narrazione dell’Ucraina come Paese diviso da una linea di faglia tra civiltà individuata in base alla differenza linguistica, secondo il modello teorizzato da Huntington già nel 1996. Nel contesto ucraino, etichette linguistiche e nazionali non coincidono (si conta che la maggior parte degli attivisti del Maidan comunicasse in russo) e non esiste alcuna frontiera chiara tra l’uso della lingua ucraina e di quella russa, che scolorano nell’area intermedia del surzhik. A tale complessità si è invece sostituita una narrazione basata sul modello etnonazionale - una lingua, un popolo, uno stato - fondato sul presupposto di inconciliabilità tra comunità differenti ed esclusive.

Dove, ed è stato così nella storia dell’Ucraina indipendente, non erano mai esistite tensioni tra comunità linguistiche o nazionali, tali tensioni sono state presunte e denunciate ex ante come violazione dei diritti dei cittadini ucraini di etnia russa. Vladimir Putin ha così recuperato e attualizzato la “dottrina Karaganov” rendendola però ben più minacciosa verso i suoi vicini. Sergei Karaganov, allora Consigliere del Presidente Boris Yeltsin, aveva sostenuto nel 1993 il diritto della Russia di intervenire nelle altre repubbliche post-sovietiche in caso di cattivo trattamento dei russi etnici, e lo stesso Yeltsin aveva proposto (senza successo) che ai russi etnici residenti fuori dalla Russia venisse garantito uno status superiore con diritti speciali, al di sopra di quelli delle altre minoranze nazionali.

Il passaggio dalla Rossijskaja Federacija, la federazione di tutti i popoli di Russia, al Russkij Mir, il mondo russo inteso in senso etnico e transnazionale, indica una trasformazione quantomeno retorica in senso etnonazionale. Una trasformazione non meno rilevante di quella che portò dalla “fratellanza ed unità” tra popoli della Yugoslavia titina al nazionalismo pan-serbo di Slobodan Milosevic.

Continua a leggere su Aspenia Online

lunedì 26 gennaio 2015

RESISTENZE NAZIONALISTE AL MERCATO EUROPEO DELL'ENERGIA

Di Marina Szikora
L'Unione Europea sta entrando nella lotta sull'energia con i governi nazionalisti. Cosi' un articolo dell'Economist britannico. In questo testo si rileva che secondo l'opinione della Commissione europea, l'energia dovrebbe scorrere liberamente ai membri dell'Ue e circolarvi liberamente tra di loro. Ma per quanto riguarda questo argomento, il commissario per l'energetica, Maros Sefcovic ha due avversari. Uno e' la Russia, che cerca di mantenere il forte controllo sulla fornitura del gas in Europa dell'Est. L'altro sono i governi nazionali dell'Ue e le compagnie nella loro proprieta'. A loro piace l'influenza che hanno sui mercati energetici nazionali ma non piace il fatto che il traffico transconfinale del gas e dell'energia elettrica erode questa influenza, scrive l'Economist. Osserva che l'Ue con la Russia ha raggiunto un certo avanzamento. Finora, quest'inverno ha evitato il blocco della fornitura di gas. La Slovacchia di Sefcovic e' stata sollecitata di mandare il gas all'Est, in Ucraina, il che ha capovolto la direzione consueta della fornitura. L'Ue preme l'Ucraina di riformare il suo settore energetico, e soprattutto di introdurre i misuratori del gas al confine con la Russia, piuttosto che appoggiarsi sui misuramenti ai distributori in paese. Molti vedono l'insufficienza dei misuratori come la fonte principale della corruzione, prosegue il giornale britannico. Precisa che la Commissione ha proclamato che il South Stream nella sua forma primaria sia illecito: non e' permesso che la stessa compagnia si occupi della manutenzione del gasdotto e possiede il gas che ci trascorre.

mercoledì 26 novembre 2014

UCRAINA E UE: IL DIBATTITO ONLINE DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO


La politica europea di vicinato è stata sviluppata a partire dal 2004 con l'obiettivo di rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza per l'Unione europea e i suoi vicini. Nell'ultimo anno si è assistito ad una drammatica escalation del conflitto in Ucraina. Possono essere attribuite responsabilità alla Politica di vicinato per aver contribuito al conflitto? Se sì, quali?

Sul tema posto da Osservatorio Balcani e Caucaso si confrontano due parlamentari europei: Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo, e Helmut Scholz, del gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Ai lettori la possibilità di commentare i loro interventi sia sul sito che sui social network dell'Osservatorio. Cinque giorni dopo l'inizio del dibattito Paolo Bergamaschi, funzionario del Parlamento europeo, interverrà come moderatore per riassumere le diverse posizioni. Dopo un'altra settimana i due ospiti posteranno le loro conclusioni, rispondendo ad alcune delle eventuali domande poste dal pubblico.
Il dibattito è iniziato il 25 novembre e termina il 5 dicembre


Il dibattito online non è pre-moderato. I commenti dei lettori vengono pubblicati direttamente sulla pagina del dibattito. Tuttavia, i moderatori di OBC si riservano la facoltà di rimuovere ex-post commenti ritenuti estranei ai temi trattati nell’articolo (off topic), o contenuti volgari, offensivi e violenti

lunedì 3 novembre 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Albania: la vasta operazione di polizia contro le truffe al sistema elettrico nazionale; le frizioni tra presidenza della repubblica, eletta dalla precedente maggioranza parlamentare di centro-destra, e l'attuale maggioranza di centro-sinistra. 

Bosnia-Erzegovina: i risultati definitivi delle elezioni del 12 ottobre; lo stallo politico-istituzionale che da troppo tempo blocca il paese; le prospettive di integrazione europea di fronte all'evidente stress da allargamento dell'Ue; l'analisi di Tonino Picula, eurodeputato socialdemocratico croato, presidente della delegazione dell'Ue per la Bosnia e il Kosovo e iscritto al Partito radicale transnazionale. 

Croazia: a due mesi dalle elezioni presidenziali il Financial Times ha intervistato il presidente Ivo Josipovic pronto a presentarsi per un secondo mandato. 

Kosovo: la situazione politica e la mancanza di un accordo di governo a più di quattro mesi dalle elezioni. 

La trasmissione propone anche alcune analisi sulle recenti elezioni svoltesi in Ucraina alla luce delle consultazioni previste per oggi nelle autoproclamate repubbliche indipendenti del Donbass cui risultati saranno riconosciuti solo da Mosca.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile direttamente qui



lunedì 27 ottobre 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 26 ottobre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Croazia: la "bomba" politica dell'arresto di Milan Bandic, uno dei politici più potenti del paese, per 12 anni sindaco di Zagabria, già candidato alle ultime presidenziali dove fu sconfitto da Ivo Josipovic.

Serbia e Albania: gli sviluppi della crisi politica dopo gli incidenti in occasione della partita di calcio fra le due nazionali a Belgrado; il rinvio della storica visita del premier albanese Edi Rama nella capitale serba; le prospettive delle relazioni bilaterali.

Kosovo: il permanere dello stallo politico ha spinto Unione Europea e Usa a fare pressione sulle forze politiche del Paese per uscire dalla crisi che impedisce la formazione di un governo a 4 mesi e mezzo dalle elezioni.

Nell'ultima parte del programma, con Matteo Tacconi, giornalista e coordinatore del portale Rassegna Est, parliamo di"Verde cortina", il viaggio da lui compiuto la scorsa promavera con il fotografo Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino e che ora è diventato un libro.

In apertura un un breve profilo della situazione politica in Ucraina alla vigilia del voto, in attesa dei risultati delle elezioni parlamentari.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui


sabato 25 ottobre 2014

L'UCRAINA DOMANI AL VOTO: POCHE CERTEZZE E MOLTI RISCHI

Le elezioni parlamentari anticipate di domani in Ucraina sono il primo test per il presidente Petro Poroshenko, che si presenta con il Blocco che porta il suo nome, un'alleanza costituita dal suo partito
"Solidarietà" e da "Udar" di Vitaly Klitschko. Dopo il trionfo alle presidenziali di maggio, i sondaggi attribuiscono al capo dello Stato un risultato tra il 30-40%, a seconda degli istituti. Se, dunque, non ci dovrebbero essere sorprese sul vincitore, molta più incertezza c'è su quali partiti riusciranno a passare la soglia di sbarramento del 5% per entrare nella Rada e su quale panorama politico si presenterà dopo il voto. La formazione di una nuova maggioranza governativa potrebbe inoltre rivelarsi complicata e Poroshenko potrebbe essere costretto ad affidarsi a vecchi o nuovi partner. Anche per il premier Arseni Yatseniuk la tornata elettorale di domani è un banco di prova cruciale dopo quasi otto mesi di governo. Yatseniuk, che è arrivato alla guida del governo alla fine dello scorso febbraio sull'onda della rivolta di Maidan ma senza la legittimazione del voto popolare, si presenta agli elettori con una nuova formazione, il Fronte popolare (dato al 6-7%), nata dalla scissione di Patria, il partito di Yulia Tymoshenko (a sua volta accreditata dai sondaggi di un risultato tra il 6 e l'8%).

In questi mesi, le strade di Poroshenko e di Yatseniuk si sono via via allontanate soprattutto per quanto riguarda la politica estera e le relazioni con Mosca. Il presidente ha cercato, pur con molti stop&go, l'accordo diretto con Putin per risolvere la situazione nel Donbass; Yatseniuk ha invece spinto sul sentimento antirusso e, di fronte ad un elettorato moderato che guarda a Poroshenko, ha cercato di pescare voti nell'area nazionalista dove però hanno peso altri personaggi, a partire da Oleg Lyashko (la cui formazione è data dai sondaggi tra l'8 e il 12%). Il grande interrogativo riguarda dunque l'orientamento del prossimo governo e il nome del nuovo primo ministro, che non sarà necessariamente Arseni Yatseniuk. I conti saranno fatti dopo il voto, ma il rischio è che si ripresentino gli stessi problemi che caratterizzano il sistema politico ucraino dalla rivoluzione arancione di 10 anni fa. Con il potere esecutivo diviso tra presidente e premier, in base alla Costituzione adottata a marzo di quest'anno sul modello di quella del 2004, se dalle elezioni non emergesse una chiara maggioranza di governo, il rischio di uno stallo istituzionale è quanto mai concreto.

Dopo la rivoluzione che ha spazzato via Viktor Yanukovich il sistema oligarchico che controlla la politica e l'economia dell'Ucraina è rimasto sostanzialmente intatto. La campagna elettorale, condizionata inevitabilmente dal conflitto nel sud-est del Paese, ha approfondito le fratture tra i partiti di governo che, quand'anche fossero ricucite dopo il voto, corrono il rischio di riaprirsi in ogni momento a causa della situazione del Donbass. Le elezioni politiche anticipate di domani, del resto, sono state determinate la scorsa estate proprio dall'abbandono della maggioranza da parte dei nazionalisti di Oleg Tiahnybok e del partito "Udar" di Vitaly Klitschko che hanno tolto il sostegno al governo Yatseniuk. Il sistema elettorale, con la distribuzione maggioritaria di metà dei seggi, consentirà l'ingresso in parlamento di un gran numero di deputati per così dire indipendenti, legati spesso e volentieri ai poteri forti, che alla luce dei numeri andranno poi a sostenere uno schieramento piuttosto che l'altro. La sfida per Poroshenko sarà dunque quella di riuscire a formare una maggioranza omogenea e solida per realizzare le indispensabili riforme politiche ed economiche di cui il paese ha assoluto bisogno.

domenica 25 maggio 2014

SPECIALE UCRAINA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TRA SCONTRI ARMATI E TENTATIVI DI SECESSIONE

L'Ucraina va oggi al voto per eleggere il nuovo presidente dopo la secessione della Crimea e la sua annessione alla Russia, contraria al diritto internazionale ma ormai data per acquisita, e mentre permangono incertezze e timori per la situazione dell'est, soprattutto nelle regioni di Donetsk e Luhanks, dove continuano gli scontri armati tra truppe regolari  e separatisti filo russi. Scontri che hanno già provocato molti morti e che proprio in queste ore, alla vigilia del voto, sono costati la vita al fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e al giornalista e attivista dei diritti umani Andrei Mironov, già dissidente e condannato al Gulag nel periodo sovietico, tra i fondatori di "Memorial", collaboratore di Anna Politkovskaja e già iscritto al Partito radicale transnazionale. Mentre sono in corso le operazioni di voto - non però a Donetsk, Luhanks e in Crimea - cerchiamo di fare il punto sulla situazione e sulla sua possibile evoluzione.

Ospite della trasmissione Antonio Stango, esperto di relazioni intenazionali e di diritti umani, esponente del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito. Intervengono: Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, e Paolo Tatti, osservatore internazionale in Ucraina. Nel programma anche una sintesi dell'intervista a Danilo Elia, giornalista freelance e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, sul suo recente viaggio attraverso l'Ucraina della quale ha raccontato la realtà attuale e le divisioni storiche, culturali e politiche.

Ascolta qui lo Speciale di Passaggio a Sud Est sull'Ucraina



venerdì 9 maggio 2014

UCRAINA: IN VIAGGIO ATTRAVERSO UN PAESE DIVISO

Intervista a Danilo Elia

Un viaggio attraverso l'Ucraina, da est a ovest, da Donetsk a Leopoli, dalla frontiera con la Russia a Kiev e fino al confine con la Polonia e l'Unione Europea. E' quello compiuto dal giornalista freelance Danilo Elia, e pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, per raccontre la situazione dopo la secessione della Crimea e mentre aumentano le spinte separatiste nelle regioni orientali e toccare con mano quanto siano reali le divisioni del paese e quanto sia concreto o meno il rischio di una guerra civile alla luce degli avvenimenti recenti.

Ascolta qui l'intervista



Il reportage fotografico di Danilo Elia


giovedì 8 maggio 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.

Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.

Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.

Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.

Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.

Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.

Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



sabato 26 aprile 2014

ITALIA, EUROPA, MONDO: SCEGLIERE PER CONTARE

Presentazione del rapporto IAI sulla politica estera italiana

Lo scorso 16 aprile è stata presentata a Roma l'edizione 2014 del Rapporto sulla politica estera italiana dell'Istituto Affari Internazionali: alla tavola rotonda su "Italia, Europa, Mondo: scegliere per contare", hanno preso parte tre ex ministri degli Esteri, Emma Bonino, Massimo D'Alema e Franco Frattini, e l'attuale sottosegretario Benedetto Della Vedova.




Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
L'Italia si trova ad affrontare una sfida duplice: da una parte deve riprendere con più coerenza e determinazione le riforme necessarie per riacquistare stabilmente credibilità internazionale, dall'altra deve aggiornare la propria strategia complessiva di politica estera alla luce dei cambiamenti del quadro europeo e internazionale. In particolare, vanno profondamente riviste alcune politiche come quelle sull'immigrazione e sulla difesa. Solo con un concreto programma di riforme, infatti, l'Italia può sperare di ottenere da Bruxelles una maggiore flessibilità nel rispetto dei parametri fiscali. D'altra parte deve anche insistere per alcune modifiche sostanziali della strategia e dell'agenda di politica estera dell'Unione: il primo banco di prova sarà la presidenza italiana dell'UE nel secondo semestre del 2014.


Italia, Europa. Mondo: scegliere per contare
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale


giovedì 17 aprile 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 17 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Albania: in un quadro politico caratterizzato dalla dura contrapposizione tra il governo guidato dal leader del Partito socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra, emerge ora anche lo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra.

Kosovo: grandi movimenti dentro e fuori i partiti in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate che potrebbero tenersi a giugno; la Germania starebbe favorendo le manovre per spodestare l'attuale premier Hashim Thaci dal vertice del Partito democratico.

Serbia: il grande vincitore delle elezioni del 16 marzo, Aleksandar Vucic, prosegue i colloqui per formare il nuovo governo; il Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic potrebbe entrare nella magioranza ma non insieme al Partito socialista del premier uscente Ivica Dacic; il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato entro la fine del mese.

Macedonia/Fyrom: il presidente uscente Giorgj Ivanov ha ottenuto la maggioranza assoluta nel primo turno delle elezioni presidenziali ma è costretto al ballottaggio a causa della bassa affluenza alle urne provocata dalla decisione dei partiti della minoranza albanese di non partecipare al voto; il secondo turno delle presidenziali, il 27 aprile, si intreccerà ora con le elezioni parlamentari anticipate sul cui esito peserà il voto degli albanesi.

In apertura le decisioni del Consiglio Esteri dell'UE: la crisi in Ucraina e l'intregrazione europea dei Balcani a partire dalla Bosnia Erzegovina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, da Lussemburgo.

Si conclude, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata l'Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e quello occidentale 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo Vienna e Bratislava, il viaggio prosegue in Repubblica Ceca, Austria sud orientale e Slovenia (dove una volta c'era la Jugoslavia) per concludersi a Trieste: accanto alle diverse memorie della frontiera e ai molto problemi che pure rimangono emergono però anche le realtà positive della nuova Europa nata dalla fine della "guerra fredda".

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



martedì 15 aprile 2014

TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO

Ma pesa l'incertezza della situazione in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca

Lo stemma della Transdnistria
Mentre la diplomazia al lavoro per cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria. Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia, con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori. "Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo della missione Osce in Moldova.

La Transdnistria, una striscia di territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU, nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel 2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi giorni non c'è stato.

La rappresentante dell'Osce in Moldova ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.


venerdì 28 marzo 2014

LA CRISI UCRAINA E LE FORNITURE ENERGETICHE ALL'EUROPA

Intervista di Lorenzo Rendi a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, per Radio Radicale

La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.

giovedì 27 marzo 2014

UCRAINA: LA SERBIA TRA IL MARTELLO RUSSO E L'INCUDINE EUROPEO

La crisi in Ucraina e l'annessione della Crimea da parte della Russia potrebbe avere ripercussioni negative per la Serbia e il negoziato di adesione all'Unione Europea

Di Marina Szikora
La Serbia potrebbe trovarsi in una posizione scomoda per quanto riguarda la crisi in Ucraina. Secondo i media di Belgrado, la Serbia non cedera’ alle richieste di Bruxelles e dei piu’ potenti paesi dell’Unione Europea e quindi non si assocerà agli Stati che stanno introducendo sanzioni contro la Russia. Come recentemente scritto su ‘Večernje novosti’ di Belgrado, e citando fonti autorevoli, le autorità serbe starebbero conducendo colloqui con i partner, sia a Bruxelles sia a Mosca, per spiegare la posizione specifica della Serbia e chiedere comprensione per “un atteggiamento bilanciato” di Belgrado. Secondo il giornale, alla Serbia non è stato chiesto direttamente di seguire la rotta di Bruxelles, ma è stato rilevato che in quanto Paese che ha iniziato i negoziati di adesione deve adeguare le sue azioni di politica estera con quelle dell’Unione se ha intenzione di avanzare su questo cammino.

Secondo l'emittente indipendente B92 “l’unica cosa inaccettabile per Bruxelles sarebbe un aperto posizionamento [della Serbia] dalla parte della Russia”. Appena sarà formato il nuovo governo, ha affermato il ministro degli Esteri uscente Ivan Mrkić, saranno rilevate più precisamente le posizioni che, come è stato fino ad ora, si baseranno sul diritto internazionale e sui principi universalmente adottati per regolare le relazioni internazionali. Jelko Kacin, eurodeputato sloveno e relatore per la Serbia al Parlamento europeo, ha detto invece che Bruxelles si aspetta che Belgrado adegui la propria posizione verso la crisi ucraina in base a quella dell’Unione, ricordando che un altro paese impegnato nei negoziati di adesione - il Montenegro - lo ha già fatto.

La posizione della Serbia rispetto alla situazione in Ucraina deve essere e sarà pienamente responsabile e non sarà definita dal governo tecnico: la Serbia rispetterà gli obblighi derivanti dal processo di adesione all’UE e non avrà atteggiamenti ostili nei confronti della Russia, ha assicurato, da parte sua, il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić. Ad una conferenza stampa, in seguito al suo incontro con il leader dei serbi bosniaci, Milorad Dodik, Vučić ha rilevato che la Serbia è’ a favore del rispetto delle norme internazionali e dell'integrità territoriale degli Stati, ma ha aggiunto che “lezioni su questo non le possono dare quelli che con leggerezza hanno calpestato l’integrità territoriale della Serbia”. Vučić ha aggiunto che il governo deve lavorare come una squadra e che esso non sarà né russo, né tedesco, bensì serbo e salvaguarderà gli interessi dei cittadini della Serbia. In questo, ha chiesto apertamente quale dovrebbe essere una politica migliore: quella di introdurre sanzioni alla Russia, appoggiare la violazione dell’integrità territoriale, il che significherebbe rinunciare al Kosovo, oppure voltare le spalle all’Unione Europea?

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale

giovedì 20 marzo 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 20 marzo 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


La puntata odierna è dedicata quasi interamente alle elezioni del 16 marzo in Serbia: il trionfo dei conservatori europeisti di Aleksandar Vucic che hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, il nuovo quadro politico per certi versi inedito determinato dal voto e le ipotesi sul nuovo governo; il voto nei comuni serbi del Kosovo e le polemiche dell'opposizione contro il governo kosovaro di Hashim Thaci; e inoltre il processo di integrazione europea e il futuro del dialogo con Pristina alla luce dell'esito elettorale ma anche i gravi problemi economici e le riforme necessarie; le analisi e i commenti degli osservatori in Serbia, nei paesi vicini e in quelli dell'Unione Europea.

Gli altri argomenti: la vicenda dell'Ucraina e i timori di Moldavia e Georgia dopo la secessione della Crimea; le modifiche al codice di procedura penale in Albania e la decisione di non considerare più la corruzione un reato ordinario; la Turchia e la campagna elettorale con lo scontro sempre più aspro tra il premier Recep Tayyip Erdogan e Fetullah Gulen, leader dell'organizzazione culturale e religiosa Hizmet, in vista delle elezioni locali del 30 marzo, ma anche la sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna Ankara per le condizioni di detenzione del leader curdo Abdullah Ocalan.

Nella trasmissione anche il consueto appuntamento con le anticipazioni di RassegnaEst.com e una segnalazione del progetto "Cercavamo la pace" di Osservatorio Balcani e Caucaso.

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile in setraming direttamente qui oppure è scaricabile in podcast dal sito di Radio Radicale



venerdì 21 febbraio 2014

BONINO: LE DECISIONI DELL'UNIONE EUROPEA SULL'UCRAINA

L'intervento del ministro degli Esteri Emma Bonino questa mattina al notiziario di Radio Radicale sulla crisi in Ucraina e le decisioni del consiglio d'emergenza dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea che si è tenuto ieri a Bruxelles.