Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 18 febbraio 2016 su Radio Radicale propone una rassegna di articoli e analisi su Kosovo, Serbia, Bosnia, Transnistria, Ucraina, sul riemergere dei fascismi in Europa e sulla questione delle foibe, pubblicati in questo ultimo periodo.
Gli articoli citati:
Una fragile indipendenza, i fantasmi del Kosovo 8 anni dopo
Alessando Leogrande, Pagina 99, 17 febbraio 2016
Kosovo, il nodo delle "strutture parallele"
Violeta Hyseni Kelmendi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 17 febbraio 2016
Serbia alle urne, la scommessa di Vučić
Francesco Martino, Ispionline.it/Osservatorio Balcani e Caucaso, 15/16 febbraio 2016
Serbia: Vučić da primo ministro a presidente?
Dragan Janjić, Osservatorio Balcani e Caucaso, 16 febbraio 2016
Sarajevo presenta la richiesta di adesione alla Ue: una buona notizia?
Luca Leone, lucaleone.blogspot.it, 16 febbraio 2016
La Transnistria si avvicina all’Europa?
Danilo Elia, Osservatorio Balcani e Caucaso, 10 febbraio 2016
Ucraina, molto come prima
Balazs Jarabik, New Eastern Europe, 20 gennaio 2016 / Osservatorio Balcani e Caucaso. 9 febbraio 2016
Ucraina: Ecco come il Cremlino mantiene le Repubbliche di Donetsk e Luhansk
Pietro Rizzi, Eastjournal,net, 11 febbraio 2016
Il fascismo sta riemergendo in Europa
Mladina / Eastjournal.net (trad.) 17 febbraio 2016
La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?
Matteo Zola, Eastjournal.net, 12 febbraio 2016
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giovedì 18 febbraio 2016
giovedì 5 marzo 2015
LA CRISI ECONOMICA IN RUSSIA E LE RELAZIONI CON L'ITALIA
Intervista a Matteo Tacconi
Coordinatore del portale RassegnaEst.com
La crisi economica della Russia dipende dalle sanzioni decise da Stati Uniti ed Unione Europea, ma soprattutto dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla svalurtazione del rublo: una situazione che ha origini antecedenti alla crisi con l'Ucraina. L'interscasmbio con l'Italia e il ruolo italiano nel quadro delle sanzioni decise dall'Unione Europea.
Ascolta qui l'intervista a Radio Radicale
Coordinatore del portale RassegnaEst.com
La crisi economica della Russia dipende dalle sanzioni decise da Stati Uniti ed Unione Europea, ma soprattutto dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla svalurtazione del rublo: una situazione che ha origini antecedenti alla crisi con l'Ucraina. L'interscasmbio con l'Italia e il ruolo italiano nel quadro delle sanzioni decise dall'Unione Europea.
Ascolta qui l'intervista a Radio Radicale
domenica 1 marzo 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 1 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: l'accordo all'Eurogruppo sul debito è una sconfitta o un compromesso per il premier Alexis Tispras? Intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente della radiotv greca dall'Italia.
Allargamento Ue: i ritardi del processo di integrazione e i problemi interni dei vari Paesi dei Balcani; la situazione in particolare della Bosnia Erzegovina.
Ucraina: la particolare condizione dei Balcani sulla "linea del fronte" dello scontro tra Usa e Russia.
Albania: a Tirana si è tenuto un vertice ministeriale internazionale per il coordinamento della lotta al terrorismo.
Macedonia: sale il il tono dello scontro tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico Zaev accusato di voler rovesciare il governo usando intercettazioni ottenute da servizi stranieri.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: l'accordo all'Eurogruppo sul debito è una sconfitta o un compromesso per il premier Alexis Tispras? Intervista a Dimitri Deliolanes, corrispondente della radiotv greca dall'Italia.
Allargamento Ue: i ritardi del processo di integrazione e i problemi interni dei vari Paesi dei Balcani; la situazione in particolare della Bosnia Erzegovina.
Ucraina: la particolare condizione dei Balcani sulla "linea del fronte" dello scontro tra Usa e Russia.
Albania: a Tirana si è tenuto un vertice ministeriale internazionale per il coordinamento della lotta al terrorismo.
Macedonia: sale il il tono dello scontro tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico Zaev accusato di voler rovesciare il governo usando intercettazioni ottenute da servizi stranieri.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
domenica 15 febbraio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 15 febbraio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Ucraina: l'accordo di Minsk e la possibilità che i Balcani diventino un teatro di confronto tra Russia e Occidente.
Grecia: le ragioni del nulla di fatto all'Eurogruppo di mercoledì e le attese per la nuova riunione di domani.
Kosovo: la ripresa positiva dei colloqui per la normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Serbia; il problema della massiccia emigrazione irregolare verso l'Unione Europea.
Macedonia: intercettazioni telefoniche e servizi segreti nel durissimo scontro in corso tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico all'opposizione.
Croazia: le sfide della nuova presidenza dopo il giuramento odierno di Kolinda Grabar Kitarovic.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Ucraina: l'accordo di Minsk e la possibilità che i Balcani diventino un teatro di confronto tra Russia e Occidente.
Grecia: le ragioni del nulla di fatto all'Eurogruppo di mercoledì e le attese per la nuova riunione di domani.
Kosovo: la ripresa positiva dei colloqui per la normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Serbia; il problema della massiccia emigrazione irregolare verso l'Unione Europea.
Macedonia: intercettazioni telefoniche e servizi segreti nel durissimo scontro in corso tra il premier Gruevski e il leader socialdemocratico all'opposizione.
Croazia: le sfide della nuova presidenza dopo il giuramento odierno di Kolinda Grabar Kitarovic.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
giovedì 29 gennaio 2015
L'UCRAINA COME LA JUGOSLAVIA?
L'Ucraina di Putin e le possibili lezioni di Milosevic
Articolo di Davide Denti pubblicato su Aspenia Online
Chi ricorda la storia delle guerre di dissoluzione della Yugoslavia, e specialmente il contesto bosniaco, avrà assistito al conflitto del 2014 tra Russia e Ucraina con un sinistro sentimento di déjà vu. Come da copione, alla costruzione retorica del conflitto è seguita l’azione di gruppi paramilitari e truppe sotto copertura. Ma, nel caso ucraino, una soluzione al conflitto resta per ora preclusa.
In primo luogo, le basi del conflitto sono state poste attraverso la costruzione retorica dell’alterità e la narrazione dell’Ucraina come Paese diviso da una linea di faglia tra civiltà individuata in base alla differenza linguistica, secondo il modello teorizzato da Huntington già nel 1996. Nel contesto ucraino, etichette linguistiche e nazionali non coincidono (si conta che la maggior parte degli attivisti del Maidan comunicasse in russo) e non esiste alcuna frontiera chiara tra l’uso della lingua ucraina e di quella russa, che scolorano nell’area intermedia del surzhik. A tale complessità si è invece sostituita una narrazione basata sul modello etnonazionale - una lingua, un popolo, uno stato - fondato sul presupposto di inconciliabilità tra comunità differenti ed esclusive.
Dove, ed è stato così nella storia dell’Ucraina indipendente, non erano mai esistite tensioni tra comunità linguistiche o nazionali, tali tensioni sono state presunte e denunciate ex ante come violazione dei diritti dei cittadini ucraini di etnia russa. Vladimir Putin ha così recuperato e attualizzato la “dottrina Karaganov” rendendola però ben più minacciosa verso i suoi vicini. Sergei Karaganov, allora Consigliere del Presidente Boris Yeltsin, aveva sostenuto nel 1993 il diritto della Russia di intervenire nelle altre repubbliche post-sovietiche in caso di cattivo trattamento dei russi etnici, e lo stesso Yeltsin aveva proposto (senza successo) che ai russi etnici residenti fuori dalla Russia venisse garantito uno status superiore con diritti speciali, al di sopra di quelli delle altre minoranze nazionali.
Il passaggio dalla Rossijskaja Federacija, la federazione di tutti i popoli di Russia, al Russkij Mir, il mondo russo inteso in senso etnico e transnazionale, indica una trasformazione quantomeno retorica in senso etnonazionale. Una trasformazione non meno rilevante di quella che portò dalla “fratellanza ed unità” tra popoli della Yugoslavia titina al nazionalismo pan-serbo di Slobodan Milosevic.
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Articolo di Davide Denti pubblicato su Aspenia Online
Chi ricorda la storia delle guerre di dissoluzione della Yugoslavia, e specialmente il contesto bosniaco, avrà assistito al conflitto del 2014 tra Russia e Ucraina con un sinistro sentimento di déjà vu. Come da copione, alla costruzione retorica del conflitto è seguita l’azione di gruppi paramilitari e truppe sotto copertura. Ma, nel caso ucraino, una soluzione al conflitto resta per ora preclusa.
In primo luogo, le basi del conflitto sono state poste attraverso la costruzione retorica dell’alterità e la narrazione dell’Ucraina come Paese diviso da una linea di faglia tra civiltà individuata in base alla differenza linguistica, secondo il modello teorizzato da Huntington già nel 1996. Nel contesto ucraino, etichette linguistiche e nazionali non coincidono (si conta che la maggior parte degli attivisti del Maidan comunicasse in russo) e non esiste alcuna frontiera chiara tra l’uso della lingua ucraina e di quella russa, che scolorano nell’area intermedia del surzhik. A tale complessità si è invece sostituita una narrazione basata sul modello etnonazionale - una lingua, un popolo, uno stato - fondato sul presupposto di inconciliabilità tra comunità differenti ed esclusive.
Dove, ed è stato così nella storia dell’Ucraina indipendente, non erano mai esistite tensioni tra comunità linguistiche o nazionali, tali tensioni sono state presunte e denunciate ex ante come violazione dei diritti dei cittadini ucraini di etnia russa. Vladimir Putin ha così recuperato e attualizzato la “dottrina Karaganov” rendendola però ben più minacciosa verso i suoi vicini. Sergei Karaganov, allora Consigliere del Presidente Boris Yeltsin, aveva sostenuto nel 1993 il diritto della Russia di intervenire nelle altre repubbliche post-sovietiche in caso di cattivo trattamento dei russi etnici, e lo stesso Yeltsin aveva proposto (senza successo) che ai russi etnici residenti fuori dalla Russia venisse garantito uno status superiore con diritti speciali, al di sopra di quelli delle altre minoranze nazionali.
Il passaggio dalla Rossijskaja Federacija, la federazione di tutti i popoli di Russia, al Russkij Mir, il mondo russo inteso in senso etnico e transnazionale, indica una trasformazione quantomeno retorica in senso etnonazionale. Una trasformazione non meno rilevante di quella che portò dalla “fratellanza ed unità” tra popoli della Yugoslavia titina al nazionalismo pan-serbo di Slobodan Milosevic.
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lunedì 26 gennaio 2015
RESISTENZE NAZIONALISTE AL MERCATO EUROPEO DELL'ENERGIA
Di Marina Szikora
L'Unione Europea sta entrando nella lotta
sull'energia con i governi nazionalisti. Cosi' un articolo
dell'Economist britannico. In questo testo si rileva che secondo
l'opinione della Commissione europea, l'energia dovrebbe scorrere
liberamente ai membri dell'Ue e circolarvi liberamente tra di loro.
Ma per quanto riguarda questo argomento, il commissario per
l'energetica, Maros Sefcovic ha due avversari. Uno e' la Russia, che
cerca di mantenere il forte controllo sulla fornitura del gas in
Europa dell'Est. L'altro sono i governi nazionali dell'Ue e le
compagnie nella loro proprieta'. A loro piace l'influenza che hanno
sui mercati energetici nazionali ma non piace il fatto che il
traffico transconfinale del gas e dell'energia elettrica erode questa
influenza, scrive l'Economist. Osserva che l'Ue con la Russia ha
raggiunto un certo avanzamento. Finora, quest'inverno ha evitato il
blocco della fornitura di gas. La Slovacchia di Sefcovic e' stata
sollecitata di mandare il gas all'Est, in Ucraina, il che ha
capovolto la direzione consueta della fornitura. L'Ue preme l'Ucraina
di riformare il suo settore energetico, e soprattutto di introdurre i
misuratori del gas al confine con la Russia, piuttosto che
appoggiarsi sui misuramenti ai distributori in paese. Molti vedono
l'insufficienza dei misuratori come la fonte principale della
corruzione, prosegue il giornale britannico. Precisa che la
Commissione ha proclamato che il South Stream nella sua forma
primaria sia illecito: non e' permesso che la stessa compagnia si
occupi della manutenzione del gasdotto e possiede il gas che ci
trascorre.
mercoledì 26 novembre 2014
UCRAINA E UE: IL DIBATTITO ONLINE DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO
La politica europea di vicinato è stata sviluppata a partire dal 2004 con l'obiettivo di rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza per l'Unione europea e i suoi vicini. Nell'ultimo anno si è assistito ad una drammatica escalation del conflitto in Ucraina. Possono essere attribuite responsabilità alla Politica di vicinato per aver contribuito al conflitto? Se sì, quali?
Sul tema posto da Osservatorio Balcani e Caucaso si confrontano due parlamentari europei: Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo, e Helmut Scholz, del gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Ai lettori la possibilità di commentare i loro interventi sia sul sito che sui social network dell'Osservatorio. Cinque giorni dopo l'inizio del dibattito Paolo Bergamaschi, funzionario del Parlamento europeo, interverrà come moderatore per riassumere le diverse posizioni. Dopo un'altra settimana i due ospiti posteranno le loro conclusioni, rispondendo ad alcune delle eventuali domande poste dal pubblico.
Il dibattito è iniziato il 25 novembre e termina il 5 dicembre
Il dibattito online non è pre-moderato. I commenti dei lettori vengono pubblicati direttamente sulla pagina del dibattito. Tuttavia, i moderatori di OBC si riservano la facoltà di rimuovere ex-post commenti ritenuti estranei ai temi trattati nell’articolo (off topic), o contenuti volgari, offensivi e violenti
lunedì 3 novembre 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
lunedì 27 ottobre 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 26 ottobre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Croazia: la "bomba" politica dell'arresto di Milan Bandic, uno dei politici più potenti del paese, per 12 anni sindaco di Zagabria, già candidato alle ultime presidenziali dove fu sconfitto da Ivo Josipovic.
Serbia e Albania: gli sviluppi della crisi politica dopo gli incidenti in occasione della partita di calcio fra le due nazionali a Belgrado; il rinvio della storica visita del premier albanese Edi Rama nella capitale serba; le prospettive delle relazioni bilaterali.
Kosovo: il permanere dello stallo politico ha spinto Unione Europea e Usa a fare pressione sulle forze politiche del Paese per uscire dalla crisi che impedisce la formazione di un governo a 4 mesi e mezzo dalle elezioni.
Nell'ultima parte del programma, con Matteo Tacconi, giornalista e coordinatore del portale Rassegna Est, parliamo di"Verde cortina", il viaggio da lui compiuto la scorsa promavera con il fotografo Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino e che ora è diventato un libro.
In apertura un un breve profilo della situazione politica in Ucraina alla vigilia del voto, in attesa dei risultati delle elezioni parlamentari.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Croazia: la "bomba" politica dell'arresto di Milan Bandic, uno dei politici più potenti del paese, per 12 anni sindaco di Zagabria, già candidato alle ultime presidenziali dove fu sconfitto da Ivo Josipovic.
Serbia e Albania: gli sviluppi della crisi politica dopo gli incidenti in occasione della partita di calcio fra le due nazionali a Belgrado; il rinvio della storica visita del premier albanese Edi Rama nella capitale serba; le prospettive delle relazioni bilaterali.
Kosovo: il permanere dello stallo politico ha spinto Unione Europea e Usa a fare pressione sulle forze politiche del Paese per uscire dalla crisi che impedisce la formazione di un governo a 4 mesi e mezzo dalle elezioni.
Nell'ultima parte del programma, con Matteo Tacconi, giornalista e coordinatore del portale Rassegna Est, parliamo di"Verde cortina", il viaggio da lui compiuto la scorsa promavera con il fotografo Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino e che ora è diventato un libro.
In apertura un un breve profilo della situazione politica in Ucraina alla vigilia del voto, in attesa dei risultati delle elezioni parlamentari.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
sabato 25 ottobre 2014
L'UCRAINA DOMANI AL VOTO: POCHE CERTEZZE E MOLTI RISCHI
"Solidarietà" e da "Udar" di Vitaly Klitschko. Dopo il trionfo alle presidenziali di maggio, i sondaggi attribuiscono al capo dello Stato un risultato tra il 30-40%, a seconda degli istituti. Se, dunque, non ci dovrebbero essere sorprese sul vincitore, molta più incertezza c'è su quali partiti riusciranno a passare la soglia di sbarramento del 5% per entrare nella Rada e su quale panorama politico si presenterà dopo il voto. La formazione di una nuova maggioranza governativa potrebbe inoltre rivelarsi complicata e Poroshenko potrebbe essere costretto ad affidarsi a vecchi o nuovi partner. Anche per il premier Arseni Yatseniuk la tornata elettorale di domani è un banco di prova cruciale dopo quasi otto mesi di governo. Yatseniuk, che è arrivato alla guida del governo alla fine dello scorso febbraio sull'onda della rivolta di Maidan ma senza la legittimazione del voto popolare, si presenta agli elettori con una nuova formazione, il Fronte popolare (dato al 6-7%), nata dalla scissione di Patria, il partito di Yulia Tymoshenko (a sua volta accreditata dai sondaggi di un risultato tra il 6 e l'8%).
In questi mesi, le strade di Poroshenko e di Yatseniuk si sono via via allontanate soprattutto per quanto riguarda la politica estera e le relazioni con Mosca. Il presidente ha cercato, pur con molti stop&go, l'accordo diretto con Putin per risolvere la situazione nel Donbass; Yatseniuk ha invece spinto sul sentimento antirusso e, di fronte ad un elettorato moderato che guarda a Poroshenko, ha cercato di pescare voti nell'area nazionalista dove però hanno peso altri personaggi, a partire da Oleg Lyashko (la cui formazione è data dai sondaggi tra l'8 e il 12%). Il grande interrogativo riguarda dunque l'orientamento del prossimo governo e il nome del nuovo primo ministro, che non sarà necessariamente Arseni Yatseniuk. I conti saranno fatti dopo il voto, ma il rischio è che si ripresentino gli stessi problemi che caratterizzano il sistema politico ucraino dalla rivoluzione arancione di 10 anni fa. Con il potere esecutivo diviso tra presidente e premier, in base alla Costituzione adottata a marzo di quest'anno sul modello di quella del 2004, se dalle elezioni non emergesse una chiara maggioranza di governo, il rischio di uno stallo istituzionale è quanto mai concreto.
Dopo la rivoluzione che ha spazzato via Viktor Yanukovich il sistema oligarchico che controlla la politica e l'economia dell'Ucraina è rimasto sostanzialmente intatto. La campagna elettorale, condizionata inevitabilmente dal conflitto nel sud-est del Paese, ha approfondito le fratture tra i partiti di governo che, quand'anche fossero ricucite dopo il voto, corrono il rischio di riaprirsi in ogni momento a causa della situazione del Donbass. Le elezioni politiche anticipate di domani, del resto, sono state determinate la scorsa estate proprio dall'abbandono della maggioranza da parte dei nazionalisti di Oleg Tiahnybok e del partito "Udar" di Vitaly Klitschko che hanno tolto il sostegno al governo Yatseniuk. Il sistema elettorale, con la distribuzione maggioritaria di metà dei seggi, consentirà l'ingresso in parlamento di un gran numero di deputati per così dire indipendenti, legati spesso e volentieri ai poteri forti, che alla luce dei numeri andranno poi a sostenere uno schieramento piuttosto che l'altro. La sfida per Poroshenko sarà dunque quella di riuscire a formare una maggioranza omogenea e solida per realizzare le indispensabili riforme politiche ed economiche di cui il paese ha assoluto bisogno.
domenica 25 maggio 2014
SPECIALE UCRAINA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TRA SCONTRI ARMATI E TENTATIVI DI SECESSIONE
L'Ucraina va oggi al voto per eleggere
il nuovo presidente dopo la secessione della Crimea e la sua annessione alla Russia, contraria al diritto internazionale ma ormai data per acquisita, e
mentre permangono incertezze e timori per la situazione dell'est,
soprattutto nelle regioni di Donetsk e Luhanks, dove continuano gli scontri
armati tra truppe regolari e separatisti
filo russi. Scontri che hanno già provocato molti morti e che proprio in queste ore, alla vigilia del voto, sono costati la vita al fotoreporter
italiano Andrea Rocchelli e al giornalista e attivista dei diritti
umani Andrei Mironov, già dissidente e condannato al Gulag nel periodo sovietico, tra i fondatori di "Memorial", collaboratore di Anna Politkovskaja e già
iscritto al Partito radicale transnazionale. Mentre sono in corso le operazioni di voto - non però a Donetsk, Luhanks e in Crimea - cerchiamo di fare il punto sulla situazione e sulla sua possibile evoluzione.
Ospite della trasmissione Antonio Stango, esperto di relazioni intenazionali e di diritti umani, esponente del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito. Intervengono: Benedetto
Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, e Paolo Tatti, osservatore internazionale in Ucraina. Nel programma anche una sintesi dell'intervista a Danilo Elia, giornalista freelance e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, sul suo recente viaggio
attraverso l'Ucraina della quale ha raccontato la realtà attuale e le divisioni storiche, culturali e
politiche.
Ascolta qui lo Speciale di Passaggio a Sud Est sull'Ucraina
venerdì 9 maggio 2014
UCRAINA: IN VIAGGIO ATTRAVERSO UN PAESE DIVISO
Intervista a Danilo Elia
Un viaggio attraverso l'Ucraina, da est a ovest, da Donetsk a Leopoli, dalla frontiera con la Russia a Kiev e fino al confine con la Polonia e l'Unione Europea. E' quello compiuto dal giornalista freelance Danilo Elia, e pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, per raccontre la situazione dopo la secessione della Crimea e mentre aumentano le spinte separatiste nelle regioni orientali e toccare con mano quanto siano reali le divisioni del paese e quanto sia concreto o meno il rischio di una guerra civile alla luce degli avvenimenti recenti.
Ascolta qui l'intervista
Il reportage fotografico di Danilo Elia
Un viaggio attraverso l'Ucraina, da est a ovest, da Donetsk a Leopoli, dalla frontiera con la Russia a Kiev e fino al confine con la Polonia e l'Unione Europea. E' quello compiuto dal giornalista freelance Danilo Elia, e pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, per raccontre la situazione dopo la secessione della Crimea e mentre aumentano le spinte separatiste nelle regioni orientali e toccare con mano quanto siano reali le divisioni del paese e quanto sia concreto o meno il rischio di una guerra civile alla luce degli avvenimenti recenti.
Ascolta qui l'intervista
Il reportage fotografico di Danilo Elia
giovedì 8 maggio 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.
Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.
Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.
Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.
Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.
Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.
Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.
Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.
Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.
Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.
Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.
Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.
Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
sabato 26 aprile 2014
ITALIA, EUROPA, MONDO: SCEGLIERE PER CONTARE
Presentazione del rapporto IAI sulla politica estera italiana
Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
Lo scorso 16 aprile è stata presentata
a Roma l'edizione 2014 del Rapporto sulla politica estera italiana dell'Istituto Affari Internazionali:
alla tavola rotonda su "Italia, Europa, Mondo: scegliere per
contare", hanno preso parte tre ex ministri degli Esteri, Emma
Bonino, Massimo D'Alema e Franco Frattini, e l'attuale
sottosegretario Benedetto Della Vedova.
Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
L'Italia si trova ad affrontare una
sfida duplice: da una parte deve riprendere con più coerenza e
determinazione le riforme necessarie per riacquistare stabilmente
credibilità internazionale, dall'altra deve aggiornare la propria
strategia complessiva di politica estera alla luce dei cambiamenti
del quadro europeo e internazionale. In particolare, vanno
profondamente riviste alcune politiche come quelle sull'immigrazione
e sulla difesa. Solo con un concreto programma di riforme, infatti,
l'Italia può sperare di ottenere da Bruxelles una maggiore
flessibilità nel rispetto dei parametri fiscali. D'altra parte deve
anche insistere per alcune modifiche sostanziali della strategia e
dell'agenda di politica estera dell'Unione: il primo banco di prova
sarà la presidenza italiana dell'UE nel secondo semestre del 2014.
Italia, Europa. Mondo: scegliere per contare
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale
giovedì 17 aprile 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 17 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Albania: in un quadro politico caratterizzato dalla dura contrapposizione tra il governo guidato dal leader del Partito socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra, emerge ora anche lo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra.
Kosovo: grandi movimenti dentro e fuori i partiti in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate che potrebbero tenersi a giugno; la Germania starebbe favorendo le manovre per spodestare l'attuale premier Hashim Thaci dal vertice del Partito democratico.
Serbia: il grande vincitore delle elezioni del 16 marzo, Aleksandar Vucic, prosegue i colloqui per formare il nuovo governo; il Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic potrebbe entrare nella magioranza ma non insieme al Partito socialista del premier uscente Ivica Dacic; il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato entro la fine del mese.
Macedonia/Fyrom: il presidente uscente Giorgj Ivanov ha ottenuto la maggioranza assoluta nel primo turno delle elezioni presidenziali ma è costretto al ballottaggio a causa della bassa affluenza alle urne provocata dalla decisione dei partiti della minoranza albanese di non partecipare al voto; il secondo turno delle presidenziali, il 27 aprile, si intreccerà ora con le elezioni parlamentari anticipate sul cui esito peserà il voto degli albanesi.
In apertura le decisioni del Consiglio Esteri dell'UE: la crisi in Ucraina e l'intregrazione europea dei Balcani a partire dalla Bosnia Erzegovina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, da Lussemburgo.
Si conclude, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata l'Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e quello occidentale 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo Vienna e Bratislava, il viaggio prosegue in Repubblica Ceca, Austria sud orientale e Slovenia (dove una volta c'era la Jugoslavia) per concludersi a Trieste: accanto alle diverse memorie della frontiera e ai molto problemi che pure rimangono emergono però anche le realtà positive della nuova Europa nata dalla fine della "guerra fredda".
La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
Albania: in un quadro politico caratterizzato dalla dura contrapposizione tra il governo guidato dal leader del Partito socialista Edi Rama e l'opposizione di centro-destra, emerge ora anche lo scontro politico tra il presidente della repubblica Bujar Nishani e la maggioranza di centro-sinistra.
Kosovo: grandi movimenti dentro e fuori i partiti in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate che potrebbero tenersi a giugno; la Germania starebbe favorendo le manovre per spodestare l'attuale premier Hashim Thaci dal vertice del Partito democratico.
Serbia: il grande vincitore delle elezioni del 16 marzo, Aleksandar Vucic, prosegue i colloqui per formare il nuovo governo; il Nuovo Partito Democratico dell'ex presidente Boris Tadic potrebbe entrare nella magioranza ma non insieme al Partito socialista del premier uscente Ivica Dacic; il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato entro la fine del mese.
Macedonia/Fyrom: il presidente uscente Giorgj Ivanov ha ottenuto la maggioranza assoluta nel primo turno delle elezioni presidenziali ma è costretto al ballottaggio a causa della bassa affluenza alle urne provocata dalla decisione dei partiti della minoranza albanese di non partecipare al voto; il secondo turno delle presidenziali, il 27 aprile, si intreccerà ora con le elezioni parlamentari anticipate sul cui esito peserà il voto degli albanesi.
In apertura le decisioni del Consiglio Esteri dell'UE: la crisi in Ucraina e l'intregrazione europea dei Balcani a partire dalla Bosnia Erzegovina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, da Lussemburgo.
Si conclude, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata l'Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e quello occidentale 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo Vienna e Bratislava, il viaggio prosegue in Repubblica Ceca, Austria sud orientale e Slovenia (dove una volta c'era la Jugoslavia) per concludersi a Trieste: accanto alle diverse memorie della frontiera e ai molto problemi che pure rimangono emergono però anche le realtà positive della nuova Europa nata dalla fine della "guerra fredda".
La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
martedì 15 aprile 2014
TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO
Ma pesa l'incertezza della situazione
in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca
![]() |
| Lo stemma della Transdnistria |
Mentre la diplomazia al lavoro per
cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in
una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili
focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria.
Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra
la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al
confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto
ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e
la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i
colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la
partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia,
con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori.
"Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una
sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo
della missione Osce in Moldova.
La Transdnistria, una striscia di
territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La
regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica
Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica),
dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del
1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto
armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione
tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la
creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a
ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato
indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU,
nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il
governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha
chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale
della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel
2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi
giorni non c'è stato.
La rappresentante dell'Osce in Moldova
ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di
colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato
l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata
e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia
luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però
anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il
conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo
negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori
e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi
ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.
venerdì 28 marzo 2014
LA CRISI UCRAINA E LE FORNITURE ENERGETICHE ALL'EUROPA
Intervista di Lorenzo Rendi a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, per Radio Radicale
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
giovedì 27 marzo 2014
UCRAINA: LA SERBIA TRA IL MARTELLO RUSSO E L'INCUDINE EUROPEO
La crisi in Ucraina e l'annessione della Crimea da parte della Russia potrebbe avere ripercussioni negative per la Serbia e il negoziato di adesione all'Unione Europea
Di Marina Szikora
La Serbia potrebbe trovarsi in una posizione scomoda per quanto riguarda la crisi in Ucraina. Secondo i media di Belgrado, la Serbia non cedera’ alle richieste di Bruxelles e dei piu’ potenti paesi dell’Unione Europea e quindi non si assocerà agli Stati che stanno introducendo sanzioni contro la Russia. Come recentemente scritto su ‘Večernje novosti’ di Belgrado, e citando fonti autorevoli, le autorità serbe starebbero conducendo colloqui con i partner, sia a Bruxelles sia a Mosca, per spiegare la posizione specifica della Serbia e chiedere comprensione per “un atteggiamento bilanciato” di Belgrado. Secondo il giornale, alla Serbia non è stato chiesto direttamente di seguire la rotta di Bruxelles, ma è stato rilevato che in quanto Paese che ha iniziato i negoziati di adesione deve adeguare le sue azioni di politica estera con quelle dell’Unione se ha intenzione di avanzare su questo cammino.
Secondo l'emittente indipendente B92 “l’unica cosa inaccettabile per Bruxelles sarebbe un aperto posizionamento [della Serbia] dalla parte della Russia”. Appena sarà formato il nuovo governo, ha affermato il ministro degli Esteri uscente Ivan Mrkić, saranno rilevate più precisamente le posizioni che, come è stato fino ad ora, si baseranno sul diritto internazionale e sui principi universalmente adottati per regolare le relazioni internazionali. Jelko Kacin, eurodeputato sloveno e relatore per la Serbia al Parlamento europeo, ha detto invece che Bruxelles si aspetta che Belgrado adegui la propria posizione verso la crisi ucraina in base a quella dell’Unione, ricordando che un altro paese impegnato nei negoziati di adesione - il Montenegro - lo ha già fatto.
La posizione della Serbia rispetto alla situazione in Ucraina deve essere e sarà pienamente responsabile e non sarà definita dal governo tecnico: la Serbia rispetterà gli obblighi derivanti dal processo di adesione all’UE e non avrà atteggiamenti ostili nei confronti della Russia, ha assicurato, da parte sua, il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić. Ad una conferenza stampa, in seguito al suo incontro con il leader dei serbi bosniaci, Milorad Dodik, Vučić ha rilevato che la Serbia è’ a favore del rispetto delle norme internazionali e dell'integrità territoriale degli Stati, ma ha aggiunto che “lezioni su questo non le possono dare quelli che con leggerezza hanno calpestato l’integrità territoriale della Serbia”. Vučić ha aggiunto che il governo deve lavorare come una squadra e che esso non sarà né russo, né tedesco, bensì serbo e salvaguarderà gli interessi dei cittadini della Serbia. In questo, ha chiesto apertamente quale dovrebbe essere una politica migliore: quella di introdurre sanzioni alla Russia, appoggiare la violazione dell’integrità territoriale, il che significherebbe rinunciare al Kosovo, oppure voltare le spalle all’Unione Europea?
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale
Di Marina Szikora
La Serbia potrebbe trovarsi in una posizione scomoda per quanto riguarda la crisi in Ucraina. Secondo i media di Belgrado, la Serbia non cedera’ alle richieste di Bruxelles e dei piu’ potenti paesi dell’Unione Europea e quindi non si assocerà agli Stati che stanno introducendo sanzioni contro la Russia. Come recentemente scritto su ‘Večernje novosti’ di Belgrado, e citando fonti autorevoli, le autorità serbe starebbero conducendo colloqui con i partner, sia a Bruxelles sia a Mosca, per spiegare la posizione specifica della Serbia e chiedere comprensione per “un atteggiamento bilanciato” di Belgrado. Secondo il giornale, alla Serbia non è stato chiesto direttamente di seguire la rotta di Bruxelles, ma è stato rilevato che in quanto Paese che ha iniziato i negoziati di adesione deve adeguare le sue azioni di politica estera con quelle dell’Unione se ha intenzione di avanzare su questo cammino.
Secondo l'emittente indipendente B92 “l’unica cosa inaccettabile per Bruxelles sarebbe un aperto posizionamento [della Serbia] dalla parte della Russia”. Appena sarà formato il nuovo governo, ha affermato il ministro degli Esteri uscente Ivan Mrkić, saranno rilevate più precisamente le posizioni che, come è stato fino ad ora, si baseranno sul diritto internazionale e sui principi universalmente adottati per regolare le relazioni internazionali. Jelko Kacin, eurodeputato sloveno e relatore per la Serbia al Parlamento europeo, ha detto invece che Bruxelles si aspetta che Belgrado adegui la propria posizione verso la crisi ucraina in base a quella dell’Unione, ricordando che un altro paese impegnato nei negoziati di adesione - il Montenegro - lo ha già fatto.
La posizione della Serbia rispetto alla situazione in Ucraina deve essere e sarà pienamente responsabile e non sarà definita dal governo tecnico: la Serbia rispetterà gli obblighi derivanti dal processo di adesione all’UE e non avrà atteggiamenti ostili nei confronti della Russia, ha assicurato, da parte sua, il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić. Ad una conferenza stampa, in seguito al suo incontro con il leader dei serbi bosniaci, Milorad Dodik, Vučić ha rilevato che la Serbia è’ a favore del rispetto delle norme internazionali e dell'integrità territoriale degli Stati, ma ha aggiunto che “lezioni su questo non le possono dare quelli che con leggerezza hanno calpestato l’integrità territoriale della Serbia”. Vučić ha aggiunto che il governo deve lavorare come una squadra e che esso non sarà né russo, né tedesco, bensì serbo e salvaguarderà gli interessi dei cittadini della Serbia. In questo, ha chiesto apertamente quale dovrebbe essere una politica migliore: quella di introdurre sanzioni alla Russia, appoggiare la violazione dell’integrità territoriale, il che significherebbe rinunciare al Kosovo, oppure voltare le spalle all’Unione Europea?
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale
giovedì 20 marzo 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 20 marzo 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La puntata odierna è dedicata quasi interamente alle elezioni del 16 marzo in Serbia: il trionfo dei conservatori europeisti di Aleksandar Vucic che hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, il nuovo quadro politico per certi versi inedito determinato dal voto e le ipotesi sul nuovo governo; il voto nei comuni serbi del Kosovo e le polemiche dell'opposizione contro il governo kosovaro di Hashim Thaci; e inoltre il processo di integrazione europea e il futuro del dialogo con Pristina alla luce dell'esito elettorale ma anche i gravi problemi economici e le riforme necessarie; le analisi e i commenti degli osservatori in Serbia, nei paesi vicini e in quelli dell'Unione Europea.
Gli altri argomenti: la vicenda dell'Ucraina e i timori di Moldavia e Georgia dopo la secessione della Crimea; le modifiche al codice di procedura penale in Albania e la decisione di non considerare più la corruzione un reato ordinario; la Turchia e la campagna elettorale con lo scontro sempre più aspro tra il premier Recep Tayyip Erdogan e Fetullah Gulen, leader dell'organizzazione culturale e religiosa Hizmet, in vista delle elezioni locali del 30 marzo, ma anche la sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna Ankara per le condizioni di detenzione del leader curdo Abdullah Ocalan.
Nella trasmissione anche il consueto appuntamento con le anticipazioni di RassegnaEst.com e una segnalazione del progetto "Cercavamo la pace" di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile in setraming direttamente qui oppure è scaricabile in podcast dal sito di Radio Radicale
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La puntata odierna è dedicata quasi interamente alle elezioni del 16 marzo in Serbia: il trionfo dei conservatori europeisti di Aleksandar Vucic che hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, il nuovo quadro politico per certi versi inedito determinato dal voto e le ipotesi sul nuovo governo; il voto nei comuni serbi del Kosovo e le polemiche dell'opposizione contro il governo kosovaro di Hashim Thaci; e inoltre il processo di integrazione europea e il futuro del dialogo con Pristina alla luce dell'esito elettorale ma anche i gravi problemi economici e le riforme necessarie; le analisi e i commenti degli osservatori in Serbia, nei paesi vicini e in quelli dell'Unione Europea.
Gli altri argomenti: la vicenda dell'Ucraina e i timori di Moldavia e Georgia dopo la secessione della Crimea; le modifiche al codice di procedura penale in Albania e la decisione di non considerare più la corruzione un reato ordinario; la Turchia e la campagna elettorale con lo scontro sempre più aspro tra il premier Recep Tayyip Erdogan e Fetullah Gulen, leader dell'organizzazione culturale e religiosa Hizmet, in vista delle elezioni locali del 30 marzo, ma anche la sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna Ankara per le condizioni di detenzione del leader curdo Abdullah Ocalan.
Nella trasmissione anche il consueto appuntamento con le anticipazioni di RassegnaEst.com e una segnalazione del progetto "Cercavamo la pace" di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile in setraming direttamente qui oppure è scaricabile in podcast dal sito di Radio Radicale
venerdì 21 febbraio 2014
BONINO: LE DECISIONI DELL'UNIONE EUROPEA SULL'UCRAINA
L'intervento del ministro degli Esteri Emma Bonino questa mattina al notiziario di Radio Radicale sulla crisi in Ucraina e le decisioni del consiglio d'emergenza dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea che si è tenuto ieri a Bruxelles.
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