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domenica 13 marzo 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 13 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


Anche questa puntata è quasi interamente dedicata alla crisi dei profughi e alla situazione sulla "rotta balcanica" dopo il vertice Unione europea/Turchia di lunedì 7 marzo: la bozza di accordo in vista del Consiglio europeo del 17/18 marzo; le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi; il giudizio di Emma Bonino; le reazioni e i commenti in Croazia e Slovenia; le preoccupazioni dell'Albania per il possibile spostamento del flusso dei profughi; la situazione in Macedonia.
Si parla anche della Turchia e della repressione della libertà di stampa negata però dal governo di Ankara.
Nella seconda parte si parla di Kosovo e delle relazioni con l'Unione Europea e della situazione in Albania del Partito socialista del premier Edi Rama che si prepara al congresso.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 15 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 15 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Energia: le iniziative di Italia e Slovenia e la mobilitazione dei cittadini costringe il governo croato a sospendere gli accordi con le compagnie petrolifere per la ricerca di idrocarburi nell'Adriatico mentre il premier Zoran Milanovic apre ad un referendum popolare.

Albania: il caso del presunto attentato contro il parlamentare ex socialista Tom Doshi sconvolge la politica albanese e fa salire la tensione tra il governo di centro sinistra del premier Edi Rama, e il presidente del Parlamento Ilir Meta, e l'opposizione di centro-destra guidata dal sindaco di Tirana Lulzim Basha.

Croazia: la visita del ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic a Zagabria; la possibile candidatura della vicepremier e ministro degli Esteri, Vesna Pusic, alla carica di segretario generale dell'Onu.

La trasmissione propone in apertura un ricordo di Zoran Djindjic, il premier democratico ed europeista serbo, simbolo della rinascita dopo le guerre degli anni '90 e la fine del regime di Milosevic, assassinato a Belgrado il 12 marzo del 2003.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

giovedì 4 dicembre 2014

SLOVENIA: IL TEMPO DEL PORNO-GIORNALISMO

di Stefano Lusa, Capodistria 3 dicembre 2014
Pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso

Dopo giorni e giorni di gogna mediatica si è suicidato. E’ finita così la storia del preside di un istituto tecnico di Maribor e di un'insegnante di matematica. I due erano stati filmati in un‘aula scolastica. Lei seduta su un banco senza pantaloni e mutandine e lui con la testa infilata tra le sue cosce. Il video amatoriale, di una ventina di secondi, realizzato da uno studente, postato sui social-network, è subito balzato agli onori della cronaca. Da quel momento la loro esistenza è cambiata. Due illustri sconosciuti sono finiti alla ribalta della cronaca e le conseguenze per loro e le loro famiglie sono state devastanti. Radio, televisioni e giornali hanno versato fiumi di inchiostro per narrare l’accaduto e per prendersi gioco dei due amanti. La notizia è presto rimbalzata nel resto dei Balcani ed anche più in là. I due hanno tentato di difendersi negando; hanno gridato al falso, ma alla fine non sono potuti sfuggire al pubblico ludibrio. Tutto è finito quando il preside ha deciso di togliersi la vita.

Un simile epilogo era, in realtà, nell’aria. Era solo questione di tempo prima che ci scappasse il morto. Il compassato, austero e noioso stile che aveva caratterizzato il giornalismo nazionale sino agli anni novanta da tempo è stato soppiantato da una nuova forma di informazione molto più rampante ed aggressiva, che vuole inseguire la notizia senza troppi scrupoli e senza farsi troppe domande di carattere etico o morale. I modelli sono quelli del giornalismo d’inchiesta e soprattutto scandalistico americano, senza lo stesso talento, lo stesso stile e soprattutto senza avere mostri reali di cui occuparsi. L’obiettivo è quello di racimolare un click più degli altri, di avere più spettatori o ascoltatori, o di vendere una copia di giornale in più. Logiche normali, ti dicono, per chi ogni giorno deve battere la concorrenza per restare su un piccolo e difficile mercato. Bisogna dare al pubblico quello che desidera, trovare lo scandalo, raccontarlo, andare ad indagare nelle questioni più pruriginose dei protagonisti della vita politica, economica e sociale, ma anche di singoli cittadini.

La professione in Slovenia
Ad inseguire queste notizie una nuova specie di cani da guardia della società, fatta molto spesso da precari, più o meno giovani, a caccia di fama e premi. La professione in Slovenia è dura. E’ da anni che nei giornali non si fa che tagliare, le redazioni sono sempre più piccole, i tempi molto stretti, i compensi non sempre adeguati, mentre il prestigio sociale del giornalista è immensamente inferiore rispetto all’Italia. Il mestiere, comunque, conserva il suo fascino anche perché consente di esercitare il potere che in tutto il mondo regalano penna, microfono e soprattutto telecamera. In realtà, questa, come altre storie che sono salite alla ribalta della cronaca nazionale, non avrebbe meritato di essere messe all’attenzione dell’opinione pubblica e non sarebbe accaduto in passato, quando la cronaca veniva liquidata con poche righe a bordo pagina; ma da tempo oramai non è più così.

In Slovenia il quotidiano più venduto è un tabloid, mentre i programmi radiofonici e televisivi di maggior successo sono proprio quelli che propongono questo tipo di giornalismo. Era chiaro che su una vicenda del genere ci sarebbero andati a nozze. Così la notizia ha continuato a tenere banco e ha continuato ad interessare maledettamente gli sloveni, talmente tanto da essere una tra le più seguite e più cliccate della settimana. Il pubblico voleva sapere tutto di quella storia e chi la raccontava era convinto che bisognasse continuare a parlarne: era necessario mettere in luce tutti i dettagli. Bisognava spiegare che la professoressa di matematica poteva anche negare di essere lei, visto che nel filmato non si vedeva la sua faccia, ma gli anelli che aveva al dito erano simili a quelli che apparivano in una sua fotografia fatta durante una gita scolastica. In parole povere lo stile e la delicatezza era lo stessa che certi media italiani hanno usato per raccontare il delitto di Garlasco o altri fatti di cronaca nera.

E ora?
Se non ci fosse stato di mezzo il suicidio si sarebbe proseguito ancora per settimane e poi la faccenda sarebbe rimasta negli annali degli scandali a sfondo sessuale che hanno attraversato la Slovenia in questi anni e sarebbe stata tirata fuori ogni volta che si sarebbe riproposta una vicenda simile. Oggi la Slovenia sembra interrogarsi sull’accaduto. Qualcuno parla di un errore di percorso, delle derive giornalistiche e della necessità di arrivare ad una maggiore autoregolamentazione della categoria. Finito il polverone non si tornerà però indietro e tutto continuerà come prima. Grandi penne, moralisti ed esperti dalla loro torre d’avorio pontificano sulla necessità di conservare la dimensione etica della professione. Le loro parole saranno dimenticate non appena all’orizzonte apparirà un nuovo scandalo. Il giornalismo sloveno è cambiato da tempo ed in questi giorni non ha fatto che raggiungere la sua più importante vittoria.

sabato 22 novembre 2014

SLOVENIA: DESIDERIO BALCANICO

di Stefano Lusa, Capodistria 20 novembre 2014
Pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso

Dal solito gruppo di ubriaconi, che occupa la panchina sotto la cattedrale di Lubiana, qualcuno si alza e va a chiedere ai passanti qualche moneta “per comprare un panino”, ma a tutti è chiaro che l’elemosina servirà per un’altra bottiglia di vino; di fianco una banda d’ottoni suona musiche balcaniche. Una folta comitiva di turisti italiani, attratta dai musicisti, fotografa divertita i “trubači” che sembrano appena usciti da un film di Kusturica. Qualcuno si gira e dedica uno scatto anche alla statua di France Prešeren. Il sommo poeta, simbolo dell’identità nazionale slovena, guarda quanto accade nella sua piazza e probabilmente pensa che quella scena è un po’ una metafora di quanto sta succedendo nel paese.

Retromarcia
L’infatuazione per il centroeuropa e per l’occidente, che aveva caratterizzato la Slovenia, dagli anni ottanta sino all’ingresso nell’Unione europea, sembra finita. Nell’aria aleggia uno strano desiderio di una nuova sintesi balcanica. Dalle radio sono tornati a risuonare vecchi e nuovi successi della scena musicale del resto dell’ex Jugoslavia. Severina, la “ragazza di campagna”, nota in regione per le sue canzoni ed anche per un video hard amatoriale, spopola in Slovenia con i suoi concerti pop folk, lo stesso accade anche a Ceca, l’esponente più becera - considerati anche i suoi legami familiari - del turbo folk serbo. Giovanotti e vistose ragazze, girano su belle macchine con i finestrini abbassati. Dalle loro autoradio, più che i grandi successi del panorama internazionale, risuonano ritmi balcanici, le tediose melodie delle klape dalmate o polchette slovene in versione pop, piene di doppi sensi.

Quella che a lungo era stata la Svizzera dei Balcani è in crisi. Il paese, una volta acciuffata l’Europa, è sembrato voler volgerle le spalle per riguardare a oriente, verso quelle spiagge dell’ex federazione che gli sloveni continuano ad affollare fedelmente ogni estate. I condizionamenti ed i pregiudizi sui Balcani, per i giovani nati dopo l’indipendenza, paiono non avere più senso, anzi. L’idea stereotipata dell’irruenza e della spontaneità balcanica sembra essere la risposta da contrapporre ai canoni di riservatezza e compostezza con cui i loro genitori hanno cercato di educare i figli.

Nel paese regna da tempo un clima di depressione profonda. Dopo anni di sviluppo, gli sloveni sono convinti che il loro tenore di vita sia calato e che le prospettive per il futuro siano anche peggiori. Nessun conforto sembra offrire la constatazione che tecnicamente non si è più in recessione. Nella realtà dei fatti le aziende continuano a fallire, mentre governo e sindacati proseguono una oramai costante discussione sui tagli nel settore pubblico. La classe politica, intanto, brancola nel buio e, sin dall’ingresso nell’Unione europea, sta dimostrando di avere poche idee, ma alquanto confuse sul da farsi.

Ex conquistatori
Tra le certezze slovene sgretolata soprattutto la convinzione di essere, almeno in quest’area, i primi della classe. Le aziende di Lubiana erano state leader incontrastate nella federazione jugoslava. I loro prodotti erano apprezzati e rappresentavano un sinonimo di qualità. Negli anni che seguirono l’indipendenza molte imprese si mossero su questi mercati, dove probabilmente la loro azione sarebbe stata anche più efficace se su di essa non avesse pesato l’annosa polemica legata ai depositi in valuta nelle filiali di Zagabria e Sarajevo della Ljubljanska banka.

Il simbolo della penetrazione ad oriente della Slovenia indipendente è stata sicuramente la Mercator. La grande catena di supermercati aveva aperto avveniristici centri commerciali nelle grandi città dell’ex federazione socialista ed aveva tentato di spingersi anche più in là. I suoi negozi, riforniti di ogni ben di Dio, sembravano essere delle vere e proprie ambasciate che propagandavano ad est la storia del successo sloveno. Era il progetto di Zoran Janković, l'attuale sindaco di Lubiana, che prima di darsi alla politica, era stato un lungimirante manager; frettolosamente defenestrato al tempo del primo governo Janša, quando la Mercator era in piena crescita.

Oggi l'azienda non è più quella di una volta. I grandi sogni di nuovi mercati sono finiti e con essi anche le prospettive per le aziende agroalimetari del paese di avere una capillare rete attraverso cui diffondere i propri prodotti ed il trade mark sloveno all'estero. Del resto l'azienda è stata venduta. Ad acquisirla non un una grande catena commerciale occidentale, ma una azienda croata, che era sempre stata una sua diretta concorrente. La difficile scalata era stata osteggiata per un po', ma alla fine Zagabria ha vinto, pagando anche meno di quello che avrebbero accettato di sborsare inizialmente. Non è il primo colpo dei croati in Slovenia. Alcuni anni fa era stato venduto un altro simbolo dell'industria alimentare, il colosso Droga Kolinska; mentre è di pochi giorni fa la notizia che un'altra azienda croata ha acquisito una serie di alberghi a Portorose, un tempo considerata la Montecarlo dei Balcani, tra cui il Metropol, lo storico albergo in cui era ubicato uno dei Casinò più rinomati di questo pezzo d'Europa.

Addio Figovec
Finiti i sogni di mirabolanti progetti per continuare a giocare un ruolo importante nei Balcani ora sembrano i Balcani giocare un ruolo sempre più importante in Slovenia. Del resto il paese sta mutando. A Lubiana sta per sparire, o per meglio dire cambiare radicalmente, una delle più antiche trattorie, il Figovec, considerata alla stregua di una vera e propria istituzione nazionale. Tra i suoi clienti fissi, ad onor del vero più per bere che per mangiare, anche il poeta France Prešeren frequentatore assiduo del locale come una fitta schiera di personaggi di primo piano del mondo culturale nazionale. La sua offerta con cibi tradizionali, rimasta praticamente immutata per secoli, sembra non tirare più. La nuova proprietà ci farà un ristorante indiano. Si chiamerà Curry Life Figovec (sic!).

giovedì 22 maggio 2014

LA SLOVENIA VERSO LE ELEZIONI ANTICIPATE, ALENKA BRATUŠEK ANNUNCIA UN SUO PARTITO

Alenka Bratusek
Di Marina Szikora
Ultime notizie dalla Slovenia parlano dell’annuncio da parte della premier dimissionaria, Alenka Bratušek, di voler formare un suo nuovo partito di orientamento social-liberale e questo partito si presenterebbe alle elezioni parlamentari anticipate attese per questa estate. C’e’ da dire che con tutta probabilita’, le elezioni anticipate in Slovenia si terranno a luglio e la prima data utile sarebbe il 13 luglio. Questo e’ quanto emerge dalle consultazioni che il presidente sloveno Borut Pahor ha avuto ultimamente con i lider politici. Pahor ha riconfermato che non nominera’ un premier designato da proporre al Parlamento per aprire cosi’ la strada alle elezioni anticipate. Secondo i media sloveni, tutti i partiti, quindi Lista civica (DI), il Partito dei pensionati (Desus), il Partito popolare (Sls) e la Nuova Slovenia (Nsi), che sono i partner di coalizione della Slovenia Positiva nel governo attuale, sono favorevoli all’avvio delle consultazioni nella prima data possibile. L’unico contrario, che non vuole accelerare i tempi per le elezioni e’ il Partito democratico di Janez Janša, il partito in opposizione a cui si associa anche il movimento extraparlamentare “Solidarieta’”.

Tornando alla premier dimissionaria, Alenka Bratušek che annuncia’ l’intenzione di formare un nuovo partito, sulla sua pagina Internet ultimamente ha scritto: “insieme abbiamo dimostrato che sappiamo governare il paese, e questo ci da la credibilita’ di poter nuovamente chiedere ai cittadini di dare fiducia alla politica che ha guidato il paese fuori dalla crisi”. Bratušek ha aggiunto che “le sue dimissioni sono state conseguenza di una politica di principi” perche’ anticipatamente aveva detto in quali condizioni puo’ agire e in quali no. Il futuro partito di orientamento social-liberale, secondo Bratušek, dovrebbe condurre una politica razionale e di valori europei. Ma i principali media sloveni avvertono che la formazione di un altro partito del centro sinistra prima delle elezioni parlamentari anticipate, a causa della frantumazione delle scena politica di sinistra, aumenta le possibilita’ della destra che comunque, secondo i sondaggi preelettorali sarebbe gia’ in testa. Ma si specula anche che i partiti del centro liberale potrebbero presto collegarsi. Si specula che in una eventuale coalizione di cui la Bratušek vorrebbe diventare un forte personaggio politico, potrebbe trovarsi anche il presidente della Lista civica (DL) Gregor Virant, ministro degli interni del governo Bratušek. Al partito di Virant, i sondaggi non prevedono di entrare in parlamento se alle prossime elezioni si presentera’ autonomamente.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 22 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


L'argomento principale della puntata riguarda la rovinosa inondazione che ha colpito Bosnia, Serbia e Croazia provocando danni forse maggiori di quelli delle guerre degli anni '90: un punto sulla situazione dopo l'alluvione, i danni materiali, le conseguenze su economie già provate dalla crisi di questi anni, il rischio di epidemie e il pericolo che gli smottamenti di terreno, in Bosnia, facciano affiorare le decine di migliaia di mine anti uomo ancora sepolte (120 mila secondo le stime) in migliaia di campi minati (9400 quelli censiti).

Gli altri argomenti

Turchia: il disastro della miniera di Soma riapre le questione delle condizioni di lavoro dei minatori e i sospetti su finanziamenti segreti al partito Akp del premier Erdogan da parte della compagnia mineraria proprietaria dell'impianto.

Croazia: gli Usa sono interessati alla ricerca e al possibile sfruttamento delle risorse petrolifere del mare Adriatico.

Albania: la situazione economica e sociale nell'opinione del ministro Erion Veliaj in una intervista di Agenzia Nova.

Macedonia: la situazione politica dopo le recenti elezioni parlamentari e presidenziali e le nuove tensioni etniche tra macedoni e albanesi.

Kosovo: le liste e i candidati in vista delle elezioni anticipate fissate per il prossimo giugno dopo lo scioglimento anticipato del parlamento.

Slovenia: si profilano le elezioni politiche anticipate dopo le dimissioni del governo di Alenka Bratusek che pare intenzionata a lasciare Slovenia Positiva per formare un suo partito.

Rassegna Est: le principali novità di questa settimana del portale che racconta l'Europa centro-orientale e balcanica dal punto di vista economico

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile direttamente qui



giovedì 8 maggio 2014

SLOVENIA: CON LE DIMISSIONI DELLA PREMIER ALENKA BRATUŠEK APERTA FORMALMENTE LA CRISI DI GOVERNO

Alenka Bratusek (Foto Srdjan Zivulovic/Reuters)
Di Marina Szikora
A dieci anni dalla grande ondata dell’allargamento dell’Unione Europea ai paesi dell’Europa dell’est, la Slovenia che all’epoca era tra i paesi di maggiore successo nel processo di integrazione, oggi affronta una seria crisi politica. Ormai e’ chiaro, il governo di Alenka Bratušek non regge piu’. Il primo ministro lunedi’ ha rassegnato le sue dimissioni nella mani del presidente della Repubblica, Borut Pahor. Questo il risultato delle consultazioni che la Bratušek ha avuto con i leader dei partiti della coalizione governativa: Igor Lukšić del Partito socialdemocratico (Sd), Gregor Virant della Lista dei cittadini (DI) e Karl Erjavec del Partito dei pensionati (DeSus). Bratušek ha affermato che per il bene della Slovenia e’ meglio andare alle elezioni anticipate prima della pausa estiva.

Come abbiamo spiegato nella precedente trasmissione, tutto e’ dovuto al congresso straordinario del partito Slovenia Positiva che ha segnato la fine della leadership della Bratušek e l’ascesa del controverso sindaco di Ljubljana, Zoran Janković, fondatore di questa formazione politica. C’e’ da dire che un anno fa Janković aveva dovuto lasciare la guida del partito perche’ accusato di corruzione. Proprio a causa delle divergenze all’interno di Slovenia Positiva, adesso e’ messo a repentaglio il processo di stabilizzazione economica cosi’ difficilmente avviato. Prima dell'apertura formale della crisi, i tre partner della coalizione di governo avevano annunciato che non avrebbero più continuato la collaborazione con Slovenia Positiva se Janković ne fosse diventato presidente a causa delle accuse di corruzione.

Anche se Alenka Bratušek ha incontrato non poche difficolta’ ad attuare le necessarie riforme, almeno con la grande riforma del settore bancario e’ riuscita a ricuperare la fiducia internazionale nella Slovenia e in tal modo diminuire le spese del finanziamento dello stato. Precedentemente alla decisione della premier di dimettersi, il presidente Borut Pahor, intervenendo sulla situazione nel Paese, aveva detto che sarebbe stato meglio andare alle elezioni anticipate se il governo non fosse stato più in grado di adottare le misure necessarie per migliorare la situazione economico e sociale del Paese. Secondo Pahor la chiave per risolvere la crisi politica e’ nelle mani del governo ma i cittadini si aspettano che l’esecutivo decida tempestivamente se continuare a lavorare o meno. Che il governo possa andare avanti ha senso soltanto se insieme alla maggioranza parlamentare sono in grado di adottare le misure indispensabili per migliorare la situazione economica e sociale del paese, aveva affermato il capo dello stato sloveno. Ritenendo che la situazione sia tale da indire le elezioni anticipate, Pahor ha promesso di fare tutto il possibile affinche’ il voto si svolga al piu’ presto. Il voto anticipato, secondo il presidente, sarebbe un male minore rispetto ad un prolungato periodo di incertezza e limitata possibilita’ di attuare le firme.
Infine, negli sforzi per superare l’incertezza politica, il capo dello stato si e’ detto obbligato ad assumersi la responsabilita’ consegnatagli dalla Costituzione e ha promesso di fare del suo meglio per unire la nazione e calmare le divergenze sulle questioni che stanno polarizzando il paese.

A decisione presa, Bratušek ha valutato che il voto anticipato si potrebbe svolgere prima di luglio, la prima data possibile sarebbe il 22 giugno ma la decisione definitiva spetta al parlamento. Secondo Bratušek la situazione politica non dovrebbe essere ragione di panico proprio perche’ il suo governo ha stabilizzato le finanze pubbliche e, come detto dalla premier dimissionaria, anche le prospettive economiche sono migliori rispetto a quelle precedenti. Il ministro degli Interni e leader della Lista dei cittadini, Gregor Virant, ha affermato che e’ importante che la Slovenia vada alle elezioni il piu’ presto possibile. Si e’ detto orgoglioso del lavoro svolto dalla polizia nella lotta contro la corruzione. Secondo Virant, forse questo e’ uno dei motivi per cui questo governo e’ stato fatto cadere: “Posso solo sperare che il popolo non consegni il paese a persone indagate dalla polizia”, ha detto Virant.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Elezioni europee 2014: una sintetica panoramica degli stati dell'Europa sud orientale che si preparano alle prossime elezioni per il Parlamento europeo che per la prima volta avranno un peso nella scelta del prossimo presidente della Commissione europea.

Albania: a Tirana una "settimana italiana" con il presidente del Senato Pietro Grasso per favorire gli investimenti italiani nel "Paese delle aquile" e rafforzare l'interscambio commerciale.

Serbia: l'integrazione europea è tra gli obiettivi prioritari del nuovo governo guidato dal leader del Partito serbo del progresso Aleksandar Vucic.

Kosovo: come previsto da alcune settimane il parlamento di Pristina vota il proprio scioglimento e apre la strada alle elezioni anticipate che si terranno probabilmente il prossimo giugno.

Slovenia: con l'accordo dei leader della maggioranza la premier Alenka Bratusek ha rassegnato la dimissioni del proprio esecutivo aprendo formalmente la crisi di governo di fatto già in atto da alcune settimane.

Croazia: le celebrazioni del 1° maggio all'insegna della crisi economica.

Ucraina: il viaggio di Danilo Elia, collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, attraverso il Paese, le sue divisioni e i rischi di guerra civile.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



giovedì 1 maggio 2014

E’ CRISI POLITICA IN SLOVENIA

La premier slovena Alenka Bratusek
Di Marina Szikora
E’ crisi politica in Slovenia dopo che il sindaco della capitale Ljubljana, Zoran Janković ha sconfitto l’attuale premier slovena Alenka Bratušek nella battaglia per la presidenza del partito Slovenia positiva (PS). Questa specie di terremoto politico potrebbe condurre alla crisi del governo e alle elezioni anticipate, valutano i media sloveni a seguito della vittoria di Janković il quale torna alla guida del partito che lui stesso aveva fondato. Subito dopo il congresso della Slovenia positiva al quale Bratušek ha perso il suo primato, dalla Lista civica (DL), il partito del ministro degli interni Gregor Virant che attualmente fa parte della coalizione governativa e garantisce la maggioranza in Parlamento, e’ arrivata la dichiarazione che non si vedono piu’ le condizioni per il proseguimento del lavoro dell’esecutivo di coalizione. “Con l’elezione di Janković scompaiono le condizioni per le attivita’ della coalizione e noi ci aspettiamo che inizino subito i colloqui sulla data delle elezioni anticipate” e’ stato comunicato dal partito di Virant. A causa dell’influenza che Janković potrebbe avere sul governo dopo aver rafforzato il suo ruolo nel partito che per un anno e’ stato guidato dalla premier Bratušek, la loro prospettiva di restare nel governo non la vedono nemmeno i socialdemocratici (SD) come nemmeno il Partito democratico dei pensionati, osservano i media sloveni.

Janković, da parte sua, dopo aver vinto la sfida con Bratušek ha detto che “e’ possibile e sarebbe giusto che si continui ad avere la presidente del governo perche’ ha svolto bene il suo incarico” e ha invitato la premier Bratušek di non rinunciare al suo ruolo di premier come lei stessa aveva preannunciato se il congresso non la appoggiasse come presidente del partito. Janković ha affermato che sara’ presidente del partito fino al prossimo congresso e ha invitato “all’unita’” aggiungendo che sotto la sua leadership vorrebbe che la Slovenia positiva incoraggiasse il governo Bratušek ad attuare il programma di coalizione. Prima del voto, rivolgendosi ai membri del congresso, Janković si e’ augurato che il governo di Alenka Bratušek rimanga fino alle elezioni parlamentari previste per l’autunno dell’anno prossimo ma che esso necessita di ristrutturazione e che bisogna effettuare i progetti economici ed infrastrutturali che possano soddisfare i cittadini e gli elettori.

Secondo il quotidiano di Ljubljana ‘Delo’ diventa questione cruciale chi nei prossimi mesi condurra’ il paese e se questa paralisi politica temporanea fara’ tornare la Slovenia tra i malati piu’ gravi in Europa. ‘Delo’ ricorda che l’attuale governo ha parzialmente tirato fuori il paese dalla crisi rispetto alla situazione di un anno fa. Gli analisti politici addossano la responsabilita’ per la crisi politica a Zoran Janković, sindaco di Ljubljana con grandi ambizioni politiche e fondatore carismatico di Slovenia positiva ma anche all’uomo dietro al quale si trascinano gli scandali di corruzione e processi giuridici. “Janković non ha mai capito pienamente le regole del gioco politico statale e adesso a meta’ mandato ha spezzato il proprio partito ed il governo” scrive ‘Delo’.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° maggio a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Elezioni europee 2014: per la prima volta nella storia dell'Unione il presidente della Commissione Europea sarà scelto in base all'esito del prossimo voto per il Parlamento e per la prima volta i principali candidati hanno potuto confrontare le loro proposte nel primo confronto televisivo organizzato da Euronews a Maastricht.

Macedonia/Fyrom: l'esito del voto delle elezioni presidenziali e parlamentari di domenica 27 aprile conferma le previsioni della vigilia; confermato il presidente uscente Giorgi Ivanov, vince il partito del premier Nikola Gruevski; diviso come da tradizione il voto degli albanesi; l'opposizione socialdemocratica denuncia irregolarità, ma per l'Osce il processo elettorale è stato sostanzialmente regolare.

Slovenia: la premier Alenka Bratusek è ad un passo dalle dimissioni dopo la spaccatura in Slovenia Positiva, causata dallo scontro con il sindaco di Lubiana Zoran Jankovic tornato alla presidenza del partito; il sostanziale via libera del presidente Borut Pahor rende ormai praticamente certe le elezioni anticipate.

Albania: sempre tesa la situazione politica a causa del perdurare della dura contrapposizione tra la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama e l'opposizione di centro-destra guidata dal sindaco di Tirana Lulzim Basha.

Serbia: dopo la grande vittoria alle elezioni del 16 marzo il leader del Partito del progresso serbo Aleksandar Vucic ha ricevuto la fiducia per il suo governo che, nonostante la larga maggioranza in Parlamento, ripropone l'alleanza con i socialisti di Ivica Dacic che diventa vicepremier e ministro degli Esteri.

Croazia: governo al lavoro per trovare le giuste misure per favorire la ripresa dopo questi anni di crisi economica che ha toccato pesantemente anche i cittadini croati.

Grecia: un punto sulla situazione politica, in vista delle elezioni europee, e i primi segnali di ripresa economica, certificati anche dai creditori internazionali, dopo la durissima crisi di questi anni che continua comunque a farsi sentire pesantemente tra i cittadini sempre più delusi dalla politica e stanchi anche delle proteste di piazza. Nell'intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista del quotidiano Elefterotypia, si parla anche delle drammatiche condizioni delle carceri greche e della mancanza di interventi per porre rimedio alla situazione.

In apertura di trasmissione torniamo sul 99° anniversario dell'inizio del genocidio degli armeni, commemorato il 24 aprile, con la risposta sdegnata della comunità armena al premier Recep Tayyip Erdogan che esprimendo le condoglianze sue e della Turchia ai nipoti delle vittime non ha usato la parola genocidio e ha messo sullo stesso piano le vittime armene e i soldati turchi morti nel 1915.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



giovedì 27 giugno 2013

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 27 giugno. La trasmissione è ascoltabile qui sotto oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata

Croazia: tutto è pronto per l'ingresso nell'Unione Europea il prossimo 1° luglio; le sperazne e le incongnite di questo importante traguardo.
Albania: l'esito delle elezioni parlamentari del 23 giugno; la vittoria di Edi Rama; le attese dell'Unione Europea da questo importante test per la credibilità del paese.
Serbia: l'attesa per le decisioni del Consiglio europeo sull'apertura del negoziato di adesione dopo il via libera dei ministri degli esteri dei 27.
Turchia: il Paese dopo Gezi Parki; la protesta continua; la natura del "movimento" sceso in piazza; il perché della risposta autoritaria di Erdogan; il negoziato con l'Ue.
Slovenia: le celebrazioni del 22° anniversario dell'indipendenza.

La registrazione integrale della trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile, insieme a tutte quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale, oppure è ascoltabile direttamente qui


giovedì 11 aprile 2013

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale il 11 aprile. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

giovedì 4 aprile 2013

IL SI' SLOVENO ALLA CROAZIA NELL'UE: GIORNATA STORICA PER LE RELAZIONI TRA I DUE PAESI

Zoran Milanovic e Alenka Bratusek (Reuters / S.Zivulovic)


di Marina Szikora [*]
Martedi' 2 aprile è stata una giornata storica nelle relazioni tra Slovenia e Croazia. Finalmente, all'unanimita', con 82 voti a favore e nessuno contrario, i deputati del Parlamento sloveno presenti in aula (su un totale di 90 parlamentari) hanno ratificato il trattato di adesione della Croazia all'Unione Europea. Cosi' la Slovenia non e' stata, come molti speculavano tempo fa, l'ultimo Paese membro dell'Ue a ratificare l'accordo: con l'atto di martedi' la Slovenia e' diventata il 23esimo dei 27 membri dell'Ue a ratificare, approvando cosi' l'ingresso della Croazia nell'Ue. Mancano ancora le ratifiche del Belgio, Danimarca, Olanda e Germania. Alla proclamazione solenne al Parlamento di Ljubljana hanno partecipato anche il premier croato, Zoran Milanović, e il ministro degli Esteri e degli Affari europei, Vesna Pusić. In questa occasione Milanović ha incontrato la neo premier slovena, Alenka Bratušek, nonche' l'ex premier Janez Janša. La nuova premier si e' detta felice del prossimo ingresso della Croazia nell'Ue perche' si tratta anche di un interesse sloveno e ha rilevato che la membership di entrambi i paesi nell'Ue apre le porte a nuove possibilita' di collaborazione.

"Non mi ricordo di nessun caso nella storia in cui la soluzione di un problema tra due Stati aveva prodotto relazioni migliori rispetto a quelli che fino a quel momento vi sono stati, e proprio questo e' accaduto quando si tratta di relazioni tra la Croazia e la Slovenia", ha detto la ministro degli esteri ed affari europei Vesna Pusić incontrando a Lubiana il suo collega sloveno Karl Erjavec. Il capo della diplomazia slovena da parte sua si e' detto convinto che con la ratifica e il vicino ingresso della Croazia nell'Ue si apre un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due paesi in diversi settori. Erjavec ha ribadito il comune interesse per la stabilita' dei Balcani Occidentali ed il proseguimento dell'allargamento dell'Unione. Va detto che un largo sostegno politico alla ratifica slovena e' stato dato grazie al memorandum dei due governi con il quale e' stato risolto il problema che per il governo sloveno rappresentava l'ostacolo nel processo della ratifica, vale a dire la questione della Ljubljanska banka. Con il memorandum di accordo tra i due governi e' stato concordato che la soluzione della Ljubljanska banka verra' trovata nell'ambito della secessione. Questo documento e' stato firmato lo scorso 11 marzo a Mokrice, in Slovenia tra il premier dimissionario sloveno Janez Janša ed i premier croato Zoran Milanović. La Slovenia si impegna per l'allargamento dell'Ue il che contribuisce alla stabilizzazione della democrazia e alla crescita economica, ha detto la premier slovena Alenka Bratušek a seguito della ratifica dell'accordo di adesione croato e ha aggiunto che la Croazia e' l'esempio per la regione. Bratušek ha ricordato tutti i negoziati croato-sloveni negli ultimi 20 anni, con quello finale rappresentato appunto dal memorandum sulla collaborazione dei due governi firmato a Mokrice.

Il capo del governo croato Zoran Milanović ha ringraziato i colleghi nel Parlamento sloveno per aver appoggiato all'unanimita' la ratifica dell'accordo di adesione croato: "E' simbolicamente importante. Nella democrazia tutti non possono essere sempre per la stessa soluzione, ma a volte e' bello vederlo, come oggi", ha rilevato Milanović. Il premier croato ha aggiunto che entrambi i paesi devono occuparsi di quello che li opprime, vale a dire la crisi economica e la mancanza di crescita economica. Ha sottolineato che per la Croazia e' importante la situazione economica in Slovenia cosi' come per la Slovenia e' importante la situazione economica in Croazia. Milanović ha detto che c'e' molto di piu' in comune e piu' cose che legano i due Paesi rispetto a quelle che li dividono: "Oggi non ci divide quasi niente", ha osservato il capo del governo croato. Milanović ha indicato che la Slovenia e la Croazia sono due paesi piccoli che insieme hanno appena 6,5 milioni di abitanti, ma sanno quello che vogliono e la loro collaborazione e' un valore di utilita' comune: "Non vedo un collaboratore migliore della Slovenia negli anni che arrivano", ha concluso Zoran Milanović.

Fino a poco fa c'era incertezza se e quando vi sarebbe stata la ratifica slovena, poiche' la Slovenia condizionava questa ratifica con la questione della Ljubljanska banka. Cosi' il quotidiano sloveno Delo che ha ricordato che, oltre alla questione della Ljubljanska banka, il maggiore ostacolo alla ratifica slovena era rappresentato dal problema dei confini marittimi tra i due Paesi. Questo contenzioso e' stato risolto nel novembre 2009, quando e' stato firmato l'accordo che affida la soluzione ad un arbitrato internazionale. I media sloveni sottolineano che attualmente, secondo i sondaggi, soltanto il 45 percento dei cittadini croati ritengono che l'ingressso del loro paese nell'Ue sara' un passo positivo e che con la sua adesione la Croazia diventera' il quinto piu' povero paese tra i membri dell'Ue. I croati, scrive ancora Delo, temono l'aumento dei prezzi del cibo e di altri prodotti alimentari, immobiliari e il peggioramento delle possibilita' di occupazione per gli attuali 375.000 disoccupati su una popolazione di poco oltre 4 milioni di abitanti.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale il 4 aprile. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

martedì 2 aprile 2013

LA SLOVENIA APRE FINALMENTE ALLA CROAZIA LA PORTA DELL'UE

Il parlamento della Slovenia ha ratificato oggi all'unanimità il Trattato d'adesione della Croazia all'Unione europea. Tutti gli 82 parlamentari presenti, sui 90 di cui si compone la Camera di Stato, hanno votato a favore. "La Slovenia è sinceramente convinta che questo allargamento dell'Ue assicuri la stabilità della democrazia e il successo economico, che sono tutti e due nei nostri interessi", ha dichiarato la neo premier slovena Alenka Bratusek. "L'adesione con successo della Croazia alla famiglia europea - ha aggiunto - mostra a tutti gli Stati che intendono diventare membri che devono credere al cammino delle riforme richieste e all'adozione degli standard Ue"

Alla seduta del parlamento sloveno, erano presenti anche il primo ministro croato Zoran Milanovic e i ministri degli Esteri dei due paesi, Karel Erjavec e Vesna Pusic. Milanovic ha sottolineato l'attenzione alla lotta contro la crisi, ''che Slovenia e Croazia dovranno affrontare assieme''. Soddisfazione e' stata espressa anche dal ministro degli Esteri sloveno, Karel Erjavec, per il quale ''con la ratifica ha inizio un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due Stati''. Dopo il voto, Milanovic e Pusic sono stati ricevuti dal presidente della Repubblica, Borut Pahor, e dal primo ministro Bratusek che ha avuto anche un colloquio bilaterale con il premier croato.

Lubiana aveva più volte minacciato, nel corso dell'ultimo anno, di non ratificare il trattato di adesione della Croazia, a causa della questione della Lubljanska Banka, una vicenda che riguarda i depositi bancari dei cittadini croati e che si trascinava dagli anni '90, quando entrambi i paesi facevano ancora parte della Jugoslavia. Il fallimento della Ljubljanska fece confluire tutti i fondi dell'istituto, quindi anche quelli dei correntisti croati, nel debito pubblico sloveno. A seguito di ciò alcune banche croate citarono in giudizio l'istituto erede della banca slovena, la Nova Ljubljanska Banka. L'11 marzo scorso, però, dopo mesi di trattative e di “stop and go” i premier di Zagabria e Lubiana hanno firmato l'accordo.

Anche la controversia sui confini marittimi della Baia di Pirano, altra questione complicata che ha messo in seria crisi le relazioni tra le due repubbliche ex jugoslave, non è più un ostacolo insormontabile. Grazie anche alla pressione delle istituzioni europee, la soluzione della questione è stata affidata ad un arbitrato internazionale che avrà il compito di tracciare la linea di confine e creare un punto di contatto tra le acque slovene e quelle internazionali. Su entrambe le questioni l'atteggiamento di Lubiana si è fatto più conciliante grazie alle pressioni di Bruxelles, ma anche, probabilmente, a causa delle difficili condizioni dell'economia slovena, che potrebbe diventare la nuova Cipro dell'eurozona.

A questo punto a Zagabria mancano ancora le ratifiche di Germania, Belgio, Danimarca e Olanda, ma considerando che anche l'ultimo rapporto di Bruxelles è stato ampiamente positivo, nulla dovrebbe più impedire alla Croazia di entrare nell'Unione Europea il prossimo 1 luglio e diventare così formalmente il 28mo membro, il secondo Paese della ex Jugoslavia dopo la Slovenia.


giovedì 28 marzo 2013

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale il 28 marzo. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

mercoledì 27 marzo 2013

NUOVO GOVERNO IN SLOVENIA: UNA DONNA PREMIER PER LA PRIMA VOLTA

Intervista a Stefano Lusa di Radio Capodistria

La Slovenia ha un nuovo governo: il 20 marzo il parlamento di Lubiana ha votato la fiducia all'esecutivo di centro-sinistra guidato da Alenka Bratusek, 47 anni, economista, importante esponente di "Slovenia positiva", primo premier donna nella storia del Paese. Il suo è anche il governo più giovane: l'età media dei ministri è infatti di 45 anni. E, inoltre, per la prima volta, il ministro per gli sloveni all'estero è una rappresentante della minoranza italiana, Tina Komel, che ha fatto della sua appartenenza un punto di forza, sostenendo che proprio questo le consentirà di meglio comprendere i problemi di tutti gli sloveni, là dove sono minoranza.
La nuova maggioranza, formata da Slovenia Positiva, Lista Civica, socialdemocratici e Partito dei pensionati, comprende alcune formazioni che sostenevano il precedente esecutivo di centro-destra presieduto da Janez Jansa, costretto alla dimissioni nel mese di febbraio.
Bratusek si è data un anno di tempo prima di tornare a verificare la fiducia in Parlamento. Si tratta di vedere se in questo periodo riuscirà ad affrontare la grave crisi economica, facendo ripartire l'economia, garantendo la stabilità del sistema finanziario e scongiurando il rischio di una richiesta di aiuti internazionali, anche rivedendo la politiche di austerità già adottate da Jansa. 
Di questo ho parlato con Stefano Lusa, caporedattore del programma informativo di Radio Capodistria nell'intervista per Radio Radicale che potete asoltare direttamente qui





giovedì 21 marzo 2013

SLOVENIA: VIA LIBERA DEL PARLAMENTO AL GOVERNO BRATUSEK


Ieri sera il Parlamento di Lubiana ha dato via libera al nuovo governo guidato da Alenka Bratusek: il nuovo esecutivo, di centro-sinistra, prende il posto di quello di centro-destra di Janez Jansa sfiduciato lo scorso mese di febbraio. I nuovi ministri, dell'undicesimo governo nella storia della Slovenia indopendente, hanno già prestato giuramento:oggi, dopo il passaggio delle consegne, si tiene il primo Consiglio dei Ministri di un governo che ha davanti a sé un compito non facile e che sarà giudicato dalla gente senza indulgenze. Qui di seguito il pezzo di Stefano Lusa, caporedattore della redazione giornalistica di Radio Capodistria, pubblicato oggi sul sito di Radio Capodistria.

Le sfide del nuovo governo
di Stefano Lusa

È il primo governo guidato da una donna, quello più giovane della storia della repubblica, il primo con un ministro che apertamente dichiara di appartenere ad una minoranza nazionale ed è anche il primo governo che ha un mandato a termine.
Il gabinetto Bratušek si ripresenterà alla camera entro un anno per chiedere la fiducia. Se le cose dovessero andar bene potrebbe continuare, magari fino alla fine del mandati, altrimenti la strada non potrebbe essere altro che quella delle elezioni anticipate. Uno scenario questo che probabilmente cancellerebbe dal parlamento molte delle forze politiche oggi presenti.
In questo momento le incognite sono molte. La prima riguarda lo stato delle casse dello stato. Le dichiarazioni fatte dall’ex ministro delle finanze Janez Sušteršič sono allarmanti e la nuova opposizione non ha mancato di dire che quello della Bratušek sarà l’ultimo governo sloveno prima del commissariamento europeo.
Se la situazione economica dovesse aggravarsi, non potrebbero che acquisti, le proteste di piazza e la sfiducia nei confronti della classe politica.
In ogni modo bisognerà vedere quanto la coalizione riuscirà a reggere e quanto tempo dovrà passare affinché emergano le contraddizioni tra i partiti della nuova maggioranza. Le sorti dell’esecutivo paiono ancora una volta nelle mani di Gregor Virant, il bizzoso leader della Lista civica, ma anche in quelle dei Socialdemocratici che sognano di capitalizzare in termini di voti quello che gli inaffidabili sondaggi teoricamente gli assegnano.
La nuova opposizione non sembra voler dare troppa tregua al governo. Il primo bersaglio potrebbe essere il ministro della difesa Roman Jakič, su cui non sono mancati di volare ieri pesanti strali. Se lo scontro dovesse ancora di più inasprirsi, con il solito infamante reciproco scambio di accuse tra le opposte fazioni, la classe politica slovena potrebbe procedere verso un inesorabile autodafé.


PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale il 21 marzo. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

giovedì 14 marzo 2013

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 14 marzo. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.