E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
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lunedì 20 aprile 2015
lunedì 22 dicembre 2014
"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA
Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 21 dicembre
Albania
La situazione politica a Tirana, le pressione degli Stati Uniti e del'Unione Europea perché riprenda il dialogo sulle riforme fra governo e opposizione e il centro-destra metta fine al boicottaggio dei lavori parlamentari.
Kosovo 1
Dopo l'accordo tra Lega democratica e Partito democratico per la formazione del governo, il nuovo esecutivo ha cominciato la sua attività: le prime visite di Hashim Thaci, già primo ministro e ora vicepremier e ministro degli Esteri, in Europa.
Kosovo 2
L'istituzione di un tribunale speciale sui crimini di guerra, chiesto come priorità anche dal Consiglio europeo, e gli ultimi sviluppi sulla presunta corruzione all'interno della missione civile europea Eulax e i contenuti di un rapporto di Human Rights Whatch.
Albania
La situazione politica a Tirana, le pressione degli Stati Uniti e del'Unione Europea perché riprenda il dialogo sulle riforme fra governo e opposizione e il centro-destra metta fine al boicottaggio dei lavori parlamentari.
Kosovo 1
Dopo l'accordo tra Lega democratica e Partito democratico per la formazione del governo, il nuovo esecutivo ha cominciato la sua attività: le prime visite di Hashim Thaci, già primo ministro e ora vicepremier e ministro degli Esteri, in Europa.
Kosovo 2
L'istituzione di un tribunale speciale sui crimini di guerra, chiesto come priorità anche dal Consiglio europeo, e gli ultimi sviluppi sulla presunta corruzione all'interno della missione civile europea Eulax e i contenuti di un rapporto di Human Rights Whatch.
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.
Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.
Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.
Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.
In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Il Consiglio europeo e le conclusioni circa l'integrazione dei Balcani e della Turchia è il filo conduttore della prima parte della trasmissione con particolare attenzione alla Bosnia Erzegovina dopo che l'Unione Europea, riprendendo una proposta anglo-tedesca, sembra voler rilanciare il percorso di integrazione ma chiedendo ai politici locali di essere all'altezza delle loro responsabilità.
Si parla poi di Kosovo: i primi passi del nuovo governo, nato dall'accordo tra Lega democratica e Partito democratico con la partecipazione della lista "Srpska", ma anche l'istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra, chiesto come priorità da Bruxelles, e gli sviluppi del caso della presunta corruzione nella missione civile europea Eulex.
Si parla poi di Albania: sotto la spinta dell'Unione Europea e degli Stati Uniti l'opposizione di centro-destra sembra disposta a rientrare in parlamento e a far ripartire il percorso delle riforme dopo lo stallo di questi mesi, ma continuano le dure polemiche con il governo di Edi Rama.
Infine la Cina alla conquista dell'Europa centro e sud orientale, soprattutto nel settore delle infrastrutture, per allargare e consolidare i suoi interessi economici anche vero l'Eurozona.
In apertura un aggiornamento sulla Grecia dopo la prevista mancata elezione del nuovo presidente al primo scrutinio.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
lunedì 17 novembre 2014
"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA
Albania
La visita del premier Edi Rama a Belgrado, i commenti, le polemiche politiche, le analisi degli esperti sullo stato delle relazioni con la Serbia
Kosovo
I giornali kosovari continuano a parlare del presunto scandalo e dell'inchiesta sulla missione civile europea Eulex dopo le dichiarazioni dell'ex procuratrice Maria Bamieh.
lunedì 10 novembre 2014
QUI TIRANA: LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA
Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda a Radio Radicale il 9 novembre
Albania
Il parlamento discute la legge finanziaria e il bilancio dello stato per il 2015 mentre rimangono le tensioni tra maggioranza di centro-sinistra e opposizione.
Il procuratore generale albanese Adriatik Llalla e il procuratore nazionale antimafia italiano Franco Roberti hanno sottoscritto un accordo di cooperazione per la lotta alla criminalità organizzata.
Kosovo
L'Unione Europea indaga su alcuni funzionari della missione civile europea Eulex; intanto sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni anticipate di giugno.
Albania
Il parlamento discute la legge finanziaria e il bilancio dello stato per il 2015 mentre rimangono le tensioni tra maggioranza di centro-sinistra e opposizione.
Il procuratore generale albanese Adriatik Llalla e il procuratore nazionale antimafia italiano Franco Roberti hanno sottoscritto un accordo di cooperazione per la lotta alla criminalità organizzata.
Kosovo
L'Unione Europea indaga su alcuni funzionari della missione civile europea Eulex; intanto sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni anticipate di giugno.
venerdì 31 gennaio 2014
NORD KOSOVO: L'ARRESTO DI OLIVER IVANOVIC
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| Oliver Ivanovic |
E' di questi giorni la clamorosa
notizia dell'arresto di Oliver Ivanovic, uno dei principali
dirigenti politici dei serbi del nord Kosovo. Secondo quanto riferito
da fonti ufficiali, Ivanovic, che oggi ha 60 anni, è sospettato di
aver commesso crimini di guerra durante il conflitto del 1998-99: la
vicenda riguarda due crimini "che sono stati prodotti nel 1999 e
nel 2000, le cui vittime erano albanesi", come ha spiegato il
suo avvocato Nebojsa Vlajic. Dopo un interrogatorio durato diverse
ore nel commissariato di Kosovska Mitrovica, un giudice
internazionale ha accolto la richiesta del procuratore della missione
di giustizia dell'Unione europea in Kosovo (Eulex), e Ivanovic è
stato posto in stato di arresto preventivo per un periodo di un mese
ed è stato trasferito nella prigione di Pristina.
Ex capo dei “guardiani del ponte”,
la difesa locale serba, Ivanovic è entrato in politica nel 1999. Nel 2001 fu
stato eletto parlamentare nel Kosovo in una lista serba. Dopo essere
stato segretario di Stato serbo per il Kosovo e Metohija, dal 2008 al
2012, è stato eletto consigliere comunale a Mitrovica, dove i serbi
sono maggioranza, in una lista indipendente durante le elezioni
locali tenutesi alla fine 2013. Leader del SDP e tra i personaggi
politici più in vista tra i serbi del Kosovo, è considerato un
moderato. Nella serata di lunedì scorso i sindaci delle municipalità
del nord del Kosovo, i membri dei consigli comunali e i militanti
dell'SDP si sono riuniti davanti al Palazzo di giustizia, alla sede
della polizia e di Eulex a Mitrovica nord per chiedere spiegazioni
sull'accaduto.
Per il suo avvocato, quelle mosse
contro Ivanovic sono accuse “inconsistenti e ridicole”. “Si
tratta sicuramente del tentativo di creare un'atmosfera di paura e
instabilità in seno alla comunità serba del Kosovo”, afferma una
dichiarazione ufficiale del SDP. “Abbiamo ragione di pensare che
l'arresto di Ivanovic e le accuse di cui è fatto oggetto siano una
pressione politica”, ha aggiunto Ksenija Bozovic, esponente
dell'entourage del politico serbo. Di certo la vicenda non aiuta a
far calare la tensione nel nord del Kosovo, in una situazione che ha
segnato un peggioramento nel corso del 2013 e in un'atmosfera resa
tesissima dal recente omicidio del consigliere comunale del SLS,
Dimitrije Janicijevic, ucciso lo scorso 16 gennaio a colpi di arma da
fuoco da uno sconosciuto davanti alla sua abitazione.
giovedì 23 agosto 2012
KOSOVO: IL RAPPORTO DI BAN KI-MOON ALLE NAZIONI UNITE
di Marina Szikora
Martedi' scorso, al Palazzo di vetro,
il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha esaminato il rapporto
trimestrale del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon
sul Kosovo. Era presente anche il premier della Serbia, Ivica Dačić.
Il segretario generale dell'ONU ha giudicato la situazione in Kosovo
come relativamente tranquilla anche se continua ad essere fragile,
con particolari preoccupazioni espresse per gli incidenti avvenuti
dopo la celebrazione della festa serba di Vidovdan. Ban Ki-moon ha
giudicato postivamente anche i progressi sulla questione delle
persone scomparse: sono stati identificati i resti di nove persone,
mentre di una persona si e' saputo che e' viva e che si trova
all'estero. Tuttavia, sono ancora in tutto 1774 le persone scomparse.
Il segretario generale ha salutato nel suo rapporto i risultati
concreti del dialogo tra Belgrado e Priština ma si e' detto anche
preoccupato a causa dei problemi relativi alla realizzazione di
alcuni di essi. Va ricordato che Ban Ki-moon ha visitato Belgrado e
Priština lo scorso 23 e 24 luglio, nell'ambito del suo tour
balcanico e aveva sottolineato in quella occasione, appunto,
l'importanza del dialogo tra le due parti, nonche' il raggiungimento
della soluzione attraverso un compromesso.
Presente alla presentazione del
rapporto anche il premier serbo Ivica Dačić, il quale ha detto che
la soluzione dello status definitivo del Koso sara' una delle
priorita' principali del suo governo ma che la Serbia non
riconoscera' mai l'indipendenza unilateralmente proclamata del
Kosovo. "Siamo pronti ad arrivare ad una soluzione pacifica e
sostenibile attraverso i negoziati ed il dialogo, rispettando gli
interessi legittimi sia degli albanesi che dei serbi e di tutti gli
altri popoli che vivono in Kosovo", ha detto Dačić. Ha
precisato pero' chiaramente che la Serbia mai e a nessuna
condizione, implicitamente o esplicitamente, riconoscera'
l'indipendenza che gli organi degli albanesi in Kosovo avevano
proclamato unilateralmente poiche' non si tratta del risultato di
reciproco accordo. Il premier serbo ha aggiunto che la Serbia sara'
sempre unita quando si tratta di questa questione cruciale. Nel suo
discorso alle Nazioni Unite ha rilevato altrettanto che lo status
finale del Kosovo non e' ancora risolto, che il Consiglio di
Sicurezza non ha approvato nessuna soluzione per lo status del Kosovo
e che nemmeno gli stessi partecipanti al dialogo hanno accettato
ancora alcuna soluzione globale. In base a questo, ha proseguito
Dačić, la posizione della Serbia resta che il Kosovo non puo'
accedere a nessuna organizzazione internazionale in cui la membership
sia prerogativa degli stati sovrani. E' intenzione del nuovo governo
in Serbia di attuare pero' tutto quello che finora e' stato
concordato a condizione che Priština faccia lo stesso. Anche se il
dialogo tecnico deve proseguire, questo non basta. La Serbia e'
pronta al dialogo ad alto livello, ha detto Dačić.
Il premier serbo ha valutato che la
riconfigurazione della missione civile europea Eulex non e' conforme
alla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza sul Kosovo. Si e'
detto convinto che l'Ue deve continuare con gli sforzi che dal punto
di vista dello status devono mantenersi neutrali e che e' necessario
un maggiore impegno dell'Eulex. L' alternativa sarebbe che l'UNMIK,
la missione delle Nazioni Unite consideri la possibilita' della
propria ristrutturazione e di una sua maggiore presenza sempre in
base alla risoluzione 1244. Facendo riferimento alla parte del
rapporto del Segretario generale in cui si menzionano le minacce di
sicurezza della comunita' serba in Kosovo, Dacic ha detto che nel
rapporto sono indicati gli incidenti che fanno parte di una campagna
orchestrata indirizzata ad impaurire i serbi del kosovo. "E'
chiaro che l'obiettivo finale e' quello di una totale pulizia etnica
dei serbi e la scomparsa del patrimoni culturale serbo", ha
denunciato il premier nel suo intervento aggiungendo che la Serbia si
aspetta che sia stabilita la piena verita' e che vengano puniti tutti
i responsabili per il crimine di guerra contro i serbi in Kosovo
alludendo alle indagini relative al traffico di organi umani in
Kosovo. Dačić ha fatto appello affinche' il Consiglio di Sicurezza
dia priorità ad una indagine indipendente e completa in merito a
queste supposizioni.
Alla presentazione del rapporto
trimestrale di Ban Ki-moon era presente anche il premier kosovaro
Harshim Tacqi il quale ha rilevato che Priština e' impegnata per il
proseguimento del dialogo con Belgrado in ogni momento e in tutte le
occasioni ma che non si puo' mettere in questione l'integrita'
territoriale del Kosovo. Tacqi ha detto che nel dialogo e' stato
realizzato un avanzamento notevole e che sono stati firmati sette
importanti accordi, ma che la maggior parte e' rimasta soltanto sulla
carta, come ad esempio l'accordo sull'amministrazione integrata del
confine e sulla rappresentanza regionale perche' la Serbia rifiuta la
loro attuazione. "E' nostra priorita' la normalizzazione delle
relazioni con la Serbia", ha spiegato il premier kosovaro e ha
aggiunto che le relazioni tra la Serbia e il Kosovo sono il maggiore
ostacolo per la stabilita' dei Balcani. Tacqui ha detto che le
autorita' di Priština hanno compiuto un grande avanzamento per
quanto riguarda l'integrazione dei serbi kosovari e che Priština e'
dedicata all'integrazione di oltre 100.000 serbi nelle istituzioni in
Kosovo. Tali risultati non si possono raggiungere pero' in tre comuni
al nord del Kosovo dove 30.000 serbi sono controllati direttamente
dal governo di Belgrado. "Dobbiamo insistere sullo stato di
diritto in questa parte del Kosovo e sul ritiro delle forze illegali
della Serbia", ha detto Tacqi. Ha aggiunto che il Kosovo
prosegue a migliorare l'amministrazione pubblica in base alle
raccomandazioni di Bruxelles e che il governo di Priština e'
impegnato nella lotta contro la corruzione e criminalita'
organizzata.
[*] Il testo è trascritto dalla
corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda
oggi a Radio Radicale
giovedì 26 aprile 2012
LE ELEZIONI IN SERBIA FANNO SALIRE LA FEBBRE IN KOSOVO
Nel pieno della campagna elettorale in
Serbia, e' sempre piu' alta la tensione in Kosovo. A Gračanica, lo scorso venerdi', la
polizia kosovara ha arrestato il capo del comune serbo in Kosovo,
Goran Arsić. Insieme ad Arsić e' stato fermato anche il membro
della Croce rossa serba, Novica Živić tutto a causa, come ha
spiegato il ministro degli interni kosovaro Bajram Redžepi, delle
loro presunte minacce ad alcuni serbi a dover partecipare alle
elezioni serbe. In caso contrario, questi serbi verrebbero arrestati
nella prima occasione del loro ingresso in Serbia.
Da precisare che i due rappresentanti
serbi in Kosovo sono stati arrestati mentre assistivano ad una
partita di calcio a Lipljani. Su richiesta della procura e' stata
effettuata la perquisizione delle loro case. Secondo l'agenzia di
stampa serba Beta, nella casa di Arsić e' stato trovato il timbro
del Partito democratico e i materiali relativi alle scorse elezioni
che la Serbia aveva svolto in Kosovo.
Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanović afferma per la B92 che il motivo di arresto di Goran Arsić e' quello di intimidire ulteriormente i serbi in Kosovo. "E' ultimo momento che l'Eulex reagisca perche' questi atti fanno ricordare sempre di piu' il 17 marzo 2004" ha avvertito Bogdanović. Secondo le sue valutazioni, l'avvicinamento delle elezioni in Serbia sta sempre piu' intensificando le tensioni e le violenze in Kosovo. Il ministro ha accusato Priština perche' ultimamente "arrestando, maltrattando e con una retorica conflittuale si stanno sollecitando le ambizioni degli estremisti albanesi a provocare violenze". Bogdanović ha avvertito che ci sono informazioni di serie preparazioni a Priština e per questo e' buono che ci sia una rafforzata presenza delle forze internazionali.
Otto anni fa, a marzo del 2004 sono esplosi i piu' grandi conflitti etnici in Kosovo dall'arrivo delle forze internazionali nella regione quando 19 civili avevano perso la loro vita. Oltre 900 persone furono arrestate, sono state distrutte o danneggiate circa 800 case e 35 chiese e monasteri ortodossi mentre alcune migliaia di serbi abbandonarono le loro case.
Il ministro Bogdanović ha rilevato che l'obiettivo della comunita' serba e' quello che anche gli albanesi vivano in pace, che come nei secoli precedenti i serbi e gli albanesi vivano gli uni accanto agli altri ma che in "situazioni quando vi sono tensioni e quando il conflitto pende in aria non si possono svolgere colloqui e risolvere questioni che sono di peso". "Dobbiamo andare nella direzione di riconciliazione e tolleranza, che tutte le comunita' etniche in Kosovo possano esprimere liberamente la loro volonta'" ha aggiunto Bogdanović ribadendo che "non va bene che le elezioni organizzate dallo stato serbo siano un motivo per innescare il conflitto". Ha valutato che la fonte di tutti i problemi sono i tentativi di integrazione forzata del nord del Kosovo nelle isituzioni kosovare. "La Serbia ha preso la decisione di non svolgere elezioni locali nella regione ma fara' tutto il possibile che le elezioni parlamentari e presidenziali si svolgano su tutto il territorio del Kosovo" ha precisato Bogdanović aggiungendo che sono in corso colloqui intensi non soltanto in Kosovo bensi' anche in Europa e nel mondo e che per questo motivo crede che queste elezioni alla fine avranno luogo anche in Kosovo.
Visto l'aumento delle tensioni in Kosovo, soprattutto in vista delle elezioni in Serbia, la Germania ha deciso di inviare in Kosovo, su richiesta urgente della NATO, le forze per l'urgente intervento, scrive in questi giorni il settimanale tedesco "Der Spiegel". Secondo le informazioni di questo giornale, a due settimane dalle elezioni in Serbia, la NATO teme nuove escalazioni al nord del Kosovo e Berlino avrebbe gia' risposto positivamente alla richiesta dell'Alleanza. In questo senso, la Germania mandera' 550 militari delle delle forze operative e come rafforzamento in Kosovo si dirigeranno anche circa 150 militari delle forze austriache. Dal prossimo primo maggio, le forze tedesche ORF dovrebbero nuovamente far parte della KFOR e il contingente e' composto da una unita' di difesa per la protezione dagli attacchi da armi atomiche, biologiche e chimiche.
Il comando della NATO a Potsdam, scrive 'Der Spiegel' ha valutato che vi esiste il pericolo di nuove escalazioni a causa delle attualmente inconciliabili posizioni tra Serbia e Kosovo relative all'organizzazione delle elezioni e a causa della gia' instabile situazione al nord del Kosovo. La valutazione e' che vi esiste un notevole pericolo di nuovi conflitti per tutto il Kosovo. Va precisato che attualmento in Kosovo sono stazionati 5.800 militari di cui 1.300 quelli tedeschi. Il ministro della difesa tedesco Thomas Maiziere ha valutato la situazione in Kosovo lo scorso febbraio come complessa e ha detto inimaginabile il ridimensionamento del numero di soldati della KFOR.
Lunedi', il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, al Parlamento Europeo a Bruxelles ha dichiarato che la missione Eulex in Kosovo non e' preparata e attrezzata a sufficienza per svolgere i suoi compiti e ha illustrato che per tal motivo la NATO "deve assumersi la responsabilita' e svolgere i compiti che non sono stati previsti, soprattutto al nord del Kosovo". Rasmussen ha rilevato che e' necessaria una stretta collaborazione affinche' si possa garantire una vera divisione del lavoro tra la NATO e l'Ue. "Noi vorremo essere testimoni di un forte ruolo dell'Ue attraverso una forte Eulex" ha detto il segretario generale della NATO. A tal proposito si e' rivolto ai parlamentari eureopei con la speranza che essi possano influenzare affinche' l'Eulex sia dotata di mezzi appropriati. Precedentemente le fonti diplomatiche NATO avevano espresso critiche che la Kfor durante gli incidenti dell'anno scorso al nord del Kosovo dovevano occuparsi anche di compiti che riguardano la polizia e la sicurezza di cui il mandato non compete la Kfor bensi' l'Eulex. Per questo motivo si aspettano con grande attenzione l'esito della riorganizzazione dell'Eulex.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi.
Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanović afferma per la B92 che il motivo di arresto di Goran Arsić e' quello di intimidire ulteriormente i serbi in Kosovo. "E' ultimo momento che l'Eulex reagisca perche' questi atti fanno ricordare sempre di piu' il 17 marzo 2004" ha avvertito Bogdanović. Secondo le sue valutazioni, l'avvicinamento delle elezioni in Serbia sta sempre piu' intensificando le tensioni e le violenze in Kosovo. Il ministro ha accusato Priština perche' ultimamente "arrestando, maltrattando e con una retorica conflittuale si stanno sollecitando le ambizioni degli estremisti albanesi a provocare violenze". Bogdanović ha avvertito che ci sono informazioni di serie preparazioni a Priština e per questo e' buono che ci sia una rafforzata presenza delle forze internazionali.
Otto anni fa, a marzo del 2004 sono esplosi i piu' grandi conflitti etnici in Kosovo dall'arrivo delle forze internazionali nella regione quando 19 civili avevano perso la loro vita. Oltre 900 persone furono arrestate, sono state distrutte o danneggiate circa 800 case e 35 chiese e monasteri ortodossi mentre alcune migliaia di serbi abbandonarono le loro case.
Il ministro Bogdanović ha rilevato che l'obiettivo della comunita' serba e' quello che anche gli albanesi vivano in pace, che come nei secoli precedenti i serbi e gli albanesi vivano gli uni accanto agli altri ma che in "situazioni quando vi sono tensioni e quando il conflitto pende in aria non si possono svolgere colloqui e risolvere questioni che sono di peso". "Dobbiamo andare nella direzione di riconciliazione e tolleranza, che tutte le comunita' etniche in Kosovo possano esprimere liberamente la loro volonta'" ha aggiunto Bogdanović ribadendo che "non va bene che le elezioni organizzate dallo stato serbo siano un motivo per innescare il conflitto". Ha valutato che la fonte di tutti i problemi sono i tentativi di integrazione forzata del nord del Kosovo nelle isituzioni kosovare. "La Serbia ha preso la decisione di non svolgere elezioni locali nella regione ma fara' tutto il possibile che le elezioni parlamentari e presidenziali si svolgano su tutto il territorio del Kosovo" ha precisato Bogdanović aggiungendo che sono in corso colloqui intensi non soltanto in Kosovo bensi' anche in Europa e nel mondo e che per questo motivo crede che queste elezioni alla fine avranno luogo anche in Kosovo.
Visto l'aumento delle tensioni in Kosovo, soprattutto in vista delle elezioni in Serbia, la Germania ha deciso di inviare in Kosovo, su richiesta urgente della NATO, le forze per l'urgente intervento, scrive in questi giorni il settimanale tedesco "Der Spiegel". Secondo le informazioni di questo giornale, a due settimane dalle elezioni in Serbia, la NATO teme nuove escalazioni al nord del Kosovo e Berlino avrebbe gia' risposto positivamente alla richiesta dell'Alleanza. In questo senso, la Germania mandera' 550 militari delle delle forze operative e come rafforzamento in Kosovo si dirigeranno anche circa 150 militari delle forze austriache. Dal prossimo primo maggio, le forze tedesche ORF dovrebbero nuovamente far parte della KFOR e il contingente e' composto da una unita' di difesa per la protezione dagli attacchi da armi atomiche, biologiche e chimiche.
Il comando della NATO a Potsdam, scrive 'Der Spiegel' ha valutato che vi esiste il pericolo di nuove escalazioni a causa delle attualmente inconciliabili posizioni tra Serbia e Kosovo relative all'organizzazione delle elezioni e a causa della gia' instabile situazione al nord del Kosovo. La valutazione e' che vi esiste un notevole pericolo di nuovi conflitti per tutto il Kosovo. Va precisato che attualmento in Kosovo sono stazionati 5.800 militari di cui 1.300 quelli tedeschi. Il ministro della difesa tedesco Thomas Maiziere ha valutato la situazione in Kosovo lo scorso febbraio come complessa e ha detto inimaginabile il ridimensionamento del numero di soldati della KFOR.
Lunedi', il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, al Parlamento Europeo a Bruxelles ha dichiarato che la missione Eulex in Kosovo non e' preparata e attrezzata a sufficienza per svolgere i suoi compiti e ha illustrato che per tal motivo la NATO "deve assumersi la responsabilita' e svolgere i compiti che non sono stati previsti, soprattutto al nord del Kosovo". Rasmussen ha rilevato che e' necessaria una stretta collaborazione affinche' si possa garantire una vera divisione del lavoro tra la NATO e l'Ue. "Noi vorremo essere testimoni di un forte ruolo dell'Ue attraverso una forte Eulex" ha detto il segretario generale della NATO. A tal proposito si e' rivolto ai parlamentari eureopei con la speranza che essi possano influenzare affinche' l'Eulex sia dotata di mezzi appropriati. Precedentemente le fonti diplomatiche NATO avevano espresso critiche che la Kfor durante gli incidenti dell'anno scorso al nord del Kosovo dovevano occuparsi anche di compiti che riguardano la polizia e la sicurezza di cui il mandato non compete la Kfor bensi' l'Eulex. Per questo motivo si aspettano con grande attenzione l'esito della riorganizzazione dell'Eulex.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi.
martedì 6 marzo 2012
KOSOVO: NUOVE TENSIONI NEL NORD?
I serbi bloccano un convoglio Eulex. La Kfor blocca le strade.
Dal sito di B92 (con fonte Beta e Tanjug)
KOSOVSKA MITROVICA
NATO troops in Kosovo, KFOR, blocked the main road between Kosovska Mitrovica and Ribariće near in Zupče on Tuesday afternoon.
(Tanjug, file) The Zvečan-Zubin Potok road in Jagnjenica is also blocked, a Tanjug correspondent has reported. According to the news agency, a KFOR soldier briefly stated that the blockade "followed a EULEX action".
Earlier today, local Serbs stopped a EULEX convoy in order to prevent it from reaching the administrative checkpoint of Brnjak, located between Kosovo and central Serbia.
An EULEX vehicle made an attempt to head towards Zubin Potok and the Brnjak crossing individually, and not, as it has been usual so far, in a convoy and accompanied by KFOR.
KFOR soldiers with armored personnel carriers and trucks are standing on a section of the main road in Zupče, and Austrian soldiers are equipped for riot control, Tanjug said.
Beta news agency reported that a number of local Serbs had gathered in Zupče, at a location where they previously built a now removed barricade.
The situation in the area is calm, said Beta.
Serbs form the majority in northern Kosovo and do not accept the ethnic Albanian unilateral declaration of independence, rejecting at the same time the Kosovo authorities in Priština.
The local Serbs previously announced that the EU mission, EULEX, vehicles suspected of assisting in attempts to establish Kosovo's institutions in the north would be denied passage. At the same time, KFOR and EULEX are demanding to be given unconditional freedom of movement.
Dal sito di B92 (con fonte Beta e Tanjug)
KOSOVSKA MITROVICA
NATO troops in Kosovo, KFOR, blocked the main road between Kosovska Mitrovica and Ribariće near in Zupče on Tuesday afternoon.
(Tanjug, file) The Zvečan-Zubin Potok road in Jagnjenica is also blocked, a Tanjug correspondent has reported. According to the news agency, a KFOR soldier briefly stated that the blockade "followed a EULEX action".
Earlier today, local Serbs stopped a EULEX convoy in order to prevent it from reaching the administrative checkpoint of Brnjak, located between Kosovo and central Serbia.
An EULEX vehicle made an attempt to head towards Zubin Potok and the Brnjak crossing individually, and not, as it has been usual so far, in a convoy and accompanied by KFOR.
KFOR soldiers with armored personnel carriers and trucks are standing on a section of the main road in Zupče, and Austrian soldiers are equipped for riot control, Tanjug said.
Beta news agency reported that a number of local Serbs had gathered in Zupče, at a location where they previously built a now removed barricade.
The situation in the area is calm, said Beta.
Serbs form the majority in northern Kosovo and do not accept the ethnic Albanian unilateral declaration of independence, rejecting at the same time the Kosovo authorities in Priština.
The local Serbs previously announced that the EU mission, EULEX, vehicles suspected of assisting in attempts to establish Kosovo's institutions in the north would be denied passage. At the same time, KFOR and EULEX are demanding to be given unconditional freedom of movement.
venerdì 21 ottobre 2011
KOSOVO: E' DI NUOVO ALTA TENSIONE
Situazione sempre tesa nel Nord del Kosovo, anche se si tenta di trovare un compromesso per risolvere la questione dei blocchi stradali che da settimane ostacolano la circolazione nelle zone settentrionali dove la popolazione serba non intende riconoscere l'autorità di Pristina. Il comandante della Kfor, il generale tedesco Erhard Drews, si è detto pronto ad incontrare i rappresentanti dei serbi del Nord, con l'obiettivo di trovare una via d'uscita. Uguale disponibilità ad un accordo è stata manifestata da Radenko Nedeljkovic, uno dei leader serbi. La situazione però è piuttosto complicata, perché i serbi, in cambio della rimozione delle barricate, chiedono che Pristina ritiri i doganieri e i poliziotti inviati ai valichi di confine di Jarinje e Brnjak (i cosiddetti gates 1 e 31), decisione che è all'origine della crisi scoppiata alla fine di luglio e sulla quale le autorità kosovare non intendono assolutamente retrocedere.
L'altro ieri i serbi del nord del Kosovo avevano ignorato la scadenza dell'ultimatum imposto dalla Nato mantenendo i sedici blocchi stradali. Un convoglio di militari francesi della Kfor ha cercato di smantellare le barricate nel villaggio di Jagnjenica, lungo la strada che conduce al valico di Brnjak, nel comune di Zubin Potok. I soldati Nato, in assetto antisommossa, hanno fatto uso di lacrimogeni per disperdere le diverse centinaia di persone che presidiavano il posto di blocco: il bilancio alla fine contata 30 feriti: 22 civili, tre dei quali in maniera piuttosto grave, e otto militari. Ieri, alle prime luci dell'alba, la Nato ha iniziato a smantellare i blocchi stradali. Sia la Kfor, che la missione civile europea Eulex, hanno parlato di successo dell'operazione, ricevendo da Bruxelles il sostegno di Maja Kocijancic, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. Anche il premier kosvaro, Hashim Thaci, ha approvato l'intervento militare esortando “i cittadini del Nord alla pace e alla collaborazione”.
Nelle stesse ore il presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic, si è rivolto alla Kfor e alla missione civile europea Eulex, invitandoli ad “astenersi dall'uso della forza contro la popolazione”, un appello ribadito anche dal ministro serbo per il Kosovo e Metohia, Goran Bogdanovic, e da quello degli Esteri, Vuk Jeremic. Tadic ha invitato i leader serbi locali a prendere iniziative “che riguardino solo gli interessi vitali dei cittadini (...) non quelli dei loro capi partito che strumentalizzano politicamente la questione in vista delle future elezioni”. La situazione del nord Kosovo sta avendo ripercussioni forti anche a Belgrado, con i partiti nazionalisti dell'opposizione - i radicali del Srs (il partito ultranazionalista di Seselj), i conservatori del Sns di Nikolic (ex numero due del Srs), e il Dss dell'ex premier Kostunica – che hanno abbandonato i lavori parlamentari per protestare contro il rifiuto della maggioranza di inserire nell'agenda dei lavori la questione del Kosovo.
I sindaci dei quattro comuni coinvolti nelle proteste - Kosovska Mitrovica, Leposavic, Zubin Potok e Zvecan - sembrano intenzionati a mantenere la linea dura, anzi ad inasprirla con la richiesta di espulsione di Eulex dai territori a nord del fiume Ibar. A Gracanica, enclave serba alle porte di Pristina, migliaia di persone hanno manifestato la loro solidarietà ai connazionali del nord, mentre nei pressi di Pec, una disputa verbale per questioni legate alla proprietà contesa di una fattoria è purtroppo finita in tragedia con un serbo è stato ucciso e due suoi connazionali feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da un albanese. Un atto che il governo di Belgrado, in una nota, ritiene avere un “esplicito obiettivo di pulizia etnica” attribuendolo alle “sintomatiche ripercussioni” della situazione del nord sul resto della popolazione serba kosovara. Sull'episodio, va detto, è intervenuto anche il governo di Pristina che ha condannato il gesto, giudicato “inaccettabile e punibile”, ed esprimendo le condoglianze alla famiglia della vittima.
La situazione, dunque, al momento in cui scrivo questo post, stando a quanto leggo sulle agenzie, è di relativa calma, ma la tensione resta altissima. Appelli alla calma nel nord del Kosovo sono venuti di nuovo oggi sia dalle autorità serbe, sia da quelle kosovare albanesi preoccupate da nuovi scontri che rischiano di far precipitare la situazione in maniera incontrollata con esiti drammatici e sanguinosi, come nelle tragiche giornate del marzo del 2004. [RS]
L'altro ieri i serbi del nord del Kosovo avevano ignorato la scadenza dell'ultimatum imposto dalla Nato mantenendo i sedici blocchi stradali. Un convoglio di militari francesi della Kfor ha cercato di smantellare le barricate nel villaggio di Jagnjenica, lungo la strada che conduce al valico di Brnjak, nel comune di Zubin Potok. I soldati Nato, in assetto antisommossa, hanno fatto uso di lacrimogeni per disperdere le diverse centinaia di persone che presidiavano il posto di blocco: il bilancio alla fine contata 30 feriti: 22 civili, tre dei quali in maniera piuttosto grave, e otto militari. Ieri, alle prime luci dell'alba, la Nato ha iniziato a smantellare i blocchi stradali. Sia la Kfor, che la missione civile europea Eulex, hanno parlato di successo dell'operazione, ricevendo da Bruxelles il sostegno di Maja Kocijancic, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. Anche il premier kosvaro, Hashim Thaci, ha approvato l'intervento militare esortando “i cittadini del Nord alla pace e alla collaborazione”.
Nelle stesse ore il presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic, si è rivolto alla Kfor e alla missione civile europea Eulex, invitandoli ad “astenersi dall'uso della forza contro la popolazione”, un appello ribadito anche dal ministro serbo per il Kosovo e Metohia, Goran Bogdanovic, e da quello degli Esteri, Vuk Jeremic. Tadic ha invitato i leader serbi locali a prendere iniziative “che riguardino solo gli interessi vitali dei cittadini (...) non quelli dei loro capi partito che strumentalizzano politicamente la questione in vista delle future elezioni”. La situazione del nord Kosovo sta avendo ripercussioni forti anche a Belgrado, con i partiti nazionalisti dell'opposizione - i radicali del Srs (il partito ultranazionalista di Seselj), i conservatori del Sns di Nikolic (ex numero due del Srs), e il Dss dell'ex premier Kostunica – che hanno abbandonato i lavori parlamentari per protestare contro il rifiuto della maggioranza di inserire nell'agenda dei lavori la questione del Kosovo.
I sindaci dei quattro comuni coinvolti nelle proteste - Kosovska Mitrovica, Leposavic, Zubin Potok e Zvecan - sembrano intenzionati a mantenere la linea dura, anzi ad inasprirla con la richiesta di espulsione di Eulex dai territori a nord del fiume Ibar. A Gracanica, enclave serba alle porte di Pristina, migliaia di persone hanno manifestato la loro solidarietà ai connazionali del nord, mentre nei pressi di Pec, una disputa verbale per questioni legate alla proprietà contesa di una fattoria è purtroppo finita in tragedia con un serbo è stato ucciso e due suoi connazionali feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da un albanese. Un atto che il governo di Belgrado, in una nota, ritiene avere un “esplicito obiettivo di pulizia etnica” attribuendolo alle “sintomatiche ripercussioni” della situazione del nord sul resto della popolazione serba kosovara. Sull'episodio, va detto, è intervenuto anche il governo di Pristina che ha condannato il gesto, giudicato “inaccettabile e punibile”, ed esprimendo le condoglianze alla famiglia della vittima.
La situazione, dunque, al momento in cui scrivo questo post, stando a quanto leggo sulle agenzie, è di relativa calma, ma la tensione resta altissima. Appelli alla calma nel nord del Kosovo sono venuti di nuovo oggi sia dalle autorità serbe, sia da quelle kosovare albanesi preoccupate da nuovi scontri che rischiano di far precipitare la situazione in maniera incontrollata con esiti drammatici e sanguinosi, come nelle tragiche giornate del marzo del 2004. [RS]
domenica 13 giugno 2010
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 12 giugno alle 22,30 a Radio Radicale
La prima parte del programma è interamente dedicata alla Turchia e agli avvenimenti di queste ultime settimane: la politica estera di Ankara, a partire dallo schiaffo agli Usa con il "no" alle sanzioni Onu contro l'Iran, e la situazione politica interna, strettamente legata alle scelte di politica estera, una volta di più in fibrillazione in vista del referendum di settembre sulla riforma della Costituzione voluta dal premier Erdogan, su cui pesa il prossimo pronunciamento della Corte costituzionale, e la possibilità di elezioni anticipate. Su tutto questo e altro ancora la trasmissione propone una lunga intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom da Istanbul e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire. La seconda parte del programma si occupa invece dei Balcani: il processo di integrazione europea della Croazia, dopo il rererendum in Slovenia che ha detto "sì" all'arbitrato internazionale per risolvere il contenzioso sui confini tra i due Paesi, e della Bosnia Erzegovina, che andrà alle urne il prossimo ottobre. Poi la situazione politica interna dell'Albania sempre alle prese con il duro scontro tra la maggioranza di centro-destra e l'opposizione guidata dal leadr del Partito socialista Edi Rama, sindaco della capitale Tirana. Infine il Kosovo in cui la missione civile europea Eulex vuole estendere il proprio mandato anche nel nord del Paese, mettendo sotto osservazione le strutture amministrative parallele create dalla maggioranza serba.
La trasmissione è stata realizzata come di consueto con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche oppure direttamente qui sotto
La prima parte del programma è interamente dedicata alla Turchia e agli avvenimenti di queste ultime settimane: la politica estera di Ankara, a partire dallo schiaffo agli Usa con il "no" alle sanzioni Onu contro l'Iran, e la situazione politica interna, strettamente legata alle scelte di politica estera, una volta di più in fibrillazione in vista del referendum di settembre sulla riforma della Costituzione voluta dal premier Erdogan, su cui pesa il prossimo pronunciamento della Corte costituzionale, e la possibilità di elezioni anticipate. Su tutto questo e altro ancora la trasmissione propone una lunga intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom da Istanbul e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire. La seconda parte del programma si occupa invece dei Balcani: il processo di integrazione europea della Croazia, dopo il rererendum in Slovenia che ha detto "sì" all'arbitrato internazionale per risolvere il contenzioso sui confini tra i due Paesi, e della Bosnia Erzegovina, che andrà alle urne il prossimo ottobre. Poi la situazione politica interna dell'Albania sempre alle prese con il duro scontro tra la maggioranza di centro-destra e l'opposizione guidata dal leadr del Partito socialista Edi Rama, sindaco della capitale Tirana. Infine il Kosovo in cui la missione civile europea Eulex vuole estendere il proprio mandato anche nel nord del Paese, mettendo sotto osservazione le strutture amministrative parallele create dalla maggioranza serba.
La trasmissione è stata realizzata come di consueto con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche oppure direttamente qui sotto
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