E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
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lunedì 4 maggio 2015
lunedì 2 febbraio 2015
LA TURCHIA DOPO LA VITTORIA DEI CURDI A KOBANE
Intervista a Marta Ottaviani
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
Collaboratrice de La Stampa e di Avvenire
Ankara, la questione curda e lo stato della trattativa con il Pkk dopo la vittoria dei combattenti curdi a Kobane che, dopo oltre quattro mesi di assedio, anche grazie al sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Usa, sono riusciti a sconfiggere l'Isis.
giovedì 6 marzo 2014
TURCHIA: LA SITUAZIONE POLITICA E IL FUTURO DI ERDOGAN
Intervista a Marta Ottaviani
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan si prepara alle elezioni locali del 30 marzo dopo le grandi proteste per Gezi Park della scorsa estate, mai del tutto spente nonostante la dura repressione, e dopo gli scandali di corruzione emersi negli ultimi mesi che hanno terremotato il governo, messo in seria difficoltà il suo partito Akp, e appannato la sua immagine.
Le elezioni amministrative sono molto importanti in Turchia perché non esiste un livello intermedio tra le amministrazioni locali e il governo centrale e perché il voto avviene in contemporanea in tutto il Paese. L'appuntamento del 30 marzo rappresenterà, quindi, un vero e proprio test sulla tenuta dell'Akp, dopo un decennio di potere incontrastato, e sul futuro politico di Erdogan soprattutto in vista delle presidenziali della prossima estate, le prime in cui i cittadini turchi voteranno direttamente l'elezione del loro presidente.
Con una opposizione politica praticamente inesistente, i veri avversari del premier saranno la situazione economica, la cui grande crescita nel decennio ha accompagnato e sostenuto le fortune politiche di Erdogan ma che ora non appare più florida come una volta, e il leader religioso Fetulah Gulen, un tempo grande sostenitore dell'Akp, ma oggi acerrimo avversario di Erdogan. Da considerare anche il ruolo dell'attuale presidente Abdullah Gul, che dopo essere stato per molti anni il fedele numero 2 di Erdogan, da tempo, anche grazie al suo ruolo istituzionale, ha cercato di smarcarsi dal premier.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Marta Ottaviani, dopo essere stata per alcuni anni corrispondente dalla Turchia per l'agenzia TMNews, attualmente collabora con i quotidiani L'Avvenire e La Stampa. E' autrice dei volumi "Mille e una Turchia" e "Cose da Turchi", entrambi pubblicati da Mursia.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan si prepara alle elezioni locali del 30 marzo dopo le grandi proteste per Gezi Park della scorsa estate, mai del tutto spente nonostante la dura repressione, e dopo gli scandali di corruzione emersi negli ultimi mesi che hanno terremotato il governo, messo in seria difficoltà il suo partito Akp, e appannato la sua immagine.
Le elezioni amministrative sono molto importanti in Turchia perché non esiste un livello intermedio tra le amministrazioni locali e il governo centrale e perché il voto avviene in contemporanea in tutto il Paese. L'appuntamento del 30 marzo rappresenterà, quindi, un vero e proprio test sulla tenuta dell'Akp, dopo un decennio di potere incontrastato, e sul futuro politico di Erdogan soprattutto in vista delle presidenziali della prossima estate, le prime in cui i cittadini turchi voteranno direttamente l'elezione del loro presidente.
Con una opposizione politica praticamente inesistente, i veri avversari del premier saranno la situazione economica, la cui grande crescita nel decennio ha accompagnato e sostenuto le fortune politiche di Erdogan ma che ora non appare più florida come una volta, e il leader religioso Fetulah Gulen, un tempo grande sostenitore dell'Akp, ma oggi acerrimo avversario di Erdogan. Da considerare anche il ruolo dell'attuale presidente Abdullah Gul, che dopo essere stato per molti anni il fedele numero 2 di Erdogan, da tempo, anche grazie al suo ruolo istituzionale, ha cercato di smarcarsi dal premier.
Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale
Marta Ottaviani, dopo essere stata per alcuni anni corrispondente dalla Turchia per l'agenzia TMNews, attualmente collabora con i quotidiani L'Avvenire e La Stampa. E' autrice dei volumi "Mille e una Turchia" e "Cose da Turchi", entrambi pubblicati da Mursia.
mercoledì 26 giugno 2013
LA TURCHIA DOPO GEZI PARKI
Intervista di Radio Radicale a Marta Ottaviani
A quasi quattro settimane dal loro inizio, le proteste di Istanbul e delle altre città della Turchia, che continuano, anche se in maniera meno clamorosa rispetto agli scorsi giorni, dopo lo sgombero di Gezi Parki, rappresentano un punto di non ritorno per la società turca. Le tante anime di un movimento non organizzato, che ha spiazzato il politico, opposizione compresa, ma con le idee chiare. La prova di forza del premier Recep Tayyip Erdogan che si fa forza di un consenso popolare che resta comunque massiccio. La trattativa con i curdi. La decisione dell'Unione Europea di rilanciare il processo di adesione aprendo un nuovo capitolo negoziale quando tutto lasciava supporre un nuova chiusura: una risposta, per quanto condizionata, certamente positiva inviata non tanto a Erdogan e al governo, ma alla Turchia e alla sua gente che si è dimostrata più avanti della propria classe politica.Marta Ottaviani è corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice dei quotidiani Avvenire e La Stampa per il quale cura il blog "Mille e una Turchia".
L'intervista è ascoltabile direttamente qui
venerdì 31 maggio 2013
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE IN TURCHIA
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| Foto Alumbis / Flickr |
Un punto sulla attuale situazione politica interna della Turchia e il conflitto in Siria, il problema dei profughi, il recente attentato di Reyhanli, gli errori del premier Erdogan, la sua recente visita a Washington e il colloquio con il presidente Obama, gli sviluppi della trattativa con il Pkk per risolvere la questione curda, il possibile rilancio del negoziato per l'adesione all'Unione Europea.
Aggiornamento del 4 giugno: l'intervista è stata realizzata mercoledì 29 maggio e quindi prima dello scoppio delle proteste per il parco Gezi di Istanbul poi dilagate in molte altre città.
sabato 16 febbraio 2013
UNO SGUARDO SULLA SITUAZIONE IN TURCHIA
La situazione politica interna in Turchia, lo stato di salute del governo Erdogan, la riforma della Costituzione - che l'Akp potrebbe decidere di portare avanti anche senza un accordo con l'opposizione - e il nuovo pacchetto di riforme della giustizia. E ancora: le prossime elezioni presidenziali del 2014, a cui Erdogan punta decisamente, la trattativa con il leader storico della guerriglia curda Abdullah Ocalan e le possibili schiarite sui negoziati per l'adesione all'Unione Europea. Infine: c'è il rischio di svolta autoritaria in Turchia? E se sì, è dovuta all'ispirazione islamica dell'Akp e di Erdogan o piuttosto ad una "tradizione" che caratterizza la storia della Turchia moderna da Atatuerk in poi?
Tutto questo nell'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice de La Stampa e di Avvenire, per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 14 febbraio a Radio Radicale.
Tutto questo nell'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice de La Stampa e di Avvenire, per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 14 febbraio a Radio Radicale.
venerdì 23 novembre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
LA CRISI SIRIANA METTE LA TURCHIA IN DIFFICOLTA'
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| Frontiera Turchia-Siria nel 2009 (pillandia.blogspot.it) |
La Turchia si sente lasciata sola dalla
comunità internazionale nella gestione del problema dei profughi
siriani, senza che si profilino soluzioni concrete ad una situazione
che si aggrava di giorno in giorno. Al momento i rifugiati siriani
arrivati nei campi allestiti dalle autorità turche sono 90mila, a
fronte di una capienza che secondo i media locali può arrivare a
120mila unità, ben superiore, quindi, a quella soglia psicologica di
100mila indicata dal ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu. Lo
scriveva ieri Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews,
in una serie di lanci in cui spiegava che, anche se la situazione
dovesse rimanere invariata, la Turchia si trova già ora a
fare i conti con tre problemi: la gestione dell'emergenza lasciata
tutta sulle sue spalle, questo almeno è quanto denuncia Ankara, il
fallimento di una politica estera regionale che aveva fatto della
Siria il Paese di riferimento e l'eccessiva e prematura opposizione
al regime di Assad che per il momento ha prodotto solo la
recrudescenza della guerriglia separatista curda.
Ankara, dopo aver chiesto un contributo
economico per la gestione dell'emergenza da condividere con l'Alto
commissariato per i rifugiati dell'Onu (Unhcr), sostiene che quei
soldi vengono ora bloccati dai Paesi occidentali. "C'è una crescente
sensazione in Turchia che, avendo fatto sacrifici e gestito
autonomamente questa situazione, il risultato sia di portare la
Comunità internazionale alla noncuranza e alla mancanza di azione",
ha detto Davutoglu. Il quotidiano Hurriyet, tuttavia, sostiene che fu
la Turchia un anno fa a rifiutare l'assistenza internazionale, mentre
adesso si ritrova nella situazione di dover fare pressioni per
ottenere un intervento esterno: “Ma le cose non funzionano così.
Preferiamo dare assistenza tramite le Nazioni Unite”, ha detto un
dirigente europeo al quotidiano. Il problema è che però le autorità
di Ankara non sono intenzionate a cedere il controllo dei campi
profughi all'Unhcr. Intanto i profughi aumentano e i costi lievitano.
Il governo islamico-moderato di Recep
Tayyip Erdogan, nota ancora Marta Ottaviani, deve fare i conti anche
con la propria immagine di attore protagonista regionale e con il
rischio che la crisi siriana finisca per compromettere seriamente
l'ambizione di diventare un grande attore in Medio oriente. C'è poi
la recrudescenza degli attacchi dei separatisti curdi, che sono
aumentati in parallelo all'escalation del conflitto
siriano, tanto che Ankara accusa apertamente Damasco di fomentare e
finanziare la guerriglia curda nel sud est della Turchia. Il governo
Erdogan, che da anni nutre l'ambizione di diventare il Paese chiave
della geopolitica regionale, secondo le teorie dell'attuale ministro
degli Esteri, messa alla prova dalla crisi siriana si sia ritrovata
scoperta e troppo esposta a conseguenze non previste anche
all'interno dei suoi confini. E in questa situazione non aiuta il
difficile rapporto con gli alleati occidentali e con gli Usa che non
appoggiano concretamente la richiesta di creare una zona di
protezione che metta la Turchia al riparo dal rischio terrorismo.
Per il momento, concludeva Marta
Ottaviani, la Turchia si trova dunque ad essere il Paese più esposto
avendo puntato sulla caduta di Assad, ma che nella attuale situazione
ha più da perdere. Oltre all'emergenza profughi, infatti, il governo
deve fare i conti con un'opinione pubblica che, soprattutto nel sud
est, è sempre più critica riguardo alla politica nei confronti
della Siria, visti anche i rapporti economici privilegiati con
Damasco che ormai sono un lontano ricordo.
lunedì 6 agosto 2012
TURCHIA: IL PKK ALL'ATTACCO SFRUTTA LA CRISI SIRIANA
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| Militari turchi contro i guerriglieri curdi del Pkk (Foto DHA) |
La crisi siriana sembra avere le
conseguenze sulla questione curda che la Turchia ha sempre temuto. La
vasta offensiva contro il Pkk, lanciata dalle forze armate di Ankara
fra il 23 e il 24 luglio scorsi, che ha provocato oltre un centinaio
di vittime fra i guerriglieri del Pkk, e che non ha precedenti per
quanto riguarda le operazioni all'interno dei confini turchi, avrebbe
come scopo di fermare il tentativo dei guerriglieri separatisti di
conquistare territorio. Epicentro dei combattimenti la località di
Semdinli, cittadina a maggioranza curda situata nella parte della
Turchia incastrata fra l'Iraq e l'Iran. I principali organi di stampa
ignorano e venerdì scorso il quotidiano filo-governativo Zaman ha
pubblicato un articolo dove si sosteneva che nonostante le azioni
dell'esercito nella zona, in città la vita continua a scorrere
tranquilla, ma altri quotidiani turchi minori ne parlano da giorni.
Secondo quanto spiega oggi l'agenzia
TMNews, in una serie di lanci della corrispondente da Istanbul, Marta Ottaviani, il
timore di Ankara è che la crisi siriana porti alla creazione di un
territorio controllato dai curdi nel nord della Siria, che agirebbe
da nuova retrovia per la guerriglia del Pkk che, a quel punto, con
l'appoggio dei curdi iracheni e di quelli iraniani, potrebbe ottenere
il controllo di alcune città del Sud-Est, ponendo fine all'unità
nazionale del Paese. Le autorità di Ankara sono allarmate per la
situazione sul confine con la Siria, dove il Partito per l'unione
democratica, in pratica il braccio politico siriano del Pkk,
controlla cinque città. Una situazione del genere cambierebbe i
rapporti di forza tra il governo di Ankara e il Pkk mettendo i 15
milioni di curdi turchi, che da anni lottano per avere maggiori
diritti, in una posizione inedita.
Secondo quanto hanno riportato i
quotidiani Birgun e Gunes, la battaglia per il controllo della
regione va avanti da 15 giorni. Centinaia di guerriglieri del Pkk
avrebbero già attraversato il confine dal Nord Iraq e altri
rinforzi starebbero affluendo in questi giorni. Secondo Hurriyet, il
Pkk avrebbe iniziato ad attaccare anche la città di Çukurca, a due
passi dal confine con il Nord Iraq. La settimana scorsa il premier
Recep Tayyip Erdogan ha detto che la Turchia non esiterà a colpire
oltre il confine siriano se lo riterrà necessario, ma il timore è
che il conflitto si possa estendere e il ministro degli Esteri turco,
Ahmet Davutoglu, si è recato a Irbil per incontrare il presidente
della Regione autonoma curda del Nord Iraq, Massoud Barzani. La zona
intanto resta vietata ai giornalisti e dagli ambienti governativi di
Ankara non trapelano indiscrezioni. Per questo il leader
dell'opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto a Erdogan di fornire
"chiarimenti ufficiali e urgenti".
domenica 11 settembre 2011
PASSAGGIO SPECIALE: LA CRISI DEI RAPPORTI TRA TURCHIA E ISRAELE
Le relazioni storiche tra Turchia e Israele sono precipitate negli ultimi giorni ai minimi storici: dall'operazione militare israeliana “Piombo fuso” a Gaza, all'arrembaggio alla nave pacifista turca Mavi Marmara, fino alla recentissima pubblicazione del rapporto Onu su quell'assalto, le relazioni tra i due Paesi hanno registrato un progressivo deterioramento che appare in contraddizione con la politica estera turca ispirata al principio “zero problemi con i nostri vicini”.
Dietro alcuni specifici avvenimenti, ci sono tuttavia sia ragioni interne, sia ragioni di strategia regionale della Turchia, il tutto nel quadro di instabilità prodotto dalle cosiddette "primavere arabe" che stanno cambiando, in maniera profonda, gli equilibri politici e i rapporti di forza sia all'interno di singoli Paesi, sia a livello regionale.
Dunque, perché si è arrivati a questa situazione e quali saranno le conseguenze? Qual è l'obiettivo di Ankara? Perché Tel Aviv ha risposto con altrettante intransigenza? E fino a quando le due parti potranno "tirare la corda".
Queste e altre le domande a cui la trasmissione andata in onda oggi a Radio Radicale cerca di rispondere proponendo una serie di valutazioni per cercare dunque di capire cosa sta succedendo e cosa c'è alla radice dei fatti.
Partecipano:
Manuel Katz, corrispondente di Radio Radicale da Israele
Il programma ripropone inoltre l'intervista realizzat nei giorni scorsi a Stefano Torelli, ricercatore presso l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e l'Italian Center for Turkish Studies
La trasmissione è riascoltabile direttamente qui
ed è disponibile per il podcast sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
giovedì 4 agosto 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 4 agosto a Radio Radicale
Sommario della trasmissione
In apertura la Turchia: le clamorose dimissioni dei vertici delle forze armate sono l'ennesimo capitolo (forse l'ultimo) dello scontro tra il governo islamico-moderato di Erdogan e l'establishment militare.
Intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire.
La parte centrale della puntata è dedicata al Kosovo: la nuova crisi con la Serbia, le proteste di questi giorni e i gravi incidenti al confine, le preoccupazioni della comunità internazionale, le possibili vie d'uscita di una situazione che si trascina dalla fine della guerra del 1999.
Intervista a Matteo Tacconi, giornalista esperto di Balcani e Europa centro-orientale, curatore del blog Radio Europa Unita.
Nella puntata si parla anche di Albania (le riforme politiche e istituzionali e il rilancio dell'integrazione europea) e di Macedonia (la disputa sul nome con la Grecia che blocca l'integrazione euro-atlantica dell'ex repubblica jugoslava).
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
Sommario della trasmissione
In apertura la Turchia: le clamorose dimissioni dei vertici delle forze armate sono l'ennesimo capitolo (forse l'ultimo) dello scontro tra il governo islamico-moderato di Erdogan e l'establishment militare.
Intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire.
La parte centrale della puntata è dedicata al Kosovo: la nuova crisi con la Serbia, le proteste di questi giorni e i gravi incidenti al confine, le preoccupazioni della comunità internazionale, le possibili vie d'uscita di una situazione che si trascina dalla fine della guerra del 1999.
Intervista a Matteo Tacconi, giornalista esperto di Balcani e Europa centro-orientale, curatore del blog Radio Europa Unita.
Nella puntata si parla anche di Albania (le riforme politiche e istituzionali e il rilancio dell'integrazione europea) e di Macedonia (la disputa sul nome con la Grecia che blocca l'integrazione euro-atlantica dell'ex repubblica jugoslava).
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
lunedì 1 agosto 2011
TURCHIA: E' DI NUOVO SCONTRO TRA MILITARI E GOVERNO ERDOGAN
Intervista a Marta Ottaviani
Nuovo scontro in Turchia tra militari e governo: venerdì scorso, 29 luglio, si sono dimessi il capo di stato maggiore generale, Isik Kosaner, e i comandanti dell'esercito, Erdal Ceylanoglu, della marina, Esref Ugur Yigit, e dell'aviazione, Hasan Aksay. Il comando delle forze armate è stato assunto ad interim dal capo della gendarmeria, Necdet Ozel.
La decisione - senza precedenti per la Turchia moderna - dipenderebbe dagli arresti, avvenuti nei mesi scorsi, di alti gradi delle forze armate, accusati di fare parte dell'organizzazione segreta Ergenekon, ma il fuoco alle polveri è stato dato dal rifiuto del premier Erdogan di promuovere militari che sono attualmente in carcere in attesa di giudizio.
Il capo del governo ed il presidente della repubblica Gul hanno minimizzato, ma il gesto dei vertici militari, che segna pesantemente l'inizio della nuova legislatura dopo le elezioni vinte largamente da Erdogan, è clamoroso sia perché non era mai successo in precedenza, sia perché erano anni che i militari non lanciavano un messaggio così pesante alla politica. Esso rappresenta l'ennesimo capitolo, forse l'ultimo, del conflitto tra il potere militare e il governo dell'Akp che si trascina da anni. Alla base c'è sempre la vicenda dell'organizzazione segreta Ergenekon, lo "stato profondo", i piani veri o presunti per rovesciare il governo islamico-moderato accusato di voler minare la fondamenta laiche della repubblica kemalista attraverso la riforma dell'attuale costituzione, figlia del golpe militare del 1980, e che, con il referendum dello scorso anno, ha già ridimensionato il potere dei militari.
Intanto, da oggi e fino a giovedì, si riunisce il Consiglio supremo militare, presieduto congiuntamente da Erdogan e Ozel. Nelle prossime ore il governo dovrebbe annunciare i nuovi vertici militari. Sarà molto importante vedere quali saranno i nomi indicati, anche perché, tradizionalmente, è il capo dell'esercito a essere poi nominato capo di stato maggiore generale: i nomi in lizza, a questo proposito, sono quattro, tutti di provata fedeltà laica e kemalista. Altro aspetto da non sottovalutare, è l'importanza economica delle forze armate armate turche, che costituiscono una vera e propria holding imprenditoriale e finanziaria. [RS]
Tutti questi aspetti della questione li trovate nell'intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire) che potete ascoltare direttamente qui
Nuovo scontro in Turchia tra militari e governo: venerdì scorso, 29 luglio, si sono dimessi il capo di stato maggiore generale, Isik Kosaner, e i comandanti dell'esercito, Erdal Ceylanoglu, della marina, Esref Ugur Yigit, e dell'aviazione, Hasan Aksay. Il comando delle forze armate è stato assunto ad interim dal capo della gendarmeria, Necdet Ozel.
La decisione - senza precedenti per la Turchia moderna - dipenderebbe dagli arresti, avvenuti nei mesi scorsi, di alti gradi delle forze armate, accusati di fare parte dell'organizzazione segreta Ergenekon, ma il fuoco alle polveri è stato dato dal rifiuto del premier Erdogan di promuovere militari che sono attualmente in carcere in attesa di giudizio.
Il capo del governo ed il presidente della repubblica Gul hanno minimizzato, ma il gesto dei vertici militari, che segna pesantemente l'inizio della nuova legislatura dopo le elezioni vinte largamente da Erdogan, è clamoroso sia perché non era mai successo in precedenza, sia perché erano anni che i militari non lanciavano un messaggio così pesante alla politica. Esso rappresenta l'ennesimo capitolo, forse l'ultimo, del conflitto tra il potere militare e il governo dell'Akp che si trascina da anni. Alla base c'è sempre la vicenda dell'organizzazione segreta Ergenekon, lo "stato profondo", i piani veri o presunti per rovesciare il governo islamico-moderato accusato di voler minare la fondamenta laiche della repubblica kemalista attraverso la riforma dell'attuale costituzione, figlia del golpe militare del 1980, e che, con il referendum dello scorso anno, ha già ridimensionato il potere dei militari.
Intanto, da oggi e fino a giovedì, si riunisce il Consiglio supremo militare, presieduto congiuntamente da Erdogan e Ozel. Nelle prossime ore il governo dovrebbe annunciare i nuovi vertici militari. Sarà molto importante vedere quali saranno i nomi indicati, anche perché, tradizionalmente, è il capo dell'esercito a essere poi nominato capo di stato maggiore generale: i nomi in lizza, a questo proposito, sono quattro, tutti di provata fedeltà laica e kemalista. Altro aspetto da non sottovalutare, è l'importanza economica delle forze armate armate turche, che costituiscono una vera e propria holding imprenditoriale e finanziaria. [RS]
Tutti questi aspetti della questione li trovate nell'intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia TMNews e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire) che potete ascoltare direttamente qui
giovedì 9 giugno 2011
TURCHIA: ERDOGAN ALLA PROVA DEL VOTO
Domenica 12 giugno la Turchia va alle urne per rinnovare il parlamento. Si tratta di un test politico molto importante per capire chi, come e con chi governerà il paese nei prossimi anni. I partiti in lizza sono 24, ma pochissimi supereranno lo sbarramento del 10%. I sondaggi danno l'AKP, il partito islamico-moderato del premier Recep Tayyip Erdogan, come favorito. Bisognerà vedere, però, se riuscirà a ripetere l'exploit del 2007, quando sfiorò la maggioranza assoluta e potè formare un governo monocolore. In parlamento entrerà sicuramente anche il CHP, il partito popolare repubblicano, fondato dal padre della patria Kemal Ataturk e da sempre erede della tradizione laica, che grazie alla nuova guida di Kemal Kilicdaroglu è dato in risalita nei sondaggi dopo la debacle di quattro anni fa. Quasi certa anche la conferma del MHP, il partito della destra nazionalista, mentre sarà molto interessante vedere quale sarà il risultato dei candidati indipendenti, molti dei quali, curdi, fanno riferimento al DTP, il partito filo curdo che ha preso il posto del BDP, sciolto d'imperio due anni fa dalla corte costituzionale per presunti legami con i guerriglieri del PKK. La questione, quindi, non è tanto sapere chi vincerà, ma con quali percentuali e, soprattutto, se l'AKP riuscirà a portare in parlamento un numero di deputati tale da consentirgli di condurre a termine la riforma della costituzione senza cercare alleanze in parlamento e senza dover ricorrere al referendum popolare. Una riforma che, tra l'altro, potrebbe servire per aprire a Erdogan la strada per la presidenza della repubblica (ed essere lui il capo dello stato quando, nel 2023 si festeggerà il centenario della Turchia moderna creata da Ataturk).Su tutti questi temi segnalo l'intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia TMNews, collaboratrice dell'Avvenire e della Stampa sul cui sito tiene il blog "Mille e una Turchia", andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est del 9 giugno.
La potete ascoltare qui
La potete ascoltare qui
giovedì 24 marzo 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 marzo a Radio Radicale
Il sommario della trasmissione
Turchia: il governo di Recep Tayyip Erdogan di fronte alla crisi libica e all'intervento armato contro Gheddafi, intervista a Marta Ottaviani, corrispondente di TMNews, Stampa e Avvenire
Energia, il mini-tour balcanico di Putin: il gasdotto South Stream nei Balcani, gli accordi economici Mosca-Belgrado, i rapporti Turchia-Russia
Kosovo: il presidente serbo Boris Tadic auspica un accordo giusto per entrambe le parti, il presidente kosovaro Behgjet Pacolli in visita ufficiale in Albania e Macedonia
Bosnia Erzegovina: il quadro politico resta difficile, nessuna soluzione per il governo centrale
Croazia: il giornale Jutarnji List ciritica Belgrado, sui serbi fuori dalla Serbia fa la stessa politica di Milosevic
Macedonia: si complica la situazione politica, possibili elezioni anticipate
Il sito Internet della settimana è il blog Balkan Crew - Il caffé delle diaspore
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione dei corrispodenti Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
Il sommario della trasmissione
Turchia: il governo di Recep Tayyip Erdogan di fronte alla crisi libica e all'intervento armato contro Gheddafi, intervista a Marta Ottaviani, corrispondente di TMNews, Stampa e Avvenire
Energia, il mini-tour balcanico di Putin: il gasdotto South Stream nei Balcani, gli accordi economici Mosca-Belgrado, i rapporti Turchia-Russia
Kosovo: il presidente serbo Boris Tadic auspica un accordo giusto per entrambe le parti, il presidente kosovaro Behgjet Pacolli in visita ufficiale in Albania e Macedonia
Bosnia Erzegovina: il quadro politico resta difficile, nessuna soluzione per il governo centrale
Croazia: il giornale Jutarnji List ciritica Belgrado, sui serbi fuori dalla Serbia fa la stessa politica di Milosevic
Macedonia: si complica la situazione politica, possibili elezioni anticipate
Il sito Internet della settimana è il blog Balkan Crew - Il caffé delle diaspore
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione dei corrispodenti Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile qui
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domenica 12 settembre 2010
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est del 11 settembre a Radio Radicale
La prima parte del programma è dedicata alla Turchia e al referendum del 12 settembre sulle riforme costituzionali volute dal premier Erdogan. Una fotografia della situazione politica del paese alla vigilia del voto, con un'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e di Avvenire, e i perché del "no" dell'opposizione alla riforma con una sintesi dell'intervista di Ada Pagliarulo a Didem Engin, imprenditrice ed esponente del Chp.
La seconda parte del programma è dedicata principalmente al Kosovo, dopo l'approvazione della mozione Serbia/Ue all'Assemblea generale dell'Onu che riapre la strada a negoziati diretti tra serbi e albanesi mettendo da parte per ora la questione dello status internazionale del paese.
In conclusione il punto sui negoziati di adesione all'Ue della Croazia, in particolare la priorità della chiusura entro l'anno del delicatissimo "capitolo 23" su giustizia e diritti fondamentali, e un aggiornamento sulla sempre difficile situazione politica in Albania dove lo scontro tra maggioranza di centro-destra e opposizione di sinistra che si trascina da più di un anno si sposta ora anche nelle procure ma dove la riapertura del parlamento sembra rilanciare anche le possibilità di dialogo.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile come quelle precedenti sul sito di Radio Radicale oppure e ascoltabile direttamente qui
La prima parte del programma è dedicata alla Turchia e al referendum del 12 settembre sulle riforme costituzionali volute dal premier Erdogan. Una fotografia della situazione politica del paese alla vigilia del voto, con un'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e di Avvenire, e i perché del "no" dell'opposizione alla riforma con una sintesi dell'intervista di Ada Pagliarulo a Didem Engin, imprenditrice ed esponente del Chp.
La seconda parte del programma è dedicata principalmente al Kosovo, dopo l'approvazione della mozione Serbia/Ue all'Assemblea generale dell'Onu che riapre la strada a negoziati diretti tra serbi e albanesi mettendo da parte per ora la questione dello status internazionale del paese.
In conclusione il punto sui negoziati di adesione all'Ue della Croazia, in particolare la priorità della chiusura entro l'anno del delicatissimo "capitolo 23" su giustizia e diritti fondamentali, e un aggiornamento sulla sempre difficile situazione politica in Albania dove lo scontro tra maggioranza di centro-destra e opposizione di sinistra che si trascina da più di un anno si sposta ora anche nelle procure ma dove la riapertura del parlamento sembra rilanciare anche le possibilità di dialogo.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile come quelle precedenti sul sito di Radio Radicale oppure e ascoltabile direttamente qui
sabato 11 settembre 2010
TURCHIA ALLE URNE PER IL REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE
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| Foto AA da http://www.hurryetdailynews.com/ |
La data del 12 settembre scelta per il voto è proprio quella del golpe di cui la Costituzione in vigore è il prodotto. Senza contare che il referendum si tiene in un periodo in cui il governo di Erdogan non fa più mistero delle sue ambizioni di potenza regionale, legata all'Occidente sì ma anche alla ricerca di un ruolo di primo piano in Medio Oriente ed in Asia centrale, all'insegna di quella dottrina della "profondità strategica" elaborata dall'attuale ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu.
La consultazione di domani si è trasformata via via in un esame per la politica di Erdogan: il successo o meno della consultazione (e l'entità della vittoria o della sconfitta) peseranno sul suo futuro politico e influenzeranno la situazione della Turchia nei prossimi mesi in vista anche delle elezioni politiche del prossimo anno che a seguito di un'eventuale vittoria del "no" potrebbero anche essere anticipate.
Sulla situazione in Turchia alla vigilia del voto segnalo una mia intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e del Foglio
Il partito islamico-moderato Akp al governo presenta il voto come un'occasione unica per uniformarsi agli standard europei (con Bruxelles che ha ribadito il suo sostegno alla riforma). Per l'opposizione di ispirazione kemalista, invece, è una mossa per liberarsi del controllo della magistratura e dei militari (custodi della laicità della repubblica voluta da Atatuk e da sempre in rapporti difficili con l'esecutivo di Erdogan), aprendo la strada all'introduzione di leggi di ispirazione religiosa.
La campagna referendaria si è svolta in pieno Ramadan e in un clima rovente e non solo dal punto di vista meteorologico. Non è passato giorno senza attacchi personali fra gli esponenti dei principali partiti, soprattutto fra il premier Erdogan e il nuovo leader dell'opposizione, Kemal Kilicdaroglu, che ha tra l'altro accusato il primo ministro di lavorare a un accordo segreto con i guerriglieri curdi del Pkk pur di assicurarsi i voti dei curdi (il cui partito Bdp ha per altro mantenuto un atteggiamento ambiguo). L'Akp ha detto che in caso di vittoria schiacciante è pronta a riscrivere completamente la Costituzione e che comunque andrà avanti con le riforme anche in caso di una (prevedibile) vittoria di stretta misura.
Erdogan ha incassato appoggi che hanno avuto una notevole risonanza, come quello dello scrittore premio Nobel Orhan Pamuk che pur prendendo le distanze dall'Akp, ha fatto sapere che voterà a favore delle riforme. Una posizione condivisa da quasi tutte le sigle sindacali e da alcune federazioni minori di imprenditori.
Il mondo economico e finanziario attende con preoccupazione l'esito del voto di domani: secondo gli analisti turchi i mercati potrebbero essere penalizzati da un'eventuale vittoria del "no" perchè questa avvicinerebbe la prospettiva di elezioni anticipate, con un inevitabile carico di incertezza in un periodo in cui la crisi economica globale non è ancora superata e prosegue l'instabilità dei mercati. Ha fatto dunque notizia l'astensione della Confindustria turca, la cui presidente, Umit Boyner, non ha preso posizione limitandosi a dire che i suoi iscritti voteranno secondo coscienza, suscitando una dura reazione da parte del premier poi attenuata.
Sul voto di domani segnalo anche l'intervista di Ada Pagliarulo per Radio Radicale a Didem Engin, giovane imprenditrice, esponente del Chp (Partito Repubblicano del Popolo, il partito fondato da Kemal Ataturk attualmente all'opposizione)
Nell'intervista si parla delle ragioni dell'opposizione del Chp alle modifiche costituzionali introdotte dalla maggioranza che sostiene il premier Erdogan perché sono state apportate senza ascoltare il Paese, perché rappresentano un attentato all'indipendenza della magistratura e perché la consultazione chiama i cittadini ad esprimersi simultaneamente su troppe materie, disomogenee fra loro. Nell'intervista si parla anche del cambio di rotta che intende dare al partito del Chp il nuovo leader Kilicdaroglu, della rivitalizzazione dei valori della socialdemocrazia turca che non può solo limitarsi alla difesa della laicità kemalista e dell'ingresso della Turchia nell'Ue.
Queste e altre interviste sull'attuale situazione in Turchia sono disponibli sul sito di Radio Radicale
lunedì 14 giugno 2010
DOVE VA LA TURCHIA?
Gli avvenimenti degli ultimi tempi hanno rilanciato il dibattito e le analisi sulla politica estera della Turchia e sulle mosse del ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, artefice della dottrina della "profondità strategica" a cui il governo di Recep Tayyp Erdogan ha progressivamente ispirato la propria azione internazionale. Sul tema, di enorme attualità dopo la tragica vicenda della Mavi Marmara e dopo il "no" di Ankara alle nuove sanzioni contro l'Iran votate la scorsa settimana dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, è dedicata una lunga intervista per Radio Radicale che qualche giorno fa ho fatto a Marta Ottaviani, corrispondente da Istanbul per l'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire. Un quadro della sempre complessa situazione della Turchia, delle scelte di politica internazionale e dei riflessi sulla situazione politica interna del Paese alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane: lo scontro con Israele, il no alle sanzioni contro l'Iran, i rapporti con gli Usa, il mutamento sociale in atto, la riforma della Costituzione e le prossime elezioni politiche (forse anticipate).
L'intervista è disponibile qui sotto oppure direttamente su radioradicale.it
L'intervista è disponibile qui sotto oppure direttamente su radioradicale.it
domenica 13 giugno 2010
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 12 giugno alle 22,30 a Radio Radicale
La prima parte del programma è interamente dedicata alla Turchia e agli avvenimenti di queste ultime settimane: la politica estera di Ankara, a partire dallo schiaffo agli Usa con il "no" alle sanzioni Onu contro l'Iran, e la situazione politica interna, strettamente legata alle scelte di politica estera, una volta di più in fibrillazione in vista del referendum di settembre sulla riforma della Costituzione voluta dal premier Erdogan, su cui pesa il prossimo pronunciamento della Corte costituzionale, e la possibilità di elezioni anticipate. Su tutto questo e altro ancora la trasmissione propone una lunga intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom da Istanbul e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire. La seconda parte del programma si occupa invece dei Balcani: il processo di integrazione europea della Croazia, dopo il rererendum in Slovenia che ha detto "sì" all'arbitrato internazionale per risolvere il contenzioso sui confini tra i due Paesi, e della Bosnia Erzegovina, che andrà alle urne il prossimo ottobre. Poi la situazione politica interna dell'Albania sempre alle prese con il duro scontro tra la maggioranza di centro-destra e l'opposizione guidata dal leadr del Partito socialista Edi Rama, sindaco della capitale Tirana. Infine il Kosovo in cui la missione civile europea Eulex vuole estendere il proprio mandato anche nel nord del Paese, mettendo sotto osservazione le strutture amministrative parallele create dalla maggioranza serba.
La trasmissione è stata realizzata come di consueto con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche oppure direttamente qui sotto
La prima parte del programma è interamente dedicata alla Turchia e agli avvenimenti di queste ultime settimane: la politica estera di Ankara, a partire dallo schiaffo agli Usa con il "no" alle sanzioni Onu contro l'Iran, e la situazione politica interna, strettamente legata alle scelte di politica estera, una volta di più in fibrillazione in vista del referendum di settembre sulla riforma della Costituzione voluta dal premier Erdogan, su cui pesa il prossimo pronunciamento della Corte costituzionale, e la possibilità di elezioni anticipate. Su tutto questo e altro ancora la trasmissione propone una lunga intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom da Istanbul e collaboratrice della Stampa e dell'Avvenire. La seconda parte del programma si occupa invece dei Balcani: il processo di integrazione europea della Croazia, dopo il rererendum in Slovenia che ha detto "sì" all'arbitrato internazionale per risolvere il contenzioso sui confini tra i due Paesi, e della Bosnia Erzegovina, che andrà alle urne il prossimo ottobre. Poi la situazione politica interna dell'Albania sempre alle prese con il duro scontro tra la maggioranza di centro-destra e l'opposizione guidata dal leadr del Partito socialista Edi Rama, sindaco della capitale Tirana. Infine il Kosovo in cui la missione civile europea Eulex vuole estendere il proprio mandato anche nel nord del Paese, mettendo sotto osservazione le strutture amministrative parallele create dalla maggioranza serba.
La trasmissione è stata realizzata come di consueto con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche oppure direttamente qui sotto
mercoledì 3 marzo 2010
PASSAGGIO IN ONDA
Passaggio a Sud Est è in onda
il sabato alle 22,30
su Radio Radicale
La prima parte della puntata di sabato 27 febbraio è interamente dedicata alla situazione in Turchia con l'intervista a Marta Ottaviani sulla complessa situazione politica del Paese e sullo scontro tra governo islamico moderato e forze armate dopo gli arresti di decine di persone, tra cui diversi alti gradi militari, accusate di aver progettato un colpo di stato nel 2003.
Nella seconda parte le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura sulle principali questioni dell'attualità politica dei Balcani occidentali. In particolare gli ostacoli alla riconciliazione tra i Paesi della regione e l'attività del Tribunale internazionale sull'ex Jugoslavia, il vertice energetico di Budapest, la situazione politica in Albania, il Kosovo, l'annosa querelle tra Grecia e Macedonia sul nome dell'ex repubblica jugoslava.
Ascolta la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 febbraio
Tutte le puntate precedenti sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.
venerdì 26 febbraio 2010
COSE TURCHE
"Sventato golpe inTurchia". La notizia diffusasi lunedì scorso in breve ha fatto il giro del mondo diventando uno dei titoli di prima pagina sui giornali e nelle aperture dei telegiornali. In questi giorni gli esperti di cose turche e i commentatori di politica internazionale si sono interrogati su quello che da un po' di tempo sta accadendo a cavallo del Bosforo. In realtà la storia del golpe, così come è stata messa, è apparsa subito un po' esagerata per almeno due ragioni.
La prima è che la notizia non è nuova e risale ad almeno un mese fa, quando fu rivelata dal quotidiano Taraf. La seconda è che si riferisce ad un progetto di colpo di stato militare, vero o falso che sia, che risale al 2003. Però è vero che l'operazione che ha portato all'arresto di una cinquantina di presunti congiurati è per molti versi clamorosa dato che in manette sono finiti anche diversi alti gradi delle forze armate, qualcuno in pensione altri in servizio. Nel frattempo alcuni di questi sono stati rilasciati ma altri arresti di militari sono andati ad aggiungersi a quelli di lunedì.
Ce n'è abbastanza per domandarsi cosa succede in un Paese cruciale per gli equilibri e la stabilità di aree geopolitiche molto importanti come il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia minore. Un Paese, vale la pena di tenerlo sempre in mente, che fa parte della Nato (nella quale ha il secondo esercito più potente dopo gli Usa), ha in corso i negoziati per l'adesione all'Ue e rappresenta uno snodo fondamentale nel ridisegno delle rotte del petrolio e del gas.
Per fare il punto su quello che è successo in questi giorni segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani, corrispondente di Avvenire e della Stampa da Istanbul. Nell'interista si parla anche del ruolo del quotidiano Taraf, non nuovo a rivelazioni clamorose sui militari e le trame golpiste, ma anche capace di critiche piuttosto dure al governo.
Se non siamo, come qualcuno ha scritto, allo scontro finale tra governo e forze armate, tuttavia i clamorosi arresti di questi giorni segnalano che uno dei due "contendenti", il premier Erdogan, ha deciso di alzare il livello delle "provocazioni" per cercare di far venire i militari allo scoperto. Cosa che per altro l'attuale capo di stato maggiore generale Basbug per il momento evita di fare come mostra il basso profilo mantenuto in questi giorni. Un atteggiamento, questo, ben diverso da quello tenuto dal suo predecessore Buyakanit.
In questa situazione si affaccia l'ipotesi di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del 2011. E' una possibilità, ma sembra difficile che Erdogan, dopo il calo dei consensi che l'Akp ha registrato nelle amministrative di un anno fa, e dopo la fine dell'interlocuzione con il partito curdo, tra l'altro sciolto recentemente dalla magistratura, voglia correre il rischio concreto di trovarsi poi a dover dare vita ad un esecutivo di coalizione con i "kemalisti" del Chp o i nazionalisti del Mhp. E' assai più probabile, invece, che Erdogan sfrutti questo anno senza elezioni per ottenere la riforma della Costituzione.
L'obiettivo del premier - sul quale Bruxelles continua a puntare come garanzia di stabilità per portare a compimento le riforme necessarie all'adesione all'Ue - resta infatti quello di cambiare la Carta del 1982, figlia del golpe militare di due anni prima, per ridurre la "tutela" dei militari e della magistratura sul potere politico. In Parlamento però l'Akp non ha i voti sufficienti per un iter tranquillo. Erdogan sembra intenzionato, quindi, a giocare l'opzione del referendum cercando il consenso popolare presentando la riforma della Carta non come un attacco ai militari, che continuano a godere dei un elevato consenso tra l'opinione pubblica, ma come un passaggio necessario per l'approdo in Europa.
Se questo è lo scenario, gli avvenimenti di questi ultimi giorni letti in filigrana, consentono di avanzare un'ipotesi. Ovvero, che in realtà dietro le posizioni ufficiali sia in atto una sorta di negoziato tra governo e forze armate per trovare un compromesso sulla riforma costituzionale che metta ai margini i settori più oltranzisti delle forze armate e porti ad un accordo accettabile da entrambe le parti. A guardare bene l'ipotesi potrebbe apparire meno fantapolitica di quello che sembra.
La prima è che la notizia non è nuova e risale ad almeno un mese fa, quando fu rivelata dal quotidiano Taraf. La seconda è che si riferisce ad un progetto di colpo di stato militare, vero o falso che sia, che risale al 2003. Però è vero che l'operazione che ha portato all'arresto di una cinquantina di presunti congiurati è per molti versi clamorosa dato che in manette sono finiti anche diversi alti gradi delle forze armate, qualcuno in pensione altri in servizio. Nel frattempo alcuni di questi sono stati rilasciati ma altri arresti di militari sono andati ad aggiungersi a quelli di lunedì.
Ce n'è abbastanza per domandarsi cosa succede in un Paese cruciale per gli equilibri e la stabilità di aree geopolitiche molto importanti come il Medio Oriente, il Caucaso e l'Asia minore. Un Paese, vale la pena di tenerlo sempre in mente, che fa parte della Nato (nella quale ha il secondo esercito più potente dopo gli Usa), ha in corso i negoziati per l'adesione all'Ue e rappresenta uno snodo fondamentale nel ridisegno delle rotte del petrolio e del gas.
Per fare il punto su quello che è successo in questi giorni segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani, corrispondente di Avvenire e della Stampa da Istanbul. Nell'interista si parla anche del ruolo del quotidiano Taraf, non nuovo a rivelazioni clamorose sui militari e le trame golpiste, ma anche capace di critiche piuttosto dure al governo.Il fatto è che il Paese, che da qualche tempo porta avanti una politica estera assai dinamica basata sulla dottrina della "profondità strategica" elaborata dall'attuale ministro degli Esteri, Davutoglu, all'insegna del motto "nessun problema con i nostri vicini" (e che qualcuno in Occidente ha definito "neo ottomana"), al suo interno sta vivendo da tempo un duro scontro tra la nuova classe dirigente islamico-moderata emersa attorno all'Akp, il partito del premier Erdogan, e l'establishment "kemalista" di cui i militari sono il caposaldo ed il principale pilastro.
In alcuni commenti usciti in questi giorni si parla dell'esistenza di due Turchie. Quella laica, rivolta all'Occidente, la Turchia moderna voluta da Kemal Ataturk i cui custodi sarebbero i militari opposta alla Turchia conservatrice, legata ai volori tradizionali e religiosi, che punta a diventare una potenza regionale, espressa a livello politico dall'Akp. Ma è una visione fuorviante non solo perché la realtà è assai più complessa, ma anche perché, come dice Marta Ottaviani nell'intervista, esiste pure una terza Turchia progressista, che vuole guardare al futuro, stanca di contrapposizioni che vorrebbe veder superate una volta per tutte.Se non siamo, come qualcuno ha scritto, allo scontro finale tra governo e forze armate, tuttavia i clamorosi arresti di questi giorni segnalano che uno dei due "contendenti", il premier Erdogan, ha deciso di alzare il livello delle "provocazioni" per cercare di far venire i militari allo scoperto. Cosa che per altro l'attuale capo di stato maggiore generale Basbug per il momento evita di fare come mostra il basso profilo mantenuto in questi giorni. Un atteggiamento, questo, ben diverso da quello tenuto dal suo predecessore Buyakanit.
In questa situazione si affaccia l'ipotesi di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del 2011. E' una possibilità, ma sembra difficile che Erdogan, dopo il calo dei consensi che l'Akp ha registrato nelle amministrative di un anno fa, e dopo la fine dell'interlocuzione con il partito curdo, tra l'altro sciolto recentemente dalla magistratura, voglia correre il rischio concreto di trovarsi poi a dover dare vita ad un esecutivo di coalizione con i "kemalisti" del Chp o i nazionalisti del Mhp. E' assai più probabile, invece, che Erdogan sfrutti questo anno senza elezioni per ottenere la riforma della Costituzione.
L'obiettivo del premier - sul quale Bruxelles continua a puntare come garanzia di stabilità per portare a compimento le riforme necessarie all'adesione all'Ue - resta infatti quello di cambiare la Carta del 1982, figlia del golpe militare di due anni prima, per ridurre la "tutela" dei militari e della magistratura sul potere politico. In Parlamento però l'Akp non ha i voti sufficienti per un iter tranquillo. Erdogan sembra intenzionato, quindi, a giocare l'opzione del referendum cercando il consenso popolare presentando la riforma della Carta non come un attacco ai militari, che continuano a godere dei un elevato consenso tra l'opinione pubblica, ma come un passaggio necessario per l'approdo in Europa.
Se questo è lo scenario, gli avvenimenti di questi ultimi giorni letti in filigrana, consentono di avanzare un'ipotesi. Ovvero, che in realtà dietro le posizioni ufficiali sia in atto una sorta di negoziato tra governo e forze armate per trovare un compromesso sulla riforma costituzionale che metta ai margini i settori più oltranzisti delle forze armate e porti ad un accordo accettabile da entrambe le parti. A guardare bene l'ipotesi potrebbe apparire meno fantapolitica di quello che sembra.
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