Visualizzazione post con etichetta bosnia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bosnia. Mostra tutti i post

domenica 24 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 24 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Argomenti della puntata


Albania, Armenia, Azerbaigian, Balcani, Bosnia, Bulgaria, Cipro, Commissione Ue, Croazia, Grecia, Elezioni, Informazione, Integrazione, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Nagorno Karabak, Romania, Serbia, Slovenia, Turchia, Unione Europea.


giovedì 7 aprile 2016

LE MINACCE DEL TERRORISMO NEI BALCANI

di Marina Szikora [*]
Secondo Europol, nei Balcani ci sono tutta una serie di campi terroristici di bassa intensita' in cui si esercitano i novizi dell'ISIS, scrive in questi giorni il quotidiano croato 'Vecernji list'. Anche se la Croazia si menzionava finora come un paese esclusivamente di transito per i militanti terroristici, quanto pubblicato nel rapporto di Europol si rileva che tutta l'area dell'Europa sudorientale si puo' osservare come un'area problematica. In questi campi terroristici di bassa intensita' nei Balcani i novizi dell'ISIS si esercitano e verificano la loro resistenza nonche' fermezza di riunirsi ai terroristi. Secondo alcuni dati in Bosnia Erzegovina esistono 35 campi di addestramento mentre in Kosovo gli estremisti si esercitano negli ex campi dell'UCK. Anche una alta fonte dell'ufficio della presidente croata di recente ha parlato del rischio di islamizzazione degli albanesi finora secolari in Kosovo, Macedonia e Albania nonche' dell'importanza della stabilita' nel vicinato della Croazia, rilevando che persino un singolo incidente potrebbe distruggere il turismo croato che fa il 20% del pil.

Ma oltre alla Bosnia Erzegovina, la Croazia anche dalla parte orientale, molto vicino al confine con la Serbia, tocca l'estremismo – membri di queste organizzazioni non ci sono soltanto nel Sangiaccato bensi' anche a Belgrado, Novi Sad e Subotica, in Vojvodina. Anche se il loro numero non e' troppo impressionante, non ha importanza per il terrorismo poiche' bastano 2-3 persone per eseguire un'azione terroristica di grande portata, avvertono dall'Agenzia di sicurezza e informazione serba, scrive sempre il giornale croato. Aggiunge che anche nel vicinato occidentale della Croazia, in Slovenia i servizi segreti hanno scoperto campi di addestramento dell'ISIS. Nei pressi della capitale Ljubljana, sono stati organizzati radunamenti nel centro sportivo Korant dal quale sono stati mandati diversi militanti in Iraq e in Siria. I confini aperti dello Schengen hanno acconsentito il passaggio senza controllo e quindi in Slovenia arrivavano estremisti dall'Austria, Germania e Lussemburgo.

Una storia particolare sono le armi che dopo le guerre degli anni '90 ci sono in quest'area e che continuano a circolare. Il direttore della fabbrica “Zastava armi” Milojko Brzakovic ha confermato che diversi pezzi di armi che avevano usato i jihadisti negli attacchi terroristici di Parigi lo scorso 13 novembre sono stati prodotti proprio in questa fabbrica di Kragujevac, in Serbia. Proprio per questo, affermano alcuni esperti, tra i servizi di sicurezza spesso si dice “chiama i Balcani per il terrorismo”. E mentre negli ultimi giorni si ripete che i servizi di sicurezza di diversi paesi si ostinano a scambiare i messaggi di informazione, dalla polizia croata affermano che lo scambio di informazioni utili e' costante per mezzo della collaborazione internazionale con i partner, prima lo era l'Interpol, oggi lo e' l'Europol. E' importantissima inoltre la collaborazione regionale.

Dopo gli attentati di Parigi e recentissimamente quelli di Bruxelles, all'UE spetta adesso prendere decisioni importanti – se lo Schengen sara' del tutto sospeso, se l'UE si impegnera' piu' fortemente nelle zone di guerra, innanzitutto in Siria, ma anche in Libia, attraverso la quale arriva nell'UE un gran numero di profughi. Secondo le valutazioni degli analisti della casa Stratfor, potrebbe essere compromesso persino il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sui migranti, scrive il quotidiano croato “Glas Slavonije”. I governi di diversi paesi dell'Europa Occidentale tra breve annunceranno nuove regole di sicurezza, maggiori controlli di quelli che rientrano dai conflitti nel Medio Oriente e in nord Africa, uno scambio piu' intenso di informazioni dei servizi di sicurezza e verranno riattivati i dibattiti sulle modalita' della lotta al terrorismo nei paesi di instabilita' e conflitti quali la Libia e Siria, scrive il quotidiano croato. Si aggiunge che potrebbe essere messo in questione anche il nuovo accordo tra l'UE e la Turchia sulle migrazioni poiche' gli attacchi potrebbero riaccendere posizioni antimusulmane in Europa e rafforzare le pressioni dell'opinione pubblica sui governi UE di non abolire il regime di visti a questo paese, una richiesta chiave da parte di Ankara per la collaborazione sulla questione migranti.

“Glas Slavonije” rileva che il premier italiano Matteo Renzi ritiene che il rafforzamento della sicurezza ai confini sia un passo insoddisfacente per quanto riguarda il ridimensionamento del pericolo di futuri attacchi terroristici. Il giornale aggiunge che in quanto conseguenza delle posizioni antimusulmane aumenta il sostegno ai partiti nazionalisti e siccome nel 2017 ci saranno le elezioni in Francia e in Germania, e' probabile che i partiti tradizionalisti perdano un numero significativo di mandati rispetto ai loro concorrenti nazionalisti. Uno scenario simile si aspetta in Olanda e in Svezia che hanno dei movimenti nazionalisti relativamente forti. Anche per i sostenitori dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, secondo il giornale croato, il terrorismo potrebbe essere un argomento preso in considerazione.

[*] Il testo è la trascrizione della parte di corrispondenza andata in onda a Radio Radicale nel supplemento del giovedì di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016

lunedì 4 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


La prima parte della puntata è dedicata alla sentenza con cui il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vojislav Seselj dalle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante i conflitti degli anni '90 in Bosnia, Croazia e Vojvodina: i commenti dei politici della regione e le reazioni dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime dei conflitti; l'intervista a Luca Leone, giornalista e scrittore, sui motivi che stanno dietro la decisione (non unanime) dei giudici e le conseguenze della guerra nella realtà della Bosnia di oggi.

Nella seconda parte si parla delle crisi politiche in Albania, dove si tenta un difficile dialogo tra maggioranza di centrosinistra e opposizione, in Macedonia, dove si andrà al voto il prossimo 5 giugno senza garanzie che si possa risolvere l'attuale stallo politico, ed in Kosovo dove le opposizioni continuano la loro lotta contro l'accordo con la Serbia firmato 3 anni fa con la mediazione dell'Ue e tentano la carta delle elezioni anticipate.


La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui


giovedì 31 marzo 2016

LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DI VOJSLAV SESELJ

Intervista a Luca Leone per Radio Radicale

Ad una settimana esatta dalla condanna di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto l'ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, fondatore e presidente del Partito radicale serbo, da tutti i capi d'accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per fatti accaduti durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Una sentenza che ha sorpreso il procuratore capo del Tribunale, Serge Brammertz, che ha già preannunciato un ricorso contro la decisione dei giudici che ha rigettato completamente l'ipoptesi accusatoria. L'intervista propone un'interessante analisi sulle ragioni dettate dalla realpolitik che spiegano queste due decisioni così di diverse da parte del Tribunale internazionale.

Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni) ha scritto doversi saggi sull'ex Jugoslavia e in particolare sulla Bosnia, un paese che ama e conosce molto bene. I suoi interventi si possono leggere sul suo blog Occhio Critico.




ASSOLTO VOJSLAV SESELJ

Benkovac, 1991: Seselj (sin.) all'inzio della guerra in Croazia
Ad una settimana esatta dalla condanna a 40 anni di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'exJugoslavia (Icty) ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vosjislav Seselj dai nove capi di imputazione per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro croati e musulmani durante i conflitti del 1991-95. Secondo i giudici dell'Aia la procura, che aveva chiesto una condanna a 28 anni per l'imputato, non è riuscita a provare l'esistenza di un'impresa criminale congiunta". Seselj, dunque, è un uomo libero, come ha detto il presidente della giuria Jean-Claude Antonetti.

Seseslj, che nel 2003 si era volontariamente costituito ed era poi stato scarcerato per motivi di salute nel 2014, non ha voluto essere presente alla lettura della sentenza come aveva fatto sapere da Belgrado e ha elogiato i giudici del tribunale - definiti "degni di onore e giusti" - dopo tutti i processi “che hanno accusato serbi innocenti che hanno ricevuto sentenze draconiane”. Per Seselj i giudici "hanno dimostrato che la loro professionalità e il loro onore è al di sopra di qualsiasi pressione politica" e hanno emesso "l'unico verdetto possibile".

Opposto il giudizio della procura che in un comunicato dichiara di prendere atto della decisione in attesa di esaminare le motivazioni dei giudici e giudica comprensibile “che molte vittime e le comunità resteranno deluse dalla sentenza". Il procuratore capo, Serge Brammertz, da parte sua ha già annunciato di voler fare appello e ha parlato di una sentenza "a sorpresa" sottolineando di condividere la frustrazione di molte delle vittime. "Non posso essere soddisfatto dell'esito", ha dichiarato parlando ai giornalisti. "Le motivazioni non sono assolutamente in linea con la realtà fattuale", ha aggiunto Brammertz.

Seselj doveva risponder di nove capi di imputazione per crimini commessi nell'ambito del suo
progetto di unificazione di "tutte le terre serbe". Secondo l'accusa Seselj era dietro agli assassini di molti croati, musulmani e civili non di etnia serba, come della deportazione forzata di "decine di migliaia" di persone da vaste aree della Bosnia Erzegovina, della Croazia e della Serbia. Inoltre, secondo l'accusa, avrebbe comandato unità paramilitari chiamate "Gli uomini di Seselj". Per la corte, tuttavia, il caso è stato presentato in maniera confusa e ambigua e l'accusa non è riuscita a chiarire il contesto generale in cui si sono svolti gli eventi. La procura ha dato "al massimo un'interpretazione che nasconde il modo in cui si sono svolti i fatti e nel caso peggiore li distorce in relazione alle prove presentate alla camera", ha dichiarato il presidente della corte Antonetti.


La notizia dell'assoluzione del leader dell'ultranazionalista Partito radicale serbo ha fatto subito il giro delle capitali dei Paesi che furono coinvolti nelle guerre degli anni '90 che segnarono la dissoluzione della Jugoslavia. La Croazia l'ha già definita "vergognosa". Il primo ministro Tihomir Oreskovic, in visita a Vukovar, la città che all'inizio della guerra, nell'autunno del 1991, fu assediata e rasa al suolo dalle forze serbe e fu teatro di un efferato eccidio di civili croati, ha parlato di una “sconfitta della corte dell'Aia e dei procuratori” descrivendo Seselj come “un uomo che ha fatto cose malvagie e non ha mostrato rimorso né allora né oggi".


domenica 27 marzo 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.

Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.

Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.

In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

venerdì 25 marzo 2016

LA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO

Intervista a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso

Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.



giovedì 24 marzo 2016

EMMA BONINO SULLA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA

Intervista di Lorenzo Rendi per Radio Radicale

Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.



KARADZIC CONDANNATO A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO

Il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha giudicato l'ex capo politico dei serbi di Bosnia colpevole per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini commessi durante la guerra del 1992-95. La corte ha invece giudicato non sufficienti le prove per l'accusa di genocidio relativa ai fatti avvenuti in una serie di villaggi.

Radovan Karadzic mentre ascolta la sentenza
Quarant'anni di carcere: questa la condanna decisa dalla 3a sezione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia al termine del processo di primo grado contro Radovan Karadzic, l'ex leader dei serbi di Bosnia durante il conflitto degli anni '90, giudicato colpevole di genocidio, uccisioni, deportazioni e altri crimini di guerra. Una sentenza che sulle prime ha scontentato molti: la difesa, ovviamente, ma anche i parenti delle vittime e i sopravvissuti che speravano nella condanna all'ergastolo chiesta dal procuratore Tieger. Inoltre la corte non ha ritenuto sufficienti le prove che volevano dimostrare l'esistenza di un piano genocidiario premeditato e organizzato dalla dirigenza serbo-bosniaca fin dall'inizio del conflitto. Altro elemento di delusione è che la sentenza è giunta a più di vent'anni dai fatti, a quasi un anno e mezzo dalla chiusura di un processo durato 5 anni che si è celebrato dopo ben 13 anni di latitanza dell'imputato che nel frattempo aveva potuto vivere pressoché indisturbato nonostante sul suo capo pendesse una taglia di 5 milioni di dollari. Una latitanza durata fino al luglio del 2008 quando Karadzic, grazie ai cambiamenti politici che nel frattempo erano avvenuti in Serbia, fu finalmente arrestato a Belgrado dove esercitava la professione di medico specializzato in medicina alternativa e psicologia sotto il falso nome di Dragan David Dabic.

Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.

Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic


Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.


Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia

lunedì 22 febbraio 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 febbraio 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


Bosnia Erzegovina: la richiesta di adesione all'Unione Europea e alcune considerazioni sulle comunicazioni al Parlamento del presidente del consiglio Renzi prima del Consiglio Europeo.

Crisi dei profughi: un punto sulla situazione e sulle sue prospettive viste dai Balcani.

Kosovo: l'ottavo anniversario dell'indipendenza celebrato all'insegna delle tensioni politiche sull'accordo con la Serbia.

Macedonia: la situazione politica in vista delle elezioni anticipate di aprile.

Albania: un punto
sulla difficile situazione economica del paese

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile  direttamente qui

giovedì 18 febbraio 2016

PASSAGGIO IN ONDA - supplemento

Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 18 febbraio 2016 su Radio Radicale propone una rassegna di articoli e analisi su Kosovo, Serbia, Bosnia, Transnistria, Ucraina, sul riemergere dei fascismi in Europa e sulla questione delle foibe, pubblicati in questo ultimo periodo.



Gli articoli citati:

Una fragile indipendenza, i fantasmi del Kosovo 8 anni dopo
Alessando Leogrande, Pagina 99, 17 febbraio 2016

Kosovo, il nodo delle "strutture parallele"
Violeta Hyseni Kelmendi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 17 febbraio 2016

Serbia alle urne, la scommessa di Vučić
Francesco Martino, Ispionline.it/Osservatorio Balcani e Caucaso, 15/16 febbraio 2016

Serbia: Vučić da primo ministro a presidente?
Dragan Janjić, Osservatorio Balcani e Caucaso, 16 febbraio 2016

Sarajevo presenta la richiesta di adesione alla Ue: una buona notizia?
Luca Leone, lucaleone.blogspot.it, 16 febbraio 2016

La Transnistria si avvicina all’Europa?
Danilo Elia, Osservatorio Balcani e Caucaso, 10 febbraio 2016

Ucraina, molto come prima
Balazs Jarabik, New Eastern Europe, 20 gennaio 2016 / Osservatorio Balcani e Caucaso. 9 febbraio 2016

Ucraina: Ecco come il Cremlino mantiene le Repubbliche di Donetsk e Luhansk
Pietro Rizzi, Eastjournal,net,  11 febbraio 2016

Il fascismo sta riemergendo in Europa
Mladina / Eastjournal.net (trad.) 17 febbraio 2016

La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?
Matteo Zola, Eastjournal.net, 12 febbraio 2016

martedì 16 febbraio 2016

LA BOSNIA CHIEDE L'ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA

Lunedì 15 febbraio il presidente di turno della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, il croato-bosniaco Dragan Covic, ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all'Unione Europea. Il 2016 sarà un "anno pieno di sfide", ha dichiarato Covic, a Bruxelles. "Dobbiamo far  crescere la nostra economia" e "con le prossime elezioni locali avremo l'occasione per dimostrare che possiamo riformare il nostro Paese", ha aggiunto. "Vediamo che il nostro primo vicino, la Croazia, è già membro dell'Ue. Il Montenegro e la Serbia hanno intrapreso anche loro il cammino di integrazione. Anche la Bosnia Erzegovina fa parte di questo continente".

Già "candidato potenziale" all'adesione dal 2003, la Bosnia- Erzegovina non è riuscita fino ad ora ad ottenere lo status di candidato a causa delle dispute interne tra i politici che rappresentano le tre comunità del Paese, quella serba, quella croata e quella bosgnacca. Il rilancio del processo di integrazione è appoggiato dalla Gran Bretagna e della Germania, ma per superare positivamente i diversi passaggi formali necessari a ottenere l'adesione la Bosnia-Erzegovina dovrà portare avanti impegnativa riforme istituzionali, economiche e sociali fino ad ora sostenzialmente bloccate dai veti incrociati tra i rappresentanti politici delle varie etnie, dal complesso quadro istituzionale prodotto dagli accordi di pace di Dayton del 1995 e dalle spinte centrifughe portate avanti in particolare dalla dirigenza della Republika Srpska (l'entità a maggioranza serba) e dal suo uomo forte Milorad Dodik.

Sulla candidatura della Bosnia-Erzegovina all'adesione all'Unione Europea segnalo l'interessante e puntuale analisi di Luca Leone sul suo blog Occhio Critico.

giovedì 11 febbraio 2016

BELGRADO DEDICA UNA VIA A SRDJAN ALEKSIC

Il 20 gennaio scorso Belgrado ha intitolato una via a Srđan Aleksić, giovane militare serbo-bosniaco che morì per salvare la vita ad un amico bosgnacco.

Il 21 gennaio 1993, nel pieno della guerra in Bosnia, al mercato di Trebinje, una località nel sud-est del paese, quattro soldati serbi aggredirono il bosgnacco Alen Glavović. Un giovane soldato riservista serbo-bosniaco, Srđan Aleksić, amico di Alen, intervenne in sua difesa e fu a sua volta aggredito dai quattro che lo colpirono ripetutamente con i calci dei fucili. Aleksić morì qualche giorno più tardi, il 27 gennaio. Aveva 27 anni. Tre dei quattro responsabili del pestaggio alla fine della guerra vennero condannati a due anni e sei mesi ciascuno di carcere (il quarto era morto nel frattempo).

Le piazze e le vie di diverse località, sia in Bosnia che in Serbia, tra cui a Novi Sad, sono state dedicate ad Aleksić tra le quali Podgorica, capitale del Montenegro, dove dal 2014 il corso Srđan Aleksić si trova nei pressi de parco Pobrežje dedicato alle vittime civili delle guerre in ex Jugoslavia. Nel 2012 l'allora presidente serbo Boris Tadić, in occasione della festa nazionale del 15 febbraio, conferì alla memoria di Srđan la medaglia d’oro di Miloš Obilić, l’onorificenza che premia gli eroi della Serbia.

Nel 2013, con una petizione on-line, fu proposto di intitolare una via ad Aleksić anche a Belgrado cosa che è avvenuta il 20 gennaio scorso. Alla presenza delle autorità cittadine, di parenti ed amici di Aleksić, il city manager della capitale serba Goran Vesić, ha ricordato ai presenti che "se si impara dall'esempio di Srđan Aleksić, la sua azione continuerà a vivere e le generazioni future avranno la possibilità di apprendere cosa siano l'umanità ed il coraggio".

La vicenda di Srđan Aleksić ha ispirato due film che raccontano il suo gesto in difesa dell'amico: il documentario "Srdjo" del 2012 ed il lungometraggio "Circles" l'anno successivo. Inoltre la storia di Aleksić è raccontata nel libro "Yugoland" di Andrea Ragona, pubblicato in Italia del 2012 (Ed. Beccogiallo).

sabato 16 maggio 2015

SREBRENICA, LA GIUSTIZIA NEGATA

Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Luca Leone, “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA”, scritto a quattro mani con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
 
A venti anni dal genocidio Leone e Noury hanno deciso di affrontre quella vicenda terribile con un linguaggio semplice e in forma di dialogo con l'obiettivo non solo di raccontare cause, svolgimento e conseguenze del genocidio di Srebrenica, ma di analizzare tutto ciò che ruota da vent’anni intorno a questo orrore della storia europea contemporanea.

L'11 luglio 1995: oltre ottomila (ma alcune stime parlano di più di diecimila) maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Lo stesso destino tocca ad alcune giovani donne che vemngono prima stuprate e poi uccise. Le vittime sono bognacchi (bosniaci di religione musulmana), da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dalle bande di paramilitari serbi. Venti anni dopo, Mladic e Karadzic (l'allora capo politico dei serbo-bosniaci) sono sotto processo all'Aja, alcuni capi paramilitari sono morti, ma ancora molti dei carnefici di allora sono a piede libero e una parte dell'opinione pubblica serba li considera "eroi" lasciando un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti.
 

Il libro di Leone e Noury è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nella mancanza di giustizia che seguita al genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. In questo viaggio attraverso uno degli eventi più importanti e mostruosi della storia del Novecento gli autori si sono fatti accompagnare da amici importanti com Moni Ovadia, Miralem Pjanic, Irfanka Pašagic, Silvio Ziliotto. Che hanno scritto quanto segue.

“L’ipocrisia, il cinismo e l’indifferenza della politica interessata solo al potere, fanno sì che ancora, a Srebrenica, le vittime degli orrori debbano vedersi quotidianamente davanti, impuniti, arroganti, beffardi, minacciosi – spesso trasformati in eroi –, molti dei loro carnefici o quelli dei loro cari sepolti in fosse comuni o fatti a pezzi e conservati in frigoriferi, gli stupratori individuali e di massa, e non possano elaborare immani sofferenze e lutti atroci. Noi piccoli o grandi militanti della Memoria e attivisti dell’integrità inviolabile dell’uomo, ci sentiamo presi alla gola da un insopprimibile senso di impotenza sfregiato da revisionismi e negazionismi. Qualcosa però possiamo farlo!”. (Moni Ovadia)

“Luca Leone e Riccardo Noury sanno quanto sia importane raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica e quanto sia vitale che anche gli altri, più persone possibile, sentano e facciano qualcosa affinché finalmente avvenga quello che le Donne di Srebrenica da anni chiedono durante le loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla: ‘Noi vogliamo verità e giustizia, e vogliamo condanne per i criminali’”. (Irfanka Pašagic)

“Il popolo bosniaco va accompagnato e aiutato verso quell’Europa che qui ha dimenticato a lungo le sue carte dei diritti e da qui deve ripartire in un cammino, arduo ma possibile, di pace e giustizia”. (Silvio Ziliotto)

“I bosniaci hanno un cuore grande e meritano un futuro positivo. Spero davvero che andrà sempre meglio. Io continuerò a fare il massimo per aiutare il mio Paese”. (Miralem Pjanic)
Ci accompagnano, inoltre, in questo viaggio, alcune associazioni importanti, Amnesty International in testa, quindi Rete, Sie, Iscos, Associazione per i popoli minacciati.

Il consiglio di Passaggio a Sud Est è di leggere “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA” e, se ancora non lo avete fatto, anche gli altri lavori che in questi anni Luca Leone ha dedicato alla sua amata Bosnia e che trovate sul sito della Infinito Edizioni. 

Leggi qui la prefazione del libro

GLI AUTORI

Luca Leone
(Albano Laziale, 1970), giornalista professionista e saggista, è laureato in Scienze politiche.
È direttore editoriale e co-fondatore della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto e scrive per molte testate. Ha firmato, tra gli altri, per Infinito edizioni: Srebrenica. I giorni della vergogna (2005-2011); Bosnia Express (2010); Saluti da Sarajevo (2011); I bastardi di Sarajevo (2014).

Riccardo Noury
E' il portavoce di Amnesty International Italia, organizzazione non governativa per i diritti umani di cui fa parte dal 1980. Ha curato Non sopportiamo la tortura (Rizzoli Libri Illustrati, 2001), Poesie da Guantánamo (Edizioni Gruppo Abele, 2007) ed è stato coautore di Un errore capitale (EdizioniCultura della Pace, 1999). Blogger per Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Articolo 21. Zemaniano.

 

lunedì 4 maggio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte del programma è dedicata a Cipro Nord: le presidenziali del 26 aprile, con l'elezione del socialdemocratico Mustafa Akinci, sembrano poter rilanciare le prospettive di una ripresa del negoziato per la riunificazione dell'isola; le prime reazioni di parte turca, però, non hanno gradito le affermazioni di autonomia dalla "madrepatria" venute dal neopresidente. Intervista a Marco Perduca, rappresentante del Partito Radicale all'Onu. 

Parliamo poi di Grecia: come la crisi del debito viene vista in altri Paesi della regione, nell'opinione di alcuni analisti e nei dati di alcuni sondaggi, ma anche l'interesse della Cina per investimeni nelle infrastrutture greche e dei Balcani. 

In Bosnia Erzegovina salgono le preoccupazioni dentro e fuori il Paese dopo l'attacco armato di un estremista islamico ad una stazione di polizia. 

In Albania, in anticipo sulla data ufficiale, si è aperta la campagna elettorale per le elezioni locali di giugno, una scadenza che promette di rinfocolare la già alta tensione politica tra maggioranza e opposizione. 

Turchia: dopo l'inaugurazione dell'Expo 2015, Marta Ottaviani, collaboratrice de La Stampa e di Avvenire, fa un ritratto di Smirne, la bella e importante città turca che ha conteso a Milano l'assegnazione dell'Expo 2015 e, dopo la sconfitta subita anche da Dubai per il 2020, si prepara per la terza sfida.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 20 aprile 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Argomento principale della puntata è lo scontro politico-diplomatico tra Turchia e Vaticano dopo le parole del Papa che ha definito "genocidio" il massacro degli armeni avvenuto cento anni fa con le opinioni di Franca Gansoldati, vaticanista de Il Messaggero, Carlo Panella, giornalista esperto di Islam, e Marco Perduca, rappresentante del Partito Radicale all'Onu. In appendice anche le ripercussioni che questa polemica avrà sul prossimo viaggio del Papa in Bosnia Erzegovina. 

Gli altri argomenti
Le risoluzioni della Commissione Esteri del Parlamento Europeo su Albania e Bosnia; il vertice di Brdo sui Balcani; le tensioni tra Belgrado, Pristina e Tirana dopo le dichiarazioni del premier albanese sulla riunificazione "inevitabile" tra Albania e Kosovo; il rapporto Jacqué sulla missione civile europea Eulex in Kosovo. 

Questa puntata di Passagio a Sud Est è dedicata a Klodian Elezi, il ragazzo italiano di origini albanesi, morto a 21 anni lavorando in un cantiere della Tangenziale Esterna di Milano (una delle grandi opere collegate all'Expo 2015)

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora a Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 13 aprile 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 12 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Grecia: il punto sulla trattativa sul debito e sul piano di riforme che il governo di Alexis Tsipras sta mettendo a punto per ottenere nuovi finanziamenti e evitare il default.

Macedonia/Fyrom: gli sviluppi dell'"affaire" delle intercettazioni illegali, lo scontro sempre più aspro tra governo e opposizione, le preoccupazioni per il deterioramento della situazione politica interna.

Albania: le reazioni e le polemiche sulle dichiarazioni del premier Edi Rama sull'"inevitabile" unificazione tra Albania e Kosovo nel quadro dell'UE; la nuova operazione di polizia contro le coltivazioni illegali di cannabis e le proposte antiproibizioniste di un deputato socialista.

Bosnia Erzegovina: la condanna definitiva all'ergastolo di Zdravko Tolimir per crimini di guerra e genocidio; la realtà dell'Islam bosniaco e gli ingiustificati allarmismi sull'infiltazione del sedicente Califfato.

Croazia: dopo la recente sconfitta elettorale l'ex presidente Ivo Josipovic ha deciso di restare in politica e prepara la fondazione di un suo partito in vista delle elezioni parlamentari previste per la fine dell'anno.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 29 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 29 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

domenica 22 marzo 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 22 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Bosnia Erzegovina: Bruxelles sostiene il nuovo approccio del processo di integrazione proposto da Germania e Regno Unito che antepone ile riforme sociali ed economiche a quelle istituzionali da risolvere in un secondo momento.

Macedonia/Fyrom: lo scontro tra il governo di Nicola Gruevski e l'opposizione socialdemocratica guidata da Zoran Zaev sulle intercettazioni telefoniche illegali; lo stato del processo di integrazione europea su cui pesa sempre il veto greco a causa dell'irrisolta questione del nome della repubblica ex jugoslava.

Albania: la situazione economica.

Kosovo: le nuove tensioni tra serbi e albanesi a Mitrovica.

Croazia: la visita della presidente Grabar-Kitarovic a Berlino e la sua decisione di sfrattare la collezione d'arte di Tito dal palazzo presidenziale.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui




lunedì 9 marzo 2015

IL FUTURO DELLA BOSNIA E LA PRIMA VISITA ALL'ESTERO DELLA PRESIDENTE CROATA

Di Marina Szikora
I croati desiderano un organizzazione istituzionale di tipo belga per la Bosnia Erzegovina che nel 1992 era la condizione per il riconoscimento dell'Unione Europea. Cosi' un commento del quotidiano croato 'Vecernji list'. Nell'articolo si ricorda che all'alba della guerra in Bosnia del 1992 la Comunita' Europea aveva proposto l'unione delle tre repubbliche come il modello per evitare la guerra. Quasi l'identica soluzione e' stata proposta sabato scorso, 28 febbraio, in occasione dell'anniversario del referendum per l'indipendenza che si tenne il primo marzo 1992. I leader politici croati, scrive ancora 'Vecernji list', alla riunione del Sabor (parlamento) popolare croato di Mostar, rappresentato da quasi tutti i partiti croati in Bosnia Erzegovina e appoggiato dalla chiesa, dall'universita', da organizzazioni culturali e scientifiche nonche' da Zagabria.

Cosi' i croati, 20 anni dopo i negoziati sotto il patronato degli Stati Uniti, che avevano posto fine alla guerra - prosegue il giornale - hanno chiesto praticamente una seconda Dayton affinche' il Paese possa avere la nuova costituzione che potrebbe accontentare anche i loro appetiti. Cio' significa che i bosgnacchi ed i serbi, le due entita' che sono maggioritarie, non scelgono i rappresentanti politici in modo tale come lo faceva Milosevic nell'ex Jugoslavia, e cosi' possano fermare l'impoverimento sistematico condotto da Sarajevo che sequestra loro il reddito, indebolisce la contea oppure indebolisce costantemente il contributo del popolo croato nel governo, scrive “Vecernji list”. Le reazioni dei partiti bosgnacchi di Sarajevo che in effetti sono contrari all'uguaglianza dei croati in Bosnia sono del tutto aspettate, afferma il giornale croato e aggiunge che lo stesso e' con i feroci attacchi contro il rappresentante dell'HDZ, il maggiore partito di opposizione in Croazia, Tomislav Karamarko, al quale e' stato detto che soltanto con un'altra guerra si possono realizzare gli obbiettivi della federalizzazione della Bosnia Erzegovina.

Trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 8 marzo a Radio Radicale