E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 24 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Argomenti della puntata
Albania, Armenia, Azerbaigian, Balcani, Bosnia, Bulgaria, Cipro,
Commissione Ue, Croazia, Grecia, Elezioni, Informazione, Integrazione, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Nagorno Karabak, Romania,
Serbia, Slovenia, Turchia, Unione Europea.
Visualizzazione post con etichetta bosnia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bosnia. Mostra tutti i post
domenica 24 aprile 2016
giovedì 7 aprile 2016
LE MINACCE DEL TERRORISMO NEI BALCANI
di Marina Szikora [*]
Secondo Europol, nei Balcani ci sono
tutta una serie di campi terroristici di bassa intensita' in cui si
esercitano i novizi dell'ISIS, scrive in questi giorni il quotidiano
croato 'Vecernji list'. Anche se la Croazia si menzionava finora come
un paese esclusivamente di transito per i militanti terroristici,
quanto pubblicato nel rapporto di Europol si rileva che tutta l'area
dell'Europa sudorientale si puo' osservare come un'area problematica.
In questi campi terroristici di bassa intensita' nei Balcani i novizi
dell'ISIS si esercitano e verificano la loro resistenza nonche'
fermezza di riunirsi ai terroristi. Secondo alcuni dati in Bosnia Erzegovina
esistono 35 campi di addestramento mentre in Kosovo gli estremisti si
esercitano negli ex campi dell'UCK. Anche una alta
fonte dell'ufficio della presidente croata di recente ha parlato del rischio di
islamizzazione degli albanesi finora secolari in Kosovo, Macedonia e
Albania nonche' dell'importanza della stabilita' nel vicinato della
Croazia, rilevando che persino un singolo incidente potrebbe
distruggere il turismo croato che fa il 20% del pil.
Ma oltre alla Bosnia Erzegovina, la Croazia anche
dalla parte orientale, molto vicino al confine con la Serbia, tocca
l'estremismo – membri di queste organizzazioni non ci sono soltanto
nel Sangiaccato bensi' anche a Belgrado, Novi Sad e Subotica, in
Vojvodina. Anche se il loro numero non e' troppo impressionante, non
ha importanza per il terrorismo poiche' bastano 2-3 persone per
eseguire un'azione terroristica di grande portata, avvertono
dall'Agenzia di sicurezza e informazione serba, scrive sempre il
giornale croato. Aggiunge che anche nel vicinato occidentale della
Croazia, in Slovenia i servizi segreti hanno scoperto campi di
addestramento dell'ISIS. Nei pressi della capitale Ljubljana, sono
stati organizzati radunamenti nel centro sportivo Korant dal quale
sono stati mandati diversi militanti in Iraq e in Siria. I confini
aperti dello Schengen hanno acconsentito il passaggio senza controllo
e quindi in Slovenia arrivavano estremisti dall'Austria, Germania e
Lussemburgo.
Una storia particolare sono le armi che
dopo le guerre degli anni '90 ci sono in quest'area e che continuano
a circolare. Il direttore della fabbrica “Zastava armi” Milojko
Brzakovic ha confermato che diversi pezzi di armi che avevano usato i
jihadisti negli attacchi terroristici di Parigi lo scorso 13 novembre
sono stati prodotti proprio in questa fabbrica di Kragujevac, in
Serbia. Proprio per questo, affermano alcuni esperti, tra i servizi
di sicurezza spesso si dice “chiama i Balcani per il terrorismo”.
E mentre negli ultimi giorni si ripete che i servizi di sicurezza di
diversi paesi si ostinano a scambiare i messaggi di informazione,
dalla polizia croata affermano che lo scambio di informazioni utili
e' costante per mezzo della collaborazione internazionale con i
partner, prima lo era l'Interpol, oggi lo e' l'Europol. E'
importantissima inoltre la collaborazione regionale.
Dopo gli attentati di Parigi e
recentissimamente quelli di Bruxelles, all'UE spetta adesso prendere
decisioni importanti – se lo Schengen sara' del tutto sospeso, se
l'UE si impegnera' piu' fortemente nelle zone di guerra, innanzitutto
in Siria, ma anche in Libia, attraverso la quale arriva nell'UE un
gran numero di profughi. Secondo le valutazioni degli analisti della
casa Stratfor, potrebbe essere compromesso persino il nuovo accordo
tra l'UE e la Turchia sui migranti, scrive il quotidiano croato “Glas
Slavonije”. I governi di diversi paesi dell'Europa Occidentale tra
breve annunceranno nuove regole di sicurezza, maggiori controlli di
quelli che rientrano dai conflitti nel Medio Oriente e in nord
Africa, uno scambio piu' intenso di informazioni dei servizi di
sicurezza e verranno riattivati i dibattiti sulle modalita' della
lotta al terrorismo nei paesi di instabilita' e conflitti quali la
Libia e Siria, scrive il quotidiano croato. Si aggiunge che potrebbe
essere messo in questione anche il nuovo accordo tra l'UE e la
Turchia sulle migrazioni poiche' gli attacchi potrebbero riaccendere
posizioni antimusulmane in Europa e rafforzare le pressioni
dell'opinione pubblica sui governi UE di non abolire il regime di
visti a questo paese, una richiesta chiave da parte di Ankara per la
collaborazione sulla questione migranti.
“Glas Slavonije” rileva che il
premier italiano Matteo Renzi ritiene che il rafforzamento della
sicurezza ai confini sia un passo insoddisfacente per quanto riguarda
il ridimensionamento del pericolo di futuri attacchi terroristici. Il
giornale aggiunge che in quanto conseguenza delle posizioni
antimusulmane aumenta il sostegno ai partiti nazionalisti e siccome
nel 2017 ci saranno le elezioni in Francia e in Germania, e'
probabile che i partiti tradizionalisti perdano un numero
significativo di mandati rispetto ai loro concorrenti nazionalisti.
Uno scenario simile si aspetta in Olanda e in Svezia che hanno dei
movimenti nazionalisti relativamente forti. Anche per i sostenitori
dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, secondo il giornale croato,
il terrorismo potrebbe essere un argomento preso in considerazione.
[*] Il testo è la trascrizione della parte di corrispondenza andata in onda a Radio Radicale nel supplemento del giovedì di Passaggio a Sud Est del 7 aprile 2016
lunedì 4 aprile 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della puntata è dedicata alla sentenza con cui il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vojislav Seselj dalle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante i conflitti degli anni '90 in Bosnia, Croazia e Vojvodina: i commenti dei politici della regione e le reazioni dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime dei conflitti; l'intervista a Luca Leone, giornalista e scrittore, sui motivi che stanno dietro la decisione (non unanime) dei giudici e le conseguenze della guerra nella realtà della Bosnia di oggi.
Nella seconda parte si parla delle crisi politiche in Albania, dove si tenta un difficile dialogo tra maggioranza di centrosinistra e opposizione, in Macedonia, dove si andrà al voto il prossimo 5 giugno senza garanzie che si possa risolvere l'attuale stallo politico, ed in Kosovo dove le opposizioni continuano la loro lotta contro l'accordo con la Serbia firmato 3 anni fa con la mediazione dell'Ue e tentano la carta delle elezioni anticipate.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della puntata è dedicata alla sentenza con cui il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vojislav Seselj dalle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante i conflitti degli anni '90 in Bosnia, Croazia e Vojvodina: i commenti dei politici della regione e le reazioni dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime dei conflitti; l'intervista a Luca Leone, giornalista e scrittore, sui motivi che stanno dietro la decisione (non unanime) dei giudici e le conseguenze della guerra nella realtà della Bosnia di oggi.
Nella seconda parte si parla delle crisi politiche in Albania, dove si tenta un difficile dialogo tra maggioranza di centrosinistra e opposizione, in Macedonia, dove si andrà al voto il prossimo 5 giugno senza garanzie che si possa risolvere l'attuale stallo politico, ed in Kosovo dove le opposizioni continuano la loro lotta contro l'accordo con la Serbia firmato 3 anni fa con la mediazione dell'Ue e tentano la carta delle elezioni anticipate.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
giovedì 31 marzo 2016
LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DI VOJSLAV SESELJ
Intervista a Luca Leone per Radio Radicale
Ad una settimana esatta dalla condanna di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto l'ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, fondatore e presidente del Partito radicale serbo, da tutti i capi d'accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per fatti accaduti durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Una sentenza che ha sorpreso il procuratore capo del Tribunale, Serge Brammertz, che ha già preannunciato un ricorso contro la decisione dei giudici che ha rigettato completamente l'ipoptesi accusatoria. L'intervista propone un'interessante analisi sulle ragioni dettate dalla realpolitik che spiegano queste due decisioni così di diverse da parte del Tribunale internazionale.
Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni) ha scritto doversi saggi sull'ex Jugoslavia e in particolare sulla Bosnia, un paese che ama e conosce molto bene. I suoi interventi si possono leggere sul suo blog Occhio Critico.
Ad una settimana esatta dalla condanna di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto l'ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, fondatore e presidente del Partito radicale serbo, da tutti i capi d'accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per fatti accaduti durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Una sentenza che ha sorpreso il procuratore capo del Tribunale, Serge Brammertz, che ha già preannunciato un ricorso contro la decisione dei giudici che ha rigettato completamente l'ipoptesi accusatoria. L'intervista propone un'interessante analisi sulle ragioni dettate dalla realpolitik che spiegano queste due decisioni così di diverse da parte del Tribunale internazionale.
Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni) ha scritto doversi saggi sull'ex Jugoslavia e in particolare sulla Bosnia, un paese che ama e conosce molto bene. I suoi interventi si possono leggere sul suo blog Occhio Critico.
ASSOLTO VOJSLAV SESELJ
![]() |
| Benkovac, 1991: Seselj (sin.) all'inzio della guerra in Croazia |
Ad una settimana esatta dalla condanna
a 40 anni di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'exJugoslavia (Icty) ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vosjislav
Seselj dai nove capi di imputazione per crimini di guerra e contro
l'umanità commessi contro croati e musulmani durante i conflitti del
1991-95. Secondo i giudici dell'Aia la procura, che aveva chiesto una
condanna a 28 anni per l'imputato, non è riuscita a provare
l'esistenza di un'impresa criminale congiunta". Seselj, dunque,
è un uomo libero, come ha detto il presidente della giuria
Jean-Claude Antonetti.
Seseslj, che nel 2003 si era
volontariamente costituito ed era poi stato scarcerato per motivi di
salute nel 2014, non ha voluto essere presente alla lettura della
sentenza come aveva fatto sapere da Belgrado e ha elogiato i giudici
del tribunale - definiti "degni di onore e giusti" - dopo
tutti i processi “che hanno accusato serbi innocenti che hanno
ricevuto sentenze draconiane”. Per Seselj i giudici "hanno
dimostrato che la loro professionalità e il loro onore è al di
sopra di qualsiasi pressione politica" e hanno emesso "l'unico
verdetto possibile".
Opposto il giudizio della procura che
in un comunicato dichiara di prendere atto della decisione in attesa
di esaminare le motivazioni dei giudici e giudica comprensibile “che
molte vittime e le comunità resteranno deluse dalla sentenza".
Il procuratore capo, Serge Brammertz, da parte sua ha già annunciato
di voler fare appello e ha parlato di una sentenza "a sorpresa"
sottolineando di condividere la frustrazione di molte delle vittime.
"Non posso essere soddisfatto dell'esito", ha dichiarato
parlando ai giornalisti. "Le motivazioni non sono assolutamente
in linea con la realtà fattuale", ha aggiunto Brammertz.
Seselj doveva risponder di nove capi di
imputazione per crimini commessi nell'ambito del suo
progetto di unificazione di "tutte
le terre serbe". Secondo l'accusa Seselj era dietro agli
assassini di molti croati, musulmani e civili non di
etnia serba, come della deportazione forzata di "decine di
migliaia" di persone da vaste aree della Bosnia Erzegovina,
della Croazia e della Serbia. Inoltre, secondo l'accusa, avrebbe
comandato unità paramilitari chiamate "Gli uomini di Seselj". Per la corte, tuttavia, il caso è
stato presentato in maniera confusa e ambigua e l'accusa non è
riuscita a chiarire il contesto generale in cui si sono svolti gli
eventi. La procura ha dato "al massimo un'interpretazione che
nasconde il modo in cui si sono svolti i fatti e nel caso peggiore li
distorce in relazione alle prove presentate alla camera", ha
dichiarato il presidente della corte Antonetti.
La notizia dell'assoluzione del leader dell'ultranazionalista Partito radicale serbo ha fatto subito il giro delle capitali dei Paesi che furono coinvolti nelle guerre degli anni '90 che segnarono la dissoluzione della Jugoslavia. La Croazia l'ha già definita "vergognosa". Il primo ministro Tihomir Oreskovic, in visita a Vukovar, la città che all'inizio della guerra, nell'autunno del 1991, fu assediata e rasa al suolo dalle forze serbe e fu teatro di un efferato eccidio di civili croati, ha parlato di una “sconfitta della corte dell'Aia e dei procuratori” descrivendo Seselj come “un uomo che ha fatto cose malvagie e non ha mostrato rimorso né allora né oggi".
domenica 27 marzo 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 27 marzo 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.
Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.
In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte della trasmissione è dedicata alla condanna di Radovan Karadzic in primo grado a 40 anni decisa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per i crimini commessi nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, l'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica. I commenti della comunità internazionale e nei paesi della regione e le opinioni di Emma Bonino e di Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Nella seconda parte del programma le reazioni ed i commenti sugli attentati di Bruxelles e sul rischio di diffusione del fondamentalismo islamico e di infiltrazioni jihadiste nei Balcani legate ai flussi di profughi e migranti.
Infine, nell'ultima parte, un'interessante analisi pubblicata sul quotidiano serbo Politika che mette a confronto il negoziato di adesione all'Unione Europea della Turchia e della Serbia.
In apertura l'iniziativa del comitato per la candidatura del grande scrittore Predrag Matvejevic al premio Nobel per la letteratura.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
venerdì 25 marzo 2016
LA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO
Intervista a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.
giovedì 24 marzo 2016
EMMA BONINO SULLA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA
Intervista di Lorenzo Rendi per Radio Radicale
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.
KARADZIC CONDANNATO A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO
Il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha giudicato l'ex capo politico dei serbi di Bosnia colpevole per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini commessi durante la guerra del 1992-95. La corte ha invece giudicato non sufficienti le prove per l'accusa di genocidio relativa ai fatti avvenuti in una serie di villaggi.
Quarant'anni di carcere: questa la condanna decisa dalla 3a sezione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia al termine del processo di primo grado contro Radovan Karadzic, l'ex leader dei serbi di Bosnia durante il conflitto degli anni '90, giudicato colpevole di genocidio, uccisioni, deportazioni e altri crimini di guerra. Una sentenza che sulle prime ha scontentato molti: la difesa, ovviamente, ma anche i parenti delle vittime e i sopravvissuti che speravano nella condanna all'ergastolo chiesta dal procuratore Tieger. Inoltre la corte non ha ritenuto sufficienti le prove che volevano dimostrare l'esistenza di un piano genocidiario premeditato e organizzato dalla dirigenza serbo-bosniaca fin dall'inizio del conflitto. Altro elemento di delusione è che la sentenza è giunta a più di vent'anni dai fatti, a quasi un anno e mezzo dalla chiusura di un processo durato 5 anni che si è celebrato dopo ben 13 anni di latitanza dell'imputato che nel frattempo aveva potuto vivere pressoché indisturbato nonostante sul suo capo pendesse una taglia di 5 milioni di dollari. Una latitanza durata fino al luglio del 2008 quando Karadzic, grazie ai cambiamenti politici che nel frattempo erano avvenuti in Serbia, fu finalmente arrestato a Belgrado dove esercitava la professione di medico specializzato in medicina alternativa e psicologia sotto il falso nome di Dragan David Dabic.
Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.
Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic
Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.
Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia
![]() |
| Radovan Karadzic mentre ascolta la sentenza |
Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.
Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic
Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.
Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia
lunedì 22 febbraio 2016
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 21 febbraio 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Bosnia Erzegovina: la richiesta di adesione all'Unione Europea e alcune considerazioni sulle comunicazioni al Parlamento del presidente del consiglio Renzi prima del Consiglio Europeo.
Crisi dei profughi: un punto sulla situazione e sulle sue prospettive viste dai Balcani.
Kosovo: l'ottavo anniversario dell'indipendenza celebrato all'insegna delle tensioni politiche sull'accordo con la Serbia.
Macedonia: la situazione politica in vista delle elezioni anticipate di aprile.
Albania: un punto sulla difficile situazione economica del paese
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Bosnia Erzegovina: la richiesta di adesione all'Unione Europea e alcune considerazioni sulle comunicazioni al Parlamento del presidente del consiglio Renzi prima del Consiglio Europeo.
Crisi dei profughi: un punto sulla situazione e sulle sue prospettive viste dai Balcani.
Kosovo: l'ottavo anniversario dell'indipendenza celebrato all'insegna delle tensioni politiche sull'accordo con la Serbia.
Macedonia: la situazione politica in vista delle elezioni anticipate di aprile.
Albania: un punto sulla difficile situazione economica del paese
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
giovedì 18 febbraio 2016
PASSAGGIO IN ONDA - supplemento
Il "supplemento del giovedì" di Passaggio a Sud Est del 18 febbraio 2016 su Radio Radicale propone una rassegna di articoli e analisi su Kosovo, Serbia, Bosnia, Transnistria, Ucraina, sul riemergere dei fascismi in Europa e sulla questione delle foibe, pubblicati in questo ultimo periodo.
Gli articoli citati:
Una fragile indipendenza, i fantasmi del Kosovo 8 anni dopo
Alessando Leogrande, Pagina 99, 17 febbraio 2016
Kosovo, il nodo delle "strutture parallele"
Violeta Hyseni Kelmendi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 17 febbraio 2016
Serbia alle urne, la scommessa di Vučić
Francesco Martino, Ispionline.it/Osservatorio Balcani e Caucaso, 15/16 febbraio 2016
Serbia: Vučić da primo ministro a presidente?
Dragan Janjić, Osservatorio Balcani e Caucaso, 16 febbraio 2016
Sarajevo presenta la richiesta di adesione alla Ue: una buona notizia?
Luca Leone, lucaleone.blogspot.it, 16 febbraio 2016
La Transnistria si avvicina all’Europa?
Danilo Elia, Osservatorio Balcani e Caucaso, 10 febbraio 2016
Ucraina, molto come prima
Balazs Jarabik, New Eastern Europe, 20 gennaio 2016 / Osservatorio Balcani e Caucaso. 9 febbraio 2016
Ucraina: Ecco come il Cremlino mantiene le Repubbliche di Donetsk e Luhansk
Pietro Rizzi, Eastjournal,net, 11 febbraio 2016
Il fascismo sta riemergendo in Europa
Mladina / Eastjournal.net (trad.) 17 febbraio 2016
La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?
Matteo Zola, Eastjournal.net, 12 febbraio 2016
Gli articoli citati:
Una fragile indipendenza, i fantasmi del Kosovo 8 anni dopo
Alessando Leogrande, Pagina 99, 17 febbraio 2016
Kosovo, il nodo delle "strutture parallele"
Violeta Hyseni Kelmendi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 17 febbraio 2016
Serbia alle urne, la scommessa di Vučić
Francesco Martino, Ispionline.it/Osservatorio Balcani e Caucaso, 15/16 febbraio 2016
Serbia: Vučić da primo ministro a presidente?
Dragan Janjić, Osservatorio Balcani e Caucaso, 16 febbraio 2016
Sarajevo presenta la richiesta di adesione alla Ue: una buona notizia?
Luca Leone, lucaleone.blogspot.it, 16 febbraio 2016
La Transnistria si avvicina all’Europa?
Danilo Elia, Osservatorio Balcani e Caucaso, 10 febbraio 2016
Ucraina, molto come prima
Balazs Jarabik, New Eastern Europe, 20 gennaio 2016 / Osservatorio Balcani e Caucaso. 9 febbraio 2016
Ucraina: Ecco come il Cremlino mantiene le Repubbliche di Donetsk e Luhansk
Pietro Rizzi, Eastjournal,net, 11 febbraio 2016
Il fascismo sta riemergendo in Europa
Mladina / Eastjournal.net (trad.) 17 febbraio 2016
La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?
Matteo Zola, Eastjournal.net, 12 febbraio 2016
martedì 16 febbraio 2016
LA BOSNIA CHIEDE L'ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA
Lunedì 15 febbraio il presidente di turno della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, il croato-bosniaco Dragan Covic, ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all'Unione Europea. Il 2016 sarà un "anno pieno di sfide", ha dichiarato Covic, a Bruxelles. "Dobbiamo far crescere la nostra economia" e "con le prossime elezioni locali avremo l'occasione per dimostrare che possiamo riformare il nostro Paese", ha aggiunto. "Vediamo che il nostro primo vicino, la Croazia, è già membro dell'Ue. Il Montenegro e la Serbia hanno intrapreso anche loro il cammino di integrazione. Anche la Bosnia Erzegovina fa parte di questo continente".
Già "candidato potenziale" all'adesione dal 2003, la Bosnia- Erzegovina non è riuscita fino ad ora ad ottenere lo status di candidato a causa delle dispute interne tra i politici che rappresentano le tre comunità del Paese, quella serba, quella croata e quella bosgnacca. Il rilancio del processo di integrazione è appoggiato dalla Gran Bretagna e della Germania, ma per superare positivamente i diversi passaggi formali necessari a ottenere l'adesione la Bosnia-Erzegovina dovrà portare avanti impegnativa riforme istituzionali, economiche e sociali fino ad ora sostenzialmente bloccate dai veti incrociati tra i rappresentanti politici delle varie etnie, dal complesso quadro istituzionale prodotto dagli accordi di pace di Dayton del 1995 e dalle spinte centrifughe portate avanti in particolare dalla dirigenza della Republika Srpska (l'entità a maggioranza serba) e dal suo uomo forte Milorad Dodik.
Sulla candidatura della Bosnia-Erzegovina all'adesione all'Unione Europea segnalo l'interessante e puntuale analisi di Luca Leone sul suo blog Occhio Critico.
Già "candidato potenziale" all'adesione dal 2003, la Bosnia- Erzegovina non è riuscita fino ad ora ad ottenere lo status di candidato a causa delle dispute interne tra i politici che rappresentano le tre comunità del Paese, quella serba, quella croata e quella bosgnacca. Il rilancio del processo di integrazione è appoggiato dalla Gran Bretagna e della Germania, ma per superare positivamente i diversi passaggi formali necessari a ottenere l'adesione la Bosnia-Erzegovina dovrà portare avanti impegnativa riforme istituzionali, economiche e sociali fino ad ora sostenzialmente bloccate dai veti incrociati tra i rappresentanti politici delle varie etnie, dal complesso quadro istituzionale prodotto dagli accordi di pace di Dayton del 1995 e dalle spinte centrifughe portate avanti in particolare dalla dirigenza della Republika Srpska (l'entità a maggioranza serba) e dal suo uomo forte Milorad Dodik.
Sulla candidatura della Bosnia-Erzegovina all'adesione all'Unione Europea segnalo l'interessante e puntuale analisi di Luca Leone sul suo blog Occhio Critico.
giovedì 11 febbraio 2016
BELGRADO DEDICA UNA VIA A SRDJAN ALEKSIC
Il 20 gennaio scorso Belgrado ha intitolato una via a Srđan Aleksić, giovane militare serbo-bosniaco che morì per salvare la vita ad un amico bosgnacco.
Il 21 gennaio 1993, nel pieno della guerra in Bosnia, al mercato di Trebinje, una località nel sud-est del paese, quattro soldati serbi aggredirono il bosgnacco Alen Glavović. Un giovane soldato riservista serbo-bosniaco, Srđan Aleksić, amico di Alen, intervenne in sua difesa e fu a sua volta aggredito dai quattro che lo colpirono ripetutamente con i calci dei fucili. Aleksić morì qualche giorno più tardi, il 27 gennaio. Aveva 27 anni. Tre dei quattro responsabili del pestaggio alla fine della guerra vennero condannati a due anni e sei mesi ciascuno di carcere (il quarto era morto nel frattempo).
Le piazze e le vie di diverse località, sia in Bosnia che in Serbia, tra cui a Novi Sad, sono state dedicate ad Aleksić tra le quali Podgorica, capitale del Montenegro, dove dal 2014 il corso Srđan Aleksić si trova nei pressi de parco Pobrežje dedicato alle vittime civili delle guerre in ex Jugoslavia. Nel 2012 l'allora presidente serbo Boris Tadić, in occasione della festa nazionale del 15 febbraio, conferì alla memoria di Srđan la medaglia d’oro di Miloš Obilić, l’onorificenza che premia gli eroi della Serbia.
Nel 2013, con una petizione on-line, fu proposto di intitolare una via ad Aleksić anche a Belgrado cosa che è avvenuta il 20 gennaio scorso. Alla presenza delle autorità cittadine, di parenti ed amici di Aleksić, il city manager della capitale serba Goran Vesić, ha ricordato ai presenti che "se si impara dall'esempio di Srđan Aleksić, la sua azione continuerà a vivere e le generazioni future avranno la possibilità di apprendere cosa siano l'umanità ed il coraggio".
La vicenda di Srđan Aleksić ha ispirato due film che raccontano il suo gesto in difesa dell'amico: il documentario "Srdjo" del 2012 ed il lungometraggio "Circles" l'anno successivo. Inoltre la storia di Aleksić è raccontata nel libro "Yugoland" di Andrea Ragona, pubblicato in Italia del 2012 (Ed. Beccogiallo).
Il 21 gennaio 1993, nel pieno della guerra in Bosnia, al mercato di Trebinje, una località nel sud-est del paese, quattro soldati serbi aggredirono il bosgnacco Alen Glavović. Un giovane soldato riservista serbo-bosniaco, Srđan Aleksić, amico di Alen, intervenne in sua difesa e fu a sua volta aggredito dai quattro che lo colpirono ripetutamente con i calci dei fucili. Aleksić morì qualche giorno più tardi, il 27 gennaio. Aveva 27 anni. Tre dei quattro responsabili del pestaggio alla fine della guerra vennero condannati a due anni e sei mesi ciascuno di carcere (il quarto era morto nel frattempo).
Le piazze e le vie di diverse località, sia in Bosnia che in Serbia, tra cui a Novi Sad, sono state dedicate ad Aleksić tra le quali Podgorica, capitale del Montenegro, dove dal 2014 il corso Srđan Aleksić si trova nei pressi de parco Pobrežje dedicato alle vittime civili delle guerre in ex Jugoslavia. Nel 2012 l'allora presidente serbo Boris Tadić, in occasione della festa nazionale del 15 febbraio, conferì alla memoria di Srđan la medaglia d’oro di Miloš Obilić, l’onorificenza che premia gli eroi della Serbia.
Nel 2013, con una petizione on-line, fu proposto di intitolare una via ad Aleksić anche a Belgrado cosa che è avvenuta il 20 gennaio scorso. Alla presenza delle autorità cittadine, di parenti ed amici di Aleksić, il city manager della capitale serba Goran Vesić, ha ricordato ai presenti che "se si impara dall'esempio di Srđan Aleksić, la sua azione continuerà a vivere e le generazioni future avranno la possibilità di apprendere cosa siano l'umanità ed il coraggio".
La vicenda di Srđan Aleksić ha ispirato due film che raccontano il suo gesto in difesa dell'amico: il documentario "Srdjo" del 2012 ed il lungometraggio "Circles" l'anno successivo. Inoltre la storia di Aleksić è raccontata nel libro "Yugoland" di Andrea Ragona, pubblicato in Italia del 2012 (Ed. Beccogiallo).
sabato 16 maggio 2015
SREBRENICA, LA GIUSTIZIA NEGATA
Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Luca Leone, “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA”, scritto a quattro mani con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
A venti anni dal genocidio Leone e Noury hanno deciso di affrontre quella vicenda terribile con un linguaggio
semplice e in forma di dialogo con l'obiettivo non solo di raccontare cause, svolgimento e
conseguenze del genocidio di Srebrenica, ma di analizzare tutto ciò che
ruota da vent’anni intorno a questo orrore della storia europea
contemporanea.
L'11 luglio 1995: oltre ottomila (ma alcune stime parlano di più di diecimila) maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Lo stesso destino tocca ad alcune giovani donne che vemngono prima stuprate e poi uccise. Le vittime sono bognacchi (bosniaci di religione musulmana), da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dalle bande di paramilitari serbi. Venti anni dopo, Mladic e Karadzic (l'allora capo politico dei serbo-bosniaci) sono sotto processo all'Aja, alcuni capi paramilitari sono morti, ma ancora molti dei carnefici di allora sono a piede libero e una parte dell'opinione pubblica serba li considera "eroi" lasciando un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti.
Il libro di Leone e Noury è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nella mancanza di giustizia che seguita al genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. In questo viaggio attraverso uno degli eventi più importanti e mostruosi della storia del Novecento gli autori si sono fatti accompagnare da amici importanti com Moni Ovadia, Miralem Pjanic, Irfanka Pašagic, Silvio Ziliotto. Che hanno scritto quanto segue.
“L’ipocrisia,
il cinismo e l’indifferenza della politica interessata solo al potere,
fanno sì che ancora, a Srebrenica, le vittime degli orrori debbano
vedersi quotidianamente davanti, impuniti, arroganti, beffardi,
minacciosi – spesso trasformati in eroi –, molti dei loro carnefici o
quelli dei loro cari sepolti in fosse comuni o fatti a pezzi e
conservati in frigoriferi, gli stupratori individuali e di massa, e non
possano elaborare immani sofferenze e lutti atroci. Noi piccoli o grandi
militanti della Memoria e attivisti dell’integrità inviolabile
dell’uomo, ci sentiamo presi alla gola da un insopprimibile senso di
impotenza sfregiato da revisionismi e negazionismi. Qualcosa però
possiamo farlo!”. (Moni Ovadia)
“Luca
Leone e Riccardo Noury sanno quanto sia importane raccontare ciò che è
stato fatto a Srebrenica e quanto sia vitale che anche gli altri, più
persone possibile, sentano e facciano qualcosa affinché finalmente
avvenga quello che le Donne di Srebrenica da anni chiedono durante le
loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla:
‘Noi vogliamo verità e giustizia, e vogliamo condanne per i criminali’”.
(Irfanka Pašagic)
“Il
popolo bosniaco va accompagnato e aiutato verso quell’Europa che qui ha
dimenticato a lungo le sue carte dei diritti e da qui deve ripartire in
un cammino, arduo ma possibile, di pace e giustizia”. (Silvio Ziliotto)
“I
bosniaci hanno un cuore grande e meritano un futuro positivo. Spero
davvero che andrà sempre meglio. Io continuerò a fare il massimo per
aiutare il mio Paese”. (Miralem Pjanic)
Ci
accompagnano, inoltre, in questo viaggio, alcune associazioni
importanti, Amnesty International in testa, quindi Rete, Sie, Iscos,
Associazione per i popoli minacciati.
Il consiglio di Passaggio a Sud Est è di leggere “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA” e, se ancora non lo avete fatto, anche gli altri lavori che in questi anni Luca Leone ha dedicato alla sua amata Bosnia e che trovate sul sito della Infinito Edizioni.
Leggi qui la prefazione del libro
Leggi qui la prefazione del libro
GLI AUTORI
Luca Leone
(Albano Laziale, 1970), giornalista
professionista e saggista, è laureato in Scienze politiche.
È direttore editoriale e co-fondatore
della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto e scrive per molte
testate. Ha firmato, tra gli altri, per Infinito edizioni:
Srebrenica. I giorni della vergogna (2005-2011); Bosnia Express
(2010); Saluti da Sarajevo (2011); I bastardi di Sarajevo (2014).
Riccardo Noury
E' il portavoce di Amnesty
International Italia, organizzazione non governativa per i diritti
umani di cui fa parte dal 1980. Ha curato Non sopportiamo la tortura
(Rizzoli Libri Illustrati, 2001), Poesie da Guantánamo (Edizioni
Gruppo Abele, 2007) ed è stato coautore di Un errore capitale
(EdizioniCultura della Pace, 1999). Blogger per
Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Articolo 21. Zemaniano.
lunedì 4 maggio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 maggio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
lunedì 20 aprile 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
lunedì 13 aprile 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 12 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: il punto sulla trattativa sul debito e sul piano di riforme che il governo di Alexis Tsipras sta mettendo a punto per ottenere nuovi finanziamenti e evitare il default.
Macedonia/Fyrom: gli sviluppi dell'"affaire" delle intercettazioni illegali, lo scontro sempre più aspro tra governo e opposizione, le preoccupazioni per il deterioramento della situazione politica interna.
Albania: le reazioni e le polemiche sulle dichiarazioni del premier Edi Rama sull'"inevitabile" unificazione tra Albania e Kosovo nel quadro dell'UE; la nuova operazione di polizia contro le coltivazioni illegali di cannabis e le proposte antiproibizioniste di un deputato socialista.
Bosnia Erzegovina: la condanna definitiva all'ergastolo di Zdravko Tolimir per crimini di guerra e genocidio; la realtà dell'Islam bosniaco e gli ingiustificati allarmismi sull'infiltazione del sedicente Califfato.
Croazia: dopo la recente sconfitta elettorale l'ex presidente Ivo Josipovic ha deciso di restare in politica e prepara la fondazione di un suo partito in vista delle elezioni parlamentari previste per la fine dell'anno.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Grecia: il punto sulla trattativa sul debito e sul piano di riforme che il governo di Alexis Tsipras sta mettendo a punto per ottenere nuovi finanziamenti e evitare il default.
Macedonia/Fyrom: gli sviluppi dell'"affaire" delle intercettazioni illegali, lo scontro sempre più aspro tra governo e opposizione, le preoccupazioni per il deterioramento della situazione politica interna.
Albania: le reazioni e le polemiche sulle dichiarazioni del premier Edi Rama sull'"inevitabile" unificazione tra Albania e Kosovo nel quadro dell'UE; la nuova operazione di polizia contro le coltivazioni illegali di cannabis e le proposte antiproibizioniste di un deputato socialista.
Bosnia Erzegovina: la condanna definitiva all'ergastolo di Zdravko Tolimir per crimini di guerra e genocidio; la realtà dell'Islam bosniaco e gli ingiustificati allarmismi sull'infiltazione del sedicente Califfato.
Croazia: dopo la recente sconfitta elettorale l'ex presidente Ivo Josipovic ha deciso di restare in politica e prepara la fondazione di un suo partito in vista delle elezioni parlamentari previste per la fine dell'anno.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
domenica 29 marzo 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 29 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
I Balcani, regione dimenticata e nuova sfida del XXI secolo.
Intreccio tra estremismo islamista e influenza russa nei Balcani.
Lo stato delle relazioni tra Serbia e Kosovo e i rispettivi percorsi di integrazione europea.
Lo stato del processo di integrazione europea dell'Albania.
Turchia: il processo di pace con il Pkk; le nuove tensioni con l'Iran; il negoziato di adesione all'Unione Europea.
La minaccia islamista in Bosnia Erzegovina. Il rilancio dell'iniziativa Recom per la riconciliazione e la pacificazione in Ex Jugoslavia.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
domenica 22 marzo 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 22 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Bosnia Erzegovina: Bruxelles sostiene il nuovo approccio del processo di integrazione proposto da Germania e Regno Unito che antepone ile riforme sociali ed economiche a quelle istituzionali da risolvere in un secondo momento.
Macedonia/Fyrom: lo scontro tra il governo di Nicola Gruevski e l'opposizione socialdemocratica guidata da Zoran Zaev sulle intercettazioni telefoniche illegali; lo stato del processo di integrazione europea su cui pesa sempre il veto greco a causa dell'irrisolta questione del nome della repubblica ex jugoslava.
Albania: la situazione economica.
Kosovo: le nuove tensioni tra serbi e albanesi a Mitrovica.
Croazia: la visita della presidente Grabar-Kitarovic a Berlino e la sua decisione di sfrattare la collezione d'arte di Tito dal palazzo presidenziale.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Bosnia Erzegovina: Bruxelles sostiene il nuovo approccio del processo di integrazione proposto da Germania e Regno Unito che antepone ile riforme sociali ed economiche a quelle istituzionali da risolvere in un secondo momento.
Macedonia/Fyrom: lo scontro tra il governo di Nicola Gruevski e l'opposizione socialdemocratica guidata da Zoran Zaev sulle intercettazioni telefoniche illegali; lo stato del processo di integrazione europea su cui pesa sempre il veto greco a causa dell'irrisolta questione del nome della repubblica ex jugoslava.
Albania: la situazione economica.
Kosovo: le nuove tensioni tra serbi e albanesi a Mitrovica.
Croazia: la visita della presidente Grabar-Kitarovic a Berlino e la sua decisione di sfrattare la collezione d'arte di Tito dal palazzo presidenziale.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
lunedì 9 marzo 2015
IL FUTURO DELLA BOSNIA E LA PRIMA VISITA ALL'ESTERO DELLA PRESIDENTE CROATA
Di Marina Szikora
I croati desiderano un organizzazione istituzionale di tipo belga per la Bosnia Erzegovina che nel 1992 era la condizione per il riconoscimento dell'Unione Europea. Cosi' un commento del quotidiano croato 'Vecernji list'. Nell'articolo si ricorda che all'alba della guerra in Bosnia del 1992 la Comunita' Europea aveva proposto l'unione delle tre repubbliche come il modello per evitare la guerra. Quasi l'identica soluzione e' stata proposta sabato scorso, 28 febbraio, in occasione dell'anniversario del referendum per l'indipendenza che si tenne il primo marzo 1992. I leader politici croati, scrive ancora 'Vecernji list', alla riunione del Sabor (parlamento) popolare croato di Mostar, rappresentato da quasi tutti i partiti croati in Bosnia Erzegovina e appoggiato dalla chiesa, dall'universita', da organizzazioni culturali e scientifiche nonche' da Zagabria.
Cosi' i croati, 20 anni dopo i negoziati sotto il patronato degli Stati Uniti, che avevano posto fine alla guerra - prosegue il giornale - hanno chiesto praticamente una seconda Dayton affinche' il Paese possa avere la nuova costituzione che potrebbe accontentare anche i loro appetiti. Cio' significa che i bosgnacchi ed i serbi, le due entita' che sono maggioritarie, non scelgono i rappresentanti politici in modo tale come lo faceva Milosevic nell'ex Jugoslavia, e cosi' possano fermare l'impoverimento sistematico condotto da Sarajevo che sequestra loro il reddito, indebolisce la contea oppure indebolisce costantemente il contributo del popolo croato nel governo, scrive “Vecernji list”. Le reazioni dei partiti bosgnacchi di Sarajevo che in effetti sono contrari all'uguaglianza dei croati in Bosnia sono del tutto aspettate, afferma il giornale croato e aggiunge che lo stesso e' con i feroci attacchi contro il rappresentante dell'HDZ, il maggiore partito di opposizione in Croazia, Tomislav Karamarko, al quale e' stato detto che soltanto con un'altra guerra si possono realizzare gli obbiettivi della federalizzazione della Bosnia Erzegovina.
Trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 8 marzo a Radio Radicale
I croati desiderano un organizzazione istituzionale di tipo belga per la Bosnia Erzegovina che nel 1992 era la condizione per il riconoscimento dell'Unione Europea. Cosi' un commento del quotidiano croato 'Vecernji list'. Nell'articolo si ricorda che all'alba della guerra in Bosnia del 1992 la Comunita' Europea aveva proposto l'unione delle tre repubbliche come il modello per evitare la guerra. Quasi l'identica soluzione e' stata proposta sabato scorso, 28 febbraio, in occasione dell'anniversario del referendum per l'indipendenza che si tenne il primo marzo 1992. I leader politici croati, scrive ancora 'Vecernji list', alla riunione del Sabor (parlamento) popolare croato di Mostar, rappresentato da quasi tutti i partiti croati in Bosnia Erzegovina e appoggiato dalla chiesa, dall'universita', da organizzazioni culturali e scientifiche nonche' da Zagabria.
Cosi' i croati, 20 anni dopo i negoziati sotto il patronato degli Stati Uniti, che avevano posto fine alla guerra - prosegue il giornale - hanno chiesto praticamente una seconda Dayton affinche' il Paese possa avere la nuova costituzione che potrebbe accontentare anche i loro appetiti. Cio' significa che i bosgnacchi ed i serbi, le due entita' che sono maggioritarie, non scelgono i rappresentanti politici in modo tale come lo faceva Milosevic nell'ex Jugoslavia, e cosi' possano fermare l'impoverimento sistematico condotto da Sarajevo che sequestra loro il reddito, indebolisce la contea oppure indebolisce costantemente il contributo del popolo croato nel governo, scrive “Vecernji list”. Le reazioni dei partiti bosgnacchi di Sarajevo che in effetti sono contrari all'uguaglianza dei croati in Bosnia sono del tutto aspettate, afferma il giornale croato e aggiunge che lo stesso e' con i feroci attacchi contro il rappresentante dell'HDZ, il maggiore partito di opposizione in Croazia, Tomislav Karamarko, al quale e' stato detto che soltanto con un'altra guerra si possono realizzare gli obbiettivi della federalizzazione della Bosnia Erzegovina.
Trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 8 marzo a Radio Radicale
Iscriviti a:
Post (Atom)









