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lunedì 14 marzo 2016

MIGRANTI: LE PROPOSTE DI ANKARA A BRUXELLES

La puntata del 12 marzo di Spazio Transnazionale, trasmissione di Radio Radicale sull'attualità internazionale in collaborazione con OltreRadio

Focus sulle proposte della Turchia all’Unione Europea in tema di immigrazione.
Intervengono Mariano Giustino (Direttore della rivista “Diritto e Libertà”), Marco Guadagnino (Responsabile dei contenuti e della comunicazione della Divisione Programmi Internazionali di “Save the Children”), Giampiero Gramaglia (Analista dell’Istituto Affari Internazionali), Roberto Spagnoli (Vice Capo redattore di RadioRadicale), Danilo Taino (Corrispondente dalla Germania per il Corriere della Sera) in collegamento da Berlino.

Ascolta qui la trasmissione

martedì 11 novembre 2014

1989-2014: VENTICINQUE ANNI FA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

Uno speciale di Radio Radicale per ricordare i giorni della caduta del muro di Berlino e gli eventi di quell'anno straordinario che cambiò la storia e la geografia politica europea e ai quali si intrecciò l'iniziativa politica del Partito Radicale che, divenuto "transnazionale", in aprile tenne il suo 35° Congresso a Budapest, quando ancora esisteva la "cortina di ferro". Con interventi di Emma Bonino, Marco Pannella, Marino Busdachin, Antonio Stango, una sintesi della relazione tenuta a Budapest da Sergio Stanzani, allora segretario del PR, e documenti sonori dell'epoca.


Venticinque anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del Partito comunista della Repubblica democratica tedesca, Guenter Schabowski, durante una conferenza stampa convocata poco prima, annunciava ai giornalisti della stampa internazionale a Berlino Est che i cittadini della Germania orientale avrebbero potuto recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali. Poco tempo prima le autorità della Ddr avevano annunciato un provvedimento simile, anche in risposta alle manifestazioni popolari sempre più imponenti che da Lipsia a Dresda alla stessa Berlino, chiedevano riforme e libertà di movimento, ma la cosa era rimasta lettera morta.

Il corrispondente dell'agenzia Ansa da Berlino, Riccardo Ehrman, lo fece notare piuttosto seccamente e chiese se questa volta le nuove disposizioni sarebbero entrate in vigore da subito. Ma Schabowski non aveva istruzioni precise e, non aveva avuto il tempo di leggere con attenzione le carte che gli erano state passate e di prepararsi una risposta. Così, colto di sorpresa, rispose con un certo imbarazzo: “Sofort. Da subito”.

In pochi minuti la notizia fece il giro del mondo, ripresa da tutte le emittenti internazionali, compresa la televisione della Germania ovest, regolarmente seguita nella Ddr. I cittadini di Berlino est cominciarono allora ad affluire check-point. Nelle ore successive, quando anche la televisione di stato della Germania est manderà in onda le dichiarazioni di Schabowsky, diventeranno decine di migliaia: una folla sempre più imponente che chiedeva di poter finalmente andare liberamente all'ovest, come era stato annunciato.

Le guardie di frontiera - i “Vopos”- rimasero disorientate e chiesero inutilmente istruzioni, ma la situazione rimaneva confusa. Prima venne detto loro di lasciar passare solo le persone in possesso del passaporto. Poi di respingerle al momento in cui sarebbero tornate per rientrare a casa. Col passare del tempo la folla aumentò, così come le file di Trabant in attesa di andare all'ovest. La tensione crebbe e la situazione rischiò di sfuggire di mano. Gli agenti della “Volkspolizei” non sapendo bene cosa fare e cercavano di tenere calma la folla che si sentiva sempre più presa in giro per l'ennesima volta.

Alle 22.30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse, Harald Jaeger, dopo essersi consultato con i suoi sottoposti, decise che non si poteva più attendere oltre e ordinò di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri check-point. La frontiera più chiusa d'Europa si apriva: dopo 28 anni il “muro di Berlino” non esisteva più abbattuto sull'onda delle pressione popolare, ma anche di scelte politiche prese non solo in Germania.

Per oltre un quarto di secolo, anche se fisicamente non ne faceva parte, il “Muro di Berlino”, che separava la parte occidentale della città, appartenente alla Germania Ovest (la Repubblica federale tedesca, legata agli Stati Uniti), da quella orientale, capitale della Germania Est, la Repubblica democratica tedesca, la Ddr, strettamente legata ll'Unione Sovietica, era stato il simbolo e la rappresentazione più cruda della “cortina di ferro” che dal Baltico all'Adriatico tagliava l'Europa in due entità appartenenti a due sistemi politici, ideologici ed economici in conflitto fra di loro (la “guerra fredda”).

Questo Speciale, grazie a materiali sonori tratti dall'archivio di Radio Radicale e ad altre registrazioni dell'epoca, vuole ricordare quel formidabile 1989 e con esso l'iniziativa politica dei Radicali che, prima che cadesse il muro di Berlino e prima che si aprisse la “cortina di ferro”, in quello stesso anno andarono a Budapest a tenere il 35° congresso del loro partito diventato “transnazionale” e che, mentre da anni lottavano per l'affermazione della democrazia e dei diritti umani nell'Europa dell'est, denunciavano il rischio che le democrazie liberali dell'Occidente diventassero democrazie “reali”, autoritarie e burocratiche,  così come nei Paesi dell'est il socialismo era divenuto “socialismo reale”.

Ascolta lo Speciale sul sito di Radio Radicale

lunedì 10 novembre 2014

25 ANNI DOPO LA CADUTA DEL MURO CI SONO ANCORA DUE GERMANIE?

Di Marina Szikora
Un quarto del secolo dopo la caduta del Muro di Berlino, il che ha portato all'unificazione un anno dopo, ultimamente e a volte, fa pensare che le due Germanie esistono ancora. Ma non la Germania dell'Est e dell'Ovest, bensi' la Germania interna ed esterna. Cosi' in questi giorni il giornale irlandese 'The Irish Times'. Il giornale scrive che queste due Germanie non esistono su nessuna mappa, bensi' nelle menti della gente. Il primo paese e' quello che vedono i tedeschi: un paese prospero – piu' povero rispetto alla Germania Occidentale, piu' ricco rispetto alla Germania dell'Est – che realizza i risultati e vende gli automobili. Le ombre storiche indietreggiano in questa Germania, mentre la generazione presuntuosa dell'”unificazione', nata intorno al 1989/1990 rigetta le vecchie differenze dei loro genitori tra l'est e l'ovest, scrive il giornale irlandese e aggiunge che vi e' pero' anche un'altra Germania. Quella che esiste nella mente dei suoi vicini europei. Dieci anni fa, questa Germania veniva considerata il malato dell'Europa. Adesso la macchina mediatica sul malato ha cambiato rotta, e la Germania e' un potente egemone “über-efficace” in Europa. Sembra particolarmente grande a quei paesi dell'Ue le cui economie come anche la loro certezza negli ultimi anni sono inciampate. Queste due Germanie, scrive 'The Irisch Times', quella interna e quella esterna, cosi' come percepita dai suoi vicini, sono parte di un quadro piu' grande. Invece di essere osservate come complementari, queste due Germanie sono lasciate ad una reciproca abrasione in maniera sbagliata. Il dibattito dopo la crisi, se il continente si puo' aspettare un' Europa tedesca oppure una Germania europea, trascorre inosservato per la maggior parte della gente, ma diventa invece entusiasmante per l'elite politica e mediatica europea, osserva il giornale irlandese. Negli ultimi anni i leader tedeschi venivano lusingati per la loro importanza in Europa e da loro si aspettava molto. Cosi' essi si sentono sicuri a causa della forza tedesca nella attuale Europa la quale pero' e' ancora vulnerabile per i suoi punti deboli nel futuro: il tick-tack della bomba demografica, il progresso che si basa sul trasferimento incerto alle fonti energetiche rinnovabili e l'infrastruttura troppo affaticata della Germania occidentale. Questi tedeschi presuntuosi ma ancora vulnerabili vedono rosso quando devono affrontare le idee altrui: che Berlino puo' e deve dare un sacco di soldi per risolvere i problemi finanziari europei, osserva “The Irish Times”.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 9 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Kosovo: l'indagine su alcuni funzionari della missione civile europea Eulex e le possibili soluzioni dello stallo politico che impedisce la formazione di un nuovo governo dopo le elezioni anticipate dello scorso giugno.

Croazia: la difficile situazione della crisi economica e le valutazioni negative da parte dell'Unione Europea a due mesi dalle elezioni presidenziali (non ancora fissate ufficialmente).

Albania: la legge finanziaria in discussione in parlamento e l'accordo di cooperazione con l'Italia per la lotta alla criminalità organizzata.

L'apertura del programma è dedicata al 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino e ad alcune analisi sulla realtà della Germania riunificata di oggi.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui






giovedì 30 gennaio 2014

CROAZIA: JOSIP PERKOVIĆ E' STATO ESTRADATO IN GERMANIA

Josip Perkovic
Con l'inizio del nuovo anno e' entrata in vigore in Croazia il tanto discusso provvedimento che ha esteso l'applicazione del mandato di arresto europeo anche ai reati commessi prima dell'agosto 2002. E il primo gennaio, applicando la nuova norma, la polizia ha arrestato l'ex capo dei servizi segreti jugoslavi e croati, Josip Perković, contro il quale la giustizia tedesca aveva emesso un mandato di cattura europeo per il suo presunto coinvolgimento nell'omicidio del dissidente croato Stjepan Đureković avvenuto nel 1983 vicino a Monaco di Baviera. Il mandato avrebbe dovuto entrare in vigore lo scorso primo luglio, cioè al momento dell'ingresso della Croazia nell'UE. Tre giorni prima di quella scadenza, però, la maggioranza parlamentare aveva votato una deroga alla legge sulla collaborazione giudiziaria con gli stati membri dell'Unione secondo la quale il mandato di arresto europeo non sarebbe stato applicato ai reati commessi prima del 2002. La modifica, che secondo alcuni fa pensata proprio per evitare l'estradizione di Perković. suscitò reazioni molto dure da parte della Commissione europea che ha insistito sugli obblighi assunti da Zagabria durante i negoziati di adesione, minacciando anche il ricorso alle sanzioni previste in questi casi. Alla fine il governo croato fu costretto a cedere e la norma in questione fu ritirata. Questa modifica è entrata in vigore il primo gennaio 2014: Perkovic è stato dunque arrestato e, nei giorni scorsi estradato in Germania.

Di Marina Szikora
Con l'estradizione di Josip Perković, venerdi' scorso in Germania „si conclude il triller politico-giuridico che ha messo l'ombra sull'ingresso della Croazia nell'Ue“- con queste parole i media stranieri hanno informato sull'estradizione di uno degli ex capi dei servizi segreti jugoslavi e croati, Josip Perković il quale accompagnato dalla polizia tedesca e' partito venerdi' scorso con un volo della Lufthansa da Zagabria per Monaco di Baviera. Con questo atto, la Croazia ha adempiuto l'obbligo del mandato di cattura europeo nei confronti di Perković perche’ sospettato di aver ordinato l'uccisione, in territorio tedesco, del dissidente croato Stjepan Đurekovic. Va detto che il testimone chiave Vinko Sindičić, considerato l'esecutore materiale dell'uccisione, ha ritirato adesso le accuse nei confronti dei suoi ex capi Josip Perković,  Krunoslav Prates e Zdravko Mustać, con una dichiarazione scritta rilasciata a un notaio italiano, secondo quanto ha scritto il quotidiano di Zagabria "Jutarnji list". La dichiarazione e’ stata in seguito consegnata all'avvocato di Perković, Anto Nobilo. Ma il tribunale di Zagabria aveva gia’ deciso la scorsa settimana di accogliere la richiesta di estradizione arrivata dalla procura tedesca. La dichiarazione di Sindičić, datata 31 dicembre del 2013, precisa che le accuse contro i tre ex capi dei servizi segreti jugoslavi sono state estorte dalle autorita’ tedesche dietro minaccia. La Corte costituzionale croata ha respinto la richiesta dell'avvocato di Perkovic, Anto Nobilo, di sospendere temporaneamente il processo di estradizione secondo il quale, nel caso del suo mandante, si tratterebbe di una violazione di diritti umani e di liberta’ fondamentali garanititi dalla Costituzione.

Come abbiamo gia’ informato nelle nostre precedenti trasmissioni, il caso Perković ha scatenato una polemica tra Zagabria e Berlino dopo che a soli tre giorni prima dell’adesione della Croazia all’Ue, il parlamento croato aveva modificato la legge sul mandato d’arresto europeo introducendo la prescrizione, secondo le critiche tedesce, da impedire cosi’ proprio l’estradizione di Perković. Il mandato di cattura nei confronti dell’ex capo dei servizi segreti jugoslavo e croato e’ stato emesso da Berlino nel 2009 per presunto coinvolgimento di Perković nell’uccisione del dissidente croato Stjepan Đureković. Come detto, il caso e la modifica della legge da parte del Parlamento croato hanno suscitato una forte pressione da parte delle autorita’ tedesche e poi anche da parte del commissario Ue per la Giustizia, Viviane Reding conclusesi con il ritiro della decisione croata, vale a dire con un’altra modifica della legge sul madato d’arresto europeo.

Perković e’ sospettato quindi di essere implicato come mandante politico nell’assasinio di Đureković, emigrato in Germania e entrato poi nelle fila dell’emigrazione anticomunista. Perković a quell’epoca era tra i dirigenti dei servizi segreti jugoslavi. Dopo la prolamazione dell’indipendenza della Croazia e’ diventato uno dei capi dei nuovi servizi croati e stretto collaboratore del primo presidente croato Franjo Tuđman. Secondo le speculazioni mediatiche, le autorita’ croate avrebbero voluto evitare questa estradizione perche’ Perković sarebbe in possesso di informazioni che potrebbero compromettere diverse personalita’ politche della Croazia.

Dedicando ampio spazio alla vicenda, i media tedeschi sull’estradizione di Perković parlano tra l’altro della fine di uno scandalo al quale hanno contribuito anche il premier Milanović e il suo governo. Cosi’ l’emittente pubblico della Baviera, Bayerische Rundfunk afferma che il pocesso contro Perković potrebbe essere molto interessante sia per la Croazia che per la Germania poiche’ “l’ex capo dei servizi segreti ha minacciato che in caso di estradizione parlera’ anche di altri casi contestati della sua lunga carriera nei servizi segreti. I servizi segreti comunisti jugoslavi dagli anni sessanta hanno liquidato decine di loro oppositori in tutta l’Europa Occidentale” scrive BR. Per il quotidiano di Vienna, ‘Der Standard’ si tratta dell’ estradizione di un ex intoccabile e secondo questo giornale la Croazia “deve riaffrontare uno dei capitoli oscuri del suo passato”. Il quotidiano viennese aggiunge persino che cio’ potrebbe ridefinire l’immagine storica dell’ex Jugoslavia perche’ mette in questione le interpretazioni consuete di uno stato relativamente aperto e meno repressivo rispetto agli altri paesi dell’Europa dell’Est.

Nonostante l’estradizione compiuta, gli spiriti sulla scena politica in Croazia non si placano e le dissonanze e le divergenze tra l’opposizione ed i governativi sono sempre piu’ profonde. A maggior ragione perche’ siamo nell’anno di due appuntamenti elettorali: quello per il rinnovo del PE e quello presidenziale, a fine anno. Il capo del maggiore partito dell’opposizione, HDZ, Tomislav Karamarko ha persino qualificato il partito governativo – il Partito Socialdemocratico del premier Milanović come organizzazione criminale e afferma che molti che avevano guidato l’allora Partito Comunista croato e alcuni di loro anche il Partito Socialdemocratico potrebbero sapere molto sulla uccisione di emigrati croati. Karamarko pone la domanda anche sul patrimonio che il Partito Socialdemocratico ha ereditato dal Partito Comunista. A replicargli per primo e’ stato pero’ il capo dello stato Ivo Josipović il quale afferma che l’HDZ conduce una campagna sporca nell’anno elettorale. Josipović ha invitato l’HDZ di nominare al piu’ pesto il proprio candidato alle elezioni presidenziali rilevando che lo accettera’ con rispetto quale che esso sia. Sulle accuse nei confronti del Partito Socialdemocratico, il capo dello stato croato ha detto che anche oggi, a diversi livelli, e anche all’interno dell’HDZ ci sono molte persone oneste che all’epoca furono membri del Partito Comunista e che hanno lavorato bene e continuano a farlo anche oggi attraverso diversi partiti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

mercoledì 29 gennaio 2014

NAZIF MUJIC, L'"ORSO D'ARGENTO" CHE LA GERMANIA NON VUOLE PIU'

Nazif Mujic ai bei tempi del Festival di Berlino
Essere stato premiato al festival di Berlino non è sufficiente per ottenere asilo ed evitare l'espulsione dalla Germania. Questo, almeno, è quanto sta accadendo a Nazif Mujic che l'anno scorso aveva conquistato il Festival del cinema vincendo l'Orso d'argento per la sua partecipazione al film del regista Danis Tanovic “An Episode in the Life of an Iron Picker”. Nonostante quel successo, Mujic oggi vive con la sua famiglia, la moglie e i tre figli, in un un centro per richiedenti asilo a Berlino.
Un anno fa Mujic era stato celebrato come una star al ritorno al suo villaggio, ma le luci della ribalta si sono spente e con esse anche la speranza di diventare un attore professionista. Nessuno gli ha più offerto ruoli e, ironia della sorte, è stato costretto per sopravvivere a ripiegare su lavori umili come quelli raccontati nel film nel quale interpreta sé stesso e le vicende della sua famiglia. Mujic si è detto disposto anche a restituire il premio, pur di potere restare in Germania: “Sono venuto a Berlino per vivere una vita normale. In Bosnia Erzegovina sono stato tradito, poiché si credeva che avessi parecchi soldi”.
Le autorità tedesche hanno fino ad ora rifiutato la sua domanda e così, se non ci saranno ripensamenti, tra meno di un mese, Nazif Mujic sarà costretto a tornarsene in Bosnia Erzegovina con il suo Orso che non vale più niente.

giovedì 16 gennaio 2014

LA CROAZIA ALLA RICERCA DI PARTNERSHIP ECONOMICHE DALLA GERMANIA ALL'EUROPA

Di Marina Szikora
Martedi’ a Berlino si e’ svolto il primo Forum croato-tedesco organizzato dai ministeri degli Esteri tedesco e croato, nel corso del quale i rappresentanti economici e politici hanno esaminato la possibilita’ di ulteriore collaborazione tra la Germania e la Croazia ma anche all’interno dell’Europa. In questa occasione, i capi delle due diplomazie, Vesna Pusić e Frank-Walter Steinmeier, hanno salutato l’istituzione di questo forum e dopo la prima visita ufficiale a Berlino della ministro croata hanno concluso che le relazioni tra i due paesi sono buone rilevando inoltre che i processi giuridici relativi al caso Josip Perković non metteranno a repentaglio le buone relazioni bilaterali.

I due ministri hanno parlato anche del processo di eurointegrazione della regione dei Balcani Occidentali. “La stabilita’ nei Balcani Occidentali e’ stata e rimarra’ la nostra priorita’. Questo e’ sostenibile e su questo io e la mia collega siamo d’accordo, soltanto se a questi paesi senza eccezione viene offerta una prospettiva europea”, ha sottolineato il ministro tedesco Steinemeier. I due capi di diplomazia hanno annunciato che della questione Bosnia ed Erzegovina, dove “le cose non si svolgono come previsto” discuteranno con i colleghi a Bruxelles. Vesna Pusić ha precisato che si e’ parlato a lungo della Bosnia Erzegovina la quale e’ importante per la stabilita’ dell’Europa sudorientale ma anche dell’Europa in generale. Per la Bosnia e l’intera regione “e’ meglio piu’ Europa che meno Europa” ha concluso Pusić.

Intanto, in Croazia è entrata in vigore la nuova legge sugli investimenti nei settori di importanza strategica. Questa settimana nella sede del governo si e’ svolta la conferenza costitutiva della commissione per la valutazione e realizzazione delle proposte di progetti strategici del Governo croato. Secondo il vicepremier croato e ministro dello Sviluppo regionale e dei Fondi europei, Branko Grčić l’applicazione della nuova legge sugli investimenti strategici ridurra’ il loro tempo di realizzazione di diversi mesi e nel caso di alcuni esempi anche di un anno. Secondo il ministro dell’Economia Ivan Vrdoljak, la nuova Legge sui progetti di investimento di importanza strategica rende possibile sanzionare i funzionari statali responsabili del blocco degli investimenti. Il ministro ha aggiunto che lo stato sara’ la vela e non un peso agli investimenti come lo e’ stato invece negli anni passati. Ha indicato che di 11 progetti presentati a diverse riunioni, sei sono in realizzazione.

Purtroppo, ha detto Vrdoljak, la preparazione dei progetti con la necessaria documentazione e l’intera cornice legislative dura piu’ a lungo di quanto lo si possa prevedere poiche’ l’attuale esecutivo ha trovato una situazione del tutto impreparata e si e’ dovuto perdere molto tempo per passare alla fase della firma di contratti e la loro realizzazione. Va precisato che lo scorso 30 ottobre in Croazia e’ stata emanata questa nuova legge sugli investimenti. In base alle disposizioni della Legge, i progetti strategici della Croazia possono essere privati, pubblici o pubblico-privati nei settori dell’economia, energia, turismo, trasporti, comunicazioni elettroniche, tutela/protezione dell’ambiente, agricoltura, silvicoltura, pesca, economia idrica, sanita’, cultura, difesa, giustizia, tecnolgie e formazione.  Quanto al rapporto dell’Ue, pubblicato il 9 gennaio, il clima economico in Croazia e’ migliorato notevolmente superando la tendenza generale di un leggero miglioramento nell’Ue e nella zona europea.

Il testo è tratto della trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 16 gennaio a Radio Radicale

giovedì 13 giugno 2013

LA SERBIA ASPETTA UNA DATA CONCRETA PER L'INIZIO DEI NEGOZIATI CON L'UE

Ma la Germania resta incerta e vuole prendere tempo

Di Marina Szikora
La data dell'inizio dei negoziati di adesione, o una data condizionata, oppure il segnale verde per i preparativi tecnici – sono tutte ipotesi che gli stati membri dell'Ue potrebbero concedere alla Serbia alla fine di questo mese, scrivono i media serbi. Tutti i paesi che negli ultimi dieci anni hanno aderito all'Ue avevano un cammino specifico, ma l'unica regola non scritta e' che il cammino verso l'Ue sta diventando sempre piu' difficile e piu' lungo. Lo afferma anche il portavoce del commissario all'allargamento, Peter Stano secondo il quale il cammino di ogni paese e' diverso: "esiste la decisione dell'inizio dei negoziati subito oppure si puo' decidere di iniziare con lo screening e l'intenzione poi che i negoziati inizino piu' tardi in una data concreta", spiega Stano. Lo screening significa paragonare la legislatura nazionale con gli standard europei e definire le riforme necessarie. Inoltre, per l'inizio dei negoziati e' indispensabile che la Commissione europea elabori una cornice di negoziati il che significa che i negoziati devono aspettare un certo periodo procedurale.

Bruxelles vuole fatti concreti dopo l'accordo di aprile
In questo momento Bruxelles non vuole speculare sulla risposta del Consiglio europeo alle aspettative dell'integrazione europea della Serbia. Si continua a parlare del successo nel dialogo con Priština, ma si aspettano anche prove concrete dell'implementazione dell'accordo di Bruxelles. Secondo fonti ufficiose, questi i commenti mediatici, i ministri europei che si riuniranno il prossimo 24 e 25 giugno a Lussemburgo non potranno prendere una decisione sulla Serbia prima del 27 giugno per quando e' atteso che si esprima definitivamente il parlamento tedesco in merito alla questione. Knut Flekennstein, deputato al Parlamento tedesco e membro del Partito Socialdemocratico, scrivono i quotidiani serbi 'Blic' e 'Danas', ritiene che se il Bundestag decidera' che alla Serbia bisogna dare soltanto una specie di 'luce verde' e non una data concreta, cio' potrebbe avere ripercussioni sulla credibilita' della Germania e sarebbe uno schiaffo all'Unione. Secondo un altro giornale, 'Politika', i negoziati inizierebbero a gennaio o febbraio 2014, ma a tal fine e' necessaria la piena attuazione dell'accordo tra Belgrado e Priština. Il capo uscente della delegazione dell'Ue in Serbia, Vincent Degert ha dichiarato che il Consiglio europeo a giugno non decidera' sulla data per la Serbia ma si esaminera' se Belgrado merita 'la luce verde' per l'apertura dei negoziati di adesione.

Il nervosismo di Dacic
A queste dichiarazioni ha replicato subito il premier della Serbia Ivica Dačić affermando che questa ipotesi per il suo paese non e' accettabile e che potrebbe mettere seriamente a repentaglio l'implementazione dell'accordo di Bruxelles. Dačić ha aggiunto di aspettarsi che Bruxelles rispetti i suoi obblighi nei confronti della Serbia. "Per quanto riguarda il segnale verde, noi non siamo poliziotti. Ci interessa una decisione positiva del Consiglio europeo, se non l'avremo, penso allora che siamo stati ingannati" ha detto Dačić aggiungendo che e' stato accordato: l'accordo di Bruxelles, l'implementazione di questo accordo e poi la decisone positiva sull'inizio dei negoziati con l'Ue.
Anche il presidente Tomislav Nikolić, incontrando lunedi' a Belgrado il premier polacco Donald Tusk, ha dichiarato che se l'Ue non incorraggera' la Serbia, sara' piu' difficile se non del tutto ostacolata l'implementazione dell'accordo raggiunto tra Belgrado e Priština. "Se l'Ue non ci incorraggera', verranno chiuse molte vie che abbiamo costruito pazientemente durante lo scorso anno e soprattutto il raggiungimento dell'unita' e riconciliazione dei popoli di tutta l'area" ha detto Nikolić. Il capo dello stato serbo ha sottolineato che adesso vi e' una occasione storica per realizzare l'amicizia permanente con il popolo tedesco e per migliorare e rafforzare notevolmente le relazioni tra i due popoli.

Ma la Germania resta incerta sull'apertura dei negoziati con Belgrado
Al Bundestag tedesco si e' discusso anche della questione Serbia e Kosovo. Il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle nel suo intervento al Parlamento ha detto che la sua impressione e' che sia Belgrado che Priština vogliono un accordo e che, anche se bisogna essere cauti, si potrebbe dire che la leadership politica della Serbia ha preso una decisione strategica. "Essi vogliono la normalizzazione delle relazioni con Kosovo... dobbiamo dare a loro il nostro sostegno" ha detto il ministro tedesco aggiungendo che percio' e' stato ed e' corretto collegare la questione dell'inizio dei negoziati di adesione della Serbia con il problema della normalizzazione delle relazioni serbo-kosovare. "Il nostro messaggio e' del tutto chiaro: l'integrita' territoriale dei paesi dei Balcani Occidentali non deve essere messa in questione" ha detto Westerwelle indicando che con "un equilibrio dell'approccio politico e sostegno militare si puo' raggiungere molto" alludendo al ruolo della Kfor in quanto "colonna vertebrale" della sicurazza kosovara negli anni precedenti, di cui anche i soldati tedeschi fanno parte. Westerwelle ha precisato che la situazione in Kosovo, nel suo complesso e' pacifica e stabile. Incidenti sono ancora possibili poiche' si sa che si tratta parzialmente di criminalita' organizzata. Esiste una forma di estremismo... per questo e' importante restare attenti, ha rilevato il capo della diplomazia tedesca.


giovedì 18 ottobre 2012

CROAZIA: NESSUN RINVIO DELL'ADESIONE ALL'UE, MA I COMPITI NON SONO FINITI

Di Marina Szikora [*] 
Anche se all'inizio Zagabria ha reagito molto positivamente al rapporto della Commissione europea relativo all'avanzamento della Croazia nel processo di integrazione nell'Ue, risulta adesso che la Commissione nel suo documento ha identificato alcuni settori in cui la Croazia dovra' raggiungere dei progressi. Cio' non vuol dire che Zagabria non sia o non sara' pronta per l'adesione il primo luglio 2013, ha detto lunedi' a Bruxelles il portavoce della Commissione Peter Stano. I punti identificati nel rapporto annuale rappresentano un documento di lavoro, ha spiegato Stano, una agenda di lavoro per la Croazia nei prossimi mesi quando dovranno essere fatti maggiori sforzi per concludere con successo tutti i preparativi per l'adesione. Cosi' il portavoce del commissario all'Allargamento in risposta ai giornalisti per commentare alcune reazioni in Germania secondo le quali la Croazia non sarebbe pronta per l'adesione. Le dichiarazioni tedesche in questi giorni hanno suscitato commenti allarmanti da parte dei media croati, ma Peter Stano ha indicato che adesso oltre la meta' dei Paesi membri hanno ratificato l'accordo di adesione e che la Croazia dovrebbe diventare membro a pieno titolo come previsto il primo luglio 2013.

I media croati pero', in riferimento alle dichiarazioni giunte dalla Germania, scrivono che in Europa ci sono nuovamente gli scettici che ritengono che la Croazia non abbia soddisfatto le condizioni per l'ingresso e questi scettici si trovano laddove meno ci si aspettava, ovvero in Germania. Finora sono stati solo avvertimenti dei media tedeschi, ma adesso la stesse posizioni arrivano anche da circoli politici prestigiosi, scrive la stampa croata. Cosi' il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, ritiene che bisogna seriamente comprendere il recentissimo rapporto della Commissione europea sull'avanzamento della Croazia che, come ha detto, evidentemente non e' pronta per l'adesione. Dall'altra parte pero', il governo tedesco sulla sua pagina Internet scrive di credere che la Croazia puo' in un tempo determinato adempiere le condizioni necessarie. Cosi' la Germania sembra avere due posizioni diverse. "Siamo in contatto con i rappresentanti del governo tedesco e con i deputati del Parlamento tedesco. Ogni avvertimento lo prendiamo seriamente. Riteniamo che la Croazia sia in grado ad adempiere le condizioni ed i compiti ricevuti in questo rapporto. Credo che queste posizioni in un certo senso rispecchino anche lo scetticismo che generalmente esiste in Europa per quanto riguarda l'allargamento. I compiti sono grandi ed importanti, ma noi siamo in grado di realizzarli", ha detto il ministro croato degli Esteri e degli Affari europei, Vesna Pusić, prima di partire per Lussemburgo per prendere parte alla riunione dei capi delle diplomazie dei 27.

Gli avvertimenti tedeschi però sono seri. Il Bundestag afferma che le buone intenzioni e le promesse di Zagabria non bastano. I cambiamenti in Croazia devono essere concreti e visibili. Una posizione inaspettata, proprio dal paese che finora ha dimostrato sempre molto appoggio, commenta la stampa croata. La Germania vuole la Croazia come membro nell'Ue, ma e' necessario soddisfare i criteri. Per la Croazia non ci saranno ulteriori difficolta', ma nemmeno concessioni, ha dichiarato a Lussemburgo il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle. Da parte sua, la ministro croata Vesna Pusić ha riconfermato che la Croazia e' in grado di adempiere le condizioni e in questo senso non si aspetta concessioni, ma un trattamento giusto. Sia il ministro Westerwelle che il ministro tedesco per gli affari europei, Michael Link, hanno confermato che la Germania intende mantenere relazioni corrette verso la Croazia. Il presidente croato, Ivo Josipović da parte sua ha valutato che queste dichiarazioni dei politici tedeschi non sono una manifestazione di sfiducia nei confronti della Croazia, bensi' dichiarazioni per una ulteriore motivazione e "soprattutto segni di avvertimento di fare quello che noi stessi sappiamo di dover fare".

Da segnalare, inefine, anche le valutazioni della stampa slovena. Il quotidiano 'Delo' di Ljubljana scrive che la Commissione europea e' preoccupata che la questione della Ljubljanska Banka possa essere un ostacolo all'ingresso della Croazia nell'Ue, ma la posizione della Germania, prosegue 'Delo', rafforza la posizione di Ljubljana. Il giornale fa anche riferimento agli sforzi del ministro degli esteri Karl Erjavec che nel contenzioso con la Croazia si inserisca la Commissione e di questo Erjavec ha parlato con il commissario Stefan Feule. Secondo la stampa slovena, però, Bruxelles sollecita Slovenia e Croazia a trovare una soluzione accettabile per entrambi le parti, ma senza andare oltre questo invito.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.
 

giovedì 18 agosto 2011

BALCANI: IL RITORNO DELLA GERMANIA

La cancelliera tedesca Angela Merkel
Di Marina Szikora [*]
Il tema che in questi e nei prossimi giorni sarà all'attenzione in Europa sudorientale e non solo è il ritorno della Germania nei Balcani. Così almeno i media croati interpretano le visite, prima del ministro degli esteri Guido Westerwelle nei Balcani con tappe a Zagabria, Podgorica e Priština e dal prossimo 22 agosto la visita ufficiale della cancelliere tedesca Angela Merkel a Zagabria e Belgrado. Il principale messaggio, si suppone, dovrebbe essere quello del ritorno della Germania nei Balcani. Prima tappa di entrambe le visite e' stata e sara' dunque la Croazia come una zona stabile e senza seri problemi irrisolti da dove si possono mandare messaggi positivi ai paesi vicini. In un commento, l'editorialista croato Davor Gjenero del quotidiano di Zagabria 'Vjesnik', sottolinea che la capitale del Montenegro, Podgorica non e' il luogo da dove, per motivi di infelici circostanze, si potrebbero mandare messaggi di ottimismo. Fino a poco fa, il Montenegro sembrava il nuovo paese dell'ex Jugoslavia che poteva facilmente soddisfare i criteri richiesti come condizione per ottenere la data dell'inizio dei negoziati di adesione all'Ue.

Il problema chiave del Montenegro, ricorda l'editorialista di Vjesnik, "resta la corruzione e il governo del premier Igor Lukšić deve ancora dimostrare se e' in grado e pronto per un passo che e' paragonabile a quello che la Croazia ha compiuto negli ultimi due anni". Ma la questione della giustizia e dei diritti fondamentali non e' la questione che blocca attualmente la decisione sulla data dell'inizio dei negoziati di adesione per il Montenegro. La condizione da adempiere e' la riforma del sistema elettorale. Ad occhio si direbbe che si tratta di un compito semplice. Pero' con il modello della costituzione montenegrina il problema e' che per una tale riforma e' necessaria una maggioranza di due terzi in parlamento. Con una tale richiesta, le organizzazioni politiche proserbe, scrive Gjenero, hanno una posizione di veto e in questo caso l'hanno anche utilizzata. I partiti serbi in compenso chiedono che la lingua serba, oltre a quella montenegrina, sia riconosciuta come lingua ufficiale e si chiede anche di tollerare la doppia cittadinanza. Mentre la richiesta relativa alla lingua, spiega il giornalista croato, ha un significato simbolico, la doppia cittadinanza influenzerebbe in modo significativo la struttura del corpo elettorale in Montenegro e in tal modo, a lungo termine, anche la prospettiva del futuro panorama parlamentare.

E' chiaro che la politica europea si aspetta dall'amministrazione di Podgorica di oltrepassare questo blocco con un compromesso. Ogni tipo di inasprimento delle relazioni tra Belgrado e Podgorica porterebbe ad un approfondimento delle divisioni sociali tradizionali in Montenegro e in tal modo diminuitrbbe i potenziali di integrazione del paese, avverte Vjesnik. La Croazia potrebbe servire come buon esempio quando si tratta di condizioni da adempiere. La questione del confine tra Croazia e Montenegro non e' identica come quella con la Slovenia e la soluzione proposta da parte del governo croato potrebbe essere altrettanto un buon esempio alla politica proeuropea del Montenegro. Siccome uno degli interessi prioritari della politica estera croata e' la europeizzazione del vicinato sudorientale, la decisione della cancelliere tedesca di impegnarsi nel prossimo periodo piu' intensamente nella regione balcanica, secondo i media croati, e' un grande pregio per la Croazia.

Nei giorni scorsi a Belgrado, il ministro degli esteri tedesco Westerwlle ha chiaramente illustrato le precondizioni per il sostegno del suo paese alla europeizzazione della Serbia. Le dichiarazioni della Germania sono esplicite quando si tratta del consolidamento delle relazioni tra Belgrado e Priština. Anche se nessuno chiede direttamente alla Serbia di riconoscere in un tempo breve l'indipendenza del Kosovo si attende invece che Belgrado e Priština stabiliscano relazioni pragmatiche, avviino la collaborazione economica e assicurino la libera circolazione delle persone, delle merci e del capitale. Il messaggio alle due parti e' chiaro, vale a dire che non saranno tollerati i cambiamenti di confine e che all'interno dei confini internazionalmente riconosciuti siano garantiti i diritti a tutte le minoranze. Ovviamente, resta da vedere quali saranno i messaggi concreti che Angela Merkel pronuncera' il 22 agosto a Zagabira e quali saranno le sue prossime tape nel piccolo tour balcanico.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 18 agosto a Radio Radicale