giovedì 4 agosto 2011

TRA IL KOSOVO E LA SERBIA C'E' LA CROAZIA

Il testo che segue è tratto della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Il presidente croato Ivo Josopovic
con il presidente serbo Boris Tadic
La situazione in Kosovo viene seguita con molta attenzione anche in Croazia. A tal proposito, ne e' stato intervistato il presidente croato Ivo Josipović. Il capo dello stato croato ha tenuto doveroso precisare che "la Croazia ha riconosciuto il Kosovo, questa la direzione della politica croata, ma dall'altra parte" ha detto Josipović "vogliamo e ci impagnamo sempre di piu' per i buoni rapporti con la Serbia come paese vicino". Secondo il presidente croato, queste due posizioni non sono contradditorie e possono esssere attuate. Per la Croazia, ha aggiunto il suo presidente, e' estremamente importante che i processi in Kosovo si svolgano in modo pacifico. L'impegno croato nell'ambito della Nato e' valoroso anche in Kosovo e non e' in contraddizione con il desiderio croato di avere buoni rapporti sia con il Kosovo che con la Serbia poiche' si sa' che le forze della Nato servono li' agli albanesi come anche ai serbi, ha spiegato Josipović. Ha espresso speranza che i negoziati tra Serbia e Kosovo possano continuare e che relazioni normali di buon vicinato caraterizzeranno l'intera regione balcanica.

Come in un commento di Marko Barišić del quotidiano croato 'Vjesnik', i disordini che attualmente sconvolgono il Kosovo sono conseguenza diretta dell'imprecisazione relativa allo status del piu' govane stato in Europa. Anche se il Kosovo aveva proclamato l'indipendenza, fino ad oggi il governo di Priština non controlla l'intero territorio dell'ex regione serba. Il Kosovo settentrionale, abitato maggiormente dalla minoranza serba, sotto controllo formale della missione civile europea Eulex, in realta' e' governato dalle strutture che si appoggiano a Beglrado. Proprio queste strutture tenevano sotto controllo i due posti di confine in questione. Secondo l'editorialista di Vjesnik, gli Stati Uniti e l'Ue hanno indirizzato sia il Kosovo che la Serbia a risolvere i problemi relativi alle questioni doganali per mezzo del dialogo, condannandovi le violenze. Ma il problema principale in Kosovo e' il doppio potere che sia finora, ma pare anche nel futuro, sara' la fonte di numerose incompresnioni e perfino conflitti. Gli albanesi, ed e' piu' che evidente dagli ultimissimi sviluppi, cercheranno di stabilire la loro sovranita' sull'intero territorio mentre i serbi kosovari, con l'aiuto di Belgrado, continueranno a mantenere la loro particolarita'.

Barišić punta in particolare sulla posizitone del ministro degli interni serbo, Ivica Dačić, anche presidente del Partito socialista, il quale e' alla guida di questo partito dopo Slobodan Milošević. Dačić e' il maggiore dei sostenitori della politica che vede come possibile l'ipotesi della divisione del Kosovo. Secondo il ministro degli interni serbo, i serbi e gli albanesi dovrebbero raggiungere "un accordo storico" e dividere il Kosovo. Ai serbi spetterebbe la parte minore, quella settentrionale, mentre gli albanesi, secondo questa idea, avrebbero la maggior parte. Gli albanesi kosovari hanno rigettato una tale ipotesi e vogliono l'intera ragione. La comunita' internazionale non vede altrattanto fattibile una tale situazione poiche' la divisione del Kosovo potrebbe innescare delle divisioni in altre regioni.

Tra le diverse analisi della situazione in Kosovo ma inanzittutto della politica serba a riguradao, c'e' anche quella del prestigioso analista politico croato, capo della cattedra per i sistemi politici dell'Ue, Damir Grubiša. Secondo questo esperto, e' evidente che si e' arrivati ad una disguida al potere di Belgrado che avra' conseguenze negative sull'intera politica serba in generale. Secondo Grubiša si tratta di una tensione preelettorale in cui in Serbia vi e' una competizione per dimostrare chi sarebbe il maggiore patriota. "Tadić sembra molto spesso volto ad evitare ogni possibile escalazione del conflitto, ma il problema e' che al tempo stesso e' anche ostaggio della politica secondo la quale la Serbia sotto la sua guida ha deciso di non riconoscere il Kosovo" afferma Grubiša e aggiunge che si tratta di un problema che continuera' anche nel futuro e sara' un grande peso per la Serbia anche sulla sua via verso l'ingressso nell'Ue e sulla via verso il consolidamento interno. Belgrado sta' anche di fronte al ricevimento dell'avis per l'inizio dei negoziati di adesione, ricorda l'esperto politico croato e resta questione aperta quale sara' il ruolo della Serbia nei prossimi mesi, soprattutto nel periodo preelettorale e se si arrivera' all'inasprimento di alcune posizioni. Tadić ha evitato di esprimersi per una linea piu' dura, quindi afferma che tutto va risolto in modo pacifico, ma non ha mancato nemmeno ad affermare che se la condizione per l'adesione all'Ue sara' il rinunciamento al Kosovo, allora Belgrado dira' no all'Europa.

Secondo gli analisti della situazione in Kosovo e intorno al Kosovo, si guarda sia al presidente Tadić che al premier kosovaro Hashim Thaci come a due giocatori di scacchi che tentano a piacere a Bruxelles. Ogni inasprimento della sitazione e' dannoso sia per uno che per l'altro. Ed e' proprio dallo sviluppo interno della situazione, vale a dire dalla situazione sul terreno che cambia di ora in ora, ritengono gli analisti, che dipende la soluzione del problema Kosovo semmai questa sara' raggiungibile. Tutto dipendera' dalle mosse intelligenti e razionali sia di Belgrado che di Priština.

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