Domenica 11 gennaio i cittadini croati hanno eletto il loro quarto presidente dall'indipendenza del 1991: Kolinda Grabar-Kitarovic, candidata dell'HDZ, principale partito del centro-destra attualmente all'oposizione, smentendo tutti i sondaggi della vigilia ha sconfitto il presidente uscente Ivo Josipovic.
46 anni, già ministro degli Esteri nel governo di Ivo Sanader, Grabar-Kitarovic è diventata per una manciata di voti (50,5% contro 49,5%) la prima donna eletta presidente in Croazia e la prima esponente dell'HDZ a diventare capo dello stato, se si eccettua il “padre della patria” Franjo Tudjman.
Nonostante sessantamila schede nulle e l'esigua differenza con la sua sfidante, il presidente uscente ha subito riconosciuto la sconfitta e ha incontrato la neoeletta per concordare il passaggio dei poteri facendo sapere che fino alla fine del suo mandato, il prossimo 18 febbraio, non firmera' nessun atto importante.
Lo staff dell'ormai ex presidente ha fatto sapere inoltre che Josipovic intende riprendere il suo lavoro come professore di diritto penale all'universita' di Zagabria, come aveva dichiarato dopo la sua elezione. Molti nel suo entourage e moltissimi sostenitori sperano pero' che Josipovic non lasci la politica attiva e che diventi il punto di riferimento della sinistra croata continuando la realizzazione del suo programma politico.
Qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 18 gennaio a Radio Radicale, con un ampio panorama dei commenti e delle analisi apparsi in questa settimana sulla stampa di vari Paesi della regione.
C'e' molto da dire e ci sara' molto da analizzare per quanto riguarda l'esito di queste seste elezioni presidenziali in Croazia, quelle sicuramente piu' incerte e movimentate dall'indipendenza del Paese e che hanno rappresentato una sconfitta amara e sicuramente inaspettata per il presidente uscente Ivo Josipovic, per ben cinque anni il politico piu' popolare e apprezzato in Croazia. Una sconfitta sorprendente e dolorosa visto che Josipovic, fin dal momento in cui assunse l'incarico di capo dello stato, in tutti i sondaggi e' stato sempre nettamente al primo posto come popolarita' e come gradimento nel Paese, e fino all'ultimo è stato in testa ai sondaggi di questa competizione elettorale. Ma con l'avvicinarsi del momento decisivo, il ballottaggio dell'11 gennaio, il suo vantaggio rispetto alla sfidante Kolinda Grabar Kitarovic è diventava sempre piu' sottile e minima, fino a tramutrasi in una sconfitta.
Adesso ci vorra' del tempo per fare il punto della situazione, per capire che cosa e' veramente successo, che cosa e' andato storto, il perche' di questa sconfitta e di questo risultato. Alcuni mesi fa, erano pochi ad aspettarsi che la Croazia avrebbe avuto per la prima volta una donna come Presidente. Kolinda Grabar Kitarovic, che verra' insediata il prossimo 18 febbraio quando formalmente finirà il mandato di Ivo Josipovic, si associa alla lista delle donne di spicco nella politica croata. Ricordiamolo, l'attuale governo socialdemocratico di Zoran Milanovic ha prerso il posto di quello precedente dell'HDZ con l'ex premier Jadranka Kosor, arrivata a capo del governo dopo le dimissioni di Ivo Sanader, l'ex premier e leader dell'HDZ, attualmente in carcere per gravi crimini di corruzione e abuso di ufficio.
Nessun dubbio che questo esito elettorale ha scatenato subito reazioni della stampa e dei media anche internazionali.
Visualizzazione post con etichetta ivo josipovic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ivo josipovic. Mostra tutti i post
lunedì 19 gennaio 2015
lunedì 12 gennaio 2015
CROAZIA: JOSIPOVIC E GRABAR-KITAROVIC A CACCIA DI OGNI SINGOLO VOTO
La puntata di Passaggio a Sud Est di domenica 11 gennaio è andata in onda poco dopo la chiusura dei seggi per il secondo turno delle presidenziali in Croazia ed è stata registrata nel pomeriggio, quando ancora le votazioni erano in corso.
Questa parte della corrispondenza di Marina Szikora che riportiamo qui di seguito è quindi, per forza di cose, limitata alle previsioni alla vigilia del voto, rimandando alla successiva puntata per le analisi dell'esito del voto e delle sue conseguenze.
Come abbiamo gia' detto subito dopo il primo turno svoltosi lo scorso 28 dicembre, a sorpresa di tutte le precedenti previsioni, l'attuale presidente e candidato per il secondo mandato, Ivo Josipovic, la cui candidatura gode dell'appoggio dell'attuale coalizione governativa, in tutto di 17 partiti, ha vinto con una percentuale sottilissima contro la seconda arrivata dei quattro candidati che c'erano in gara. La sua sfidante al ballottaggio quindi e' la candidata del maggiore partito di opposizione, HDZ, Kolinda Grabar Kitarovic gia' ministro degli esteri del governo Sanader e attualmente vice del segretario generale della NATO per la diplomazia pubblica. In questa corrispondenza dunque, soltanto le previsioni, le analisi ovvero i commenti di una parte dei media internazionali a questo voto per il sesto mandato del presidente della Croazia dalla sua indipendenza. Si parla del voto piu' imprevedibile nella storia del Paese.
In Bulgaria, ad esempio Euinside scrive che in Croazia soffiano venti di cambiamenti e si afferma che le elezioni presidenziali in Croazia del fine anno hanno dato alcune sorprese e molto materiale per le analisi e riflessioni. La piu' grande sorpresa e' il fatto che per quanto riguarda il primo turno delle elezioni ha profittato il piu' giovane candidato nella storia del paese, il 25enne Ivan Vilibor Sincic. Lui e' riuscito a sconfiggere tutte le previsioni ottenendo 16,42 per cento di voti e questo grazie all'aiuto di una modestissima somma di danaro. (…) La seconda sorpErsa, scrive il media bulgaro, e' che Kolinda Grabar Kitarovic, candidata dell'HDZ dalle fila della destra, ha ottenuto quasi lo stesso numero di voti come l'attuale presidente Ivo Josipovic. (…) Ma dietro questi dati si nascondono relazioni piu' coplesse, si dice in questo commento e si afferma che la Croazia e' matura per i cambiamenti ma la domanda e' a quali cambiamenti. Lo scorso anno per la Croazia e' stato cruciale, scrive 'Euinside' e precisa che sono crollate le illusioni che la crisi economica del paese sia uno scombussolamento temporaneo che passera' appena migliorera' la situazione economica nei paesi della zona euro ed e' stato confermato che si tratta di un problema sistematico. Per questo motivo le questioni chiave nella campagna elettorale sono state quelle economiche.
Questa parte della corrispondenza di Marina Szikora che riportiamo qui di seguito è quindi, per forza di cose, limitata alle previsioni alla vigilia del voto, rimandando alla successiva puntata per le analisi dell'esito del voto e delle sue conseguenze.
![]() |
| Kolinda Grabar-Kitarovic e Ivo Josipovic |
In Bulgaria, ad esempio Euinside scrive che in Croazia soffiano venti di cambiamenti e si afferma che le elezioni presidenziali in Croazia del fine anno hanno dato alcune sorprese e molto materiale per le analisi e riflessioni. La piu' grande sorpresa e' il fatto che per quanto riguarda il primo turno delle elezioni ha profittato il piu' giovane candidato nella storia del paese, il 25enne Ivan Vilibor Sincic. Lui e' riuscito a sconfiggere tutte le previsioni ottenendo 16,42 per cento di voti e questo grazie all'aiuto di una modestissima somma di danaro. (…) La seconda sorpErsa, scrive il media bulgaro, e' che Kolinda Grabar Kitarovic, candidata dell'HDZ dalle fila della destra, ha ottenuto quasi lo stesso numero di voti come l'attuale presidente Ivo Josipovic. (…) Ma dietro questi dati si nascondono relazioni piu' coplesse, si dice in questo commento e si afferma che la Croazia e' matura per i cambiamenti ma la domanda e' a quali cambiamenti. Lo scorso anno per la Croazia e' stato cruciale, scrive 'Euinside' e precisa che sono crollate le illusioni che la crisi economica del paese sia uno scombussolamento temporaneo che passera' appena migliorera' la situazione economica nei paesi della zona euro ed e' stato confermato che si tratta di un problema sistematico. Per questo motivo le questioni chiave nella campagna elettorale sono state quelle economiche.
mercoledì 26 novembre 2014
SESELJ TORNA IN SERBIA: TORNA ANCHE IL PASSATO?
Le dichiarazioni del capo ultranazionalista sotto processo all'Aja provoca dure reazioni in Croazia
Di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipovic ha condannato aspramente le ultimissime dichiarazioni bizzarre del leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj in occasione dell'anniversario della tragica caduta di Vukovar di 23 anni fa. Il recentemente rilasciato imputato dell'Aja, Seselj si e' infatti congratulato con i “cetnici serbi” in occasione “della giornata della liberazione della Vukovar serba”. Ne ha dato notizia l'agenzia di stampa serba, Tanjug. Sul suo Twitter, Josipovic ha valutato queste congratulazioni come una provocazione vergognosa e ha rilevato che Seselj deve essere riconsegnato all'Aja. L'agenzia di stampa croata Hina, scrive il quotidiano serbo 'Vecernje novosti' ha informato che Seselj ha mandato un messaggio a tutti i media croati in cui ha detto che “nella giornata di oggi, 23 anni fa, i cetnici serbi dopo tre mesi di lotte eroiche hanno liberato la citta' di Vukovar dalle formazioni paramilitari ustasce”. “La Vukovar serba fu la prima citta' serba liberata, la quale senza lotta, grazie all'aiuto del regime di Belgrado fu riconsegnata allo stato ustascia croato” ha detto Seselj riferendosi al passato degli anni novanta. Nel suo messaggio e' stato detto ancora che “Vojislav Seselj e il suo partito non rinunceranno a nessun millimetro dello stato serbo e faranno il tutto possibile affinche' “la Republika della Krajina Serba e la Vukovar serba diventino nuovamente parte integrale della Grande Serbia”. Il presidente croato nel suo messaggio pubblico attraverso la televisione di stato HTV ha fatto sapere di aver scritto al presidente del Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia su quanto accade dal rilascio di Sesselj dal carcere dell'Aja. Le notizie sulla lettera di Josipovic a Meron sono state riportate anche dai media serbi, senza pero' ulteriori commenti. In questa lettera, Josipovic ha avvertito che vi e' la possibilita' del rafforzamento delle attivita' politiche di Seselj e il pericolo che la sua retorica di odio minacci gravemente la pace e la stabilita' in Europa Sudorientale.
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 novembre a Radio Radicale
Di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipovic ha condannato aspramente le ultimissime dichiarazioni bizzarre del leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj in occasione dell'anniversario della tragica caduta di Vukovar di 23 anni fa. Il recentemente rilasciato imputato dell'Aja, Seselj si e' infatti congratulato con i “cetnici serbi” in occasione “della giornata della liberazione della Vukovar serba”. Ne ha dato notizia l'agenzia di stampa serba, Tanjug. Sul suo Twitter, Josipovic ha valutato queste congratulazioni come una provocazione vergognosa e ha rilevato che Seselj deve essere riconsegnato all'Aja. L'agenzia di stampa croata Hina, scrive il quotidiano serbo 'Vecernje novosti' ha informato che Seselj ha mandato un messaggio a tutti i media croati in cui ha detto che “nella giornata di oggi, 23 anni fa, i cetnici serbi dopo tre mesi di lotte eroiche hanno liberato la citta' di Vukovar dalle formazioni paramilitari ustasce”. “La Vukovar serba fu la prima citta' serba liberata, la quale senza lotta, grazie all'aiuto del regime di Belgrado fu riconsegnata allo stato ustascia croato” ha detto Seselj riferendosi al passato degli anni novanta. Nel suo messaggio e' stato detto ancora che “Vojislav Seselj e il suo partito non rinunceranno a nessun millimetro dello stato serbo e faranno il tutto possibile affinche' “la Republika della Krajina Serba e la Vukovar serba diventino nuovamente parte integrale della Grande Serbia”. Il presidente croato nel suo messaggio pubblico attraverso la televisione di stato HTV ha fatto sapere di aver scritto al presidente del Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia su quanto accade dal rilascio di Sesselj dal carcere dell'Aja. Le notizie sulla lettera di Josipovic a Meron sono state riportate anche dai media serbi, senza pero' ulteriori commenti. In questa lettera, Josipovic ha avvertito che vi e' la possibilita' del rafforzamento delle attivita' politiche di Seselj e il pericolo che la sua retorica di odio minacci gravemente la pace e la stabilita' in Europa Sudorientale.
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 novembre a Radio Radicale
lunedì 3 novembre 2014
CROAZIA: IL PRESIDENTE IVO JOSIPOVIC INTERVISTATO DAL FINANCIAL TIMES
Di Marina Szikora
A due mesi, piu' o meno, dalle elezioni presidenziali in Croazia, di cui la data ufficiale non e' ancora stata decisa, l'attuale presidente Ivo Josipovic rilascia una intervista al giornale britannico, 'The Financial Times'. In questa intervista, il capo dello stato croato si appella ai suoi cittadini di superare la sfiducia che nutrono nei confronti delle riforme. Secondo Josipovic, proprio la sfiducia verso il capitalismo che e' diffusa nella societa' croata e' una delle ragioni per cui nessun governo croato finora non ha voluto attuare le riforme necessarie per poter modernizzare l'economia e sanare le finanze pubbliche. Josipovic afferma che nessuno dei governi croati e' riuscito ad attuare le riforme economiche indispensabili per attirare gli investimenti stranieri, creare nuovi posti di lavoro e tirare il Paese fuori dalla recessione che potrebbe prolungarsi anche nel 2015, il che sarebbe il settimo anno consecutivo, avverte il presidente croato.
Come membro del Partito Socialdemocratico, ricorda il 'Financial Times', Ivo Josipovic fu eletto presidente nel 2010 sulla piattaforma che si occupava di ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata. “Il piu' grande ostacolo alle riforme sta nelle nostre teste” afferma Josipovic e aggiunge che quando arriva qualcuno in veste di importante investitore, la societa' reagisce dicendo: “arriva per poter guadagnare e noi questo non lo possiamo permettere”. Si tratta molto probabilmente di una eredita' del sistema precedente, del socialismo, e' dell'opinione il presidente croato e punta sul periodo tra il 1945 e il 1990 quando la Croazia faceva parte della Jugoslavia comunista. Un tale approccio e' visibile nei media e tra i politici. E' diffusa la paura di investitori e di imprenditori. Adesso pero' abbiamo una nuova legislazione che incoraggia gli investimenti, ma questo non e' sufficiente, spiega Josipovic. Per quanto riguarda misure difficili, quali ad esempio un ipotetico programma di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale, Josipovic afferma che in tal caso si dovrebbe pensare alla stabilita' della societa' e relazioni oneste nella societa'. “Spero che con noi non si comporterebbero come con la Grecia” dice il presidente.
La Croazia e' simile alla Grecia, che nel 2010 doveva essere salvata dall'Ue e dal FMI in cambio di severe misure di risparmio e di riforme dell'amministrazione ed economia statali, appesantita da un costoso e affollato settore pubblico, disciplina di bilancio insufficiente e debole concorrenza, osserva il Financial Times e aggiunge che il BDP di questo paese dal 2008 e' calato del quasi 13 per cento mentre la disoccupazione nello scorso settembre era del 17,7 per cento. Il debito pubblico cresce a picco e l'anno scorso ha raggiunto il 67 per cento del PIL, oltre il doppio rispetto al 2008. Il programma del FMI per la Croazia sarebbe comunque diverso rispetto a quello che si e' adoperato per la Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, paesi che sono membri della zona euro.
Gli esperti economici dicono che la Croazia, se si decidesse di chiedere aiuti internazionali, aspetterebbe molto probabilmente che prima si svolgessero le elezioni parlamentari previste regolarmente tra un anno. Pensando alle elezioni, Zoran Milanovic, premier socialdemocratico dal 2011, scrive Financial Times, ha promesso a settembre che il suo esecutivo evitera' le misure che sono socialmente penose, come il grande ridimensionamento del numero dei posti di lavoro nel settore pubblico e che proseguira' “per un cammino di riforme piu' lento ma meno traumatico”. Infine, in questo articolo-intervista, si e' fatto riferimento anche alle recenti dichiarazioni del governatore della Banca Centrale Croata, Boris Vujcic il quale ha criticato aspramente la classe politica croata nel suo governamento economico dicendo che nella politica nazionale era prevalso “un obiettivo miope di come guadagnarsi facilmente i voti piuttosto che creare un'economia efficace, aperta e flessibile che porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Va detto ancora che il presidente Josipovic ha rilasciato questa intervista al 'Financial Times' subito dopo la sua partecipazione, in quanto relatore introduttivo, alla recentissima conferenza svoltasi a Londra sul futuro dell'energetica. Il capo dello stato croato, in quella occasione, e' stato presentato come la persona che sta realizzando il programma “di lotta contro l'ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata”. Sottolineando che il Presidente non ha una influenza diretta sulla politica economica, il Financial Times scrive che il capo dello stato croato attraverso il suo Ufficio “promuove presso l'opinione pubblica i pregi del mercato libero e degli investimenti internazionali” a fin di superare la paura dell'imprenditoria.
Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre a Radio Radicale
A due mesi, piu' o meno, dalle elezioni presidenziali in Croazia, di cui la data ufficiale non e' ancora stata decisa, l'attuale presidente Ivo Josipovic rilascia una intervista al giornale britannico, 'The Financial Times'. In questa intervista, il capo dello stato croato si appella ai suoi cittadini di superare la sfiducia che nutrono nei confronti delle riforme. Secondo Josipovic, proprio la sfiducia verso il capitalismo che e' diffusa nella societa' croata e' una delle ragioni per cui nessun governo croato finora non ha voluto attuare le riforme necessarie per poter modernizzare l'economia e sanare le finanze pubbliche. Josipovic afferma che nessuno dei governi croati e' riuscito ad attuare le riforme economiche indispensabili per attirare gli investimenti stranieri, creare nuovi posti di lavoro e tirare il Paese fuori dalla recessione che potrebbe prolungarsi anche nel 2015, il che sarebbe il settimo anno consecutivo, avverte il presidente croato.
Come membro del Partito Socialdemocratico, ricorda il 'Financial Times', Ivo Josipovic fu eletto presidente nel 2010 sulla piattaforma che si occupava di ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata. “Il piu' grande ostacolo alle riforme sta nelle nostre teste” afferma Josipovic e aggiunge che quando arriva qualcuno in veste di importante investitore, la societa' reagisce dicendo: “arriva per poter guadagnare e noi questo non lo possiamo permettere”. Si tratta molto probabilmente di una eredita' del sistema precedente, del socialismo, e' dell'opinione il presidente croato e punta sul periodo tra il 1945 e il 1990 quando la Croazia faceva parte della Jugoslavia comunista. Un tale approccio e' visibile nei media e tra i politici. E' diffusa la paura di investitori e di imprenditori. Adesso pero' abbiamo una nuova legislazione che incoraggia gli investimenti, ma questo non e' sufficiente, spiega Josipovic. Per quanto riguarda misure difficili, quali ad esempio un ipotetico programma di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale, Josipovic afferma che in tal caso si dovrebbe pensare alla stabilita' della societa' e relazioni oneste nella societa'. “Spero che con noi non si comporterebbero come con la Grecia” dice il presidente.
La Croazia e' simile alla Grecia, che nel 2010 doveva essere salvata dall'Ue e dal FMI in cambio di severe misure di risparmio e di riforme dell'amministrazione ed economia statali, appesantita da un costoso e affollato settore pubblico, disciplina di bilancio insufficiente e debole concorrenza, osserva il Financial Times e aggiunge che il BDP di questo paese dal 2008 e' calato del quasi 13 per cento mentre la disoccupazione nello scorso settembre era del 17,7 per cento. Il debito pubblico cresce a picco e l'anno scorso ha raggiunto il 67 per cento del PIL, oltre il doppio rispetto al 2008. Il programma del FMI per la Croazia sarebbe comunque diverso rispetto a quello che si e' adoperato per la Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, paesi che sono membri della zona euro.
Gli esperti economici dicono che la Croazia, se si decidesse di chiedere aiuti internazionali, aspetterebbe molto probabilmente che prima si svolgessero le elezioni parlamentari previste regolarmente tra un anno. Pensando alle elezioni, Zoran Milanovic, premier socialdemocratico dal 2011, scrive Financial Times, ha promesso a settembre che il suo esecutivo evitera' le misure che sono socialmente penose, come il grande ridimensionamento del numero dei posti di lavoro nel settore pubblico e che proseguira' “per un cammino di riforme piu' lento ma meno traumatico”. Infine, in questo articolo-intervista, si e' fatto riferimento anche alle recenti dichiarazioni del governatore della Banca Centrale Croata, Boris Vujcic il quale ha criticato aspramente la classe politica croata nel suo governamento economico dicendo che nella politica nazionale era prevalso “un obiettivo miope di come guadagnarsi facilmente i voti piuttosto che creare un'economia efficace, aperta e flessibile che porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Va detto ancora che il presidente Josipovic ha rilasciato questa intervista al 'Financial Times' subito dopo la sua partecipazione, in quanto relatore introduttivo, alla recentissima conferenza svoltasi a Londra sul futuro dell'energetica. Il capo dello stato croato, in quella occasione, e' stato presentato come la persona che sta realizzando il programma “di lotta contro l'ingiustizia sociale, corruzione e criminalita' organizzata”. Sottolineando che il Presidente non ha una influenza diretta sulla politica economica, il Financial Times scrive che il capo dello stato croato attraverso il suo Ufficio “promuove presso l'opinione pubblica i pregi del mercato libero e degli investimenti internazionali” a fin di superare la paura dell'imprenditoria.
Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 2 novembre a Radio Radicale
giovedì 15 maggio 2014
LA VISITA DI LAVORO DEL PRESIDENTE CROATO NEGLI STATI UNITI
Di Marina Szikora
Questa settimana si svolge un viaggio di lavoro importante del presidente croato Ivo Josipović negli Stati Uniti. Importante sia nell'ottica politica ma soprattutto per quanto riguarda il business petrolifero. Il viaggio e' iniziato a Washington con incontri con i rappresentanti delle istituzioni governative americane e di importanti think-tank. Seguiranno poi i colloqui con il vicepresidente Joe Biden e anche se non è ancora confermato, al momento in cui scriviamo, ma è quasi sicuro, a questo incontro si associera' il presidente Barack Obama. Va detto che questa e' la seconda visita del capo dello stato croato alla Casa Bianca. In questi colloqui, come annunciato, si parlera' dell'evasione del regime di tassazione tra i due stati, del regime di visti per i cittadini croati nonche' dell'inevitabile tema relativo alla situazione in Bosina Erzegovina.
La Croazia ha bisogno innanzitutto di partner economici e le compagnie petrolifere americane mostrano interesse per possibili giacimenti di petrolio e gas nell'Adriatico croato. Nel momento in cui l'Europa e' energicamente abbastanza vulnerabile e gli Stati Uniti vedono il loro interesse politico ed economico, il viaggio di Josipović, cosi' i media croati, avviene in un perido buono, soprattutto la sua visita a Houston. “Il mio messaggio sia alla politica che al business petrolifero e' che la Croazia e' un paese stabile che ha le conoscenze e le risorse naturali e che e' posizionata sulla mappa dell'Europa su uno degli incroci piu' importanti per la sicurezza energetica europea”, ha detto Josipović al suo arrivo negli Stati Uniti. Giovedi' e venerdi' a Houston il presidente croato partecipera' al Forum energetico che riunira' rappresentanti di una trentina di compagnie petrolifere e del gas e al quale discutera' di investimenti nei progetti in Croazia. Sara' questa l'occasione di informare gli investitori americani sulle potenzialita' croate in questo campo.
Intanto, dal governo croato arrivano notizie piuttosto ottimistiche. Secondo il vicepresidente del governo e ministro per lo Sviluppo regionale e i fondi europei, Branko Grčić, gli indicatori economici vanno al meglio. Nei primi tre mesi di quest'anno l'esportazione e' aumentata del quasi otto per cento e si nota anche una modesta crescita della produzione industriale nonche' del piccolo commercio. Il vicepremier ha annunciato che lo stato presto si indebitera' di un ulteriore miliardo di euro, ma che dovrebbe essere l'ultimo indebitamento di quest'anno. I messaggi chiave da mandare in questo momento sono che il governo croato e' stabile, nonostante i cambiamenti avvenuti, e qui Grčić si riferisce alla recentissima sostituzione del ministro delle Finanze. L'altro messaggio e' che si continua con le riforme e il piu' importante e' che ci sono le prime indicazioni concrete del cambiamento della situazione economica.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
Questa settimana si svolge un viaggio di lavoro importante del presidente croato Ivo Josipović negli Stati Uniti. Importante sia nell'ottica politica ma soprattutto per quanto riguarda il business petrolifero. Il viaggio e' iniziato a Washington con incontri con i rappresentanti delle istituzioni governative americane e di importanti think-tank. Seguiranno poi i colloqui con il vicepresidente Joe Biden e anche se non è ancora confermato, al momento in cui scriviamo, ma è quasi sicuro, a questo incontro si associera' il presidente Barack Obama. Va detto che questa e' la seconda visita del capo dello stato croato alla Casa Bianca. In questi colloqui, come annunciato, si parlera' dell'evasione del regime di tassazione tra i due stati, del regime di visti per i cittadini croati nonche' dell'inevitabile tema relativo alla situazione in Bosina Erzegovina.
La Croazia ha bisogno innanzitutto di partner economici e le compagnie petrolifere americane mostrano interesse per possibili giacimenti di petrolio e gas nell'Adriatico croato. Nel momento in cui l'Europa e' energicamente abbastanza vulnerabile e gli Stati Uniti vedono il loro interesse politico ed economico, il viaggio di Josipović, cosi' i media croati, avviene in un perido buono, soprattutto la sua visita a Houston. “Il mio messaggio sia alla politica che al business petrolifero e' che la Croazia e' un paese stabile che ha le conoscenze e le risorse naturali e che e' posizionata sulla mappa dell'Europa su uno degli incroci piu' importanti per la sicurezza energetica europea”, ha detto Josipović al suo arrivo negli Stati Uniti. Giovedi' e venerdi' a Houston il presidente croato partecipera' al Forum energetico che riunira' rappresentanti di una trentina di compagnie petrolifere e del gas e al quale discutera' di investimenti nei progetti in Croazia. Sara' questa l'occasione di informare gli investitori americani sulle potenzialita' croate in questo campo.
Intanto, dal governo croato arrivano notizie piuttosto ottimistiche. Secondo il vicepresidente del governo e ministro per lo Sviluppo regionale e i fondi europei, Branko Grčić, gli indicatori economici vanno al meglio. Nei primi tre mesi di quest'anno l'esportazione e' aumentata del quasi otto per cento e si nota anche una modesta crescita della produzione industriale nonche' del piccolo commercio. Il vicepremier ha annunciato che lo stato presto si indebitera' di un ulteriore miliardo di euro, ma che dovrebbe essere l'ultimo indebitamento di quest'anno. I messaggi chiave da mandare in questo momento sono che il governo croato e' stabile, nonostante i cambiamenti avvenuti, e qui Grčić si riferisce alla recentissima sostituzione del ministro delle Finanze. L'altro messaggio e' che si continua con le riforme e il piu' importante e' che ci sono le prime indicazioni concrete del cambiamento della situazione economica.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
giovedì 24 ottobre 2013
IVO JOSIPOVIĆ A BELGRADO: E' INIZIATO IL DISGELO TRA CROAZIA E SERBIA?
![]() |
| Josipovic e Nikolic a Belgrado (Foto Oliver Bunic) |
Di Marina Szikora [*]
Le relazioni tra Croazia e Serbia sono
appesantite da numerose questioni aperte ma negli ultimi tempi è
stato raggiunto comunque un serio avanzamento nella collaborazione.
Questa la valutazione espressa a Belgrado dai due presidenti, Ivo
Josipović e Tomislav Nikolić. Settimana scorsa quindi, la visita di
stato del presidente croato a Belgrado, dopo che un anno e mezzo fa
l’ex ultranazionalista radicale serbo Tomislav Nikolić è
diventato presidente della Serbia. Ivo Josipović si è rifiutato a
lungo di compiere questa visita a causa della retorica controversa
del suo collega serbo il quale appena eletto alla presidenza serba ha
dichiarato che Vukovar, la città martire della guerra contro la
Croazia, è in effetti città serba, che i croati non ci devono
tornare e in più che a Srebrenica non èstato compiuto nessun
genocidio. Con il tempo, queste posizioni sono state in qualche modo
corrette e chiarite e i due presidenti hanno avuto occasione di
incontrarsi ai margini di alcuni appuntamenti internazionali.
La valutazione generale dei tanti media
che hanno seguito con attenzione questo incontro è che non si è
avuto nessun accordo concreto rispetto alle tante questioni aperte,
ma che almeno sono state messe sul tavolo come agenda di colloqui.
Spetta ai due governi di procedere verso le necessarie soluzione. Il
cammino sarà però lungo e sicuramente non facile. Per la Croazia il
problema principale restano le persone scomparse di cui tutt’oggi
non si sa il destino. La Serbia invece insiste che la Croazia ritiri
le denunce per genocidio presentate davanti alla Corte internazionale
di giustizia. Anche la Serbia, a seguito della mossa croata, ha fatto
causa per lo stesso motivo contro la Croazia, ma per Zagabria le
condizioni per il ritiro di queste denunce non sono maturate e si
prosegue con la causa.
Il presidente Josipović si è detto
comunque soddisfatto di questa visita, constatando che in certi
settori sono stati fatti progressi seri e questo è il segno che
Croazia e Serbia possono fare insieme molto meglio. Josipović ha
aggiunto che gli imprenditori croati e serbi, gli scienziati, gli
artisti e gli sportivi collaborano molto meglio della politica. Per
il suo ospite serbo, Tomislav Nikolić, con l’incontro avvenuto, le
relazioni tra Croazia e Serbia hanno ottenuto una nuova dimensione e
si è detto pronto, insieme al suo collega croato, a dare pieno
sostegno ai rispettivi governi per risolvere le questioni aperte e
migliorare la collaborazione bilaterale e regionale.
Per Nikolić, le accuse per genocidio
davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja appesantiscono inutilmente
le relazioni. E per il capo dello stato serbo, la guerra di
aggressione contro la Croazia, così come detto, rappresenta soltanto
“una lite di confine tra due vicini”. Nikolić ha puntato anche
sugli “incidenti etnici e le parole di odio” che sono esplosi
ultimamente, riferendosi alla distruzione delle scritte bilingui a
Vukovar e in alcune altre città in Croazia. Replicando, Josipović
ha rilevato che la parte croata, vale a dire il governo, il
parlamento e lui stesso sono pienamente decisi a far rispettare
l’attuazione della legge costituzionale sui diritti delle
minoranze.
Per il presidente croato cruciale
invece la questione delle persone scomparse, un problema morale e
giuridico, ricordando che la Croazia oggi cerca ancora 1689 persone
scomparse. Irrisolta anche la questione della secessione e il
problema del confine statale. Quanto alla questione del diritto delle
minoranze e profughi, Josipović ha ricordato che “dei circa 40.000
croati che hanno dovuto fuggire dalla Serbia, oggi sono tornate
soltanto una decina di famiglie”.
Incontrando la minoranza croata in
Vojvodina i due presidenti hanno concordato che le comunità delle
minoranze, sia i croati in Serbia che i serbi in Croazia,
rappresentano una ricchezza e che contribuiscono ai legami reciproci.
“Penso che per i cittadini della Serbia e Croazia, ma anche per i
cittadini della regione, nonché per tutta l’Europa, sia un segno
eccezionale che la Serbia e la Croazia possono lasciare quello che le
aveva diviso per creare una nova storia dei propri popoli”, ha
detto Nikolić aggiungendo che “ci sono stati eventi tragici nella
nostra storia che non devono ripetersi mai più”.
Ospite ad una trasmissione della
radiotelevisione serba, il presidente Josipović ha rilevato che tra
Serbia e Croazia è necessario costruire una nuova fiducia, questo il
compito più importante ma anche il lavoro più difficile. Quanto
alla possibilità del ritiro delle accuse di genocidio, il capo dello
stato croato ha sottolineato che “il governo croato sulla questione
non ha detto né sì né no, perché si tratta di una decisione
delicata”.
Per la prima volta un presidente croato
si è rivolto anche ai deputati del Parlamento serbo. Nel suo
intervento Josipović ha detto che i due popoli ed i due stati sono
collegati ma anche divisi dalla comune storia complessa nel corso
della quale si sono scambiati periodi di collaborazione e di
conflitto. Si è appellato a porre fine al costante ritorno nel
passato citando le parole del premier serbo Zoran Đinđić,
assassinato nel 2003: “Il nostro dovere è la vita di oggi e
domani”. Puntando sulle vicende di guerra, il presidente croato ha
detto che la Croazia ha passato “un calvario che ricorda come lotta
per la sopravvivenza ed indipendenza”, si è detto consapevole che
le due parti valutano diversamente le circostanze del passato, ma ha
rilevato come l'unica via giusta sia quella di condannare ogni
crimine, perché “soltanto così possiamo mandare un messaggio alle
future generazioni che i crimini non devono ripetersi da nessuna
parte”.
“E’ nostro primo dovere rispettare
le vittime innocenti. Bisogna essere uomini e capire il sacrificio
degli altri anche dei recenti nemici, andare nei luoghi di sofferenza
e chiedere scusa”, ha detto Josipović aggiungendo che non ci sono
ostacoli politici per il ritorno dei serbi in Croazia e per il
ritorno dei profughi croati in Serbia ma bisogna assicurare loro il
diritto all’abitazione e alla restituzione dei beni: “In Croazia
siamo consapevoli di questa responsabilità”, ha detto Josipovic
rilevando che entrambe le parti sono altrettanto responsabili per
quanto riguarda la realtà in cui continuano ad esserci
discriminazione, incitamento alla segregazione e parole di odio.
Bisogna cercare partenariato nei valori europei, è stato il
messaggio del presidente croato in cui ha rilevato anche
l’importanza dell’Europa e delle integrazioni europee.
Tutto sommato, come abbiamo detto, sono
molte le questioni messe sul tavolo e per le quali ci vorrà molto
tempo e molta buona volontà per arrivare ad una soluzione e al loro
superamento. Alcuni hanno definito questo incontro come il segno del
disgelo nelle relazioni tra Zagabria e Belgrado, ma saranno poi i
prossimi passi concreti a dire se sarà davvero così.
[*] Il testo è tratto dalla
trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 24 ottobre a Radio Radicale
giovedì 3 ottobre 2013
IL PRESIDENTE CROATO JOSIPOVIĆ ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU
di Marina Szikora
La settimana scorsa, come abbiamo già
detto, si è aperta la 68a Assemblea Generale delle Nazioni Unite,
un'occasione che come ogni anno ha riunito a New York i capi di Stato
e di governo di un gran numero di Paesi rappresentati al Palazzo di
vetro. A guidare la delegazione della Croazia e' stato il presidente
Ivo Josipović. Nel suo intervento, il capo dello stato croato si e'
soffermato su diversi temi che riguardano la politica internazionale
e il ruolo delle Nazioni Unite.E' difficile, se non impossibile,
preannunciare lo sviluppo sostenibile, ha detto Josipović, se non ci
soffermiamo su una delle sue precondizioni essenziali – pace e
sicurezza. Per garantire la sicurezza internazionale e' importante
costruirla sulle lezioni imparate sia dai successi che dagli errori
del passato. Josipović ha indicato le missioni di pace in Croazia
che negli ultimi 20 anni ha passato un lungo cammino da un paese in
cui, appunto, c'erano diverse missioni di pace delle Nazioni Unite
fino a contribuire esso stesso oggi a salvaguardare la pace. Il
presidente croato non ha mancato di ricordare che quest'anno si
celebra il ventennario dalla fondazione dell'ICTY e la Croazia sin
dall'inizio si era impegnata per la sua istituzione. Ha ricordato
altrettanto l'istituzione dell'ICC nel 1998 come uno dei forse piu'
importanti raggiungimenti della civilta' dello secolo scorso e si
appellato ai paesi che non hanno ancora ratificato lo Statuto di Roma
di farlo al piu' presto.
In rilievo anche la riunione
ministeriale, che a latere dell'Assemblea Generale si e' tenuta sul
tema del rafforzamento economico delle donne nel processo della
costruzione di pace, presieduta dalla ministro degli esteri croata
Vesna Pusić. La posizione croata e' che lo sviluppo della sicurezza,
stato di diritto e diritti umani devono andare a pari passo.
Democrazia – non sono soltano diritti civili e politici, essa non
si concentra soltanto su elezioni libere e giuste, bensi' sui diritti
economici, sociali e culturali, ha detto Josipović. Ha aggiunto che
la Croazia appoggia soprattutto l'abolizione della pena di morte,
l'attuazione delle politiche che mirano all'eliminazione della
discriminazione, la tutela efficace e piena dei diritti dei bambini e
la realizzazione dei diritti delle persone portatori di handicap, il
miglioramento dei diritti delle donne e delle minoranze.
Tra i diversi argomenti attuali che il
presidente croato ha indicato nel suo intervento, vi e' anche la
ferma posizione della Croazia sulla necessita' del proseguimento del
processo di allargamento. „La Croazia crede fortemente che la
politica dell'allargamento dell'Ue e' una delle politiche di maggior
successo e delle piu' produttive dell'Ue“. Essa deve continuare per
quanto riguarda tutti i paesi dei Balcani Occidentali in base ai loro
raggiungimenti individuali, come la migliore opzione per una
stabilita' permanente della regione. Bisogna comprendere che la
riconciliazione e collaborazione diventano nuovi standard della
politica regionale e in questo senso salutiamo una maggiore
collaborazione tra i paesi dell'Europa sudorientale, sia quella
bilaterale che quella nell'ambito delle organizzazioni ed iniziative
regionali, ha detto Ivo Josipović alle Nazioni Unite.
Il testo è tratto dalla trascrizione
della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in
onda il 3 ottobre 2013 a Radio Radicale.
giovedì 28 marzo 2013
JOSIPOVIĆ IN BOSNIA: LA CROAZIA APPOGGERA' L'INTEGRAZIONE ANCHE DALL'INTERNO DELL'UE
Di Marina Szikora [*]
Il presidente croato Ivo Josipović si
e' recato settimana scorsa in Bosnia Erzegovina. Una visita
importante in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea.
Questa vicina adesione si riflettera' positivamente anche sui paesi
della regione, soprattutto sulla Bosnia. La Croazia fara' tutto il
possibile affinche' i confini tra Croazia e Bosnia Erzegovina
permettano il proseguimento di buone relazioni che esistono tra i due
Paesi, ha promesso Ivo Josipović visitando la citta' di Mostar.
"Il confine europeo tra Croazia e
Bosnia nemmeno nelle condizioni nuove non sara' una muraglia cinese,
ma deve collegare la gente. Sono certo che noi, la Bosnia e l'Unione
Europea troveremo le migliori modalita'", ha detto il presidente
croato dopo il suo incontro con il presidente di turno della Bosnia,
il rappresentante serbo Nebojša Radmanović. Josipović ha aggiunto
che e' interesse strategico croato che tutti i Paesi nella regione
diventino membri dell'Ue: "Per noi la Bih in molti sensi e' il
partner e il vicino piu' importante. Come l'Ue e' una occasione per
la Croazia, lo e' anche per la Bosnia", ha detto Josipović.
Nebojša Radmanović da parte sua ha
espresso soddisfazione per il vicino ingresso della Croazia nell'Ue:
"Tutti noi in BiH siamo molto soddisfatti che la Croazia in
qualche mese diventera' membro permanente dell'Ue. Credo che questo
sia utile anche per tutti i cittadini della Bosnia Erzegovina. Ci
sono pero' dei problemi minori ai confini che sono in tutto oltre
1000 km e ci impegniamo affinche' anche noi, come presidenti dei due
paesi, diamo il nostro contributo alla soluzione del problema a fin
di superarlo" ha detto Radmanović.
In precedenza, il presidente croato
aveva incontrato anche gli altri due membri della presidenza
tripartita della Bosnia Erzegovina, il bosgnacco Bakir Izetbegović e
il croato Željko Komšić. In questa occasione e' stata espressa la
comune disponibilità a rafforzare la collaborazione tra i due Paesi
e l'impegno a costruire queste relazioni come contributo alla
stabilita' della regione.
[*] Il testo è tratto dalla
trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 28 marzo a Radio Radicale
giovedì 13 dicembre 2012
LE RELAZIONI TRA CROAZIA E SERBIA ALLA RICERCA DI NUOVI EQUILIBRI
Certe dichiarazioni del neo presidente serbo Tomislav Nikolic, dopo il disgelo che aveva caratterizzato la presidenza di Boris Tadic, unite alle recenti sentenze del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia e ai problemi sempre aperti, rischiano di raffreddare i rapporti tra Belgrado e Zagabria, ma le diplomazie dei due Paesi sono al lavoro. Qui di seguito il testo di Marina Szikora tratto dalla puntata di
Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.
Il presidente croato Ivo Josipovic ospite dell'emittente serba B92
La sentenza di assoluzione del
Tribunale dell'Aja ai generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač
non diminuisce la necessita' di processare i crimini di guerra, ha
detto anche il presidente croato Ivo Josipović in una lunga
intervista per la tv serba B92. Per quanto riguarda incontri con i
colleghi serbi, in questo caso con il presidente della Serbia
Tomislav Nikolić, Josipović ha detto che si tratta di un presidente
legittimamente eletto e che in Croazia e' rispettato in quanto tale,
ma allo stato attuale si dimostrano certe posizioni per le quali e'
difficile aspettarsi il ruolo simbolico che questi incontri
dovrebbero avere, sia in Croazia che in Serbia. C'e' da chiedersi se
un possibile incontro tra di due presidenti possa produrre un livello
di consenso politico necessario perche' l'incontro possa soddisfare
la sua funzione, ha osservato il presidente croato. Alle insistenti
domande del giornalista serbo sui crimini di guerra contro i serbi,
il capo dello stato croato ha confermato che in Croazia non vi e'
ancora nessuna sentenza definitiva contro i crimini commessi durante
e dopo l'operazione militare 'Tempesta'. La Croazia, ha precisato
Josipović, iniziera' ad occuparsi di questi crimini appena ricevera'
le prove dal Tribunale dell'Aja.
Il presidente croato ha valutato che
ogni societa' deve attraversare la sua catarsi e riconoscere quello
che vi e' stato di buono nella politica e no, che ne' per i croati
ne' per i serbi e' opportuno litigare poiche' per entrambi i paesi le
buone relazioni sono fondamentali. Commentando la sua valutazione
ancora di prima, secondo la quale non e' arrivato ancora il tempo per
incontrarsi con il suo collega serbo, Jospović ha voluto ricordare
che i suoi precedenti incontri con l'ex presidente serbo Boris Tadić
hanno avuto sempre "un livello molto simbolico e si sono basati
sul fatto che c'era una buona parte di comprendere comunemente il
passato ma soprattutto il futuro". Al tempo stesso, Josipović
si e' detto convinto che adesso "la porta non e' chiusa" e
ha indicato che le recentissime dichiarazioni del premier serbo Ivica
Dačić sono incoraggianti. Josipović si e' riferito alle
dichiarazioni di Dačić il quale giorni fa ha detto di non volere
che si crei il ghiaccio che poi dovranno sciogliere le future
generazioni. Il presidente croato ha ribadito di aver collaborato
bene con l'ex presidente Boris Tadić e ha confermato che i due sono
rimasti in contatto ma si tratta oggi di contatti personali, da
amici. Secondo il presidente croato sono arrivati i tempi in cui la
gente in Serbia si dovrebbe chiedere perche' i loro soldati si sono
trovati in Croazia? Perche' i soldati, i carri armati e gli aerei
dalla Serbia si sono recati in Croazia? Si tratta – e'
dell'opinione Ivo Josipović – di una questione che fa parte della
necessaria catarsi che la Serbia deve passare.
Per quanto riguarda gli altri processi
per crimini di guerra contro i serbi, il presidente croato ha
precisato che attualmente in Croazia sono in corso 104 processi
contro le persone del mondo militare e politico, finora sono state
condannate 30 persone di cui tre generali a pene carcerarie di lunghi
anni. Sono altrettanta in corso diverse indagini. "L'impegno a
condannare e punire tutti i crimini e' assoluto" ha rilevato
Josipović e ha espresso speranza che su questo piano si collaborera'
con la Serbia. Sul numero dei profughi serbi, il capo dello stato
croato ha detto che dalla Serbia sono ritornate in Croazia 94.000
persone. Ha aggiunto i dati di circa 180.000 case ristrutturate di
cui il circa 35 percento sono quelle dei profughi serbi, mentre 6.700
richieste sono ancora irrisolte. Come grande impegno, ha sottolineato
Josipović, resta quello di scoprire il destino delle persone
scomparse: "Per me ogni vittima civile e' completamente uguale.
Noi oggi in Croazia stiamo cercando circa 1.700 persone, la meta'
sono serbi e croati... quindi il compito e l'interesse e' uguale. Il
dolore e' uguale per la madre serba che quella croata di non
conoscere la tomba del proprio figlio" ha rilevato Josipović.
Si prepara il terreno per l'incontro tra i premier croato e serbo
Il primo vicepresidente del governo
croato e ministro degli esteri, Vesna Pusić, partecipando settimana
scorsa alla 19a riunione del Consiglio ministeriale dell'OSCE a
Dublino ha affermato che riunioni di questo tipo senza dubbio aiutano
lo scambio di opinioni ed esperienze ma per la stabilizzazione della
regione balcanica e' valido sempre lo stesso vecchio principio:
nessuno ti puo' aiutare se non ti aiuti da solo. Pusić ha precisato
che la situazione nella regione dipende innanzitutto dal senso di
responsabilita' e dal lavoro degli attori regionali: “Se siamo in
grado di fare un passo avanti ed assumerci la responsabilita' per la
nostra parte d'Europa, allora anche questo tipo di riunioni, incontri
e comunicazioni tra i ministri degli altri paesi e in generale
dell'OSCE, hanno senso”, ha valutato Vesna Pusić. Ai margini di
questa riunione, la ministro croata ha parlato con il suo collega
serbo Ivan Mrkić. Tema principale del colloquio e' stata la
continuazione della collaborazione, vale a dire come ristabilire le
relazioni dopo che esse sono state compromesse dalle ultime sentenze
dell'Aja. "La Croazia nel suo avanzamento verso l'Ue ha avuto la
piena collaborazione con il Tribunale dell'Aja come condizione
inevitabile. L'intero caso concreto e' durato sette anni e mezzo e
abbiamo collaborato pienamente. Ritengo che i nostri vicini non
possono criticare la Croazia bensi' il Consiglio di Sicurezza o le
Nazioni Unite in quanto fondatori del Tribunale" ha detto Vesna
Pusić.
L'incontro Pusić – Mrkić e' stato
valutato da entrambi i ministri come utile e come un primo passo che
nel vicino futuro potrebbe portare all'incontro dei due premier,
quello croato Zoran Milanović e quello serbo Ivica Dačić. Di una
data concreta dell'incontro non si e' ancora parlato. Il ministro
serbo, cosi' un comunicato del Ministero degli esteri ed affari
europei croato, ha dichiarato che bisogna tener presente quello che
avvicina i due paesi e che la Serbia e la Croazia devono sviluppare
le migliori relazioni possibili considerando l'interesse delle future
generazioni. Parlando della sentenza di assoluzione dei generali Ante
Gotovina e Mladen Markač, la ministro Pusić ha ripetuto che la
Croazia ha pienamente rispettato le procedure istituzionali in quanto
precondizione per l'adesione all'Ue. "Gotovina e Markač sono
innocenti e non sono responsabili di crimini di guerra il che non
significa che crimini di guerra non ci sono stati e che non esistono
persone responsabili", ha aggiunto Pusić rilevando che quelli
che non sono soddisfatti del lavoro del Tribunale devono lamentarsi
presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha istituito
il Tribunale che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia o presso
lo stesso Tribunale invece di criticare la Croazia.
giovedì 25 ottobre 2012
A JOSIPOVIĆ E TADIĆ IL PREMIO EUROPEO PER LA TOLLERANZA E LA RICONCILIAZIONE
Il Consiglio europeo per la tolleranza
e la riconciliazione (Ectr), presieduto dall'ex presidente polacco
Aleksander Kwasniewski, ha conferito il prestigioso riconoscimento
all'attuale presidente croato e all'ex presidente serbo per “aver
contribuito alla verità, alla tolleranza e alla riconciliazione”,
nonché per “aver riconosciuto pubblicamente ed espresso scuse per
le sofferenze provocate dai cittadini dei loro Stati”. La
motivazione del premio sottolinea anche che le storiche visite e le
parole pronunciate dei due presidenti in quelle occasioni hanno
“rafforzato la base per lo sviluppo di una cultura della memoria e
della tolleranza nell'Europa sudorientale e le fondamenta per la
futura democratizzazione e riconciliazione”.Il riconoscimento è stato consegnato
al presidente croato e all'ex presidente serbo lo scorso 16 ottobre
in una cerimonia al Parlamento Europeo a Bruxelles. Nella puntata di
Passaggio a Sud Est della scorsa settimana, per motivi di tempo e
spazio, non abbiamo potuto parlare di questo evento che ha una sua
indubbia importanza per l'Europa sudorientale e per la regione
balcanica. A Bruxelles si sono sentite in effetti molte belle parole
sui due leader per come hanno promosso il processo di riconciliazione
delineando un nuovo cammino nelle relazioni tra Croazia e Serbia. Gli
indirizzi che sembra voler prendere la nuova leadership di Belgrado
sembrano però mettere a rischio questa linea.
![]() |
| Josipovic e Tadic ricevono il premio al Parlamento Europeo (Foto Afp/Pixsell) |
Di Marina Szikora [*]
Dopo otto anni di incarico
presidenziale in Serbia, come sappiamo, Boris Tadić ha perso sia le
elezioni presidenziali che quelle parlamentarei. Ora si e' in attesa
delle prossime elezioni nel suo partito, il Partito Democratico che
per lui potrebbero essere un'altra sconfitta. Va precisato che Tadić
si trova alla guida del Pd da quando e' stato ucciso il suo
predecessore, l'ex premier Zoran Đinđić. Tempi quindi non facili
per il leader serbo che in tutti questi anni e' stato visto
dall'Occidente come la maggiore voce proeuropea in Serbia. Alla fine
della cerimonia al Parlamento Europeo, Tadić ha rilasciato una lungaintervista al quotidiano croato 'Večernji list'.
Secondo l'ex presidente della Serbia,
molte parole pronunciate ultimamente dall'attuale leadership serba
non sono per niente incoraggianti. Tadić spera pero' che si tratti
di un iniziale posizionamento della nuova leadership politica in
Serbia e una ricerca di identita' specifica dopo aver assunto i nuovi
incarichi. Ha giudicato particolarmente pericolose le parole
dell'attuale premier Ivica Dačić, alcune delle quali mettono in
questione il futuro europeo della Serbia. La Serbia, afferma Tadić,
potrebbe trovare una nuova destinazione politica ed e' questo che lo
impaurisce maggiormente. Se i suoi avversari politici continueranno
la via europea della Serbia, allora anche la politica da lui iniziata
avra' successo, in caso contrario, il patrimonio lasciato sara'
negativo, precisa l'ex presidente serbo. "Il mio impegno dipende
dai miei avversari. Molto strana e' la natura della politica",
dice Tadić.
Alla cerimonia di consegna di questo
riconoscimento europeo a Ivo Josipović e Boris Tadić, il presidente
del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha detto che grazie all'ex
presidente la Serbia ha ottenuto lo status di candidato. Adesso, nel
nuovo rapporto della Commissione europea sull'avanzamento della
Serbia, Belgrado non ha ottenuto la data dell'inizio dei negoziati di
adesione. "Večernji list" ne ha chiesto il perche' a Tadić
il quale indica che negli ultimi dodici anni la Serbia ha avuto delle
accelerazioni e dei rallentamenti sul cammino europeo. E' un paese
diverso dai suoi vicini perche', secondo Tadić, ha avuto due grandi
pesi. All'inizio, come la Croazia, lo era la collaborazione con il
Tribunale dell'Aja, ma anche il problema del Kosovo che e'
internazionalizzato. Nessun paese nella regione, afferma Tadić, ha
avuto un tale problema. E se si aggiunge la dissoluzione della
federazione tra Serbia e Montenegro, i rallentamenti, e' l'opinione
dell'ex presidente serbo, sono stati naturali.
"Una specie di rilassamento,
l'inespressa responsabilita' per non aver ottenuto una data rapita
per i negoziati, e' qualcosa che mi preoccupa molto", afferma
Tadić e aggiunge che non lo dice soltanto per la Serbia ed i suoi
cittadini ma per tutta la regione balcanica. Per quanto riguarda le
ultime affermazioni del presidente Nikolić che l'Ue non sara' piu'
l'obiettivo per la Serbia se la condizione sara' il riconoscimento
del Kosovo, l'ex capo dello stato serbo osserva che nemmeno lui,
quando e' stato presidente, era pronto a riconoscere l'indipendenza
di Priština ma bisogna far di tutto affinche' la Serbia con riforme
profonde e qualitative dimostri perfino a quei paesi che insistono
sul riconoscimento del Kosovo, che la Serbia e' necessaria all'Ue
come fattore di stabilita' e di sviluppo della regione molto di piu'
rispetto ad un formale atto di riconoscimento di uno stato nuovo che
non ha i presupposti fondamentali per la stabilita'. Quindi, e'
l'opinione di Tadić, le dichiarazioni di Nikolić sono inutili alla
Serbia e perfino pericolose per il popolo serbo. Dall'altra parte
vanno a favore proprio di quelli che si oppongono all'allargamento
perche' cosi' hanno una ottima spiegazione del perche' la Serbia non
dovrebbe ottenere la data dell'apertura dei negoziati.
Tadić ha rilevato anche che se un
popolo viene definito con una politica nazista, allora cio' significa
dire che tutti i cittadini di questo popolo sono nazisti. Un popolo,
ha sottolineato Tadić, non puo' essere criminale, ma lo sono sempre
gli individi. L'allusione, nuovamente, è alle dichiarazioni della
attuale leadership serba che accusa gli sconfitti della Seconda
guerra mondiale e autori dei crimini di guerra nazisti, i tedeschi,
di essere oggi i principali a condizionare ed ostacolare l'ingresso
della Serbia nell'Ue. "Se voi oggi definite un popolo con la
politica nazista della Seconda guerra mondiale, allora dite che tutti
gli appartenenti a questo popolo, il popolo stesso, sono nazisti.
Primo, sappiamo che un popolo non puo' essere criminale, ma lo sono
sempre gli individui. Dall'altra parte, con questo, in effetti,
trasportate il peso delle accuse anche sul popolo serbo, per i
crimini commessi a Srebrenica, Vukovar ed altrove. E non solo sul
popolo serbo, ma anche su quello croato e bosgnacco per i crimini che
avevano commesso i rappresentanti di questo popolo. Queste
dichiarazioni.... hanno un effetto distruttivo... Ivica Dačić
nemmeno per sogno poteva immaginarsi di fare simili dichiarazioni
quando faceva parte della precedente coalizione, mentre adesso
evidentemente ha trovato lo spazio di manovra in cui pensa di poter
dire quello che gli pare", critica fermamente l'ex presidente
della Serbia.
Tornando al premio ricevuto dal Consiglio europeo per la tolleranza
e la riconciliazione, Tadić ha ricordato il momento in cui, con
il suo collega croato Ivo Josipović, si e' recato a Vukovar per
esprimere scuse e parole di cordoglio per i crimini che sono stati
commessi: "I nostri rapporti sono intrecciati, anche se molti
credono che si tratti di una circostanza sbagliata. Ma e' cosi',
anche se abbiamo il diritto ad identita' diverse ed esistenza
indipendente, il che e' buono ed utile in questo momento. Ma la cosa
piu' insensata che ci può accadere e' di compiere crimini gli uni
contro gli altri. Questo e' qualcosa di cui mi vergogno personalmente
anche se non ho contribuito nemmeno per un istante a questi crimini".
Tadić racconta che a Vukovar pero' non ha vissuto quello che ha
dovuto subire a Srebrenica. Alcune delle madri di Srebrenica, nel
loro dolore, gli andavano incontro accusandolo di essere un
assassino. "A Srebrenica ci sono state parole pesanti. Non
accuso nessuno perche' so che la mia missione in quanto presidente
della Serbia era quella. L'ho fatto perche' lo ritenevo mio dovere. E
tutti lo hanno se qualcuno, a nome del suo popolo, ha commesso dei
crimini. Nemmeno oggi in Serbia mi capiscono", spiega Tadić
ricordando il momento in cui da presidente della Serbia si e' recato
a Srebrenica.
Secondo l'ex presidente serbo l'Ue sta
affrontando difficolta' sul piano interno, di natura economica,
soprattutto collegate con la politica macroeconomica e il
consolidamento del deficit di bilancio in quasi ogni singolo paese
europeo. Questo produce tensioni interne. I cittadini in questi
paesi, prosegue Tadić, non guardano con entusiasmo al processo di
allargamento il che non succedeva negli anni novanta, soprattutto
dopo il 2000 quando molti paesi hanno aderito all'Ue senza che i
criteri di adesione fossero completamente adempiuti. Da qui
l'inasprimento dei criteri per i paesi che hanno aspirazioni
all'adesione. La Serbia e' tra questi paesi. Dall'altra parte,
osserva Tadić, in Serbia vi e' stata tutta una serie di
dichiarazioni completamente irresponsabili da parte dei funzionari
dello Stato. Sono stati compromessi i criteri per trattare i
criminali di guerra, poi il cammino della Serbia verso l'Ue con
posizioni che la Serbia non si apprestera' verso l'adesione e questo
e' contro gli interessi dei cittadini della Serbia. Per quanto
riguarda la coalizione nell'ex governo con i socialisti, Tadić
spiega che se non ci fosse stata la riconciliazione con i socialisti,
non ci sarebbe stato il Governo del 2008 e la Serbia sarebbe
precipitata in una forma politica piu' che aggressiva e che
sicuramente non avrebbe portato alla riconciliazione nella regione
bensi' a nuove tensioni. Non ci sarebbe stato nemmeno lo status di
candidato all'adesione. Infine, sulla necessita' di relazioni di buon
vicinato con il Kosovo e la richiesta di rispetto dell'integrita'
territoriale del Kosovo, Tadić e' dell'opinione che le posizioni
politiche si dovevano esprimere diversamente e non parlare di
divisione del Kosovo.
Alla domanda sul proprio partito, il
Partito Democratico e sul suo futuro, Tadić ritiene che esso sia
l'unica forza politica in grado di cambiare la societa' serba
nonostante gli errori commessi. Il Partito Democratico deve avere un
orientamento ideologico chiaro e un obiettivo chiaro. "Non
insisto su me stesso come presidente del PD bensi' sulla missione del
partito che non deve essere cambiata ma esiste il pericolo che cio'
accada", conclude Tadić l'intervista al quotidiano croato
'Večernji list".
[*] Corrispondente di Radio Radicale.
Il testo è la trascrizione di parte della corrispondenza andata in
onda nella puntata odierna di Passaggio a Sud Est
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa
da Radio Radicale oggi 25 ottobre. La trasmissione è ascoltabile nella
sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito
di Radio Radicale.
Attenzione: per un problema tecnico la trasmissione di oggi è andata in onda in anticipo rispetto all'orario consueto. Ci scusiamo per il disguido.
Attenzione: per un problema tecnico la trasmissione di oggi è andata in onda in anticipo rispetto all'orario consueto. Ci scusiamo per il disguido.
giovedì 30 agosto 2012
ALPBACH 2012: L'EUROPA E' UN ESSERE VIVENTE, NON UNA MACCHINA
di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipović,
domenica 26 e lunedi' 27 agosto ha partecipato al Forum europeo
“Alpbach 2012” svoltosi nel Tirolo, in Austria. Nel suo
intervento Josipović ha detto che l'Ue e' meno di tutto un progetto
di politici e che essa appartiene alla gente ed ai popoli che devono
partecipare nella sua costruzione. Il suo ospite austriaco, il
presidente Heinz Fischer si e' opposto invece alla politica di
risparmio senza crescita economica. Parlando della crisi che ha
avvolto l'Ue e il resto del mondo, il presidente Josipović ha
valutato che la crisi ha colpito particolarmente i giovani e si e'
soffermato sul problema del deficit democratico emerso in Europa e
sul problema del radicalismo ed estremismo. Ma non c'e' progresso
senza ottimismo, ha detto il capo dello stato croato valutando che i
tempi di crisi sono al tempo stesso tempi per le nuove occasioni.
"L'Ue non e' una macchina, ma un essere vivente" ha detto
Jospović aggiungendo che uno dei maggiori raggiungimenti dell'Unione
e' la politica dell'allargamento. Josipović ha ricordato il cammino
lungo e difficile della Croazia verso l'Ue ma ha anche aggiunto che
l'obiettivo al quale abbiamo aspirato ci ha sollecitati ad una piu'
decisa attuazione delle riforme. Proprio l'allargamento dell'Ue,
ritiene Josipović, e' il nucleo del futuro e l'Ue e' il motore del
rafforzamento della democrazia nei paesi candidati.
Per il presidente austriaco Heinz
Fischer l'obiettivo e' la tutela del progetto europeo nel momento in
cui, come ha sottolineato, si sentono sempre maggiori voci contro
l'Ue: "non possiamo ripetere gli errori del passato tra la Prima
e la Seconda guerra mondiale. Dal 2008 ci sono sempre piu' voci
contro l'Unione. Le misure di risparmio sono importanti, ma dobbiamo
sollecitare la crescita economica" ha avvertito Fischer
rilevando il fatto che nell'Ue e' sempre maggiore l'abisso tra i
ricchi ed i poveri e sempre piu' grandi le disuguaglianze. Fischer
ritiene che uno dei problemi scottanti sono la disoccupazione dei
giovani che potrebbe provocare in loro un allontanamento dal progetto
europeo. In Europa, attualmente ci sono oltre 5,5 milioni di
disoccupati che hanno meno di 25 anni, ha osservato il presidente
austriaco. Ma si e' detto convinto nella forza dell'Ue che forse
sembra piu' debole di quanto in effetti lo sia pero' e' meno
indebitata rispetto agli Stati Uniti ed il Giappone. Va precisato che
il Forum europeo di Alpbach si svolge dal lontano 1945, fondato da
Otto Molden, figlio della poetessa croato-austriaca ed autrice
dell'inno austriaco e pronipote del noto poeta croato Petar
Preradović il quale fu attivo nel movimento della resistenza
austriaca. Questo forum riunisce ogni anno circa 3000 persone
provenienti da una cinquantina di paesi. Nel passato vi hanno
partecipato molti nomi noti della politica europea e mondiale come ad
esempio Martti Ahtisaari, Jacques Delors, Indira Ghandi, Ban Ki-moon,
Helmut Kohl ed altri.
Ai margini della conferenza, il
presidente croato Josipović ha ribadito che la Croazia appoggera' i
paesi vicini nel loro avvicinamento all'Ue e tra l'altro che a loro
saranno disponibili le esperienze croate e le conoscenze tecniche.
Per l'agenzia di stampa austriaca APA, Josipović ha affermato che e'
nell'interesse strategico della Croazia l'ingresso nell'Ue dei paesi
vicini, nel contesto di sicurezza nonche' quello economico. Ha
ricordato che molti cittadini croati hanno famiglia o amici in questi
paesi, soprattutto in Bosnia Erzegovina ed in Serbia. Josipović ha
fatto presente che la Croazia ha donato alla Serbia e alla Bosnia la
traduzione dell'acquis europeo e che il Parlamento croato ha deciso
che la Croazia non ostacolera' i paesi vicini nel loro cammino verso
l'Ue. Come conseguenza di guerra, ha rilevato il presidente croato,
esistono molti problemi aperti tra Croazia e Serbia, come ad esempio
il confine sul Danubio, la questione delle persone scomparse, la
persecuzione dei criminali di guerra, la questione delle proprieta'.
Jospović ha detto che esistono veramente molte questioni ma ci sono
stati dei successi anche se si e' ancora lontani dalle piene
soluzioni. Nemmeno con la Bosnia Erzegovina le questioni aperte non
sono tutte risolte, ad esempio la questione dei confini. Ma non si
tratta di grandi problemi politici, ha osservato Jospović. Alla
domanda se l'arrivo dell'ex ultranazionalista Tomislav Nikolić a
capo dello stato serbo appesantira' o rendera' piu' facili le
questioni bilaterali, Josipović ha risposto che bisogna aspettare
che passi un po' di tempo.
"Abbiamo grande interesse per la
soluzione di queste questioni nonche' per le buone relazioni con la
Serbia, ma voi sapete che per noi la storia politica del presidente
Nikolić e' un po' difficile e dopo essere stato eletto presidente,
ha dato alcune dichiarazioni che non sono state d'aiuto. Il piu'
importante e' che adesso e' pronto ad essere un politico diverso
rispetto a quello che era negli anni 90" ha spiegato il
presidente croato nell'intervista. L'agenzia austriaca APA ha
ricordato anche la recentissima disputa tra il presidente Josipović
e il deputato serbo in Croazia e presidente della Commissione esteri
del Parlamento croato, Milorad Pupovac che attualmente non cessa di
essere all'attenzione pubblica il Croazia. Josipović afferma di aver
ricevuto critiche da parte di molti serbi in Croazia per conto di
Pupovac e che la sua organizzazione ha occupato l'intero terreno
politico e finanziario in Croazia destinato ai serbi. Josipović ha
spiegato che tutti i cittadini serbi in Croazia devono avere le
stesse possibilita' a partecipare nella politica e a utilizzare i
loro diritti costituzionali di minoranze. Come membro dell'Ue la
Croazia si concentrera' innanzi tutto sulle questioni economiche e
sull'utilizzo dei mezzi europei in modo giusto, in primo luogo si
tratta dell'agricoltura e delle infrastrutture, ha detto il
presidente croato nell'intervista all'APA.
Il testo è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
giovedì 9 agosto 2012
CROAZIA-SERBIA: A QUANDO L'INCONTRO TRA JOSIPOVIĆ E NIKOLIĆ?
Di Marina Szikora
Adesso che si e' anche insediato il
nuovo governo serbo guidato dal socialista Ivica Dačić e ben
avviate le attivita' del presidente della Serbia, Tomislav Nikolić,
prendono spazio i temi relativi ai rapporti nella regione e in
particolare quelli con i paesi vicina. Ricordiamolo, con l'inizio
della presidenza croata di Ivo Josipović, due anni e mezzo fa, le
relazioni tra Croazia e Serbia hanno avuto uno slancio positivo con
diverse attivita' dei due presidenti, Ivo Josipović e il suo ex
collega serbo, Boris Tadić nel segno del miglioramento delle
relazioni nella regione e l'indispensabilie riconciliazione tra
Croazia e Serbia ma non solo. L'elezione di Tomislav Nikolić a
presidente della Serbia, ex ultranazionalista radicale serbo e a suo
tempo il vice dell'imputato dell'Aja Vojislav Šešelj, sembrano aver
provocato grandi perplessita' e passi indietro rispetto alla
menzionata direzione. Ben presente ancora la retorica estremista
degli anni novanta di Nikolić nonche' dichiarazioni provocanti e
sgarbate tutt'ora, relative a Srebrenica e Vukovar che almeno per
adesso, hanno chiuso le porte riaperte dal suo predecessore Tadić.
In questi giorni pero' il presidente Nikolić afferma per il
quotidiano di Belgrado 'Danas' di essere pronto ad incontrare il
presidente croato Ivo Josipović. Parlando della collaborazione
regionale e di stati nella regione che finora aveva visitato e che
intende visitare prossimamente, Nikolić ha annunciato che presto
dovrebbe incontrare ufficialmente il presidente Josipović, che e'
pronto a venire appena e dove il presidente croato lo invitera'. Va
ricordato che subito dopo aver assunto l'incarico di presidente della
Serbia, lo scorso 31 maggio, Nikolić aveva sottolineato che lui non
e' di quelli che viaggiano tanto per viaggiare e che certi incontri
devono essere utili per la Serbia.
"Tenendo conto della politica che
il presidente Nikolić aveva sollecitato negli anni novanta e le sue
recenti dichiarazioni relative a Vukovar e Srebrenica, l'incontro dei
due presidenti e' possibile quando il presidente Nikolić dimostrera'
chiaramente di aver cambiato il suo atteggiamento verso i paesi
vicini" si legge nel comunicato rilasciato dall'Ufficio del
presidente Ivo Josipović a proposito dell'argomento. In ogni caso,
il capo dello stato croato "saluta il desiderio del presidente
Nikolić che anche con incontri bilaterali continui la politica di
riconciliazione e di relazioni di buon vicinato" si fa sapere
dall'Ufficio di Josipović. Il quotidiano serbo 'Blic' pubblica
l'opinione del professore della Facolta' di scienze politiche di
Belgrado ed analista politico serbo, Predrag Simić il quale ritiene
che non bisogna aspettarsi un incotro dei dui presidente in tempi
rapidi poiche' ne' l'uno ne' l'altro non otterebbero nulla sul piano
interno. Simić ha aggiunto che un incontro Josipović-Nikolić entro
l'anno sarebbe una vera sorpresa. Proprio come Bruxelles, scrive
'Blic', anche Zagabria si aspetta le prime mosse del presidente e del
nuovo governo serbo. Boris Tadić e' stato un partner di Josipović e
adesso la Croazia e la Serbia attraversano una fase di blocco nei
rapporti. Ci vorra' del tempo per Nikolić a portare le relazioni dei
due paesi ad un minimum positivo, queste relazioni per adesso non
peggiorano, afferma Simić nell'intervista a 'Blic'. Ritiene che per
Nikolić l'esame principale sara' il Kosovo e che in base a questo le
cose saranno piu' chiare sia per Bruxelles che per Zagabria. Simić
valuta che la Croazia adesso non fara' sicuramente nulla per
compromettere le relazioni tra la Serbia e la Croazia poiche' si
trova sulla soglia dell'ingresso nell'Ue e non fara' nulla che
potrebbe gettare ombra alla sua adesione. E' sicuro che nemmeno
Nikolić ne' Aleksandar Vučić non compieranno provocazioni perche'
non e' nemmeno nel loro interesse, conclude l'analista serbo Predrag
Simić.
[*] Corrispondente di Radio Radicale.
Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est del 9 agosto.
giovedì 9 febbraio 2012
BALCANI: A JAHORINA LA TRILATERALE BOSNIA, CROAZIA E SERBIA
Uno degli eventi piu' importanti della scorsa settimana nella regione balcanica e' stata di sicuro la riunione informale trilaterale a Jahorina, l'evento che avevamo gia' annunciato nella nostra trasmissione di giovedi' scorso. Una riunione senza dubbio importante che mira a compiere progressi per quanto riguarda diverse questioni aperte tra Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia e di cui i rispettivi presidenti hanno deciso di discutere regolarmente incontrandosi due volte all'anno.
Un tema altrettanto toccato, ma presto concluso e' stata la recentissima dichiarazione del leader liberaldemocratico serbo Čedomir Jovanović in cui ha accusato l'entita' a maggioranza serba, la Republika Srpska di essere nata sul genocidio provocando cosi' reazioni molto negative da parte del leader serbo bosniaco Milorad Dodik. Il presidente della Serbia Boris Tadić dopo l'incontro a Jahorina, a tal proposito ha dichiarato brevemente di non condividere questa posizione cosi' come illustrata da Čedo Jovanović .
Per i presidenti della Croazia Ivo Josipović e i membri della presidenza della Bosnia Erzegovina, Željko Komšić, Bakir Izetbegović e Nebojša Radmanović, scrive 'Dnevni avaz' di Sarajevo, questo discorso e' finito appunto con la breve dichiarazione di Tadić, quella che nega ogni imputazione che la RS sia nata sul genocidio. Per il resto, sempre secondo 'Dnevni avaz', la seconda riunione trilaterale dei leader della Croazia, Serbia e Bosnia a Jahorina, successiva a quella di Briuni della scorsa estate, non ha portato passi significativi relativi alla soluzione dei problemi tra gli stati, alla questione irrisolta dei confini o quella a riguardo delle relazioni patrimoniali-giuridiche. Parlando di un progresso relativo alla soluzione dei contenziosi confinali tra Croazia e Bosnia, Josipović ha detto che risultati spettacolari non ci sono ancora, ma che si e' aperta anche la possibilita' che questi contenziosi terminino con l'arbitrato, come lo e' nel caso del contenzioso confinale tra Croazia e Slovenia.
La Croazia e la Serbia appoggiano pero' la proposta messa sul tavolo dal presidente Ivo Josipović sull'accordo relativo ai processi per i crimini di guerra. E questo, di sicuro, non e' un passo insignificante. Anzi. "Nessuno di quelli che hanno commesso crimini di guerra non puo' rimanere impunito" ha detto il presidente croato sottolineando che e' di importanza assoluta evitare la politicizzazione dei crimini di guerra. A fine riunione che si e' tenuta in condizioni metereologiche estremamente difficili a causa delle abbondanti nevicate che hanno gravemente ostacolato il rientro dei presidenti croato e serbo nei loro rispettivi paesi, Josipović ha precisato che si tratta dell'intenzione di firmare un accordo bilaterale tra Croazia e Serbia sul processamento dei crimini di guerra. Ha rilevato che lui e il presidente Tadić concordano sulla necessita' di raggiungere l'accordo che acconsentirebbe di processare i criminali di guerra secondo i paesi della loro residenza. Ma mentre il presidente serbo ha accolto l'iniziativa di Josipović, una simile risposta e' mancata da parte della presidenza della BiH. I tre rappresentanti del Paese che ha ospitato la riunione trilaterale non si sono associati all'accordo bilaterale tra Serbia e Croazia poiche' non vi e' una posizione unica sulla questione, vale a dire che tra i tre non vi e' un consenso. L'attuale presidente della presidenza tripartita, il croato Željko Komšić ha detto che gli imputati dovrebbero subire il processo nel paese in cui hanno commesso i crimini. Pero' esistono delle modalita' secondo le quali la Procura della BiH potrebbe cedere alcuni casi agli altri stati se valuta che si possa arrivare ad un processo piu' facile ed efficace, ha detto Komšić.
Secondo il presidente croato, gli stati della regione dovrebbero rafforzare la lotta comune contro la criminalita' organizzata poiche' si tratta di un problema comune. Josipović ha detto ai giornalisti che "questa regione e' appesantita da una seria infrastruttura criminale". Dalla prima riunione trilaterale a Briuni, la Croazia ha cambiato governo e vi e' stato il referendum che ha detto il 'si' definitivo del popolo croato all'ingresso del loro paese nell'Ue. Ivo Josipović ha rilevato a tal proposito che la Croazia resta pronta ad appoggiare i suoi vicini sulla via verso l'Unione. Boris Tadić da parte sua ha parlato di passi avanti compiuti nella regione dopo la riunione a Briuni sottolineando come vicende importanti l'arresto dei due fuggitivi dell'Aja, Ratko Mladić e Goran Hadžić. Ha appoggiato anche la soluzione del problema delle persone disperse dicendo che verranno esaminati, tra l'altro, i crimini nei campi di concentramento in Serbia commessi dopo la caduta di Vukovar. Il capo dello stato serbo, scrive il corrispondente del quotidiano croato 'Vjesnik' Alenko Zornija, ha parlato anche della necessita' di collaborazione economica nella regione, menzionando particolarmente il portar a termine i corridoi stradali paneuropei e la costruzione del tratto ferroviario sul corridoio 10.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi e ascoltabile qui
Un tema altrettanto toccato, ma presto concluso e' stata la recentissima dichiarazione del leader liberaldemocratico serbo Čedomir Jovanović in cui ha accusato l'entita' a maggioranza serba, la Republika Srpska di essere nata sul genocidio provocando cosi' reazioni molto negative da parte del leader serbo bosniaco Milorad Dodik. Il presidente della Serbia Boris Tadić dopo l'incontro a Jahorina, a tal proposito ha dichiarato brevemente di non condividere questa posizione cosi' come illustrata da Čedo Jovanović .
Per i presidenti della Croazia Ivo Josipović e i membri della presidenza della Bosnia Erzegovina, Željko Komšić, Bakir Izetbegović e Nebojša Radmanović, scrive 'Dnevni avaz' di Sarajevo, questo discorso e' finito appunto con la breve dichiarazione di Tadić, quella che nega ogni imputazione che la RS sia nata sul genocidio. Per il resto, sempre secondo 'Dnevni avaz', la seconda riunione trilaterale dei leader della Croazia, Serbia e Bosnia a Jahorina, successiva a quella di Briuni della scorsa estate, non ha portato passi significativi relativi alla soluzione dei problemi tra gli stati, alla questione irrisolta dei confini o quella a riguardo delle relazioni patrimoniali-giuridiche. Parlando di un progresso relativo alla soluzione dei contenziosi confinali tra Croazia e Bosnia, Josipović ha detto che risultati spettacolari non ci sono ancora, ma che si e' aperta anche la possibilita' che questi contenziosi terminino con l'arbitrato, come lo e' nel caso del contenzioso confinale tra Croazia e Slovenia.
La Croazia e la Serbia appoggiano pero' la proposta messa sul tavolo dal presidente Ivo Josipović sull'accordo relativo ai processi per i crimini di guerra. E questo, di sicuro, non e' un passo insignificante. Anzi. "Nessuno di quelli che hanno commesso crimini di guerra non puo' rimanere impunito" ha detto il presidente croato sottolineando che e' di importanza assoluta evitare la politicizzazione dei crimini di guerra. A fine riunione che si e' tenuta in condizioni metereologiche estremamente difficili a causa delle abbondanti nevicate che hanno gravemente ostacolato il rientro dei presidenti croato e serbo nei loro rispettivi paesi, Josipović ha precisato che si tratta dell'intenzione di firmare un accordo bilaterale tra Croazia e Serbia sul processamento dei crimini di guerra. Ha rilevato che lui e il presidente Tadić concordano sulla necessita' di raggiungere l'accordo che acconsentirebbe di processare i criminali di guerra secondo i paesi della loro residenza. Ma mentre il presidente serbo ha accolto l'iniziativa di Josipović, una simile risposta e' mancata da parte della presidenza della BiH. I tre rappresentanti del Paese che ha ospitato la riunione trilaterale non si sono associati all'accordo bilaterale tra Serbia e Croazia poiche' non vi e' una posizione unica sulla questione, vale a dire che tra i tre non vi e' un consenso. L'attuale presidente della presidenza tripartita, il croato Željko Komšić ha detto che gli imputati dovrebbero subire il processo nel paese in cui hanno commesso i crimini. Pero' esistono delle modalita' secondo le quali la Procura della BiH potrebbe cedere alcuni casi agli altri stati se valuta che si possa arrivare ad un processo piu' facile ed efficace, ha detto Komšić.
Secondo il presidente croato, gli stati della regione dovrebbero rafforzare la lotta comune contro la criminalita' organizzata poiche' si tratta di un problema comune. Josipović ha detto ai giornalisti che "questa regione e' appesantita da una seria infrastruttura criminale". Dalla prima riunione trilaterale a Briuni, la Croazia ha cambiato governo e vi e' stato il referendum che ha detto il 'si' definitivo del popolo croato all'ingresso del loro paese nell'Ue. Ivo Josipović ha rilevato a tal proposito che la Croazia resta pronta ad appoggiare i suoi vicini sulla via verso l'Unione. Boris Tadić da parte sua ha parlato di passi avanti compiuti nella regione dopo la riunione a Briuni sottolineando come vicende importanti l'arresto dei due fuggitivi dell'Aja, Ratko Mladić e Goran Hadžić. Ha appoggiato anche la soluzione del problema delle persone disperse dicendo che verranno esaminati, tra l'altro, i crimini nei campi di concentramento in Serbia commessi dopo la caduta di Vukovar. Il capo dello stato serbo, scrive il corrispondente del quotidiano croato 'Vjesnik' Alenko Zornija, ha parlato anche della necessita' di collaborazione economica nella regione, menzionando particolarmente il portar a termine i corridoi stradali paneuropei e la costruzione del tratto ferroviario sul corridoio 10.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi e ascoltabile qui
sabato 14 gennaio 2012
NATALE ORTODOSSO: DISTENSIONE IN CROAZIA, POLEMICHE IN KOSOVO
di Marina Szikora, Corrispondente di Radio Radicale [*]
Un gesto qualificato come storico e' stato quello del presidente croato Ivo Josipović e del premier Zoran Milanović che insieme hanno partecipato alla celebrazione religiosa della Vigilia di Natale ortodosso svoltasi nella chiesa ortodossa di Zagabria. Per la prima volta, il presidente e il premier croati si sono trovati cosi' ad assistere a questo evento. Salutati con applausi dai credenti, i due leader politici croati hanno espresso i loro auguri di Buon Natale al capo della chiesa ortodossa in Croazia, il metropolito Jovan Pavlović. La Vigilia del Natale ortodosso e' stata celebrata anche in altri parti della Croazia dove vive la comunita' serba. "Sono convinto che la celebrazione del Natale anche quest'anno sara' una motivazione per tutti i credenti e per la gente di buona volonta' di promuovere nei loro ambienti comportamenti sociali responsabili, dialogo, pace e collaborazione" si leggeva nell'augurio del presidente croato Ivo Josipović.
L'atmosfera alla Vigilia di Natale nella chiesa ortodossa di Zagabria e' stata quest'anno veramente speciale. All'inizio del suo mandato, a questo evento aveva partecipato anche l'ex presidente Stjepan Mesić, ma questa e' stata la prima volta che il presidente e il premier si sono riuniti insieme ai credenti ortodossi. Evidente e' stato anche l'entusiasmo del capo della chiesa ortodossa Jovan Pavlović il quale tra l'altro ha augurato ai credenti "molta fede e ottimismo perche' la leadership politica si impegnasse a far si' che le nostre negativita' presenti nello stato siano meno possibili e che ci sia il maggior possibile rispetto".
Non e' stato invece cosi' in Kosovo. La Vigilia del Natale ordotosso il presidente della Serbia Boris Tadić l'ha celebrata in Kosovo, piu' precisamente partecipando alla liturgia ortodossa nel monastero di Dečani. Gia' il suo arrivo ha dovuto subire un'accoglienza da non benvenuto. I militanti del movimento "Autodeterminazione" avevano lanciato pietre verso il convoglio di macchine in cui si trovava il presidente serbo. Circa 250 persone hanno manifestato a Dečani contro la visita del capo dello stato serbo mentre per la sua sicurezza hanno provveduto i rappresentanti della Kfor e dell'Eulex. Manifestazioni di protesta si sono svolte anche a Peć. I manifestanti oltre a denunciare la politica di Tadić paragonandola con quella di Milošević avevano indicato che i serbi kosovari godono di assoluta liberta' religiosa in Kosovo a differenza degli albanesi di Preševo, Bujanovac e Medveđa. Va ricordato che il monastero di Visoki Dečani e' oggi il piu' grande ed il miglior custodito monastero medievale serbo conosciuto soprattutto per i suoi affreschi del 14-esimo secolo. A Dečani oggi vive esclusivamente la popolazione albanese e il monastero e' assicurato dai rappresentanti italiani del contingente della Kfor.
Il messaggio del presidente serbo e' voluto essere quello di pace: "Invio un messaggio di pace a tutti, non soltanto ai serbi bensi' anche agli albanesi, a tutta la gente che vive in Kosovo e Metohija, un messaggio di pace anche alle persone di altre religioni, con il desiderio di collegare tutti non rinunciando pero' alla nostra identita' e valori, alla nostra chiesa, al nostro credo, credendo proprio nella pace" ha sottolineato Tadić. Ma nell'intervista per la TV "Most" (Ponte) di Zvečani, Tadić ha ribadito che non accettera' la richiesta di abolire le istituzioni serbe in Kosovo perche' cio' significherebbe a lungo termine il trasferimento della popolazione serba dalla provincia. Ha rieptuto che l'idea di spegnere le istituzioni rappresenta una grande pressione che arriva da quei paei che sono molto influenti, da parte delle grandi potenze – membri del Consiglio di Sicurezza che hanno riconosciuto il Kosovo e che desiderano mettere questo problema ad acta. Il presidente serbo ha ribadito che l'abolizione delle istituzioni serbe e' completamente impossibile. Tadić ha aggiunto che se avesse accettato che la Serbia rinunciasse alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza quando si tratta della rappresentanza regionale delle istituzioni del cosidetto stato indipendente Kosovo, la Serbia avrebbe sicuramente ottenuto lo status di candidato all'adesione. Tadić ha sottolienato che bisogna trovare la soluzione che prende in considerazione non soltanto gli interessi nazionali serbi bensi' anche quelli albanesi e che pensa che cio' sia possibile. "La Serbia non accetta l'indipendenza del Kosovo e non lo accettera' mai. Cio' si basa sulla Risoluzione 1244 e sulla nostra Costituzione ma accettiamo la posizione delle grandi potenze che e' impossibile la divisione del Kosovo" ha detto il capo dello stato serbo.
Molto dura e' stata la reazione di Priština. Per voce del vice del premier kosovaro e ministro della giustizia Hajredin Kući il governo kosovaro ha detto che non permettera' in futuro l'ingresso al presidente della Serbia Boris Tadić in Kosovo a causa delle sue dichiarazioni politiche nel monastero di Visoki Dečani. Per la televisione di Priština Kući ha precisato che Tadić ha abusato della sua visita al monastero dichiarando che il Kosovo e' terra serba e che la Serbia non riconoscera' mai l'indipendenza del Kosovo, in piu' che non intende ritirare le strutture parallele al nord del Kosovo. Sempre in occasione della festa di Natale a Dečani, Tadić aveva detto che "qui a Visoki Dečani non si puo' dire nient'altro e per questo il monastero e' il luogo sacro non soltanto per il popolo serbo bensi' per tutta la gente che visita il nostro Kosovo e Metohija, la nostra terra. Questo e' il nostro comune territorio europeo".
[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda giovedì 12 gennaio
Un gesto qualificato come storico e' stato quello del presidente croato Ivo Josipović e del premier Zoran Milanović che insieme hanno partecipato alla celebrazione religiosa della Vigilia di Natale ortodosso svoltasi nella chiesa ortodossa di Zagabria. Per la prima volta, il presidente e il premier croati si sono trovati cosi' ad assistere a questo evento. Salutati con applausi dai credenti, i due leader politici croati hanno espresso i loro auguri di Buon Natale al capo della chiesa ortodossa in Croazia, il metropolito Jovan Pavlović. La Vigilia del Natale ortodosso e' stata celebrata anche in altri parti della Croazia dove vive la comunita' serba. "Sono convinto che la celebrazione del Natale anche quest'anno sara' una motivazione per tutti i credenti e per la gente di buona volonta' di promuovere nei loro ambienti comportamenti sociali responsabili, dialogo, pace e collaborazione" si leggeva nell'augurio del presidente croato Ivo Josipović.
L'atmosfera alla Vigilia di Natale nella chiesa ortodossa di Zagabria e' stata quest'anno veramente speciale. All'inizio del suo mandato, a questo evento aveva partecipato anche l'ex presidente Stjepan Mesić, ma questa e' stata la prima volta che il presidente e il premier si sono riuniti insieme ai credenti ortodossi. Evidente e' stato anche l'entusiasmo del capo della chiesa ortodossa Jovan Pavlović il quale tra l'altro ha augurato ai credenti "molta fede e ottimismo perche' la leadership politica si impegnasse a far si' che le nostre negativita' presenti nello stato siano meno possibili e che ci sia il maggior possibile rispetto".
Non e' stato invece cosi' in Kosovo. La Vigilia del Natale ordotosso il presidente della Serbia Boris Tadić l'ha celebrata in Kosovo, piu' precisamente partecipando alla liturgia ortodossa nel monastero di Dečani. Gia' il suo arrivo ha dovuto subire un'accoglienza da non benvenuto. I militanti del movimento "Autodeterminazione" avevano lanciato pietre verso il convoglio di macchine in cui si trovava il presidente serbo. Circa 250 persone hanno manifestato a Dečani contro la visita del capo dello stato serbo mentre per la sua sicurezza hanno provveduto i rappresentanti della Kfor e dell'Eulex. Manifestazioni di protesta si sono svolte anche a Peć. I manifestanti oltre a denunciare la politica di Tadić paragonandola con quella di Milošević avevano indicato che i serbi kosovari godono di assoluta liberta' religiosa in Kosovo a differenza degli albanesi di Preševo, Bujanovac e Medveđa. Va ricordato che il monastero di Visoki Dečani e' oggi il piu' grande ed il miglior custodito monastero medievale serbo conosciuto soprattutto per i suoi affreschi del 14-esimo secolo. A Dečani oggi vive esclusivamente la popolazione albanese e il monastero e' assicurato dai rappresentanti italiani del contingente della Kfor.
Il messaggio del presidente serbo e' voluto essere quello di pace: "Invio un messaggio di pace a tutti, non soltanto ai serbi bensi' anche agli albanesi, a tutta la gente che vive in Kosovo e Metohija, un messaggio di pace anche alle persone di altre religioni, con il desiderio di collegare tutti non rinunciando pero' alla nostra identita' e valori, alla nostra chiesa, al nostro credo, credendo proprio nella pace" ha sottolineato Tadić. Ma nell'intervista per la TV "Most" (Ponte) di Zvečani, Tadić ha ribadito che non accettera' la richiesta di abolire le istituzioni serbe in Kosovo perche' cio' significherebbe a lungo termine il trasferimento della popolazione serba dalla provincia. Ha rieptuto che l'idea di spegnere le istituzioni rappresenta una grande pressione che arriva da quei paei che sono molto influenti, da parte delle grandi potenze – membri del Consiglio di Sicurezza che hanno riconosciuto il Kosovo e che desiderano mettere questo problema ad acta. Il presidente serbo ha ribadito che l'abolizione delle istituzioni serbe e' completamente impossibile. Tadić ha aggiunto che se avesse accettato che la Serbia rinunciasse alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza quando si tratta della rappresentanza regionale delle istituzioni del cosidetto stato indipendente Kosovo, la Serbia avrebbe sicuramente ottenuto lo status di candidato all'adesione. Tadić ha sottolienato che bisogna trovare la soluzione che prende in considerazione non soltanto gli interessi nazionali serbi bensi' anche quelli albanesi e che pensa che cio' sia possibile. "La Serbia non accetta l'indipendenza del Kosovo e non lo accettera' mai. Cio' si basa sulla Risoluzione 1244 e sulla nostra Costituzione ma accettiamo la posizione delle grandi potenze che e' impossibile la divisione del Kosovo" ha detto il capo dello stato serbo.
Molto dura e' stata la reazione di Priština. Per voce del vice del premier kosovaro e ministro della giustizia Hajredin Kući il governo kosovaro ha detto che non permettera' in futuro l'ingresso al presidente della Serbia Boris Tadić in Kosovo a causa delle sue dichiarazioni politiche nel monastero di Visoki Dečani. Per la televisione di Priština Kući ha precisato che Tadić ha abusato della sua visita al monastero dichiarando che il Kosovo e' terra serba e che la Serbia non riconoscera' mai l'indipendenza del Kosovo, in piu' che non intende ritirare le strutture parallele al nord del Kosovo. Sempre in occasione della festa di Natale a Dečani, Tadić aveva detto che "qui a Visoki Dečani non si puo' dire nient'altro e per questo il monastero e' il luogo sacro non soltanto per il popolo serbo bensi' per tutta la gente che visita il nostro Kosovo e Metohija, la nostra terra. Questo e' il nostro comune territorio europeo".
[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda giovedì 12 gennaio
domenica 8 gennaio 2012
LA SERBIA E I PAESI VICINI
di Marina Szikora
Il testo è tratto dalla corrispondenza per Radio Radicale andata in onda il 5 gennaio
Con l'inizio dell'anno il presidente della Croazia Ivo Josipović lancia messaggi chiari alla vicina Serbia relativi alle relazioni di buon vicinato e di sostegno croato al cammino della Serbia verso l'Ue. Per il quotidiano di Novi Sad 'Dnevnik' il capo dello stato croato ha dichiarato che la soluzione dei contenziosi del passato e' di interesse vitale croato e ha ripetuto che la Croazia dopo il suo ingresso nell'Ue non intende bloccare le integrazioni europee della Serbia a causa dei contenziosi bilaterali. Ricordando che la Croazia e' stata nelle circostanze di sperimentare il blocco di uno stato vicino, e qui si allude alla Slovenia e la disputa sul confine marittimo, Josipović ha detto che la Croazia e' politicamente maturata e che tra i politici seri in Croazia non c'e' nessuno che nelle relazioni con i paesi vicini utilizzerebbe i ricatti ed i blocchi. "La Croazia vuole sinceramene che la Serbia diventi un paese stabile, che si sviluppi e che diventi al piu' presto una parte integrale delle istituzioni dell'Ue" ha detto Josipović. Parlando delle reciproche accuse di Croazia e Serbia per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia, il presidente croato ha ripetuto che non c'e' bisogno di continuare i processi se la Croazia e la Serbia attraverso i negoziati si impegnano affinche' le accuse diventino fuori discussione e riescano a risolvere i problemi che appesantiscono i loro rapporti. Ma se non si riuscira' a trovare la soluzione, la risposta sara' del tutto diversa, ha rilevato Ivo Josipović.
Sempre per quanto riguarda le integrazioni europee della Serbia, alla domanda se la Serbia di fatto dovra' accettare che il Kosovo e' uno stato indipendente o autonomo affinche' possa ottenere lo status di candidato all'adesione il prossimo marzo, una risposta ha tentato di darla il presidente della Serbia Boris Tadić. Secondo il capo dello stato serbo, bisogna innanzitutto differenziare la questione dell'autonomia dalla questione dell'indipendenza. I cittadini della Serbia devono accettare la realta' degli albanesi in Kosovo che non vogliono vivere sotto il tetto sovrano della Serbia. In questo senso c'e' bisogno di trovare un soluzione, sottolinea Tadić. Si e' detto felice che per la prima volta i fattori internazionali, quali Robert Cuper, ritengono che la Costituzione della Serbia, oltre al parere degli albanesi in Kosovo, e' altrettanto una realta' che deve essere presa in considerazione. La Risoluzione 1244 e' internazionalmente vincolante e la Serbia in seno alle Nazioni Unite non ci rinuncera' a nessuna pressione.
Per quanto riguarda il riconoscimento implicito o esplicito dell'indipendenza, Tadić ha ribadito che la Serbia non accettera' nessuna delle forme ma cio' non significa che la Serbia deve ignorare tutto quello che gli albanesi del Kosovo ritengano sia il loro interesse nazionale. La Serbia deve proporre la soluzione che prende in considerazione gli interessi legittimi e le richieste del popolo albanese e delle istituzioni albanesi di Priština, ha detto il presidente serbo Tadić. Ha aggiunto che il suo paese si trova in una posizione molto difficile e che lui non lo nega poiche' ci sono anche quelli che propongono di rinunciare agli interessi legittimi in Kosovo a favore delle integrazioni europee. Tadić ha sottolineato pero' che la Serbia non deve rinunciare ai suoi obiettivi strategici centrali ogni qualvolta si trova sotto pressione, ma deve trovare il modo per ottenere entrambi gli obiettivi: sia l'Ue che il Kosovo. Tadić ha informato che i colloqui con gli interlocutori europei a tal proposito saranno molto attivi quest'anno. "Non prometto lo status di candidato" ha detto ma "prometto che, quanto sia nel mio potere, lottero' per lo status di candidato e per la data dell'inizio dei negoziati".
Per quanto riguarda la decisione dei serbi al nord del Kosovo di indire un referendum in cui esprimere l'opinione se accettano le istituzioni kosovare o meno, il capo dello stato serbo ha detto che il referendum puo' provocare una reazione internazionale e che non serve a niente poiche' tutti nel mondo sanno che i serbi al nord del Kosovo non accettano l'allargamento delle istituzioni di Priština e si puo' mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini serbi in Kosovo. I soggetti politici – ha detto Tadić – che propongono certe misure devono assicurare che siano conforme alla Costituzione e il referendum non portera' ad un dialogo politico, ne' al dialogo tecnico tra Belgrado e Priština, come nemmeno all'approvazione di una soluzione fondamentale per lo status del Kosovo. Va precisato che i consiglieri dei comuni di Kosovska Mitrovica, Zvečan e Zubin Potok hanno deciso di organizzare un referendum il prossimo 14 e 15 febbraio al quale i loro cittadini si pronunceranno "se vogliono le istituzioni kosovare o no".
Un articolo della Deutsche Welle in questi giorni parla delle relazioni della Serbia con gli altri paesi della regione balcanica
Dragan Đukanović, membro del Forum per le relazioni internazionali sostiene che come sempre, queste relazioni hanno avuto i loro alti e bassi. Cio' riguarda in particolare la collaborazione con la Croazia, dove e' stato compiuto un evidente progresso. Đukanović aggiunge che secondo la sua opinione, dopo la vittoria della coalizione della sinistra e il dominante Partito socialdemocratico in Croazia, i rapporti saranno ancora piu' consolidati. Non soltanto a livello dei due presidente, Josipović e Tadić, come finora, bensi' anche nella prospettiva delle relazioni tra di due governi che saranno "molto piu' produttivi e che tenderanno a risolvere le altre questioni ancora aperte". Visto globalmente, le relazioni tra Serbia ed altri paesi della regione sono in una situazione di stallo anche se ci sono progressi individuali, ritiene invece Andrej Nosov, direttore del Fondo Heartfact e afferma che si ha l'impressione che la Serbia non abbia rinunciato alla sua ex politica verso la regione bensi' che questa politica e' modificata e adattata a qualcosa che arriva su richiesta da Bruxelles e che viene nominato come piena e sostenibile collaborazione regionale. "Pare che la collaborazione regionale sia soltanto una delle partite per l'adesione all'Ue invece di essere una necessita' reale, sostenibile e sincera dell'elite politica per stabilire con i paesi vicini relazioni profonde e normali nel 21-esimo secolo" afferma Nosov.
Le relazioni tra Serbia e BiH nel corso del 2011 sono state nel segno di una posizione sbilanciata di Belgrado verso la RS a danno della Federazione BiH, afferma Dragan Đukanović. Nella prospettiva, ritiene questo esperto politico, si dovrebbe rafforzare o rivivere il Consiglio interstatale per la collaborazione il che rafforzerebbe le relazioni anche con il potere centrale della BiH. Đukanović indica inoltre l'iniziativa di cui ha parlato recentemente il presidente Boris Tadić che riguada un accordo con la Federazione Bih sui visti speciali che esiste di gia' con la RS. In questo modo, ritiene, si potrebbero oltrepassare certi problemi relativi allo status dei cittadini della maggiore entita' della BiH in Serbia nel settore di educazione, sanita' e molti altri. Andrej Nosov punta sulla mancanza di collaborazione tra Belgrado e Sarajevo come qualcosa che appesantisce le relazioni tra Serbia e BiH. Fa riferimento anche al recente passato e in questo contesto ferma l'attenzione sul caso di Jovan Divjak che appesantisce molto le relazioni tra i due paesi. Questo esperto politico si sofferma anche sulle relazioni tra Serbia e Montenegro e afferma che sono andate nella direzione negativa dopo che Podgorica aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Dall'altra parte si nota un evidente miglioramento della collaborazione nella lotta contro la criminalita' organizzata.
Il problema emerge anche a causa del sostegno di Belgrado verso la parte minoritaria del Montenegro che mette in questione l'indipendenza montenegrina, dice Nosov. Un problema molto grande nella collaborazione tra Belgrado e Podgorica sta proprio in questo tipo di posizione e anche se formalmente si', in fin dei conti la Serbia non ha ancora del tutto accettato le istituzioni del Montenegro. D'altra parte, il Montenegro ritiene che ogni volta che si menziiona la comunita' etnica serba in Montenegro, si interferisce nella statalita' montenegrina, valuta Đukanović. Invece, Belgrado dovrebbe svolgere un ruolo costruttivo nel processo di soluzione dello status della comunita' etnica serba. I due stati vengono inoltre appesantiti dal problema della doppia cittadinanza, i negoziati ormai maratoni non hanno dato nessun risultato e si dovrebbe lavorare sul raggiungimento di un accordo, afferma Đukanović. Gli inerlocutori della DW indicano pero' che la collaborazione economica, culturale, scientifica oppure quella tra i giovani, tra i paesi della regione segna risultati molto migliori rispetto alle relazioni politiche. Questa collaborazione e' in salita ma sempre ancora a livelli che si alternano.
Il testo è tratto dalla corrispondenza per Radio Radicale andata in onda il 5 gennaio
Con l'inizio dell'anno il presidente della Croazia Ivo Josipović lancia messaggi chiari alla vicina Serbia relativi alle relazioni di buon vicinato e di sostegno croato al cammino della Serbia verso l'Ue. Per il quotidiano di Novi Sad 'Dnevnik' il capo dello stato croato ha dichiarato che la soluzione dei contenziosi del passato e' di interesse vitale croato e ha ripetuto che la Croazia dopo il suo ingresso nell'Ue non intende bloccare le integrazioni europee della Serbia a causa dei contenziosi bilaterali. Ricordando che la Croazia e' stata nelle circostanze di sperimentare il blocco di uno stato vicino, e qui si allude alla Slovenia e la disputa sul confine marittimo, Josipović ha detto che la Croazia e' politicamente maturata e che tra i politici seri in Croazia non c'e' nessuno che nelle relazioni con i paesi vicini utilizzerebbe i ricatti ed i blocchi. "La Croazia vuole sinceramene che la Serbia diventi un paese stabile, che si sviluppi e che diventi al piu' presto una parte integrale delle istituzioni dell'Ue" ha detto Josipović. Parlando delle reciproche accuse di Croazia e Serbia per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia, il presidente croato ha ripetuto che non c'e' bisogno di continuare i processi se la Croazia e la Serbia attraverso i negoziati si impegnano affinche' le accuse diventino fuori discussione e riescano a risolvere i problemi che appesantiscono i loro rapporti. Ma se non si riuscira' a trovare la soluzione, la risposta sara' del tutto diversa, ha rilevato Ivo Josipović.
Sempre per quanto riguarda le integrazioni europee della Serbia, alla domanda se la Serbia di fatto dovra' accettare che il Kosovo e' uno stato indipendente o autonomo affinche' possa ottenere lo status di candidato all'adesione il prossimo marzo, una risposta ha tentato di darla il presidente della Serbia Boris Tadić. Secondo il capo dello stato serbo, bisogna innanzitutto differenziare la questione dell'autonomia dalla questione dell'indipendenza. I cittadini della Serbia devono accettare la realta' degli albanesi in Kosovo che non vogliono vivere sotto il tetto sovrano della Serbia. In questo senso c'e' bisogno di trovare un soluzione, sottolinea Tadić. Si e' detto felice che per la prima volta i fattori internazionali, quali Robert Cuper, ritengono che la Costituzione della Serbia, oltre al parere degli albanesi in Kosovo, e' altrettanto una realta' che deve essere presa in considerazione. La Risoluzione 1244 e' internazionalmente vincolante e la Serbia in seno alle Nazioni Unite non ci rinuncera' a nessuna pressione.
Per quanto riguarda il riconoscimento implicito o esplicito dell'indipendenza, Tadić ha ribadito che la Serbia non accettera' nessuna delle forme ma cio' non significa che la Serbia deve ignorare tutto quello che gli albanesi del Kosovo ritengano sia il loro interesse nazionale. La Serbia deve proporre la soluzione che prende in considerazione gli interessi legittimi e le richieste del popolo albanese e delle istituzioni albanesi di Priština, ha detto il presidente serbo Tadić. Ha aggiunto che il suo paese si trova in una posizione molto difficile e che lui non lo nega poiche' ci sono anche quelli che propongono di rinunciare agli interessi legittimi in Kosovo a favore delle integrazioni europee. Tadić ha sottolineato pero' che la Serbia non deve rinunciare ai suoi obiettivi strategici centrali ogni qualvolta si trova sotto pressione, ma deve trovare il modo per ottenere entrambi gli obiettivi: sia l'Ue che il Kosovo. Tadić ha informato che i colloqui con gli interlocutori europei a tal proposito saranno molto attivi quest'anno. "Non prometto lo status di candidato" ha detto ma "prometto che, quanto sia nel mio potere, lottero' per lo status di candidato e per la data dell'inizio dei negoziati".
Per quanto riguarda la decisione dei serbi al nord del Kosovo di indire un referendum in cui esprimere l'opinione se accettano le istituzioni kosovare o meno, il capo dello stato serbo ha detto che il referendum puo' provocare una reazione internazionale e che non serve a niente poiche' tutti nel mondo sanno che i serbi al nord del Kosovo non accettano l'allargamento delle istituzioni di Priština e si puo' mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini serbi in Kosovo. I soggetti politici – ha detto Tadić – che propongono certe misure devono assicurare che siano conforme alla Costituzione e il referendum non portera' ad un dialogo politico, ne' al dialogo tecnico tra Belgrado e Priština, come nemmeno all'approvazione di una soluzione fondamentale per lo status del Kosovo. Va precisato che i consiglieri dei comuni di Kosovska Mitrovica, Zvečan e Zubin Potok hanno deciso di organizzare un referendum il prossimo 14 e 15 febbraio al quale i loro cittadini si pronunceranno "se vogliono le istituzioni kosovare o no".
Un articolo della Deutsche Welle in questi giorni parla delle relazioni della Serbia con gli altri paesi della regione balcanica
Dragan Đukanović, membro del Forum per le relazioni internazionali sostiene che come sempre, queste relazioni hanno avuto i loro alti e bassi. Cio' riguarda in particolare la collaborazione con la Croazia, dove e' stato compiuto un evidente progresso. Đukanović aggiunge che secondo la sua opinione, dopo la vittoria della coalizione della sinistra e il dominante Partito socialdemocratico in Croazia, i rapporti saranno ancora piu' consolidati. Non soltanto a livello dei due presidente, Josipović e Tadić, come finora, bensi' anche nella prospettiva delle relazioni tra di due governi che saranno "molto piu' produttivi e che tenderanno a risolvere le altre questioni ancora aperte". Visto globalmente, le relazioni tra Serbia ed altri paesi della regione sono in una situazione di stallo anche se ci sono progressi individuali, ritiene invece Andrej Nosov, direttore del Fondo Heartfact e afferma che si ha l'impressione che la Serbia non abbia rinunciato alla sua ex politica verso la regione bensi' che questa politica e' modificata e adattata a qualcosa che arriva su richiesta da Bruxelles e che viene nominato come piena e sostenibile collaborazione regionale. "Pare che la collaborazione regionale sia soltanto una delle partite per l'adesione all'Ue invece di essere una necessita' reale, sostenibile e sincera dell'elite politica per stabilire con i paesi vicini relazioni profonde e normali nel 21-esimo secolo" afferma Nosov.
Le relazioni tra Serbia e BiH nel corso del 2011 sono state nel segno di una posizione sbilanciata di Belgrado verso la RS a danno della Federazione BiH, afferma Dragan Đukanović. Nella prospettiva, ritiene questo esperto politico, si dovrebbe rafforzare o rivivere il Consiglio interstatale per la collaborazione il che rafforzerebbe le relazioni anche con il potere centrale della BiH. Đukanović indica inoltre l'iniziativa di cui ha parlato recentemente il presidente Boris Tadić che riguada un accordo con la Federazione Bih sui visti speciali che esiste di gia' con la RS. In questo modo, ritiene, si potrebbero oltrepassare certi problemi relativi allo status dei cittadini della maggiore entita' della BiH in Serbia nel settore di educazione, sanita' e molti altri. Andrej Nosov punta sulla mancanza di collaborazione tra Belgrado e Sarajevo come qualcosa che appesantisce le relazioni tra Serbia e BiH. Fa riferimento anche al recente passato e in questo contesto ferma l'attenzione sul caso di Jovan Divjak che appesantisce molto le relazioni tra i due paesi. Questo esperto politico si sofferma anche sulle relazioni tra Serbia e Montenegro e afferma che sono andate nella direzione negativa dopo che Podgorica aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Dall'altra parte si nota un evidente miglioramento della collaborazione nella lotta contro la criminalita' organizzata.
Il problema emerge anche a causa del sostegno di Belgrado verso la parte minoritaria del Montenegro che mette in questione l'indipendenza montenegrina, dice Nosov. Un problema molto grande nella collaborazione tra Belgrado e Podgorica sta proprio in questo tipo di posizione e anche se formalmente si', in fin dei conti la Serbia non ha ancora del tutto accettato le istituzioni del Montenegro. D'altra parte, il Montenegro ritiene che ogni volta che si menziiona la comunita' etnica serba in Montenegro, si interferisce nella statalita' montenegrina, valuta Đukanović. Invece, Belgrado dovrebbe svolgere un ruolo costruttivo nel processo di soluzione dello status della comunita' etnica serba. I due stati vengono inoltre appesantiti dal problema della doppia cittadinanza, i negoziati ormai maratoni non hanno dato nessun risultato e si dovrebbe lavorare sul raggiungimento di un accordo, afferma Đukanović. Gli inerlocutori della DW indicano pero' che la collaborazione economica, culturale, scientifica oppure quella tra i giovani, tra i paesi della regione segna risultati molto migliori rispetto alle relazioni politiche. Questa collaborazione e' in salita ma sempre ancora a livelli che si alternano.
giovedì 22 dicembre 2011
CROAZIA: SI INSEDIANO IL NUOVO PARLAMENTO E IL NUOVO GOVERNO
di Marina Szikora [*]
Dopo le elezioni parlamentari in Croazia dello scorso 4 dicembre e la vittoria netta della coalizione dei quattro partiti di sinistra guidati dal Partito socialdemocratico, oggi giovedi' verra' insediato il nuovo Parlamento che dovra' confermare il governo di Zoran Milanović. Seguira' la prima sessione straordinaria del Sabor mentre invece la prima sessione regolare della settima legislatura croata si svolgera' a gennaio. Ma tra un mese, ai cittadini della Croazia spettera' un altro compito importante, quello di recarsi nuovamente alle urne per decidere sull'adesione del loro paese all'Ue. L'ultima e l'unica volta che i cittadini croati si sono recati ad un referendum e' stato nel 1991 quando hanno dovuto decidere sull'indipendenza dello stato croato.
Ospite della tradizionale trasmissione mensile della radio statale croata "un caffe' con il presidente" il capo dello stato croato Ivo Josipović ha annunciato che il referendum sull'adesione della Croazia all'Ue si svolgera' il prossimo 22 gennaio e ritiene che fino a quella data c'e' abbastanza tempo per mandare ai cittadini croati i messaggi importanti sull'adesione. La data verra' comunque decisa in Parlamento e per approvarla c'e' bisogno del due terzo di voti. Josipović ha concordato comunque che l'opinione pubblica non e' informata abbastanza sui pregi e difetti dell'ingresso nell'Ue e ha stabilito che tutte le forze devono essere indirizzate verso la conclusione del processo di adesione.
Il presidente croato ammette che ci sono mancanze legislative relative al referendum ma afferma anche che ora non c'e' tempo per alcune modifiche di legge. Ha sottolineato di non credere che ci sia qualcuno che possa pensare alla possibilita' di brogli dello stato al referendum. Per quanto riguarda la domanda referendaria, Josipović ha detto che essa deve essere semplice, tipo: "siete a favore che la Croazia diventi membro dell'Ue?". Il capo dello stato croato ha osservato che non bisogna ingannare i cittadini con dichiarazioni che l'adesione all'Ue risolvera' tutti i problemi ma ha rilevato che la membership e' una grande occasione per la Croazia: “Se si riuscira' a sfruttarla, dipende soltanto da noi”, ha detto Josipović.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di oggi di Passaggio a Sud Est
Dopo le elezioni parlamentari in Croazia dello scorso 4 dicembre e la vittoria netta della coalizione dei quattro partiti di sinistra guidati dal Partito socialdemocratico, oggi giovedi' verra' insediato il nuovo Parlamento che dovra' confermare il governo di Zoran Milanović. Seguira' la prima sessione straordinaria del Sabor mentre invece la prima sessione regolare della settima legislatura croata si svolgera' a gennaio. Ma tra un mese, ai cittadini della Croazia spettera' un altro compito importante, quello di recarsi nuovamente alle urne per decidere sull'adesione del loro paese all'Ue. L'ultima e l'unica volta che i cittadini croati si sono recati ad un referendum e' stato nel 1991 quando hanno dovuto decidere sull'indipendenza dello stato croato.
Ospite della tradizionale trasmissione mensile della radio statale croata "un caffe' con il presidente" il capo dello stato croato Ivo Josipović ha annunciato che il referendum sull'adesione della Croazia all'Ue si svolgera' il prossimo 22 gennaio e ritiene che fino a quella data c'e' abbastanza tempo per mandare ai cittadini croati i messaggi importanti sull'adesione. La data verra' comunque decisa in Parlamento e per approvarla c'e' bisogno del due terzo di voti. Josipović ha concordato comunque che l'opinione pubblica non e' informata abbastanza sui pregi e difetti dell'ingresso nell'Ue e ha stabilito che tutte le forze devono essere indirizzate verso la conclusione del processo di adesione.
Il presidente croato ammette che ci sono mancanze legislative relative al referendum ma afferma anche che ora non c'e' tempo per alcune modifiche di legge. Ha sottolineato di non credere che ci sia qualcuno che possa pensare alla possibilita' di brogli dello stato al referendum. Per quanto riguarda la domanda referendaria, Josipović ha detto che essa deve essere semplice, tipo: "siete a favore che la Croazia diventi membro dell'Ue?". Il capo dello stato croato ha osservato che non bisogna ingannare i cittadini con dichiarazioni che l'adesione all'Ue risolvera' tutti i problemi ma ha rilevato che la membership e' una grande occasione per la Croazia: “Se si riuscira' a sfruttarla, dipende soltanto da noi”, ha detto Josipović.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di oggi di Passaggio a Sud Est
Iscriviti a:
Post (Atom)













