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lunedì 28 marzo 2016

COMMENTI ALLA SENTENZA DI CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC

La sede del Tribunale internazionale all'Aja
di Marina Szikora (*)
Giovedi' la tanto attesa sentenza del Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia a Radovan Karadzic. Dopo che nel 2006 nel carcere di Scheveningen e' morto l'ex presidente serbo, Slobodan Milosevic, Radovan Karadzic e' il piu' alto rappresentante politico degli anni novanta ad essere sentenziato per i crimini e per le atrocita' commesse durante la guerra in Bosnia Erzegovina dal 1992 al 1995. Come detto, con il verdetto, il leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic viene condannato a 40 anni di carcere, ritenuto responsabile di crimini di guerra in Bosnia. Subito dopo il pronunciamento della sentenza, divise sono state le reazioni in Bosnia ma in sostanza, sono stati pochi ad essere pienamente soddisfatti con la decisione del Tribunale dell'Aja. I rappresentanti di diverse associazioni bosgnacche che si aspettavano una condanna all'ergastolo nonche' la conferma della corte che oltre a Srebrenica il genocidio e' stato commesso anche in altri sei comuni che si trovano inclusi nell'imputazione, sono rimasti un'altra volta delusi. Dall'altra parte, i commentatori della Republika Srpska [l'entità a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina] affermano in sostanza che la sentenza e' “politica” ma che nulla cambiera' per quanto riguarda lo status dell'entita' serba.

“Siamo consapevoli che non esiste una pena che possa far tornare in vita le vittime innocenti, ma la condanna ad uno dei principali statisti della politica di aggressione della politica di una Grande Serbia in Bosnia Erzegovina, i cui risultati sono stati il genocidio e crimini terribili, rappresenta il minimo di cui le vittime e le loro famiglie hanno atteso troppo a lungo”, questa la posizione e la reazione del Governo croato alla sentenza dell'Aja. Secondo il capo della diplomazia croata, Miro Kovac, la sentenza offre una soddisfazione morale insufficiente agli eredi delle vittime della politica di sistematiche uccisioni e violenze. Radovan Karadzic e' stato condannato ma non e' stato sconfitto ancora il suo spirito, come nemmeno l'eredita' della sua politica di crimini e di genocidio. Soltanto quando questo sara' raggiunto, allora si potra' arrivare ad una riconciliazione tra la gente della Bosnia ed oltre, ha rilevato il ministro Kovac.

La presidente croata, Kolinda Grabar-Kitarovic ritiene che la sentenza all'ex leader dei serbi bosniaci sia una consolazione debole alle vittime ma e' un messaggio ai criminali e terroristi odierni che non passeranno impuniti. “Anche se si tratta di una sentenza di primo grado, con essa la comunita' internazionale ha riconosciuto che a Srebrenica e' stato commesso un genocidio e che nei sette comuni della RS e nella citta' di Sarajevo sono stati commessi i piu' gravi crimini con l'obbiettivo di creare uno spazio serbo omogeneo” ha detto la presidente croata. “Questa sentenza non pou' e non deve influenzare il destino della RS e per questo mi appello a tutti i rappresentanti politici del popolo serbo in Bosnia Erzegovina, in particolare della Republika Srpska, di lottare con una posizione congiunta per la loro Republika e per il loro popolo il cui destino, con questa sentenza puo' essere messo in questione” sono invece le parole di reazione del presidente della Serbia, Tomislav Nikolic.

Il testo è la trascrizione di parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale

venerdì 25 marzo 2016

LA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO

Intervista a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso

Radovan Karadzic, l'ex capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni '90, è stato condannato in primo grado a 40 anni dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra compiuti durante il conflitto del 1992-95 in Bosnia. Anche se i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi per provare l'esistenza di un piano genocidiario già dal 1992, la sentenza è comunque importante e potrebbe essere modificata in appello. Giunge però a più di vent'anni dai fatti, dopo un processo durato quasi sei anni e dopo una latitanza dell'imputato protrattasi per quasi 13 anni. Soprattutto giunge in una Bosnia Erzegovina in cui sembrano aver prevalso le divisioni e la pulizia etnica che furono teorizzate e perseguite da Karadzic durante gli anni del suo potere.



giovedì 24 marzo 2016

EMMA BONINO SULLA CONDANNA DI RADOVAN KARADZIC A 40 ANNI PER GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA

Intervista di Lorenzo Rendi per Radio Radicale

Emma Bonino commenta la condanna dell'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, a 40 anni per crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio e deportazione e per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Emma Bonino, che nel luglio del 1995 era Commissario europeo agli aiuti umanitari, dopo una missione in Bosnia fu tra i primissimi ad accorgersi e a denunciare pubblicamente quanto era accaduto a Srebrenica.
Nell'intervista si ricorda anche l'iniziativa dei radicali per l'incriminazione di Slobodan Milosevic e l'istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi durante i conflitti nell'ex Jugoslavia.



KARADZIC CONDANNATO A 40 ANNI PER CRIMINI DI GUERRA E GENOCIDIO

Il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha giudicato l'ex capo politico dei serbi di Bosnia colpevole per il genocidio di Srebrenica, l'assedio di Sarajevo e altri crimini commessi durante la guerra del 1992-95. La corte ha invece giudicato non sufficienti le prove per l'accusa di genocidio relativa ai fatti avvenuti in una serie di villaggi.

Radovan Karadzic mentre ascolta la sentenza
Quarant'anni di carcere: questa la condanna decisa dalla 3a sezione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia al termine del processo di primo grado contro Radovan Karadzic, l'ex leader dei serbi di Bosnia durante il conflitto degli anni '90, giudicato colpevole di genocidio, uccisioni, deportazioni e altri crimini di guerra. Una sentenza che sulle prime ha scontentato molti: la difesa, ovviamente, ma anche i parenti delle vittime e i sopravvissuti che speravano nella condanna all'ergastolo chiesta dal procuratore Tieger. Inoltre la corte non ha ritenuto sufficienti le prove che volevano dimostrare l'esistenza di un piano genocidiario premeditato e organizzato dalla dirigenza serbo-bosniaca fin dall'inizio del conflitto. Altro elemento di delusione è che la sentenza è giunta a più di vent'anni dai fatti, a quasi un anno e mezzo dalla chiusura di un processo durato 5 anni che si è celebrato dopo ben 13 anni di latitanza dell'imputato che nel frattempo aveva potuto vivere pressoché indisturbato nonostante sul suo capo pendesse una taglia di 5 milioni di dollari. Una latitanza durata fino al luglio del 2008 quando Karadzic, grazie ai cambiamenti politici che nel frattempo erano avvenuti in Serbia, fu finalmente arrestato a Belgrado dove esercitava la professione di medico specializzato in medicina alternativa e psicologia sotto il falso nome di Dragan David Dabic.

Oltre che per il massacro di Srebrenica, il più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, costato la vita a oltre 8000 bosgnacchi maschi e giudicato come genocidio dalla giustizia internazionale, la Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili per le atrocità commesse durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo nel quale morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge la "presa di ostaggi" compiuta con il sequestro di 284 caschi blu dell'Onu usati come scudi umani contro i bombardamenti della Nato. Il tribunale dell'Aja ha ritenuto invece insufficienti gli elementi forniti dall'accusa per estendere l'accusa di genocidio anche agli eccidi compiuti a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. Per questi episodi Karadzic è stato comunque ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità, omicidio e persecuzione.

Il video delle lettura della sentenza di condanna per Radovan Karadzic


Alla lettura delle sentenza, nell'aula del tribunale internazionale all'Aja, hanno assistito rappresentanti delle associazioni delle Donne e Madri di Srebrenica, degli ex detenuti dei campi di concentramento, delle Donne vittime di guerra, dei Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni giunti appositamente dalla Bosnia, assieme a decine e decine di giornalisti, diplomatici e insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.


Val al sito del Tribunale Internazionale per l'ex Jugoslavia

martedì 3 febbraio 2015

CROAZIA E SERBIA NON SONO COLPEVOLI DI GENOCIDIO

La Corte Internazionale di Giustizia ha emesso oggi la sentenza sulle accuse incrociate per i crimini commessi durante la guerra del 1991-1995

Né Belgrado né Zagabria sono responsabili di genocidio per le violenze commesse durante le guerre della ex Jugoslavia. Lo ha deciso oggi la Corte internazionale di giustizia all'Aja, che era stata chiamata a pronunciarsi sulle accuse incrociate presentate dalla Croazia contro la Serbia nel 1999 e dalla Serbia contro la Croazia nel 2010. I giudici internazionali hanno stabilito che nessuna delle due parti è riuscita provare che i crimini commessi durante il conflitto avessero il fine di compiere un genocidio.

Il 2 luglio del 1999 il governo croato dell'epoca accusò l'allora Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) di violazione della Convenzione ONU del 1948 sul genocidio in riferimento alle operazioni di pulizia etnica commesse nel 1991 a Vukovar dagli occupanti serbi durante il conflitto scoppiato dopo che Zagabria aveva dichiarato l'indipendenza dalla Jugoslavia. La Croazia chiedeva anche un risarcimento per i danni "a persone e cose oltre che all'economia croata e all'ambiente". Nel 2010, la Serbia presentò a sua volta un ricorso sostenendo che 6500 serbi morirono e altre decine di migliaia furono costretti a fuggire nel 1995 a causa dell'operazione militare con cui Zagabria riconquistò la Krajina dove i serbi avevano autoproclamato uno stato indipendente.

La Croazia ha espresso la sua insoddisfazione per la sentenza di oggi, anche se il primo ministro Zoran Milanovic ha garantito che Zagabria la accetterà in maniera civile: “Noi dobbiamo accettare la decisione [...], è definitiva e non c'è possibilità di fare appello".

Secondo il ministro egli Esteri serbo Ivica Dacic, invece, la sentenza di oggi “sarà forse uno degli avvenimenti più importanti per le le relazioni bilaterali con la Croazia" e "segnerà probabilmente la fine di un processo durato 15, 20 anni” mettendo fine “alla lotta tra due Paesi per dimostrare che è stato il peggiore criminale". Secondo Dacic "è forse un'opportunità di lasciarci il passato alle spalle e di guardare al futuro".

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente serbo Tomislav Nikolic che ha affermato di volere una "pace durevole" nei Balcani: "Io spero che nell'avvenire la Serbia e la Croazia abbiano la forza di risolvere assieme quello che ostacola la possibilità d'instaurare un periodo di pace durevole e di prosperità nella nostra regione", ha detto Nikolic, parlando accanto al premier serbo Alksandar Vucic.

Fino ad ora mai un paese è stato condannato per genocidio sulla base della Convenzione del 1948. Nel 2007, quando la Corte internazionale si pronunciò sul massacro di Srebrenica compiuto ai danni dei musulmani di Bosnia dai militari serbo-bosniaci nel luglio 2005, i giudici stabilirono che la Serbia non era imputabile del genocidio, ma solo di non aver agito per impedirlo.

giovedì 13 marzo 2014

CRIMINI DI GUERRA: PROSEGUE IL DIBATTIMENTO ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

La Serbia respinge l'accusa di genocidio e la rivolta contro la Croazia. Zagabria non rinuncerà alle celebrazioni della Operazione Tempesta.

Di Marina Szikora
Nonostante le richieste della Serbia, la Croazia non rinuncera’ a festeggiare l’operazione militare ’Tempesta’, un’azione con la quale ha garantito la propria liberta’ e integrita’ territoriale. Cosi’ il capo dello stato croato Ivo Josipović a seguito delle richieste da parte della Serbia e a proposito della causa per genocidio intentata dalla Croazia contro la Serbia e della reciproca azione legale mossa da quest'ultima contro la Croazia, il cui dibattimento è in corso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Zagabria pretende che Belgrado sanzioni i responsabili dei crimini compiuti durante la guerra degli anni Novanta, che riveli la sorte delle 1663 persone date ancora per disperse e che vengano restituite alla Croazia le collezioni d’arte trafugate. In piu’ Zagabria reclama le riparazioni di guerra e il risarcimento dei danni materiali. Dall’altra parte, Belgrado pretende che Zagabria punisca i responsabili dei crimini commessi ai danni della popolazione serba in Croazia e che crei le condizioni per il rimpatrio dei serbi sfollati dalle proprie case. Belgrado pretende inoltre che la Croazia abolisca la festa nazionale del 5 agosto in cui si celebra la Giornata della vittoria e del ringraziamento patriottico e la Giornata dei difensori croati, anniversario della liberazione di Knin e di una vasta zona croata a suo tempo occupata dai serbi.

Alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja la settimana scorsa il team legale croato ha presentato le argomentazioni dell’accusa per genocidio contro la Serbia, mentre questa settimana e’ la volta della causa intentata da parte della Serbia secondo la quale la Croazia avrebbe commesso un genocidio durante l’operazione militare Tempesta. “Noi siamo adesso una societa’ matura e democratica, che apprezza la sua storia e la sua guerra per la patria, una guerra di difesa giusta. Naturalmente, laddove ci sono stati i crimini, anche da parte nostra, siamo pronti a reagire. Ci sono anche i dati del numero di processi che sono in corso in Croazia”, ha detto il presidente Ivo Josipović a proposito della questione che continua ad appesantire le relazioni tra Zagabria e Belgrado. Josipović non vuole pero’ speculare sull’esito del processo che e’ in corso davanti alla Corte internazionale di giustizia, ma ha rilevato che la prassi giudiziaria ha dimostrato che il genocidio e’ un crimine molto complesso.

Durante la settimana scorsa alla corte dell’Aja si e’ potuto ricordare e ascoltare di attacchi pianificati in modo sistematico e sadico dall’Armata popolare jugoslava e dalle milizie serbe ai danni dei villaggi a maggioranza croata nella Slavonia orientale che, come illustrato dagli avvocati croati, avevano un unico scopo, quello dello sterminio dei croati in quell’area. “Nell’arco di un anno dall’inizio dell’occupazione, quelle che erano delle comunita’ pacifiche vennero completamente distrutte. L’intenzione di annientare la popolazione croata e’ chiara come lo sono i numeri che lo dimostrano”, ha detto Helen Law, rappresentante del team legale croato illustrando ai giudici della Corte intenazionale la sorte che hanno dovuto subire i villaggi croati e le citta’, in primo luogo quella di Vukovar.

Da lunedi’ invece il dibattito e’ continuato con l’esposizione del team legale serbo. Saša Obradović, capo del team dei legali serbi, ha rilevato che sono i serbi ad essere stati vittime del genocidio anche se tanti croati hanno sofferto durante la guerra in Croazia. Secondo Obradović, la Croazia non ha presentato alcuna prova, documento o dichiarazione che confermi la presenza del crimine di genocidio da parte  della Serbia, vale a dire dell’Armata nazionale jugoslava o dei serbi di Croazia. All’inizio della sua esposizione, il capo della squadra legale serba ha espresso comunque rammarico per tutte le vittime, incluse quelle croate: “A nome del governo e del popolo serbo esprimo sincero rammarico per tutte le vittime della guerra e dei crimini commessi durante il conflitto armato in Croazia, a prescindere dalla definizione giuridica di quei crimini e dalla loro origine etnica e nazionale. Ogni vittima merita rispetto e ricordo”, ha detto Obradović.

La Serbia pero’, secondo l’esposizione di Obradović, non puo’ rispondere per i crimini commessi poiche’ essa all’epoca non esisteva nemmeno come stato indipendente. La principale colpa della Croazia nei confronti della Serba sarebbe, secondo la tesi del team legale serbo, il genocidio contro la popolazione serba durante l’operazione “Tempesta” che aveva il fine di eliminare i serbi come gruppo etnico. In questa azione, ha indicato Obradović, sono stati uccisi 1719 serbi, 900 sarebbero ancora i dispersi mentre si aspetta ancora l’indentificazione di 400 corpi esumati.

Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 13 marzo a Radio Radicale

giovedì 6 marzo 2014

CRIMINI DI GUERRA: CROAZIA E SERBIA DAVANTI ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

di Marina Szikora
Del passato, quello della guerra sanguinosa degli anni Novanta, si parlera' davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja dove lunedi' 1 marzo e' iniziata l'udienza principale nella causa per genocidio presentata dalla Croazia contro la Serbia e della causa che la Serbia a sua volta ha avviato contro la Croazia per lo stesso crimine. Il massimo organismo giudiziario delle Nazioni Unite nelle prossime quattro settimane, in una serie di udienze ascoltera' molte testimonianze di atti di genocidio e di pulizia etnica della popolazione croata durante l'aggressione serba in Croazia e gli argomenti della causa avviata invece da Belgrado per dimostrare che durante l'operazione “Tempesta” e' stato commesso un genocidio nei confronti della popolazione serba in Croazia. Si tratta della sanguinosa guerra combattuta tra il 1991 e il 1995 e in cui ci sono stati oltre 20 mila morti e centinaia di migliaia di profughi. Zagabria presento' per prima il 2 luglio 1999 l'accusa di genocidio contro Belgrado chiedendo un risarcimento finanziario, la punizione di tutti i criminali di guerra, informazioni sulle persone ancora disperse e la restituzione del patrimonio storico e culturale depredato dai serbi. Belgrado rispose con una analoga accusa il 4 gennaio 2010 imputando alla Croazia di genocidio e pulizia etnica ai danni di 250 mila serbi costretti a fuggire dalla Krajina durante e dopo l'operazione “Tempesta” del 1995.

Vesna Crnić-Groti, a capo del team legale croato, nel suo intervento lunedi' ha sottolineato che soltanto la Corte internazionale di giustizia puo' stabilire che i crimini commessi a Vukovar e altrove in Croazia rappresentano un genocidio. Ha avvertito sulla riluttanza della politica e della giustizia serbe ad affrontare i crimini e di punire i loro responsabili. La rappresentante croata ha rilevato che Belgrado segretamente e pubblicamente aveva sostenuto l'istituzione delle zone autonome serbe in Croazia offrendo loro appoggio politico e militare, cosi' come aveva appoggiato e incoraggiato le forze estremiste paramilitari. I funzionari ed esperti giuridici serbi sono convinti che la Serbia non puo' perdere in questo processo. E' stato valutato pero' che il prezzo piu' alto potrebbero pagarlo le relazioni tra Belgrado e Zagabria. Secondo la parte serba non ci saranno prove sufficienti per dimostrare che la Serbia ha commesso il genocidio. In questo senso, il noto professore di diritto internazionale, Tibor Varady ricorda che nella storia del diritto internazionale nessun paese e' stato mai condannato per genocidio. Comunque vada, e anche se i giuristi serbi ritengono che non ci dovrebbero essere sorprese all'Aja, sia Belgrado che Zagabria hanno preparato i loro team di migliori esperti che rappresenteranno i due paesi. L'elenco dei testimoni e' segreto e le testimonianze dovranno essere sotto embargo fino al primo aprile, il tempo fino a quando durera' il dibattimento.

Il capo del team di giuristi della Serbia, Saša Obradović ha valutato importante che la decisione relativa alla causa e contro causa per genocidio porti ad una soluzione che permettera' di costruire relazioni di buon vicinato tra i due paesi. Obradović ha rilevato la posizione della Serbia: anche se incontestabili, i gravi crimini che sono stati commessi durante la guerra contro la popolazione croata e non serba “non si possono qualificare come genocidio”. Obradović ha precisato che la Serbia durante l'udienza illustrera' le prove della sua contro accusa in cui si afferma che l'operazione “Tempesta” rappresentava “il culmine di intenzioni criminali” del governo croato e delle forze militari croate a fin di eliminare la popolazione serba della Krajina e che questa operazione aveva carattere di genocidio. Sempre in vista dell'inizio del dibattito, il capo rappresentante della Serbia ha ricordato che non e' stato il governo serbo a sollevare la causa e che esso aveva impegnato grandi sforzi affinche' si potesse giungere ad una riconciliazione e ad una soluzione fuori dalla corte, cosa che pero' non e' accaduta. “Giunti a questo passo, il nostro compito e' prima di tutto quello di dimostrare che i delitti commessi nel 1991 in Croazia non si possono qualificare come genocidio e poi dimostrare che i crimini che sono stati commessi nei confronti dei serbi, soprattutto quelli durante la 'Tempesta' avevano carattere di genocidio”, ha detto Obradović. “Questa non e' una partita e non siamo qui per dare delle valutazioni bensi' per illustrare quello che e' veramente accaduto, presentare i fatti e lasciare alla Corte la decisione finale”, ha detto il ministro della giustizia croata Orsat Miljenić partecipando lunedi' alla prima udienza del dibattimento.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 marzo a Radio Radicale.

giovedì 21 novembre 2013

GENOCIDIO: A MARZO IL PROCESSO SULLE DENUNCE INCROCIATE TRA CROAZIA E SERBIA

Intanto Belgrado rivendica il rispetto degli impegni assunti con l'UE e chiede che Bruxelles lo riconosca

Di Marina Szikora
Le autorità della Serbia stanno rispettando l’impegno assunto e la parola data, e si aspettano lo stesso da parte dell’Unione Europea, afferma in questi giorni il primo vicepresidente del governo serbo, Aleksandar Vučić, aggiungendo che Belgrado si aspetta da parte dell’UE lo stesso rispetto nei confronti dei cittadini e dello Stato. I cittadini della Serbia se lo meritano, sottolinea Vučić, poiché maggiormente grazie a loro vi è stato l’avanzamento nel processo di integrazione europea. Vučić si aspetta che al più presto si arrivi alla prima conferenza intergovernativa che segnerà il via ufficiale dei negoziati di adesione della Serbia all’Ue. Il primo vicepremier spera che questa conferenza si svolga entro dicembre o al massimo a gennaio, come affermato dal capo della delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con i Balcani Occidentali, Eduard Kukan. Davanti alla Serbia ci sono tempi difficili ed è importante sapere che il governo sta intraprendendo tutte le riforme per il bene dei cittadini, decisioni difficili sono necessarie per una economia sana, per una Serbia sana, ha rilevato Vučić, aggiungendo che i valori dell’Ue sono gli stessi valori della Serbia e del popolo serbo e la Serbia non è parte dell’Europa solo geograficamente, ma anche per le sue idee ed i suoi valori.

Ma oltre ad impegnarsi del future europeo, la Serbia dovrà comunque fare i conti con il passato. Il prossimo 3 marzo, infatti, secondo notizie apparse sui media serbi, all’Aja dovrebbe iniziare il processo davanti alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) relativo alla denuncia della Croazia e alla contro-denuncia della Serbia per genocidio durante la guerra del 1991-1995. La corte sarà presieduta dal giudice slovacco Peter Tomka. Saranno ascoltati ed interrogati i testimoni delle due parti: 12 quelli chiamati da Zagabria, mentre per Belgrado saranno 8, secondo le informazioni mediatiche serbe. Il premier Ivica Dačić ha dichiarato che la Serbia è pronta a ritirare la denuncia se anche Croazia farà lo stesso: secondo il premier serbo questa sarebbe la soluzione migliore per entrambe le parti. Anche i parlamentari serbi del partito governativo annunciano che si impegneranno per ottenere il ritiro delle denunce a condizione però che la Croazia restituisca i loro beni ai profughi e ne risarcisca i danni e che sia risolta la questione delle persone scomparse.

Nonostante speculazioni, soprattutto mediatiche, secondo le quali la Croazia sarebbe intenzionata a ritirare le denunce di genocidio per crimini commessi nella guerra tra il 1991 e 1995, arrivano notizie sulla preparazione di un team internazionale rafforzato in vista dell'avvio del processo il prossimo marzo. Si tratta di prestigiosi esperti del diritto internazionale, afferma Jana Špero, rappresentante del ministero della Giustizia croato che sarà uno dei tre rappresentanti della Croazia in questo processo. Špero precisa che si tratta di un processo molto complesso e di una denuncia molto importante il che richiede l’impegno di esperti. Tra questi anche il britannico Keir Starmer, esperto di diritti umani e di diritto internazionale, nominato nel 2007 giurista dell’anno nel campo dei diritti umani e per cinque anni capo procuratore del Regno Unito.

Le autorità croate chiedono una migliore collaborazione con le autorità serbe sul destino delle persone scomparse durante il conflitto, in maggioranza di nazionalità croata, come condizione per eventuali trattative sul ritiro della denuncia di genocidio. Uno dei testimoni della Croazia, sempre secondo le informazioni della stampa, potrebbe essere Sonja Biserko, presidente del Comitato Helsinki per i diritti umani in Serbia. Recentemente, il procuratore per i crimini di guerra serbo Vojislav Vukčević ha detto che soltanto a Belgrado ci sono in libertà almeno 300 persone che potrebbero essere sospette di crimini di guerra. Il ministro della giustizia croato, Orsat Miljenić, ha ricordato che il ruolo del team di esperti è quello di presentare la denuncia per genocidio nel miglior modo possibile e spiegare al mondo che cosa sia veramente accaduto. Dopo la conclusione della fase verbale del processo, tutti i materiali raccolti nell’arco di diversi anni diventeranno pubblici, ha detto il ministro croato.

Ricordiamo che il 2 luglio 1999 la Croazia ha denunciato la Serbia alla Corte internazionale di giustizia per crimini di genocidio che sarebbero stati commessi in Croazia tra il 1991 e 1995, accusando la Serbia di essere responsabile di “pulizia etnica” contro i cittadini croati: “una forma di genocidio il cui risultato è stato un gran numero di cittadini croati trasferiti, uccisi, torturati e illegalmente imprigionati, nonché la devastazione delle proprietà”. Per questo Zagabria chiede il risarcimento dei danni di guerra, mentre Belgrado ha reagito presentando a sua volta una analoga denuncia contro la Croazia.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 21 novembre a Radio Radicale


giovedì 20 dicembre 2012

ERGASTOLO PER ZDRAVKO TOLIMIR, BRACCIO DESTRO DI RATKO MLADIĆ

Zdravko Tolimir (a destra) con Mladic all'epoca della guerra
Di Marina Szikora [*] 
Arriva un'altra sentenza per il genocidio commesso in Bosnia Erzegovina: Zdravko Tolimir, braccio destro dell'ex generale serbo bosniaco imputato per crimini di guerra e contro l'umanita Ratko Mladić, e' stato condannato per le uccisioni e persecuzioni dei bosgnacchi musulmani di Srebrenica e Žepa alla pesante pena dell'ergastolo. Tolimir fu comandante di sicurezza dell'esercito della Republika Srpska e vice del generale Mladić. Se la sentenza di primo grado sara' confermata, la condanna a Zdravko Tolimir sara' la prima sentenza del Tribunale dell'Aja che conferma il genocidio non soltanto di Srebrenica ma anche di Žepa e, secondo alcune analisi, potrebbe essere molto importante anche per i processi che sono in corso contro Radovan Karadžić e Ratko Mladić.

L'uccisione dei tre rappresentanti militar-politici dei musulmani bosgnacchi a Žepa, Mehmed Hajrić, Amir Imamović e Avdo Palić, secondo il Tribunale dell'Aja rappresenta un crimine di genocidio poiche' doveva servire come esempio che non vi era speranza per la sopravvivenza della popolazione musulmana nell'enclave. Esma Palić, moglie dell'ucciso comandante dell'armata della BiH a Žepa, Avdo Palić, ritiene che la sentenza a Tolimir "e' aspettata e giusta" e ha commentato che collui che aveva ordinato la cattura e l'uccisione di suo marito e' forse piu' responsabile di quello che in effetti aveva commesso l'esecuzione su comando. "Festeggio non perche' Tolimir e' stato condannato all'ergastolo, ma perche' ha vinto la giustizia", ha detto Esma Palić. La presidente dell'associazione "Madri delle enclavi Srebrenica e Žepa", Munira Subašić, ritiene che Zdravko Tolimi sia uno dei maggiori responsabili per l'uccisione di 22 membri della sua famiglia. Munira Subašić ha seguito all'Aja la lettura della sentenza e ha commentato che la condanna a Tolimir e' una piccola consolazione per le vittime. Ha aggiunto pero' che la sentenza per genocidio e' importante perche' fara' parte della storia: "Quello che e' stato presentato in questo caso e' soltanto una piccola parte di tutto quello che noi abbiamo vissuto a Srebrenica nel 1995", ha concluso Munira Subašić.

Per quanto riguarda le reazioni nella Republika Srpska, il presidente del Parlamento dell'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, Igor Radojčić, ha giudicato che la condanna all'ergastolo suscita l'idea che si usino due pesi e due misure quando si prendano in considerazione le recenti sentenze pronunciate nei confronti dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač, nonche' quella all'ex comandante dell'esercito kosovaro, Ramush Haradinaj. Il direttore del Centro per le indagini sui crimini di guerra della Republika Srpska, Janko Velimirović, ritiene che si debba aiutare Tolimir nel processo d'appello affinche' "siano negate le qualifiche indicate nel processo di primo grado". Per Velimirović il problema riguarda la parte della sentenza in cui si parla "di associazione per commettere genocidio". L'avvocato Krstan Simić ritiene invece che "la sentenza a Tolimir e' anche una sentenza a Ratko Mladić", poiche' il verdetto indica Tolimir come "la lunga mano, le orecchie e gli occhi del generale Mladić".



[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.

Errata corrige: per errore in trasmissione è stata indicata quella contro Tolimir come sentenza definitiva, mentre si tratta della sentenza di primo grado, come correttamente risportato nella corrispondenza.

venerdì 1 luglio 2011

BOSNIA: IL DISCONOSCIMENTO DELL'ALTRO COME PERSONA

La dichiarazione di due grandi psichiatri italiani su “Il sentiero dei tulipani”
Due grandi psichiatri italiani – il dottor Domenico Casagrande e il dottor Lorenzo Toresini – hanno studiato approfonditamente IL SENTIERO DEI TULIPANI. PSICONAZIONALISMO IN BOSNIA ERZEGOVINA del ricercatore storico e scrittore Angelo Lallo (Infinito edizioni, 2011) e hanno redatto di loro pugno una dichiarazione che sia per l’autore che per l’editore costituisce un vanto. La riportiamo a beneficio di lettori, stampa, specialisti della mente, poiché riteniamo il testo di seguito estremamente importante e splendidamente descrittivo di un libro di eccezionale qualità e assolutamente unico nel suo genere.


“La Psichiatria nata dalle radici del pensiero borghese ha nel suo codice genetico i princìpi di tolleranza nei confronti del “diverso” che non meritava la punizione della sofferenza nelle segrete. Con la psichiatria sociale – tentativo di inventare uno strumento di controllo sociale nel territorio – e l’eugenetica nasceva lo strumentario del depistaggio della devianza psicopatologica e sociale, con l’allontanamento dei diversi dal consesso dei sedicenti normali.
La storia spesso è certamente fatta di elementi imponderabili, seppur talvolta indimostrabili, ma in Bosnia e Erzegovina durante l’ultimo conflitto la logica della pulizia etnica si è coniugata efficacemente con quella della psichiatria sociale. “Il sentiero dei tulipani” di Angelo Lallo ha evidenziato che quando si utilizza l’armamentario della paura e dell’angoscia a protezione di un gruppo o di una etnia, l’effetto è la distruzione del presupposto dell’eguaglianza degli uomini. Il conflitto in Bosnia e Erzegovina rappresenta il paradigma esemplare del disconoscimento dell’altro come persona, gruppo e nazione”.

Dr. Domenico Casagrande
Psichiatra - componente del Comitato Scientifico della Fondazione San Servolo IRSESC (Istituto di Ricerche e Studi sull’Emarginazione Sociale e Culturale) di Venezia

Dr. Lorenzo Toresini
Psichiatra - Primario del Servizio di Salute Mentale di Merano (Bz)

30 giugno 2011


IL SENTIERO DEI TULIPANI
Lo stupro di cinquantamila donne, oltre centomila morti, la devastazione della Bosnia Erzegovina affondano le radici nello psiconazionalismo, cui è dedicato questo libro, assolutamente unico. Il nazionalismo balcanico si è intrecciato con teorie di studiosi appartenenti a varie discipline, animati da un’ideologia esasperata. Nei Balcani ci si è trovati di fronte a un nazionalismo che ha operato una torsione verso discipline psichiatriche, con sconfinamenti teorici tratti da psicologia, filosofia, storia e genetica. Una variante del nazionalismo, questa, che ha trovato piena sintonia con gli ambienti militari, politici, economici che ne hanno assunto le teorie, utilizzandole come base per le pulizie etniche e gli eccidi – incluso il genocidio di Srebrenica – della guerra in Bosnia e in Croazia (1991-1995) e, successivamente, come protezione per non essere condannati per i crimini commessi.
“Il sentiero dei tulipani dovrebbe essere letto e studiato in tutte le scuole bosniache. Quelle stesse scuole in cui vige un sistema non di rado di apartheid tra gli studenti delle diverse nazionalità e in cui i ragazzi studiano su libri bugiardi scritti e stampati non con la logica di insegnare la Storia ma con il fine di inculcare la propaganda”. (Luca Leone)

©Infinito edizioni 2011

giovedì 1 luglio 2010

SREBRENICA, 15 ANNI DOPO


A Srebrenica, in Bosnia, nel luglio del 1995 militari e paramilitari serbo-bosniaci al comando del generale Ratko Mladic compirono il peggior massacro in Europa dalla fine della 2a guerra mondiale, un crimine di guerra qualificato dalla giustizia internazionale come "genocidio". Srebrenica, insieme ad altre località, era stata dichiarata "zona protetta" dall'Onu, ma si trasformò in una trappola mortale anche a causa dell'ignavia della comunità internazionale, dei ritardi e delle indecisioni (per non dire peggio) dell'Unprofor e, in alcuni casi, della vera e propria complicità dei "caschi blu". Da allora sono passati quindici anni.


Con Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso, autore dei documentari "Europa, Srebrenica" (1999) e "Dopo Srebrenica. La memoria, il presente" (2005) ho parlato di cosa rappresenta Srebrenica oggi alla luce dell'evoluzione della situazione nei Balcani, ma anche dei processi e delle sentenze del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. L'intervista è disponibile sul sito di Radio Radicale oppure direttamente qui




Quindici anni dopo è ancora difficile parlare di dialogo e convivenza a Srebrenica, ma c'è che lavora ogni giorno perché dall'elaborazione del passato possa nascere una possibilità di futuro. Da questa speranza nasce il progetto "Adopt Srebrenica" promosso dalla Fondazione Alexander Langer e dall'associazione Tuzlanska Amica del quale ho parlato con Edi Rabini, da sempre attivo nell'ambito del dialogo interculturale, già collaboratore di Alexander Langer e animatore della Fondazione che porta il suo nome oltre che del progetto per Srebrenica. L'intervista la potete ascoltare sul sito di Radio Radicale oppure qui




Entrambe le interviste saranno proposte anche in una trasmissione speciale su Srebrenica che Radio Radicale manderà in onda l'11 luglio. Il programma che ho preparato proporrà anche testimonianze, riflessioni e documenti sonori di quei giorni tratti dall'archivio di Radio Radicale e da altre fonti.