giovedì 13 settembre 2012

L'INTEGRAZIONE EUROPEA DELLA SERBIA DIPENDE DALLE RELAZIONI CON PRIŠTINA

Di Marina Szikora
La Serbia deve offrire alla comunita' internazionale la soluzione secondo la quale il nord del Kosovo rimane a far parte della Serbia mentre il resto del Kosovo sarebbe accettato dalla Serbia come stato indipendente, a condizione pero' di proteggere i monumenti nazionali – questo quanto sostiene e afferma il presidente della Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik. Secondo Dodik, il tempo precedente era migliore per una tale soluzione, ma dall'altra parte - sottolinea Dodik - per la Serbia deve essere chiaro che un ritorno al passato, nel senso politico, e' impossibile. Sempre secondo il leader dei serbi in Bosnia, non si tratta soltanto di aver perso, anche se in Serbia lo si interpreta cosi'. Bisogna proteggere i propri interessi, dice Dodik e rileva che sulla questione Kosovo bisogna riunire tutti, vedere quale sia la realta' e concludere definitivamente questa faccenda. Il nord del Kosovo e' una realta', e' convinto Dodik.

Il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić da parte sua afferma invece che il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo come condizione per l'adesione della Serbia all'Ue non e' la posizione dell'Ue. Il presidente della Serbia sottolinea che questo non e' e non puo' essere l'atteggiamento dell'Ue perche' se cosi' fosse, non ci sarebbero mai negoziati di adesione per la Serbia. Nikolić ha indicato che la Serbia con le sue interpretazioni ai propri rappresentanti sul come devono comportarsi alle riunioni in cui partecipano anche gli albanesi, ha dimostrato di essere impegnata nel dialogo e per l'adesione all'Ue e che adesso e' la volta dell'Ue. "A noi ci resta di fare il nostro lavoro, di costruire quella Serbia che abbiamo promesso, di costruire le relazioni con l'Ue come si deve, perche' e' buono per la Serbia. L'Ue invece o deve fermare questi discorsi o smentirli oppure dimostrare con comportamenti aperti verso la Serbia che non ci sono tali condizionamenti" ha detto Nikolić a proposito delle dichiarazioni che la Serbia deve riconoscere il Kosovo se vuole far parte dell'Ue.

Le affermazioni di Nikolić arrivano dopo le recenti dichiarazioni del presidente del PE, Martin Schultz, che sono state interpretate in maniera sbagliata e che riguardano il riconoscimento del Kosovo come condizione per l'ingresso della Serbia nell'Ue. In questo senso vanno anche le spiegazioni del premier serbo, Ivica Dačić dopo la sua ultima visita a Bruxelles settimana scorsa durante la quale, cosi' i media serbi, il premier serbo avrebbe ottenuto da tutti i rappresentanti europei un forte appoggio all'avvicinamento della Serbia all'Ue. Dačić afferma che la Serbia e' pronta a continuare il dialogo con Priština e l'idea di alzare i negoziati ad un livello politico piu' alto riceve sostegno anche da parte dell'amministrazione europea. In una intervista, reduce da Bruxelles, Dačić rassicura che i messaggi, sia dalla parte serba che da quella dell'Ue, sono molto chiari. L'Ue saluta le posizioni del governo serbo quando si tratta del proseguimento del cammino europeo di Belgrado. Si sottolinea pubblicamente – spiega Dačić – che le integrazioni europee dipendono maggiormente dalla stessa Serbia, vale a dire dall'adempimento di quello che il Consiglio europeo ha posto come condizione lo scorso dicembre. 

Si tratta maggiormente delle riforme interne che la Serbia deve condurre e di segnali visibili di 'rilassamento' nelle relazioni tra Belgrado e Priština il che implica l'implementazione degli accordi finora raggiunti con il tentativo di arrivare agli accordi sulle rimanenti questioni del dialogo tecnico, ivi incluso il ruolo dell'Eulex che dovrebbe essere presente in tutti i settori nell'intero Kosovo. Dačić aggiunge che l'orientamento del nuovo governo serbo e' di realizzare tutti gli accordi che sono stati raggiunti finora a Bruxelles ma che il problema sono le diverse interpretazioni su quello che in effetti e' stato concordato precedentemente. In Serbia, evidentemente, spiega Dačić, certe cose sono state interpretate diversamente.

Nell'intervista Dačić risponde anche alla domanda su quanto la situazione economica in Serbia sia critica e su certe interpretazioni che la Serbia rischia lo stesso scenario della Grecia. Secondo Dačić e' davvero indispensabile che il govero esca urgentemente con una proposta di misure economico-sociali che avranno come obiettivo stabilizzare le condizioni economiche in Serbia il che significa fermare il deficit e diminuirlo l'anno prossimo. Per questo, afferma il premier serbo, sono indispensabili colloqui con il FMI, con la Banca mondiale e con le banche europee, nonche' con l'Ue e tutti gli altri paesi che vogliono contribuire alla stabilizzazione economica della Serbia. Il governo, aggiunge il premier serbo, nelle misure annunciate, oltre al risparmio che riguarda lo stato e non i cittadini, dedichera' anche grande attenzione a sollecitare lo sviluppo economico. L'ex ed attuale ministro degli interni e attuale premier serbo Ivica Dačić afferma che i cittadini alle recenti elezioni hanno qualificato il suo ministero come il migliore proprio per il suo successo nella lotta contro la corruzione e criminalita' organizzata il che resta uno dei maggiori impegni. L'obbiettivo e' quello di sradicare la corruzione sistematica. In questo senso ci sara' una diretta collaborazione con l'Ue, ha precisato Dačić.

Rispetto a quanto finora detto, molto diverse sono invece le analisi ed i commenti di una parte della stampa occidentale. Cosi' il giornale tedesco 'Die Welt' scrive ultimamente di attacchi da parte del partito nazionalpopulista, il Partito del progresso (SNS) che e' il partito governativo, contro i media che questo partito afferma essere sotto diretto controllo da parte del Partito democratico (DS) dell'ex presidente Boris Tadić. A tal proposito, scrive il giornale tedesco, SNS ha indicato uno dei pochi giornali indipendenti serbi 'Blic' che e' uno dei piu' difusi e piu' liberali giornali in Serbia. Aleksandar Vučić, attuale capo del SNS, nei tempi dell'autocrata Slobadan Milošević, fine anni novanta, scrive 'Die Welt', controllava la stampa che era critica verso il regime. L'attuale ambizioso vicepresidente del governo Vučić ha molte ragioni per essere nervoso: ci sono sempre piu' brutte notizie per il governo che l'Occidente guarda con scetticismo perche' nelle proprie fila sta accogliendo sempre piu' seguaci di Milošević. 'Die Welt' aggiunge che le tensioni con Bruxelles sono aumentate con le "sospettose distribuzioni di posti di lavoro ai funzionari, con la contestata Legge sulla Banca popolare serba e con gli attacchi contro la stampa indipendente". In questo senso "i lider nazionalpopulisti sono sulla via di mettere a rischio anche il piccolo credito che hanno nell'arena internazionale".

All'autore del commento tedesco non piace nemmeno che la Serbia in quanto potenziale aderente all'Ue "cerca la vicinanza di Mosca: l'11 settembre il presidente Tomislav Nikolić visitera' il suo collega russo Vladimir Putin a Soči e con lui non parlera' soltanto di nuovi crediti bensi' anche della collaborazione sull'esporto di armi" scrive 'Die Welt'. Nel commento si punta inoltre sul fatto che nonostante l'ammorbidimento della retorica aspra sul Kosovo e il rinunciamento da parte di Belgrado di boicottare le conferenze in cui partecipano anche i rappresentanti del Kosovo, non e' visibile nessun concetto per l'ex regione (il Kosovo) che da quattro anni e mezzo e' indipendente. Infine, Bruxelles non sarebbe nemmeno convinta per quanto riguarda gli sforzi del nuovo governo serbo di sopprimere la corruzione poiche' "i partiti o gli sponsor dei nuovi funzionari dello stato sono loro stessi coinvolti nella densa rete di corruzione". Il giornale tedesco scrive che Dačić aveva detto di essere "allergico a costanti critiche" e che la Serbia e' una parte d'Europa con uguali diritti ma che Belgrado adesso potrebbe addossarsi nuovi guai con l'Ue perche' "Dejan Carević, ex membro dei servizi segreti di Milošević e' stato nominato capo gabinetto del ministro della giustizia serbo". 'Die Welt' conclude citando Jovo Ćuravija, il fratello del giornalista Slavko Ćuravija, assassinato a Belgrado nel 1999 il quale ha detto che "finche' gli assassinii politici non verranno chiariti davanti ai tribunali, questo paese non potra' posizionarsi accanto ai paesi civili".

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

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