venerdì 16 marzo 2012

KOSOVO: MOSCA CHIEDE INDAGINE ONU SU PRESUNTO TRAFFICO ORGANI

La "casa gialla" dove sarebbero
avvenuti gli espianti di organi
La Russia ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di "abbandonare posizioni di ostruzionismo" ed adottare "una risoluzione rilevante" che ordini l'avvio di un'indagine circa il presunto traffico illegale di organi umani prelevati da prigionieri principalmente serbi che sarebbe stato organizzato dall'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) durante e dopo la fine del conflitto contro la Serbia. A chiedere l'intervento del Consiglio di sicurezza è stato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in una conferenza stampa tenuta a Mosca insieme al suo omologo serbo, Vuk Jeremic. La Serbia da tempo chiede un'indagine ad hoc indipendente e sotto mandato Onu. A ciò si oppongono diversi Paesi, Francia in testa, per i quali la missione civile dell'Ue in Kosovo (Eulex) è già pienamente competente dell'inchiesta. Mosca ritiene invece necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza se si vuole un'indagine “davvero imparziale e comprensiva". Per questo lavrovo ha espresso la speranza “che i partner occidentali, i quali non sono stati particolarmente entusiasti di questa prospettiva, la pensino finalmente meglio".

Il traffico di organi fu denunciato per prima dall'ex pocuratore capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Tpi), Carla Del Ponte, nel suo libro del 2008 "La caccia". A fine 2010, il senatore svizzero Dick Marty, ha presentato un rapporto realizzato per conto del Consiglio d'Europa che lo ha poi adottato all'unanimità. Secondo il documento nel traffico sarebbe stato coinvolto anche l'attuale premier kosovaro, Hashim Thaci, che all'epoca dei fatti era tra i capi della guerriglia albanese. L'Uck avrebbe trasferito prigionieri civili serbi e non albanesi, ma anche kosovari accusati di collaborazionismo con i serbi, dal Kosovo al nord dell'Albania, per sottoporli all'espianto degli organi che poi sarebbero stati rivenduti sul mercato nero internazionale.

La scorsa estate l'Ue, in coordinamento con Eulex, ha costituito un'apposita task force di indagine, ma la competenza territoriale della missione è limitata al solo Kosovo. L'Albania, ha infatti sempre negato ogni coinvolgimento e per questo ha finora negato l'autorizzazione ad indagare sul proprio territorio. Il Tribunale internazionale ha potuto svolgere una missione investigativa in Albania nel 2004, ma le prove raccolte sono state distrutte, in quanto ritenute, in quella sede, insufficienti. Belgrado chiede, pertanto, un organo d'inchiesta, con mandato Onu e competenza territoriale internazionale. Tirana, da parte sua, si è ora detta favorevole alla cooperazione con Eulex. Per il ministro degli Esteri russo, dato che "i Paesi occidentali prendono con orgoglio le loro posizioni in difesa dei diritti umani, affermandole in ogni luogo e contesto” è sperabile “che non saranno applicati doppi standard in questo caso, dove sono assistiamo alla violazione più flagrante dei diritti umani ed inosservanza di ogni standard morale". [RS]

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