giovedì 3 marzo 2011

DAL 1989 AL 2011: I LIMITI DI UNA SOMIGLIANZA

Il Cairo, piazza Tahrir, febbraio 2011
(Foto da http://www.sparked.biz/)
Sono stato molto indeciso se scrivere qualcosa su quello che sta succedendo nel Nord Africa e più in generale nel mondo arabo. La velocità con cui i fatti si susseguono e la diversità delle varie situazioni rende difficile a chi, come me, non è un esperto di questa parte del mondo, scrivere qualcosa di minimamente sensato. L'unica cosa che mi pare di aver capito, leggendo sui giornali e ascoltando alle tv i commenti e le analisi di chi ne sa di più di me, è che stiamo assistendo a qualcosa di inedito, destinato a incidere sul futuro delle relazioni internazionali.
Qualcuno, in questi giorni, ha parlato di "crollo del muro del Maghreb", facendo un parallelo con i rvolgimenti che portarono alla fine dei regimi comunsiti dell'Europa orientale. Il paragone è forse improprio, ma la questione è senza dubbio interessante e riporta all'area di cui mi occupo in questo blog e nelle mie trasmissioni a Radio Radicale.
Ci sono analogie tra quanto sta avvenendo in queste settimane in molti Paesi del mondo arabo e il 1989 nell'Est Europa? Quali sono le somiglianze e quali le differenze? Perché quello che sta accadendo nel Maghreb nel 2011 non suscita da noi gli stessi entusiasmi che suscitarono gli avvenimenti del 1989 nei Pasesi "oltre cortina"?
Da questo punto di vista mi paiono interessanti, tra gli altri, due commenti che ho trovato in rete in questi ultimi tempi e che ho anche citato nella mia trasmissione del 1 marzo.

Il primo è quello di Luisa Chiodi, direttrice scientifica di Osservatorio Balcani Caucaso, pubblicato il 17 febbraio ("L'89 senza l'Europa: il contagio democratico nel mondo arabo"), secondo la quale, posto che analogie ce ne sono, come è ovvio che ci siano alcune differenze significative, dalla comparazione tra le due esperienze possono emergono alcuni elementi interessanti che vengono indicati e analizzati per arrivare a concludere che "le sfide della transizione post-comunista sono state imponenti con la simultanea trasformazione economica, politica e culturale dopo i regimi socialisti, e forse maggiori di quelle che attendono oggi il mondo arabo", ma "il 2011 arabo ci stimola a continuare a lavorare perché la democrazia resti l'orizzonte politico di tutti".

L'altra segnalazione riguarda il quanto scrive Francesco Rossi sul suo blog Ospolitik. Nel post intitolato "Rivoluzioni colorate", pubblicato il 26 febbraio, Rossi premette di non essere tra coloro che pensano che l'attuale situazione di rivolta nel mondo arabo rappresenti un nuovo 1989 e afferma che le eventuali somiglianze sono solo superficiali: genuina voglia di libertà ed effetto a catena delle rivolte. Perché il paragone abbia senso bisognerebbe invece chiedersi a che tradizione democratica si rifanno e da quale superpotenza vorrebbero liberarsi gli insorti del nord Africa. Più che nel solco del 1989, le rivoluzioni nordafricane sembrano cos' piuttosto assomigliare alle "rivoluzioni colorate" del decennio appena scorso. Da questo punto di vista Rossi conclude che "non sarà facile per i giovani arabi scesi nelle piazze in cerca di libertà evitare gli errori commessi dai loro maestri est-europei e centro-asiatici, risucchiati nei rispettivi sistemi politici post-rivoluzionari come se nulla fosse accaduto prima, come se le rivoluzioni colorate fossero state solo un abbaglio storico".

Nessun commento:

Posta un commento