Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
Albania
La casuale scoperta di un presunto traffico di droga tra Albania e Italia provoca l'ennesimo durissimo attacco dell'opposizione di centro-destra che accusa il governo di centro-sinistra di complicità con i cartelli del narcotraffico, ma fa anche discutere giornali e televisioni di politica delle droghe e dell'ipotesi della loro legalizzazione.
Macedonia/Fyrom
Dopo la vittoria alle recenti elezioni, il presidente Giorgi Ivanov ha prestato il giuramento per il suo secondo mandato e ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla situazione del paese e sull'atteggiamento delle forze politiche.
Kosovo
Mentre si prepara la campagna elettorale per le elezioni parlamentari anticipate di giugno, il movimento nazionalista Vetevendosje (Autodeterminazione) accusa il premier Hashim Thaci di aver utilizzato soldi pubblici per la sua propaganda politica.
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giovedì 15 maggio 2014
lunedì 10 giugno 2013
DACIC: CONTRASTARE IL NARCOTRAFFICO IN KOSOVO
Le Forze internazionali presenti in Kosovo, a cominciare da Eulex e
Unmik, hanno la responsabilita' di contrastare i traffici di
stupefacenti sempre piu' intensi in quella regione. Lo ha detto il
premier serbo, Ivica Dacic, secondo il quale il Kosovo
e' uno dei capisaldi della cosiddetta 'rotta balcanica' della droga
destinata ai mercati dell'Europa occidentale, in particolare di eroina
proveniente dall'Afghanistan. Intervenendo oggi a Mosca alla 30/ma
conferenza internazionale sulla lotta al traffico di stupefacenti, Dacic
- come riferito dai media a Belgrado - ha detto che il fenomeno del
traffico di droga riguarda tutti i Paesi balcanici, Serbia compresa, ma
che i gruppi criminali albanesi del Kosovo sono particolarmente forti e
presenti nei cartelli europei della droga. Per quanto riguarda il
Kosovo, Dacic ha detto che il governo serbo non puo' fare molto dal
momento che la polizia serba non e' presente in Kosovo sulla base della
risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell'Onu. ''Spetta a Eulex e
Unmik contrastare il flusso di droga dal Kosovo''. I servizi russi,
americani, britannici e tedeschi - ha aggiunto Dacic - sanno bene che la
mafia albanese ha un ruolo di primo piano nelle organizzazioni
criminali attive nel traffico di droga in Europa.
(dal Notiziario Droghe dell'Aduc)
(dal Notiziario Droghe dell'Aduc)
giovedì 7 febbraio 2013
SERBIA: IL PREMIER DACIC CONVOLTO NELLO SCANDALO SARIC
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| Darko Saric |
Di Marina Szikora [*]
In Serbia in questo momento al centro dell'attenzione e' lo scandalo politico che coinvolge il premier Ivica Dačić. Si parla di una crisi politica in Serbia e persino di elezioni anticipate. Il vicepremier Aleksandar Vučić, che è anche presidente del partito di maggioranza relativa, il Partito del progresso del presidente della repubblica Tomislav Nikolic, ha smentito che a causa dell’ “affaire” Šarić possano esserci elezioni anticipate e che pero' tutti quelli che hanno commesso reati verranno chiamati a rispondere, quale che sia il loro nome e l'incarico che svolgono. Dopo la riunione tenuta dal maggiore partito della coalizione governativa ha tenuto a causa della crisi politica provocata da una campagna mediatica in cui il premier, il socialista Ivica Dačić, e' stato collegato a persone legate al boss del narcotraffico latitante, Darko Šarić, il vicepremier Vučić ha sottolineato che la Serbia adesso ha compiti piu' importanti, anche se le elezioni anticipate, secondo le sue parole, in questo momento andrebbero a favore soprattutto del suo partito. Vučić ha aggiunto di aver saputo soltanto alcuni giorni fa degli incontri del premier Dačić con Rodoljub Radulović, membro del clan Šarić.
Va detto che i media serbi sabato scorso avevano scritto che la polizia criminale nel 2008 aveva intercettato Dačić, allora ministro degli Interni e quindi a capo della stessa polizia, registrando due incontri tra Dačić e Radulović. Il tabloid 'Informer' afferma che ci sono prove concrete del legame tra Radulović e Dačić. Secondo le informazioni dell’emittente B92, nelle note della polizia serba ci sarebbero prove che Dačić e il suo capo di gabinetto del tempo, Branko Lazarević, avevano spesso comunicato con Radulović detto Miša Banana, uno dei piu' noti membri del clan Šarić che secondo le fonti dei servizi segreti e' stato incaricato per il trasporto di cocaina da Sud America in Europa. Nei confronti di Darko Šarić, infatti, ci sono mandati di cattura per traffico di stupefacenti emessi da vari Stati ed agenzie di sicurezza, tra cui la Dea americana. Secondo 'Informer', i collaboratori di Dačić avrebbero valutato la campagna mediatica in Serbia a proposito di questo tema come un terribile scandalo che deve essere condotto fino alla fine. Secondo Dačić, la polizia ha lavorato alle sue spalle e senza mai informarlo in nessun momento del fatto che Radulović fosse indagato.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.
mercoledì 19 maggio 2010
IN KOSOVO CI SONO ANCHE I CROATI
In Kosovo non ci sono solo albanesi e serbi. Ci sono anche croati. Non molti per la verità: sono 55, in maggioranza anziani, cattolici, e vivono tutti nel villaggio di Letnica. Ne ha scritto il 12 maggio scorso Matteo Zola su East Journal, un blog interessante che vi consiglio di seguire se vi interessa la situazione dell'Europa orientale e sud-orientale.
I 55 croati kosovari hanno visto insediarsi numerosi albanesi nella loro zona e stanno rapidamente diventando una "specie in via di estinzione", a causa anche del sostanziale disinteresse della polizia locale, ma anche delle pattuglie americane che presidiano l'area. Scrive Matteo Zola che di qui a pochi anni i croati di Letnica, eredi di una storia plurisecolare, saranno scomparsi.
La cosa appare singolare perché i croati di Letnica non rappresentano alcun pericolo per i nazionalisti albanesi. Il motivo forse però è un altro. Il villaggio, infatti, si trova a qualche ora di cammino da Brest, altro villaggio isolato ma sulla montagna macedone, zona al centro di traffici di armi e droga, a cavallo di una frontiera "controllata", evidentemente in maniera molto morbida dall’esercito americano.
I 55 croati kosovari hanno visto insediarsi numerosi albanesi nella loro zona e stanno rapidamente diventando una "specie in via di estinzione", a causa anche del sostanziale disinteresse della polizia locale, ma anche delle pattuglie americane che presidiano l'area. Scrive Matteo Zola che di qui a pochi anni i croati di Letnica, eredi di una storia plurisecolare, saranno scomparsi.
La cosa appare singolare perché i croati di Letnica non rappresentano alcun pericolo per i nazionalisti albanesi. Il motivo forse però è un altro. Il villaggio, infatti, si trova a qualche ora di cammino da Brest, altro villaggio isolato ma sulla montagna macedone, zona al centro di traffici di armi e droga, a cavallo di una frontiera "controllata", evidentemente in maniera molto morbida dall’esercito americano.
sabato 20 febbraio 2010
LA MAFIA SERBA E IL TRAFFICO DI COCAINA
Comprare cocaina in Sud America direttamente dai cartelli produttori, occuparsi del trasferimento in Europa e rivenderla alle organizzazioni che ne controllano il commercio nel Vecchio Continente: un'agenzia di servizi organizzata, efficiente che si assume buona parte dei rischi ed offre così prezzi competitivi. E' questo modo che le organizzazioni criminali serbe stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nel traffico internazionale di droga, insieme a quelle montenegrine. Ma mentre in Serbia è emersa progressivamente la volontà politica di combattere le organizzazioni criminali, anche con strumenti legislativi e procedurali (come per esempio la legge sulla confisca dei beni mafiosi studiata in collaborazione con l'Italia e che sta dando i primi risultati concreti), la situazione del Montenegro resta ancora opaca, mentre la collaborazione delle autorità resta scarsa. Le indagini su uno scandalo scoppiato di recente su un traffico di stupefacenti stanno scuotendo pesantemente il sistema istituzionale montenegrino, in primo luogo polizia e sistema finanziario, mettendo a rischio la credibilità dello Stato.
Sull'argomento segnalo un'intervista che ho fatto a Cecilia Ferrara, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso da Belgrado, nella quale traccia una mappa della criminalità organizzata serba e montenegrina e della sua evoluzione dagli anni delle guerre jugoslave, del potere di Milosevic e del famigerato comandante Arkan, ai primi anni dopo la caduta della dittatura, con il predominio del "clan di Zemun" e l'assassinio del premier democratico Zoran Djindjic, fino alla realtà attuale fatta di una galassia di gruppi strutturati come una holding criminale in ascesa nel mercato illegale della cocaina. L'intervista è è andata in onda in diretta nel Notiziario Antiproibizionista di Radio Radicale del 15 febbraio 2010.
Ascolta l'intervista a Cecilia Ferrara
Sull'argomento segnalo un'intervista che ho fatto a Cecilia Ferrara, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso da Belgrado, nella quale traccia una mappa della criminalità organizzata serba e montenegrina e della sua evoluzione dagli anni delle guerre jugoslave, del potere di Milosevic e del famigerato comandante Arkan, ai primi anni dopo la caduta della dittatura, con il predominio del "clan di Zemun" e l'assassinio del premier democratico Zoran Djindjic, fino alla realtà attuale fatta di una galassia di gruppi strutturati come una holding criminale in ascesa nel mercato illegale della cocaina. L'intervista è è andata in onda in diretta nel Notiziario Antiproibizionista di Radio Radicale del 15 febbraio 2010.
Ascolta l'intervista a Cecilia Ferrara
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