domenica 24 febbraio 2013

VIAGGIO NELLA "CITTA' BIANCA" - 2a puntata


Riccardo De Mutiis, per Passaggio a Sud Est, propone un viaggio nella storia recente di Belgrado, dall’epoca della Jugoslavia del Maresciallo Tito ai giorni nostri, alla scoperta della “città bianca” nelle cui strade vibra il “srpsko srce”, il cuore serbo. In questa seconda parte si parla della città nel periodo del potere di Slobodan Milosevic, dalla morte di Tito alla guerra del Kosovo.

Secondo Le Corbusier “di tutte le capitali situate in una posizione splendida, Belgrado è la più brutta”. L’affermazione dell’architetto svizzero è troppo drastica, ma ha un fondo di verità. In effetti la posizione geografica della capitale serba è invidiabile: il nucleo originario della città venne realizzato su una collina ai cui piedi la Sava affluisce nel Danubio e da cui, in particolare dalla fortezza di Kalemegdan, si gode il panorama di una pianura che si estende a perdita d’occhio. Non sono altrettanto apprezzabili, purtroppo, né l impianto urbanistico, né lo stile architettonico della città. Infatti alla impostazione urbanistica degli Ottomani si sovrappose quella dei Karadjordjevic ed a questa quella di stampo comunista del periodo titino: alla disorganicità derivante dalla sovrapposizione di tali idee urbanistiche profondamente diverse l’una dall'altra si aggiunsero, nel momento in cui la città si estese oltre la Sava ed il Danubio, i problemi di una rete viaria che si intasava spesso e volentieri in prossimità dei pochi ponti che collegavano il centro con Zemun, Novi Beograd e le altre nuove zone costruite oltre i fiumi. Ma se la struttura urbanistica di Belgrado non è entusiasmante, è altrettanto vero che il viaggiatore che arriva nella capitale balcanica è colpito dalla atmosfera tutta particolare che vi si vive: nelle strade di Belgrado vibra l’anima del popolo serbo, batte il “srpsko srce”, il cuore serbo. La città ha sempre vissuto con grande partecipazione le vicende nazionali, senza mai appiattirsi sui mantra dettati dal potere costituito, ma tenendo invece spesso un atteggiamento critico e disincantato nei confronti dei vari regimi che dal dopoguerra ad oggi si sono avvicendati alla guida del paese. In questo scritto il rapporto tra la città di Belgrado e la politica prima jugoslava e poi serba viene analizzato con riferimento a tre diversi periodi storici: quello che va dal dopoguerra fino alla morte del MarescialloTito, quello che termina con la caduta di Slobodan Milosevic, e quello che arriva fino ai nostri giorni.
Riccardo De Mutiis [*]

La Belgrado di Milosevic / 1
Dalla morte di Tito inizia la lenta agonia della nazione, durata oltre un ventennio: questo periodo storico è dominato dalla figura di Slobodan Milosevic e segnato dalle guerre civili in Croazia e Bosnia. Il rapporto tra la città ed il potere, in quegli anni, diventa più intenso: i belgradesi non sono spettatori passivi della disgregazione dello Stato, ma partecipano con passione alle vicende politiche. Nella prima metà degli anni ottanta nella ex Jugoslavia si continua a vivere discretamente: i nazionalismi che Tito aveva soffocato in nome del superiore principio dell’unità comunista del Paese sembrano sopiti, la disoccupazione non esiste e lo Stato continua a garantire le vacanze al mare. Ed anche a Belgrado, in quegli anni, la vita scorre tranquilla: la città continua a gravitare sulla lunghissima arteria che dal Kalemegdan, attraverso la pedonale Knez Mihailov, Terazje e Ulica Tita conduce a Trg Slavija, gli intellettuali continuano ad essere impegnati in lunghissime conversazioni all’HotelMoskva e nelle tante kafane cittadine, sorseggiando l’immancabile caffè turco servito in tazze da mezzo litro, i derby calcistici tra Partizan e Crvena Zvezda [Stella Rossa, n.d.r.] rimangono l’appuntamento sportivo dell’anno. Ma nella la seconda metà degli Ottanta appaiono i germi della crisi che condurrà alle guerre che dureranno ininterrottamente dal 1991 (anno della secessione slovena) al 1999 (anno della guerra del Kosovo): in quel periodo infatti conquista il potere Slobodan Milosevic, riemergono i nazionalisti locali, compare la disoccupazione, il debito pubblico e l’inflazione raggiungono livelli preoccupanti, il sistema dell’autogestione si rivela un fallimento e, last but not least, con la disgregazione dell’Urss e del blocco comunista dell’Europa orientale, la Jugoslavia cessa di essere strategicamente importante per l’Occidente che di conseguenza riduce drasticamente le sovvenzioni al Paese balcanico.

Belgrado non coglie immediatamente i sintomi della crisi: assiste distratta alla presa del potere da parte di Milosevic e, d’altronde, il fatto che stampa e televisione siano in larga parte controllati dallo stesso vozd [duce, n.d.r.] non aiuta la gente a rendersi conto dell’uragano che si sta preparando. Ma nei primi anni Novanta il degrado morale, sociale ed economico della vita cittadina diventa così evidente, visibile e palpabile da non potere essere occultato nemmeno dai media asserviti al regime. E sono i numeri a dare l’idea della criticità della situazione: la città passa da una media di pochi omicidi all’anno alla cifra di ben 72 nel 1992; nel 1990 le armerie erano 10, ma nel 1992 diventano 72; le agenzie di escort passano dalle 11 del 1990 alle 93 del 1992. La capitale finalmente comincia ad interrogarsi su quanto sta succedendo. Ed infatti è belgradese il primo media che sottopone a critica la politica di Milosevic: la stazione radiotelevisiva B92. Ed infatti è a Belgrado che parte la contestazione alla politica di Milosevic, precisamente il 9 marzo 1991, quando decine di migliaia di persone scendono in piazza per esprimere la propria rabbia nei confronti del dittatore. Gli effetti della guerre in Croazia ed in Bosnia si fanno sentire: nel 1993 le istituzioni internazionali
applicano sanzioni di tipo economico nei confronti della Jugoslavia e qualche tempo dopo iniziano ad arrivare a Belgrado i profughi serbi provenienti dalla Kraijna croata e dalla Bosnia (150-200 mila persone), e la città è del tutto impreparata ad accoglierli. Queste ulteriori conseguenze negative della politica di Milosevic sono vissute dai belgradesi sulla loro pelle e contribuiscono ad acuire il loro distacco dal regime. Ed è un distacco che adesso trova spazio anche sulla stampa cittadina, che da sempre dà voce agli umori dei belgradesi.

Il solco aperto da B92 si allarga: anche il quotidiano Republika ed il settimanale Vreme, entrambi belgradesi, escono dal coro degli incensatori del vodz, iniziano ad esaminarne criticamente la politica e puntualizzano come la stessa abbia séguito soprattutto nelle zone rurali e tra gli individui meno acculturati e molto meno nella capitale. Infatti Vreme afferma, verso la fine del 1993, che le vittorie elettorali di Milosevic sono le vittorie “del Nord sul Sud, dei sottosviluppati sugli sviluppati, del paese sulla città, della provincia sulla metropoli”, mentre Republika sostiene nel 1996 che le guerre combattute in Croazia ed in Bosnia sono “le guerre dei contadini contro i cittadini, sono la guerra per la distruzione della classe media”. Ed il 17 novembre 1997 il dissenso dei belgradesi nei confronti di Milosevic si concretizza anche politicamente: alle elezioni comunali la coalizione dei partiti d’opposizione Zajedno [Insieme, n.d.r.] sconfigge sonoramente il duce serbo, il quale inizialmente rifiuta di riconoscere la sconfitta e lo farà solo dopo 3 mesi perché migliaia di belgradesi sono scesi in piazza ogni giorno per protestare contro i soliti brogli elettorali. In quella tornata elettorale l’opposizione conquista non solo Belgrado, ma anche la terza città della Serbia, Nis ed addirittura 40 circoscrizioni in cui si trovano ben 14 città chiave: sembra che stia tramontando l’epopea di Milosevic, ma questi, con un colpo di coda, riesce ad approfittare dei contrasti fra le componenti di Zajedno, riconquista il potere e finisce con il portare di nuovo il Paese alla guerra, questa volta per il Kosovo, evento che vedrà come protagonista per l'ennesima volta la capitale su cui la Nato concentrerà la maggior parte dei bombardamenti.
[2. Continua]

Belgrado colpita dai bombardamento Nato nel 1999

[*] Riccardo De Mutiis, esperto di relazioni internazionali, conoscitore della realtà balcanica anche per aver partecipato a diverse missioni patrocinate da istituzioni internazionali. Passaggio a Sud Est ha già pubblicato diversi suoi pezzi: per ritrovarli clicca qui.   


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