domenica 8 gennaio 2012

LA SERBIA E I PAESI VICINI

di Marina Szikora
Il testo è tratto dalla corrispondenza per Radio Radicale andata in onda il 5 gennaio

entering serbia
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Con l'inizio dell'anno il presidente della Croazia Ivo Josipović lancia messaggi chiari alla vicina Serbia relativi alle relazioni di buon vicinato e di sostegno croato al cammino della Serbia verso l'Ue. Per il quotidiano di Novi Sad 'Dnevnik' il capo dello stato croato ha dichiarato che la soluzione dei contenziosi del passato e' di interesse vitale croato e ha ripetuto che la Croazia dopo il suo ingresso nell'Ue non intende bloccare le integrazioni europee della Serbia a causa dei contenziosi bilaterali. Ricordando che la Croazia e' stata nelle circostanze di sperimentare il blocco di uno stato vicino, e qui si allude alla Slovenia e la disputa sul confine marittimo, Josipović ha detto che la Croazia e' politicamente maturata e che tra i politici seri in Croazia non c'e' nessuno che nelle relazioni con i paesi vicini utilizzerebbe i ricatti ed i blocchi. "La Croazia vuole sinceramene che la Serbia diventi un paese stabile, che si sviluppi e che diventi al piu' presto una parte integrale delle istituzioni dell'Ue" ha detto Josipović. Parlando delle reciproche accuse di Croazia e Serbia per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia, il presidente croato ha ripetuto che non c'e' bisogno di continuare i processi se la Croazia e la Serbia attraverso i negoziati si impegnano affinche' le accuse diventino fuori discussione e riescano a risolvere i problemi che appesantiscono i loro rapporti. Ma se non si riuscira' a trovare la soluzione, la risposta sara' del tutto diversa, ha rilevato Ivo Josipović.

Sempre per quanto riguarda le integrazioni europee della Serbia, alla domanda se la Serbia di fatto dovra' accettare che il Kosovo e' uno stato indipendente o autonomo affinche' possa ottenere lo status di candidato all'adesione il prossimo marzo, una risposta ha tentato di darla il presidente della Serbia Boris Tadić. Secondo il capo dello stato serbo, bisogna innanzitutto differenziare la questione dell'autonomia dalla questione dell'indipendenza. I cittadini della Serbia devono accettare la realta' degli albanesi in Kosovo che non vogliono vivere sotto il tetto sovrano della Serbia. In questo senso c'e' bisogno di trovare un soluzione, sottolinea Tadić. Si e' detto felice che per la prima volta i fattori internazionali, quali Robert Cuper, ritengono che la Costituzione della Serbia, oltre al parere degli albanesi in Kosovo, e' altrettanto una realta' che deve essere presa in considerazione. La Risoluzione 1244 e' internazionalmente vincolante e la Serbia in seno alle Nazioni Unite non ci rinuncera' a nessuna pressione.

Per quanto riguarda il riconoscimento implicito o esplicito dell'indipendenza, Tadić ha ribadito che la Serbia non accettera' nessuna delle forme ma cio' non significa che la Serbia deve ignorare tutto quello che gli albanesi del Kosovo ritengano sia il loro interesse nazionale. La Serbia deve proporre la soluzione che prende in considerazione gli interessi legittimi e le richieste del popolo albanese e delle istituzioni albanesi di Priština, ha detto il presidente serbo Tadić. Ha aggiunto che il suo paese si trova in una posizione molto difficile e che lui non lo nega poiche' ci sono anche quelli che propongono di rinunciare agli interessi legittimi in Kosovo a favore delle integrazioni europee. Tadić ha sottolineato pero' che la Serbia non deve rinunciare ai suoi obiettivi strategici centrali ogni qualvolta si trova sotto pressione, ma deve trovare il modo per ottenere entrambi gli obiettivi: sia l'Ue che il Kosovo. Tadić ha informato che i colloqui con gli interlocutori europei a tal proposito saranno molto attivi quest'anno. "Non prometto lo status di candidato" ha detto ma "prometto che, quanto sia nel mio potere, lottero' per lo status di candidato e per la data dell'inizio dei negoziati".

Per quanto riguarda la decisione dei serbi al nord del Kosovo di indire un referendum in cui esprimere l'opinione se accettano le istituzioni kosovare o meno, il capo dello stato serbo ha detto che il referendum puo' provocare una reazione internazionale e che non serve a niente poiche' tutti nel mondo sanno che i serbi al nord del Kosovo non accettano l'allargamento delle istituzioni di Priština e si puo' mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini serbi in Kosovo. I soggetti politici – ha detto Tadić – che propongono certe misure devono assicurare che siano conforme alla Costituzione e il referendum non portera' ad un dialogo politico, ne' al dialogo tecnico tra Belgrado e Priština, come nemmeno all'approvazione di una soluzione fondamentale per lo status del Kosovo. Va precisato che i consiglieri dei comuni di Kosovska Mitrovica, Zvečan e Zubin Potok hanno deciso di organizzare un referendum il prossimo 14 e 15 febbraio al quale i loro cittadini si pronunceranno "se vogliono le istituzioni kosovare o no".

Un articolo della Deutsche Welle in questi giorni parla delle relazioni della Serbia con gli altri paesi della regione balcanica
Dragan Đukanović, membro del Forum per le relazioni internazionali sostiene che come sempre, queste relazioni hanno avuto i loro alti e bassi. Cio' riguarda in particolare la collaborazione con la Croazia, dove e' stato compiuto un evidente progresso. Đukanović aggiunge che secondo la sua opinione, dopo la vittoria della coalizione della sinistra e il dominante Partito socialdemocratico in Croazia, i rapporti saranno ancora piu' consolidati. Non soltanto a livello dei due presidente, Josipović e Tadić, come finora, bensi' anche nella prospettiva delle relazioni tra di due governi che saranno "molto piu' produttivi e che tenderanno a risolvere le altre questioni ancora aperte". Visto globalmente, le relazioni tra Serbia ed altri paesi della regione sono in una situazione di stallo anche se ci sono progressi individuali, ritiene invece Andrej Nosov, direttore del Fondo Heartfact e afferma che si ha l'impressione che la Serbia non abbia rinunciato alla sua ex politica verso la regione bensi' che questa politica e' modificata e adattata a qualcosa che arriva su richiesta da Bruxelles e che viene nominato come piena e sostenibile collaborazione regionale. "Pare che la collaborazione regionale sia soltanto una delle partite per l'adesione all'Ue invece di essere una necessita' reale, sostenibile e sincera dell'elite politica per stabilire con i paesi vicini relazioni profonde e normali nel 21-esimo secolo" afferma Nosov.

Le relazioni tra Serbia e BiH nel corso del 2011 sono state nel segno di una posizione sbilanciata di Belgrado verso la RS a danno della Federazione BiH, afferma Dragan Đukanović. Nella prospettiva, ritiene questo esperto politico, si dovrebbe rafforzare o rivivere il Consiglio interstatale per la collaborazione il che rafforzerebbe le relazioni anche con il potere centrale della BiH. Đukanović indica inoltre l'iniziativa di cui ha parlato recentemente il presidente Boris Tadić che riguada un accordo con la Federazione Bih sui visti speciali che esiste di gia' con la RS. In questo modo, ritiene, si potrebbero oltrepassare certi problemi relativi allo status dei cittadini della maggiore entita' della BiH in Serbia nel settore di educazione, sanita' e molti altri. Andrej Nosov punta sulla mancanza di collaborazione tra Belgrado e Sarajevo come qualcosa che appesantisce le relazioni tra Serbia e BiH. Fa riferimento anche al recente passato e in questo contesto ferma l'attenzione sul caso di Jovan Divjak che appesantisce molto le relazioni tra i due paesi. Questo esperto politico si sofferma anche sulle relazioni tra Serbia e Montenegro e afferma che sono andate nella direzione negativa dopo che Podgorica aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Dall'altra parte si nota un evidente miglioramento della collaborazione nella lotta contro la criminalita' organizzata.

Il problema emerge anche a causa del sostegno di Belgrado verso la parte minoritaria del Montenegro che mette in questione l'indipendenza montenegrina, dice Nosov. Un problema molto grande nella collaborazione tra Belgrado e Podgorica sta proprio in questo tipo di posizione e anche se formalmente si', in fin dei conti la Serbia non ha ancora del tutto accettato le istituzioni del Montenegro. D'altra parte, il Montenegro ritiene che ogni volta che si menziiona la comunita' etnica serba in Montenegro, si interferisce nella statalita' montenegrina, valuta Đukanović. Invece, Belgrado dovrebbe svolgere un ruolo costruttivo nel processo di soluzione dello status della comunita' etnica serba. I due stati vengono inoltre appesantiti dal problema della doppia cittadinanza, i negoziati ormai maratoni non hanno dato nessun risultato e si dovrebbe lavorare sul raggiungimento di un accordo, afferma Đukanović. Gli inerlocutori della DW indicano pero' che la collaborazione economica, culturale, scientifica oppure quella tra i giovani, tra i paesi della regione segna risultati molto migliori rispetto alle relazioni politiche. Questa collaborazione e' in salita ma sempre ancora a livelli che si alternano.

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