La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 20 novembre a Radio Radicale
Gli argomenti della trasmissione:
- l'integrazione europea dei Balcani;
- le elezioni anticipate in Kosovo e i possibili colloqui con la Serbia;
- l'anniversario della caduta di Vukovar mentre Croazia e Serbia cercano la riconciliazione;
- la collaborazione della Serbia con il Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia;
- l'integrazione euroatlantica della Macedonia ancora in sospeso a causa della disputa sul nome con la Grecia;
- gli investimenti per infrastrutture e vie di comunicazione in Albania.
L'ultima parte del programma è dedicato al decennale di Osservatorio Balcani e Caucaso con un'intervista al direttore della testata giornalistica Luka Zanoni.
La trasmissione è stata realizzata come sempre con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure al sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
lunedì 22 novembre 2010
venerdì 19 novembre 2010
PASSAGGIO SPECIALE
La crisi economica nei Balcani: i casi di Croazia e Albania
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 17 novembre a Radio Radicale è tornato a parlare di economia e della situazione nei Balcani in questo periodo in cui governi e parlamenti sono alle prese con le leggi di bilancio.
La trasmissione parte dai dati emersi dal sondaggio "Balkan Monitor 2010" pubblicato il 13 novembre da Gallup, per poi prendere in esame la situazione in due paesi importanti per la stabilità dell'area: Croazia e Albania. La prima si avvia a chiudere il negoziato di adesione all'Ue per poi prepararsi all'ingresso effettivo nel (si pensa, date certe per ora non ce ne sono) 2012 o 2013. La seconda, invece, la scorsa settimana si è visto negare dalla Commissione europea la concessione dello status di "candidato" all'adesione a causa dello stallo politico interno dovuto allo scontro tra governo e opposizione dic entro-sinistra che si trascina dalle elezioni politiche del giugno 2009.
Lo Speciale, realizzato con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile qui
oppure sul sito di Radio Radicale nello spazio delle Rubriche.
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 17 novembre a Radio Radicale è tornato a parlare di economia e della situazione nei Balcani in questo periodo in cui governi e parlamenti sono alle prese con le leggi di bilancio.
La trasmissione parte dai dati emersi dal sondaggio "Balkan Monitor 2010" pubblicato il 13 novembre da Gallup, per poi prendere in esame la situazione in due paesi importanti per la stabilità dell'area: Croazia e Albania. La prima si avvia a chiudere il negoziato di adesione all'Ue per poi prepararsi all'ingresso effettivo nel (si pensa, date certe per ora non ce ne sono) 2012 o 2013. La seconda, invece, la scorsa settimana si è visto negare dalla Commissione europea la concessione dello status di "candidato" all'adesione a causa dello stallo politico interno dovuto allo scontro tra governo e opposizione dic entro-sinistra che si trascina dalle elezioni politiche del giugno 2009.
Lo Speciale, realizzato con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile qui
oppure sul sito di Radio Radicale nello spazio delle Rubriche.
mercoledì 17 novembre 2010
I BALCANI NEL 2010: LA GUERRA NON FA PIU' PAURA, LA CRISI SI'
La guerra non fa più paura, la crisi invece sì. Con questo slogan si può sintetizzare il sentimento prevalente fra i popoli balcanici almeno stando al "Balkan monitor 2010" realizzato da Gallup in collaborazione con European Policy Centre (Epc) e European Fund for the Balkans (Efd), pubblicato sabato 13 novembre e giunto alla sua quarta edizione. "Una strada rocciosa verso la normalità" ("The rocky road to normality! Public opinion in the Balkans") è il titolo che riassume le conclusioni a cui giunge l'indagine condotta nel luglio di quest'anno in Albania, Bosnia, Croazia, Macedonia, Montenegro, Kosovo, Serbia, su un campione di 1000 persone intervistate per ogni paese considerato.
Dallo studio emerge che i popoli balcanici credono nell'Ue, persino nella Nato, ma non nei loro governi, temono sempre più di non arrivare a fine mese e sempre meno che scoppi un'altra guerra e guardano positivamente alla prospettiva dell'integrazione europea, ma senza illudersi che rappresenti la soluzione di ogni problema. Sono dunque la crisi economica ed i suoi effetti sulle condizioni di vita delle famiglie ed essere in testa alle preoccupazioni di tutti i Paesi considerati: le punte massime si registrano in Croazia (54%) e in Serbia (78%), ma ovunque il dato è in crescita rispetto al 2009, compreso il fino ad oggi ottimista Kosovo dove aumenta del 19%, toccando quota 51%. E se serbi e macedoni sono i più fiduciosi che troveranno lavoro nei prossimi 12 mesi, ben il 74% dei disoccupati bosniaci non condivide questo ottimismo.
Interessante il dato sulla fiducia nell'Ue, che sembra diminuire man mano che ci si avvicini al traguardo dell'adesione. E' il caso della Croazia, il cui ingresso è atteso per il 2012 o 2013 (anche se Bruxelles non ha ancora fissato una data certa), dove il 48% degli intervistati voterebbe no in un eventuale referendum sull'adesione, contro un 38% di sì. Voterebbero favorevolmente, invece, oltre i due terzi del campione in tutti gli altri Paesi considerati nell'indagine. I popoli balcanici hanno dunque fiducia nell'Ue, nelle forze armate (di cui si fida per esempio il 73% dei croati) e addirittura nella Nato, ma non ne rispettivi governi nazionali, con la curiosa eccezione dell'Albania, nonostante il parlamento bloccato da oltre un anno dall'ostruzionismo dell'opposizione di centro-sinistra che accusa la maggiioranza di brogli nelle elezioni politiche del giugno 2009. La fiducia nell'esecutivo di Tirana è cresciuta infatti del 17% dal 2006 ad oggi, toccando quota 48%, con il 60% dei cittadini albanesi che si sente politicamente rappresentato rispetto al 33% del 2006 (il che fa supporre che le elezioni amministrative del prossimo anno potrebbero vedere un'affermazione del centro-destra guidato dal Partito democratico del premier Berisha).
Diminuisce ovunque la paura di un nuovo conflitto: anche in Bosnia, dove sono cresciuti del 29% in un anno coloro che si dicono certi che non ci sarà un'altra guerra. Allo stesso modo, è incoraggiante il dato sulla percezione della corruzione: quella "ad alti livelli" resta estesa, ma diminuiscono diffusamente quanti dichiarano di aver dovuto pagare tangenti e bustarelle nell'ultimo anno: in Macedonia per esempio si passa dal 20 al 13%. Certo, a dieci anni dall'ultima guerra nella regione "i Balcani ancora rappresentano un insieme di protettorati frustati e stati deboli", osserva il Balkan monitor 2010 di Gallup e Efb che descrive Albania, Montenegro e Macedonia come "piccole e claustrofobiche repubbliche modellate sull'Italia di Berlusconi, dove i governi sono populisti e godono di ampia popolarità e dove l'opposizione è scoraggiata e scoraggiante allo stesso tempo". Bosnia e Kosovo, da parte loro, "sono imbrigliate nel labirinto delle politiche di semi indipendenza", mentre la Serbia "è scioccata" in primis, ma non solo, dalla perdita del Kosovo e la Croazia appare "divisa" tra quanti si dichiarano pro e quanti si esprimono contro l'adesione all'Unione europea.
Qui il testo completo del Balkan Monitor (in inglese)
martedì 16 novembre 2010
PASSAGGIO SPECIALE
Il rapporto annuale della Commissione Europea sull'allargamento dell'Ue
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 10 novembre a Radio Radicale è stato dedicato ai rapporti annuali della Cammissione Europea sui Paesi in marcia sul cammino per l'adesione all'Ue. Nel complesso, ad esclusione della Croazia, il cui ingresso dovrebbe concretizzarsi entro un paio di anni, nessuno dei Paesi del sud est europeo in lista d'attesa dovrebbe riuscire a centrare il traguardo prima del 2020. E per la Turchia, l'unico paese dell'elenco che con la Croazia ha in corso i negoziati di adesione veri e propri, il cammino sarà quasi certamente ancora lungo e, al momento, senza la certezza del risultato. Ma il vero problema, a fronte dei documenti su ogni Paese pubblicati il 9 novembre dalla Commissione Europea, c'è la realtà di un'Europa che, ormai lontata dagli entusiasmi del 2004, appare sempre meno desiderosa di allargarsi ulteriormente, presa com'è da problemi interni come la crisi economico-finanziaria che rischia seriamente di dare un colpo mortale al progetto di unione politica.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 10 novembre a Radio Radicale è stato dedicato ai rapporti annuali della Cammissione Europea sui Paesi in marcia sul cammino per l'adesione all'Ue. Nel complesso, ad esclusione della Croazia, il cui ingresso dovrebbe concretizzarsi entro un paio di anni, nessuno dei Paesi del sud est europeo in lista d'attesa dovrebbe riuscire a centrare il traguardo prima del 2020. E per la Turchia, l'unico paese dell'elenco che con la Croazia ha in corso i negoziati di adesione veri e propri, il cammino sarà quasi certamente ancora lungo e, al momento, senza la certezza del risultato. Ma il vero problema, a fronte dei documenti su ogni Paese pubblicati il 9 novembre dalla Commissione Europea, c'è la realtà di un'Europa che, ormai lontata dagli entusiasmi del 2004, appare sempre meno desiderosa di allargarsi ulteriormente, presa com'è da problemi interni come la crisi economico-finanziaria che rischia seriamente di dare un colpo mortale al progetto di unione politica.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile direttamente qui
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NOTIZIE DALLA BOSNIA
di Marina Szikora (corrispondente di Radio Radicale)
La presidenza tripartita ha prestato giuramento
La presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, composta dal rappresentante bosgnacco, Bakir Izetbegović, da quello croato, Željko Komšić, e dal serbo Nebojša Radmanović, è la prima istituzione ad entrare in carica dopo le elezioni dello scorso 3 ottobre 2010. L'istituzione della nuova presidenza è stata resa pubblica mercoledi' a Sarajevo in base ai risultati delle elezioni.
Il primo a rivolgersi ai colleghi e ai molti ospiti, e' stato Bakir Izetbegović, il nuovo esponente bosgnacco, mentre i rappresentanti croato e serbo sono gli stessi della precedente presidenza. In un intervento molto emotivo, Bakir Izetbegović si e' ricordato del suo defunto padre Alija e del tempo in cui fu lui ad avere questo incarico. "Questo non e' un incrocio, perche' gli incroci offrono diverse vie. Noi ne abbiamo una sola, tutto il resto sono percorsi fuori strada. L'unica via giusta e' quella delle integrazioni, dell'unificazione, della riconciliazione, della collaborazione e del dialogo, in altre parole, la via europea", ha detto il rappresentante bosgnacco. L'attuale presidenza di turno sara' tenuta dal serbo Nebojša Radmanović succeduto all'ultimo presidente della precedente presidenza tripartita, Haris Silajdžić. La neo presidenza ha sottolineato che una delle priorita' nel prossimo periodo sara' la collaborazione con i paesi vicini, Croazia, Serbia e Montenegro. C'e' da osservare che alla sessione inaugurale non ha partecipato il leader del PDP, Mladen Ivanić il quale ha perso per pochi voti la corsa alla presidenza della BiH nella Republika Srpska. La ragione del boicottaggio, secondo Ivanić, e' che non riconosce i risultati elettorali a causa di manipolazioni durante il processo elettorale.
L'attuale presidente a rotazione, che svolgera' questo incarico nei prossimi otto mesi, Nebojša Radmanović ha sottolineato che nel suo lavoro si impegnera' per lo sviluppo della collaborazione di buon vicinato con i paesi confinanti nonche' con altri stati dell'ex Jugoslavia per una piu' accelerata integrazione della BiH nell'Ue. "Dobbiamo assumerci la responsabilita' politica e soddisfare le promesse date. Il tempo che sta' davanti a noi sara' decisivo per il futuro della BiH e dei Balcani occidentali. Tutti noi in BiH dobbiamo dimostrare pazienza politica", ha detto Radmanović sottolineando che la BiH nel futuro ha bisogno di nuovi orientamenti e direzioni. Secondo le sue parole, si aspetta dall'Ue l'orientamento e l'aiuto consultativo invece dell'arbitrato e soluzioni gia' pronte. Bakir Izetbegović che siedera' nell'ufficio del suo defunto padre, ex presidente della Presidenza dell'allora Repubblica BiH, ha sottolineato nel suo intervento che e' arrivato il tempo per soluzioni positive e che e' necessario adottare le riforme in cui la presidenza della BiH deve dare un contributo particolare. Il membro croato della Presidenza tripartita, Željko Komšić sulla cui rielezione si e' alzata molta polvere, ha valutato che le attuali condizioni politiche in BiH sono piu' complesse rispetto al periodo precedente. Nel suo intervento ha sottolineato che si impegnera' per l'ugaglianza e pari diritti del popolo croato in BiH. Uno dei primi compiti della neo Presidenza sara' la nomina del mandatario per la costituzione del nuovo Consiglio dei ministri della BiH. Cio' dovrebbe accadere dopo il consolidamento delle due camere parlamentari e dopo l'accordo dei partiti sul come sara' composto il governo in BiH, sempre in base ai risultati delle elezioni di ottobre.
Il rapporto di Valentin Inzko al Consiglio di sicurezza dell'Onu
Il giorno dopo l'insediamento della nuova presidenza tripartita, l'Alto rappresentante internazionale per la BiH, Valentin Inzko, ha presentato il suo rapporto periodico al Consiglio di sicurezza dell'Onu in cui ha valutato che, dopo un lungo periodo di stallo, le ultime elezioni dello scorso ottobre e lo sviluppo positivo delle relazioni nella regione hanno risvegliato la speranza nel proseguimento delle riforme e un avanzamento verso la piena integrazione nella NATO e nell'Ue. Inzko ha sottolineato che le visite dei presidenti croato e serbo sono state "una svolta" poiche' hanno mostrato la necessita' di riconciliazione e collaborazione regionale. Inzko ha rilevato anche che le recenti scuse espresse dal presidente serbo Boris Tadić per i crimini serbi commessi a Vukovar nonche' le scuse del membro bosgnacco della Presidenza della BiH, Bakir Izetbegović per i crimini di bosgnacchi sono stati dei passi che hanno avuto un effetto positivo nella regione e in BiH.
Secondo l'Alto rappresentante internazionale, la situazione politica in BiH resta complessa con "insufficiente dialogo e compromessi" in particolare a causa della politica nazionalista. Inzko ha avvertito che "i leader politici della Republika Srpska parlano spesso della futura indipendenza di questa entita' e dell'insostenibilita' della BiH. I leader serbi altrettanto spesso negano le sentenze dei tribunali dell'Onu, l'ICTY e ICJ sul genocidio di Srebrenica, il che aumenta le tensioni". La BiH ha un futuro nella NATO e nell'Ue, ha detto l'Alto rappresentante, ma soltanto come paese unico e ha sottolineato che "la retorica sull'insostenibilita' della BiH deve cessare". Per quanto riguarda il maggiore partito croato in BiH, l'HDZ BiH che invita alla creazione di una entita' croata separata, Inzko ha valutato che questo "forse non e' reale" e aumenta inutilmente le tensioni nel Paese. Ha sottolineato inoltre che le attivita' del potere legislativo ed esecutivo della RS crea costanti sfide relative al funzionamento della BiH e che il mancato avanzamento nella soluzione della questione del patrimonio militare ostacola l'attuazione del Piano di azione della BiH per l'adesione alla NATO (MAP). "Per raggiungere una piena sostenibilita' e per avanzare verso le integrazioni euroatlantiche, la BiH ha bisogno di leader politici pronti a cambiare l'attuale politica. Politici che invece di una politica di tolleranza zero sia pronta a compromessi", ha avvertito Valentin Inzko davanti al Consiglio di sicurezza. Ha invitato la comunita' internazionale a continuare il suo forte impegno in BiH, mentre al Consiglio di sicurezza ha chiesto di prolungare il mandato alle forze EUFOR in BiH.
L'attuale presidente della Presidenza tripartita della BiH, l'esponente serbo Nebojša Radmanović nel suo intervento ha affermato che la BiH rappresenta un esempio positivo dell'impegno della comunita' internazione nella costruzione di pace e che il blocco delle riforme e' dovuto alle elezioni. Ha sottolineato che dalla fine della guerra, la BiH ha effettuato gli elementi chiave dell'Accordo di pace di Dayton, incluso il ritorno di molti profughi. Come incorraggiante ha individuato l'adempimento delle 174 condizioni di Bruxelles per l'abolizione del regime di visti nonche' le riforme amministrative, giuridiche e nel settore di educazione universitaria. Il rappresentante croato all'Onu, Ranko Vilović ha detto che la Croazia appoggia gli emendamenti costituzionali che garantiscono piena uguaglianza a tutti i tre popoli della BiH e per tutti i suoi cittadini. Vilović ha sottolineato che i croati in BiH, in quanto il gruppo piu' piccolo e piu' vulnerabile in BiH, devono partecipare con pieno diritto nelle decisioni, in particolare nella Federazione BiH, l'entita' a maggioranza croato -musulmana.
L'ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, da parte sua invece, ha valutato che mantenere l'Ufficio dell'alto rappresentante ha "perso la sua ragione di essere ed e' diventato controproducente" poiche' i cittadini della BiH sono capaci di decidere da soli sul loro futuro, mentre la comunita' internazionale deve collaborare con i leader eletti, inclusi quelli di Banja Luka, capoluogo della RS.
La presidenza tripartita ha prestato giuramento
La presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, composta dal rappresentante bosgnacco, Bakir Izetbegović, da quello croato, Željko Komšić, e dal serbo Nebojša Radmanović, è la prima istituzione ad entrare in carica dopo le elezioni dello scorso 3 ottobre 2010. L'istituzione della nuova presidenza è stata resa pubblica mercoledi' a Sarajevo in base ai risultati delle elezioni.
Il primo a rivolgersi ai colleghi e ai molti ospiti, e' stato Bakir Izetbegović, il nuovo esponente bosgnacco, mentre i rappresentanti croato e serbo sono gli stessi della precedente presidenza. In un intervento molto emotivo, Bakir Izetbegović si e' ricordato del suo defunto padre Alija e del tempo in cui fu lui ad avere questo incarico. "Questo non e' un incrocio, perche' gli incroci offrono diverse vie. Noi ne abbiamo una sola, tutto il resto sono percorsi fuori strada. L'unica via giusta e' quella delle integrazioni, dell'unificazione, della riconciliazione, della collaborazione e del dialogo, in altre parole, la via europea", ha detto il rappresentante bosgnacco. L'attuale presidenza di turno sara' tenuta dal serbo Nebojša Radmanović succeduto all'ultimo presidente della precedente presidenza tripartita, Haris Silajdžić. La neo presidenza ha sottolineato che una delle priorita' nel prossimo periodo sara' la collaborazione con i paesi vicini, Croazia, Serbia e Montenegro. C'e' da osservare che alla sessione inaugurale non ha partecipato il leader del PDP, Mladen Ivanić il quale ha perso per pochi voti la corsa alla presidenza della BiH nella Republika Srpska. La ragione del boicottaggio, secondo Ivanić, e' che non riconosce i risultati elettorali a causa di manipolazioni durante il processo elettorale.
L'attuale presidente a rotazione, che svolgera' questo incarico nei prossimi otto mesi, Nebojša Radmanović ha sottolineato che nel suo lavoro si impegnera' per lo sviluppo della collaborazione di buon vicinato con i paesi confinanti nonche' con altri stati dell'ex Jugoslavia per una piu' accelerata integrazione della BiH nell'Ue. "Dobbiamo assumerci la responsabilita' politica e soddisfare le promesse date. Il tempo che sta' davanti a noi sara' decisivo per il futuro della BiH e dei Balcani occidentali. Tutti noi in BiH dobbiamo dimostrare pazienza politica", ha detto Radmanović sottolineando che la BiH nel futuro ha bisogno di nuovi orientamenti e direzioni. Secondo le sue parole, si aspetta dall'Ue l'orientamento e l'aiuto consultativo invece dell'arbitrato e soluzioni gia' pronte. Bakir Izetbegović che siedera' nell'ufficio del suo defunto padre, ex presidente della Presidenza dell'allora Repubblica BiH, ha sottolineato nel suo intervento che e' arrivato il tempo per soluzioni positive e che e' necessario adottare le riforme in cui la presidenza della BiH deve dare un contributo particolare. Il membro croato della Presidenza tripartita, Željko Komšić sulla cui rielezione si e' alzata molta polvere, ha valutato che le attuali condizioni politiche in BiH sono piu' complesse rispetto al periodo precedente. Nel suo intervento ha sottolineato che si impegnera' per l'ugaglianza e pari diritti del popolo croato in BiH. Uno dei primi compiti della neo Presidenza sara' la nomina del mandatario per la costituzione del nuovo Consiglio dei ministri della BiH. Cio' dovrebbe accadere dopo il consolidamento delle due camere parlamentari e dopo l'accordo dei partiti sul come sara' composto il governo in BiH, sempre in base ai risultati delle elezioni di ottobre.
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| I membri della nuova presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina: Bakir Izetbegovic, Zeliko Komsic, Nebojsa Radmanovic (Foto Reuters) |
Il giorno dopo l'insediamento della nuova presidenza tripartita, l'Alto rappresentante internazionale per la BiH, Valentin Inzko, ha presentato il suo rapporto periodico al Consiglio di sicurezza dell'Onu in cui ha valutato che, dopo un lungo periodo di stallo, le ultime elezioni dello scorso ottobre e lo sviluppo positivo delle relazioni nella regione hanno risvegliato la speranza nel proseguimento delle riforme e un avanzamento verso la piena integrazione nella NATO e nell'Ue. Inzko ha sottolineato che le visite dei presidenti croato e serbo sono state "una svolta" poiche' hanno mostrato la necessita' di riconciliazione e collaborazione regionale. Inzko ha rilevato anche che le recenti scuse espresse dal presidente serbo Boris Tadić per i crimini serbi commessi a Vukovar nonche' le scuse del membro bosgnacco della Presidenza della BiH, Bakir Izetbegović per i crimini di bosgnacchi sono stati dei passi che hanno avuto un effetto positivo nella regione e in BiH.
Secondo l'Alto rappresentante internazionale, la situazione politica in BiH resta complessa con "insufficiente dialogo e compromessi" in particolare a causa della politica nazionalista. Inzko ha avvertito che "i leader politici della Republika Srpska parlano spesso della futura indipendenza di questa entita' e dell'insostenibilita' della BiH. I leader serbi altrettanto spesso negano le sentenze dei tribunali dell'Onu, l'ICTY e ICJ sul genocidio di Srebrenica, il che aumenta le tensioni". La BiH ha un futuro nella NATO e nell'Ue, ha detto l'Alto rappresentante, ma soltanto come paese unico e ha sottolineato che "la retorica sull'insostenibilita' della BiH deve cessare". Per quanto riguarda il maggiore partito croato in BiH, l'HDZ BiH che invita alla creazione di una entita' croata separata, Inzko ha valutato che questo "forse non e' reale" e aumenta inutilmente le tensioni nel Paese. Ha sottolineato inoltre che le attivita' del potere legislativo ed esecutivo della RS crea costanti sfide relative al funzionamento della BiH e che il mancato avanzamento nella soluzione della questione del patrimonio militare ostacola l'attuazione del Piano di azione della BiH per l'adesione alla NATO (MAP). "Per raggiungere una piena sostenibilita' e per avanzare verso le integrazioni euroatlantiche, la BiH ha bisogno di leader politici pronti a cambiare l'attuale politica. Politici che invece di una politica di tolleranza zero sia pronta a compromessi", ha avvertito Valentin Inzko davanti al Consiglio di sicurezza. Ha invitato la comunita' internazionale a continuare il suo forte impegno in BiH, mentre al Consiglio di sicurezza ha chiesto di prolungare il mandato alle forze EUFOR in BiH.
L'attuale presidente della Presidenza tripartita della BiH, l'esponente serbo Nebojša Radmanović nel suo intervento ha affermato che la BiH rappresenta un esempio positivo dell'impegno della comunita' internazione nella costruzione di pace e che il blocco delle riforme e' dovuto alle elezioni. Ha sottolineato che dalla fine della guerra, la BiH ha effettuato gli elementi chiave dell'Accordo di pace di Dayton, incluso il ritorno di molti profughi. Come incorraggiante ha individuato l'adempimento delle 174 condizioni di Bruxelles per l'abolizione del regime di visti nonche' le riforme amministrative, giuridiche e nel settore di educazione universitaria. Il rappresentante croato all'Onu, Ranko Vilović ha detto che la Croazia appoggia gli emendamenti costituzionali che garantiscono piena uguaglianza a tutti i tre popoli della BiH e per tutti i suoi cittadini. Vilović ha sottolineato che i croati in BiH, in quanto il gruppo piu' piccolo e piu' vulnerabile in BiH, devono partecipare con pieno diritto nelle decisioni, in particolare nella Federazione BiH, l'entita' a maggioranza croato -musulmana.
L'ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, da parte sua invece, ha valutato che mantenere l'Ufficio dell'alto rappresentante ha "perso la sua ragione di essere ed e' diventato controproducente" poiche' i cittadini della BiH sono capaci di decidere da soli sul loro futuro, mentre la comunita' internazionale deve collaborare con i leader eletti, inclusi quelli di Banja Luka, capoluogo della RS.
lunedì 15 novembre 2010
UN MOMENTO DI STORIA
Ovvero, quando i Radicali (quelli italiani e transnazionali) si mobilitavano per l'ingresso della Jugoslavia in quella che allora non era ancora l'Unione, ma solo la Comunità Economica Europea. Era il 1988. Un anno dopo Slobodan Milosevic sarebbe andato alla Piana dei Merli a fare il suo celebre e sinistro discorso. Quello che è successo nel decennio successivo lo sappiamo.
Dall'archivio storico radicale la manifestazione dei Radicali a favore dell’entrata della Jugoslavia nella CEE davanti al consolato jugoslavo di Trieste il 30 dicembre del 1988 nel servizio per il Tg regionale della RAI Friuli Venezia Giulia.
Dall'archivio storico radicale la manifestazione dei Radicali a favore dell’entrata della Jugoslavia nella CEE davanti al consolato jugoslavo di Trieste il 30 dicembre del 1988 nel servizio per il Tg regionale della RAI Friuli Venezia Giulia.
mercoledì 10 novembre 2010
TURCHIA: IL MAXI-PROCESSO DI DIYARBAKIR
Lo scorso 18 ottobre è iniziato in Turchia il processo a 151 dei 1925 esponenti della società civile curda e turca arrestati nell'aprile del 2009 nell'ambito dell'operazione di polizia scattata dopo l'affermazione del Partito della Società Democratica (DTP, il partito curdo poi sciolto dalla Corte Costituzionale) alle elezioni amministrative. Alla sbarra sono finiti amministratori locali (tra cui acuni sindaci), sindacalisti, attivisti, donne e anche dei minorenni. Una delegazione italiana, composta da esponenti delle organizzazioni filo-curde, si è recata in quei giorni a Diyarbakir per cercare di verificare il corretto svolgimento del processo.
Qui potete ascoltare l'intervista per Radio Radicale a Antonio Olivieri dell'associazione "Verso il Kurdistan" di Alessandria
Qui potete ascoltare l'intervista per Radio Radicale a Antonio Olivieri dell'associazione "Verso il Kurdistan" di Alessandria
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 6 novembre a Radio Radicale
In questo numero: la storica visita del presidente serbo Boris Tadic alla città martire croata di Vukovar; Bosnia Erzegovina, il rapporto all'Onu dell'Alto rappresentante internazionale Valentin Inzko; Kosovo, le elezioni anticipate del 12 dicembre e la visita a Pristina del premier turco Recep Tayyip Erdogan; Croazia, il punto sul negoziato di adesione all'Ue; Si torna a parlare di "Grande Albania"; Turchia, il maxi-processo agli attivisti curdi e turchi accusati di terrorismo, intervista a Antonio Olivieri dell'associazione "Verso il Kurdistan".
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascolatabile qui
oppure al sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
In questo numero: la storica visita del presidente serbo Boris Tadic alla città martire croata di Vukovar; Bosnia Erzegovina, il rapporto all'Onu dell'Alto rappresentante internazionale Valentin Inzko; Kosovo, le elezioni anticipate del 12 dicembre e la visita a Pristina del premier turco Recep Tayyip Erdogan; Croazia, il punto sul negoziato di adesione all'Ue; Si torna a parlare di "Grande Albania"; Turchia, il maxi-processo agli attivisti curdi e turchi accusati di terrorismo, intervista a Antonio Olivieri dell'associazione "Verso il Kurdistan".
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascolatabile qui
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sabato 6 novembre 2010
VUKOVAR: 19 ANNI DOPO LA SERBIA CHIEDE SCUSA
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| Il presidente serbo Boris Tadic (a sinistra), rende omaggio alle vittime del massacro di Ovcara. Accanto a lui il presidente croato Ivo Josipovic (Foto Reuters) |
di Marina Szikora [*]
Diciannove anni dalla tragedia di Vukovar e dal massacro di Ovčara, che dopo il genocidio di Srebrenica vengono considerate come le maggiori atrocita' delle guerre degli anni Novanta, Boris Tadić e' stato il primo presidente serbo a recarsi nella citta' martire croata e a rendere omaggio alle vittime pronunciando profonde parole di scusa e di rammarico per i crimini che sono stati commessi. Come annunciato, arrivato a Vukovar con il traghetto che collega le due sponde del Danubio, quella croata e quella serba, ad accoglierlo e' stato il presidente della Croazia Ivo Josipović. Ai due presidenti si e' riunita poi anche la premier croata Jadranka Kosor. Questo indubbiamente e' stato il maggiore evento in Europa sudorientale, una vicenda seguita con attenzione da tutti i media della regione ma anche dalle principali agenzie internazionali. Oltre 40 testate e 200 gironalisti e camerman hanno seguito la piu' iimportante vicenda politica degli ultimi anni. Dopo l'omaggio e i discorsi molto emozionanti alla fattoria di Ovčara dove furono uccisi oltre 200 soldati, civili e feriti dell'ospedale di Vukovar, i due presidenti hanno incontrato le associazioni delle vittime della Guerra per la patria di minoranza serba. Successivamente, Tadić e Josipović hanno depositato corone anche a Paulin Dvor, nei pressi di Osijek, dove sempre nel 1991 furono uccisi 19 serbi civili. Da Belgrado, il presidente Tadić ha portato 25 documenti sequestrati nel 1991 dall'ospedale di Vukovar che potrebbero aiutare nella ricerca degli oltre 1000 scomparsi croati di cui non si ha avuto da allora nessuna informazione.
"Sono venuto qui per inchinarmi davanti alle vittime ed e' mia intenzione rendere loro omaggio. Sono qui, perche' inchinandomi davanti alle vittime, voglio ancora una volta esprimere parole di scusa e di rammarico e creare la possibilita' affinche' Serbia e Croazia girino una nuova pagina della storia“ ha detto il presidente serbo Tadić ad Ovčara, simbolo delle sofferenze del popolo croato nella Guerra per la Patria. „E' mio desiderio di creare la possibilita' affinche' i nostri figli siano sollevati dal peso del passato e si realizzi una politica di buon vicinato e di collaborazione che apre le possibilita' alla gente – una politica che e' del tutto contraria a quella degli anni novanta“ ha aggiunto Tadić. "Siamo venuti a Vukovar e ad Ovčara per rendere omaggio alle vittime e per porre le condoglianze alle famiglie, ma anche per dimostrare che ogni crimine sara' punito“ ha detto il presidente croato Ivo Josipović. "Siamo venuti qui per dimostrare che e' possibile una politica diversa – una politica di pace“ ha sottolineato il capo dello stato croato rilevando che e' suo desiderio affinche' questo evento sia un nuovo stimolo per trovare il destino delle persone scomparse, il rispetto di tutte le vittime e l'apertura di una nuova pagina nelle relazioni tra i due paesi. Le due corone depositate ad Ovčara – il luogo dove i membri dell'esercito jugoslavo e delle forze paramilitari serbe avevano liquidato il 20 novembre 1991, 200 civili e soldati, maggiormente pazienti dell'ospedale di Vukovar – portano la stessa semplice ma importatne scritta: „Alle vittime innocenti“.
Questo evento, pero' ha suscitato ovviamente anche delle critiche e protesta. Cosi' ad Ovčara una 50-tina di persone hanno manifestato con candele accese e preghiera. Si tratta di mogli di Vukovar e di madri di Lovas e Sotin nonche' di difensori ed invalidi della Guerra. I manifestanti hanno sottolineato che non si oppongono a nessuna visita e alle condoglianze ma che chiedono soprattutto la verita' su tutte le vittime, in particoalare quelle scomparse. Sulla via verso Ovčara, i due presidenti hanno trovato anche un centinaio di manifestanti – membri del Partito croato del diritto. Portavano cartelloni con scritte tipo „le scuse non bastano“ , „Non sei benvenuto“, „Ivo stai sbagliando“. Molto impressionante e' stato l'incontro dei due presidenti e della premier croata con Vesna Bosanac, attualmente e all'epoca della guerra, direttrice dell'Ospedale di Vukovar.
A seguito del suo incontro con Tadic, la presidente del governo croato Jadranka Kosor ha detto che la visita del presidente serbo e' un momento importante nelle relazioni tra i due paesi e che con questa visita si apre un nuovo libro. „Con soddisfazione saluto tutto quello che il presidente serbo Boris Tadić ha pronunciato ad Ovčara e che ha reso omaggio alle vittime dei difensori e civili croati di Vukovar“ ha dichiarato Kosor. Si e' detta altrettanto soddisfatta che alla Croazia e' stata restituita una parte della documentazione sequestrata dall'ospedale di Vukovar nel 1991 di cui, come ha spiegato, si e' maggiormente parlato durante l'incontro con le associazioni delle vittime.
Durante l'incontro con i rappresentanti politici della minoranza serba in Croazia nonche' con i rappresentanti delle famiglie dei cittadini croati di nazionalita' serba che altrettanto cercano ancora i loro cari, Tadić ha detto: „Mi impegno che i croati in Serbia abbiano tutti i diritti e lottero' sempre per i diritti dei serbi che vivono in Croazia. E' una questione di principio politico, di valori comuni e di valori europei“ e ha aggiunto che si tratta dell'unico possibile aproccio se vogliamo parlare di riconciliazione e di un futuro comune in Europa Sudorientale. Da parte sua, Ivo Josipović ha spiegato che durante l'incontro e' stata confermata la posizione umana e politica che ogni crimine e' crimine e che ogni crimine deve essere condannato senza importanza da chi e contro chi e' stato commesso. La premier Kosor ha dichiarato invece che il suo Governo fa tutto per trovare e sepellire con dignita' i resti delle persone di nazionalita' serba sconparse durante le operazioni militari Lampo e Tempesta. Su questa lista, ha ricordato Kosor, ci sono 835 persone scomparse. Secondo le sue parole, si e' discusso anche del ritorno di profughi e di una prossima conferenza di donatori.
Alle domande dei giornalisti se ci sono state pressioni dall'estero, in particolare da Bruxelles alla realizzazione di questo incontro, il presidente serbo ha detto che a Vukovar si e' recato da uomo. „Nessuno ci ha costretti a questo passo, ne' Bruxelles ne' Washington, nessuno mi deve portare ne' a Srebrenica ne' a Vukovar“ ha risposto Boris Tadić sottolineando di esserci venuto come uomo e come presidente della Serbia. Il presidente Josipović da pare sua ha rilevato che „non e' ne' Washington, Bruxelles, Roma o Madrid a costringerci di fare quello che abbiamo fatto ieri, che facciamo oggi e quello che faremo domani, vale a dire compiere il processo di riconciliazione“. Bisogna girare ancora molte pagine di cui quella piu' difficile e' la pagina dei scomparsi, ha aggiunto il presidente croato.
All'indomani dell'evento di Vukovar, il commissario europeo all'allargamento Stefan Feule ha commentato che si tratta di „un passo importante verso la riconciliazione nei Balcani Occidentali“. Luoghi come questi dovrebbero diventare simboli di riconciliazione ed un esempio per tutti i Balcani Occidentali ha aggiunto Fuele sottolineando che Bruxelles presta particolare importanza alle relazioni di buon vicinato e alla collaborazione regionale come parte del processo di stabilizzazione e associazione. „Ci aspettiamo che questo lavoro esemplare continui“ ha concluso l'eurocomissario.
Reazioni arrivano anche dalla vicina Bosnia Erzegovina. Il neo presidente della Presidenza della BiH, Bakir Izetbegović ha valutato che nei Balcani si sta creando una nuova atmosfera la cui prova e' proprio l'incontro del presidente della Serbia Boris Tadić e del presidente della Croazia Ivo Josipović a Vukovar. „Non e' soltanto simbolico, poiche' le guerre nei Balcani sono finite da tanto tempo ed e' veramente arrivato l'ultimo momento per aprire prospettive migliori“ ha detto Izetbegović. Ha aggiunto pero' che i presidenti della Serbia e della Croazia, qualificati come leader della riconciliazione nella regione, non gli sono da esempio. Con dovuto rispetto verso Tadić e Josipović, ha detto Bakir Izetbegović, il suo desiderio e' quello di continuare la politica di suo padre, Izet.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione della parte della corrispondenza dedicata alla visita del presidente serbo Tadic a Vukovar per la puntata di Passaggio a Sud Est che andrà in onda questa sera a Radio Radicale
giovedì 4 novembre 2010
PASSAGGIO SPECIALE
La riconciliazione nei Balcani
E' il tema dello Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 novembre.
La storica visita del presidente croato Ivo Josipovic insieme al presidente serbo Boris Tadic a Vukovar, una delle città martiri delle guerre jugoslave, è il punto di partenza per riparlare della complessa questione da cui dipende il futuro dei Balcani. Un proceso difficile ma necessario per cercare di curare le ferite ancora dolorosamente aperte dopo le tragedie degli anni '90, consolidare la stabilizzazione della regione e giungere ad una pacificazione duratura dell'intera regione.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile qui
oppure al sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
Passaggio a Sud Est aveva in precedenza affrontato la questione nello Speciale del 1 settembre.
E' il tema dello Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 novembre.
La storica visita del presidente croato Ivo Josipovic insieme al presidente serbo Boris Tadic a Vukovar, una delle città martiri delle guerre jugoslave, è il punto di partenza per riparlare della complessa questione da cui dipende il futuro dei Balcani. Un proceso difficile ma necessario per cercare di curare le ferite ancora dolorosamente aperte dopo le tragedie degli anni '90, consolidare la stabilizzazione della regione e giungere ad una pacificazione duratura dell'intera regione.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile qui
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Passaggio a Sud Est aveva in precedenza affrontato la questione nello Speciale del 1 settembre.
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