venerdì 7 gennaio 2011

PASSAGGIO SPECIALE

La presidenza ungherese dell'UE e l'integrazione dei Balcani occidentali

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 5 gennaio 2011 a Radio Radicale è stata dedicata all'integrazione europea dei Balcani occidentali alla luce della presidenza di turno dell'UE assunta dall'Ungheria il 1° gennaio.
La presidenza di turno ungherese ha tra le sue priorità l'allargamento dell'Unione. La questione è di fondamentale importanza per i Balcani occidentali per i quali il 2011 potrebbe essere un anno molto importante, a meno che i loro problemi interni o questioni aperte come quella del Kosovo non provochino, al contrario, un pericoloso arretramento nel loro già difficile processo di integrazione. Senza contare l'esordio non proprio felice dell'Ungheria, che per la prima volta assume la presidenza dopo il suo ingresso nell'UE nel 2004, messa sotto attenzione da Bruxelles a causa della recente legge sulla stampa (entrata in vigore proprio il 1° gennmaio), voluta dal governo populista di centro-destra del premier Orban, ma giudicata da molti, sia dentro che fuori l'Ungheria, come un vero e proprio bavaglio all'informazione, in contrasto con le normative comunitarie e con il diritto fondamentale alla libertà di espressione.

Lo Speciale, realizzato con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
                              

BALCANI-UE: COME SARA' IL 2011?

Lo scenario più ottimista per il nuovo anno, per quanto riguarda l'integrazione europea dei Balcani occidentali, prevede che la Croazia concluda i negoziati di adesione con l'Ue, che Macedonia e Montenegro ottengano la fissazione della data di inizio dei negoziati di adesione, che ad Albania e Serbia sia concesso lo status di Paesi candidati all'adesione, che la Bosnia Erzegovina presenti a sua volta la domanda di l'adesione all'Ue e che il Kosovo cominci a preparare i negoziati per l'Accordo di stabilizzazione ed associazione. Il 2011, quindi, potrebbe rappresentare l'anno del "big bang" europeo della regione. La realtà, purtroppo, induce invece ad essere più realisti (o più pessimisti, se preferite), visti i tanti problemi che travagliano ogni singolo Paese (basti pensare alla Bosnia) o che ne complicano i rapporti con i vicini (si pensi solo alla questione del Kosovo). E però ci sono sufficienti ragioni e obiettivi per cui varrebbe la pena tentare un colpo d'ala: nelle capitali balcaniche, ma anche a Bruxelles.
Ne parla un articolo di Zeliko Pantelic pubblicato il 5 gennaio su Osservatorio Balcani e Caucaso: un buon promemoria per fissare in sintesi le questioni che ci troveremo ad affrontare nei prossimi 12 mesi (e anche oltre).
                                          

sabato 1 gennaio 2011

BUON 2011: CHE SIA UN BUON ANNO

Sulle banconote in Euro sono riprodotte le immagini di porte e ponti. Sono state scelte come simboli positivi di apertura e di unione. Nei Balcani c'è un ponte che più di altri è stato uno dei simboli della mescolanza e dell'unione che ha legato i popoli della regione, le loro culture, le loro religioni, le loro storie attraverso la Storia: il ponte di Mostar, in Erzegovina.
La guerra degli anni Novanta ha distrutto quella realtà unica e proprio per questo il ponte fu bombardato e distrutto. Dopo il conflitto è stato ricostruito, ma da simbolo di comunicazione si è trasformato nell'emblema delle divisioni lasciate dalla guerra: su una riva i bosgnacchi, sull'altra i croati.
Per questo voglio iniziare l'anno nuovo con un'immagine di quel ponte com'è ora, ricostruito e da qualche anno di nuovo agibile: con la speranza che diventi, un giorno non troppo lontano, di nuovo, il simbolo della riconciliazione e di una nuova convivenza.
Buon 2011. E che sia davvero un buon anno per tutti.


Foto StephYo / Flickr

                                                           

venerdì 31 dicembre 2010

TURCHIA IN EUROPA: FINE DEL SOGNO?

La Turchia: cento anni fa era il "grande malato d'Europa", oggi è l'Europa che sembra essere diventata un problema per la Turchia. Per decenni a cavallo del Bosforo si è guardato all'Occidente e l'Unione Europea è stato il traguardo a cui guardavano le classi dirigenti e l'establishment erede del kemalismo che aveva forgiato la nuova Turchia dopo il crollo dell'impero ottomano. Un sogno che per anni ha trovato sostegni anche in Europa, sia nelle classi politiche che tra gli intellettuali e gli osservatori politici. Ora però, questo sogno sembra essere svanito. Questo almeno è quanto sostiene il più grande scrittore turco contemporaneo, il premio Nobel Orhan Pamuk del quale il quotidiano La Repubblica, il 24 dicembre, ha pubblicato un articolo che Marco Ansaldo ha definito il testo forse più politico scritto da Pamuk negli ultimi anni. Un accusa durissima verso l'Europa e la sua politica di integrazione ma anche verso i settori dell'esercito e dei media turchi collusi con i nazionalisti anti-europei.

Il processo di integrazione europea di Ankara è iniziato molti anni fa e molto tempo c'è voluto perché la Turchia ottenesse lo status di Paese candidato. I nogoziati di adesione, apertisi ufficialmente nell'ottobre 2005, cinque anni dopo, svanite le grandi speranze iniziali, sono sostanzialmente al palo. Nel semestre di presidenza belga dell'Ue non si è riusciti ad aprire nemmeno un dossier secondario e uno degli scogli maggiori resta la questione di Cipro. Intanto, lo scorso settembre, la maggioranza dei cittadini turchi ha approvato il referendum che introduce nella Costituzione alcune riforme che vanno nella direzione degli standard richiesti da Bruxelles, mentre il governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan continua a indicare l'adesione all'Ue come una delle sue priorità. Nel frattempo, però, la politica estera di Ankara è cambiata: l'arrivo al ministero degli Esteri di Ahmet Davutoglu ha reso concretamente operante la sua dottrina della "profondità strategica".

All'insegna dello slogan "Nessun problema con i nostri vicini", la Turchia degli anni Duemila porta avanti la sua politica estera muovendosi a 360°, decisa a giocare fino in fondo il suo ruolo di potenza regionale proiettata verso l'Asia, verso il Medio Oriente ed il mondo arabo, il Caucaso e la Russia, verso i Balcani e "anche" (non più "solo") verso l'Occidente e l'Unione europea. Contemporaneamente in Europa, tra le classi dirigenti e nell'opinione pubblica, si è allargata la diffidenza verso il grande paese islamico che pretende di trattare alla pari senza piegare il capo di fronte alla "superiorità" occidentale e, con essa, la posizione contraria all'adesione piena all'Ue che ha in Berlino e Parigi la sue capitali. L'analisi che Orhan Pamuk fa degli attuali rapporti tra Turchia e Unione Europea è, dunque, spietata: da una parte c'è un Paese minato dai nazionalisti, la Turchia appunto, dall'altra un continente, l'Europa, che tradisce i suoi valori.

"Né in Europa, né in Turchia - scrive il premio Nobel nell'articolo di Repubblica - c'è una speranza realistica che la Turchia si unisca all'Ue nel prossimo futuro. Ma ammetterlo avrebbe l'effetto devastante di un totale collasso delle relazioni turco-europee; e quindi nessuno trova il coraggio di parlarne in maniera esplicita". Le tensioni tra Turchia e Unione Europea, secondo Pamuk, "vanno ascritte in gran parte all'alleanza di un settore dell'esercito turco e dei maggiori gruppi mediatici con i gruppi politici nazionalisti, e al successo della loro campagna per sabotare i negoziati". Secondo il premio Nobel si tratta degli stessi ambienti all'origine delle persecuzioni contro gli scrittori e gli intellettuali e degli assassinii di sacerdoti e missionari cristiani.

Detto questo, però, Pamuk non risparmia un dura critica anche nei confronti dell'Europa: "Guardando al paesaggio europeo da Istanbul e oltre, si è colpiti innanzi tutto dal modo confuso con cui l'Europa (al pari dell'Unione Europea) affronta i propri problemi interni [...] Man mano che la crisi si estende e di aggrava l'Europa rischia di ripuegarsi su sé stessa [...] ma in questo modo non riuscirà a risolvere il problema [...] L'Europa non può chiudersi indefinitamente ai disoccupati poveri e indifesi, in fuga dai loro Paesi, alla ricerca di un posto dove poter vivere e lavorare [...] E quel che è peggio è che le politiche ostili agli immigrati e i pregiudizi nei loro confronti stanno già distruggendo quei valori fondamentali che hanno fatto dell'Europa quella che era".

Conclude, quindi, Orhan Pamuk: "Si può comprendere l'ansia o addirittura il panico di un'Europa tesa a preservare le sue grandi tradizioni culturali, ad appropriarsi delle ricchezze del mondo non occidentale e a salvaguardare i vantaggi conquistati in tanti secoli di conflitti di classe, di colonialismo e di guerre intestine. Ma se vuole proteggersi, l'Europa non farebbe meglio a rammentarsi quei valori fondamentali che hanno fatto del Vecchio Continente il centro di gravità degli intellettuali del mondo intero?".
E' il caso della domanda che contiene già in sé già la sua risposta, ma una volta tanto non si tratta di un discutibile espediente retorico, quanto dell'amara constatazione della realtà della situazione. Una situazione che, fatte le debite e neccessarie differenze, può valere anche per i Balcani occidentali e per il loro travagliato processo di intergrazione europeo dopo il baratro apertosi negli anni Novanta con la cruenta dissoluzione della Jugoslavia.

Buon 2011 a tutte le persone di buona volontà.
                                      

SREBRENICA, 15 ANNI DOPO

Nel 2010 che si sta per chiudere cadevano due ricorrenze importanti per la storia recente dei Balcani: il decennale della caduta di Milosevic e il quidicesimo anniversario della firma degli accordi di pace di Dayton che posero fine della guerra in Bosnia Erzegovina. Pochi mesi fa, ricorreva anche il quindicesimo anniversario del genocidio di Srebrenica che reappresenta insieme uno degli ultimi atti della guerra e il più efferato crimine commesso nel corso del conflitto bosniaco.

L'11 luglio scorso, in occasione del quindicesimo anniversario del massacro di Srebrenica che, come si ricorda sempre, costituisce il più grave crimine contro l'umanità commesso in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, Radio Radicale ha mandato in onda un mio servizio con voci, memorie, testimonianze e riflessioni sul presente di Srebrenica e della Bosnia per guardare ad un futuro possibile e non dimenticare quello che accadde nel 1995.

Il servizio potete riascoltarlo sul sito di Radio Radicale oppure direttamente qui




Il servizio comprende anche tre interviste

a Andrea Rossini di Osservatorio Balcani e Caucaso, autore del documentario "Dopo Srebrenica"



a Edi Rabini, animatore del progetto "Adopt Srebrenica" della Fondazione Alexander Langer



e al grande intellettuale e scrittore Predrag Matvejevic.



                                                                                                    

L'UNGHERIA ALLA PROVA DEI BALCANI

di Marina Szikora [*]
Dal prossimo primo gennaio, l'Ungheria condurra' per sei mesi la politica dell'Ue e secondo gli annunci, tra le priorita' della presidenza ungherese ci sara' anche la questione dell'allargamento dell'Ue nonche' la stabilita' dei Balcani Occidentali e in questo contesto inevitabile sara' l'atteso dialogo tra Belgrado e Priština, vale a dire un tentativo di risolvere le numerose questioni aperte tra la Serbia e il Kosovo. Il ministro degli esteri ungherese Janos Martonyi ha dichiarato che Budapest appoggia fortemente l'inizio del dialogo tra Belgrado e Priština e si e' detto deluso a causa del ritardo dovuto soprattutto all'esplosione del caso clamoroso di Hashim Thaci. Il capo della diploamzia ungherese ha sottolineato che in ogni caso Budapest vuole che i colloqui inizino, a partire dagli elementi piu' neutrali, quindi tecnici per procedere poi verso le questioni piu' delicate che riguardano lo status. Martonyi ha ribadito che e' cruciale che le due parti dialoghino e che a tal proposito l'Ue ha offerto i suoi servizi.
Dal canto suo, il premier ungherese Viktor Orban, incontrando a Budapest settimana scorsa il presidente del Consiglio europeo, Hermann van Rompuy, ha detto che l'Ungheria durante la presidenza insistera' particolarmente sulla questione dell'ulteriore allargamento dell'Ue poiche' e' utile, sia per i membri attuali che quelli futuri. "Vorrei restituire lo slancio dell'allargamento perche' questo processo aiutera' anche a risolvere i problemi all'interno dell'Ue. Collui che si allarga al tempo stesso costruisce e crede nel proprio futuro. Il piu' necessario per l'Ue oggi e' credere nelle sue possibilita'" ha detto Orban alla conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio europeo. Il premier ungherese non ha nascosto che il suo Paese attendono sei mesi difficili perche' deve prendere delle decisioni che sono state rimandate per diversi anni ma questo, come ha detto, non spaventa gli ungheresi.
Tra gli eventi piu' importanti durante la presidenza ungherese, Orban ha annunciato il summit energetico a febbraio a Bruxelles ed il vertice sullo stesso argomento a maggio a Budapest, al quale parteciperanno anche i leader dell'Europa orientale. "Siamo pronti a delle modifiche limitate dell'Accordo di Lisbona, stiamo preparando un pachetto di misure economiche e molto altro" ha detto Orban.

La Croazia, ricordiamolo, ancora l'anno scorso sperava di poter concludere il processo di negoziati di adesione entro il 2010, ma le aspettative si sono dovute trascinate verso l'anno prossimo. A fine 2010, Zagabria conclude altri tre capitoli del processo di negoziati e si compie cosi' un ulteriore passo verso l'adempimento di quello che attualmente vuole essere l'obiettivo principale: concludere i negoziati entro la fine della presidenza ungherese, vale a dire entro il prossimo giugno. I tre capitoli chiusi temporaneamente sono Liberta' e sicurezza, Ambiente e Politica estera e di sicurezza. Alla conferenza stampa, il commissario europeo all'allargamento, Štefan Feule ha affermato che la Croazia ha compiuto un grande progresso, il 2010 e' stato un anno impressionante in cui ha chiuso 11 capitoli e con questo ha raggiunto un totale di 28 capitoli conclusi. Zagabria ha compiuto un progresso rilevante anche per quanto riguarda altri sei capitoli il che rappresenta una buona base per la loro chiusura nei prossimi mesi. Cio' dimostra la fermezza delle autorita' croate a continuare le riforme, ha concluso l'eurocommissario Feule.
Il momento chiave per la conclusione dei negoziati croati con Bruxelles sara' il prossimo marzo quando la Commissione europea presentera' il rapporto sull'adempimento delle misure per chiudere il delicatissimo capitolo Giustizia e diritti fondamentali, il capitolo piu' difficile e piu' impegnativo che detta la conclusione dell'intero processo di negoziati. La Commissione europea ha annunciato che presentera' questo rapporto il prossimo 11 marzo 2011 quando verra' definitivamente noto se i negoziati potranno concludersi entro il 21 giugno che sarebbe la massima data per convocare la conferenza di adesione sotto la presidenza ungherese. A scopo di raggiungere poi lo status di membro a pieno titolo dell'Ue restera' la ratifica del trattato di adesione in tutti i paesi membri. Questo potrebbe avvenire entro il primo gennaio 2013. Gia' dopo la firma del trattato, la Croazia potra' partecipare in veste di osservatore nel lavoro delle isituzioni europee.
Giovedi' scorso, il vicepresidente del governo ungherese, Tibor Navracsics, anche ministro della giustizia, ha dichiarato a Zagabria che uno degli obiettivi della prossima presidenza ungherese sara' la conclusione dei negoziati di adesione croati. "La Croazia non e' soltanto un vicino e amico con cui condividiamo un passato di mille anni" ha detto Navracsics e ha aggiunto che Budapest non riterra' la presidenza all'Ue un sucesso se la Croazia non riuscira' a concludere i negoziati di adesione. Il vicepresidente del governo ungherese ha qualificato la larghezza e l'intensita' delle relazioni tra i due stati come un esempio per gli altri paesi centroeuropei rilevando in particoalare l'esempio dell'appena aperto gasdotto tra Croazia e Ungheria la cui importanza, ha detto Navracsics, e' nell'interesse non soltanto dell'Ungheria e della Croazia ma un interesse di tutta l'Europa centrale. Ha aggiunto che Budapest si impegna a realizzare accordi energetici anche con la Slovacchia e Polonia e questo, ha precisato il vicepremier ungherese, aiuterebbe l'indipendenza energetica dell'Ue.

Un certo numero di esperti politici croati ritiene che il ritiro dalla politica dell'ex premier croato Ivo Sander, attualmente tenuto in arresto a Salisburgo per forti sospetti di corruzione, il quale aveva motivato il suo abbandono della politica "per dare spazio ad altri di prendere la guida del Paese", oppure le recentissime dimissioni del premier del Montenegro Milo Đukanović "a causa di esaurimento politico", oppure ancora le feroci critiche nei confronti del premier kosovaro Hashim Thaci per presunto coinvolgimento nel traffico illecito di armi, droga e organi umani, cosi' come risulta dal rapporto del Consiglio d'Europa, tutto questo e' un segnale chiaro che l'Unione europea ha deciso di mettere un po' d'ordine nella regione. L'esperto politico croato Žarko Puhovski per la Deutsche Welle ha spiegato che, secondo la sua opinione, ci sarebbero supposizioni che e' stata proprio l'Ue a chiedere le dimissioni del premier montenegrino Milo Đukanović in cambio dello status di candidato all'adesione del Montenegro. Stessa opinione e' stata espressa dal giornale britannico "Economist".
A differenza di queste opinioni, la presidente della Commissione nazionale che segue i negoziati di adesione croati, Vesna Pusić ritiene che il ritiro e le critiche nei confronti di ben tre premier della regione non sono stati cosi' diretti e poco diplomatici. Secondo Pusić l'Ue puo' essere riservata ma in ogni caso non puo' esercitare tali pressioni. D'altra parte, lo puo' fare il politico nazionale, in questo caso Milo Đukanović, afferma Vesna Pusić, valutando la situazione per ritirarsi poi dall'incarico di premier. La parlametare liberale croata ritiene che e' stato lo stesso Đukanović a considerare oportune le sue dimissioni per facilitare cosi' la via del Montenegro verso le integrazioni europee. Gli editorialisti e giornalisti del settimanale di Zagabria "Nacional" affermano che il loro ex proprietario ed editore, Ivo Pukanić e' stato ucciso perche' aveva aperto il tema del contrabbando di sigarette montenegrino e sono propensi ad interpretare le dimissioni di Đukanović come conseguenza di questo atto.
Secondo l'analista serbo Dejan Vuk Stanković, l'evento politico dell'anno, per la regione, e' stato sicuramente l'accordo raggiunto tra il presidente della Serbia Boris Tadić e il capo della diplomazia europea Kathrin Ashton, ovvero l'accordo tra la Serbia e l'Ue sulla risoluzione Kosovo delle Nazioni Unite. Questo evento e' stato preceduto dal parere della Corte internazionale di giustizia che era un segnale chiaro alla Serbia di dover ridefinire la sua politica verso il Kosovo, afferma Stanković. L'analista serbo sottolinea che questo ha fatto si' che "e' stato avviato un nuovo approcio nella politica serba e il problema Kosovo e' stato inserito in un contesto piu' vasto relativo alle integrazioni europee della Serbia in cui Bruxelles e' diventata una specie di istanza politica che partecipera' attivamente per stabilire la cornice del dialogo tra serbi e albanesi". Secondo un altro esperto serbo, Cvijetin Milivojević, sul piano delle integrazioni europee della Serbia l'unico risultato palpabile e' l'abolizione del regime di visti che pero' e' in vigore sin dalla fine del 2009.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 29 dicembre a Radio Radicale.

giovedì 30 dicembre 2010

PASSAGGIO SPECIALE

L'integrazione dell'Europa sud orientale nell'Unione Europea: anno nuovo, soliti problemi

Ultima puntata del 2010 dello Speciale di Passaggio a Sud Est: la trasmissione andata in onda mercoledì 29 dicembre a Radio Radicale è stata dedicata all'integrazione europea dell'Europa sud orientale. La presidenza di turno ungherese dell'Unione Europea, che inizia il 1° gennaio 2011, dovrebbe avere infatti l'allargamento come una delle sue priorità. In vista di ciò, e in questo periodo di bilanci di fine anno, il programma fa sinteticamente il punto sull'integrazione dell'Europa sud orientale dai Balcani alla Turchia: le questioni aperte e le prospettive possibili nel semestre di presidenza europea dell'Ungheria, con problemi e poche certezze, tranne (forse) che l'adesione della Turchia all'Ue è un sogno ormai svanito.

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è ascoltabile qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
                                        

venerdì 24 dicembre 2010

AUGURI A TUTTI

E' stato un anno complicato e faticoso.
Spero che il prossimo sia per tutti voi felice e sereno, ma se così non sarà vi auguro di essere nelle migliori condizioni per affrontare quello che la sorte vi riserverà.

Foto Jspad da Flickr
Ovunque siete, chiunque siate, qualsiasi cosa crediate
Buon Natale e felice anno nuovo
Merry Christmas and happy new year
Joyeux Noel et heureuse nouvelle année
Feliz Navidad y feliz ano nuevo
Frohe Weihnachten und glückliches neues Jahr
Gezuar Krishtlindjet e Vitin e Ri
Shnorhavor Amanor yev Surb Tznund
Shnorhavor Nor Daree yev Soorp Dzuhnoont
Cestit Bozic i Sretna Nova godina
Cestita Koleda! Stastliva Nova Godina
Sretan Bozic i Sretna Nova godina
Kirismes u ser sala we piroz be
Kirismes u sali nwetan le piroz be
Kalá hristoúgena ke kalí hroniá
Sreken Bozhik i srekna Nova godina
Awguri ghas-sena l-gdida
Craciun fericit si un an nou fericit
Hristos se rodi-Vaistinu se rodi-Srecna Nova Godina
Vesel bozic in Srecno novo leto
Mutlu Noeller Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
                        

giovedì 23 dicembre 2010

PASSAGGIO SPECIALE

Crimini di guerra in Kosovo: le accuse contro il premier kosovaro Hashim Thaci

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 22 dicembre a Radio Radicale è stata dedicata al dossier del Consiglio d'Europa che accusa l'attuale premier kosovaro Hashim Thaci, già comandante dell'Uck (l'Esercito di liberazione del Kosovo) di essere a capo di un'organizzazione criminale dedita al traffico di armi e droga e responsabile del traffico illegale di organi espiantati a prigionieri di guerra serbi e a kosovari albanesi accusati di essere spie o collaborazionisti.

Il contenuto del dossier redatto dal senatore svizzero ed ex magistrato Dick Marty per conto del Consiglio d'Europa, le denunce fatte dall'ex procuratrice del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, nel suo libro "La caccia", le reazioni in Kosovo ed Albania, la posizione delle autorità serbe, un problema per l'Unione Europea ed il ruolo dell'Ugheria che dal 1 gennaio assumerà la presidenza di turno dell'UE.

La trasmissione è stata realizzata come di consueto con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è ascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.

La "casa gialla" dove sarebbero avvenuti gli espianti di organi
ai prigionieri serbi e albanesi catturati dall'Uck durante la guerra
                                   

martedì 21 dicembre 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 18 dicembre a Radio Radicale

La prima parte della trasmissione è dedicata alla pubblicazione del dossier del Consiglio d'Europa che accusa il premier kosovaro Hashim Thaci di essere a capo di un'organizzazione responsabile del commercio illegale di armi e droga e del traffico illegale di organi di prigionieri di guerra serbi denunciato due anni fa dall'ex procuratrice del tribunale internazionale dell'Aja, Carla Del Ponte.

Nella seconda parte si parla invece dell'integrazione europea dei Balcani e di abolizione dei visti Schengen per Albania e Bosnia.

In conclusione un breve ritratto di Richard Holbrooke, l'artefice degli accordi di pace di Dayton, scomparso alcuni giorni fa.

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.