mercoledì 26 novembre 2014

UCRAINA E UE: IL DIBATTITO ONLINE DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO


La politica europea di vicinato è stata sviluppata a partire dal 2004 con l'obiettivo di rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza per l'Unione europea e i suoi vicini. Nell'ultimo anno si è assistito ad una drammatica escalation del conflitto in Ucraina. Possono essere attribuite responsabilità alla Politica di vicinato per aver contribuito al conflitto? Se sì, quali?

Sul tema posto da Osservatorio Balcani e Caucaso si confrontano due parlamentari europei: Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo, e Helmut Scholzdel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Ai lettori la possibilità di commentare i loro interventi sia sul sito che sui social network dell'Osservatorio. Cinque giorni dopo l'inizio del dibattito Paolo Bergamaschi, funzionario del Parlamento europeo, interverrà come moderatore per riassumere le diverse posizioni. Dopo un'altra settimana i due ospiti posteranno le loro conclusioni, rispondendo ad alcune delle eventuali domande poste dal pubblico.
Il dibattito è iniziato il 25 novembre e termina il 5 dicembre


Il dibattito online non è pre-moderato. I commenti dei lettori vengono pubblicati direttamente sulla pagina del dibattito. Tuttavia, i moderatori di OBC si riservano la facoltà di rimuovere ex-post commenti ritenuti estranei ai temi trattati nell’articolo (off topic), o contenuti volgari, offensivi e violenti

10 commenti:

  1. Voglio iniziare questa breve riflessione sulla questione ucraina ricordando le veementi accuse di Marco Pannella ai "Ladri di verità", a quelli che nel mondo dei mass media e della politica nascondono sistematicamente la verità vera ai cittadini per spacciare la loro verità falsa.
    Ebbene, mai come nella vicenda del rovesciamento delle istituzioni ucraine e della susseguente crisi nei rapporti tra Russia e cosiddetto Occidente il furto di verità è stato così evidente, imponente, sistematico.

    Un riassunto dei fatti.

    - 21 novembre 2013. Il governo di Kiev annuncia la decisione di non firmare l'Accordo di associazione e libero scambio con l'Unione europea. Una protesta, inizialmente piccola, scoppia nel centro di Kiev, a Maidan Nezalezhnosti. Con il passare del tempo e l'allargarsi della protesta, manifestanti iniziano a chiedere le dimissioni del governo e del presidente Viktor Yanukovich. Contemporaneamente, a Kiev, nelle regioni orientali e in Crimea si svolgono manifestazioni in sostegno del governo.
    - 30 novembre 2013. Decine di feriti, forse cento, e almeno 35 arresti. A Kiev nella notte la polizia ha usato il pugno duro per disperdere i manifestanti pro-Ue in piazza Maidan. Iulia Timoshenko, dal carcere, esorta i manifestanti a continuare la protesta "finché il regime al potere non sarà abbattuto".
    - 16-23 gennaio 2014. Dopo tre mesi di proteste pacifiche gruppi di armati, prevalentemente di estrema destra, con l'aiuto di una cinquantina di veterani delle IDF, assaltano e occupano i palazzi del potere.
    28 gennaio 2014. Il premier Mykola Azarov si dimette. Il parlamento annulla le leggi antimanifestazioni e promette l'amnistia se i ribelli lasceranno i palazzi governativi. Ma l'opposizione rifiuta
    - 18-20 febbraio 2014. Più di 100 persone muoiono durante l'operazione di sgombero forzato della piazza ordinato dal governo. La maggior parte di manifestanti muore colpita da cecchini.
    - 22 febbraio 2014. Il parlamento ucraino depone il presidente Viktor Yanukovich. Nomina un nuovo presidente e un nuovo governo ad interim. Yanukovich fugge in Russia.

    Da notare che dal 7 al 23 febbraio 2014 a Sochi, in Russia, si svolgono i XXII giochi olimpici invernali. In quel periodo le autorità russe sono impegnate ad ospitare le numerose rappresentanze internazionali intervenute all'evento. E questo le ha oggettivamente rese diplomaticamente meno reattive rispetto ai fatti in corso a Kiev in quegli stessi giorni.

    Si possono avere opinioni le più diverse riguardo agli eventi che hanno portato al rovesciamento delle istituzioni ucraine, ma non si può dubitare del fatto che ciò che è avvenuto può essere definito solo come colpo di stato contro le istituzioni democraticamente elette dell'Ucraina.
    Da notare la presenza a Kiev di Antonio Stango e di Laura Hart, andati a portare la solidarietà e il sostegno del Partito Radicale Transnazionale ai manifestanti di piazza Maidan. Notevole la loro intervista ad un esponente dell'opposizione a golpe già avvenuto.

    La contemporaneità con le olimpiadi di Sochi e l'avvedutezza dimostrata nel mantenere formalmente in carica il parlamento, benché sotto il controllo dei golpisti, indicano che non si è trattato di eventi spontanei bensì di azioni accuratamente pianificate e ben organizzate svoltesi dietro la copertura offerta dalle proteste di piazza Maidan.

    Il ruolo svolto dagli USA nel golpe è noto e accertato.
    Qui la registrazione della conversazione svoltasi ai primi di febbraio tra Victoria Nuland, vicesegretario di stato USA, e Geoffrey R. Pyatt, ambasciatore USA in Ucraina: http://youtu.be/KIvRljAaNgg
    I due discutono, tra l'altro, su quale personalità sia più opportuno vada al governo grazie al golpe.
    Né la conversazione né il suo contenuto sono stati smentiti. La Nuland ha solo voluto correggere il senso della sua espressione "Fuck the EU".

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  2. [seguito] Del resto la stessa Victoria Nuland ha pubblicamente riconosciuto che in una rco di venti anni gli USA hanno speso qualcosa come 5 miliardi di dollari per destabilizzare l'Ucraina:
    http://www.ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2014/february/09/victoria-nulands-ukraine-gate-deceptions/
    Del resto è noto che anche la Rivoluzione Arancione che nel 2004 portò al potere esponenti politici filoccidentali era sostenuta concretamente da agenzie statali USA affiancate da George Soros.

    In un'altra conversazione resa pubblica, anche questa probabilmente intercettata dai servizi russi, la ex lady PESC, Catherine Ashton, e Urmas Paet, ministro degli esteri estone, quest'ultimo riferisce di cecchini che hanno colpito sia manifestanti sia forze di sicurezza ucraine, con lo scopo evidente di esacerbare lo scontro.
    http://youtu.be/ZEgJ0oo3OA8
    Nella stessa conversazione la Ashton si compiace che il parlamento ucraino non sia stato sciolto dai golpisti.

    Di fondamentale importanza è il fatto che gli esponenti politici mandati al potere dal golpe sono tutti ferocemente antirussi. Lo dice la loro matrice ideologica ultranazionalista, lo dicono le loro dichiarazioni ufficiali e i primi provvedimenti presi riguardo alla lingua russa, parlata comunemente da circa la metà degli ucraini e lingua madre di quel un terzo dei cittadini ucraini di etnia russa.
    E' importante tenerne conto perché questo spiega, senza bisogno di ricorrere alle ingerenze russe, per quale motivo il nuovo potere sia stato rifiutato dalle popolazioni delle regioni dell'est: in maggioranza russe.
    E' stato rifiutato sia perché illegittimo, sia perché antirusso, sia perché contraddistinto da matrici ideologiche di estrema destra.
    L'affermazione che la rivendicazione di indipendenza dal governo centrale di quelle popolazioni sia dovuta unicamente all'ingerenza della Russia è dunque priva di fondamento.

    Riassumendo: tra il 16 e il 23 gennaio 2014 gruppi armati di estrema destra hanno rovesciato le legittime e democratiche istituzioni ucraine col sostegno degli USA e della UE. E questo è un fatto.

    Il furto di verità. Nonostante tutti i mass media, chi più chi meno estesamente, abbiano comunicato i fatti sopra esposti oggi è diventata opinione comune sui mass media, e posizione ufficiale del mondo politico occidentale, che la Russia ha aggredito l'Ucraina, che si è ingerita nei suoi affari interni, che attenta alla sua sovranità.

    Affermazioni di questo genere sarebbero immediatamente falsificate dai fatti, se dei fatti si tenesse conto.
    Il trucco sul quale si fonda la disinformazione sulla vicenda ucraina è semplice ed efficace: viene fornita notizia dei fatti, ma dei fatti non si tiene alcun conto nelle successive elaborazioni. Salvo per fonti marginali, analisti, opinionisti, semplici giornalisti, pubblicano sull'Ucraina senza tenere in alcun conto dei fatti che pure loro stessi hanno fornito. L'effetto sul fruitore dell'informazione è straniante. In definitiva la maggior parte di essi arriva a pensare che se fonti illustri e autorevoli di quei fatti non tengono conto evidentemente è perché non sono importanti. E lo scopo è raggiunto: USA e UE hanno destabilizzato l'Ucraina per colpire la Russia ma le loro opinioni pubbliche sono state convinte del contrario. Ai politici questa situazione da modo di prendere le iniziative che vogliono prendere con il consenso estorto alla pubblica opinione che dovrebbero rappresentare.

    Spiace constatare che stavolta tra i ladri di verità ci siano anche i radicali.
    Mi riservo di intervenire successivamente per esporre alcune ipotesi sui motivi della destabilizzazione dell'Ucraina.

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  3. Conviene spendere alcune parole sulle motivazioni che spingono l'Unione Europea a voler fortemente l'associazione dell'Ucraina.
    Se osservata nella prospettiva dell'interesse dell'Unione Europea, interesse che dovrebbe essere la priorità sia dei paesi membri sia delle istituzioni comunitarie, la politica di inclusione nei confronti dei paesi ex sovietici appare incomprensibile.
    L'Unione non possiede ancora una identità paragonabile a quella di uno stato federale, capace di comprendere e coordinare efficacemente un certo numero di stati membri assumendo pieni poteri riguardo a politica monetaria, fiscalità, politica estera, politica di difesa. La conseguenza di questo stato di cose è che l'Unione Europea, pur essendo una grande potenza economica, è un attore di secondo piano sul teatro internazionale, obbligata a recitare un ruolo marginale, da spalla, rispetto ai protagonisti.

    In queste condizioni è evidente che quanto più l'Unione include nuovi membri tanto più si allontana la speranza di fare di questo soggetto ibrido e incompiuto un vero stato federale. Eppure è stato deciso (ma da chi? Qualcuno ha chiesto il parere dei cittadini europei?) di allargare l'Unione fino a 28 membri includendo i paesi ex sovietici, e ancora non basta: c'è l'Ucraina sulla soglia.

    Per la verità una delle prime dichiarazioni di Jean-Claude Juncker, neopresidente della Commissione Europea, è stata che nei prossimi cinque anni non vi saranno nuove inclusioni. Puro buonsenso verrebbe da dire considerate le precarie condizioni dell'economia europea, senonché immediatamente dopo questa dichiarazione Juncker è stato duramente colpito da una strana e violenta campagna stampa.

    La sua stranezza della campagna contro Junker deriva dal fatto che si fonda su un fatto arcinoto: il suo Lussemburgo, del quale è stato primo ministro, è un paradiso fiscale. Una non-notizia dunque, del tipo "cane morde uomo", ma sparata in prima pagina e trattata come se fosse del tipo "uomo morde cane". Può essere che si sia trattato di una coincidenza ma, se lo fosse, sarebbe una concidenza assai singolare.
    Soprattutto se si pongono a confronto la dichiarazione di Juncker: niente associazioni per cinque anni, con la fortissima determinazione espressa dalle precedenti istituzioni comunitarie nel volere al più presto l'Ucraina nella UE. Ricordo che il predecessore di Juncker: Herman van Rompuy, ha bruciato i tempi firmando l'accordo di associazione dell'Ucraina col primo ministro ucraino "facente funzioni" (eufemismo per non usare la più appropriata definizione di "rappresentante dei golpisti"): Arsenij Jacenjuk, prima ancora che costui avesse uno straccio di legittimità democratica.
    Ma a cosa si deve questa urgenza? Perché i precedenti rappresentanti delle istituzioni europee tenevano talmente tanto all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione da diminuire ulteriormente le probabilità di rafforzare la struttura della UE; da alienarsi un partner strategico come la federazione russa; da rendere meno sicuri gli approvvigionamenti di gas; da danneggiare la propria economia con le sanzioni alla Russia, che poi sono sanzioni a se stessa; da alzare la tensione con Mosca al punto da dover avviare un programma di riarmo della NATO?
    Quale contropartita avrebbe l'Europa il cui valore compenserebbe il danno certo e i rischi probabili che l'associazione dell'Ucraina comporterebbe? Sfido chiunque a trovarne una adeguata: non ce ne sono.
    L'unica spiegazione possibile è che essendo l'Unione Europea un nano politico deve eseguire le direttive di Washington, che invece di contropartite ne avrebbe.
    Di quali siano le contropartite per gli USA dovrebbe averne una idea Emma Bonino: ex ministro degli esteri italiano che ha collaborato a disinnescare l'attacco americano alla Siria motivato dal pretesto del presunto uso di armi chimiche da parte di Assad.

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  4. O questo forum è morto oppure non è interessato a confrontarsi con voci dissonanti rispetto alla linea editoriale di chi lo ospita. Alla faccia del pluralismo, sale della democrazia, di cui vi riempite la bocca.

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    1. Gentile Persio,
      prima di tutto le faccio osservare che questo non è un "forum", né un sito di Radio Radicale, ma semplicemente un blog **personale** in cui - tempo permettendo - riporto alcuni dei testi della rubrica che conduco in radio e altri sulla situazione politica dell'Europa sud orientale.
      Ho volutamente lasciato i commenti senza moderazione in modo che chiunque abbia voglia di comunicarci le sue osservazioni possa vederle pubblicate subito senza mediazioni. Tutti i contributi sono bene accetti e letti con attenzione: d'altra parte non c'è scritto da nessuna parte che io sia **obbligato** a rispondere.
      La sua riflessione "breve" (che per inciso occupa 5 o 6 schermate di computer) è sicuramente rispettabile, ma esprime una sua personale opinione. Rispettabile, appunto, ma come tale altrettanto opinabile. Cosa le fa credere, per il solo fatto di averla scritta, di pretendere anche una replica?
      Non le pare che accusare di mancanza di pluralismo solo perché non si riceve una risposta sia un atteggiamento un po' arrogante?
      Si rilassi, suvvia. Continui a scriverci, se lo vorrà: con altrettanta passione e un po' meno pretese.
      Cordialità.

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    2. Cortese Roberto Spagnoli, lei non distingue tra fatti e opinioni. Se mi sono dilungato nell'esposizione è per dare un minimo di coerenza e fondatezza a ciò che ho scritto, proprio per anticipare la prevedibile conclusione con la quale lei, e molti altri come lei, solitamente liquidano quella parte di verità che non corrisponde alla loro "narrazione" faziosa.

      Che in Ucraina sia stato attuato un colpo di stato pilotato dagli USA è un fatto, non è una opinione; che questo fatto ha comportato la rottura dei rapporti tra Russia e UE è un altro fatto; che il golpe sia stato attuato da formazioni paramilitari nazifasciste, affiancate da una cinquantina di vetreani delle FFAA israeliane è anche questo un fatto.
      Fatti da cui lei, e tanti altri come lei, "non ha tempo" né per riferirli quali sono né tantomeno per trarre conclusioni.

      Certo che non è obbligato a rispondere a chi scrive su questo blog, ma chi scrive è libero di interpretare la sua non-risposta come qualcosa che ha un significato. Soprattutto quando si accompagna al sistematico furto di verità.

      Lei dice che dovrei rilassarmi, cortese Spagnoli. Ebbene non riesco a rilassarmi assistendo alla distruzione dell'Unione Europea.

      Perché anche questo è un fatto: gli amici dei radicali, col golpe di Kiev e con altre iniziative meno eclatanti, stanno distruggendo il sogno degli Stati Uniti d'Europa, di cui voi radicali vi riempite la bocca.

      Non ha avuto tempo per accorgesene? Però trova il tempo di partecipare al furto di verità che rende possibile la distruzione.

      Trova il tempo per rendere "opinabili" fatti che sono crimini contro l'umanità che reclamano giustizia al cielo.

      Ha mai avuto tempo per accorgersi che provocare una guerra civile è uno dei peggiori crimini contro l'umanità? Che distruggere le basi della convivenza civile in un paese è ben peggio di una strage: è una strage di vite, di libertà, di dignità, di futuro, lunga decenni.
      Chi ha prima fomentato discordie in Ucraina (chieda a Pannella di salutarmi Soros) e poi messo al potere fascisti antirussi (hello, Victoria Nuland) si è macchiato anche di questo crimine.
      Non se ne era accorto?
      Sono molte le cose di cui voi radicali non vi accorgete, e tutte accuratamente selezionate.

      Buon lavoro, cortese Spagnoli.

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    3. Prendo atto che senza conoscermi e senza sapere nulla di me lei si permette di giudicarmi accusandomi di non saper distinguere i fatti dalle opinioni, di essere fazioso, un sistematico ladro di verità e più o meno amico dei "nazisti" ucraini. Che faccio? Le devo anche rispondere? O la sfido a duello?
      Non conosco abbastanza la situazione Ucraina per permettermi di lanciarmi in analisi che non sono in grado di fare. Se per lei ciò significa "narrazione faziosa" il problema è suo, non mio.
      Io faccio il giornalista e preferisco non parlare di cose che non conosco abbastanza. Il compito di salvare il mondo lo lascio a lei e a quelli come lei.
      Quanto al "voi radicali": no guardi, so sbagliare benissimo da solo. La prego di non mettermi in tasca tessere che non ho.
      Le auguro un felice Natale.

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    4. Dimentica, caro Spagnoli, che lei ha risposto alle email che ho inviato a RR per criticare le omissioni della radio su questo argomento.

      La giudico per le sue risposte che mi ha fornito in quel contesto, non come persona ovviamente. Come la giudico per le risposte che non fornisce a questa sezione del suo blog.
      Nel contesto della trasmissione da lei curata il giudizio è diverso, molto positivo, come le ho già detto.

      Se non vuole essere considerato un rappresentante di radio radicale, dunque dei radicali, non risponda alle email in loro nome. Se non sa abbastanza della crisi ucraina eviti di rispondere su questo tema a chi scrive alla radio.

      Per quanto mi riguarda ritengo sterile continuare questo confronto.
      Le porgo i miei auguri di buone feste.

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    6. Io non dimentico quello che dico e che faccio, credo di conoscere il mio mestiere e se mi permette non è lei a decidere se e quando posso parlare, come e di che cosa.
      Se fa una selezione in questo blog vedrà che, nonostante lo scarso tempo che posso dedicare all'aggiornamento, nell'ultimo anno ho riportato vari interventi, miei personali, che mi sono stati inviati o che ho ripreso da altri siti, con i quali ho cercato, sicuramente in maniera incompleta, di dare conto delle diverse posizioni e delle diverse analisi sulla situazione in Ucraina. Lo stesso ho fatto pubblicando i suoi interventi che, lo ripeto, sono rispettabili come tutti, ma sono le sue opinioni. Libero chiunque di condividerle o meno senza sentirsi affibbiare patenti di legittimità.
      Quanto a Radio Radicale le faccio presente che noi non siamo la "radio dei radicali" ma, come recita il nostro identificativo, siamo "organo della Lista Marco Pannella". I redattori non parlano in nome di qualcuno ma fanno i giornalisti: credo conosca la differenza.
      I miei rispetti.

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