giovedì 27 ottobre 2011

IL PROBLEMA NON E' IL KOSOVO, MA BELGRADO

“Ha costruito le barricate in Kosovo come fece 20 anni fa in Croazia”, accusa il leader liberaldemocratico Cedomir Jovanovic che aggiunge: “Il problema è anche il presidente Tadic che dobbiamo aiutare”.

Cedomir Jovanovic
di Marina Szikora [*]
Alla riunione del Comitato generale del Partito liberaldemocratico tenutasi settimana scorsa a Belgrado, il suo presidente e leader Čedomir Jovanović ha accusato il potere di Belgrado per "aver costruito le barricate in Kosovo, come lo fece 20 anni fa anche in Croazia" e di essere impotente a proporre la soluzione del problema in quest'area. "Il problema non e' il Kosovo, il problema e' Belgrado. Il problema e' anche il nostro presidente che dobbiamo aiutare" ha detto Jovanović. Ha valutato che i quattro autoproclamati presidenti dei comuni al nord del Kosovo stanno provocando il presidente serbo. "I serbi al nord del Kosovo sono ostaggi dell'impotenza di Belgrado perche' il potere non ha la forza di proporre soluzioni" ha affermato il leader liberaldemocratico indicando che la soluzione del problema del nord del Kosovo e' l'attuazione del piano di Marty Ahtisaari. Jovanović ha criticato anche il patriarca Irinej esortandolo ad abbandonare la politica perche', ha rilevato Jovanović, commette costantemente errori. "Quando parlera' dello spargere del sacro sangue, che ci chieda se noi ne siamo d'accordo" ha detto Jovanović. Il presidente dei liberaldemocratici ha invitato il presidente della Serbia Boris Tadić "a liberare i media" poiche', secondo le sue parole, non si puo' tollerare la campagna antieuropea dei media statali. Jovanović ritiene che la Serbia necessita' di una nuova Costituzione e di riforme politiche ed economiche senza compromessi. Va detto che a questa riunione del Comitato generale di LDP hanno partecipato anche i presidenti del Movimento di rinnovamento serbo, Vuk Drašković, del Partito sociademocratico della Serbia, Rasim Ljajić e dell'Unione socialdemocratica, Žarko Korač.

Secondo le informazioni del quotidiano di Belgrado 'Blic' questi partiti starebbero negoziando sulla possibile coalizione elettorale. A favore di questo supposizioni parlerebbe anche il fatto che alla riunione del Partito liberaldemocratico davanti ai nomi dei presidenti dei quattro partiti ospiti c'era la scritta "Svolta". Le supposizioni di 'Blic', al momento, sono state smentite dallo stesso Jovanović. Intanto, LDP chiede una sessione del Parlamento serbo in cui si discuterebbe della situazione al nord del Kosovo. L'iniziativa dei liberaldemocratici viene appoggiata dal Movimento del rinnovemento serbo e il deputato di questo partito, Aleksandar Jugović afferma che la richiesta della LDP e' giustificata poiche' non e' normale che la politica statale sia condotta dai quattro presidenti dei comuni al nord del Kosovo. Secondo le sue parole, a questa riunione parlamentare si prenderebbe la decisione di togliere le barricate e di accettare la parte del piano di Marty Ahtisaari che non riguarda lo status in quanto base per i prossimi negoziati tra Belgrado e Priština con la mediazione dall'Ue. "Non esiste la maggioranza in questo parlamento che sia pronta a prendere una tale decisione proeuropea e statale" ha detto Jugović valutando che una veloce decisione e un messaggio alla gente al nord del Kosovo potrebbe creare una situazione in cui la Serbia affronterebbe in modo molto piu' adeguato l'attuale stato dei fatti.

Belgrado vuole tornare ai negoziati con Priština
"Belgrado vuole il ritorno ai negoziati perche' senza i negoziati non possiamo arrivare a dei risultati, risolvere i problemi della gente e proteggere gli interessi vitali nazionali" ha detto lunedi' il presidente serbo Boris Tadić ai giornalisti visitando la Fiera dei libri di Belgrado. Tadić ha detto che il suo colloquio con i rappresentatni dei serbi al nord del Kosovo domenica scorsa e' stato aperto e costruttivo. "Ho detto loro com'e' la situazione politica reale ed i potenziali della Serbia per quanto riguarda la difesa degli interessi in Kosovo ed i principi ai quali noi daremo fede nel prossimo periodo e ai quali non rinunceremo" ha detto il presidente serbo. Secondo le sue parole, la Serbia non e' responsabile per la sospensione del dialogo con Priština e sono in corso i colloqui per far tornare il nord del Kosovo ad un processo normale. "Tutti quelli che pensano che noi dobbiamo chiuderci nella nostra casa, non comunicare e non negoziare, mentre noi invece abbiamo un problema mondiale, che e' internazionalizzato, commettono errori metodologici" ha detto Tadić. Sempre lunedi', durante i suoi colloqui con il procuratore generale del team speciale di inchiesta dell'Ue John Clinton Williamson, il presidente della Serbia ha chiesto nuovamente un'inchiesta indipendente sul traffico di organi in Kosovo. Il procuratore Williamson, che si trova a capo del team dell'Ue per le indagini nell'inchiesta relativa al presunto traffico di organi umani in Kosovo, e' stato nominato lo scorso agosto e lunedi' ha visitato Belgrado dopo aver trascorso tre giorni a Priština. Da Belgrado, Williamson si e' recato anche a Tirana.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di oggi Passaggio a Sud Est.

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