Visualizzazione post con etichetta visti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta visti. Mostra tutti i post

venerdì 21 giugno 2013

EMMA BONINO IN KOSOVO: IMPEGNO ITALIANO PER INTEGRAZIONE UE E VISTI

Emma Bonino e Hashim Thaci
Corrispondenza per il Notiziario di Radio Radicale
Il ministro degli Esteri Emma Bonino è giunta mercoledì 18 giugno a Pristina, in Kosovo, per una visita ufficiale che segue quella compiuta il giorno precedente a Belgrado e nella quale è stata ricevuta dal
primo ministro Hashim Thaci, dall'omologo Enver Hoxhaj e dal ministro per l'Integrazione europea Vlora Citaku. Al termine dei colloqui con la leadership kosovara, prima di ripartire per l'Italia, Emma Bonino ha avuto un breve incontro anche con i vertici della componente militare e civile italiana (Kfor, Msu, Eulex) presso la residenza dell'ambasciatore italiano, Michael Giffoni. Al centro dei colloqui, come a Belgrado, le relazioni bilaterali e il processo di integrazione europea del Kosovo.

La visita di Emma Bonino si è svolta in un momento particolarmente delicato e significativo dato che il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno dovrà decidere se avviare il negoziato per l'Accordo di stabilizzazione e associazione: una decisione positiva dei 27 avrebbe il significato di una forte legittimazione internazionale per Pristina, la cui indipendenza è per ora riconosciuta da poco meno di un centinaio di Paesi. Le autorità kosovare sono impegnate inoltre nel dialogo per la liberalizzazione dei visti, in quanto il Kosovo è rimasto l'unico paese ex jugoslavo ancora soggetto a tale regime. A questo proposito, il ministro degli Esteri, Enver Hoxhaj, ha chiesto il sostegno dell'Italia: "Abbiamo fatto i compiti, ma restiamo isolati. La questione è diventata ormai un problema di diritti umani".

Per Emma Bonino il 2013 va considerato un punto di svolta: l'accordo con la Serbia è fondamentale ma ora occorre metterlo in pratica e ci vogliono altri passi coraggiosi, concetto questo che il ministro italiano ha sostenuto anche a Belgrado: "E' un accordo di speranza. Bisognava cogliere l'opportunità e voi l'avete fatto". Parole condivise dal suo omologo Hoxhaj che ha affermato come l'accordo abbia posto fine a un secolo di conflitti e che ora va implementato. Sulla questione dei visti, dopo aver sottolineato il valore smbolico della questione - "Libertà dei visti significa libertà di movimento" - Bonino ha assicurato il suo impegno personale per risolvere la questione.

Infine, sulla questione dell'indipendenza non ancora riconosciuta da 5 dei 27 Paesi membri dell'Ue, il ministro Hoxhaj ha chiesto all'Italia di premere su Slovacchia e Romania in modo da ammorbidire la posizione della Spagna. Quanto ai rapporti bilaterali tra l'Italia e il Kosovo, giudicati ottimi da entrambe le parti, Pristina sta esaminando circa 30 intese firmate a suo tempo dall'Italia con la ex Jugoslavia, a cui il Kosovo potrebbe subentrare in qualità di Stato successore. Mercoledì, intanto, sono stati firmati due trattati bilaterali in materia di estradizione e di giustizia penale.

I video di Radio Radicale

Conferenza stampa congiunta del ministro degli Esteri italiano Emma Bonino e di quello del Kosovo Enver Hoxhaj al termine del loro incontro




Video realizzato da Stefano Marrella

venerdì 11 gennaio 2013

L'UE POTREBBE SOSPENDERE LA LIBERALIZZAZIONE DEI VISTI PER I BALCANI OCCIDENTALI

Dopo anni di attesa, nel dicembre 2009, l'Unione Europea aboliva i visti di ingresso per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro. In questi tre anni i cittadini dei tre Paesi in possesso di passaporto biometrico hanno potuto entrare liberamente nei Paesi Ue, tranne Regno Unito e Irlanda, e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. La liberalizzazione dei visti turistici ha permesso a serbi, macedoni e montenegrini di uscire dal ghetto in cui erano rimasti relegati negli anni successivi al crollo della Jugoslavia e alle guerre che avevano insanguinato i Balcani occidentali. E' stata un segnale importante per tutti gli abitanti della regione, soprattutto per quella generazione di europei cresciuta sotto il peso di conflitti, delle sanzioni, degli embarghi e della diffidenza degli altri europei, mentre i loro genitori, ai tempi della Jugoslavia titina, con il loro passaporto rosso, unici tra i cittadini dell'est europeo, potevano muoversi liberamente fuori dal loro Paese. Ora però quella liberalizzazione rischia di essere sospesa. Troppe richieste di asilo sospette rivolte in particolare ad alcuni Paesi Ue come la Germania, stanno spingendo Bruxelles a riconsiderare la liberalizzazione e a sospenderla per un tempo determinato. Se da una parte potrebbe trattarsi di una misura inevitabile, essa rischia però di dare un segnale fortemente a coloro che hanno davvero diritto ad ottenere asilo e ai Paesi che stanno lavorando per allinearsi agli standard Ue. Queste preoccupazioni sono al centro di un rapporto elaborato dall'EuropeanStability Initiative, pubblicato il 1° gennaio, che contiene anche una serie di proposte per risolvere il problema. 
Qui di seguito un contributo di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale e di Passaggio a Sud Est.

Secondo le informazioni mediatiche serbe nel 2012 vi e' stato un numero record di richieste di asilo dai Balcani Occidentali il che in gran misura aumenta il pericolo che il regime di liberalizzazione dei visti per alcuni Paesi venga sospeso. Lo ha affermato Alexandra Stiglmayer, esperta per le questioni relative ai visti dell'European Stability Initiative, organizzazione nongovernativa con sede a Bruxelles, in una intervista per il quotidiano bosniaco 'Dnevni avaz'. Secondo le sue parole, nei primi dieci mesi dell'anno scorso 33.500 persone dei Balcani Occidentali avevano presentato domanda di asilo nei paesi dell'Ue mentre il numero definitivo e' molto piu' alto poiche' nei mesi invernali vi e' un grande aumento di richieste di asilo. Stiglmayer ha sottolineato che la Germania e' il paese piu' esplicito nelle richieste di reintroduzione dell'obbligo di visto e sta guidando il gruppo di paesi dell'Ue che si impegnano per un veloce e semplice modo di abolizione del regime di liberalizzazione dei visti. Ha spiegato che questa ipotesi e' plausibile e che ci sara' una procedura di sospensione della liberalizzazione per sei mesi. Successivamente a questo la Commissione europea presenterebbe un rapporto sugli effetti di una tale mossa e una valutazione se il singolo paese continua ad essere un luogo potenziale per l'afflusso di richiedenti asilo. Se verra' valutato che questo paese è a rischio, verra' attivato il meccanismo per un permanente ritorno al regime di visti, secondo quanto ha spiegato la rappresentante dell'ESI.
Secondo i dati di questa organizzazione, la Serbia sarebbe il paese record per quanto riguarda le richieste di asilo. Nel 2011 dalla Serbia sono arrivati nei paesi dell'Ue 13.980 falsi richiedenti asilo. Molto meno quelli dalla Macedonia, dalla Bosnia Erzegovina e dall'Albania. Nonostante tutto quello che e' stato intrapreso, i dati dell'anno scorso sono ancora peggiori e tutti i paesi dei Balcani occidentali segnalano una crescita di richieste di asilo. Per quanto riguarda la Serbia, 90 per cento dei richiedenti sono rom, poi albanesi, meno di tutti quelli di nazionalita' serba. Anche dalla Macedonia il maggior numero sono rom, mentre dall'Albania arrivano soltanto albanesi, dalla Bosnia rom, bosgnacchi e serbi, così come, in maniera simile, anche dal Montenegro. Secondo Stiglmayer si dovrebbe trovare una soluzione del problema, ma il ritorno al regime di visti non sarebbe giusto poiche' colpirebbe milioni di persone che non hanno abusato della liberalizzazione e sarebbe un cattivo messaggio per i paesi che lavorano per adempiere i criteri necessari ad introdurre il regime senza visti. A giudizio di Stiglmayer verrebbe compromessa la fiducia della gente nell'Ue e l'intero processo di integrazione europea. Nel cercare una soluzione del problema si dovrebbe utilizzare l'esempio dei Paesi che hanno introdotto cambiamenti nelle procedure per risolvere lo status dei richiedenti asilo. In Germania, in Svezia o in Belgio sono durate a lungo oppure durano ancora. Il Belgio lo ha cambiato quest'estate, spiega la rappresentante dell'ESI, e adesso si attendono gli effetti. La Germania ha impegnato recentemente un gran numero di persone che esaminano le richieste d'asilo che vengono risolte nell'arco di circa 10 giorni. I tedeschi dovrebbero ulteriormente sviluppare questa soluzione, cosa che non stanno facendo, conclude Stiglmayer.

NEW ESI report 
1 January 2013


giovedì 18 ottobre 2012

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 18 ottobre. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

martedì 21 dicembre 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 18 dicembre a Radio Radicale

La prima parte della trasmissione è dedicata alla pubblicazione del dossier del Consiglio d'Europa che accusa il premier kosovaro Hashim Thaci di essere a capo di un'organizzazione responsabile del commercio illegale di armi e droga e del traffico illegale di organi di prigionieri di guerra serbi denunciato due anni fa dall'ex procuratrice del tribunale internazionale dell'Aja, Carla Del Ponte.

Nella seconda parte si parla invece dell'integrazione europea dei Balcani e di abolizione dei visti Schengen per Albania e Bosnia.

In conclusione un breve ritratto di Richard Holbrooke, l'artefice degli accordi di pace di Dayton, scomparso alcuni giorni fa.

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
                            

venerdì 28 maggio 2010

A SARAJEVO E TIRANA E' SUONATA L'ORA DI SCHENGEN

Arriva l'abolizione dei visti Ue anche per i cittadini di Albania e Bosnia. Lo ha annunciato ieri in una conferenza stampa il Commissario europeo per gli Affari interni, Cecilia Malmstrom, precisando che la proposta della Commissione europea dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo e ottenere poi il via libera definitivo dal Consiglio dell'Ue (passaggi formali obblligatori, ma che comunque non smentiranno la decisione presa dalla Commissione). In effetti si pensava che un annuncio del genere potesse arrivare dal meeting Ue-Balcani occidentali che si svolgerà a Sarajevo mercoledì prossimo e invece la buona notizia è arrivata con qualche giorno di anticipo. Entro poche settimane, dunque, i cittadini albanesi e bosniaci avranno accesso al regime di libera circolazione nei Paesi Ue dell'area Schengen (più l'Islanda ma tranne Irlanda e Regno Unito), analogamente a quanto era stato già concesso lo scorso dicembre a Macedonia, Montenegro e Serbia. Il Kosovo resterà, dunque, per il momento, il solo Paese dei Balcani occidentali ancora vincolato al regime dei visti.
E sempre ieri il governo di Belgrado ha dato il via libera all'ingresso dei cittadini Ue nel territorio serbo senza più bisogno del passaporto, ma con la sola carta d'identità: lo ha annunciato il premier serbo Mirko Cvetkovic a margine della sessione settimanale dell'esecutivo, precisando che per ora il provvedimento sarà valido "durante il periodo della stagione turistica". Già nelle scorse settimane, a causa delle difficoltà al traffico aereo causate dall'eruzione del vulcano islandese, Belgrado aveva concesso, per la prima volta, la possibilità ai cittadini Ue di transitare senza passaporto in territorio serbo. E' probabile che questa replica estiva, per favorire l'ingresso nel Paese di turisti in euro, sia il preludio ad una definitiva abolizione dell'obbligo di passaporto. Un passo in avanti ulteriore sulla strada del riavvicinamento tra Serbia ed Europa.

martedì 20 aprile 2010

IL FUTURO EUROPEO DEI BALCANI

"Il 2010 può rappresentare un anno decisivo per i Balcani Occidentali se riusciremo ad imprimere un nuovo e rinnovato impulso per superare i veri problemi che ancora incombono: l´indifferenza e la negligenza", scrivevano martedì 13 aprile i ministri degli Esteri italiano e francese, Franco Frattini e Bernard Kouchner, in una lettera pubblicata da La Repubblica, dopo il vertice franco-italiano e in coincidenza con la visita di Frattini a Sarajevo.
Dieci anni dopo il vertice di Zagabria nel quale per la prima volta l'Ue affermava ufficialmente la prospettiva europea per i Balcani occidentali, Roma e Parigi concordano nella necessità di sostenere il cammino dei Balcani verso Bruxelles. "Ne va della nostra pace e della nostra stabilità, ma soprattutto della pace e della stabilità delle generazioni future", scrivono i due ministri dichiarando di voler "rafforzare la nostra azione comune in questa regione vicina proprio perché crediamo che l´Europa ha bisogno dei Balcani e che i Balcani hanno bisogno dell´Europa".
Per andare avanti, però, "occorre innanzitutto far progredire la causa europea" e dunque il primo concreto compito da portare a termine riguarda la liberalizzazione dei visti di ingresso nell'area Schengen "a breve termine" anche per Albania e Bosnia, mentre "i progressi della causa europea giungeranno anche dall´avanzamento dei negoziati di adesione all´Unione Europea".
Naturalmente, "anche da parte dei Paesi balcanici, dovranno compiersi sforzi analoghi", continuano Frattini e Kouchner esortando i Paesi dei Balcani occidentali a "voltare pagina: da un passato doloroso verso il loro futuro europeo. Pensiamo in maniera particolare alla Serbia e al Kosovo, che possiedono la stessa vocazione a entrare nell´Unione europea ma che devono ancora definire i termini della loro coesistenza pacifica". Poi la Bosnia, "altro esempio della difficoltà e del bisogno di cambiar pagina", dove a giugno si svolgerà una conferenza internazionale con i Paesi dei Balcani Occidentali, l'Ue, la Russia e gli Usa.

Sui contenuti della lettera di Frattini e Kouchner vi segnalo il commento di Luka Zanoni di Osservatorio Balcani e Caucaso che ho raccolto in un'intervista per Radio Radicale.

La potete ascoltare direttamente qui sotto oppure andando su radioradicale.it

lunedì 15 marzo 2010

PASSAGGIO IN ONDA


Passaggio a Sud Est
è in onda
il sabato alle 22,30
su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata di sabato 13 marzo 2010

- La Grecia e la crisi economica nell'Europa centrale e sud orientale
- La visita ufficiale del presidente croato Ivo Josipovic in Slovenia
- La Macedonia tra integrazione europea e rapporti con la Grecia
- La visita del premier sloveno in Kosovo e le relazioni di Pristina con gli altri paesi della regione
 - La questione dei visti Schengen per Albania e Bosnia e il problema della richiesta di asilo politico in Europa degli albanesi di Serbia e Macedonia
- La Turchia e l'Europa e la questione di Cipro
- La possibile scarcerazione del generale Gotovina
- La Serbia ed il quarto anniversario della morte di Milosevic

La registrazione è disponibile sul sito di Radio Radicale

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura