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giovedì 13 marzo 2014

CRIMINI DI GUERRA: PROSEGUE IL DIBATTIMENTO ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

La Serbia respinge l'accusa di genocidio e la rivolta contro la Croazia. Zagabria non rinuncerà alle celebrazioni della Operazione Tempesta.

Di Marina Szikora
Nonostante le richieste della Serbia, la Croazia non rinuncera’ a festeggiare l’operazione militare ’Tempesta’, un’azione con la quale ha garantito la propria liberta’ e integrita’ territoriale. Cosi’ il capo dello stato croato Ivo Josipović a seguito delle richieste da parte della Serbia e a proposito della causa per genocidio intentata dalla Croazia contro la Serbia e della reciproca azione legale mossa da quest'ultima contro la Croazia, il cui dibattimento è in corso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Zagabria pretende che Belgrado sanzioni i responsabili dei crimini compiuti durante la guerra degli anni Novanta, che riveli la sorte delle 1663 persone date ancora per disperse e che vengano restituite alla Croazia le collezioni d’arte trafugate. In piu’ Zagabria reclama le riparazioni di guerra e il risarcimento dei danni materiali. Dall’altra parte, Belgrado pretende che Zagabria punisca i responsabili dei crimini commessi ai danni della popolazione serba in Croazia e che crei le condizioni per il rimpatrio dei serbi sfollati dalle proprie case. Belgrado pretende inoltre che la Croazia abolisca la festa nazionale del 5 agosto in cui si celebra la Giornata della vittoria e del ringraziamento patriottico e la Giornata dei difensori croati, anniversario della liberazione di Knin e di una vasta zona croata a suo tempo occupata dai serbi.

Alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja la settimana scorsa il team legale croato ha presentato le argomentazioni dell’accusa per genocidio contro la Serbia, mentre questa settimana e’ la volta della causa intentata da parte della Serbia secondo la quale la Croazia avrebbe commesso un genocidio durante l’operazione militare Tempesta. “Noi siamo adesso una societa’ matura e democratica, che apprezza la sua storia e la sua guerra per la patria, una guerra di difesa giusta. Naturalmente, laddove ci sono stati i crimini, anche da parte nostra, siamo pronti a reagire. Ci sono anche i dati del numero di processi che sono in corso in Croazia”, ha detto il presidente Ivo Josipović a proposito della questione che continua ad appesantire le relazioni tra Zagabria e Belgrado. Josipović non vuole pero’ speculare sull’esito del processo che e’ in corso davanti alla Corte internazionale di giustizia, ma ha rilevato che la prassi giudiziaria ha dimostrato che il genocidio e’ un crimine molto complesso.

Durante la settimana scorsa alla corte dell’Aja si e’ potuto ricordare e ascoltare di attacchi pianificati in modo sistematico e sadico dall’Armata popolare jugoslava e dalle milizie serbe ai danni dei villaggi a maggioranza croata nella Slavonia orientale che, come illustrato dagli avvocati croati, avevano un unico scopo, quello dello sterminio dei croati in quell’area. “Nell’arco di un anno dall’inizio dell’occupazione, quelle che erano delle comunita’ pacifiche vennero completamente distrutte. L’intenzione di annientare la popolazione croata e’ chiara come lo sono i numeri che lo dimostrano”, ha detto Helen Law, rappresentante del team legale croato illustrando ai giudici della Corte intenazionale la sorte che hanno dovuto subire i villaggi croati e le citta’, in primo luogo quella di Vukovar.

Da lunedi’ invece il dibattito e’ continuato con l’esposizione del team legale serbo. Saša Obradović, capo del team dei legali serbi, ha rilevato che sono i serbi ad essere stati vittime del genocidio anche se tanti croati hanno sofferto durante la guerra in Croazia. Secondo Obradović, la Croazia non ha presentato alcuna prova, documento o dichiarazione che confermi la presenza del crimine di genocidio da parte  della Serbia, vale a dire dell’Armata nazionale jugoslava o dei serbi di Croazia. All’inizio della sua esposizione, il capo della squadra legale serba ha espresso comunque rammarico per tutte le vittime, incluse quelle croate: “A nome del governo e del popolo serbo esprimo sincero rammarico per tutte le vittime della guerra e dei crimini commessi durante il conflitto armato in Croazia, a prescindere dalla definizione giuridica di quei crimini e dalla loro origine etnica e nazionale. Ogni vittima merita rispetto e ricordo”, ha detto Obradović.

La Serbia pero’, secondo l’esposizione di Obradović, non puo’ rispondere per i crimini commessi poiche’ essa all’epoca non esisteva nemmeno come stato indipendente. La principale colpa della Croazia nei confronti della Serba sarebbe, secondo la tesi del team legale serbo, il genocidio contro la popolazione serba durante l’operazione “Tempesta” che aveva il fine di eliminare i serbi come gruppo etnico. In questa azione, ha indicato Obradović, sono stati uccisi 1719 serbi, 900 sarebbero ancora i dispersi mentre si aspetta ancora l’indentificazione di 400 corpi esumati.

Il teso è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 13 marzo a Radio Radicale

giovedì 29 novembre 2012

DOPO L'ASSOLUZIONE DI GOTOVINA E MARKAČ CONTINUANO LE POLEMICHE E LE DICHIARAZIONI PREOCCUPANTI

Belgrado: protesta contro il Tpi (Foto Ap/Darko Vojinovic)

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Dopo la sentenza del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia dell'Aja che ha assolto i generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markač da ogni responsabilita' per i crimini di guerra commessi durante l'operazione Tempesta, non cessano le analisi i commenti e le reazioni relativi alla questione. In questi giorni si sono potute leggere anche le dichiarazioni di Nataša Kandić, direttrice del Humanitarian Law Center di Belgrado, importante organizzazione non governativa, e prestigiosa esponente della lotta per i diritti umani in Serbia. A proposito della sentenza ai generali croati che in Serbia ha provocato reazioni politico-emotive, Nataša Kandić ha ricordato che il Tribunale dell'Aja ha pronunciato molte sentenze che in Serbia, tranne che nei circoli estremisti, non hanno causato particolari reazioni. Si e' aspettata, dice Kandić, reazioni anche piu' forti a Belgrado, da manifestazioni fino alla rottura delle relazioni con la Croazia. Ma secondo Kandić, le reazioni politiche sono state comunque controllate e secondo lei questo ha a che fare con il fatto di chi si trova al potere, vale a dire quelli che sono responsabili per l'inizio della guerra e di quello che nel corso di questa guerra e' accaduto. Sono responsabili, ha detto Kandić, di 12.000 vittime in Croazia, 10.500 in Kosovo e 95.000 in Bosnia Erzegovina e ha aggiunto che nella Republika Srpska le formazioni militari non avrebbero potuto commettere cosi' tanti crimini se non ci fosse stata la partecipazione della Serbia. Oggi al potere in Serbia ci sono i responsabili della difficile eredita' del passato e per questo la loro reazione e' piu' modesta di quella che poteva portare la Serbia nel caos e limitare notevolmente le relazioni regionali, ha dichiarato la direttrice del HLC. Nataša Kandić ha menzionato anche i nuovi atti di accusa per crimini di guerra in Croazia che il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukčević ha annunciato subito dopo le sentenze dell'Aja. Secondo Kandić si tratta di incriminazioni assolutamente politiche.

Al contrario di quanto dichiarato da Nataša Kandić, le rezioni piu' dure da Belgrado si sono potute sentire proprio in questi giorni quando uno forse si aspettava piu' calma a mente fredda. Prima le dichiarazioni domenica scorsa pronunciate durante la liturgia ortodossa a Belgrado da parte del capo della chiesa ortodossa serba, il patriarca Irinej. "Con la senteza di assoluzione ai generali croati il Tribunale dell'Aja ha tolto la maschera e mostrato finalemtne che si tratta di un tribunale politico, a cui mancano le principali norme giuridiche ed etiche, il cui obiettivo e' quello di proclamare innocenti i colpevoli mentre le vittime innocenti diventano colpevoli" ha detto Irinej celebrando la liturgia nella principale chiesa ortodossa di Belgrado dedicata alle vittime serbe degli anni novanta. Il patriarca serbo ritiene che le sentenze hanno compromesso la giustizia e la legge e che si tratta di interessi dei potenti di questo mondo e di questo tempo. Secondo le sue parole, per la logica del Tribunale dell'Aja nessuno deve rispondere di 200.000 persone cacciate via dalle loro case e di migliaia di persone uccise. Ad ascoltarlo in chiesa anche il premier serbo Ivica Dačić, il suo vice, Aleksandar Vučić, il presidente del Parlamento serbo Nebojša Stefanović, ministri, deputati e altri rappresentanti delle istituzioni statali. Come riportato dai media serbi, il patriarca Irinej ha detto anche che la Serbia rispetta l'Europa e vuole esserne parte, ma non a prezzo di rinunciare alla sua terra santa, il Kosovo. Il capo della chiesa ortodossa serba ha raccomandato quindi ai vertici serbi di realizzare relazioni piu' strette possibili con la Russia, con il "grande popolo fratello slavo, con il quale esiste un legame di sangue e di fede". "Loro sono il nostro sostegno e speranza e sono stati con noi ogni qualvolta ne abbiamo avuto bisogno, oggi abbiamo bisogno di loro piu' che mai" ha rilevato Irinej.

In risposta a quanto afferamto dal patriarca Irinej, il premier serbo Ivica Dačić ha detto invece che oggi e' sicuro che l'attuale potere non consegnera' il Kosovo, ne' tradira' il paese, ma la Serbia adesso non e' nella situazione di tenersi il Kosovo poiche' il Kosovo e' gia' stato rapito. Commentando inoltre le raccomandazioni del patriarca serbo di rifiutare l'ingresso nell'Ue se cio' comporta il rinunciamento al Kosovo, Dačić ha rilevato che la Serbia puo' dire di non voler aderire all'Ue ma nemmeno allora il Kosovo non le verra' restituito. "Noi siamo riusciti a tornare al tavolo dei negoziati e sarebbe completamente sbagliato abbandonarlo adesso" ha detto il premier serbo. "La Serbia va verso l'Ue, questa e' la nostra scelta perche' e' buono per i cittadini della Serbia" ha ribadito Dačić. Il premier serbo ha aggiunto che le buone relazioni con la Russia sono la priiorita' ma esse si devono appena rafforzare e costruire a fin di utilizzare l'autorita' della Federazione Russa. Per quanto riguarda l'azione militare croata Tempesta, in sintonia con il patriarca ortodosso serbo, Dačić e' dell'opinione che si tratti "di uno dei piu' grandi crimini dopo la Seconda guerra mondiale" in cui sono state cacciate via dalle loro case 200.000 persone e oltre migliaia di uccisi ma ha indicato che la collaborazione con il Tribunale dell'Aja sara' continuata. La sentenza di assoluzione a Gotovina e Markač, ha detto Dačić, e' "uno schiaffo e suicidio" e ha rilevato che i procuratori dell'Aja, Serge Brammertz e l'ex procuratore capo Carla del Ponte hanno parlato di questa sentenza "con una dosi di inaccettabilita'". Dačić ha aggiunto che la Serbia appoggera' tutte le attivita' per trovare il modo legale che possa condananre i crimini contro i serbi ed ha sottolineato che sarebbe meglio se i generali croati fossero stati condannati almeno ad un giorno di carcere piuttosto che essere assolti.

Il culmine delle accuse serbe è arrivato con le dichirazioni del presidente della Serbia Tomislav Nikolić. In una intervista per il giornale 'Kurir' rilasciata lunedi' Nikolić afferma che le relazioni con la Croazia "paese che festeggia il suo crimine" non vanno bene e il recente appello del generale Ante Gotovina ai serbi profughi di ritornare in Croazia ha qualificato come cinici. Nikolić ha precisato di aver avuto grandi progetti per stabilire con la Croazia e la BiH buone relazioni ma adesso la situazione con la Croazia non va bene. Ha accusato il presidente croato Josipvić di "aver aspettato questa sentenza e adesso vuole il dialogo: io in quanto presidente del popolo che aveva commesso crimini e lui come presidente del popolo che non e' condannato di nulla". Evidentemente, ha aggiunto Nikolić, con un paese che glorifica i suoi crimini non potete collaborare sinceramente, apertamente e cordialmente. Per quanto riguarda l'invito di Gotovina ai serbi profughi di tornare in Croazia, il capo dello stato serbo oltre a giudicarlo cinico si e' chiesto se Gotovina forse vuole radunare i serbi per poterli nuovamente cacciare via e uccidere? "Oso dire – e' questo il modo di comprendere la verita', Dio e giustizia dei due popoli – quello serbo e quello croato?" ha detto Nikolić paragonando la posizione serba e croata verso i crimini. "Il popolo croato e' sulla via sbagliata, un popolo che forse oggi fucilerebbe i suoi individui che direbbero – fermatevi, si e' trattato di crimine" ha proseguito Nikolić rilevando che non va bene che l'Ue non ha voluto appesantire la Croazia con la sentenza contro i generali nel momento del vicino ingresso del Paese nell'Ue. Infine, il presidente serbo ha osservato che e' "maleducato tenere la Serbia da parte e accogliere invece la Croazia nell'Ue".

"Non posso assolutamente credere che tali dichiarazioni arrivano dal politico a capo di un paese che vuole essere europeo" ha replicato subito il presidente croato Ivo Josipović. "La Croazia si impegna per la riconciliazione e costantemente abbassa la palla per terra, ma Nikolić evidentemente vede diversamente la situazione. Queste prese di posizione non contribuiscono a buone relazioni e alla riconciliazione. La Croazia non cedera' ad un tale isterismo" ha detto fermamente Ivo Josipović in replica al presidente della Serbia. A causa di tali dichiarazioni di Nikolić, Josipović valuta che c'e' poco spazio per ritirare le accuse per genocidio presentate davanti alla Corte di giustizia. Per quanto riguarda l'osservazione di Nikolić che sarebbe maleducato accogliere la Croazia nell'Ue, Josipović ha replicato che "per fortuna su questo non decide Nikolić bensi' l'Ue e la decisione sara' positiva". Nel caso di Gotovina e Markač il Tribunale dell'Aja ha constatato che queste due persone non sono responsabili per crimini di guerra commessi durante la guerra in Croazia e che nell'operazione Tempesta non si e' trattato di una impresa criminale congiunta. Sia il presidente croato che il comunicato del Ministero degli esteri e affari europei croato, rilasciato a proposito delle dichiarazioni del presidente Nikolić, ribadiscono che cio' non significa negare i crimini che gli individui hanno commesso sul territorio croato, sia dalla parte croata che quella serba. Gli alti esponenti croati avevano sottolineato che né i crimini, ne' i responsabili hanno nazionalita', anzi e' vero il contrario: ogni autore di crimini, nonostante la nazionalita', verra' punito per cio' che ha commesso.  

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda oggi a Radio Radicale


giovedì 22 novembre 2012

CRIMINI DI GUERRA: L'ASSOLUZIONE DEFINITIVA DEGLI EX GENERALI CROATI ANTE GOTOVINA E MLADEN MARKAČ

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Venerdi' 16 novembre 2012 sara' segnato come una giornata in cui la Croazia e' nuovamente rinata dopo la guerra, finalmente liberata dopo un passato di sanguinosa guerra di occupazione in cui la distruzione e le vittime si sentono anche nei giorni odierni. Ante Gotovina e Mladen Markač, i generali ed eroi croati, da venerdi' sono uomini liberi, assolti dal Tribunaledell'Aja che giudica i crimini di guerra in ex Jugoslavia, assolti dagli atti di imputazione che li avevano condannati in primo grado, Gotovina a 24 e Markač a 18 anni di carcere. Dal momento dell'arresto, la vita dei due generali si e' trasformata in sette lunghi anni di detenzione nella prigione internazionale di Scheveningen. Venerdi' pero', è arrivata la sentenza definitiva con la quale sono state rigettate le accuse secondo le quali i due generali croati avrebbero partecipato nell'impresa criminale congiunta nonche' nel bombardamento eccessivo di Knin, Gračac, Obrovac e Benkovac.

"Ha vinto la giustizia. Oggi la sentenza ha confermato che la Croazia ha condotto una guerra di difesa, di liberazione dei nostri territori. Oggi abbiamo visto quanto la nostra gente ama la loro patria. Siamo qui per ringraziarvi, siete stati combattenti nella guerra ma anche vittime nella pace. Avete portato il peso di errori altrui" ha detto il presidente della Croazia Ivo Josipović venerdi' scorso salutando nel suo Ufficio Gotovina e Markač al loro rientro in Croazia. "Per me questa e' una giornata felice, dopo cosi' tanti anni, dopo una maratona incerta e molti ostacoli di cui io non ho capito il perche'...la Guerra per la patria e' finita nel 1995 ma la sua vera fine e' soltanto oggi. " ha detto Ante Gotovina e ha aggiunto che "questo e' il punto sulla 'i', la guerra appartiene alla storia, voltiamoci verso il futuro. Il futuro e' nelle nostre mani". "All'inizio della guerra sapevo poco di guerra ma quando siamo finiti all'Aja il mio orgoglio e' crollato con l'atto di accusa di essere membro di una impresa criminale. Pensavo di morire in caso di una tale sentenza" ha detto Mladen Markač.

La lettura della sentenza alla Corte d'Appello del Tribunale internazionale



La sentenza di liberazione dei tre generali croati, prima Čermak, poi Gotovina e Markač, scrive il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' e' il piu' grande colpo al Tribunale dell'Aja dopo la morte di Slobodan Milošević. Milošević ha passato cinque anni in carcere ed e' morto senza sentenza, proprio a causa della megalomania di Carla Del Ponte la quale non si era accontentata di un solo atto di accusa ma ha voluto che il leader serbo sia processato per tutti i crimini, dal 1991 in Croazia, attraverso la Bosnia fino al Kosovo. Piuttosto che concentrarsi su crimini concreti e giustizia per le vittime, prosegue 'Jutarnji list', nel caso dei generali croati, per la Procura dell'Aja era piu' importante cucire l'atto di accusa che includerebbe praticamente tutti gli allora vertici politici e militari della Croazia degli anni novanta. L'esito era che nel nuovo atto di accusa contro Gotovina del 2004 Del Ponte ha introdotto il termine 'dell'impresa criminale congiunta'. 

Questa forma di responsabilita' ha aiutato la Procura di accusare anche le persone che non avevano partecipato direttamente nei crimini come nemmeno i loro sottoposti. Tuttavia, non ci sono state le prove per confermare che in vista dell'operazione Tempesta si pianificavano uccisioni, saccheggi, incendi ed altri crimini. Gotovina, Čermak e Markač sono stati accusati quindi come partecipanti nell'impresa criminale il cui obiettivo e' stato quello di cacciare via la popolazione serba dalla Croazia. Infine, la Procura e' tornata pero' sulla tesi iniziale: la popolazione civile della Krajina ha abbandonato per sempre ed in massa le loro case per paura di bombardamenti.

Per l'ex procuratore capo dell'Aja Carla Del Ponte la sentenza che ha assolto i generali croati e' stata una grande sorpresa. "Intendo leggere la sentenza per vedere che cosa e' andato di storto tra la sentenza di primo grado e l'appello" e' stata la prima dichiarazione della Del Ponte. In base a quanto detto, 'Jutarnji list' afferma che non si tratta quindi di un errore della Procura come nemmeno della sentenza di primo grado di Alphonse Orie che aveva accettato praticamente tutte le tesi della Procura bensi' di "qualcosa" andato storto il che non significa altro che allusione da parte dell'ex capo della Procura ad una possibile pressione politica internazionale sul Tribunale.

Ante Gotovina, all'eta' di 17 anni decise di far parte della Legione Straniera e combatte' in Africa. Successivamente diventa agente di informazione francese, poi nel momento della guerra in Croazia e' generale croato, dopo pero' imputato, fuggitivo, prigioniero ed infine uomo libero. Nessun dubbio che oggi il generale Ante Gotovina e' un vero eroe della Guerra per l'indipendenza, una leggenda viva tra i veterani croati e di tutta la popolazione croata il quale, come afferma, in nessun momento non aveva dubbi sulla propria innocenza. Venerdi' scorso ha potuto finalmente, da uomo libero, riabbracciare la propria famiglia, sua moglie Dunja, la diciassettenne figlia Anna e il quindicenne figlio Ante.

La festa in piazza a Zagabria alla notizia dell'assoluzione



Mentre la Croazia e' praticamente esplosa in festa, la sentenza ha provocato stupore e tantissima delusione in Serbia. L'ex presidente serbo Boris Tadić ha valutato venerdi' che con la sua decisione il Tribunale dell'Aja produce gravi conseguenze nei Balcani occidentali ed ha invitato i politici ed i cittadini croati ad astenersi dal trionfalismo. Ha aggiunto che si fanno molte domande sull'oggettivita' del Tribunale e si producono interpretazioni pericolose relative al ruolo delle istituzioni internazionali. Secondo Tadić si pone anche la domanda in quale misura le istituzioni internazionali sono sotto pressione della politica. Il premier serbo Ivica Dačić ha valutato che la sentanza di liberazione per Ante Gotovina e Mladen Markač avra' gravi conseguenze nel processo della riconciliazione nella regione e che la sentenza conferma i doppi standard del Tribunale e della comunita' internazionale per quanto riguarda i crimini in ex Jugoslavia. "Come e' possibile richiedere da noi di condannare tutti i crimini mentre altri possono non condannare i crimini contro il popolo serbo?" ha chiesto Dačić affermando che "evidentemente questa sentenza ha un segnale politico. Il suo obiettivo e' quello di liberare la Croazia dalla responsabilita' per i crimini contro i serbi. La realta' e' del tutto diversa – oltre 200.000 serbi sono stati cacciati via dalla Croazia, diverse migliaie sono stati uccisi".

"Questo non e' collegato con la Croazia ed il popolo croato. Noi dobbiamo costruire insieme relazioni corrette ma cio' significa che bisogna andare avanti sinceramente rispetto a quello che vi e' stato. L'accaduto fara' si' che per diversi anni queste relazioni saranno compromesse e cio' non va bene per la regione" ha detto il premier serbo. Aleksandar Vučić, primo vicepresidente del governo serbo e ministro della difesa ha dichiarato che la Serbia rispetta e rispettera' i suoi obblighi internazionali ma che i cittadini della Serbia sono costernati dalle sentenze dell'Aja ai generali croati. Sempre venerdi', ad una manifestazione di protesta degli ultranazionalisti radicali serbi di Šešelj svoltasi nel centro di Belgrado, davanti all'Ufficio del presidente della Serbia, i manifestanti hanno bruciato la bandiera croata. Centinaia di manifestanti insultando i croati portavano manifesti con scritte "Aja=Ue=Vaticano", "Ci vediamo l'anno prossimo a Knin", "Stop ai tiranni dell'Aja" e "Liberta' per Šešelj".

Il Dipartimento di Stato americano dopo la sentenza di liberazione dei generali croati ha rilasciato la dichiarazione che gli Stati Uniti ne prendono atto e accettano la sentenza dell'ICTY ma non hanno svolto nessun ruolo nei casi Gotovina e Markač. "Quando abbiamo creato l'ICTY in quanto comunita' internazionale e come comunita' transatlantica, tutti lo abbiamo sostenuto. Sta a tutti noi appoggiare questo processo e sostenerne i risultati" ha detto la portavoce dello State Department americano. La decisione del Tribunale dell'Aja e' la piu' grande svolta nei 19 anni della storia del Tribunale dell'Aja, ha scritto il quotidiano britannico 'The Guardian' sottolineando che una tale decisione e' stata salutata in Croazia come conferma della giustificazione della sua guerra per l'indipendenza. Il quotidiano tedesco 'Frankfurter Allgemeine Zeitung' citando i media croati ha scritto che la Croazia e' innocente. Ha raccontato di diverse migliaia di cittadini croati in piazza centrale di Zagabria che con esaltazione hanno salutato la decisione dell'Aja mentre al tempo stesso la Serbia e' rimasta scioccata.

La guerra e' una questione del passato, bisogna girarsi verso il futuro e i serbi profughi devono tornare alle loro case perche' la Croazia e anche terra loro, ha detto Ante Gotovina in una intervista esclusiva al giornale di Belgrado 'Kurir'. Nell'intervista pubblicata lunedi' ha rilevato che il ritorno dei serbi deve essere una realta', quelli che voglioni tornare, che hanno qui le loro case, devono venire e non c'e' bisogno di inviti. Alla domanda se si impegnera' affinche' i crimini commessi dopo l'operazione 'Tempesta', per i quali lui stesso e' stato assolto all'Aja, verranno processati in Croazia, Gotovina ha risposto che la guerra appartiene al passato mentre ci sono le istituzioni che se ne occupano. 

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio radicale


venerdì 16 novembre 2012

CRIMINI DI GUERRA: IL TRIBUNALE INTERNAZIONALE HA ASSOLTO GOTOVINA E MARKAC

Ribaltato la sentenza di primo grado che li aveva condannati a 24 e 18 anni. Esultanza in Croazia che festeggia la liberazione dei suoi eroi. Delusione e amarezza in Serbia: "Decisione politica e scandalosa. Il Tpi ha perso tutta la sua credibilità".


La Corte di appello del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, presieduta dal giudice Theodor Meron, ha assolto questa mattina i due ex generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markac, condannati in primo grado rispettivamente a 24 e 18 anni per crimini di guerra commessi durante la guerra del 1991-95. Non essendo previsto un ulteriore grado di giudizio Gotovina e Markac sono stati immediatamente liberati. Gotovina, che oggi ha 57 anni, era stato arrestato in vacanza alle Canarie nel 2005, dopo quattro anni di latitanza. Marcac, suo coetaneo, si era invece consegnato spontaneamente al Tpi nel 2004, insieme all'altro ex generale, Ivan Cermak, di 62 anni, coimputato nel processo in primo grado nel quale fu però assolto, e che non fu poi chiamato a comparire in appello perché l'accusa non fece ricorso.

“Mi è caduto un macigno dal cuore dopo 17 anni”, ha dichiarato il premier croato Zoran Milanovic in una conferenza stampa convocata subito dopo la notizia: l'assoluzione “è importante per tutta la Croazia”, ha detto Milanovic. “Questo non significa che nella guerra non siano stati commessi errori, ma di questi non sono colpevoli né Gotvina e Markac, né lo stato croato e ciò non deve essere dimenticato”, ha detto ancora il premier che ha ringraziato i due ex generali “per quanto hanno sopportato in nome della Croazia”. “Ora abbiamo la conferma, che ci siamo comportati in modo onorevole”, ha dichiarato il ministro della Difesa, Ante Kotromanovic, prima di volare all'Aia per riportare in patria i due ex generali. “Mi tremano le gambe, non posso descrivere la felicità: finalmente la giustizia ha vinto”, ha dichiarato commossa la moglie di Markac, Marjana, alla tv nazionale che ha seguito in diretta la lettura della sentenza. Il presidente della Repubblica, Ivo Josipovic, ha definito la sentenza “legale e giusta”.

La notizia è stata accolta con esultanza in Croazia dove Gotovina e Markac sono considerati due eroi dell'indipendenza nazionale per aver guidato l'“Operazione Tempesta” che nel 1995 riconquistò i territori della Krajna dove i serbi avevano autoproclamato la secessione subito dopo l'indipendenza dichiarata da Zagabria nel 1991. Migliaia di persone si sono riunite in varie città per assistere in diretta alla pronuncia della sentenza dai maxi schermi allestiti nelle piazze. La notizia dell'assoluzione, riferiscono le agenzie di stampa, è stata accolta da un tifo da stadio e sui social network è esplosa l'esultanza. Polizia, militari e corpi speciali hanno annunciato che l'intenzione di riunirsi nella capitale per accogliere degnamente i generali al loro arrivo dall'Aja.

Di segno nettamente opposto, ovviamente, le reazioni in Serbia dove Gotovina è considerato un criminale di guerra. Con l'assoluzione di oggi il Tribunale ha pronunciato “una decisione politica” e “scandalosa”, ha detto il presidente della Repubblica serbo, Tomislav NIkolic, in un comunicato ufficiale: “E' chiaro che il Tribunale ha pronunciato una decisione politica e non giuridica”, ha affermato Nikolic, secondo il quale la sentenza “non contribuirà a stabilizzare la situazione nella regione e aprirà vecchie ferite”. Nikolic si è detto anche preoccupato per “il piccolo numero di serbi rimasti a vivere in Croazia”. Nell'operazione “oltre 20 mila serbi vennero espulsi e migliaia di uomini donne e bambini uccisi? Chi è colpevole di ciò?”, si chiede Nikolic. “Se fino ad oggi abbiamo avuto delle ragioni di credere a coloro che affermano che il Tribunale è imparziale e qualche cosa di più di un tribunale contro la Serbia e serbi, l'ultima decisione le smentisce”, afferma ancora la nota presidenziale. Duro anche il commento di Rasim Ljajic, ministro serbo incaricato del collegamento con il Tpi, secondo il quale “la decisione di oggi è una prova di giustizia selettiva che è peggio dell'ingiustizia”: il Tribunale internazionale “ha perso tutta la sua credibilità”, ha detto ancora Ljajic.

Cautela da parte di Bruxelles che non può ovviamente schierarsi con un Paese, la Croazia, in procinto di entrare nell'Ue, contro un altro, la Serbia, candidato all'adesione su cui pesa la questione del Kosovo, rischiando di delegittimare in qualche modo l'operato del Tpi. La Commissione europea, dunque, “ha preso nota della decisione del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e sostiene il suo lavoro”. “Confidiamo che la Croazia continuerà a guardare al futuro con lo spirito di tolleranza e riconciliazione che ha portato il paese vicino all'appartenenza all'Ue”, ha detto un portavoce dell'esecutivo Ue, Peter Stano, a nome del commissario all'Allargamento Stefan Fuele, dopo aver espresso “vicinanza alle vittime” e “comprensione che ci vorrà del tempo per risanare le ferite della guerra”. E queste ultime parole sono senz'altro vere.

Aggiornamento delle ore 18,45
In seguito all'assoluzione di Gotovina e Markac, il governo serbo ha annunciato la "riduzione a livello tecnico" della sua cooperazione con il Tribunale internazionale per l'ex "eliminando dall'agenda qualsiasi invio di documentazione richiesta dal tribunale". Lo ha annunciato il ministro Rasim Ljajic.


giovedì 9 agosto 2012

LA CROAZIA HA CELEBRATO LA GIORNATA DELLA VITTORIA

Il 17° anniversario dall'Operazione “Tempesta” segnato come sempre dalle polemiche, ma anche da qualche importante novità

Di Marina Szikora [*]
Sono passati 17 anni dall'operazione militare lampo croata 'Tempesta' con la quale in meno di 48 ore le forze militari croati avevano liberato oltre 80 percento del suo territorio occupato – la cosidetta autoproclamata SAO Krajina dei ribelli serbi in Croazia. Il 5 agosto 1995, dopo tanto tempo e' stata nuovamente alzata la bandiera croata sulla fortezza di Knin. Il 4 agosto 1995 mattina e' iniziata una delle azioni militari piu' conosciute dell'esercito croato – 'la Tempesta'. Gia' il giorno dopo, nell'allora occupata Knin, sono entrate le prime forze militari croate. Esattamente a mezzogiorno l'allora presidente croato, Franjo Tuđman ha comunicato ai cittadini la notizia che Knin e' stata liberata. Va ricordato che questo territorio della Croazia era occupato per 4 lunghi anni, governato dai serbi ribelli e dal loro cosidetto premier della Krajina, Milan Babić. All'epoca Babić richiedeva che la situazione sia risolta in modo tale che il governo croato e il ministero degli interni ammettano il loro errore e di ritirare non soltanto le unita' speciali bensi' anche i rappresentanti delle forze di ordine. Dopo Knin, a velocita' di lampo sono stati liberati altri luoghi: Benkovac, Vrlika, Kijevo, Drniš, Gračac e Lovinac. Dopo quattro anni la Dalmazia non era piu' tagliata dal resto della Croazia. L'operazione Tempesta ha liberato oltre 10 mila kilometri quadrati di territorio in soli quattro giorni. Va anche detto che fuggendo davanti alle forze croate, i rappresentanti della cosidetta SAO Krajina, per vendetta attacavano i civili ad Osijek, Zara e Sibenico. La Tempesta significo' anche l'annegamento definitivo del sogno di Slobodan Milošević sulla Grande Serbia, scrive il portale della radio e televisione statale croata HTV e aggiunge che gia' l'anno seguente anche Belgrado, costretto ad affrontare il riconoscimento internazionale dei confini croati, dovette riconoscere l'indipendenza croata. Per tutti questi motivi, il 5 agosto per la Croazia rappresenta una delle date piu' importanti della storia recente e il Parlamento croato ha proclamato questa giornata come Giornata del ringraziamento della patria.

La cerimonia principale per celebrare il 17esimo anniversario della liberazione della Croazia con l'operazione Tempesta si e' svolta domenica a Knin e vi hanno partecipato le massime cariche dello stato: il presidente Ivo Josipović, il premier Zoran Milanović e il vicepresidente del Parlamento, coprendo l'incarico di presidente del Parlamento, Josip Leko. Tutti hanno espresso la loro gratitudine e ringraziamento ai difensori croati che nella guerra di difesa hanno contribuito alla vittoria per la Croazia indipendente. "La Costituzione mi ha dato la posizione di essere comandante supremo delle forze armate croate e percio' mi sento umile, sento rispetto e orgoglio di essere comandate di questo esercito vittorioso" ha detto il presidente Josipović nel suo intervento a Knin. "La Croazia dopo la vittoria nella guerra deve vincere anche nella pace – superare le difficolta' economiche, garantire i diritti umani, liberta' religiose e nazionali nonche' la prosperita' di tutti i cittadini" ha aggiunto il capo dello stato croato rilevando che vincere nella pace significa tendere anche la mano ai nostri concittadini di nazionalita' serba, riconoscere le loro vittime e rendere loro omaggio. Sempre a Knin, il premier croato Zoran Milanović ha detto che "questa festa non la celebriamo a fin di godere le angosce altrui e per gustare i dolori atrui che altrettanto ci sono stati. Anche questo e' umano e bisogna riconoscerlo. Dobbiamo invece trarre da noi stessi il migliore" ha sottolineato Milanović. "La nostra guerra e' stata giusta, di difesa, umana. I confini croati li difenderemo sempre, sapendo quali sono, cosi' come lo aveva fatto ogni governo croato dal 1990" ha detto il premier. Il 5 agosto viene anche celebrato come Giornata dei difensori croati. Va ricordato che nell'operazione 'Tempesta' morirono 174 soldati croati e oltre 1400 furono feriti.

Dall'altra parte, i media serbi ricordano che nell'azione dell'esercito croato scomparirono 2000 persone e furono caccciati via dalle loro case circa 220.000 serbi. Ma rilevano altrettanto che quest'anno i vertici croati in occasione della celebrazione della Giornata della vittoria e della Giornata dei difensori croati non hanno menzionato gli imputati dell'Aja Ante Gotovina, Markač e Čermak ma hanno menzionato le vittime serbe e la necessita' che esse siano riconosciute. I media serbi riportano le parole del premier Milanović il quale, tra l'altro, ha detto che la Croazia e' padrone del proprio destino e che non ci sono piu' scuse o colpevoli a Belgrado o a Budapest. Quest'anno pero', un altra novita'. Alla cerimonia del 17-esimo anniversario della 'Tempesta', presente anche il presidente del Forum democratico serbo, Veljko Džakula. Per la prima volta quindi, la partecipazione di un rappresentante dei serbi in Croazia dopo aver ricevuto l'invito informale del presidente croato Ivo Josipović. Nessun dubbio che l'arrivo di Džakula a Knin ha suscitato grande attenzione anche se sia i ministri che l'opposizione croata nelle loro dichiarazioni sono stati cauti. Lo stesso rappresentante serbo ha detto che il messaggio della sua presenza a Knin e' simbolico vale a dire che vuole rendere omaggio a tutti gli uccisi e a tutte le vittime della 'Tempesta'. La legittimita' della 'Tempesta' ha rilevato Džakula, cosi' come e' grande in voi, cosi' sara' grande anche presso gli altri quando pero' le vittime avranno la loro vera pieta'. Secondo la sua opinione, alla ceremonia di Knin doveva esserci il rappresentante della minoranza serba nel Parlamento croato e presidente del maggiore partito serbo in Croazia, Milorad Pupovac.Secondo il ministro della difesa croato Ante Kotromanović, la celebrazione della 'Tempesta' e' aperta a tutti, se verranno a rendere omaggio e se diranno che si e' trattato di una azione di liberazione. Allora tutti sono i benvenuti, ha concluso il ministro croato, all'epoca lui stesso combattente.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est del 9 agosto.

giovedì 11 agosto 2011

JOSIPOVIC: UN GIORNO CROATI E SERBI CELEBREREANNO INSIEME IL GIORNO DELLA VITTORIA


Ivo Josipovic
Di Marina Szikora [*]
"Credo che arrivera' il giorno in cui i croati ed i serbi a Knin celebreranno la vittoria della Croazia, quando insieme depositeremo le corone sul monumento in memoria a tutte le vittime innocenti della guerra, croati e serbi che siano. Sicuramente ci vorra' ancora del tempo affinche' questo avvenga, ma avvera'". Con queste parole, il presidente croato Ivo Josipović in una intervista al quotidiano croato 'Jutarnji list' ha parlato della Giornata della Vittoria del 5 agosto, in cui ogni anno la Croazia celebra il ricordo dell'operazione militare croata 'Tempesta' che nel 1995 libero' una gran parte della Croazia sotto occupazione dei serbi ribelli della Krajina. La vicenda che per i cittadini croati rappresenta una memoria d'orgoglio nazionale, al tempo stesso e' una memoria delle vittime civili serbe morte nel corso e dopo l'operazione Tempesta. I due ex generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markač sono stati condannati in un processo di primo grado ad altissime pene carcerarie dal Tpi dell'Aja per aver commesso crimini di guerra. Come ha scritto 'Jutarnji list' in occasione della festa nazionale croata celebrata lo scorso 5 agosto, "il fatto e' che la giornata della liberazione di Knin, la giornata che i croati celebrano come   una delle feste nazionali piu' importanti, tra molti serbi croati suscita emozioni dolorose  e spesso molto amare".

La Tempesta e' per la maggior parte dei croati e cittadini della Croazia una giornata storica, il giorno in cui la Croazia ha restituito il suo territorio, l'autorispetto e ha eliminato l'occupazione. La Tempesta ha aperto le porte alla liberta' e alla democrazia, allo sviluppo della Croazia in un paese di standard europei, ha ricordato nell'intervista il presidente Josipović. Dobbiamo comprendere i serbi che piangono i loro parenti e amici. Loro sono tristi come i croati sono tristi per le loro vittime. Commemoreremo insieme la Tempesta nel momento in cui i serbi accetteranno la verita' politica e storica delle ragioni della guerra e della Tempesta, quando entrambe le parti comprenderanno il dolore degli altri, quando ugualmente condanneranno tutti i crimini, ha sottolineato Ivo Josipović. Il presidente croato e' convinto che la riconciliazione dei croati e serbi e' possibile e che questo e' un presupposto dello sviluppo, ma ha rilevato che la maggioranza dei croati e serbi in Croazia non ha bisogno di speciali riconciliazioni. La guerra, ha ricordato il capo dello stato croato, ha lasciato molti traumi difficili ed e' comprensibile che questa gente accetta difficilmente la riconciliazione globale. Tuttavia, le cose vanno avanti. La riconciliazione tra Croazia e Serbia, ha sottolineato Josipović, e' un processo che da' risultati visibili. Basta vedere quanta gente attraversa la forntiera, si reca in viaggi turistici, fa commercio. Vi e' anche la collaborazione delle polizie e delle procure di stato dei due paesi nella lotta contro la criminalita' organizzata, dice Josipović.

Alla domanda come e' possibile cambiare i profondi contrasti tra croati e serbi relativi all'interpretazione della Tempesta, il presidente croato risponde che sono necessari la persistenza nei colloqui, comprensione reciproca, rispetto di tutte le vittime, condanna di tutti i crimini. Naturalmente anche l'attuazione in pratica di tutte le leggi che salvaguardano la posizione delle minoranze nazionali. Bisogna poter essere croato politico, quindi un cittadino  della Croazia responsabile e al tempo stesso serbo di nazionalita'. "Oserei dire che gia' oggi i serbi croati, o almeno un numero maggiore di essi, lo e' di gia'. Nello stesso modo, i croati devono imaparare che l'esistenza delle tradizioni e delle culture di minoranze serbe, bosgnacche, italiane, ungheresi o altre in Croazia non minacciano l'identita' nazionale croata di nessuno" ha detto il presidente Josipović. Ma ci vorra' ancora del tempo affinche' l'impegno instancabile del presidente croato diventi una realta' veramente vivente. Nemmeno quest'anno il ricordo croato della Tempesta non e' passato liscio nei confronti della Serbia. A provocare nuovi contrasti ci ha contribuito questa volta la premier croata Jadranka Kosor la quale nel suo intervento alla ceremonia centrale a Knin, ha salutato e ringraziato i generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač per essere stati al comando dell'azione militare croata.

Non e' mancata subito la reazione del presidente serbo Boris Tadić che ha fermamente condannato tali dichiarazioni ribadendo che la Tempesta ha portato alle sofferenze di vittime innocenti e all'esodo di oltre 200.000 serbi della Krajina. Tadić ha sottolineato di ritenere molto importante che tutti gli accusati di crimini di guerra, compresi i generali croati condannati in una sentenza di primo grado, si trovino all'Aja. Il presidente serbo ha detto che le dichiarazioni di Jadranka Kosor non contribuiscono allo sviluppo delle relazioni di buon vicinato tra Serbia e Croazia che si impegnano ad alzare la loro collaborazione ad un livello piu' alto dopo "conflitti difficili" negli anni novanta sul territorio dell'ex Jugoslavia e che hanno "lasciato un gran numero di morti, dispersi e scacciati dalle loro case". Secondo Tadić, non si possono glorificare criminali di guerra e ha sottolineato che "i rappresentanti della Serbia democratica, la quale collabora con il Tribunale dell'Aja e ha estradato 46 imputati di crimini di guerra, non lo hanno fatto mai". Nella sua risposta, la premier croata ha detto di aver salutato i generali croati perche' "e' stato pericoloso" rimanere in silenzio davanti alle richieste del presidente della Serbia Tadić di non festeggiare la Tempesta. Un comunicato dell'Ufficio della premier croata sottolinea che la Tempesta e' stata un'azione legittima e giusta che ha sconfitto la politica di agressione di Slobodan Milošević. Oltre che liberare il territorio occupato della Croazia, la Tempesta rappresenta la vittoria contro il tirrano ed ha aperto ai vicini la via verso la democrazia.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi

Aggiornamento: questo post è stato selezionato come articolo del giorno di oggi - gioved' 11 agosto - sulla prima pagina dell'edizione italiana di Paperblog

giovedì 5 maggio 2011

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 5 maggio a Radio Radicale

Sommario della trasmissione

In apertura si parla di Grecia e della sua situazione economica: Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotypia, uno dei maggiori quotidiani greci, racconta la drammatica realtà della gravissima crisi che il paese sta attraversando: negozi vuoti, altri chiusi, fallimento di cantieri navali e imprese di costruzione, chiusura di giornali e reti televisive, i debitori che non riescono a restituire i prestiti alle banche, pensionati e disoccupati ridotti a cercare cibo nei cassonetti dell'immondizia o che fanno la fila davanti alle organizzazioni di carità, aumenta della criminalità.

Gli altri argomenti

Bosnia Erzegovina: sempre alta la tensione politica, si profila uno scontro tra le autorità della Republika Srpska e l'Alto rappresentante internazionale, Valentin Inzko che minaccia di esercitare i suoi poteri di ingerenza.

Kosovo: la Serbia apre allo scambio di territori, Pristina dice no e l'opposizione chiede di abbandonare i colloqui con Belgrado, ma tra gli albanesi di Serbia c'è chi è favorevole.

Macedonia: proseguono i preparativi per garantire regolarità e sicurezza del voto in vista delle elezioni anticipate del 5 giugno.

Croazia: governo al lavoro per chiudere i negoziati di adesione all'Ue entro l'anno, mentre il presidente Ivo Josipovic va a Washington per avere il sostegno Usa.

Crimini di guerra: contuinuano a far discutere le pesanti condanne in primo grado degli ex generali croati Ante Gotovina e Mladen Markac per i crimini che sarebbero stato commessi nel 1995 durante l'operazione militare "Tempesta".

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche dove è possibile anche il podcast.

giovedì 21 aprile 2011

CROAZIA: LA CONDANNA DEI GENERALI RESTA AL CENTRO DELL'ATTENZIONE


Di Marina Szikora
Qui di seguito il testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 aprile a Radio Radicale

La sentenza del Tpi: dall'Aja a Zagabria a Bruxelles
Il tema della condanna dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač continua ad essere il tema centrale della realta' politica croata e, secondo gli ultimi sondaggi, dopo la sentenza dell'Aja soltanto il 23% dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. E il governo croato si dice di essere adesso in una offensiva diplomatica ma al tempo stesso avverte i cittadini che l'Ue non ha alternative. Il vicepresidente del Governo e ministro degli esteri e delle integrazioni europee, Gordan Jandroković lunedi' si e' recato a Bruxelles affermando che fine giugno e' una data raggiungibile per la conclusione dei negoziati di adesione. Jandroković si e' detto convinto che i cittadini croati sanno molto bene cosa vogliono e che sceglieranno il futuro europeo poiche' al referendum si decidera' se vogliamo che la Croazia si basi su valori europei o quelli cosidetti balcanici. La premier Kosor ha spiegato che l'interpretazione dei fatti e' il piu' forte argomento croato e gia' a partire da questa settimana saranno promosse delle iniziative a fin di far cadere nel processo d'appello le qualifiche della sentenza a Gotovina e Markač relative all'impresa criminale congiunta.
Se non fosse il presidente della Repubblica, notano i media croati, Ivo Josipović srebbe in questi giorni sicuramente uno degli esperti piu' chiamati e citati in connessione con le questioni del Tribunale dell'Aja. Va ricordato che lo stesso Josipović aveva rappresentato la Croazia e aveva vinto anche un processo contro la procura dell'Aja a favore della Croazia e dell'allora ministro della difesa Gojko Šušak. Il Presidente croato non nega che ci sono stati crimini durante l'operazione 'Tempesta', che la Croazia e' responsabile di non aver ostacolato questi crimini ancora negli anni novanta e poi perche' non li aveva processati da sola. "Sconfiggere la tesi dell'impresa criminale congiunta e' importante per la Croazia dal punto di vista storico e politico gia' per il solo fatto che se cadesse la tesi dell'impresa criminale in quanto forma di responsabilita', allora la difesa sarebbe qui in una posizione molto migliore rispetto all'attuale momento" afferma Josipović.
Tuttavia la questione delle questioni resta quella di far luce sulla sorte di 1013 prigionieri e persone scomparse del 1991 e 1992 ha sottolineato la premier croata Jadranka Kosor rivolgendosi alle famiglie delle vittime scomparse durante la guerra. Ha ricordato che questo e' stato anche il tema principale dei suoi recenti colloqui con il presidente serbo Tadić e il premier Cvetković e ha aggiunto che "i colloqui devono iniziare e finire con la soluzione relativa al destino dei prigionieri e dei scomparsi".

Josipovic: la sentenza non contribuisce al buon clima, ma la riconciliazione non si ferma
Nella trasmissione mensile della radio statale croata "Il caffe' con il Presidente" il capo dello stato croato, Ivo Josipović ha detto di credere che l'evidente calo del sostegno dei cittadini croati all'ingresso della Croazia nell'Ue, dopo le sentenze di condanna di primo grado ai generali croati, sono "una vicenda temporanea poiche' l'Ue non aveva nessun legame diretto con il verdetto, perche' il Tribunale dell'Aja e' un tribunale delle Nazioni Unite e non dell'Ue". Josipović ha commentato cosi' i sondaggi secondo i quali, dopo le sentenze dell'Aja, soltanto il 23 percento dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. Josipović ha aggiunto che ogni analisi ragionevole dimostrera' che non e' l'Ue quella che ha inflitto le sentenze e si e' detto convinto che i cittadini croati, nel momento in cui ci sara' il referendum sull'adesione, riconosceranno tutti i pregi che implica l'ingresso nell'Ue. Alla domanda se vi e' la possibilita' che la Croazia adesso decida a rivalutare la collaborazione con il Tpi dell'Aja, Josipović ha sottolineato che una tale decisione avrebbe come conseguenza l'esclusione della Croazia dalla comunita' internazionale e che lui stesso non appoggierebbe una tale azione. Il presidente croato ha rilevato che secondo le sue conoscenze, il governo croato aveva consegnato alla difesa dei generali tutti i documenti richiesti. Ha indicato inoltre che la sentenza conferma il coinvolgimento della Serbia nell'agressione contro la Croazia. La qualifica di un conflitto internazionale che si trova nell'atto di accusa implica che le forze serbe in "krajina" furono controllate dalla Serbia. Josipović ha ripetuto che e' inaccettabile la qualifica della difesa croata in quanto un'impresa criminale congiunta e ha sottolineato che "la Croazia in quanto stato di diritto accettera' gli aspetti giuridici della sentenza, ma quelli politici e storici saranno difficilmente accettati se questa interpretazione significa una criminalizzazione dell'intera guerra per la Patria".
Per quanto riguarda la domanda se la sentenza in qualche modo e' anche una sentenza al defunto ex presidente croato Franjo Tuđman e al ministro della difesa Gojko Šušak, Josipović ha osservato che si tratta di una constatazione scomoda che colpisce non soltanto queste due persone della storia croata bensi' anche altri, ma ha sottolineato che la sentenza e' sempre individuale. "La sentenza parla soltanto della colpa individuale delle persone nel processo, le persone fuori dal processo non sono state giustiziate" ha detto Josipović. In conessione alla questione se e' stata legale la consegna al Tribunale del verbale della riunione di Briuni, uno degli elementi chiave della sentenza, il presidente croato ha detto che la Croazia ha una legge costituzionale del 1996 che obbliga alla piena collaborazione con il Tribunale. Questo che accade adesso, ha ricordato il Presidente, di indossare la colpa a questo o quell'altro, a questo o quel governo perche' aveva collaborato con il Tribunale dell'Aja, non va bene. Josipović ha commentato anche la valutazione del presidente serbo Boris Tadić secondo il quale le sentenze di questo tipo contribuiranno alla riconciliazione nella regione. A tal proposito, Josipović ha detto di non essere sicuro che questa sentenza contribuisce a cose giuste, ma sicuramente non sono sentenze ne' dell'Ue ne' della Serbia e quindi non dovrebbero influenzare su quello che va bene per entrambi i paesi, Croazia e Serbia. Josipović si e' detto convinto che il processo di riconciliazione continuera'.

Prigionieri serbi catturati durante l'Operazione Tempesta
Peter Galbraith: L'Operazione Tempesta non fu pulizia etnica
A pronunciarsi sulla vicenda piu' attuale in Croazia e' anche l'ex ambasciatore americano in Croazia Peter Galbraith il quale e' stato uno dei testimoni all'Aja, sia della difesa che della procura. Secondo la sua opinione qui non si e' trattato di pulizia etnica perche' in tal caso l'esercito caccia via la popolazione da un territorio. "In questo caso e' la popolazione che e' fuggita, forse avendo ragioni giustificate, ma e' certo che abbandonarono il territorio prima dell'arrivo delle forze militari croate" spiega l'ambasciatore Galbraith domandato se e' valida l'affermazione che durante la Tempesta e' stata compiuta una pulizia etnica.
Ospite del notiziario notturno della televisione statale croata HTV lunedi', l'ex ambaciatore americano in Croazia ha confermato la sua tesi che nella Tempesta non e' stata compiuta una pulizia entica ma ha indicato che l'allora presidente croato Franjo Tuđman permise il crimine. Ha valutato che la sentenza dell'Aja aveva un significato un po' diverso e che si e' basata sulle riunione, in particolar modo su quella svoltasi a Brijuni per dimostrare che l'intenzione e' stata quella di cacciare via la popolazione serba. "Ritengo che Tuđman non l'aveva fatto ma vedendo quello che era accaduto, che la gente se ne era andata, permise che furono commessi crimini" ha detto Galbraith aggiungendo che furono incendiate case e uccisi quelli che rimasero affinche' altri non potessero piu' ritornare'. L'ex ambasciatore americano in Croazia ha ricordato che il primo agosto 1995 aveva trasmesso al presidente Tuđman il messaggio dell'amministrazione statunitense in cui esprimeva comprensione perche' la Croazia iniziava operazioni militari per salvare la citta' bosniaca Bihać.
"E' importante ricordare che durante l'operazione Tempesta Bihać si trovava sotto l'assedio dei serbi della krajina, Ratko Mladić e serbi bosniaci che proprio prima di questa operazione avevano commesso i crimini a Srebrenica" ha rilevato Galbraith. "Abbiamo detto che in tali circostanze non ci opponiamo alle vostre operazioni militari. Ma ho avvertito chiaramente Tuđman che deve proteggere i civili serbi e lui non ha dato ascolto a questi avvertimenti" ha spiegato l'ambasciatore americano e ha aggiunto che gli Stati Uniti non hanno in nessun modo approvato nessuna operazione il cui obiettivo sarebbe il cacciamento della popolazione serba. Secondo Galbraith i croati avevano compiuto un atto senza precedenti nelle relazioni internazionali nel momento in cui avevano consegnato all'Aja i generali anche se vincitori della guerra. Tutto cio' dimostra quanto la Croazia sia cambiata dai tempi di Tuđman e che si e sviluppata in uno stato democratico moderno in cui esiste lo stato di diritto che probabilmente non sarebbe esistito negli Stati Uniti in simili circostanze, ha concluso Peter Galbraith.

mercoledì 20 aprile 2011

CONDANNA DI GOTOVINA E MARKAC: LA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE CROATO

Qui di seguito riporto la dichiarazione del presidente croato Ivo Josipović a seguito della condanna dei generali Ante Gotovina e Mladen Markač emessa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, come pubblicata sul sito ufficiale dell'ufficio del presidente.


STATEMENT FOR THE MEDIA BY THE PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF CROATIA, PROF. DR. IVO JOSIPOVIĆ, FOLLOWING THE CONVICTION (SUBJECT TO APPEAL) OF GENERALS GOTOVINA AND MARKAČ
 
The conviction of Generals Gotovina and Markač including the reasons for judgment and sentence, in particular the thesis on the existence of a joint criminal enterprise involving Croatia’s highest political and military leadership, is a serious legal and political act which has shocked me also.
 
These generals who gave a great contribution to Croatia’s defence during the war have been convicted by the International Criminal Tribunal for grave crimes. Many citizens find it difficult to accept the judgement and are disappointed with the decision of the Tribunal.
 
The judgement, however grave it may be, does not call into question the legitimacy and legality of the Croatian War of Independence nor the legitimacy and legality of its liberating operations, including Operation Storm. Something of the sort is neither possible, nor would we in Croatia accept it. I am convinced that there was no joint criminal enterprise during Croatia’s defence. To be specific, the thesis on the joint criminal enterprise does not imply that all members of the Croatian Army and police were participants of this criminal enterprise or that all are criminals. Croatia respects and will respect all the heroes who preserved our independence and freedom. In Croatia we are aware that during the Croatian War of Independence crimes were committed by all sides, including our own. Today, the Croatian justice system equally treats and convicts all crimes and shows respect for all victims, regardless of who the perpetrator or victim is. This is part of our legal order and our citizens and our general public sympathize with all innocent victims and their families.
 
Croatia is a state that respects the international legal order and the rule of law. I am confident that both the defenders of this country and all our citizens support such a Croatia. This is a European Croatia. We expect many of the theses underlying this judgement to be thoroughly reviewed and challenged during the appeal procedure. In particular, the respect for the legal aspects of the Tribunal’s work does not mean acceptance of the political and historical aspects of the judgement. For us, the Croatian War of Independence will, independently of this judgement, remain a just and defensive war in which we preserved our freedom and democracy from the aggression and the criminal policy of Slobodan Milošević's regime.
 
Zagreb, 15 April 2011

RADICALI: I CRIMINI DI GUERRA NON SONO MAI GIUSTIFICATI

Le condanne di Gotovina e di Markac riaffermano che i crimini di guerra non possono mai essere giustificati dalla condotta della fazione opposta

15/04/2011

Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia ha depositato oggi la sua sentenza sul caso contro Ante Godovina, Ivan Čermak and Mladen Markač. Il generale Gotovina e Mladen Markač sono stati entrambi riconosciuti colpevoli di 8 capi di imputazione relativi a crimini commessi contro la popolazione serba della regione della Krajina in Croazia nel 1995, mentre Čermak è stato prosciolto da tutte le accuse. Il generale Gotovina è stato condannato a 24 anni di prigione e Mr Markač a 18 anni di prigione.

Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia:

“L’associazione radicale Non c’è pace Senza Giustizia e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT) si rallegrano dell’odierna decisione che rappresenta un monito del fatto che le norme del diritto bellico si applicano in egual modo a chiunque durante un conflitto armato, senza considerazione per la fazione alla quale gli individui appartengono. I crimini di guerra, in particolar modo se coinvolgono i civili, non possono mai essere giustificati facendo riferimento alla condotta di una qualsiasi fazione coinvolta in un conflitto armato, né facendo riferimento al fatto che la guerra sia considerata giusta o ingiusta. La condanna di oggi sottolinea anche le responsabilità individuali dei comandanti per le azioni intraprese dai loro subordinati.

La Camera del TPI per la ex-Jugoslavia ha affermato che i crimini compiuti contro i civili serbi hanno avuto luogo nel quadro di molti anni di tensioni tra i Serbi e i Croati nella regione della Krajina, dove già in precedenza erano stati commessi crimini con i Croati. La decisione di oggi evidenzia come questo non possa rappresentare una giustificazione per le azioni intraprese dalle forze croate in violazione del diritto bellico.

I crimini commessi dalle forze croate nella regione della Krajina, inclusa l’Operazione Tempesta, rappresentano una macchia nella cornice degli sforzi della Croazia volti al raggiungimento dell’indipendenza, che può essere cancellata solo attraverso l’accertamento della verità e il ristabilimento della giustizia. Le vittime di simili crimini meritano almeno questo.

NPSG e il PRNTT fanno appello allo Stato croato e ai suoi cittadini affinchè questi colgano questa opportunità di affermare il loro impegno in favore dello stato di diritto e della giustizia e riconoscano una volta per tutte che non c’è posto per l’impunità per i crimini di guerra nella strada verso il futuro. Noi rinnoviamo il nostro incitamento alla Croazia a chiudere i suoi conti con il passato e ad aiutare per questa via a rimuovere i rimanenti ostacoli all’inizio dei negoziati sull’ingresso della Croazia nell’unione Europea portando così a conclusione la fase finale del cammino che porterà la Croazia ad essere il 28esimo membro dell’Unione Europea nel 2012.”

lunedì 18 aprile 2011

CROAZIA: LA CONDANNA DI GOTOVINA UN REGALO AGLI ANTIEUROPEISTI

Se gli antieuropeisti in Croazia avevano bisogno di un altro argomento contro l'adesione all'UE, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, con il verdetto di condanna per gli ex generali Ante Gotovina e Mladen Markac, glie ne ha servito uno fortissimo su un piatto d'argento. Lo shock e l’incredulità per la sentenza, la pesantezza della pena comminata, il fatto che l’Operazione Tempesta sia stata giudicata un’impresa criminale, hanno influito sulla crescita del sentimento anti-europeo: il sostegno all’ingresso nell’UE, già non elevato, è infatti calato in queste ore al 23 percento. E questo proprio mentre la chiusura del negoziato con Bruxelles in tempi brevi appare tutt'altro che scontata. In realtà, è l'opinione di molti analisti, la Croazia paga la politica del suo primo presidente, Franjo Tuđman. A questo proposito riporto qui di seguito l'interessante articolo di Drago Hedl pubblicato oggi su Osservatorio Balcani e Caucaso.

Condannato Gotovina? La Croazia non vuole più l'Europa
di Drago Hedl

Il giorno dopo la sentenza del Tribunale dell’Aja con la quale due generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markač, sono stati condannati a 42 anni di carcere (Gotovina 24 e Markač 18), il sostegno dei cittadini croati all’ingresso del Paese nell’Unione europea è calato drasticamente al 23 percento. Lo shock e l’incredulità per la sentenza, in particolare per la pesantezza della pena comminata, e forse più di tutto il fatto che l’operazione militare Oluja (Tempesta) sia stata ritenuta un’impresa criminale, hanno radicalmente influito sulla crescita del sentimento anti-europeo.

Le proteste di piazza
Subito dopo che il giudice Alphonse Orie all’Aja ha letto la sentenza di condanna, il sentimento dominante dei cittadini croati riuniti nella piazza centrale di Zagabria è stato quello della rabbia, che si è espressa con il gesto di strappare e sputare su bandiere dell’Unione europea.
La maggior parte dei cittadini in piazza a Zagabria, così come la maggior parte di quelli che si sono riuniti nelle piazze delle altre città croate per esprimere tutta la loro insoddisfazione, considera la sentenza come una grande ingiustizia. Le pene comminate a Gotovina e Markač, vengono in questi giorni comparate con quelle assegnate a Veselin Šljivančanin, Mile Mrkšić e Miroslav Radić, gli ufficiali della JNA [Armata popolare jugoslava] responsabili del crimine commesso a Ovčara nei pressi di Vukovar. A Ovčara nel novembre 1991 furono uccisi oltre 200 croati (prigionieri e feriti). Nella sentenza di primo grado Šljivančanin è stato condannato a cinque anni di reclusione, Mrkšić a 20, mentre Radić è stato assolto.
L’operazione Oluja, con la quale all’inizio dell’agosto 1995 fu liberata la regione occupata dall’auto-proclamata Repubblica serba di Krajina, in Croazia è sempre stata considerata una legittima operazione militare. Il 5 agosto, giorno in cui iniziò l’operazione, è stato dichiarato Giorno del ringraziamento della patria ed è celebrato come festività nazionale.
Il verdetto contro Ante Gotovina, l’uomo che ha guidato tale operazione e il fatto di aver tacciato l’intera operazione quale un’impresa criminale, è considerato inaccettabile e incomprensibile dalla maggior parte dei croati. La loro rabbia si è canalizzata immediatamente contro l’Unione europea, ritenendo che quest'ultima non riconosca che la Croazia nel sanguinoso disfacimento della Jugoslavia abbia esclusivamente condotto una guerra di difesa.

Le colpe di Tuđman
Le prime reazioni concitate (che non hanno causato disordini o incidenti degni di nota) hanno lasciato però presto il posto ad un comportamento razionale. E molti analisti politici, pur scrivendo che ora gli sforzi devono concentrarsi nell’affrontare la sentenza in appello davanti al consiglio dei giudici dell’Aja, hanno sottolineato che la drastica condanna a Gotovina e Markač, così come la qualificazione dell’operazione Oluja come impresa criminale, è il prezzo che la Croazia paga per l’incomprensibile politica del suo primo presidente, Franjo Tuđman.
Il fatto che due dei tre generali condannati all’Aja per l’operazione Oluja, Ante Gotovina e Mladen Markač, a differenza del generale assolto Ivan Čermak, fossero presenti alla riunione con Franjo Tuđman e i vertici politici e militari croati durante la quale, nel luglio 1995, fu accordata l’operazione Oluja, testimonia che il consiglio dei giudici dell’Aja sia convinto che fu pianificata un’impresa criminale. Purtroppo le dichiarazioni di Tuđman durante quell’incontro (denominato incontro di Brioni, secondo il nome dell’isola su cui si tenne la riunione), e in particolare quelle che seguirono l’operazione Oluja, furono effettivamente tali da convincere il Tribunale dell’Aja che si sia trattato di un’impresa criminale il cui obiettivo era la totale cacciata dei serbi da quella parte di Croazia.
Il secondo errore di Tuđman che ora paga la Croazia è la sua posizione secondo la quale i croati, dato che hanno condotto una guerra di difesa, non possono aver commesso crimini di guerra. A dire il vero, questo lo aveva dichiarato il presidente dell’Alta corte, Milan Vuković, ma Tuđman fece immediatamente propria l’opinione della più alta carica giudiziaria. Non permise quindi che venissero processati quelli che al tempo dell’operazione Oluja, e in particolare al suo termine, uccisero i civili serbi, bruciarono le loro case e rubarono le loro proprietà. Per di più, dei crimini non si poteva nemmeno parlare, e quelle rare voci che lo fecero, furono dichiarate nemici di Stato e traditori.
Senza la folle idea di Tuđman secondo la quale dovevano essere cacciati tutti i serbi di quella zona e se quell’inutile esodo non fosse accaduto; se si fosse proceduto alla condanna di quei soldati sfuggiti al controllo dei superiori o dei loro comandanti se davvero avevano ordinato, coperto o tollerato quei crimini, non solo non ci sarebbe stata la condanna di Gotovina e Markač, ma non sarebbero nemmeno finiti all’Aja. Semplicemente non ci sarebbe stata nemmeno una sentenza che definisce l’operazione Oluja come un’impresa criminale.
La gente comune, ovviamente, con difficoltà riesce a mettere sullo stesso piano queste complesse questioni del passato con le conseguenze odierne. Per loro è molto più facile indirizzare la propria rabbia contro l’Unione europea. Ma gli analisti avvertono che - ed è difficile dare loro torto - la condanna di Ante Gotovina e Mladen Markač, in realtà è una sentenza contro l’ex presidente croato Franjo Tuđman e il suo ministro della Difesa Gojko Šušak. Ora che entrambi sono morti, la responsabilità e il prezzo di quanto hanno compiuto sono stati pagati dai vivi.

Manifestazione antieuropeista a Zagabria dopo la condanna
di Gotovina e Markac (Foto David Ozkoidi/Flickr)

sabato 16 aprile 2011

CRIMINI DI GUERRA: CONDANNATI GOTOVINA E MARKAC, ASSOLTO CERMAK

L'ex generale croato, Ante Gotovina è stato condannato venerdì 15 aprile a 24 anni di carcere dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia. Duro verdetto anche per l'altro ex ufficiale croato Mladen Markač condannato a 18 anni. Assolto, invece il terzo ex generale, Ivan Cermak. Pesantissime le accuse che hanno portato alle condanne: crimini di guerra e crimini contro l'umanità, che sarebbero stati perpetrati, in particolare, durante e immediatamente dopo l'Operazione Tempesta, ovvero l'offensiva contro i secessionisti serbi che portò alla riconquista della Krajina, negli ultimi mesi del conflitto nell'agosto del 1995.

Il sito del Tribunale internazionale
per l'ex Jugoslavia


Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per il notiziario di Radio Radicale di sabato 16 aprile.

Ante Gotovina, Ivan Cermak e Mladen Markac
nell'aula del Tribunale internazionale
La Croazia e i suoi cittadini sono scioccati: un paese che si sente umiliato, questa in poche parole l'atmosfera dopo che ieri, verso mezzogiorno, all'Aja sono state pronunciate le sentenze ai tre generali croati, Ante Gotovina, Ivan Čermak e Mladen Markač accusati per crimini di guerra. Nella sentenza di primo grado, Ante Gotovina e' condannato alla pesantissima pena di 24 anni di carcere, Mladen Markač a 18 anni mentre Ivan Čermak e' stato giudicato non colpevole e dopo il rilascio dal carcere e' gia' tornato in Croazia. "Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra concludera' il suo lavoro non soltanto con la memoria di un brutto smontaggio, missione incompiuta, politica fallita, bensi' di una profonda ingiustizia. La pratica del Tribunale dell'Aja e' un grande colpo per la giustizia internazionale nel mondo" afferma oggi nel suo commento Bruno Lopandić, redattore capo del quotidiano di Zagabria 'Vjesnik' .

Venerdi' all'Aja, non soltanto sono state scioccanti le altissime pene contro i generali croati, ma anche il fatto che l'intera sentenza ha rispettato le richieste della Procura qualificando la responsabilita' come quella di una azione criminale congiunta. Contrariamente ad ogni logica e prove che sono state presentate durante il processo, Ante Gotovina e Mladen Markač sono stati condannati a pene altissime proprio a causa della loro partecipazione nell'azione congiunta criminale e la sentenza ha sollevato in protesta l'intera Croazia. Come scrive il capo redattore di 'Vjesnik', anche se la sentenza e' di primo grado, si tratta di una vicenda triste che segnalera' non soltanto quello che e' accaduto negli anni novanta, ma avra' il suo impatto anche sul futuro e collochera' il Tribunale dell'Aja nell'angolo della storia come un progetto fallito che ha fatto piu' del male che contribuito al bene. "Quale che sara' la sentenza definitiva, il Tribunale dell'Aja, purtroppo, gia' adesso si e' rotolato nella storia come una delle istituzioni internazionali piu' infelici e piu' fallite che invece della sua missione generosa alla fine ha portato soltanto nuovi problemi" scrive Bruno Lopandić.

Una tra le principali critiche che giungono dalla Croazia, relative alla scioccante sentenza e' che, detto in parole povere, nessuno puo' spiegare come giustificare l'imputazione di bombardamenti eccessivi contro la citta' di Knin (roccaforte dell'allora ribelle e autoproclamata Krajina serba, il centro del territorio croato occupato dai serbi) in cui ci fu un solo morto e proclamarlo come azione congiunta criminale mentre al tempo stesso non avere nemmeno un atto di accusa per quanto accaduto a Vukovar, la citta' martire croata rasa al suolo dalle forze serbe oppure, Zadar, Šibenik, Karlovac, altre citta' fortemente distrutte durante la guerra, tutti luoghi croati che avevano subito fortissimi bombardamenti e uccisioni di civili innocenti.

La lettura del verdetto del processo a Gotovina, Cermak e Markac



Nessuno dei vertici croati vuole e potra' accettare il fatto che una azione legittima, quale la liberazione del territorio croato sia qualificata come crimine. E soprattutto, la colpevolezza di Gotovina e Markač come partecipanti nell'azione congiunta criminale rappresenta per l'intera Croazia la piu' grande compromitazione del Tribunale dell'Aja poiche' abbandona la giustizia moderna, come dimostrato dalla pratica dell'ICC o delle giustizie nazionali. Semmai l'obiettivo del Tribunale fosse stato quello di giustiziare giustamente e individualizzare la colpa, affermano i media croati, con la sentenza di venerdi', piuttosto che raggiungere o almeno sollecitare il processo di riconciliazione, l'effetto raggiunto e' proprio quello contrario. Si tratta della condanna dell'intero vertice statale croato degli anni novanta e i due generali, Gotovina e Markač come loro esecutori sono diventati un gruppo criminale che aveva promosso l'operazione militare 'Tempesta' solo per poter uccidere e cacciare via la popolazione serba. Non bisogna dimenticare comunque e va sottolineato che questa sentenza e' di primo grado e le esperienze dimostrano che il Tribunale nel passato ha avuto molte svolte. Adesso l'impegno di tutti in Croazia sara' quello di cambiare le cose nel processo d'appello.

La premier croata Jadranka Kosor e il capo dello stato Ivo Josipović hanno reagito subito nella maniera giusta, sottolineando che la tesi dell'azione congiunta criminale e' assolutamente inaccettabile. Segue una nuova battaglia giuridica e il proseguimento della comunicazione e collaborazione con il Tribunale, l'unica via giusta. E mentre il generale Ivan Čermak e' stato liberato dalla responsabilita' e il Tribunale ha dato ordine del suo immediato rilascio, Ante Gotovina e Mladen Markač sono stati giudicati colpevoli in quanto partecipanti nell'azione congiunta criminale alla cui guida si trovava il defunto presidente croato Franjo Tuđman, condannati quindi per atti di persecuzione, deportazione, saccheggi, distruzioni, uccisioni, atti inumani e comportamenti atroci mentre liberati dalla responsabilita' di trasferimenti forzati. In altre parole, il giudice olandese Orie ha accolto praticamente tutte le richieste della Procura senza tener conto minimamente delle prove presentate dalla difesa.

Come una delle principali prove dell'esistenza della cosidetta azione congiunta criminale, il Tribunale ha preso in considerazione "il dibattito alla riunione di Briuni del Presidente Tuđman con i comandanti militari del 31 luglio 1995, alcuni giorni prima dell'inizio dell'operazione 'Tempesta'" ha detto il giudice Orie aggiungendo che il Consiglio ha concluso che le persone che parteciparono a questa riunione avevano esaminato "l'importanza del cacciamento dei serbi come importante esito e parte del prossimo attacco". Secondo Orie, "il Consgilio ha stabilito che alcuni rappresentanti della leadership politica e militare croata avevano come obiettivo eliminare permanentemente la popolazione civile serba della Krajina utilizzando la forza e minacciando con la forza il che implicava deportazioni, traferimento forzato e persecuzioni, conducendo misure restrittive e dricriminatorie, attacchi contro i civili ed edifici civili illegali, deportazioni e trasferimenti forzati" ha aggiunto Orie.

Per il presidente croato Ivo Josipović si e' detto scioccato della sentenza e ha sottolineato che la Guerra per la patria, nonostante questa sentenza, rimarra' una guerra giusta e legittima. "Siamo consapevoli che anche dalla parte croata sono stati commessi crimini, ma sono convinto che nella difesa della Croazia non e' esistita un'azione congiunta criminale. Mi aspetto che nel processo di appello molte di queste tesi verranno riesaminate e negate" ha detto Josipović nel suo primo commento. "I generali che durante la guerra hanno dato un grande contributo alla difesa della Croazia sono accusati dal Tpi per gravi crimini e molti cittadini accettano difficilmente queste sentenze e sono delusi con la decisione del Tribunale. La sentenza, anche se cosi' grave, non mette in questione la legittimita' e legalita' della Guerra per la Patria come nemmeno delle azioni di libarazione legittime e lagali, compresa la 'Tempesta'. Una tale cosa e' impossibile e noi in Croazia non possaiamo accettarla" ha detto il capo dello stato croato e ha sottolienato che la Croazia rispetta e rispettera' i suoi eroi che hanno salvaguardato l'indipendenza e la liberta' del Paese. Per noi – ha rilevato Josipović – nonostante la sentenza, la Guerra per la Patria rimarra' giusta e difensoria in cui abbiamo salvaguardato la nostra liberta' e democrazia dall'agressioen e dalla politica di crimini del regime di Slobodan Milošević.

"Devo dire che per il Governo questo e' inaccettabile. Il mio Governo come finora intraprendera' tutto in base alle possibilita' giuridiche che questa qualifica davanti alla corte d'appello venisse eliminata" ha detto la premier Jadranka Kosor. "Noi non abbiamo paura della verita', siamo orgogliosi delle nostre vittorie e di tutto quello che ha reso possibile che la Croazia sia oggi libera, indipendente e democratica. La Croazia e' anche un paese di stato di diritto in cui vengono rispettate le leggi, istituzioni giuridiche e le loro decisioni" ha aggiunto Kosor.

Tra le prime reazioni in Serbia venerdi' quelle di Dušan Ignatović, direttore dell'Ufficio serbo per la collaborazione con il Tribunale dell'Aja e di Bruno Vekarić, vice procuratore serbo per i crimini di guerra nonche' delle associazioni di profughi serbi della Croazia. Ignatović ha dichiarati all'agenzia di stampa serba Beta che la sentenza dell'Aja e' importante "perche' contribuira' in un certo senso ad affrontare il passato nella regione", influenzera' sulla migliore percezione del Tribunale dell'Aja in Serbia e contribuira' ad un migliore accettamento di tutti i fatti che questo tribunale aveva stabilito in tutti gli atri processi." Il vice procuratore per i crimini di guerra Bruno Vekarić ha valutato che la sentenza ai generali croati il cui comandante e' stato il defunto presidente croato Franjo Tuđman - qualificato come il leader dell'azione congiunta criminale, avra' sicuramente certe implicazioni nelle relazioni tra Serbia e Croazia, soprattutto davanti alla Corte internazionale di giustizia". Questo, da una parte, ha detto Vekarić, da' alla Serbia una posizione piu' confortevole, mentre dall'altra parte potrebbe essere un passo piu' vicino verso la riconciliazione.

L'agenzia serba Beta informa delle reazioni delle associazioni dei profughi serbi che salutano la decisione del Tpi. La Coalizione di queste associazioni ha espresso aspettative che le sentenze di condanna dei generali croati contribuiranno al rinvio dell'ingresso della Croazia nell'Ue finche' non verranno trovate soluzioni giuste, permanenti e sostenibili dei problemi relativi alle proprieta' ed altro dei profughi serbi e aggiunge che la decisione dell'Aja "contribuira' affinche' siano affrontate realmente le cause ed il carattere della guerra sul territorio dell'ex Jugoslavia, vale a dire che siano rigettate le costruzioni di Zagabria ufficiale secondo le quali la Croazia avrebbe condotto una guerra di libarazione mentre i serbi quella di agressione".

Non la pensano cosi' gli Stati Uniti che subito a seguito della lettura delle sentenze hanno rilasciato per mezzo dell'ambasciata americana a Zagabria una dichiarazione in cui si dice che "Gli Stati Uniti appoggiano e rispettano il lavoro del Tpi per l'ex Jugoslavia come un organo di diritto internazionale riconosciuto, approvato da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu con l'obiettivo di processare i crimini di guerra connessi con le guerre in ex Jugoslavia e accoglie gli sforzi compiuti per arrivare a questa sentenza di primo grado" ma rilevano che "la decisione del tribunale in nessun modo influenzera' i vicini e ottimi rapporti tra Stati Uniti e Croazia. Il 7 aprile 1992 gli Stati Uniti hanno riconosciuto la Croazia come stato indipendente e sovrano e hanno riconosciuto esplicitamente i confini prima della guerra come confini internazionalmente riconosciuti della Croazia." Per tal motivo, si legge nel comunicato dell'ambasciata statunitense, la sentenza non e' la valutazione della Guerra per la patria croata. La Croazia ha avuto il diritto legittimo di difendere la sua indipendenza e integrita' territoriale. In piu', il Tpi indaga su casi singoli. Le sue decisioni non rappresentano valutazioni generali storiche sull'aspetto giusto o ingiusto delle guerre in ex Jugoslavia. "Speriamo che in questo momento difficile il popolo croato, che onora la sua lotta e le sue vittime, guardera' con fiducia nel futuro come popolo orgoglioso, indipendente e democratico" conclude il comunicato americano.

Dopo la sentenza del Tribunale internazionale dell'Aja in diverse citta' croate si sono tenute manifestazioni di protesta. La prima e' iniziata alle ore 11 a Fiume mentre quella centrale è stata convocata nella piazza principale di Zagabria sotto il titolo "Per la Patria", organizzata dal movimento Quercia e dall'iniziativa Azione per una Croazia migliore. Annunciando le proteste, gli organizzatori hanno dichiarato di aspettarsi una esplosione di insoddisfazione. Ma si sono appellati a manifestazioni pacifiche. Hanno qualificato l'attuale politica dello stato come una politica di tradimento e di servitu'.

Il servizio della BBC sulla manifestazione di Zagabria

giovedì 14 aprile 2011

CROAZIA: VIGILIA DI TENSIONE PER LA SENTENZA SU GOTOVINA, CERMAK E MARKAC

Clima di attesa in Croazia, e non solo, alla vigilia della sentenza in primo grado che il Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi) pronuncerà domani a carico degli ex generali croati Ante Gotovina, Mladen Markac e Ivan Cermak, accusati di crimini di guerra commessi contro la popolazione serba della Krajna nel 1995, durante e dopo l'”Operazione Tempesta” con cui l’esercito croato riconquistò gran parte del territorio che era stato occupato dalle forze serbe. La procura ha chiesto condanne pesantissime - 27 anni per Gotovina, 23 per Čermak, 17 per Markač - mentre le difese degli imputati hanno chiesto la loro assoluzione.

La tensione, in Croazia, è palpabile: quella di domani, infatti, non è una semplice sentenza, ma una questione di rilievo nazionale. Il verdetto sarà trasmesso in diretta su maxi schermi nel centro della capitale e una manifestazione è già stata annunciata. E mentre la potente Chiesa cattolica attacca il Tribunale internazionale, definendolo "politicizzato", e invita i fedeli a pregare per "una sentenza giusta", la premier Jadranka Kosor auspica che il verdetto sia accolto con "calma e dignità" e, pur sposando la linea innocentista, ha già avvertito che eventuali reazioni violente "non potranno cambiare nulla". E’ utile ricordare che l’estradizione di Gotovina all'Aja è stata la condizione decisiva per l'avvio dei negoziati di adesione della Croazia all'Ue.

La sentenza di domani non rappresenterà comunque la fine del processo durato due anni e mezzo, dato che, è facile prevederlo, al verdetto seguiranno i ricorsi dell’accusa o della difesa a seconda della decisione che prenderanno i giudici. L'opinione degli esperti e degli osservatori in Croazia si rifiuta comunque di partecipare alle speculazioni sull'esito: secondo gli analisti, sono quattro le decisioni che il Tribunale potrebbe prendere.

Nel primo caso il Tribunale potrebbe accettare le richieste della procura e condannare i tre generali croati alle pene richieste. Secondo l’esperto giuridico Željko Olujić, dopo tutto quello che dal primo giorno ha accompagnato la documentazione, è chiaro che l'atto di accusa ha ben poco di giuridico e assai più di politico. Un altro giurista, Goran Mikuličić, nota che "presso l'opinione pubblica locale si trascina la tesi che tutti e tre i generali saranno condannati poiché questo verrà imposto al fine di stabilire un equilibrio con i processi contro l'oligarchia politico-militare che aveva pianificato e condotto l'aggressione contro la Croazia". Anto Nobilo è poi dell'opinione che sulla pesantezza della condanna potrebbe influire la diversa responsabilità che nella guerra avevano Gotovina, Čermak e Markač. Più alto il grado, maggiore la responsabilità, ovvero la responsabilità individuale cede di fronte alla cosidetta responsabilità di comando. Particolarmente in discussione è il contenuto dell'atto di accusa e l'ipotesi di un intento congiunto, secondo la quale la pesantezza della sentenza potrebbe includere tutti i partecipanti che il Tribunale non ha potuto chiamare in causa, a partire dal defunto ex presidente croato Franjo Tuđman e dall'altrettanto defunto ex ministro della difesa Gojko Šušak, più diversi altri.

La seconda opzione potrebbe stabilire che i tre generali sono responsabili ma che questa responsabilità è vale gli anni di carcere già scontati nella prigione di Scheweningen. In questo modo la sentenza condannerebbe Gotovina a 6 anni e Čermak e Markač a 7 anni, Ciò significherebbe che il Tribunale rigetterebbe la pesante accusa dell’associazione criminale. Secondo Anto Nobilo, il caso Gotovina, Čermak e Markač è un caso troppo grande affinché si possa arrivare a sentenze relative agli anni passati in carcere prima del verdetto e la decisione in primo grado difficilmente permetterebbe che dell'atto di accusa non resti nulla. La terza opzione è l’assoluzione e conseguente scarcerazione di tutti e tre gli imputati o di qualcuno di essi, ma secondo le valutazioni questo sarebbe comunque uno scenario poco probabile. Ancora meno probabile la quarta opzione, ovvero quella che il Tribunale decida di comminare condanne più alte di quanto richiesto dalla procura: ma questa ipotesi sembra davvero la meno probabile di tutte.

Tutto dunque è possibile, tutto è in gioco, come scrive il giornale croato Vjesnik che cita uno degli avvocati croati - interlocutori in queste riflessioni - il quale dice che bisogna guardare alle cose realisticamente. In questo senso, la sentenza non sarà la fine del processo, ma seguiranno i ricorsi e il processo di appello. La procura ricorrerà anche se le condanne fossero minori di quanto richiesto. E quando inizierà il processo di appello, allora entreranno in gioco tutti gli argomenti che forse nel mega caso Gotovina, Čermak e Markač sono stati meno visibili durante il procedimento di primo grado.

Collaborazione di Marina Szikora