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giovedì 1 maggio 2014

E’ CRISI POLITICA IN SLOVENIA

La premier slovena Alenka Bratusek
Di Marina Szikora
E’ crisi politica in Slovenia dopo che il sindaco della capitale Ljubljana, Zoran Janković ha sconfitto l’attuale premier slovena Alenka Bratušek nella battaglia per la presidenza del partito Slovenia positiva (PS). Questa specie di terremoto politico potrebbe condurre alla crisi del governo e alle elezioni anticipate, valutano i media sloveni a seguito della vittoria di Janković il quale torna alla guida del partito che lui stesso aveva fondato. Subito dopo il congresso della Slovenia positiva al quale Bratušek ha perso il suo primato, dalla Lista civica (DL), il partito del ministro degli interni Gregor Virant che attualmente fa parte della coalizione governativa e garantisce la maggioranza in Parlamento, e’ arrivata la dichiarazione che non si vedono piu’ le condizioni per il proseguimento del lavoro dell’esecutivo di coalizione. “Con l’elezione di Janković scompaiono le condizioni per le attivita’ della coalizione e noi ci aspettiamo che inizino subito i colloqui sulla data delle elezioni anticipate” e’ stato comunicato dal partito di Virant. A causa dell’influenza che Janković potrebbe avere sul governo dopo aver rafforzato il suo ruolo nel partito che per un anno e’ stato guidato dalla premier Bratušek, la loro prospettiva di restare nel governo non la vedono nemmeno i socialdemocratici (SD) come nemmeno il Partito democratico dei pensionati, osservano i media sloveni.

Janković, da parte sua, dopo aver vinto la sfida con Bratušek ha detto che “e’ possibile e sarebbe giusto che si continui ad avere la presidente del governo perche’ ha svolto bene il suo incarico” e ha invitato la premier Bratušek di non rinunciare al suo ruolo di premier come lei stessa aveva preannunciato se il congresso non la appoggiasse come presidente del partito. Janković ha affermato che sara’ presidente del partito fino al prossimo congresso e ha invitato “all’unita’” aggiungendo che sotto la sua leadership vorrebbe che la Slovenia positiva incoraggiasse il governo Bratušek ad attuare il programma di coalizione. Prima del voto, rivolgendosi ai membri del congresso, Janković si e’ augurato che il governo di Alenka Bratušek rimanga fino alle elezioni parlamentari previste per l’autunno dell’anno prossimo ma che esso necessita di ristrutturazione e che bisogna effettuare i progetti economici ed infrastrutturali che possano soddisfare i cittadini e gli elettori.

Secondo il quotidiano di Ljubljana ‘Delo’ diventa questione cruciale chi nei prossimi mesi condurra’ il paese e se questa paralisi politica temporanea fara’ tornare la Slovenia tra i malati piu’ gravi in Europa. ‘Delo’ ricorda che l’attuale governo ha parzialmente tirato fuori il paese dalla crisi rispetto alla situazione di un anno fa. Gli analisti politici addossano la responsabilita’ per la crisi politica a Zoran Janković, sindaco di Ljubljana con grandi ambizioni politiche e fondatore carismatico di Slovenia positiva ma anche all’uomo dietro al quale si trascinano gli scandali di corruzione e processi giuridici. “Janković non ha mai capito pienamente le regole del gioco politico statale e adesso a meta’ mandato ha spezzato il proprio partito ed il governo” scrive ‘Delo’.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° maggio a Radio Radicale

SERBIA: VUCIC OTTIENE LA FIDUCIA, SI INSEDIA IL NUOVO GOVERNO

Il neo-premier serbo Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
“Vi propongo di lavorare per il bene del popolo, dei cittadini, non si tratta soltanto delle nostre vite bensi’ delle vite delle future generazioni, spero che tra quattro anni ci troveremo in questa sala orgogliosi di quello che abbiamo fatto” ha detto il neo premier del governo serbo, Aleksandar Vučić rivolgendosi ai membri del suo nuovo esecutivo nel Parlamento della Serbia. Da domenica scorsa, quindi, la Serbia ha il nuovo esecutivo guidato da Aleksandar Vučić e composto da 16 ministri di cui tre sono anche vicepresidenti e due sono ministri senza portofoglio. A favore del governo hanno votato 198 di 250 deputati, 23 sono stati gli astenuti. Nel suo discorso durato ben tre ore prima della votazione, Vučić ha annunciato le riforme che passeranno all’esame del parlamento per creare un ambiente di mercato favorevole, sradicare la corruzione e sollecitare gli investimenti in Serbia.

Le riforme economiche, lo sviluppo del settore privato e il consolidamento del bilancio sono i tre compiti cruciali del futuro governo serbo, ha detto Vučić presentando il suo programma e la sua squadra di ministri. Il neo premier ha rilevato che il programma del suo esecutivo non avra’ molte promesse ma avra’ molta audacia e fermezza per far cambiare il modo di ragionamento in Serbia. Ha invitato i deputati di “lavorare giorno e notte in parlamento” fino al 15 luglio a fin di promulgare al piu’ presto il pacchetto di nuove leggi che secondo lui saranno cruciali per l’adattamento dell’economia serba al 21-esimo secolo. Vučić ha annunciato tagli drastici dei privilegi di molti funzionari nelle istituzioni statali. Le pensioni non verranno ridotte finche’ non si cerchera’ di diminuire il deficit con altri metodi e si risparmiera’ con la riduzione dei salari del 10 per cento nel settore pubblico. I ministeri non saranno piu’ feudi politici dove nessuno e’ responsabile del proprio lavoro e il lavoro dei ministri sara’ analizzato ogni sei mesi. Quelli che risulteranno poco operativi saranno sostituiti, ha avvertito Vučić.

Per Zoran Đilas invece, lider del Partito democratico, il partito in opposizione, la Serbia non ha un nuovo governo bensi’ un governo ristrutturato in cui e’ avvenuto il cambio dei posti di premier e primo vicepresidente del governo. Đilas afferma che nel nuovo governo non ci sono molte persone nuove e che si e’ arrivati a quello che si offriva di cambiare anche senza le elezioni, vale a dire che Vučić diventasse premier mentre l’ex premier Dačić ottenesse l’incarico di primo vicepresidente del governo, cosa che in effetti e’ avenuta a seguito di queste elezioni anticipate in Serbia. Ivica Dačić, oltre ad essere primo vicepresidente del governo adesso e’ anche il nuovo ministro degli esteri serbo.

“La Serbia ha un ruolo chiave nell’Europa sudorientale e per questo mi aspetto che continui a contribuire alla stabilita’, collaborazione e riconciliazione nella regione”, e’ il messaggio del presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso nella sua lettera di congratulazioni al nuovo premier. Barroso ha invitato Vučić di continuare “gli sforzi coraggiosi” a fin della normalizzazione delle relazioni con Priština e ha ricordato la necessita’ che l’avanzamento nel dialogo vada a pari passo con il processo dei negoziati di adesione. Il primo ospite internazionale a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia e’ stato l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza Catehrine Ashton. Una visita che si dice non soltanto di carattere protocollare poiche’ sulla sua agenda si e’ trovato il tema del proseguimento del processo di allargamento e le relazioni tra Belgrado e Priština. Bruxelles continua a ribadire che il dialogo tra Belgrado e Priština “non ha alternative” e che il suo proseguimento e’ nell’interesse di entrambe le parti. Gia’ nei prossimi giorni si attende un nuovo round di negoziati a Bruxelles che dovrebbe anche ufficializzare l’accordo sulla giustizia.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° maggio a Radio Radicale

giovedì 24 aprile 2014

SERBIA: A VUČIĆ L’INCARICO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO

Aleksandar Vucic
di Marina Szikora
Martedi’, il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, come previsto e annunciato e ovviamente in base ai risultati elettorali, ha conferito ad Aleksandar Vučić, leader del Partito serbo del progresso, l’incarico di formare il nuovo governo. Precedentemente, settimana scorsa, il capo dello stato serbo ha avviato le consultazioni con i rappresentanti dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale, vale a dire con i rappresentanti del Partito socialista serbo, del Partito democratico, del Nuovo Partito democratico, dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e del Parito di azione democratica.Ricordiamo che alle recenti elezioni parlamentari tenutesi il 16 marzo scorso, il Partito serbo del progresso (SNS) ha ottenuto il 48,34 per cento dei voti e quindi 158 seggi su 250. Questi risultati potrebbero consentire ai massimi vincitori, il Partito serbo del progresso di controllare i due terzi del parlamento grazie all’appoggio degli 11 deputati delle minoranze e quindi attuare le riforme senza l’appoggio di altri partiti.

Ricevendo l’incarico dal presidente Nikolić, il futuro premier Aleksandar Vučić ha promesso di lavorare con molto impegno e onestamente rilevando che il suo esecutivo trasformera’ la Serbia in uno stato sano e dignitoso. Secondo le sue parole e’ difficile immaginare che finora qualcuno abbia ottenuto l’incarico di premier in circostanze cosi’ difficili, soprattutto „dopo le mali decisioni del 2007 e 2009 a causa delle quali il paese affronta un deficit cosi’ alto con una economia non funzionante“. Vučić ha aggiunto che la Serbia entra in riforme difficili e serie poiche’, cosi’ come annunciato all’inizio della campagna elettorale, la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti nella storia moderna serba, lavorera’ per le future generazioni e non per le prossime elezioni. Il presidente Nikolić, da parte sua, ha detto che inizia il tempo di responsabilita’ e che con Vučić ha concordato di collaborare strettamente sulle decisioni che non saranno popolari.

Il futuro governo avra’ tra 16 e 18 membri, ha informato Vučić e faranno parte di questo esecutivo il Partito socialista e l’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina. L’accordo di coalizione sara’ firmato il 26 aprile. Nel governo ci saranno anche molte personalita‘ senza appartenenza di partito, esperti di singoli settori, ha precisato il futuro premier, anche se dalle fila dell’opposizione queste mosse vengono qualificate come delle „follie“. „Ci saranno molte sorprese nella composizione del governo“ ha annunciato Vučić dicendosi convinto che i cittadini saranno soddisfatti con il lavoro dell’esecutivo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

giovedì 17 aprile 2014

SERBIA: VUČIĆ PROSEGUE I COLLOQUI CON I POTENZIALI PARTNER DI GOVERNO

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana si e’ concluso il primo giro di consultazioni del presidente del Partito serbo del progresso e futuro premier, Aleksandar Vučić con tutti i rappresentanti dei partiti politici che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Vučić ha annunciato che la Serbia avra’ il nuovo esecutivo il 24 o 25 aprile. I colloqui si sono aperti con l’incontro con il leader dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, Istvan Pastor, a cui Vučić ha esplicitamente offerto di prendere parte nel nuovo governo. In effetti, questa si direbbe l’unica offerta certa resa pubblica. Il giorno dopo vi e’ stato l’incontro con il leader dei socialisti e premier uscente Ivica Dačić. 

A seguito di questo incontro Vučić ha detto che non vuole un governo partitocratico ma che l’obiettivo e’ quello di unire la Serbia e affrontare le difficili riforme. Ha fatto sapere anche che i colloqui con i socialisti proseguiranno a fin di stabilire le modalita’ della loro partecipazione nel futuro governo. “Noi siamo pronti ad intraprendere la nostra parte del lavoro – affinche’ la Serbia non manchi all’occasione ma faccia un passo avanti piu’ grande”, ha detto Dačić dopo l’incontro con Vučić. Infine i colloqui con la delegazione del Nuovo partito democratico guidata da Boris Tadić. Un partito che Tadić lasciando il Partito democratico ha formato poco prima delle elezioni. Su questo incontro, Aleksandar Vučić ha detto che con il Nuovo partito democratico e’ stato raggiunto un livello di accordo significativo sulle questioni cruciali, che si e’ parlato in modo consistente della situazione in Serbia e dei compiti che stanno di fronte al paese, quali riforme sono necessarie per creare una economia sana.

“In Serbia e’ arrivato un momento storico quando e’ necessario che il governo e l’opposizione lavorino unisono sulla soluzione dei problemi sociali ed economici” ha rilevato Tadić, l’ex presidente della Serbia succeduto dopo le ultime elezioni presidenziali da Tomislav Nikolić. Tadić ha aggiunto che il suo partito si comportera’ in sintonia con questa necessita’, nel caso faccia parte della coalizione governativa come anche se rimarra’ in opposizione. Gli obiettivi nazionali e strategici dell’NDS e del Partito serbo del progresso non si differenziano, mentre la presenza del Partito socialista serbo sarebbe controproducente, ha detto Boris Tadić e ha osservato che il socialisti non possono in alcun modo dare un contributo positivo al futuro governo serbo. “Se nel 2008 il Partito socialista serbo e’ stato utile per arrivare ad un accordo di orientamento strategico per l’integrazione della Serbia nell’Ue, oggi lo stesso partito non puo’ in alcun modo apportare un contributo nel processo negoziale con cui si realizza un tale obiettivo” ha concluso Tadić.

Per quanto riguarda il nuovo parlamento della Serbia insediatosi il 16 aprile, esso e’ composto da 158 deputati della lista del Partito serbo del progresso, 44 della lista guidata dal Partito socialista serbo, 19 della lista del Partito democratico, 18 della lista del Nuovo partito democratico con i Verdi, sei della lista dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, tre dello SDA del Sangiaccato e due del PDD di Riza Halimi.

La stampa di Belgrado in questo periodo e’ piena di speculazioni su quello che potrebbe essere la composizione del futuro governo. Cosi’ in questi giorni si specula che per quanto riguarda la coalizione guidata dai socialisti, l’unico nome sicuro a far parte dell’esecutivo e’ quello del leader socialista e premier uscente Ivica Dačić. Gli attribuiscono come possibili incarichi, il ministero della difesa o gli esteri. Ma a guidare la diplomazia serba, sempre secondo i media, ci potrebbero essere anche il leader del Nuovo partito democratico Boris Tadić oppure persino il presidente del Movimento serbo per il rinnovamento (SPO) Vuk Drašković. Non si dovrebbe sentir preoccupato Rasim Ljajić, che secondo le stesse dichiarazioni di Vučić, sara’ di sicuro nel suo governo.Boris Tadić pero’ ribadisce la sua posizione espressa durante l’incontro con i massimi vincitori: se verra’ decisa la partecipazione dei socialisti nel prossimo governo, allora in questo esecutivo i nuovi democratici non vogliono prendere parte.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 10 aprile 2014

SERBIA: PROSEGUONO I COLLOQUI SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

Di Marina Szikora
Secondo la legge serba, il nuovo Parlamento deve confermare il nuovo esecutivo entro tre mese dalle elezioni. La data dell’insediamento del Parlamento, ormai e’ confermato, sara’ il 16 aprile. Dopo questa data, il presidente Nikolić conferira’ con i rappresentanti dei partiti che faranno parte del nuovo parlamento e incarichera’ ufficialmente il nuovo capo del governo. Alla riunione dei vertici del partito vincente, del Partito serbo del progresso, tenutasi sabato scorso, il futuro premier, Aleksandar Vučić ha annunciato che il nuovo governo sara’ costituito il 25 o 26 aprile e che sara’ composto al massimo da 19 membri. Le priorita’ del nuovo governo, come ribadito da Vučić, saranno l’occupazione e il rafforzamento del settore privato. Vučić ha annunciato la necessita’ di risparmiare drasticamente nel settore pubblico ma ha promesso anche che le pensioni non saranno ridotte.

Lunedi’ intanto Vučić ha iniziato le consultazioni con i leader dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Il primo incontro e’ stato quello con il presidente dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina, Istvan Pasztor. Poi, martedi’ l’incontro con il leader del Partito socialista Ivica Dačić. E’ previsto anche l’incontro con i rappresentanti del Nuovo partito democratico, guidato dall’ex presidente della Serbia Boris Tadić. Tuttavia, Vučić ha detto che cio’ non significa che questo schieramento entrera’ sicuramente nella prossima coalizione governativa.

A fine incontro con Istvan Pastor, leader degli ungheresi di Vojvodina, lo stesso Vučić ha informato che all’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e’ stato offerto di far parte del nuovo esecutivo.  Infatti, proprio su questo partito e il futuro ruolo nel governo serbo, il Partito serbo del progresso e’ stato unanime e senza alcuna divergenza interna. Per quanto riguarda altri partiti ed interlocutori, la situazione e’ diversa. “Desideriamo questa coalizione – ha detto Vučić – e desideriamo lavorare insieme”. Istvan Pastor da parte sua ha ribadito che il suo partito e’ pronto ad essere un partner nella soluzione dei problemi della Serbia e ha auspicato che il programma dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina possa essere parte del programma del prossimo esecutivo. Pastor si e’ detto soddisfatto dei colloqui e che l’invito da parte di Vučić lo considera come un riconoscimento al partito e la conferma che ne vale la pena essere onesti.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 9 gennaio 2014

SERBIA: CRESCONO LE VOCI DI ELEZIONI ANTICIPATE

Di Marina Szikora
Sempre incerta la situazione politica in Serbia per quanto riguarda possibili elezioni anticipate. Nei primi giorni di quest'anno, il presidente serbo Tomislav Nikolić ha dichiarato che la Serbia potrebbe avere anche un governo migliore e che le nuove elezioni andrebbero a favore anche dei cittadini della Serbia poiche', come ha detto, potrebbero eleggere quello che desiderano di piu'. Secondo l'opinione del capo dello stato serbo, le nuove elezioni darebbero una forza assai maggiore ad un partito politico dalle cui fila proverrebbe il capo del governo. Nikolić afferma che l'attuale governo puo' funzionare e funziona ma che sia naturale che il maggiore partito politico decida il presidente del governo dopo le prossime elezioni.

Come sappiamo, attualmente, a capo del governo serbo si trova il socialista Ivica Dačić, mentre la maggiore forza politica in Serbia e' l'ex partito di Nikolić, il Partito Serbo del Progresso a capo del quale c'e' il vicepremier Aleksandar Vučić. Il presidente della Serbia aggiunge che se ci sono dissonanze allora non e' possibile creare armonia tra i piccoli e grandi partiti politici, se il potere e la forza non corrispondono ai voti che sono stati guadagnati alle elezioni. Secondo la sua opinione questo e' uno degli argomenti piu' seri quando si tratta delle possibili elezioni. Secondo i media serbi, Nikolić sarebbe sorpreso della ricostruzione del governo e ci sarebbero certe contestazioni da parte sua per quanto riguarda alcuni ministri.

A proposito del commento del presidente serbo, e' seguita subito la replica del premier Ivica Dačić. Secondo lui, ognuno ha il diritto alla propria opinione e concorda che forse si potrebbe fare meglio. Ma sottolinea che il presidente non ha parlato cosi' quando e' stato formato il governo. Secondo Dačić non si dovrebbe dire che il maggiore problema sia il governo poiche' questo esecutivo ha motivi di cui esserne fiero. „Se c'e' qualcuno che puo' fare meglio, che lo faccia. Noi abbiamo compiuto un progresso storico“ ha detto Dačić in difesa del suo esecutivo.

Il mese di gennaio sara' il mese piu' crudele sulla scena politica serba. Ci sara' una guerra politica di tutti contro tutti, soprattutto all'interno del SNS (Partito Serbo del Progresso), tra i seguaci di Vučić e Nikolić, afferma per il quotidiano 'Blic' l'analista politico dell'Economist, Tim Judah. In quanto esperto politico dei Balcani, Judah prevede mesi turbolenti sulla scena politica della Serbia in cui, secondo la sua opinione, a causa della lotta per il potere, difficilmente ci sara' la possibilita' per migliorare la situazione economica. Inoltre alla lotta nel maggiore politico al potere, Judah prevede anche una lotta all'interno del maggiore partito di opposizione, il Partito Democratico poiche', afferma Judah, l'ex presidente Boris Tadić evidentemente vuole tornare a guidare il partito di cui adesso e' solo presidente onorario.

Anche se Vučić e Nikolić pubblicamente stanno negando di essere in disaccordo, l'analista Judah afferma di essere a conoscenza, da fonti affidabili, che le cose stanno comunque diversamente. Secondo Judah che il quotidiano 'Blic' qualifica come uno dei migliori analisti europei che spesso si trova in Serbia, il presidente Tomislav Nikolić, fondatore del SNS continua ad avere molti sostenitori all'interno del partito che gli sono fedeli e questo per Vučić non va bene perche' vuole presentarsi alle prossime elezioni con i propri seguaci. Judah e' dell'opinione che elezioni anticipate in Serbia sono molto probabili soprattutto perche' se ne parla molto.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 9 gennaio a Radio Radicale.

giovedì 5 luglio 2012

SERBIA: LE INCERTEZZE SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO


Di Marina Szikora - Corrispondente di Radio Radicale

"Vorrei che il governo fosse finalmente una squadra. Il governo non sono feudi, i ministeri non sono governi. Questo governo non ha il diritto agli errori, sara' sotto esame, cosi' come lo sara' anche il presidente", ha detto Tomislav Nikolić ospite di una trasmissione della televisione indipendente serba B92. Il neo presidente serbo ha rilevato di essere rimasto lo stesso uomo, ma piu' vecchio e piu' serio, vale a dire consapevole di aver vinto ma che nei presidenti precedenti la Serbia non ha un personaggio esemplare. Nikolić ha precisato che negli ultimi vent'anni la Serbia e' stata guidata da "Milošević e Tadić con molto di singolare, mentre Milutinović non aveva nulla di suo". "In tutto bisogna trovare la misura" ha aggiunto Nikolić, rilevando che la sua richiesta al nuovo governo, quale che esso sia, sara' quella di indagare sulla criminalita'. "Il mio obbligo costituzionale e' di rendere possibile la formazione del governo a quello che offrira' le prove di avere dietro di se la maggioranza in parlamento", ha detto Nikolić che ha anche avvertito qual e' il costo per la Serbia di ogni giorno in più senza governo e del rinvio della sua formazione. Per questo e' stato felicissimo quando si e' trovato qualcuno che ha affermato di avere la maggioranza parlamentare.


"Il Partito Liberaldemocratico non deve assolutamente nulla al Partito Democratico, come nemmeno il Partito Democratico non deve nulla ai liberaldemocratici. Abbiamo la responsabilita' verso i nostri elettori e verso il paese. Per questo motivo, fino all'ultimo momento, abbiamo protetto la possibilita' di formare il governo in cui LDP potrebbe promuovere le riforme", ha detto il leader liberaldemocratico Čedomir Jovanović in una intervista al giornale serbo 'Blic'. Jovanović aggiunge che esiste l'obbligo dell'onesta' politica e un limite al compromesso. Ha rivelato che il suo partito ha accettato perfino l'ultima richiesta del Partito Democratico di dare al socialista Ivica Dačić alcuni giorni aggiuntivi per decidere con chi formare la coalizione di governo. Quando anche questo termine e' scaduto, e' diventato chiaro che non c'era ancora disponibilità per un governo con il Partito Libaraldemocratico. Jovanović ha rigettato le critiche giunte dal Partito Democratico con le quali ai liberaldemocratici e' stata data la colpa di aver per primi abbandonato i negoziati e di aver voltato le spalle ai democratici lasciandoli senza maggioranza parlamentare. "Ci siamo comportati sempre onestamente nei confronti del Partito Democratico, in ogni momento nei precedenti quattro anni. Perfino quando non e' stato sufficientemente decisivo nelle riforme o non ha avuto la forza ad assicurare l'appoggio dei partner nel governo, ha spiegato Jovanović.

Il presidente dei liberaldemocratici ha precisato inoltre che il Partito Democratico ha condotto i colloqui singolarmente, attraversando una via dall'evidente sorpresa dopo la perdita delle elezioni parlamentari, attraverso un periodo di ottimismo, fino alla fase di sempre piu' aperti ricatti nei confronti di Ivica Dačić, 'il pacchetto' con Mlađan Dinkić, il ritorno alla vecchia prassi di non sincerita' e di inganno dell'opinione pubblica. Jovanović ha sottolineato che a tutti, sin dall'inizio, e' stato chiaro che l'entrata del Partito Liberaldemocratico nel governo avrebbe rappresentato la fine della cattiva politica e l'inizio della svolta in tutti i settori. Secondo Čedomir Jovanović non c'era disponibilità, ne' dall'una, ne' dall'altra parte, affinche' la Serbia possa uscire dalla crisi distruttiva con una politica di modernizzazione. Jovanovic ha precisato di aver indicato a Boris Todić, durante i colloqui sulla formazione del governo, che e' indispensabile avere uno sguardo realistico della politica sul Kosovo, che bisogna essere piu' costruttivi nella politica regionale, che nei primi mesi bisogna togliere tutti gli ostacoli per ottenere la data dei negoziati di adesione all'Ue. Il Partito Liberaldemocratico ha proposto i punti chiave per mettere ordine nelle finanze pubbliche, un risparmio razionale, ordine nelle imprese pubbliche, grandi riforme dell'educazione, sanita', media e lo sviluppo della liberta' della stampa, la riforma della situazione insostenibile del fondo pensionistico.

Nei prossimi quattro anni, Jovanović si aspetta una combinazione di populismo e costante calcolo da parte dei partner nel governo e la scelta di un timing migliore per le nuove elezioni. In ogni caso, ha promesso che il suo partito sara' duro ma farà una opposizione razionale e responsabile. "Avranno il nostro sostegno per la politica dell'integrazione della Serbia nell'Ue e nella NATO, per lo sviluppo di una aperta economia di mercato, nuove relazioni regionali, affermazione dello stato di diritto, liberta' civili e saremo la piu' dura opposizione per quanto riguarda qualunque decisione contraria a questi valori e obiettivi", ha concluso Jovanović. 



mercoledì 4 luglio 2012

ROMANIA: SCONTRO POLITICO-ISTITUZIONALE TRA PRESIDENTE E GOVERNO

Victor Ponta e Traian Basescu
E' ormai al calor bianco la crisi politica e istituzionale in Romania: il governo di centrosinistra, guidato dal premier Victor Ponta, ha avviato oggi le procedure per la rimozione del presidente Traian Basescu. La stampa parla di una "guerra totale" tra la maggioranza parlamentare che sostiene l'esecutivo e il capo dello Stato. Di certo per la democrazia romena si tratta di uno dei momenti più difficili dalla caduta del regime comunista di Ceausescu.
Ieri il quotidiano Adevarul aveva previsto che la sostituzione dei presidenti democratico-liberali della Camera e del Senato, approvata dall'Unione socialista-liberale, era la premessa della destituzione del presidente e oggi la previsione si è realizzata. Il neo presidente della Camera dei deputati, Valeriu Zgonea, ha annunciato l'avvio delle procedure per la destituzione di Basescu annunciando la convocazione straordinari del Parlamento per domani e dopodomani per discutere la rimozione del presidente.

La Costituzione stabilisce che il presidente può essere sospeso "se commette dei fatti gravi che violino il dettato costituzionale". Se la proposta è approvata, entro 30 giorni deve essere convocato un referendum per la destituzione del capo dello Stato. "Il documento che prevede la sospensione del presidente dalle sue funzioni è pronto e sarà depositato presso gli uffici permanenti del Parlamento nel pomeriggio", ha spiegato il vicepresidente della Camera, Viorel Hrebenciuc.
Basescu, che era è stato già sospeso dalle sue funzioni una prima volta nel 2007 (anche in quel caso da una maggioranza di centrosinistra), ma aveva poi vinto il successivo referendum, ha chiesto al premier e all'altro leader della coalizione social-liberale, Crin Antonescu, “di fermare immediatamente le loro azioni contro le istituzioni dello stato romeno" e la grave violazione delle leggi e della Costituzione che “hanno posto lo stato romeno e 22 milioni di persone in una situazione estremamente pericolosa".

La coabitazione tra il governo guidato dal socialista Ponta, insediato il mese scorso dopo la crisi del governo di centrodestra guidato da Emil Boc, è stata fin dall'inizio impossibile e che la situazione stesse precipitando lo si è capito quando il governo ha tentato di impedire a Basescu la partecipazione al recente Consiglio europeo. Il presidente si è rivolto alla Corte costituzionale che gli ha dato ragione, provocando le minacce del ministro della Giustizia di far saltare i membri dell'alta corte accusati di essere fedeli a Basescu. Ponta si è poi recato da solo al vertice Ue.
L'Unione socialista-liberale sta tentando di prendere il controllo sulle istituzioni ancora in mano al partito di Basescu. Ieri è stato rimosso anche l'Avvocato del popolo, cioè l'"ombudsman" Gherghe Iancu, che in Romania riveste un ruolo importante. Al suo posto è stato nominato Valer Dorneanu. Secondo diversi osservatori il centro-sinistra sta cercando di conquistare una posizione di vantaggio in vista delle elezioni che si terranno nel prossimo autunno.

La situazione in Romania ha suscitato com'era prevedibile molte preoccupazioni a Bruxelles. Il commissario europeo alla Giustizia, Viviane Reding, si è detta "seriamente preoccupata" per gli attacchi alla Corte costituzionale. Un sentimento condiviso dall'ambasciatore americano a Bucarest, Mark Gitenstein, che ha detto di essere "profondamente preoccupato da ogni tentativo che minaccia l'indipendenza delle istituzioni democratiche".
Il premier Ponta ha chiesto al suo ministro della Giustizia Titus Corlatean di ritirare i ricorsi presentati contro giudici costituzionali. Una decisione che secondo il Partito socialdemocratico, di cui Ponta è il leader, vuole dare "un segnale fermo sul rispetto assoluto dell'indipendenza delle istituzioni democratiche e sull'integrità del sistema giudiziario romeno". L'impressione, però, è che si tratti solo di una mossa per tranquillizzare gli osservatori internazionali mentre la guerra interna prosegue senza esclusione di colpi.

venerdì 22 giugno 2012

LA SERBIA ANCORA SENZA UN GOVERNO

Di Marina Szikora [*]
Dalle elezioni politiche dello scorso 20 maggio, la Serbia manca ancora di un nuovo esecutivo. Sono invece sempre attuali le previsioni, speculazioni e lunghe trattative e la soluzione non e' ancora visibile. Settimana scorsa, a Novi Sad, il leader del Partito Socialista della Serbia, Ivica Dačić, ritenuto l'ago della bilancia in queste trattative, ha detto che attualmente esiste una 'confusione' intorno alla questione della formazione del governo della Serbia ma la colpa non e' del Partito Socialista bensi del Partito Democratico e del Partito del Progresso. "Perche' chiedete a me perche' non si forma il governo? Che sia formato senza di me, non m' importa. Perche' dovrei entrare nel governo in cui qualcuno domani mi dira' che bisogna accettare tutto quello che chiede l'Ue? Oppure, perche' dovrei entrare nel governo che dice che noi non possiamo nemmeno negoziare con l'Ue?" ha chiesto Dačić ai giornalisti a Novi Sad. Il leader dei socialisti serbi ha ripetuto che il partito Regioni Unite della Serbia e' inaccettabile per il Partito Democratico mentre dall'altra parte il Partito Socialista non vuole accettare che il terzo partner sia il Partito Liberaldemocratico e che dai liberali dipenda la maggioranza parlamentare.

Dačić non ha negato l'affermazione che Mosca stia facendo pressione su di lui a fin di formare il governo con il Partito del Progresso, valutando che ci sono pressioni anche dalle altre parti. Ha aggiunto che vuole veramente che l'opinione pubblica sia informata sinceramente delle trattative, ma che costantemente vengono fatte questioni relative alla formazione del governo all'indirizzo sbagliato perche' il Partito Socialista non e' quello che forma il governo. Dačić ha detto di "sapere esattamente" quali sono i prossimi passi da Bruxelles: "Dall'Ue diranno che dalla Serbia non si chiede di riconoscere il Kosovo ma che si chiede di aprire un ufficio della Serbia a Priština oppure che non si chiede alla Serbia di accettare l'indipendenza del Kosovo ma al Kosovo verra' attribuito un prefisso telefonico singolare" ha spiegato Dačić aggiungendo che queste sono le questioni sulle quali il futuro governo dovra' saper reagire e ha ammesso di essere nazionalista serbo "piaccia questo a qualcuno o no" e che su di lui nessuno puo' far pressione ne' da Londra, ne' da Washington ne' da Mosca. "Non mi interessano! Che formini il governo, che vadano al potere, io andro' all'opposizione e non mi importa. Colui che formera' il governo deve trovare la maggioranza parlamentare e poi si faccia vivo con me. Arrivederci" ha salutato Dačić i giornalisti rifiutandosi a rispondere alle altre domande.

Quindi, nemmeno dopo un mese e mezzo dalle elezioni parlamentari non si profila ancora un accordo tra i partiti parlamentari sul nuovo governo e ancor meno si sa chi sara' quello che lo formera'. Gli esperti economici avvertono pero' che sia indispensabile formare l'esecutivo al piu' presto e trovare la soluzione dei problemi sociali ed economici ardenti. Secondo le informazioni mediatiche quotidiane, risulta comunque che il nuovo governo potrebbe essere formato da "tutti con tutti". Va ricordato che il nuovo parlamento della Serbia e' stato costituito lo scorso 31 maggio con 250 deputati e il precedente governo svolge la funzione di governo tecnico, vale a dire ha una capacita' limitata fino alla formazione del nuovo esecutivo. La Costituzione serba prevede che il governo deve essere formato entro 90 giorni dopo la costituzione del parlamento. Se cio' fallisce, il parlamento viene sciolto e devono essere indotte nuove elezioni entro 60 giorni dal momento della loro indizione.

Secondo il quotidiano di Belgrado 'Blic', il Partito Socialista della Serbia di Ivica Dačić e le Regioni Unite della Serbia di Mlađan Dinkić avrebbero raggiunto un accordo di partecipare congiuntamente ai prossimi negoziati sulla formazione del governo e che oltre a Ivica Dačić, alle prossime riunioni con i lider del Partito Democratico di Boris Tadić ci sara' anche Dinkić. Questo, secondo il giornale serbo, sara' una pressione aggiuntiva verso Tadić. I socialisti di Dačić, non vogliono che il governo dipenda soltanto dal Partito Libaraldemocratico di Čedomir Jovanović per le posizioni ben note di questo partito sul Kosovo e sulla Republika Srpska. Facendo riferimento a fonti del Partito Democratico, il quotidiano serbo 'Danas' scrive che il Partito Democratico ha ancora 5 giorni per raggiungere l'accordo con i socialisti e con le Regioni Unite della Serbia, cioe' un accordo tra Tadić, Dačić e Dinkić sulle soluzioni programmatiche e nomine nel nuovo governo. Se questo accordo fallisce, Dačić e Dinkić si volteranno ufficialmente al Partito del Progresso poiche', secondo questo giornale, in negoziali informali avrebbero gia' accettato tutte le loro condizioni.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda giovedì 21 giugno.

lunedì 4 giugno 2012

SERBIA, GOVERNO: NIKOLIC AVVIA COLLOQUI PER EVITARE L'ISOLAMENTO

Belgrado: la sede del governo
(Foto Ufficio del Turismo)
Aveva caratterizzato la sua campagna elettorale con lo slogan “Un presidente dei cittadini, non dei partiti politici”, Tomislav Nikolic, neo presidente serbo, in evidente polemica con il suo avversario, il presidente della repubblica uscente Boris Tadic, che nel corso dei suoi mandati non si era mai dimesso dalla carica di presidente del Partito democratico. Lui, invece, subito dopo essere stato eletto, come aveva promesso, si è dimesso dal Partito del progresso, ma, proprio come il suo predecessore, non evita di intervenire nella politica serba anche come leader di partito. Come altro si può interpretare, altrimenti, la decisione di avviare oggi colloqui per la formazione del nuovo governo, “paralleli” a quelli in corso tra il Partito democratico di Tadic ed il Partito socialista di Ivica Dacic?

Democratici e socialisti, già alleati nella legislatura uscente, tardano in effetti a concretizzare il nuovo patto di maggioranza siglato prima del ballottaggio per le presidenziali. Secondo le indiscrezioni diffuse prima del voto, in cambio del sostegno socialista e in caso di riconferma di Tadic alla presidenza, a Dacic sarebbe andata la carica di premier del nuovo governo. Tadic, però, ha perso e ciò ha un po' scompaginato i piani, anche perché nelle sue prime dichiarazioni Tadic aveva detto di non essere interessato all'incarico di premier, salvo poi “ritrattare” nei giorni successivi, mentre nello stesso tempo Dacic non chiudeva nettamente all'ipotesi di un cambio di alleanze lasciando aperto un varco ad un possibile accordo con i “progressisti”.

Ora, spinto “dalla difficoltà sociali e dalla situazione economica del Paese”, Nikolic ha deciso di buttarsi in quel varco. L'intervento diretto del presidente nelle trattative di governo è costituzionalmente previsto nel caso di stallo delle stesse, ma è evidente che giustificare il suo intervento con il fatto che “nonostante un accordo di maggioranza sia stato raggiunto dopo legislative, è ovvio che questa maggioranza non esiste”, appare una giustificazione alquanto strumentale. E' evidente che Nikolic ha urgenza di avere un governo evitando che il suo partito, che ha la maggioranza relativa in parlamento, non resti isolato.

Se si dovesse concretizzare l'alleanza Tadic-Dacic, magari rafforzata dai liberalsocialisti di Cedomir Jovanovic e dalle “Regioni unite” dell'economista liberale Mladjan Dinkic, il presidente sarebbe costretto ad una “cohabitation” con un governo che lo terrebbe nei confini costituzionali ben di più di quanto non sia accaduto con la presidenza di Tadic. In questo quadro si inserisce la proposta di trattativa che l'ex numero due e attuale leader dei “progressisti”, Aleksandar Vucic, ha rivolto a Dacic, in un evidente gioco di sponda con il presidente teso a evitare di trovarsi relegati all'opposizione e di veder finire in frigorifero la vittoria conquistata alle elezioni del 6 maggio.

Tutto ruota, dunque, attorno alle scelte del numero uno socialista, Ivica Dacic, già portavoce di Milosevic (e per questo soprannominato dai detrattori “Piccolo Slobo”), già rinnovatore dei socialisti portati su posizioni europeiste e filo-occidentali, sempre più ago della bilancia della politica serba: i suoi 44 seggi sono infatti indispensabili a formare qualunque maggioranza parlamentare. Il leader socialista, pur senza aver del tutto chiuso ad una possibile cooperazione con il presidente, ha ribadito che, prima di prenderla in considerazione, terminerà i negoziati con i democratici di Tadic. Le trattative non ufficiali sulla formazione del nuovo esecutivo tra socialisti e democratici, con l'aggiunta dei liberali, sono in corso.

Secondo quanto scrive Balkan Insight, il nuovo governo, guidato da Tadic, dovrebbe essere composto da 15 ministri: 7 democratici, 5 socialisti e 3 liberali. L'ingresso di questi ultimi nel governo sarebbe una novità. Infatti, mentre con i democratici hanno legami stretti, nonostante alcune critiche di Jovanovic a Tadic, con i socialisti in passato si sono registrati vari scontri. Anche durante la campagna elettorale Dacic aveva dichiarato che non sarebbe stato possibile fare un governo con i liberali a causa delle loro posizioni sul Kosovo e in generale sul recente passato della Serbia. Ma si trattava, appunto, di campagna elettorale.

Lo stesso Dacic ha concesso come siano ben note le divergenze su alcune questioni, ma come sia importante trovare un orientamento politico comune ricordando che il suo partito è già stato in coalizione con partiti con cui non c'era un pieno accordo. D'altra parte democratici, socialisti e liberali sono già stati in coalizione per il governo locale di Belgrado, che nella geografia politica serba è molto di più del già importante governo della capitale. Una riedizione dell'alleanza a tre anche al governo centrale sarebbe del resto ben vista anche a Bruxelles. L'Unione Europea non lo può dire apertamente, ma le preoccupazioni per una possibile svolta nazionalista e conservatrice sono tante: come leggere altrimenti la dichiarazione rilasciata proprio oggi da un portavoce che critica seccamente le affermazioni con cui Nikolic ha negato che a Srebrenica ci sia stato un genocidio? [RS]

giovedì 12 gennaio 2012

SLOVENIA: LA CRISI POLITICA RESTA IRRISOLTA

Il parlamento nega la fiducia a Jankovic. Rispunta l'ex premier Jansa?

Mercoledì 11 gennaio il parlamento sloveno ha bocciato la nomina a premier di Zoran Jankovic, il magnate e sindaco di Lubiana, leader del partito di centro-sinistra "Nuova Slovenia" vincitore a sorpresa delle elezioni anticipate del 4 dicembre. Dei 90 deputati di cui è composto il parlamento hanno votato solo in 47: 42 a favore, uno contro e quattro nulli. Il presidente Danilo Turk deve trovare ora un altro candidato per la guida del nuovo governo, anche se in teoria può ridare l'incarico a Jankovic e a questo proposito rispunta il nome dell'ex-premier Janez Jansa.
Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale, registrata prima del voto.

Il presidente sloveno Danilo Tuerk giovedi' scorso ha affidato a Zoran Janković, vincitore delle elezioni del 4 dicembre, il mandato per formare il nuovo governo sloveno. Dopo lunghe e difficili trattative, la soluzione sembrava essere raggiunta. Il partito Slovenia positiva guidato dal sindaco di Ljubljana Zoran Janković alle elezioni anticipate dello scorso 4 dicembre aveva vinto 28.5 percento di voti, ovvero 28 seggi di un totale di 90 seggi in Parlamento. Per ottenere la fiducia del Parlamento, Janković ha bisogno concretamente di 46 voti. Recentemente, va detto, il presidente sloveno e' stato molto irritato da certe dichiarazioni dell'ambasciatore americano in Slovenia. Viste le lunghe trattative, l'ambasciatore Joseph Mussomeli aveva proposto ai leader politici sloveni di formare "una grande coalizione". Tali dichiarazioni secondo il presidente Tuerk sono inadeguate e ha detto di aspettarsi reazioni da parte del ministro degli esteri sloveno poiche' non sono i diplomatici stranieri quelli che decidono sulla formazione del governo.
Tuttavia, come ormai diventato consueto, un nuovo terremoto politico in Slovenia sembra aver rimescolato le carte nel gioco. All'ultimo momento il neopresidente del Parlamento sloveno Gregor Virant ha rifiutato l'ingresso nella coalizione di Zoran Janković. Senza Virant, il potenziale premier Janković non ha gli indispensabili 46 voti in parlamento per averne la fiducia. Ne ha in questo momento soltanto 38. Nemmeno i due rappresentanti di minoranze non vogliono essere l'ago sulla bilancia. Dall'altra parte, si dice che Janez Janša ha gia' preparato di nascosto il suo accordo di coalizione con tutti i partiti della destra e con i pensionati ottenendo cosi' 50 voti. Se Janković non passa, sara' la vittoria di Janša. Cosi', anche se i cittadini sloveni alle elezioni dello scorso dicembre avevano deciso che il paese si girera' verso la sinistra, il nuovo governo potrebbe essere quello di destra. Ma Janković non rinuncia e ad un giorno prima della presentazione del programma del suo futuro governo afferma che si aspetta un risultato positivo del voto di fiducia. Il presidente del Parlamento Virant ha giustificato invece la sua decisione di non appoggiare Janković affermando che i negoziati con il candidato a premier hanno dimostrato enormi disaccordi sul programma.