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sabato 26 aprile 2014

ITALIA, EUROPA, MONDO: SCEGLIERE PER CONTARE

Presentazione del rapporto IAI sulla politica estera italiana

Lo scorso 16 aprile è stata presentata a Roma l'edizione 2014 del Rapporto sulla politica estera italiana dell'Istituto Affari Internazionali: alla tavola rotonda su "Italia, Europa, Mondo: scegliere per contare", hanno preso parte tre ex ministri degli Esteri, Emma Bonino, Massimo D'Alema e Franco Frattini, e l'attuale sottosegretario Benedetto Della Vedova.




Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
L'Italia si trova ad affrontare una sfida duplice: da una parte deve riprendere con più coerenza e determinazione le riforme necessarie per riacquistare stabilmente credibilità internazionale, dall'altra deve aggiornare la propria strategia complessiva di politica estera alla luce dei cambiamenti del quadro europeo e internazionale. In particolare, vanno profondamente riviste alcune politiche come quelle sull'immigrazione e sulla difesa. Solo con un concreto programma di riforme, infatti, l'Italia può sperare di ottenere da Bruxelles una maggiore flessibilità nel rispetto dei parametri fiscali. D'altra parte deve anche insistere per alcune modifiche sostanziali della strategia e dell'agenda di politica estera dell'Unione: il primo banco di prova sarà la presidenza italiana dell'UE nel secondo semestre del 2014.


Italia, Europa. Mondo: scegliere per contare
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale


mercoledì 12 febbraio 2014

ALBANIA: I RAPPORTI CON L'ITALIA E CON L'UNIONE EUROPEA

Intervista di Artur Nura per Radio Radicale a Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamwnto Europeo durante la sua visita a Tirana.




sabato 1 febbraio 2014

TURCHIA: SETTIMANA DI VISITE UFFICIALI TRA ANKARA, PARIGI E ROMA

Stretta di mano tra Gul e Napolitano (AA Photo)
Settimana di visite importanti per la Turchia: lunedì e martedì quella del presidente francese Francois Hollande ad Ankara, giustamente definita “storica” e che segna le fine del gelo tra Francia e Mezzaluna dopo gli anni di Sarkozy; da mercoledì a ieri quella del presidente turco Abdullah Gul, arrivato a Roma, per stringere maggiormente i già cospicui rapporti economici e commerciali e trovare conferma del sostegno italiano all'integrazione europea della Turchia e rilanciare i rapporti economici.

La visita di Gul in Italia è stata preceduta, lunedì e martedì, dall'arrivo ad Ankara del presidente francese Hollande per una visita definita “storica” dai media turchi e internazionali, ventidue anni dopo quella di Francois Mitterand. I colloqui hanno riguardato il percorso d’adesione all’Ue della Turchia e l’apertura di nuovi capitoli negoziali durante il semestre di presidenza europea della Grecia: il 17 (politiche monetarie ed economiche), il 22 (politiche regionali) e il 23 (riforma giudiziaria). Altro tema affrontato la crisi siriana, con particolare riferimento alla conferenza Ginevra 2.

Riguardo al percorso europeo di Ankara, Hollande ha chiarito che “la Francia non è nella posizione di fermare il negoziato d’adesione”, aggiungendo tuttavia che Parigi si riserva di approvare l’ingresso della Turchia “mediante referendum” al termine del processo. “L’Unione europea può contribuire alla trasformazione della Turchia attraverso il processo di adesione”, ha detto il presidente Hollande, chiarendo quindi che la Francia non fermerà i negoziati e sosterrà l’apertura di nuovi capitoli.

La visita di Hollande ha segnato anche e soprattutto l’inizio di una nuova cooperazione economica tra i due paesi, uniti da interessi comuni. “Abbiamo individuato un nuovo obiettivo di 20 miliardi di euro di scambi bilaterali”, ha detto il presidente turco Gul. Nel corso della visita, sono stati infatti firmati vari accordi nei settori della sicurezza, dell'energia e delle infrastrutture. Non a caso Hollande era accompagnato da 50 imprenditori francesi oltre che dai ministri degli Esteri, del Commercio estero, della Difesa, dell’Energia, dello Sviluppo e dell’industria e dell’Agricoltura.

Il tema dell'adesione della Turchia all'Unione Europea è stato al centro anche dei colloqui del presidente turco in Italia: “L'Italia e' uno dei piu' grandi sostenitori dell'adesione della Turchia all'Ue, ha ricordato Gul, al quale Napolitano ha confermato la posizione ufficiale del nostro paese: “Nel semestre di presidenza italiana di turno dell'Ue, l'Italia rilancera' in tutti i sensi il negoziato Ue con la Turchia, pur sapendo che ci sono questioni complesse e spinose da risolvere”.

Ma oltre ai rapporti politici, la Turchia presta massima attenzione alle relazioni economiche e commerciali con l'Italia che, nonostante la crisi economica in Europa, mantengono un ingente volume totale di scambi, come ha sottolineato il presidente Gul. Che giovedì mattina, infatti, accompagnato dal vice premier Ali Babacan, e insieme al ministro italiano degli Esteri Emma Bonino e al viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ha partecipato al primo'Matching Italia-Turchia', promosso dall'agenzia del sistema camerale Network Globale per l'internazionalizzazione di micro, piccole e medie imprese.

In questo scenario, appaiono senz'altro patetiche, per non dire stupide, le parole del segretario della Lega Nord secondo il quale “Napolitano farebbe meglio a tacere” peché “la maggioranza degli italiani non vuole un'Europa islamica”. Chi dovrebbe tacere semmai è proprio il leader leghista, a cui evidentemente nessuno ha detto che l'attuale interscambio italo-turco si attesta su oltre 21 miliardi di dollari. E che un ulteriore sviluppo del rapporto privilegiato tra i due Paesi, può rappresentare un vantaggio ed un'opportunità che le imprese italiane non devono lasciarsi sfuggire. Che poi ad Istanbul ci siano minareti invece che campanili  credo interessi molto poco agli imprenditori padani.

giovedì 17 ottobre 2013

AD ANCONA IL TERZO VERTICE INTERGOVERNATIVO ITALIA-SERBIA

di Marina Szikora [*]
Per la Serbia e le sue relazioni bilaterali con altri paesi importantissimo il terzo vertice italo serbo svoltosi martedi’ ad Ancona. L’Italia e’ il primo partner economico della Serbia e forte sostenitore dell’ingresso di Belgrado nell’Ue. A guidare le due delegazioni sono stati il premier Enrico Letta e il suo omologo serbo Ivica Dačić. Nella delegazione italiana, tra gli altri, anche il vicepremier Angelino Alfano, la ministro degli esteri Emma Bonino e il ministro della Difesa Mauro Mauro.
I media serbi mettono in primo piano le dichiarazioni del premier Letta il quale ha riconfermato il proseguimento senza tregua dell’appoggio dell’Italia alla via europea della Serbia: “Vogliamo che la Serbia diventi la ventinovesima stella dell’Ue” ha detto il premier italiano ribadendo che l’Italia ha lavorato con grande impegno per il processo di adesione di Belgrado all’Ue. Ora pero’, ha detto Letta, devono essere fatti i passi necessari da perte dell’Ue e della Serbia.
Il sostegno dell’Italia e’ molto prezioso soprattutto perche’ la Serbia si trova in un momento cruciale per quanto riguarda il suo cammino europeo e sotto attento esame dell’Ue per quanto riguarda l’attuazione e la conclusione degli accordi con Priština. Il Vertice Ue di dicembre dovrebbe ribadire le decisioni di giugno convocando la Conferenza intergovernativa per l’avvio effettivo dei negoziati.
In vista del vertice di Ancona, in una intervista all’Ansa, il premier serbo Ivica Dačić ha detto che si aspetta dall’Italia, in quanto maggiore paese amico tra tutti i paesi dell’Occidente, di promuovere una immagine diversa della Serbia nel mondo in base alla sua attuale politica di riforme interne, avanzamento nelle eurointegrazioni, successo nel dialogo con il Kosovo e sforzi compiuti nella riconciliazione regionale. Il premier serbo ha ringraziato l’Italia per il costante sostegno nel processo delle integrazioni europee e ha espresso speranza in ulteriori aiuti da parte dell’Italia durante il processo di negoziati.
Dačić ha aggiunto che la Serbia ha soddisfatto tutte le richieste poste da Bruxelles e si aspetta la decisione sull’inizio di negoziati senza nuovi condizionamenti. Spiegando il suo cammino politico da un stretto collaboratore di Slobodan Milošević fino all’uomo che guida la Serbia verso l’Ue, Dačić ha sottolineato l’importanza di “imparare le lezioni del passato”. “Il politico deve essere flessibile, ce lo insegna anche la natura. Durante la storia sono scomparsi tutti quelli che non sono riusciti ad adattarsi ai cambiamenti. La Serbia non vuole essere un dinosauro.” ha concluso Dačić.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 17 ottobre a Radio Radicale

martedì 15 ottobre 2013

IL VERTICE TRA ITALIA E SERBIA OGGI AD ANCONA

Letta: "La Serbia deve diventare la 29esima stella europea". Dacic: "L'Italia prenda il suo posto nei Balcani altrimenti lo prenderanno altri”.

L'Italia sosterrà senza riserve il percorso d'integrazione europea della Serbia, un appoggio che l'Italia continuerà a dare "incessantemente", ha sottolineato il presidente del Consiglio Enrico Letta al vertice intergovernativo italo-serbo che si è svolto oggi ad Ancona. L'Italia desidera che la Serbia "diventi la 29esima stella europea" e lavorerà perché il processo di adesione all'UE giunga a compimento: "Questa è una grande priorità nazionale italiana", ha confermato Letta. Un appoggio che Belgrado ritiene "meritato" visti i "difficili passi" compiuti finora e che auspica possa proseguire per tutto il 2014, in particolare durante il semestre di presidenza italiana, nella seconda metà del prossimo anno. Una presidenza che non sarà un semplice atto formale visto che l'Italia si troverà a guidare l'UE nel periodo in cui, dopo le elezioni europee del maggio prossimo, si dovranno ricostituire il Parlamento, la Commissione e la presidenza permanente.

Letta ha guidato ad Ancona una delegazione del suo governo di cui facevano parte i ministri dell'Interno Angelino Alfano, degli Esteri Emma Bonino, della Difesa Mario Mauro, della Giustizia Anna Maria Cancellieri e dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Il vertice è servito soprattutto a confermare il sostegno italiano al processo di adesione all'UE e in questa prospettiva sono stati firmati vari accordi di cooperazione. "Durante la prossima legislatura europea vogliamo che la Serbia diventi la 29.esima stella europea, sappiamo che questo aiuterà molto la proiezione internazionale anche del nostro paese", ha detto Letta, precisando che ora serviranno "tutti i passi necessari da parte dell'UE e della Serbia" affinché il processo si completi. L'Italia, dunque, "continuerà incessantemente a supportare l'avvicinamento, quanto più rapido ed efficace possibile, della Serbia all'Ue" e lavorerà con grande impegno in questa direzione.

"La Serbia, oggi, ha meritato il sostegno dell'Italia per i passi molto pesanti che abbiamo realizzato", ha detto il premier serbo Ivica Dacic da parte sua, auspicando che il sostegno italiano non venga meno in futuro. L'Italia, ha ricordato Dacic, "è il primo partner commerciale" della Serbia, "ed ha superato la Germania e la Russia": per questo è necessaria una maggiore crescita dell'interscambio e che l'Italia prenda il suo posto nell'area balcanica “perché altrimenti lo prenderà qualcun altro”. Letta ha assicurato che il dialogo tra Roma e Belgrado continuera' nei prossimi mesi perche' l'Italia punta ad avere un ruolo politico ed economico in tutta l'area balcanica partendo proprio dalla Serbia. Durante il vertice di oggi sono stati firmati quattro accordi riguardanti la lotta alla criminalita' organizzata, il memorandum sull'integrazione europea della Serbia e la regolamentazione reciproca dell'autotrasporto di persone e merci.

mercoledì 9 ottobre 2013

TIRANA: LA MINISTRO BONINO INCONTRA LE DONNE IMPRENDITRICI ALBANESI

Non esiste sviluppo escludendo metà della popolazione, ma le donne non devono cercare protezione ma rischiare in proprio

Nel corso della sua visita ufficiale in Albania, la ministro degli Esteri Emma Bonino è intervenuta, insieme al suo omologo albanese Ditmir Bushati, ad una tavola rotonda con imprenditrici albanesi e italiane. All'incontro hanno preso parte Linda Rama, moglie del premier Edi Rama, la viceministro dello Sviluppo economico e del commercio Brunilda Paskali, la viceministro per il Benessere sociale e la gioventù Gentiana Sula Mara, la presidente dell'Associazione albanese delle donne imprenditrici Flutula Xhabija, la presidente dell'Associazione "Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda" (AIDDA) Franca Audisio Rangoni.

Presentata come “la donna delle cause forti”, Emma Bonino ha ricordato la scuola radicale da cui proviene, una scuola dei diritti, ma soprattutto una scuola dei doveri e ha spiegato che il suo impegno sui diritti delle donne non è un'ossessione per le minoranze, ma al contrario la sottolineatura di una maggioranza: “In quasi tutti i Paesi le donne sono la maggioranza della popolazione, ma non agli alti livelli della società”. In questo senso molte sono le similitudini tra l'Italia e l'Albania. Alle donne albanesi Emma Bonino ha portato quindi due messaggi: il primo è che, guardando a come è cambiata la condizione femminile in Italia in questi ultimi decenni, si vede che cambiare si può e se si può si deve; il secondo è che questo cambiamento però non è facile e soprattutto che le donne non devono aspettarsi che gli altri facciano loro spazio.


Non può esistere sviluppo, ha detto ancora Emma Bonino, se si esclude metà della popolazione. Se non lo si vuole fare per convinzione, almeno lo si faccia per necessità. Ma le donne, ha insistito la ministro, non devono cercare protezione ma, al contrario, devono esporsi e rischiare in proprio. Da questo punto di vista è fondamentale l'autonomia economica perché “due cuori e una capanna è bello, ma due cuori e due conti in banca e meglio”. Tutto ciò non toglie nulla ai sentimenti, ma aiuta nell'avere consapevolezza di sé. Le donne, ha insistito ancora una volta Emma Bonino, non sono una categoria: ciò che serve è uno spazio dove ciascuna possa crescere come meglio crede, perché se è vero che “la libertà non è sinonimo di felicità è sicuro che la non libertà è sinonimo di dolore”.

Il video dell'intervento di Emma Bonino alla tavola rotonda delle imprenditrici albanesi e italiane a Tirana
Riprese di Stefano Marrella per Radio Radicale




TIRANA: CONFERENZA STAMPA DEI MINISTRI DEGLI ESTERI BONINO E BUSHATI

La ministro Emma Bonino e, a sinistra, il suo omologo
albanese  Ditmir Bushati (Foto Stefano Marrella)
A Tirana per una visita ufficiale di due giorni la ministro degli Esteri Emma Bonino ha incontrato, tra gli altri, il suo omologo albanese Ditmir Bushati: è stato il secondo incontro nel giro di pochi giorni, dato che i due avevano già avuto un colloquio alla fine di settembre al Palazzo di vetro a New York, a margine dei lavori dell'Assemblea generale dell'Onu. Al termine dell'incontro i due ministri hanno tenuto un breve incontro con la stampa nel quale hanno riassunto i temi del loro incontro e le principali questioni bilaterali aperte tra i due Paesi.


Dichiarazione del ministro degli Esteri albanese Ditmir Bushati
E’ un piacere, privilegio ed emozione per me come ministro degli Esteri, di aver ricevuto oggi non solo un mio omologo, ma lo spirito europeo dell’Italia ed una delle piu’ intrepide attiviste del diritto internazionale e delle questioni umanitarie, Emma Bonino.
Abbiamo concordato in pieno sulle eccellenti relazioni, radicate da tempo, tra l’Italia e l’Albania e la necessita’ che queste relazioni vengano  impostate su un piu’ alto livello, sia tramiet un miglire sfruttamento degli strumenti esistenti, che nei settori di comune interesse, a partire da quelli politici ed economici a quelli nel settore della Difesa, cultura, educazione e degli scambi bilaterali.
Abbiamo avuto uno scambio di opinioni ed abbiamo pienamente concordato sul sostegno dhe l’Italia ha dato all’Albania nel suo percorso euroatlantico, con l’adesione alla Nato ed adesso con il processo di integrazione europea e la necessita’ di un’azione piu’ sincronizzata dell’Albania con il governo italiano anche in vista del fatto che il 2014 sara’ un anno determinante, non solo perche’ l’Italia, uno dei paesi fondatori dell’Ue guidera’ nel secondo semestre l’Ue, ma anche per le nostre ambizioni di avanzare nel processo di adesione all’Ue. L’Italia e’ stata e rimane un partner strategico che ci ha sempre sostenuto. In questo contesto ho ringraziato il ministro Bonino anche della chiara posizione espressa dal premierEnrico Letta all’assemblea delle Nazioni Unite, il quale ha riconfermato che la politica di allargamnto e’ stata una politica di successo e che deve proseguire anche con i paesi dei Balcani per poter portare piu’ democrazia e stabilita’ in tutta l’Europa.
Ho riconfermato la posizione del governo albanese ad andare avanti con le riforme ed in particolare con quelle riforme relative allo Stato di diritto, che sono importanti non solo per l’attuale livello di trasformazione democratica ed economica del nostro paese, ma anch per creare un clima piu’ favorevole agli investimenti esteri, e l’Italia e’ il principale investitore bilaterale.
Ho riconfermato anche l’impegno del governo albanese a collaborare con l’opposizione nell’ambito dell’inclusivita’ per poter definire l’agenda europea del paese quale una priorita’ nazionale.

Sintesi delle dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Emma Bonino
Emma Bonino ha ricordato il suo legame con l'Albania, Paese che, ha detto, “ho frequentato e amato anche da semplice militante del Partito radicale transnazionale” con un riferimento al congresso svoltosi nel 2002 proprio a Tirana.
Quanto all'oggi Emma Bonino ha sottolineato la possibilità che Italia e Albania hanno di fare insieme cose di grande importanza. Sul piano economico, per esempio, i già ottimi rapporti bilaterali, la presenza di quattrocento piccole e medie imprese italiane e di una grande banca come Intesa San Paolo creano le condizioni per attrarre grandi imprese italiane in particolare nei settori dell'energia e delle infrastrutture. Da questo punto di vista il Trans Adriatic Pipeline è un'occasione essenziale di connessione e sviluppo per i nostri due Paesi, ha detto Emma Bonino, aggiungendo che per l'Albania la “bretella” dello Ionic Adriatic Pipeline crea un ulteriore opportunità di integrazione regionale.
Infine la ministro ha rassicurato sul sostegno italiano all'integrazione europea dell'Albania, ribadendo la sua previsione che l'ormai prossimo rapporto annuale della Commissione europea sarà positivo ed esprimendo il suo ottimismo circa una decisione favorevole alla concessione della candidatura all'adesione da parte del Consiglio europeo di dicembre, obiettivo per il quale l'Italia si è molto spesa intessendo una rete di alleanze favorevoli tra i 28. Emma Bonino ha ricordato che il 2014 sarà l'anno del Mediterraneo, con la presidenza di turno dell'UE prima della Grecia e poi, nel secondo semestre, proprio dell'Italia. Sarà dunque un anno di grandi possibilità per l'Albania che però è chiamata a fare la sua parte per il rientro nella famiglia europea.
Emma Bonino ha confermato l'attenzione dell'Italia nei confronti dell'Albania, attenzione che avviene anche attraverso la presenza di Radio Radicale e al lavoro di informazione che svolge sistematicamente ogni settimana e che consente agli italiani di sapere quello che accade in Albania e nell'area balcanica in generale.

Guarda qui il video integrale della conferenza stampa dei ministri Emma Bonino e Ditmir Bushati 
(riprese di Stefano Marrella per Radio Radicale / Radioradicale.It)




PROSEGUE LA VISITA UFFICIALE DELLA MINISTRO BONINO IN ALBANIA

L'arrivo di Emma Bonino a Tirana
(Foto Stefano Marrella)
Prosegue la visita ufficiale della ministro degli Esteri Emma Bonino in Albania a pochi giorni dalla presentazione del rapporto annuale della Commissione Europea sullo stato di avanzamento del processo di integrazione atteso per il prossimo 16 ottobre. L'integrazione europea dell'Albania è uno dei temi al centro di questa visita ufficiale, una questione molto sentita nel “Paese delle aquile” che, dopo aver firmato l'Accordo di stabilizzazione e associazione, si è vista negare per due volte la concessione dello status di Paese candidato a causa della lentezza delle riforme richieste da Bruxelles.

In un incontro informale con giornalisti albanesi e italiani svoltosi ieri sera alla nostra ambasciata a Tirana, Emma Bonino ha detto di avere buoni motivi per credere che il rapporto del 16 ottobre sarà positivo per l'Albania e si è detta fiduciosa che il Consiglio europeo di dicembre darà via libera alla candidatura all'adesione probabilmente senza fissare però la data di apertura dei negoziati. Decisione che verrebbe rimandata al successivo Consiglio di marzo o tutt'al più a quello di giugno che segnerà anche l'inizio del semestre di presidenza dell'UE da parte dell'Italia, che sostiene fortemente l'integrazione dell'Albania e si è mossa in questi mesi per creare una rete di alleanze adatta allo scopo.

E' evidentemente, ha aggiunto Emma Bonino, che una volta conquistato lo status, spetterà all'Albania portare a compimento il processo di riforme richieste dall'UE e di cui il Paese ha urgente bisogno. Come ama ripetere spesso la nostra ministro degli Esteri, “il tango si balla in due”: l'adesione all'Unione Europea è una grande opportunità, ma richiede anche molta disciplina. E l'Italia è un esempio evidente in questo senso.

La visita proseguirà oggi con un'agenda molto fitta di incontri con le massime autorità albanesi: il presidente della reubblica, Bujar Nishani, il premier Edi Rama, il presidente del parlamento, Ilir Meta, e il ministro degli Esteri, Ditmir Bushati. In programma anche un intervento ad una tavola rotonda con imprenditrici italiane ed albanesi, presso l'Istituto italiano di cultura, e un incontro con imprenditori italiani che operano in Albania presso la residenza dell'ambasciatore italiano Massimo Gaiani. L'Italia è il principale partner commerciale dell'Albania e secondo solo alla Grecia come volume di investimenti nel Paese. Particolarmente importante, come abbiamo già avuto modo di dire, il partenariato nel settore energetico con il progetto del Trans Adriatic Pipeline che è una delle questioni al centro della visita.

Testo della corrispondenza andata in onda questa mattina a Radio Radicale




martedì 8 ottobre 2013

VISITA UFFICIALE DELLA MINISTRO EMMA BONINO IN ALBANIA

Al centro della missione il rafforzamento dei rapporti bilaterali e il sostegno dell'Italia all'integrazione europea dell'Albania

Emma Bonino sarà oggi e domani a Tirana per la prima visita dopo l’insediamento del nuovo Governo seguito alle elezioni dello scorso giugno che hanno visto la vittoria della coalizione di centro-sinistra. Un primo contatto con la nuova leadership albanese c'è stato recentemente a New York, a margine dei lavori dell'Assemblea generale dell'ONU dove la nostra ministro degli Esteri ha avuto un colloquio con il suo omologo Ditmir Bushati. C'è stato poi l'incontro della vice ministro Marta Dassù con la ministro dell’Integrazione Europea Klajda Gjosha.

La visita ufficiale di Emma Bonino ha lo scopo di stringere ancora di più le già eccellenti relazioni bilaterali tra Roma e Tirana. Di particolare importanza la cooperazione in campo energetico. In questo ambito il principale dossier bilaterale è rappresentato dal progetto per il Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che porterà il gas dell'Azerbaijan verso ovest attraverso Turchia, Grecia e Albania fino all'Italia. Per Tirana il TAP rappresenta un progetto di interesse nazionale e per questo ha avuto un ruolo chiave nella promozione dell’interconnessione tra il TAP e il gasdotto adriatico-ionico (IAP) con la firma del Memorandum fra Albania, Croazia, Montenegro e Bosnia-Herzegovina.

L’Italia è il primo partner commerciale dell'Albania e anche nell'ultimo periodo si è confermato il primo Paese fornitore e il primo Paese acquirente, nonostante la diminuzione della nostra quota sull’interscambio complessivo, in conseguenza del forte aumento delle esportazioni albanesi verso alcuni Paesi di nuova destinazione come Spagna, Cina e Germania. Sul piano degli investimenti esteri diretti, l’Italia continua ad occupare il primo posto per numero di imprese con capitale partecipato ed è seconda solo alla Grecia per valore complessivo degli investimenti. Da ricordare anche gli intensi rapporti culturali tra Italia e Albania e i legami rappresentati dalla grande comunità albanese che vive stabilmente nel nostro Paese.

Un'altra questione cruciale, che certo sarà argomento dei colloqui che Emma Bonino avrà con la autorità di Tirana, sarà quello dell'integrazione europea dell'Albania. Dopo la firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE, l'Albania si è vista rifiutare già due volte in questi anni la concessione dello status di Paese candidato all'adesione a causa delle incertezze nell'attuazione delle riforme richieste da Bruxelles e della precaria situazione politica bloccata per lungo tempo dal duro scontro tra la precedente maggioranza di centro-destra e l'opposizione. Il nuovo governo frutto della vittoria del centro-sinistra alle elezioni dello scorso giugno, guidato dal leader socialista ed ex sindaco di Tirana Edi Rama, punta ad ottenere finalmente lo status di candidato all'adesione all'UE entro la fine di quest'anno e spera nell'appoggio dell'Italia.

Da ricordare anche il ruolo che Tirana gioca nel processo di pacificazione e stabilizzazione dei Balcani, anche in considerazione delle comunità albanesi presenti in Kosovo, Serbia, Macedonia e Montenegro). L’Albania sostiene l’attuazione dell’accordo del 19 aprile tra Belgrado e Pristina mediato dall'UE per la normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo. L’Albania partecipa inoltre alla “Strategia UE per la Regione Adriatico-Ionica”, lanciata nel 2010 dall'Italia insieme a Grecia e Slovenia. La Strategia, cui aderiscono 4 Paesi dell'UE (inclusa la Croazia), sostiene l'integrazione europea dei Balcani e contribuisce ad un migliore utilizzo dei fondi comunitari e nazionali.

In queste due giornate Emma Bonino avrà un agenda fittissima di incontri. Vedrà infatti il presidente della Repubblica albanese Bujar Nishani, il premier Edi Rama, il presidente del parlamento Ilir Meta e il ministro degli Esteri Ditmir Bushati. Avrà inoltre incontri con rappresentanti dei partiti politici sia di maggioranza che di opposizione e parteciperà ad una tavola rotonda con imprenditrici italiane ed albanesi. E' prevista inoltre una cena con giornalisti ed opinionisti albanesi.

Questo testo è la trascrizione della corrispondenza per il notiziario del mattino di Radio Radicale




martedì 18 giugno 2013

ITALIA-BALCANI: EMMA BONINO A BELGRADO E PRISTINA

Le prospettive di integrazione europea della Serbia, la cooperazione regionale, la questione del Kosovo e i rapporti bilaterali saranno i temi al centro dei colloqui che la ministro Emma Bonino avrà oggi a Belgrado con le massime autorità serbe. Emma Bonino, infatti, incontrerà il presidente serbo Tomislav Nikolic, il premier Ivica Dacic, il ministro degli Esteri Ivan Mrkic e il primo Vicepremier e ministro della Difesa Aleksandar Vucic. Domani è in programma una visita a Pristina dove la ministro degli Esteri incontrerà il premier Hashim Thaci, il suo omologo Enver Hoxhaj, il ministro per l'Integrazione europea Vlora Citaku e i vertici della componente italiana delle missioni internazionali in Kosovo.
Qui di seguito la mia corrispondenza andata in onda questa mattina nel notiziario di Radio Radicale.

La visita a Belgrado e a Pristina del ministro degli Esteri, Emma Bonino, avviene in una fase cruciale del processo di avvicinamento della Serbia all’Europa e nel quadro più generale dell’integrazione europea dei Balcani occidentali. Il Consiglio Europeo che si terrà a fine giugno dovrebbe infatti indicare la data per l'apertura del negoziato di adesione della Serbia all'Ue in seguito alla storica intesa con il Kosovo raggiunta esattamente due mesi fa. Il 19 aprile scorso, infatti, con la mediazione dell'Unione Europea i due premier, Ivica Dacic e Hashim Thaci, hanno siglato un'intesa per la normalizzazione delle loro relazioni. Un'intesa che poi è stata perfezionata nel mese di maggio.

Non si tratta del riconoscimento reciproco. Su questo le distanze restano inalterate. La Serbia ha ribadito in ogni sede che non intende riconoscere la secessione di quella che continua a considerare una sua provincia sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, mentre Pristina da parte sua non intende rinunciare all'indipendenza proclamata unilateralmente nel febbraio del 2008 e da allora riconosciuta da un centinaio di Paesi tra cui 22 dei 27 che compongono l'Unione Europea, Italia compresa.

L'accordo di aprile è però ugualmente molto importante perché rende possibile la normalizzazione delle relazioni tra le due capitali che era esattamente la condizione posta da Bruxelles per cominciare a discutere l'Accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo e soprattutto per aprire formalmente i negoziati di adesione con la Serbia, un risultato su cui l'attuale governo conservatore di Belgrado ha giocato buona parte della sua credibilità interna e internazionale.

Non è detto comunque che il Consiglio Europeo prenderà una decisione definitiva: le perplessità tra i 27 non mancano, a partire dalla Germania. La stampa serba, nei giorni scorsi, dando conto di queste diffidenze, sottolineava che le decisioni possono essere diverse: la fissazione di una data certa di apertura del negoziato di adesione, oppure l'indicazione di una data ma sottoposta ad alcune ulteriori condizioni, oppure ancora il solo avvio delle procedure tecniche per la successiva apertura formale del negoziato.

L'Italia non da oggi sostiene l'integrazione della Serbia, a maggior ragione dopo l'accordo di aprile con il Kosovo. Ricordiamo che il nostro Paese ha ottimi rapporti con Belgrado e, inoltre, vanta posizioni di primo piano nel settore commerciale e degli investimenti. Anche la Serbia sta affrontando le conseguenze della crisi globale e in più deve portare avanti un processo di modernizzazione e di internazionalizzazione della propria economia nel quale l’Italia gioca un ruolo di primo piano. In Serbia non ci sono solo importanti gruppi industriali come la Fiat o grandi gruppi finanziari come Unicredit, ma una miriade di piccole e medie imprese

L’Italia è il primo investitore straniero e il secondo partner commerciale della Serbia (se non si considera l’importazione di energia dalla Russia). Le aziende italiane presenti sono circa 500, con un giro d’affari pari a circa l'8% del pil. Per le aziende italiane, la Serbia rappresenta la base da cui proiettare la propria offerta verso i mercati globalizzati dell'Europa dell'est e oltre. Questo tanto per capire l'importanza strategica che i Balcani hanno per la nostra economia e di come a volte si parli molto di Cina dimenticandosi di realtà altrettanto importanti ad un passo da casa nostra.

martedì 18 dicembre 2012

LE RELAZIONI TRA ITALIA E ALBANIA

Intervista all'ambasciatore Massimo Gaiani

L'ambasciatore Massimo Gaiani
Lunga intervista di Artur Nura per Radio Radicale all'ambasciatore italiano a Tirana, in cui si parla delle relazioni tra Italia e il Paese delle Aquile, dell'integrazione europea dell'Albania e del sostegno dell'Italia in questo non facile processo. Il discorso si allarga alla questione dell'integrazione europea della Turchia, della sua politica estera attuale e del suo ruolo nei Balcani. Nell'intervista si parla inoltre del forte sentimento nazionale degli albanesi, diverso però dal nazionalismo e aperto all'integrazione internazionale, alla luce delle polemiche sollevate dalla proposta del premier Sali Berisha di dare il passaporto a tutti gli albanesi ovunque essi vivano. E ancora, le relazioni culturali tra Italia e Albania, la presenza della cultura italiana in Albania, l'influenza passata e attuale delle nostre televisioni.

L'intervista è ascoltabile direttamente qui



giovedì 8 novembre 2012

LA SERBIA HA UNA PIATTAFORMA DI PROPOSTE PER IL KOSOVO

Alla vigilia del nuovo incontro a Bruxelles tra il premier serbo, Ivica Dacic, e quello kosovaro, Hashim Thaci, con la mediazione dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, dal presidente serbo Tomislav Nikolic è arrivato l'annuncio che Belgrado ha un suo piano per la soluzione della questione del Kosovo di aspettarsi che la data dell'inizio dei negoziati di adesione all'Ue possano essere aperti entro la fine dell'anno. Ricordiamo che l'avvio formale della trattativa, dopo la concessione alla Serbia dello status di Paese candidato, è stato rimandato da Bruxelles proprio in mancanza di significativi passi avanti di Belgrado e Pristina verso una soluzione della questione. Secondo Nikolić, tuttavia, non tutto è stato ancora deciso, soprattutto non a danno della Serbia. 
Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 novembre a Radio Radicale.

Il presidente serbo Tomislav Nikolić ha reso noto che alla riunione dei vertici dello Stato e' stato raggiunto un alto tasso di accordo sulla piattaforma relativa al Kosovo e ha annunciato che su questo documento presto si potra' esprimere anche il Parlamento della Serbia. Nikolić ha precisato che gia' da questa settimana si potrebbe allargare la composizione delle persone che si esprimeranno a favore della piattaforma per il dialogo con Priština. Alla domanda quanto potrebbe essere lo spazio di manovra in cui si arriverebbe ad una soluzione accettata da entrambe le parti, il presidente serbo ha risposto che questo spazio è molto limitato. "Adesso abbiamo la soluzione pronta, non ha nessun senso parlare di telecomunicazioni [una delle questioni tecniche affrontate fino ad ora nei colloqui tra Belgrado e Pristina, n.d.r.] quando non sappiamo se stiamo ordinando il Kosovo indipendente oppure la vita in Kosovo", ha osservato Nikolić e ha aggiunto che "davanti al desiderio del Kosovo di essere uno stato esiste un muro che si chiama l'adesione alle Nazioni Unite, ma per fortuna esistono stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite grazie ai quali tutta la costruzione relativa alle istituzioni albanesi cade nell'acqua".

Nikolić ha sottolineato che il segretario di Stato americano Hillary Clinton e l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Cathrine Ashton, recentemente a Belgrado, non hanno richiesto dalla Serbia il riconoscimento del Kosovo. Ha rilevato che le due rappresentanti della politica estera americana ed europea non sono state informate delle soluzioni della piattaforma di dialogo tra Belgrado e Priština poiche' ne deve essere prima informato il popolo serbo. "Sogno che la Serbia inizi i negoziati di adesione con l'Ue, e' un segnale che la Serbia è uno stato ordinato. E se vogliono condizionarci con il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, che questo ci aspetti nel momento dell'ingresso e non come condizione per iniziare i negoziati", ha detto Nikolić. Per quanto riguarda i primi cento giorni del nuovo governo presieduto da Ivica Dacic [formato dopo le elezioni parlamentari della scorsa primavera, n.d.r.], il capo dello stato serbo ha valutato che esso ha fatto piu' di ogni altro precedente esecutivo nello stesso periodo rilevando che questo e' un governo proserbo che deve capire quanto seria sia la situazione.

Lunedi' scorso, intanto, Ivica Dačić si e' trovato a Roma e ha incontrato il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi. In questa occasione il premier serbo ha dichiarato che la Serbia vuole diventare presto membro dell'Ue ed e' pronta ad un accordo concordato con Priština nell'interesse di entrambe le parti. "Invitiamo tutti i paesi dell'Ue e del mondo a considerare seriamente la Serbia. Quando noi diciamo una cosa, allora sara' cosi'. Ci sono ancora i resti della sfiducia che uno ingannera' l'altro. No. Questo governo dira' chiaramente quello che puo' e quello che non puo' fare. Una tale relazione costruttiva ci aspettiamo anche dall'altra parte", ha detto Dačić aggiungendo che l'avanzamento nel dialogo tra Belgrado e Priština deve accompagnare l'avanzamento della Serbia nelle integrazioni europee in modo veloce. Secondo Dačić, la Serbia e' il piu' grande amico dell'Italia nei Balcani. Il ministro Terzi da parte sua ha assicurato che l'Italia fara' tutto per aiutare il veloce avvicinamento della Serbia all'Ue e l'ottenimento di una data precisa per l'inizio dei negoziati di adesione. “Continuiamo a credere nel futuro europeo della Serbia come anche dell'intera regione”, ha detto Terzi.


giovedì 15 marzo 2012

IL SECONDO VERTICE ITALO-SERBO A BELGRADO

Mario Monti e Boris Tadic (Afp)
di Marina Szikora
"La Serbia e' sulla buona strada" ha detto il presidente del Consiglio italiano Mario Monti in visita a Belgrado lo scorso giovedi'. Se la Serbia continuera' ad impegnarsi come lo ha fatto finora, sono reali le aspettative del presidente Boris Tadić che la Serbia entro la fine dell'anno potra' ottenere la data per l'inizio di negoziati di adesione all'Ue, ha detto Monti assicurando che l'Italia continuera' ad appoggiare fortemente la Serbia, a Bruxelles e presso i partner europei per quanto riguarda gli argomenti che portano a veloci integrazioni europee. La Serbia appartiene alla famiglia europea e noi l'aspettiamo con fiducia, ha rilevato il presidente del Consiglio in una intervista esclusiva per il quotidiano di Belgrado 'Blic'.

Mario Monti, ricordiamolo, settimana scorsa ha guidato una delegazioni del suo paese al vertice Serbia-Italia. Secondo l'opinione del presidente Monti, l'attribuizione dello status di candidato all'adesione e' il riconoscimento degli sforzi che il presidente della Serbia Boris Tadić ha investito nell'attuazione delle riforme richieste dall'Ue, consegnando all'Aja tutti i criminali di guerra e raggiungendo accordi concreti nell'ambito del dialogo con Priština in cui l'Ue fa da mediatore.

Al vertice di Belgrado il governo italiano ha partecipato con una folta delegazione ad alto livello ed e' capitata in un momento molto importante, scrive 'Blic'. Come rilevato dal presidente Tadić, incamminandosi sulla via che conduce direttamente all'Ue, si aprono nuove prospettive per uno sviluppo piu' veloce e per l'internazionalizzazione della societa' ed economia serba. L'Italia ha un ruolo attivo in questi processi stabilito nell'accordo sul partenariato strategico dei due paesi, firmato nel 2009. In questa occasione, ha spiegato Monti, si apre una nuova fase di ulteriore avvicinamento nel segno dell'Ue e il rafforzamento dello sviluppo, tenendo conto della complementarita' dei due sistemi economici.

Monti ha precisato che ci sono ben oltre 200 ditte italiane che operano in Serbia e il loro obiettivo e' quello di realizzare un livello di produzione che portera' a migliori posizioni sul mercato mondiale, e in particoalare in Europa centrale ed orientale nonche' nel Mediterraneo sudorientale. In questo modo, le aziende ottengono l'importanza sul piano internazionale e al tempo stesso servono a rafforzare l'industria in Serbia e questo, ha detto il presidente del Consiglio, e' qualcosa di cui l'Italia e' particolarmente orgogliosa.

Se il riconoscimento del Kosovo non e' la condizione per l'integrazione della Serbia nell'Ue, qual'e' allora il livello delle relazioni tra Belgrado e Priština indispensabile affinche' la Serbia possa diventare membro dell'Ue, e' stata una delle domande di 'Blic' a cui Monti ha risposto che le condizioni per l'adesione della Serbia all'Ue sono uguali come quelle per tutti gli altri paesi che vogliono diventare parte della famiglia europea e che sono state stabilite nel 1993 a Kopenhagen. Alla Serbia si chiede di normalizzare gradualmente le relazioni con il Kosovo e di offrire un contributo importante per la stabilita' nella regione curando la collaborazione con i paesi vicini, ha sottolienato Monti ma ha specificato che il governo serbo ha fatto molto in questo senso negli ultimi anni. Con la Croazia le relazioni sono migliorate notevolmente grazie, tra l'altro, alla ottima comunicazione che hanno stabilito Tadić e Josipović. Inoltre, ha detto il presidente del Consiglio, Belgrado da sempre sta dando il suo contributo all'integrita' territoriale della BiH.

Nel corso delle riunioni bilaterali son stati firmati diversi accordi con la parte italiana di cui uno riguarda anche le integrazioni europee, ha spiegato il premier serbo Mirko Cvetković. Il premier serbo ha ringraziato l'Italia per il suo sostegno alla Serbia nell'avvicinamento all'Ue e ha rilevato che cio' rappresenta anche un obbligo a continuare le riforme. Cvetković ha ricordato che l'Italia e' il terzo partner commerciale della Serbia e per quanto riguarda gli investimenti stranieri si trova al quinto posto. L'Italia e' pero' il patner commerciale piu' importante nell'ambito dell'Ue e lo scambio nel 2011 e' stato oltre 3,1 miliardi di dollari. Altri accordi firmati a Belgrado riguardano la lotta contro la criminalita' organizzata, traffico di droghe e terrorismo internazionale. Anche un memorandum sulla collaborazione nelle questioni di protezione civile, il protocollo sullo sviluppo rurale e qualita' agricola, cooperazione nella protezione ambientale.

Doris Pack sull'integrazione europea della Serbia
Per l'inizio dei negoziati di adesione della Serbia con l'Ue e' necessario un governo stabile e proeuropeo nonche' l'attuazione di tutti gli accordi finora raggiunti nel dialogo tra Serbia e Kosovo, ritiene la capo delegazione del PE per l'Europa sudorientale, Doris Pack. Per il giornale di belgrado 'Danas' Pack ha sottolineato che le integrazioni europee della Serbia sono collegate con la normalizazzione delle relazioni con il vicino Kosovo il che crea lo spazio per un lavoro intenso nei settori economico, infrastrutturale e educativo che saranno a servizio di tutti i cittadini. Parlando dell'allargamento dell'Ue, considerando l'attuale crisi dell'Unione, Doris Pack afferma che il processo di allargamento continua per tutta la regione balcanica. E' nell'interesse dell'Ue poiche' la regione e' fortemente collegata con la stabilita' dell'Ue.

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale