Domenica 30 novembre si è votato Moldova per il rinnovo del parlamento. Un evento importante per la piccola repubblica ex-sovietica, il Paese più povero d'Europa, incuneata tra Romania e Ucraina, che si trova malgrado suo sulla "linea del fronte" dello scontro tra Russia e Occidente, ma è essa stessa divisa al suo interno tra chi guarda all'integrazione nell'Unione Europea e chi vorrebbe invece legarsi alla Russia. Per questo alla vigilia c'era chi valutava questo voto come un vero e proprio referendum sul futuro del Paese. La partecipazione è stata del 55.86%, ovvero inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto alla tornata del 2010.
Il voto ha assegnato la vittoria alla attuale coalizione di governo, denominata Coalizione pro-europea, guidata dal premier Iurie Leancă, che ha ottenuto 55 dei 101 seggi del parlament di Chișinău. I restanti seggi sono stati divisi tra il Partito socialista, diventato a sorpresa il primo partito, e il Partito comunista: il primo sostenitore del legame con la Russia e della rinuncia all'accordo di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, il secondo su posizioni più equidistanti e non pregiudizialmente ostile all'UE. Con una maggioranza così risicata è probabile che ora la formazione di un nuovo governo non sarà molto agevole.
La Coalizione europeista può vantare l'accordo con l'UE e la liberalizzazione dei visti Schengen, ma la crisi economica si fa sentire e l'embargo di Mosca sui prodotti agricoli conseguente all'accordo con Bruxelles non facilita le cose. Chisinau, inoltre, è fortemente dipendente dal gas russo. In soccorso dei pro-Europa potrebbero venire i comunisti in nome di un governo di unità nazionale che però avrebbe i suoi costi. Ci sono poi le tensioni nella regione della Gagauzia, dove è diffuso il sentimento filo-russo, e la irrisolta questione della Transdnistria.
Tutti questi fattori fanno di questo piccolo e povero Paese un teatro da seguire con attenzione, tanto più che la crisi Ucraina è tutt'altro che chiusa e anzi è sempre a rischio di esplodere nuovamente su vasta scala, e mentre continua il confronto muscolare tra Putin e l'Occidente.
Per un approfondimento delle elezioni in Modova e dei possibili scenari futuri
MOLDAVIA: Elezioni, tiene la maggioranza europeista. Comunisti e socialisti non sfondano
di Davide Denti - Eastjournal.net - 1 dicembre
MOLDAVIA: Un paese conteso tra Russia ed Europa
di Nicolò Bondioli - Eastjournal,net - 4 dicembre
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venerdì 5 dicembre 2014
martedì 15 aprile 2014
TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO
Ma pesa l'incertezza della situazione
in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca
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| Lo stemma della Transdnistria |
Mentre la diplomazia al lavoro per
cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in
una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili
focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria.
Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra
la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al
confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto
ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e
la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i
colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la
partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia,
con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori.
"Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una
sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo
della missione Osce in Moldova.
La Transdnistria, una striscia di
territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La
regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica
Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica),
dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del
1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto
armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione
tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la
creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a
ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato
indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU,
nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il
governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha
chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale
della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel
2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi
giorni non c'è stato.
La rappresentante dell'Osce in Moldova
ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di
colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato
l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata
e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia
luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però
anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il
conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo
negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori
e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi
ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.
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