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domenica 28 dicembre 2014
1989: LA RIVOLUZIONE ROMENA E I RADICALI
Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per Radio Radicale, a 25 anni dalla caduta di Nicolae Ceausescu in Romania, per ripercorrere quei giorni del dicembre 1989 e rievocare la fine dell'ultimo regime comunista dell'Europa orientale e l'iniziativa politica dei Radicali.
La trasmissione propone registrazioni tratte dall'archivio di Radio Radicale, documenti sonori originali di quei giorni e una lunga intervista a Antonio Stango, membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale, già protagonista di azioni nonviolente nei Paesi dell'allora blocco comunista e in seguito, dopo la caduta del muro di Berlino, animatore di molte iniziative dei Radicali nell'Europa dell'est, che nei giorni della caduta di Ceausescu fu in Romania, a Bucarest e a Timisoara.
martedì 11 novembre 2014
1989-2014: VENTICINQUE ANNI FA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO
Uno speciale di Radio Radicale per ricordare i giorni della caduta del muro di Berlino e gli eventi di quell'anno straordinario che cambiò la storia e la geografia politica europea e ai quali si intrecciò l'iniziativa politica del Partito Radicale che, divenuto "transnazionale", in aprile tenne il suo 35° Congresso a Budapest, quando ancora esisteva la "cortina di ferro". Con interventi di Emma Bonino, Marco Pannella, Marino Busdachin, Antonio Stango, una sintesi della relazione tenuta a Budapest da Sergio Stanzani, allora segretario del PR, e documenti sonori dell'epoca.
Venticinque anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del Partito comunista della Repubblica democratica tedesca, Guenter Schabowski, durante una conferenza stampa convocata poco prima, annunciava ai giornalisti della stampa internazionale a Berlino Est che i cittadini della Germania orientale avrebbero potuto recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali. Poco tempo prima le autorità della Ddr avevano annunciato un provvedimento simile, anche in risposta alle manifestazioni popolari sempre più imponenti che da Lipsia a Dresda alla stessa Berlino, chiedevano riforme e libertà di movimento, ma la cosa era rimasta lettera morta.
Il corrispondente dell'agenzia Ansa da Berlino, Riccardo Ehrman, lo fece notare piuttosto seccamente e chiese se questa volta le nuove disposizioni sarebbero entrate in vigore da subito. Ma Schabowski non aveva istruzioni precise e, non aveva avuto il tempo di leggere con attenzione le carte che gli erano state passate e di prepararsi una risposta. Così, colto di sorpresa, rispose con un certo imbarazzo: “Sofort. Da subito”.
In pochi minuti la notizia fece il giro del mondo, ripresa da tutte le emittenti internazionali, compresa la televisione della Germania ovest, regolarmente seguita nella Ddr. I cittadini di Berlino est cominciarono allora ad affluire check-point. Nelle ore successive, quando anche la televisione di stato della Germania est manderà in onda le dichiarazioni di Schabowsky, diventeranno decine di migliaia: una folla sempre più imponente che chiedeva di poter finalmente andare liberamente all'ovest, come era stato annunciato.
Le guardie di frontiera - i “Vopos”- rimasero disorientate e chiesero inutilmente istruzioni, ma la situazione rimaneva confusa. Prima venne detto loro di lasciar passare solo le persone in possesso del passaporto. Poi di respingerle al momento in cui sarebbero tornate per rientrare a casa. Col passare del tempo la folla aumentò, così come le file di Trabant in attesa di andare all'ovest. La tensione crebbe e la situazione rischiò di sfuggire di mano. Gli agenti della “Volkspolizei” non sapendo bene cosa fare e cercavano di tenere calma la folla che si sentiva sempre più presa in giro per l'ennesima volta.
Alle 22.30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse, Harald Jaeger, dopo essersi consultato con i suoi sottoposti, decise che non si poteva più attendere oltre e ordinò di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri check-point. La frontiera più chiusa d'Europa si apriva: dopo 28 anni il “muro di Berlino” non esisteva più abbattuto sull'onda delle pressione popolare, ma anche di scelte politiche prese non solo in Germania.
Per oltre un quarto di secolo, anche se fisicamente non ne faceva parte, il “Muro di Berlino”, che separava la parte occidentale della città, appartenente alla Germania Ovest (la Repubblica federale tedesca, legata agli Stati Uniti), da quella orientale, capitale della Germania Est, la Repubblica democratica tedesca, la Ddr, strettamente legata ll'Unione Sovietica, era stato il simbolo e la rappresentazione più cruda della “cortina di ferro” che dal Baltico all'Adriatico tagliava l'Europa in due entità appartenenti a due sistemi politici, ideologici ed economici in conflitto fra di loro (la “guerra fredda”).
Questo Speciale, grazie a materiali sonori tratti dall'archivio di Radio Radicale e ad altre registrazioni dell'epoca, vuole ricordare quel formidabile 1989 e con esso l'iniziativa politica dei Radicali che, prima che cadesse il muro di Berlino e prima che si aprisse la “cortina di ferro”, in quello stesso anno andarono a Budapest a tenere il 35° congresso del loro partito diventato “transnazionale” e che, mentre da anni lottavano per l'affermazione della democrazia e dei diritti umani nell'Europa dell'est, denunciavano il rischio che le democrazie liberali dell'Occidente diventassero democrazie “reali”, autoritarie e burocratiche, così come nei Paesi dell'est il socialismo era divenuto “socialismo reale”.
Ascolta lo Speciale sul sito di Radio Radicale
venerdì 23 agosto 2013
CIAO DINO
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All'inizio della sua attività a Radio
Radicale, Dino ebbe modo di occuparsi, un po' per caso, delle vicende
della ex Jugoslavia. Era il dicembre del 1991. Il disfacimento della
Jugoslavia era in atto, nel peggiore dei modi. La proclamazione
dell'indipendenza da parte di Slovenia e Croazia aveva provocato la
reazione di Belgrado, ma mentre in Slovenia il conflitto era durato
pochi giorni, in Croazia sarebbe continuatao fino al 1995. In
autunno, dopo la caduta di Vukovar, l'armata federale era avanzata in
Slavonia fino a Osijek. Qui, in dicembre, si recò un “gruppo di
azione nonviolenta” del Partito radicale transnazionale guidato da
Marco Pannella che per l'occasione vestì la divisa dei difensori
croati. Una iniziativa clamorosa, che suscitò polemiche e pesanti
sarcasmi: il leader nonviolento svelava il suo vero volto e si
schierava a fianco degli “ustascia” che avevano deciso di
sollevarsi in armi contro la federazione socialista. Le cose non
stavano così, ma questa è un'altra storia.
Dino Marafioti fu inviato a seguire
quella missione e la raccontò agli ascoltatori di Radio Radicale:
dalle strade di Osijek fin dentro le trincee croate, a poche
centinaia di metri dalle linee serbe, nella notte di San Silvestro,
con i botti e le luminarie del Capodanno che si mescolavano ai colpi
di artiglieria e alle traccianti delle mitragliatrici. Qui di seguito
potete riascoltare il racconto in presa diretta di quella notte del
31 dicembre 1991.
Adriano Sofri, qualche giorno fa sul
Foglio, ha dedicato la sua “Piccola Posta” a Dino Marafioti:
La notte di sabato Radio Radicale trasmetteva un vecchio servizio sui radicali a Osijek, era già cominciato, l’ho riascoltato con interesse, mi chiedevo quale circostanza avesse indotto a tirare fuori dall’archivio quel vecchio reportage su Marco Pannella e un manipolo di suoi che erano andati in Croazia a dirsi nonviolenti e solidarizzare con quel paese indossandone l’uniforme. Ho capito solo quando è finito. L’autore del reportage, condotto davvero sul campo e fin nelle trincee infangate, riempite di parole solenni e di bevande forti, era Dino Marafioti. Lungo il cammino trovò anche il modo di far iscrivere al Partito radicale un uomo intelligente, col figlio al fronte, in cui si era imbattuto. Dopo hanno trasmesso un altro suo lungo documento su Emanuela Orlandi, assai ben fatto. Non conoscevo Marafioti, se non per la sua voce, quella della radio dentro ma fuori dal palazzo. E ogni mattina sentivo Massimo Bordin ringraziarlo per il prezioso lavoro svolto preparando la rassegna stampa. Succede così, di avere una dimestichezza quotidiana con una persona, senza sapere niente di lei. Senza sapere se sia triste o felice, e quanto. Lo ricordo, e mando un abbraccio ai suoi compagni tristi.
Ciao Dino. Ti auguro di stare meglio, ovunque tu sia.
venerdì 30 novembre 2012
L'ALBANIA E L'EUROPA: INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE ETTORE SEQUI
Intervista di Artur Nura per Radio Radicale al rappresentante dell'Unione Europea a Tirana
Mercoledì 28 l'Albania ha festeggiato il centenario della sua indipendenza nazionale. Una ricorrenza celebrata in tutto il Paese, in Kosovo e nei territori dei Balcani dove sono presenti comunità albanesi, in Macedonia, Montenegro e nel sud della Serbia. Una festa segnata però da luci e ombre, da contestazioni, come in Kosovo, polemiche politiche, come nella stessa Albania dove l'opposizione ha disertato le cerimonie ufficiali, e qualche tensione etnica come im Macedonia. Una ricorrenza che, come ho scritto nel post pubblicato per l'occasione, ha anche mostrato i problemi di un Paese che si è lasciato alle spalle l'epoca della dittatura comunista e ha cercato di consolidare le sue istituzioni democratiche, ma in cui la transizione non sembra ancora del tutto conclusa. Un Paese travagliato da tre anni dalla dura contrapposizione tra la maggioranza di centro-destra che sostiene il governo guidato dal leader del Partito democratico, Sali Berisha, e l'opposizione di centro-sinistra con in testa l'ex sindaco di Tirana, Edi Rama, leader del Partito socialista. Uno scontro che impedisce l'approvazione di alcune riforme richieste dall'Unione Europea bloccando così il processo di integrazione. Ed è in questo clima che si va verso le elezioni parlamentari fissate per il giugno del 2013.
In occasione del centenario dell'indipendenza, Artur Nura ha realizzato per Radio Radicale una lunga intervista con il rappresentante dell'Unione Europea a Tirana, l'ambasciatore Ettore Sequi, diplomatico italiano di lungo corso. Nella conversazione l'ambasciatore dell'UE parla della situazione nel Paese e dei rapporti con la politica locale e dunque delle difficoltà ma anche dell'importanza del processo di integrazione europea dell'Albania. In questa prospettiva è assai importante il dialogo che proprio la rappresentanza europea a Tirana ha promosso con intellettuali, giornalisti e analisti politici albanesi sul futuro del Paese e la sua integrazione nell'UE. Una serie di incontri e di scambi di idee inaugurati da un faccia a faccia con il grande scrittore Ismail Kadare. Nell'intervista l'ambasciatore Sequi parla anche della sua personale esperienza diplomatica, in particolare in Afghanistan, e dei contatti che nel corso degli anni ha avuto modo di avere con il Partito Radicale Transnazionale e, in particolare, con Emma Bonino.
L'intervista è ascoltabile direttamente qui
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| L'ambasciatore dell'UE a Tirana, Ettore Sequi |
In occasione del centenario dell'indipendenza, Artur Nura ha realizzato per Radio Radicale una lunga intervista con il rappresentante dell'Unione Europea a Tirana, l'ambasciatore Ettore Sequi, diplomatico italiano di lungo corso. Nella conversazione l'ambasciatore dell'UE parla della situazione nel Paese e dei rapporti con la politica locale e dunque delle difficoltà ma anche dell'importanza del processo di integrazione europea dell'Albania. In questa prospettiva è assai importante il dialogo che proprio la rappresentanza europea a Tirana ha promosso con intellettuali, giornalisti e analisti politici albanesi sul futuro del Paese e la sua integrazione nell'UE. Una serie di incontri e di scambi di idee inaugurati da un faccia a faccia con il grande scrittore Ismail Kadare. Nell'intervista l'ambasciatore Sequi parla anche della sua personale esperienza diplomatica, in particolare in Afghanistan, e dei contatti che nel corso degli anni ha avuto modo di avere con il Partito Radicale Transnazionale e, in particolare, con Emma Bonino.
L'intervista è ascoltabile direttamente qui
lunedì 12 dicembre 2011
CONGRESSO RADICALE: APPROVATO EMENDAMENTO SUI BALCANI
Dall’8 all’11 dicembre si è svolta a Roma la seconda sessione del 39° congresso del Partito Radicale Transnazionale (Nrptt, Nonviolent Radical Party transnational and transparty). Al termine dei lavori sono stati eletti i nuovi organi dirigenti (nuovo segretario generale è Demba Traoré, avvocato, ex deputato, dirigente del secondo maggior partito del Mali, da anni impegnato per il rispetto e la promozione dei diritti umani) ed è stata approvata una mozione generale che riassume i contenuti del dibattito e indica temi e ambiti d'azione dei radicali transnazionali.
Al testo iniziale è stato aggiunto un emendamento (a prima firma Marina Sikora, Tonino Picula, Ermelinda Meksi, Artur Nura, Bujar Dugolli) accolto dalla presidenza, che riguarda i Balcani.
Qui di seguito il testo dell'emendamento.
RISOLUZIONE GENERALE
Il 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, riunito a Roma dall’8 all’11 dicembre 2011
[...]
Ribadisce
Che le guerre e le violenze nei Balcani hanno lasciato profonde conseguenze politiche, economiche e psicologiche che ancora a lungo influenzeranno le relazioni in questa parte d’Europa.
Purtroppo i paesi balcanici sono pian piano usciti dal focus dell’Unione Europea. Ma l’annunciato ingresso dei Balcani nell’UE significherebbe trovare soluzioni alle dispute tra i paesi balcanici all’interno delle istituzioni europee.
Al testo iniziale è stato aggiunto un emendamento (a prima firma Marina Sikora, Tonino Picula, Ermelinda Meksi, Artur Nura, Bujar Dugolli) accolto dalla presidenza, che riguarda i Balcani.
Qui di seguito il testo dell'emendamento.
RISOLUZIONE GENERALE
Il 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, riunito a Roma dall’8 all’11 dicembre 2011
[...]
Ribadisce
Che le guerre e le violenze nei Balcani hanno lasciato profonde conseguenze politiche, economiche e psicologiche che ancora a lungo influenzeranno le relazioni in questa parte d’Europa.
Purtroppo i paesi balcanici sono pian piano usciti dal focus dell’Unione Europea. Ma l’annunciato ingresso dei Balcani nell’UE significherebbe trovare soluzioni alle dispute tra i paesi balcanici all’interno delle istituzioni europee.
LETTERA DEL PRESIDENTE JOSIPOVIĆ AL CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE
Cari Emma e Marco, cari amici radicali, egregi signori Ministri e rappresentanti politici dall'Europa e dal mondo,
anche in questa occasione saluto questa vostra distinta sede, il 39° congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito. Ancora una volta, come di consueto in tutti questi anni, avete riunito i rappresentanti politici, organizzazioni nongovernative e cittadini del mondo intero. Oltre cento partecipanti non italiani sono la migliore dimostrazione della vastità delle vostre attività e del lavoro instancabile che sempre sono stati al servizio dei diritti umani e dei valori fondamentali, per il diritto e per la giustizia.
Sono passati anche venti anni dalla vostra singolare iniziativa nonviolenta contro la guerra di aggressione in Croazia e per il suo riconoscimento internazionale. Il ricordo di quei giorni rimarrà segnato per sempre nella memoria storica della Croazia.
Il vostro Congresso si svolge nel momento in cui la Croazia vive un altro successo storico: la firma dell'Accordo di adesione all'Unione Europea. Un momento di orgoglio e di conclusione con successo di un lavoro estremamente richiedente che spetta anche ad altri Paesi della regione per i quali vogliamo essere un segnale di indicazione e con i quali vogliamo costruire l'indispensabile: riconciliazione e relazioni di buon vicinato come unica garanzia di pace, stabilità e progresso, non soltanto nella regione balcanica ma anche in tutta l'Europa.
Per questa ragione e' molto importante anche il vostro contributo alla realizzazione di una storia europea di successo, come sostenitori sinceri del processo di allargamento, necessario per realizzare un' Europa come quella ideata dai suoi fondatori.
La Croazia nel suo cammino verso l'Ue è cresciuta come partner che si sviluppa con successo, che rispetta i diritti umani ed i valori europei, ma è altrettanto consapevole che il lavoro sulle riforme non è per niente finito e che ci restano ancora molte sfide. E noi abbiamo bisogno anche di quelle riforme che oltrepassano le richieste dell'Ue.
Per la Croazia, il momento dell'adesione è un successo storico, ma siamo consapevoli che la profonda crisi che colpisce questa stessa Europa, alla quale giustamente apparteniamo, chiama ad una particolare responsabilità e ci da l'occasione per contribuire anche noi alla realizzazione di obbiettivi comuni: sia per quelli che già ne fanno parte che per quelli si trovano ancora sulla via verso l'integrazione.
Siamo pronti ad aiutare soprattutto loro, con l'obbligo che le nostre relazioni bilaterali non siano mai un ostacolo per il raggiungimento dell'obbiettivo europeo.
Cari amici,
Vi auguro ancora una volta tanto successo nel vostro lavoro e l'ispirazione per realizzare le idee e le iniziative iniziate ma anche quelle nuove per il bene di ogni singola persona quale che sia il suo orientamento o la sua appartenenza, sempre a favore della democrazia e della giustizia internazionale.
Vostro
Ivo Josipović
Presidente della Repubblica di Croazia
anche in questa occasione saluto questa vostra distinta sede, il 39° congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito. Ancora una volta, come di consueto in tutti questi anni, avete riunito i rappresentanti politici, organizzazioni nongovernative e cittadini del mondo intero. Oltre cento partecipanti non italiani sono la migliore dimostrazione della vastità delle vostre attività e del lavoro instancabile che sempre sono stati al servizio dei diritti umani e dei valori fondamentali, per il diritto e per la giustizia.
Sono passati anche venti anni dalla vostra singolare iniziativa nonviolenta contro la guerra di aggressione in Croazia e per il suo riconoscimento internazionale. Il ricordo di quei giorni rimarrà segnato per sempre nella memoria storica della Croazia.
Il vostro Congresso si svolge nel momento in cui la Croazia vive un altro successo storico: la firma dell'Accordo di adesione all'Unione Europea. Un momento di orgoglio e di conclusione con successo di un lavoro estremamente richiedente che spetta anche ad altri Paesi della regione per i quali vogliamo essere un segnale di indicazione e con i quali vogliamo costruire l'indispensabile: riconciliazione e relazioni di buon vicinato come unica garanzia di pace, stabilità e progresso, non soltanto nella regione balcanica ma anche in tutta l'Europa.
Per questa ragione e' molto importante anche il vostro contributo alla realizzazione di una storia europea di successo, come sostenitori sinceri del processo di allargamento, necessario per realizzare un' Europa come quella ideata dai suoi fondatori.
La Croazia nel suo cammino verso l'Ue è cresciuta come partner che si sviluppa con successo, che rispetta i diritti umani ed i valori europei, ma è altrettanto consapevole che il lavoro sulle riforme non è per niente finito e che ci restano ancora molte sfide. E noi abbiamo bisogno anche di quelle riforme che oltrepassano le richieste dell'Ue.
Per la Croazia, il momento dell'adesione è un successo storico, ma siamo consapevoli che la profonda crisi che colpisce questa stessa Europa, alla quale giustamente apparteniamo, chiama ad una particolare responsabilità e ci da l'occasione per contribuire anche noi alla realizzazione di obbiettivi comuni: sia per quelli che già ne fanno parte che per quelli si trovano ancora sulla via verso l'integrazione.
Siamo pronti ad aiutare soprattutto loro, con l'obbligo che le nostre relazioni bilaterali non siano mai un ostacolo per il raggiungimento dell'obbiettivo europeo.
Cari amici,
Vi auguro ancora una volta tanto successo nel vostro lavoro e l'ispirazione per realizzare le idee e le iniziative iniziate ma anche quelle nuove per il bene di ogni singola persona quale che sia il suo orientamento o la sua appartenenza, sempre a favore della democrazia e della giustizia internazionale.
Vostro
Ivo Josipović
Presidente della Repubblica di Croazia
lunedì 28 novembre 2011
GASDOTTI: COSA INTENDE FARE IL GOVERNO DI FRONTE ALL'ESPANSIONISMO RUSSO?
Dichiarazione di Marco Perduca (senatore radicale, co-presidente del Partito radicale transnazionale) e di Giulio Manfredi (Direzione nazionale di Radicali Italiani)
Nella guerra dei gasdotti la Russia ha vinto recentemente due battaglie: è divenuto operativo il gasdotto North Stream, che unisce direttamente, tramite condutture sottomarine, la Russia alla Germania, bypassando Stati Baltici e Polonia; Gazprom ha acquisito la proprietà completa dei gasdotti bielorussi (diventa così praticamente ininfluente la posizione geostrategica dell'Ucraina).
Per chiudere il cerchio, Mosca deve coprire il fronte sud portando a compimento il gasdotto South Stream, dove Gazprom è impegnata con l'italiana ENI, la francese EDF e la tedesca BASF-Wintershall. Ma nello scacchiere meridionale le mire di Mosca hanno un temibile concorrente, il progetto di gasdotto Nabucco, patrocinato dall'Unione Europea (e dagli Stati Uniti).
Su tutto questo, qual'è la posizione e quali sono le intenzioni del nuovo super-ministro Corrado Passera? Continueremo per inerzia a delegare la rappresentanza italiana all'ENI, ormai saldamente legata al carro di Putin o ripudieremo l' “amico Putin”, tanto caro all'ex premier Berlusconi? Il governo Monti si batterà per una politica energetica europea degna di questo nome?
Anche in materia di gasdotti è arrivato il tempo delle scelte.
Nella guerra dei gasdotti la Russia ha vinto recentemente due battaglie: è divenuto operativo il gasdotto North Stream, che unisce direttamente, tramite condutture sottomarine, la Russia alla Germania, bypassando Stati Baltici e Polonia; Gazprom ha acquisito la proprietà completa dei gasdotti bielorussi (diventa così praticamente ininfluente la posizione geostrategica dell'Ucraina).
Per chiudere il cerchio, Mosca deve coprire il fronte sud portando a compimento il gasdotto South Stream, dove Gazprom è impegnata con l'italiana ENI, la francese EDF e la tedesca BASF-Wintershall. Ma nello scacchiere meridionale le mire di Mosca hanno un temibile concorrente, il progetto di gasdotto Nabucco, patrocinato dall'Unione Europea (e dagli Stati Uniti).
Su tutto questo, qual'è la posizione e quali sono le intenzioni del nuovo super-ministro Corrado Passera? Continueremo per inerzia a delegare la rappresentanza italiana all'ENI, ormai saldamente legata al carro di Putin o ripudieremo l' “amico Putin”, tanto caro all'ex premier Berlusconi? Il governo Monti si batterà per una politica energetica europea degna di questo nome?
Anche in materia di gasdotti è arrivato il tempo delle scelte.
martedì 15 novembre 2011
MARCO PANNELLA IN CROAZIA
Lunedì 14 e martedì 15 novembre il leader radicale Marco Pannella ha compiuto una visita in Croazia durante la quale ha incontrato diversi esponenti politici e alti rappresentanti delle istituzioni a partire dal presidente Josipovic. Qui di seguito alcuni comunicati pubblicati sul sito del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito.
Il presidente Josipović ha ricevuto il leader del Partito radicale transnazionale, nonviolento e transpartito
Zagabria, 14 novembre - Il Presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović ha ricevuto il leader del Partito radicale transnazionale, nonviolento e transpartito (NRPtt) Marco Pannella, deputato italiano ed europeo per molti anni. Marco Pannella nel 1991 si reco', senza armi come sostenitore della nonviolenza, alla prima linea del fronte per dare sostegno ai difensori croati e per sollevare l'attenzione con il suo gesto simbolico sulla necessita' di riconoscere urgentemente la Croazia indipendente e per chiedere la fine dell'aggressione militare serba.
Marco Pannella ha sottolineato l'importanza dell'ingresso della Croazia nell'Ue in quanto contribuisce al rafforzamento e all'allargamento della famiglia europea e come esempio per gli altri paesi della regione da seguire la stessa via in quanto obbiettivo per realizzare democrazia, pace e stabilita'. Ha indicato anche l'importanza dell'iniziativa del presidente Josipović indirizzata verso la riconciliazione nella regione in quanto garanzia per la costruzione della pace e progresso di quest'area.
Il Presidente Josipović ha ringraziato Marco Pannella per il suo impegno, a partire dai tempi piu' difficili della Guerra per la patria fino ad oggi e ha sottolineato l'importanza delle attivita' del Partito radicale nonviolento sia in Europa sudorientale che in tutto il mondo a fin di promuovere e affermare i valori democratici, civili e umani.
Il presidente del Parlamento croato Luka Bebić ha incontrato il leader del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito Marco Pannella
Zagabria, 15 novembre – Il presidente del Sabor croato Luka Bebić ha ricevuto oggi al Sabor croato il leader del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito (PRNtt) Marco Pannella.
Ringraziando Pannella per il suo impegno per il riconoscimento internazionale della Croazia nel 1992, per il quale l'ex presidente della Repubblica di Croazia Stjepan Mesić nel 2002 gli aveva attribuito le onorificenze dell'Ordine del principe Branimir, Bebić ha sottolineato che gli obbiettivi per i quali il PRNtt sta lottando nel mondo odierno sono estremamente attuali. "Siamo testimoni di manifestazioni quotidiane in tutto il mondo in cui si esprime il desiderio per una vita migliore e democrazia ed i metodi della lotta nonviolenta sono piu' attuali che mai prima" ha detto Bebić.
Plaudendo il cammino che la Croazia ha superato negli ultimi due decenni, Pannella ha ricordato le sue attivita' in Croazia durante la Guerra per la patria, tra cui anche l'iniziativa nonviolenta che porto' nel 1991 e all'inizio del 1992 i militanti del PRNtt a chiedere l'immediato cessamento dell'agressione contro Osijek e Nova Gradiška. Durante un colloquio affettuoso con il presidente del Sabor, al quale ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione per la politica estera Tonino Picula, Pannella ha invitato Bebić di attivarsi dopo la conclusione della sua attuale carriera parlamentare nel lavoro del PRNtt e di appoggiare i suoi obbiettivi con la propria esperienza.
Il Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito (PRNtt) e' una organizzazione di cittadini, parlamentari e membri di governo di diverse appartenenze nazionali, politiche e di partito che con il metodo della nonviolenza gandhiana, disobbedienza civile e democrazia si impegnano a realizzare obbiettivi concreti per realizzare una giustizia internazionale efficace, il rispetto dei diritti della persona e per l'affermazione della democrazia e liberta' nel mondo. Tra le campagne globali che il PRNtt promuove da decenni in collaborazione con i governi, parlamenti e altre organizzazioni ci sono la moratoria universale sulla pena di morte, l'ablizione della pratica delle mutilazioni genitali femminili, la creazione della Corte internazionale permanente (ICC) ecc.
Il presidente Josipović ha ricevuto il leader del Partito radicale transnazionale, nonviolento e transpartito
Zagabria, 14 novembre - Il Presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović ha ricevuto il leader del Partito radicale transnazionale, nonviolento e transpartito (NRPtt) Marco Pannella, deputato italiano ed europeo per molti anni. Marco Pannella nel 1991 si reco', senza armi come sostenitore della nonviolenza, alla prima linea del fronte per dare sostegno ai difensori croati e per sollevare l'attenzione con il suo gesto simbolico sulla necessita' di riconoscere urgentemente la Croazia indipendente e per chiedere la fine dell'aggressione militare serba.
Marco Pannella ha sottolineato l'importanza dell'ingresso della Croazia nell'Ue in quanto contribuisce al rafforzamento e all'allargamento della famiglia europea e come esempio per gli altri paesi della regione da seguire la stessa via in quanto obbiettivo per realizzare democrazia, pace e stabilita'. Ha indicato anche l'importanza dell'iniziativa del presidente Josipović indirizzata verso la riconciliazione nella regione in quanto garanzia per la costruzione della pace e progresso di quest'area.
Il Presidente Josipović ha ringraziato Marco Pannella per il suo impegno, a partire dai tempi piu' difficili della Guerra per la patria fino ad oggi e ha sottolineato l'importanza delle attivita' del Partito radicale nonviolento sia in Europa sudorientale che in tutto il mondo a fin di promuovere e affermare i valori democratici, civili e umani.
Il presidente del Parlamento croato Luka Bebić ha incontrato il leader del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito Marco Pannella
Zagabria, 15 novembre – Il presidente del Sabor croato Luka Bebić ha ricevuto oggi al Sabor croato il leader del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito (PRNtt) Marco Pannella.
Ringraziando Pannella per il suo impegno per il riconoscimento internazionale della Croazia nel 1992, per il quale l'ex presidente della Repubblica di Croazia Stjepan Mesić nel 2002 gli aveva attribuito le onorificenze dell'Ordine del principe Branimir, Bebić ha sottolineato che gli obbiettivi per i quali il PRNtt sta lottando nel mondo odierno sono estremamente attuali. "Siamo testimoni di manifestazioni quotidiane in tutto il mondo in cui si esprime il desiderio per una vita migliore e democrazia ed i metodi della lotta nonviolenta sono piu' attuali che mai prima" ha detto Bebić.
Plaudendo il cammino che la Croazia ha superato negli ultimi due decenni, Pannella ha ricordato le sue attivita' in Croazia durante la Guerra per la patria, tra cui anche l'iniziativa nonviolenta che porto' nel 1991 e all'inizio del 1992 i militanti del PRNtt a chiedere l'immediato cessamento dell'agressione contro Osijek e Nova Gradiška. Durante un colloquio affettuoso con il presidente del Sabor, al quale ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione per la politica estera Tonino Picula, Pannella ha invitato Bebić di attivarsi dopo la conclusione della sua attuale carriera parlamentare nel lavoro del PRNtt e di appoggiare i suoi obbiettivi con la propria esperienza.
Il Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito (PRNtt) e' una organizzazione di cittadini, parlamentari e membri di governo di diverse appartenenze nazionali, politiche e di partito che con il metodo della nonviolenza gandhiana, disobbedienza civile e democrazia si impegnano a realizzare obbiettivi concreti per realizzare una giustizia internazionale efficace, il rispetto dei diritti della persona e per l'affermazione della democrazia e liberta' nel mondo. Tra le campagne globali che il PRNtt promuove da decenni in collaborazione con i governi, parlamenti e altre organizzazioni ci sono la moratoria universale sulla pena di morte, l'ablizione della pratica delle mutilazioni genitali femminili, la creazione della Corte internazionale permanente (ICC) ecc.
giovedì 28 luglio 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 28 luglio a Radio Radicale
Gli argomenti della trasmissione
Kosovo: di nuovo alta la tensione al confine con la Serbia dopo la decisione di Pristina di bloccare le merci serbe in risposta all'embargo deciso da Belgrado dopo l'indipendenza. L'invio di unità speciali della polizia kosovara provoca le proteste dei serbi. Negli incidenti muore un poliziotto kosovaro. Interviene la Kfor. Le preoccupazioni internazionali.
N.B.: la trasmissione è stata registrate prima delle nuove violenze verificatesi la scorsa notte con l'attacco al posto di confine di Jarinjie
Crimini di guerra / 1: prima udienza davanti al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia del processo a Goran Hadzic, l'ultimo latitante, arrestato il 20 luglio e subito estradato all'Aja, ma l'ex capo politico dei serbi di Croazia, imputato di crimini di guerra e contro l'umanità, rifiuta di dichiararsi colpevole o innocente e l'udienza è stata perciò rinviata di trenta giorni.
Crimini di guerra / 2: la procura speciale di Pristina mette sotto inchiesta due importanti esponenti del partito del premier Hashin Thaci (il Partito democratico del Kosovo) per crimini che sarebbero stati commessi durante il conflitto con la Serbia del 1999.
Albania: conclusa la "storia infinita" dell'elezione del sindaco di Tirana. Dopo contestazioni, ricorsi, accuse di brogli e irregolarità, Lulzim Basha, ex-ministro dell'Interno e candidato del centro-destra, ha finalmente prestato giuramento e ha preso il posto di Edi Rama, leader del Partito socialista che lascia dopo tre mandati consecutivi.
Macedonia: quasi pronto il nuovo governo, dopo le elezioni del 5 giugno che hanno confermato il premier uscente Nikola Gruevski. Confermata anche la coalizione tra il partito del premier e il principale partito della minoranza albanese guidato da Ali Ahmeti.
In apertura si parla del recente Consiglio generale del Partito Radicale Nonviolento Transnanzionale e Transpartito svoltosi a Tunisi dal 22 al 24 luglio. Sintesi dell'intervista di David Carretta a Emma Bonino su integrazione euro-mediterranea e futuro del progetto politico dell'Unione Europea.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
Gli argomenti della trasmissione
Kosovo: di nuovo alta la tensione al confine con la Serbia dopo la decisione di Pristina di bloccare le merci serbe in risposta all'embargo deciso da Belgrado dopo l'indipendenza. L'invio di unità speciali della polizia kosovara provoca le proteste dei serbi. Negli incidenti muore un poliziotto kosovaro. Interviene la Kfor. Le preoccupazioni internazionali.
N.B.: la trasmissione è stata registrate prima delle nuove violenze verificatesi la scorsa notte con l'attacco al posto di confine di Jarinjie
Crimini di guerra / 1: prima udienza davanti al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia del processo a Goran Hadzic, l'ultimo latitante, arrestato il 20 luglio e subito estradato all'Aja, ma l'ex capo politico dei serbi di Croazia, imputato di crimini di guerra e contro l'umanità, rifiuta di dichiararsi colpevole o innocente e l'udienza è stata perciò rinviata di trenta giorni.
Crimini di guerra / 2: la procura speciale di Pristina mette sotto inchiesta due importanti esponenti del partito del premier Hashin Thaci (il Partito democratico del Kosovo) per crimini che sarebbero stati commessi durante il conflitto con la Serbia del 1999.
Albania: conclusa la "storia infinita" dell'elezione del sindaco di Tirana. Dopo contestazioni, ricorsi, accuse di brogli e irregolarità, Lulzim Basha, ex-ministro dell'Interno e candidato del centro-destra, ha finalmente prestato giuramento e ha preso il posto di Edi Rama, leader del Partito socialista che lascia dopo tre mandati consecutivi.
Macedonia: quasi pronto il nuovo governo, dopo le elezioni del 5 giugno che hanno confermato il premier uscente Nikola Gruevski. Confermata anche la coalizione tra il partito del premier e il principale partito della minoranza albanese guidato da Ali Ahmeti.
In apertura si parla del recente Consiglio generale del Partito Radicale Nonviolento Transnanzionale e Transpartito svoltosi a Tunisi dal 22 al 24 luglio. Sintesi dell'intervista di David Carretta a Emma Bonino su integrazione euro-mediterranea e futuro del progetto politico dell'Unione Europea.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche
mercoledì 20 aprile 2011
RADICALI: I CRIMINI DI GUERRA NON SONO MAI GIUSTIFICATI
Le condanne di Gotovina e di Markac riaffermano che i crimini di guerra non possono mai essere giustificati dalla condotta della fazione opposta
15/04/2011
Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia ha depositato oggi la sua sentenza sul caso contro Ante Godovina, Ivan Čermak and Mladen Markač. Il generale Gotovina e Mladen Markač sono stati entrambi riconosciuti colpevoli di 8 capi di imputazione relativi a crimini commessi contro la popolazione serba della regione della Krajina in Croazia nel 1995, mentre Čermak è stato prosciolto da tutte le accuse. Il generale Gotovina è stato condannato a 24 anni di prigione e Mr Markač a 18 anni di prigione.
Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia:
“L’associazione radicale Non c’è pace Senza Giustizia e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT) si rallegrano dell’odierna decisione che rappresenta un monito del fatto che le norme del diritto bellico si applicano in egual modo a chiunque durante un conflitto armato, senza considerazione per la fazione alla quale gli individui appartengono. I crimini di guerra, in particolar modo se coinvolgono i civili, non possono mai essere giustificati facendo riferimento alla condotta di una qualsiasi fazione coinvolta in un conflitto armato, né facendo riferimento al fatto che la guerra sia considerata giusta o ingiusta. La condanna di oggi sottolinea anche le responsabilità individuali dei comandanti per le azioni intraprese dai loro subordinati.
La Camera del TPI per la ex-Jugoslavia ha affermato che i crimini compiuti contro i civili serbi hanno avuto luogo nel quadro di molti anni di tensioni tra i Serbi e i Croati nella regione della Krajina, dove già in precedenza erano stati commessi crimini con i Croati. La decisione di oggi evidenzia come questo non possa rappresentare una giustificazione per le azioni intraprese dalle forze croate in violazione del diritto bellico.
I crimini commessi dalle forze croate nella regione della Krajina, inclusa l’Operazione Tempesta, rappresentano una macchia nella cornice degli sforzi della Croazia volti al raggiungimento dell’indipendenza, che può essere cancellata solo attraverso l’accertamento della verità e il ristabilimento della giustizia. Le vittime di simili crimini meritano almeno questo.
NPSG e il PRNTT fanno appello allo Stato croato e ai suoi cittadini affinchè questi colgano questa opportunità di affermare il loro impegno in favore dello stato di diritto e della giustizia e riconoscano una volta per tutte che non c’è posto per l’impunità per i crimini di guerra nella strada verso il futuro. Noi rinnoviamo il nostro incitamento alla Croazia a chiudere i suoi conti con il passato e ad aiutare per questa via a rimuovere i rimanenti ostacoli all’inizio dei negoziati sull’ingresso della Croazia nell’unione Europea portando così a conclusione la fase finale del cammino che porterà la Croazia ad essere il 28esimo membro dell’Unione Europea nel 2012.”
15/04/2011
Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia ha depositato oggi la sua sentenza sul caso contro Ante Godovina, Ivan Čermak and Mladen Markač. Il generale Gotovina e Mladen Markač sono stati entrambi riconosciuti colpevoli di 8 capi di imputazione relativi a crimini commessi contro la popolazione serba della regione della Krajina in Croazia nel 1995, mentre Čermak è stato prosciolto da tutte le accuse. Il generale Gotovina è stato condannato a 24 anni di prigione e Mr Markač a 18 anni di prigione.
Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia:
“L’associazione radicale Non c’è pace Senza Giustizia e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT) si rallegrano dell’odierna decisione che rappresenta un monito del fatto che le norme del diritto bellico si applicano in egual modo a chiunque durante un conflitto armato, senza considerazione per la fazione alla quale gli individui appartengono. I crimini di guerra, in particolar modo se coinvolgono i civili, non possono mai essere giustificati facendo riferimento alla condotta di una qualsiasi fazione coinvolta in un conflitto armato, né facendo riferimento al fatto che la guerra sia considerata giusta o ingiusta. La condanna di oggi sottolinea anche le responsabilità individuali dei comandanti per le azioni intraprese dai loro subordinati.
La Camera del TPI per la ex-Jugoslavia ha affermato che i crimini compiuti contro i civili serbi hanno avuto luogo nel quadro di molti anni di tensioni tra i Serbi e i Croati nella regione della Krajina, dove già in precedenza erano stati commessi crimini con i Croati. La decisione di oggi evidenzia come questo non possa rappresentare una giustificazione per le azioni intraprese dalle forze croate in violazione del diritto bellico.
I crimini commessi dalle forze croate nella regione della Krajina, inclusa l’Operazione Tempesta, rappresentano una macchia nella cornice degli sforzi della Croazia volti al raggiungimento dell’indipendenza, che può essere cancellata solo attraverso l’accertamento della verità e il ristabilimento della giustizia. Le vittime di simili crimini meritano almeno questo.
NPSG e il PRNTT fanno appello allo Stato croato e ai suoi cittadini affinchè questi colgano questa opportunità di affermare il loro impegno in favore dello stato di diritto e della giustizia e riconoscano una volta per tutte che non c’è posto per l’impunità per i crimini di guerra nella strada verso il futuro. Noi rinnoviamo il nostro incitamento alla Croazia a chiudere i suoi conti con il passato e ad aiutare per questa via a rimuovere i rimanenti ostacoli all’inizio dei negoziati sull’ingresso della Croazia nell’unione Europea portando così a conclusione la fase finale del cammino che porterà la Croazia ad essere il 28esimo membro dell’Unione Europea nel 2012.”
martedì 22 febbraio 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 22 febbraio a Radio Radicale
Argomenti della puntata
La trasmissione è dedicata soprattutto al 39° congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito che si è svolto a Chianciano dal 17 al 20 febbraio e che ha visto una significativa presenza di partecipanti provenienti dai Balcani.
Nella prima parte si parla di Kosovo con l'intervista di Stefano Vaccara al rappresentante speciale dell'Onu, Lamberto Zannier, sul suo rapporto al Consiglio di sicurezza e le conseguenze del "Rapporto Marty" del Consiglio d'Europa che accusa l'attuale premier Thaci per i crimini che sarebbero stati commessi contro prigionieri serbi durante la guerra del 1999.
In apertura alcune osservazioni sul rapporto tra Europa e Turchia a proposito delle rivolte in corso nel mondo arabo.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche scaricabile in podcast per le prossime tre settimane.
Argomenti della puntata
La trasmissione è dedicata soprattutto al 39° congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito che si è svolto a Chianciano dal 17 al 20 febbraio e che ha visto una significativa presenza di partecipanti provenienti dai Balcani.
Nella prima parte si parla di Kosovo con l'intervista di Stefano Vaccara al rappresentante speciale dell'Onu, Lamberto Zannier, sul suo rapporto al Consiglio di sicurezza e le conseguenze del "Rapporto Marty" del Consiglio d'Europa che accusa l'attuale premier Thaci per i crimini che sarebbero stati commessi contro prigionieri serbi durante la guerra del 1999.
In apertura alcune osservazioni sul rapporto tra Europa e Turchia a proposito delle rivolte in corso nel mondo arabo.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche scaricabile in podcast per le prossime tre settimane.
martedì 18 gennaio 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda martedì 18 gennaio a Radio Radicale
Questa è la prima puntata che va in onda il martedì alle 6,20 del mattino in base alla nuova programmazione di Radio Radicale
Il sommario della trasmissione
Kosovo: la formazione del nuovo governo e le accuse contro il premier Thaci contenute nel "Rapporto Marty" del Consiglio d'Europa
Albania: si accentua lo scontro politico tra opposizione e maggioranza, mentre il governo Berisha è al centro di uno scandalo di corruzione
Croazia: il processo di integrazione europea a diciannove anni dall'indipendenza
Serbia: l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue al Parlamento europeo.
In apertura il prossimo congresso del Partito Radicale e l'opinione di Emma Bonino sulla crisi di questi giorni in Tunisia, l'assenza dell'Ue e il ruolo della Turchia.
Il sito Internet della settimana è il portale di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura ed è ascoltabile qui
oppure sul sito di Radio Radicale.
Questa è la prima puntata che va in onda il martedì alle 6,20 del mattino in base alla nuova programmazione di Radio Radicale
Il sommario della trasmissione
Kosovo: la formazione del nuovo governo e le accuse contro il premier Thaci contenute nel "Rapporto Marty" del Consiglio d'Europa
Albania: si accentua lo scontro politico tra opposizione e maggioranza, mentre il governo Berisha è al centro di uno scandalo di corruzione
Croazia: il processo di integrazione europea a diciannove anni dall'indipendenza
Serbia: l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue al Parlamento europeo.
In apertura il prossimo congresso del Partito Radicale e l'opinione di Emma Bonino sulla crisi di questi giorni in Tunisia, l'assenza dell'Ue e il ruolo della Turchia.
Il sito Internet della settimana è il portale di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura ed è ascoltabile qui
oppure sul sito di Radio Radicale.
lunedì 15 novembre 2010
UN MOMENTO DI STORIA
Ovvero, quando i Radicali (quelli italiani e transnazionali) si mobilitavano per l'ingresso della Jugoslavia in quella che allora non era ancora l'Unione, ma solo la Comunità Economica Europea. Era il 1988. Un anno dopo Slobodan Milosevic sarebbe andato alla Piana dei Merli a fare il suo celebre e sinistro discorso. Quello che è successo nel decennio successivo lo sappiamo.
Dall'archivio storico radicale la manifestazione dei Radicali a favore dell’entrata della Jugoslavia nella CEE davanti al consolato jugoslavo di Trieste il 30 dicembre del 1988 nel servizio per il Tg regionale della RAI Friuli Venezia Giulia.
Dall'archivio storico radicale la manifestazione dei Radicali a favore dell’entrata della Jugoslavia nella CEE davanti al consolato jugoslavo di Trieste il 30 dicembre del 1988 nel servizio per il Tg regionale della RAI Friuli Venezia Giulia.
mercoledì 12 maggio 2010
DELEGAZIONE DEL PARTITO RADICALE IN ALBANIA E KOSOVO
Una delegazione del Partito Radicale Transnazionale si è recata nei Balcani da venerdì a martedì scorsi in preparazione del Consiglio generale del partito che si terrà a Roma dal 28 al 30 giugno prossimo. Della delegazione facevano parte il senatore Marco Perduca e Artur Nura (corrispondente di Radio Radicale e collaboratore di Passaggio a Sud Est), alla quale si è unito Marco Pannella nella serata di domenica.
Perduca e Nura hanno hanno prima di tutto incontrato i deputati del Partito Socialista, Pandeli Majko e Ermelinda Meksi (iscritti storici al PR), per preparare la riunione che si è poi tenuta lunedì mattina con Marco Pannella e il sindaco di Tirana e leader dell'opposizione Edi Rama. Successivamente si è tenuta una lunga riunione con la leadership della comunità dei Cami, adesso presente in Parlamento, sulla situazione della quale Maurizio Turco e Marco Cappato, quando erano deputati europei, avevano presentato mozioni al Parlamento europeo, e sulle cui discriminazioni in Grecia il PR aveva presentato documenti anche alla Commissione diritti umani dell'Onu. Il deputato Shpetim Idrisi, del Partito per la Giustizia e l'Unità, membro della delegazione albanese all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e due suoi collaboratori, si sono iscritti al Partito Radicale. Idrisi, che ha tenuto una conferenza stampa con Perduca ieri mattina, parteciperà al Consiglio generale di Roma.
Sabato la delegazione radicale si è invece spostata in Kosovo dove, grazie a Bujiar Dugolli, ministro dell'Industria e già tra i leader del movimento studentesco, nonché iscritto radicale, Perduca e Nura hanno incontrato il presidente del Parlamento, Jakup Krasniqi, e il ministro per l'Integrazione europea, Besim Beqaj. Si sono iscritti per la prima volta al Partito Radicale anche Ismet Beqiri della Lega Democratica del Kosovo, presidente della Commissione Diritti umani e Pari opportunità del Parlamento, Naser Rugova, dirigente della Lega Democratica della Dardania, e la deputata Sula Gjylnaze dell'Alleanza per il Kosovo. La visita in Kosovo è proseguita con incontri con rappresentanti di organizzazioni non-governative e imprenditori. Domenica, nuovamente in Albania, la delegazione radicale ha avuto altre riunioni con rappresentati di maggioranza e opposizione incluso anche un incontro col vice-premier. I radicali hanno comoiuto anche una visita al carcere di Durazzo e hanno avuto un incontro con gli uiguri già detenuti a Guantanamo e poi rilasciati dalla eutorità statunitensi e che da tre anni sono ospitati dall'Albania.
Perduca e Nura hanno hanno prima di tutto incontrato i deputati del Partito Socialista, Pandeli Majko e Ermelinda Meksi (iscritti storici al PR), per preparare la riunione che si è poi tenuta lunedì mattina con Marco Pannella e il sindaco di Tirana e leader dell'opposizione Edi Rama. Successivamente si è tenuta una lunga riunione con la leadership della comunità dei Cami, adesso presente in Parlamento, sulla situazione della quale Maurizio Turco e Marco Cappato, quando erano deputati europei, avevano presentato mozioni al Parlamento europeo, e sulle cui discriminazioni in Grecia il PR aveva presentato documenti anche alla Commissione diritti umani dell'Onu. Il deputato Shpetim Idrisi, del Partito per la Giustizia e l'Unità, membro della delegazione albanese all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e due suoi collaboratori, si sono iscritti al Partito Radicale. Idrisi, che ha tenuto una conferenza stampa con Perduca ieri mattina, parteciperà al Consiglio generale di Roma.
Sabato la delegazione radicale si è invece spostata in Kosovo dove, grazie a Bujiar Dugolli, ministro dell'Industria e già tra i leader del movimento studentesco, nonché iscritto radicale, Perduca e Nura hanno incontrato il presidente del Parlamento, Jakup Krasniqi, e il ministro per l'Integrazione europea, Besim Beqaj. Si sono iscritti per la prima volta al Partito Radicale anche Ismet Beqiri della Lega Democratica del Kosovo, presidente della Commissione Diritti umani e Pari opportunità del Parlamento, Naser Rugova, dirigente della Lega Democratica della Dardania, e la deputata Sula Gjylnaze dell'Alleanza per il Kosovo. La visita in Kosovo è proseguita con incontri con rappresentanti di organizzazioni non-governative e imprenditori. Domenica, nuovamente in Albania, la delegazione radicale ha avuto altre riunioni con rappresentati di maggioranza e opposizione incluso anche un incontro col vice-premier. I radicali hanno comoiuto anche una visita al carcere di Durazzo e hanno avuto un incontro con gli uiguri già detenuti a Guantanamo e poi rilasciati dalla eutorità statunitensi e che da tre anni sono ospitati dall'Albania.
domenica 7 marzo 2010
CROAZIA: A BRUXELLES LA PRIMA VISITA UFFICIALE DEL PRESIDENTE JOSIPOVIC
Nella sua prima visita ufficiale all’estero il neo presidente croato, oltre ai vertici dell'Unione Europea, ha incontrato le ong per i diritti umani nella sede di "Non c'è Pace senza Giustizia"
Di Marina Szikora (*)
Una occasione particolare e si puo’ dire tranquillamente un precedente quello della visita ufficiale di un capo di Stato nella capitale europea Bruxelles. Si e’ trattato del primo viaggio all’estero del neoeletto presidente della Croazia, Ivo Josipovic, due settimane dopo aver prestato giuramento e assunto ufficialmente il nuovo incarico succedendo l’ex presidente croato Stjepan Mesic. L’importantissimo obiettivo di Josipovic e’ stato quello di incontrare i vertici delle istituzioni europee, per primo Jerzy Busek, presidente del PE, giovedi’ 4 marzo e poi il giorno dopo, Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea e Herman Van Rompuyem, presidente del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio europeo ha dichiarato in questa occasione che la Croazia puo’ concludere i negoziati di adesione attualmente in corso entro quest’anno se riesce a soddisfare le condizioni necessarie. Ha rilevato che a tal proposito, la Croazia ha il pieno sostegno dell’Ue sottolineando anche l’importanza della cooperazione regionale e l’attuazione delle riforme. Il Presidente Josipovic ha espresso speranza di una nuova fase nella collaborazione con i paesi vicini. Ha sottolineato che sia il Governo che l’opposizione sono dedicati all’obiettivo dell’ingresso della Croazia nell’Ue e che ai cittadini bisogna spiegare i benefici dell’adesione.
Il nuovo capo dello Stato croato ha incontrato anche José Manuel Barroso. Con il presidente della Commissione europea Josipovic concorda che bisogna attuare le necessarie riforme, indipendentemente dal processo di adesione che si sta’ avvicinando alla sua fase finale. In merito all’attualissima delicata situazione interna relativa all’agricoltura e costruzione navale, Josipovic ha rilevato che le debolezze in questi settori sono problemi interni che non sono stati trattati e risolti da anni e che le riforme nell’agricoltura e costruzione navale sono indispensabili indipendentemente dall’accesso all’Ue. Ha sottolineato di essere certo che la privatizzazione dei cantieri navali sara’ effettuata nel modo di evitare che gli operai rimangano senza lavoro. Secondo Barroso una adesione accelerata della Croazia all’Ue e’ possibile ma anche molto impegnativa. Ha enfatizzato che finora e’ stato fatto molto e che dalla Croazia arrivano buoni segnali. Va sottolineato che di un totale di 33 capitoli di negoziati di adesione, la Croazia ne ha aperti finora 30 di cui 17 sono stati completamente chiusi.
Tra gli incontri del Presidente Josipovic ugualmente importante e indubbiamente particolare e’ stato quello svoltosi venerdi’ mattina con i rapppresentanti delle piu’ prestigiose organizzazioni nongovernative per i dirtitti umani con sede a Bruxelles. Josipovic si è incontrato con Louise Arbour, presidente di ICG, Nicolas Beger, direttore dell’Ufficio Ue, Amnesty International, Marino Busdachin, segretario generale di UNPO, Ivan Ivanov, direttore esecutivo di European Roma Information Office, Lotte Leicht, direttrice dell’ ufficio EU di HRW, Antoine Madelin, direttore per gli affari intergovernativi di FIDH e Marina Sikora, consigliere generale del PRNTT. L’evento e’ stato ospitato e presieduto da Niccolo’ Figa – Talamanca, segretario generale di Non C’e’ Pace Senza Giustizia nella sede di NPSG a Bruxelles. L’obiettivo di questo incontro a cui il Presdente Josipovic ha partecipato accompagnato dall’ambasciatore della missione croata presso l’Ue e dai suoi consiglieri per la politica estera e’ stato quello di discutere le nuove priorita’ della Croazia sul piano della promozione di diritti umani, lo stato di diritto e giustizia internazionale nonche’ le aspettative da parte delle organizzazioni nongovernative per i diritti umani dalla Croazia in particolare nella luce dell’inizio del mandato del nuovo presidente.
In occasione di questo importante appuntamento, Sergio Stanzani e Niccolo’ Figa-Talamanca, rispettivamente presidente e segretario generale di Non C’e’ Pace senza Justizia, hanno dichiarato: “NPSG e il Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito sono onorati di aver avuto l’opportunita’ di ospitare questo incontro con il Presidente Ivo Josipovic. Il fatto che il Presidente ha avuto tempo di incontrare i rappresentanti delle piu’ prestigiose organizzazioni nongovernative per i dieritti umani nell’ambito del suo primo viaggio a Bruxelles, e’ una testimonianza concreta alla sua visione politica di una piu’ forte leadership croata nell’affermazione dello stato di diritto, giustizia e diritti umani, sia a casa che all’estero. Il Presidente Josipovic ha dichiarato che le organizzazioni della societa’ civile hanno avuto e continuano ad avere un ruolo fondamentale nel processo di costruzione di una societa’ piu’ aperta e democratica ed e’ stato essenziale nel raggiungimento efficace dell’obiettivo della Croazia di indirizzare i crimini di guerra e crimini contro l’umanita’ che avevano colpito il Paese, contribuendo a condurre la Croazia verso la democrazia e lo stato di diritto nonche’ di ristabilire pace, stabilita’ e sviluppo in Europa sudorientale.
NPSG saluta l’appello del Presidente Josipovic a chiudere i conti con il passato e di aiutare gli sforzi del Governo a rimuovere i rimanenti ostacoli nel processo di negoziati di adesione della Croazia all’Ue rendendo possibile la conclusione definitiva del cammino della Croazia in quanto 28-esimo Stato membro dell’Ue entro il 2012”, conclude il comunicato di NPSG, l’organizzazione nongovernativa che insieme al PRNTT e in collaborazione con la missione croata presso l’Ue ha ospitato questo evento. Marina Sikora, consigliere generale del PRNTT, nel corso degli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni presenti all’incontro con Ivo Josipovic, ha voluto ricordare il contributo unico e straordinario di Marco Pannella e del PRT negli anni dell’atroce guerra contro la Croazia. A Capodanno del 1991, indossando la divisa croata, il leader radicale insieme ai suoi compagni si e’ recato ad Osijek, la citta’ croata sotto bombe ed attacchi delle forze militari serbe e da gandhiano nonviolento, senza armi, sulla prima linea di fronte ha chiamato l’attenzione della comunita’ internazionale di porre fine alla guerra sangunosa in ex Jugoslavia e di riconoscere immediatamente l’indipendenza della Croazia, Slovenia e BiH. Gia’ da allora, i leader radicali Marco Pannella, Emma Bonino e Sergio Stanzani avvertirono che la politica del regime Milosevic avrebbe condotto all’atroce guerra in BiH.
Per l’impegno dei radicali al riconoscimento dello Stato indipendente croato, su decisione dell’ex presidente croato Stjepan Mesic, Emma Bonino, Marco Pannella e Olivier Dupuis, all’epoca segretario del PRT, nel 2002 hanno ricevuto le piu’ alte onorificenze dello Stato croato che vengono attribuite agli stranieri per il loro contributo particolare alla Croazia. Le onorificenze sono state consegnate a nome del Presidente Mesic dall’allora ministro degli esteri croato, Tonino Picula. Marina Sikora ha rilevato anche l’importanza dell’amicizia politica tra i radicali e il neoeletto presidente croato Ivo Josipovic il quale in tutti gli anni delle sue attivita’ politiche ma anche attualmente e’ un forte sostenitore e promotore della societa’ civile. Le conoscenze risalgono ai tempi della Conferenza diplomatica svoltasi a Roma nel 1998 per l’istituzione della Corte Penale Permanente (ICC) quando Ivo Josipovic vi partecipo’ come membro – esperto di diritto internazionale della delegazione croata. Ricordiamo che Emma Bonino e il PRNTT ha sostenuto con una lettera di sostegno la candidatura di Josipovic alle elezioni presidenziali in cui Emma Bonino ha sottolineato l’importanza della scelta dei cittadini croati di un politico quale Ivo Josipovic, convinto europeista e fermo sostenitore dello stato di diritto, della giustizia e in particolare un politico il cui impegno principale vuole essere quello di lottare contro la corruzione e criminalita’ organizzata, uno dei requisiti indispensabili per l’ingresso della Croazia nell’Ue.
A quindici anni dalla guerra per l’indipendenza della Croazia, il nuovo presidente Ivo Josipovic tende la mano alla Serbia con la quale si dice pronto a girare pagina a condizioni concrete nel momento in cui i due Paesi guardano nella direzione verso l’Ue, scrive l’agenzia di stampa francese France presse che ha pubblicato una intervista con Ivo Josipovic. “Vogliamo migliorare le nostre relazioni, questo e’ uno degli obiettivi piu’ importanti del mio programma presidenziale” ha spiegato Josipovic nell’intervista durante la sua visita a Bruxelles. “I politici della Croazia e della Serbia devono impegnarsi piu’ attivamente a favore della riconciliazione perche’ le attuali generazioni non devono trasferire i problemi alle prossime generazioni, i problemi devono essere risolti una volta per sempre” valuta Josipovic. AFP rileva che il nuovo presidente croato sa di che cosa parla e ricorda che Josipovic e’ un esperto di diritto internazionale e uno degli autori dell’accusa per genocidio che la Croazia ha sollevato contro la Serbia dieci anni fa mentre la Serbia, lo scorso 4 gennaio ha presentato la controaccusa, sempre per genocidio alla Corte internazionale di Giustizia. Josipovic – aggiunge AFP – non esclude la possibilita’ che entrambi i Paesi alla fine ritirino le proprie accuse. “Questo dipendera’ dagli sforzi nella ricerca di soluzioni di altri problemi collegati con la guerra, con il destino delle persone scomparse, il patrimonio saccheggiato, i crimini di guerra” ha detto Josipovic esprimento anche soddisfazione per il fatto che “la Serbia ha cambiato la sua politica e ha iniziato a collaborare nella ricerca di criminali di guerra latitanti”.
(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione di una parte della corrispondenza andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est del 6 marzo
Di Marina Szikora (*)
Una occasione particolare e si puo’ dire tranquillamente un precedente quello della visita ufficiale di un capo di Stato nella capitale europea Bruxelles. Si e’ trattato del primo viaggio all’estero del neoeletto presidente della Croazia, Ivo Josipovic, due settimane dopo aver prestato giuramento e assunto ufficialmente il nuovo incarico succedendo l’ex presidente croato Stjepan Mesic. L’importantissimo obiettivo di Josipovic e’ stato quello di incontrare i vertici delle istituzioni europee, per primo Jerzy Busek, presidente del PE, giovedi’ 4 marzo e poi il giorno dopo, Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea e Herman Van Rompuyem, presidente del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio europeo ha dichiarato in questa occasione che la Croazia puo’ concludere i negoziati di adesione attualmente in corso entro quest’anno se riesce a soddisfare le condizioni necessarie. Ha rilevato che a tal proposito, la Croazia ha il pieno sostegno dell’Ue sottolineando anche l’importanza della cooperazione regionale e l’attuazione delle riforme. Il Presidente Josipovic ha espresso speranza di una nuova fase nella collaborazione con i paesi vicini. Ha sottolineato che sia il Governo che l’opposizione sono dedicati all’obiettivo dell’ingresso della Croazia nell’Ue e che ai cittadini bisogna spiegare i benefici dell’adesione.
Il nuovo capo dello Stato croato ha incontrato anche José Manuel Barroso. Con il presidente della Commissione europea Josipovic concorda che bisogna attuare le necessarie riforme, indipendentemente dal processo di adesione che si sta’ avvicinando alla sua fase finale. In merito all’attualissima delicata situazione interna relativa all’agricoltura e costruzione navale, Josipovic ha rilevato che le debolezze in questi settori sono problemi interni che non sono stati trattati e risolti da anni e che le riforme nell’agricoltura e costruzione navale sono indispensabili indipendentemente dall’accesso all’Ue. Ha sottolineato di essere certo che la privatizzazione dei cantieri navali sara’ effettuata nel modo di evitare che gli operai rimangano senza lavoro. Secondo Barroso una adesione accelerata della Croazia all’Ue e’ possibile ma anche molto impegnativa. Ha enfatizzato che finora e’ stato fatto molto e che dalla Croazia arrivano buoni segnali. Va sottolineato che di un totale di 33 capitoli di negoziati di adesione, la Croazia ne ha aperti finora 30 di cui 17 sono stati completamente chiusi.
Tra gli incontri del Presidente Josipovic ugualmente importante e indubbiamente particolare e’ stato quello svoltosi venerdi’ mattina con i rapppresentanti delle piu’ prestigiose organizzazioni nongovernative per i dirtitti umani con sede a Bruxelles. Josipovic si è incontrato con Louise Arbour, presidente di ICG, Nicolas Beger, direttore dell’Ufficio Ue, Amnesty International, Marino Busdachin, segretario generale di UNPO, Ivan Ivanov, direttore esecutivo di European Roma Information Office, Lotte Leicht, direttrice dell’ ufficio EU di HRW, Antoine Madelin, direttore per gli affari intergovernativi di FIDH e Marina Sikora, consigliere generale del PRNTT. L’evento e’ stato ospitato e presieduto da Niccolo’ Figa – Talamanca, segretario generale di Non C’e’ Pace Senza Giustizia nella sede di NPSG a Bruxelles. L’obiettivo di questo incontro a cui il Presdente Josipovic ha partecipato accompagnato dall’ambasciatore della missione croata presso l’Ue e dai suoi consiglieri per la politica estera e’ stato quello di discutere le nuove priorita’ della Croazia sul piano della promozione di diritti umani, lo stato di diritto e giustizia internazionale nonche’ le aspettative da parte delle organizzazioni nongovernative per i diritti umani dalla Croazia in particolare nella luce dell’inizio del mandato del nuovo presidente.
In occasione di questo importante appuntamento, Sergio Stanzani e Niccolo’ Figa-Talamanca, rispettivamente presidente e segretario generale di Non C’e’ Pace senza Justizia, hanno dichiarato: “NPSG e il Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito sono onorati di aver avuto l’opportunita’ di ospitare questo incontro con il Presidente Ivo Josipovic. Il fatto che il Presidente ha avuto tempo di incontrare i rappresentanti delle piu’ prestigiose organizzazioni nongovernative per i dieritti umani nell’ambito del suo primo viaggio a Bruxelles, e’ una testimonianza concreta alla sua visione politica di una piu’ forte leadership croata nell’affermazione dello stato di diritto, giustizia e diritti umani, sia a casa che all’estero. Il Presidente Josipovic ha dichiarato che le organizzazioni della societa’ civile hanno avuto e continuano ad avere un ruolo fondamentale nel processo di costruzione di una societa’ piu’ aperta e democratica ed e’ stato essenziale nel raggiungimento efficace dell’obiettivo della Croazia di indirizzare i crimini di guerra e crimini contro l’umanita’ che avevano colpito il Paese, contribuendo a condurre la Croazia verso la democrazia e lo stato di diritto nonche’ di ristabilire pace, stabilita’ e sviluppo in Europa sudorientale.
NPSG saluta l’appello del Presidente Josipovic a chiudere i conti con il passato e di aiutare gli sforzi del Governo a rimuovere i rimanenti ostacoli nel processo di negoziati di adesione della Croazia all’Ue rendendo possibile la conclusione definitiva del cammino della Croazia in quanto 28-esimo Stato membro dell’Ue entro il 2012”, conclude il comunicato di NPSG, l’organizzazione nongovernativa che insieme al PRNTT e in collaborazione con la missione croata presso l’Ue ha ospitato questo evento. Marina Sikora, consigliere generale del PRNTT, nel corso degli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni presenti all’incontro con Ivo Josipovic, ha voluto ricordare il contributo unico e straordinario di Marco Pannella e del PRT negli anni dell’atroce guerra contro la Croazia. A Capodanno del 1991, indossando la divisa croata, il leader radicale insieme ai suoi compagni si e’ recato ad Osijek, la citta’ croata sotto bombe ed attacchi delle forze militari serbe e da gandhiano nonviolento, senza armi, sulla prima linea di fronte ha chiamato l’attenzione della comunita’ internazionale di porre fine alla guerra sangunosa in ex Jugoslavia e di riconoscere immediatamente l’indipendenza della Croazia, Slovenia e BiH. Gia’ da allora, i leader radicali Marco Pannella, Emma Bonino e Sergio Stanzani avvertirono che la politica del regime Milosevic avrebbe condotto all’atroce guerra in BiH.
Per l’impegno dei radicali al riconoscimento dello Stato indipendente croato, su decisione dell’ex presidente croato Stjepan Mesic, Emma Bonino, Marco Pannella e Olivier Dupuis, all’epoca segretario del PRT, nel 2002 hanno ricevuto le piu’ alte onorificenze dello Stato croato che vengono attribuite agli stranieri per il loro contributo particolare alla Croazia. Le onorificenze sono state consegnate a nome del Presidente Mesic dall’allora ministro degli esteri croato, Tonino Picula. Marina Sikora ha rilevato anche l’importanza dell’amicizia politica tra i radicali e il neoeletto presidente croato Ivo Josipovic il quale in tutti gli anni delle sue attivita’ politiche ma anche attualmente e’ un forte sostenitore e promotore della societa’ civile. Le conoscenze risalgono ai tempi della Conferenza diplomatica svoltasi a Roma nel 1998 per l’istituzione della Corte Penale Permanente (ICC) quando Ivo Josipovic vi partecipo’ come membro – esperto di diritto internazionale della delegazione croata. Ricordiamo che Emma Bonino e il PRNTT ha sostenuto con una lettera di sostegno la candidatura di Josipovic alle elezioni presidenziali in cui Emma Bonino ha sottolineato l’importanza della scelta dei cittadini croati di un politico quale Ivo Josipovic, convinto europeista e fermo sostenitore dello stato di diritto, della giustizia e in particolare un politico il cui impegno principale vuole essere quello di lottare contro la corruzione e criminalita’ organizzata, uno dei requisiti indispensabili per l’ingresso della Croazia nell’Ue.
A quindici anni dalla guerra per l’indipendenza della Croazia, il nuovo presidente Ivo Josipovic tende la mano alla Serbia con la quale si dice pronto a girare pagina a condizioni concrete nel momento in cui i due Paesi guardano nella direzione verso l’Ue, scrive l’agenzia di stampa francese France presse che ha pubblicato una intervista con Ivo Josipovic. “Vogliamo migliorare le nostre relazioni, questo e’ uno degli obiettivi piu’ importanti del mio programma presidenziale” ha spiegato Josipovic nell’intervista durante la sua visita a Bruxelles. “I politici della Croazia e della Serbia devono impegnarsi piu’ attivamente a favore della riconciliazione perche’ le attuali generazioni non devono trasferire i problemi alle prossime generazioni, i problemi devono essere risolti una volta per sempre” valuta Josipovic. AFP rileva che il nuovo presidente croato sa di che cosa parla e ricorda che Josipovic e’ un esperto di diritto internazionale e uno degli autori dell’accusa per genocidio che la Croazia ha sollevato contro la Serbia dieci anni fa mentre la Serbia, lo scorso 4 gennaio ha presentato la controaccusa, sempre per genocidio alla Corte internazionale di Giustizia. Josipovic – aggiunge AFP – non esclude la possibilita’ che entrambi i Paesi alla fine ritirino le proprie accuse. “Questo dipendera’ dagli sforzi nella ricerca di soluzioni di altri problemi collegati con la guerra, con il destino delle persone scomparse, il patrimonio saccheggiato, i crimini di guerra” ha detto Josipovic esprimento anche soddisfazione per il fatto che “la Serbia ha cambiato la sua politica e ha iniziato a collaborare nella ricerca di criminali di guerra latitanti”.
(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione di una parte della corrispondenza andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est del 6 marzo
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