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giovedì 10 aprile 2014

IL PRESIDENTE DELLA SERBIA FERMAMENTE CONTRARIO AD OGNI RICONOSCIMENTO DEL KOSOVO

Di Marina Szikora
Dopo la formazione del nuovo governo serbo, non ci sara’ nessun cambiamento nel dialogo con Priština, ha assicurato il capo dello stato serbo, Tomislav Nikolić in una lunga intervista al quotidiano austriaco ‘Die Presse’. Ma se l’Unione Europea decidera’ di accogliere la Serbia senza il Kosovo in quanto sua parte integrale, allora cio’ vuol dire che l’UE non vuole nemmeno la Serbia tra i suoi stati membri, e’ l’opinione del presidente Nikolić. Significherebbe che l’UE non accoglierebbe la Serbia nella forma in cui questo paese e’ membro delle Nazioni Unite, avverte Nikolić e risponde cosi’ al giudizio che nel momento dell’ingresso della Serbia nell’UE le divergenze sullo status del Kosovo potrebbero diventare un problema relativo al territorio con il quale la Serbia aderirebbe all’Unione. “Ai nostri diplomatici abbiamo acconsentito di partecipare alle conferenze alle quali sono invitati anche gli albanesi kosovari. Siamo pronti a dare al Kosovo una vasta autonomia, ma non di piu’. L’indipendenza del Kosovo non la possiamo riconoscere quali che siano le conseguenze”, ha ribadito Nikolić ricordando che molti stati membri delle Nazioni Unite non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.

Per quanto riguarda la domanda se la Serbia riconoscera’ l'annessione della Crimea da parte della Russia, il capo dello stato  serbo ha risposto che la Serbia ha relazioni molto buone sia con l’Unione uropea che con la Russia. La Serbia, secondo Nikolić, non puo’ fare a meno dell’UE ed e’ per questo che si impegna a diventarne stato membro, ma al tempo stesso, la Serbia non puo’ nemmeno senza la Russia poiche’ il mercato che offre la Russia e’ molto importante per la Serbia. “Non ci intrometteremo nella politica dei grandi e ci impegniamo per il rispetto del diritto internazionale e per uguali regole per tutti”, ha precisato il presidente serbo. Secondo Nikolić adesso saremo testimoni di ulteriori tendenze separatiste anche in Europa.

Ha ricordato inoltre che gli stati europei, contrariamente al diritto internazionale, nel 1999 insieme agli Stati Uniti hanno bombardato la Serbia e ha aggiunto che la violazione dei diritti umani non rappresenta nessun “casus belli” rispetto a quello che e’ stabilito come base della civilizzazione moderna. Nikolić ha ricordato anche che centinaia di migliaia serbi sono stati uccisi da parte degli albanesi in Kosovo. Ma all’affermazione che in Kosovo sono state incendiate moschee e cacciati via oltre decine migliaia di persone da parte delle forze serbe, Nikolić valuta che si e’ trattato soltanto di pretesti per l’intervento. Rilevando di non voler giustificare i crimini di guerra, il presidente della Serbia ha ricordato pero’ che dal Kosovo sono stati cacciati via 200.000 serbi di cui 1300 sono considerati a tutt’oggi scomparsi. I responsabili per i crimini di guerra serbi si sono trovati davanti al Tribunale dell’Aja e molti sono stati condannati, ha detto Nikolić, mentre gli albanesi kosovari sono stati assolti soltanto perche’ i serbi possano essere considerati colpevoli.

Il testo è tratto dal testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 24 ottobre 2013

IVO JOSIPOVIĆ A BELGRADO: E' INIZIATO IL DISGELO TRA CROAZIA E SERBIA?

Josipovic e Nikolic a Belgrado  (Foto Oliver Bunic)
Di Marina Szikora [*]
Le relazioni tra Croazia e Serbia sono appesantite da numerose questioni aperte ma negli ultimi tempi è stato raggiunto comunque un serio avanzamento nella collaborazione. Questa la valutazione espressa a Belgrado dai due presidenti, Ivo Josipović e Tomislav Nikolić. Settimana scorsa quindi, la visita di stato del presidente croato a Belgrado, dopo che un anno e mezzo fa l’ex ultranazionalista radicale serbo Tomislav Nikolić è diventato presidente della Serbia. Ivo Josipović si è rifiutato a lungo di compiere questa visita a causa della retorica controversa del suo collega serbo il quale appena eletto alla presidenza serba ha dichiarato che Vukovar, la città martire della guerra contro la Croazia, è in effetti città serba, che i croati non ci devono tornare e in più che a Srebrenica non èstato compiuto nessun genocidio. Con il tempo, queste posizioni sono state in qualche modo corrette e chiarite e i due presidenti hanno avuto occasione di incontrarsi ai margini di alcuni appuntamenti internazionali.

La valutazione generale dei tanti media che hanno seguito con attenzione questo incontro è che non si è avuto nessun accordo concreto rispetto alle tante questioni aperte, ma che almeno sono state messe sul tavolo come agenda di colloqui. Spetta ai due governi di procedere verso le necessarie soluzione. Il cammino sarà però lungo e sicuramente non facile. Per la Croazia il problema principale restano le persone scomparse di cui tutt’oggi non si sa il destino. La Serbia invece insiste che la Croazia ritiri le denunce per genocidio presentate davanti alla Corte internazionale di giustizia. Anche la Serbia, a seguito della mossa croata, ha fatto causa per lo stesso motivo contro la Croazia, ma per Zagabria le condizioni per il ritiro di queste denunce non sono maturate e si prosegue con la causa.

Il presidente Josipović si è detto comunque soddisfatto di questa visita, constatando che in certi settori sono stati fatti progressi seri e questo è il segno che Croazia e Serbia possono fare insieme molto meglio. Josipović ha aggiunto che gli imprenditori croati e serbi, gli scienziati, gli artisti e gli sportivi collaborano molto meglio della politica. Per il suo ospite serbo, Tomislav Nikolić, con l’incontro avvenuto, le relazioni tra Croazia e Serbia hanno ottenuto una nuova dimensione e si è detto pronto, insieme al suo collega croato, a dare pieno sostegno ai rispettivi governi per risolvere le questioni aperte e migliorare la collaborazione bilaterale e regionale.

Per Nikolić, le accuse per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja appesantiscono inutilmente le relazioni. E per il capo dello stato serbo, la guerra di aggressione contro la Croazia, così come detto, rappresenta soltanto “una lite di confine tra due vicini”. Nikolić ha puntato anche sugli “incidenti etnici e le parole di odio” che sono esplosi ultimamente, riferendosi alla distruzione delle scritte bilingui a Vukovar e in alcune altre città in Croazia. Replicando, Josipović ha rilevato che la parte croata, vale a dire il governo, il parlamento e lui stesso sono pienamente decisi a far rispettare l’attuazione della legge costituzionale sui diritti delle minoranze.

Per il presidente croato cruciale invece la questione delle persone scomparse, un problema morale e giuridico, ricordando che la Croazia oggi cerca ancora 1689 persone scomparse. Irrisolta anche la questione della secessione e il problema del confine statale. Quanto alla questione del diritto delle minoranze e profughi, Josipović ha ricordato che “dei circa 40.000 croati che hanno dovuto fuggire dalla Serbia, oggi sono tornate soltanto una decina di famiglie”.

Incontrando la minoranza croata in Vojvodina i due presidenti hanno concordato che le comunità delle minoranze, sia i croati in Serbia che i serbi in Croazia, rappresentano una ricchezza e che contribuiscono ai legami reciproci. “Penso che per i cittadini della Serbia e Croazia, ma anche per i cittadini della regione, nonché per tutta l’Europa, sia un segno eccezionale che la Serbia e la Croazia possono lasciare quello che le aveva diviso per creare una nova storia dei propri popoli”, ha detto Nikolić aggiungendo che “ci sono stati eventi tragici nella nostra storia che non devono ripetersi mai più”.

Ospite ad una trasmissione della radiotelevisione serba, il presidente Josipović ha rilevato che tra Serbia e Croazia è necessario costruire una nuova fiducia, questo il compito più importante ma anche il lavoro più difficile. Quanto alla possibilità del ritiro delle accuse di genocidio, il capo dello stato croato ha sottolineato che “il governo croato sulla questione non ha detto né sì né no, perché si tratta di una decisione delicata”.

Per la prima volta un presidente croato si è rivolto anche ai deputati del Parlamento serbo. Nel suo intervento Josipović ha detto che i due popoli ed i due stati sono collegati ma anche divisi dalla comune storia complessa nel corso della quale si sono scambiati periodi di collaborazione e di conflitto. Si è appellato a porre fine al costante ritorno nel passato citando le parole del premier serbo Zoran Đinđić, assassinato nel 2003: “Il nostro dovere è la vita di oggi e domani”. Puntando sulle vicende di guerra, il presidente croato ha detto che la Croazia ha passato “un calvario che ricorda come lotta per la sopravvivenza ed indipendenza”, si è detto consapevole che le due parti valutano diversamente le circostanze del passato, ma ha rilevato come l'unica via giusta sia quella di condannare ogni crimine, perché “soltanto così possiamo mandare un messaggio alle future generazioni che i crimini non devono ripetersi da nessuna parte”.

“E’ nostro primo dovere rispettare le vittime innocenti. Bisogna essere uomini e capire il sacrificio degli altri anche dei recenti nemici, andare nei luoghi di sofferenza e chiedere scusa”, ha detto Josipović aggiungendo che non ci sono ostacoli politici per il ritorno dei serbi in Croazia e per il ritorno dei profughi croati in Serbia ma bisogna assicurare loro il diritto all’abitazione e alla restituzione dei beni: “In Croazia siamo consapevoli di questa responsabilità”, ha detto Josipovic rilevando che entrambe le parti sono altrettanto responsabili per quanto riguarda la realtà in cui continuano ad esserci discriminazione, incitamento alla segregazione e parole di odio. Bisogna cercare partenariato nei valori europei, è stato il messaggio del presidente croato in cui ha rilevato anche l’importanza dell’Europa e delle integrazioni europee.

Tutto sommato, come abbiamo detto, sono molte le questioni messe sul tavolo e per le quali ci vorrà molto tempo e molta buona volontà per arrivare ad una soluzione e al loro superamento. Alcuni hanno definito questo incontro come il segno del disgelo nelle relazioni tra Zagabria e Belgrado, ma saranno poi i prossimi passi concreti a dire se sarà davvero così.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 24 ottobre a Radio Radicale

giovedì 9 maggio 2013

KOSOVO, NIKOLIĆ A TEL AVIV: ”NON RICONOSCEREMO MAI L'INDIPENDENZA”

Il presidente serbo Tomislav Nikolic
di Marina Szikora [*]
Da Tel Aviv, dove settimana scorsa si e' trovato in visita ufficiale, il presidente della Serbia Tomislav Nikolić ha dichiarato per il giornale israeliano JerusalemPost che il Kosovo non sara' mai uno stato poiche' non lo puo' diventare senza l'accordo della Serbia. Nikolić ha sottolineato di sapere che la Serbia sara' esposta a terribili pressioni di riconoscere il Kosovo ma loro non lo faranno mai. Secondo Nikolić questa pressione e' di "natura economica". "Naturalmente, l'Ue dira' che se noi riconosciamo il Kosovo, i nostri figli avranno un futuro migliore. Ma noi non lo possiamo fare. Non si tratta di nazionalismo, non si tratta di odio. Si tratta di amore verso il nostro popolo, verso il nostro paese", ha rilevato il capo dello stato serbo.

Facendo riferimento al recente accordo di Bruxelles con Priština, Nikolić ha detto: "Abbiamo dovuto affrontare il dilemma se essere in un costante conflitto con gli albanesi oppure risolvere la questione. Non avevamo molto potere nelle nostre mani. Avevamo buoni argomenti e la giustizia dalla nostra parte, ma i media internazionali appoggiano gli albanesi molto apertamente", ha precisato il presidente serbo aggiungendo che il popolo serbo era costretto, con il passare degli anni, ad abbandonare il Kosovo e se si permeterebbe di continuare cosi', un giorno forse si sveglierebbero e capirebbero che li' non ci sono piu' i serbi. Per questo, ha spiegato Nikolić, la decisione e' stata quella di alzare i negoziati con Priština al livello piu' alto possibile.

Sempre nell'intervista al giornale israeliano, il capo dello stato serbo ha precisato che adesso non si conduce una guerra ma ci sono i colloqui e che lui stesso ha scritto una lettera a diversi paesi per spiegare che i negoziati non rappresentano il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Ha rilevato che ai serbi del Kosovo loro hanno garantito molti piu' diritti rispetto a quelli che avevano nel passato. Alla domanda giornalistica se con il riconoscimento del Kosovo indipendente, parte della Serbia sovrana, i paesi occidentali creano un precedente pericoloso e incoraggiano diversi movimenti separatisti in Europa, Nikolić ha risposto che l'Occidente e' stato avvertito di questa possibilita': "E' facile schiacciare la Serbia usando la forza, ma cosa faranno se intere civilizzazioni europee inizino a dissolversi. Oppure se i paesi multiculturali inizino a dividersi lungo linee etniche?".

Parlando del Tribunale dell'Aja, Nikolić ha detto che la Serbia ha estradato 46 persone, ivi inclusi due presidenti, diversi ministri, tre capi dell'esercito e alcuni generali militari e di polizia. Il Tribunale ha pronunciato le sentenze che tutte insieme sono oltre 1150 anni di carcere per i serbi, mentre quelli che hanno commesso crimini contro i serbi sono stati condannati in tutto ad appena 50 anni di prigione. Il presidente serbo non ha mancato come sempre a ricordare la cifra di oltre 300.000 serbi profughi e costretti ad abbandonare la Croazia ai quali non e' stato ancora consentito di fare ritorno, mentre la Croazia, punta Nikolić, adesso entra nell'Ue. "Qualcuno deve essere il colpevole e chi ne e' colpevole? Impossibile che un numero cosi' grande di crimini sia stato commesso e che nessuno ne abbia la colpa", ha concluso Nikolić.

D'altra parte, l'uomo che si dice essere attualmente il politico piu' forte in Serbia, il vicepremier Aleksandar Vučić, afferma che non e' stato ancora precisato che cosa deve fare la Serbia entro giugno ma e' certo che bisognera' iniziare ad implementare l'accordo di Bruxelles."Sapete, vi danno una bozza di piano di implementazione che non ha niente a che fare con quello che c'e' scritto nell'accordo. Questo piano e' un "non paper", non esiste, e' un desiderio albanese, come molti altri che non sono entrati nell'accordo" ha spiegato Vučić nell'intervista dell'edizione pasquale (Pasqua ortodossa) del giornale serbo "Alo". Vučić ha ribadito che ci sono tutti i meccanismi di questo mondo per implementare l'accordo di Bruxelles ma i vertici serbi vogliono parlare e concordare con il proprio popolo.

"Le scadenze sono brevi, il tempo scorre ed i serbi al nord del Kosovo devono sapere che l'intera Serbia dipende anche dai loro comportamenti e non soltanto dai nostri. Non permetteremo che a causa di qualunque indecisione danneggiamo la possibilita' per il progresso e la modernizzazione, ha detto il vicepremier. Alla domanda cosa fara' se la Corte Costituzionale concludera' che l'accordo di Bruxelles e' anticostituzionale, Vučić ha risposto: "Rispetteremo qualsiasi decisione della corte ma in questo caso dobbiamo tutti dimetterci dal Governo poiche' cio' significherebbe che abbiamo agito contro la nostra Costituzione".


venerdì 26 aprile 2013

SREBRENICA: NIKOLIC CHIEDE SCUSA PER I CRIMINI DI GUERRA E PERDONO PER LA SERBIA


Il Presidente della Serbia Tomislav Nikolić ha chiesto scuse per i crimini che a nome della Serbia ha commesso qualsiasi rappresentante del popolo serbo e in una intervista alla televisione della Bosnia Erzegovina (BHT), ripresa dai media serbi, ha chiesto perdono per la Serbia a causa dei crimini commessi a Srebrenica annunciando che renderà' omaggio personalmente alle vittime. "Mi inginocchio e chiedo grazia per la Serbia a causa dei crimini che sono stati commessi a Srebrenica. Mi scuso per i crimini che a nome del nostro paese e nostro popolo ha commesso qualsiasi individuo del nostro popolo", ha detto tra l'altro Nikolić nell'intervista alla BHT, senza però qualificare i crimini commessi a Srebrenica come genocidio.

Nikolić ha incontrato martedì 23 aprile a Belgrado i membri della presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegović e Nebojša Radmanović: la valutazione comune è stata che non ci debbano essere più divergenze e incomprensioni e che i due paesi d'ora in poi dovranno essere collegati più strettamente affinché non si ripetano mai più le esperienze tragiche del 20esimo secolo. Secondo il portale Internet di Sarajevo Klix.ba, Nikolić ha dichiarato di considerare i serbi della Republika Srpska come bosniaci, anche se alcuni di loro non amano essere chiamati così. Secondo Klix.ba Nikolic ha annunciato l'intenzione di visitare presto Srebrenica, anche se questa parte dell'intervista non è contenuta negli estratti ripresi dai media.

Il membro croato della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, Željko Komšić, si è invece rifiutato di recarsi in Serbia a causa del discorso tenuto da Nikolic all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite relativo al lavoro del Tribunale dell'Aja. Secondo Komšić si è trattato di un discorso  inappropriato che rappresenta un'intromissione negli affari interni della Bosnia Erzegovina. All'incontro con Radmanović e Izetbegović, il presidente serbo ha espresso speranza di poter stabilire una comunicazione con Komšić e che non venga annullato il previsto vertice tra Bosnia Erzegovina e Serbia.


La trasmissione integrale dell'intervista di Nikolic alla televisione della Bosnia Erzegovina è prevista per il prossimo 7 maggio.

[Con la collaborazione di Marina Szikora]


giovedì 8 novembre 2012

TOMISLAV NIKOLIĆ PRONTO AD INCONTRARE IL PRESIDENTE CROATO

Il presidente serbo Tomislav Nikolic
Uno degli aspetti che ha caratterizzato la presidenza di Boris Tadic è stata senza dubbio la volontà di avere relazioni amichevoli tra la Serbia e gli altri Paesi dell'ex Jugoslavia, in particolare con la Croazia. Uno sforzo, quest'ultimo, che ha trovato una risposta positiva a Zagabria con l'arrivo alla presidenza di Ivo Josipovic e che ha portato anche a iniziative comuni importanti su una questione sempre delicatissima come quella dei crimini commessi durante le guerre degli anni '90. Le prime dichiarazioni pubbliche di Tomislav Nikolic, al contrario, non hanno giovato ad consolidare un clima di reciproca fiducia nella regione. Ora, però il neo presidente serbo sembra voler in qualche modo recuperare un'immagine e si dice pronto ad incontrare il suo omologo croato. Qui di seguito il pezzo di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'8 novembre a Radio Radicale.

Il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić ha dichiarato che con i suoi commenti e valutazioni "ha fatto arrabbiare molti nella regione", ma ha espresso la sua disponibilità ad incontrare il presidente croato Ivo Josipović "appena Zagabria esprimera' il desiderio di realizzare questo incontro".
In una lunga intervista alla televisione statale serba RTS, Nikolić ha detto tra l'altro che da quando ha assunto l'incarico di presidente della Serbia molti hanno misurato tutto quello che aveva detto e tra questo anche le sue dichiarazioni relative a Vukovar, quando ha affermato che questa e' stata "una citta' a maggioranza serba". Nikolić ha aggiunto di aver detto allo stesso tempo che lui riconosce la Croazia nei suoi confini internazionalmente riconosciuti e di non capire perche' adesso qualcuno debba essere arrabbiato.
Commentando anche la sua recente dichiarazione ai media macedoni che "nella comunita' internazionale hanno mentito quando avevano detto che non si sta creando la Grande Albania", Nikolić ha sottolineato che non si puo' nascondere il fatto che si stanno cancellando i confini tra Kosovo e Albania.
"Il problema esiste, si diffondera' almeno su quattro Paesi, ma forse non riconosciamo nemmeno la mappa dei Paesi balcanici. Sono preoccupato perche' si sta creando un grande stato albanese nei Balcani", ha precisato Nikolić


giovedì 1 novembre 2012

HILLARY CLINTON E CATHERINE ASHTON A BELGRADO

Ashton, Clinton, Nikolic e Dacic a Belgrado (Foto Beta)

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale [*]
Al centro dell'attenzione in Serbia questa settimana, senza dubbio, e' la visita ufficiale a Belgrado del segretario di stato americano, Hillary Clinton. In piu', oltre alla capo della diplomazia americana, a Belgrado e' giunta anche Catherine Ashton, alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza. Le due rappresentanti di Washington e Bruxelles hanno il compito di sollecitare i vertici serbi a proseguire il dialogo con Priština ed attuare passi concreti che acconsentiranno l'avanzamento della Serbia sul suo cammino verso l'Ue. I temi di discussione non sono per niente facili ma nonostante questo, Belgrado si aspetta appoggio e incoraggiamento sia da parte degli Stati Uniti che da parte dell'Ue, scrive il quotidiano serbo 'Blic'. Si sottolinea inoltre che questa in effetti e' la visita di congedo del segretario di stato americano prima delle elezioni negli Stati Uniti il prossimo 6 novembre poiche' Hillary Clinton ha annunciato il suo ritiro dalla politica attiva. Oltre a Belgrado e Priština, le due alte diplomatiche si recheranno anche a Sarajevo. La visita a Belgrado accade dopo il recente incontro Dačić-Thaci a Bruxelles e in vista dell'annunciata piattaforma per il Kosovo da parte dei vertici serbi. Per il premier serbo, Ivica Dačić, la visita delle due persone piu' importanti della politica estera mondiale significa soltanto buone notizie. Hillary Clinton non arriva con minacce e ultimatum, si e' detto convinto Dačić puntando anche sul fatto che "nessuno compierebbe una riunione negativa soltanto alcuni giorni prima delle elezioni nel proprio paese". Secondo l'ambasciatore americano in Serbia, gli Stati Uniti e l'Ue hanno lo stesso approccio per quanto riguarda il futuro della Serbia.

Per il Partito Democratico della Serbia dell'ex premier Vojislav Koštunica, l'arrivo della Clinton ed Ashton, rappresenta una pressione sulla Serbia per concludere il processo di riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Secondo gli analisti politici in Serbia invece, la visita delle due massime rappresentanti della politica estera a Belgrado, Priština e Sarajevo rappresenta un certo messaggio e l'appoggio americano alle integrazioni europee di tutti i Balcani Occidentali. Per l'avanzamento di Belgrado verso l'Ue e' cruciale la normalizzazione delle relazioni con Priština e alcuni media serbi negli ultimi giorni, come abbiamo gia' menzionato precedentemente, speculano che Belgrado per certe concessioni relative al Kosovo potrebbe ottenere una data "condizionata" per l'inizio dei negoziati di adesioni all'Ue, forse gia' entro l'anno. Da aggiungere anche che settimana scorsa, a Belgrado si e' recato anche il capo del Foreign Office britannico, William Hague il quale aveva indicato concretamente che i prossimi passi di Belgrado devono essere l'attuazione degli accordi precedentemente raggiunti con Priština, l'eliminazione delle strutture di sicurezza parallele in Kosovo e la trasparenza delle strutture parallele sanitarie ed educative.

Una delle richieste di Hillary Clinton a Belgrado e' il trasferimento del dialogo sul Kosovo anche al livello presidenziale, quindi protagonisti dei colloqui dovrebbero essere anche Tomislav Nikolić e Atifeta Jahjaga. Inoltre, le aspettative di Bruxelles sono la riunione a novembre di un gruppo di lavoro a livello ministeriale e l'inizio della soluzione concreta dei problemi nel settore delle telecomunicazioni ed energetica. Sia l'Ue che gli Stati Uniti vogliono vedere le buone intenzioni nella soluzione dei problemi e proposte concrete. L'Ue ma anche gli Stati Uniti, scrive il 'Blic' serbo, si aspettano che entro la fine dell'anno il Parlamento serbo approvi un documento che potrebbe essere una dichiarazione o strategia alla base del quale il dialogo con Priština sarebbe spontaneo e desiderabile. L'Ue e gli Stati Uniti si aspettano dei passi avanti concreti nell'amministrazione integrale del confine. Le aspettative e gli adempimenti devono essere percepiti non soltanto come positivi per la Serbia bensi' per tutta la regione. Sempre secondo le fonti di 'Blic', Bruxelles vuole vedere anche una strategia nel settore della giustizia, soprattutto quella che riguarda la rete dei tribunali in Serbia.

L'incontro delle alte rappresentanti americana ed europea con il premier Ivica Dačić e' iniziato nel pomeriggio di martedi', un incontro a porte chiuse dopo di che il premier serbo si e' rivolto ai media. Nel suo intervento, Dačić ha ripetuto che Hillary Clinton e Catherine Ashton non sono arrivate a Belgrado per porre degli ultimatum o nuove condizioni ma per discutere di temi di importanza vitale per la Serbia, vale a dire il proseguimento e l'acceleramento delle integrazioni europee e l'adempimento dei criteri per ottenere la data dell'inizio dei negoziati di adesione. Il premier serbo ha precisato che le condizioni da adempiere sono le riforme interne e relazioni visibili e sostenibili tra Belgrado e Priština. Dačić ha ribadito che la Serbia non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo e che ne' l'Ue ne' gli Stati Uniti non devono costringerla di farlo. Pero' si fara' di tutto per normalizzare le relazioni con Priština a fin dell'integrazione comune nell'Ue.
Secondo l'alta rappresentante dell'Ue, Catherine Ashton il futuro della Serbia e' nell'Ue e ha constatato che e' stato compiuto un avanzamento significativo e che la Serbia e' diventata paese candidato. Ha sottolineato che e' buono sia per la Serbia che per il Kosovo procedere sulla via dei negoziati e ha salutato particolarmente l'incontro Dačić-Thaci svoltosi recentemente a Bruxelles. Una simile riunione dovrebbe ripetersi prossimamente, ha detto Ashton.

Hillary Clinton da parte sua ha spiegato ai giornalisti che la riunione di Belgrado e' la continuazione delle consultazioni che aveva iniziato con il presidente Nikolić a New York. "E' importante che la gente in Serbia sappia che noi negli Stati Uniti siamo impegnati sulla via europea della Serbia e che appoggiamo il dialogo tra Belgrado e Priština" ha detto Hillary Clinton aggiungendo che gli Stati Uniti si appellano alle due parti di attuare gli accordi raggiunti. Ha ripetuto quanto detto anche da Catherine Ashton che non si aspetta che Belgrado riconosca il Kosovo ma che il dialogo e' un invito ad avanzare nelle relazioni tra le due parti. Clinton ha detto che il Kosovo e' uno stato indipendente, che i confini in Europa non verranno cambiati ma si puo' cambiare molto quando si tratta del miglioramento della vita dei cittadini. Con le massime misure di sicurezza che hanno accompagnato la visita delle due rappresentanti della politica europea ed americana a Belgrado, sono stati presenti anche numerose truppe giornalistiche, 200 giornalisti acreditati di circa 50 redazioni.

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° novembre a Radio Radicale


LA SERBIA CHE GUARDA AL PASSATO IN CERCA DI UN FUTURO

Soldati serbi a Kratovo, nell'attuale Macedonia, durante
la seconda guerra balcanica (Wikimedia Commons)

Di Marina Szikora
Domenica scorsa si e' celebrata la piu' importante battaglia della Prima guerra balcanica svoltasi nella valle di Kumanovo il 23 e 24 ottobre 1912 e in cui l'esercito serbo sconfisse l'allora piu' potente esercito dell'impero ottomano e dopo oltre cinque secoli porto' la liberta' alle vecchie regioni medievali serbe. Un'occasione questa per ricordare, come ha rilevato il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, che il centenario della battaglia di Kumanovo e' un messaggio di pace, collaborazione e comprensione che la Serbia e la Macedonia mandano alla regione balcanica e al mondo intero. Il capo dello stato serbo ha sottolineato che questa vittoria dopo oltre cinque secoli ha reso possibile che l'esercito serbo assumesse il controllo in Kosovo ed entrasse a Skopje, capoluogo reale della Serbia del 14esimo secolo.
"Oggi qui ci siamo noi, discendenti orgogliosi ed annunciatori di liberta', ci troviamo sul luogo dove e' stato deciso il destino dell'impero Ottomano" ha detto Nikolić aggiungendo che oggi l'obiettivo della Serbia e' l'ingresso nell'Ue e che su questa via e' stato fatto molto. "Vinceremo la lotto che stiamo combattendo contro la criminalita' e la corruzione, attueremo senza compromessi numerose riforme che sono in corso" ha rilevato Nikolić valutando che la Serbia non ha niente di cui vergognarsi quando si tratta del proprio passato e aggiungendo che cent'anni dopo la grande vittoria militare, la Serbia si trova in battaglie diverse con uguale peso storico.
"Per alcuni la Serbia e' accettabile soltanto quando sopprime la sua storia e tradizione e quando si sacrifica per i cosiddetti maggiori interessi politici che vengono qualificati come salvaguardia della stabilita' politica serba" e' critico Nikolić mentre avverte che con i serbi non si potra' fare cosi'. Il presidente serbo ha detto che oggi la Serbia si trova di fronte a grandi sfide e che tenta di raggiungere la profondita' e l'importanza del giuramento kosovaro che e' la base dell'identita' serba.
Sempre in occasione della celebrazione del centenario della battaglia di Kumanovo, il premier serbo Ivica Dačić, ha dichiarato che questa battaglia e' una dimostrazione storica che i popoli dei Balcani realizzano le maggiori vittorie nel momento in cui lottano insieme. Dačić ha detto che non c'e' nessuna ragione perche' la Serbia e la Macedonia non possano sviluppare relazioni piu' strette dato che si tratta di due paesi e due popoli amici. "E' molto importante che oggi questa celebrazione sia organizzata e concordata con il governo macedone, questo e' molto positivo" ,ha valutato Dačić.
[*] Corrispondente di Radio Radicale


giovedì 11 ottobre 2012

NIKOLIĆ CI RIPROVA: A SREBRENICA NON E' STATO COMMESSO NESSUN GENOCIDIO


La visita ufficiale a Roma, alla vigilia del rapporto annuale della Commissione Europea che ha rinviato al fissazione della data di apertura dei negoziati per l'adesione, è stata l'occasione per il presidente serbo Tomislav Nikolic per nuove dichiarazioni “revisioniste” sul genocidio di Srebrenica e sui due principali imputati del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Parole che certo non aiutano l'immagine internazionale della Serbia e che sollevano pià di un interrogativo sugli orientamenti della nuova leadership di Belgrado. A questo proposito Nikolic ha parlato anche del Kosovo confermando che la Serbia non rinuncerà alla sua (ex)provincia per l'Europa. L'Italia, da parte sua, appoggerà comunque l'integrazione della Serbia, perché, ha ricordato Napolitano, i 27 non hanno una posizione comune sul Kosovo.
Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi 11 ottobre a Radio Radicale.


Il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, ha lanciato un'altra dichiarazione scandalosa in cui ha affermato che a Srebrenica non vi e' stato il genocidio e ha perfino aggiunto che Radovan Karadžić e Ratko Mladić, che attualmente si trovano sotto processo per crimini di guerra e contro l'umanita' all'Aja, sono innocenti e cosi' devono essere considerati finche' non sara' dimostrata la loro colpevolezza. Secondo il presidente della Serbia si tratta di una colpa individuale dei rappresentanti del popolo serbo. Nikolić ha detto che il Parlamento serbo ha condannato questo crimine, ma non lo ha indicato come genocidio. "Nessun serbo ammette il genocidio di Srebrenica e nemmeno io", ha detto il capo dello stato serbo che martedi' si e' trovato in visita ufficiale in Italia.
Quanto all'adesione all'Unione Europea, il Corriere della sera ha sottolineato che secondo Nikolić l'Ue non dovrebbe porre nuove condizioni alla Serbia quali il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo perche', se e' indispensabile rinunciare al Kosovo, allora e' piu' accettabile dimenticare l'Europa. Parlando del proseguimento dei negoziati con il Kosovo, Nikolić ha precisato che non evitera' l'incontro con il premier del Kosovo Hashim Thaci, ma ha rilevato che prima bisogna deve essere concluso il procedimento penale contro Thaci per il presunto di traffico di organi di prigionieri serbi durante la guerra in Kosovo.
I media serbi, a proposito della prima visita ufficiale in un paese membro dell'Ue del presidente Nikolić, hanno sottolineato che il presidente italiano Giorgio Napolitano ha precisato che la richiesta alla Serbia di riconoscere l'indipendenza del Kosovo come condizione per l'inizio dei negoziati di adesione non e' una posizione comune dell'Unione. Il capo dello stato italiano ha aggiunto che per la Serbia si apre una nuova fase di negoziati di integrazione europea estremamente complessi, ma ha sottolineato che la Serbia ha il pieno appoggio dell'Italia su questa via.
"Appoggeremo tutti gli sforzi della Serbia nella fase di negoziati sull'adesione all'Ue. Noi non siamo tra quei paesi o governi dell'Unione che creano ostacoli, vale a dire richiedono la connessione del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo", ha precisato il presidente Napolitano aggiungendo che ci sono "differenze nelle posizioni", ma nonostante questo, e nonostante le posizioni individuali dei governi, l'intera Ue dovrebbe investire seri sforzi affinche' i negoziati con la Serbia abbiano un esito positivo. Nikolić da parte sua ha detto che e' inaccetabile che nel periodo tra l'ottenimento dello status di candidato e l'apertura dei negoziati di adesione vengano poste nuove condizioni e ha rilevato che la Serbia considererà come nuove condizioni tutto cio' che non e' scritto nell'ultimo rapporto della Commissione europea sull'avanzamento del processo di integrazione.  


giovedì 4 ottobre 2012

KOSOVO: LA SERBIA PROSEGUIRA' IL DIALOGO, MA SENZA CONDIZIONI SULL'INTEGRAZIONE EUROPEA


Di Marina Szikora [*]
La scorsa settimana, alla sessione del Parlamento serbo, nella parte del question time in cui i deputati possono rinvolgere interrogazioni ai membri del governo, tutto e' stato nel segno della polemica tra uno dei deputati del Partito democratico serbo dell'ex premier Vojislav Koštunica e l'attuale premier Ivica Dačić. Tema della polemica la questione se il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della Serbia e' una condizione per l'ingresso della Serbia nell'Unione Europea. Secondo il rappresentante di questo partito si mentirebbe sulla verita' delle condizioni della Serbia in merito alla questione, ma il premier serbo ha sottolineato che "tra l'Ue e il Kosovo, tra l'Ue e la perdita del Kosovo, la Serbia non scegliera' mai l'Ue".

"Per noi la Serbia e' piu' importante, dobbiamo fare tutto affinche' non ci capiti un tale dilemma. Noi conduciamo la politica che vuole evitare questo tipa di dilemma, evitare le soluzioni che potrebbero portare la Serbia di fronte ad un tale dilemma" ha precisato il premier Dačić. Ha sottolineato ancora una volta di non essere ne' filo-russo ne' filo-americano, ma il presidente di un governo pro-serbo. Bisogna cercare la migliore via perche' la Serbia possa superare 'questo slalom', ha detto Dačić. Il premier serbo, nel precedente dibattito, aveva rilevato che i partiti, sia quelli della coalizione governativa, sia quelli dell'opposizione, devono partecipare congiuntamente nella creazione di una Serbia migliore perche' si tratta di un tema che unisce sia gli uni che gli altri.

Il capo della diplomazia europea, Cathrine Ashton, dopo un colloquio con il presidente serbo Tomislav Nikolić, ai margini dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, ha dichiarato invece che Belgrado deve impegnarsi coraggiosamente nel dialogo con Priština e ha aggiunto che davanti a Nikolić si trovano "alcune decisioni difficili". La Ashton ha incoraggiato le autorita' serbe a continuare le riforme e gli sforzi verso l'integrazione europea. Nello stesso comunicato rilasciato dal suo ufficio si legge che "i passi verso un miglioramento visibile e sostenibile nelle relaziono con il Kosovo" sono di importanza cruciale per l'inizio dei negoziati di adesione della Serbia all'Ue. L'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione ha salutato l'avanzamento che le nuove autorita' della Serbia hanno compiuto per quanto riguarda l'attuazione degli accordi finora raggiunti nel dialogo.

Nei prossimi giorni Belgrado preparera' la strategia per i negoziati con Priština, ha annuncia il premier Ivica Dačić aggiungendo che e' molto piu' importante ciò di cui si discutera' rispetto a chi si siedera' al tavolo dei negoziati. Il premier serbo ha detto che l'essenza dei colloqui tra Belgrado e Priština non deve essere il fatto di costringere la Serbia a riconoscere il Kosovo: la Serbia non sarebbe pronta a prendere parte ad una tale iniziativa. Bisogna evitare la possibilita' che sedersi allo stesso tavolo di negoziati con il premier del Kosovo Hashim Thaqui significhi che la Serbia possa riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ha detto ancora Dacic. Secondo le sue valutazioni, in questo momento, nella comunita' internazionale nessuno ha una chiara visione di quello che potrebbero essere i temi dei colloqui tra Belgrado e Priština al massimo livello, mentre ci si preoccupa principalmente di chi partecipera' ai colloqui: questo, secondo Dačić, non va bene.

Di ritorno dagli Stati Uniti il presidente serbo, Tomislav Nikolić, ha affermato che la Serbia nel processo di integrazione europea ha altrettanto i suoi condizionamenti perche' "non c'e' bisogno di correre per ottenere una data e un pezzo di carta". Il presidente della Serbia ha precisato che dieci anni di questa corsa hanno portato la Serbia al massimo della poverta' e adesso bisogna pensare a sé stessi. La Serbia, ha detto ancora Nikolić, ha amici da tutte le parti: che siano loro a gareggiare chi vuole aiutare la Serbia. Partecipando all'assemblea del Partito del progresso serbo, di cui e' stato presidente fino alla sua elezione a capo dello stato, Nikolić ha detto che la Serbia adempira' a tutte le condizioni che hanno dovuto osservare anche gli altri Paesi, ma che non si devono porre condizioni che non sono state poste agli altri Paesi che hanno aderito all'Ue. 

"Apparteniamo ad una grande famiglia mondiale, vogliamo appartenere anche a quella europea. Ci conoscono bene e sanno bene quello che possiamo e non possiamo adempiere. Senza il Kosovo ci sentiremmo come un uomo in un grande e bellissimo palazzo in fin di vita", ha detto il presidente della Serbia ribadendo che Belgrado non ha intenzione di litigare con nessuno, che intende collaborare e non chiedere nulla che appartenga altri. "Non vi ho lasciato, ma vi ho solo aggiunto quella parte della Serbia che non era con voi. La Serbia e' nostra madre e quanto siamo pronti a dare alla nostra madre, tanto valiamo", ha concluso Nikolić, ospite di onore all'assemblea del partito che ha guidato fino a prima di diventare presidente. L'assemblea del Partito del progresso serbo ha eletto Aleksandar Vučić come nuovo presidente del partito.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 4 ottobre 2012 a Radio Radicale.


giovedì 13 settembre 2012

L'INTEGRAZIONE EUROPEA DELLA SERBIA DIPENDE DALLE RELAZIONI CON PRIŠTINA

Di Marina Szikora
La Serbia deve offrire alla comunita' internazionale la soluzione secondo la quale il nord del Kosovo rimane a far parte della Serbia mentre il resto del Kosovo sarebbe accettato dalla Serbia come stato indipendente, a condizione pero' di proteggere i monumenti nazionali – questo quanto sostiene e afferma il presidente della Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik. Secondo Dodik, il tempo precedente era migliore per una tale soluzione, ma dall'altra parte - sottolinea Dodik - per la Serbia deve essere chiaro che un ritorno al passato, nel senso politico, e' impossibile. Sempre secondo il leader dei serbi in Bosnia, non si tratta soltanto di aver perso, anche se in Serbia lo si interpreta cosi'. Bisogna proteggere i propri interessi, dice Dodik e rileva che sulla questione Kosovo bisogna riunire tutti, vedere quale sia la realta' e concludere definitivamente questa faccenda. Il nord del Kosovo e' una realta', e' convinto Dodik.

Il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić da parte sua afferma invece che il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo come condizione per l'adesione della Serbia all'Ue non e' la posizione dell'Ue. Il presidente della Serbia sottolinea che questo non e' e non puo' essere l'atteggiamento dell'Ue perche' se cosi' fosse, non ci sarebbero mai negoziati di adesione per la Serbia. Nikolić ha indicato che la Serbia con le sue interpretazioni ai propri rappresentanti sul come devono comportarsi alle riunioni in cui partecipano anche gli albanesi, ha dimostrato di essere impegnata nel dialogo e per l'adesione all'Ue e che adesso e' la volta dell'Ue. "A noi ci resta di fare il nostro lavoro, di costruire quella Serbia che abbiamo promesso, di costruire le relazioni con l'Ue come si deve, perche' e' buono per la Serbia. L'Ue invece o deve fermare questi discorsi o smentirli oppure dimostrare con comportamenti aperti verso la Serbia che non ci sono tali condizionamenti" ha detto Nikolić a proposito delle dichiarazioni che la Serbia deve riconoscere il Kosovo se vuole far parte dell'Ue.

Le affermazioni di Nikolić arrivano dopo le recenti dichiarazioni del presidente del PE, Martin Schultz, che sono state interpretate in maniera sbagliata e che riguardano il riconoscimento del Kosovo come condizione per l'ingresso della Serbia nell'Ue. In questo senso vanno anche le spiegazioni del premier serbo, Ivica Dačić dopo la sua ultima visita a Bruxelles settimana scorsa durante la quale, cosi' i media serbi, il premier serbo avrebbe ottenuto da tutti i rappresentanti europei un forte appoggio all'avvicinamento della Serbia all'Ue. Dačić afferma che la Serbia e' pronta a continuare il dialogo con Priština e l'idea di alzare i negoziati ad un livello politico piu' alto riceve sostegno anche da parte dell'amministrazione europea. In una intervista, reduce da Bruxelles, Dačić rassicura che i messaggi, sia dalla parte serba che da quella dell'Ue, sono molto chiari. L'Ue saluta le posizioni del governo serbo quando si tratta del proseguimento del cammino europeo di Belgrado. Si sottolinea pubblicamente – spiega Dačić – che le integrazioni europee dipendono maggiormente dalla stessa Serbia, vale a dire dall'adempimento di quello che il Consiglio europeo ha posto come condizione lo scorso dicembre. 

Si tratta maggiormente delle riforme interne che la Serbia deve condurre e di segnali visibili di 'rilassamento' nelle relazioni tra Belgrado e Priština il che implica l'implementazione degli accordi finora raggiunti con il tentativo di arrivare agli accordi sulle rimanenti questioni del dialogo tecnico, ivi incluso il ruolo dell'Eulex che dovrebbe essere presente in tutti i settori nell'intero Kosovo. Dačić aggiunge che l'orientamento del nuovo governo serbo e' di realizzare tutti gli accordi che sono stati raggiunti finora a Bruxelles ma che il problema sono le diverse interpretazioni su quello che in effetti e' stato concordato precedentemente. In Serbia, evidentemente, spiega Dačić, certe cose sono state interpretate diversamente.

Nell'intervista Dačić risponde anche alla domanda su quanto la situazione economica in Serbia sia critica e su certe interpretazioni che la Serbia rischia lo stesso scenario della Grecia. Secondo Dačić e' davvero indispensabile che il govero esca urgentemente con una proposta di misure economico-sociali che avranno come obiettivo stabilizzare le condizioni economiche in Serbia il che significa fermare il deficit e diminuirlo l'anno prossimo. Per questo, afferma il premier serbo, sono indispensabili colloqui con il FMI, con la Banca mondiale e con le banche europee, nonche' con l'Ue e tutti gli altri paesi che vogliono contribuire alla stabilizzazione economica della Serbia. Il governo, aggiunge il premier serbo, nelle misure annunciate, oltre al risparmio che riguarda lo stato e non i cittadini, dedichera' anche grande attenzione a sollecitare lo sviluppo economico. L'ex ed attuale ministro degli interni e attuale premier serbo Ivica Dačić afferma che i cittadini alle recenti elezioni hanno qualificato il suo ministero come il migliore proprio per il suo successo nella lotta contro la corruzione e criminalita' organizzata il che resta uno dei maggiori impegni. L'obbiettivo e' quello di sradicare la corruzione sistematica. In questo senso ci sara' una diretta collaborazione con l'Ue, ha precisato Dačić.

Rispetto a quanto finora detto, molto diverse sono invece le analisi ed i commenti di una parte della stampa occidentale. Cosi' il giornale tedesco 'Die Welt' scrive ultimamente di attacchi da parte del partito nazionalpopulista, il Partito del progresso (SNS) che e' il partito governativo, contro i media che questo partito afferma essere sotto diretto controllo da parte del Partito democratico (DS) dell'ex presidente Boris Tadić. A tal proposito, scrive il giornale tedesco, SNS ha indicato uno dei pochi giornali indipendenti serbi 'Blic' che e' uno dei piu' difusi e piu' liberali giornali in Serbia. Aleksandar Vučić, attuale capo del SNS, nei tempi dell'autocrata Slobadan Milošević, fine anni novanta, scrive 'Die Welt', controllava la stampa che era critica verso il regime. L'attuale ambizioso vicepresidente del governo Vučić ha molte ragioni per essere nervoso: ci sono sempre piu' brutte notizie per il governo che l'Occidente guarda con scetticismo perche' nelle proprie fila sta accogliendo sempre piu' seguaci di Milošević. 'Die Welt' aggiunge che le tensioni con Bruxelles sono aumentate con le "sospettose distribuzioni di posti di lavoro ai funzionari, con la contestata Legge sulla Banca popolare serba e con gli attacchi contro la stampa indipendente". In questo senso "i lider nazionalpopulisti sono sulla via di mettere a rischio anche il piccolo credito che hanno nell'arena internazionale".

All'autore del commento tedesco non piace nemmeno che la Serbia in quanto potenziale aderente all'Ue "cerca la vicinanza di Mosca: l'11 settembre il presidente Tomislav Nikolić visitera' il suo collega russo Vladimir Putin a Soči e con lui non parlera' soltanto di nuovi crediti bensi' anche della collaborazione sull'esporto di armi" scrive 'Die Welt'. Nel commento si punta inoltre sul fatto che nonostante l'ammorbidimento della retorica aspra sul Kosovo e il rinunciamento da parte di Belgrado di boicottare le conferenze in cui partecipano anche i rappresentanti del Kosovo, non e' visibile nessun concetto per l'ex regione (il Kosovo) che da quattro anni e mezzo e' indipendente. Infine, Bruxelles non sarebbe nemmeno convinta per quanto riguarda gli sforzi del nuovo governo serbo di sopprimere la corruzione poiche' "i partiti o gli sponsor dei nuovi funzionari dello stato sono loro stessi coinvolti nella densa rete di corruzione". Il giornale tedesco scrive che Dačić aveva detto di essere "allergico a costanti critiche" e che la Serbia e' una parte d'Europa con uguali diritti ma che Belgrado adesso potrebbe addossarsi nuovi guai con l'Ue perche' "Dejan Carević, ex membro dei servizi segreti di Milošević e' stato nominato capo gabinetto del ministro della giustizia serbo". 'Die Welt' conclude citando Jovo Ćuravija, il fratello del giornalista Slavko Ćuravija, assassinato a Belgrado nel 1999 il quale ha detto che "finche' gli assassinii politici non verranno chiariti davanti ai tribunali, questo paese non potra' posizionarsi accanto ai paesi civili".

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 9 agosto 2012

CROAZIA-SERBIA: A QUANDO L'INCONTRO TRA JOSIPOVIĆ E NIKOLIĆ?

Di Marina Szikora
Adesso che si e' anche insediato il nuovo governo serbo guidato dal socialista Ivica Dačić e ben avviate le attivita' del presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, prendono spazio i temi relativi ai rapporti nella regione e in particolare quelli con i paesi vicina. Ricordiamolo, con l'inizio della presidenza croata di Ivo Josipović, due anni e mezzo fa, le relazioni tra Croazia e Serbia hanno avuto uno slancio positivo con diverse attivita' dei due presidenti, Ivo Josipović e il suo ex collega serbo, Boris Tadić nel segno del miglioramento delle relazioni nella regione e l'indispensabilie riconciliazione tra Croazia e Serbia ma non solo. L'elezione di Tomislav Nikolić a presidente della Serbia, ex ultranazionalista radicale serbo e a suo tempo il vice dell'imputato dell'Aja Vojislav Šešelj, sembrano aver provocato grandi perplessita' e passi indietro rispetto alla menzionata direzione. Ben presente ancora la retorica estremista degli anni novanta di Nikolić nonche' dichiarazioni provocanti e sgarbate tutt'ora, relative a Srebrenica e Vukovar che almeno per adesso, hanno chiuso le porte riaperte dal suo predecessore Tadić. In questi giorni pero' il presidente Nikolić afferma per il quotidiano di Belgrado 'Danas' di essere pronto ad incontrare il presidente croato Ivo Josipović. Parlando della collaborazione regionale e di stati nella regione che finora aveva visitato e che intende visitare prossimamente, Nikolić ha annunciato che presto dovrebbe incontrare ufficialmente il presidente Josipović, che e' pronto a venire appena e dove il presidente croato lo invitera'. Va ricordato che subito dopo aver assunto l'incarico di presidente della Serbia, lo scorso 31 maggio, Nikolić aveva sottolineato che lui non e' di quelli che viaggiano tanto per viaggiare e che certi incontri devono essere utili per la Serbia.

"Tenendo conto della politica che il presidente Nikolić aveva sollecitato negli anni novanta e le sue recenti dichiarazioni relative a Vukovar e Srebrenica, l'incontro dei due presidenti e' possibile quando il presidente Nikolić dimostrera' chiaramente di aver cambiato il suo atteggiamento verso i paesi vicini" si legge nel comunicato rilasciato dall'Ufficio del presidente Ivo Josipović a proposito dell'argomento. In ogni caso, il capo dello stato croato "saluta il desiderio del presidente Nikolić che anche con incontri bilaterali continui la politica di riconciliazione e di relazioni di buon vicinato" si fa sapere dall'Ufficio di Josipović. Il quotidiano serbo 'Blic' pubblica l'opinione del professore della Facolta' di scienze politiche di Belgrado ed analista politico serbo, Predrag Simić il quale ritiene che non bisogna aspettarsi un incotro dei dui presidente in tempi rapidi poiche' ne' l'uno ne' l'altro non otterebbero nulla sul piano interno. Simić ha aggiunto che un incontro Josipović-Nikolić entro l'anno sarebbe una vera sorpresa. Proprio come Bruxelles, scrive 'Blic', anche Zagabria si aspetta le prime mosse del presidente e del nuovo governo serbo. Boris Tadić e' stato un partner di Josipović e adesso la Croazia e la Serbia attraversano una fase di blocco nei rapporti. Ci vorra' del tempo per Nikolić a portare le relazioni dei due paesi ad un minimum positivo, queste relazioni per adesso non peggiorano, afferma Simić nell'intervista a 'Blic'. Ritiene che per Nikolić l'esame principale sara' il Kosovo e che in base a questo le cose saranno piu' chiare sia per Bruxelles che per Zagabria. Simić valuta che la Croazia adesso non fara' sicuramente nulla per compromettere le relazioni tra la Serbia e la Croazia poiche' si trova sulla soglia dell'ingresso nell'Ue e non fara' nulla che potrebbe gettare ombra alla sua adesione. E' sicuro che nemmeno Nikolić ne' Aleksandar Vučić non compieranno provocazioni perche' non e' nemmeno nel loro interesse, conclude l'analista serbo Predrag Simić.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est del 9 agosto.


mercoledì 8 agosto 2012

KANDIC: RICORDARE A NIKOLIC LE SUE GRANDI RESPOSABILITA' PER LA RICONCILIAZIONE

La scorsa settimana, il quotidiano Press ha scritto che il presidente serbo Tomislav Nikolic potrebbe guidare in prima persona i negoziati con il Kosovo che dovrebbero riprendere dopo pausa estiva. Il giornale citava fonti della presidenza secondo le quali "Nikolic non si sottrarrà alla responsabilità". Secondo quanto riportava Press il capo dello stato sarebbe "pronto a parlare con i rappresentanti delle autorità temporanee in Kosovo, ma la precondizione è di raggiungere prima il consenso degli attori rilevanti in Serbia, i partiti parlamentari, la società civile e i rappresentati della Chiesa serbo ortodossa (Sps) e dei serbi del Kosovo". Nell'opinione della nuova leadership di Belgrado, il dialogo con Pristina, condotto con la mediazione dell'Unione Europea e finora ristretto a questioni "tecniche", dovrebbe essere elevato ad un livello "politico" con il coinvolgimento anche delle Nazioni Unite. Il progetto serbo, che ha già incassato l'appoggio della Russia, richiederebbe il coinvolgimento diretto delle più alte autorità statali, come appunto il presidente della repubblica.

Portare il dialogo ad un livello politico e coinvolgere direttamente l'Onu, significa infatti porre sul tavolo la questione più spinosa, finora esclusa delle trattative per espresso accordo tra le parti: ovvero quella dello status politico del Nord del Kosovo, in cui la maggioranza serba è rimasta fedele a Belgrado e si rifiuta di accettare l'indipendenza dichiarata dagli albanesi nel 2008 e l'autorità di Pristina. Secondo le fonti citate da Press, il piano serbo sarebbe quello di "lasciare che il presidente [Nikolic] si occupi direttamente del Kosovo, mentre il primo ministro [Dacic] sarà più concentrato sulle questioni dell'euro-integrazione e sulla soluzione dei problemi economici e locali". Anche perché difficilmente le autorità di Pristina potrebbero accettare di trattare con il neo premier serbo Ivica Dacic che tutti in Kosovo ricordano come il giovane politico cresciuto al fianco di Slobodan Milosevic.

Nataša Kandić, storica e autorevole esponente del movimento di difesa dei diritti umani in Serbia e grande oppositrice del regime di Milošević, in una recente intervista a Monitor Online parla della situazione in Serbia dopo le recenti elezioni politiche e presidenziali e afferma tra l'altro la necessità di ricordare instancabilmente al presidente Nikolić quali sono le aspettative e i suoi obblighi al fine di una vera riconciliazione nella regione. "Per i serbi che vivono in Kosovo, dice ad un certo punto Natasa Kandic, la Serbia deve avere buoni rapporti con le istituzioni kosovare ... Il nuovo presidente della Serbia ha annunciato un cambiamento delle relazioni. Ha detto di volere un incontro formale con la presidente del Kosovo. Questo sarà un grande evento, sia per i serbi che per gli albanesi. Se ci saranno buoni rapporti, il riconoscimento del Kosovo si potrebbe mettere anche in un contesto positivo al fine di una vita migliore per i serbi".

Qui di seguito l'intervista di Monitor a Natasa Kandic. 
La traduzione per Passaggio a Sud Est e dì Marina Szikora.


Nikolić potrebbe riconoscere il Kosovo 
di Nastasja Radovic

MONITOR: Da anni Lei ha „monitorato“ la collaborazione delle autorita’ jugoslave e serbe con il Tribunale dell’Aja. Come valuta i risultati dell’ultimo governo guidato dal Partito Democratico, durante il quale sono stati estradati al carcere dell’Aja Radovan Karadžić i Ratko Mladić? Poteva accadere anche prima e perche’ non e’ accaduto?

KANDIĆ: Entrambi sono sotto processo e questo per le vittime e per ostacolare nuovi crimini e’ importante. Sinceramente, nessun governo in Serbia non ha guardato agli imputati serbi come a delle persone non grate sul proprio territorio. Le istituzioni statali gli avevano protetti in diversi modi. Mladić e’ stato protetto dall’esercito jugoslavo, poi dall’esercito della Serbia, poi ancora dagli ufficiali leali, infine dai famigliari a conoscenza e con l’aiuto dei piu’ alti rappresentanti delle istituzioni statali. Karadžić teneva lezioni pubbliche, svolgeva la sua professione, frequentava i caffe’ – tutto questo non sarebbe stato possibile senza la conoscenza e la protezione di quei rappresentanti delle istituzioni statali che avevano deciso proprio sulla lunghezza della sua liberta’ e del momento della sua estradizione al Tribunale dell’Aja. Sono certa che sono pochi quelli che avevano creduto alle istituzioni della Serbia che Karadžić e Mladić sono stati scoperti casualmente e che sono stati molto efficaci nella latitanza. Tutte le autorita’ della Serbia hanno lo stesso rapporto verso l’ICTY: nessuno mai aveva parlato pubblicamente di crimini di cui gli imputati vengono accusati e quando sotto forte pressione arrestavano gli imputati, lo presentavano come una cosa tecnica, che non ha nulla a che fare con il genocidio e con altri gravi crimini di guerra.

MONITOR: Che ne pensa della richiesta del procuratore Serge Brammertz di indagare sui retroscena degli aiutanti degli imputati dell’Aja?

KANDIĆ: La questione degli aiutanti e’ una questione di responsabilita’ delle istituzioni statali. Per questo Brammertz ci insiste, ma le indagini non porteranno da nessuna parte. Alla fine risultera’ che Mladić e Karadžić erano molto abili a nascondersi e che sempre riuscivano a sfuggire ai servizi segreti.

MONITOR: Le famiglie delle vittime dei crimini di Lovas sono insoddisfatte con le sentenze misurate per questo crimine mentre la procura serba ne e’ soddisfatta. Lei ha rappresentato le famiglie delle vittime di crimini di guerra. Come vivono loro oggi le loro perdite, cosa si aspettano dalla giustizia?

KANDIĆ: Il processo per i crimini di guerra a Lovas, in Croazia, e’ uno dei rari processi in cui le famiglie delle vittime e il potere locale di Lovas ne hanno una opinione buona. Il processo e’ stato condotto dal giudice Olivera Anđelković che non aveva fatto nessuno sbaglio, il che i famigliari delle vittime hanno apprezzato molto. Il processo e’ durato 4 anni e in questo tempo le famiglie delle vittime che avevano seguito il processo hanno imparato a seguire il lavoro dei giudici e dei procuratori. Durante la lettura della sentenza, circa 40 membri delle famiglie e le autorita’ di Lovas volevano con applauso manifestare il loro sostegno al giudice – qualcuno ha applaudito, poi si e’ fermato e nessuno osava applaudire perche’ non sapeva se cio’ era lecito in aula. Nessuno mai aveva espresso parole cosi’ pesanti per conti degli ufficiali dell’esercito jugoslavo (JNA) come, giustamente, lo aveva fatto il giudice Anđelković. Lei ha qualificato le loro testimonianze in aula come vergognose. Non si e’ risparmiata nemmeno le parole relative alla Procura, ricordando che in veste di testimoni si sono presentati molti ufficiali e volontari che meritano il loro posto sul banco degli imputati. Ha detto chiaramente che l’atto di accusa e’ selettivo, che la Procura aveva protetto gli alti ufficiali. E’ normale che i famigliari hanno critiche per quanto riguarda l’altezza delle singole pene carcerarie. Nemmeno quella piu’ alta, a 20 anni, cosi’ come previsto dalla legge, non e’ giusta. 

MONITOR: Aveva un grande conflitto con Tomislav Nikolić per quanto riguarda gli indizi che lui partecipo’ nei crimini di guerra. Nikolić per questo le ha fatto causa. Lo separate dalla sua attuale agenda politica?

KANDIĆ: Nikolić non e’ la mia scelta politica, ma e’ un fatto che tutti dobbiamo rispettare, ha vinto le elezioni regolari. All’inizio della campagna elettorale, quando i media governativi avevano condotto la campagna per Boris Tadić, alla domanda dei giornalisti che ne penso di Nikolić, avevo detto che Nikolić e’ diventato accettabile per l’Ue e che non e’ piu’ un politico sconveniente. Oltre al fatto che io Nikolić personalmente non l’avrei votato, sinceramente, non avrei votato nemmeno Tadić. E’ una grande delusione. Ha firmato con il Partito socialista serbo la Dichiarazione sulla riconciliazione storica come se questo partito avesse rotto con la politica di Milošević. Durante la campagna elettorale, Ivica Dačić (lider socialista, ndt.) arrestava gli albanesi per capriccio politico, minacciava con il ritorno dell’esercito in Kosovo, andava a chiedere consigli al dittatore Putin… E’ Tadić che ce l’aveva lasciato in eredita’.

MONITOR: E Nikolić? 

KANDIĆ: il presidente Nikolić ha detto ieri che non salutara’ il premier kosovaro Hashim Taci, perche’ presumibilmente accusato di crimini contro i serbi. Al tempo stesso dimentica il proprio passato. Il presidente del suo partito, l’ultranazionalista Partito radicale serbo e’ imputato per crimini contro l’umanita’. Nikolić aveva riunito migliaia di volontari per la guerra contro la Croazia. La storia di Antin non e’ stata inventata da me. Ho detto pubblicamente che ci sono informazioni che nel 1991 si trovo’ ad Antin quando furono uccisi 50 croati e che ci sono indizi che alcuni morirono da mano sua. Mi sono riferita alle informazioni che avevo ottenuto dall’eminente deputato del Parlamento della Serbia e uno dei stretti collaboratori di Zoran Đinđić nonche’ dal testimone che nell’ufficio del Fondo del diritto umanitario, e successivamente presso il procuratore per i crimini di guerra, Vladimir Vukčević, aveva raccontato di essere stato ad Antin quando arrivo’ Tomislav Nikolić con i volontari, nell’ottobre 1991. Affermava che durante la cena i radicali chiedevano a Nikolić di mostrare il suo rapporto verso i croati, e lo avevano mandato alla vicina casa croata da dove, di seguito, si sentirono gli spari. Secondo questo testimone, Nikolić fu accolto con congratulazioni. Il giorno dopo, sempre secondo queste testimonianze, dalla casa furono tirati fuori i corpi di due coniugi anziani. Il testimone chiedeva per la sua testimonianza dal procuratore Vukčević di poter essere trasferito con la sua famiglia in un paese terzo che il procuratore, in quel momento, non poteva garantirgli. Nikolić espose denuncia nei miei confronti per calunnia. Il processo si svolse davanti al Quinto tribunale comunale di Zemun. La corte chiamo’ il testimone ma non accetto’ la mia proposta di essere ascoltato come testimone da parte del procuratore per crimini di guerra. Il testimone si presento’ in camicia da carcerato. Affermava di non avermi mai visto. Era una situazione strana. In aula c’erano il testimone, T. Nikolić, il suo rappresentante, io, senza difesa. Il testimone era evidentemente preparato. Il Tribunale comunale prese la decisone che il mio era un delitto per calunnia. Il Tribunale di Belgrado annullo’ la sentenza, riavvio’ il processo ma nel frattempo il caso e’ andato in prescrizione.

MONITOR: Questa storia e’ finita? 

KANDIĆ: Il presidente della Serbia deve chiarire la sua relazione con Antin. I media in Croazia per giorni, dopo la sua elezione, avevano scritto delle vittime di Antin e il suo coinvolgimento. Dall’altra parte, non bisogna dimenticare che il portavoce del Ministero degli interni croato nel 2005, all’epoca della storia pubblica relativa ad Antin, aveva detto che il Ministero degli interni non ha i dati relativi al coinvolgimento di Nikolić nelle uccisioni ad Antin. Ma il fatto e’ che nel 1991 il Ministero degli interni della Croazia non aveva il controllo sul territorio di Antin e che non ci sono sopravvissuti che potrebbero essere testimoni di qualsiasi uccisione ad Antin. Cio’ significa che le prove dei crimini non si trovano in Croazia bensi’ in Serbia.
In questo senso il presidente della Serbia potrebbe aiutare, potrebbe ordinare agli organi statali di compiere indagini ed identificare i perpetratori dei crimini. Se fara’ cosi’, si guadagnera’ la fiducia e il rispetto dell’opinione pubblica in Croazia ma anche nell’intera regione. Per quanto mi riguarda, io accetto un Tribunale indipendente e non politico. Il presidente Nikolić ha detto dopo le elezioni che le posizione che aveva sostenuto nel passato non lo obbligano piu’, che e’ importante quello che dice oggi come capo dello stato. Io vorrei che lui rompesse pubblicamente con le sue attivita’ politiche durante le guerre. Visto che ha iniziato in modo tollerante come presidente della Serbia, direi che lo potrebbe fare.

MONITOR: In Serbia sono arrivate delegazioni diplomatiche di Hillary Clinton e si afferma che l’obiettivo non e’ quello di influire sulla formazione del nuovo governo bensi’ sulla politica relativa al Kosovo. Come vede Lei la prospettiva delle relazioni tra Serbia e Kosovo? 

KANDIĆ: Per i serbi che vivono in Kosovo, la Serbia deve avere buoni rapporti con le istituzioni kosovare. Sono stati persi anni a nome della difesa del principio territoriale che aveva portato la Serbia alla decisione internazionale del bombardamento. Il nuovo presidente della Serbia ha annunciato un cambiamento delle relazioni. Ha detto di volere un incontro formale con la presidente del Kosovo. Questo sara’ un grande evento, sia per i serbi che per gli albanesi. Se ci saranno buoni rapporti, il riconoscimento del Kosovo si potrebbe mettere anche in un contesto positivo – „a fin di una vita migliore per i serbi“.

MONITOR: Da Tadić ha ottenuto il sostegno per l’iniziativa REKOM. Lei ha delle aspettative nell’ambito di questa iniziativa anche dal nuovo governo in Serbia i cui rappresentanti erano „parte del problema“ degli anni 90? 

KANDIĆ: Ho paura che quando si tratta di Dačić, lui ha giocato troppo imitando „Slobo“ e che da lui non possiamo aspettarci un riesame critico della politica di Milošević. Nikolić puo’ giocare un rulo importante nell’affrontare il pasato, proprio come qualcuno che aveva contribuito all’euforia nazionale che si era trasformata nel male verso gli altri.
Credo profondamente nella necessita’ di fondare una Commissione regionale che si occuperebbe di vittime e crimini di guerra, nominando tutte le vittime e quindi chiedero’ sostegno anche al nuovo presidente della Serbia. Personalmente, mi aspettavo di piu’ da Boris Tadić, nel senso di un maggiore sostegno, ma lui non e’ nemmeno venuto alla presentazione del primo libro sulla memoria del Kosovo, dedicato a tutte le vittime. Questo libro e’ finora il piu’ grande argomento del perche’ abbiamo bisogno di REKOM.

MONITOR: Come ha vissuto gli attacchi all’iniziativa „il voto con le schede bianche“? 

KANDIĆ: L’attacco alle „schede bianche“ si e’ trasformato in un attacco contro gli intelettuali „disobbedienti“. Subito dopo la proclamazione della sconfitta elettorale di Boris Tadić ci sono state gravi accuse nei confronti di Vesna Pešić – risultava colpevole per la sconfitta di Tadić e le imputano di aver reso possibile la vittoria di Nikolić. E’ ridicolo perche’ lei aveva solo posto la questione del risultato del governamento di Boris Tadić. Il nostro problema e’ che non si parla di risultati e lei proprio su questo ha avuto un forte appoggio civile. E’ importante per il nuovo presidente sapere che dovra’ presentare pubblicamente i conti relativi ai risultati.

giovedì 5 luglio 2012

SERBIA: LE INCERTEZZE SULLA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO


Di Marina Szikora - Corrispondente di Radio Radicale

"Vorrei che il governo fosse finalmente una squadra. Il governo non sono feudi, i ministeri non sono governi. Questo governo non ha il diritto agli errori, sara' sotto esame, cosi' come lo sara' anche il presidente", ha detto Tomislav Nikolić ospite di una trasmissione della televisione indipendente serba B92. Il neo presidente serbo ha rilevato di essere rimasto lo stesso uomo, ma piu' vecchio e piu' serio, vale a dire consapevole di aver vinto ma che nei presidenti precedenti la Serbia non ha un personaggio esemplare. Nikolić ha precisato che negli ultimi vent'anni la Serbia e' stata guidata da "Milošević e Tadić con molto di singolare, mentre Milutinović non aveva nulla di suo". "In tutto bisogna trovare la misura" ha aggiunto Nikolić, rilevando che la sua richiesta al nuovo governo, quale che esso sia, sara' quella di indagare sulla criminalita'. "Il mio obbligo costituzionale e' di rendere possibile la formazione del governo a quello che offrira' le prove di avere dietro di se la maggioranza in parlamento", ha detto Nikolić che ha anche avvertito qual e' il costo per la Serbia di ogni giorno in più senza governo e del rinvio della sua formazione. Per questo e' stato felicissimo quando si e' trovato qualcuno che ha affermato di avere la maggioranza parlamentare.


"Il Partito Liberaldemocratico non deve assolutamente nulla al Partito Democratico, come nemmeno il Partito Democratico non deve nulla ai liberaldemocratici. Abbiamo la responsabilita' verso i nostri elettori e verso il paese. Per questo motivo, fino all'ultimo momento, abbiamo protetto la possibilita' di formare il governo in cui LDP potrebbe promuovere le riforme", ha detto il leader liberaldemocratico Čedomir Jovanović in una intervista al giornale serbo 'Blic'. Jovanović aggiunge che esiste l'obbligo dell'onesta' politica e un limite al compromesso. Ha rivelato che il suo partito ha accettato perfino l'ultima richiesta del Partito Democratico di dare al socialista Ivica Dačić alcuni giorni aggiuntivi per decidere con chi formare la coalizione di governo. Quando anche questo termine e' scaduto, e' diventato chiaro che non c'era ancora disponibilità per un governo con il Partito Libaraldemocratico. Jovanović ha rigettato le critiche giunte dal Partito Democratico con le quali ai liberaldemocratici e' stata data la colpa di aver per primi abbandonato i negoziati e di aver voltato le spalle ai democratici lasciandoli senza maggioranza parlamentare. "Ci siamo comportati sempre onestamente nei confronti del Partito Democratico, in ogni momento nei precedenti quattro anni. Perfino quando non e' stato sufficientemente decisivo nelle riforme o non ha avuto la forza ad assicurare l'appoggio dei partner nel governo, ha spiegato Jovanović.

Il presidente dei liberaldemocratici ha precisato inoltre che il Partito Democratico ha condotto i colloqui singolarmente, attraversando una via dall'evidente sorpresa dopo la perdita delle elezioni parlamentari, attraverso un periodo di ottimismo, fino alla fase di sempre piu' aperti ricatti nei confronti di Ivica Dačić, 'il pacchetto' con Mlađan Dinkić, il ritorno alla vecchia prassi di non sincerita' e di inganno dell'opinione pubblica. Jovanović ha sottolineato che a tutti, sin dall'inizio, e' stato chiaro che l'entrata del Partito Liberaldemocratico nel governo avrebbe rappresentato la fine della cattiva politica e l'inizio della svolta in tutti i settori. Secondo Čedomir Jovanović non c'era disponibilità, ne' dall'una, ne' dall'altra parte, affinche' la Serbia possa uscire dalla crisi distruttiva con una politica di modernizzazione. Jovanovic ha precisato di aver indicato a Boris Todić, durante i colloqui sulla formazione del governo, che e' indispensabile avere uno sguardo realistico della politica sul Kosovo, che bisogna essere piu' costruttivi nella politica regionale, che nei primi mesi bisogna togliere tutti gli ostacoli per ottenere la data dei negoziati di adesione all'Ue. Il Partito Liberaldemocratico ha proposto i punti chiave per mettere ordine nelle finanze pubbliche, un risparmio razionale, ordine nelle imprese pubbliche, grandi riforme dell'educazione, sanita', media e lo sviluppo della liberta' della stampa, la riforma della situazione insostenibile del fondo pensionistico.

Nei prossimi quattro anni, Jovanović si aspetta una combinazione di populismo e costante calcolo da parte dei partner nel governo e la scelta di un timing migliore per le nuove elezioni. In ogni caso, ha promesso che il suo partito sara' duro ma farà una opposizione razionale e responsabile. "Avranno il nostro sostegno per la politica dell'integrazione della Serbia nell'Ue e nella NATO, per lo sviluppo di una aperta economia di mercato, nuove relazioni regionali, affermazione dello stato di diritto, liberta' civili e saremo la piu' dura opposizione per quanto riguarda qualunque decisione contraria a questi valori e obiettivi", ha concluso Jovanović. 



lunedì 2 luglio 2012

KOSOVO: NIKOLIC ANNUNCIA "NUOVO CAPITOLO" IN COLLOQUI BELGRADO-PRISTINA


Come ha raccontato Marina Szikora nella corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 28 giugno a Radio Radicale (vedi anche il relativo post su questo blog), i colloqui tra Belgrado e Pristina potrebbero proseguire “ad un livello più alto”. Il neo presidente serbo, Tomislav Nikolic, ha infatti annunciato "nuovo capitolo" nel dialogo con le autorità kosovare intrapreso a marzo 2011 con la mediazione dell'Unione europea, per volontà dell'allora capo dello Stato filo-europeista Boris Tadic, dopo oltre tre anni di gelo seguiti alla proclamazione unilaterale dell'indipendenza da parte degli albanesi kosovari.

Dopo la pausa dovuta alle elezioni tenutesi in Serbia lo scorso maggio e ora che il suo Partito serbo del progresso (Sns) si appresta a far parte di un governo nazionalista moderato guidato del leader del Partito socialista serbo (Sps), Ivica Dacic, il dialogo "dovrebbe essere elevato ad un livello più alto" ha detto, Nikolic all'emittente belgradese B92, precisando che dei colloqui con Pristina dovrebbe occuparsi il primo ministro, ma che è pronto lui stesso ad assumerne la guida, qualora "il governo mi desse mandato".

Per fissare la data ufficiale di apertura dei negoziati di adesione con l'Unione europea, dopo aver concesso lo status di Paese candidato, Bruxelles chiede a Belgrado prima di tutto di applicare le intese già raggiunte con Pristina e poi di conseguire concreti passi avanti nel processo di normalizzazione delle relazioni. Nikolic ha riferito di una conversazione avuta con l'alto rappresentante Ue, Miroslav Lajcak, secondo il quale "la Serbia non può essere troppo ottimista sull'apertura dei negoziati poiché loro (in Ue) sanno bene che ci chiedono condizioni che non possiamo accettare", ha detto il presidente serbo.

Il quale presidente, non può ovviamente deludere il suo elettorato e contraddire le sue stesse ripetute posizioni, accettando il riconoscimento dell'indipendenza della (ex) provincia. Però, proseguire i colloqui con la controparte a livello di primi ministri o addirittura di presidenti può voler dire proprio una sorta di riconoscimento, come hanno fatto notare alcuni osservatori citati da Marina Szikora nella sua corrispondenza. D'altra parte Nikolic non può nemmeno giocarsi i rapporti con Bruxelles fallendo l'apertura dei negoziati di adesione e tradendo la svolta moderata dopo i suoi trascorsi come “numero due” dell'ultranazionalista radicale Vojislav Seselj e dopo le promesse fatte prima e dopo l'elezione.

La cosa singolare di tutto ciò, in parte prevedibile, è che Nikolic potrebbe troversi, suo malgrado, a proseguire la politica del suo predecessore Tadic: quella che per il Kosovo proponeva “più dell'autonomia e meno dell'indipendenza” (senza mai spiegare bene cosa ciò volesse dire) e che tentava di tenere insieme sovranità sul Kosovo e adesione all'Ue. Dunque, a meno di scelte coraggiose e controcorrente, per ora non in vista, Nikolic rischia di rinchiudersi in una strada senza uscita nella quale, anche a causa della crisi europea, potrebe restare per molto tempo. Con quale vantaggio, per i serbi (della Serbia e del Kosovo), ma anche per gli stessi kosovari albanesi e per il resto della regione, è tutto da capire. [RS]

venerdì 22 giugno 2012

LA VISITA DI NIKOLIĆ A BRUXELLES

Che cosa si sono detti i vertici dell'Ue e il neo presidente serbo Tomislav Nikolić durante la sua prima visita ufficiale a Bruxelles il 14 giugno scorso? Sono stati in molti a chiederselo, sia in Serbia che nella regione balcanica.
Qui di seguito la corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggioa a Sud Est andata in onda giovedì 21 giugno a Radio Radicale.

L'incntro tra Tomislav Nikolic e Catherine Ashton a Bruxelles
Come curiosita' del post-festum, cosi' dalle notizie, la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton, pochi minuti prima dell'incontro con Nikolić, pare non sapesse nemmeno che aspetto avesse il nuovo presidente serbo. Cosi', dicono i media, la Ashton doveva chiamare in aiuto Robert Cooper, mediatore nel dialogo tra Belgrado e Priština, ma nemmeno lui era a conoscenza dell'aspetto di Nikolić. Fortunatamente, nella grande confusione, uno dei collaboratori piu' stretti aveva almeno una foto di Nikolić per chiarire le cose. Secondo i media serbi si tratta di un'immagine della superficialita', della routine e dell'atteggiamento di superiorita' artificiale dei funzionari europei durante gli incontri bilaterali al piu' alto livello. L'ultima gaffe, registrata anche con una video camera, proseguono i media serbi, e' soltanto l'ennesimo di tutta una serie di esempi quotidiani relativi alla elite europea.
La domanda che si pone la B92 serba e' quanto la responsabile della diplomazia europea si stia occupando veramente della regione balcanica che formalmente a Bruxelles viene considerata una delle priorita' della politica estera dell'Ue. Ovvero: quanto davvero l'Ue proietta la sua politica estera verso i Balcani? Vi e' una strategia a lungo termine, oppure si tratta di mosse quotidiane al fine di provvedere a spegnere l'incendio? L'unica circostanza per alleggerire le cose sta nel fatto che il presidente Nikolić, la scorsa settimana si trovava per la sua prima visita ufficiale nel centro politico dell'Ue proprio con l'obiettivo che le due parti si possano conoscere direttamente e convincere l'un l'altra di avere visioni comuni, obiettivi simili e le migliori intenzioni, conclude B92.

C'e' da dire che il neo presidente serbo diceva di recarsi a Bruxelles "con molto ottimismo e con grandi ambizioni". A Belgrado e' tornato confermando quello che secondo gli analisti in Serbia e' un suo ottimo talento per il pragmatismo della real-politik. Sempre secondo alcuni media serbi, a differenza del suo predecessore, Boris Tadić, un politico emotivo facile agli entusiasmi, Nikolić e' il prototipo di un pragmatico. Lo si rispecchia nella sua dichiarazione, subito dopo l'incontro con Catherine Ashton in cui ha detto: "La Serbia non riconoscera' mai l'indipendenza del Kosovo, se cio' dipendera' da me". Giovedi' scorso pero', tutti i vertici europei, dal commissario all'Allargamento, Stefan Feule, alla Ashton, fino a José Barroso e a Herman Van Rampouy, hanno cercato di convincere il presidente serbo che la politica europea verso il Kosovo non cambiera' a causa di Nikolić. Lo stesso giorno, al governo del Kosovo e' stata inviata la road map per la liberalizzazione del regime di visti, quella stessa mappa che nel 2008 fu inviata agli altri paesi indipendenti dei Balcani occidentali, inclusa la Serbia. Secondo la B92, "niente di fondamentale accadra' sul piano della realizzazione delle giravolte retoriche del presidente serbo conosciute in vista delle recentissime elezioni. E soprattutto nulla potra' realizzarsi per quanto riguarda le grida retoriche quando Nikolić insieme all'imputato dell'Aja, Vojislav Šešelj, iniziava ad incamminarsi verso l'insediamento al palazzo presidenziale".
Adesso a Bruxelles, Nikolić, senza alcun problema, ha dichiarato che "non ci pensa nemmeno che possa esistere un futuro migliore per la Serbia che non sia quello dell'adesione all'Ue". Ma Stefan Feule, presente a nome dell'Ue alla cerimonia di insediamento a Belgrado, non ha mancato di sottolineare che "per la Serbia, nel suo cammino verso l'Ue, la priorita' chiave e' quella di raggiungere un avanzamento visibile e sostenibile nelle relazioni con il Kosovo".