giovedì 3 aprile 2014

A SARAJEVO UNA CONFERENZA CONTRO LE VIOLENZE SESSUALI NEI CONFLITTI ARMATI

di Marina Szikora
La settimana scorsa, a Sarajevo, si e' svolta una conferenza internazionale importante dedicata alla prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Come luogo dello svolgimento di questo evento, la scelta di Sarajevo e' stata molto significativa, in quanto citta' simbolo delle sofferenze della sanguinosa guerra degli anni novanta. Partecipanti di questa conferenza sono stati il ministro degli esteri britannico William Hague, la sua collega croata Vesna Pusić e l'attrice Angelina Jolie. La ministro degli Esteri ed affari europei Vesna Pusić vi ha partecipato in qualità di copromotorice dell'iniziativa per l'approvazione di una Dichiarazione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle violenze sessuali nei conflitti armati. Hague, Pusić e Jolie hanno avvertito che tutt'oggi in giro per il mondo milioni di persone sono sottoposti a violenze brutali che distruggono la loro dignita' e lasciano conseguenze permanenti, piu' difficili da superare rispetto a tutti i danni materiali che portano le guerre. Hanno chiesto soprattutto maggiore ruolo delle forze internazionali di pace per ostacolare le violenze sessuali e gli stupri nelle zone di guerra.

Va sottolineato che proprio William Hague ed Angelina Jolie sono stati quelli che si sono maggiormente impegnati su questo tema trovando motivo proprio nelle guerre dell'ex Jugoslavia in cui ci sono state decine di migliaia di donne violentate mentre soltanto alcune decine di colpevoli di questi orrendi crimini sono stati portati a rispondere davanti ai tribunali. Angelina Jolie fu insignita nel 2012 della cittadinanza onoraria di Sarajevo dopo che nel 2011 aveva partecipato alla realizzazione di un lungometraggio dedicato proprio alla violenza sulle donne durante la guerra in Bosnia.Vogliamo aiutare la Bosnia Erzegovina a superare le dolorose eredita' del passato, ha detto il ministro britannico Hague aggiungendo che l'obiettivo e' quello di ostacolare la ripetizione di tali crimini in tutto il mondo. La ministro Pusić da parte sua ha espresso forte sostegno alla lotta contro le violenze sessuali nelle guerre rilevando che questi crimini devono essere chiaramente definiti e trattati come crimini di guerra e cosi' devono anche essere puniti. Secondo Pusić, gli stupri di guerra sono forse l'arma piu' efficace delle pulizie etniche. Va detto anche che in Croazia recentemente e' stata presentata la proposta di legge sui diritti delle vittime di violenze sessuali durante la guerra degli anni novanta che definisce queste violenze come crimini di guerra senza prescrizione.

Sempre durante la sua visita a Sarajevo, la ministro degli esteri ed affari europei Vesna Pusić ha avuto anche l'incontro bilaterale con il suo collega bosniaco Zlatko Lagumdžija. I due ministri continueranno a cercare un nuovo approccio di adesione della Bosnia all'UE a fin di accelerare il cammino di eurointegrazione che da tempo e' bloccato. Lagumdžija ha qualificato la ministro croata come “promotore del futuro europeo della Bosnia Erzegovina” e in questa ottica si valuta anche l'iniziativa croata verso una nuova strategia per l'adesione del Paese all'UE. Un nuovo approccio e' necessario ma al tempo stesso la Bosnia deve mostrare prontezza e fermezza nell'attuazione delle indispensabili riforme, hanno valutato Vesna Pusić e il presidente del Consiglio di ministri della Bosnia Vjekoslav Bevanda.

Pusic ha ribadito che all'interno dell'Unione ci sara' un processo di consultazioni alle quali si potrebbe stabilire una posizione relativa ad un possibile approccio piu' attivo nei confronti della Bpsnia. Bevanda ha detto che il suo paese non chiede l'abbassamento dei criteri per l'adesione all'UE, nessun sconto e la Bosnia e' intenzionata a fare i compiti a casa ma il desiderio e' quello di aprire la prosepettiva europea che attualmente si trova in stato di blocco. Secondo Vesna Pusić, la Croazia ha interesse a vedere la Bosnia, paese vicino, come stabile e in pace. Il tema dell'allargamento dell'Ue sui Balcani occidentali, ha ribadito Pusić, e' molto importante, soprattutto nei rapporti geopolitici attuali. L'approccio attuale dell'Ue secondo il quale la Bosnia Erzegovina deve adempiere ad alcune condizioni molto impegnative prima di avanzare sul percorso europeo, non ha dato finora nessun frutto.

RIPRENDE IL DIALOGO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

L'intenzione del governo kosovaro di costituire un vero esercito non blocca i colloqui. A Belgrado la formazione del nuovo governo attesa entro fine mese.

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Bruxelles e’ ripreso il dialogo tra Belgrado e Priština. Il primo tra gli incontri dalle elezioni parlamentari in Serbia con pero’ sempre gli stessi protagonisti: il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić e il premier uscente Ivica Dačić dalla parte serba, il premier Hashim Thaqi dalla parte kosovara e con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza Cathrine Ashton. Secondo Aleksandar Vučić, in condizioni difficili, per la Serbia e per il popolo serbo e’ stato raggiunto il risultato migliore possibile quando si tratta delle questioni della giustizia in Kosovo. Il presidente della corte di Mitrovica sara’ un serbo e un numero significativo di giudici e procuratori saranno altrettanto serbi, ha informato Vučić precisando che e’ stato ottenuto quello che per la parte serba sono state le questioni chiave e piu’ importanti e che ci sara’ una rappresentanza serba anche in altre parti del Kosovo, quindi non soltanto quelle settentrionali. Il futuro premier si aspetta che dopo la formazione del nuovo esecutivo serbo, al massimo entro il 27 aprile, a Bruxelles sara’ raggiunto l’accordo finale sulla giustizia il che, secondo le parole di Vučić, sara’ importante per il rilassamento di tutte le altre questioni nelle relazioni con l’Ue. Ivica Dačić, il premier uscente, ha rilevato che i colloqui sulla giustizia sono stati lunghi e difficili, durati diversi mesi ma ha aggiunto che e’ stato mantenuto quello che si considera piu’ importante per la parte serba, vale a dire che il maggior numero degli impiegati nella giustizia al nord del Kosovo siano serbi.

Nell’incontro con Cathrine Ashton, i due rappresentati serbi hanno sollevato anche la questione della posizione serba rispetto alla crisi ucraina. A tal proposito la Serbia resta devota ai suoi principi, ha precisato Dačić. Da una parte, Belgrado vuole proseguire sul cammino verso l’Ue, ma dall’altra parte e’ altrettanto importante la questione dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ “proprio perche’ anche sul caso della Serbia e stata violate l’integrita’ territoriale e la sovranita’”. La Serbia vuole proteggere e ha relazioni di amicizia con la Federazione Russa, in questo senso, la politica estera di Belgrado e le posizioni serbe saranno concordate in base a questo orientamento e ai principi fondamentali, ha concluso Dačić. Per quanto riguarda il dialogo sulla giustizia, l’alto rappresentante dell’Ue Cathrine Ashton si e’ detta soddisfatta che le due parti hanno quasi concluso i colloqui su questo argomento importante e delicato che, secondo la sua opinione, verra’ finalizzato al prossimo incontro. Tutto sommato, l’accordo finale sulla giustizia manca ancora anche se si annuncia che tutto dovrebbe essere finalizzato al prossimo round di negoziati che, sempre secondo gli annunci, dovrebbe svolgersi a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

IL NUOVO GOVERNO SERBO ENTRO FINE APRILE
Secondo fonti mediatiche, in particolare quelle del quotidiano di Belgrado ‘Blic’, sabato alla riunione della presidenza del Partito serbo del progresso sara’ presa la decisione con chi i vincitori in assoluto delle elezioni parlamentari in Serbia formeranno il governo. Nel frattempo, il futuro premier Aleksandar Vučić afferma di garantire che alla meta’ del mandato del nuovo esecutivo in Serbia si vivra’ meglio e che il numero di disoccupati sara’ diminuito. Promette che proseguira’ “la feroce lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata” perche’ si tratta di “un male che ostacola lo sviluppo e il progresso della Serbia”. “Il nostro lavoro e’ quello di condurre seriamente e responsabilmente il paese. Questo non sara’ per niente facile e con alcune decisioni non tutti saranno sempre soddisfatti” ha detto il futuro premier. Si prevede che il nuovo esecutivo serbo avra’ meno dicasteri. E’ noto che la Serbia finora ha tenuto il record nella regione per quanto riguarda il numero di ministeri a fin di soddisfare tutti i partiti che facevano parte della coalizione governativa. Adesso, Vučić ha l’occasione di formare il suo esecutivo secondo le necessita’ reali del paese. Tuttavia, gli esperti avvertono che un numero ridotto di ministeri non resolve il problema senza il ridimensionamento dell’enorme amministrazione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata inonda il 3 aprile a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 3 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


L'argomento principale della puntata odierna sono le elezioni del 30 marzo in Turchia e la notevole affermazione, al di là delle previsioni, del premier Recep Tayyip Erdogan: una vittoria che lo lancia ora verso la presidenza della repubblica. Una tesi, questa, sostenuta da molti osservatori, ma messa in dubbio sul Corriere della Sera da Antonio Ferrari che in un'intervista a Radio Radicale spiega perché, a suo giudizio, il premier turco è invece in declino e perché gli sarà difficile correre per le presidenziali di agosto.

L'apertura della puntata è invece dedicata alla Grecia, alla nuova tranche di aiuti internazionali in arrivo mentre il Paese sembra intravvedere una risalita dalla crisi ma con un costo sociale pesantissimo.

Gli altri argomenti
Albania: la visita del premier Edi Rama a Berlino e l'incontro con la cancelliera Angela Merkel le prove di dialogo, finora senza esito, con il leader dell'opposizione di centro-destra Lulzim Basha.
Kosovo: il governo vuole trasformare le attuali forze di sicurezza in un vero e proprio esercito e tuttavia, nonostante la ferma protesta della Serbia, è ripreso positivamente il dialogo tra Pristina e Belgrado mediato dall'Unione Europea.
Serbia: entro fine mese è attesa la formazione del nuovo governo dopo le elezioni anticipate del 16 marzo che hanno visto la nettissima vittoria del Partito del progresso guidato dall'attuale vice-premier Aleksandar Vucic.

In chiusura Matteo Tacconi racconta la prima parte del viaggio lungo la ex cortina di ferro che sta compiendo con Ignacio Maria Coccia: Lubecca, il "checkpoint Alpha" e la Berlino di oggi, venticinque anni dopo la caduta del Muro.

La trasmissione, con le corrispondenza di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

martedì 1 aprile 2014

ELEZIONI IN TURCHIA: ERDOGAN HA VINTO MA ORA E' PIU' DEBOLE

Intervista a Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Il partito Akp del premier turco Recep Tayyip Erdogan ha vinto le elezioni amministrative in Turchia con un risultato al di là delle aspettative, ma il referendum sul premier ha spaccato il paese e la sua leadership è indebolita, così il suo futuro politico appare in declino e la prospettiva di elezione alla presidenza della repubblica si fa ora più lontana.



Ascolta qui l'intervista per Radio Radicale

lunedì 31 marzo 2014

TURCHIA: ERDOGAN PIU' FORTE DI TUTTO VINCE LE ELEZIONI LOCALI

Vittoria elettorale, economia forte, mancanza di un'alternativa politica: il premier si prepara (forse) alle presidenziali, ma resta l'incognita del grande nemico Fetullah Gulen.


Non sono bastate le accuse di corruzione, né le proteste contro la svolta autoritaria degli ultimi mesi e nemmeno certe rivelazioni compromettenti diffuse ultimamente: l'Akp del premier Recep Tayyip Erdogan ha vinto nettamente le elezioni amministrative di ieri, ottenendo oltre il 45% dei voti contro il 28% al principale partito di opposizione, il Chp. L'Akp conserva inoltre il controllo delle due principali città del paese, Istanbul e Ankara, mentre Smirne rimane, come da tradizione, al Chp. Da più parti si segnalano denunce di irregolarità, fra l'altro in molte decine di città è mancata la luce durante le operazioni di spoglio delle schede elettorali, ma la vittoria di Erdogan appare incontestabile, con un calo di 4 punti rispetto al trionfale 49,6 delle politiche del 2011, ma con un deciso balzo in avanti rispetto alle precedenti amministrative.

La stampa filo governativa ha accolto con toni trionfali il "voto di fiducia", come lo ha definito Sabah, ottenuto ieri dal premier, mentre Takym titola "Vai avanti, Maestro, il popolo è con te" e Star sottolinea che l'Akp e Erdogan "sono entrati nella storia con l'ottava vittoria elettorale consecutiva". Per Yeni Akit, invece, Erdogan ha "schiacciato gli avversari" e ha fatto collassare la "sporca alleanza fra Gulen, il Chp e le forze del male". Sul fronte opposto, l'autorevole analista Murat Yetkin, dalle colonne di Hurryet, invita a guardare in faccia la "nuda verità della politica turca": "La maggioranza degli elettori ha chiuso occhi e orecchie davanti alle accuse di corruzione perche' Erdogan glielo ha chiesto, ed ha ancora una grande influenza su di loro".

Oltre alla vittoria elettorale, Erdogan incassa anche le buone notizie sull'economia della Turchia che nel quarto trimestre 2013 è cresciuta ad un ritmo leggermente più veloce (+4,4% rispetto al +4,3 del terzo trimestre), mentre la crescita economica dell'intero anno si è attestata a +4%, rispetto al +2,1% del 2012. I mercati turchi, da parte loro, hanno reagito positivamente alla vittoria di Erdogan, evidentemente nella convinzione che questo garantisca stabilità al Paese: la Borsa di Istanbul oggi ha aperto con un +1,95%, mentre la lira turca ha toccato quota 2,163 rispetto al dollaro, il valore più alto dal 29 gennaio scorso.

Dopo la parentesi elettorale l'Unione Europea auspica che la Turchia rilanci gli sforzi per le riforme necessarie per proseguire il già complicato (e incerto) negoziato per l'adesione. Il che significa, ha detto ai giornalisti a Bruxelles Maja Kocijancic, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, “impegnarsi di nuovo pienamente sulle riforme in linea con gli standard europei sullo stato di diritto e sui diritti fondamentali”. La portavoce ha poi parlato degli "sviluppi preoccupanti" degli ultimi tre mesi e ha invocato sforzi "per raggiungere tutti i cittadini, inclusi quelli che non hanno votato per la maggioranza", in modo da assicurare "il più forte coinvolgimento possibile sulle riforme".

Le prime dichiarazioni di Erdogan dopo la vittoria, tuttavia, non promettono niente di buono. Parlando dal balcone della sede del Akp ad Ankara davanti a migliaia di sostenitori in festa, il premier ha annunciato, infatti, che ora i “traditori” della nazione “la pagheranno”. "Non ci sarà uno stato nello stato, è giunta l'ora di eliminarli", ha tuonato Erdogan con un chiaro riferimento a Fetullah Gulen, il capo della potente organizzazione cultural-religiosa Hizmet, che da grande sostenitore è diventato il più acerrimo nemico del premier che lo accusa di complottare per far cadere il suo governo. Il messaggio è chiaro: gli oppositori, da qualunque parte provengano, continueranno a trovare pane per i loro denti.

"Il popolo della Turchia oggi ha smontato tutti i piani e le trappole amorali, quelli che hanno attaccato la Turchia sono stati smentiti", ha affermato ancora il leader dell'Akp nella manifestazione che ha celebrato la vittoria. Cumhuriyet scrive che dal premier è venuto un "messaggio di rivalsa", mentre Radikal ritiene che Erdogan abbia pronunciato "minacce" e Karsi parla di "democrazia oscurata". La definizione pare appropriata, viste le misure prese contro Internet e social media, per non dire delle persecuzioni contro i giornalisti non allineati. E d'altra parte, con un successo simile, perché Erdogan dovrebbe tenere in conto gli ammonimenti di Bruxelles a lavorare sui diritti umani e sui diritti fondamentali “per vedere dei progressi reali della Turchia sul percorso europeo"? Siamo sicuri che gli interessi ancora quel percorso?

Ora, secondo molti osservatori, la vittoria di ieri spingerà Erdogan a presentarsi alle presidenziali del 10 agosto, le prime che si svolgeranno con elezione diretta, dopo la modifica della Costituzione voluta e ottenuta grazie alla forza parlamentare dell'Akp. Con l'appoggio della maggior parte della popolazione e l'economia che si mantiene forte, i favori del pronostico sono dalla sua. Di contro l'opposizione non appare in grado di proporre non solo un candidato, ma soprattutto una proposta politica e una “vision”, altrettanto forte. Gulen a parte, i maggiori problemi per Erdogan potrebbero venire dal suo stesso partito: ma all'Akp conviene azzoppare un cavallo così vincente? Certo, sul piano internazionale il bilancio non è altrettanto esaltante, ma da che mondo e mondo non è con la politica estera che si vincono le elezioni. In ogni modo, si prepara una nuova fase di forti tensioni: trattandosi della Turchia è quasi una non-notizia, ma ciò non la rende meno vera.


sabato 29 marzo 2014

LA CORTINA VERDE: OVVERO, DOVE UNA VOLTA C'ERA LA CORTINA DI FERRO

Da Lubecca a Trieste: un viaggio dal Muro all'Europa senza frontiere

Un viaggio da Lubecca a Trieste lungo quella che un tempo, e per molto tempo, fu la “cortina di ferro” che divise in due l’Europa, separò gli europei e fu la linea del fronte della guerra fredda. A compiere questo viaggio, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, un giornalista e un fotografo: Matteo Tacconi, che per varie testate da anni segue i Balcani, l’Europa centrale e l’area post-sovietica e coordina Rassegna Est, portale dedicato all’Europa emergente, e Ignacio Maria Coccia, che ha dedicato molta attenzione all’Europa dell’est e al tema delle frontiere e delle periferie continentali.

Fino al 1989, per circa 2000 chilometri, dal Baltico all'Adriatico, sorgevano reticolati, dogane e torrette d’avvistamento e c’erano gendarmi armati che sorvegliavano il confine. Oggi molte cose sono cambiate: non c’è più il comunismo, l’Unione Europea si è allargata a est, il divario economico tra le due Europe va progressivamente riducendosi e le persone possono circolare liberamente attraverso le frontiere. Lungo la ex cortina di ferro a cavallo tra confini scomparsi (come quello tra le due Germanie) e altri che esistono ancora ma nel frattempo si sono aperti, corre una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette: una “cortina verde”.

L’origine di questa area protetta, larga qualche chilometro, è dovuta al fatto che durante la guerra fredda nessuno costruiva lungo la frontiera, né da una parte, né dall’altra. Nella “terra di nessuno”, che fungeva da cuscinetto psicologico tra paesi e sistemi rivali, la natura ha potuto così prosperare indisturbata, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare tra il blocco occidentale e quello sovietico.

Matteo Tacconi presenta il viaggio a Radio Radicale


L’obiettivo del viaggio è quello di seguire palmo a palmo la linea dell’ex cortina di ferro, ma con lo sguardo e il passo ancorati al presente: non un racconto all’insegna del “come era” una volta, dunque, ma una storia fatta di tante storie di confine che sappia narrare il “come è” oggi. Attraverso i parchi naturali, la vita di frontiera, i rapporti tra le cittadini dell’una e dell’altra parte dei confini, il viaggio diventa allora un itinerario alla ricerca del senso dell’Europa.

Il progetto, reso possibile dal contributo, economico o logistico, di Moroni & Partners, gruppo di Ancona leader internazionale nel campo delle rinnovabili, di Ampelmann, celebre azienda tedesca che ha fatto dell’”omino dei semafori” dell’ex Ddr un logo commerciale di fama mondiale, dell’Ente nazionale germanico per il turismo e di Austria turismo, vede come media partner Huffington Post e Radio Radicale che segue il viaggio attraverso la rubrica Passaggio a Sud Est.

Il sito ufficiale del viaggio









venerdì 28 marzo 2014

UN SITO INTERNET PER LA VERITA' SUI CRIMINI DI GUERRA IN KOSOVO

"Zona di (Ir)Responsibilità” è il sito messo online dal Humanitarian Law Centre di Belgrado lunedì scorso, 24 marzo, per tentare di chiarire il ruolo della Serbia alla fine del 1990 nel conflitto del Kosovo e le responsabilità di funzionari governativi, polizia e ufficiali dell'esercito jugoslavo per i crimini commessi durante la guerra. Lo scopo del sito è anche quello di ricordare al governo serbo che deve essere fatto molto di più sia per perseguire i responsabili che per dare giustizia alle vittime.

Durante la campagna di bombardamenti della NATO, che iniziò il 24 marzo del 1999 e proseguì per due mesi e mezzo, le forze serbe organizzarono una campagna militare che provocò l'espulsione di 800.000 albanesi dal Kosovo. Secondo i dati del HLC, 7000 kosovari albanesi furono uccisi.
"Donne, bambini e anziani furono eliminati con esecuzioni di massa. I loro corpi furono bruciati, gettati nei pozzi o sepolti in luoghi segreti", ha affermato l'organizzazione per i diritti umani.

Il Tribunale dell'Aja ha finora condannato sei tra funzionari del governo e ufficiali dell'esercito e della polizia serbi giudicandoli responsabili di una sistematica campagna di omicidi e di persecuzione contro gli albanesi del Kosovo, condannandoli a pene detentive dai 14 ai 22 anni.
I Tribunali serbi stanno esaminando diversi casi relativi a crimini di guerra comoiuti in Kosovo , concentrandosi però principalmente sui responsabili materiali dei reati e lasciando invece gli alti funzionari fuori dalle aule di tribunale.


LA CRISI UCRAINA E LE FORNITURE ENERGETICHE ALL'EUROPA

Intervista di Lorenzo Rendi a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, per Radio Radicale

La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.

giovedì 27 marzo 2014

UCRAINA: LA SERBIA TRA IL MARTELLO RUSSO E L'INCUDINE EUROPEO

La crisi in Ucraina e l'annessione della Crimea da parte della Russia potrebbe avere ripercussioni negative per la Serbia e il negoziato di adesione all'Unione Europea

Di Marina Szikora
La Serbia potrebbe trovarsi in una posizione scomoda per quanto riguarda la crisi in Ucraina. Secondo i media di Belgrado, la Serbia non cedera’ alle richieste di Bruxelles e dei piu’ potenti paesi dell’Unione Europea e quindi non si assocerà agli Stati che stanno introducendo sanzioni contro la Russia. Come recentemente scritto su ‘Večernje novosti’ di Belgrado, e citando fonti autorevoli, le autorità serbe starebbero conducendo colloqui con i partner, sia a Bruxelles sia a Mosca, per spiegare la posizione specifica della Serbia e chiedere comprensione per “un atteggiamento bilanciato” di Belgrado. Secondo il giornale, alla Serbia non è stato chiesto direttamente di seguire la rotta di Bruxelles, ma è stato rilevato che in quanto Paese che ha iniziato i negoziati di adesione deve adeguare le sue azioni di politica estera con quelle dell’Unione se ha intenzione di avanzare su questo cammino.

Secondo l'emittente indipendente B92 “l’unica cosa inaccettabile per Bruxelles sarebbe un aperto posizionamento [della Serbia] dalla parte della Russia”. Appena sarà formato il nuovo governo, ha affermato il ministro degli Esteri uscente Ivan Mrkić, saranno rilevate più precisamente le posizioni che, come è stato fino ad ora, si baseranno sul diritto internazionale e sui principi universalmente adottati per regolare le relazioni internazionali. Jelko Kacin, eurodeputato sloveno e relatore per la Serbia al Parlamento europeo, ha detto invece che Bruxelles si aspetta che Belgrado adegui la propria posizione verso la crisi ucraina in base a quella dell’Unione, ricordando che un altro paese impegnato nei negoziati di adesione - il Montenegro - lo ha già fatto.

La posizione della Serbia rispetto alla situazione in Ucraina deve essere e sarà pienamente responsabile e non sarà definita dal governo tecnico: la Serbia rispetterà gli obblighi derivanti dal processo di adesione all’UE e non avrà atteggiamenti ostili nei confronti della Russia, ha assicurato, da parte sua, il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić. Ad una conferenza stampa, in seguito al suo incontro con il leader dei serbi bosniaci, Milorad Dodik, Vučić ha rilevato che la Serbia è’ a favore del rispetto delle norme internazionali e dell'integrità territoriale degli Stati, ma ha aggiunto che “lezioni su questo non le possono dare quelli che con leggerezza hanno calpestato l’integrità territoriale della Serbia”. Vučić ha aggiunto che il governo deve lavorare come una squadra e che esso non sarà né russo, né tedesco, bensì serbo e salvaguarderà gli interessi dei cittadini della Serbia. In questo, ha chiesto apertamente quale dovrebbe essere una politica migliore: quella di introdurre sanzioni alla Russia, appoggiare la violazione dell’integrità territoriale, il che significherebbe rinunciare al Kosovo, oppure voltare le spalle all’Unione Europea?

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale

LA CROAZIA AL VOTO IL 25 MAGGIO PER IL PARLAMENTO EUROPEO

Di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipovic ha indetto le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. I cittadini croati si recheranno alle urne il prossimo 25 maggio. Il capo dello stato croato ha invitato i cittadini a non mancare a questo importante appuntamento elettorale perché riguarda anche il futuro della Croazia. Josipović ha auspicato che a campeggiare siano i temi europei e che non si finisca soltanto a dibattere su quanto i deputati guadagneranno, oppure parlare di ustascia e partigiani. Le liste elettorali possono proporre tutti i partiti registrati in Croazia e si possono presentare liste singole oppure in coalizione. I deputati vengono eletti in base al sistema proporzionale ma a differenza delle elezioni politiche, alle europee gli elettori hanno la possibilità di esprimere anche il voto preferenziale per un singolo candidato della lista che decidono scegliere. E’ solo dopo un anno quindi che gli elettori in Croazia torneranno a votare per il PE. Le prime elezioni si sono svolte il 13 e 14 aprile del 2013 in vista dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea avvenuto il primo luglio successivo. L’affluenza alle urne, in quella occasione, e’ stata pero’ molto scarsa, soltanto il 20,83 per cento degli aventi diritto andò a votare. Questa volta, vale a dire nel prossimo mandato, la Croazia avrà un rappresentante in meno, cioè 11 deputati, perché il numero degli europarlamentari verrà ridotto dagli attuali 766 a 751.

Sabato scorso, il consiglio generale del Partito socialdemocratico ha approvato l’accordo sulla coalizione per le prossime elezioni europee: di questa coalizione faranno parte, oltre ai socialdemocratici, il Partito popolare, i liberaldemocratici, il partito istriano e il Partito croato dei pensionati. E’ stata inoltre approvata la proposta della lista comune capeggiata dall'attuale commissario europeo per i consumatori, Neven Mimica, esponente socialdemocratico. Rivolgendosi ai concorrenti, vale a dire al maggiore partito di opposizione, l’Hdz e ai suoi partner di coalizione, il premier e presidente dei socialdemocratici Zoran Milanović ha detto che quello che divide i due schieramenti è un bivio insormontabile nell’interpretare la politica e per quanto riguarda i valori sociali fondamentali. La proposta delle liste non e’ mai semplice, ha detto Milanović e ha aggiunto di assumersi tutte le responsabilità. Non è passato innoservato però il fatto che Tonino Picula, alle precedenti elezioni capolista della coalizione governativa, su decisione di Milanović, in questa occasione è sceso al quinto posto. Una decisione questa che giustamente ha suscitato attenzione e speculazioni mediatiche. L’attuale commissario europeo croato Neven Mimica, al quale e’ stata affidata la posizione di capolista, si e’ detto convinto che la lista di coalizione proposta dai socialdemocratici ha forza e profilo europeo e che puo’ garantire il maggior numero di seggi.

Il quinto posto sulla lista della coalizione socialdemocratica per Tonino Picula resta comunque per molti una sorpresa. Va ricordato che alle precedenti elezioni europee Picula aveva ottenuto il maggior numero di preferenze in assoluto e si è dimostrato uno degli europarlamentari croati più attivi nell’attuale assemblea. In vista della decisione del consiglio generale del Partito socialdemocratico sui candidati, Picula si e’ detto convinto che gli elettori sapranno riconoscere il suo vero posto, quale che esso sia, e alla domanda se ritiene che si tratti di una strategia del suo partito oppure di una punizione, ha risposto di ritenere che “c’è del vero sia nell’uno che nell’altro caso”. “Il mio destino non è stato soltanto una volta quello di avere davanti ai miei occhi un obiettivo chiaro, ma un vento forte al petto, se lo sarà anche questa volta non lo posso prevedere. Nelle circostanze in cui questo mi sarà possibile, saprò dare il mio contributo”, ha detto Picula rilevando che è stato eletto al Parlamento europeo in base alla sua grande esperienza di politica internazionale. Ha ammesso comunque in una trasmissione televisiva che secondo la sua opinione, il primo posto sulla lista se lo meritava, ma anche il quinto lo accetta come una sfida e promette massimo impegno. Ricordiamo che durante il primo governo socialdemocratico di Ivica Račan, Tonino Picula ebbe l’incarico di ministro degli Esteri e che attualmente è membro del Consiglio generale del Partito Radicale nonviolento transnazionale transpartito.

E mentre l’attenzione dei media è concentrata sulle liste delle due maggiori coalizioni elettorali, quello governativo guidato dal Partito socialdemocratico e quello dell’opposizione capeggiato dall’Unione democratica croata, sulla scena politica per le elezioni europee si sono presentati in questi giorni anche i presidenti di otto partiti riunitisi sotto il nome di “Alleanza per la Croazia”. Hanno lanciano aspre critiche sia all’attuale governo di centro-sinistra che alla precedente maggioranza conservatrice affermando che entrambe si sono allontanate dal popolo e sono in contrasto con tutti. Accusano sia i socialdemocratici che l’Hdz di condurre una politica che tradisce le aspettative dei cittadini, di aver impoverito e umiliato il popolo croato e di lavorare soltanto per i loro interessi. L’Alleanza per la Croazia vuole fermare la crisi e l’ulteriore fallimento dell'economia, salvaguardare la famiglia e la dignità della guerra per la patria e i suoi leader si vantano di essere politici delle intenzioni oneste e di rappresentare la nuova forza che porterà unità al Paese.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 27 marzo a Radio Radicale