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giovedì 3 aprile 2014

RIPRENDE IL DIALOGO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

L'intenzione del governo kosovaro di costituire un vero esercito non blocca i colloqui. A Belgrado la formazione del nuovo governo attesa entro fine mese.

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Bruxelles e’ ripreso il dialogo tra Belgrado e Priština. Il primo tra gli incontri dalle elezioni parlamentari in Serbia con pero’ sempre gli stessi protagonisti: il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić e il premier uscente Ivica Dačić dalla parte serba, il premier Hashim Thaqi dalla parte kosovara e con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza Cathrine Ashton. Secondo Aleksandar Vučić, in condizioni difficili, per la Serbia e per il popolo serbo e’ stato raggiunto il risultato migliore possibile quando si tratta delle questioni della giustizia in Kosovo. Il presidente della corte di Mitrovica sara’ un serbo e un numero significativo di giudici e procuratori saranno altrettanto serbi, ha informato Vučić precisando che e’ stato ottenuto quello che per la parte serba sono state le questioni chiave e piu’ importanti e che ci sara’ una rappresentanza serba anche in altre parti del Kosovo, quindi non soltanto quelle settentrionali. Il futuro premier si aspetta che dopo la formazione del nuovo esecutivo serbo, al massimo entro il 27 aprile, a Bruxelles sara’ raggiunto l’accordo finale sulla giustizia il che, secondo le parole di Vučić, sara’ importante per il rilassamento di tutte le altre questioni nelle relazioni con l’Ue. Ivica Dačić, il premier uscente, ha rilevato che i colloqui sulla giustizia sono stati lunghi e difficili, durati diversi mesi ma ha aggiunto che e’ stato mantenuto quello che si considera piu’ importante per la parte serba, vale a dire che il maggior numero degli impiegati nella giustizia al nord del Kosovo siano serbi.

Nell’incontro con Cathrine Ashton, i due rappresentati serbi hanno sollevato anche la questione della posizione serba rispetto alla crisi ucraina. A tal proposito la Serbia resta devota ai suoi principi, ha precisato Dačić. Da una parte, Belgrado vuole proseguire sul cammino verso l’Ue, ma dall’altra parte e’ altrettanto importante la questione dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ “proprio perche’ anche sul caso della Serbia e stata violate l’integrita’ territoriale e la sovranita’”. La Serbia vuole proteggere e ha relazioni di amicizia con la Federazione Russa, in questo senso, la politica estera di Belgrado e le posizioni serbe saranno concordate in base a questo orientamento e ai principi fondamentali, ha concluso Dačić. Per quanto riguarda il dialogo sulla giustizia, l’alto rappresentante dell’Ue Cathrine Ashton si e’ detta soddisfatta che le due parti hanno quasi concluso i colloqui su questo argomento importante e delicato che, secondo la sua opinione, verra’ finalizzato al prossimo incontro. Tutto sommato, l’accordo finale sulla giustizia manca ancora anche se si annuncia che tutto dovrebbe essere finalizzato al prossimo round di negoziati che, sempre secondo gli annunci, dovrebbe svolgersi a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

IL NUOVO GOVERNO SERBO ENTRO FINE APRILE
Secondo fonti mediatiche, in particolare quelle del quotidiano di Belgrado ‘Blic’, sabato alla riunione della presidenza del Partito serbo del progresso sara’ presa la decisione con chi i vincitori in assoluto delle elezioni parlamentari in Serbia formeranno il governo. Nel frattempo, il futuro premier Aleksandar Vučić afferma di garantire che alla meta’ del mandato del nuovo esecutivo in Serbia si vivra’ meglio e che il numero di disoccupati sara’ diminuito. Promette che proseguira’ “la feroce lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata” perche’ si tratta di “un male che ostacola lo sviluppo e il progresso della Serbia”. “Il nostro lavoro e’ quello di condurre seriamente e responsabilmente il paese. Questo non sara’ per niente facile e con alcune decisioni non tutti saranno sempre soddisfatti” ha detto il futuro premier. Si prevede che il nuovo esecutivo serbo avra’ meno dicasteri. E’ noto che la Serbia finora ha tenuto il record nella regione per quanto riguarda il numero di ministeri a fin di soddisfare tutti i partiti che facevano parte della coalizione governativa. Adesso, Vučić ha l’occasione di formare il suo esecutivo secondo le necessita’ reali del paese. Tuttavia, gli esperti avvertono che un numero ridotto di ministeri non resolve il problema senza il ridimensionamento dell’enorme amministrazione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata inonda il 3 aprile a Radio Radicale

mercoledì 18 dicembre 2013

UE, VIA LIBERA AL NEGOZIATO CON LA SERBIA: REAZIONI E COMMENTI

“Ho detto ai ministri quanto sia rimasta colpita dai progressi fatti e dall'impegno mostrato dai due premier e dalle rispettive delegazioni [impegnati nei colloqui per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, ndr] Se si guarda all'elenco dei risultati ottenuti dall'accordo di aprile, credo che sia davvero impressionante. In alcuni campi siamo andati anche oltre e più veloci di quanto pensassi”. Lo ha detto lunedì scorso l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea, Catherine Ashton, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Affari esteri a Bruxelles, rispondendo al corrispondente della televisione serba. La Ashton aveva così anticipato il giudizio positivo contenuto nel suo rapporto sul dialogo Belgrado-Pristina che ha poi presentato martedì ai capi delle diplomazie dei 28. Restano da definire i dettagli di alcune questioni, per esempio nel settore giudiziario, ma la Serbia ha compiuto progressi impressionanti nella normalizzazione delle relazioni con Pristina, ed è tempo di avviare il negoziato di adesione con la UE, è in definitiva la conclusione a cui è arrivata la responsabile della politica estera di Bruxelles che in questa veste continua a mediare il dialogo tra Serbia e Kosovo.




“Vivissima soddisfazione” è stata espressa dal Ministro degli Esteri Emma Bonino per la decisione presa dai ministri degli Esteri dell’Unione Europea di dare via libera all'avvio dei negoziati per l’adesione della Serbia all’UE con la convocazione della prima Conferenza Intergovernativa il prossimo gennaio. "Si tratta di un momento storico perla Serbia e per i Balcani”, afferma il ministro Bonino, secondo una nota ufficialedella Farnesina nella quale ricorda che “l’Italia ha sempre incoraggiato e sostenuto il percorso europeo di Belgrado, in particolare gli sforzi di quest’ultima nell’adempimento delle misure concordate con le Autorità di Pristina lo scorso 19 aprile, volte alla realizzazione di una progressiva normalizzazione nei rapporti tra Serbia e Kosovo e la cui positiva attuazione ha rappresentato la condizione principale posta dall’UE per poter procedere all’apertura dei negoziati di adesione”. Il nostro ministro degli Esteri ha quindi riaffermato che “l’Italia continuerà a garantire il suo convinto sostegno al percorso europeo di Belgrado, che, proprio grazie al prossimo avvio dei negoziati, compie un fondamentale e irreversibile passo in avanti”.

Soddisfazione, ovviamente, è stata espressa dal premier serbo Ivica Dacic, che in un'intervista alla tv di stato Rts ha parlato di “obiettivo storico”, di un via libera per Belgrado deciso “all’unanimità” dai 28, come “mi ha rivelato al telefono Ashton”. Un risultato, ha detto ancora il premier, “atteso da generazioni e da molti governi” prima del suo e che ora “non è più solo un sogno” per la leadership serba e per i cittadini, “ma la realtà”. E' la fine di un processo e contemporaneamente “l’inizio di un altro molto più difficile”.

In una conferenza stampa a Belgrado, Dacic ha detto di non vedere per Belgrado alcun obbligo di riconoscere l'indipendenza del Kosovo nelle conclusioni con cui i ministri degli Esteri dell'UE hanno dato il via libera all'inizio del negoziato di adesione con la Serbia. Dacic ha anche detto anche di ritenere che la Serbia entrerà nella UE più velocemente di ogni altro Paese, sottolineando che la velocità del negoziato dipenderà dall'impegno e dalla serietà con cui verrà portato avanti. Finora il negoziato più rapido è stato quello della Slovacchia, durato cinque-sei anni: la Serbia secondo Dacic è in grado di fare altrettanto, dato che il suo governo “non solo ha aperto la porta all'Europa ma ha già fatto un passo al suo interno”.

Non tutti però sono così soddisfatti e ottimisti come il capo della diplomazia europea, il nostro ministro degli Esteri e i vertici di Belgrado. A Pristina, il via libera di Bruxelles alla Serbia è stato accolto con scetticismo e reazioni generalmente negative da diversi analisti secondo i quali l'Unione Europea ha sopravvalutato i progressi fatti da Belgrado nel dialogo con le autorità kosovare. Secondo il politologo Ilir Deda, direttore dell'istituto 'Kipred', dopo quello di aprile si dovrebbe arrivare ad un secondo accordo fra Belgrado e Pristina dato che fino ad ora i colloqui hanno favoritola parte serba, che continuerà così a mantenere la sua influenza nelle zone a maggioranza serba, mentre per il Kosovo continuerà una situazione di statu quo. Anche Arten Korenica ritiene che Bruxelles abbia volutamente accelerato la strada della Serbia verso l'integrazione europea, nonostante Belgrado non abbia applicato tutti i punti dell'accordo del 19 aprile. Generalmente negativi anche i commenti della stampa kosovara. I quotidiani Koha Ditore e Tribuna criticano in particolare il rapporto molto positivo sulla Serbia fatto dalla Ashton, mentre per Pristina Bruxelles ritiene per ora sufficiente l'avvio del negoziato per l'Accordo di stabilizzazione e associazione.

giovedì 23 maggio 2013

KOSOVO: A BRUXELLES L'ESAME PIU' DIFFICILE PER DAČIĆ E THACI

Il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaci sono stati chiamati a Bruxelles dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, per chiudere l'accordo sull'implementazione della storica intesa raggiunta lo scorso aprile. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi a Radio Radicale ed è stato scritto prima della conclusione del vertice.

A Bruxelles questa settimana un altro incontro tra i premier serbo e kosovaro, Ivica Dačić i Hashim Thaci su invito dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Catherine Ashton. Tema di colloqui l'implementazione del recentemente raggiunto accordo delle due parti, ovvero quello che dovra' essere implementato entro giugno affinche' la Serbia possa ricevere la tanto desiderata data dell' inizio dei negoziati di adesione all'Ue. Come precisato dal premier serbo Dačić, bisognera' appena arrivare al piano di implementazione e come spiega, per certi punti dell'accordo sara' necessario almeno un anno per la loro implementazione mentre invece per alcuni altri saranno sufficienti sei mesi. La riunione a Bruxelles e' iniziata quindi martedi' sera, prima gli incontri separati dei due premier con Cathrine Ashton e poi quello trilaterale durato fino alle ore 22. Mercoledi' la ripresa dei colloqui. A termine della prima serata vi e' stato soltanto un breve comunicato della Ashton alla stampa in cui ha espresso soddisfazione per aver potuto ospitare un'altra volta i due premier e si e' detta convinta del loro impegno sull'attuazione dell'accordo di Bruxelles.

Il professore della Facolta' di scienze politiche di Belgrado ed analista politico Predrag Simić ha commentato che il raggiungimento di un accordo sull'implementazione dell'accordo di Bruxelles sara' il lavoro piu' difficile e che i colloqui che si svolgono attualmente a Bruxelles sono i piu' difficili finora. Simić ha precisato che l'accordo di Bruxelles e' un insieme di principi che ciascuno puo' interpretare a modo suo in base ai propri interessi e che gli esperti non riescono ad oltrepassare le divergenze di posizioni. Questa la ragione perche' un'altra volta spetta a Catherine Ashton di tentare a trasformare i principi in un piano concreto che potrebbe essere implementato. "Si tratta della parte piu' complicata dei negoziati che non potra' essere implementata in una quarantina di giorni quanti ne sono rimasti fino alla fine di giugno quando dovra' essere presa la decisione sulla data dell'inizio di negoziati di adesione per la Serbia" ha spiegato l'esperto politico serbo. Simić ha sottolineato che dalla Serbia si aspetta adesso il piano e non la sua stessa attuazione, e questo, secondo lui, si e' potuto sentire anche da parte del capo della diplomazia tedesca lunedi' a Belgrado durante gli incontri con i vertici serbi.

Il ministro degli esteri tedesco Westerwelle in visita a Belgrado
Dello stesso tema quindi si e' parlato gia' lunedi' a Belgrado in occasione della visita del ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle alla capitale serba. A seguito del suo incontro con i vertici serbi, Westerwelle ha ribadito che se ci saranno risultati palpabili relativi all'attuazione dell'accordo con Priština, il Bundestag tedesco ricevera' da lui un segnale positivo per quanto riguarda la data dell'inizio dei negoziati di adesione per la Serbia. Come scrive il quotidiano serbo 'Blic', riferendosi a fonti bruxellesi, per la Serbia entro la fine di giugno sarebbe piu' facile compiere passi concreti relativi alle strutture di sicurezza parallele ma si potrebbero introdurre anche misure temporanee nei comuni di Zubin Potok e Zvečani dove si e' concluso il mandato degli autogoverni locali. Cio' significherebbe che si e' iniziato con l'applicazione dell'accordo relativo alle istituzioni parallele.

Per quanto riguarda la polizia, circa 150 rappresentanti dovrebbero essere integrati nelle forze di polizia kosovare, altri invece dispiegati nelle stazioni di polizia in Serbia centrale. La giustizia potrebbe far parte dell'implementazione da subito attraverso la trasformazione del tribunale comunale di Mitrovica. Va precisato che il capo della diplomazia tedesca ha chiesto categoricamente lo smantellamento delle strutture parallele serbe al nord del Kosovo. Con i vertici di Belgrado ha ribadito la necessita' di utilizzare l'occasione per prendere decisioni corraggiose di lunga portata. Per le giovani generazioni, ha rilevato Westerwelle, e' importante migliorare la situazione attraverso gli investimenti, crescita economica e apertura di nuovi posti di lavoro. Il premier serbo Ivica Dačić ha sottolineato che la Serbia non ha piu' tempo da aspettare e che ogni rinvio di decisione sulla data dell'inizio dei negoziati di adesione all'Ue puo' avere conseguenze catastrofiche per il futuro della Serbia.

giovedì 4 aprile 2013

KOSOVO: A VUOTO L'OTTAVO ROUND DI COLLOQUI TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Foto da M-Magazine.org
di Marina Szikora [*]
L'ottavo round di colloqui tra Belgrado e Priština, martedi' a Bruxelles, dopo 14 ore di dialogo, diverse interruzioni per consultazioni e con toni 'alzati', in una atmosfera molto tesa, non hanno portato a nessun accordo. Questa volta, su decisione dei vertici serbi, al premier serbo Ivica Dačić, nella delegazione si e' aggiunto anche il vicepremier Aleksandar Vučić. Ad incontro fallito, Vučić aveva offerto le sue dimissioni, che secondo le parole di Dačić, non sono state accettate dal premier serbo. Si dice che e' possibile ancora una riunione ma in questo colloquio l'Ue avra' il ruolo di semplice osservatore e non piu' quello di negoziatore. Le 14 ore di questo incontro sono state "difficili e esaurienti, non per i toni, bensi' per quello che si ottiene e perde, per le conseguenze" ha detto Dačić a fine incontro a Bruxelles. Le competenze sono il maggiore ostacolo. Questo non e' la fine dei colloqui, ne seguiranno quelli a Belgrado, ha aggiunto il premier serbo. Ha precisato ai giornalisti che la delegazione della Serbia durante i colloqui tutto il tempo e' stata unita e che in un certo momento Vučić ha offerto le sue dimissioni all'incarico di primo vicepresidente del governo serbo.

"Alcuni punti sono ancora lontani quando si tratta delle competenze della futura comunita' dei comuni serbi, giustizia e polizia...Nei prossimi giorni ci saranno analisi e colloqui" ha precisato Ivica Dačić indicando che i colloqui sono stati concreti ma le posizioni restano lontane. Il premier serbo ha aggiunto che la data dell'inizio dei negoziati di adesione della Serbia non e' la cosa piu' importante ma ha rilevato che e' diventata parte del problema e che dopo un tale esito del dialogo la Serbia difficilmente avra' la data. La parte kosovara, ha spiegato il premier serbo, teme che la comunita' dei comuni serbi potrebbe diventare la base per il futuro separatismo mentre la comunita' serba non puo' immaginare di non avere nessuna competenza, vale a dire autonomia. E' difficile dire se nei prossimi anni ci saranno migliori possibilita' per la soluzione, ha avvertito Dačić aggiungendo che la Serbia resta impegnata al dialogo ed e' pronta a parlare con Priština senza negoziatore nonche' ad adempiere le condizioni dell'Ue che non riguardano i comuni serbi e che sono relativi agli accordi precedentemente raggiunti.

Gli Stati Uniti ritengono che spetta a Priština come "stabilire le forme di autonomia che i serbi chiedono al nord del Kosovo" e che il ruolo di Belgrado e' quello di "dire chiaramente che e' arrivato il momento per risolvere questa questione" ha detto la rappresentante per i media del Dipartimento di Stato americano, informano i media serbi. "Noi vogliamo vedere una soluzione pacifica di questi problemi che acconsentira' sia al Kosovo che alla Serbia di avanzare, di andare avanti sulla via europea", ha detto la rappresentante dello State Department. Va detto anche che in vista dell' ottavo round di negoziati tra Belgrado e Priština, in presenza dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Kathrine Ashton, i vertici serbi hanno tenuto una riunione in cui e' stato raggiunto l'accordo su quello che deve essere il minimo delle richieste serbe e quale sara' la composizione della delegazione a Bruxelles. Questa volta, come detto, oltre al premier Ivica Dačić vi ha partecipato anche il suo vice e presidente del maggiore partito governativo, Aleksandar Vučić. Sono stati in molti a ritenere questa riunione come decisiva poiche' a meta' aprile la Commissione europea dovrebbe presentare il rapporto sull'avanzamento della Serbia nel processo delle eurointegrazioni il quale riguardera' anche l'avanzamento nella normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština.

Dopo la riunione dei vertici serbi, il capo dello stato Tomislav Nikolić ha dichiarato che la Serbia non chiede una soluzione ideale e che non rifiuta nulla in anticipo ma che per Belgrado e' inaccettabile tutto quello che e' al di sotto delle richieste, vale a dire che i cittadini dei comuni serbi possano decidere sulla giustizia e polizia e che indispensabilmente non ci sia la presenza dell'esercito sul territorio della comunita' dei comuni serbi. Il presidente della Serbia ha aggiunto che il garante di tutto questo deve essere l'Ue. La partecipazione a questo giro di colloqui del vicepremier Alekasdar Vučić, secondo le parole del capo dello stato serbo, rappresenta la conferma dell'unita' dei vertici serbi a raggiungere con Priština la soluzione piu' ottimale possibile. Dall'altra parte, il premier kosovaro, Hashim Thaci, in vista dei colloqui, ha detto che non sara' facile raggiungere l'accordo e ha ripetuto che i comuni serbi non potranno avere ne' competenze legislative ne' quelle esecutive. Secondo le sue parole, il prezzo dell'eventuale mancanza di accordo lo paghera' Belgrado nella forma di un ulteriore rinvio nel processo delle eurointegrazioni.

Per la Serbia sulla via verso le integrazioni, l'uscita dalla crisi economica e finanziaria e' piu' importante della data per l'inizio dei negoziati di adesione all'Ue. Il superamento della crisi, oltre al Kosovo, influenzera' in maniera cruciale la politica dell'allargamento dell'Ue, afferma per il quotidiano serbo 'Blic' Dušan Reljić, analista dell'Isitito per gli affari internazionali e di sicurezza di Berlino. Secondo Reljić, la Serbia non perde economicamente nulla se non avra' la data perche' in quanto candidato ottiene i fondi di preadesione e questa somma non cambia con la formalizzazione dell'inizio dei negoziati di adesione. Dalla data non dipende nemmeno la velocita' dei negoziati, essa dipende dalle riforme politiche della Serbia e dall'umore dei paesi membri Ue, osserva questo analista serbo ma aggiunge che la mancanza della data di inizio dei negoziati e' una sconfitta politica poiche' ulteriormente diminuira' l'appoggio dei cittadini alle integrazioni europee. Per la gente in Serbia, ribadisce Reljić, e' molto piu' importante la ripresa economica e l'apertura dei posti di lavoro. I negoziati di adesione sono un processo politico che puo' durare a lungo e che sul suo cammino deve passare molti ostacoli politici tra cui si aprono anche molte questioni bilaterali con i vicini poiche' ogni singolo paese deve concordare con ogni nuovo capitolo nel processo negoziale, conclude l'analista serbo Dušan Reljić.

Il consigliere del presidente della Serbia Marko Đurić ha dichiarato oggi che nei prossimi giorni i vertici dello stato saranno nella situazione da dover prendere alcune decisioni estremamente difficili quando si tratta del Kosovo e che l'opinione pubblica ne sara' dettagliatamente informata.
Non abbiamo raggiunto nessun compromesso, ma siamo decisi ad andarne incontro. Questo round di negoziati ha oltrepassato tutte le nostre aspettative negative e la situazione e' molto difficile – ha detto Đurić ai giornalisti dopo la riunione delle massime cariche dello stato alla Presidenza della Serbia. La riunione dei vertici serbi alla quale si e' parlato dei negoziati di ieri sera a Bruxelles si e' conclusa presso la Presidenza della Serbia. La delegazione ieri a tarda notte ha terminato i colloqui a Bruxelles senza aver raggiunto l'accordo ed e' arrivata direttamente dall'aeroporto alla sede della Presidenza.

 [*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


mercoledì 6 febbraio 2013

SERBIA, KOSOVO: QUALCOSA SI MUOVE

Tra pochi giorni cadrà il quinto anniversario della dichiarazione unilaterale con cui, il 17 febbraio 2008, gli albanesi del Kosovo dichiararono la loro indipendenza dalla Serbia. In questi cinque anni non è avvenuto nulla di quanto anche alcuni autorevoli analisti avevano preconizzato. I serbi del Kosovo non hanno preso le armi per opporsi all'indipendenza, né tanto meno lo hanno fatto gli albanesi del sud della Serbia o della Macedonia: tensioni e incidenti, anche gravi, non sono mancati, ma niente di nemmeno lontanamente paragonabile ad un nuovo conflitto armato. L'indipendenza kosovara non ha dato nemmeno la stura ad analoghe iniziative in altre aree contese del globo, dove pure i problemi non mancano e la situazione è molto delicata, dando il via ad un pericolosissimo "effetto domino". E' certo che la quinta ricorrenza dell'indipendenza kosovara sarà segnata dai consueti toni nazionalisti, da una parte e dall'altra: tra i serbi si alzerà ancora una volta il grido "Kosovo je Srbija" (Il Kosovo è Serbia), mentre dall'altra parte non mancheranno richiami alla "Grande Albania". Da una parte e dall'altra di agiteranno i vessilli con la aquile bicipiti di diverso colore. Rispetto al passato quest'anno però c'è da segnalare un'importante novità: che finalmente le due parti si parlano, si incontrano, cercano di risolvere alcuni problemi "tecnici" bilaterali, senza incartarsi pregiudizialmente sulla questione dello "status". E' innegabile che i colloqui di questi ultimi mesi hanno dato un corso nuovo alle relazioni tra Belgrado e Pristina. E ora, dopo vari colloqui e cene di lavoro tra i due premier, Ivica Dacic e Hashim Thaci, arriva l'incontro tra i due presidenti, Tomislav Nikolic e Atifete Jahjaga, a Bruxelles, sempre alla presenza di Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, che a dispetto delle tante critiche ricevute fin dalla sua nomina, può segnare un indubbio successo per la (giustamente) tanto bistrattata diplomazia europea e suo personale. Nei Balcani, tra Serbia e Kosovo, qualcosa si muove e, seppure lentamente, sembra emergere una nuova normalità.

Sul tema segnalo l'articolo di Tim Judah del 2 febbraio pubblicato sul sito dell'Economist

Inching closer A new normality is slowly emerging between two old Balkan foes


giovedì 24 gennaio 2013

POSITIVO IL NUOVO ROUND DI COLLOQUI TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Dacic e Thaci hanno aperto il “capitolo” sullo status dei serbi del Kosovo

 Hashim Thaci, Carherine Ashton e Ivica Dacic
Esito positivo e incoraggiante per il quarto round di colloqui a Bruxelles tra il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaci, alla presenza dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. Una cena di lavoro a tre durata oltre cinque ore, conclusasi con un accordo provvisorio sulla distribuzione delle tasse doganali, che fa seguito all'intesa raggiunta a dicembre per la gestione congiunta dei valichi di confine, e soprattutto con la decisione di avviare la discussione sulla delicata questione dell'autonomia delle comunità serbe del Kosovo che non riconoscono l'autorità di Pristina.
La questione dell'autonomia per i serbi del Kosovo è contenuta nella risoluzione approvata di recente dal parlamento di Belgrado. La Serbia, pur senza riconoscere l'indipendenza dichiarata unilateralmente dagli albanesi nel 2008, sarebbe pronta a rinunciare a rivendicazioni territoriali in Kosovo, in cambio di un ampia autonomia per i serbi. “La via per una soluzione è aperta” ha detto Dacic dopo l'incontro, mentre Thaci si è definito “più ottimista che in passato”. I due premier hanno concordato di tornare a vedersi il mese prossimo.
Dunque, per quanto difficile e sofferto, il dialogo tra Serbia e Kosovo, mediato da Bruxelles, sembra iniziare a dare risultati concreti, tanto sul piano della normalizzazione dei rapporti bilaterali, quanto su quello dell'avanzamento del processo di integrazione europea di Pristina e, in particolare, di Belgrado. E' importante, soprattutto, che sia stato avviato il confronto sullo status della minoranza serba in Kosovo. Per la prima volta, pur mantenendo il rifiuto di riconoscere l'indipendenza, la Serbia sembra disponibile a rinunciare a rivendicazioni territoriali nei confronti di quella che continua a considerare – anche sulla base della risoluzione 1244 dell'Onu – una sua provincia.

Qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andato in onda oggi a Radio Radicale.

A Bruxelles, settimana scorsa, si e' proseguito con l'incontro tra il premier serbo e quello kosovaro sotto il patrocinio della capo della diplomazia europea Catherine Ashton. L'alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza ha incontrato i due premier anche separatamente. Cosi' una cena di lavoro di cinque ore tra Ashton e il premier serbo Ivica Dačić. Il risultato di questo incontro e' stato l'accordo che i soldi che provengono dal pagamento doganale ai confini amministrativi andranno in un fondo speciale per lo sviluppo dei comuni al nord del Kosovo che verra' formato in modo tripartito, sotto l'egida dell'Ue, ha spiegato Dačić.
Il premier serbo ha precisato che il quarto round di colloqui e' stato un dialogo aperto e che "per la prima volta in modo serio si e' trattata la questione delle istituzioni parallele e il rapporto speciale verso il popolo serbo che vive in Kosovo". "Si e' parlato di come arrivare alle istituzioni che sono comuni e accettabili sia per Priština che per i serbi kosovari" ha illustrato Dačić e ha aggiunto che l'altro tema, strettamente collegato a questo, e' stata la peculiarita' della comunita' serba in Kosovo. "Ognuno di noi ha illustrato qualcosa di suo a questo proposito. Non si puo' pretendere che la questione sia risolta in una serata, si tratta di questioni fondamentali", ha rilevato il premier serbo. Dačić ha sottolineato che e' importante raggiungere un avanzamento nel dialogo e si e' detto ottimista quando si tratta delle aspettative che la Serbia fino all'inizio del prossimo luglio ottenga una data per l'inizio dei negoziati di adesione all'Ue.
Dall'altra parte pero', i media di Priština informano che dopo la riunione il premier Thaci ha comunicato che e' stato raggiunto un accordo sulle tasse doganali che esse verranno pagate secondo le leggi kosovare. Sempre secondo le informazioni dei media kosovari, Thaci avrebbe dichiarato che si e' parlato dell'eliminazione delle istituzioni parallele al nord del Kosovo e che ai "serbi al nord verra' data l'occasione di eleggere i loro rappresentanti legittimi nelle istituzioni locali". Dall'ufficio di Catherine Ashton e' stato invece rilasciato un comunicato in cui e' stato confermato che i due premier hanno concordato un accordo temporaneo sul pagamento doganale e le tassi ai confini amministrativi. "Abbiamo avuto un dialogo lungo e costruttivo e abbiamo concordato che per ragioni di un dialogo intenso ci ritroveremo a febbraio quando speriamo di raggiungere un avanzamento significativo in base alle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso dicembre" conclude il comunicato di Catherine Ashton.
A seguito del dialogo, il premier Dačić ha incontrato sempre a Bruxelles anche il presidente del Consiglio europeo, Hermann van Rompuy il quale ha rilevato che sono indispensabili nuovi passi verso la normalizzazione delle relazioni della Serbia con il Kosovo. Dačić da parte sua ha detto di aspettarsi l'inizio dei negoziati di adesione al piu' presto "poiche' il popolo serbo merita di vivere meglio"."L'Ue soddisfera' gli obblighi verso la Serbia" ha detto Van Rompuy ma ha sottolineato che oltre alle indispensabili riforme sono necessari anche nuovi passi verso la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Il presidente del Consiglio europeo ha ricordato che la prossima primavera si esaminera' l'avanzamento nel dialogo tra Belgrado e Priština e successivamente verra' presa la decisione sull'inizio dei negoziati di adesione.
All'emittente serba B92 Dačić ha detto che ognuno puo' interpretare le cose a modo suo ed ha tenuto a precisare che non e' vero che si e' iniziato con lo smantellamento delle istituzioni parallele, bensi' che e' iniziato il colloquio su questo tema. Ha aggiunto che si verra' alla soluzione presentata nella piattaforma serba sul Kosovo. "Non riconosciamo l'indipendenza del Kosovo, ma ci interessa come e' organizzato il popolo serbo, vale a dire come funzionera' la comunita' dei comuni serbi", ha spiegato Dačić.


giovedì 15 novembre 2012

KOSOVO: CONTINUA IL DIALOGO A BRUXELLES TRA BELGRADO E PRSITINA

“La guerra è finita”: atmosfera distesa nel secondo incontro tra Dacic e Thaci. La Serbia spera nell'apertura dei negoziati di adesione all'Ue.

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale [*]
La settimana scorsa, come annunciato, una cena di lavoro su invito dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Catherine Ashton, con il premier serbo Ivica Dačić e quello kosovaro Hashim Thaci. Secondo il giornale di Priština 'Koha Ditore', l'atmosfera e' stata molto piu' rilassante che durante il loro primo incontro. I partecipanti alla cena hanno dichiarato che e' stato realizzato un evidente avanzamento verso la normalizzazione delle relazioni, soprattutto per quanto riguarda l'attuazione degli accordi raggiunti durante il dialogo tecnico, afferma il giornale kosovaro. Dačić e Tachi avrebbero detto che "la guerra e' finita" e che bisogna girarsi verso il futuro. Il premier kosovaro ha precisato che e' stato concordato che la Serbia deve essere trasparente per quanto riguarda il finanziamento delle strutture parallele del potere serbo al nord del Kosovo mentre Dačić ha valutato che questo non e' un problema poiche' "non c'e' nulla da nascondere" e ha constatato che il finanziamento continuera'. "Thaci ed io siamo forse gli uomini giusti per prendere decisioni difficili" ha valutato il premier serbo, scrive Koha Ditore.

L'alto rappresentante dell'Ue Cathrine Ashton ha espresso soddisfazione per i colloqi che ha qualificato come sinceri ed aperti. Ricordando che l'incontro precedente a Bruxelles e' stato un proseguimento del dialogo iniziato lo scorso 19 ottobre, dopo quest'ultimo incontro , Ashton ha detto che con Dačić e Thaci si e' parlato di diversi aspetti della normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština. Entrambi i premier si sono detti pronti a continuare il dialogo. "Abbiamo concordato di continuare il lavoro relativo alla piena implementazione di tutti gli accordi e abbiamo salutato i risultati raggiunti da parte del gruppo di lavoro comune che si e' riunito il 5 e 6 novembre sul tema dell'amministrazione integrata dei confini", si legge nel comunicato dell'Ufficio di Cathrine Ashton. Il comunicato aggiunge che negli ultimi colloqui si e' parlato della trasparenza "dei mezzi che la Serbia garantisce alla comunita' serba in Kosovo". Inoltre, Ashton indica che si e' parlato dei metodi di rafforzamento "della protezione del patrimonio culturale e religioso serbo in Kosovo". Le due parti hanno concordato di istituire un gruppo di lovoro tecnico congiunto il quale preparera' uno studio di fattibilita' dell'autostrada Niš-Priština.

La decisione sulla data dell'inizio dei negoziati di adesione della Serbia all'Ue dipende soprattutto da come verra' valutato l'avanzamento nella normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština. Questa valutazione si aspetta nella prima meta' di dicembre, informa l'agenzia di stampa serba Tanjug citando fonti diplomatiche bruxellesi. Infatti, come anche dichiarato in questi giorni dal premier serbo Ivica Dačić, ai primi di dicembre dovrebbe svolgersi un altro incontro tra Dačić e Thaci dopodiche' il Consiglio europeo decidera' sulla data dei negoziati di adesione della Serbia. Una valutazione dei risultati raggiunti nel dialogo si prospetta tra il 10 e 14 dicembre, informa Tanjug. Entro il 10 dicembre, si precisa, in base al recente accordo, dovrebbe iniziare l'attuazione di prova dell'accordo relativo ai confini sulla linea amministrativa, su due di un totale di sei posti di confine. Si tratta di una delle condizioni chiave affinche' la Serbia possa ottenere la data dell'inizio dei negoziati di adesione e su questo il Consiglio europeo si esprimera' al vertice che e' in agenda per il prossimo 13 e 14 dicembre. Pero', prima della decisione formale dei capi di stato e governo dei 27, come consueto, si riuniranno i ministri degli esteri degli stati membri dell'Ue e questo accadra' l'11 e 12 dicembre. I ministri dell'Ue, informano i media serbi, ascolteranno il rapporto di Cathrine Ashton sull'avanzamento raggiunto dalla Serbia, in particolare quello relativo alla normalizzazione delle relazioni coni il Kosovo dopodiche' formuleranno la raccomandazione che i loro capi adotteranno formalmente al summit.

Nel corso di un mese, la Serbia dovra' quindi compiere atti molto concreti che potrebbero convincere l'Ue che Belgrado ha percepito seriamente gli obblighi intrapresi. Se verra' valutato che le condizioni sono state adempiute, la Serbia, con un meccanizmo di controllo adeguato, potrebbe contare con la possibilita' di iniziare l'anno prossimo i negoziati di adesione all'Ue, precisa Tanjug citando sempre fonti diplomatiche anonime di Bruxelles.

Il presidente serbo Tomislav Nikolić in visita in Grecia parla del Kosovo 
Il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, in visita ufficiale settimana scorsa ad Atene, in una intervista per la TV Antena ha dichiarato che "gli albanesi dicono di avere il loro stato indipendente, ma i serbi rispondono che non riconosceranno mai questa indipendenza". Cio' non vuol dire pero', precisa Nikolić, che non possiamo mettere in ordine la vita in Kosovo in modo tale che si sappia quali sono le competenze delle isitizioni temporanee di Priština, quali sono i diritti dei cittadini in Kosovo, soprattutto dei serbi che vivono nelle enclavi al nord del Kosovo dove essi sono in maggioranza e quali funzioni restano in competenza alla Serbia. "Non sono preoccupato per la situazione in Kosovo. Nell'ambito del diritto internazionale, della Carte delle Nazioni Unite, la Serbia e' uno stato di cui il Kosovo ne e' parte. In Kosovo si trovano le forze dispiegate secondo l'accordo della Serbia con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Qui non ci puo' essere nessuna crisi, nessun confilitto, nessuna azione unilaterale" ha detto Nikolić nell'intervista.

Per quanto riguarda la situazione in Serbia, il capo dello stato serbo ha precisato di continuare quello che e' stato fatto nel periodo del suo predecessore, l'ex presidente Boris Tadić, ma in un modo diverso e con maggiore considerazione degli interessi della Serbia. Nikolić aggiunge che se ha assunto la presidenza della Serbia allora cio' comporta farsi carico degli obblighi, vale a dire dell'implementazione di tutti gli accordi raggiunti finora e poi passare veramente a nuovi negoziati in cui la Serbia deve chiede qualcosa e non soltanto riufiutare di accordarsi. "Noi abbiamo delle condizioni che riteniamo siano normali, quali l'ordinamento dello stato, giustizia, fermare l'enorme criminalita', corruzione, esaminare in quali condizioni sono state fatte molte privatizzazioni che sono state un vero saccheggio" spiega il capo dello stato serbo ma aggiunge anche: "noi abbiamo la condizione di dialogare con Priština affinche' la vita della gente in Kosovo sia migliore, anche quella dei serbi, naturalmente. Adempieremo anche questa condizione. Il premier ha parlato gia' due volte con il presidente del governo temporaneo del Kosovo" ha detto Nikolić.

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


sabato 10 novembre 2012

KOSOVO: BELGRADO E PRISTINA DIALOGANO MA RESTA IL NODO DELLO STATUS

Hashim Thaci, Catherine Ashton e Ivica Dacic
Una discussione “aperta e sincera”, così l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, ha descritto il clima della cena di lavoro di giovedì sera a Bruxelles con il premier serbo, Ivica Dacic, e quello kosovaro, Hashim Thaci. “La nostra discussione serale aperta e sincera si è sviluppata intorno a diversi aspetti della normalizzazione delle relazioni tra le due parti e i due primi ministri si sono impegnati a proseguire i colloqui”, ha dichiarato Ashton ai giornalisti al termine dell'incontro annunciando che presto ci sarà una nuova trilaterale. Dacic e Thaci si erano già incontrati una prima volta lo scorso 19 ottobre, sempre a Bruxelles, sancendo ufficialmente la ripresa del dialogo tra Belgrado e Pristina con la mediazione dell'Ue che era ripartito nel 2011 dopo oltre tre anni di gelo in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza kosovara del 2008, ed era stato sospeso la scorsa primavera in occasione delle elezioni parlamentari e presidenziali in Serbia e ha dovuto poi attendere le laboriose trattative per la formazione del nuovo governo.

Il nuovo incontro dovrebbe svolgersi all'inizio di dicembre, quando cioè dovrebbe partire anche l'applicazione congiunta dell'accordo già raggiunto sulla “gestione integrata dei confini” (Ibm), rimasto sinora sulla carta. “La prima cosa che dovrà verificarsi è l'applicazione degli accordi conclusi in questi due anni”, ha dichiarato Thaci alla tv nazionale kosovara, mentre Dacic ha riferito all'emittente indipendente serba B92 di aver detto “che non dovremmo destinare di nuovo alla guerra i nostri figli e che dobbiamo chiudere ogni questione”. Ashton, Dacic e Thaci hanno discusso anche della trasparenza dei finanziamenti previsti per la comunità serba in Kosovo e di come rafforzare la tutela del patrimonio culturale serbo. Sul primo punto ha insistito il premier kosovaro che ha chiesto lo scioglimento delle strutture parallele organizzate dai serbi del Kosovo con il sostegno anche economico di Belgrado, in particolare nel territorio a nord del fiume Ibar dove la maggioranza serba non riconosce l'autorità di Pristina. Le parti hanno concordato la costituzione di un gruppo di lavoro per lo studio di fattibilità dell'autostrada Nis – Pristina.

Il raggiungimento di concreti risultati nella normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo è la pre-condizione posta da Bruxelles per il proseguimento del processo di integrazione europea di entrambi i Paesi. In particolare per la Serbia, un avanzamento concreto e positivo nella questione del Kosovo significherebbe la fissazione della data ufficiale di apertura dei negoziati di adesione, dopo aver ottenuto lo status di Paese candidato lo scorso marzo. Una data la cui fissazione, inizialmente attesa per la fine dell'anno, è stata poi rimandata al 2013 con la richiesta di avanzamenti concreti nelle relazioni tra Belgrado e Pristina. Nei giorni scorsi il presidente serbo Tomislav Nikolićaveva annunciato che la Serbia ha una piattaforma di proposte sulKosovo su cui si esprimerà il parlamento e sottolineando che, nella loro recente visita a Belgrado, né il segretario di Stato americano Hillary Clinton, né l'Alto rappresentante Ue Cathrine Ashton hanno richiesto alla Serbia il riconoscimento del Kosovo. Resta il fatto che sia Belgrado, sia Pristina si dichiarano pronte a nuove trattative, purché entrambi nel rispetto della propria integrità territoriale. Ancora una volta, dunque, la questione dello status del Kosovo resta il grande nodo da sciogliere che prima o poi arriverà al pettine. Per ora si prende tempo ed è comuqnue importante che le due parti, diversamente da cinque anni fa, si parlino e siano disponibili ad accordi tecnici “intermedi”.


giovedì 1 novembre 2012

HILLARY CLINTON E CATHERINE ASHTON A BELGRADO

Ashton, Clinton, Nikolic e Dacic a Belgrado (Foto Beta)

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale [*]
Al centro dell'attenzione in Serbia questa settimana, senza dubbio, e' la visita ufficiale a Belgrado del segretario di stato americano, Hillary Clinton. In piu', oltre alla capo della diplomazia americana, a Belgrado e' giunta anche Catherine Ashton, alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza. Le due rappresentanti di Washington e Bruxelles hanno il compito di sollecitare i vertici serbi a proseguire il dialogo con Priština ed attuare passi concreti che acconsentiranno l'avanzamento della Serbia sul suo cammino verso l'Ue. I temi di discussione non sono per niente facili ma nonostante questo, Belgrado si aspetta appoggio e incoraggiamento sia da parte degli Stati Uniti che da parte dell'Ue, scrive il quotidiano serbo 'Blic'. Si sottolinea inoltre che questa in effetti e' la visita di congedo del segretario di stato americano prima delle elezioni negli Stati Uniti il prossimo 6 novembre poiche' Hillary Clinton ha annunciato il suo ritiro dalla politica attiva. Oltre a Belgrado e Priština, le due alte diplomatiche si recheranno anche a Sarajevo. La visita a Belgrado accade dopo il recente incontro Dačić-Thaci a Bruxelles e in vista dell'annunciata piattaforma per il Kosovo da parte dei vertici serbi. Per il premier serbo, Ivica Dačić, la visita delle due persone piu' importanti della politica estera mondiale significa soltanto buone notizie. Hillary Clinton non arriva con minacce e ultimatum, si e' detto convinto Dačić puntando anche sul fatto che "nessuno compierebbe una riunione negativa soltanto alcuni giorni prima delle elezioni nel proprio paese". Secondo l'ambasciatore americano in Serbia, gli Stati Uniti e l'Ue hanno lo stesso approccio per quanto riguarda il futuro della Serbia.

Per il Partito Democratico della Serbia dell'ex premier Vojislav Koštunica, l'arrivo della Clinton ed Ashton, rappresenta una pressione sulla Serbia per concludere il processo di riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Secondo gli analisti politici in Serbia invece, la visita delle due massime rappresentanti della politica estera a Belgrado, Priština e Sarajevo rappresenta un certo messaggio e l'appoggio americano alle integrazioni europee di tutti i Balcani Occidentali. Per l'avanzamento di Belgrado verso l'Ue e' cruciale la normalizzazione delle relazioni con Priština e alcuni media serbi negli ultimi giorni, come abbiamo gia' menzionato precedentemente, speculano che Belgrado per certe concessioni relative al Kosovo potrebbe ottenere una data "condizionata" per l'inizio dei negoziati di adesioni all'Ue, forse gia' entro l'anno. Da aggiungere anche che settimana scorsa, a Belgrado si e' recato anche il capo del Foreign Office britannico, William Hague il quale aveva indicato concretamente che i prossimi passi di Belgrado devono essere l'attuazione degli accordi precedentemente raggiunti con Priština, l'eliminazione delle strutture di sicurezza parallele in Kosovo e la trasparenza delle strutture parallele sanitarie ed educative.

Una delle richieste di Hillary Clinton a Belgrado e' il trasferimento del dialogo sul Kosovo anche al livello presidenziale, quindi protagonisti dei colloqui dovrebbero essere anche Tomislav Nikolić e Atifeta Jahjaga. Inoltre, le aspettative di Bruxelles sono la riunione a novembre di un gruppo di lavoro a livello ministeriale e l'inizio della soluzione concreta dei problemi nel settore delle telecomunicazioni ed energetica. Sia l'Ue che gli Stati Uniti vogliono vedere le buone intenzioni nella soluzione dei problemi e proposte concrete. L'Ue ma anche gli Stati Uniti, scrive il 'Blic' serbo, si aspettano che entro la fine dell'anno il Parlamento serbo approvi un documento che potrebbe essere una dichiarazione o strategia alla base del quale il dialogo con Priština sarebbe spontaneo e desiderabile. L'Ue e gli Stati Uniti si aspettano dei passi avanti concreti nell'amministrazione integrale del confine. Le aspettative e gli adempimenti devono essere percepiti non soltanto come positivi per la Serbia bensi' per tutta la regione. Sempre secondo le fonti di 'Blic', Bruxelles vuole vedere anche una strategia nel settore della giustizia, soprattutto quella che riguarda la rete dei tribunali in Serbia.

L'incontro delle alte rappresentanti americana ed europea con il premier Ivica Dačić e' iniziato nel pomeriggio di martedi', un incontro a porte chiuse dopo di che il premier serbo si e' rivolto ai media. Nel suo intervento, Dačić ha ripetuto che Hillary Clinton e Catherine Ashton non sono arrivate a Belgrado per porre degli ultimatum o nuove condizioni ma per discutere di temi di importanza vitale per la Serbia, vale a dire il proseguimento e l'acceleramento delle integrazioni europee e l'adempimento dei criteri per ottenere la data dell'inizio dei negoziati di adesione. Il premier serbo ha precisato che le condizioni da adempiere sono le riforme interne e relazioni visibili e sostenibili tra Belgrado e Priština. Dačić ha ribadito che la Serbia non riconoscera' l'indipendenza del Kosovo e che ne' l'Ue ne' gli Stati Uniti non devono costringerla di farlo. Pero' si fara' di tutto per normalizzare le relazioni con Priština a fin dell'integrazione comune nell'Ue.
Secondo l'alta rappresentante dell'Ue, Catherine Ashton il futuro della Serbia e' nell'Ue e ha constatato che e' stato compiuto un avanzamento significativo e che la Serbia e' diventata paese candidato. Ha sottolineato che e' buono sia per la Serbia che per il Kosovo procedere sulla via dei negoziati e ha salutato particolarmente l'incontro Dačić-Thaci svoltosi recentemente a Bruxelles. Una simile riunione dovrebbe ripetersi prossimamente, ha detto Ashton.

Hillary Clinton da parte sua ha spiegato ai giornalisti che la riunione di Belgrado e' la continuazione delle consultazioni che aveva iniziato con il presidente Nikolić a New York. "E' importante che la gente in Serbia sappia che noi negli Stati Uniti siamo impegnati sulla via europea della Serbia e che appoggiamo il dialogo tra Belgrado e Priština" ha detto Hillary Clinton aggiungendo che gli Stati Uniti si appellano alle due parti di attuare gli accordi raggiunti. Ha ripetuto quanto detto anche da Catherine Ashton che non si aspetta che Belgrado riconosca il Kosovo ma che il dialogo e' un invito ad avanzare nelle relazioni tra le due parti. Clinton ha detto che il Kosovo e' uno stato indipendente, che i confini in Europa non verranno cambiati ma si puo' cambiare molto quando si tratta del miglioramento della vita dei cittadini. Con le massime misure di sicurezza che hanno accompagnato la visita delle due rappresentanti della politica europea ed americana a Belgrado, sono stati presenti anche numerose truppe giornalistiche, 200 giornalisti acreditati di circa 50 redazioni.

[*] Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° novembre a Radio Radicale


martedì 30 ottobre 2012

TOUR BALCANICO PER CATHERINE ASHTON E HILLARY CLINTON

Hillary Clinton e Catherine Ashton

Tour balcanico per il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, e per l'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, arrivate oggi a Sarajevo per la prima tappa di una missione congiunta che prevede tappe anche in Serbia e Kosovo con l'obiettivo di rilanciare il processo di integrazione europea della regione. Nella capitale bosniaca, dove hanno incontrato i tre membri della presidenza collegiale, nonché i rappresentanti della Comunità internazionale, Ashton e Clinton hanno sottolineato “l'urgente necessità che i partiti politici servano l'interesse della popolazione e concordino le necessarie riforme”, come aveva anticipato un portavoce del segretario di Stato Usa alla vigilia della partenza. La Bosnia è bloccata delle contrapposizioni etniche, divisa in due entità contrapposte - Repubblika Srpska e Federazione di Bosnia Erzegovina, croato-bosgnacca - collegate da deboli istituzioni centrali, il rafforzamento delle quali è, invece, cruciale per l'adesione all'Unione europea e alla Nato. L'attuale amministrazione Usa non fa mistero della sua avversione per ogni ipotesi di separazione delle due entità nate in seguito agli accordi di pace di Dayton del 1995: mettere in discussione la sovranità della Bosnia Erzegovina “è completamente inaccettabile”, ha detto infatti Hillary Clinton a Sarajevo. “Pensiamo che l'integrazione nell'Unione europea e nella Nato offrano a questo paese la via migliore verso la stabilità e la prosperità”, ha detto Clinton in una conferenza stampa dopo l'incontro con i tre membri croato, bosgnacco e serbo della presidenza collegiale.

In Serbia, e in Kosovo, invece, Ashton e Clinton vanno per ribadire che secondo Bruxelles e Washington la soluzione per i due Paesi va costruita sugli accordi già raggiunti e sull'avanzamento del dialogo ripreso nel 2011 con il patrocinio dell'Ue. A Belgrado il segretario di Stato americano e l'Alto rappresentante europeo incontrano il presidente Tomislav Nikolic ed il premier Ivica Dacic per esprimere loro il pieno sostegno al processo di normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia. Una visita, quella nella capitale serba, che si sbolge tra imponenti misure di sicurezza dopo l'annuncio delle manifestazioni di protesta dei gruppi della destra e degli ultranazionalisti del Partito radicale serbo. Lo scorso marzo la Serbia ha ottenuto lo status di Paese ufficialmente candidato all'adesione all'Unione europea e attende ora che Bruxelles fissi una data di inizio dei negoziati. L'obiettivo, inizialmente atteso per la fine dell'anno, è stato rinviato ottobre a causa della mancata ripresa dei colloqui con Pristina dopo l'interruzione dovuta alle elezioni serbe dello scorso maggio che hanno segnato l'affermazione dei nazionalisti. Il recente incontro tra il premier serbo Dacic e il suo omologo kosovaro, Hashim Thaci, a Bruxelles alla presenza del capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, ha sbloccato la situazione, ma se restano molte questioni in sospeso, sia sull'agenda, sia sulla modalità dei negoziati.

Se da una parte Belgrado è abbastanza tranquilla che il processo di integrazione europea non sarà condizionata dalla richiesta di riconoscere l'indipendenza del Kosovo (anche perché l'Ue non ha una posizione ufficiale, visto che 5 dei Paesi membri non la riconoscono), dall'altra parte Ashton e Clinton potrebbero avanzare la richiesta di atti concreti di distensione come, per esempio, lo smantellamento delle “strutture parallele” messe in piedi dai serbi del Kosovo che non intendono riconoscere l'autorità di Pristina. I Balcani occidentali sembrano dunque tornare al centro dell’attenzione sia dell'Unione europea che degli Stati Uniti, ma quanto questo interesse sia di nuovo prioritario per l'agenda di politica estera di Bruxelles e di Washington è difficile dirlo: da una parte, infatti, l'Ue è ancora ben lontana dall'uscire da una crisi che sta mettendo a rischio il progetto stesso di unione politica dell'Europa, dall'altra l'attuale Amministrazione Usa potrebbe non essere più al suo posto da martedì prossimo e in ogni caso, anche se Obama verrà rieletto per un secondo mandato, difficilmente Hillary Clinton resterà alla segreteria di Stato. Nonostante tutto ciò, il tour balcanico di questi giorni (Clinton si recherà anche in Albania e Croazia) è sicuramente un fatto rilevante.

Bruxelles non aveva nascosto il disappunto per la vittoria delle forze conservatrici e nazionaliste nelle elezioni parlamentari e presidenziali dello scorso maggio così come non aveva fatto mancare il proprio sostegno all'ex presidente Boris Tadic. Con il nuovo presidente Nikolic ed il nuovo governo di coalizione fra conservatori nazionalisti e socialisti la Serbia sembra avere assai smorzato l'indirizzo europeista che la passata leadership riformista aveva posto come prima priorità del Paese. Più volte sia Nikolic che il premier Dacic hanno dichiarato di essere disposti a rinunciare all'Ue se la contropartita dovesse essere la rinuncia al Kosovo. La crisi economica, che i serbi stanno subendo assai pesantemente, ha deteriorato notevolmente la situazione. Il richiamo identitario può essere sempre utile per far dimenticare altri e più pressanti problemi. Tuttavia in Serbia aumentano le voci di coloro che chiedono realismo e lungimiranza sulla questione del Kosovo e dell'integrazione europea: non solo i liberaldemocratici di Cedomir Jovanovic, da sempre favorevoli a rinunciare alla sovranità sull'ex provincia, non solo l'ex presidente Boris Tadic, contrario a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ma convinto della necessità dell'adesione all'Ue, ora anche il leader del Movimento per il rinnovamento serbo, l'ex ministro degli Esteri Vuk Draskovic, afferma che “la Serbia deve iniziare a normalizzare le relazioni con il Kosovo e stabilire stretti rapporti sia culturali, oltre che economici”. Secondo Draskovic, per il grande valore storico e culturale che ha per la Serbia il Kosovo “è un buon vicino di casa” e c'è dunque la necessità di stabilire le migliori relazioni possibili. “Noi non controlliamo il territorio da oltre 12 anni, ma c'è il modo di proteggere sia il popolo serbo, sia il suo patrimonio storico e culturale”, ha affermato Draskovic ai media serbi. Per questo, secondo l'ex ministro degli Esteri, è interesse della Serbia accettare le richieste del Consiglio europeo per normalizzare le relazioni con Pristina. “La Serbia è in recessione economica, mentre il popolo è ingannato con le favole per la sovranità e l'integrità territoriale”, ha affermato ancora Draskovic.


giovedì 25 ottobre 2012

DACIC E THACI SI INCONTRANO A BRUXELLES

di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale - Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a SudEst andata in onda oggi

L'incontro di Bruxelles tra Catherine Ashton, Ivica Dacic e Hashim Thaci
E' arrivato il tempo per un accordo storico con Priština e per la conclusione degli accordi, ha affermato il premier serbo Ivica Dačić in occasione dell'incontro con il suo omonimo kosovaro Hashim Thaci in presenza dell'Alto rappresentante per gli Affari esteri e di difesa dell'Unione Europea, Catherine Ashton. Lo ha dichiarato all'emittente indipendente di Belgrado B92. Dačić ha sottolineato pero' che accettare di "dialogare con il premier del Kosovo Hashim Thaci non significa che la Serbia abbia riconosciuto il Kosovo". "Sia Thaci che io abbiamo il nostro incarico. Il mio punto di partenza e' diverso dal suo. Accettare l'indipendenza del Kosovo e' fuori questione. Tuttavia, ritengo che bisogna che ci sia un avanzamento visibile nelle nostre relazioni", ha detto il premier serbo.

Ospite di una trasmissione di B92, Dačić ha ripetuto che l'obiettivo della Serbia e' quello di raggiungere una soluzione permanente e sostenibile, nonche' avere relazioni distese con Priština. Il premier serbo ha ricordato inoltre che la Ashton ha confermato la neutralita' dello status nei colloqui tra le due parti. Per quanto riguarda l'attesa stretta di mano, Dačić ha precisato che l'accordo e' stato quello di evitare manifestazioni rituali affinche' non ci fossero speculazioni mediatiche: "Il nostro obiettivo e' quello di trovare il modo per risolvere il problema", ha rilevato il premier serbo affermando che gia' dal giorno dopo il suo Governo iniziera' a lavorare sulla piattaforma per i negoziati con Priština. Secondo le sue parole, nella parte finale del documento di questa piattaforma, oltre al presidente ed al premier parteciperanno anche il Parlamento, rappresentanti dell'opposizione e tutti quelli che potranno aiutare.

Alla domanda se Belgrado accettera' su pressione di Priština di smontare le strutture serbe al nord del Kosovo, Dačić ha risposto che e' importante sapere che questo e' uno dei rari incontri, forse il primo, in cui l'Ue ha partecipato in funzione di mediatore. Catherine Ashton ha detto che non ci saranno pressioni sulla Serbia per farle fare quello che essa non vuole. "Esiste il tema di cui non vogliamo parlare", ha precisato il premier serbo, "il problema e' piu' profondo di quanto l'avessimo pensato. I serbi al nord non accettano Priština". Dačić ha spiegato che Thaci e' interessato soltanto al nord del Kosovo, la Serbia invece alla protezione del patrimonio religioso e culturale, patrimonio serbo, della Chiesa e dei cittadini del Kosovo. Il premier serbo ha indicato di aver avvertito Thaci che lui stesso e' stato comandante di strutture paralele, formazioni paramilitari. "Stiamo riflettendo sulla soluzione definitiva ed e' tempo per un accordo storico, l'interesse della Serbia e' di dialogare senza pressioni esterne perche' se avessimo parlato prima, forse avremmo gia' risolto alcuni dei problemi", ha concluso Dačić.

"Il Kosovo riguarda anche me, il mio ed il suo popolo", ha detto Dačić aggiungendo che anche lui e' del Kosovo (nativo di Prizren) e che il Kosovo e' suo cosi' come di Thaci. Per quanto riguarda la delicatissima questione dei crimini di guerra, il premier serbo ha precisato di aver raccomandato al premier kosovaro che bisogna indagare fino alla fine sul traffico di organi dei prigionieri serbi e di altri in Kosovo, che Belgrado insistera' sulla questione e che per Thaci sarebbe meglio che questo caso fosse portato a termine. Anche Thaci, secono il racconto di Dačić, ha concordato su questo. Dačić ha valutato che il maggior risultato di questo incontro e' che e' stato concordato di evitare qualsiasi mossa unilaterale. "Partecipando a questo incontro, la Serbia ha dimostrato di non essere il problema. E' arrivato il tempo per un accordo storico dei serbi e degli albanesi. Noi siamo pronti a proseguire il dialogo con Priština ma cio' non cambia la nostra posizione di non riconoscere mai l'indipendenza del Kosovo. Siamo pronti anche per i colloqui sulla soluzione definitiva dello status del Kosovo", ha sottolineato Dačić.

L'incontro tra Ivica Dačić e Hashim Thaci a Bruxelles e' stato giudicato comunque come un passo avanti positivo, sia da parte serba che da parte internazionale, anche se si e' avuta l'impressione che i dettagli dell'incontro abbiano attirato maggiore attenzione, scrive il quotidiano di Belgrado 'Blic': se ci sarebbe stata la stretta di mano oppure no, chi portava sul risvolto della giacca la bandierina nazionale piu' grande, chi dei due ha pensato che cosa e come si e' sentito durante l'incontro.

Sulle reazioni in Kosovo all'incontro di Bruxelles tra il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaci, tra la quali la dura opposizione dei nazionalisti di Vetevendosje che ha portato anche ad alcuni incidenti durante manifestazioni a Pristina, segnalo la corrispondenza di Artur Nura nella puntata odierna di Passaggio a Sud Est a Radio Radicale


venerdì 22 giugno 2012

LA VISITA DI NIKOLIĆ A BRUXELLES

Che cosa si sono detti i vertici dell'Ue e il neo presidente serbo Tomislav Nikolić durante la sua prima visita ufficiale a Bruxelles il 14 giugno scorso? Sono stati in molti a chiederselo, sia in Serbia che nella regione balcanica.
Qui di seguito la corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggioa a Sud Est andata in onda giovedì 21 giugno a Radio Radicale.

L'incntro tra Tomislav Nikolic e Catherine Ashton a Bruxelles
Come curiosita' del post-festum, cosi' dalle notizie, la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton, pochi minuti prima dell'incontro con Nikolić, pare non sapesse nemmeno che aspetto avesse il nuovo presidente serbo. Cosi', dicono i media, la Ashton doveva chiamare in aiuto Robert Cooper, mediatore nel dialogo tra Belgrado e Priština, ma nemmeno lui era a conoscenza dell'aspetto di Nikolić. Fortunatamente, nella grande confusione, uno dei collaboratori piu' stretti aveva almeno una foto di Nikolić per chiarire le cose. Secondo i media serbi si tratta di un'immagine della superficialita', della routine e dell'atteggiamento di superiorita' artificiale dei funzionari europei durante gli incontri bilaterali al piu' alto livello. L'ultima gaffe, registrata anche con una video camera, proseguono i media serbi, e' soltanto l'ennesimo di tutta una serie di esempi quotidiani relativi alla elite europea.
La domanda che si pone la B92 serba e' quanto la responsabile della diplomazia europea si stia occupando veramente della regione balcanica che formalmente a Bruxelles viene considerata una delle priorita' della politica estera dell'Ue. Ovvero: quanto davvero l'Ue proietta la sua politica estera verso i Balcani? Vi e' una strategia a lungo termine, oppure si tratta di mosse quotidiane al fine di provvedere a spegnere l'incendio? L'unica circostanza per alleggerire le cose sta nel fatto che il presidente Nikolić, la scorsa settimana si trovava per la sua prima visita ufficiale nel centro politico dell'Ue proprio con l'obiettivo che le due parti si possano conoscere direttamente e convincere l'un l'altra di avere visioni comuni, obiettivi simili e le migliori intenzioni, conclude B92.

C'e' da dire che il neo presidente serbo diceva di recarsi a Bruxelles "con molto ottimismo e con grandi ambizioni". A Belgrado e' tornato confermando quello che secondo gli analisti in Serbia e' un suo ottimo talento per il pragmatismo della real-politik. Sempre secondo alcuni media serbi, a differenza del suo predecessore, Boris Tadić, un politico emotivo facile agli entusiasmi, Nikolić e' il prototipo di un pragmatico. Lo si rispecchia nella sua dichiarazione, subito dopo l'incontro con Catherine Ashton in cui ha detto: "La Serbia non riconoscera' mai l'indipendenza del Kosovo, se cio' dipendera' da me". Giovedi' scorso pero', tutti i vertici europei, dal commissario all'Allargamento, Stefan Feule, alla Ashton, fino a José Barroso e a Herman Van Rampouy, hanno cercato di convincere il presidente serbo che la politica europea verso il Kosovo non cambiera' a causa di Nikolić. Lo stesso giorno, al governo del Kosovo e' stata inviata la road map per la liberalizzazione del regime di visti, quella stessa mappa che nel 2008 fu inviata agli altri paesi indipendenti dei Balcani occidentali, inclusa la Serbia. Secondo la B92, "niente di fondamentale accadra' sul piano della realizzazione delle giravolte retoriche del presidente serbo conosciute in vista delle recentissime elezioni. E soprattutto nulla potra' realizzarsi per quanto riguarda le grida retoriche quando Nikolić insieme all'imputato dell'Aja, Vojislav Šešelj, iniziava ad incamminarsi verso l'insediamento al palazzo presidenziale".
Adesso a Bruxelles, Nikolić, senza alcun problema, ha dichiarato che "non ci pensa nemmeno che possa esistere un futuro migliore per la Serbia che non sia quello dell'adesione all'Ue". Ma Stefan Feule, presente a nome dell'Ue alla cerimonia di insediamento a Belgrado, non ha mancato di sottolineare che "per la Serbia, nel suo cammino verso l'Ue, la priorita' chiave e' quella di raggiungere un avanzamento visibile e sostenibile nelle relazioni con il Kosovo".

giovedì 18 febbraio 2010

CONFERENZA SUI BALCANI: IL PRIMO SCOGLIO SI CHIAMA KOSOVO

E' iniziato a Sarajevo il tour balcanico dell'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Catherine Ashton, che ha scelto i Balcani (e segnatamente un paese, la Bosnia Erzegovina, con una situazione interna molto delicata) come destinazione della sua prima visita ufficiale in Europa. Dopo Sarajevo la Ashton si recherà a Belgrado dove incontrerà i rappresentati delle Ong serbe più attive prima di incontrare il premier Mirko Cvektovic e poi il presidente della repubblica, Boris Tadic. Il "ministro degli Esteri europeo" concluderà poi il suo viaggio a Pristina, capitale del Kosovo. Sarajevo, Belgrado e Pristina, un trittico significativo, in coincidenza con l'insediamento del nuovo presidente croato a Zagabria, per dire che "le porte dell'Ue sono aperte ai Paesi della regione", come ha anticipato lei stessa in una intervista pubblicata dal quotidiano serbo, Vecernje Novosti, dopo che all'inizio del suo aveva definito i Balcani occidentali una "priorità della politica estera Ue". E proprio in quest'ottica, alla vigilia della sua partenza, la Ashton ha dato l'ok all'iniziativa del premier sloveno, Borut Pahor, di organizzare in marzo una Conferenza sulle prospettive europee dei Balcani insieme a Consiglio d'Europa e Commissione Europea: sarebbe la prima volta dopo 18 anni che i rappresentanti di tutti i Paesi dell'area tornano a riunirsi intorno allo stesso tavolo per discutere del futo della regione.
 
E qui, però, sorgono i problemi. Della conferenza si comincia appena a discutere che subito, infatti, emerge la questione del Kosovo che ieri ha festeggiato il secondo anniversario dell'indipendenza, ma ancora non è riconosciuto dalla Bosnia, dalla Serbia e da cinque dei 27 Paesi dell'Ue, tra cui la Spagna, attuale presidente di turno. Il primo ministro sloveno Borut Pahor ha assicurato che Pristina "sarà rappresentata in maniera adeguata", espressione diplomatica che rivela la prima seria difficoltà organizzativa. Dato che per ora non è stato precisato cosa significhi "rappresentanza adeguata" dei delegati kosovari, si preannuncia un difficile negoziato per definire un livello di rappresentanza dei delegati di Pristina che possa risultare accettabile ad entrambe le parti. La posizione serba, infatti, è chiara: se i rappresentanti kosovari parteciperanno alla Conferenza a titolo personale o come parte della missione Unmik (la missione Onu in Kosovo) o della Kfor (il contingente militare multinazionale della Nato), Belgrado non porrà obiezioni. Non potrà invece accettare che i delegati di Pristina siano accolti come rappresentanti di un’entità statale che la Serbia non accetta di riconoscere. E una conferenza internazionale sul futuro dei Balcani che si svolgesse senza la Serbia, oltre ad essere impensabile, non avrebbe nessun senso.