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giovedì 24 aprile 2014

UN ANNO FA LO STORICO ACCORDO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Ivica Dacic, Catherine Ashton e Hashim Thaqi
di Marina Szikora
Il 19 aprile e’ stato ricordato l'anniversario dalla firma dell’accordo di Bruxelles tra Belgrado e Priština che nella sede dell’Unione Europea hanno firmato i due premier, quello della Serbia, ormai uscente Ivica Dačić e il suo omologo kosovaro Hashim Thaci. L’accordo e’ stato frutto di dieci round di colloqui tra le due parti con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza Chaterine Ashton. Secondo il commissario europeo all’Allargamento Stefan Feule, questo accordo aiutera’ Belgrado e Priština sul suo cammino verso l’adesione all'UE e segna una giornata storica nei rapporti tra Serbia e Kosovo, ma anche per i Balcani Occidentali e per l’intera Unione.

Ad un anno dalla firma dell’Accordo, il membro della delegazione kosovara a Bruxelles e consigliere del premier Driton Lajci sostiene che quanto raggiunto abbia portato ad una migliore comprensione delle due parti ma non si aspetta che il dialogo consentira’ di raggiungere l’obiettivo finale dell’ingresso nell’Ue. In una dichiarazione all’agenzia di stampa serba Tanjug, Lajci ricorda che l’obbiettivo del dialogo era innanzitutto quello di portare i due paesi aspiranti all’adesione all’Ue a stabilire relazioni di vicinato normali. Il fatto e’ pero’- afferma il rappresentante kosovaro – che Kosovo e Serbia non hanno ancora “aperto tutte le carte” nell’intenzione di negoziare come due paesi vicini.

Tutto sommato, un anno dopo la firma dell’Accordo dei due premier, serbo e kosovaro, sul “primo accordo relativo ai principi generali della normalizzazione delle relazioni”, l’Ue continua a ribadire che “la priorita’ e’ quella dell’implementazione (dell’accordo)”. Secondo le valutazioni attuali, quello che e’ stato concordato e’ stato parzialmente adempiuto. C’e’ da dire che Bruxelles ufficialmente si dice soddisfatta di quanto raggiunto, Belgrado afferma invece di “aver adempiuto la sua parte degli obblighi quasi al cento per cento” mentre Priština rileva che “e’ stato fatto abbastanza” ma che pero’ “la Serbia deve impegnarsi di piu’” per quanto riguarda l’implementazione dell’accordo.

Nell’ambito dell’Accordo, lo scorso settembre e’ stato stipulato anche l’accordo sull’energia e le telecomunicazoni anche se la parte piu’ difficile, quella relative alla proprieta’ resta ad essere soggetto di futuri colloqui. Poi, a novembre un altro punto dell’Accordo e’ stato raggiunto con lo svolgimento delle elezioni locali in Kosovo inclusi anche i comuni a maggioranza serba. Come ricorda Marina Maksimović, giornalista della Deutsche Welle a Bruxelles, Priština ha rilevato di aver “superato il test europeo” realizzando le elezioni su tutto il territorio del Kosovo, con la partecipazione di tutti i comuni, mentre per Belgrado l’elezione di legittimi rappresentanti serbi ha significato la base per la formazione della Comunita’ dei comuni serbi. Pero’, la Comunita’ dei comuni serbi non e’ ancora funzionante e la parte serba afferma di attendere che Priština soddisfi la sua parte degli obblighi accordati.

Nei giorni precedenti sono iniziati gli scavi in Serbia meridionale che potrebbero chiarire finalmente il destino delle persone uccise nei conflitti tra il 1998/99. Si tratta prima di tutto di albanesi kosovari, ma anche di serbi. Quali che siano o saranno gli effetti dell’Accordo in 15 punti firmato a Bruxelles, esso e’ stato qualificato come “un accordo storico” e “una svolta nelle relazioni tra Serbia e Kosovo”. Proprio in base a quanto raggiunto nella normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština, la Serbia ha ottenuto il segnale verde per l’inizio dei negoziati di adesione all’Ue, mentre per Priština sono stati avviati i negoziati sull’Accordo di stabilizzazione e associazione.

Verso la fine dello scorso anno, Belgrado e Priština hanno finalizzato l’accordo sull’integrazione di tutti quelli che vogliono far parte della polizia kosovara. Bruxelles si dice quindi soddisfatta. L’Altro rappresentante dell’Ue, Catherine Ashton ha affermato che quanto raggiunto “e’ impressionante” e che attualmente sis ta lavorando sugli ultimi dettagli relativi alla giustizia. Il tema piu’ pesante e delicate e’ quello che riguarda l’integrazione del nord Kosovo in un sistema giuridico unico. La finalizzazione di questo tema si attende a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

giovedì 17 aprile 2014

SERBIA: VUČIĆ PROSEGUE I COLLOQUI CON I POTENZIALI PARTNER DI GOVERNO

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana si e’ concluso il primo giro di consultazioni del presidente del Partito serbo del progresso e futuro premier, Aleksandar Vučić con tutti i rappresentanti dei partiti politici che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Vučić ha annunciato che la Serbia avra’ il nuovo esecutivo il 24 o 25 aprile. I colloqui si sono aperti con l’incontro con il leader dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, Istvan Pastor, a cui Vučić ha esplicitamente offerto di prendere parte nel nuovo governo. In effetti, questa si direbbe l’unica offerta certa resa pubblica. Il giorno dopo vi e’ stato l’incontro con il leader dei socialisti e premier uscente Ivica Dačić. 

A seguito di questo incontro Vučić ha detto che non vuole un governo partitocratico ma che l’obiettivo e’ quello di unire la Serbia e affrontare le difficili riforme. Ha fatto sapere anche che i colloqui con i socialisti proseguiranno a fin di stabilire le modalita’ della loro partecipazione nel futuro governo. “Noi siamo pronti ad intraprendere la nostra parte del lavoro – affinche’ la Serbia non manchi all’occasione ma faccia un passo avanti piu’ grande”, ha detto Dačić dopo l’incontro con Vučić. Infine i colloqui con la delegazione del Nuovo partito democratico guidata da Boris Tadić. Un partito che Tadić lasciando il Partito democratico ha formato poco prima delle elezioni. Su questo incontro, Aleksandar Vučić ha detto che con il Nuovo partito democratico e’ stato raggiunto un livello di accordo significativo sulle questioni cruciali, che si e’ parlato in modo consistente della situazione in Serbia e dei compiti che stanno di fronte al paese, quali riforme sono necessarie per creare una economia sana.

“In Serbia e’ arrivato un momento storico quando e’ necessario che il governo e l’opposizione lavorino unisono sulla soluzione dei problemi sociali ed economici” ha rilevato Tadić, l’ex presidente della Serbia succeduto dopo le ultime elezioni presidenziali da Tomislav Nikolić. Tadić ha aggiunto che il suo partito si comportera’ in sintonia con questa necessita’, nel caso faccia parte della coalizione governativa come anche se rimarra’ in opposizione. Gli obiettivi nazionali e strategici dell’NDS e del Partito serbo del progresso non si differenziano, mentre la presenza del Partito socialista serbo sarebbe controproducente, ha detto Boris Tadić e ha osservato che il socialisti non possono in alcun modo dare un contributo positivo al futuro governo serbo. “Se nel 2008 il Partito socialista serbo e’ stato utile per arrivare ad un accordo di orientamento strategico per l’integrazione della Serbia nell’Ue, oggi lo stesso partito non puo’ in alcun modo apportare un contributo nel processo negoziale con cui si realizza un tale obiettivo” ha concluso Tadić.

Per quanto riguarda il nuovo parlamento della Serbia insediatosi il 16 aprile, esso e’ composto da 158 deputati della lista del Partito serbo del progresso, 44 della lista guidata dal Partito socialista serbo, 19 della lista del Partito democratico, 18 della lista del Nuovo partito democratico con i Verdi, sei della lista dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, tre dello SDA del Sangiaccato e due del PDD di Riza Halimi.

La stampa di Belgrado in questo periodo e’ piena di speculazioni su quello che potrebbe essere la composizione del futuro governo. Cosi’ in questi giorni si specula che per quanto riguarda la coalizione guidata dai socialisti, l’unico nome sicuro a far parte dell’esecutivo e’ quello del leader socialista e premier uscente Ivica Dačić. Gli attribuiscono come possibili incarichi, il ministero della difesa o gli esteri. Ma a guidare la diplomazia serba, sempre secondo i media, ci potrebbero essere anche il leader del Nuovo partito democratico Boris Tadić oppure persino il presidente del Movimento serbo per il rinnovamento (SPO) Vuk Drašković. Non si dovrebbe sentir preoccupato Rasim Ljajić, che secondo le stesse dichiarazioni di Vučić, sara’ di sicuro nel suo governo.Boris Tadić pero’ ribadisce la sua posizione espressa durante l’incontro con i massimi vincitori: se verra’ decisa la partecipazione dei socialisti nel prossimo governo, allora in questo esecutivo i nuovi democratici non vogliono prendere parte.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 3 aprile 2014

RIPRENDE IL DIALOGO TRA BELGRADO E PRIŠTINA

L'intenzione del governo kosovaro di costituire un vero esercito non blocca i colloqui. A Belgrado la formazione del nuovo governo attesa entro fine mese.

Di Marina Szikora
Lunedi’ a Bruxelles e’ ripreso il dialogo tra Belgrado e Priština. Il primo tra gli incontri dalle elezioni parlamentari in Serbia con pero’ sempre gli stessi protagonisti: il vincitore delle elezioni e futuro premier Aleksandar Vučić e il premier uscente Ivica Dačić dalla parte serba, il premier Hashim Thaqi dalla parte kosovara e con la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza Cathrine Ashton. Secondo Aleksandar Vučić, in condizioni difficili, per la Serbia e per il popolo serbo e’ stato raggiunto il risultato migliore possibile quando si tratta delle questioni della giustizia in Kosovo. Il presidente della corte di Mitrovica sara’ un serbo e un numero significativo di giudici e procuratori saranno altrettanto serbi, ha informato Vučić precisando che e’ stato ottenuto quello che per la parte serba sono state le questioni chiave e piu’ importanti e che ci sara’ una rappresentanza serba anche in altre parti del Kosovo, quindi non soltanto quelle settentrionali. Il futuro premier si aspetta che dopo la formazione del nuovo esecutivo serbo, al massimo entro il 27 aprile, a Bruxelles sara’ raggiunto l’accordo finale sulla giustizia il che, secondo le parole di Vučić, sara’ importante per il rilassamento di tutte le altre questioni nelle relazioni con l’Ue. Ivica Dačić, il premier uscente, ha rilevato che i colloqui sulla giustizia sono stati lunghi e difficili, durati diversi mesi ma ha aggiunto che e’ stato mantenuto quello che si considera piu’ importante per la parte serba, vale a dire che il maggior numero degli impiegati nella giustizia al nord del Kosovo siano serbi.

Nell’incontro con Cathrine Ashton, i due rappresentati serbi hanno sollevato anche la questione della posizione serba rispetto alla crisi ucraina. A tal proposito la Serbia resta devota ai suoi principi, ha precisato Dačić. Da una parte, Belgrado vuole proseguire sul cammino verso l’Ue, ma dall’altra parte e’ altrettanto importante la questione dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ “proprio perche’ anche sul caso della Serbia e stata violate l’integrita’ territoriale e la sovranita’”. La Serbia vuole proteggere e ha relazioni di amicizia con la Federazione Russa, in questo senso, la politica estera di Belgrado e le posizioni serbe saranno concordate in base a questo orientamento e ai principi fondamentali, ha concluso Dačić. Per quanto riguarda il dialogo sulla giustizia, l’alto rappresentante dell’Ue Cathrine Ashton si e’ detta soddisfatta che le due parti hanno quasi concluso i colloqui su questo argomento importante e delicato che, secondo la sua opinione, verra’ finalizzato al prossimo incontro. Tutto sommato, l’accordo finale sulla giustizia manca ancora anche se si annuncia che tutto dovrebbe essere finalizzato al prossimo round di negoziati che, sempre secondo gli annunci, dovrebbe svolgersi a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia.

IL NUOVO GOVERNO SERBO ENTRO FINE APRILE
Secondo fonti mediatiche, in particolare quelle del quotidiano di Belgrado ‘Blic’, sabato alla riunione della presidenza del Partito serbo del progresso sara’ presa la decisione con chi i vincitori in assoluto delle elezioni parlamentari in Serbia formeranno il governo. Nel frattempo, il futuro premier Aleksandar Vučić afferma di garantire che alla meta’ del mandato del nuovo esecutivo in Serbia si vivra’ meglio e che il numero di disoccupati sara’ diminuito. Promette che proseguira’ “la feroce lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata” perche’ si tratta di “un male che ostacola lo sviluppo e il progresso della Serbia”. “Il nostro lavoro e’ quello di condurre seriamente e responsabilmente il paese. Questo non sara’ per niente facile e con alcune decisioni non tutti saranno sempre soddisfatti” ha detto il futuro premier. Si prevede che il nuovo esecutivo serbo avra’ meno dicasteri. E’ noto che la Serbia finora ha tenuto il record nella regione per quanto riguarda il numero di ministeri a fin di soddisfare tutti i partiti che facevano parte della coalizione governativa. Adesso, Vučić ha l’occasione di formare il suo esecutivo secondo le necessita’ reali del paese. Tuttavia, gli esperti avvertono che un numero ridotto di ministeri non resolve il problema senza il ridimensionamento dell’enorme amministrazione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata inonda il 3 aprile a Radio Radicale

giovedì 13 marzo 2014

SERBIA: A POCHI GIORNI DAL VOTO IL PARTITO DI VUČIĆ SEMPRE IN TESTA NEI SONDAGGI

Per Dacic una nuova alleanza tra progressisti e socialisti sarà la prima opzione del dopo voto

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
Mentre tutti i sondaggi in vista del voto anticipato in Serbia danno una prevalenza netta del Partito Serbo del Progresso (SNS) di Aleksandar Vučić, il premier uscente Ivica Dačić, presidente del Partito Socialista Serbo, in una recente intervista all' agenzia di stampa serba 'Beta' afferma che dopo le elezioni del 16 marzo sara proprio il SNS la prima opzione per i socialisti in quanto futuro partner di coalizione. Saranno comunque i risultati a definire il futuro governo e tutte le future coalizioni, ha detto Dačić vantandosi che per la fiducia degli elettori lui lotta con qualcosa che gli altri partiti non hanno: risultati concreti e visibili. „Io ho mostrato al popolo la chiave delle porte dell'Europa che ho ottenuto, la chiave che appartiene al popolo. Che siano anche gli altri a far vedere le chiavi, ci sono ancora molte porte che la Serbia deve aprire“, ha detto il premier uscente.

Alla domanda come intende riformare il settore pubblico e l'amministrazione statale, Dačić ha precisato che il desiderio e' quello di aderire all'Europa che non si basa su un capitalismo disumano bensi' soprattutto sulla giustizia sociale. Ha detto che e' chiaro che bisogna diminuire il numero di quelli che lavorano nell'amministrazione pubblica ma bisogna assicuare un piano secondo il quale queste persone possano essere aiutate a fare dell'altro, provedere che abbiano una adeguata tutela pensionistica, sociale e di salute e non essere semplicemente licenziati e rimanere senza alcun diritto.

Parlando di investimenti stranieri, Dačić ha detto che la Serbia deve innanzitutto offrire un paese con regole e leggi chiare, una infrastruttura risolta, un buona politica fiscale, uno stato in cui non ci sono differenze tra imprenditori stranieri e nazionali e che i lavoratori di questi imprenditori devono essere completamente protetti.

La Serbia vuole che le relazioni tra l'Ucraina e la Russia si stabilizzino e che sia trovata una soluzione politica tra i due paesi, ha detto Dačić ma ha aggiunto anche che sull'esempio della Crimea si vede in modo migliore quanto sia stata sbagliata la decisione di alcuni paesi a riconoscere l'indipendenza unilaterale del Kosovo. Cosi' e' stato stabilito un precedente che potrebbe diventare una regola in molti paesi nel mondo, ha osservato il premier serbo uscente.

Aleksandar Vučić, il vicepremier uscente, leader del Partito Serbo del Progresso afferma invece che non si occupa di percentuali ma spera che il suo partito potrebbe oltrepassare il 40 per cento di voti. Sottolinea che all fine non e' importante il nummero bensi' quello che si puo' fare dopo le elezioni. In una intervista al quotidiano di Belgrado 'Blic', Vučić rivela di vivere per avere un risultato in Serbia, che la gente lo possa vedere e riconoscere. Se sara' premier, Vučić promette di dedicarsi alla riforma legislativa a fin di creare un migliore clima di lavoro, di portare nuovi investitori, assicurare la riforma fiscale e agevolazioni fiscali per aiutare piccoli e medi imprenditori.

Per l'ex presidente della Serbia, Boris Tadić presidente di un nuovo partito, formatosi in vista di queste elezioni, il Nuovo Partito Democratico, il prossimo voto e' di importanza cruciale poiche' si trata di realizzare una migliore vita per i cittadini della Serbia. Tadić ha detto di essere tornato in politica per rinnovare la missione del suo ex partito, il Partito Democratico. Secondo le sue parole, i dati economici del governo dimissionario sono molto negativi. Ha amesso che anche i risultati economici del governo durante il suo incarico non sono stati soddisfacenti ed e' per questo che hanno perso alle ultime elezioni. Ma i risultati attuali sono ancora peggiori, ha detto Tadić indicando il tasso di disoccupazione del quasi 29 per cento e tre volte maggiore indebitamento del paese rispetto ai tempi il cui il suo ex partito e' stato alla guida dell'esecutivo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata diPassaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

mercoledì 18 dicembre 2013

UE, VIA LIBERA AL NEGOZIATO CON LA SERBIA: REAZIONI E COMMENTI

“Ho detto ai ministri quanto sia rimasta colpita dai progressi fatti e dall'impegno mostrato dai due premier e dalle rispettive delegazioni [impegnati nei colloqui per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, ndr] Se si guarda all'elenco dei risultati ottenuti dall'accordo di aprile, credo che sia davvero impressionante. In alcuni campi siamo andati anche oltre e più veloci di quanto pensassi”. Lo ha detto lunedì scorso l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea, Catherine Ashton, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Affari esteri a Bruxelles, rispondendo al corrispondente della televisione serba. La Ashton aveva così anticipato il giudizio positivo contenuto nel suo rapporto sul dialogo Belgrado-Pristina che ha poi presentato martedì ai capi delle diplomazie dei 28. Restano da definire i dettagli di alcune questioni, per esempio nel settore giudiziario, ma la Serbia ha compiuto progressi impressionanti nella normalizzazione delle relazioni con Pristina, ed è tempo di avviare il negoziato di adesione con la UE, è in definitiva la conclusione a cui è arrivata la responsabile della politica estera di Bruxelles che in questa veste continua a mediare il dialogo tra Serbia e Kosovo.




“Vivissima soddisfazione” è stata espressa dal Ministro degli Esteri Emma Bonino per la decisione presa dai ministri degli Esteri dell’Unione Europea di dare via libera all'avvio dei negoziati per l’adesione della Serbia all’UE con la convocazione della prima Conferenza Intergovernativa il prossimo gennaio. "Si tratta di un momento storico perla Serbia e per i Balcani”, afferma il ministro Bonino, secondo una nota ufficialedella Farnesina nella quale ricorda che “l’Italia ha sempre incoraggiato e sostenuto il percorso europeo di Belgrado, in particolare gli sforzi di quest’ultima nell’adempimento delle misure concordate con le Autorità di Pristina lo scorso 19 aprile, volte alla realizzazione di una progressiva normalizzazione nei rapporti tra Serbia e Kosovo e la cui positiva attuazione ha rappresentato la condizione principale posta dall’UE per poter procedere all’apertura dei negoziati di adesione”. Il nostro ministro degli Esteri ha quindi riaffermato che “l’Italia continuerà a garantire il suo convinto sostegno al percorso europeo di Belgrado, che, proprio grazie al prossimo avvio dei negoziati, compie un fondamentale e irreversibile passo in avanti”.

Soddisfazione, ovviamente, è stata espressa dal premier serbo Ivica Dacic, che in un'intervista alla tv di stato Rts ha parlato di “obiettivo storico”, di un via libera per Belgrado deciso “all’unanimità” dai 28, come “mi ha rivelato al telefono Ashton”. Un risultato, ha detto ancora il premier, “atteso da generazioni e da molti governi” prima del suo e che ora “non è più solo un sogno” per la leadership serba e per i cittadini, “ma la realtà”. E' la fine di un processo e contemporaneamente “l’inizio di un altro molto più difficile”.

In una conferenza stampa a Belgrado, Dacic ha detto di non vedere per Belgrado alcun obbligo di riconoscere l'indipendenza del Kosovo nelle conclusioni con cui i ministri degli Esteri dell'UE hanno dato il via libera all'inizio del negoziato di adesione con la Serbia. Dacic ha anche detto anche di ritenere che la Serbia entrerà nella UE più velocemente di ogni altro Paese, sottolineando che la velocità del negoziato dipenderà dall'impegno e dalla serietà con cui verrà portato avanti. Finora il negoziato più rapido è stato quello della Slovacchia, durato cinque-sei anni: la Serbia secondo Dacic è in grado di fare altrettanto, dato che il suo governo “non solo ha aperto la porta all'Europa ma ha già fatto un passo al suo interno”.

Non tutti però sono così soddisfatti e ottimisti come il capo della diplomazia europea, il nostro ministro degli Esteri e i vertici di Belgrado. A Pristina, il via libera di Bruxelles alla Serbia è stato accolto con scetticismo e reazioni generalmente negative da diversi analisti secondo i quali l'Unione Europea ha sopravvalutato i progressi fatti da Belgrado nel dialogo con le autorità kosovare. Secondo il politologo Ilir Deda, direttore dell'istituto 'Kipred', dopo quello di aprile si dovrebbe arrivare ad un secondo accordo fra Belgrado e Pristina dato che fino ad ora i colloqui hanno favoritola parte serba, che continuerà così a mantenere la sua influenza nelle zone a maggioranza serba, mentre per il Kosovo continuerà una situazione di statu quo. Anche Arten Korenica ritiene che Bruxelles abbia volutamente accelerato la strada della Serbia verso l'integrazione europea, nonostante Belgrado non abbia applicato tutti i punti dell'accordo del 19 aprile. Generalmente negativi anche i commenti della stampa kosovara. I quotidiani Koha Ditore e Tribuna criticano in particolare il rapporto molto positivo sulla Serbia fatto dalla Ashton, mentre per Pristina Bruxelles ritiene per ora sufficiente l'avvio del negoziato per l'Accordo di stabilizzazione e associazione.

giovedì 24 ottobre 2013

DAČIĆ IN KOSOVO INVITA I SERBI AD ANDARE ALLE URNE

Il comizio di Dacic a Gracanica (Foto Aleksandar Jovanovic)
Di Marina Szikora [*]
Mentre e’ in corso la campagna elettorale per le prossime elezioni in Kosovo, sabato scorso il premier serbo Ivica Dačić ha compiuto una visita al monastero di Gračanica. Questa visita accade dopo che precedentemente le autorità di Priština gli avevano negato l’ingresso in Kosovo durante la campagna elettorale. Ma l’ultimo incontro tra Dačić e il suo omologo kosovaro Hashim Thaci a Bruxelles ha portato al cambiamento della posizione kosovara e quindi il via libera ai rappresentanti della Serbia di visitare i serbi in Kosovo anche in questo periodo.

A Gračanica Dačić ha invitato i serbi kosovari a votare alle prossime elezioni locali per quelle forze politiche che condurranno una politica unitaria con Belgrado e che cosi’ avranno la capacità di proteggere gli interessi statali e nazionali serbi. Il premier serbo ha detto che per ogni serbo l’arrivo in Kosovo rappresenta un pellegrinaggio. Rivolgendosi ai cittadini riuniti davanti alle porte del monastero di Gračanica, Dačić ha rilevato che Priština non ha nessuna ragione di protestare perché Belgrado si intromette nelle elezioni in Kosovo. I serbi che vivono in Kosovo, ha precisato, sanno di già che una lotta comune per gli interessi nazionali è l’unica garanzia della loro sopravvivenza in Kosovo. Dačić ha aggiunto che la bassa affluenza alle urne della popolazione serba andrebbe a favore di Priština e che quindi bisogna “prendere il potere nelle proprie mani e utilizzarlo per i propri interessi”. Infine, il premier della Serbia ha invitato i politici serbi in Kosovo di essere uniti nella difesa degli interessi nazionali e statali.

Commentando le singole valutazioni che la sua visita in Kosovo è di carattere religioso, Dačić ha detto che questo è vero poiché il Kosovo per ogni Serbo è terra santa e la visita in Kosovo è un pellegrinaggio. Il Kosovo oggi non si difende con le armi, bensì con i mezzi politici: “Basta con le sconfitte in Kosovo, abbiamo bisogno della vittoria e per questo vi chiedo di vincere alla elezioni locali in Kosovo. E' una vittoria per l’unità di Belgrado e per i serbi in Kosovo”, ha concluso Dačić.

A Gračanica pero‘ Dačić non ha preso parte al comizio elettorale della lista civica “Srpska” tenutosi lo stesso giorno in questa località, mentre il premier serbo visitava il monastero ortodosso. Secondo la stampa serba, Dačić non ha potuto prendere parte al comizio su esplicita indicazione delle autorità di Priština. Il comizio elettorale a Gračanica, villaggio situato nel cuore del Kosovo, ha visto la partecipazione di circa 10.000 serbi, rom ed altra popolazione non albanese. I membri dell’iniziativa “Srpska” hanno sottolineato che recarsi alle urne significa contribuire alla formazione dell’Associazione dei comuni serbi in Kosovo.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 24 ottobre a Radio Radicale


La visita e le parole di Dacic a Gracanica hanno suscitato reazioni diverse da parte delle autorità di Pristina. La vice-premier e capo negoziatrice con Belgrado, Edita Tahiri, ha parlato di violazione del divieto di ingresso in Kosovo ai rappresentanti serbi durante la campagna elettorale. Opposto il giudizio del premier Hashim Thaci che ha detto di aver apprezzato le parole di Dacic e l'invito ai serbi del Kosovo a partecipare al voto. Non ha preso posizione, invece, il presidente del parlamento, Jakup Krasniqi, che ha preferito non pronunciarsi ma ha ricordato di aver votato contro l'accordo raggiunto il 19 aprile, con la mediazione dell'Unione Europea, per la normalizzazione delle relazioni con Belgrado. 
Nella puntata di Passaggio a Sud Est è possibile ascoltare in proposito anche la corrispondenza di Artur Nura.

lunedì 10 giugno 2013

DACIC: CONTRASTARE IL NARCOTRAFFICO IN KOSOVO

Le Forze internazionali presenti in Kosovo, a cominciare da Eulex e Unmik, hanno la responsabilita' di contrastare i traffici di stupefacenti sempre piu' intensi in quella regione. Lo ha detto il premier serbo, Ivica Dacic, secondo il quale il Kosovo e' uno dei capisaldi della cosiddetta 'rotta balcanica' della droga destinata ai mercati dell'Europa occidentale, in particolare di eroina proveniente dall'Afghanistan. Intervenendo oggi a Mosca alla 30/ma conferenza internazionale sulla lotta al traffico di stupefacenti, Dacic - come riferito dai media a Belgrado - ha detto che il fenomeno del traffico di droga riguarda tutti i Paesi balcanici, Serbia compresa, ma che i gruppi criminali albanesi del Kosovo sono particolarmente forti e presenti nei cartelli europei della droga. Per quanto riguarda il Kosovo, Dacic ha detto che il governo serbo non puo' fare molto dal momento che la polizia serba non e' presente in Kosovo sulla base della risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell'Onu. ''Spetta a Eulex e Unmik contrastare il flusso di droga dal Kosovo''. I servizi russi, americani, britannici e tedeschi - ha aggiunto Dacic - sanno bene che la mafia albanese ha un ruolo di primo piano nelle organizzazioni criminali attive nel traffico di droga in Europa.
(dal Notiziario Droghe dell'Aduc)

giovedì 23 maggio 2013

KOSOVO: A BRUXELLES L'ESAME PIU' DIFFICILE PER DAČIĆ E THACI

Il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaci sono stati chiamati a Bruxelles dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, per chiudere l'accordo sull'implementazione della storica intesa raggiunta lo scorso aprile. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi a Radio Radicale ed è stato scritto prima della conclusione del vertice.

A Bruxelles questa settimana un altro incontro tra i premier serbo e kosovaro, Ivica Dačić i Hashim Thaci su invito dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Catherine Ashton. Tema di colloqui l'implementazione del recentemente raggiunto accordo delle due parti, ovvero quello che dovra' essere implementato entro giugno affinche' la Serbia possa ricevere la tanto desiderata data dell' inizio dei negoziati di adesione all'Ue. Come precisato dal premier serbo Dačić, bisognera' appena arrivare al piano di implementazione e come spiega, per certi punti dell'accordo sara' necessario almeno un anno per la loro implementazione mentre invece per alcuni altri saranno sufficienti sei mesi. La riunione a Bruxelles e' iniziata quindi martedi' sera, prima gli incontri separati dei due premier con Cathrine Ashton e poi quello trilaterale durato fino alle ore 22. Mercoledi' la ripresa dei colloqui. A termine della prima serata vi e' stato soltanto un breve comunicato della Ashton alla stampa in cui ha espresso soddisfazione per aver potuto ospitare un'altra volta i due premier e si e' detta convinta del loro impegno sull'attuazione dell'accordo di Bruxelles.

Il professore della Facolta' di scienze politiche di Belgrado ed analista politico Predrag Simić ha commentato che il raggiungimento di un accordo sull'implementazione dell'accordo di Bruxelles sara' il lavoro piu' difficile e che i colloqui che si svolgono attualmente a Bruxelles sono i piu' difficili finora. Simić ha precisato che l'accordo di Bruxelles e' un insieme di principi che ciascuno puo' interpretare a modo suo in base ai propri interessi e che gli esperti non riescono ad oltrepassare le divergenze di posizioni. Questa la ragione perche' un'altra volta spetta a Catherine Ashton di tentare a trasformare i principi in un piano concreto che potrebbe essere implementato. "Si tratta della parte piu' complicata dei negoziati che non potra' essere implementata in una quarantina di giorni quanti ne sono rimasti fino alla fine di giugno quando dovra' essere presa la decisione sulla data dell'inizio di negoziati di adesione per la Serbia" ha spiegato l'esperto politico serbo. Simić ha sottolineato che dalla Serbia si aspetta adesso il piano e non la sua stessa attuazione, e questo, secondo lui, si e' potuto sentire anche da parte del capo della diplomazia tedesca lunedi' a Belgrado durante gli incontri con i vertici serbi.

Il ministro degli esteri tedesco Westerwelle in visita a Belgrado
Dello stesso tema quindi si e' parlato gia' lunedi' a Belgrado in occasione della visita del ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle alla capitale serba. A seguito del suo incontro con i vertici serbi, Westerwelle ha ribadito che se ci saranno risultati palpabili relativi all'attuazione dell'accordo con Priština, il Bundestag tedesco ricevera' da lui un segnale positivo per quanto riguarda la data dell'inizio dei negoziati di adesione per la Serbia. Come scrive il quotidiano serbo 'Blic', riferendosi a fonti bruxellesi, per la Serbia entro la fine di giugno sarebbe piu' facile compiere passi concreti relativi alle strutture di sicurezza parallele ma si potrebbero introdurre anche misure temporanee nei comuni di Zubin Potok e Zvečani dove si e' concluso il mandato degli autogoverni locali. Cio' significherebbe che si e' iniziato con l'applicazione dell'accordo relativo alle istituzioni parallele.

Per quanto riguarda la polizia, circa 150 rappresentanti dovrebbero essere integrati nelle forze di polizia kosovare, altri invece dispiegati nelle stazioni di polizia in Serbia centrale. La giustizia potrebbe far parte dell'implementazione da subito attraverso la trasformazione del tribunale comunale di Mitrovica. Va precisato che il capo della diplomazia tedesca ha chiesto categoricamente lo smantellamento delle strutture parallele serbe al nord del Kosovo. Con i vertici di Belgrado ha ribadito la necessita' di utilizzare l'occasione per prendere decisioni corraggiose di lunga portata. Per le giovani generazioni, ha rilevato Westerwelle, e' importante migliorare la situazione attraverso gli investimenti, crescita economica e apertura di nuovi posti di lavoro. Il premier serbo Ivica Dačić ha sottolineato che la Serbia non ha piu' tempo da aspettare e che ogni rinvio di decisione sulla data dell'inizio dei negoziati di adesione all'Ue puo' avere conseguenze catastrofiche per il futuro della Serbia.

giovedì 25 aprile 2013

DA BRUXELLES FINALMENTE BUONE NOTIZIE PER LA SERBIA (SI SPERA)

Qui di seguito l'ampio reportage di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale sulle reazioni in Serbia dopo l'accordo per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina siglato a Bruxelles il 19 aprile con la mediazione dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton.

Il rapporto della Commissione europea reso pubblico lunedi' 22 aprile indica che la Serbia ha intrapreso passi molto importanti verso un miglioramento visibile e sostenibile nelle relazioni con il Kosovo in base alle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso dicembre. Secondo l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton, le raccomandazioni della Commissione europea per la Serbia e il Kosovo rappresentano "una interruzione decisiva con il passato" e "un passo comune verso il futuro europeo". Il capo della diplomazia europea, che ha guidato i dieci round negoziali tra Belgrado e Priština, scrive il quotidiano di belgradese Blic, si e' congratulata con i partecipanti al dialogo per il loro "corraggio e visione". Nello stesso comunicato, il commissario all'allargamento Stefan Fuele ha aggiunto che "la Serbia e il Kosovo hanno dimostrato di potersi concentrare sul futuro invece di restare prigionieri del passato".

La Serbia pero', come ripetuto dal premier Ivica Dačić, con questo accordo siglato la settimana scorsa a Bruxelles, non ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. "I negoziati sul Kosovo continuano. Abbiamo alle nostre spalle diverse cose: per la prima volta abbiamo ottenuto garanzie che un futuro esercito kosovaro non potra' recarsi al nord del Kosovo, che la polizia e la giustizia vengono formati dai serbi e che la parte serba propone tre candidati per il ruolo di comandante della polizia regionale. Per la prima volta la comunita' internazionale e' stata dalla parte della serba e questo dovrebbe aprire una nuova epoca della Serbia verso l'Occidente", ha detto Dačić aggiungendo che finora questo e' il testo piu' conveniente per la Serbia. Il testo dell'accordo afferma anche che la Serbia non puo' bloccare il Kosovo nel processo di integrazione europea, ma non si menzionano altre organizzazioni internazionali quali ad esempio le Nazioni Unite.

Comunque vada, e' e continuera' ad essere un argomento sempre difficile e molto delicato, lo confermano anche le primissime dichiarazioni da parte dei due premier. Hashim Thaci ha ribadito a casa sua che l'accordo garantisce "il riconoscimento del Kosovo, che si tratta di un soggetto internazionale, di sovranita' ed integrita' territoriale". Secondo il premier kosovaro "i serbi nel passato hanno sempre parlato delle loro vittorie, ma la prassi dimostrera' come in realta' stanno veramente le cose”. Il premier serbo Ivica Dačić, da parte sua, ha ripetuto invece che non si tratta e non si trattera' mai del riconoscimento serbo dell'indipendenza del Kosovo e che invece tutte le condizioni serbe sono state accettate. Secondo le informazioni dell'emittente serba B92 non ci sara' nessuna cerimonia di firma delle due parti a seguito dell'accordo siglato venerdi' scorso e dopo che esso verra' definitivamente approvato sia da Belgrado che da Priština.

Le reazioni in Serbia
L' accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština ha provocato in Serbia una ondata di diverse reazioni, dalle valutazioni di chi lo considera una decisione storica e istituzionale che offre un appoggio al futuro, alle accuse di tradimento degli interessi statali e nazionali e fino alle invettive di chi ha affermato che e' stato compiuto "un colpo di stato". "In questo momento, si tratta del massimo che abbiamo potuto ottenere per il nostro popolo in Kosovo", ha detto il vicepremier Aleksandar Vučić, rilevando che Belgrado "non sara' intrappolata nelle menzogne di Hashim Thaci" sul riconoscimento dell'indipendenza. Anche il premier Dačić ha qualificato come "interpretazione falsa" la dichiarazione del premier kosovaro il quale continua a ribadire che si e' trattato in effetti del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Alla radiotelevisione della Serbia, Dačić ha dichiarato che queste sono "menzogne" di cui si servono gli albanesi del Kosovo che vogliono mostrare alla loro opinione pubblica di aver vinto in questi negoziati.

Dall'altra parte, come voce dell'opposizione, l'ex premier serbo e leader del Partito Democratico della Serbia, il conservatore nazionalista Vojislav Koštunica, ha accusato il potere ad aver accettato di porre fine allo stato serbo in Kosovo, di lasciare il popolo serbo in balia della volonta' dei separatisti albanesi e di aver svenduto il territorio del Kosovo per una data di nessun valore, quella dell'inizio dei negoziati di adesione all'Unione europea. Per Koštunica l'attuale leadership al potere ha tradito gli interessi dello Stato e della nazione in Kosovo e in tal modo "ha dato un colpo fatale alla Serbia con conseguenze storiche terribili". Con questo accordo, e' convinto Koštunica, "non esiste piu' lo stato serbo in Kosovo ed i serbi in Kosovo devono vivere sotto la legge ed il potere di uno stato falso quale il Kosovo". Aspre accuse arrivano anche da parte dei circoli nazionalisti serbi. Il movimento Dveri ha valutato che il governo "ha compiuto un colpo di stato, abolito la costituzione e tradito gli interessi statali e nazionali” e per questo i leader politici dovranno dimettersi oppure risponderne davanti alla giustizia. Secondo Dveri cio' significa che per la prima volta nella storia uno stato cede volontariamente una parte del proprio territorio. Secondo gli analisti politici invece, l'accordo renderà più distesa la situazione in Serbia e nella regione. Venerdi' scorso pero', nella serata dell'accordo, diverse persone, in maggioranza giovani, hanno manifestato contro l'accordo a Belgrado urlando "tradimento" e "dimissioni" davanti alla sede della presidenza della repubblica.

L'opposizione della Chiesa ortodossa
Evidente il dissenso anche della Chiesa ortodossa: in un comunicato, il patriarcato serbo ha espresso l'opinione che si tratti di "un completo ritiro della presenza istituzionale della Serbia sul territorio della sua regione settentrionale e della formazione di un'autonomia limitata della comunita' serba al nord del ponte sul fiume Ibar in Kosovska Mitrovica". Secondo la Chiesa ortodossa serba si tratta di un riconoscimento indiretto e silenzioso, ma comunque di fatto, del sistema istituzionale del Kosovo, indipendente dall'attuale ordinamento della Serbia. Le cose si fanno pesanti a causa della pressione dei vertici serbi sul processo indisturbato della "eurointegrazione" del Kosovo di Thaci ma senza alcuna menzione della Serbia in questo contesto. Non c'e' nessun dubbio, si legge nel comunicato della Chiesa ortodossa serba, che dopo aver pagato un prezzo cosi' alto per la famosa data di inizio dei negoziati di adesione all'Ue - e si tratta di negoziati con un numero sconosciuto di nuove condizioni e dell'esito incerto - il prezzo per l'eventuale ingresso della Serbia nell'Ue sara' anche il riconoscimento formale dell'indipendenza del Kosovo e il suo obbligo di non ostacolare l'attribuzione di un seggio per il Kosovo alle Nazioni Unite.

Come sembra, aggiunge il comunicato, si tratta di una resa totale e di una evidente svendita del territorio serbo piu' importante da secoli, nel senso spirituale e storico, imposto dai grandi attori internazionali, nostri amici ed alleati, per i cento anni della liberazione della vecchia Serbia storica dopo cinque secoli di asservimento agli ottomani. La Chiesa serba ritiene che rispetto ad un tale accordo, sarebbe perfino meglio una divisione del territorio, in quanto soluzione piu' giusta e piu' sostenibile. La Chiesa domanda anche che cosa cercasse l'alta delegazione serba alcuni giorni fa a Mosca, se era gia' pronta ad accettare il cosiddetto "massimo del possibile" che in effetti e' il "minimo del desiderabile" dal punto di vista dell'interesse elementare statale e nazionale della Serbia. Su questi presupposti, la Chiesa ortodossa serba lancia un appello ai parlamentari e al presidente della Serbia di esaminare davanti a Dio, davanti alla storia del popolo serbo e alla propria coscienza la loro responsabilita' morale e storica nel momento in cui prenderanno la decisione se dare o meno la loro approvazione al testo dell'accordo siglato a Bruxelles. Al tempo stesso, si lancia anche un appello ai serbi in Kosovo di non riconoscere il dettato della forza e dell'ingiustizia, ma di ritenere il Kosovo sempre e per sempre come loro patria non contestando in nessun modo il fatto che esso e' anche terra di quegli albanesi che ci vivono da secoli insieme ai serbi.

La difesa dei vertici serbi
L'unica linea di difesa dei vertici serbi in questo momento e' quella di ribadire fermamente che l'accordo non significa il riconoscimento dell'indipendenza di Priština da parte di Belgrado. Il consigliere del presidente serbo, Marko Đurić, ha dichiarato che per la Serbia e' estremamente importante l'implementazione dell'accordo sulla normalizzazione delle relazioni con Priština, ma ha annunciato una campagna il cui obbiettivo sara' quello di spiegare ai Paesi che non hanno riconosciuto il Kosovo che l'accordo non e' un passo verso il riconoscimento dell'indipendenza bensi' verso la normalizzazione delle relazioni tra la Serbia e una parte del suo territorio, vale a dire il Kosovo. Secondo Đurić si tratta del passo verso la normalizzazione delle relazioni che sara' coronato con l'approvazione della legge costituzionale la quale stabilira' l'autonomia del Kosovo e Metohija. L'accordo, ha sottolineato il consigliere del capo dello stato serbo, in nessun modo riconosce la necessita' di trattare il Kosovo come uno stato indipendente. Ha rilevato inoltre che il Kosovo non puo' diventare membro delle Nazioni Unite come nemmeno dell'Ue poiche' questo diritto, come ha spiegato, "gli e' negato dall'accordo di Lisbona".

In una intervista alla radio televisione serba, il premier Ivica Dačić ha sottolineato che l'ingresso nell'Ue e' interesse nazionale e statale della Serbia perché questo popolo deve vivere meglio, perche' la Russia e' lontana, perche' non possono da soli, circondati dalla Nato e dall'Ue e perche' non si puo' avere un futuro migliore fuori dall'integrazione europea. "700 anni fa la Serbia era la vecchia Serbia, Kosovo, Raška, ma oggi e' troppo piccola in quest'area. Oggi, gli interessi strategici e statali della Serbia si trovano altrove. Ad esempio in Bosnia Erzegovina, dove vive oltre un milione di serbi. La prossima cosa saranno le pressioni sulla Republika Srpska, e' dell'opinione Dačić. Ci saranno pressioni per la revisione dell'Accordo di Dayton. “Per noi il Kosovo non e' l'unica questione di cui ci dobbiamo occupare", ha detto il premier serbo. Ha ricordato che le sanzioni imposte ai leader dei serbi negli anni Novanta hanno contribuito alla formazioni della Republika Srpska. Dačić ha precisato che se Slobodan Milošević non avesse introdotto le sanzioni ai leader serbi in Bosnia, quando le forze militari musulmano-croate si trovavano davanti a Banja Luka, oggi non ci sarebbe nemmeno l'Accordo di pace di Dayton come nemmeno la Republika Srpska. Dacic ha sottolineato che e' molto importante che l'accordo proposto sia implementato ed ha aggiunto che con i serbi del Kosovo bisogna "parlarci strategicamente, nel piu' grande segreto e nella sicurezza protetta".

La questione dei serbi del nord del Kosovo
Il problema principale restano comunque proprio i serbi del nord del Kosovo che si rifiutano di accettare quanto Belgrado ha concordato con Priština a Bruxelles. Il quotidiano belgradese Večernje novosti riporta le osservazioni del politico che si dice attualmente il piu' forte in Serbia, vale a dire il vicepremier Aleksandar Vučić, il quale si aspetta che ci sia un accordo comune, che si trovi la soluzione insieme con i serbi al nord del Kosovo e che i serbi si presentino uniti. "Noi non possiamo senza il nostro popolo, ne' il nostro popolo puo' senza la sua Serbia", ha sottolineato Vučić e ha aggiunto che non ci deve essere nessun dubbio che la Serbia poteva fare diversamente o meglio. Mercoledi' il premier Ivica Dačić si e' detto fiducioso che il Parlamento serbo con grande maggioranza appoggera' il rapporto del governo sul dialogo Belgrado – Priština nonche' aspettative che nei prossimi giorni, nei colloqui della leadership di Belgrado con i serbi in Kosovo verranno eliminate le divergenze a tal proposito. Oggi la Serbia non e' piu' una notizia negativa e sarebbe un peccato mancare a questa occasione, ha rilevato Dačić.


giovedì 4 aprile 2013

KOSOVO: A VUOTO L'OTTAVO ROUND DI COLLOQUI TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Foto da M-Magazine.org
di Marina Szikora [*]
L'ottavo round di colloqui tra Belgrado e Priština, martedi' a Bruxelles, dopo 14 ore di dialogo, diverse interruzioni per consultazioni e con toni 'alzati', in una atmosfera molto tesa, non hanno portato a nessun accordo. Questa volta, su decisione dei vertici serbi, al premier serbo Ivica Dačić, nella delegazione si e' aggiunto anche il vicepremier Aleksandar Vučić. Ad incontro fallito, Vučić aveva offerto le sue dimissioni, che secondo le parole di Dačić, non sono state accettate dal premier serbo. Si dice che e' possibile ancora una riunione ma in questo colloquio l'Ue avra' il ruolo di semplice osservatore e non piu' quello di negoziatore. Le 14 ore di questo incontro sono state "difficili e esaurienti, non per i toni, bensi' per quello che si ottiene e perde, per le conseguenze" ha detto Dačić a fine incontro a Bruxelles. Le competenze sono il maggiore ostacolo. Questo non e' la fine dei colloqui, ne seguiranno quelli a Belgrado, ha aggiunto il premier serbo. Ha precisato ai giornalisti che la delegazione della Serbia durante i colloqui tutto il tempo e' stata unita e che in un certo momento Vučić ha offerto le sue dimissioni all'incarico di primo vicepresidente del governo serbo.

"Alcuni punti sono ancora lontani quando si tratta delle competenze della futura comunita' dei comuni serbi, giustizia e polizia...Nei prossimi giorni ci saranno analisi e colloqui" ha precisato Ivica Dačić indicando che i colloqui sono stati concreti ma le posizioni restano lontane. Il premier serbo ha aggiunto che la data dell'inizio dei negoziati di adesione della Serbia non e' la cosa piu' importante ma ha rilevato che e' diventata parte del problema e che dopo un tale esito del dialogo la Serbia difficilmente avra' la data. La parte kosovara, ha spiegato il premier serbo, teme che la comunita' dei comuni serbi potrebbe diventare la base per il futuro separatismo mentre la comunita' serba non puo' immaginare di non avere nessuna competenza, vale a dire autonomia. E' difficile dire se nei prossimi anni ci saranno migliori possibilita' per la soluzione, ha avvertito Dačić aggiungendo che la Serbia resta impegnata al dialogo ed e' pronta a parlare con Priština senza negoziatore nonche' ad adempiere le condizioni dell'Ue che non riguardano i comuni serbi e che sono relativi agli accordi precedentemente raggiunti.

Gli Stati Uniti ritengono che spetta a Priština come "stabilire le forme di autonomia che i serbi chiedono al nord del Kosovo" e che il ruolo di Belgrado e' quello di "dire chiaramente che e' arrivato il momento per risolvere questa questione" ha detto la rappresentante per i media del Dipartimento di Stato americano, informano i media serbi. "Noi vogliamo vedere una soluzione pacifica di questi problemi che acconsentira' sia al Kosovo che alla Serbia di avanzare, di andare avanti sulla via europea", ha detto la rappresentante dello State Department. Va detto anche che in vista dell' ottavo round di negoziati tra Belgrado e Priština, in presenza dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Kathrine Ashton, i vertici serbi hanno tenuto una riunione in cui e' stato raggiunto l'accordo su quello che deve essere il minimo delle richieste serbe e quale sara' la composizione della delegazione a Bruxelles. Questa volta, come detto, oltre al premier Ivica Dačić vi ha partecipato anche il suo vice e presidente del maggiore partito governativo, Aleksandar Vučić. Sono stati in molti a ritenere questa riunione come decisiva poiche' a meta' aprile la Commissione europea dovrebbe presentare il rapporto sull'avanzamento della Serbia nel processo delle eurointegrazioni il quale riguardera' anche l'avanzamento nella normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština.

Dopo la riunione dei vertici serbi, il capo dello stato Tomislav Nikolić ha dichiarato che la Serbia non chiede una soluzione ideale e che non rifiuta nulla in anticipo ma che per Belgrado e' inaccettabile tutto quello che e' al di sotto delle richieste, vale a dire che i cittadini dei comuni serbi possano decidere sulla giustizia e polizia e che indispensabilmente non ci sia la presenza dell'esercito sul territorio della comunita' dei comuni serbi. Il presidente della Serbia ha aggiunto che il garante di tutto questo deve essere l'Ue. La partecipazione a questo giro di colloqui del vicepremier Alekasdar Vučić, secondo le parole del capo dello stato serbo, rappresenta la conferma dell'unita' dei vertici serbi a raggiungere con Priština la soluzione piu' ottimale possibile. Dall'altra parte, il premier kosovaro, Hashim Thaci, in vista dei colloqui, ha detto che non sara' facile raggiungere l'accordo e ha ripetuto che i comuni serbi non potranno avere ne' competenze legislative ne' quelle esecutive. Secondo le sue parole, il prezzo dell'eventuale mancanza di accordo lo paghera' Belgrado nella forma di un ulteriore rinvio nel processo delle eurointegrazioni.

Per la Serbia sulla via verso le integrazioni, l'uscita dalla crisi economica e finanziaria e' piu' importante della data per l'inizio dei negoziati di adesione all'Ue. Il superamento della crisi, oltre al Kosovo, influenzera' in maniera cruciale la politica dell'allargamento dell'Ue, afferma per il quotidiano serbo 'Blic' Dušan Reljić, analista dell'Isitito per gli affari internazionali e di sicurezza di Berlino. Secondo Reljić, la Serbia non perde economicamente nulla se non avra' la data perche' in quanto candidato ottiene i fondi di preadesione e questa somma non cambia con la formalizzazione dell'inizio dei negoziati di adesione. Dalla data non dipende nemmeno la velocita' dei negoziati, essa dipende dalle riforme politiche della Serbia e dall'umore dei paesi membri Ue, osserva questo analista serbo ma aggiunge che la mancanza della data di inizio dei negoziati e' una sconfitta politica poiche' ulteriormente diminuira' l'appoggio dei cittadini alle integrazioni europee. Per la gente in Serbia, ribadisce Reljić, e' molto piu' importante la ripresa economica e l'apertura dei posti di lavoro. I negoziati di adesione sono un processo politico che puo' durare a lungo e che sul suo cammino deve passare molti ostacoli politici tra cui si aprono anche molte questioni bilaterali con i vicini poiche' ogni singolo paese deve concordare con ogni nuovo capitolo nel processo negoziale, conclude l'analista serbo Dušan Reljić.

Il consigliere del presidente della Serbia Marko Đurić ha dichiarato oggi che nei prossimi giorni i vertici dello stato saranno nella situazione da dover prendere alcune decisioni estremamente difficili quando si tratta del Kosovo e che l'opinione pubblica ne sara' dettagliatamente informata.
Non abbiamo raggiunto nessun compromesso, ma siamo decisi ad andarne incontro. Questo round di negoziati ha oltrepassato tutte le nostre aspettative negative e la situazione e' molto difficile – ha detto Đurić ai giornalisti dopo la riunione delle massime cariche dello stato alla Presidenza della Serbia. La riunione dei vertici serbi alla quale si e' parlato dei negoziati di ieri sera a Bruxelles si e' conclusa presso la Presidenza della Serbia. La delegazione ieri a tarda notte ha terminato i colloqui a Bruxelles senza aver raggiunto l'accordo ed e' arrivata direttamente dall'aeroporto alla sede della Presidenza.

 [*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


mercoledì 3 aprile 2013

KOSOVO: UN ALTRO NIENTE DI FATTO TRA BELGRADO E PRISTINA

Ultimo incontro con la mediazione formale dell'Ue, ma la trattativa non è chiusa: "C'è ancora margine di manovra per arrivare ad un'intesa".

Ivica Dacic e Hashim Thaci
Si è chiuso senza un accordo l'ultimo round di negoziati tra Belgrado e Pristina mediato dall'Unione Europea per normalizzare le relazioni tra la Serbia e la sua ex provincia. "La distanza tra le parti è minima, ma molto profonda", ha annunciato poco dopo la mezzanotte l'Alto rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton, che ha presieduto questo come i precedenti incontri a Bruxelles tra il premier serbo Ivica Dacic e quello kosovaro Hashim Thaci. "Questa è l'ultima volta che ci incontreremo formalmente", ha detto Ashton in una nota, aggiungendo che "una serie di proposte sono state poste sul tavolo": Dacic e Thaci torneranno nelle loro capitali per consultazioni "e nel giro di qualche giorno mi faranno sapere cosa hanno deciso". Ashton non ha spiegato quali fossero le proposte discusse nell'incontro, né ha detto quali decisioni siano attese dai due premier.

Il nodo riguarda il futuro dei serbi del Kosovo, in particolare nel nord, che non intendono riconoscere le autorità kosovare dopo la secessione proclamata unilateralmente da Pristina nel 2008. Le parti hanno concordato di istituire un'associazione delle municipalità serbe che godrebbero di una certa autonomia amministrativa: Pristina rifiuta però di concedere i poteri esecutivi e giudiziari richiesti invece da Belgrado. Le autorità kosovare temono che un'autonomia troppo ampia potrebbe creare le condizioni di una futura secessione del nord a maggioranza serba . Anche la comunità internazionale vorrebbe evitare la creazione di una “entità serba” sull'esempio di quelle sorta in Bosnia.

Il premier serbo Ivica Dacic ha affermato che, nonostante il lungo incontro, durato più di 12 ore, non è stato possibile arrivare ad un accordo con il suo collega kosovaro, tuttavia, ha detto Dacic ai media serbi, "abbiamo ancora un certo periodo di tempo davanti per raggiungere una soluzione". Il capo del governo serbo ha sottolineato che quanto avvenuto a Bruxelles non rappresenta lafine del negoziato. Secondo quanto riportato il sito della tv serba RTS, il premier kosovaro Hashim Thaci ha detto da parte sua che sarà possibile continuare i negoziati già la prossima settimana “se la Serbia accetta i nostri principi”.

Il prossimo 16 aprile è atteso il rapporto della Commissione Europea sul negoziato: il documento sarà discusso dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue il 23 aprile e sarà sul tavolo del Consiglio europeo di fine giugno che dovrà decidere se fissare o no una data per l'avvio formale dei negoziati di adesione della Serbia. La condizione posta da Bruxelles è quella di un sostanziale normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. I progressi degli ultimi mesi avevano fatto ben sperare, ma ora la trattativa è arrivata al nodo cruciale dello status dei serbi del Kosovo. Un accordo in questo senso permetterebbe a Belgrado di non avere più ostacoli per ottenere la data per l'avvio dei negoziati di adesione alla Ue.

Secondo fonti di Bruxelles ''non tutto e' perduto, c'e' ancora margine di manovra per arrivare ad un'intesa'' prima del 16 aprile. Se la relazione della Ashton sarà positiva, il Bundestag tedesco darà luce verde alla cancelliera Angela Merkel per dire sì all'apertura dei negoziati di adesione della Serbia. Questo è un punto fondamentale, dato che è impensabile che il Consiglio Europeo prenda una decisione del genere senza un via libera della Germania. Nei prossimi giorni sono da attendersi quindi pressioni dell'Ue su Belgrado e Pristina affinché trovino un accordo, anche perché dalla questione dipende il futuro dell'integrazione di tutti i Balcani occidentali. Per questo è importante non perdere questa opportunità: viceversa "sarà difficile in una nuova serie di negoziati ritrovare lo stesso slancio ottenuto dopo sei mesi così intensi come quelli appena passati" concludono fonti comunitarie.


giovedì 28 marzo 2013

KOSOVO: RESTANO IRRISOLTE LE QUESTIONI ESSENZIALI TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Da sin.: Hashim Thaci, Catherine Ashton, Ivica Dacic
Di Marina Szikora [*]
Anche il settimo giro di colloqui tra Belgrado e Priština a Bruxelles, di cui i protagonisti sono stati un'altra volta i due premier, Ivica Dačić e Hashim Thaci, non ha dato un accordo concreto. Tuttavia, concordano i due premier, e' stato raggiunto un avanzamento e i negoziati proseguiranno il 2 aprile. Per la prima volta, alla conferenza stampa, i premier serbo e kosovaro sono intervenuti insieme. Per il premier serbo e' stata "una giornata difficile" in cui, come ha detto, si e' parlato della questione che appesantisce la Serbia per decenni. "La Serbia e' orientata e dedicata al dialogo, non lo stiamo facendo per la data, ma perche' vogliamo risolvere questo problema" ha ribadito e ripetuto la posizione serba Ivica Dačić e ha aggiunto che "bisogna investire molto impegno e rispettare gli interessi sia dell'una che dell'altra parte".

Il premier serbo ha ripetuto che la comunita' dei comuni serbi, cosi' come proposto dalla Serbia, secondo la sua opinione, e' la soluzione migliore. Dačić ha precisato di non poter dire ne' di essere vicini ne' lontani dall'accordo poiche' le vedute cambiano di momento in momento. Continuano ad esserci delle divergenze, per quanto riguarda le competenze. Ma il premier serbo ha aggiunto che dopo sette incontri e' stato costruito un rapporto in cui si stanno trovando soluzioni e risolvendo quelle questioni difficili che nessuno prima aveva risolto. Dačić ha detto che questo e' la prima volta che l'Ue non pone degli ultimatum e delle carte ma sta costringendo le due parti a trovare autonomamente la soluzione: "se vogliamo la soluzione, dobbiamo arrivare al compromesso" ha valutato il premier serbo.

Il premier del Kosovo Hashim Thaci ha valutato altrettanto che e' stato raggiunto progresso e ha qualificato questo settimo round di colloqui come "costruttivo". "Ci aspettiamo che nei prossimi giorni si arrivi alla soluzione relativa alla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo, soprattutto a Mitrovica settentrionale. Anche noi vogliamo la libera circolazione, stato di diritto e sviluppo della societa' democratica" ha detto Thaci aggiungendo che la Serbia e il Kosovo sono sulla buona via per realizzare relazioni di buon vicinato. "I nostri popoli hanno perduto molto tempo...durante questi sei mesi abbiamo raggiunto un successo significativo che solo un anno fa era inimmaginabile" ha valutato Thaci. L'accordo tra il Kosovo e la Serbia significa anche stabilita' nella regione, ha aggiunto il premier kosovaro e ha rilevato che Priština sara' dedicata a questo dialogo, alla stabilita' e pace nonche' al suo cammino verso l'Ue. La conferenza stampa e' terminata con la stretta di mano dei due premier.

Soltanto due giorni dopo pero', toni abbastanza diversi si sono potuti sentire alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Kosovo alla quale hanno partecipato altrettanto Ivica Dačić e Hashim Thaci. In questa occasione il premier della Serbia ha rilevato che e' indispensabile la permanenza dell'Unmik in Kosovo e ha ribadito che i negoziati con Priština non conducono verso il riconoscimento del Kosovo. "La riconciliazione tra serbi e albanesi comporta prendere decisioni difficili. Gli incontri a Bruxelles sono la conferma della prontezza della Serbia di continuare la collaborazione sulle questioni aperte con intenzioni sincere, avendo come obiettivo il raggiungimento dell'accordo" ha precisato Dačić. La Serbia e' pronta affinche' il dialoga possa avere successo ma non e' pronta alle umiliazioni e doppi standard, ha avvertito il premier serbo. Ha aggiunto che Belgrado e' contraria a ogni tipo di mossa unilaterale quale ad esempio la richiesta del Kosovo di ottenere un prefisso internazionale attraverso l'Albania anche se i negoziati a tal proposito sono ancora in corso.

Dačić ha rilevato che senza la protezione dei non albanesi "l'obiettivo progettato di una societa' multinazionale" non sara' possibile. Dačić ha spiegato che "i dati concreti" riflettono la posizione vulnerabile dei serbi in Kosovo e sfide significative. "Dieci anni dal massacro di marzo in cui sono stati distrutti oltre 150 edifici della Chiesa ortodossa serba di cui 34 sono del medioevo e alcuni sotto protezione dell'UNESCO, nessuno e' stato punito", ha sottolineato Dačić e ha detto che la Serbia chiede nuove indagini che porterebbero ai perpetratori ma anche agli ispiratori di questi crimini. Ha precisato che e' stato praticamente fermato il ritorno dei profughi in Kosovo e che nei mesi precedenti e' aumentato il numero degli incidenti multietnici.

Quanto al rapporto trimestrale sul Kosovo del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, e' stato rilevato il raggiungimento di un passo significativo con l'aver alzato il dialogo tra Belgrado e Priština ad un livello politico piu' alto ma vi e' anche l'appello alle autorita' del Kosovo di reagire fermamente alle manifestazioni di odio nei confronti dei serbi, quali gli incidenti durante la festa del Natale ortodosso. Il premier kosovaro Hashim Thaci da parte sua ha invitato Belgrado a "smantellare le strutture parallele" al nord del Kosovo sottolineando che "il Kosovo e' uno stato sovrano" e che questo processo "non e' convertibile". Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza, Thaci ha rilevato che il Kosovo "non sara' luogo di divisioni e barricate" e della formazione "di una nuova Republika Srpska". Ha informato che Priština chiedera' a Belgrado "il compenso per i danni di guerra". Secondo le parole del premier del Kosovo "il ruolo della Serbia e' distruttivo" e appesantisce la sicurezza. Thaci ha rilevato che attualmente il Kosovo e' riconosciuto da parte di oltre la meta' degli stati membri dell'ONU. E' un processo irriducibile e molti altri stati sono nella fase di riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, ha detto il premier kosovaro e ha aggiunto che questa e' la decisione piu' giusta per il Kosovo ed i suoi cittadini.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 28 marzo a Radio Radicale


giovedì 14 marzo 2013

KOSOVO: NESSUN PROGRESSO A BRUXELLES DEI NEGOZIATI TRA BELGRADO E PRISTINA


di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Reduce da Bruxelles, dopo un altro incontro nell'ambito dei negoziati Serbia-Kosovo, il premier serbo Ivica Dačić ha comunicato che la delegazione della Serbia ha detto apertamente: "O ci date la comunita' dei comuni serbi [del Kosovo, n.d.r.], oppure non dobbiamo piu' perdere il tempo. Se si fa il bilancio della situazione rispetto a quello che vi e' stato prima di questo Governo, nessuno puo' negare che si sono ottenuti grandi risultati nell'adempimento dei criteri del Consiglio europeo, soprattutto per quanto riguarda le conclusioni dello scorso dicembre”, ha detto Dačić. “Quando si parla della questione piu' dolorosa, vale a dire della giustizia, il ministero competente ha ottenuto buone reazioni a Bruxelles e presso la Commissione di Venezia. In questo senso, quando si tratta di riforme interne, non ci aspettiamo nessun problema relativo all'adempimento delle condizioni poste dalla Commissione europea per ottenere la data dell'inizio dei negoziati di adesione”, ha rilevato ancora Dačić, “ma quando si tratta della questione chiave del dialogo con Priština, bisogna dire che quello che sette-otto mesi fa era impossibile, il governo si e' impegnato al massimo per realizzare gli accordi che sono stati raggiunti, salvaguardando al tempo stesso la linea rossa degli interessi serbi.

L'ultimo dialogo, ha informato Dačić, si e' svolto sul parallelismo delle istituzioni e sulla possibilita' di trovare una soluzione completa per non occuparsi di soluzioni singolari e ha ricordato che l'Ue, quando si tratta del Kosovo, richiede dalla Serbia l'implementazione degli accordi raggiunti, liberta' di azione dell'Ue in Kosovo, soluzione delle questioni della struttura di sicurezza in Kosovo, sistema giudiziario a Kosovska Mitrovica, soluzione delle questioni di trasparenza e finanziamento da parte della Serbia, nonche' la soluzione delle questioni relative a telecomunicazioni ed energia. Ciascuna di queste questioni, afferma il premier serbo, richiederebbe negoziati di diversi mesi con esiti incerti poiche' non vi e' una soluzione per il paralellismo delle istituzioni. Proprio per questo, ha rilevato Dačić, il presidente Tomislav Nikolić ha sollecitato ad alzare il livello dei negoziati ad alto livello politico, ha promosso la “Piattaforma” in base alla quale il Parlamento serbo ha approvato la Risoluzione sul Kosovo, ha proposto il modo e la via per la soluzione della questione delle istituzioni parallele serbe in Kosovo che consiste nella formazione di una Comunita' delle municipalità serbe autonome. Al precedente round di negoziati non e' stato raggiunto l'accordo sulla questione chiave, vale a dire le competenze che avrebbe la Comunita'. Priština ritiene che i comuni sono i piu' importanti e che a loro appartengono le competenze mentre la Serbia ritiene che ci deve essere un organo di potere che ha le sue competenze e il suo modo di scegliere.

La Serbia e' pronta al compromesso, ha affermato il suo premier, ma deve essere di entrambe le parti, con la garanzia della comunita' internazionale perche' cosi' si evita la possibilita' di conflitto armato. "Non lo facciamo per la data [di apertura dei negoziati di adesione all'Ue, n.d.r.], bensì per risolvere la questione del Kosovo e noi riteniamo di meritarci la data. Se l'Ue non lo comprendera' fara' un errore enorme", ritiene Ivica Dačić e aggiunge che la Serbia merita la data anche senza l'accordo perche' ha fatto sapere chiaramente di essere pronta per l'accordo, ma l'accordo deve essere tale da poter essere applicato sul terreno. Per tal motivo la parte serba ha detto a Bruxelles che i serbi al nord del Kosovo e laddove sono in maggioranza devono partecipare attivamente a questo processo al fine di trovare una soluzione accettabile anche per loro. "Non abbiamo tempo per congelare il conflitto perche' e' soltanto Priština che ci guadagna. Si tratta di arrivare alla soluzione in cui la Serbia non riconoscera' il Kosovo, ma che una parte delle competenze sia trasferita alla Comunita' delle municipalità serbe. Secondo le parole del premier, nell'Ue esistono centinaia di regioni ed organi che funzionano secondo un simile principio e non disturbano nessuno. Il premier serbo si e' detto ottimista per quanto riguarda la data dell'inizio dei negoziati di adesione, ma ha osservato che adesso tutto dipende dal fatto se Priština accettera' i compromessi offerti da Belgrado. In questo senso e' importante l'incontro tra Catherine Ashton, l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza, e la parte kosovara, dopodiche' Ashton dovrebbe recarsi a Belgrado, ha informato il premier Dačić.

Finora forse e' sembrato che la Serbia fosse pronta a fare tutto per diventare membro dell'Ue, ma oggi ci sono cose che la Serbia non e' pronta a fare perfino se il prezzo e' la membership nell'Ue, ha detto, da parte sua, il presidente Nikolić al presidente Lukašenko durante la sua visita ufficiale in Bielorussia. Nikolić ha rilevato che la Serbia ha un grande desiderio di aderire all'Ue e che fara' tutto quello che uno stato sovrano, indipendente ed orgoglioso possa fare. "Ma nessuno puo' dettarci chi sono i nostri amici. Credo che la Bielorussia sia uno dei nostri piu' grandi amici", ha detto Nikolić secondo quanto riportato dall'agenzia bielorussa Belta. Il presidente serbo ha precisato che la Serbia tenta di diventare membro dell'Ue, che sta soddisfacendo tutte le richieste del Consiglio europeo che sono normali per ogni paese, ma il problema per la Serbia e' la questione Kosovo. "Lo abbiamo consegnato alle Nazioni Unite ma esse lo hanno gradualmente trasferito nelle mani degli albanesi, di anno in anno", ha detto Nikolić. Il presidente serbo ha ringraziato la Bielorussia per "il sostegno alla sovranita' ed integrita' territoriale della Serbia", mentre a Lukasenko sono state consegnate le onorificenze serbe per "il coraggio dimostrato recandosi in Serbia durante i bombardamenti del 1999".

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


giovedì 7 marzo 2013

KOSOVO: NULLA DI FATTO AL SESTO ROUND DI COLLOQUI TRA BELGRADO E PRIŠTINA

Ivica Dacic e Hashim Thaci (Foto EPA)

di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale [*]
Nessun accordo dopo il sesto round di dialogo tra Belgrado e Priština a Bruxelles. Dopo la riunione, il premier kosovaro, Hashim Thaci, ha dichiarato ai giornalisti che l'accordo non e' stato raggiunto e che per Priština e' inaccettabile che i comuni serbi abbiano un potere esecutivo cosi' come proposto da Belgrado. Il tema dell'incontro sono statati appunto i comuni serbi in Kosovo. Prima ancora, il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha incontrato separatamente i due premier, Hashim Thaci e Ivica Dačić. La portavoce dell'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza ha detto che il dialogo tra Belgrado e Priština e' entrato nella fase chiave e che e' nell'interesse di entrambe le parti che si arrivi ad un compromesso. Va ricordato che la Commissione europea a meta' aprile presentera' un rapporto sull'avanzamento del dialogo dopodiche' il Consiglio europeo decidera' se alla Serbia verra' attribuita una data per l'inizio dei negoziati di adesione all'Ue. Il quotidiano austriaco Der Standard ha scritto che in vista dell'incontro vi era una atmosfera negativa e ha riportato la dichiarazione del premier serbo Ivica Dačić che la Serbia ha fatto quello che ha potuto mentre l'altra parte rifiuta tutte le sue proposte e che le posizioni si sono allontanate piu' che mai.

Al centro del sesto round di colloqui c'e' stata l'abolizione delle istituzioni serbe parallele al nord del Kosovo che le autorita' di Priština non riconoscono e che vengono finanziate dalla Serbia. Da una parte vi e' la richiesta di scioglimento delle istituzioni parallele come precondizione per la Serbia per poter iniziare i negoziati di adesione con l'Ue; dall'altra parte il governo serbo e' esposto alle pressioni interne di chi lo accusa di tradimento e chiede di non abbandonare i serbi in Kosovo, scrive Der Standard. Il quotidiano di Vienna ha indicato anche che Dačić ha proposto una soluzione di compromesso che prevederebbe lo smantellamento delle vecchie strutture serbe al nord del Kosovo e la formazione di una federazione di nove comuni a maggioranza serba. Il premier kosovaro Hashim Thaci non si e' opposto alla formazione di questa federazione, ma esclude che questo organismo possa avere poteri esecutivi e legislativi. I politici serbi hanno espresso la speranza che l'Occidente faccia pressione su Priština, ma al tempo stesso temono che la Serbia potrebbe allontanarsi dall'Ue se quest'anno verra' a mancare la data dell'inizio dei negoziati di adesione. Secondo lo Standard i diplomatici occidentali temono che la proposta di Belgrado possa portare alla creazione di una entita' speciale simile alla Republika Srpska in Bosnia Erzegovina.

Secondo le informazioni riportate sul sito delle Nazioni Unite, il prossimo 22 marzo il segretario generale, Ban Ki-Moon, dovrebbe presentare il rapporto periodico sul Kosovo al Consiglio di sicurezza, che avrebbe dovuto essere presentato lo scorso 22 febbraio, ma che era stata rimandato. Nel nuovo rapporto, Ban Ki-Moon indica che "l'intera situazione di sicurezza in Kosovo e' pacifica con eccezioni al nord del Kosovo, soprattutto a Kosovska Mitrovica dove sono stati registrati incidenti seri". Il segretario generale dell'Onu valuta che sia stato compiuto un passo chiave nel dialogo tra Belgrado e Priština, ma questo progresso e' seguito da incidenti, soprattutto al nord del Kosovo, informa il quotidiano di Belgrado Blic. “Contemporaneamente al processo politico ad alto livello, si legge nel rapporto di Ban Ki-moon, sono ugualmente importanti costanti e fondati forzi per promuovere la riconciliazione e per aumentare la fiducia tra le comunita' in Kosovo" e si rileva che oltre alla partecipazione internazionale e' necessario un impegno e sinceri sforzi da parte dei leader politici a tutti i livelli, delle organizzazioni non governative e della societa' civile.

[*] Il testo è la trascrizione di parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi


giovedì 14 febbraio 2013

SERBIA E KOSOVO IL DIALOGO CONTINUA: A BRUXELLES L'INCONTRO TRA I DUE PRESIDENTI


Il premier serbo Dacic dagli Usa nega i suoi rapporti con il clan Saric e smentisce l'ipotesi di elezioni anticipate

Il premier serbo Ivica Dacic
Di Marina Szikora [*]
Per quanto riguarda le relazioni tra Belgrado e Priština, va rilevato l'atteso incontro tra i due presidenti, Tomislav Nikolić e Atifete Jahjaga, avvenuto settimana scorsa che secondo i commenti rappresenta un passo significativo e l'annuncio che il dialogo politico della Serbia con Priština dovrebbe proseguire il prossimo 19 e 20 febbraio.

Il premier serbo Ivica Dačić in una intervista alla "Voice of America", durante il suo soggiorno negli Stati Uniti ha osservato che si tratta, secondo la sua opinione, di un passo avanti significativo e ha spiegato che la Serbia ha una politica comune basata innanzitutto sul tentativo, attraverso il dialogo, quindi come fattore attivo, di partecipare comunque nel processo decisionale, di tentare a difendere gli interessi nazionali e statali. Il premier serbo ha ammesso pero' di non essere a conoscenza di tutto quello che i due presidenti si sono detti durante l'incontro. Ha ricordato che e' stata un'idea del presidente Nikolić e del Partito del progresso quello di alzare il dialogo a livello politico e che lui stesso ha accettato la proposta di guidare i negoziati poiche' dall'altra parte c'e' Hashim Thaqi. "Questo processo non si deve interpretare come colloqui tra Thaqi, me e Cathrin Ashton bensi' al contrario deve essere parte di un tentativo per trovare il compromesso e una soluzione giusta che non tocchera' lo status e non costringera' la Serbia a riconoscere l'indipendenza del Kosovo ma che regolamentera' il modo di organizzare la vita in quella parte del territorio che secondo la risoluzione 1244 e' considerato particolare", ha sottolineato Dačić.

Il premier serbo ha rilevato che la difesa degli interessi nazionali "non sara' un lavoro facile" e che Belgrado e Priština nel prossimo periodo attendono temi difficili nel dialogo. Dačić ha confermato il proseguimento del dialogo per il 19 e 20 febbraio aggiungendo che il tema chiamato come 'istituzioni parallele', strutture parallele, secondo lui e' piuttosto 'il parallelismo delle istituzioni'. Si cerca, afferma Dačić, il modo come sbloccarle, vale a dire un modo accettabile sia per Priština che per i serbi che vivono al nord e non soltanto al nord bensi' in tutto il Kosovo. Come ha spiegato, si tratta di una questione fondamentale di cui si occupano sia la piattaforma che la risoluzione del Parlamento serbo e ha precisato che esse non sono state elaborate per frenare il dialogo ma al contrario per essere la risposta serba alle domande che si pongono. Nel corso della sua visita negli Stati Uniti, da Washington, Dačić ha detto che sia gli Stati Uniti che l'Ue si aspettano un progresso nel dialogo ma questo dialogo, secondo il premier serbo, non si puo' definire in modo tale che ci siano dei condizionamenti ma e' importante che gli accordi raggiunti vengano realizzati sul terreno. Dačić si e' espresso positivamente sull'incontro dei presidenti della Serbia e del Kosovo in quanto un sostegno al dialogo e parte del dialogo ma secondo le sue parole, l'opinione di Belgrado e Priština sullo status del Kosovo continua ad essere contrapposta.

Alle domande dei giornalisti sui suoi contatti con Rodoljub Radulović, appartenente al clan criminale del boss Darko Sarić e sull'interesse degli americani su eventuali elezioni anticipate, temi che in questi giorni sono al centro dell'attenzione in Serbia, Dačić ha ripetuto di non avere mai avuto incontri con appartenenti a organizzazioni criminali e che la Serbia e' fortemente impegnata nella lotta alla criminalita' organizzata e alla corruzione e nel perseguimento di tutti coloro che  devono essere portati davanti alla giustizia. Per quanto riguarda le elezioni anticipate, Dačić ha risposto che gli Stati Uniti sono convinti che questo governo deve continuare il suo lavoro, che sono stati raggiunti risultati importanti e che Washington appoggia l'attuale esecutivo di Belgrado.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.