Forse tra i miei 23 lettori ce n'è qualcuno in vacanza in Grecia o che ci andrà, quest'anno o il prossimo. Se non vi interessa solo il mare (che certo di suo merita parecchio), ma avete anche altre cuuriosità, magari di tipo storico, potreste fare un giro a Distomo, paesino fuori dalle rotte turistiche, teatro di un eccidio perpetrato dalle truppe tedesche nel 1944. Questo tragico episodio, ormai lontano nel tempo, è diventato emblematico dei rapporti tra Grecia e Germania nell'attuale crisi economica che i greci stanno pagando così duramente e di come proprio nella crisi riemergano questioni solo apparentemente legate al passato. Per questo riporto qui di seguito il reportage di Francesco Martino, pubblicato il 5 luglio scorso sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso. Buona lettura (e buone vecanze).
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| Distomo: il sacrario delle vittime dell'ecidio nazista |
Grecia - Germania, le fratture della storia
di Francesco Martino
La crisi economica in Europa riporta a galla animosità e diffidenza,
soprattutto nei luoghi segnati dalle ferite della storia. Come Distomo,
villaggio della Beozia occidentale, teatro nel 1944 di uno dei peggiori
eccidi nazisti nella Grecia occupata. Qui le recriminazioni contro
l'austerità voluta dalla Merkel si sfiorano, fino a toccarsi, con
richieste di risarcimento mai soddisfatte.
Da una parte il paesaggio lunare, sassoso e spoglio del monte
Parnaso. Dall'altra, giù, in fondo alla strada tortuosa che scende nella
canicola estiva, il blu cobalto del golfo di Corinto, immobile,
silenzioso, scintillante. Atene non è lontana, ma Distomo è un altro
pianeta. E' qui, in questo angolo di Grecia periferica e nascosta, che
bisogna venire per scoprire vecchie cicatrici della storia, fratture mai
del tutto sanate che la crisi sta riportando in superficie, riesumando
rancori che sembravano svaniti.
“La Grecia ha mille motivi per essere giudicata per i propri errori.
Quello della Merkel, però, è semplice imperialismo economico. Sono
oltraggiato: i politici tedeschi continuano ad avere un senso di
rivalsa, una voglia nascosta di portare a termine con l'economia quanto
non sono riusciti ad ottenere con due guerre mondiali”. Georgios
Theokaris, oggi pensionato dopo una vita passata nel vicino impianto
produzione di alluminio, ma soprattutto storico e custode della memoria
locale, non usa mezzi termini.
Nella Grecia di oggi, stritolata da tagli e politica di austerità, la
simpatia per la Germania e per la classe dirigente teutonica è ai
minimi storici. Le passioni viscerali generate dalla recente sfida
all'europeo di calcio tra le nazionali dei due paesi ne sono state la
manifestazione più visibile e rumorosa.
Per le strade di Atene è difficile ascoltare parole di simpatia non
solo per la Merkel, ma per la Germania in generale. Anche i più disposti
all'autocritica, puntano il dito contro il “tradimento” di Berlino.
“La Germania ci dice di mettere a posto i conti pubblici, e ha ragione”
sostiene l'analista politico Spriros Rizopoulos. “La politica di
austerità, però, sta stritolando la Grecia. Non abbiamo capito che la
partita con Berlino era una contrattazione. Pensavamo si trattasse di
una questione tra amici. E gli amici non trattano. Gli amici si aiutano
tra loro”.
A Distomo, però, le recriminazioni non si fermano all'oggi: riportano
allo scoperto un incubo del passato. Questo paesino tranquillo e
marginale, il 10 giugno 1944, è stato teatro di uno dei peggiori eccidi
commessi dalle SS naziste nella Grecia occupata. Dopo uno scontro a
fuoco con i partigiani comunisti dell'ELAS, le truppe della “Polizei
Panzergrenadier Division” si vendicarono sulla popolazione inerme del
villaggio. Dei
circa 500 abitanti, 218 furono uccisi in casa o per
strada. Uomini, donne e bambini.
“In Grecia ci sono stati eccidi nazisti anche più grandi”, racconta
nella sua casa assolata Theokaris. “A Distomo, però, la bestialità degli
omicidi ha raggiunto il massimo grado. Nessuno è stato risparmiato, gli
uomini sono stati ammazzati a colpi d'arma da fuoco, i bambini con le
baionette, le donne sono state violentate prima di essere finite. E' per
questo che a Distomo più che altrove, è rimasto vivo il ricordo, e la
richiesta, la necessità di un ricompensa morale per il danno
subito”. Ecco perché, nel corso degli anni, i cittadini di Distomo,
sopravvissuti e discendenti dei sopravvissuti, hanno chiesto
esplicitamente al governo tedesco un riconoscimento formale e un
risarcimento economico per i fatti del 1944.
“Non solo chi ha vissuto quell'orrore, ma nemmeno le generazioni più
giovani avranno mai pace finché non avremo avuto un riconoscimento”, ci
dice Luokas Dimakas giornalista del quotidiano “Ta Nea” e della
televisione pubblica ERT, nato e cresciuto a Distomo. “Non si tratta di
soldi, ma di placare il senso di giustizia fino ad oggi tradito. Molti
tedeschi vengono a visitare Distomo, ci sono vicini. Non c'è rancore nei
confronti del popolo, ma vogliamo che la Germania, in quanto stato, si
faccia carico di quel passato”.
Con la crisi, e l'irrigidirsi dei rapporti tra Grecia e Germania, la
questione della richiesta di risarcimento è diventata ancora più
delicata, più sentita. “La Germania non ha mai chiesto perdono per i
crimini commessi. La nostra richiesta di compensazione è soprattutto
morale, il denaro è solo un simbolo”, racconta Mina Kotsou, 55 anni,
insegnante di scuola, mentre sediamo nel bar al centro di Distomo. “La
Merkel, però, naturalmente, non vuole cacciare nemmeno un centesimo.
Sarebbe un precedente pericoloso, visto che durante la Seconda guerra
mondiale i tedeschi hanno seminato rovine in tutta Europa”.
Nel tono di voce concitato, passato e presente si sfiorano fino a
toccarsi. Nel massacro di Distomo Mina ha perso due zii. Oggi, con
l'eccesso di austerità che i greci (e non solo) attribuiscono ad una
scelta miope di Berlino, Mina ha visto il suo stipendio passare da 1300 a
680 euro al mese. “Questo inverno”, confessa, “l'ho passato col
cappotto, anche in casa. Soldi per il riscaldamento non ce n'erano”.
Fino ad oggi, le richieste di risarcimento hanno avuto poca fortuna.
Nel luglio 2011 la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha
rigettato il ricorso presentato da quattro cittadini di Distomo, bambini
al momento del massacro, contro la decisione di corti tedesche che
avevano dichiarato inammissibile la richiesta di compenso.
Nel febbraio 2012 è stata la Corte di Giustizia dell'Aja, organo
delle Nazioni Unite, a confermare l'immunità dello stato tedesco contro
una sentenza di un tribunale italiano del 2008, che aveva ordinato il
sequestro di proprietà della Germania in Italia a titolo di rimborso
verso cittadini italiani e greci vittime a vario titolo della violenza
nazista. Tra questi, anche i cittadini di Distomo.
Nella disputa, mentre tra Grecia e finanziatori internazionali (con
Berlino a giocare un ruolo centrale) infuriava la trattativa-scontro sul
pacchetto di salvataggio in cambio di riforme strutturali e taglio
della spesa, il governo greco, allora guidato da George Papandreou,
aveva preso attivamente parte nella difesa delle richieste dei cittadini
di Distomo. Berlino, aveva reagito stizzita. “Che dire, semplicemente,
non capisco la presa di posizione di Atene”, aveva dichiarato il
ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, sottolineando lo
scarso entusiasmo tedesco di vedere riaperte questioni considerate
chiuse per sempre.
A Distomo, però, vogliono andare avanti. “Il giudizio dell'Aja ha
portato alcuni risultati positivi”, sostiene Dimakas. “Per la prima
volta è stata riconosciuta l'esistenza di un delitto contro l'umanità,
insieme al fatto che esiste una questione relativa al risarcimento. Non
ci fermeremo”.
Un filo di vento arriva a smorzare, almeno per un attimo, la calura
soffocante. “Proprio sotto questo platano, sono cadute le prime vittime
del massacro”, racconta Hristo Filipou, proprietario di un bar nel
paese, mostrando con un dito la chioma che regala ombra alla piazza di
Distomo. “Noi greci oggi siamo amareggiati per i titoli sprezzanti dei
giornali tedeschi, le accuse, le offese. Dopo la guerra, tutto il mondo
ha contribuito alla ricostruzione tedesca. Oggi la Germania è di nuovo
un paese ricco e potente, ma questo non le dà il diritto di imporre la
propria volontà su tutti. E' giusto che oggi restituiscano in parte
quanto hanno ricevuto”.
“Anche noi”, conclude pensieroso, “faremo lo stesso. I greci non sono
inaffidabili. Se ci daranno la possibilità, restituiremo ogni euro
preso. Centesimo per centesimo”.