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sabato 5 aprile 2014

UNICEF: NUOVO RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DEI MINORI ROM NELL'EX JUGOSLAVIA

DAL SITO DI UNICEF ITALIA: Dati approfonditi sulla condizione dei bambini Rom in Serbia, Bosnia e Macedonia: lo scarso accesso ai servizi di base ostacola l'inclusione sociale, urgono politiche e fondi adeguati
Alla vigilia del terzo vertice della Commissione Europea sui Rom ("European Roma Summit") che si terrà domani, 4 aprile 2014, a Bruxelles, l’UNICEF lancia il rapporto "Realizing the Rights of Roma Children and Women" (Realizzare i diritti dei bambini e delle donne rom), che presenta dati su bambini e donne rom di Bosnia-Erzegovina, Macedonia (ex Repubblica Jugoslava) e Serbia. 

L’UNICEF richiede ai governi europei di porre stabilmente i bambini al centro delle politiche di inclusione dei Rom.

In tutta Europa sono stati fatti progressi per realizzare i diritti dei bambini e delle bambine rom, ma come emerge dal rapporto dell’UNICEF, ancora molti di essi devono affrontare povertà estrema, esclusione sociale e forme di discriminazione.

«È tempo che i governi europei traducano in realtà i propri impegni per i minori rom», dichiara Marie-Pierre Poirier, Direttore UNICEF per l’Europa Centrale e Orientale e per la Confederazione Stati Indipendenti (CSI). Porier ha sottolineato come quest’anno - in cui cade il 25° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - sia l’occasione per valutare cosa è stato fatto e cosa resta ancora da fare nel cammino verso la realizzazione dei diritti dei bambini Rom.

«Le promesse ora devono trasformarsi in politiche sociali, e in risorse economiche per raggiungere direttamente i bambini rom, così che essi possano sviluppare il loro pieno potenziale. Una delle prime priorità dovrebbe essere raccogliere dati disaggregati sui bambini. Più dati avremo a disposizione, migliori saranno le politiche e i controlli a livello centrale e locale» ha aggiunto Poirier.
Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Serbia sono stati tra i primi Stati a raccogliere e a pubblicare dati disaggregati sui bambini rom. «Apprezziamo queste coraggiose iniziative e chiediamo agli altri governi di seguire quest’esempio», ha aggiunto il Direttore regionale dell'UNICEF.
L’UNICEF raccomanda che venga data priorità agli investimenti per i bambini e i ragazzi quale contributo necessario per una maggiore coesione sociale e uno sviluppo sostenibile in Europa, in linea con quanto sancito nella “Strategia 2020 per l‘Europa”.
Rom, tra diritti ed esclusione: i dati principali del rapporto
Malnutrizione: nei primi anni di vita, la percentuale di bambini in Bosnia-Erzegovina che risultano troppo bassi per la propria età (stunting) è di 1 su 5 fra i Rom, il doppio rispetto alla media nazionale (1 su 10).

La percentuale dei bambini rom tra i 6 e i 23 mesi che usufruiscono di un numero minimo di pasti regolari al giorno è più bassa della media nazionale: 60% dei bambini rom in Bosnia Erzegovina (rispetto al 72% dei non rom) e il 72% in Serbia (rispetto alla media nazionale dell'84%). 
In tutti e tre i paesi esaminati, i bambini rom hanno molte più probabilità di nascere sottopeso rispetto agli altri bambini. I bambini rom sotto i 5 anni hanno più probabilità degli altri di crescere sottopeso e di soffrire di malnutrizione acuta o cronica. 

In Serbia, solo l’8% dei bambini rom tra i 3 e i 4 anni riceve un’istruzione pre-scolare rispetto al 44% degli altri bambini. 

In Serbia, i genitori rom che hanno un’istruzione secondaria o superiore, hanno il doppio delle probabilità di prendersi cura responsabilmente dei figli, rispetto a genitori che non sono mai andati a scuola. Quando i genitori sono più istruiti, sono anche più coinvolti nella crescita dei propri figli, con effetti positivi sulla sopravvivenza, la crescita e lo sviluppo dei bambini.

In Macedonia, il 35% delle ragazze rom frequenta la scuola secondaria, rispetto alla media nazionale dell'84%.

Nei 3 paesi considerati, le famiglie rom hanno meno probabilità di avere servizi igienici o un luogo idoneo per lavarsi le mani, e più probabilità di usare legna per cucinare rispetto alla media nazionale.

Le madri rom che affermano di aver registrato i figli all'anagrafe, ma di non essere in grado di esibire un certificato di nascita sono il 20% in Bosnia-Erzegovina e il 35% in Macedonia e Serbia.
Matrimoni precoci: il 15-16% delle donne rom di età compresa tra i 15 e i 49 anni in Bosnia-Erzegovina e in Serbia, e il 12% di quelle in Macedonia, si sono sposate prima dei 15 anni: tassi enormemente superiori rispetto all'analogo dato medio nazionale (1%). Metà delle donne rom di età compresa tra 20 e 24 anni si sono sposate prima dei 18 anni in tutti e tre i paesi (cinque volte più della media nazionale). 

Gravidanze precoci: il 40% delle ragazze rom tra 15 e 19 anni in Serbia ha partorito o è rimasta incinta, rispetto al 4% delle ragazze non Rom. Il tasso di gravidanze precoci è del 31% fra le giovani rom in Bosnia-Erzegovina e del 18% in Macedonia. 

In Macedonia e Serbia 4 bambini rom su 5 subiscono punizioni corporali rispetto a circa il 70% tra i non Rom, mentre in Bosnia-Erzegovina i livelli sono inferiori al 60% per entrambi i gruppi di riferimento. In tutti e tre i paesi, fra i Rom, i maschi subiscono più spesso punizioni corporali rispetto alle ragazze.  

In tutti e tre i paesi esaminati, la percentuale di neonati allattati al seno entro un'ora dalla nascita è più bassa di quanto sarebbe auspicabile, ma è comunque superiore fra i Rom che non fra i non Rom: riguarda la metà dei neonati rom in Bosnia-Erzegovina, il 39% in Macedonia, il 10% in Serbia.

Anche i tassi di allattamento al seno fino a uno o due anni di vita risultano più alti tra i bambini rom in tutti e tre i paesi, rispetto agli altri bambini. In Bosnia-Erzegovina la quota di bambini che sono allattati al seno adeguatamente rispetto alla loro età sono il 40% fra i Rom rispetto alla media nazionale del 18%; in Macedonia il tasso è del 43% fra i Rom rispetto al 22% nazionale.

giovedì 2 agosto 2012

VACANZE CULTURALI


Se durante le vostre vacanze vi capitasse di passare da Milano (oppure se ci abitate), fate un salto alla Fondazione Forma per la Fotografia in piazza Lucrezio Caro 1 che fino al 16 settembre, in prima mondiale e in collaborazione con Magnum Photos, presenta Zingari il celeberrimo lavoro fotografico di Josef Koudelka. La mostra presenta le immagini del libro, punto di riferimento per intere generazioni di fotografi, accuratamente ristampate con la supervisione dell'autore, e rispecchia fedelmente l'impaginazione del volume Cikáni (zingari in ceco) che Koudelka aveva progettato nel 1970, prima di lasciare la Cecoslovacchia, e rimasto poi inedito per molto tempo.
Le fotografie raccontano la quotidianità delle comunità gitane in Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria (ma anche in Francia e Spagna) negli anni Sessanta: scene di vita familiare, momenti di festa, di gioco e riti collettivi. Una testimonianza di grande potenza e partecipazione emotiva dela fine di un'epoca, quella del nomadismo zingaro in Europa. Grazie allo sguardo personale di Koudelka e alla sua padronanza tecnica e formale, a distanza di tanti anni Zingari, "senza dubbio uno dei lavori fotografici più celebri del Novecento", mantiene intatta tutta la sua forza e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, perché Josef Koudelka è senza dubbio uno dei più grandi fotografi viventi.


mercoledì 5 ottobre 2011

BULGARIA: PREOCCUPAZIONE PER LE VIOLENZE CONTRO I ROM

Il Presidente della Commissione per i diritti umani dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, Matteo Mecacci, deputato Radicali-Pd, ha lanciato un appello alla calma e al rispetto dei diritti delle minoranze dopo le violente proteste contro la popolazione Rom che hanno scosso la Bulgaria nelle ultime settimane.

Proteste anti rom a Sofia
Le manifestazioni sono iniziate dopo che un diciannovenne bulgaro è stato ucciso da un’auto pirata nei pressi dell’abitazione di un boss Rom locale. In vista delle elezioni presidenziali che si terranno in Bulgaria il 23 ottobre, i partiti politici hanno cercato di fare leva sul sentimento anti-Rom associando i leader Rom al partito al governo. “L’incitamento all’odio nei confronti dei Rom e le violente proteste che ne sono seguite sono molto preoccupanti” ha affermato l’on. Mecacci, Presidente della Commissione Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie della AP-OSCE. Tale tema è all’ordine del giorno della riunione odierna sulla dimensione umana dell’OSCE che si tiene a Varsavia.
“Come Stato partecipante dell’OSCE, la Bulgaria deve continuare a impegnarsi per promuovere l’integrazione delle minoranze, compresa quella Rom, e combattere la discriminazione” ha detto Mecacci “Anche i mass-media devono dare prova di senso di responsabilità nella copertura mediatica di queste manifestazioni. Da parte loro, le autorità devono reagire prontamente e opportunamente ai tentativi di istigazione all’odio razziale, prima che la situazione sfugga di mano.”
“L’odio espresso in tali manifestazioni è una chiara violazione dei diritti umani fondamentali: prendere di mira e incitare alla violenza contro un intero gruppo etnico è una tendenza pericolosa e negli ultimi mesi ed anni in numerosi paesi dell’OSCE abbiamo assistito ad un numero crescente di simili espressioni di intolleranza. Anche in Italia abbiamo combattuto contro questi fenomeni, attraverso le forti critiche rivolte alla proposta politica di prendere le impronte digitali della comunità Rom. Quanto avvenuto in Bulgaria deve ricordare a noi tutti che bisogna fare di più per garantire il rispetto dei diritti delle minoranze.”
Gli Stati partecipanti dell’OSCE hanno adottato misure volte a sostenere norme e prassi per il miglioramento della situazione delle popolazioni Rom e Sinti. Gli ultimi episodi di violenza in Bulgaria risultano essere i peggiori degli ultimi 14 anni nel paese.

venerdì 27 agosto 2010

LA SITUAZIONE DEI ROM IN SERBIA E CROAZIA

di Marina Szikora (*)

Il polverone sulla questione del destino dei Rom in Francia, come notizia, e’ seguito anche nei paesi balcanici, ma al momento non diventa tema di approfondimento nella regione che affronta altrettanto il problema dell’inserimento sociale della popolazione rom nella vita quotidiana.

Attualmente le autorita’ in Serbia affermano che i rom vivono meglio che negli anni precedenti, ma tutti i rappresentanti di questa minoranza non condividono tali valutazioni. E’ vero che alcuni di loro, grazie all’educazione, riescono ad uscire dal ‘circolo magico della poverta’’, ma gli altri restano alle margini senza alcuna sicurezza finanziaria o sanitaria, informa la Radio Europa libera trattando questo tema. Ultimamente si e’ potuto leggere nei media serbi che i rappresentanti governativi serbi usano termini del tutto inaspettati e affermano che “i rom vivono una specie di rinascimento”. Cosi’ il ministro per i diritti umani e di minoranze serbo, Svetozar Ciplic ha detto che lo Stato si comporta verso i rom meglio che negli anni precedenti e che la Serbia sta facendo molto di piu’ sul piano della loro integrazione risptto agli anni precedenti. “La posizione dei Rom non puo’ essere cambiata e non puo’ progredire in tempo breve e tutti quelli che lo dicono non sanno qual’e’ la vera situazione e non sono persone serie. La comunita’ rom e’ cambiata, ha avuto la sua evoluzione, ha avuto progresso e ha raggiunto una certa maturita’ al suo interno. Cosi’ dopo cinque anni del decennio dei rom, la Serbia offre assistenza in questo decennio e i rom migliorano la loro posizione” ha detto il ministro Ciplic.

Ci sono anche rappresentanti rom che concordano con queste affermazioni ma si tratta comunque di piccoli passi in avanti rispetto a quello che necessariamente dovrebbe essere fatto affinche’ l’integrazione dei rom possa essere compiuta definitivamente. C’e’ da dire che in Serbia solo il 9 percento della popolazione rom ha un lavoro fisso, che solo il 30 percento ha terminato la scuola elementare, circa 9 percento frequenta le medie mentre il solo 0,01 percento ha una educazione universitaria. In una intervista alla Radio Free Europe, Dragoljub Ackovic, vicepresidente del Parlamento mondiale dei Rom ha detto che i problemi che questa popolazione affronta in Serbia sono simili o quasi identici come in altre parti del mondo e che il problema principale, in effetti, e’ l’educazione. Un esempio di come l’educazione puo’ garantire una vita decente e’ quello di Dejan Marinkovic, ingegnere di trasporto di Valjevo. Grazie all’educazione, afferma questo rappresentante rom, con la sua famiglia vive molto decentemente e proprio grazie all’educazione e’ riuscito a far fine con la poverta’. Dall’altra parte, i dati dimostrano che la gran maggioranza dei bambini rom sono fuori dal sistema scolastico, i genitori disoccupati, vivono in pessime condizioni igieniche nelle periferie delle citta’ e dei villaggi affrontando ovunque poverta’, violenze e discriminazione raziale.

Secondo le valutazioni, sul territorio della Serbia esistono oltre 100 villaggi rom in pessime condizioni igieniche. Secondo il censimento del 2002, in Serbia ci sono circa 110.000 rom, ma secondo le valutazioni degli esperti ce ne sono tra 400.000 e 700.000. Ad esempio, ci sono molti rom in Kursumija che e’ una delle citta’ piu’ povere della Serbia. Questi rom dichiarano di avere una vita molto difficile, non hanno ne’ soldi ne’ cibo, sono senza lavoro e non possono educare i figli. Uno di questi, padre di una famiglia di nove bambini racconta di ricevere un minimo di aiuto dallo Stato ed e’ costretto a chiedere l’elemosina per poter comprare il pane. Questo e’ il destino del maggior numero dei rom in Kursumija. Come segno di sostegno, in occasione della Giornata dei Rom, il Ministero per i diritti umani e di minoranze ha dirstribuito 40 computer portatili ai migliori allievi di nazionalita’ rom. Milan Rakic, 18 anni, di Krusevac ha dichiarato a tal proposito che questo gli significa molto “poiche’ dimostra che valgo qualcosa, mi fa crescere la fede in me stesso e mi fa credere in un futuro migliore”. In Serbia, nel 2002 ai rom e’ stato riconosciuto lo status di minoranza nazionale il che ha contribuito a migliorare la loro situazione istituzionale. In realta’ pero’ a causa di distanza etnica e un’aiuto insufficiente dello Stato, lo status dei rom non e’ migliorato notevolmente. Da ricordare anche che cinque anni fa e’ stata stabilito il cosidetto “Primo decennio” dei Rom (2005-2015) promosso da 8 paesi dell’Europa sudorientale. Questo decennio dovrebbe rappresentare un obbligo politico dei paesi firmatari di effettuare, a livello nazionale, i programmi e le riforme con l’obbiettivo di migliorare la posizione dei rom. Come settori prioritari questi paesi si sono posti l’educazione, sanita’, occupazione e abitazione. Serbia e Croazia fanno parte di questa iniziativa.

Negli ultimi anni e’ stato fatto molto per il miglioramento delle condizioni di vita dei rom in Croazia, ha detto la premier croata Jadranka Kosor, in occasione della Giornata mondiale dei Rom. E’ stata anche un’occasione questa per ricevere i membri della Commissione per seguire l’attuazione del Programma nazionale per i rom. Kosor ha sottolineato che la Croazia ha notevolmente aumentato i fondi per il miglioremanto delle condizioni di vita di questa minoranza. Nel 2005 a tal proposito il Governo croato ha stanziato soltanto 2,7 milioni di kune, mentre l’anno scorso perfino 38 milioni di kune. In effetti, il Governo croato nel periodo stabilito come Decennio dei rom, dal 2005 al 2015, in quanto parte del Programma nazionale per i rom sta’ effettuando il piano di azione per l’inserimento dei rom nella vita sociale. La premier croata ha rilevato che l’educazione dei bambini rom e’ una delle condizioni del miglioramento della vita della comunita’ rom in Croazia e ha constatato che e’ stato aumentato notevolmente il numero degli stipendi per l’educazione nelle scuole medie dei bambini rom. Anche il presidente croato Ivo Josipovic ricevendo nel suo Ufficio i membri delle associazioni rom ha espresso speranza che la Croazia ogni anno avra’ sempre migliori rapporti relativi alla situazione dei rom.

Il numero di rom che oggi vivono in Croazia si puo’ solo suporre. Secondo il censimento del 2001, sono stati registrati soltanto 9.463 rom, ma il loro numero reale e’ molto maggiore. L’Ufficio del governo per le minoranze nazionali valuta che in Croazia vivono tra 30.000 e 40.000 rom. C’e’ da sottolineare che in Croazia la comunita’ rom ha il suo rappresentante in Parlamento. Secondo le valutazioni del parlamentare Nazif Memedi in Croazia ci sono oltre 40.000 rom. Molti di loro si dichiarano come macedoni o albanesi, dipendentemente dal paese dal quale si sono trasferiti. In Croazia il maggior numero vive nella contea di Medjimurje. Nuovi e recenti sondaggi sullo status dei rom in Croazia, sulla percentualita’ dei bambini inclusi nell’educazione elementare obbligatoria, sulla percentuale di quelli che hanno un lavoro fisso nonche’ sul livello di tutela sanitaria e status sociale dei rom, non ci sono ancora. L’ultimo sondaggio di questo tipo e’ stato effettuato nel 2002 il quale ha mostrato uno status molto precario di occupazione sociale ed educativa dei rom e soprattutto una posizione molto difficile e senza diritti delle donne rom. Anche se proprio il Programma nazionale del governo per i rom prevede come una delle priorita’ l’inserimento dei bambini rom nelle scuole e la sopressione della loro segregazione, e’ proprio la segregazione dei rom nelle scuole elementari croate uno dei problemi maggiori. C’e’ da aggiungere che lo scorso marzo, la Corte europea per i diritti umani ha inflitto una sentenza contro la Croazia a causa della segregazione di 15 bambini rom in quattro scuole elementari a Medjimurje. La sentenza riguarda la situazione del 2000 quando nelle scuole di questa contea i bambini rom erano tenuti in classi separate perche’ non conoscevano sufficientemente la lingua croata.

L’avvocato Lovorka Kusan e il Centro europeo per i diritti di rom hanno fatto causa contro lo Stato croato perche’ con la segregazione dei bambini rom viola i loro diritti umani e di minoranze. Davanti alle corti croate, ivi compresa la Corte costituzionale avevano perso tutti i processi. Ma il diritto alla soddisfazione e’ arrivato quest’anno dalla Corte europea per i diritti umani. Secondo questa sentenza la Croazia deve pagare a questi bambini che oggi sono magiorenni una riparazione di 4.000 euro. La sentenza obbliga le autorita’ croate a intraprendere le misure che serviranno ad ostacolare queste e simili violazioni di diritti umani e di minoranze nel futuro. Anche se la sentenza e’ relativa alla situazione di dieci anni fa, l’avvocato Lovorka Kusan avverte che la situazione attuale, per quanto riguarda la segregazione dei bambini rom nelle scuole elementari, e’ ancora peggiore rispetto al 2000. Kusan afferma che dieci anni fa, in Croazia c’erano 28 classi separate per i bambini rom, mentre oggi ce ne sono addirittura 67. E’ vero che l’aumento del numero di classi separate e’ parzialmente conseguenza di una larga azione per il maggiore inserimento dei bambini rom nel sistema scolastico, ma lo Stato – afferma l’avvocato – deve impegnarsi di piu’ affinche’ i bambini rom possano imparare la lingua croata e seguire l’insegnamento con i bambini della popolazione maggioritaria.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in aonda mercoledì 25 agosto e dedicato alla condizione dei Rom nei Balcani
                

giovedì 26 agosto 2010

SHUTKA, LA CITTA' DEI ROM

Suto Orizari, che tutti abbreviano in Shutka, è un quartiere della periferia di Skopje, capitale della Macedonia. Qui esiste la prima e per ora unica municipalità rom ufficialmente riconosciuta del mondo. In seguito al terremoto che nel 1963 distrusse Skopje, i rom che da secoli vivevano nel quartiere di Topana furono trasferiti in questa zona lontano dal centro e qui rimasero. Nel 1996 il governo macedone riconobbe ufficialmente la municipalità rom che da allora ha accolto migliaia di persone. Oggi sono ottantamila.

Di Shutka e della sua realtà ha scritto Pietro Del Re su Repubblica del 21 agosto scorso.

"La terra promessa dei rom sorge tra un cimitero e una discarica, ha richiamato già ottantamila nomadi e perciò è entrata nella storia di quel popolo come il suo insediamento più affollato. Salvo poche baracche di lamiere, che servono agli ultimi arrivati, tutti possiedono case in muratura, con elettricità e acqua corrente. Degli ottantamila, la metà vive al di sotto della soglia della povertà, il 90 per cento è analfabeta e il 95 per cento disoccupato. Sono percentuali da quarto mondo: eppure in questo paesino percepisci ovunque l'orgoglio di chi intende dare finalmente una patria a una nazione da sempre sparpagliata. Così, quella che fino a pochi anni fa era la periferia più povera di Skopje, capitale della Macedonia, è diventato il primo comune rom della storia. Un ghetto? "Sì, ma un ghetto urbanizzato", ci dice Erduan Iseini, sindaco di Suto Orizari, che tutti abbreviano in Shutka. "Abbiamo infranto il luogo comune che ci vuole randagi, mendicanti e ladri. Soprattutto, abbiamo dimostrato che siamo capaci di vivere in una società moderna e democratica".

Inizia così il reportage di Del Re che poi spiega che a Shutka i rom usano il loro alfabeto e che il romanes, il loro antico idioma, è diventato lingua ufficiale. Ci sono due televisioni, un giornale e una stazione di polizia. Tra i rom di Shutka ci sono quelli fuggiti dalla Serbia, altri dal Kosovo, altri ancora dalla Bulgaria e quelli cacciati dai paesi dall'Europa ricca. "Se non fosse per la carnagione color tabacco dei suoi abitanti e per i cumuli d'immondizie che colonizzano le strade - scrive ancora Del Re - Shutka sembrerebbe una qualsiasi cittadina balcanica". Ci sono una pasticceria, un fornaio ed una macelleria che però non vende carne di maiale perché la maggior parte dei rom macedoni è musulmana. Naturalmente c'è anche un Internet caffè, mentre alle porte della cittadina un mercato espone merci di contrabbando per lo più fabbricate in Cina che consente ad ogni famiglia di sopravvivere con i suoi piccoli commerci.

"Hai l'impressione che gli abitanti di Shutka godano di ogni diritto", scrive Del Re che però scrive anche dei tanti problemi della comunità. Lo sviluppo è stato troppo rapido, Shutka "è diventata una piccola città troppo in fretta", dice il sindaco. La sovrappopolazione unita alla mancanza di lavoro "ha prodotto una povertà fisica e morale, mancano i soldi per garantire una casa a tutti, un liceo ai nostri figli, un letto d'ospedale ai nostri padri". Il budget cittadino non raggiunge i 40 mila euro, non c'è una biblioteca e solo una decina di rom frequenta l'università di Skopje, ma la delinquenza è più bassa che a Parigi o Londra e le moschee sono sempre piene, come spiega Nezdet Mustafa, laureato in filosofia e in scienze politiche, che dopo esser stato il primo sindaco di Shutka da anni è l'unico deputato rom al parlamento macedone e si dice convinto che prima o poi convincerà i suoi colleghi deputati a garantire la raccolta dei rifiuti e un'assistenza sanitaria adeguata ai bisogni della popolazione. Il problema è anche quello dell'istruzione: Klara Mischel Ilieva, responsabile della sede locale della Caritas tedesca, ritiene che tutto dipenda dall'educazione che riceveranno i loro bambini: "Bisogna puntare su di loro. Al momento, nelle scuole di Shutka ci sono cinquemila alunni, ma le antiche tradizioni spesso si scontrano con la modernità. Molte ragazzine, per esempio, vengono tolte dagli studi quando sono giovanissime, per essere date in sposa".

"Nei giorni in cui la Francia ha avviato un controverso programma di espulsione di rom - conclude Del Re - c'è da chiedersi se il modello Shutka sia esportabile altrove. Sì, dice Nezdet Mustafa, "a condizione che ci sia la volontà di integrare i rom e di liberarsi dei pregiudizi che li hanno sempre accompagnati". Più utopistica è la risposta dell'attuale sindaco: "Vorrei che i rom venissero tutti a Shutka, perché nel resto d'Europa sono considerati un popolo inferiore e pericoloso che genera soltanto criminali, prostitute e tossicodipendenti". Quanto meno, qui godrebbero del rispetto che si meritano".

                    

mercoledì 25 agosto 2010

PASSAGGIO SPECIALE

La condizione dei Rom nei Balcani

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale si occupa della situazione dei rom dei Balcani. Nei giorni in cui la Francia ha avviato il suo controverso piano di espulsione "volontaria" dei rom, e in cui il ministro degli Interni, Roberto Maroni, annuncia anche da noi un giro di vite repressivo, facciamo una sintetica panoramica sulle condizioni di vita dei Rom in Croazia, Serbia, Bosnia, Albania, Kosovo e Macedonia.

La registrazione dello Speciale è disponibile sul sito di Radio Radicale oppure direttamente qui




Shutka, Macedonia: prima municipalità rom riconosciuta

Il popolo Rom è uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanì, che si presume essere originaria dell'India del Nord. Come per la storia delle origini delle popolazioni di lingua romanì, anche l'origine del termine Rom è oggetto di discussione tra gli studiosi. I Rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuito in una galassia di minoranze presenti soprattutto nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale.
I Rom non sempre si definiscono così, perché si identificano con la patria d'immediata origine: è questo il caso soprattutto dei rom della Romania presenti e radicati nel paese da diversi secoli. In Italia si fa spesso confusione e i Rom vengono definiti "romeni" o "slavi". In realtà non c'è relazione tra il termine "Rom" e il nome dello stato della Romania, o con il popolo dei romeni o con la lingua rumena che è una lingua neo-latina. Gli slavi poi appartengono a differenti gruppi etnici e linguistici.

Secondo le stime nel mondo ci sono tra i 12 e i 15 milioni di Rom. Il numero ufficiale di rom in molti paesi è i certo anche perché molti di loro rifiutano di farsi registrare come di etnia rom per timore di subire discriminazioni. La discriminazione e la persecuzione è infatti un dato costante della storia dei Rom che nel corso dei secoli hanno subito la riduzione in schiavitù, la deportazione e lo sterminio.
La loro storia è strettamente legata alla diffidenza verso di loro comparsa fin dal loro primo apparire in Europa nel Medioevo. Gli “zingari” sono stati definiti “stranieri pericolosi”, sono stati accusati di spionaggio, di stregoneria, di rapimento di bambini, di rifiutare di lavorare per la loro “predisposizione al furto”. Le credenze popolari basate su pregiudizi e luoghi comuni, avallati dai mezzi di comunicazione di massa, sfruttati dai politici, hanno contribuito ad aggravare la discriminazione nei confronti dei rom. La storia dei Rom e dei Sinti è una storia di persecuzioni che va dalle discriminazioni quotidiane all'emarginazione razzista, dall'eliminazione fisica fino al genocidio sistematico, come quello messo in atto dal nazismo. La parola Porajmos o Porrajmos (che in lingua romaní significa «devastazione» o anche «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen (che significa «genocidio») indicano lo sterminio delle popolazioni rom.
Lo sterminio nazista distrusse la gran parte delle organizzazioni sociali preesistenti tra i gruppi Rom e Sinti dell'Europa centrale ed orientale ed i sopravvissuti, a causa del trauma subito, non riuscirono a ristabilire una nuova identità Rom. La politica di assimilazione forzata dei paesi ex socialisti contribuì a mettere fine al carattere nomadico delle popolazioni rom ed alla struttura sociale che ne conseguiva. La tradizionale struttura sociale dei Rom si è così preservata solo presso alcuni piccoli gruppi.

Anche dal punto di vista della religione i rom non hanno una propria religione ma adottano la religione delle popolazioni fra cui vivono, perché considerano la religione come un elemento culturale da acquisire per realizzare una buona integrazione sociale. E' interessante notare che nella tradizione Rom il rispetto tra le persone e i gruppi, compresi i gruppi religiosi, è più importante che l'ideologia religiosa stessa. Nei Balcani la maggioranza dei rom è cristiana-ortodossa, ma ci sono anche Rom musulmani come quelli del Kosovo e della Bosnia.

Per quanto riguarda l'attuale situazione dei Rom dei Balcani bisogna dire prima di tutto che allo scoppio delle guerre jugoslave, all'inizio degli anni '90, molti Rom si trovavano sul territorio di altri paesi europei. Altri invece sono emigrati successivamente per fuggire dalla guerra e alle persecuzioni etniche, venendosi così a trovare di fatto nella condizione di essere di fatto degli apolidi. In molti casi le autorità dei paesi ospitanti non hanno tutelato questa condizione così come stabilito dalla convenzione di Ginevra. In Italia, per esempio, molti sono stati obbligati a fornire un certificato anagrafica del proprio paese. Una richiesta impossibile da rispettare sia per la distruzione dei registri anagrafici di molte località colpite dalla guerra in Bosnia e in Kosovo, sia perché si trattava di rom nati nel nostro Paese.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est di Radio Radicale è realizzato con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

                                

giovedì 18 febbraio 2010

DISCRIMINATI E INQUINATI: LA CONDIZIONE DEI ROM DEL KOSOVO

Avvelenati dai residui industriali, nel mirino della polizia, discriminati, senza diritti: prima vittime del conflitto tra serbi e albanesi, poi dell'Europa che li scaccia e del governo di Pristina che se li deve riprendere. E' la situazione dei rom del Kosovo rifugiati a Mitrovica descritta da Alberto D'Argenio in un lungo articolo pubblicato dal Manifesto il 14 febbraio. D'Argenio ha intervistato anche Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, che senza mezzi termini descrive la situazione dei rom nei campi di Mitrovica "uno scandalo internazionale". Già un anno fa Hammarberg aveva compiuto una missione in Kosovo per valutare la situazione e aveva lanciato l'allarme. Ora, dopo un nuovo severo rapporto, lo ripete, ma l'Europa ha ben altro di cui occuparsi in questo momento.

Leggi l'articolo di Alberto D'Argenio sul Manifesto

Leggi l'intervista a Thomas Hammarberg