Visualizzazione post con etichetta criminalità organizzata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta criminalità organizzata. Mostra tutti i post

mercoledì 8 maggio 2013

IL SUD-EST EUROPA E LA GLOBALIZZAZIONE DEL CRIMINE ORGANIZZATO


Qui di seguito riporto il testo della mia intervista per Radio Radicale al dottor Paolo Sartori, direttore del coordinamento operativo per l'Europa orientale e sud orientale della Criminalpol, che gli amici di Osservatorio Balcani e Caucaso hanno avuto la gentilezza di trascrivere e pubblicare sul loro sito.


Qual è l'attività svolta dall'ufficio dove lavora?

La nostra è una struttura interforze che opera a livello internazionale ed è coordinata dalla direzione centrale della polizia criminale del ministero dell'Interno. Siamo dislocati in molti paesi del mondo e dai nostri uffici all'estero facciamo in modo che le attività investigative condotte dalle forze di polizia e dalla magistratura italiana possano ottenere quelle informazioni necessarie per poter procedere anche a livello transnazionale.
Collaboriamo quotidianamente con le forze di polizia e la magistratura dei paesi che ci ospitano e dai nostri avamposti cerchiamo di far sì che tutte le informazioni che riguardano fenomeni criminali che hanno pertinenza col territorio italiano possano essere monitorate e possano essere utilizzate dagli investigatori italiani.

Quali sono le organizzazioni criminali più pericolose che operano nell'Europa sud-orientale?

Le organizzazioni mafiose italiane sono tutte presenti, in particolar modo i clan della camorra e le organizzazioni criminali siciliane, Cosa nostra nello specifico. La 'ndrangheta è anche molto presente, soprattutto negli ultimi anni.
Per il resto vi sono organizzazioni criminali originarie del sud est Europa che ormai hanno esteso il loro raggio d'azione a livello internazionale e anche il territorio italiano non ne è esente.
Però vi è una grossa differenza tra organizzazioni criminali di stampo mafioso così come noi le intendiamo in Italia e quelle invece originarie dell'Europa del sud-est. Queste ultime sono più flessibili, più mobili sul territorio e non esercitano un controllo del territorio come lo intendiamo noi. Sono molto efficaci perché le loro strutture snelle consentono loro di muoversi a livello internazionale, di crearsi e ristrutturarsi in diversi territori in modo assolutamente efficace e difficile per noi da focalizzare e da contrastare.

Che caratteristiche hanno le alleanze strette tra le nostre organizzazioni criminali e quelle del sud-est Europa? Sono temporanee, legate a fatti contingenti o più strutturate?

La stessa natura delle mafie del sud-est Europa fa sì che questi accordi siano perlopiù strutturati nel breve e medio termine: finalizzati al profitto e al reciproco interesse. Abbiamo notato in varie attività investigative numerosi accordi di questo tipo e solitamente sono finalizzati a portare a termine determinate attività delinquenziali nel breve e medio termine.
Inoltre le organizzazioni criminali di questi paesi hanno una caratteristica che le rende particolari anche rispetto a fenomeni di tipo politico e culturale di quei paesi dove operano. Ad esempio non vengono riprodotti a livello criminale quei conflitti di carattere etnico e culturale che invece si sono visti negli ultimi due decenni nei paesi del sud est Europa.
Ad esempio vi sono organizzazioni criminali serbe che operano in modo molto efficace assieme a organizzazioni criminali kosovare.
Si tratta inoltre di organizzazioni flessibili e molto mobili sui vari territori. Pensiamo a quelle che si occupano del traffico di giovani donne verso i paesi occidentali e poi sfruttate nell'ambito della prostituzione: vanno dove hanno interesse ad agire e poi si ricollocano in altri territori. Così come le organizzazioni criminali che si occupano di reati informatici, un settore altamente specializzato dal punto di vista tecnologico: si collocano in un determinato paese per un determinato periodo e poi magari questi gruppi si sciolgono e i vari componenti vanno a creare altri gruppi altrove.

Si è verificato un passaggio diciamo di know how tra le organizzazioni criminali tradizionali e quelle che potremmo definire “più giovani” di questi paesi?

Sicuramente le collaborazioni hanno portato ad una conoscenza reciproca e anche ad un consolidamento di quelle che sono le attività che queste organizzazioni compiono a livello transnazionale. E vi è stato anche uno scambio di esperienze e un utilizzo reciproco di professionalità criminali che in precedenza le singole organizzazioni non avevano.

Quali sono i paesi in quest'area che attualmente sono più deboli ed esposti all'infiltrazione della criminalità organizzata?

I paesi che sono entrati a far parte dell'Unione europea negli ultimi anni hanno sicuramente assorbito una cultura giuridica e professionale che ne ha accresciuto l'efficienza nell'attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. Vi sono invece altri paesi dove le legislazioni non sono state ancora armonizzate con quelle più evolute e dove le forze di polizia sono meno preparate.
Detto questo c'è da sottolineare come ormai queste organizzazioni criminali non sono collocabili su un territorio specifico, delimitato da confini nazionali. Inoltre vi sono alcune organizzazioni più specializzate di altri in determinati settori. Ad esempio la criminalità organizzata romena è molto attiva nel settore dei reati informatici e finanziari; quella serba e albanese nel traffico internazionale di droga.
A questo proposito negli ultimi anni abbiamo rilevato un cambiamento delle rotte classiche del traffico ad esempio della cocaina. Una volta quest'ultima veniva trasportata direttamente nei paesi occidentali dall'America del sud mentre invece adesso le organizzazioni criminali sudamericane in contatto con quelle europee - e italiane in particolare - trasportano la cocaina nei paesi dell'est Europa via nave attraverso il Mar Nero e da qui poi arriva in Europa occidentale. Si allunga il percorso ma si trovano canali preferenziali, protezioni e connivenze.

Il traffico di droga è sempre quello più redditizio?

Sicuramente sì, assieme al traffico di esseri umani e al traffico internazionale di armi.

Di solito si ritiene che grazie al traffico di stupefacenti venga accumulata una grande capacità finanziaria che permette poi di investire in altri traffici illeciti o nell'economia legale. Questo è sempre vero?

Sicuramente la globalizzazione dei mercati ha favorito il riciclaggio di denari di provenienza illecita, soprattutto in alcuni paesi del sud est Europa dove le legislazioni a contrasto e prevenzione di questo tipo di fenomeni non sono state all'altezza.
L'impressione che il cittadino ha è che, nonostante il vostro quotidiano impegno e i vostri successi, le mafie continuino quasi imperturbate a condurre i loro traffici...
Sono valutazioni sicuramente corrette anche se dobbiamo dire che le attività delle forze di polizia e delle magistrature sia a livello nazionale che internazionale sono solo la punta dell'iceberg di quello che dovrebbe essere un sistema più complesso di attività di prevenzione e di repressione.
Certo da sole non bastano per far sì che questo fenomeno possa esser ridotto e controllato in tutte le sue componenti. Vi sono infatti componenti di carattere sociale e culturale e di altro genere che sono, diciamo così, avulse da quelle che sono le nostre attività.
E poi vi sono valutazioni di carattere politico che non sta a me fare, che sono molto complesse e che riguardano anche interessi diversi a livello globale.

Alcuni governi di paesi del sud America chiedono di rivedere alcune politiche alla base del contrasto al traffico di stupefacenti. Secondo lei c'è qualcosa da cambiare nel modo in cui viene condotta nel mondo la guerra alla droga?

Dal punto di vista della collaborazione tra le forze di polizia e le magistrature posso dire che negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati di altissimo livello e questa collaborazione si è sicuramente rafforzata. Poi per quanto riguarda gli aspetti più politici e culturali sicuramente vi sono molte cose da fare ma ribadisco che non sta a me dare una valutazione in questo senso.

Lei vive in Romania da circa 15 anni. Cosa è cambiato in questi paesi in questo lasso di tempo?

Negli ultimi 15 anni nei paesi del sud est Europa sono cambiate moltissime cose, da tutti i punti di vista. Per quanto riguarda il nostro lavoro le cose sono migliorate in maniera molto evidente, sia dal punto di vista dell'atteggiamento verso l'attività di collaborazione internazionale da parte delle autorità di questi paesi sia dal punto di vista della percezione sociale della pericolosità di questi fenomeni e quindi del coinvolgimento delle società di questi paesi nelle attività di prevenzione e anche nelle discussioni che ci sono a tutti i livelli. Ritengo inoltre che siano in atto ulteriori cambiamenti che non possono che fare bene e portare elementi positivi in questa lotta che quotidianamente portiamo avanti.

Immagino che in questo senso il processo di integrazione europea sia uno snodo fondamentale...

Indubbiamente il fatto di sentirsi parte integrante dell'Unione europea per i paesi che hanno fatto il loro ingresso recentemente e anche per altri che hanno aspettative concrete di entrare a farne parte ha senza dubbio giovato.

domenica 14 aprile 2013

LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA NELL'EUROPA SUD ORIENTALE

Il processo di globalizzazione ha favorito gli scambi e le relazioni politiche, economiche e culturali, ma l'apertura delle frontiere e l'abolizione dei vincoli doganali ha purtroppo anche favorito i traffici illeciti e l'internazionalizzazione delle organizzazioni criminali. Il dottor Paolo Sartori, direttore del coordinamento operativo per l'Europa orientale e sud orientale della Criminalpol, nell'intervista per Radio Radicale spiega le caratteristiche delle organizzazioni criminali che operano in questa parte del continente, quali traffici gestiscono, che rapporti hanno con le mafie italiane. I traffici di droga e di esseri umani continuano ad rappresentare voci fondamentali nei bilanci delle imprese criminali che realizzano anche profitti nell'ambito della prostituzione, del gioco d'azzardo e della criminalità informatica. Se i Paesi arrivati recentemente alla democrazia, per una serie di carenze legislative e operative, sono in molti casi ancora vulnerabili alla diffusione delle attività criminali, i tanti cambiamenti positivi registrati in questa parte dell'Europa nell'ultimo decennio hanno fatto crescere il coordinamento transnazionale dell'attività di contrasto grazie anche al processo di integrazione europea.



venerdì 22 marzo 2013

RACCONTA L'EUROPA ALL'EUROPA: CORRUZIONE E CRIMINALITA' ORGANIZZATA IN EX JUGOSLAVIA

Ottava puntata del ciclo di Speciali di Passaggio a Sud Est che fanno parte del progetto europeo promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso



L'ottavo Speciale prodotto nell'ambito del progetto europeo promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso è dedicato ad una questione cruciale per l'integrazione europea dei Balcani occidentali. Le guerre degli anni '90 sono state il terreno di coltura della criminalità organizzata e gli anni successivi ai conflitti hanno visto fiorire la corruzione come sistema di potere. Tuttavia, il processo di integrazione nell'Unione Europea, l'affermazione di politici non compromessi e il consolidarsi di una società civile e di una stampa indipendente stanno favorendo, pur con tutte le difficoltà del caso, contraddizioni e battute d'arresto, un'evoluzione positiva della situazione che lascia sperare per il futuro.

Partecipano alla trasmissione

Cecilia Ferrara, giornalista freelance dell'Investigative Reporting Project Italy
Matteo Tacconi, giornalista e autore del blog  Radio Europa Unita
Andrea Lorenzo Capussela, ex direttore economico dell'International Civilian Office in Kosovo

Conclusioni di Luka Zanoni, direttore del portale web di Osservatorio Balcani e Caucaso

Ascolta qui lo Speciale





giovedì 20 dicembre 2012

SERBIA: IL GOVERNO PROMETTE LOTTA ALLA CORRUZIONE SENZA RIGUARDI PER GLI INTOCCABILI

Il vicepremier serbo Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora [*]
Il vicepremier serbo, Aleksandar Vučić, ha annunciato che nelle prossime settimane si vedra' e si capira' meglio che il Partito Democratico, l'ex partito di governo, "ha saccheggiato ed impoverito" la Serbia. Non esistono persone intoccabili e piu' forti della legge, ha rilevato Vučić in una intervista per l'emittente B92 aggiungendo di aver messo davanti al giudizio pubblico la sua intera carriera. Al centro delle indagini, ha annunciato il primo vicepremier serbo, si troveranno tra gli altri anche le persone che hanno decine e centinaia di milioni di euro. Per tale motivo questi si aspettano di rispondere all'attacco con "diverse campagne" ha detto Vučić spiegando che questa gente ha molti soldi e molti amici e per questo gli attacchi saranno sempre piu' forti e arriveranno da tutte le parti. Ma la lotta alla corruzione continuera' e questo sara' uno dei lavori piu' difficili in Serbia, collegato con molti rischi ma anche con la sfiducia dei cittadini viste le loro aspettative tradite nel passato, ha rilevato Vučić, presidente del Partito Serbo del Progresso. Si e' vantato del fatto che lui non e' comprabile da nessun politico o oligarca e non rinuncera' a perseguire i responsabili della corruzione.

Va detto che in questi giorni il Tribunale speciale serbo per la criminalita' organizzata ha deciso l'arresto e 30 giorni di stato di fermo per indagini al proprietario della Delta holding e uno dei serbi piu' ricchi e piu' potenti, Miroslav Mišković. Stesso destino per suo figlio Marko e altre cinque persone arrestate a causa di abusi e malversazioni nella privatizzazione delle ditte di trasporto e per appropriamento illegale di circa 30 milioni di euro. Il vicepremier serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che Mišković pagava certi politici mensilmente perfino di somme tra 30 e 50.000 euro ma non ha menzionato nessun nome. Ad una conferenza stampa, Vučić ha sottolineato che ci sono stati molti politici che senza dubbio e senza nasconderlo erano accanto a Mišković e non dalla parte dello stato e su queste basi attualmente sono in corso le indagini. Mišković accumulava il suo impero d'affari e la sua immensa ricchezza utilizzando la sua posizione privilegiata di cui godeva grazie ai suoi contatti con il regime di Slobodan Milošević, scrive il quotidiano serbo 'Blic'. 

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.

 

martedì 18 ottobre 2011

MAFIA, POLITICA E FINANZA NEI BALCANI

Alta finanza, mafie e politica sullo sfondo dell'area balcanica ed ex jugoslava. E' lo scenario nel quale si intreccia una trama che lega banche, criminalità organizzata e politici corrotti, che affonda le sue radici nei conflitti degli anni '90 e attraversa la vecchia e la nuova Europa, ruotando in particolare attorno alla Croazia e a parte della sua classe politica, coinvolgendo la Carinzia di Jorg Haider e l'uomo forte della Baviera, il democristiano Edmund Stoiber. E' una realtà complessa e intricata, che diversi giornalisti, in particolare Demagoj Margertic, sfidando censure, minacce e in alcuni casi pagando con la vita (come nel caso di Ivo Pukanic e Niko Franjic) hanno cercato di mettere insieme, rivelando intrecci e coperture. In Italia questa storia fatta di cento storie legate tra loro, è stata raccontata in un'inchiesta pubblicata su Narcomafie e che ho segnalato in un post precedente.
Gli autori sono Gaetano Veninata e Matteo Zola, giornalisti e blogger, che ho intervistato per Radio Radicale.

L'intervista la potete ascoltare direttamente qui



Gaetano Veninata e Matteo Zola curano, con altri, il blog Eastjournal.net

venerdì 14 ottobre 2011

CROAZIA: L'EX PREMIER SANADER A PROCESSO

L'ex premier croato Ivo Sanader
Il prossimo 28 ottobre si aprirà a Zagabria il processo per corruzione contro l'ex premier croato Ivo Sanader, accusato di aver accettato fondi neri da una banca austriaca durante la guerra della prima metà degli anni Novanta. Sanader era stato incriminato ad agosto con l'accusa di aver intascato all'inizio degli anni Novanta, quando era viceministro degli Esteri, una tangente di 480 mila euro per aver negoziato un prestito della banca austriaca Hypo Alpe Adria al governo croato, mentre il Paese era impegnato nel conflitto contro la Serbia. L'ex premier è sotto accusa anche per una vicenda che riguarda la compagnia petrolifera ungherese MOL e quella nazionale croata INA e il suo nome compare, inoltre, in varie inchieste per corruzione.

Sanader, che oggi ha 58 anni, è stato premier dal 2003 al 2009, quando improvvisamente diede le dimissioni e si ritirò dalla vita politica senza spiegarne chiaramente il motivo: di ragioni ce ne potevano però essere molte, tra cui alcuni affari poco chiari in cui Sanader sembrava coinvolto. Arrestato a inizio dicembre 2010 in Austria, sulla base di una mandato spiccato nel suo paese, estradato lo scorso luglio, oggi ha ribadito la sua innocenza davanti al giudice del tribunale regionale di Zagabria, Ivan Turudic, che ha istruito il procedimento, respingendo ogni addebito. Il processo all'ex premier sarà il primo sulle ricchezze accumulate illegalmente nel corso della guerra.

Intanto la Croazia si prepara alle elezioni legislative che si terranno il prossimo 4 dicembre: una tornata elettorale che si preannuncia in salita per l'Unione democratica croata (HDZ), l'ex partito di Sanader oggi guidato dall'attuale premier Jadranka Kosor, mentre l'opposizione di centrosinistra è data in vantaggio nei sondaggi. La lotta alla corruzione è stata proprio una delle condizioni su cui più ha insistito l'Ue prima chiudere positivamente i negoziati che porteranno la Croazia a diventare il 28° membro dell'Unione presumibilmente a metà del 2013.

Sulla vicenda Hypo Alpe Adria, e più in generale la questione della collusione tra politica e criminalità organizzata nell'Europa sud orientale, che toccano anche l'ex premier croato Sanader, vi ricordo l'inchiesta di Gaetano Veninata e Matteo Zola per Narcomafie di cui ho già parlato in un post precedente.

sabato 24 settembre 2011

FINANCIAL MAFIJA

Alta finanza, mafie balcaniche e politici corrotti con lo sfondo delle guerre che insanguinarono la Jugoslavia negli anni Novanta. Come potrebbe dire Lucarelli, sembra un film, la trama di una spy story, invece è una storia vera, una storia intricata, di cui anche il più abile degli 007 farebbe fatica a tirare le fila.
Gaetano Veninata e Matteo Zola ci hanno provato e ne è venuta fuori un'inchiesta pubblicata sul numero di settembre di Narcomafie, il mensile del Gruppo Abele realizzato in collaborazione con l’associazione Libera, che racconta gli intrecci di politica, mafia e finanza attraverso l'Europa vecchia e nuova.

La storie che Veninata e Zola raccontano hanno come location i Balcani, terra dove tutto si fa intricato e ambiguo, e come protagonisti alcuni tra i personaggi di primo piano della politica europea degli ultimi vent'anni. C'è il padre-padrone dell'indipendenza croata Franjo Tudjman ed uno dei suoi successori, Ivo Sanader, ex-premier attualmente in carcere il cui nome rimanda allo scandalo del Gruppo Hypo il quale, a sua volta, e con le debite proporzioni, ricorda il cosiddetto “Russiagate” che tra il 1998 e il 1999 sconvolse la Russia di Eltsin facendo tremare le banche di mezzo mondo. Ci sono il defunto leader populista e xenofobo austriaco Jorg Haider e l'ex premier montenegrino Milo Djukanovic (attualmente presidente del partito di governo), sospettato di essere coinvolto in traffici illeciti e il cui fratello Aco è l'azionista di maggioranza della “Prva banka” la cui ricapitalizzazione è durata insolitamente tanto (circa un anno).Ci sono l'ex-presidente croato Stipe Mesic e l'ex-ministro degli Interni Tomislav Karamarko. E il potente uomo politico bavarese, Edmund Stoiber. E c'è anche Ramush Haradinaj, sotto processo all'Aja per crimini di guerra, un eroe per i kosovari albanesi, un criminale per i serbi, un avversario per l'attuale premier Thaci. E ci sono, naturalmente, i clan malavitosi: da quello degli Osmani, a quello del boss Darko Saric, a quello di Zemun. E i giornalisti che con coraggio cercano di dipanare e svelare tutti i nodi della matassa, come Demagoj Margetic, o quelli assassinati perché troppo curiosi come il direttore di "Nacional", Ivo Pukanic, il suo principale collaboratore Niko Franjic.
Riciclaggio, fondi neri, bilanci truccati, favori, complicità e collusioni, un intrico di affari e politica, sullo sfondo della crisi economica e della nazionalizzazione degli istituti di credito tramite fiumi di denaro pubblico. Vicende che legano la vecchia e le nuova Europa, dalla Mitteleuropa ai Balcani alla Russia, nate all'epoca delle guerre jugoslave e sviluppatesi oggi attraverso il tentativo di costruire una "seconda repubblica delle mafie".
Vicende che Veninata e Zola raccontano nel dossier di Narcomafie che vi consiglio caldamente di leggere (cercando la rivista in edicola, in libreria o scaricandola da Internet) con attenzione. E' una lettura agghiacciante e sconsolante, ma anche molto istruttiva e assolutamente necessaria a chi si occupa di queste aree del nostro vecchio e malandato continente.

Errata corrige
Tomislav Karamarko è tutt'ora il ministro degli Interni croato. Pochi giorni fa ha anche rinnovato la tessera di iscrizione all'Hdz e, secondo alcuni commentatori, potrebbe prenderne la leadership se l'attuale premier Jadranka Kosor dovesse uscire sconfitta dalle prossime elezioni, cosa vista come probabile da diversi analisti. Mi scuso per l'errore e ringrazio per la segnalazione Marina Szikora (che ha per altro collaborato all'inchiesta di Veninata e Zola).

Il sito di Narcomafie

Gaetano Veninata e Matteo Zola li trovate anche su
EaST JOURNAL

giovedì 4 agosto 2011

LA CORRUZIONE FIORISCE NEI REGIMI ANTIDEMOCRATICI

Intervista del mensile serbo Ekonom East Magazine a Matteo Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, diritti umani e problemi umanitari dell'OSCE, su Balcani e diritti umani

Là dove vi sono regimi autoritari o dove il regime ha tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore, ma la repressione non è l’antidoto giusto. Paradossalmente, le tensioni che hanno animato i Balcani e che adesso sono sotto controllo sono riapparse in forme diverse ma altrettanto allarmanti nella Unione Europea. Esiste un largo consenso perché si conduca l’inchiesta sul commercio illegale degli organi nel Kosovo, però tale inchiesta deve essere legale, tutelando i diritti umani.

E’ interessante che nel momento in cui le tensioni che hanno animato i Balcani sono diminuite, nello stesso tempo abbiamo nuove tensioni nell’Europa Occidentale, all’interno della Unione Europea. L’Unione Europea insiste nel rispetto dei diritti umani e nei rapporti di buon vicinato nei Balcani, e nella stessa UE vi sono casi che mettono a rischio il rispetto dei diritti umani o la chiusura dell’area Schengen, ci dice nell’intervista ad Ekonom:east Matteo Mecacci, Presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e i problemi umanitari dell’OSCE. Mecacci aggiunge che la situazione nei Balcani sta migliorando, soprattutto nei rapporti tra le nazioni, ma vi è bisogno ancora di molto lavoro. «Abbiamo ancora problemi importanti in Kosovo, Bosnia e Macedonia, però le relazioni tra gli stati sono migliorate. I Balcani sono stati una grande sfida per la UE, che non è riuscita a gestire la possibilità che il metodo democratico fosse subito accettato. Questo ritardo ha avuto conseguenze drammatiche durante gli anni novanta, e dopo le guerre è stato difficile riallacciare le relazioni tra gli stati».

Una delle conseguenze di cui Lei parla è il commercio di organi in Kosovo Lei ritiene che le indagini saranno fatte in maniera accurata o ha l’impressione che da alcuni fattori internazionali arrivino segnali di relativizzazione del caso?
Esiste un consenso generale perché venga condotta una indagine seria ed accurata su questi casi. Le accuse che qui vengono formulate sono molto gravi. Dobbiamo far sì che si arrivi alla verità, rispettando il diritto e la legge. Non possiamo parlare di cose che sono ancora agli inizi. Non ho l’impressione che vi sia relativizzazione del problema, vi e solo l’esigenza che le indagini vengano svolte in maniera legale.

Quali sono le maggiori sfide sulla sicurezza su cui oggi si confronta l’Europa?
Per i Paesi Osce, il tema della sicurezza è centrale. In questo momento i maggiori problemi provengono dalle frontiere Osce. Quello che sta avvenendo nel Nord dell’Africa è una delle maggiori sfide per l’Osce. Ma non dimentichiamo la Georgia ed il Kirghizistan. Si tratta di problemi congelati ma ancora attuali.

Come rientra qui il crimine internazionale? Si ha l’impressione che il crimine non conosca le frontiere. Quali sono le forme di lotta alla criminalità organizzata?
Nella lotta alla criminalità organizzata deve esserci collaborazione tra gli stati al più alto livello oltre alla collaborazione tra le polizie. La maniera più efficace rimane però la democratizzazione dei paesi e lo sviluppo economico. Durante la Guerra nei Balcani si sono sviluppate alleanze tra i criminali dei vari stati in lotta che si sono collegati con organizzazioni criminali in tutto il mondo. Le frontiere per il crimine organizzato non esistono. L’integrazione dei Balcani in UE, la collaborazione transnazionale tra le polizie e la cooperazione economica sono tra le misure che aiutano a combattere il crimine organizzato internazionale.

Ciò vale anche per la lotta al terrorismo?
Si. Il terrorismo è un pericolo costante con cui si confronta l’Osce, e soprattutto, il terrorismo come opzione di lotta politica. E ciò è direttamente collegato con i processi democratici. Il terrorismo come opzione politica perde attrattiva quando i processi democratici istituzionali funzionano come devono. La lotta al terrorismo si fa con la cooperazione internazionale tra le polizie ed i servizi di intelligence, ma la democrazia e le istituzioni democratiche sono l’arma migliore per la lotta al terrorismo.

La Serbia ha gravi problemi con la corruzione. Quali sono le raccomandazioni per l’eliminazione di tale problema?
L’anno scorso ho predisposto un rapporto per l’Osce in cui è stata fatta una comparazione tra il livello di democratizzazione dei Paesi ed il livello di corruzione. Lì dove c’è più democrazia e stato di diritto, c’è meno corruzione. Vale naturalmente anche il contrario. Là dove vi sono regimi autoritari o con tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore. Le misure repressive non sono quelle che possono risolvere la corruzione. La prevenzione e la trasparenza sono i migliori farmaci contro la corruzione, ciò vuoi dire informazione sulla spesa pubblica e sui funzionari pubblici. L’Osce considera che la lotta alla corruzione è soprattutto preventiva. E’ molto importante il rispetto delle leggi e dello stato di diritto. Spesso si è visto che le leggi esistono ma non vengono applicate.

Come vede i rapporti tra l’Italia ed i Balcani, Lei pensa che l’Italia presti abbastanza attenzione alla Regione, che per logica delle cose dovrebbe essere partner strategico?
Mi sembra che l’Italia sia molto poco attenta sulle questioni mediterranee e nei Balcani. Per l’Italia la Regione dovrebbe essere assolutamente strategica dal punto di vista economico e politico. Il processo di integrazione di tutti i Balcani nella UE dovrebbe essere una priorità costante dell’Italia, assieme alla democratizzazione dell’Africa del Nord. Nel Parlamento italiano sono stato autore di una tra le più importanti opposizioni parlamentari relativa ai contratti di amicizia tra l’Italia e la Libia. La mia posizione così come quella del mio gruppo è che gli affari non possono essere buoni se da una parte c’è un dittatore o una dittatura. E’ importante che Berlusconi venga in Serbia, proprio nel momento in cui la Serbia è sulla strada per entrare nella UE, aldilà dei problemi che Berlusconi in questo momento ha in Italia (La visita di Berlusconi è stata poi annullata nda)

Dove vede Lei la possibilità di allargamento delle relazioni tra l’Italia e la Serbia?
La Serbia è una grande opportunità per le imprese italiane e l’Italia deve capire l’enorme potenziale della Serbia, non solo per la produzione, ma anche per la possibilità di esportazioni verso paesi terzi con cui la Serbia ha accordi favorevoli, in primo luogo si pensi alla Russia e alla Turchia. È molto meglio investire in paesi democratici e in paesi che sono in via di democratizzazione che nei paesi con gli oligarchi al potere, che a prima vista sembrano luoghi in cui il capitale è sicuro, e invece si scopre che è la più insicura destinazione dei capitali e degli investimenti.

La traduzione dell'intervista è tratta dal sito di Radio Radicale

mercoledì 18 maggio 2011

CITTADINI CONTRO LE MAFIE TRANSNAZIONALI

Voglio segnalare questo sito che si presenta come un "nuovo canale di comunicazione tra europa occidentale e orientale" e "un ponte tra realtà associative" e che intende "accendere, grazie ai cittadini, i riflettori dei media sulla criminalità organizzata transnazionale" a partire da due realtà europee molto diverse fra loro: l’Italia e la Romania" (passando da Bruxelles). Due realtà viste come "due angoli d’Europa allo specchio che relativamente alle problematiche sollevate interpellano direttamente le istituzioni europee": due paesi che da una parte sono legati da forti interessi economici e commerciali, ma che allo tempo stesso si conoscono poco.

Le principali aree tematiche in cui il progetto intende indagare e analizzare l’influenza della criminalità in Europa sono tre: l’immigrazione, gli investimenti in ambito energetico e quelli in ambito immobiliare. I promotori del progetto, che è stato promosso dall’Associazione Ilaria Alpi e da FLARE Network in collaborazione con Crji (romanian centre for investigative journalism) ed è sostenuto da "Europe for citizens" e dall'Unione Europea, ritengono impellente l’esigenza di informare i cittadini riguardo l’espansione e la presenza della criminalità organizzata ed il loro coinvolgimento nella creazione di flussi informativi in materia.

Il progetto Est al momento ha prodotto 9 brevi inchieste giornalistiche trasmesse da Rai News 24, che trovate sul sito, ed un workshop che si terrà a giugno 2011 sulla criminalità organizzata transnazionale nel contesto europeo.

Trovate tutto questo su www.estproject.eu