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venerdì 23 novembre 2012

SIRIA, MECACCI: SUPERARE I VETI DI CINA E RUSSIA ALL'ONU

Per sostenere i profughi siriani la Turchia compie un grande sforzo con pochissimi aiuti internazionali

Bambini siriani rifugiati in Turchia (Mustafa Ozer/Afp)
“La Turchia sta compiendo un grande sforzo, con pochissimi aiuti internazionali, per sostenere i profughi della guerra siriana, ma questo purtroppo non basta per superare lo sconforto di chi è esule dal proprio Paese ed è costretto a vivere da mesi in una tenda. Ritengo positivo che il nostro Governo abbia dato un segno tangibile di solidarietà ai rifugiati siriani stanziando 20 milioni di euro".
E' l'opinione di Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, presidente del Comitato democrazia e diritti umani dell'Osce, che in questi giorni è stato in Turchia con una missione assieme Riccardo Migliori, presidente dell’Assemblea parlamentare dell'Organizzazione. Mecacci ha incontrato lunedì scorso ad Ankara il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, e si è poi recato nella zona di confine tra Siria e Turchia dove ha visitato il campo di Akcakale che ospita i rifugiati siriani.
“La nostra presenza come Osce vuole sottolineare una solidarietà politica che non può non estendersi a paesi come la Giordania e il Libano, che stanno fronteggiando anch’essi questa crisi umanitaria”, ha detto Mecacci, secondo il quale sul conflitto siriano “è ormai chiaro che il veto che Cina e Russia pongono alle risoluzioni ONU, che mirano a proteggere concretamente i civili siriani, va denunciato da tutti i Paesi democratici, per essere superato, con la massima forza politica”. Non farlo, secondo Mecacci, “significherebbe essere corresponsabili di un conflitto che miete migliaia di vittime da oltre un anno, e che continuerà a farlo”.

Intervista di Ada Pagliarulo a Matteo Mecacci per Radio Radicale sulla missione Osce in Turchia e l'incontro con il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu



lunedì 21 maggio 2012

SERBIA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 20 MAGGIO E LA MISSIONE OSCE

Intervista a Matteo Mecacci

Il deputato radicale italiano Matteo Mecacci ha coordinato la missione di breve periodo dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che ha monitorato le elezioni serbe del 6 e del 20 maggio 2012. L'importante tornata elettorale che ha coinvolto la Serbia (con il rinnovo del Parlamento, delle amministrazioni locali e l'elezione del presidente della repubblica) è stata promossa dall'Osce, che ha anche gestito direttamente le operazioni di voto in Kosovo per i cittadini con doppia cittadinanza.
"La giornata delle elezioni si è svolta correttamente sotto tutti i punti di vista: dalle operazioni di voto, a quelle di conteggio", ha detto Mecacci nella conferenza stampa tenutasi al Media Centar di Belgrado lunedì 21 maggio. La campagna elettorale "si è svolta in un contesto regolare e fortemente competitivo", si legge nello statement dell'Osce in cui si sottolinea come i due candidati alla presidenza serba "hanno avuto pari opportunità di condurre una campagna elettorale, durante la quale è stata offerta agli elettori la scelta tra due diverse opzioni politiche".
Anche per il ballottaggio presidenziale una criticità viene però individuata, come era già accaduto il 6 maggio, nel sistema dei media, i quali, si legge ancora nello statement dell'Osce, "hanno garantito la copertura di dichiarazioni e opinioni, ma senza fornire una lettura critica ed un punto di vista sufficientemente analitico".

Qui di seguito l'intervista a Matteo Mecacci che ho realizzato lunedì 21 maggio a Belgrado per Radio Radicale subito dopo la conferenza stampa tenutasi al Medija Centar in cui è stato presentato il rapporto dell'Osce. La sintesi delle conclusioni dell'Osce e un commento sull'esito del ballottaggio per le presidenziali che ha visto la vittoria del leader conservatore Tomislav Nikolic.



OSCE: Serbian presidential election open and highly competitive, institutions need to be more responsive

OSCE: Statement of Preliminary Findings and Conclusions

OSCE welcomes peaceful voting in Kosovo for Serbian election


domenica 20 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: CHIUSE LE URNE. TADIC O NIKOLIC?

20 maggio 2012: un seggio di Belgrado
(Foto R.Spagnoli)
Si sono da poco chiuse le operazioni di voto per il ballottaggio delle presidenziali in Serbia.
Tra poco sapremo se il responso delle urne confermerà le previsioni della vigilia e darà al presidente uscente Boris Tadic, leader del Partito democratico, il terzo mandato oppure se avrà vinto il conservatore Tomislav Nikolic, leader del Partito serbo del progresso che per la quarta volta corre per la presidenza della repubblica (la terza contro Tadic).
In attesa del risultato, si può però già dare un giudizio positivo sullo svolgimento di questo turno elettorale che, come già quello del 6 maggio, si è tenuto in un clima tranquillo e senza irregolarità degne di nota, anche nei comuni a maggioranza serba del Kosovo.

Il deputato radicale Matteo Mecacci, coordinatore della missione di osservazione di breve termine dell'Osce, traccia un primo bilancio delle operazioni di voto ai microfoni di Radio Radicale.

martedì 8 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: LA MISSIONE DI OSSERVAZIONE DELL'OSCE

Matteo Mecacci, deputato Radicale eletto nel Pd, presidente del Comitato Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie dell'Assemblea parlamentare dell'Osce, che ha coordinato la missione di osservazione internazionale dell'organizzazione, in un collegamento nel notiziario del mattino di Radio Radicale, traccia un primo bilancio della giornata elettorale del 6 maggio in Serbia, nella quale si è votato per il rinnovo del parlamento e delle amministrazioni locali e per il primo turno delle elezioni presidenziali.



Lo statement dell'Osce sulle elezioni del 6 maggio in Serbia

sabato 5 maggio 2012

SERBIA: DIECI ANNI DI PROGRESSI DEMOCRATICI

Qui di seguito l'articolo di Matteo Mecacci uscito ieri a pagina 4 del quotidiano serbo Blic nella versione inglese. Oggi viene pubblicato in italiano su "Libero".
Matte Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, è il presidente del Comitato Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie dell'Assemblea parlamentare dell'Osce ed è il coordinatore della missione di osservazione dell'Osce in Serbia per le elezioni del 6 maggio.




A Decade of Democratic Progress
By Matteo Mecacci

Where was Serbia just a decade ago?
As a young man growing up on the other side of the Adriatic, I remember those vivid images of war in Croatia and Bosnia and Herzegovina. I recall refugees fleeing Kosovo and buildings destroyed in the center of Belgrade.
The scars of war are still very much present in today’s Belgrade. But Serbia has profoundly changed.
In 2000, the revolution which toppled Slobodan Milošević fueled the hope that – much like the uprising that tore down the Iron Curtain in 1989 and before the Color Revolutions in the former Soviet Union – Serbia was fully embracing its democratic aspirations.
Yet, general distrust in politics led to the annulment of three consecutive presidential elections, and in 2003, organized crime threatened the rule of law as assassins took the life of Prime Minister Zoran Ðinđic.
On 6 May, Serbians will be able to choose among twelve presidential candidates and eighteen parliamentary lists. The campaign’s wide political offer has driven the people’s interest. A recent report shows that more than two million citizens – almost 30 per cent of the population – are now members of a political party.
This goes to show that Serbians have regained trust in theirinstitutions and are taking new ownership of their democratic process. They know that political activism is an agent of change. Today, citizens across Serbia are aware that their voice is being heard through the ballot they cast.
Based on previous recommendations made by the OSCE, reforms introduced to the electoral framework provide an improved basis for democracy.
Since 2008, the elimination of blank resignations (letters once used to assure a member’s party loyalty) and the clarification of certain provisions on campaign finance have increased the transparency and accountability of the electoral process. The creation of a single, unified, and electronic register of voters allows easier access to the voting booth for citizens in Serbia and abroad.
Having observed elections on five occasions since 1997, the OSCE Parliamentary Assembly has been closely monitoringSerbia’s progress.
Over the past decade, we have witnessed Serbia embracingdemocracy, the rule of law, and European integration. In 2006, Montenegro and Serbia peacefully parted ways, and,despite continued tensions in Kosovo, Belgrade has clearly moved away from military engagement.
As a sign of its progress, Belgrade hosted our Annual Session last year, marking the first time our high-level meeting has occurred in South East Europe. As we return this year as election observers, we will be concerned with the election process not its result.
On 6 May, I will lead a team of parliamentarians from 15 OSCE countries to assess Serbia's democratic commitments that stem from the 1990 Copenhagen Document. Covering all aspects of a free society, ranging from equal opportunity toseek public office, to a fair media and a campaign environment that allows voters to make an informed choice, we will above all observe whether the election reflects the genuine will of the people.
Nonetheless, democratic elections require that the voice of every individual be heard. To avoid the disenfranchisement of certain Serbian citizens, the OSCE has offered its assistance tofacilitate the process of organizing elections in Kosovo. I welcome the agreement reached with Belgrade few days ago after lengthy negotiations, and I hope that it will be implemented in good faith and all its parts. Furthermore, I hope that no provocations will take place in Kosovo to spoil an electoral process aimed at ensuring the right to vote of every citizen.
Four years ago, we found that Serbia’s elections had overall been held in line with OSCE commitments. Although challenges linger, we expect to witness a test of maturity on 6 May.
Through these elections, Serbia can set a positive example of political stability, not only for the Balkans, but also for the rest of the OSCE region.
A decade ago, few would have deemed that possible.

martedì 1 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: MECACCI GUIDA LA MISSIONE DI OSSERVAZIONE DELL'OSCE

La Missione di Osservazione Elettorale in Serbia questa settimana includerà più di 35 partecipanti. La delegazione per osservare le elezioni Parlamentari e Presidenziali del 6 maggio sarà guidata dal Parlamentare italiano Radicale Matteo Mecacci.

Il Presidente in Esercizio dell’OSCE e Vice Primo Ministro Irlandese Eamon Gilmore ha nominato Mecacci come Coordinatore Speciale a guida della Missione di Osservazione OSCE.
Mecacci è anche Presidente del Comitato sui Diritti Umani dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE e ha partecipato a molte Missioni di Osservazione elettorale in passato incluso nel ruolo di vice capo delegazione per le elezioni presidenziali in Kazakhstan nel 2011.

“La Serbia ha fatto molta strada in un tempo relativamente breve per rafforzare il suo impegno al rispetto delle regole democratiche” ha detto Mecacci. “Spero che questa settimana osserveremo un processo elettorale che possa essere visto come una storia di successo per tutta la regione dell’OSCE”.

L’OSCE farà una valutazione delle elezioni in Serbia per quanto riguarda il rispetto degli impegni sanciti dal Documento di Copenaghen del 1990 sottoscritto dalla Serbia. Mecacci farà questa valutazione con un documento post elezioni a nome dell’OSCE nella conferenza stampa che si terrà lunedì 7 Maggio.

lunedì 16 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: L'OSCE PUO' AIUTARE I SERBI DEL KOSOVO

Matteo Mecacci, deputato Radicale eletto nel Pd, presidente della Commissione Democrazia, diritti umani e questioni umanitarie dell'Assemnblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ritienere che il dialogo in corso tra la comunità internazionale e Belgrado in merito alla partecipazione dei serbi del Kosovo alle elezioni serbe del 6 maggio prossimo, condurrà ad un accordo e ha aggiunto che l'Osce potrà assistere i serbi nella rivendicazione del loro diritto di voto. Mecacci è stato incaricato di coordinare la missione internazionale di osservazione dell'Osce.

“L'OSCE non affronterà la questione del riconoscimento o non riconoscimento del Kosovo. Il ruolo che possiamo svolgere e il contributo che possiamo offrire riguardano la sostanza – garantire alle persone il diritto di voto", ha affermato il coordinatore speciale per le elezioni in Serbia, facendo seguito alla richiesta avanzata mercoledì dal ministro per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanovic, affinché l'Osce offra assistenza per lo svolgimento delle elezioni. Le autorità di Pristina concordano sul fatto che l'Osce organizzi le elezioni parlamentari e presidenziali indette da Belgrado, ma esorta altresì l'Osce ad organizzare le elezioni locali indette da Pristina nel nord, secondo quanto riportato in precedenza dalla stampa di Pristina.

In merito al ruolo dell'OSCE nel processo elettorale in Serbia, Mecacci, che si è recato a Belgrado per una visita di due giorni, ha affermato che gli osservatori dell'organizzazione seguiranno la campagna elettorale e analizzeranno sia i resoconti dei media che le decisioni emesse dalla commissione elettorale. Inoltre, il giorno delle elezioni, 50 gruppi composti da membri dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE e del Consiglio d'Europa si recheranno in varie parti della Serbia al fine di controllare lo svolgimento delle elezioni.

In merito alla presidenza di turno dell'OSCE che nel 2015 toccherà alla Serbia, Mecacci ha dichiarato: “Presiedere una tale organizzazione sarà per la Serbia un'occasione per dimostrare che i suoi politici sono responsabili e capaci di guidare organizzazioni internazionali, soprattutto se si considera che l'Osce si occupa di cooperazione nel settore della sicurezza e dei diritti dell'uomo. Ritengo che questa straordinaria occasione permetterà alla Serbia di essere considerata come merita, ovvero parte della famiglia europea".

martedì 10 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: L'ITALIANO MECACCI CAPO MISSIONE OSCE

Intervista al deputato italiano Matteo Mecacci che guiderà la missione  di osservazione Osce per le elezioni del 6 maggio in Serbia

Il parlamentare italiano Matteo Mecacci (Radicale eletto nel gruppo del Partito Democratico) è stato designato quale coordinatore speciale a capo della missione di osservazione elettorale dell’OSCE per le elezioni che si terranno il 6 maggio in Serbia. Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e le questioni umanitarie dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, ha finora preso parte a undici missioni internazionali di osservazione elettorale dell’OSCE, tra le quali quella in occasione delle elezioni presidenziali del 5 marzo in Russia, e ha svolto le funzioni di vice capo della missione che ha osservato le elezioni presidenziali in Kazakhstan.

Mecacci guiderà una visita preelettorale a Belgrado che si svolgerà domani e dopodomani 11 e 12 aprile: la vista sarà la prima dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE in Serbia dopo l’annuncio delle dimissioni del presidente Boris Tadic. Mecacci incontrerà esponenti governativi, dirigenti di partiti politici e rappresentanti dei media e delle organizzazioni non governative. Mecacci sarà accompagnato dal vicedirettore per le operazioni sul campo dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, Roberto Montella, che per dieci anni ha prestato servizio nell’ambito delle missioni dell’OSCE, ultimamente in veste di consigliere esecutivo della missione OSCE in Serbia.

Lo scorso mese di marzo Mecacci, nell'ambito di una rappresentanza della Delegazione italiana all’Assembla parlamentare dell’OSCE, insieme al deputato Riccardo Migliori, presidente della delegazione e vicepresidente dell’Assemblea OSCE, e ai senatori Mauro Del Vecchio e Giuseppe Caforio, ha svolto una visita in Kosovo, per approfondire i temi della presenza dell’OSCE in Kosovo, sede della più ampia missione sul terreno dell’organizzazione, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani e delle minoranze.

Dopo l’incontro con il capo missione, l'ambasciatore Almhofer, la delegazione ha visitato il monastero ortodosso di Decani e il patriarcato di Pec, centri di cultura e fede ortodossa presidiati dall’esercito italiano nell'anbito della missione Kfor, approfondendo le condizioni di vita e la situazione dei diritti delle minoranze presenti nell’area. I parlamentari italiani hanno poi visitato i comandi della Kfor e gli uffici della missione civile dell'Ue (Eulex), le enclavi serbe del sud del Kosovo e la città di Mitrovica, e hanno avuto incontri con il viceministro degli Esteri, il presidente del Parlamento e i membri della Commissione Affari esteri, nonché con i rappresentati delle forze politiche e dei gruppi parlamentari.

La rappresentanza italiana ha espresso complessivamente una valutazione favorevole ad un ampio coinvolgimento della comunità internazionale per la difesa dei delicati equilibri politici ed istituzionali nell’area balcanica concordando sulla necessità che la comunità internazionale si faccia promotrice di una forte iniziativa politica per garantire che le minoranze in Kosovo, e in particolare quella serba, possano godere di una effettiva autonomia secondo le 19 raccomandazioni OSCE di Bolzano.



Qui di seguito l'intervista a Matteo Mecacci sulla situazione in Serbia e Kosovo, alla luce degli ultimi sviluppi politici e in vista delle elezioni serbe del prossimo 6 maggio, e più in generale sulla situazione complessiva dell'area balcanica ed ex jugoslava.




mercoledì 4 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: IL DEPUTATO ITALIANO MATTETO MECACCI GUIDERA' LA MISSIONE OSCE

Matteo Mecacci ad un vertice Osce
"La presidenza di turno dell'Osce mi ha nominato coordinatore della Missione elettorale in Serbia in occasione delle prossime elezioni il 6 maggio e, dopo l'annuncio di oggi del Presidente Tadic, ci occuperemo anche delle elezioni presidenziali che sono molto importanti per il futuro della Serbia e dell'Europa" lo ha dichiarato a Radio Radicale il deputato radicale eletto nelle liste del PD Matteo Mecacci, presidente del Comitato Diritti umani dell'Assemblea parlamentare dell'Osce. "La nostra missione comprende - spiega Mecacci - decine di parlamentari dai 56 paesi membri dell'Osce e mira a verificare che i passi sulla via della democratizzazione da parte della Serbia in questi ultimi anni si consolidino nella prospettiva della piena integrazione europea".

Ascolta qui l'intervista

sabato 17 marzo 2012

BIELORUSSIA: ESECUZIONE PENA CAPITALE ATTO SPAVALDO E AUTORITARIO

Dichiarazione di Matteo Mecacci Deputato radicale-PD, Presidente Commissione Diritti Umani e Democrazia OSCE
La notizia giunta oggi dell’esecuzione capitale in Bielorussia per ordine del presidente Lukashenko di uno dei due sospettati dell’attentato dello scorso anno nella metropolitana di Minsk conferma la natura autoritaria del governo bielorusso.
Nei giorni scorsi si erano infatti ripetuti gli appelli internazionali per chiedere che le condanne a morte spiccate nei confronti di due giovani bielorussi non fossero eseguite, vista l’assoluta assenza di un processo equo e giusto a loro carico e l’impossibilità di esercitare il diritto di difesa.
Il rifiuto di Lukashenko di concedere la grazia e le sue dichiarazioni spavalde nei confronti dell’Europa (accusata di concorso in terrorismo), sono un segno della volontà del presidente bielorusso di intimidire le forze di opposizione che sono state sbattute in galera o costrettte all’esilio.
Mi auguro che il nostro governo condanni questa decisione immediatamente e assuma in sede europea un atteggiamento fermo e a favore di sanzioni forti nei confronti degli esponenti di quel governo responsabili di una repressione crescente.

lunedì 10 ottobre 2011

L'ASSEMBLEA PARLAMENTARE OSCE A DUBROVNIK

Dal 7 al 10 ottobre a Dubrovnik, in Croazia, si è svolta la decima sessione autunnale dell'Assemblea parlamentare dell'Osce con la presenza di più di 200 parlamentari, in rappresentanza dei 50 stati dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e degli stati partner dell'area mediterranea.
La sessione ha incluso una conferenza sullo sviluppo regionale dell'Europa sud orientale, un forum su libertà, sicurezza e giustizia nella regione mediterranea e incontri sul ruolo dell'Osce nella soluzione dei conflitti.
La conferenza sull'Europa sud orientale ha affrontato in particolare la questione dell'integrazione euro-atlantica e della promozione della stabilità della regione.

Sui contenuti e i risultati del meeting di Dubrovnik vi segnalo l'intervista di Andrea Billau di Radio Radicale a Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, presidente della Commissione Diritti umani dell'Assemblea parlamentare dell'Osce.



Nell'intervista si parla anche delle violenze contro i rom esplose recentemente in Bulgaria e sulle quali lo stesso Mecacci ha rivolto un appello alla calma e al rispetto dei diritti umani.

giovedì 4 agosto 2011

LA CORRUZIONE FIORISCE NEI REGIMI ANTIDEMOCRATICI

Intervista del mensile serbo Ekonom East Magazine a Matteo Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, diritti umani e problemi umanitari dell'OSCE, su Balcani e diritti umani

Là dove vi sono regimi autoritari o dove il regime ha tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore, ma la repressione non è l’antidoto giusto. Paradossalmente, le tensioni che hanno animato i Balcani e che adesso sono sotto controllo sono riapparse in forme diverse ma altrettanto allarmanti nella Unione Europea. Esiste un largo consenso perché si conduca l’inchiesta sul commercio illegale degli organi nel Kosovo, però tale inchiesta deve essere legale, tutelando i diritti umani.

E’ interessante che nel momento in cui le tensioni che hanno animato i Balcani sono diminuite, nello stesso tempo abbiamo nuove tensioni nell’Europa Occidentale, all’interno della Unione Europea. L’Unione Europea insiste nel rispetto dei diritti umani e nei rapporti di buon vicinato nei Balcani, e nella stessa UE vi sono casi che mettono a rischio il rispetto dei diritti umani o la chiusura dell’area Schengen, ci dice nell’intervista ad Ekonom:east Matteo Mecacci, Presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e i problemi umanitari dell’OSCE. Mecacci aggiunge che la situazione nei Balcani sta migliorando, soprattutto nei rapporti tra le nazioni, ma vi è bisogno ancora di molto lavoro. «Abbiamo ancora problemi importanti in Kosovo, Bosnia e Macedonia, però le relazioni tra gli stati sono migliorate. I Balcani sono stati una grande sfida per la UE, che non è riuscita a gestire la possibilità che il metodo democratico fosse subito accettato. Questo ritardo ha avuto conseguenze drammatiche durante gli anni novanta, e dopo le guerre è stato difficile riallacciare le relazioni tra gli stati».

Una delle conseguenze di cui Lei parla è il commercio di organi in Kosovo Lei ritiene che le indagini saranno fatte in maniera accurata o ha l’impressione che da alcuni fattori internazionali arrivino segnali di relativizzazione del caso?
Esiste un consenso generale perché venga condotta una indagine seria ed accurata su questi casi. Le accuse che qui vengono formulate sono molto gravi. Dobbiamo far sì che si arrivi alla verità, rispettando il diritto e la legge. Non possiamo parlare di cose che sono ancora agli inizi. Non ho l’impressione che vi sia relativizzazione del problema, vi e solo l’esigenza che le indagini vengano svolte in maniera legale.

Quali sono le maggiori sfide sulla sicurezza su cui oggi si confronta l’Europa?
Per i Paesi Osce, il tema della sicurezza è centrale. In questo momento i maggiori problemi provengono dalle frontiere Osce. Quello che sta avvenendo nel Nord dell’Africa è una delle maggiori sfide per l’Osce. Ma non dimentichiamo la Georgia ed il Kirghizistan. Si tratta di problemi congelati ma ancora attuali.

Come rientra qui il crimine internazionale? Si ha l’impressione che il crimine non conosca le frontiere. Quali sono le forme di lotta alla criminalità organizzata?
Nella lotta alla criminalità organizzata deve esserci collaborazione tra gli stati al più alto livello oltre alla collaborazione tra le polizie. La maniera più efficace rimane però la democratizzazione dei paesi e lo sviluppo economico. Durante la Guerra nei Balcani si sono sviluppate alleanze tra i criminali dei vari stati in lotta che si sono collegati con organizzazioni criminali in tutto il mondo. Le frontiere per il crimine organizzato non esistono. L’integrazione dei Balcani in UE, la collaborazione transnazionale tra le polizie e la cooperazione economica sono tra le misure che aiutano a combattere il crimine organizzato internazionale.

Ciò vale anche per la lotta al terrorismo?
Si. Il terrorismo è un pericolo costante con cui si confronta l’Osce, e soprattutto, il terrorismo come opzione di lotta politica. E ciò è direttamente collegato con i processi democratici. Il terrorismo come opzione politica perde attrattiva quando i processi democratici istituzionali funzionano come devono. La lotta al terrorismo si fa con la cooperazione internazionale tra le polizie ed i servizi di intelligence, ma la democrazia e le istituzioni democratiche sono l’arma migliore per la lotta al terrorismo.

La Serbia ha gravi problemi con la corruzione. Quali sono le raccomandazioni per l’eliminazione di tale problema?
L’anno scorso ho predisposto un rapporto per l’Osce in cui è stata fatta una comparazione tra il livello di democratizzazione dei Paesi ed il livello di corruzione. Lì dove c’è più democrazia e stato di diritto, c’è meno corruzione. Vale naturalmente anche il contrario. Là dove vi sono regimi autoritari o con tendenze autoritarie, la corruzione è maggiore. Le misure repressive non sono quelle che possono risolvere la corruzione. La prevenzione e la trasparenza sono i migliori farmaci contro la corruzione, ciò vuoi dire informazione sulla spesa pubblica e sui funzionari pubblici. L’Osce considera che la lotta alla corruzione è soprattutto preventiva. E’ molto importante il rispetto delle leggi e dello stato di diritto. Spesso si è visto che le leggi esistono ma non vengono applicate.

Come vede i rapporti tra l’Italia ed i Balcani, Lei pensa che l’Italia presti abbastanza attenzione alla Regione, che per logica delle cose dovrebbe essere partner strategico?
Mi sembra che l’Italia sia molto poco attenta sulle questioni mediterranee e nei Balcani. Per l’Italia la Regione dovrebbe essere assolutamente strategica dal punto di vista economico e politico. Il processo di integrazione di tutti i Balcani nella UE dovrebbe essere una priorità costante dell’Italia, assieme alla democratizzazione dell’Africa del Nord. Nel Parlamento italiano sono stato autore di una tra le più importanti opposizioni parlamentari relativa ai contratti di amicizia tra l’Italia e la Libia. La mia posizione così come quella del mio gruppo è che gli affari non possono essere buoni se da una parte c’è un dittatore o una dittatura. E’ importante che Berlusconi venga in Serbia, proprio nel momento in cui la Serbia è sulla strada per entrare nella UE, aldilà dei problemi che Berlusconi in questo momento ha in Italia (La visita di Berlusconi è stata poi annullata nda)

Dove vede Lei la possibilità di allargamento delle relazioni tra l’Italia e la Serbia?
La Serbia è una grande opportunità per le imprese italiane e l’Italia deve capire l’enorme potenziale della Serbia, non solo per la produzione, ma anche per la possibilità di esportazioni verso paesi terzi con cui la Serbia ha accordi favorevoli, in primo luogo si pensi alla Russia e alla Turchia. È molto meglio investire in paesi democratici e in paesi che sono in via di democratizzazione che nei paesi con gli oligarchi al potere, che a prima vista sembrano luoghi in cui il capitale è sicuro, e invece si scopre che è la più insicura destinazione dei capitali e degli investimenti.

La traduzione dell'intervista è tratta dal sito di Radio Radicale

venerdì 8 luglio 2011

OSCE: LA COMMISSIONE DIRITTI UMANI APPROVA IL RAPPORTO MECACCI

Maggiore trasparenza dell’OSCE e iniziative nel campo dei diritti umani senza il principio del consenso assoluto

La Commissione per i Diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha votato oggi in favore di un rafforzamento del ruolo della società civile e per una maggiore trasparenza all’interno dell’organizzazione, spesso considerata il principale garante dei diritti umani in Europa. La risoluzione, promossa dal deputato italiano Matteo Mecacci (radicale eletto nel Pd), relatore su democrazia, diritti umani e questioni umanitarie, chiede all’OSCE di sospendere il suo processo decisionale basato sul consenso e di usare la procedura del cosiddetto “consenso meno uno” per i casi di “violazione palese e scorretta degli impegni assunti dall’OSCE”.
“Sulla scia di violazioni così palesi come quelle a cui continuiamo ad assistere in Bielorussia, dove centinaia di manifestanti sono stati arrestati solo per aver applaudito, dobbiamo chiederci: se non usiamo ora gli strumenti a nostra disposizione,quando lo faremo?”, ha affermato Mecacci.

Un’OSCE più efficiente attraverso la trasparenza
La risoluzione, che dovrebbe essere approvata domenica nel corso della seduta plenaria, chiede al principale forum diplomatico dell’OSCE, il Consiglio permanente, di tenere sedute bisettimanali per esaminare le questioni relative ai diritti umani. Le sedute dovrebbero includere rappresentanti della società civile ed essere aperte al pubblico e alla stampa. Il Consiglio permanente, formato dagli ambasciatori dei 56 Stati partecipanti, si riunisce settimanalmente per valutare il lavoro dell’OSCE, di norma a porte chiuse e senza consentire l’accesso alla stampa. “Da decenni noi dell’OSCE portiamo la fiaccola delle libertà fondamentali, ma ora dobbiamo fare un ulteriore passo avanti per garantire che il nostro organo direttivo ascolti più spesso i rappresentanti della società civile, che sono le voci troppo spesso messe a tacere in molti dei nostri paesi”, ha affermato Mecacci.

La Commissione Diritti umani dell'Osce approva la relazione
presentata dal deputato italiano Matteo Mecacci

Per ulteriori informazioni e per la diretta video della Sessione annuale, visitare il sito http://www.oscepa.org/

Qui l'intervista del 6 luglio a Matteo Mecacci per Radio Radicale



L’Assemblea parlamentare dell’OSCE è formata da 320 parlamentari provenienti da 55 Paesi, che vanno dall’Euorpa all’Asia centrale all’America del nord. L’Assemblea rappresenta un foro per la diplomazia parlamentare, monitora le elezioni e rafforza la cooperazione internazionale a sostegno degli impegni assunti in materia di politica, sicurezza, economia, ambiente e diritti umani.

sabato 9 ottobre 2010

PASSAGGIO SPECIALE

Le elezioni in Bosnia Erzegovina: commenti, analisi, prospettive

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda il 6 ottobre a Radio Radicale è stato dedicato alle elezioni politiche e presidenziali che si sono tenute in Bosnia Erzegovina domenica 3 ottobre, caratterizzate dal notevole successo dei nazionalisti nella Republika Srpska e dall'affermazione dei moderati nella Federazione croato-bosgnaca, ma soprattutto dall'alta astensione (un cittadino su due non è andato a votare) e dalla conferma delle divisioni etniche che permangono nel Paese.
L'esito del voto, i commenti e le reazioni in Bosnia e negli altri paesi nella regione balcanica e dell'ex-Jugoslavia, la regolarità del processo elettorale sono i temi trattati nella trasmissione realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura e con il commento del deputato radicale Matteo Mecacci, relatore su democrazia e diritti umani dell'assemblea parlamentare dell'Osce, che ha fatto parte della missione internazionale di monitoraggio del processo elettorale dell'Organizazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

La trasmissione è disponibile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche oppure direttamente qui