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giovedì 6 marzo 2014

PUSIC CHIEDE ALLARGAMENTO NATO E UN NUOVO MODELLO DI INTEGRAZIONE EUROPEA PER LA BOSNIA

Vesna Pusic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana, durante la sua visita a Washington, la ministro degli Esteri e dehli Affari europei croata, Vesna Pusić, ha dichiarato che il prossimo vertice della NATO che si svolgera' in settembre in Gran Bretagna dovrebbe essere un summit di allargamento poiche' ci sono alcuni paesi dell'Europa sudorientale che sono pronti per l'adesione o per proseguire l'avanzamento verso l'adesione alla NATO. Al contrario pero', anche se la decisione non e' stata ancora presa formalmente, si ha l'impressione che il prossimo vertice dell'Alleanza non sara' un vertice di allargamento. La posizione croata e' che un ulteriore allargamento ci dovrebbe essere e che nella regione balcanica ci sono alcuni paesi che hanno i requisiti per questo, ha detto Vesna Pusić a seguito del suo incontro con il vicesegretario di stato americano William Burns. La Croazia insieme all'Albania ha aderito alla NATO nel 2009, mentre il Montenegro, la Bosnia Erzegovina e la Macedonia sono attualmente a diversi livelli di integrazione nell'Alleanza. Anche se membro del programma della NATO 'Partenariato per la pace', la Serbia ha proclamato invece la sua neutralita' e al momento non vuole aderire.

Durante il loro incontro, la capo della diplomazia croata e il rappresentante americano hanno parlato in particolare della situazione in Bosnia Erzegovina dove come sappiamo, i disordini sociali si sono trasformati in una ribellione politica contro il potere a tutti i livelli. “Il partenariato transatlantico e' necessario per la Bosnia, ma in gran parte questa e' una questione europea e l'Unione deve svolgere un ruolo cruciale”, ha rilevato Pusić. Il ministro croato ha informato il sottosegretario di stato americano Burns dell'iniziativa croata relativa alla Bosnia Erzegovina di cui si discutera' alla prossima riunione del Consiglio per gli affari europei dell'UE. Secondo Vesna Pusić si tratta di un modello specifico dell'adesione della Bosnia che verrebbe definito dalla Commissione Europea e secondo il quale la soluzione “della difficile ed instabile situazione” sarebbe parte e non precondizione per l'inizio del processo di negoziati. Questa iniziativa, ha spiegato Vesna Pusić, significherebbe una prospettiva di adesione piu' sicura e piu' palpabile e incorporerebbe nel processo negoziale la soluzione del problema che oggi e' all'ordine del giorno e che destabilizza l'intera regione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 marzo a Radio Radicale

giovedì 30 gennaio 2014

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

Albania/1: ancora polemiche, discussioni e iniziative parlamentari (interpellanza al ministro Bushati) sulla presunta intenzione della Macedonia di costruire una centrale idroelettrica sul corso del fiume Radika, affluente del Drini i Zi N (Drini nero), una delle principali fonti idriche per le centrali elettriche nel nord dell'Albania.

Albania/2: le polemiche e le critiche dell'opposizione alla decisione del governo di affidarsi alla società britannica Crown Agents per migliorare i conti pubblici e incrementare gli introiti in misura pari all’uno per cento del Pil (circa 100 milioni di euro).

Albania/3: la visita a Tirana di Hannes Swoboda, presidente del gruppo dell'Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici al Parlamento europeo.

Kosovo/1: nulla di fatto martedì 27 gennaio a Bruxelles nel ventunesimo round del dialogo mediato dall’Unione Europea fra i primi ministri di Serbia e Kosovo, Ivica Dacic e Hashim Thaci. I colloqui comunque proseguono: il prossimo incontro è previsto per 12 febbraio.

Kosovo/2: il 2013 è stato un anno di progressi nel rafforzamento della sicurezza, grazie ai passi in avanti fatti nella normalizzazione dei rapporti con la Serbia dopo l'accordo di aprile con la mediazione dell’Unione Europea. Si fa sempre più difficile, invece, la situazione nel nord, come dimostra anche la vicenda dell'arresto di Olivier Ivanovic, già rappresentante a Belgrado e leader del Sdp. Intanto la NATO discute sul proseguimento della sua missione.

giovedì 17 ottobre 2013

ASSEMBLEA PARLAMENTARE NATO A DUBROVNIK : “PORTE APERTE AI BALCANI”

di Marina Szikora [*]
Le porte della Nato sono aperte ai paesi dei Balcani occidentali. E’ questo il messaggio mandato da Dubrovnik in occasione della riunione dell’Assemblea parlamentare della NATO, svoltasi dal 11 al 14 ottobre. I leader della Nato hanno confermato la politica delle ‘porte aperte’ ai paesi dei Balcani Occidentali e come esempio positivo hanno indicato la Croazia, i cui leader politici hanno dimostrato prontezza ad aiutare i loro vicini sul cammino verso le integrazioni transatlantiche ed europee. Le porte restano quindi aperte ai paesi come la Bosnia Erzegovina, il Montenegro e la Macedonia a patto che soddisfino i criteri di adesione e completino le riforme richieste.
“Essi sanno che le porte sono aperte se risolveranno le vecchie divisioni, dimostreranno responsabilita’ e attueranno vere riforme, nonche’ se dimostreranno impegno per costruire pace e stabilita’ con i vicini”, ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.

Rasmussen ha ricordato che negli ultimi dieci anni Slovenia, Croazia e Albania sono passate attraverso queste porte e ha rilevato che il recente ingresso della Croazia nell’Ue e’ un importante passo per l’integrazione dell’Europa sudorientale nello spazio euroatlantico. Sottolineando che con la sua adesione all’Ue e alla Nato nel 2009 la Croazia ha realizzato i suoi obbiettivi strategici, il presidente croato Ivo Josipović ha detto che con gli alleati e gli amici la Croazia continuera’ a costruire pace e sicurezza nella regione e nel mondo. Josipović ha ribadito che la pace si puo’ realizzare soltanto con il rafforzamento della democrazia e ha avvertito che la crescita dell’estremismo e di fattori antidemocratici rappresentano il vero pericolo alla pace e sicurezza.

Alla riunione dell’Assemblea parlamentare Nato hanno partecipato circa 300 parlamentari dei 28 paesi membri. Si e’ discusso delle maggiori crisi internazionali - Siria e Medio Oriente - del futuro dell’Afghanistan dopo il ritiro delle forze internazionali nel 2014, ma anche delle questioni relative ai Balcani occidentali.
Il presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, Hugh Bayley, dopo il suo incontro con il suo collega e ospite croato Josip Leko, ha rilevato che l'appartenenza della Croazia all’Ue e alla Nato e’ una buona base per aiutare tutti i paesi che aspirano ad entrare in queste organizzazioni. Secondo il presidente del Parlamento croato, e’ nell’interesse della Croazia e della sicurezza e della pace in Europa, che la Nato continui la sua politica di ‘porte aperte’, soprattutto per quanto riguarda il Montenegro e la Macedonia, mentre la situazione in Bosnia Erzegovina non è purtroppo incoraggiante quando si tratta dell’avvicinamento alla Nato.

Bayley, da parte sua ha sottolineato che la Bosnia Erzegovina entrera’ nella Nato se risolvera’ gli ostacoli pratici e politici che da diversi anni bloccano il processo di integrazione euroatlantica. La ministro degli Esteri e degli Affari europei croata, Vesna Pusić, da parte sua ha avvertito quanto sia pericoloso pensare che la stabilita’ dell’Europa sudorientale sia un capitolo chiuso e ha indicato che e’ compito della Croazia tenere questo tema sull’ordine del giorno della Nato. Per quanto riguarda la Bosnia Erzegovina, a causa della sua posizione geografica, Pusić ritiene che questo paese sia cruciale per la stabilita’ della regione e per il successo della politica di allargamento.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 17 ottobre a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 17 ottobre.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione

La puntata è dedicata in larga parte al rapporto annuale della Commissione Europea sull'avanzamento del processo di integrazione dei Paesi che ancora non fanno parte dell'Unione Europea, ma che hanno avviato il processo di adesione. In particolare si riportano i contenuti del rapporto che riguardano la situazione in Albania (per la quale la Commissione raccomanda la concessione dello status di Paese candidato), Turchia (la Commissione, pur non lesinando le critiche al governo raccomanda al Consiglio il rilancio del negoziato di adesione), Bosnia, Kosovo, Macedonia e Serbia. 

Altri argomenti della puntata: le elezioni amministrative in Kosovo del prossimo 3 novembre, l'Assemblea parlamentare della Nato di Dubrovnik che ha confermato le "porte aperte" a tutti i Paesi dei Balcani occidentali, il vertice intergovernativo Italia-Serbia di Ancona, l'incontro ufficiale tra il presidente croato Ivo Josipovic e quello serbo Tomislav Nikolic. 

In apertura un ricordo di Antonio Russo, il nostro collega e amico di Radio Radicale, a tredici anni dal suo assassinio avvenuto il 16 ottobre del 2000 in Georgia dove si trovava per seguire la guerra in Cecenia.

La trasmissione realizzata come sempre con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile direttamente qui


giovedì 26 aprile 2012

LE ELEZIONI IN SERBIA FANNO SALIRE LA FEBBRE IN KOSOVO

Di Marina Szikora [*]
Nel pieno della campagna elettorale in Serbia, e' sempre piu' alta la tensione in Kosovo. A Gračanica, lo scorso venerdi', la polizia kosovara ha arrestato il capo del comune serbo in Kosovo, Goran Arsić. Insieme ad Arsić e' stato fermato anche il membro della Croce rossa serba, Novica Živić tutto a causa, come ha spiegato il ministro degli interni kosovaro Bajram Redžepi, delle loro presunte minacce ad alcuni serbi a dover partecipare alle elezioni serbe. In caso contrario, questi serbi verrebbero arrestati nella prima occasione del loro ingresso in Serbia. Da precisare che i due rappresentanti serbi in Kosovo sono stati arrestati mentre assistivano ad una partita di calcio a Lipljani. Su richiesta della procura e' stata effettuata la perquisizione delle loro case. Secondo l'agenzia di stampa serba Beta, nella casa di Arsić e' stato trovato il timbro del Partito democratico e i materiali relativi alle scorse elezioni che la Serbia aveva svolto in Kosovo.

Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanović afferma per la B92 che il motivo di arresto di Goran Arsić e' quello di intimidire ulteriormente i serbi in Kosovo. "E' ultimo momento che l'Eulex reagisca perche' questi atti fanno ricordare sempre di piu' il 17 marzo 2004" ha avvertito Bogdanović. Secondo le sue valutazioni, l'avvicinamento delle elezioni in Serbia sta sempre piu' intensificando le tensioni e le violenze in Kosovo. Il ministro ha accusato Priština perche' ultimamente "arrestando, maltrattando e con una retorica conflittuale si stanno sollecitando le ambizioni degli estremisti albanesi a provocare violenze". Bogdanović ha avvertito che ci sono informazioni di serie preparazioni a Priština e per questo e' buono che ci sia una rafforzata presenza delle forze internazionali.

Otto anni fa, a marzo del 2004 sono esplosi i piu' grandi conflitti etnici in Kosovo dall'arrivo delle forze internazionali nella regione quando 19 civili avevano perso la loro vita. Oltre 900 persone furono arrestate, sono state distrutte o danneggiate circa 800 case e 35 chiese e monasteri ortodossi mentre alcune migliaia di serbi abbandonarono le loro case.

Il ministro Bogdanović ha rilevato che l'obiettivo della comunita' serba e' quello che anche gli albanesi vivano in pace, che come nei secoli precedenti i serbi e gli albanesi vivano gli uni accanto agli altri ma che in "situazioni quando vi sono tensioni e quando il conflitto pende in aria non si possono svolgere colloqui e risolvere questioni che sono di peso". "Dobbiamo andare nella direzione di riconciliazione e tolleranza, che tutte le comunita' etniche in Kosovo possano esprimere liberamente la loro volonta'" ha aggiunto Bogdanović ribadendo che "non va bene che le elezioni organizzate dallo stato serbo siano un motivo per innescare il conflitto". Ha valutato che la fonte di tutti i problemi sono i tentativi di integrazione forzata del nord del Kosovo nelle isituzioni kosovare. "La Serbia ha preso la decisione di non svolgere elezioni locali nella regione ma fara' tutto il possibile che le elezioni parlamentari e presidenziali si svolgano su tutto il territorio del Kosovo" ha precisato Bogdanović aggiungendo che sono in corso colloqui intensi non soltanto in Kosovo bensi' anche in Europa e nel mondo e che per questo motivo crede che queste elezioni alla fine avranno luogo anche in Kosovo.

Visto l'aumento delle tensioni in Kosovo, soprattutto in vista delle elezioni in Serbia, la Germania ha deciso di inviare in Kosovo, su richiesta urgente della NATO, le forze per l'urgente intervento, scrive in questi giorni il settimanale tedesco "Der Spiegel". Secondo le informazioni di questo giornale, a due settimane dalle elezioni in Serbia, la NATO teme nuove escalazioni al nord del Kosovo e Berlino avrebbe gia' risposto positivamente alla richiesta dell'Alleanza. In questo senso, la Germania mandera' 550 militari delle delle forze operative e come rafforzamento in Kosovo si dirigeranno anche circa 150 militari delle forze austriache. Dal prossimo primo maggio, le forze tedesche ORF dovrebbero nuovamente far parte della KFOR e il contingente e' composto da una unita' di difesa per la protezione dagli attacchi da armi atomiche, biologiche e chimiche.

Il comando della NATO a Potsdam, scrive 'Der Spiegel' ha valutato che vi esiste il pericolo di nuove escalazioni a causa delle attualmente inconciliabili posizioni tra Serbia e Kosovo relative all'organizzazione delle elezioni e a causa della gia' instabile situazione al nord del Kosovo. La valutazione e' che vi esiste un notevole pericolo di nuovi conflitti per tutto il Kosovo. Va precisato che attualmento in Kosovo sono stazionati 5.800 militari di cui 1.300 quelli tedeschi. Il ministro della difesa tedesco Thomas Maiziere ha valutato la situazione in Kosovo lo scorso febbraio come complessa e ha detto inimaginabile il ridimensionamento del numero di soldati della KFOR.

Lunedi', il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, al Parlamento Europeo a Bruxelles ha dichiarato che la missione Eulex in Kosovo non e' preparata e attrezzata a sufficienza per svolgere i suoi compiti e ha illustrato che per tal motivo la NATO "deve assumersi la responsabilita' e svolgere i compiti che non sono stati previsti, soprattutto al nord del Kosovo". Rasmussen ha rilevato che e' necessaria una stretta collaborazione affinche' si possa garantire una vera divisione del lavoro tra la NATO e l'Ue. "Noi vorremo essere testimoni di un forte ruolo dell'Ue attraverso una forte Eulex" ha detto il segretario generale della NATO. A tal proposito si e' rivolto ai parlamentari eureopei con la speranza che essi possano influenzare affinche' l'Eulex sia dotata di mezzi appropriati. Precedentemente le fonti diplomatiche NATO avevano espresso critiche che la Kfor durante gli incidenti dell'anno scorso al nord del Kosovo dovevano occuparsi anche di compiti che riguardano la polizia e la sicurezza di cui il mandato non compete la Kfor bensi' l'Eulex. Per questo motivo si aspettano con grande attenzione l'esito della riorganizzazione dell'Eulex.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi.

giovedì 19 aprile 2012

A BRATISLAVA LA CONFERENZA GLOBSEC 2012 CON GAŠPAROVIĆ, JOSIPOVIĆ E TUERK


Di Marina Szikora [*]
La settimana scorsa, a Bratislava si e' svolta la conferenza GLOBSEC, una riunione internazionale ormai tradizionale sulle questioni globali di sicurezza e di politica che ha riunito, questa volta nella capitale slovacca, l'élite politica, diplomatica e scientifica che in due giorni di conferenza hanno discusso del futuro euro-atlantico dell'Europa sudorientale e dell'Ucraina, della crisi della zona euro, dello sviluppo delle vicende in Medio Oriente e nel sud Mediterraneo dopo la Primavera araba. I piu' alti rappresentanti a questa riunione sono stati il padrone di casa, il presidente slovacco Ivan Gašparovič, il suo ospite croato, il presidente Ivo Josipović e quello sloveno, Danilo Tuerk. I tre presidenti si promettono impegnati per il rafforzamento della cooperazione tra i loro paesi, paesi di simili esperienze politiche, ex repubbliche comuniste che in quanto stati indipendenti sono diventati membri delle integrazioni europee ed euro-atlantiche. I tre capi di stato ritengono che con capacita' congiunte, reciproco sostegno nelle integrazioni comuni e formulando interessi comuni si puo' rafforzare la voce dell'Europa centrale nelle alleanze europee e transatlantiche.

Il presidente slovacco Ivan Gašparovič si e' detto particolarmente felice che i partecipanti alla conferenza, i suoi colleghi Josipović e Tuerk, i quali "sano benissimo di che cosa si tratta poiche' ricordano ancora vivamentee le paure per la sicurezza delle loro famiglie e cittadini". Gašparovič ha sottolineato che la NATO non risolve tutte le questioni della sicurezza mondiale, soprattutto non quelle del mondo moderno quali il terrorismo e il cyber criminale e ha invitato al dibattito sulla riduzione delle ambizioni militari dell'Alleanza al prossimo vertice di Chicago. Anche il presidente Josipović ha ricordato il concetto della "difesa intelligente"(smart defence) promossa dalla NATO nel suo nuovo concetto strategico che implica l'associazione dei potenziali di difesa dei paesi alleati, soprattutto nel periodo del ridimensionamento del bilancio militare dovuto alla crisi economica. Il presidente croato ritiene inoltre che la sicurezza oggi non si basa esclusivamente sulla capacita' militare, bensi' sullo stato di diritto, disciplina finanziaria, tutela dell'ambiente e sulla sicurezza di ogni singolo individuo.

Oltre ai tre presidenti alla conferenza GLOBSEC hanno partecipato anche i ministri degli esteri e della difesa di alcuni paesi europei, esperti di politica estera e rilevanti diplomatici da entrambi le parti dell'Atlantico. Come scrivono i media, si e' trattato dell'ultima grande riunione in vista del vertice NATO a Chicago che si svolgera' il prossimo maggio e quindi il GLOBSEC e' stata un'occasione per aprire le questioni chiave che domineranno il prossimo summit dell'Alleanza Nordatlantica.

Il sito ufficiale della conferenza GLOBSEC

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 15 settembre 2011

LA MACEDONIA INDIPENDENTE HA 20 ANNI MA L'EUROPA RESTA LONTANA

Nel 1991 anche la Macedonia proclamò l’indipendenza dalla Jugoslavia. Rimasta sostanzialmente indenne dalle guerre che sconvolsero la Bosnia e la Croazia fu invece investita pesantemente da quella del Kosovo: prima con l’arrivo di centinaia di migliaia di profughi albanesi che cercavano di sfuggire alla pulizia etnica messa in atto dai militari e paramilitari serbi, poi essendo essa stessa teatro di un conflitto armato tra gli albanesi e i macedoni slavi. La guerra per fortuna durò poche settimane e non provocò molti morti. L’intervento della comunità internazionale portò ad un accordo di pace dal quale deriva l’attuale assetto costituzionale e istituzionale che garantisce alle minoranze tutele e diritti. Gli albanesi (circa un quarto della popolazione) partecipano con i loro partiti anche al governo nazionale. Non tutti i problemi di convivenza sono risolti e gli attriti non mancano, ma complessivamente la situazione è soddisfacente.I problemi generali di cui soffre la Macedonia sono analoghi a quelli rintracciabili, in maniera diversa, un po' in tutti gli altri paesi ex-jugoslavi: debolezza delle istituzioni, corruzione diffusa, penetrazione della criminalità organizzata, frizioni interetniche. A cui si aggiunge, negli ultimi tempi, la ricaduta della crisi economica globale. Ma la Macedonia ha anche un suo problema specifico: il mancato avvio dell’integrazione euro-atlantica a causa della questione del nome della ex repubblica jugoslava.
La mediazione internazionale finora non ha ottenuto nulla e le discussioni si sono incartate attorno a varie ipotesi di denominazione alternative (tipo “Macedonia del Nord” o “Macedonia-Skopje”, come Congo-Brazzaville) rispetto a quella semplice di “Repubblica di Macedonia” di cui la Grecia non vuole sentire parlare. Qualcosa è sembrato muoversi con l’arrivo ad Atene del governo socialista, ma fino ad oggi passi concreti non ne sono stati fatti. E’ in questa situazione che giovedì della scorsa settimana la Macedonia ha celebrato solennemente il ventennale dell’indipendenza.

La Macedonia ha vent'anni (Foto Robert Atanasofski/Afp)

Qui di seguito il testo di Marina Szikora tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata  in onda oggi a Radio Radicale

Lo scorso 8 settembre e' stato un anniversario importante per la Macedonia. Il paese di cui spesso parliamo in questo spazio, ha celebrato i 20 anni della sua indipendenza. L'obiettivo principale da tempo, senza dubbio, è quello dell'integrazione euro-atlantica. Per la Macedonia questa sembra però essere una impresa molto difficile, poiché sono ormai lunghi anni che il Paese si trova davanti alle porte della Nato e in attesa dei negoziati di adesione, ma tutto è sospeso a causa della disputa sul nome con la Grecia. Al referendum dell'8 settembre 1991 i cittadini macedoni, con una vastissima maggioranza (quasi il 98 percento), confermarono la loro volontà dell'indipendenza della Macedonia dopo lo scioglimento dell'ex Jugoslavia. La politica e la società macedone sin da allora fino ad oggi sono univoci quando si tratta del principale obiettivo, quello dell'ingresso nella Nato e nell'UE.
Come ricorda il giornalista macedone Zoran Jovanovski, della Deutsche Welle, una commissione internazionale arbitraria ha constatato all'inizio del 1992 che tra tutte le repubbliche dell'ex Jugoslavia, soltanto la Slovenia e la Macedonia soddisfacevano le condizioni per un riconoscimento internazionale come stato indipendente. La Germania poco dopo aveva però riconosciuto la Slovenia e la Croazia, mentre il riconoscimento dell'indipendenza della Macedonia è seguito solo quattro anni dopo. E' vero anche che la Macedonia, all'inizio era indecisa e insieme con la Bosnia Erzegovina, tentò di salvare la federazione jugoslava dalla dissoluzione.
Nell'aprile 1993 la Macedonia entrò alle Nazioni Unite con il nome FYROM [acronimo in inglese che sta per Repubblica Ex-Jugoslava di Macedonia, n.d.r.] poiche' la Grecia si oppose subito all'utilizzo del nome Macedonia. Il cammino del paese indipendente ebbe una dura lotta con le conseguenze economiche della guerra e due embarghi, quello internazionale contro la Serbia e quello unilaterale imposto dalla Grecia. Va sottolineato che durante la guerra in Kosovo, la Macedonia accolse 300.000 profughi e nel 2001 si trovò lei stessa alle soglie di una guerra civile, come ricorda Jovanovski. Lo status di candidato all'adesione la Macedonia lo ottenne nell'ormai lontano 2005, ma tutt'oggi è in attesa della data dell'inizio dei negoziati con Bruxelles. Infine, nel 2008, la Nato constatò che la Macedonia, insieme alla Croazia e all'Albania soddisfaceva le condizioni per l'ingresso nell'Alleanza Atlantica, ma sempre a causa del veto greco, è rimasta alla porta, mentre Croazia ed Albania sono entrate come membri a pieno titolo.

Negli ultimi 20 anni due sono quindi i temi dominanti per quanto riguarda il destino di questo paese: il contenzioso sul nome con la Grecia e le relazioni internazionali. Nel 2001 con gli “Accordi di Ohrid” fu messa fine al conflitto armato tra le forze di sicurezza macedone e gli albanesi ribelli e poste le basi per una coesistenza di tutti i gruppi etnici presenti nel paese. Oggi queste relazioni non si possono per niente definire ideali, ma diciamo che si trovano ad un livello accettabile, viste le questioni aperte nella regione, e con potenziali per un ulteriore sviluppo. Va comunque detto, che parlando con la popolazione macedone, spesso sentirete una vera nostalgia per i tempi della Jugoslavia e del maresciallo Tito che seppe tenere sotto controllo le diversità di questo insieme di culture, lingue e religioni diverse.
Nell’ambito delle relazioni internazionali, fa notare il giornalista macedone della Deutsche Welle, non si è mai verificato il caso di uno Stato che negasse ad un altro Stato il diritto ad avere il proprio nome e ci sono diversi esempi di territori o provincie che portano lo stesso nome pur appartenendo a Stati diversi. La Grecia, alla quale dà fastidio che la Macedonia abbia lo stesso nome di una delle sue provincie, è finora l’unico esempio del genere. Jovanovski, per altro, sottolinea che finora 133 Stati, tra cui anche Usa, Russia, Cina, India e Canada, hanno riconosciuto la Macedonia con il nome costituzionale di Repubblica di Macedonia e nelle comunicazioni bilaterali questo nome viene usato da 30 altri Stati. La mediazione delle Nazioni Unite non ha aiutato a trovare una soluzione su questa lunga disputa. E i critici fanno notare l’assurdità che un paese così piccolo ed economicamente debole come la Macedonia, con appena alcune migliaia di soldati e in misura notevole dipendente dal capitale greco, possa rappresentare un pericolo per la Grecia a causa di presunte pretese territoriali. Tanto più che prima dell'indipendenza, per quasi 50 anni alla Grecia non ha mai dato fastidio che la Repubblica di Macedonia esistesse come tale nella federazione jugoslava.

Anche se con l'Accordo temporaneo bilaterale del 1995 la Grecia ha assicurato che non avrebbe ostacolato l'adesione della Macedonia con il nome Fyrom alle organizzazioni internazionali, ma usando il suo diritto di veto fino ad oggi ha ostacolato l’integrazione euro-atlantica della Macedonia: per questa ragione Skopje ha fatto ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell’Onu. Resta poi aperta la questione se la Grecia insiste soltanto sul nome, come afferma Atene, oppure se si tratta anche di ostacolare l'identità e la lingua macedone come sostengono i macedoni. 
L'attuale ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha affermato recentemente a Berlino che la Germania è molto fiduciosa del successo dei negoziati tra Macedonia e Grecia. “Spero molto, con tutto il cuore che, nell'interesse dei macedoni, ma anche dell'Europa e di tutti i suoi stati membri, potranno presto essere superate le difficolta”, ha detto Westerwelle. Secondo l'europarlamentare Doris Pack, il blocco greco sulla Macedonia è ingiusto e antieuropeo. Lo storico tedesco Khristian Voss ritiene che dietro il contenzioso sul nome si trovi chiaramente la questione delle minoranze. In una intervista sempre per la Deutche Welle, Voss ha puntato il dito sulla politica di assimilazione che la Grecia condusse negli anni Trenta del secolo scorso e sull'espulsione di decine migliaia di appartenenti alla minoranza macedone che nella guerra civile del 1945-1949 avevano combattuto dalla parte dei comunisti poi sconfitti. Secondo questo storico tedesco è proprio questo il fattore importante per capire perché la Grecia così fermamente stia bloccando la soluzione della questione macedone.

lunedì 29 novembre 2010

NATO: LA PRIMA VOLTA DI JOSIPOVIC

Il 19 e 20 novembre il presidente croato Ivo Josipovic ha partecipato al vertice nato di Lisbona che ha dato il via libera al nuovo "strategic concept" dell'Alleanza. Al vertice è stato dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 24 novembre a Radio Radicale. Qui di seguito il resoconto della parecipazione del presidente croato nella corrispondenza di Marina Szikora.


“Preparandosi per le nuove sfide alla sicurezza, aprendosi verso i nuovi partner e a nuove zone di collaborazione, affermando al tempo stesso la devozione ai principi e valori sui quali e’ stata fondata, la NATO anche nei prossimi anni sara’ ugualmente importante come lo e’ stata nei sei decenni precedenti” ha detto venerdi’ scorso il presidente croato Ivo Josipovic nel suo intervento davanti ai capi di stato e governo dei 28 paesi membri della NATO riunitisi al vertice, ormai considerato storico, di Lisbona. Il capo dello stato croato ha ricordato che la Croazia, insieme ad altri alleati, ha contribuito attivamente al consistente dibattito sul nuovo concetto strategico e ha espresso soddisfazione peche’ le piu’ importanti posizioni politiche e di sicurezza croate sono state prese in cosiderazione ed inserite nel testo del nuovo documento. “Quando la Croazia e’ entrata nell’Alleanza, la NATO aveva gia’ 60 anni. E’ un tempo lungo, ma una cosa non e’ cambiata – la nostra devozione alla sicurezza comune garantita da un collegamento forte e costante transatlantico e dalla solidarieta’ degli alleati” ha sottolineato il presidente croato. “Nel nostro mondo sottoposto a cambiamenti costanti, la NATO e’ e deve rimanere una fonte permanente di stabilita’” ha aggiunto Josipovic e ha rilevato che “L’Alleanza dovrebbe in ogni modo collaborare con l’Ue, nostro alleato piu’ naturale con il quale condividiamo valori e stati membri” e dovrebbe includere, quando lo e’ possibile, anche altri stati partner ed organizzazioni. Josipovic non ha mancato di menzionare i paesi vicini della Croazia, affermando che le porte della NATO dovrebbero rimanere aperte a tutti i paesi europei che vogliono e sono capaci di aderire all’Alleanza. “E’ chiaro che in questo senso penso innanzitutto ai paesi dell’Europa sudorientale. Il Governo croato ed io personalmente facciamo tutto per rafforzare la collaborazione con i vicini e con l’intera regione. L’esempio piu’ recente, ha ricordato Josipovic, e’ stata la visita del presidente serbo Boris Tadic alla citta’ croata di Vukovar dove a nome della Serbia ha espresso le scuse per i gravi crimini commessi e dove insieme i due presidenti hanno reso omaggio ai morti ed ai scompars. La Croazia continua a lavorare per la stabilizzazione dell’Europa sudorientale - ha ribadito Josipovic - convinta fortemente che la via verso le integrazioni euroatlantiche e’ la soluzione migliore per questa regione.

Per quanto riguarda uno dei temi principali al vertice, la presenza della NATO in Afghanistan, Ivo Josipovic ha annunciato che la Croazia rafforzera’ il suo ruolo nell’istruzione delle forze di sicurezza locali in questo paese e che il contigente croato aumentera’ dagli attuali 320 soldati a 350. “L’Afghanistan e’ un test della democrazia mondiale e della prontezza di aiutare un popolo che lotta per la democrazia e liberta’, contro l’estremismo. E’ anche chiaro il concetto che la comunita’ internazionale vuole, al piu’ presto, in base alle possibilita’, trasferire la responsabilita’ per la sicurezza e per lo sviluppo di democrazia al governo locale” ha detto Josipovic. “Questo non accadra’ domani, ma le attivita’ verranno indirizzate sempre di piu’ a quello che la Croazia aveva fatto al meglio, l’addestramento delle forze di sicurezza locali”. Secondo le parole del suo Presidente, la Croazia avra’ un nuovo ruolo di leadership nella parte del processo istruttorio in Afghanistan. “Per la Croazia questo e’ un nuovo obbligo ma anche un riconoscimento e un’occasione di affermazione, sia dei suoi rappresentanti ma anche per quanto riguarda la collaborazione, pure quella economica” ha detto Josipovic. Quando sara’ giunto il momento in cui l’impegno militare in Afghanistan verra’ sotituito da quello civile, si aprira’ lo spazion per iniziative civili quali l’educazione della popolazione, progetti collegati con lo sviluppo democratico del paese, come ad esempio il rafforzamento dei diritti umani o la posizione delle donne nella societa’. Tutti i paesi membri della NATO, quindi anche la Croazia, avranno allora la possibilita’ di essere presenti in Afghanistan in una maniera diversa, appoggiandosi innanzitutto sulla componente civile, incluso l’aspetto economico quale il commercio e gli investimenti.

Parlando della politica di porte aperte della NATO, Josipovic ha sottolineato che la Croazia appoggia pienamente questa posizione, soprattutto quando si tratta dei suoi paesi vicini. Quando nella NATO aderiranno tutti i paesi della regione che lo vogliono e possono, sara’ un grande contributo alla pace, ha valutato il presidente croato. Ha ricordato che la Croazia appoggia fortemente la BiH nei suoi sforzi di adesione alla NATO e che spera che la Macedonia risolvera’ presto il problema del nome con la Grecia. Sara’ anche suo impegno personale ad aiutare a trovare una soluzione di compromesso per questa lunga disputa che ostacola l’ingresso della Macedonia nell’Alleanza, ha promesso Josipovic. Ha aggiunto che “secondo la Croazia, anche la Serbia e’ benvenuta nella NATO” precisando pero’ che la decisione spetta alla stessa Serbia. Il suo ingresso, ha rilevato il capo dello stato croato, sarebbe un contributo importante alla stabilita’ della regione balcanica. Josipovic ha valutato particolarmente importante la collaborazione della NATO con la Russia. Ha precisato che ci sono alcuni paesi che forse per ragioni storiche sono piu’ attenti quando si tratta della collaborazione dell’Alleanza con la Russia, ma si e’ detto convinto che questo non sara’ un ostacolo. Le principali linee di guida del novo concetto strategico firmato a Lisbona prevedono anche la collaborazione con l’Ue, con le Nazioni Unite ed con altre organizzazioni internazionali.

Come annunciato dal presidente americano Barack Obama, il prossimo vertice della NATO si svolgera’ negli Stati Uniti nel 2012 e acconsentira’ all’Alleanza di continuare quanto avviato in Portogallo, soprattutto per quanto riguarda le riforme della NATO e il processo di transizione in Afghanistan. Tutti i presenti hanno concordato il transito civile della NATO attraverso la Russia verso l’Afghanistan. Ma il presidente russo Medvedev ha individuato anche le differenze rimaste tra NATO e Russia, soprattutto relative ai due nuovi stati nel Caucaso creati nel 2008, l’Ossetia meridionale e l’Abkhazia. Medvedev spera che il Senato americano approvera’ il nuovo accordo START. “La Russia rispondera’ in base a quello che verra’ decisio negli Stati Uniti, ma speriamo che vincera’ la ragione” ha detto Medvedev. Per quanto riguarda l’Iran e possibili minacce alla sicurezza provenienti da questo paese, il presidente russo ha detto che l’Iran e’ uno stato sovrano che ha il diritto di utilizzare l’energia nucleare per ragioni pacifiche, mentre lo scudo antimissile e le minacce verso la NATO sono questioni dell’Alleanza nella quale il presidente Medvedev non vuole interferire.

Annunciando che si rechera’ personalmente in Afghanistan per visitare i soldati croati in missione in questo paese, a ritorno da Lisbona, il presidente Josipovic ha scritto un articolo per il quotidiano croato ‘Vecernji list’. Secondo Josipovic, il nuovo concetto strategico approvato a Lisbona potrebbe chiamarsi anche “NATO – un contributo alla pace e sicurezza del 21-esimo secolo”. Questo titolo sarebbe sicuramente piu’ attraente e illustrativo per i cittadini, e’ dell’opinione il presidente croato. “Ho l’impressione che la NATO si sta aprendo e che vuole rimuovere al massimo alcuni ostacloli che vi esistono, in particolare quelli che vedono l’Alleanza come un reliquia della guerra fredda che nel mondo contemporaneo non dovrebbe piu’ esistere. Nel futuro, la NATO vuole impegnarsi maggiormente ad ostacolare i conflitti piuttosto che cercare le loro soluzioni. Al tempo stesso, l’Alleanza e’ pronta a collaborare con un cerchio piu’ vasto di stati, piu’ vasto del territorio euroatlantico che e’ stata la zona tradizionale della collaborazione, scrive Josipovic. Considerando la situazione in Afghanista, la NATO ribadisce il suo impegno di garantire pace e sviluppo democratico. “Anche se in Afghanistan ci sono stati successi e cadute, oggi si e’ arrivati al punto in cui possiamo prendere la decisione di iniziare il trasferimento della responsabilita’ per la sicurezza all’esercito e alla polizia afghani. Se non ci saranno maggiori sorprese, fino alla fine del 2014, l’intero paese dovrebbe essere nelle mani delle forze afghane e in questo senso, considerando le nostre possibilita’, la Croazia ha contribuito molto” sottolinea nel suo articolo il presidente croato. “Possiamo essere orgogliosi dei nostri rappresentanti militari e di polizia che hanno partecipato in questo processo. In un breve colloquio con il presidente Karzai, e’ stato rilevato il nostro contributo all’avanzamento del processo di pace” ha precisato il presidente croato. In coclusione, Josipovic afferma che sara’ interessante seguire fino al prossimo vertice negli Stati Uniti come si sviluperanno le singole questioni sollevate alla riunione di Lisbona. Se il segretario generale Rasmussen riuscira’ ad attuare le riforme della NATO nel modo in cui sono state iniziate? Se NATO e Russia sapranno utilizzare il momentum positivo ed alzare le loro relazioni ad un livello ancora piu’ alto? Come proseguira’ la transizione in Afghanistan e se la Croazia iniziera’ a preparare il ritiro dei suoi soldati a casa? Quanto riusciranno i singoli paesi della regione balcanica ad avvincinarsi all’inegresso nella NATO? “Se continueremo a lavorare nello spirito e nell’atmosfera di Lisbona, allora non ho nessun dubbio che le risposte a queste e moltre altre domande saranno positive” ha concluso il presidente della Croazia Ivo Josipovic.
                                                 

venerdì 26 novembre 2010

PASSAGGIO SPECIALE

Il sud est europeo e il nuovo "Concetto strategico" della Nato

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 24 novembre a Radio Radicale è stato dedicato alle conclusioni del vertice Nato tenutosi il 19 e 20 novembre a Lisbona: il nuovo "concetto strategico" dell'Alleanza atlantica, lo scudo antimissile, il ruolo della Turchia, l'integrazione dei Balcani occidentali.

Lo Speciale, realizzato come sempre con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile qui



oppure, insieme a tutti quelli precedenti, sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.
                                  

mercoledì 24 novembre 2010

NATO: LA MACEDONIA RESTA ALLA PORTA

Di solito si dice "nessuna notizia, buona notizia", ma per l'adesione della Macedonia alla NATO da Lisbona non è vanuta nessuna buona notizia. La storia è lunga: senza andare indetro nei secoli basta ricordare che dalla sua indipendenza, nel 1991, la Macedonia si vede bloccare l'apertura dei negoziati per l'adesione all'UE e alla NATO dalla Grecia che non vuole che l'ex repubblica jugoslava si chiami semplicemente Macedonia. Una soluzione temporanea fu trovata nel 1993 con il nome provvisorio di "Ex-repubblica jugoslava di Macedonia" (il cui acronimo anglofono suona come FYROM). In questo modo Skopje potè entrare alle Nazioni Unite e ad avviare i colloqui di pre-adesione con l'Unione Europea e la NATO. Tuttavia, diciannove anni dopo la sua indipendenza, la Macedonia rimane in attesa.
Potrebbe sembrare una questione di poco conto ma la contesa tra Skopje e Atene potrebbe mettere a rischio la stabilità del Paese e di tutti i Balcani. L'assenza di una soluzione duratura ha un impatto negativo sulla percezione esterna del Paese e sulla fiducia degli investitori esteri. Come il resto della regione, la Macedonia è stata colpita duramente dalla crisi economica. La ripresa economica resta fragile e il perdurare della crisi potrebbe compromettere l'attuazione delle riforme politiche necessarie per soddisfare i criteri di Copenaghen richiesti per l'ngresso nell'UE.
La situazione incoraggia anche il nazionalismo etnico e pregiudica la stabilità politica del Paese che conta una grande minoranza albanese, pari al 25% della popolazione totale (si ricordi che nel 2001 una insurrezione armata degli albanesi, bloccata rapidamente dalla comunità internazionale minacciò seriamente l'integrità della Macedonia e rischiò di far riesplodere i conflitti nella regione).
Solo la prospettiva di integrazione nell'Alleanza atlantica e nell'Unione Europea può tenere insieme le due comunità, mentre la mancanza di una data certa per l'apertura dei negoziati di adesione alla NATO e all'UE, potrebbe a lungo andare spingere i dirigenti albanesi a irrigidire la propria posizione con la richiesta di una maggiore autonomia o di una confederazione con i macedoni slavi o in ultima istanza, con la secessione dell'etnia albanese che avrebbe effetti incontrollabili sul resto delle aree a maggioranza albanese.
Il veto che la Grecia continua ad esercitare contro la Macedonia rischia quindi di far deragliare tutta la strategia della NATO e dell'Unione Europea per stabilizzare i Balcani. Il processo di allargamento e di integrazione è stato finora il principale strumento per assicurare la sostenibilità dell'integrazione della regione in Europa. Dopo l'indipendenza, la Macedonia ha fatto dell'adesione alla NATO e all'UE una priorità della sua politica internazionale. Dopo l'apertura di relazioni dirette tra Skopje e Bruxelles nel dicembre 1995, è venuto l'accordo di stabilizzazione ed associazione firmato nel 2001 e lo status di "paese candidato" concesso nel 2005. Allo stesso modo, la Macedonia è stata - dopo l'Albania - il primo paese della regione ad aderire al "Partenariato per la pace" nel 1995 e il Piano d'azione per l'integrazione nella NATO nel 1999. Tuttavia, a causa della regola dell'unanimità in materia di adesione, alla Macedonia non è stato permesso di avanzare nel processo di adesione auroatlantica. L'intransigenza greca ha finito per rimettere in discussione la credibilità delle strutture euro-atlantiche.
Una possibilità si è aperta con l'arrivo ad Atene del governo socialista di George Papandreou (che si è mostrato subito più disponibile del precedente esecutivo di centro-destra) e soprattutto con l'esplosione della crisi del debito del greco. L'assistenza finanziaria fornita dagli Stati membri dell'Unione Europea, offre l'opportunità di fare pressioni sul governo greco perché faccia alcune concessioni verso un compromesso accettabile dalle due parti. Ma nello stesso tempo, il raffreddamento del processo di allargamento e il resplodere della crisi a causa della situazione irlandese potrebbe costringere Bruxelles a tenere la questione in stand-by, così come la NATO ha al momento altre priorità sul tavolo da risolvere piuttosto che occuparsi del piccolo Paese balcanico.


Sull'argomento segnalo l'interessante articolo (in francese) di Loïc Poulain sul portale del Courrier des Balkans da cui ho tratto questo post e (sempre in francese) il dossier Macedonia/Grecia: l'interminabile conflitto del nome
                                                           
                               

martedì 13 aprile 2010

LE PROSPETTIVE EUROATLANTICHE DEI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 10 aprile a Radio Radicale. La visita dela sottosegretario di Stato Usa, James Steinberg, nei Balcani insieme al ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, presidente di turno dell’Ue, ed il ruolo della Croazia nella Nato.

Moratinos e Steinberg ottimisti dopo i colloqui a Sarajevo
Il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos a nome della presidenza spagnola dell’Ue e il vice segretario di Stato americano James Steinberg, nell’ambito di un suo mini tour balcanico, hanno incontrato mercoledi’ a Sarajevo i leader dei partiti politici in Bosnia Erzegovina nonche’ l’Alto rappresentante Valentin Inzko. Anche se non hanno ottenuto alcuna promessa concreta sull’attuazione delle riforme nel Paese, alla conclusione di una due giorni a Sarajevo, hanno sottolineato comunque di essere incoraggiati “con il clima positivo” in questi incontri. C’e’ da dire che tra i leader bosgnacchi, serbi e croati della BiH non c’e’ ancora sufficiente prontezza per un compromesso e accordo sull’attuazione delle riforme. Ma dopo gli incontri a Sarajevo, il ministro spagnolo Moratinos ha dichiarato che lui e il suo collega americano ripartono “con maggiore speranza e fiducia nel futuro della BiH”. Questa missione congiunta dei due dimpolatici euro-americani e’ stata qualificata dal ministro degli esteri spagnolo come una missione “di successo” anche se ha confermato che non ci sono stati accordi concreti tranne una prontezza generale di continuare le riforme dopo le prossime elezioni politiche in BiH che si terranno in ottobre.
“Dopo i colloqui con i leader della BiH sono convinto che le cose stanno andando nella direzione giusta” ha detto ottimisticamente Moratinos sottolineando che l’Ue e gli Stati Uniti continueranno ad impegnarsi congiuntamente affinche’ la BiH venga stimolata nel suo cammino verso le integrazioni euroatlantiche. Il vice segretario di stato americano, James Steinberg ha valutato che nonostante l’avvicinamento delle elezioni in BiH, l’avanzamento in alcuni settori e’ ancora possibile ed e’ per questo importante mandare messaggi positivi. “E’ importante che vi sia la prontezza (tra i leader politici) affinche’ dopo le elezioni ci sia un governo che muovera’ le cose in avanti” ha sottolineato Steinberg. Ha aggiunto che nessuno si illude per quanto riguarda la serieta’ dei problemi che gravano sulla BiH, ma che bisogna impegnarsi a cercare le soluzioni giuste. Il ministro degli esteri Moratinos ha confermato che nei primi di giugno si svolgera’ a Sarajevo una riunione ad alto livello sui Balcani occidentali che sara’ organizzata dall’Ue. Ha aggiunto di aspettarsi che in quella occasione si potranno annunciare anche “buone notizie” per i cittadini della BiH relative all’attesa liberalizzazione del regime di visti per i viaggi dei cittadini della BiH nei paesi dell’Ue.
“La situazione in BiH e’ preoccupante e le elezioni di ottobre rappresentano l’occasione perche’ questo trend sia cambiato” ha detto l’alto rappresentante Valentin Inzko dopo il suo incontro con Steinberg e Moratinos. Le misure concrete da intraprendere – ha detto Inzko – riguardano l’economia e generalmente le riforme che trasformeranno la BiH in un candidato affidabile per l’ingresso nell’Ue. Cio’ significa anche che i leader politici devono astenersi dal provocare artificialmente le tensioni, ha avvertito Inzko. C’e’ da dire che la Spagna ha recentemente promosso una iniziativa per firmare la dichiarazione sulle riforme costituzionali in BiH con la quale i leader politici del Paese si impegnerebbero a raggiungere un accordo sulla questione dopo le prossime elezioni. Nella cosidetta “Dichiarazione di Madrid” i leader bosniaci si impegnerebbero anche per l’acceleramento delle riforme. Le riforme costituzionali si baserebbero sui principi definiti e relativi all’orientamento verso l’Ue, l’adesione alla Nato e precedentemente al Piano di azione per l’adesione (MAP), preotezione dei diritti umani, liberta’ ecc.
Il vicesegretario di stato americano James Steinberg anche questa volta ha espresso sostegno da parte dell’amministrazione statunitense alla BiH nella sua via verso l’adesione alla Nato e Ue sottolineando che gli Stati Uniti vogliono essere partner nel superamento dei problemi in BiH. “Vista l’importanza di questo anno elettorale, invitiamo il Governo e i leade politici di lavorare insieme nell’interesse di tutti i cittadini della BiH” ha detto Steinberg. Come ricorda Alenko Zornija, giornalista del quotidiano croato ‘Vjesnik’, e’ stato proprio il vicesegretario di stato americano, verso la fine dell’anno scorso a promuovere insieme al ministro degli esteri svedese,
Carl Bildt l’iniziativa euro-americana per le riforme costituzionali e l’attuazione delle riforme in BiH. I colloqui si sono svolti alla base militare di Butmir nei pressi di Sarajevo e l’intero processo e’ stato chiamato “l’iniziativa di Butmir”. L’iniziativa, purtroppo, non ha portato risultati verso soluzioni concrete poiche’ i leader della BiH hanno respinto il prosposto pacchetto di riforme. Uno dei problemi principali in BiH e’ che i leader politici locali hanno posizioni del tutto diverse sul come dovrebbe essere il processo delle riforme costituzionali e l’attuzione delle riforme. In piu’, nemmeno la comunita’ internazionale non e’ unanime quando si tratta dell’approcio ai problemi che appesantiscono la BiH il che rende ancora piu’ difficile la loro soluzione. Tuttavia, scrive ‘Vjesnik’, i membri della Presidenza della BiH nel corso dei colloqui con Steinberg e Moratinos hanno confermato che gli obiettivi strategici della BiH restano l’adesione alla Nato e all’Ue. Hanno espresso anche insoddisfazione perche’ la BiH, nonostante abbia compiuto passi significativi, non ha ottenuto la MAP e si sono detti preoccupati a causa di un evidente scetticismo presente in BiH che riguarda l’ingresso nella Nato. I leader bosniaci hanno sottolineato che questo scetticismo e’ aumentato, sia per il fatto che la BiH non ha ottenuto la MAP, sia per il costante rinvio ad ottenerlo nonche’ a causa delle nuove condizioni che vengono poste alla BiH per l’adesione alla Nato.
Altrettanto importante il fatto che i diplomatici dell’Ue e Stati Uniti durante la loro visita a Sarajevo hanno commentato le recenti dichiarazioni che arrivano dalla Republika Srpska guidata dal premier Milorad Dodik a proposito di una possibilita’ della “pacifica dissoluzione” della BiH. Steinberg e Moratinos hanno concordato con l’Alto rappresentante della comunita’ internazionale e rappresentante speciale dell’Ue, Valentin Inzko che l’Accordo di Dayton non offre una tale possibilita’. “Queste affermazioni sono inaccettabili e devono cessare”, ha detto Inzko sottolineando che la BiH puo’ diventare membro dell’Ue e della Nato soltanto come uno stato unico e che altri opzioni non esistono.

Il vicesegretario di Stato americano Steinberg a Belgrado
Il Presidente della Serbia Boris Tadic che ha incontrato il vicesegretario di stato americano James Steinberg a Belgrado, seconda tappa del suo mini tour nei Balcani, successivamente a quella di Sarajevo, ha dichiarato che con il suo ospite statunitense ha concordato che sono infondate le informazioni che la BiH e sotto minaccia du una nuova guerra. “Non si tratta di guerra, la situazione si dramatizza, e non so con quale obiettivo. Bisogna identificare i problemi attraverso un dialogo razionale e democratico dei tre popoli” ha detto Tadic. Il capo dello Stato serbo ha parlato di colloqui amichevoli e aperti con il rappresentante americano e che questi colloqui hanno riguardato la situazione in BiH e in Kosovo. Ha ribadito che la Serbia ha i suoi interessi nazionali legittimi ai quali non rinucera’. Secondo le parole di Tadic, Steinberg non ha illustrato le posizioni statunitensi sulla questione Kosovo. A proposito della BiH, Tadic ha ribadito che la Serbia non appoggia nessun tipo di divisione del Paese e ritiene che questo metterebbe a repentaglio la stabilita’ regionale. “La Serbia resta fedele all’Accordo di Dayton il che implica che tutto quello che i tre popoli e le due entita’ concordano e’ accettabile anche per la Serbia ma non ci possono essere soluzioni imposte” ha rilevato Tadic. Il vicepresidente del governo serbo e ministro degli interni, nonche’ leader del Partito socialista della Serbia, Ivica Dacic ha trasmesso al vicesegretario dello stato americano Steinberg che la Serbia vuole una buona cooperazione con i rappresentanti della comunita’ internazionale in Kosovo, Kfor, Unmik ed Eulex poiche’ il suo obiettivo e’ il mantenimento della pace e garanzia di sicurezza di tutti i cittadini in Kosovo.
In connessione con la visita dell’alto funzionario statunitense a Belgrado, gli esperti politici americani valutano che le relazioni tra Stati Uniti e Serbia in questo momento sono stagnanti. Secondo Marko Papic, analista della prestigiosa Stratford, si puo’ valutare come positiva la possibilita’ che le due parti “concordino di non essere d’accordo su alcune questioni” come ad esempio sul Kosovo. L’esperto politico serbo afferma che le relazioni tra Belgrado e Washington si basano su diversi punti. Da una parte vi e’ l’appoggio statunitense agli sforzi del governo serbo di aderire all’Ue. Gli Stati Uniti sostengono anche un eventuale ingresso della Serbia nella Nato, se Belgrado una volta lo decidesse. Al contempo, Washington preme la Serbia di estradare i due rimanenti fuggitivi dell’Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic. Washington e’ pronta anche ad “evitare” la questione Kosovo nei colloqui con l’attuale governo di Belgrado, afferma l’esperto dell’agenzia Stratford.
Ma e’ stato propio James Steinberg prima del suo arrivo a Belgrado a dichiarare che uno dei temi importanti dei suoi incontri con i vertici serbi sara’ il Kosovo e ha ammesso che vi sono divergenze ma anche interessi comuni tra i due paesi. Dall’agenzia geopolitica americana Stratford valutano che tali dichiarazioni sono di “natura diplomatica”. Marko Papic aggiunge che “Il Kosovo e’ un conflitto che attualmente non ha soluzioni ed e’ sicuro che nemmeno Steinberg non potra’ farci nulla” . Ha ricordato che anche il vicepresidente americano Josef Biden e’ stato a Belgrado e Pristina ma da questa visita non e’ uscito fuori nulla. Le autorita’ di Belgrado, secondo Papic, attualmente sono piuttosto impegnate sulle integrazioni europee e nella lotta contro la crisi economica che sulla questione Kosovo.
Gli analisti americani della Stratford affermano di osservare con grande attenzione lo sviluppo della situazione nei Balcani occidentali, soprattutto dal punto di vista dell’influenza di altri stati su questa regione. E’ chiaro – dicono – che gli Stati Uniti non hanno un ruolo chiave in Serbia. Lo si vede, e’ dell’opinione Papic, dall’attenzione che Belgrado dedica alle relazioni con gli altri paesi, soprattutto la Russia ma anche la Turchia che e’ una potenza crescente e si inserisce sempre di piu’ nelle vicende balcaniche. “Mentre la competizione tra Turchia, Russia, Ue e Stati Uniti sta’ diventando sempre piu’ intensa nella regione balcanica, Serbia, BiH, Kosovo e altri paesi della regione possono diventare un campo di scacchi per le grandi potenze. Questo non e’ nell’interesse dei Balcani” spiega Marko Papic.

La Croazia tra gli undici Stati dell’Europa centrale a Praga con Obama
“L’invito a cena con il presidente americano Barack Obama significa che e’ stata riconosciuta la politica positiva croata verso i vicini e al tempo stesso e’ un sostegno alla Croazia nel suo cammino europeo” ha detto la premier croata Jadranka Kosor in vista della cena che si e’ svolta a Praga giovedi’ , offerta dal presidente statunitense ai capi di stato e governo degli 11 Paesi dell’Europa centro-orientale, membri della Nato. La Croazia e’ stata invitata a questo incontro per la prima volta, esattamente ad un anno dal suo ingresso nella Nato, e oltre alla primo ministro Kosor, alla cena c’erano i leader di Estonia, Lituania, Letonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Bulgaria e Romania. E’ indicativo, scrivono i media croati, che e’ stata invitata la Croazia in quanto ultimo aderente alla Nato, insieme all’Albania la quale non e’ stata invitata perche’ l’amministrazione americana ha ritenuto necessario discutere di questioni relative all’Europa centrale. Secondo le informazioni diplomatiche, la parte statunitense ha voluto sentire l’opinione croata sulla situazione in BiH, soprattutto la possibilita’ che questo Paese ottenga l’invito ad aderire al Piano di Azione (MAP) per l’ingresso nella Nato. La cena a Praga ha coinciso con l’arrivo di Obama nella capitale ceca per sottoscrivere con il presidente russo Dmitrij Medvedev il nuovo accordo START, dopodiche’ il presidente americano ha trascorso la serata per parlare con i leader dei paesi dell’Europa centrale con l’obbiettivo, si dice, di assicurare loro che il rafforzamento delle relazioni con la Russia non significa trascurare i loro interessi politici e di sicurezza. Per quanto riguarda i temi ‘al tavolo’, Jadranka Kosor a nome della Croazia ha parlato del sostegno del suo Paese in quanto membro della Nato e tra breve anche quello dell’Ue, ai paesi dell’Europa sudorientale, in particolare l’appoggio alla BiH. La premier croata ha detto che sarebbe bene che la BiH ottenga al piu’ presto la sua prospettiva verso la Nato, vale a dire il Piano di azione all’adesione – MAP, che non puo’ essere un premio bensi’ un insieme di obblighi per la BiH. Inoltre, la premier croata ha evidenziato l’accordo sul arbitrariato con la Slovenia in quanto un buon esempio del come si possono risolvere le questioni aperte con i paesi vicini. C’e da dire che per quanto riguarda i vertici croati, finora con il presidente Obama si sono incontrati l’ex presidente Stjepan Mesic e l’ex premier Ivo Sanader, tutti e due al summit della Nato l’anno scorso quando la Croazia e’ diventata ufficialmente membro a pieno titolo dell’Alleanza nordatlantica.

domenica 4 aprile 2010

PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è in onda il sabato alle 22,30
su Radio Radicale

Il tema centrale della puntata del 3 aprile 2010 riguarda l'integrazione euro-atlantica dei Balcani occidentali, la pacificazione e stabilizzazione della regione ed il suo sviluppo economico e sociale. La Croazia fa un bilancio del suo primo anno nella Nato e il presidente Josipovic punta al passo successivo, l'adesione all'Ue. La Serbia comincia a fare i conti con il passato e attende un risposta alla richiesta di ottenere lo status di candidato all'adesione. L'Albania ha ultimato il questionario della Commissione Europea ma sul suo percorso di adesione pesa la complicata situazione politica interna. L'imminente la visita del sottosegretario di Stato Usa nei Balcani. Il rimpasto del governo in Kosovo e l'apertura di "Casa Europa" a Kosovska Mitrovica. In apertura il voto con cui il parlamento serbo ha approvato la risoluzione di condanna del massacro di Srebrenica e la collaborazione della Serbia con il Tribunale Internazionale. Nell'ultima parte un'intervista di Bibi David sulla presenza islamica in Grecia.

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura.

Tutte le puntate di Passaggio a Sud Est e dello Speciale sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.

sabato 27 marzo 2010

UNDICI ANNI FA LE BOMBE NATO SU BELGRADO

Sonja Biserko
"L'intervento Nato? Lo abbiamo visto arrivare in modo chiaro, non era questione di essere a favore o essere contro: era inevitabile. Per me lo shock vero fu la guerra in Slovenia, quella alla fine più breve e innocua, ma per la nostra generazione fu il vero colpo. Dopo ci fu la Croazia, la Bosnia, il Kosovo... si trattò per noi solo di assistere ad un'escalation che portò all'intervento della Nato".
Il 24 marzo del 1999 iniziavano i bombardamenti della Nato sulla Serbia che posero fine alla guerra del Kosovo. Undici anni dopo trovo molto utile rileggersi l'intervista di Lucia Manzotti a Sonja Biserko pubblicata un anno fa su Osservatorio Balcani e Caucaso a proposito dell'inevitabilità dell'intervento, non esente per altro da limiti ed errori.
Sonja Biserko è la presidente dell'Helsinki Committee for Human Rights di Belgrado. Per le sue posizioni anti-nazionaliste, insieme ad altri attivisti dei diritti umani viene periodicamente accusata dai revanchisti turboserbi di essere una traditrice del popolo. Ma anche molti altri suoi connazionali (e non solo) mal sopportano le sue argomentazioni.
Mentre i Balcani sembrano essersi finalmente avviati sulla strada della ricerca lunga e faticosa, di un futuro comune che chiuda definitivamente la stagione delle guerre e dell'odio etnico, mi pare molto interessante rileggere le sue considerazioni sui bombardamenti di dieci anni fa