giovedì 10 gennaio 2013

LA CROAZIA ALLE PORTE DELL'UE

di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Il tema dell'anno per la Croazia, l'ingresso nell'Ue previsto per il prossimo 1 luglio, non sara' sicuramente soltanto un tema di particolare interesse, bensi' uno degli eventi che sicuramente segnera' l'anno che abbiamo appena iniziato. Il vicepresidente del governo croato, incaricato per la politica interna, estera ed europea, Neven Mimica, gia' ministro delle integrazioni europee ha dichiarato che siamo giunti definitivamente alle porte dell'Ue che non sono chiuse. Secondo la sua opinione esistono diverse ragioni per credere che la Slovenia ratifichera' l'accordo di adesione croato affinche' il Paese possa aderire come previsto il primo luglio di quest'anno. "Abbiamo ancora tempo, non molto, ma ce l'abbiamo, per poter argomentare fin in fondo tutto quello che e' legato alla conclusione del processo di ratifica in Slovenia. Vale a dire argomentare sia bilateralmente che nella cornice europea che la Croazia ha fatto praticamente tutto il necessario e che gli argomenti che forse potrebbero essere contro la ratifica in Slovenia non esistono", ha sottolineato Mimica.

Il vicepresidente del governo croato ha ricordato che sono ancora sette gli stati membri dell'Ue che devono ratificare l'accordo croato, ma ha rilevato che la Slovenia e' appunto il paese che ha le richieste piu' ferme e piu' concrete, ovvero i meccanismi piu' concreti con i quali potrebbe influenzare la dinamica e il processo dell'accordo di adesione croato nonostante gli argomenti e le ragioni non siano collegati con il contenuto della legislazione europea e gli obblighi che la Croazia ha accettato nel suo accordo di adesione. Ricordando il cammino della Croazia verso l'Ue, Mimica ha detto che molto e' accaduto diversamente da quello che avevamo pianificato ma ha aggiunto che oggi siamo arrivati decisamente davanti alle porte europee. In una intervista alla radio statale croata, Mimica ha avvertito i cittadini della Croazia che quest'anno sara' difficile poiche' toccheremo il fondo ed i punti piu' bassi del crollo economico ma sara' anche un anno in cui i cittadini potranno sentire che, dopo aver toccato il fondo, vi e' anche l'innalzamento e un miglioramento della situazione.

Con il titolo "La Croazia offre aiuto per i negoziati" le agenzie serbe fanno riferimento alle dichiarazioni della vicepremier e ministro degli affari esteri ed europei croata Vesna Pusić. La ministro Pusić ha valutato che l'ingresso della Croazia nell'Ue avra' un effetto di stabilizzazione sui paesi della regione, vale a dire dell'Europa sudorientale. Per il bollettino Europlus, edito dalla Direzione per le integrazioni europee della Bosnia Erzegovina, Pusić ha detto che tutti i paesi della regione dovrebbero tener conto dei pregi che porta l'adesione all'Ue. "Alla fine non e' importante quanto duri il processo di adesione bensi' quale trasformazione viene attuata nella societa'. Tutti i paesi della regione hanno davanti a se il futuro europeo, sta a loro ad accettarlo ed utilizzarlo", ha valutato Vesna Pusić. La capo della diplomazia croata ha spiegato che la Croazia attraverso il Centro di eccellenza, grazie al quale trasmette le esperienze e le conoscenze nel processo di allargamento, puo' offrire una specie di manuale per i Paesi della regione relativo alle esperienze del processo negoziale con l'Ue: "Siccome abbiamo un prodotto che non ha nessuno, crediamo che sia molto importante condividerlo con i paesi della regione poiche' e' nel nostro piu' profondo interesse nazionale e statale avere una regione stabile e prospera". La ministro croata ha ricordato che nel processo dei negoziati con l'Ue alla Croazia si e' richiesto piu' che a qualsiasi altro paese aderente all'Ue, incluso il capitolo sulla giustizia, che pero' e' stato molto utile per la Croazia.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 10 gennaio. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

martedì 8 gennaio 2013

BELGRADO PREPARA IL SUO PIANO PER IL NORD DEL KOSOVO

No all'indipendenza, larghissima autonomia, proseguimento del dialogo con Pristina, tutela dei diritti della minoranza serba delle enclave

Il governo serbo sta definendo il piano per una soluzione della questione del Nord del Kosovo, dove la popolazione serba, che qui è in maggioranza, rimane fedele a Belgrado e dopo l'indipendenza proclamata unilateralmente dagli albanesi nel 2008, continua a rifiutare di riconoscere l'autorità di Pristina. La riunione tra l'esecutivo e il presidente serbo, Tomislav Nikolic, inizialmente convocata per oggi, è stata rimandata a domani. Al momento non è ancora nota alcuna versione ufficiale del piano contenente le proposte della Serbia, ma in base alle indiscrezioni che circolano, Belgrado punterebbe ad ottenere un'amplissima autonomia per il territorio conteso, simile a quella di cui gode la Repubblica Srpska, l'entità serba in Bosnia Erzegovina costituita nel 1995 in base agli accordi di pace di Dayton.

Una volta concordato a livello presidenziale e governativo, il testo passerà all'esame del parlamento, presumibilmente entro venerdì prossimo. La stampa serba ha anticipato alcuni punti fondamentali che dovrebbero essere inclusi nella risoluzione che sarà inviata al parlamento. Secondo queste anticipazioni il documento ribadirebbe il rifiuto di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ma con il contestuale proseguimento del dialogo con Pristina i cui effetti positivi devono tradursi nell'avanzamento del processo di integrazione europea di Belgrado, la definizione dello status del Nord del Kosovo e la garanzia della tutela dei diritti individuali e collettivi per i serbi che vivono nelle enclave sparse nel Kosovo centrale e meridionale.

Il parlamento dovrebbe approvare il testo definitivo entro il 17 gennaio, data nella quale è fissato a Bruxelles un nuovo colloquio tra il premier serbo, Ivica Dacic, e quello kosovaro, Hashim Thaci, nell'ambito del dialogo ad alto livello mediato personalmente dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. L'intenzione del capo di Stato serbo è di arrivare all'appuntamento forte di una risoluzione approvata dal parlamento, dove il testo dovrebbe contare, secondo le previsioni, anche sul voto favorevole del Partito democratico all'opposizione. "La piattaforma rappresenta ciò che la Serbia può ottenere oggi. Oltre, ovviamente, non si può andare, ma nemmeno al di sotto se abbiamo onore e dignità", ha dichiarato il presidente Nikolic.


TURCHIA: IL PREDICATORE GULEN APPROVA LA TRATTATIVA DI ERDOGAN CON IL PKK

Fetullah Gulen, il filosofo islamico turco che da anni vive in autoesilio negli Stati Uniti, ma che è sempre molto influente nella politica turca al punto da essere considerato da molti l'eminenza grigia del governo Erdogan, ha dato la sua approvazione alla trattativa tra Ankara e il Partito dei lavoratori del Kurdistan che lotta per l'indipendenza curda. Lo riporta il sito Herkul.org, vicino al movimento guidato da Gulen. "La pace è bene e la generosità deriva dalla pace. Si può baciare la mano o il lembo della veste finché non si manca di rispetto all'orgoglio nazionale", ha affermato il filosofo durante un incontro con alcuni suoi seguaci aggiungendo che deve essere fatto tutto il necessario perché vengano cancellate le fratture del passato: "Non dovremmo permettere che il Paese venga diviso".

La scorsa settimana due deputati curdi e un avvocato hanno ricevuto il permesso di visitare Abdullah Ocalan, fondatore del Pkk, detenuto nel carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali, in mezzo al Mar di Marmara, dove sta scontando l'ergastolo. Il ministro della Giustizia, Sadullah Ergin, ha confermato l'autorizzazione alle visite, aggiungendo che ce ne saranno altre in futuro, ma sottolineando che "questo processo non continuerà se se ne abuserà". Il Bdp, il partito della minoranza curda rappresentato in parlamento, sta cercando, senza però grandi successi fino a questo momento, di fare inserire il riconoscimento della minoranza nella nuova Costituzione, che avrebbe dovuto vedere al luce entro il 2012.

Il Pkk lotta dal 1984 per la creazione di uno Stato curdo indipendente: una guerra che fino ad oggi ha provocato circa 45mila vittime. Le ultime oggi: almeno 12 guerriglieri del Pkk sono rimasti uccisi nel sudest del Paese nello scontro con i militari turchi che hanno subito un morto e alcuni feriti. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Dogan, i combattimenti sono iniziati quando un gruppo di guerriglieri, che sarebbero penetrati nella notte in territorio turco dal nord dell'Iraq, ha tentato di assaltare una stazione di polizia nei pressi della città di Cukurca, nella provincia di Hakkari, provocando la reazione delle forze di sicurezza.


mercoledì 2 gennaio 2013

TRA LA SERBIA E L'UNIONE EUROPEA C'E' SEMPRE DI MEZZO IL KOSOVO

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
Il capo della delegazione dell'Ue in Serbia, Vensen Deger, ha valutato che il 2012 e' stato un buon anno per quanto riguarda le relazioni tra l'Ue e la Serbia, a partire dal mese di marzo quando alla Serbia e' stato attribuito lo status di candidato all'adesione, in piu' sono stati compiuti passi importanti, ivi compresa la ripresa del dialogo tra Belgrado e Priština. Questo impegno e' gia' materializzato e ci sono state tre riunioni con la capo della diplomazia europa Cathrin Ashton e con il suo team a Bruxelles, ha precisato Deger salutando anche la prontezza e la buona volonta' del governo serbo nell'attuazione delle prossime indispensabili riforme. Secondo il rappresentante dell'Ue a Belgrado, dopo molta energia consumata nella campagna elettorale e l'intero processo elettorale in Serbia, si e' riusciti a collegare nel lavoro sulle questioni molto importanti e come esempio ha indicato il dialogo tra Belgrado e Priština. Degen ha fatto sapere inoltre che Bruxelles aiutera' finanziariamente gli aspetti tecnici del dialogo. A Belgrado, nei giorni scorsi, Degen ha firmato un accordo con il quale l'Ue e' pronta a stanziare 172 milioni di euro per i progetti che aiuteranno la Serbia ad attuare le riforme nei settori chiave, indispensabili per il suo processo di eurointegrazione.

Degen ha precisato che l'aiuto e' indirizzato alla modernizzazione dello stato e dell'amministrazione, ad alzare il tenore di vita e per la costruzione dell'infrastruttura e questo riguarda tutte le citta' della Serbia. Il capo della delegazione dell'Ue ha ricordato che l'Ue ha stanziato per la Serbia quest'anno 202 milioni di euro, di cui maggiormente per la transizione e per le infrastrutture. Il ministro della giustizia serba, Nikola Selaković ha valutato da parte sua che l'aiuto europeo testimonia l'appoggio dell'Ue alla Serbia relativo alla costruzione di una giustizia indipendente, efficace e responsabile e ha sottolineato che il 30 percento del finanziamento previsto dall'accordo e' destinato alla riforma della giustizia e dell'amministrazione pubblica. Il ministro serbo ha rilevato che il suo dicastero ha tre obbiettivi: lotta alla corruzione e criminalita' organizzata, una giustizia piu' efficace ed indipendente nonche' un'amministrazione pubblica piu' moderna. Il direttore dell'Ufficio del governo serbo per le integrazioni europee, Milan Pajević, che settimana scorsa a Belgrado ha sottoscritto l'accordo, ha detto che lo stato aggiungera' ai fondi europei 27 milioni di euro e che un totale di 199 milioni di euro verranno spesi in 13 progetti.

Intanto Washington e Bruxelles in questo momento non si pronunciano ancora con una posizione ufficiale relativa alla piattaforma sul Kosovo offerta dal presidente della Serbia Tomislav Nikolić che pero' non e' stata nemmeno presentata ufficialmente dal governo serbo. Secondo il quotidiano di Belgrado 'Blic', si viene pero' a sapere ufficiosamente che le reazioni di Washington e Bruxelles sono molto negative e sempre in forma ufficiosa che ne sono a conoscenza anche i vertici serbi. 'Blic' scrive che le fonti vicine alla diplomazia avvertono che gli Stati Uniti e l'Ue esprimeranno la loro posizione solo dopo consultazioni congiunte ma prima pero' tenteranno di influenzare i partner serbi a cambiare le parti piu' significative della Piattaforma che riguardano l'esercito e la polizia. Se si sa che i leader degli stati membri dell'Ue hanno appoggiato il dialogo tra i premier serbo e kosovaro, l'istituzione della gestione integrata dei valichi di confine e come priorita' avevano esposto la richiesta di smantellare le infrastrutture giuridiche, militari e di polizia che la Serbia ha al nord del Kosovo, e' chiaro che il documento proposto dal presidente Nikolić e' in pieno contrasto con i principi fondamentali per i quali si impegna l'Ue.

Va detto anche che il premier serbo Ivica Dačić che alla riunione con tutti i vertici statali si e' detto d'accordo con la piattaforma, manda adesso messaggi sempre piu' aperti che questo documento non deve ostacolare il proseguimento del dialogo e che bisogna rispettare la realta'. "La piattaforma non e' la sacra lettera e qualcosa che si deve attuare ma si conducono colloqui aperti. Non e' nostro obiettivo emanare documenti che poi non sono realizzabili" ha detto Dačić ai giornalisti e ha aggiunto che "esistono diverse opinioni ed idee sul modo di come affrontare la soluzione pratica dei problemi tra cui anche quello delle istituzioni parallele in Kosovo". Il premier serbo ha detto che dall'altra parte si pone la domanda se attualmente sia reale parlare di una soluzione permanente della questione kosovara. Dačić ha ricordato che il prossimo 10 gennaio continua il dialogo dei gruppi tecnici mentre il 17 gennaio si dovrebbe continuare il dialogo tra lui ed il premier del Kosovo Hashim Thaci e l'alta rappresentante dell'Ue Catherine Ashton. Uno dei temi nei prossimi sei mesi, ha precisato Dačić, saranno le istituzioni parallele, vale a dire se si tratta di istituzioni della Serbia o dei serbi in Kosovo.

L'integrazione europea comporta anche le buone relazioni con i vicini e particolarmente stabilita' nella regione balcanica. In questo senso il premier serbo Ivica Dačić ha valutato in questi giorni che la collaborazione regionale della Serbia non e' mai stata migliore, ma ha sottolineato che "esiste il problema con la Croazia" e ha suggerito che qualcosa deve essere cambiato su questo piano. Dačić ha detto che bisogna fare qualcosa ed ostacolare che questo ghiaccio diventi cosi' grosso da non poter essere facilmente sciolto. Nonostante tutte le diversita' e diverse posizioni, le relazioni tra Serbia e Croazia devono esistere, ha rilevato Dačić. Ha ricordato che il presidente della Serbia Tomislav Nikolić e' stato in visita in Macedonia, Ungheria e Grecia mentre Dačić ha visitato la BiH e la Slovenia e c'e' l'iniziativa che si realizzi un incontro tra il premier croato Zoran Milanović e quello serbo. Va detto che simili dichiarazioni del premier serbo risalgono allo scorso novembre, dopo il suo incontro con il rappresentante dell'amministrazione americana Philip Reeker quando ha detto che "bisogna sciogliere il ghiaccio" e trovare una soluzione per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Zagabria.

[*] Il teso è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in ondail27 gennaio a Radio Radicale.


LA CROAZIA E L'UE: IL TRAGUARDO E' SICURO, MA LA STRADA NON E' ANCORA RETTILINEA

Di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale
L'Irlanda, prossima presidenza dell'Ue ha presentato a Bruxelles le priorita' del suo semestre che inizia dal 1 gennaio 2013. Per la Croazia si tratta di un periodo particolarmente importante e cruciale per quanto riguarda le mancanti ratifiche dell'accordo di adesione affinche' possa essere garantito l'ingresso di Zagabria nell'Ue il primo luglio 2013. L'Irlanda e' convinta che il processo di ratifica si concludera' senza difficolta' nonostante l'attuale contenzioso croato-sloveno relativo alla Ljubljanska banka. "Qualsiasi questione tra la Slovenia e la Croazia deve essere risolta bilateralmente. Noi appoggeremo, naturalmente, questo processo ma la questione non pou' trovarsli sulla via dell'adesione croata" ha detto la ministro per le questioni europee irlandese, Lucinda Creighton. Intanto, settimana scorsa, il parlamento finlandese ha ratificato l'accordo di adesione della Croazia all'Ue e cosi' la Finlanda e' diventata il ventesimo paese ad aver ratificato l'accordo croato. Mancano ancora: Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Danimarca, Olanda e Slovenia.

In vista del vertice dell'Ue, svoltosi il 13 e 14 dicembre, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, rivolgendosi al Bundestag, ha invocato il blocco del processo di allargamento dell'Ue. Merkel ha detto che molto probabilmente il prossimo luglio si augurera' il benvenuto alla Croazia come 28-esimo stato membro dell'Ue. "Ma in questo momento non inizieremo i negoziati di adesione con altri paesi. Secondo il nostro parere, i tempi non sono ancora maturi" ha detto la cancielliera tedesca nel suo intervento al Budestag. Merkel ha spiegato ai deputati tedeschi che sono sucessi dei cambiamenti: per quanto riguarda la concorrenza economica e di mercato, oggi si guarda con maggiore attenzione rispetto a prima. Al tempo stesso, si fanno verifiche piu' profonde quando si tratta di candidati all'ingresso nell'Ue. Secondo Merkel questo e' giusto e indispensabile affinche' si possa "vivere in base ai valori ed agli standard europei". Va ricordato che l'Unione cristiano-democratica (CDU), guidata da Angela Merkel, finora si e' impegnata diverse volte per fermare il processo di allargamento dell'Ue con eccezione della Croazia. Negli ultimi mesi, rappresentanti di spicco della CDU, ma anche altri partiti parlamentari tedeschi, hanno avvertito la Croazia che la condizione per ratificare l'accordo di adesione, di cui il Budestag dovrebbe decidere la prossima primavera, e' l'adempimento dei compiti che la Commissione europea ha posto davanti alla Croazia.

Al tradizionale ricevimento in vista delle feste natalizie e di fine anno, il presidente croato Ivo Josipović ha invocato un anno che possa "offrire ottimismo sul rafforzamento della Croazia come stato democratico e stato di diritti umani, uguaglianza nazionale, liberta' religiose e stato di uguali opportunita', vale a dire – di costruire uno stato sociale e giusto". Josipović si e' detto convinto che la Croazia ha la forza di affrontare tutti i problemi e risolverli. In questo contesto, il capo dello stato croato ha invitato ad essere uniti ed ottimisti rivolgendosi particolarmente al potere esecutivo e appellandosi all'attuazione delle misure per lo sviluppo economico. "Senza lo sviluppo economico, l'esercito di disoccupati ed affamati sara' sempre piu' grande e la disperazione della gente che non vede la propria prospettiva aumentera' altrettanto" ha avvertito Ivo Josipović. "Compiamo lo sforzo decisivo per spingere l'economia, togliamo l'ingiustizia provocata dalla crisi economica a volte anche dal mal fuzionamento dello stato e delle istituzioni, della giustizia e dall'assenza dei principi morali ed etici nei servizi pubblici, nella politica ed economia" e' l'appello di Josipović. L'avvenire, ha valutato il presidente croato, deve rappresentare una svolta che sara' possibile grazie all'ingresso della Croazia nell'Ue. Per Josipović, l'adesione all'Ue e' "una occasione enorme che dobbiamo sfruttare ma anche una sfida generazionale che in gran misura incidera' sul futuro della Croazia". Il Presidente si e' detto credulo che "la Croazia sara' uno stato europeo di successo e i suoi cittadini degli europei di successo". In questo senso, il presidente croato e' stato categorico indicando che "la politica non puo' essere un gioco di potere degli individui e dei partiti, nonostante chi si trovi al potere e chi all'opposizione... la Croazia e' stufa della politica a quattro soldi, degli spin mediatici e contrapposizioni inutili". Ha chiamato al proseguimento della lotta contro la corruzione in quanto il piu' grande male della societa' democratica, il piu' grande male dell'economia e ostacolo allo sviluppo.

Nei giorni prima di Natale, si e' compiuto anche il primo anno del governo croato guidato dal socialdemocratico Zoran Milanović. Un anno molto difficile in cui i cittadini hanno dovuto affrontare le misure antipopolari per far fronte alla traumatica crisi economica e finanziaria. Ricordiamolo, poco piu' di un anno fa, il Partito socialdemocratico insieme ai partner di coalizione ha vinto clamorosamente dopo otto anni di governo dell'Unione democratica croata (HDZ) che alla fine e' stato segnato da numerosi scandali di corruzione il cui esito e' il crollo economico. Nonostante le critiche e l'attuale insoddisfazione dei cittadini croati, alcuni risultati sono visibili. Tuttavia, dopo un anno di governo, i cittadini hanno dato un voto molto modesto all'esecutivo di Zoran Milanović, appena un 2,4 (considerando che il massimo voto e' 5) e perfino il 65% dei cittadini, secondo i sondaggi, ritengono che il Governo conduce il Paese nella direzione sbagliata.
Ospite alla televisione statale, il premier Milanović ha rilevato che "l'ordine adesso e' maggiore rispetto ad un anno fa... Abbiamo promesso lavoro e ordine. Ordine non vi e' stato mentre il lavoro e' il problema cruciale, troppo poca gente lavora. Dobbiamo assicurare il lavoro" ha sottolinato Milanović. Sull'eventuale accordo con il FMI, Milanović ha detto che l'FMI e' generalmente una scuasa per quelli che sono stati incapaci nel modo regolare. "Per la prima volta abbiamo diminuito le tasse alle imprese, stiamo mettendo ordine, stiamo riempiendo il bilancio sopra le aspettative, vogliamo che gli uomini d'affari arrivino in Croazia consapevoli che qui si puo' guadagnare" ha difeso il suo primo anno di governo Zoran Milanović.

Ricordiamo inoltre,in occasione di questa puntata in cui vogliamo fare una specie di resoconto del processo di allargamento europeo, i cittadini della Croazia, poco meno di un anno fa, esattamente il 22 gennaio 2012 si sono pronunciati al referendum e hanno scelto l'Unione Europea e l'ingresso del loro Paese nell'Ue. Come sottolineano i media croati, e' iniziato bene continuato un po' meno bene, visto che allo stato attuale siamo ancora in attesa di 7 ratifiche dei sette rispettivi paesi dell'Ue.

[*] Il teso è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in ondail 27 gennaio a Radio Radicale.

 

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale il 27 dicembre 2012. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

martedì 25 dicembre 2012

AUGURI A TUTTI


Un altro anno faticoso e difficile sta per finire. Continuiamo a sperare che il prossimo, se proprio non ci porterà tutto quello che desideriamo, almeno sia un po' più sereno. Almeno è quello che vi auguriamo di tutto cuore.

Buone feste e felice anno nuovo



Happy new year
Heureuse nouvelle année
Feliz ano nuevo
Glückliches neues Jahr
Gezuar vitin e ri
Sretna nova godina
Srecno novo leto
Stastliva nova godina
Yeni yiliniz kutlu olsun
Srekna nova godina
An nou fericit
Sala we ya nu piroz be
Sena l-gdida kuntenti
Shnorhavor nor tari
Yeni iliniz mubarek
Chestita nova godina
Kalí hroniá
Bangi vasilica baxt
Shana tova
A gut yohr

Passaggio a Sud Est si prende qualche giorno di riposo. Torneremo on-line dal 7 gennaio 2013. Su Radio Radicale torneremo in onda a partire dal 11 gennaio. A presto.


giovedì 20 dicembre 2012

QUALE POLITICA DELLA SERBIA VERSO L'UNIONE EUROPEA?

Di Marina Szikora [*] 
La Serbia ha bisogno di una politica unica e stabile affinche' possa avanzare verso l'Unione Europea proteggendo pero' i propri interessi nazionali: lo ha detto il premier serbo Ivica Dačić da Bruxelles. Il dialogo tra Belgrado e Priština, i nuovi passi ed altri problemi nella realizzazione dell'accordo sulla comune amministrazione dei confini sono stati tra i temi di colloquio tra il capo della diplomazia europea, Catherine Aschton, ed il premier serbo la settimana scorsa a Bruxelles, scrivono i media serbi. La posizione della Serbia e' che fino al proseguimento del dialogo con Priština sulla questione doganale si deve attuare l'accordo raggiunto durante l'ultima tappa dei colloqui tra Belgrado e Priština, vale a dire che non ci siano i pagamenti doganali per la merce che si trasporta al nord del Kosovo. Dačić ha precisato che la Serbia insiste affinche' fino al 10 gennaio prossimo, quando proseguiranno i colloqui sulle tassi doganali e la decisione a chi andranno gli importi, non ci siano le tassi doganali per la mercie destinata al nord del Kosovo. "Devo dire che sono molto soddisfatto di come si discute sulla Serbia oggi a Bruxelles. Penso che la Serbia non ha mai avuto un tono piu' adeguato quando si parla del nostro Paese. Si e' aperta una possibilita' reale che la Serbia nei prossimi sei mesi, in base al parere che verra' espresso il prossimo marzo, inizi i negoziati di adesione all'Ue", ha detto Dačić. Secondo le sue parole, davanti alla Serbia vi e' una grande possibilita', ma se essa non viene sfruttata potrebbe seguire un blocco piuttosto lungo del cammino europeo della Serbia. Per tal motivo, Dačić invoca una politica unica e stabile che significa proseguire il cammino europeo, ma al tempo stesso proteggere gli interessi nazionali e statali.

Intanto, il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schultz, sottolinea che il nuovo governo della Serbia sta facendo molto affinche' siano evitate le tensioni relative alla questione Kosovo e questo merita riconoscimento, scrive il giornale serbo 'Večernje novosti'. Il presidente del PE rileva che le condizioni per l'ingresso della Serbia all'Ue sono definite chiaramente e sottolinea che adesso bisogna aspettare la prossima valutazione della Commissione europea prevista per la prossima primavera. Schultz valuta che il prossimo giugno, come un termine per iniziare i negoziati, non e' un obbiettivo impossibile. "Gia' in base all'ultima visita di Angela Merkel a Belgrado si poteva vedere che la Germania resta molto scettica per quanto riguarda l'avanzamento della Serbia. Naturalmente, vi e' il ruolo delle relazioni tra la Serbia ed il Kosovo. Secondo la mia opinione, il governo della Serbia non ha contribuito a maggiori tensioni. Ritengo che questo bisogna sottolinearlo", ha precisato Martin Schultz a 'Večernje novosti' e ha ammesso di essere stato anche lui all'inizio molto scettico a proposito del nuovo presidente Tomislav Nikolić e del nuovo governo serbo. Adesso pero', il presidente del PE ammette di essersi sbagliato. L'attuale governo tedesco continua pero' ad essere sospettoso, spiega Schultz, ma per quanto lo riguarda si aspetta il prossimo rapporto della Commissione europea sull'avanzamento e il rapporto del PE. Schultz rileva che adesso davanti alla Serbia vi e' un ruolo importante: essa puo' essere un fattore di stabilita' nella regione balcanica. Il ridimensionamento delle tensioni tra Kosovo e Serbia e' sempre un contributo in piu' a questo obbiettivo. Tuttavia, avverte il presidente del PE, le relazioni tra i due paesi restano estremamente delicate e difficili e ogni passo e ogni parola pronunciata rappresentano un rischio.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.


SERBIA: IL GOVERNO PROMETTE LOTTA ALLA CORRUZIONE SENZA RIGUARDI PER GLI INTOCCABILI

Il vicepremier serbo Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora [*]
Il vicepremier serbo, Aleksandar Vučić, ha annunciato che nelle prossime settimane si vedra' e si capira' meglio che il Partito Democratico, l'ex partito di governo, "ha saccheggiato ed impoverito" la Serbia. Non esistono persone intoccabili e piu' forti della legge, ha rilevato Vučić in una intervista per l'emittente B92 aggiungendo di aver messo davanti al giudizio pubblico la sua intera carriera. Al centro delle indagini, ha annunciato il primo vicepremier serbo, si troveranno tra gli altri anche le persone che hanno decine e centinaia di milioni di euro. Per tale motivo questi si aspettano di rispondere all'attacco con "diverse campagne" ha detto Vučić spiegando che questa gente ha molti soldi e molti amici e per questo gli attacchi saranno sempre piu' forti e arriveranno da tutte le parti. Ma la lotta alla corruzione continuera' e questo sara' uno dei lavori piu' difficili in Serbia, collegato con molti rischi ma anche con la sfiducia dei cittadini viste le loro aspettative tradite nel passato, ha rilevato Vučić, presidente del Partito Serbo del Progresso. Si e' vantato del fatto che lui non e' comprabile da nessun politico o oligarca e non rinuncera' a perseguire i responsabili della corruzione.

Va detto che in questi giorni il Tribunale speciale serbo per la criminalita' organizzata ha deciso l'arresto e 30 giorni di stato di fermo per indagini al proprietario della Delta holding e uno dei serbi piu' ricchi e piu' potenti, Miroslav Mišković. Stesso destino per suo figlio Marko e altre cinque persone arrestate a causa di abusi e malversazioni nella privatizzazione delle ditte di trasporto e per appropriamento illegale di circa 30 milioni di euro. Il vicepremier serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che Mišković pagava certi politici mensilmente perfino di somme tra 30 e 50.000 euro ma non ha menzionato nessun nome. Ad una conferenza stampa, Vučić ha sottolineato che ci sono stati molti politici che senza dubbio e senza nasconderlo erano accanto a Mišković e non dalla parte dello stato e su queste basi attualmente sono in corso le indagini. Mišković accumulava il suo impero d'affari e la sua immensa ricchezza utilizzando la sua posizione privilegiata di cui godeva grazie ai suoi contatti con il regime di Slobodan Milošević, scrive il quotidiano serbo 'Blic'. 

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.