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venerdì 1 ottobre 2010

LA BOSNIA HA BISOGNO DI POLITICI E CITTADINI RESPONSABILI

di Marina Szikora (*)
Il testo è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 29 settembre a Radio Radicale dedicato alle elezioni del 3 ottobre in Bosnia Erzegovina

“E’ l’ultimo momento che la Bosnia Erzegovina inizi ad essere uno stato funzionante che al tempo stesso garantisce l’uguaglianza di tutti e tre popoli costituenti” ha detto in una intervista esclusiva pubblicata sabato scorso sul quotidiano “Dnevni avaz” il presidente croato, Ivo Josipovic. Ha aggiunto che forse si tratta di una tesi programmatica e generale che in questo momento tutti pronunciano, ma il come realizzarlo e’ soltanto un compito della gente in BiH ed e’ sbagliato aspettarsi che qualcuno dall’esterno trovi la formula giusta. “Spero che quelli che alle prossime elezioni saranno eletti dai cittadini della BiH a guidare il Paese comprendano che si tratta dell’occasione per un nuovo inizio, girato dal passato e indirizzato verso il futuro della BiH in Europa” ha detto Josipovic. Il presidente croato ha valutato che la situazione nell’intera regione e’ migliorata da quando gli Stati di quest’area hanno una comunicazione migliore e che e’ stato creato un partenariato che nel futuro dara’ risultati. La questione di maggiore qualita’ delle relazioni nella regione e’ anche una questione di sicurezza, ma altrettanto un fattore di ripresa economica e di sviluppo di ciascuno di questi paesi.

Per quanto riguarda le relazioni con la BiH, sia la Croazia che la Serbia devono lasciare la soluzione dei problemi in questo paese ai loro cittadini, e’ dell’opinione il presidente croato. “Imporre soluzioni non puo’ dare buoni risultati a lungo termine” ha sottolineato Josipovic e ha avvertito che e’ arrivato l’ultimo momento per cambiare certe relazioni e politiche. Inevitabile in questo senso e’ stato il commento sul comportamento del premier della Republika Srpska, Milorad Dodik e sulle sue sempre piu’ pesanti dichiarazioni relative alla secessione dell’entita’ serba in BiH nonche’ la sua negazione del genocidio di Srebrenica. Josipovic ha detto che alcune dichiarazioni del premier della RS, nonostante il contesto della retorica elettorale, lo preoccupano e rendono triste. “Il problema e’ che in politica, perfino in questa nostra politica balcanica, le parole pronunciate obbligano....una volta detta una dichiarazione sbagliata e’ come lo spirito che esce dalla bottiglia. E’ difficile farlo tornare indietro” ha detto il capo dello stato croato e ha ammonito: “Quello che dichiariamo, dovremmo pronunciare con maggiore responsabilita’. In una situazione cosi’ delicata come quella della BiH, tutti dovrebbero astenersi dalle parole che aprono le ferite degli altri popoli e cittadini. La questione della genocidita’ della tragedia di Srebrenica, dopo la sentenza della Corte internazionale di giustizia, per me non e’, non puo’ e non deve essere messa in questione. Srebrenica richiede soltanto una pieta’ umile davanti ai crimini monumentali e davanti al terrore delle vittime” ha detto Josipovic. Ma il presidente croato ha ricordato anche di aver avuto un incontro con il premier Dodik (durante il suo recente viaggio in BiH) in cui aveva udito dichiarazioni del tutto diverse che andavano a favore della BiH in quanto uno stato unico. Anche dichiarazioni a favore del ritorno della popolazione croata nella RS e la possibilita’ di una loro maggiore partecipazine alle elezioni. Ma ogni annunciamento di una politica che condurebbe alla destabilizzazione della BiH, destabilizza anche la regione, ha detto Josipovic.

L’Unione paneuropea, l’associazione sovranazionale istituita con l’intento di porre le basi per il conseguimento dell’unita’ politica ed economica dell’Europa, ritiene invece che per un cambiamento della preoccupante situazione di stallo in BiH vi e’ neccessario un forte e responsabile impegno dell’Ue. A tal proposito, l’associazione ha invitato i politici locali e quelli della comunita’ internazionale impegnata in BiH ad attuare le riforme costituzionali nel Paese che porterebbero ad una posizione uguale di tutti e tre popoli che compongono l’attuale BiH nonche’ ad un maggiore impegno nell’avvicinamento della BiH all’Ue e alla NATO. Nella dichiarazione approvata alla conferenza internazionale intitolata “Europa sudorientale davanti alle porte dell’Ue – le sfide per la BiH” che l’Unione paneuropea ha organizzato in questi giorni a Madjugorje, si afferma che le riforme costituzionali renderebbero il Paese piu’ giusto e autosostenibile nonche’ compatibile con le richieste del processo di adesione all’Ue. La comunita’ internazionale viene ritenuta co-responsabile della situazione in BiH poiche’ fu lei stessa a creare il Dayton e quindi ora si attende un suo maggiore impegno nelle riforme costituzionali”. La dichiarazione paneuropea invita gli elettori della BiH a recarsi in maggior numero possibile alle urne motivando loro ad elleggere i partiti ed i candidati che non sono corrotti e che sono di orientamento proeuropeo. I partecipanti a questa conferenza ritengono che l’Ufficio dell’alto rapresentante internazionale per la BiH dovrebbe ricorrere maggiormente alle sue competenze di Bonn che acconsentiscono di imporre leggi e di destituire i funzionari eletti. L’alto rappresentante, Valentin Inzko, altrettanto presente alla conferenza, ha detto che “i cittadini della BiH il prossimo 3 ottobre hanno la possibilita’ di utilizzare loro le competenze di Bonn e di eleggere i migliori politici”. Va detto che la conferenza paneuropea organizzata a Medjugorje ha riunito oltre 100 partecipanti di diversi paesi europei e oltre a Valentin Inzko, c’erano anche i parlamentari europei nonche’ rappresentanti delle organizzazioni paneuropee dalla Croazia, Italia, Ungheria, Germania, Svizzera, Francia, Austria, Serbia, Slovacchia e Macedonia.

L’inviato del ministero degli esteri tedesco per l’Europa sudorientale, Turchia e per l’Associazione europea per il libero commercio (EFTA), il conte Nikolaus Lambsdorf ha sottolineato che la situazione di stallo negli ultimi anni in BiH e’ deludente e ha come conseguenza il deterioramento del Paese rispetto ai vicini, soprattutto rispetto alla Croazia ma anche rispetto ad altri paesi dei Balcani occidentali. Ha aggiunto che l’Alto rappresentante della comunita’ internazionale a Sarajevo e’ arrivato ai limiti delle sue possibilita’. “Sin dall’inizio, la Germania era a favore della prospettiva di adesione all’Ue, sin dai tempi di Hans-Dietrich Genscher come ministro degli esteri che si impegno’ affinche’ gli stati della regione diventino stati indipendenti il che si e’ dimostrato come giusto. Giusta e’ stata anche la prospettiva europea e noi vediamo l’effetto attraente dell’Ue nei Balcani” ha rilevato il rappresentante tedesco. Lambsdorf ha detto che nei Balcani mancano molte cose, ma molto e’ stato anche raggiunto, soprattutto sul piano di stabilizzazione che non significa soltanto la fine delle guerre che Milosevic inizio’ quattro volte, bensi’ la stabilizzazione della democrazia e il progresso economico. Quanto alle questioni irrisolte tra i singoli paesi, il rappresentante tedesco ha avvertito che “di fatto, ogni candidato all’adesione nell’Ue deve dimostrare di aver risolto i suoi contenziosi con gli altri. Non importeremo questi conflitti nell’Ue. Nei singoli casi questo sicuramente non sara’ facile, ma tutti i paesi dei Balcani occidentali devono capirlo” ha detto Nikolaus Lambsdorf.

L’innefficace amministrazione della maggiore entita’ della BiH, l’entita’ a maggioranza bosgnacca e croata ha paralizzato il processo decisionale e ha portato la Federazione BiH sull’orlo della bancarotta causando anche tensioni sociali. Se le autorita’ elette dopo il 3 ottobre continueranno a rinviare le riforme sperando che le riforme costituzionali accadranno presto a livello statale e risolveranno il maggior numero di problemi anche nella Federazione, rischiano un completo fallimento di questa entita’, ammonisce l’International crisis group (ICG), la pestigiosa organizzazione non governativa che analizza la situazione in regioni problematiche e ad alto livello si impegna per l’ostacolamento e la soluzione di conflitti pericolosi. ICG ricorda che tentativi di stabilire un equilibrio tra diritti colettivi e potere della maggioranza a tutti i livelli nella Federazione BiH hanno creato una struttura complicata di divisione di potere che “e’ frustrante per i bosgnacchi e non riesce a proteggere i croati”. Una delle coseguenze e’ che il governo federale dal 2009 a volte non e’ stato in grado di approvare nemmeno le principali decisioni quali ad esempio l’elezioni di rappresentanti della Corte costituzionale dell’entita’.

Ma per concludere con una voce di ottimismo in vista di queste importanti elezioni in BiH che saranno seguite con occhio attento sia in Europa che oltre Oceano, l’informazione relativa alle dichiarazioni del vicepresidente della Commissione per l’Europa sudorientale del PE, lo sloveno Jelko Kacin il quale ha annunciato la sospensione del regime di visti per i cittadini della BiH a partire dal primo gennaio 2011. Kacin lo ha fatto noto arrivando in BiH per appoggiare a nome dell’Associazione dei liberali e democratici europei (ALDE) la coalizione LDS e Partito ecologico europeo E-5 alle prossime elezioni. Secondo l’europarlamentare sloveno gia’ il prossimo 7 ottobre potrebbe essere presa la decisione sulla liberalizzazione dei visti alla mini sessione plenaria del PE a Bruxelles. Se ci fosse stata la volonta’ politica e responsabilita’ verso i cittadini, ha precisato Kacin, la BiH avrebbe potuto concludere questo lavoro senza problemi ancora nello scorso anno.
 
                                 

martedì 16 febbraio 2010

SERBIA NELL'UE SOLTANTO NEL 2020?

Di Marina Szikora
Corrispondente di Radio Radicale. Il testo che segue è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata del 13 febbraio di Passaggio a Sud Est

Quasi la meta' dei cittadini della Serbia i quali credono che il loro paese diventera' membro dell'Ue tra meno di cinque anni affronteranno una delusione: nel miglior caso la Serbia potrebbe aderire all'Ue appena nel 2018, scrive il quoatidiano di Belgrado 'Danas' facendo riferimento ad una analisi pubblicata sul sito della casa mediatica tedesca WAZ e nel giornale bruxellese 'Euobserver'. In questa analisi intitolata «La grande illusione della Serbia sull'adesione» viene sottolineato che la Serbia non puo' diventare candidato per l'ingresso nell'Ue prima del 2011. Secondo le valutazioni, senza fattori politici aggiuntivi, i negoziati di adesione potrebbero iniziare nel 2012 e concludersi nel 2016 rendendo possibile l'adesione della Serbia all'Unione nel 2018. Ma si aggiunge che, considerando le aspettate complicazioni, il 2020 sarebbe una data molto piu' reale per le previsioni.
La Serbia ha presentato ufficialemente la richiesta di adesione lo scorso dicembre ma questa richiesta non verra' considerata finche' Belgrado non collaborera' pienamente con il Tribunale dell'Aja, vale a dire finche' l'ex leader militare dei serbi bosniaci, accusato di crimini di guerra e genocidio, Ratko Mladic non si trovera' nel carcere dell'Aja.
Nel testo si afferma che finora nessun Paese membro non ha condizionato la candidatura della Serbia con il suo riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo ma che e' comunque chiaro che la Serbia, se vuole diventare candidato per l'adesione, deve essere piu' costruttiva quando si tratta della questione Kosovo poiche' tutte le decisioni sull'allargamento devono essere prese con il consenso. Seppure la Serbia riuscisse ad attraversare il processo di negoziati senza la decisione finale sullo status del Kosovo, e' chiaro che gli Stati membri dell'Unione che riconoscono l'indipendenza kosovara non daranno il segnale verde per l'ingresso della Serbia all'Ue finche' non sara' raggiunto un accordo. «Nessuno nell'Ue e' pronto a riconoscere un'altra Cipro» concludo questa analisi.
L'ambasciatore spagnolo a Belgrado, Inigo de Palasio Espana crede che la richiesta della Serbia per l'adesione all'Ue verra' inoltrata alla Commissione europea entro giugno quando si attende anche lo sblocco del processo di ratifica dell'Accordo di stabilizzazione e associazione della Serbia con l'Ue. «Speriamo che fino a giugno le due questioni aperte, vale a dire la richiesta del parere della Commissione sulla ratifica dell'Accordo, sara' sbloccata» ha detto l'ambasciatore spagnolo all'agenzia di stampa serba Beta. Espana ha annunciato che il suo Paese a maggio organizzera' un summit Balcani Occidentali – Ue a Sarajevo, in quanto una specie di continuazione del vertice svoltosi a Zagabria nel 2000. L'obbiettivo di questa riunione – ha spiegato l'ambasciatore spagnolo – e' quello di puntare sull'importanza che l'Ue dedica alla regione dei Balcani Occidentali.
"I Balcani praticamente dividono il territorio dell'Ue in due parti e devono essere integrati al piu' presto affinche' potremmo diventare completi" ha detto l'ambasciatore Espana. Secondo le sue parole, il summit a Sarajevo sara' occasione di parlare anche di altre questioni aperte nella regione quali il problema dei profughi e traslocati ma anche le questioni bilaterali irrisolte relative ai conflitti del passato "affinche' a tutti i cittadini dei Balcani Occidentali sia data una possibilita' dignitosa di avviarsi verso l'Europa con la speranza e reali prospettive per una vita migliore".

CROAZIA: BUONE NOTIZIE DALL'UE

Di Marina Szikora
Corrispondente di Radio Radicale. Il testo che segue è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata del 13 febbraio di Passaggio a Sud Est

L'Olanda sblocca il capitolo Giustizia
La piu' importante notizia di questa settimana per la Croazia e' lo sblocco da parte dell'Olanda di uno dei piu' importanti e delicati capitoli negoziali, il capitolo 23 – quello relativo alla giustizia e diritti fondamentali. Come affermano i media croati, l'Ue ha evidentemente riconosciuto alla Croazia di aver compiuto un passo avanti per quanto riguarda questo capitolo che a causa delle divergenze tra Zagabria e la procura dell'Aja relative ai diari di artiglieria e' stato finora bloccato non soltanto dall' Olanda ma anche dalla Gran Bretagna, Belgio e Finlanda. «E' una buona notizia per il Governo e per la Croazia. Come vedete, e' valsa la pena ad insistere. I nostri sforzi sono stati riconosciuti e speriamo che alla fine daranno risultati» ha dichiarato soddisfatta la premier croata Jadranka Kosor aggiungendo che si tratta di una specie di «vento alle spalle del governo croato» e dell'ultimo gradino fino alla chiusura di questo capitolo. Ma le buone notizie arrivano anche dalla vicina Slovenia il cui premier, Borut Pahor ha annunciato giovedi' a Bruxelles ai giornalisti sloveni che Ljubljana dara' il segnale verde per l'apertura di almeno due capitoli del processo negoziale fino alla conferenza di adesione in programma per il prossimo 19 febbraio. Pahor ha aggiunto che e' «stata accordata una soluzione del problema con la Croazia e che ci sono tutte le necessarie garanzie per proteggere gli interessi sloveni». Pahor ha precisato che si tratta di rispettare l'accordo raggiunto con la premier croata Jadranka Kosor durante il loro recente incontro a Kranjska Gora. Il primo ministro sloveno non ha voluto comunque rivelare di quali due dei tre capitoli si tratta: se pesca, ambiente o il capitolo relativo alla politica estera, di sicurezza e di difesa. Secondo alcune fonti di informazione si tretterebbe dei primi due.

Il Parlamento Europeo approva la risoluzione sull'avanzamento dei negoziati
I parlamentari europei alla riunione di Strasburgo mercoledi' 10 hanno approvata con una grande maggioranza la risoluzione sul progresso della Croazia in cui si sottolinea che la conclusione dei negoziati di adesione e' possibile entro la fine dell'anno se verranno soddisfatti i criteri necessari. A favore della risoluzione hanno votato 582 deputati contro i 24 contrari e 37 astenuti. Non ci sono modifiche significative rispetto alla proposta di risoluzione che alla fine di gennaio e' stata approvata dalla Commissione esteri del PE. Il relatore per la Croazia, l'austriaco Hannes Swoboda ha confermato che quest'anno potrebbe essere l'anno di conclusione dei negoziati e che questo dipende dalla Croazia. Ha aggiunto che bisogna riconoscere a Zagabria di aver raggiunto un grande progresso, tra l'altro anche nella lotta alla corruzione. Swoboda ha sottolineato che secondo l'attuale situazione, per quanto riguarda la lotta alla curruzione, nessuno in Croazia adesso e' protetto, nessuno e' al di sopra della legge e questo e' un buon segnale.
Il nuovo commissario europero per l'allargamento Stefan Fuele ha sottolineato che la Commissione europea e' incorraggiata dagli sforzi che la Croazia sta intraprendendo nella lotta alla corruzione. «Speriamo che le indagini sulle irregolarita' conducono verso risultati concreti. La Croazia puo' ancora concludere i negoaziati entro il 2010 a condizione che continui ad avanzare nella soddisfazione di tutti i criteri. La palla e' adesso nel campo croato» ha detto il neocommissario europeo. Diego Lopez Garrido, segretario di stato spagnolo incaricato per gli affari europei ha dichiarato invece che i prossimi sei mesi saranno cruciali per i negoziati di adesione croati. Ha annunciato che alla prossima conferenza di adesione Zagabria potra' aprire i negoziati ralativi ai capitoli pesca e ambiente.
Affinche' i negoziati possano essere conclusi entro la fine del 2010, la Croazia dovrebbe entro quest' estate risolvere 16 compiti cruciali nel processo negoziale, ha spiegato la presidente della Commissione nazionale che segue i negoziati di adesione della Croazia con l'Ue, la lieberale Vesna Pusic. Si tratta di cinque capitoli sui quali i negoziati non sono stati ancora aperti (ambiente, pesca, politica estera e di difesa, giustizia e diritti fondamentali e infine competizione del mercato) e 11 capitoli che bisogna ancora chiudere. Vesna Pusic ha detto che i rimanenti cinque capitoli dovrebbero essere aperti entro l'estate mentre nella seconda meta' dell'anno dovrebbe essere concluso il capitolo piu' delicato, quello relativo alla giustizia nonche' alcuni capitoli collegati con gli arangiamenti tecnici all'interno dell'Ue. «Le dimensioni politiche in altri capitoli non esistono. La Croazia dipende solo dalla propria capacita'» ha sottolineato Pusic.

PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est è in onda il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Il sommario della puntata del
13 febbraio 2010


Grecia: le decisioni del Consiglio europeo per risolvere la grave crisi economica
Croazia: l'Olanda sblocca il capitolo giustizia del negoziato di adesione all'Ue
Serbia: tempi lunghi per l'adesione all'Ue
Kosovo: le condizioni di vita dei rientrati e le relazioni diplomatiche di Pristina
Bosnia: la fragile e delicata situazione politica interna
Macedonia: avviare l'adesione all'Ue per limitare i rischi di tensioni etniche
Albania: si cerca una soluzione alla crisi politica
CrImini di guerra: il parlamento serbo discute la risoluzione su Srebrenica.

Nell'ultima parte, in occasione del Giorno del ricordo delle foibe e dell'esodo degli italiani dell'Istria e della Dalmazia, il programma propone un'ampia sintesi dell'intervista alla sociologa Melita Richter per cercare di riflettere sulle memorie individuali e collettive delle vicende del "confine orientale".

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura.

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.